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domenica 25 ottobre 2015

Azincourt (una storia europea)

Vi ricordate Filippo il Buono?

Sì, quello che aveva tollerato il doppio gioco di Luigi di Lussemburgo... No, non questo Luigi di Lussemburgo (ci siamo divertiti al suo matrimonio, vero? Bella festa...): questo, il conestabile di Saint Pol, cioè il nonno di Filiberta di Lussemburgo e per quella via bisnonno materno di Filiberto di Chalon-Arlay, che era, quest'ultimo, il nostro amico che non riuscì a evitare il sacco di Roma (perché non parlava la lingua: un problema tipicamente europeo), e i cui mercenari (che gli servivano a Napoli per risolvere un altro problemuccio) vennero schiantati dal freddo sull'altopiano delle Cinque Miglia, quello per il quale oggi devono transitare le partorienti dell'alta val di Sangro onde raggiungere l'ospedale di Sulmona, come mi spiegava la Scarpetta di Venere (semper laudetur).

Ecco, lui.

Mi piace ricordarlo oggi con voi per affermare un principio che deve esserci di conforto e di stimolo: non è vero che la virtù non venga ricompensata. La bontà, e l'ascolto dei saggi consigli, spesso sono ricompensati, e la vicenda di Filippo ne è un esempio.

Nato a Digione nel 1396 da Giovanni Senza Paura, nel 1415 aveva 19 anni, e, come tutti i giovani, voleva imbrancarsi coi suoi coetanei. Ma venne dissuaso da papà. E fece bene ad ascoltarlo. Perché  nel 1415 la gioventù francese non voleva andare il venerdì sera da Pizza Alex, con la Aixam, a sfoggiare jeans sdruciti, come oggi la gioventù pariolina (vedi alla voce er Palla): voleva andare il venerdì mattina ad Azincourt, a sfoggiare armature damascate, sventolando il proprio blasone. Che, va detto, nel caso di Filippo era un signor blasone: solo per leggerlo ci vuole un quarto d'ora:

Ecartelé: en I et IV d'azur semé de fleurs de lys d'or à la bordure componée d'argent et de gueules (qui est du Duché de Bourgogne) ; en II parti, en 1 bandé d'or et d'azur de six pièces, à la bordure de gueules (qui est de la Comté de Bourgogne), en 2 de sable au lion d'or, armé et lampassé de gueules (qui est de Brabant) ; en III parti, en 1 bandé d'or et d'azur de six pièces, à la bordure de gueules, en 2 d'argent au lion de gueules armé, couronné et lampassé d'or (qui est de Limbourg). Sur le tout d'or au lion de sable armé et lampassé de gueules (qui est de Flandres).

(qui il disegnino per capire da dove viene cosa).

Ma papà je disse: "Leva mano!" (per la cuggina dell'economista: sarebbe la versione parenetica del "Dattelo in faccia!": chiedi al facinoroso per spiegazioni).

E lui, Filippo, che era buono di nome e di fatto, invece di uscirsene dal Prinsenhof sbattendo la porta come avrebbe fatto er Palla, disse "Oui, mon père", ritirandosi nei suoi appartamenti, che suppongo non fossero un troiaio come quelli del sullodato er Palla.

Per il figlio di un Senza Paura e il padre di un Temerario deve essere stato un bel sacrificio rinunciare alle scorrerie del venerdì mattina. Nelle sue vene scorreva un sangue ardente (compatibilmente con la latitudine). Ma ascoltò papà, il Sans Peur.

E ben glie ne incolse (capito, Palla?).

Perché da Pizza Alex, cioè, scusate, ad Azincourt, non ci sarebbero stati Oliviero, Jacopo e Mattia ad aspettarlo (oh, la sconcertante assenza di entropia dell'onomastica pariolina)... Eh no, ci sarebbe stato, e infatti c'era, Chicco Quinto, un nostro amico, che tutti conoscete, perché tutti conoscete il bel discorzetto che fece alla sua comitiva, discorzetto che spesso vi ho fatto anch'io, e che vi rifarò stasera a Bookcity (povero Vlad, cosa je tocca...).

Ve lo propongo in due versioni, quella per europei (grazie ad Alfonso Liguori che me l'ha fatta conoscere):


e quella per diversamente europei, facilmente accessibile via il tubo:



Che storia, quella di Azincourt! C'è, in nuce, tutta la storia che noi stiamo vivendo: quella dell'Unione (?) Europea (?).

Ma l'Unione Europea non c'era, purtroppo (altrimenti, come sapete, non si sarebbe combattuto): ma c'erano, e si unirono per la giusta causa (o per quella sbagliata: tanto, per noi, seicento anni dopo, una vale l'altra) una pletora di stati relativamente indipendenti: il Regno di Francia, il ducato di Bretagna, la contea di Champagne, il ducato di Borgogna, il regno di Navarra, la contea delle Fiandre, il ducato di Aquitania, il ducato di Lussemburgo, e spicci. Questo lo si ricorda ad erudizione dei tanti che forse credono che la barriera di Ventimiglia, quella dove oggi respingono i rifugiati, esista dal tempo di Carlo Magno...

E non c'era, purtroppissimo, l'euro (altrimenti, come sapete, non ci sarebbero state le crisi), ma c'erano, dalla parte dei francesi, le armature, che dell'euro sono mirabile metafora: pesanti, rigide, e concepite per proteggere (?).

Dall'altra parte, invece, c'era una cosa che secondo molti economisti protegge meglio: la flessibilità.

I fatti li sapete. La battaglia fu combattuta lungo l'asse dell'odierna dipartimentale 104:



I francesi venivano da Ruisseauville, e gli inglesi li aspettavano dalla parte di Maisoncelle. Dice: "Ma se l'Inghilterra è a nord della Francia, perché i francesi arrivavano da nord?". Perché gli inglesi volevano tornarsene a casa, visto che stava cominciando l'inverno (la guerra era attività prevalentemente estiva, per motivi che immaginate). Erano partiti dall'Inghilterra un po' sul tardi, il 12 settembre, e il 22 settembre avevano conquistato Harfleur (oggi un sobborgo di Le Havre, alla foce della Senna, non lontano da dove vado a insegnare), e ora ripiegavano dalla Normandia su Calais, in direzione Nord (nel dipartimento che oggi si chiama, guarda caso, Nord-Pas de Calais). Da quella città, che era inglese dal 1347, avrebbero potuto traversare facilmente la Manica.

Ma i francesi, per fare gli splendidi, sbarrarono loro la strada.

Questa, ovviamente, non era asfaltata. Si andava per campi arati di fresco. I nobili francesi erano a cavallo, e anche i fanti erano pesantemente armati. Gli inglesi, invece armati alla leggera. La notte del 24 la passarono tutti, inglesi e francesi, nobili e scudieri, sotto una pioggia torrenziale, tanto che dalla parte dei francesi (cioè a Ruisseauville, il paese del ruscello: nomen omen) la strada era diventata un torrente. Per gli inglesi fu facile piantare nel terreno ammorbidito dalla pioggia dei pali che ostacolassero la carica di cavalleria. Viceversa, per i francesi fu difficile andare alla carica in un terreno nel quale i loro cavalli affondavano fino al ginocchio. Tanto per non farsi mancare nulla, i francesi, mentre litigavano su chi dovesse stare in prima fila e più vicino al capo (che non era il re, Carlo VI, il quale come sapete aveva svalvolato, ma Carlo I, il conestabile d'Albret), avevano lasciato avanzare di 600 metri i francesi senza disturbarli. Non molto, ma abbastanza per trovarsi a portata di longbow (circa 300 metri, e a 100 metri foravano un'armatura).

Dopo uno scambio di convenevoli (tipo: "Se rinunci alla corona d'Inghilterra ti facciamo tornare in Inghilterra". E Chicco: "Scusa, ma allora che ci torno a fare?"), i francesi attaccano: travolti da una pioggia di frecce, e impantanati nel fango, i cavalieri della prima ondata intralciano quelli delle successive, trasformandoli in facile bersaglio. La sconfitta era quindi inevitabile, come lo era stata a Crécy e Poitiers (con dinamiche molto simili). Sarebbe però stato evitabile il massacro, perché, come ho cercato di spiegarvi, non è proprio esattissimo quello che quel sanfedista di Roberto Buffagni ci dice ogni tanto, ovvero che le élite europee ci hanno sempre oppresso, ma almeno una volta ci difendevano e rischiavano la pelle. Preciso: la pelle, sì, la rischiavano, più di adesso, ma sempre meno di un poveraccio, perché se eri molto ricco era abbastanza facile che laddove non ti stendesse una freccia o un'archibugiata o un tuo pari, ma finissi nelle mani di un poraccio (un fante), quello invece di ucciderti ti catturasse, in modo da ottenere un riscatto (ricorderete anche per quale infelice equivoco a Carlo il Temerario questa sorte non toccò...).

Insomma: non sarete sorpresi di sapere che chi aveva fieno in cascina di norma e in media trovava modo di cavarsela anche in quei tempi bui (?). Più sorprendente, viceversa, la dinamica del massacro. Perché gli inglesi erano tutti contenti di aver catturato così tanti baroni francesi: sò sordi (pensavano), e la cosa sembrava finita lì. Ma c'era un problema: i francesi catturati erano veramente troppi, e portarseli dietro creava una oggettiva difficoltà logistica. Ci si sarebbe potuti organizzare, se non fosse che, verso la fine della piacevole scampagnata, Ysembart d'Azincourt, un nobilastro locale, attaccò con 600 contadini le retrovie inglesi, impadronendosi della corona del re e di altri souvenir. Temendo un attacco alle spalle, Chicco (cioè Laurence Olivier o Kenneth Branagh, a seconda delle preferenze) ordina agli arcieri di disfarsi rapidamente dei prigionieri. Gli arcieri preferirebbero di no, non tanto per il sangue, ma per i soldi. E allora Chicco fa loro un'offerta che non possono rifiutare: chi si rifiuterà di uccidere i prigionieri verrà impiccato.

Mors tua, vita mea, e l'aristocrazia francese conobbe una subitanea crisi demografica. Ci lasciarono le penne Jean I, duca d'Alençon e conte del Perche, Edoardo, terzo duca del Bar e marchese di Pont-à-Mousson, Antonio duca di Brabante e di Limburgo, Filippo di Borgogna, conte di Nevers e di Rethel, e via dicendo. Quattro principi del sangue, una serie infinita di altri signori, una catastrofe.

Ma soprattutto una storia in tutto e per tutto europea, in tutte le sue sfaccettature, come mi accingo a dimostrarvi.

Il rifiuto della storia
Questo è il primo aspetto "europeo" della vicenda che oggi ci appassiona: il rifiuto assoluto e categorico di imparare dalle esperienze precedenti. Perché, santo Dio, c'era già stata la battaglia di Crecy, no? Combattuta dalle stesse parti (in senso geografico e politico), più o meno con lo stesso rapporto di forze, e persa più o meno nello stesso modo. E anche a Poitiers non era andata in modo tanto diverso.

Ma gnente...

Gli "europei" al passato proprio non guardano: lo trovano disdicevole. Bisogna guardare al futuro, ripetendosi che sarà roseo, che tutto andrà bene, perché non può andare che bene, perché deve andare bene, perché nel Manifesto di Ventotene c'è scritto che "La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà", che poi, nel caso qualcuno non lo notasse, è esattamente questo tipo di discorso, a chiara indicazione se non della matrice ideologica del manifesto, quanto meno della temperie culturale dell'epoca ("noi tireremo dritto", "è la Bce che traccia il solco e il Pd che lo difende", ecc.).

La cultura politica dell'ottimismo totale
(copyright Giandomenico Majone).

Dice: "Ma guarda che ha piovuto!"

Fa: "No, non ha piovuto! Siamo europei, siamo uniti, quindi splende il sole, il terreno è compatto, non è una poltiglia, e la nostra cavalleria spazzerà via quei quattro straccioni di Lancaster".

Ecco. Un altro dato europeo: il rifiuto del principio di realtà. Jean le Meingre, uno degli strateghi francesi, aveva predisposto un piano di battaglia che prevedeva di incontrare gli inglesi in campo aperto: non in una radura incassata fra due boschi. Insomma, ci siamo capiti: è la solita storia familiare a noi economisti, per cui se il modello non rispecchia la realtà, si fa finta che sia questa ad adattarsi (truccando i dati: esempi qui e qui). Ma gli arcieri inglesi erano referee più severi degli attuali accademici statunitensi (almeno a giudicare da quello che dice Romer qui parlando di un nostro amico), e avvicinarono bruscamente i baroni alla durezza del vivere...

Il delirio della competitività totale
Su questo ormai si è detto tanto: un mondo nel quale tutti esportano non è logicamente possibile. Allo stesso modo, non è strategicamente sostenibile uno schieramento nel quale tutti desiderano stare in prima fila. Pensate che la vanagloria dei baroni francesi era tale che i cv, pardon, gli stendardi da essi sventolati oscuravano completamente la vista ai fanti che in teoria, nella seconda fila, avrebbero dovuto sostenerne l'azione, approfittando dei varchi che si supponeva la cavalleria aprisse nelle linee nemiche (cosa che poi non accadde). Immagino i litigi per decidere chi dovesse arrotolare il proprio cv (pardon, stendardo) e metterselo nel baule.

Così come non si può essere tutti nella prima fila dello schieramento, non si può essere tutti esportatori netti.

I francesi lo impararono a loro spese, i tedeschi lo stanno imparando a nostre spese.


L'illusione del numero
Nota bene: non solo i francesi non vinsero nonostante fossero di più, ma addirittura vennero sgozzati come porci perché erano di più (e quindi era sconsigliabile sia tirarseli dietro, sia lasciarli in vita, in un contesto nel quale sembrava che ci fosse l'imminente pericolo di un attacco a tradimento). Questa idea che si deve essere tanti per combattere non funziona: non è così. Noi siamo pochi. I baroni sono tanti. E come sta andando lo vedete (risparmio link, tanto sapete di chi parlo)... Non è mai un'ottima idea mettere un nemico con le spalle al muro, quale che sia la sua consistenza numerica, e non è mai una grande intuizione strategica contare sul proprio numero, anziché sulla propria motivazione.

L'inganno della rigidità
Arco (flessibile e leggero) vince armatura (rigida e pesante) 6000 morti (francesi) a 600 (inglesi).

Devo aggiungere altro? La posizione del Fondo Monetario Internazionale ormai è inequivoca: la rigidità del cambio ha messo in serie difficoltà i paesi che hanno deciso di adottarla, inclusi quelli dell'Eurozona. I libri di testo non dicono nulla di diverso.


Ecco: sì, ripensandoci bene la battaglia della quale oggi ricorre il seicentesimo anniversario è proprio una metafora ideale di quanto ci sta succedendo, e di quanto ci accadrà: un progetto rigido, antistorico, gestito da una élite allucinata e divisa su tutto, fallirà.

Mi sembra logico, anzi: tautologico. In fondo sto dicendo che un fallimento (annunciato) è un fallimento (realizzato).

E ora vi lascio: devo andare a Bookcity, dove mi pare di aver capito che qualcuno si aspetti che io parli di economia, e io, invece, parlerò di un altro duca di Barbante, che era anche donzello di Montargis, principe di Oléron e di Viareggio.

Chi ha capito, ha capito.

A mia discolpa, potrò dimostrare che lo faccio su precisa richiesta di Vladimiro...


(...ah, voi non eravate al matrimonio di Luigi? Avete avuto un contrattempo?)

63 commenti:

  1. Bello! I miei rispetti al barone.
    (Però devo riprecisare: dinosauro lo sono, sanfedista non potrei neanche volendo, perchè discendo da martire del Risorgimento...)

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    1. "dinosauro lo sono, sanfedista non potrei neanche volendo, perchè discendo da martire del Risorgimento..."
      Nessuno è perfetto... :-)

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  2. Un post-ciliegina e un Bagnai erodoteo a proposito dell'illusione del numero (nel I libro Erodoto ci informa che per i Persiani il gran numero è forza; un'illusione per Erodoto, appunto, visto come andarono le cose)

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    1. ...e rivisto. Che poi, in tema di numero: in cima alla catena alimentare, impossibile da sconfiggere per sempre (a differenza dell'uomo che rischia di scomparire), non sta forse il virus, un esserino così piccolo da non essere nemmeno una cellula, mentre noi siamo esseroni compatti e belli pieni di cellule ultra specializzate, e quindi esposte a shock idiosincratici?

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    2. Standi ovation per Fabio. La tua applicazione dei principi macroeconomici alla biologia è meravigliosa. Chapeau

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    3. @Fabio Sciatore
      Se la terminologia non è stata nel frattempo aggiornata, i virus non vengono nemmeno considerati esseri biologicamente viventi, bensì vitali (il che la dice lunga): praticamente unità genomiche latenti, prive di processi biologici, che si attivano in presenza di determinate caratteristiche di un ospite; altrimenti se ne stanno zitti zitti e inattivi, senza aver bisogno di nulla, nemmeno di entrare in fasi quiescenti simili a quelle riscontrabili nei batteri. Roba da maledizione del vampiro: ritornano "in vita" allorché infettino un organismo dotato di vita, ma quando non sono in questa situazione, non avendo processi biologici in atto non è nemmeno possibile colpirli con l'equivalente del "paletto di frassino". Dei veri guastatori.

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    4. Bè, come dire Nicola, "io non sono un biologo, ma...".
      E vista la cazziata di citodacal si vede pure.

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    5. Ma no, non era una cazziata, ma un ampliamento.

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  3. Se non fosse già impegnato con l'hobby dell'economia ;-) e con il mestiere di musicista lei sarebbe un fenomenale medievalista. Complimenti da un amante delle materie storiche.

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    1. Concordo, altro che romanzo erotico un romanzo storico dovrebbe scrivere!

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    2. Ora che devo occuparmi della mia salute mi servono tanti soldi. E nei calendari dei camionisti come te ho raramente visto gli alberi genealogici delle case regnanti...

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  4. I francesi cominciano ad apprezzare la flessibilità ... non quella del longbow però. Ha visto quanta nobiltà d'animo? Tutto per aiutare questi poveri migranti!

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  5. Ma prof io le chiedo allora noi giovani e tutta,questa Europa che non si capisce che cosa vuole fare, che devo studia? Che lavoro potremmo fa? Do dovremmo scappa? Se si scappa da qualche parte? perche secondo come le spiega lei le cose stiamo praticamente con una bomba in quel posto quindi in pratica levo le zavorre ma solo per poco? Anche se sto in Inghilterra esplode comunque!!!

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    1. Studiare l'italiano potrebbe essere un buon punto di partenza

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  6. Ma non è che c' era qualche spia tra i francesi e la storia è quella che si ripetette con i protocolli di Maastricht (forse qualcuno di loro non stava bene di testa, anche se le spie ed i sicari non mancavano)? Mi sembra che la stupidità debba avere un limite insuperabile, ovvero quello dell' autodistruzione. Ma io, si sa, sono malfidato e vedo trabocchetti ovunque ovunque, come Andreotti, quello che preferiva le due Germanie, o come Nixon, che aveva capito che era meglio uscire dal pantano vietnamita, anche perchè stavano saltando per aria per Bretton Woods, e potettero farlo senza nemmeno litigare, perchè non avevano scelto la stessa moneta tedesca e dire che i tedeschi si lamentavano (forse c' è qualche analogia con la storia di oggi) di dover artificiosamente tenere alto il valore del cambio del dollaro per gli interessi americani che si stavano svenando in Vietnam, mentre gli Stati Uniti si lamentavano all' opposto, del fatto che la Germania approfittava della svalutazione del cambio reale del marco tedesco per fare enormi surplus e metterli in ginocchio (cosa che accadde). Credo che quella fase abbia insegnato molto a chi voleva capire, ma poco a chi aveva alti ideali e come al solito moriranno in molti, Baroni e servi della gleba.

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  7. OT ma in tema con il VINCO(U)LO) ESTERNO.

    Qualcuno mi sa spiegare come mai è successo nonostante il suddetto?

    "Sempre le statistiche attestano che la corruzione in Italia è decuplicata rispetto agli anni di Tangentopoli"; lo dice Scarpinato mica io (forse qualche esagerazione dimensionale c' è, ma vale la tendenza in sicuro progresso)!
    E la cosa non è solo domestica, come abbiamo visto ultimamente e come i dati esposti su "IL TRAMONTO DELL' EURO" attestano.

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    1. L’ondata giudiziaria del 1992: così nacque l’euro

      Per Bettino Craxi in esilio l'Europa della moneta unica non era un paradiso terrestre né un'opportunità irrinunciabile, bensì "un limbo nel migliore dei casi, e nel peggiore un inferno". di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti

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    2. Per forza che dopo Tangentopoli la corruzione in Italia è aumentata. Non essendo nel frattempo cambiata la natura umana (i soldi continuano a piacere a tutti), se tu:

      1) comprometti la legittimità dello Stato cedendo sovranità in misura imprecisata alle oligarchie UE
      2) privatizzi totalmente utility e imprese pubbliche regalandole ad amici
      e parenti (v. le Autostrade ai Benetton)
      3) peggio ancora, privatizzi parzialmente utility e imprese pubbliche + incrementi la sanità privata convenzionata, così invitando gli operatori a privatizzare i profitti e socializzare le perdite, e/o a truccare i conti tout court
      4) scassi la macchina amministrativa dello Stato e sempre più spesso salti i controlli di legittimità, i concorsi per appalto e per assunzione, in favore di procedure d'urgenza emergenziali che danno tutto il potere e subito a qualche zar, Authority, Messia
      5) dissolvi le strutture dei partiti e dai in franchising il loro brand a chi vuole farsi eleggere, il quale deve raccogliere fiori di quattrini per la campagna elettorale
      6) impianti una classe dirigente politica che dipende poco da chi la vota, molto da chi la finanzia e da chi la vidima dall'estero
      7) accetti e favorisci una recessione decennale, per cui girano meno soldi, si fanno meno affari, e dunque chi ruba deve rubare di più per stare a galla
      8) fai una campagna mediatica incessante per persuadere tutti che ogni politico è corrotto, e dunque persuadi ogni politico che tanto vale esserlo per davvero, perchè comunque nessuno crederebbe che non lo sei
      9) mi sarò certo dimenticato qualcosa

      bè, allora puoi star sicuro che la corruzione cresce a tassi cinesi d'antan.

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  8. Due oratori di eccezione, un moderatore imprevisto ma efficace, la sala piena ed attenta. Una domenica pomeriggio ben spesa.
    Grazie a Giacchè, a Borghi e a lei prof.
    Buon riposo.

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    1. Quando l'assistente, incredula, mi ha detto: "Professore: l'hanno prenotata in seconda!", ai Parioli risuonò un petit rire qui lm'était spécial – un rire qui me vient probablement de quelque grand'mère bavaroise ou lorraine, qui le tenait elle-même, tout identique, d'une aïeule, de sorte qu'il sonnait ainsi, inchangé, depuis pas mal de siècles, dans de vieilles petites cours de l'Europe, et qu'on goûtait sa qualité précieuse comme celle de certains instruments anciens devenus rarissimes, e ho detto: "Non si preoccupi, cara: tanto è l'ultima volta. Conosce la prima legge della termodidattica? Ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate". L'anno prossimo potrete vedermi tutti. Ma solo a Montesilvano.

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    2. Fortuna che non le ho augurato buon viaggio.
      Verrò molto volentieri a Montesilvano un giorno, in prima naturalmente.

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    3. Tu fai un po' come te pare...

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  9. Bellissimo !! Questo blog è pieno di sorprese !! Il Re Enrico Alberto V Bagnai chiama i suoi uomini alla battaglia !! Grazie !!

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    1. Questo commento è pieno di punti esclamativi.

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    2. Questo! commento!! è!!! pieno!!!! di!!!!! punti!!!!!! esclamativi!!!!!!!

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  10. "Non è mai un'ottima idea mettere un nemico con le spalle al muro, quale che sia la sua consistenza numerica, e non è mai una grande intuizione strategica contare sul proprio numero, anziché sulla propria motivazione."

    Questo il punto fondamentale tra tutti! Confermato dal più bel racconto che abbia mai letto di Azincourt, in "Il volto della battaglia" di John Keegan. Se il post vi ha intrigato, cercatelo e leggetelo, non ve ne pentirete.

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  11. Si figuri, è un piacere. Con tutte le cose che ci ha fatto conoscere lei, è il minimo.
    Per chi si volesse divertirsi a cogliere le differenze: notare che Branagh, per creare la sua atmosfera, ha bisogno di una musica di sottofondo, e di una serie di "stacchi di camera", o meglio del montaggio; il che ne evidenzia la debolezza.
    M'ha fatto veni' in mente che ci devo fare un post sul confronto tra questi due pezzi, può essere interessante, ché ci sono tante altre cosucce.
    Se mi viene bene, magari ve lo giro. Se mi viene bene...

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    1. Ah, ma il Branagh è quello in italiano. Il doppiatore lo aiuta.
      Io per "diversamente europeo" avevo inteso "accontentarsi di qualità più bassa" ritenendola comunque la migliore... anche perché, "me lo dice Repubblica".

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  12. OT: Che famio co clericetti soo caricamo?

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  13. Trovo che la cultura politica dell' ottimismo totale, sia il compagno ideale della cultura dell' europeismo del dover essere...
    Stamo messi bene.

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  14. Molto bella anche questa interpretazione (lirica) di Tom Hiddleston:

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=hHia1zu_YNI#t=16

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  15. "Arco (flessibile e leggero) vince armatura (rigida e pesante) 6000 morti (francesi) a 600 (inglesi)."
    Sembra un estratto di Antifragile di Nassim Nicholas Taleb (autore di cui ignoravo l'esistenza conosciuto grazie a Lei che aveva postato su twitter una foto del libro)

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  16. A proposito di metafore e di Vladimiro, della serie conosciamo meglio i membri del fronte anti euro e le loro attività, ma Vladimiro Giacché è l'editore di un sito di sex telling? (http://www.sextelling.it/), sul mondo dell'eros e dintorni, online da oggi. Cioè: Vladimiro è presidente del Cda di News 3.0 Spa che edita il suddetto sito (e anche Lettera 43). L'articolo di fondo è sul pegging (quando la donna ti penetra con un dildo), ma forse anche questa è una metafora sull'euro come la battaglia di Azincourt, che l'ottimo Giacché diffonde attraverso l'espediente del sex telling: anche nel pegging, come ad Azincourt chi vuole mettersi davanti viene trafitto.

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    1. Guarda, io di pegging conosco solo quello valutario, che è spesso un errore. Sull'altro aspetto le tue impressioni, magari in privato. A me pare che Vladimiro sia uscito da quella roba, ma in ogni caso non vedo la rilevanza.

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    2. Meglio la difesa dei trans e la descrizione di particolari forme di erotismo dove onestamente non ci vedo nulla di particolare e dare spazio a certe storie non mi sembra assolutamente cosa di alcuna rilevanza né penale né civile né tantomeno pericolosa per la società, ovvero trattasi di roba che ad esempio nella virtuosa Germania è all' ordine del giorno da decenni, ed è senzaltro meno riprovevole di ciò che ha fatto e fa la Troika in giro per l' Europa. O è più stimabile ad esempio la signora Christine Lagarde per certe persone?
      Ammesso che Giacchè abbia coinvolgimenti nelle questioni esposte, e non deve di ciò dare alcun conto a nessuno, personalmente non me ne frega nulla e stimo e ammiro Vladimiro per tutto ciò che è stato capace di tirare fuori fino ad oggi e rendercene partecipi.

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    3. Difesa spasmodica a nessun attacco ;)

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    4. A proposito di metafore e di Vladimiro, della serie conosciamo meglio i membri del fronte anti euro e le loro attività, ma Vladimiro Giacché è l'editore di un sito di sex telling?

      Mi scusi non avevo capito che il suo era solo un gentile e cortese omaggio a Giacchè. Conoscevo Vladimiro per tre bei lavori sul TITANIC, sull' ANSCHLUSS e sull' informazione che bara, mi mancava conoscere il sex telling, che naturalmente è la parte migliore e più importante dei suoi interessi; la domanda per nulla capziosa, e legata ad un link messo lì senza alcuna particolare ragione, era naturalmente molto pertinente con i temi qui trattati.

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  17. furono sconsiderati ad accettare battaglia i francesi su terreno fangoso. i cavalli appesantiti dalle armature erano difficilmente manovrabili e l'urto della carica depotenziato. se i francesi avessero operato su terreno asciutto e sopratutto con cavalleria non corazzata avrebbero avuto ragione degli scalcagnati inglesi. c'è da aggiungere che l'esercito francese, prima di tutto un'armata feudale (che si riuniva seguendo il richiamo dell'aribanno) , era malamente condotto (non c'era il re, l'inetto carlo vi, alla testa) e con carenze tattiche conclamate. un'orda di arcieri a cavallo mongoli avrebbe fatto strame degli inglesi. enrico ebbe certamente del fegato e non voglio escludere che il ventottenne neo re enrico fosse così sfrontato come ce lo raffigura Shakespeare (del resto il ritratto di riccardo iii dopo il ritrovamento del cadavere è apparso del tutto fededegno).

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    1. Un'orda di arcieri a cavalli mongoli faceva strame di pressoche' tutti gli eserciti occidentali dell'epoca, per lo meno dal tempo di Attila e degli Hsiung Nu, passando per la battaglia di Mohi di due secoli antecedente ad Azincourt fino al coevo Tamerlano il cui nome incuteva terrore a re conti e duchi. L'arco ricurvo composito dei popoli delle steppe aveva gittata e forza di penetrazione molto superiore a quelle degli archi lunghi inglesi e l'uso degli arcieri a cavallo garantiva una superiorita' tattica che fu ineguagliata dagli eserciti europei per secoli, con la sola eccezione dei bizantini che dalle lezioni apprese da unni, turcomanni e avari svilupparono soluzioni sempre piu' efficaci, gia' a partire dall'Alto Medioevo: non potendo sconfiggerli, li copiarono. Non fu un caso che Belisario riuscisse ad aver ragione degli Ostrogoti in Italia con appena 15000 uomini.

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    2. Scusate: posso far notare che un elicottero Apache avrebbe utilmente risolto il problema da solo? Perché Belisario sta a d'Albret come quest'ultimo a Rumsfeld. Non è che avete sbagliato blog? Se il nonno di Enrico V avesse avuto cinque palle sarebbe stato un flipper, e la guerra dei cent'anni sarebbe risuonata di quei carillon che allietarono la nostra giovinezza. De che stamo a parlà? Anche i francesi a fine '400 impararono a gestire tatticamente gli arcieri inglesi. So what? Lì e allora rifecero una cazzata che avevano fatto troppe volte e che gli altri non si sognavano di fare. Anche l'impero europeo è stato concepito mentre e perché (!) crollava quello sovietico. Chiaro, no?

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    3. E niente, prof, colpa mia che proprio ieri sera ho finito "la grande strategia dell'impero bizantino" del compagno luttwak. Mi avanzava quella nota su bizantini, archi ricurvi compositi e Belisario, e quando ho letto di arcieri inglesi vs arcieri a cavallo mongoli m'e' sembrato di tornare a schierare indiani e cowboy contro i fanti della wermacht. Comunque e' molto in topic, sul tema flessibilita'. E pure su quello one size (does not) fits all, dato che l'arco in questione - l'equivalente della polvere da sparo come game changer, prima della polvere da sparo - soffriva moltissimo l'umidita' - i soldati bizantini avevano appositi contenitori in cuoio per preservarli dalla pioggia - tale che nei climi nordici diveniva un punto debole piu' che un game changer. E adesso mi taccio.

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  18. OT? O forse conferma collaterale del film già visto sul declino dell'Euro?
    Fatto sta che, incuriosito dal risultato delle elezioni polacche, googlando appena un po' mi è parso di capire che:
    - la Polonia, nell'UE ma fuori Euro, non vada così male, quantomeno la disoccupazione sembra calata da un annetto e mezzo a questa parte
    - le destre vincitrici si siano dette contrarie allentrata nell'Euro
    - le sinistre invece siano rimaste filoeuropee
    Di primo acchito ne dedurrei che la rapina alla Grecia abbia fatto entrare in molte zucche, incluse quelle vuote come la mia e quelle troppo piene, l'idea che l'Euro è una scelta autostrangolatoria. Allora forse è davvero meglio pagare il costo netto del similfascio al governo oggi, piuttosto che quello inflazionato (più mora ed interessi) della rovina più il nazi conclamato di domani...
    Resta per me comunque misteriosa la sinistra pervicacia delle sinistre nel rifiutare diprendere atto della realtà, continuando ad arrancare nel fango verso gli arceri di turno. Tutte teste e voti regalati a chiunque prima di loro intercetta la domanda anti-euro. Vocazione al martirio?

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    1. Qualcuno ci disse che le politiche di destra, nel lungo, avvantaggiano solo la destra. A cio' aggiungiamo la folle politica immigratoria imposta a tutta la eu e il successo della destra in polonia diventa quasi ovvio. Adesso se ci fosse un avvicinamento con Orban e un domani con qualche altro leader euro-critico voglio proprio vedere se junker si permettera' ancora certe uscite...

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  19. A proposito di Flessibilità vs Rigidità, le sottoppongo un parallelismo molto illuminante (a mio parere) e soprattutto molto recente.
    L'autore del testo è un ufficiale della 29a divisione della Wehrmacht e sono sicuro che molti rimarranno sorpresi da quel che scrive, visto che nell'immaginario collettivo se c'è qualcosa di poco flessibile sono proprio i tedeschi (soprattutto quando indossano l'uniforme).
    Spero lo trovi interessante.

    "La Auftragstaktik o tattica del compito

    La concezione tattica seguita dall'esercito tedesco era la "Tattica dell'incarico o compito" (Auftragstaktik) in antitesi alla "Tattíca dell'ordine" (Befehlstaktik) in uso presso altri eserciti. La differenza di concezione e di esecuzione fra queste due tattiche è fondamentale: la prima esalta l'intelligenza e le capacità del soldato, la seconda tende a mortificarlo, rendendolo un passívo esecutore di ordini altrui.

    Con la Auftragstaktik si ordina una missione e si lascia all'esecutore libertà di esecuzione del compito affidatogli, per cui egli si sente responsabile delle azioni che gli dettano la sua intelligenza, la sua intraprendenza e le sue capacità.

    Con la Befehlstaktik, invece l'esecutore deve adempiere a un ordine impartitogli da altri, nel modo ordinatogli da altri, senza che egli possa ricorrere al suo senso di iniziativa e alla sua destrezza, sia nell'adeguarsí sia nello sfruttare le varie situazioni. Quest'ultima concezione naturalmente più facile da seguirsi, basandosi sulla pura disciplina mentre per adottare la Auftragstaktik occorre che gli ufficiali, i sottufficiali e i soldati vengano addestrati nelle scuole militari con continue esercitazioni.

    Il generale von Gneisenau, Capo di Stato Maggiore dell'esercito prussiano e già collaboratore del generale Scharnhorst, introdusse nel 1813 una nuova tecnica di comando, applicata anche dagli altri eserciti tedeschí dell'epoca. Tale tecnica era contrassegnata dal fatto che l' "intenzione" veniva formulata in modo trasparente e comprensibile, lasciando sempre spazio all'iniziativa personale e alla libertà di azione.
    E maresciallo von Moltke, nelle sue concise ma classiche direttive alle Armate nelle campagne di guerra del 1866 contro l'Austria e del 1870 contro la Francia, aveva affermato sia per conoscenza che per esperienza come l'applicazione pratica di questa tattica (Auftragstaktik) necessitasse di uno straordinario e preciso addestramento di tutti i comandanti a ogni livello.

    Da allora nell'esercito tedesco viene praticato questo tipo di addestramento per insegnare:
    - un criterio unificato di giudizio nel valutare le situazioni e nel prendere le conseguenti decisioni;
    - l'ascensione da ogni rigido schematismo e l'indipendenza di pensiero e di azione nel condurre il combattimento.

    In questo modo l'autonomia nello svolgere il compito ricevuto, unita all'addestramento sul come portarla avanti, è diventata una caratteristica speciale e un punto di forza dell'esercito germanico. Un comandante nel dirigere un combattimento, oltre che dimostrarsi coraggioso, era anche in grado di riconoscere per tempo una situazione favorevole e sfruttarla: cosa che in guerra non sempre viene fatta.

    Scrive von Senger und Etterlin: "I compiti operativi costringevano i comandanti a decisioni più o meno autonome. Nelle esercitazioni gli ufficiali imparavano ad agire di loro iniziativa e ad ambire le responsabilità ... Questo metodo si limitava a dare soltanto le direttive più indispensabili per l'esecuzione di un determinato incarico, per cui il comandante incaricato poteva, entro certi limiti, scegliere liberamente i mezzi e le tattiche che più gli convenivano."

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    1. Chiedo venia, ho dimenticato la fonte:

      http://www.larchivio.org/xoom/gerhardmuhm.htm

      Chinacat

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  20. Abbassando(e di molto)la portata intellettuale di questo post,trovo interessante rilevare come anche nelle più disparate attività umane si possano trarre spunti significativi per meditare sul tema di principio di realtà, strategia, diversificazione,elasticità...
    Qualche annetto fa' in quei brutali tornei di MMA (mixed martial art) scovai dei video interessanti su un certo Fedor Emilianenko...fu' un campione assoluto in quella disciplina anche se , a ben vederlo ,sembrava uno scaricatore di porto che nel tempo libero giocava a bocce!!!
    Sia per stazza che per fisico insomma non era il massimo ma menava come un demonio...
    Capii guardandolo il concetto di forza "l'energia necessaria per mantenere uno stato di quiete o perdurare nel suo moto"...(meglio non so dirlo).
    La vera genialità del russo è stata quella di applicare semplici pricipi più volte riporati anche in questo blog...se incontrava un pugile(artiglieria pesante) cercava di adattare l incontro più sulla lotta(forza numerica), se incontrava uno bravo a terra (trascinare nel "fango" il nemico)manteneva le distanze coi piedi e con agili pugni (gli archi leggeri)..insomma adattava il suo stile alla forza specifica dell'avversario,differenziava il suo bagaglio tecnico e realisticamente difendeva quelle che erano (a seconda delle caratteristiche del avv di turno) le sue debolezze...Forse non pertinente come lo studio di una battaglia antica,ma spesso nel veder risolvere problemi più "terra terra" si possono trovare piccole intuizioni che possono rivelare grandi insegnamenti(di certo almeno quello di non dar fastidio a uno che è anche stretto amico di Putin)

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  21. Sbaglio o è la battaglia oggetto del post ad averci regalato, oltre che epici discorsi di incitazione, anche il ben più profano e utile dito medio nella sua versione inglese con secondo dito aggiunto con cui gli arcieri tendevano l'arco?

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  22. Povero Palla. Ma lo sa il Palla che la palla stava nello stemma mediceo ? . Anzi, erano 5 rosse più una rotella azzurra con tre giglietti d'oro. Non a caso si narra che Lorenzo, rifugiatosi nella sagrestia di Santa Maria del Fiore durante la Congiura dei Pazzi, venne salvato dal popolo, insorto contro i congiurati, al grido d'un ben più che allusivo "palle! palle!"
    Palle, seppur di piombo, che ebbero indubbiamente modo di vedere anche i disgraziatissimi soldati della Brigata Leggera della Divisione di cavalleria britannica a Balaklava in Crimea, a sud di Sebastopoli, quella dei Racconti, nell’ottobre del 1854. A causa di alcune incomprensioni tra gli Ufficiali inglesi, anche d’ordine personale oltre che di disposizione tattica e di una certa vanagloria, circa 600 uomini della cavalleria britannica vennero lanciati frontalmente alla carica di una batteria di cannoni disposti all’estremità di una valle lunga più di un chilometro e mezzo, mentre ai lati centinaia di fucilieri russi giocavano con loro al più facile dei tiri al bersaglio. Fu un’orrenda carneficina, ricordata dagli storici e da Tennyson come la Carica dei Seicento. Scrive il poeta:

    "Forward, the Light Brigade!"
    Was there a man dismayed?
    Not tho' the soldiers knew
    Someone had blundered:
    Theirs was not to make reply,
    Theirs was not to reason why,
    Theirs was but to do and die:
    Into the valley of Death
    Rode the six hundred

    Il fatto è che al momento della carica tutti sapevano dell’idiozia tattica e logica che la caratterizzava – lo raccontano bene i superstiti oltre che Tennyson - eppure, come affermò lo stesso comandante di cavalleria Lord Lucan poco prima di lanciare l’ordine d’attacco: “Non posso farci niente; è un preciso ordine di lord Raglan che la Brigata Leggera attacchi il nemico”. Non era piovuto la sera prima a Balaklava eppure, come spesso è accaduto, era fortemente sentita la necessità di fare qualsiasi cosa pur di eseguire l’ordine e portare a termine il progetto. Anche quel giorno era il 25 ottobre.

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    1. Er Palla, prego. Quindi: povero Er Palla. Tranquillo, è in ottime mani, come lo siete voi. Sapete bene che qui vi ho insegnato, da subito, a diffidare del qualcosismo, definito come ideologia velleitaria e perdente. Quindi con me state meglio che con Lord Raglan. Di converso, gradirei che quando vi chiedo di fare una cosa (non una "qualsiasi cosa": una ben precisa cosa) la facciate. Non è sempre stato così, ma va bene uguale. Siamo in democrazia, per ora.

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    2. A proposito. Lord Lucan era soprannominato Lord Look-on dal resto dell'esercito inglese per la sua propensione al temporeggiamento, mentre l'intero corpo di cavalleria ai suoi ordini col nomignolo di "guardoni". Innanzi ad un ordine poco chiaro, spinto dagli altri ufficiali e dal probabile desiderio di scacciare quella fama poco onorevole, s'arrese alla prudenza e decise di fare qualcosa consegnando i suoi uomini alla Storia.
      Altro particolare non indifferente fu la passione che Lord Raglan, comandante dell'intero esercito britannico in Crimea, nutriva per il ben più famoso Lord Wellington; il Duca di Ferro, detto anche “The Beau” per la sua particolare eleganza, cosa che, per un vero signore inglese, doveva essere di per sè sufficiente a generare una certa invidia e desiderio d’emulazione e del quale inoltre si diceva mai si fosse fatto sottrarre in guerra un solo cannone. Si diceva. Fu così che quando s'accorse che alcuni soldati russi stavano tentando di trafugare quelli che gli storici definirono pochi pezzi d'artiglieria inglesi consistenti in una risibile e del tutto trascurabile perdita di materiale, stabilì anch'egli di anteporre l'azione al pensiero ordinando a Lord Look-on di attaccare là dove vedeva i cannoni. Peccato che mancò di considerare l'unico fatto da non trascurare e cioè che, trovandosi egli a 200 metri più in alto rispetto alla posizione di Lucan, beneficiava di una visuale ben più ampia e i cannoni che vedeva lui non erano quelli che poteva vedere il suo comandante di cavalleria il quale poteva scorgere solo quelli ben schierati in fondo alla valle, dritti davanti a sé: quelli nemici.

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    3. "Death or glory" è ancora oggi il motto, sotto teschio e tibie incrociate, dell'attuale 17°/21° Lancers, erede degli sfortunati reggimenti di Balaclava. Accosterei quell'evento al momento presente soltanto in virtù dell'incompetenza dei comandi militari inglesi d'allora, in linea con le incompetenze dirigenziali attuali, e del fatto che certe incomprensioni personali e fatalità nella trasmissione degli ordini fecero scattare lo sconsiderato assalto (lo stesso capitano Nolan, che male comunicò con Lord Lucan, sembrò accorgersi dell'errore, ma fu tra i primi a cadere sotto il fuoco dei cannoni russi). Ravviso più ottusa compiacenza ad eseguire il progetto oggi che allora; cavalleggeri e ufficiali della Light Brigade, lo stesso comandante Lord Cardigan infatti erano ben consci, come ha già riportato Nicola Baroni, dell'idiozia dell'ordine, e certo non entusiasti nell’eseguirlo: capita, a chi opera direttamente sul campo, tant’è che il presente generale francese Bosquet commentò a caldo "C’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre: c'est de la folie!"; peraltro, nella considerazione collettiva e sociale, i cavalleggeri di truppa erano visti come poco più che dei bruti e il gesto follemente e involontariamente eroico contribuì a renderne più umano e apprezzabile il valore intrinseco (il sangue versato smuove sempre qualcosa - peccato non si riesca a trovare un modo alternativo -, e fu proprio a Balaclava che si mossero i primi passi nell’organizzare sistematicamente un servizio infermieristico, mirato e razionale, grazie agli sforzi della Nightingale). Oggi la truppa piddina non mi pare così consapevole di caricare nella Valle della Morte (piuttosto sembrerebbe inconsapevole di far caricare altri, prima di loro stessi, in virtù d'un non so quale senso di solidarietà e fratellanza tra popoli), e nemmeno così valorosa come i Seicento, i quali non solo subirono il fuoco d’artiglieria frontale e le scariche laterali dei fucilieri, ma conquistarono temporaneamente le ridotte della batteria combattendo in furiosi corpo a corpo, e vennero a loro volta caricati da un reparto di cavalleria russa che volsero in fuga, prima d’abbandonare la posizione stessa perché ormai inabili a mantenerla. Nel film “I seicento di Balaclava” un cavalleggero malconcio tra i superstiti in ritirata chiede a Lord Cardigan, che partecipò all’attacco e alla mischia in qualità di comandante la Brigata (andrà poi a lamentarsi direttamente con Lord Lucan per l’ordine sciagurato): “Go again, Sir?” e riceve la seguente risposta” “No, no, you have done enough today!”.
      Per chi fosse interessato, suggerisco “Balaclava, la carica dei 600”, Cecil Woodham-Smith.

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    4. Fra l'altro questa famosa "carica dei seicento" è anche oggetto del videoclip degli IronMaiden "the trooper" . Per chi non lo sapesse, gli Iron Maiden sono un gruppo inglese, orgogliosamente inglese, ed hanno dedicato quella canzone e quel video alla suddetta battaglia in quanto la consideravano una perfetta rappresentazione dell'orgoglio e dello spirito britannico...contenti loro..

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  23. Considerando che persino lei, che è economista, dichiara non provare particolare interesse per la materia e preferisce, quando può, non parlarne, di sicuro non ho intenzione di farlo qua io. Però da storico posso dirle che mi sono letto questo suo post tutto d'un fiato ed ho provato un piacere immenso. Se fossi uno di quei nostri giornalisti troppo presi dallo sforzo di rifuggire il demone del "provincialismo", tanto da evitare di ricorrere alla nostra lingua ogni qual volta se ne presenti l'occasione, le direi che il suo è stato uno degli "storytelling" più avvincenti che io abbia avuto il piacere di leggere.

    Però uno dei quei giornalisti non sono, e alla mia lingua, soprattutto considerando sono fiorentino, ci tengo eccome. Quindi mi limito a farle i complimenti per la narrazione e la invito ad utilizzare quanto più possibile dei parallelismi, come ha fatto in questo post, tra la nostra comune Storia di cittadini europei e il fallimento di questa Unione che di europeo ha molto meno dei vecchi stati nazione e delle vecchie signorie che hanno dato animo a tante battaglie. Hai visto mai che qualcuno impari qualcosa..

    PS: Da fiorentino qual'è, la sua lingua dovrebbe amarla un po' di più anche lei, la cadenza romana della sua parlata è l'unica cosa che mi sento di rimproverarle;-)

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  24. Il discorso di San Crispino ?

    Provate a confrontarlo con il discorso motivazionale di Wallace in Braveheart e ditemi chi ha copiato :https://www.youtube.com/watch?v=0rtjCWM1Z-4

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  25. "The Battle of Agincourt", "Non nobis Domine...", "Deo Gracias Anglia" (Agincourt Carol).

    (Alessandra/Cassandra Lupa ululante da Firenze. References, due composizioni per la colonna sonora delle pellicole: Sir William Walton, Patrick Doyle; The Agincourt Carol, quindicesimo secolo, Anon.)

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