sabato 8 dicembre 2012

Endogenous money for dummies, part 2

Addendum del 9/12: penso di dovervi fare un piccolo briefing prima della lettura di questo articolo, altrimenti rischiate di perdervi nelle foglie senza vedere l'albero, che è rigoglioso e elemento essenziale della nostra foresta. Dunque: come ragionano i monetaristi/liberisti/neoclassici? La Banca centrale "crea" la moneta e la moneta "causa" l'inflazione. Sono due scemenze, e istwine, in questo ciclo di articoli, si sta occupando della prima. Istwine sta cioè cercando di farvi capire (e ci riesce, oppure andate su nFA), che la Banca centrale non "crea" una beneamata fava, perché la quantità di moneta presente nel sistema è largamente al di fuori del controllo della Banca stessa.

Chiaro fin qui? Per chi ha il libro, stiamo parlando della figura 35 a p. 204, dove si vede quanto la Bce (non) abbia controllato la moneta in Europa.


Più in dettaglio: come fa la Banca centrale a "creare" moneta, secondo gli spaghetti-liberisti? La Banca centrale "stampa" base monetaria (la definizione tecnica la trovate nell'articolo, a scuola la identifichiamo coi biglietti di banca), cioè, approssimando la famosa moneta a corso forzoso, quella che deve essere accettata come strumento liberatorio delle obbligazioni. Questa base monetaria arriva al pubblico (famiglie, imprese), che la deposita in banca. La banca trattiene una parte di questi depositi mettendoli a riserva obbligatoria, e presta il resto.

Ulteriore dettaglio: la base monetaria arriva al pubblico attraverso diversi canali:

1) il canale del Tesoro (finanziamento monetario della spesa pubblica, se c'è: la Banca centrale stampa e l'odiato lavoratorepubblicoimproduttivo si trova l'euretto in tasca);
2) il canale estero (l'esportatore riceve il dollaretto, va in banca centrale e si fa dare un euretto);
3) il rifinanziamento del sistema bancario (la Banca centrale presta l'euretto direttamente alla banca commerciale, e sul perché e il per come vi informa appunto istwine).

Ci siete anche fino a qui? Allora vi faccio notare che questo meccanismo ha due caratteristiche:

1) i depositi (di base monetaria, effettuati da famiglie e imprese, presso le banche commerciali) generano i prestiti (delle banche commerciali a famiglie e imprese);

2) la moneta bancaria (prestiti) è in un rapporto fisso (moltiplicatore) con la base monetaria, rapporto determinato dal coefficiente di riserva obbligatoria, cioè dalla quantità di base monetaria che le banche devono trattenere presso di sé.

Esempio: supponiamo che il coefficiente di riserva sia 0.5 (il 50%). Seguite il ragionamento:

a) il buon padre di famiglia deposita il suo euretto;
b) la banche trattiene 50 cent e presta gli altri 50 cent a un sagace imprenditore;
c) il sagace imprenditore depositerà i 50 cent nel suo conto presso la banca;
d) la banca tratterà 25 cent e presterà gli altri 25 cent a una giovano famigliuola che intende acquistare la sua prima casetta;
e) il venditore della casetta depositerà i 25 cent;
f) la banca trattiene 12,5 cent e presterà gli altri 12,5 a...

Chiaro? Se voi foste un po' meno beati, e sapeste le tabelline, capireste subito dove va a finire questa storia, che è una progressione geometrica di ragione 0.5. La sua somma:

1 + 0.5 + 0.25 + 0.125 +....

è uguale a 2, il che significa che con un euretto iniziale di base monetaria, il sistema bancario crea due euretti di depositi, cioè di moneta bancaria. Ci siamo? In questo caso 2 è il moltiplicatore monetario. La sua formula, in questo semplice caso, è 1/r (dove r è il coefficiente di riserva). Come dire che se r=0.5, allora ogni euro crea 1/r=1/0.5=1/(1/2)=2 euro di depositi.

Chiaramente, se r fosse più piccolo, il moltiplicatore aumenterebbe, perché la banca potrebbe erogare maggior credito a fronte dello stesso euretto depositato (e così via nei cicli successivi). Ad esempio, se r=0.25 il moltiplicatore diventa 4, ecc.

Se invece r=1, come voglio gli austriacanti (riserva integrale), allora il moltiplicatore sarebbe uno, e, come dice il buon Torny, areremmo i campi col vomere di legno (il nazismo della riserva integrale si sposa quindi col nazismo della decrescita: tout se tient).

Per ulteriori dettagli sull'approccio "moltiplicatore dei depositi" c'è sempre il mio testo online (vedi la 4.2.2).


Di conseguenza, il sagace e solerte (SS) banchiere centrale, in questo mondo, controlla perfettamente la quantità di moneta (base monetaria più moneta bancaria) presente nel sistema, perché:

1) quanta base monetaria stampare lo decide lui;
2) quanta moneta bancaria verrà creata (a valle) lo decide altresì lui, fissando il valore di r, coefficiente di riserva, che determina l'ammontare dei depositi.

Bene: ci siete? Quelli che hanno studiato economia diranno: "Eh già" Proprio così! Mi ricordo...".

Istwine ci spiega come e perché le cose non stanno affatto così, per diversi motivi:

1) perché nell'accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno (Tramonto dell'euro, p. 199); di conseguenza sono i prestiti a creare i depositi, e non viceversa, nel senso che nella sequenza causale viene prima la decisione della banca di accordare il credito.

2) perché la Banca centrale ha l'obbligo statutario di fornire moneta di banca centrale (base monetaria) per evitare il collasso del sistema dei pagamenti, quindi l'emissione di questo strumento, in larga misura, non è decisa da lei (ma il costo al quale fornirlo sì); di conseguenza, la Banca centrale non controlla l'offerta di moneta, che deve invece adattare alle condizioni del mercato interbancario per evitare il collasso del sistema dei pagamenti;

3) perché, banalmente, ci sono anche sistemi nei quali il coefficiente di riserva obbligatoria è nullo, cioè le banche possono prestare tutto quello che viene loro depositato (e possono farlo, ovviamente, perché la Banca centrale interviene come lender of last resort in caso di problemi), e in questi sistemi la massa monetaria non è infinita, come sarebbe se valesse la regola 1/r; di conseguenza, la Banca centrale non ha alcun mezzo di controllo diretto ed efficace sulla massa monetaria in senso ampio (base monetaria e depositi), come del resto non ce l'ha sulla moneta in senso stretto (base monetaria).

Chiaro?

Capirete quindi che il discorZetto "facciamo stampare moneta alla Banca centrale, tanto poi se c'è inflazione dreniamo liquidità con le tasse" aderisce al paradigma spaghetti-liberista (totalmente insensato) ed è quindi paradossale che sia stato inculcato nelle molli menti di tante giovani "intelligenze" da uno sconclusionato e psicotico assertore (secondo lui) dei principi keynesiani. Questo non vuol dire che io o istwine o qualsiasi economista in buona fede sia contrario a politiche monetarie espansive. Ho detto questo? È esattamente il contrario. Vuol dire che un folle in Italia sta propugnando le politiche monetarie espansive inculcando al tempo stesso nei suoi sempre più sparuti seguaci l'idea che queste politiche generino meccanicamente inflazione, il che non è vero, per i motivo di cui sopra: la Banca centrale non "stampa" a suo beneplacito moneta, la moneta "stampata "(base monetaria) è in un rapporto molto labile con la moneta in circolazione, e poi (cosa della quale istwine non  si occupa qui, ma noi ci siamo occupati tante volte), le dinamiche inflattive sono molto più legate alla struttura del mercato del lavoro (la curva di Phillips esiste, cosa che mi sembra il folle neghi).

Cominciate a capire? Ci siete?

E allora godetevi istwine. Certo: non godrete, nel leggerlo, quanto ho goduto io. Però io ho anche sofferto per tanti anni...





(Paulo majora canamus. In guerra è purtroppo dato fisiologico assistere a tragedie umane. Bisogna farsene una ragione, e certo è più facile elaborare il lutto se quello che ci lascia è il colonnello della nostra armata che in un delirio di follia ha decimato le nostre fila col suo preziosissimo, ma un po’ improvvisato,  fuoco di copertura. Uno dei frutti più perversi dell’opera di divulgazione approssimativa, sconclusionata e fascista del compianto Donald – il quale ha promesso di farsi da parte, e speriamo mantenga – è stato aver diffuso in un certo tipo di pubblico, ricettivo a messaggi distorti, l’idea completamente fasulla che “la moneta crei inflazione”. Proprio così! Per chi conosce un minimo la storia del pensiero economico, è veramente paradossale che un tentativo di divulgazione che rivendica origini keynesiane giunga al risultato di inculcare nella testa del pubblico la teoria quantitativa della moneta nella sua forma più becera, in una forma che avrebbe fatto sorridere Wicksell, e alla quale oggi crede – o fa finta di credere – solo l’ “““economista””” Giannino. Il dato politicamente pericoloso è che se tu ribadisci l’idea distorta che l’inflazione sia causata da una moneta esogenamente “creata” dalla Banca centrale, di fatto accetti in toto la logica distorta di chi sostiene che dobbiamo rendere indipendente la Banca centrale, perché altrimenti saremo schiacciati dall’inflazzzzzione che danneggia la vedova, l’orfano e il proletario – e quanto li danneggi lo abbiamo visto qui! Ovviamente i “colleghi” americani sono corresponsabili di questo delitto contro la democrazia, e non preoccupatevi: il cavajere nero ha in serbo una sorpresina per loro. Nel frattempo, però, cerchiamo di ricordarci e di capire bene, perché la moneta non è esogena e perché non “crea” inflazione. Prosegue la pubblicazione del lavoro di istwine. Nel seguito, l’acronimo ndC sta per “nota der Cavajerenero”. Enjoy irresponsibly!)


Da istwine ricevo e volentieri pubblico:

I PRINCIPI DELLA MONETA ENDOGENA.

I “PRESTITI CREANO I DEPOSITI”. I sistemi di pagamento, principi e meccanismi universali. 2 PARTE. 


Una precisazione non polemica prima di iniziare.


Questo scritto ha un unico scopo: spiegare, a un livello un poco sopra la media giornalistica e dei blog divulgativi come funziona il sistema monetario e quali sono le sue principali caratteristiche. Questo scritto non ha questo scopo: fare proposte, creare nuovi paradigmi (non) alternativi, dimostrare come semplice sia l’economia, discutere dei problemi del mondo servendosi esclusivamente di una conoscenza basilare dei sistemi monetari.

Introduzione.


When students enter a post-Keynesian class in monetary economics, their minds have been so much distorted by the neoclassical fallacy of an exogenous supplied stock of money that they find difficult to understand even the simplest story about demand-led endogenous money. (Lavoie 2003, pag. 1)

(ndC for the unhappy many, anche allo scopo di evitare traduzioni dilettantesche tipo “spesa a deficit” e “bilance settoriali”: “quando gli studenti iniziano un corso di economia monetaria post-keynesiana, le loro menti sono state a tal punto distorte dal fallace argomento neoclassico secondo il quale l’offerta di moneta è esogena, che rimane loro difficile da capire anche la più semplice spiegazione di come la moneta sia endogenamente creata dalla domanda”).

(ndC: cazzo, studiatela la lingua del nemico, altrimenti l’unica rivoluzzzione che farete sarà quella intorno al vostro asse mentre dormite fra comode piume – o sotto un ponte!).

(ndC: e troncatevi nel cranio – chi ce vole prova’ – che per tradurre non bisogna pensare di sapere l’inglese: bisogna sapere molto bene l’italiano. Forse non c’entra, forse sì: sono sicuro che un 20% del facilismo/fascismo di certa divulgazione deriva direttamente da traduzioni fatte sulla base della presunzione di sapere la lingua aliena, accoppiata a una patetica incapacità di esprimersi nella lingua propria. Occhio. Bilancia in inglese è “scales”, bilancio è “budget” o “balance sheet”, e “balance” in economia è un saldo. Così, tanto per capirsi...).

Marc Lavoie inizia il suo scritto A Primer on Endogenous Credit-Money (2003) con questo incipit, e mi è sembrato perfetto per iniziare un articolo sui principi basilari della moneta endogena, in quanto, per diversi motivi (in primis l’insegnamento accademico a senso unico, più altri fattori storici che esulano dal contenuto di questo articolo), è veramente difficile far capire in cosa consiste l’endogenità della moneta a chi ha in testa il modello monetarista. Non è semplice, ma alla fine del testo, vi renderete conto (spero), che in realtà, vista la sua natura controintuitiva e illogica, la tesi monetarista è più complessa, semplicemente perché non va capita, ma va ricordata, poiché essendo una costruzione senza fondamenta logiche sin dal principio, non ci si può ragionare, e dunque la conclusione sarà per forza di cose quella di rigettarla completamente.

Nella prima parte si è visto che la natura endogena della moneta non è una teoria recente, anzi, si direbbe che gli economisti di un secolo fa fossero molto più attrezzati in termini di comprensione del funzionamento del sistema monetario di quanto non siano attualmente molti esimi studiosi. Se da un punto di vista logico la teoria regge, è necessario però anche conoscere gli strumenti, le variabili e in generale i cosiddetti tecnicismi per poter avere un quadro completo. Per prima cosa chiariamo cosa s’intende in questo testo per esogeno ed endogeno: sono variabili esogene quelle che sono sotto il controllo dell’autorità monetaria e variabili endogene quelle che l’autorità monetaria non controlla direttamente. Perciò, saranno esogeni i tassi d’interesse a breve termine e sarò endogena la quantità di riserve bancarie presenti nel sistema bancario e in generale la quantità di mezzi di pagamento in circolazione. Chiunque capisca questo è già più esperto di tutti i firmatari di liste pre-contabili.

Se c’è una cosa che non mi hanno insegnato a scuola, ma che mi hanno insegnato Wynne Godley e Marc Lavoie (assieme anche a Gennaro Zezza) è che “In a water-tight accounting framework, the transaction flows of the ultimate sector are entirely determined by the transaction flows of the other sectors. […] In the words of Godley and Cripps (1983: 18), ‘the fact that money stocks and ows must satisfy accounting identities in individual budgets and in an economy as a whole provides a fundamental law of macroeconocomics analogous to the principle of conservation of energy in physics’.” (Godley - Lavoie 2007)
(ndC: “in un sistema contabile a tenuta stagna, i flussi di transazione dell’ultimo settore sono interamente determinati da quelli dei settori precedenti [...] Con le parole di Godley e Cripps (1983: 18) ‘il fatto che gli stock e i flussi di moneta debbano soddisfare identità contabili nei bilanci individuali e nel complesso dell’economia costituisce una legge fondamentale della macroeconomia, analoga al principio di conservazione dell’energia in fisica’.”)

Cito questi, perché io ho studiato da loro, ma per chi legge il blog, Alberto c’ha fatto un articolo goliardico sul fatto che non sia nulla di nuovo (a differenza di come lo hanno presentato taluni).

I SISTEMI DI PAGAMENTO E LE RISERVE BANCARIE

Le riserve bancarie (in inglese reserve balances o settlement balances), altrimenti dette base monetaria o moneta di banca centrale (ndC: o anche moneta ad alto potenziale, high-powered money) sono quella forma di mezzo di pagamento che sta al vertice della gerarchia monetaria. Esse sono emesse esclusivamente dalle Banche Centrali e sono il principale mezzo di pagamento utilizzato dal settore bancario per finalizzare i pagamenti. La ratio di questa scelta (per certi versi obbligatoria) è una regola ben precisa dei sistemi di pagamento: nessuno può pagare un proprio debito con moneta emessa da se stesso ma è necessario utilizzare un mezzo di pagamento emesso da un agente differente. E quindi laddove il settore privato non bancario si serve della moneta emesse dalle banche commerciali, le banche commerciali si servono della moneta emessa dalle Banche Centrali. Come rileva il personale specializzato che lavora in banca e come indicano le pratiche effettive, ‘banks do not accept bank money in interbank transactions, but ultimately require their claims to be settled in central bank money’ (Deutsche Bundesbank, 1994, p. 46; ndC: “le banche non accettano moneta bancaria nelle transazioni interbancarie, ma alla fine esigono che i propri crediti siano regolati usando moneta di banca centrale”. In soldoni: Unicredit non può restituire somme a Banca Intesa staccando un assegno: je deve da da’ li sordi – base monetaria). La logica alla base è sempre la stessa, ovvero la sicurezza nei sistemi di pagamento e la gerarchia dei mezzi di pagamento.
Questo vale soprattutto in un’economia basata su moneta creditizia in cui i flussi transfrontalieri crescono annualmente a un ritmo notevole. Difatti, come rileva il Committee on Payment and Settlement Systems  della BIS (2003b, p. 4):

“While the role of the central bank as settlement institution is a long-standing one, in many cases this role only required the central bank to settle the relatively small net positions of commercial banks resulting from a netting procedure. Moreover, this occurred only once each day, at the end of the day. But with the introduction of newer, safer systems to handle the substantially increased payment system values, and in particular with the widespread adoption of real-time gross settlements (RTGS), where each payment is settled in real time throughout the day, central banks and central bank money have come to take on a much wider and more active role.”  (2003b, p. 4) 
(ndC: “le banche centrali svolgono da tempo il ruolo di camera di compensazione, ma in molti casi ciò comportava solo che esse regolassero le posizioni nette delle banche commerciali, risultanti dalla compensazione dei rispettivi saldi, che erano relativamente piccole. Inoltre, cià accadeva solo una volta al giorno, alla fine della giornata. Ma con l’introduzione di sistemi più sicuri e aggiornati per trattare gli accresciuti volumi di scambi nei sistemi di pagamento, e in particolare con la diffusione del regolamento lordo in tempo reale (RTGS), col quale ogni pagamento è regolato in tempo reale nel corso della giornata, le banche centrali e la moneta di banca centrale hanno assunto un ruolo più ampio e più attivo”).
 (ndC: il testo usa l’espressione “”settlement institution” – letteralmente: istituzione per il regolamento (delle transazioni finanziarie) – che è semanticamente più ampio di “camera di compensazione” (in inglese clearing house), ma penso che la traduzione renda meglio l’idea, e eventualmente istwine mi correggerà).

e ancora:

“On the other hand, central bank deposit money plays a crucial role as the settlement asset in payment  systems which transfer substantial values of funds each day and where there is significant potential for systemic risk. The quantity of central bank money and/or the terms on which it is available are of course pivotal aspects of central banks’ monetary policy. But, as illustrated in Figure 1, balances with the central bank also play an important role from the viewpoint of payments policy. During the day, deposits with the central bank can be used to make interbank payments, whose completion is a critical activity for the economy at large. If the intraday balance available for payments is too small relative to the value of payments to be made in a given time, it could result in gridlock, preventing payments from being executed. Thus in many cases central banks provide intraday credit to banks and other account holders. Indeed, particularly with the decline in importance of reserve requirements in many economies, balances held by banks during the day are often substantially larger than those held overnight.” (2003b, p. 8)

(ndC: “d’altra parte, i depositi di base monetaria presso la banca centrale svolgono un ruolo cruciale come strumento finanziario per il regolamento delle transazioni interbancarie, in un sistema che trasferisce fondi per importi notevoli ogni giorno e nel quale esiste un significativo potenziale di rischio sistemico. La quantità di base monetaria e/o le condizioni alle quali è disponibile sono evidentemente aspetti cruciali della politica monetaria della banca centrale. Ma i saldi delle banche commerciali presso la banca centrale giocano un ruolo essenziale anche dal punto di vista della politica dei pagamenti. Durante il giorno, i depositi presso la banca centrale possono essere utilizzati per effettuare pagamenti interbancari, il cui regolare compimento è un’attività cruciale per il funzionamento del sistema economico. Se il saldo giornaliero disponibile per i pagamenti è troppo piccolo rispetto al valore dei pagamenti da effettuare in un dati momento, potrebbe risultarne un blocco che impedirebbe la regolare esecuzione dei pagamenti. Di conseguenza, in molti casi le banche centrali accordano credito alle banche commerciali e agli altri titolari di conto. In effetti, soprattutto a causa della diminuita importanza degli obblighi di riserva in molte economie, i saldi detenuti dalle banche commerciali durante il giorno sono spesso molto più grandi di quelli detenuti nottetempo”).

I sistemi RTGS (Real-Time Gross Settlement; ndC: regolamento lordo in tempo reale) non sono altro che dei sistemi di trasferimento di fondi in tempo reale, cioè sono trasferimenti non soggetti a un tempo di attesa. Le transazioni vengono completate immediatamente. Il Gross significa che i pagamenti vengono regolati su base lorda, cioè operazione per operazione, anziché su base netta in cui debiti e crediti delle controparti si compensano e poi si regolano le posizioni rimaste. Il sistema TARGET2 ad esempio è un sistema RTGS, difatti TARGET2 significa Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System e se vi state chiedendo come abbiano riordinato le lettere, non ne ho idea, ma TARGET suona meglio di TEARGSETS2. Comunque, trovate tutto sull’efficiente sito della Banca d’Italia.

Non a caso quindi le riserve bancarie prendono il nome di settlement balances, proprio per via del loro ruolo di mezzo di pagamento definitivo nell’interbancario. Ma cosa sono concretamente? Sono dei depositi che le banche commerciali mantengono in Banca Centrale, e sono anche le banconote cartacee. Una curiosità: la Banca Centrale Europea non considera le banconote nel computo delle riserve bancarie, dunque queste sono uno strumento sostanzialmente richiesto dalla clientela ma che non ha nessun significato particolare nella politica monetaria (ma che fa tanto arrabbiare Milena Gabanelli perché, come tutti i giornalisti in prima serata, non capisce di cosa parla e non parla di ciò di cui non si può parlare).

(ndC: la pianta si riconosce dai frutti e viceversa, o anche ab uno disce omnes).

Le banche commerciali detengono riserve bancarie per due motivi principali:

1) Il regolamento dei pagamenti nel mercato interbancario;

2) Soddisfare la riserva obbligatoria dove richiesta (molti paesi come per esempio Canada, Regno Unito, Australia, Svezia, Norvegia hanno una riserva obbligatoria pari a 0);

1. Il regolamento dei pagamenti

Come si è detto, le riserve bancarie sono il mezzo di pagamento tramite il quale le banche commerciali finalizzano i pagamenti a favore delle controparti, sia che si tratti della stessa Banca Centrale, sia che si tratti di apparati della Pubblica Amministrazione sia che si tratti di istituti di credito.

Nel primo caso prendiamo in considerazione per esempio il rimborso da parte di una banca commerciale di un prestito ottenuto dalla Banca Centrale.


Il Bilancio della Banca Centrale vedrà due movimenti, un -100 nella parte Assets, e un -100 nella parte Liabilities. Il primo “-100” deriva dal rimborso del prestito, e quindi la Banca Centrale per forza di cose avrà un credito nei confronti del settore bancario inferiore di -100. Il secondo è derivante dalla diminuzione delle riserve bancarie nei conti delle banche commerciali. Li ho chiamati in maniera così generica perché la voce cambia da sistema a sistema, l’Eurosistema li chiama “Current Accounts”, ma ad esempio la Bundesbank li chiama semplicemente “Deposits”.

Questa semplice transazione varia l’ammontare di riserve bancarie presenti nel sistema. Niente di più semplice, anche se è importante avere chiaro in mente cosa succede a livello di bilanci, perché altrimenti non si capiscono poi determinate implicazioni che vedremo successivamente. Per capirsi, quando dico bilanci mi riferisco allo schema semplificato che qui propongo, che però è abbastanza completo. Il bilancio della Banca Centrale si muove continuamente per via delle molteplici transazioni che fanno variare di volta in volta le varie voci del bilancio, ma siccome ogni bilancio è redatto in maniera differente da paese a paese, utilizziamo questi schemi semplici per avere chiaro in mente che ogni singola azione ha delle conseguenze diverse. Ma se siete incuriositi da cosa fa variare maggiormente le voci di un bilancio di una Banca Centrale, e in particolare la quantità di riserve bancarie nel sistema, questa pagina fornita dalla FED è interessante.

Comunque ci torneremo prossimamente quando spiegherò meglio la natura difensiva delle operazioni di politica monetaria.

Tornando agli esempi: nel secondo caso invece possiamo prendere in considerazione il pagamento delle tasse da parte dei clienti della banca commerciale che in questo caso trasferisce le riserve bancarie che ha nel proprio conto, al conto del Tesoro.



Dal momento che il conto del Tesoro è nella parte Liabilities del bilancio della Banca Centrale, anche ogni transazione tra il Tesoro e le banche commerciali cambia l’ammontare di riserve bancarie presenti nel sistema bancario, non a caso ogni spostamento di fondi tra le due controparti (il Tesoro e le banche commerciali) crea un potenziale problema per la Banca Centrale. Ma anche questo lo vedremo successivamente, però tenete a mente il movimento tutto interno alla parte Liabilities del bilancio della Banca Centrale.

Il terzo caso, il più diffuso, è il caso in cui il cliente A avente il conto in una banca A emette un ordine di pagamento nei confronti del cliente B che detiene il conto nella Banca B. Mentre la transazione tra i due clienti è completata tramite accrediti e addebiti nei rispettivi conti, la transazione tra banche ha un altro passaggio. Inutile dirlo, la transazione tra clienti si completa esattamente perché il pagamento è avvenuto attraverso un mezzo di pagamento emesso da un altro agente (la banca commerciale) ed accettato dalle controparti.



In questo caso la Banca A trasferisce, via Banca Centrale, le proprie riserve bancarie in favore della Banca B. La tabella 3 implica quindi che la Banca A per finalizzare il pagamento, utilizzi un proprio asset, le riserve bancarie, secondo uno schema in cui l’agente gerarchicamente superiore è esattamente la Banca Centrale, graficamente:



Dato che questa è una transazione orizzontale, da banca a banca, l’ammontare di riserve bancarie non cambia ma viene solo trasferita la posizione (dal conto in Banca Centrale della Banca A al conto in Banca Centrale della Banca B).

In realtà vi sono molti altri aspetti su cui discutere riguardo all’ultimo caso, in quanto sono sempre più diffusi sistemi di compensazione offerti da istituti privati, in cui non vi è nessun trasferimento di fondi, ma a fine giornata debiti e crediti vengono compensati. Lo stesso vale anche per le Banche Centrali, laddove la Banca A è indebitata con la Banca B, a sua volta indebitata con la Banca A. Trattasi di semplice clearing, e non vi è nessun trasferimento, ma a fine giornata debiti e crediti bilaterali si compensano.

Non c’è dubbio quindi che il ruolo ultimo delle riserve bancarie sia quello di rendere sicuro e stabile il sistema dei pagamenti nazionale (e internazionale), evitando che i pagamenti vengano regolati tramite promesse di pagamento di agenti privati. Difatti, ogni banca commerciale emette il suo mezzo di pagamento tramite il quale gli agenti non-banca (famiglie e imprese) possono regolare le proprie relazioni di debito-credito ma ciò che non si vede in superficie è, appunto, la finalizzazione che avviene nel mercato interbancario in seguito ai molteplici e continui ordini di pagamento da parte dei clienti delle banche commerciali. Il principio che guida l’attuale sistema dei pagamenti è, in definitiva, la gerarchia monetaria che vede al vertice la moneta di Banca Centrale. E questo è poi il perché chi ragiona in termini di clic del mouse sbaglia. Ciò non significa negare che le banche commerciali emettano moneta né significa negare che abbiano un potere spropositato e che viviamo in un mondo in cui la forma più diffusa di mezzo di pagamento è la moneta creditizia emessa dalle banche commerciali secondo uno schema “i prestiti creano i depositi”. Significa, semmai, capire come tecnicamente queste transazioni avvengano e significa capire come funzionano i sistemi di pagamento. Dopo tutto se fossero come dicono i fautori del clic, non esisterebbe nessuna stretta creditizia. Comunque, successivamente vedremo che una banca commerciale crea moneta all’atto del prestito e si procura le riserve necessarie a finalizzare i pagamenti successivamente come i seguaci di Kaldor e di Moore sostengono, che è l’ennesimo modo di dire che la moneta è creata dalla domanda di credito e dunque è una variabile endogena.

2. L’obbligo di emettere moneta

È un titolo un po’ provocatorio ma questo è un punto fondamentale da comprendere. Scott Fullwiler nel suo pregevole studio Modern Central Bank Operations – The General Principles (2008) ci ricorda, come secondo principio, che la Banca Centrale, dal momento che detiene il monopolio dell’emissione di riserve bancarie (base monetaria) ha l’obbligo giuridico di promuovere e garantire il buon funzionamento dei sistemi di pagamento. Questo punto è spesso sottovalutato se non dimenticato dai cultori della materia, ma ad un’analisi attenta delle transazioni non può che essere così. Immaginate se una Banca Centrale si rifiutasse costantemente di emettere l’ammontare di riserve bancarie esattamente domandato dalle controparti: oltre che una pesante volatilità dei tassi d’interesse avremmo anche notevoli disfunzioni nei pagamenti, perché viene a mancare il mezzo di pagamento necessario da un punto di vista gerarchico. Questo lo dice, tra le righe, anche la BIS:

“Because the settlement of each payment involves a direct transfer of the settlement asset, RTGS systems require substantially more of the asset to ensure smooth payment flows. To enable this, most central banks provide intraday credit to banks participating in these systems in quantities which in some cases dwarf the banks’ overnight balances or their overnight borrowing from the central bank.” (2003b, p. 4)
(ndC: “dato che il regolamento di ogni pagamento richiede un trasferimento diretto dello strumento di regolamento, i sistemi RTGS richiedono un ammontare molto superiore di questo strumento per assicurare un flusso regolare di pagamenti. Per garantirlo, durante il giorno molte banche centrali forniscono alle banche che partecipano a questi sistemi credito in quantità tali da far sembrare esigui i saldi overnight, o i prestiti overnight da parte della banca centrale”)
(ndC: nella prima frase ci sono troppi “menti”, ma ho dormito solo cinque ore, poi vedrò di regolare la situazione).
E anche:

“During the day, deposits with the central bank can be used to make interbank payments, whose completion is a critical activity for the economy at large. If the intraday balance available for payments is too small relative to the value of payments to be made in a given time, it could result in gridlock, preventing payments from being executed. Thus in many cases central banks provide intraday credit to banks and other account holders.” (2003b, p. 8, grassetto mio)
(ndC: vedi sopra per la traduzione).

È importante notare che i sistemi di pagamento sono le fondamenta di un sistema economico efficiente, quindi il ruolo che la Banca Centrale ha in questo frangente è indispensabile ed è per questo che da secoli agiscono così. Lo riconosce anche il Board of Governors della FED nel 1990:

“[…] a reliable payments system is crucial to the economic growth and stability of the nation.  The smooth functioning of markets for virtually every good and service is dependent upon the smooth functioning of banking and financial markets, which in turn is dependent upon the integrity of the nation’s payments system” (Board of Governors 1990, 2)
(ndC: “un sistema dei pagamenti affidabile è cruciale per la crescita e la stabilità economica della nazione. Il regolare funzionamento di praticamente ogni mercato di beni e servizi dipende dal regolare funzionamento dei mercati bancario e finanziario, che a sua volta dipende dall’integrità del sistema dei pagamenti della nazione”).

Non a caso quindi ogni Banca Centrale fornisce le riserve bancarie domandate (contro garanzia), esattamente per evitare sia la volatilità dei tassi, che, soprattutto, difficoltà nei pagamenti interbancari. Anche questo principio ci conferma la natura endogena della moneta, in quanto la Banca Centrale non può sapere l’ammontare di riserve necessarie (o meglio, può prevederlo, e ci sono alcuni casi in cui lo fa abbastanza bene, come in Canada) e non può sapere gli eventuali deficit di liquidità che si vengono a creare. Per questo motivo fornisce la liquidità necessaria e fa in modo che sia sempre presente la liquidità necessaria, in quanto questo è il suo ruolo, come riconosciuto da più parti, “the primary objective of all central banks is to ensure the smooth functioning of their countries payments systems” (Government Accountability Office 2002, 2, grassetto mio; ndC: “l’obiettivo primario di ogni banca centrale è quello di assicurare il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti del proprio paese”).

3. La riserva obbligatoria

“Today, there is consensus that the main purpose of reserve requirements lies in facilitating the control of short-term interest rates. This stabilizing effect works in two ways. First, if reserve requirements are set above the demand for working balances, which fluctuate from day to day, they stabilize the demand for reserves. Second, if reserve requirements are to be held only on average over a reserve maintenance period, they provide a buffer against transitory autonomous factor shocks.” (Bindseil 2007)
(ndC: “Oggi si pensa unanimemente che lo scopo principale della riserva obbligatoria sia
quello di facilitare il controllo dei tassi di interesse a breve termine. L’effetto stabilizzante agisce in due modi. Primo, se gli obblighi di riserva sono superiori alla domanda di saldi operativi, i quali fluttuano da un giorno all’altro, essi stabilizzano la domanda di riserve. Secondo, se gli obblighi di riserva devono essere soddisfatti solo in media con riferimento a un certo periodo, essi forniscono un tampone contro shock transitori determinati da fattori autonomi”)

Così il solito Ulrich Bindseil spiega la funzione della riserva obbligatoria. Lo stesso punto è confermato dalla stessa BCE nel documento The Monetary Policy of ECB (2011, pag. 101) in cui si spiega:

“The first key function of the minimum reserve system is to stabilise money market interest rates. […] A second important function assigned to the minimum reserve system is the enlargement of the structural liquidity shortage of the banking system. The need for credit institutions to hold reserves with the NCBs contributes to increasing the demand for central bank credit which, in turn, makes it easier for the ECB to steer money market rates through regular liquidity-providing operations.” (ECB 2011)
(ndC: la prima funzione chiave della riserva obbligatoria è quella di stabilizzare il tasso di interesse del mercato monetario. [...] La seconda importante funzione assegnata alla riserva obbligatoria è l’ampliamento della strutturale carenza di liquidità del sistema bancario. Il bisogno delle istituzioni creditizie di mantenere riserve presso le banche centrali nazionali contribuisce ad accrescere la domanda di credito erogato dalla banca centrale, il che, a sua volta, consente alla Bce di pilotare più facilmente i tassi di interesse di mercato monetario attraverso operazioni regolari di provvista di liquidità”.

È chiaro, quindi, che la riserva obbligatoria ha lo scopo di facilitare il controllo del tasso d’interesse a breve termine, stabilizzare la domanda di riserve bancarie e mantenere uno stock di riserve per far fronte a fattori autonomi fuori dal controllo sia delle banche che della Banca Centrale. La riserva obbligatoria, peraltro, non è detto che sia uno strumento necessario, come confermano i vari casi di Banche Centrali che non la richiedono, ma le due più importanti Banche Centrali, ovvero la FED e la BCE richiedono il mantenimento di una riserva minima, attualmente molto bassa, con una differenza importante, la prima concede alle banche la possibilità di inserire nel computo della riserva obbligatoria anche la moneta fisica detenuta (le banconote), mentre la seconda come dicevo, non lo permette.

La riserva obbligatoria, come in genere il livello di riserve bancarie, non ha nulla a che fare con il cosiddetto moltiplicatore monetario, in quanto, quest’ultimo, è un modello che non ha nessuna attinenza con la realtà dei sistemi di pagamento e delle prassi quotidiane. Come sottolinea Bindseil:

“In addition, whoever has worked in the credit department of a commercial bank, will confirm that the decision to grant a loan is never done on the basis of the bank’s current level of excess reserves. Excess reserves can be traded in the money market, and what matters is their opportunity cost”  (Bindseil, 2004)
(ndC: “inoltre, chiunque abbia lavorato nel settore crediti di una banca commerciale, confermerà che la decisione di accordare un prestito non è mai preso sulla base del livello corrente di riserve in eccesso. Le riserve in eccesso possono essere scambiate sul mercato monetario, e quello che conta è il loro costo opportunità”

Comunque, ci torneremo nelle parti successive.

 



Bibliografia

Bindseil, U. (2004). The Operational Target of Monetary Policy and the Rise and Fall of Reserve Position Doctrine, ECB Working Paper Series N. 372
Bindseil, U. Nyborg K. (2007). Monetary policy implementation: A European Perspective, NHH
Committee on Payment and Settlement Systems (2003b), The Role of Central Bank Money in Payment Systems, Basle: Bank for International Settlements.
Godley, W. and Cripps, F. (1983). Macroeconomics, London, Fontana
Godley, W. and Lavoie, M. (2007). Monetary Economics: An Integrated Approach to Credit, Money, Income, Production, and Wealth, London, Palgrave/Macmillan

Andiamo al cinema, che è meglio...

Uga: "Domani ci sei, babbo?"

Io (tuittando freneticamente): "Sì, sì, ci sono fino a lunedì, poi martedì vado a Parma a presentare il libro"

Uga: "Hai molto lavoro... Babbo?"

Io: "Sì?"

Uga: "Ma 'Il tramonto dell'euro' vuol dire che l'euro finirà?"

Io (smettendo di tuittare, rassicurante): "Sì, non può durare, ma non preoccuparti: i soldini ci saranno sempre, anche se con un nome diverso".

Uga: "Va bene babbo"


(fosse sempre così facile... Nell'attesa che io asfalti voi sapete chi - la lista in effetti è lunga - se vi va vedetevi questo:



Non che ci sia molto di nuovo: è sempre la tabellina dell'uno: 1x1=1, 1x2=1, 1x3=1,.... Il pubblico è stato molto caloroso, le domande molto interessanti, spero che eco s.s.d. ve le renda disponibili. E un grande ringraziamento a Moreno Pasquinelli per avermi invitato. Alla fine, se son diventato una webstar, è anche colpa sua... Vi ricordate? Un consiglio ai vari troll e anatroccoli che si sentono censurati: chi dice la parola censura su questo blog è bandito forever. Dopo di che, non siate troppo ansiosi di avere la mia risposta: quando l'avrete capirete perché non vi conveniva sollecitarla...)

mercoledì 5 dicembre 2012

Una cortesia

Qualcuno può recuperare dalla cache di Google l'ultimo esilarante intervento e mandarmelo? Il link era questo http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=513 ma mi sembra che, come di consueto, il personaggio scriva per intervalla insaniae, e poi ci ripensi. L'ho letto in autostrada sotto una neve fitta e mi son troncato dalle risate. Lo stamperò e lo incornicerò sopra il Washington Consensus (WC). Grazie, ma non perdeteci tempo...

Addendum: grazie per la collaborazione. Non credo ci siano commenti, ma chi intendesse farne è pregato di attenersi al rispetto umano che la disperazione, la solitudine e l'evidente disagio di questo essere impongono. Noi non possiamo fare niente per lui, ma è evidente che ciò di cui ha bisogno non è un economista. Parce sepultis.

'A coruzzzzzione e il "Fogno": lo strano caso del doctor Pétiot

(dal buon 48, ricevo e volentieri pubblico. Dedicato a tutti quelli che "l'Europa ci salvera da 'a coruzzzzione...")




1. ANTEFATTO METAFORICO

Il dottor Petiot fu a lungo stimato per le sue conoscenze scientifiche, addirittura lodato per la sua utilità alla comunità come medico, che, dicevano, faceva “avanzare” la scienza medica.

Ma se si fosse analizzata in dettaglio la sua vita precedente, senza pregiudizi e distorsioni, determinate da un “certo tipo di consenso” pubblico (divenne persino sindaco del suo paese), con tutte le abbondanti “tracce” di una crudeltà inumana (o “troppo umana”), sostenuta dall’incrollabile fede nelle sue ragioni, gli stessi benpensanti che lo avevano lodato sarebbero stati terrorizzati… Leggendo, e facendo i dovuti collegamenti, capirete il “nesso” (“nexus”, per coloro che ricordano i “modelli” dei replicanti in Blade Runner).

Ovviamente la storia si manifesta prima in tragedia e poi si ripete come “farsa”. 

Ovviamente…

2. LA MACROECONOMIA E IL LUOGOCOMUNISMO AZIENDALISTA

 L’essenza di ciò che consente di “prosperare” all’azione dei doctor Petiot del nostro tempo, è un’idea alterata e manipolativa dell’economia politica, della macroeconomia applicata all’esistenza dello Stato come soggetto “insopprimibile” delle dinamiche socio-economiche. Per sminuirne la funzione si fa passare l’idea che lo Stato, cioè noi in quanto cittadini-elettori, dovrebbe comportarsi come una buona massaia (quella sì che sa far quadrare i conti…peccato che gli stessi che ne esaltano le doti, facciano di tutto per non farglieli quadrare e piuttosto….”girare”…non i conti)

La macroeconomia, infatti, non è la scienza dell'economia "familiare" o “aziendale”. Chi lo sostiene nega, maliziosamente (i “seguaci”, magari per ignoranza), l'essenza del suo presupposto caratterizzante: il fenomeno organizzativo, pre-economico (cioè sociale “generale” e non “aziendale”), costituito dalla presenza di un ente politico comunitario – lo Stato- che garantisce un bene come l'ordinata convivenza civile, promuovendo il benessere (almeno nelle enunciazioni indefettibili delle carte costituzionali democratiche). Questo “ente” non solo non può essere assoggettato alle leggi “micro” per definizione (cioè per sua funzione e finalità), ma la sua azione deve (sempre e comunque) influire sul “caotico” combinarsi seriale delle leggi microeconomiche, che, essendo tendenziali, incorporano la deviazione effettuale dagli equilibri teorici e  il loro periodico travolgimento.

Una volta che lo Stato sia concepito come una “società per azioni”, non c’è limite alle distorsioni dell’interesse generale che ciò determina. La prima è che gli Stati sono visti come maxi-imprese in contesa economica tra loro nella logica della “competitività”. Con la compromissione non solo del “fogno” della pace e prosperità universali, ma dello stesso benessere dei rispettivi cittadini. E non lo dico io, lo dice Krugman: “Per fare una dura ma non completamente ingiustificata analogia, un governo sposato all'ideologia della competitività è altrettanto improbabile faccia una buona politica economica quanto un governo impegnato nel creazionismo possa fare una buona politica della scienza, anche in aree che non hanno relazione diretta con la teoria dell'evoluzione”

(Finisce qui? No, certo, ma prosegue sul blog di 48, che nel frattempo si è messo in proprio. Ho proposto di "lanciare", più che di "ripostare", sia perché non sarei in grado di gestire una discussione su argomenti giuridici, sia perché credo sia il modo più efficace per invogliarvi a conoscere Orizzonte48. Un altro blog che vale la pena di seguire, insieme a byoblu, a il main stream, a vocidallagermania, a vocidallestero... Dice: e gli altri perché non li metti? Dico: perché metto solo quelli che ogni tanto ho tempo di leggere e che ho citato nel mio libro. Problemi?)

lunedì 3 dicembre 2012

Modicum, et vos videbitis me

Intanto vi ringrazio per la partecipazione. È stato bello incontrarvi, spero vi sia servito a stringere relazioni e soprattutto a rafforzarvi nella speranza che possiamo riuscire a fare qualcosa, per un motivo tanto semplice quanto evidente: siete la parte migliore della nazione. Non ve lo dico io: è quello che qualsiasi persona (collega o meno) si sia avvicinato a questo blog ha immediatamente percepito e mi ha immediatamente riferito, meravigliandosi e complimentandosi. Il livello delle discussioni in giro per il web spesso è questo, ma qui immondizia simile non se ne trova, un po' anche perché non è ammessa (e ormai, sapendolo, non bussa più nemmeno alla porta).

Quindi, sì, forse sarà un po' anche merito dell'aver condotto il blog con mano ferma, ma che il risultato sia stato superiore alle aspettative lo prova il fatto che dopo un anno sono ancora qui a interessarmi di questa cosa che in fondo non mi interessa, e l'interesse me lo avete contagiato voi.

Di fatto, la moneta buona ha attirato quella buona. Meglio così. Gli argomenti dei simpatici "un'altro" che ogni tanto bussano a questa porta o su Twitter vanno dal fatto che sono senza capelli, al fatto che siete dei seguaci decerebrati di un guru (calvo), al fatto che ce l'ho piccolo (ovviamente non l'ego)... Con argomenti di questo tipo, ed eterografie di kuesto tipo, difficile dubitare di essere dalla parte della ragione!

Penso che anche per i miei colleghi due giorni fa, come per me da un anno a questa parte, lo spettacolo di una platea così composita, così interessata, così interessante, possa essere stato un'esperienza significativa, e una conferma del fatto che dedicare un po' di tempo alla divulgazione sia, oltre che un ovvio dovere civile, anche una fonte di enormi soddisfazioni umane e personali. Molti lo sanno perché ci si dedicano già, come Gennaro, o Claudio, o Lidia, e ad altri avete chiesto voi di dedicarcisi, aprendo un blog, come a Cesare Pozzi.

C'era il rischio che l'evento fosse un po' troppo "nostro", ma mi sembra che si sia "aperto" con grande ascolto e grande attenzione ai contributi scientifici degli altri partecipanti, che mi son sembrati contenti (non ho ancora fatto in tempo a ringraziarli tutti).

Avrei voluto avere più tempo a disposizione per ognuno di voi, ma appunto, ora parliamo di questo. Vi segnalo i miei prossimi appuntamenti, con annesso social programme nel corso del quale sarà possibile passare un po' di tempo insieme, ma, spero per parlare d'altro!

Perugia, 6 dicembre

Alle ore 17:30, presso il 110 cafè (via Pascoli), presentazione del libro in collaborazione (forse) con la Libreria Grande.



Spero di rivedere i vari amici umbri (Giuseppe, pilon, xabax, ecc.). Appproposito: potrei avere bisogno di ospitalità per il 6 notte.

Parma, 11 dicembre

Alle ore 17:30, presso l'Aula congressi della Facoltà di Economia, incontro dibattito Crescere di può. Con o senza euro?, promosso dall'Associazione Tyche. Partecipa il prof. Francesco Daveri, che presenta il suo libro Crescere si può, modera il prof. Giulio Tagliavini, che ringrazio per l'invito. Ho una mezza idea di fermarmi il giorno dopo a Bologna a pranzo col noto provocatore Guerani, se c'è qualcun altro che è del parere fatemelo sapere, ma non fatemi far tardi, perché poi c'è:

Roma, 13 dicembre

Alle ore 17:00, presso i Magazzini Popolari di Casalbertone (l'indirizzo non me l'hanno detto perché sono piddini, quindi sanno di sapere, ma non sanno che io non so, e su Internet non si trova), presentazione del libro con nientepopodimeno che due complici, volevo dire, membri del governo Prodi (dai, compagni, si scherza): Alfonso Gianni e Paolo Ferrero (più una probabile comparsata di un economista "de sinistra" che però mi ha dato un preavviso di buca, forse perché la vista del sangue lo turberebbe... si rischerza, ovviamente). Poi ci si riposa e si parte per Milano dove il 14 sono in diretta su TeleNova (che potete vedere anche sul digitale terrestre), e poi avanti verso nuove avventure:

Milano, 15 dicembre

Alle ore 17:30, presso la Sala Buozzi della Camera del Lavoro di Milano, Corso di Porta Vittoria 43, incontro Uscire dall'euro, con presentazione de "La trappola dell'euro" e "Il tramonto dell'euro". Introducono Andrea Fumagalli e Claudio Messora.

Attenzione: qui i costi li dobbiamo coprire noi, perché la sala non è gratis. L'organizzatore, Paolo Cianciabella, ha attivato una raccolta Kapipal con contributo minimo di 5 euro. Chi preferisce può fare un bonifico sul conto Banca Etica IBAN IT76V0501801600000009000177, o fare un versamento in contanti sul posto. Mo' nun famo come ar solito, che siete partiti che in teoria volevate fa' li banchetti pe' raccoje 50 euri, e adesso in pratica nun ne cacciate manco cinque... Paolo è stato molto cortese, si è anche incaricato della diffusione dei testi, non fategli mancare il vostro supporto.

Ma non finisce qui: Genova 20 dicembre

Eh già! Anche Genova. Ma i dettagli li sto aspettando. E poi Pescara 29 dicembre, e una località segreta della Toscana (in mezzo alla Toscana) il 12 gennaio, e... insomma: 'sta storia che Bagnai nun va dar popolo ha dda fini'...