sabato 30 agosto 2025

La triplice e i trilemmi

Ieri sono sceso a Roma per un incontro con i sindacati metalmeccanici. La richiesta veniva dalle tre sigle FIM-CISL, FIOM-CGIL e UILM ed era rivolta ai capigruppo parlamentari. Il capogruppo Molinari ha delegato me in quanto vicecapogruppo più vicino ai temi economici (gli altri sono Iezzi, in Commissione Affari Costituzionali, Bruzzone, in Commissione Agricoltura, Coin, in Commissione Affari Esteri, e Furgiuele, in Commissione Trasporti). L'incontro è stato molto costruttivo e le preoccupazioni espresse dai sindacati sostanzialmente condivisibili. Il punto tecnico, che credo conosciate, è che la "decarbonizzazione", cioè il passaggio a forni alimentati con energia elettrica prodotta emettendo CO2 (perché alternative per il momento non ce ne sono!), comporta la necessità di produrre "preridotto" (il cosiddetto DRI, che in qualche modo possiamo immaginare come l'alternativa alla ghisa prodotta nel ciclo tradizionale in altoforno), gli impianti per il preridotto richiedono altra energia, da produrre usando altro gas e quindi producendo altra CO2, e quindi per farla breve il piano dei commissari di governo prevedeva lo stazionamento a Taranto di un rigassificatore che però il sindaco di Taranto, interpretando l'opinione dei suoi elettori, non vuole assolutamente. L'alternativa sarebbe fare il preridotto da un'altra parte (Gioia Tauro?), il che comporterebbe, oltre alla perdita di posti di lavoro a Taranto, il simpatico paradosso che per decarbonizzare si dovrebbe trasportare il preridotto da Gioia Tauro a Taranto, ovviamente via nave, e quindi, altrettanto ovviamente, producendo altra CO2. Il dato positivo è che i sindacati trovano congruo il piano del Governo, il dato spinoso è che il problema ce l'hanno a sinistra, non a destra, perché che io sappia il sindaco di Taranto leghista non è. Va da sé che le elezioni imminenti non aiutano un ragionamento razionale, e vedremo quindi come andrà a finire.

Avrete comunque capito, da questo breve resoconto, che la CO2 è esattamente come l'altro idolo polemico dei piddini, erdebbitopubblico: tutte le strategie proposte per combatterla la fanno aumentare, o almeno non diminuire quanto si dice, il che pone la questione del perché mai un Paese che conta per lo 0,83% delle emissioni globali:


dovrebbe innescare bombe sociali come quella di Taranto e condannarsi all'irrilevanza, considerando che i rimedi proposti se non peggiori, non sono molto migliori del male. Ma su questo so che siete d'accordo con me (tranne il Comico, che però ci ha prematuramente abbandonato lasciando un vuoto colmabile dal buonsenso).

Ovviamente io ho ascoltato con rispetto e non ho polemizzato su nulla, anche perché non ne vedevo sinceramente il motivo, evitando qualsiasi tipo di sottolineatura politica tranne una, necessaria, al fatto che il partito in cui mi onoro di militare era stato il primo e l'unico fra quelli italiani a opporsi a tutte le follie del Green Deal per esattamente gli stessi motivi per i quali chi ce le ha proposte ora ci sta ripensando (fra cui, appunto, l'impatto sociale).

Resta il fatto però che mentre svolgevo rispettosamente il mio ruolo con la triplice, non potevo togliermi dalla testa il trilemma.

Quale?

Non quello di Mundell e Fleming, che gli economisti conoscono:

secondo cui non puoi avere contemporaneamente libertà dei movimenti di capitale, tassi di cambio fissi e controllo della tua politica monetaria, ma devi rinunciare a una di queste tre cose:

a) se hai tassi di cambio fissi e libertà dei movimenti di capitale, non puoi controllare il tuo tasso di interesse, perché se lo fissi a un livello inferiore a quello prevalente sui mercati finanziari internazionali subirai una fuga di capitali che renderà insostenibile il cambio fisso, forzandone il deprezzamento (questo è in qualche modo il mondo dell'euro, e prima quello del gold standard);

b) simmetricamente, se hai libertà dei movimenti di capitale ma manovri il tuo tasso di interesse, ovviamente devi lasciare che fluttui il tuo tasso di cambio (questo era in qualche modo il mondo dello SME, con la sua fluttuazione controllata);

c) quindi, per controllare il tuo tasso di cambio e il tuo tasso di interesse, devi controllare i movimenti di capitale (questo era in qualche modo il mondo di Bretton Woods).

Non pensavo nemmeno al trilemma "aumentato" di Rodrik, che trovate qui e che conoscono (spero) anche i politologi:



nella parte inferiore della figura (quella superiore riporta il trilemma standard di Mundell-Fleming), secondo cui non puoi avere simultaneamente completa integrazione economica (vista come sviluppo dell'integrazione dei mercati finanziari, cioè della mobilità dei capitali), stati nazionali, e democrazia, ma puoi solo avere due di queste cose (una spiegazione esauriente la fornisce Orizzonte48):

a) se vuoi integrazione economica mantenendo gli Stati nazionali devi accettare che questi siano ingabbiati da una camicia di forza che circoscriva l'ambito delle loro politiche (e questo è lo stato attuale dell'UE), rinunciando quindi alla democrazia in favore delle "regole";

b) puoi avere integrazione economica e democrazia se rinunci allo Stato nazionale e ti sposti verso una prospettiva federale come quella statunitense (qui da noi impraticabile per ovvi motivi storici e culturali): a tendere si avrebbe un mercato mondiale governato dagli Stati Uniti del Mondo (ma resta da chiedersi quale sia il significato che Rodrik dia alla democrazia in assenza di demos: questo non mi è affatto chiaro...);

c) poi, naturalmente, puoi avere (come in qualche modo, imperfettamente, avevamo) democrazia e Stati nazionali se rinunci alla piena integrazione economica, e questo è ovviamente il compromesso di Bretton Woods, in cui i vincoli ai movimenti di capitali (e quindi la libertà dal ricatto dei mercati) dava qualche grado di libertà in più ai governi nazionali.

No, io pensavo a un trilemma analogo, ma di tipo diverso, un trilemma di Bagnai che sostanzialmente dice che non puoi avere insieme Europa, decarbonizzazione, e posti di lavoro (posto che queste tre cose prese singolarmente abbiano un senso, e secondo me lo ha solo l'ultima), ma puoi avere solo due di queste cose:


Come potrete constatare qui, questo trilemma non ha tantissimo a che vedere con il "nuovo trilemma" proposto da Rodrik nel 2024, che si riferisce alle prospettive di sviluppo dell'economia mondiale, ma ha un significato molto più circoscritto, facilmente sintetizzabile:

a) la "decarbonizzazione" proposta dall'"Europa" col green deal distrugge posti di lavoro (e produce CO2), quindi se vuoi "Europa" e "decarbonizzazione" devi rinunciare al lavoro (prova ne sia che la Germania sta pensando di creare posti di lavoro nell'esercito!);

2) l'"Europa" potrebbe tornare a produrre occupazione solo se adottasse un approccio pragmatico, che comporterebbe il rinunciare all'obiettivo ideologico della "decarbonizzazione" (lanciato per favorire la riconversione dell'automotive tedesco, ma sostanzialmente fallito);

3) un vero balzo in avanti tecnologico (chiamiamolo "decarbonizzazione", per capirci) compatibile con la creazione di posti di lavoro richiederebbe livelli di investimenti pubblici incompatibili con le regole europee (fiscali e monetarie) e quindi con l'"Europa".

Per me è abbastanza chiaro da che parte dovremmo stare in questo grafico: da quella del "Bretton Woods (compromise)" e quindi della rinuncia alla cosiddetta "Europa", che in un modo o nell'altro ci condanna a un progressivo e inarrestabile slittamento verso l'irrilevanza economica, tecnologica, politica. La mia sensazione, che ovviamente mi sono tenuto per me, è però che qui in Italia i sindacati vogliano tutto, e tutto non si può avere, né secondo Mundell-Fleming, né secondo Rodrik, né secondo quanto abbiamo sotto gli occhi, di cui vi ho offerto una personale e discutibile sintesi.

Voi a che cosa rinuncereste?

11 commenti:

  1. Innanzitutto grazie per questo ennesimo post ; e, IMO, controllare il movimento dei capitali, che tra l'altro mi porta ai tempi della mia giovinezza... :)

    RispondiElimina
  2. Sono molto sincero: alla mia età e nelle mie condizioni economiche e di famiglia non rinuncerei alla circolazione dei capitali. PS Come sempre, questo blog è un pozzo di conoscenza.

    RispondiElimina
  3. In tutti i casi starei sempre sulla base del triangolo, ma piuttosto che rimanere in questa gabbia di matti, ben vengano soluzioni pragmatiche come cambi fluttuanti e rinuncia alla "decarbonizzazione". Oltretutto, mi chiedo come quest'ultima si possa fare senza un serio programma nucleare.

    RispondiElimina
  4. la quarta via, quella cinese in modalità God Mode, con tutte le funzioni, le opzioni di controllo e i diritti di ammnistratore attive

    RispondiElimina
  5. Professore una domanda, con la libera circolazione di capitali è vero che mettere una tassa tipo “la patrimoniale” sarebbe inutile perché i capitali andrebbero altrove? Grazie in anticipo

    RispondiElimina
  6. Probabilmente e pragmaticamente nel contesto attuale mi accontenterei della flessibilità del tasso di cambio.

    RispondiElimina
  7. [quote]Voi a che cosa rinuncereste?[/quote]
    Per noi che siamo nel blog nemmeno sarebbe una rinuncia (all'Europa e alla decarbonizzazione) ma un auspicio. Una festa!

    Piuttosto ultimamente più che trilemma pare diventato un quadrilemma, aggiungendo la "supremazia militare" (forse quella più velleitaria)

    Come pensano di farli i carri armati, in bioplastica e fotovoltaici ?

    In Italia tra l'altro Italia stanno chiudendo o hanno chiuso non solo le acciaierie ma anche le raffinerie. Come è possibile ottenere la supremazia militare chiudendo le raffinerie ? E l'olio per i carri armati fotovoltaici come lo fanno?

    Forse pensano di comprare le materie prime o semilavorate dai paesi con cui vorrebbero fronteggiarsi?

    Il punto però è che noi qui del blog su queste cose siamo tutti della stessa idea, forse anche tra coloro che votano Lega. Ma gli alleati no, e purtroppo l'incombenza di convincerli tocca a voi parlamentari (anche a noi cittadini, ma con molta meno rilevanza).

    RispondiElimina
  8. Rinuncerei alla UE e lo farei il prima possibile.

    RispondiElimina
  9. Rinuncerei a questo aborto chiamato UE per un "Bretton Woods compromise" tutta la vita.
    Ma stiamo scherzando?
    Torniamo alla CEE che era di gran lunga meglio... 🙄

    RispondiElimina
  10. Rinuncerei a Leuropa e le sue isterie, rinuncerei alla decarbonizzazione introducendo il nucleare e, essendo pigro, potrei rinunciare al lavoro, salvo fare il gigolo' per la qual cosa non ho piu' eta' ne' prestanza. Tocchera' lavorare in qualche modo, anche coordinando e facendo lavorare altri con efficienza. Che non e' poco.

    Sul nucleare posso aggiungere questo: sapevo che il costo dell'energia, molto approssimativamente, e' composto da materia prima e spesa per costruire gli impianti e gestirli. Sempre tagliando con l'ascia, che la motosega fa rumore, con i fossili, ad esempio il gas, il costo della materia prima e' 90 e quello per investimenti e gestione 10; col nucleare si scambiano i costi in 10 e 90. Ora, al netto di quanti porteranno il dettaglio dei costi, il senso di questa affermazione e' che investire e consumare in fossili richiede poco lavoro per una nazione come la nostra che consuma, mentre si acquista, importando, la materia prima che ha la preponderanza del costo. Col nucleare, invece, si hanno investimenti sul posto e lavoro interno, mentre la materia prima avrebbe un costo proporzionalmente molto basso. Un po' come avere debito pubblico in mano a esteri o in mano a nazionali (se posso azzardare il paragone senza venir preso a schiaffi).

    Niente Leuropa, decarbonizzazione che sarebbe attuata "naturalmente" (come i mezzi meccanici han sostituito gli animali senza stragi), lavoro qualificato.

    Tre cose che alla sinistra non piacciono.

    RispondiElimina

Tutti i commenti sono soggetti a moderazione.