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sabato 5 marzo 2016

Gli elicotteri di Pinochet e i keynesiani di buona volontà

La stanchezza e il fastidio che alcuni di voi hanno esternato nei commenti al post precedente sono anche i miei. Devo sinceramente dirvi che non ne posso più. Non ne posso più di vedere colleghi che passano dall'aperto tradimento dei più elementari principi della nostra disciplina, a sensazionali scoperte dell'acqua calda, presentate sempre, si badi bene, come "lezioni apprese dalla crisi", quando invece, voi lo sapete bene, questa crisi non ci ha insegnato nulla che non sapessimo già (e ne abbiamo parlato tante volte). Tanto opportunismo, o, nella migliore (?) delle ipotesi, tanto conformismo, a fronte di tanto strazio e di tanta distruzione, mi lasciano senza parole, e mi inducono a desistere da quella che, per quanto impossibile, era la missione fondamentale di questo blog: portare un minimo di ragionevolezza nel dibattito, per scongiurarne nella misura del possibile esiti politicamente e socialmente violenti. Non ho più la salda certezza, dalla quale mi ero mosso, che questo obiettivo, pur nella sua impossibilità, sia meritevole di essere perseguito.


Il nodo centrale, quello che dovrà venire al pettine, è estremamente semplice, e l'ho espresso svariate volte in questi anni (e naturalmente in entrambi i libri): dalla crisi non potremo uscire se non rilanceremo la domanda con un massiccio intervento di investimenti pubblici (preferibilmente in piccole opere) finanziato con moneta.

Che occorra rilanciare la domanda (cioè la capacità di spesa dei cittadini) mi sembra un punto non contestato da alcuno. Che non lo si possa fare aumentando il debito pubblico, che l'austerità ha aggravato (come previsto), mi sembra altrettanto ovvio: il debito pubblico, che non è stato la causa della crisi, ne è però diventato una conseguenza potenzialmente pericolosa. Che non esistano spazi politici per un'azione fiscale coordinata, da realizzarsi attraverso piani Juncker, o eurobond, o roba del genere, a noi è sempre stato chiaro, per il semplice motivo che i paesi forti non hanno alcun interesse a indebolire la propria egemonia aiutando quelli deboli. Quindi l'idea che esista la possibilità di rilanciare la domanda in deficit "mutualizzando" il carico finanziario dell'operazione è del tutto fuori dal mondo.

D'altra parte, le politiche monetarie effettuate "stampando moneta" per immetterla nel circuito finanziario, prima attraverso l'LTRO, poi attraverso il QE, non hanno avuto impatto sull'economia reale né potevano averne. Le due operazioni sono state, in tempi diversi, un modo politicamente distorto e inefficiente di fare quello che la BCE non poteva fare. Con l'LTRO la BCE ha prestato soldi alle banche affinché queste "salvassero" (acquistandone i titoli) i governi sotto attacco speculativo (cosa che la BCE in prima persona non poteva fare). Con il QE la BCE si ricompra i titoli (che nel frattempo costano di più perché i tassi sono scesi) per "salvare" in modo coperto il sistema bancario (cosa che, ancora una volta, in teoria non potrebbe fare). Come sapete, questa è anche l'interpretazione di Munchau: il QE come un ersatz debt resolution instrument.

Il punto è che in entrambi i casi le somme erogate dalla BCE sono rimaste all'interno del circuito finanziario, e non ci si poteva aspettare che facessero altro. Per questo non era difficile prevedere che la cosa sarebbe finita in deflazione! Non è la moneta "stampata" che fa aumentare il prezzo dei beni e dei servizi, ma quella spesa per acquistare beni e servizi (non strumenti finanziari), cioè quella che si trasforma in domanda effettiva, e, quindi, in reddito (del venditore di beni e servizi). Come ci siamo detti mille volte, in una crisi deflattiva un governo può essere certo che la moneta che stampa venga spesa nell'economia reale (da res, "cosa" in latino) solo se la spende lui. In altre parole, solo se il deficit viene monetizzato.

Abbiamo visto a dicembre come a parità di altre circostanze un intervento di politica di bilancio espansiva sia comunque più efficace quando è finanziato con moneta. Insomma: se anche esistessero i margini per un finanziamento dei necessari investimenti pubblici con debito, il finanziamento monetario renderebbe l'intervento più incisivo (e di incisività, dopo otto anni di crisi, direi che ce n'è bisogno). Abbiamo visto, soprattutto, che questa è macroeconomia standard, non è qualcosa che ci ha "insegnato" la crisi, e che tutti gli argomenti contrari alla normale prassi di uno stato sovrano di finanziarsi emettendo moneta sono inconsistenti e fuori luogo.

Il finanziamento monetario crea inflazione? Bene! Ce ne abbiamo bisogno! Stampare moneta fornisce ai governanti incentivi distorti, crea problemi di rischio morale? Ah, sì? E perché, invece disporre di credito a tassi ridicoli sui mercati finanziari privati li ha moralizzati, i nostri governanti? Non mi pare, e sappiamo bene che ormai anche il mainstream ammette che questo è un falso problema.

Quindi per uscire dalla crisi basta semplicemente tornare alla normalità, all'economia dei libri di testo: fare un intervento espansivo, e finanziarlo con moneta.

Certo, questo comporta alcuni corollari, nella nostra situazione.

Il primo è che siccome un rilancio del reddito comporta un rilancio più che proporzionale delle importazioni, evidentemente bisognerà che le ragioni di scambio fra il paese che intraprende la politica espansiva e gli altri paesi possano aggiustarsi rapidamente. In altre parole, se il paese non svaluta, rendendo i beni esteri meno convenienti, l'esito di qualsiasi politica di rilancio del reddito nazionale sarà una ulteriore crisi di bilancia dei pagamenti (e questo, oggi, lo ammette in pubblico perfino Salvati, come abbiamo visto nel post precedente).

Il secondo, connesso, è che non possiamo certo aspettarci che sia una Banca centrale europea a decidere quali stati finanziare e perché. Se lo facesse, renderebbe ancora più evidente il suo ruolo politico (quello che oggi sta esercitando decidendo quale sistema bancario mettere in crisi e perché), e in ogni caso non possiamo aspettarci che essa eserciti questo potere in un'ottica di sistema, per gli stessi motivi per i quali non possiamo aspettarci nulla né dal fantomatico piano Juncker né dai fantomatici eurobond, ovvero perché le istituzioni attualmente esistenti riflettono, com'è ovvio che sia, gli interessi della potenze egemone.

Quindi?

Quindi se non si supera la BCE, affidando a banche centrali nazionali il compito di rilanciare con finanziamento monetario di politiche di bilancio nazionali espansive la crescita dei paesi membri, ovviamente in regime di flessibilità dei rapporti di cambio, non si supera la crisi.

La BCE è la crisi, o, se volete, la crisi è la BCE, e chi segue questo blog, e quello di Quarantotto, sa benissimo quali sono i fondamenti politici e ideologico di questa infausta equazione.

Ora, naturalmente, che da lì si debba passare lo sanno tutti, e infatti assistete anche voi, attoniti o infastiditi come me, a scoperte dell'acqua calda, come quella di Wren-Lewis, che dice in modo lievemente sfuocato quello che Leijonhufvud diceva con meno parole, meglio, e prima. Piuttosto ridicola la definizione di indipendenza della banca centrale data dal primo, come "potere di decidere quando cambiare i tassi di interesse". Sappiamo che c'è molto di più, e noi italiani in questo siamo avvantaggiati, perché i nostri "indipendentisti" cosa fosse in gioco ce l'hanno detto in faccia: la creazione di un quarto potere costituzionale, indipendente dall'esecutivo (ma anche dal legislativo e dal giudiziario) e ad essi sovraordinato, destinato a diventare l'istituzione cardine di un modello di capitalismo che soprattutto (ma non solo) in Europa si articolava sulla deflazione salariale. Peraltro, la nostra banca centrale indipendente (dal 1981) non aveva (dal 1990) il potere di decidere quando cambiare il tasso di interesse, perché con perfetta mobilità dei capitali, e tassi di cambio fisso, questo potere si perde (come ci ricordava Rodrigo riferendosi alla Cina).

Ora, in questa guerra, che è la guerra del buon senso contro un fanatismo superstizioso (non uso il termine "religioso" perché ogni religione ha un suo sistema di valori), c'è un modo particolarmente stupido (o furbo?) di lasciare il campo all'avversario, ed è quello di accettare il suo linguaggio.

Quello che ci occorre, per i motivi che vi ho succintamente riassunto, è monetizzare il deficit, cioè emettere moneta per pagare imprenditori e dipendenti pubblici che facciano quello che c'è da fare (consolare gli afflitti, curare gli ammalati, riempire le buche, vuotare i fossi...). Ma nessuno vuole chiamarlo così.

No.

Tutti parlano di "helicopter money".

Ma chi ha inventato questa simpatica espressione, che surrettiziamente attribuisce al finanziamento monetario un'aura di sardanapalesca, arbitraria e quindi intrinsecamente corrotta e improduttiva prodigalità? Buttare soldi da un elicottero, senza sapere nemmeno a chi andranno, basta che li spenda! Quale orrore!

Bè, come vi ho ricordato più volte, e come ci ricorda il nostro amico Zingy, questa espressione è stata coniata da Milton Friedman, il padrino dei Chicago boys, i simpatici consulenti di Pinochet. Non stupisce certo che persone spiritualmente vicine a un regime dittatoriale intendessero deprecare anche lessicalmente politiche intese al rilancio dell'economia (col potenziale costo di un rialzo dell'inflazione, e quindi col potenziale detrimento del potere di acquisto di chi questo potere d'acquisto ce l'ha)!

Ed ecco infati che gli organi dell'ortodossia ce la propongono come tale, il che consente loro di definire "improvvisazione disperata", "provocazione", "espediente", ciò che invece, come sappiamo, è stato, e tornerà ad essere (dopo non so quanti morti) la normalità (come vi ho documentato qui).

L'idea che uno stato possa riappropriarsi della sua sovranità per pagare gli insegnanti, per pagare gli infermieri, per ridurre i ticket sugli esami clinici (che oggi la gente non fa, e poi i giornali si chiedono perché crepi...), per mettere in sicurezza dal rischio idrogeologico i territori (che altri morti fanno), ecc., tutto questo, che dovrebbe essere la normalità, viene derubricato a espediente bislacco ed estemporaneo, contrario a qualsiasi principio di razionalità economica e anche, in fondo, di corretto ordine sociale (proprio perché la moneta lanciata dall'elicottero non sai dove cadrà: lasci così intendere che potrebbe beneficiarne chi non ne ha bisogno...).

Helicopter money è quindi un'espressione gergale ideologicamente connotata in senso fortemente conservatore. Se chi la usa è un eurofascista, diciamo che ci si può anche stare. Ma se chi la usa è uno che si atteggia a progressista (come questo qui) allora abbiamo un problema, che potremmo riassumere in questi termini: colleghi anche qualificati non capiscono la natura della lotta che stiamo combattendo. Non è un problema "tecnico". Il problema è culturale, e quindi chi accetta di utilizzare le categorie analitiche del nemico ha già perso, come, del resto, ha perso chi accetta di legittimare con la sua presenza quelle sedi dalle quali il buon senso è stato per anni bandito e censurato, e che ora cercano, in extremis, di rifarsi una verginità "pluralista" per prepararsi a virare di bordo. 

Grandi (come Wren-Lewis) o piccoli (come Trullo Whisperer) keynesiani di buona volontà perdono di vista questo punto essenziale.

Il che mi lascia concludere che sarà molto difficile che riusciamo a tirarcene fuori senza un massiccio scoppio di violenza.

Nel frattempo, vado al cinema con Uga. Non sia mai che sul raccordo un elicottero...

60 commenti:

  1. E infatti il Boy Scout s'appresta a far sì che le energiche manovre keynesiane col culo degli altri, in questo caso i civili libici, siano il suo nuovo passe-partout presso l'amico lussemburghese.

    Una bella guerra contro la faccetta nera, questa volta tripolitana, è proprio quello che ci vuole. Così, giusto per tirare su il morale con un po' di helicopter bombing.

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  2. Forse andrò a sentire una conferenza sui vicoli genovesi, non "nei vicoli", e pertanto non raccoglierò né fiori né diamanti, né, spero, altro. (Se il tutto suona criptico, informarsi sulle prime canzoni di De André).


    Quanto agli elicotteri, se qui c'è vento, meglio non volino neppure.


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    1. ricordo, ai tempi dell'università i favolosi anni '60, che un collega autoctono mi illustrò un po' la città di Genova e qualche suo detto. Uno dei primi fu quello che definiva
      quali-quantitativamente la persona, in rapporto alla caratteristica peculiare della città che si manifestava al meglio nei carruggi : "Sei più fesso di tre che pisciano controvento". Bisognerebbe installare cartelloni che anticipino tale caratteristica agli ignari piloti di elicotteri monetari. All'epoca Bindi, De André e compagni erano ancora alle prime armi (meglio chitarre).

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  3. Quella dell' "Helicopter money" è una strategia estremamente funzionale e polivalente: dall'alto di un elicottero, oltre al denaro, si possono lanciare molte altre cose... (il primo fruscia, le seconde sibilano).

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  4. In ogni caso grazie, Professore.

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  5. “5 febbraio
    Ho voluto dormir male. Tutta la mattina mi ha ossessionato il poscritto. Ho spaccato la legna e sono stato alla scuola da Tanja. Dopo il caffè mi sono assopito. Devo provare a scrivere di mattina a digiuno. Dopo pranzo ho letto e pensato, volevo scrivere, ma mancava l'energia. Ho pensato a un dramma sulla vita: la disperazione di un uomo che vede la luce, che porta questa luce nelle tenebre della vita con la speranza, la fiducia di riuscire a illuminare queste tenebre; e di colpo le tenebre si fanno ancora più buie.”

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    1. Scrivo dalla Croazia. Qui le tenebre si stanno estendendo velocemente. L'insicurezza sociale, il veloce ridimensionamento del sogno europeo, la crisi ormai ventennale, l'assenza totale di dibattito - spingono verso un ritorno al peggio. Amici più anziani e esperti di me sono terrorizzati. Il mostro sarà, come sempre, fuori controllo.

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  6. Dagli elicotteri (o erano aerei?) sono stati lanciati anche moltI-non cose.

    Non mi sono mai informata se fossero (ancora) vivi.

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    1. Gentile prof. Bagnai,
      un piccolo appunto circa la relazione esistente tra Milton Friedman e Pinochet, tratto dal libro "Milton Friedman. Una biografia intellettuale" di Antonio Martino, che ha studiato direttamente da Friedman:

      "tentativo, fatto con grande insistenza dai suoi avversari ed accreditato anche dagli organi di informazione, di spacciare Friedman per consigliere economico del dittatore cileno Pinochet. La storia, ripetuta ad nauseam da chi preferiva non essere informato, è totalmente destituita di fondamento. Friedman è stato in Cile soltanto due volte e per pochissimo tempo. La prima volta, nel corso di una pubblica conferenza, criticò apertamente l'idea allora assai popolare nel Cile di Pinochet che si potesse avere libertà economica senza avere democrazia politica. Alla lunga, sostenne Friedman, un governo autoritario, sottratto al controllo popolare, finisce per appropriarsi di tutto il potere che gli riesce di arraffare: la libertà economica è in costante pericolo laddove non c'è democrazia. La calunnia, deliberatamente propalata da quanti tentavano di screditarlo, ha la sua origine nel fatto che l'università di Chicago ha da molti anni un programma di scambi culturali con una università cilena: studenti cileni studiano economia a Chicago, e professori di Chicago (ma mai Friedman) vanno ad insegnare in Cile. Il programma non ha nulla a che fare con la dittatura di Pinochet: cominciò molto prima del governo Allende e del golpe di Pinochet, e continua tuttora. Gli economisti cileni, formatisi grazie a questo programma, vennero designati come i Chicago boys. Correttezza impone di aggiungere che, grazie alla loro influenza, la politica economica cilena ha avuto un successo che appare enorme, specie se confrontato con quanto accaduto nei paesi limitrofi."

      Quanto poi al merito di ciò che lei scrive, senza dubbio giustificato dalla sua prospettiva keynesiana, mi permetto di dissentire, da fautore della Teoria Quantitativa della Moneta:
      la quantità di moneta ha un'influenza diretta sulla domanda globale, sul reddito monetario e sui prezzi; e se esiste una relazione stabile e prevedibile fra la quantità di moneta in circolazione e la spesa della collettività, l'unico strumento efficace di controllo della domanda globale è costituito dalla politica monetaria.

      Citando Friedman:
      "Questa relazione non è ovvia ad occhio nudo soprattutto per via del fatto che ci vuole tempo perché le variazioni della crescita monetaria influiscano sul reddito ed il ritardo è esso stesso variabile. Il tasso di crescita monetaria di oggi non è correlato molto strettamente al tasso di sviluppo del reddito di oggi. Lo sviluppo del reddito di oggi dipende da quanto è successo alla moneta in passato. Quanto accade alla moneta oggi influirà su ciò che farà il reddito monetario in futuro".

      I neo-keynesiani continuano a ritenere che le variazioni della quantità di moneta in circolazione spieghino i loro effetti sulla domanda aggregata solo attraverso il tramite della struttura dei tassi di rendimento delle attività finanziarie dimenticando che anche le attività reali rappresentano alternative al tenere moneta e che, quindi, le variazioni dell'offerta di moneta hanno anche (e soprattutto) un'influenza "diretta" sulla spesa.

      Quanto poi alla presunzione che lo Stato sappia meglio dei cittadini come investire, nutro seri dubbi, e tra l'elicottero che fornisce moneta direttamente a chi capita e uno Stato che mortifica la libertà individuale ogni volta che interviene e accresce la sua (già vasta) ampiezza nella vita economica del Paese, opto per l'elicottero.

      Sicuramente le risulterà facile confutare quanto le ho appena scritto. Ciò nonostante ci tenevo, quantomeno per sfatare il mito del Friedman in combutta con Pinochet.

      Stia bene e buon lavoro.

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    2. Caro, di quello che lei pensa sinceramente me ne importa poco. Tuttavia, come vede, gliel'ho lasciato dire: mai togliere a un avversario l'occasione per rendersi ridicolo. Però eviti di mettermi in bocca cose che non ho detto. Quello che Friedman diceva di questa storia lo so benissimo. Grazie.

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    3. Santa pazienza prof. non ci liberemo facilmente del monetarismo perché ai monetaristi piace apparire. Io però vedo il bicchiero mezzo pieno: non perdono occasione per mostrare a tutti quanto sono ridicoli.

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    4. "... e uno Stato che mortifica la libertà individuale ogni volta che interviene e accresce la sua (già vasta) ampiezza nella vita economica del Paese, opto per l'elicottero"

      ... già... oggi per fortuna siamo tutti più liberi di morire di fame e/o disperazione, senza quel fardello contro-natura (perché ostacola la durezza del vivere) che è la medicina a prestarci soccorso.

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    5. " ci vuole tempo perché le variazioni della crescita monetaria influiscano sul reddito ed il ritardo è esso stesso variabile"
      Cioè non sapete né dove né quando ci saranno gli effetti, ma sapete cosa bisogna fare (quello che piace a chi paga). Astrologi di corte siete, anzi peggio.

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    6. Come scrive J. K. Galbraith, nel suo Money: Whence it Came, Where it Went:
      "Seguì nel 1811 un famoso didattito sulla natura della moneta e sulla sua gestione, il più famoso di tutti i tempi. Vi parteciparono membri del Parlamento e si fecero avanti a esporre le proprie opinioni gli esperti monetari. Allora come oggi non era ben chiaro cosa facesse di un uomo un esperto monetario. Ma da quel momento essi divennero una presenza costante nel mondo della finanza"

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    7. E niente, nun ce vonno sta'. Le evidenze contrarie vengono loro ricordate ogni giorno e stanno ancora ad insistere. Ora, dal momento che, marxianamente, il monopolio della produzione materiale è anche il monopolio della produzione intellettuale, l'ossimorico monetarista, abbeveratosi per quasi quarant'anni alla fonte del pensiero divenuto dominante grazie ai capitali investiti da chi deteneva i mezzi di produzione, forte della numerosità di cui si compongono (per ora) le fila dell'esercito di cui fa parte (proprio come i Francesi nell'epica battaglia celebrata su questo blog dal Professore o come i Persiani alle Termopili), pensa che basti questo, anzi ritiene che basti l'Ipse dixit e tutto ritorna come prima. Va bene: vogliamo giocare all'Ipse dixit? Beh, allora io calo un asso e invoco la parola di un "Santo": "Bisogna spendere: deve spendere lo Stato e devono spendere i privati. Ma come? Disordinatamente o, invece, organicamente, cioè alla stregua di certi programmi di produzione che si distendono nel tempo (spesa pianificata a lungo termine)? La risposta è ovvia: spendere organicamente, secondo piani determinati (Beveridge. Relazione su l'impiego integrale del lavoro in una società libera. Einaudi, 1948; 32: 202). Non bisogna lasciarsi impressionare dalle parole: pianificare significa mettere ordine, orientare verso uno scopo. [...] Come finanziare questi piani? [...] Questa decisione capitale comporta l'abbandono di due principi fondamentali di uno Stato: primo, che la spesa dello Stato deve essere contenuta entro un importo minimo necessario per far fronte a bisogni inevitabili; secondo, che le entrate e le spese dello Stato devono ogni anno equilibrarsi. [...] Una volta ammessa la possibilità di una domanda privata deficiente, lo Stato, se mira alla piena occupazione, deve all'occorrenza essere disposto a spendere più di quanto sottrae ai cittadini con la tassazione, per impiegare la mano d'opera e le altre risorse produttive che altrimenti verrebbero sciupate" (Il sindaco "santo" o meglio Servo di Dio Giorgio La Pira. L'attesa della povera gente. Libreria Editrice Fiorentina, 1978; 33 e segg.). Ovviamente, perché uno Stato spenda, con ciò facendo ripartire la domanda attraverso investimenti pubblici massicci, non certo compassionevoli come l'operazione "Teatri gratis" o la card alimentare "Tessera del nonno", ma capaci di operare un rilancio dell'occupazione vera, non di quella precaria e a basso costo, deve disporre di un proprio portafoglio. Oooops, ma tu guarda che iattura: per quella stravagante fascinazione esterofila che ogni tanto ci annebbia la vista, da almeno 20 anni abbiamo regalato il nostro portafoglio ad un organismo, targato BCE, della "Buba" Gump corporation, che, montato su un proprio elicottero, i denari li ha sì buttati dall'alto, ma con lanci ben precisi indirizzati alle banche situate un po' più in basso. E indovina un po' che scherzi che fa la natura: butti il denaro dall'elicottero e l'inflazione non si alza. Nessuno però tocchi la legge: Ipse dixit.

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    8. Trovo utile il commento di Crispino Greco: la frase di Friedman citata, con le sue connessioni certissime nei fatti quanto vaghissime nei tempi, mi permette di capire bene il senso con cui Keynes diceva che "a lungo termine saremo tutti morti".
      Evidentemente certi toni profetici non li ha inventati Friedman e la risposta di Keynes a chi già li usava mi pare completamente giustificata.

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    9. Per la precisione: Friedman viene dopo Keynes. Ma la retorica liberista era la stessa anche ai tempi di Senofonte.

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    10. @Adriana Erano aerei. Erano vivi. E anche allora, non c'era consapevolezza sufficiente di quanto stava accadendo. È arrivata dopo, tardi.

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    11. Vedete? Ogni volta che anche saltuariamente ritorno a leggere, purtroppo anche qui, la ferita si riapre leggendo le imbecillità che scrive questo "professor" Crispino Greco, il quale ha ovviamente afferrato perfettamente la ratio del discorso di Alberto, come uno strabico vede senza profondità. Ma lui non ne ha consapevolezza, mentre i Giavazzi, i Salvati etc forse si; ma è chiaro che sia meglio per la mia salute, continuare a suonare Hell's Bells! E tacere e non vedere e non partecipare, Cristo!

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    12. Ma sai, lui è un "fautore della teoria quantitativa della moneta". Il Journal of Monetary Economics pullula di suoi contributi in merito. Io, fossi in te, farei uno sforzo e la prenderei a ridere, ma so che questo sforzo è più pesante per te che per me perché ne hai passate più di me (anche se io sto facendo del mio meglio per raggiungerti). Se preferite, posso anche non pubblicare questi interventi folcloristici. Sono pochissimi, invero, e preziosi, perché sapete, siccome ognuno è convinto di avere una testa pensante, se non vede una discussione nella quale qualcuno sostenga che la Terra è piatta poi gli sembra di essere capitato su Scientology...

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    13. Ma no, pubblicare queste cose ha un esplicito e importante significato didattico. Esplicitano in modo palese ciò che sarebbe prolisso ma a questo punto della storia, del tutto inutile, contrastare, almeno qui. Carissimo, speriamo proprio di no, per l'altro discorso!

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    14. Antonio Martino della Mont Pelerin Society. Minchia che fonte!

      Quando parliamo di Milton Friedman, parliamo di questa merda qua, vero?

      "MILTON FRIEDMAN: It may have been a turning point, but not because it was the first place to put the Chicago theory in practice. It was important on the political side, not so much on the economic side. Here was the first case in which you had a movement toward communism that was replaced by a movement toward free markets. See, the really extraordinary thing about the Chilean case was that a military government followed the opposite of military policies. The military is distinguished from the ordinary economy by the fact that it's a top-down organization. The general tells the colonel, the colonel tells the captain, and so on down, whereas a market is a bottom-up organization. The customer goes into the store and tells the retailer what he wants; the retailer sends it back up the line to the manufacturer and so on. So the basic organizational principles in the military are almost the opposite of the basic organizational principles of a free market and a free society. And the really remarkable thing about Chile is that the military adopted the free-market arrangements instead of the military arrangements".

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  7. Scoppiasse la violenza ci si allontanerebbe ancora di più dalla necessaria lucidità, e questa deriva non avrebbe la direzione verso la fonte dei problemi concreti, seguendo così le manovre almeno in parte organizzate dalle vere origini dei problemi stessi.

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    1. Ho la netta impressione che se il raccontaballe di rignano appoggia gli scarponi sul suolo libico qui scoppia il finimondo e col mare di gente "ospitata" non vedo persone tanto lucide e preparate capaci di risolvere i problemi nascenti. A cavallo tra gli anni '70 ed '80 nel Bel Paese dominavano i servizi di tutto il MO.... la storia si ripete solo che questa volta rischiamo molto,molto di più. Un grazie al Prof. ed un augurio a che questo paese ritrovi la retta via......

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  8. La locuzione "helicopter money” fa il paio con “dobbiamo fare le riforme per attirare i capitali stranieri”: la ricchezza che piove dal cielo è lecita solo se proviene da creditori esteri e non se proviene dallo Stato. Sti tizzi sono ossessionati da sta cacchio di idea dei soldi volanti, neanche fossero quaglie o beccacce. Non avranno superato il trauma infantile di quando tirarono fuori dal borsellino mille lire per comprare un cremino, ma una folata di vento glieli fece scappare di mano e la loro infanzia fu devastata dall'immagine delle mille lire che prendevano il volo (questo trauma infantile fa il paio con l'analogo trauma patito dai signoraggisti).

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  9. L'ultima parte dell"articolo mette in luce l'avversario più duro: il problema ideologico di quelli che dovrebbero stare dalla parte giusta.

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    1. Esatto. E invece di costituiscono ascari di un progetto fascista, solo perché "l'ha detto Salvini" (questo è l'argomentone di Trullo whisperer)! Quindi uno che non dice quello che sa, perché l'ha detto prima Salvini, va a non dirlo su #lamm... rendendola in qualche modo "de sinistra" o comunque pluralista, e facendo così, per ambizioncelluccia personale, un enorme favore all'avversario di classe, senza rendersene conto. Incredibile!

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    2. Per non parlare di quelli che: "la svalutazione funziona solo se crollano i salari(sostenuto da economisti di sinistra),la colpa è delle PMI,le svalutazioni disincentivano le innovazioni".

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  10. Per fare del buon terrorismo sono meglio le bombe o le banche?
    Ma le banche! Lo hanno capito bene che con le bombe, dai e dai, c'è caso che qualcuno si accorga che una guerra è in corso, mentre qui c'è la PAAAACE.
    Ce l'hanno data e la mantengono l'Europa, l'euro, la Commissione Europea, la BCE e tutto il resto. Lo attesta il Nobel per la pace, no?
    Occhi bassi e attenti a non guardarsi attorno, a non vedere il contesto, a non capire la situazione: magari passerà da sola.
    Ma cosa c'era di strano a ballare sul ponte del Titanic COME TUTTE LE ALTRE SERE, se non qualche dettaglio nel contesto? Che si poteva ben ignorare.
    Per un po'.

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  11. non penso sia un problema ideologico ma di "conformismo" (per vari motivi, per carità).
    Per me esiste pure un linguaggio di destra e di sinistra e il prof per esempio incarna perfettamente quello di destra (che fa breccia tra gli onesti, in senso lato, e fa girare i cogl.oni a chi vende le chiappe ogni giorno al migliore offerente).
    Il conformista deve adeguare il proprio linguaggio nei migliori dei casi.
    Nei peggiori deve scrivere o dire una cosa e negarla nella stessa frase, al rigo successivo.
    Questo linguaggio che ho sempre identificato con la "sinistra" (odiato sin da piccolo, perché pieno di aria e senza sostanza e come si dice dalle mie parti, degno di minchie piene d'acqua) lo riconosci subito: chi lo adopera oltre ai giri di parole del fumo, sa roteare bene le dita nelle sue espressioni corporali che accompagnano la lingua.

    Alla fine ormai sappiamo che ci siamo buttati da un precipizio profondissimo e che l'unica soluzione è quella di aprire il paracadute (a proposito di elicotteri.. forse volevano dire che invece dei soldi si butteranno le persone?).
    Ebbene, la risposta me la immagino del tipo: "ma poi dovrai riordinare il paracadute!"
    E sì, monetarizzi il deficit e aumenta l'inflazione quando stai in deflazione, che problema grosso che avremmo!

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  12. Giuro che non avevo letto questo post quando Bazaar mi aveva inviato il suo.
    Non avevo neanche capito che avevi già commentato Wren-Lewis quando ti ho risposto su twitter.

    Ma mi piace aggiungere un passaggio che il "commentare" Bazaar mi ha obbligato a formulare, dopo una sua citazione di Kaldor. E entrambi vertono su monetarismo e banca centrale indipendente:

    «I monetaristi, in stretta analogia con Walras, sostengono che la sovrastruttura della moneta creditizia varia in modo strettamente proporzionale alla base monetaria. […]
    In tale situazione raggiungere gli obiettivi monetari non sarebbe un problema: essi verrebbero automaticamente raggiunti determinando o razionando il volume di monete emesse ogni giorno. Ma, in realtà, la banca centrale non può rifiutare lo sconto di titoli primari...» N. Kaldor, “Il flagello del monetarismo”, 1984
    "l'equivalenza alla "debellatio" militare della cessione di sovranità imposta mediante trattato, che sottragga prima la sovranità monetaria, - istituendo una valuta sovranazionale non statale e affidandone la gestione a una banca centrale indipendente pura, che opera sul presupposto esclusivo della conservazione di tale moneta- e quindi, per necessità, la sovranità fiscale, impedendo ogni possibile soddisfazione delle esigenze di sostegno alla domanda in funzione anticiclica, è illustrata in questo post: I POMPIERI CIECHI DELL'€UROPA E I NEO-LIBERISTI CAPACI "DI TUTTO"

    Come vedi non ho neppure messo un link attivo: orizzonte48 e goofynomics sono di fatto una fonte sincronica.
    E credo che ai lettori di entrambi, come a noi stessi, non basti questa magra soddisfazione.
    L'unica soddisfazione è impersonale e collettiva: ma una (piccola) massa consapevole può divenire "critica" in retroazione "sull'alto"? Boh...Non vedo lo sbarco in Sicilia, ma...
    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-03-04/lse-ice-potrebbe-scorporare-borsa-italiana-063914.shtml?uuid=ACQgvOhC

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    1. Wren-Lewis mi ha rotto i coglioni e da dire ci sarebbe molto, anche senza ricorrere alla sterminata cultura di Bazaar. D'ora in avanti voglio fare meno, ma farlo dove gli fa male.

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  13. Non mi ero reso conto del perché mi desse fastidio, quella del denaro dall'elicottero, ma me ne dava.
    Non vorrei sopravvalutarmi, questa spiegazione mi serviva (grazie), ma devo imparare a fidarmi di più del mio istinto, senza tanti scrupoli "pluralistici".

    Codiali saluti
    Paolo

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  14. La delusione e la stanchezza viene anche, almeno per quel che mi riguarda, dal silenzio di chi non vuole compromettersi. L'unica soddisfazione verrà quando sarà chiaro che il loro silenzio sarà la vera, palese compromissione.

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    1. Salvati sa benissimo, ma non sa come ammettere l'errore. Come Visco, come Prodi. Quando non gliel'ho sentito dire, sono comunque a un grado di separazione da loro. Li conosco meglio di voi e di quanto loro conoscano me. Condivido la tua riprovazione. Ci vorrebbe coraggio, ora. Ma purtroppo non abbonda.

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    2. Esatto siamo all' equilibrismo delle osservazioni, ammettono il problema, identificano anche delle responsabilità, ma stanno sempre nel solco del stare attaccati al carro UE con mani e piedi in attesa di trovare come uscirne dal "cul de sac". Che schifo!

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  15. Sono partito da Goofynomics, sono passato da Orizzonte 48, ho letto Caffè, ho letto Galbraith, penso di aver capito molte cose, ma non ho ancora trovato qualcuno che, nel quotidiano, sia al corrente di almeno una di quelle nozioni che ho appreso lungo questo percorso; quindi deduco che ci sarà un grande crollo, improvviso, e che la mentalità convenzionale imperante ci porterà ed uno sbocco violento.

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    1. Come sapete, da circa un anno me ne sono convinto anch'io. Nessuno mi crede, almeno non nella mia famiglia. Mi preparo alla fuga, per combattere con più serenità. Non posso sacrificare la vita dei miei figli. Il bail-in, per chi l'ha saputo intendere, è stato, su un piano totalmente diverso e sperando che l'accostamento non venga frainteso, l'equivalente delle leggi razziali. Il segnale di allarme, la prova che noi Untermenschen non saremmo stati risparmiati. Ma chi non aveva capito la Grecia non ha capito nemmeno il bail-in. E allora pace...

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    2. Un po' ne avevo il sentore. Ma l'esperienza in Goofynomics è stata determinante, me ne ha dato piena prova: il problema è davvero ad un livello profondo. Sta in ogni singola città, in ogni singola palazzina o villetta, per le strade, nei giardini, negli esercizi commerciali o negli studi professionali, sta dentro ogni singola mente, ed è umano. L'egoismo, dettato dal terrore, la mancanza di empatia, lo scollamento dalla realtà, dal razionale e dunque l'odio per il tuo simile. La domanda che mi pongo è: possono l'autocontrollo che una società inevitabilmente esercita su se stessa, tramite i propri membri reciprocamente, la violenza di uno stato di polizia o, peggio, l'intero sistema della società dello spettacolo, gestire l'urlo di questo neo primitivo che siamo diventati? Gli squilibri macroeconomici, che l'esperienza dell'Euro ha evidenziato e causato, sono i sintomi di una malattia dello spirito e costituiranno il movente dello sfogo. Ma è uno sfogo che stiamo chiamando da tempo. Io Le credo.

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    3. "Mi preparo alla fuga, per combattere con più serenità. Non posso sacrificare la vita dei miei figli".

      Non posso di certo giudicarla dopo tutto quello che ha fatto ma leggere questo mi ha fatto male. Spero che non accada, spero che non ce ne sia bisogno. In ogni caso, io rimango qui. Forse non ho scelta.

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  16. "Quindi per uscire dalla crisi basta semplicemente tornare alla normalità, all'economia dei libri di testo..."

    Ma allora c'hanno ragione che Bagnai lafafacileeeeeeee!!!!!

    Prof. lei aveva già previsto tutto anche la virata di bordo.

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  17. Posso dissentire? Sono d'accordo che bisogna stampare moneta e a questo punto tornare alla lira con una bella inflazione. Il problema è a monte: innanzitutto l'euro è un progetto usa; se siamo entrati nello sme è stato sotto ricatto ;lo stesso per la separazione tra tesoro e banca di Italia. Avevamo detto no all'entrata nell'euro poi all'ultimo momento la tassa sull'Europa e swap per decine di miliardi per rientrare nel 3% e il gioco è fatto. Ora pongo a tutti un quesito molto semplice: come usciamo dall'euro? Ci aiutano gli usa? No l'euro è una loro creatura e di sicuro non ci rinunciano. Forze politiche? Ridicole. Tutti ricattabili. La società civile? Ma se uno dei punti di forza degli italiani nei secoli è stato l'egoismo! No siamo troppo divisi. Infine un'ultima considerazione: ci hanno ricattato in tutti i modi e ogni volta abbiamo ceduto sovranità:abbiamo la forza di resistere alla speculazione che ci attaccherebbe in modo vergognoso? Perché se la risposta è no moriamo lentamente e amen

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    1. Puoi dissentire, e puoi anche ricominciare da capo discorsi già fatti migliaia di volte. Sei uno storico? Ti dispiace se non ti dico come la penso? L'ho già fatto altrove e sono molto stanco. La Germania di qua, la Merika di là... Sì, certo, forse... Vedremo...

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  18. Gentile Professore, sono finalmente riuscita ad attivare un contributo mensile ad A/simmetrie. È piccolissimo, ma, mi creda, è proprio il cosiddetto obolo della vedova. A me infatti, è stato ormai levato quasi tutto. Pensione quasi minima, senza aumento alcuno, brusco rialzo di imposte e tariffe, e quel che è peggio alla mia età, il diniego a quel minimo di medicina preventiva che era rimasto.....sa,colesterolo, transaminasi ecc. non avvertono. Il costo degli esami del sangue è troppo elevato. In pratica siamo all'eutanasia senza neppure il costo della legge! Nonostante la mia età però, non ho ancora perso la voglia di battermi! Non la perda neppure lei, per favore e grazie di tutto. Zootropolis?

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    1. Sì, Zootropolis. E le analisi dovrei farle anch'io. Tu non hai i soldi, io non ho tempo.

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  19. Se si prova a leggere l'articolo di oggi di orizzonte 48 quello che scrive bagnai diventa di una chiarezza senza fine.quando mi parlano di riduzione della spesa pubblica, di spending review (fatta su chi pulisce uffici e h a 800 euro al mese) di parametri,sforamento,deficit,3% e tutto il vocabolario della fasciocrazia europea metto la mano alla fondina della pistole. Solo una sana e consapevole spesa pubblica può salvare il popolo dalla fame Qe si But forse people

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  20. "La spesa pubblica va ridottaaaa, gli ospedali sono uno sprecoooooo, i dipendenti pubblici si fanno timbrare il cartellinoooo, obrobrioooooo.. Le opere pubbliche sono piene di corrruzzzzzzzioneeee, se magnano tuttoooo"

    E in questo contesto, bisogna spiegare al populino italico, e ai rigorosi tedeschi, che gli stati devono ricominciare a spendere moneta per finanziare opere pubbliche. Impresa davvero ardua.

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  21. Se si va al nocciolo, il problema dell'italiano medio è che vede il denaro come un carburante, che serve a realizzare i progetti di vita e a togliere alcuni sfizi.

    Dal punto di vista del singolo l'interpretazione è giusta, ma non funziona più dal punto di vista della collettivaità. In questo caso il denaro per funzionare bene deve essere visto come un olio (un olio a costo zero). Deve essere ben distribuito su tutta la macchina e deve rapidamente lubrificare e ricircolare nelle parti rimaste a secco. Il carburante è costituito dalle risorse materiali e umane del Paese.

    PS: l'altro giorno un mio collega mi ha detto che ha speso i 500 Euro di bonus-cultura della madre insegnante, che altrimenti sarebbero andati persi. Si è comprato un tablet.

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  22. @erne.1947 Grazie per aver messo nella giusta prospettiva il concetto di "ritorno alla durezza del vivere", auspicato da un faccione sorridente con due cognomi e una infanzia/adolescenza/giovinezza a 5 stelle

    Io le analisi del sangue le ho fatte due settimane fa: costosissime, 4 foglietti rossi, 4x10 = 40 Euro solo per quelli (vediamo come trasformano questa voce con la ricetta elettronica e ce famo du' risate).

    Me le ha ordinate l'angiologo informandomi che, in mancanza di una copertura privata le seguenti cure mi costeranno dai tre ai cinquecento euro/mese per un periodo a oggi indefinito e indefinibile.

    Vivo di prestazioni professionali e il mio quasi unico cliente mi deve ancora pagare i lavori fatti a novembre del 2014, nonché tutto il 2015; con un bilancio di 20 milioni di euro ha la faccia di dirmi che non è in grado di pianificare delle date per pagarmi quanto mi deve e ha già abbondantemente incassato dai clienti a cui erogo i servizi.

    E' ovvio che perdurante questa situazione non mi potrò curare, ma sono già contento di sapere benissimo chi devo ringraziare.

    Nel 2012 ho visto andare in briciole un'esperienza imprenditoriale iniziata nel 1996, ma già dal 2008 avevo dovuto assistere alla condanna di chi era in terza classe a rimanere imprigionato nei ponti inferiori.

    Era a me chiarissimo che, nella crisi che si apriva, il sistema stesse "arroccando" e che chi non aveva santi in paradiso sarebbe stato abbandonato a mare, alla faccia di visione, competenze e capacità realizzative
    (Vision, Skill, Ability to Execute per tutti quelli che chiamano "risorse umane" le persone,
    Weitblick, Fachkenntnisse, Umsetzungskompetenz per quelli che capiscono solo i comandi in tedesco - Sitz! Platz!)

    La violenza esploderà con la forza dell'acqua del Vajont e, come per quel tragico evento, non sarà da imputare al destino baro o alla natura matrigna.

    Sarà dovuta in secondo luogo alla perversa volontà di chi vuole il nostro sangue, ma in primo luogo alla bavosa e ributtante attività di tutti coloro che hanno per anni spianato la strada ai nostri carnefici e hanno chiuso a chiave i cancelli della terza classe (cosa deve succedere dopo Etruria e bail-in affinché la massa amorfa che vota PD si renda conto che quello che preme dietro di loro non è un coniglio di peluche ma un enorme nodoso randello?).

    I principali responsabili sono loro.

    Senza la loro fondamentale attività, per i nostri nemici sarebbe stato molto più difficile, se non impossibile, avere il nostro scalpo.

    Il Crotalo/Cavajere Nero ha gli strumenti per poterli osservare a grado di separazione uno senza rischiare di bruciarsi irrimediabilmente.

    Noi altri chiusi a chiave in terza classe non potremo permetterci di accettare la nostra sconfitta con calma, dignità e classe.

    Ci rimarrà tuttavia la magra consolazione di vederli volare dall'elicottero con aria stupita e "fognante" e di sapere che la loro paga per averci venduto sarà comunque la morte.

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  23. "...le attivita' reali rappresentano un alternativa al tener moneta...". Esatto, si può sempre comprare oro, arte, diamanti o dimore d'epoca.

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  24. L 'acquisto di titoli di stato da parte della BCE ha comportato la riduzione del rendimento dei medesimi e indirettamente la riduzione degli interessi che lo stato paga sui titoli di nuova emissione, ma nessuon aumento sensibile dell' inflazione. I minori interessi non hanno ridotto il debito pubblico, ma hanno consentito a chi governa di sospendere qualche tassa come l'ICI; il che non farà diminuire il deficit ma fà vincere le elezioni.
    II tutto con buona pace del vincolo esterno rappresentato dall 'Europa e dal vincolo interno rappresentato dal pareggio di bilancio in costituzione.
    L' inutilità delle misure dimostra a mio avviso la debolezza della teoria che vede un rapporto certo e meccanico tra quantità di moneta e livello dei prezzi.
    La risposta è la solita : la moneta immessa è ancora poca ed è passato ancora troppo poco tempo; così continuiamo ad annaspare in questo trappolone della liquidità in attesa che ci vengano imposte nuove riforme.
    Il mio timore è che queste misure non solo siano inefficaci ma alla lunga anche dannose perché rischiano di innescare quelle bolle speculative che quando esplodono danneggiano i risparmiatori. Le banche di tutta questa liquidità qualcosa ne dovranno fare pur qualcosa, visto che ben pochi la richiedono per investire e se le cose andranno male non saranno le banche a fallire ma i risparmiatori a ripianare le perdite. Prepariamoci a leggere chili di opuscoli su come diventare investitori consapevoli . Saranno scritti dagli stessi esperti che prevedono le crisi il giorno dopo e forse potremo evitare il bail in. E' una grande opportunità, diventeremo tutti economisti; magari poveri ma economisti. E' una soddisfazione : la cultura è importante e la miseria non è vergogna.

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  25. perdoni la domanda forse fuori luogo ma crisi dovuta alla strategica manina corta del mondo finanziario internazionale che mi pare spieghi in questo post "per il semplice motivo che i paesi forti non hanno alcun interesse a indebolire la propria egemonia aiutando quelli deboli"..."Il punto è che in entrambi i casi le somme erogate dalla BCE sono rimaste all'interno del circuito finanziario, e non ci si poteva aspettare che facessero altro" "la cosa finisce in deflazione" non e' in contraddizione con crisi invece del tipo “Liberalizzazione, rigidità del cambio, e destabilizzazione guidata dai mercati" cioe' denaro a go-go hai paesi "non dominanti" con inflazione e collasso per incapacità di rimborso? Non sono un economista mi scuso in anticipo se dico fesserie

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    1. No. Lei non è un economista, quindi potrebbe trarre giovamento dalla lettura dei posti nella sezione "Per cominciare", o dei libri (più sistematici).

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    2. grazie per la risposta partiro' dalla sua introduzione. nel modello “Liberalizzazione, rigidità del cambio, e destabilizzazione guidata dai mercati" l'estero inonda di capitali il tal paese e quando i privati del tal paese collassano lo stato salva le banche che hanno prestato male. Le casse vuote non sono quelle della banca estera?
      può anche rispondermi "idem come sopra" grazie ancora

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    3. Carissimo, sinceramente non capisco lei cosa stia cercando. Se vuole le risposte, le legga dove lo ho già date. Non c'è alcuna contraddizione fra prestare soldi a un paese che si vuole utilizzare come mercato di sbocco, e contribuire in una fase successiva alla destabilizzazione del suo mercato finanziario (che consente di acquisire anche quest'ultimo). Sinceramente, ho grosse difficoltà a capire come aiutarla.

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    4. La ringrazio ora ho capito, c'è la sostituzione del cerino prima di scottarsi la mano.

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