domenica 23 marzo 2014

QED 33: En entrée les municipales, en plat principal les européennes, et en dessert l'Elisé


Adesso avete capito?

No, almeno a giudicare dai ragli che il vecchio malvissuto ha emesso oggi sul Fatto Quotidiano: quella storia secondo cui Paul Krugman starebbe all'economia come Di Bella al cancro.

Allora, visto che la risposta a questo esito che avevo previsto sul Manifesto e sul sito della sinistra perbene e decotta, visto che la vostra risposta, cari Soloni criminali dell'informazione italiana, continua ad essere il dileggio e la disinformazione, aspettatevi qualcosa di simile anche qui.

Vedete, cari Zucconi, Colombi, Gallini (non dimenticatelo mai), e altro pollame assortito, il vostro atteggiamento, oltre a qualificarvi come patetici ignoranti dei più elementari principi di economia (ormai assorbiti da quella parte dell'elettorato che ha fatto il minimo sforzo di informarsi); oltre a qualificarvi come dei totali ignoranti della storia economica recente del nostro paese (dove questo film lo abbiamo già visto, come spiego nel mio libro e come Claudio ha magistralmente ricordato a Torino), perché eravate pur voi quelli che nell'agosto del 1992 ragliavano contro la svalutazione, ed eravate sempre voi, o i vostri giornali, quelli che nel 1993 e nel 1994 ne cantavano le lodi - come in questo blog abbiamo più volte documentato (io l'ho imparato grazie ai miei lettori); bene: oltre a qualificarvi come delle persone colpevolmente inette a svolgere il mestiere dell'informazione, il vostro atteggiamento vi addossa una responsabilità tremenda, quella che ho chiarito intervenendo al seminario Titanic Europa organizzato non dalla Lega, non dai neofascisti francesi che tanto aborrite, e nemmeno dai neonazisti ucraini che tanto vi stanno simpatici: no: dal PD. Chi identifica euro e Europa, come voi sistematicamente fate, assimila una cosa che non funziona perché non poteva funzionare nel giudizio unanime della scienza economica, a un percorso di integrazione storico, culturale, politico che avanti da millenni.

Insomma, chi pone l'identità euro=Europa nega la possibilità di concepire l'abolizione dell'euro, cioè il rimediare a un errore, senza la negazione dell'Europa, e quindi rende inevitabile che la necessaria correzione di rotta in politica economica, che passa per l'eliminazione dell'euro, si trasformi in una svolta nazionalistica, nella negazione dell'Europa.

Se in Europa sarà nazionalismo, sarà perché voi lo avrete voluto, difendendo l'euro.

I veri fascisti, i veri nazionalisti, siete voi, cari Colombi, Pollini e Zucconi: siete voi che condannate l'Europa al nazionalismo con la vostra ottusità ideologica, siete voi che costringerete i popoli europei a rifiutare un'opportunità (l'integrazione culturale ed economica), perché voi la avete arbitrariamente associata a un colossale errore storico, l'euro, errore del quale questi popoli, nonostante la vostra criminosa opera di sistematica disinformazione, ormai vedono benissimo le nefaste conseguenze.

Sì: criminosa.

Perché chi si esprime negando, dileggiando, i principi di una scienza, nel momento in cui dalla loro corretta applicazione dipende la vita di interi popoli, chi nega i fatti storici, o distorce informazioni, al fine di avvalorare tesi ormai confutate dalla comunità scientifica e dalle principali istituzioni internazionali, e lo fa in un momento simile, si prende una responsabilità molto pesante. Qualcuno, prima o poi, se ne accorgerà. A Berlino, lo abbiamo capito, non c'è un giudice, ma in Italia c'è pur sempre il TUF. E nel TUF non c'è scritto esattamente che si possa dire la qualunque in materia di fatti finanziari, soprattutto quando si è in una posizione tale da poter influenzare il mercato con le proprie esternazioni.


Ma al di là di questo, è politicamente suicida che vi ostiniate a non capire il messaggio che il Nobel laburista Meade consegnò alla letteratura economica nel 1957, e che io ho divulgato ad alcune decine di migliaia di italiani nel 2012: in un'Europa che voglia privilegiare realmente il lavoro, l'unico percorso di integrazione economica sostenibile è quello che prevede una flessibilità del cambio nominale fra paesi strutturalmente (e legittimamente) diversi.

Ma voi questo messaggio lo negate, perché, come ha ben detto l'onorevole Fassina in un'altra occasione, per voi ammettere quello che per un laburista inglese degli anni '60 era scontato, e che in teoria dovrebbe esserlo anche per la Costituzione italiana, ovvero che il lavoro sia un diritto, sarebbe una colossale sconfitta politica. E questo perché?  Perché voi avete ciecamente rivendicato come vittoria politica l'adozione di un sistema dove la rigidità del cambio nominale si scarica sui salari, rendendo ineluttabile il recupero di competitività via "svalutazione interna", cioè via austerità, cioè via disoccupazione.

Un sistema assurdamente export led anziché wage led, come  invece dovrebbe essere un'economia matura, un sistema che ha interiorizzato l'assurdo e autodistruttivo mercantilismo tedesco, un'ideologia che ci condurrà tutti al disastro (virtuosa Germania in testa).

Quanto mi fate schifo, quanto vi disprezzo, e quanto vi malediranno le generazioni future di italiani, che per colpa della vostra ottusità ideologica dovranno ricostruire un paese dalle sue macerie, dopo una distruzione di ricchezza seconda sola a quella patita durante l'ultima guerra mondiale!

Vae vobis, scribae et pharisaei hypocritae, quia similes estis sepulcris dealbatis, quae a foris quidem parent speciosa, intus vero plena sunt ossibus mortuorum et omni spurcitia!

Ricordatevi: Dio non paga ogni sabato, e nemmeno i mercati, e nemmeno gli elettori.

In Francia siamo all'antipasto. Alle europee ne vedrete delle belle. Alle presidenziali forse sarà già tutto finito, e allora la sconfitta sarà ancora più cocente.

Qui da noi, visto che non volete ravvedervi, io ho una sola cosa da dirvi.

Io devo vincere una guerra di liberazione. Non ho detto: combattere. Ho detto: vincere. Non sono sportivo, e infatti questa competizione, la competizione fra la mia divulgazione e le vostre menzogne ideologiche, è una competizione truccata, come quella fra Davide e Golia. Davide aveva dalla sua il Padreterno, e io, e noi, come ho detto ieri a Padova, abbiamo dalla nostra la Storia.

Avete scelto il nemico sbagliato, scribi e farisei ipocriti, perbenisti di sinistra pronti a marciare sui cadaveri di milioni di lavoratori per salvare il vostro baracchino politico. Avete scelto il nemico sbagliato.

Ricordatevi: non è mai troppo tardi. Aprite gli occhi. Siete in tempo.

Ma ricordatevi anche che una sola cosa è irreversibile: quella alla quale la vostra cecità ha condannato centinaia di imprenditori e lavoratori italiani. No, non è l'euro, è la morte. Questa è la responsabilità che vi siete presi, e che continuate a rivendicare. Quella di aver condannato a morte degli italiani (e dileggiato, denigrato, diffamato interi popoli, da quello greco a quello portoghese, condannati a un destino che presto sarà il nostro).

Rifletteteci.

Rifletteteci.

Rifletteteci.

Ne riparliamo dopo le europee, voi continuate il vostro peana al priapetto di Rignano...



(so che non dovrei, ma sto godendo. D'altra parte, il mestiere dell'economista lascia questa unica soddisfazione: quella di rallegrarsi del male collettivo, quando avvera una previsione individuale. È un male che la Le Pen abbia stravinto, e stia per stravincere di nuovo? Io, da persona di sinistra, mi ostino a pensare che avrei preferito un altro esito: avrei preferito che la battaglia a favore del lavoro, contro la deflazione, la facesse la sinistra. Ma se questo non è possibile, non so voi come la pensiate, ma io la penso come ho scritto sopra: questa battaglia non basta combatterla, bisogna vincerla, e anche in fretta. La soluzione greca è alle porte: visto Perotti come è "laico" coi salari altrui? Ah, voi non pensavate che si sarebbe parlato di tagli dei salari in Italia, vero? Ma io ve lo avevo detto, migliaia di volte, in questo blog. Ricordatevi: le europee sono un referendum, e danno un segnale. L'unico segnale che a Bruxelles temono è Marine oltre al 30% - e c'è già. Quindi, se deciderete di votare, approfittate delle due opportunità che le europee vi danno: votare la persona - perché potete farlo - e dare un segnale a Bruxelles. Le politiche sono un'altra cosa, sono un altro discorso, che dovremo fare presto, e che richiede evidentemente un'altra logica: un conto è scegliere chi ti metti in casa, un contro scegliere che segnale vuoi dare a Bruxelles. Pensateci un po' su, ma ricordatevi che, come le ultime esperienze dimostrano, chi ti metti in casa dipende anche da che segnale dai a Bruxelles, e se il segnale che gli dai è che può fare come vuole, noi continueremo a non poter scegliere chi ci governa, com'è stato da ormai tre anni a questa parte.

Bene: ditemi cosa ne pensate...)

Piove



sabato 22 marzo 2014

Perché siete qui.

Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.


(per questo. Altro che "frontiera delle ricerca", ragazzi. Qui siamo nelle retrovie della letteratura. Che è dove si vincono le battaglie...)

(l'anacoluto, l'anacoluto! Meraviglioso: "che io nacqui per lui", il senso del destino, dell'ineluttabilità. Ah, le regole, le regolucce, le regolette! L'anacoluto non si fa, la maestrina arriva e te lo segna con la matitina blu. Il tre per cento non si sfora, altrimenti la madonnina di Bruxelles piange. E le quinte parallele! Non sia mai! Son vuote, le vieta il contrappunto. Ma non capiscono, le maestrine, che se il distacco ti svuota, è il vuoto che devi esprimere? Non capiscono. La regola è assoluta, prescinde dal contesto. Per questo è disumana: metron anthropon. Questi parlano di rinascimento industriale, e ci stanno consegnando a un nuovo disumanesimo! Sto attraversando la pianura, godetevi questo pezzo d'Europa che fra due ore e mezza ci vediamo a Padova)

(avviso ai dilettanti: Natura è matrigna. Corollario: le regole può violarle solo chi le sa capire ed applicare. Astenersi rignanesi...)

venerdì 21 marzo 2014

Quick post: Padova e modello

Domani ci si vede a Padova. Oggi ho lavorato sette ore con Christian a riordinare il dataset del modello di a/simmetrie. Mi è passata davanti agli occhi l'infelice storia italiana dal 1960 a oggi. Un bagno di sangue fra sito Istat e sito Ocse, aggiornando un modello che non usavo più da almeno sette anni. Ma la settimana prossima cominceremo a preparare gli scenari che vi presenteremo il 12 aprile. Una fatica bestiale, ma abbiamo agganciato al modello il dataset della mia tesi di dottorato (fabbisogno e debito pubblico italiano dal 1960 a domani), anche se resta da agganciare il blocco della domanda estera. Erano mesi che non mi divertivo così.

Ora però sono un svuotato e me ne vado a letto. La valigia la faccio domattina...


(...alla gentile ammiratrice che ieri mi ha portato le paste, confesso che, non per paranoia, ma per dieta, le ho fatte mangiare quasi tutte non al gatto, ma ai figli. Io mi sono riservato uno spicchietto. Loro sono vivi, io sinceramente non saprei. Digito ergo sum...)

giovedì 20 marzo 2014

Non dargliela vinta

Alessandro Ale ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Comunicazzioni di servizzio":

No, non dargliela vinta e, comunque vada a finire, non finirò mai di ringraziarla per aver almeno ridato dignità al nostro paese.


Da uomo con la sinistra nell'anima, ma che da vent'anni non ha mai votato a sinistra, capisco benissimo le sue battaglie contro l'ipocrisia.

Neppure noi si molla, ma qui sta andando sempre peggio; da lunedì, dopo 22 anni, per la prima volta sarò ufficialmente disoccupato.... no, non va affatto bene.... e dopo gli ultimi 5 anni passati col salario in costante svalutazione.
 

Ma mi rimane la consapevolezza di aver imparato un mestiere che (forse) mi potrebbe ancora permettere un altro salario da qualche altra parte, anche se ulteriormente svalutato.
 

Ma anche il resto peggiora, mia nipote ha dovuto lasciare l'accademia delle Belle Arti per mancanza di soldi, anche se a casa continua lo stesso a dipingere dei quadri stupendi.... non mollo sopratutto per i suoi quadri.... anche se non sta andandi affatto bene.... l'altra nipote è emigrata ad Edimburgo e forse li troverà finalmente la luce in fondo al tunnel; qui da noi solo treni in corsa.

OK, dobbiamo esse carini e coccolosi in tuo rispetto, e non dobbiamo mollare, ma ai giornalisti, posso mollargli almeno una rumorosa pernacchia?

La realta' ci consiglia che per far cadere questa dittatura ci vorranno un po di anni oppure un tremendo shock, non so se continuare ad aspettare oppure augurarmi la seconda ipotesi, ma intanto qui non sta andando affatto bene.. ma, malgrado noi, arriveremo e non molleremo.

Ancora grazie.

Postato da Alessandro Ale in Goofynomics alle 20 marzo 2014 21:23




Prego. Non potevo farne a meno. Se avessi potuto, lo avrei fatto. I giornalisti lasciali stare. Fanno il loro lavoro. Lasciali a me. Mea est ultio. Ho disperatamente voluto fare un lavoro inutile, il musicista, essere inutile. Ma il senso di colpa verso la mia famiglia mi ha spinto a diplomarmi in conservatorio dopo esser diventato associato (ti rendi conto?). E molti dei miei insegnanti in conservatorio avevano meno dischi di me, come del resto avevano meno pubblicazioni internazionali di me alcuni di quelli che mi hanno fatto associato.

Allora, se vuoi fare un regalo a tua nipote, dille di fottersene di quello che pensano gli altri, come l'Italia dovrebbe fottersene di quello che pensa Barroso, e dille di credere in se stessa, e di credere in quello che ama (e dille di amare se stessa: prima caritas incipit ab ego). Poi magari non andrà bene. Ma almeno sarà stata libera.

Se avessi creduto in me stesso, paradossalmente, sarei un piddino. Farei una vita di merda, ogni notte in un letto diverso, in una città diversa, prova, concerto, concerto, prova. Ho fatto anche questo, lo so, so com'è. So com'è la vita che avrei voluto fare, perché mi è capitato di farla quando la mia vita era già un'altra. Me ne son successe di cose strane! Se avessi fatto la vita che volevo fare, penserei, ne son certo, che il povero Priapetto di Rignano sull'Arno ci salverà, perché è gggiovane (o roba simile).

Allora insegna anche questo a tua nipote: che nella vita nessun tempo è perso, nessuna strada è sbagliata, se l'hai scelta tu. La strada dell'euro non ci porta nel posto giusto non tanto perché sia sbagliata, quanto perché non l'abbiamo scelta noi. Spiega a tua nipote che ci sono errori, reticenze, che sul momento rimpiangi, ma che possono salvarti letteralmente la vita. Spiegale che quella storia che uno può essere un grande peccatore, ma poi, in articulo mortis, confessandosi, accedere al Purgatorio, un senso ce l'ha. E il senso è appunto che noi non sappiamo quanto stiamo andando, quanto stiamo facendo su questa Terra.

La risposta è dentro di noi, ma è sbagliata.

Il che, da millenni, non viene ritenuto un motivo sufficiente per non porsi la domanda.


(...se poi tua nipote non vuole starti a sentire, pensa che in fondo potrebbe anche aver ragione lei. Per quanto riguarda la tua condizione di persona in cerca di occupazione, come sai, ci sto lavorando...)

(P.S.: deludo i fan del post tecnico, e me ne spiaccio. Ma sapete, la tecnica per me è un lavoro. Toujours perdrix...)

(...ah, a proposito: grazie).

Comunicazzioni di servizzio

Oggi me ne sono andato a TgCom24 con un tassista che era una vera sagoma. Vorrei raccontarvi la metà di quello che mi è raccontato, e poi potrei chiudere il blog: ci sarebbe da ridere per i prossimi cinquant'anni. Ma, purtroppo, la dura realtà mi impone compiti meno dilettevoli.

In extremis vi segnalo questo dibattito, al quale sto andando (15:30, Auditorium di via Rieti 11... A proposito, fammi vedere dove sta... Ah, sta vicino, meglio...).

Poi, cosa più importante, volevo parlarvi del convegno del 12, con alcune precisazioni che mi avete chiesto, e altre che non mi avete chiesto.

1) Ci sarà lo streaming (e ovviamente è gratis)! Al momento non sono in grado di dirvi il link, verrà comunicato come al solito via blog o Twitter. Non c'è bisogno di iscriversi a Twitter, basta controllare qui prima dell'inizio dell'evento.

2) Ci sarà una baby sitter.

3) Ho trovato un sostegno che mi ha permesso di non far pagare di più i ritardatari. Meno male, perché il biglietto già costa molto. Comunque, spero di potervi offrire di più (non potendo farvi pagare di meno). Ci sto lavorando. Occhio però perché fra pochi giorni partiamo con la campagna sui media tradizionali, quindi se pensate di volerci essere... seguite il mercato.

4) Il titolo dell'evento è cambiato e il nuovo è qui. Ho lavorato tre giorni con quattro persone e alla fine ci è venuto questo: più esplicito, più aderente alla realtà. L'evento propone e discute un blueprint per l'eventuale uscita dall'euro. Eventuale nel senso che eventually avverrà, quindi meglio gestire che subire (cosa che i politici che discutono del 3% dopo aver votato lo 0% evidentemente non possono arrivare a capire).

5) Come avrete capito da quanto ci siamo detti sopra, con il vostro contributo e in conformità con quanto vi avevo detto in sede di rendicontazione sono riuscito a metter su un ufficio stampa.

Sono due donne (sono filogino, come sapete) che stanno dando un aiuto eroico, perché l'evento, nell'impostazione che ero stato costretto a dargli da una serie di sfortunati eventi (se semo capiti), presentava caratteristiche che lo rendevano poco appealing per la stampa tradizionale. Ma ora il nostro Palazzo d'inverno è lei, la nostra amica stampa, quella che periodicamente rinsalda la nostra fede nell'Altissimo. Che l'evento sia di sabato è un problema per i giornalisti, ma di questo me ne infischio perché se fosse di giorno lavorativo sarebbe un problema per voi. Che il titolo fosse "moscio" era altresì un problema, ma era stata una scelta obbligata per motivi che è inutile richiamare e ora abbiamo rimediato. Che non ci sia la "notizia"... be', stiamo lavorando anche su questo. Ma non chiederò a nessuno di voi di darsi fuoco, beninteso. "Er gesto eclatante" lo lasciamo ai mille ciuchi che corrono meno di un cavallo, lo lasciamo a chi non crede nella forza delle idee e della parola, del Logos (vedi sopra).

La famiglia cresce, e lo spirito deve sempre essere quello del daje a ride, la famosa dajenomics, come l'ha ribattezzata Riccardo Puglisi (presente all'evento). È l'unica cosa che ci garantisce che comunque vada sarà un successo. Raccolgo la vostra disperazione e la vostra stanchezza, ogni santo giorno che Dio mette in terra. Sono un privilegiato e mi è facile esortare gli altri a perseverare. Lo so. Ma questo dobbiamo fare per i nostri figli e anche, guarda un po', per i nostri nonni. Se non ce la fate più, venite qui a dirlo e sarete ascoltati. Ma non dite che gli altri stanno vincendo, perché non è così. Dite che non ce la fate più. Non ce la faccio più nemmeno io. Ma non voglio dargliela vinta, capite? Mamma mi ha fatto testardo.

Torno a sudare sangue...

mercoledì 19 marzo 2014

Renzie e Priapo

(tanto ormai le lettrici ce le siamo giocate con il nostro sporco sessismo, e allora andiamo fino in fondo...)

Nicola Branca ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Good morning Donald!":

Su Renzi non sarei ottimista come lei.
Oggi mia moglie stava ascoltando Renzi su Rainews ed era affascinata dalla sua favella sciolta. Ne commentava l'eloquio dicendo: " queste sono doti di natura, ecc. ecc.".
Ciò mi preoccupa molto. Dovete sapere che mia moglie era una elettrice di Berlusconi della prima, seconda e terza ora. Ha capito la fregatura solo alla quarta ora.
Se Keynes ha ragione, al concorso di bellezza per vincere, non devo votare quella che più mi piace, ma devo indovinare quella che gli altri riterranno più bella.
Ora io sono molto preoccupato dell'ammirazione che mia moglie ha per Renzi. Non sono geloso, abbiamo una certa età. Se però ad indovinare è mia moglie, siamo nei guai.


Postato da Nicola Branca in Goofynomics alle 19 marzo 2014 18:09




Ora tutto ciò è Eros, non Logos. Non nego alla femina il diritto ch'ella "prediliga li giovini, come quelli che sono li più feroci" (Machiavelli, Il Principe), cioè i più aggressivi sessualmente; ciò è suo diritto e anzi dirò suo dovere. Non nego che la Patria chieda alle femine di adempiere al loro dovere verso la Patria che è, soprattutto, quello di lasciarsi fottere. E con larghezza di vedute. Ma "li giovini" se li portino a letto e non pretendano acclamarli prefetti e ministri alla direzione d'un paese. E poi la femina adempia ai suoi obblighi e alle sue inclinazioni e non stia a romper le tasche con codesta ninfomania politica, che è cosa ìnzita. La politica non è fatta per la vagina: per la vagina c'è il su' tampone appositamente conformato per lei dall'Eterno Fattore e l'è il toccasana dei toccasana; quando non è impestato, s'intende. Talune gorgheggiavano e nitrivano gargarizzandosi istericamente di "Patria" , talatre di "'nghiltera deve scontare i suoi delitti".

Questi accenni denunciano il mio pensiero: Eros nelle sue forme inconscie e animalesche, ne' suoi aspetti infimi, e non ne' sublimati e ingentiliti, ha dominato la tragica scena. Vent'anni. Logos è stato buttato via di scena dalla Bassaride perché inetto a colmare la sua pruriginosa necessità. Ma la funzione di Logos non è quella di soddisfare alle vagine, ma di predisporre l'andamento generale del laborioso incedere umano. Tutte le grandi e opranti collettività della storia e direi della biologia non affidano la gestione del proprio travaglio a' giovani, ma a' maturi ed esperti, o, se volete, meno immaturi o meno inesperti. La signoria veneta e la repubblica romana non erano governate da venticinquenni. Né li principi della Chiesa vestono la porpora a diciott'anni: anche se il primo de' due alti prelati Borromeo ha potuto vestirla a ventuno per i buoni uffici della Gloriosa Memoria di Pio Quarto dei Medici di Marignano (Pius Pontifex Quartus Medices Mediolanensis) che era fratello di sua madre: cioè s'aiutarono, come avviene, di zio Papa e nepote: anche Giovanni di Lorenzo de' Medici di Toscana (Lorenzo di Piero il Gottoso) la vestì a 4 di età sua. La edilità, la prima del "cursus honorum" era incarico di relativamente piccola responsabilità rispetto alla pretura e al consolato susseguenti. La propretura e il proconsolato, cioè il diretto governo delle province, erano affidati a maturi, anche se l'impazienza delle "nuove generazioni" cioè delle nuove ondate di appetenti, poteva muovere una seria e dannosa concorrenza ai già cotti dalla vita.

Il giovane ha da prepararsi nella disciplina (da "discere": in latini "disciplina" significa apprendimento teorica) e nella pratica (usus) ("usus ac disciplina, quam a nobis accepissent" - Cesare) famigliare e scolastica da prima, e poi militare e civile; negli uffici specifici, nelle carriere scientifiche. Voi, lo vedo, mi dite, con animo attento a compiti ben determinati e non con la bocca protesa verso generici slogans che queste cose sono superflue da notare e ben sottintese al discorso: eppure il costume della cricca le ha sistematicamente ignorate. Fare del giovane italiano una spia e uno sbirro, paroloni in bocca e coltello alla cintola: e della spia e dello sbirro un prefetto e un ministro: paroloni in bocca e coltello alla cintola, questa è stata, nella realtà, la pratica politica ed etica della baldanzosa camorra.

Tuttociò è turpe Eros, non Logos: è corsa precipite verso una preda di polli e di luganeghini, appesi in fondo al palo sul mare, al molo come nella sagra di Forte dei Marmi, con capitombolo a panciarotta nel mare. Così come nella tragica sagra nostra non si verifica un meditato e premeditato guardare alle fortune fraterne che si richiede a chi opera in sommo alla "gerarchia": sguardo che, negli spiriti più alti, è sempre commisto d'una certa generosa tristezza direi d'una materna e carezzante malinconia, come il presciente sguardo delle Madonne verso la Croce futura. E il futuro non è fatto di imparaticci istrombazzati a vanvera o di appagate libidini, ma è una laboriosa, dolorosa creazione del nostro spirito che si macera e si sublima nelle buone opere.

E chi comanda o richiede il sacrificio agli altri, ha da sacrificarsi per primo: se non nel senso letterale di offrirsi primìpilo allo strale nemico, almeno però nel senso di costruire e vivere dentro di sé l'angoscia, lo sforzo, la verità vera della battaglia. Il solo generale ammissibile è colui che suda sangue.



(...vi risparmio il resto, tanto lo conoscete, e chi non conosce lo googlerà, e saprà chi l'ha scritto. L'ha scritto uno che pensava di essere sulla riva giusta dell'Isonzo e invece era su quella sbagliata, per tutta una serie di motivi che presto torneranno di tragica attualità - prima di ascoltare come i giornali radio di regime raccontano l'Ucraina non ero preoccupato, ora sono preoccupatissimo.

Certo, lo sapete, sono bastardo e evidentemente volevo scatenare un flame maschietti contro femminucce. Sono sicuro di esserci riuscito dato che, proprio in virtù della parità, le femminucce abboccheranno alla provocazione. Aspetto Adriana, Nat, Emanuela, Silvia, Chiara ecc. Rosanna no - ma a lei dedicherò apposito post. Ora però non soffermatevi troppo sul discorso della vagina. Ci son tanti iscritti all'anagrafe di sesso maschile che ne posseggono una metaforica, che hanno abdicato al Logos. Il problema non è anatomico o endocrino, anche se io ricordo, e voi ricorderete, quelle che si sdilinquivano per Craxi, e quelle che si sdilinquivano per il Berlu, che poi, come il nostro lettore ci ricorda e ci dimostra, sono quelle che si sdilinquiscono per il Renzie.

Sdilinquirsi.

Questo è il problema.

Il Logos è fatica, è torbida e tarda sintesi, come diceva sempre lui, e non è democratico, oh, no che non lo è! C'è una metaforica vagina collettiva, quella della folla, della moltitudine, della maggioranza - che non sono il follo, il moltitudino, il maggioranzo - ed è lì che i simpatici priapetti de' quartiere, ultimo quello da Rignano sull'Arno, affondano il loro pugnale di latta. Mala tempora currunt...

E ora, gentili lettrici, scatenate l'inferno. Io, che non ho nulla da comandarvi, che non ho altro sacrificio da chiedervi che quello di leggere me, o gli antiqui homini che per loro humanità mi rispondono, anche oggi ho sudato sangue. In cambio ho avuto il solito pacchetto di insulti, dai soliti fuuuuurbi, dai soliti espertoni. Ci si abitua a tutto, vi assicuro. Litigate voi, che ne avete ancora voglia!


Domani sarò a TgCom24 alle 9:30. È arrivata l'estate e non ho nemmeno uno straccetto da mettermi addosso...)


(Nicola, io ho sudato sangue tutto il giorno, e quindi ti ordino di leggere questa bella pagina di un militare italiano a tua moglie, e di darle un casto bacio da parte mia. Il matrimonialista te lo paghiamo col crowd funding: non è mai troppo tardi!)


(che poi, come sapete, le macchie di sangue vanno lavate in acqua fredda... Qualis casalinga pereo...)


Addendum QED del 20/3/2014: questo nemmeno sa qual è il quadro normativo nel quale dovrebbe muoversi. Ma di cosa parla? Il 3% è anacronistico!?

Dio c'è! (6)

La giornata, iniziata bene come tutte le altre, continua meglio. Mentre assisitiamo contriti (si fa per dire) all'inverecondo scompiglio delle fila euriste (inclusi gatekeeper di varia natura), non dimentichiamo che il lavoro da fare è tanto. Scusate: mi ci rimetto, dopo questa parentesi tanto esilarante quanto irrilevante. Se la son cercata e l'hanno avuta. Io gliel'avevo detto: l'euro non è di sinistra...

Vorrei parlarvi di tante cose, ma mi tocca scrivere tante lettere. Del nostro prossimo incontro sarà un po' difficile non parlarne...

Good morning Donald!

...e ogni mattina la mia giornata si apre con il caro ricordo di un amico prematuramente scomparso.

All'apparir del vero
tu, papero, cadesti...





(e a proposito di amici scomparsi, chissà se Giulietto Chiesa è contento ora che l'euro che a lui tanto piace ha portato in Ucraina i neonazisti al potere. Ah, le finezze della geopolitica... Io che son uomo grosso e sanza lettere non arriverò mai ad afferrarle...)

lunedì 17 marzo 2014

Rast (2)

...contro lo stress, un'oliatina ai flauti, che a luglio mi toccano due concerti di Scarlatti (Alessandro) in Francia. Quello Scarlatti che Quantz andò a trovare, anche se non c'era l'euro, e nemmeno Ryan Air. Rivoglio la mia Europa e l'avrò, alla faccia di Micossi, Monti, Merkel e altre "M" assortite (senza trascurare il resto dell'alfabeto).

E ora faccio lezione a Uga...



Addendum del 18/3/2014: a grande richiesta (non spingete, per favore), un paio di tracce der Bagnai col flauto. I primi due tempi del quartetto della Tafelmusik registrati nel 2007 alla Chiesa di S. Antonio dei Portoghesi. Io suono il flauto dolce, poi ci sono due flauti traversi. La differenza si dovrebbe sentire. Primo tempo, secondo tempo. Contento, Vincenzo? Se invece vuoi un video, ce n'è uno qui (una cosa un po' di nicchia, beati voi ecc.).

Ma voi, che siete beati, lo capite quanto ha fatto Vivaldi per questi quattro cialtroni "virtuosi"?

E quelli che parlano di asse italo-francese (come il nostro amico Romano Prodi) dovrebbero leggersi la mia tesi specialistica in flauto dolce. Lo sapete quanti anni ci hanno messo i francesi ad ammettere l'esistenza di Vivaldi? Come sapete (DAR), l'Estro Armonico fu pubblicato nel 1711. Nel 1713 Giovannino, che non era un fesso, se l'era copiato quasi tutto. Due anni dopo, capite? Perché i tedeschi erano e sono i cinesi d'Europa (altro che "oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiina"!). E i francesi? C'è dovuto andare un teatino, Mascitti, nel 1727, a pubblicare i suoi concerti a sei, e Boismortier a ruota con i suoi concerti per cinque flauti.

Sedici anni (16) ci hanno messo per capire che la forma del concerto aveva un certo potenziale!

Ci sono volute ovviamente anche le edizioni pirata ad Amsterdam ecc. ecc. Poi Nel 1740 arriva Naudot, ma nel frattempo il mondo era andato avanti.

Secondo voi, quanti anni ci metteranno i francesi a capire che l'euro è una cattiva idea, se glielo diciamo noi? Meglio lasciare che glielo dica la bionda, anche se questa soluzione, non dobbiamo nascondercelo, potrebbe portare e equilibri instabili.

Non ci può essere una moneta unica fra paesi che hanno Vivaldi, paesi che ne approfittano in due anni, e paesi che ne prendono graziosamente atto in sedici. E se non vi entra in testa...