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domenica 22 febbraio 2015

Tornando da Bologna...



(si viaggia per apprendere...)

intamagnun ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Vediamo se così lo capite meglio...":

Professor Bagnai, come é possibile che un uomo di sinistra come lei va a pranzo con i capitalisti imprenditori invece di andare a pranzo con i proletari?

Postato da intamagnun in
Goofynomics alle 20 febbraio 2015 17:58


Mio caro, posso darti almeno tre ottime ragioni.

1)      i “capitalisti imprenditori” (interessante definizione) sanno i congiuntivi e mangiano bene, soprattutto a Bologna: non vedo quindi particolari motivi per non frequentarli, e se ti invitassero ti suggerirei di accettare;

2)      i “capitalisti imprenditori” non mi hanno fatto un processo politico preventivo, come quello che mi stai facendo te e che una scappata di casa ex-donaldiana mi fece quando avevo in animo di partecipare a un evento organizzato da Ugo Boghetta, motivo per il quale troncai a fare in culo tutti, incluso l’incolpevole Ugo (ma sai, nel capitalismo, come nel comunismo, paga sempre il giusto per il peccatore): perché vedi, caro, se dopo due libri come Il tramonto dell’euro e L’Italia può farcela qualcuno ha bisogno di chiedermi come la penso, è sufficientemente stupido da essere inutile. Peraltro, la mia sensazione che Ugo si fosse circondato di persone inutili in quella circostanza venne sostanzialmente confermata;

3)      i “capitalisti imprenditori”, a differenza di te e soprattutto (soprattutto, chiaro? Soprattutto! Quindi stai molto in campana...) ... e soprattutto di me hanno ancora qualcosa da perdere, e forse lo sanno. Quindi forse faranno quello che i “proletari lavoratori” non fanno: ascoltarmi e contribuire al mio progetto di ripristino della democrazia, nel comune interesse del paese, che secondo me (ma non secondo te) non è quello di fucilare gli imprenditori, e secondo me (ma non secondo chi ha fino ad oggi appoggiato quell’enorme disegno di compressione delle libertà democratiche e deflazione salariale che è l’euro – cioè i sindacati e i loro economisti) non è distorcere la distribuzione del reddito a sfavore del lavoro dipendente – e della piccola e media impresa!

E a questo proposito, permettimi di raccontarti cosa ho imparato a Bologna da un tuo nemico di classe (ho compassione di te, la compassione di Fra Cristoforo, ma posso smettere quando voglio perché non aspiro alla santità)...








Gennarino faceva il portiere al Vomero. Esauriti i compiti più faticosi, nella sua guardiola, in fondo all’androne di un palazzo gentilizio, dedicava il suo tempo ad attività contemplative, quali la lettura della Gazzetta dello Sport. I suoi sensi vigili rendevano questa laboriosa di esegesi compatibile con il compito di guardiania. Ma non occorreva la sua ferina iperestesia partenopea per notare, due volte al giorno, il transito della signora Rosa, la moglie del notaio Caracciolo, quello del terzo piano: in uscita verso le 10, per andare a fare shopping in centro, e in entrata verso l’una, onusta di buste griffate: oh, no! Perfino il Nettuno di Piazza Maggiore, nel sentirla appressarsi, avrebbe spontaneamente cambiato angolazione. 

Che splendore la signora Rosa!

Un metro e settanta di femmina mediterranea, assistiti da un tacco otto, con gli annessi e connessi che potete facilmente immaginare: ecco, fate da voi, smentendo il pregiudizio che vi vuole, in quanto mediterranei, improduttivi...

(del resto, il privilegio della letteratura è quello di sollecitare più di altre forme di arte la partecipazione attiva del destinatario: che è poi il motivo per il quale chi ha letto tanti libri senza figure, si figura meglio di tanti altri quanto sta succedendo nella realtà fattuale del mondo, avendo dovuto fare tante volte il lavoro di figurarsi la realtà fittizia della letteratura, che però più che fittizia è archetipica – se la letteratura è letteratura e non merda PPC [piddina politicamente corretta] – dal che si evince che chi sceglie bene si porta avanti col lavoro. Ma non divaghiamo troppo...).

Avete fatto? Vi siete costruiti la vostra signora Rosa?

Scusandomi con le signore del blog per l’inevitabile deriva sessista (ma del resto, se di storia di sesso si tratta, bisognerà pure che chi scrive si metta dal punto di vista che conosce meglio: sarebbe irriguardoso tentare di mettersi da quello di chi dopo mezzo secolo di esistenza si conosce tanto poco...), e invitandole, laddove lo ritengano PPC, ad invertire la polarità sessuale del racconto (do it yourself), procedo.

Insomma, ogni giorno la signora Rosa usciva, i suoi tacchi risuonavano sotto la volta a botte dell’androne gentilizio, dove un tempo avevano scalpitato nobili corsieri (dagli zoccoli alla... be’, non voglio rovinarvi la sorpresa...), un sentore capiteux (perdonatemi: sarebbe inebriante, ma in questo caso preferisco il francese) si diffondeva nell’ambiente, e Gennarino seguiva, ipnotizzato, il percorso della splendida femmina, dell’animale grazioso, ma non necessariamente benigno. Lubriche e rutilanti fantasie scuotevano la pace interiore del nostro Gennarino: il calcio mercato? Scomparso. La sconfitta in casa? Consegnata al più plumbeo e irreversibile oblio. Povero Gennarino! La veneranda età dell’ultrasessantenne notaio Caracciolo apriva interminati spazi alla sua immaginazione. Una femmina simile! Con un rudere simile? Duri esercizi spirituali lo riportavano, a fatica, alla lettura delle sacre scritture, quando lo scatto di una portiera di taxi, seguito dal ritmo inesorabile dei tacchi otto, ne risvegliavano lo spirto guerrier: il rientro della signora Rosa.

Anche un compito apparentemente banale come la lettura di un giornale sportivo può diventare fatica improba in condizioni sufficientemente avverse.

E così ogni giorno, due volte al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno o giù di lì.

Ma non tutti i giorni sono uguali. Un conto è dicembre, e un conto luglio. A luglio, si sa, il demone meridiano si insinua con devastante perfidia nell’animo dei maschietti. E del resto, scusate: ri-immaginatevi la vostra signora Rosa, che entra, ma in vesti estive, convenientemente leggere, più provocanti per il poco che nascondono che per il molto che mostrano (sempre nei confini di quella riservatezza che ruolo sociale e moda impongono), con la splendida pelle lievemente imperlata di sudore. “Mi pare di sentire odor di femmina!”, ricordate. Ecco. L’afrore della femmina, variamente descritto in letteratura (pensate al sapore di riccio di mare di Tomasi di Lampedusa: perché la femmina è l'acqua, e il maschio il fuoco, il che potrà spiegarvi molte cose della vostra vita).

E Gennarino, una tigre nella gabbia della guardiola.

Finché, un giorno, mentre la signora Rosa ha già in mano il pomello della porta dell’ascensore, l’urto delle passioni spinge Gennarino a quello che tanto vorremmo vedere nei nostri politici, e, soprattutto, nei miei colleghi: un moto spontaneo di verità.

“Quanto me la farei!” sgorga dalle labbra serrate di Gennarino. A voce riguardosamente bassa, e rivolto a se stesso, e certo non con volontà di comunicare alla diretta interessata questa intenzione, che la distanza di classe renderebbe quasi blasfema.

Ma la frase cade nel momento di silenzio fra il fruscio delle corde e il cigolio della porta dell’ascensore. Esattamente in quel secondo. E siccome l’acustica (lo sa bene chi come me da musicista l’ha dovuta studiare, e chi come me da musicista ne è vittima) non è una scienza esatta, le parole giungono nitide alla signora Rosa, che impercettibilmente si irrigidisce, chiude la porta dell’ascensore, fa un marziale dietro-front e col medesimo passo inesorabilmente ritmico si avvicina allo sportello della guardiola.

Guardiola che a Gennarino appare d’un tratto come un paradiso perduto, compromesso per sempre da un moto che si sarebbe dovuto, ma, lo attestano i fatti, evidentemente non potuto, reprimere.

Dall’uscio della guardiola la splendida fiera profferisce un: “Gennarino, cosa avete detto?”

Gennarino balbetta, tartaglia, zagaja (fate voi): “No, signò, io non ho detto nìente...”.

Implacabile, curule: “Gennarino, cosa avete detto?”

Gennarino: “Nìente, signora Rosa, ‘o vero...”.

Perentoria, mostrando una contenuta ma non a lungo contenibile impazienza, scandendo le sillabe: “Gennarino, cosa avete detto?”

Posto di fronte alla violenza dei fatti, un uomo che non sia un economista trova in sé il coraggio della verità. Gennarino alza gli occhi, squadra la signora Rosa, e a sua volta scandisce: “Quanto me la farei!”

La signora Rosa accoglie benigna e compassionevole l’omaggio reso alla sua proterva femminilità: ella stessa è conscia della bestiale violenza che il suo essere femmina esercita sul maschio, e non può quindi non compatire chi a questa inaudita, ferina violenza ha soggiaciuto. Rimira Gennarino, che è sulla trentina, e ancorché umile garzone, sufficientemente bello della persona, poi suadente: “Gennarino, ve lo volete togliere uno sfizio?”

Vedete quali e quante window of opportunities vi aprirebbe dire la verità, gentili colleghi?

Gennarino trasecola, ma ormai alea jacta est, bisogna tenere botta: “Come, signora?”

“Venite domani alle tre su a casa mia, con 500 euro”

“Come?”

“Con 500 euro”

“No, dicevo...”

“Gennarino: domani. Alle quindici. A casa mia. Con cinquecento euro.”

Altro dietro-front, e quando un Gennarino completamente abasourdi si riprende, comincia a processare i dati, nella tromba delle scale si è già spento l’eco dello scatto della portiera dell’ascensore, su, al terzo piano.

E ora, fottendocene delle unità aristoteliche, siamo alle 15 di domani.

Per la precisione, alle 15:00:00.

Suonano alla porta del notaio Caracciolo.

Apre la signora rosa in guepière: “Gennarino, la cinquecìento euro la tenete?”

Gennarino ostende la banconota violetta, la signora Rosa accosta la porta, e il resto potete immaginarvelo (mani sopra la coperta, gentili congeneri: ricordatevi che chi si tocca, come gli estremi, perde la vista...).

E restiamo a casa Caracciolo. Si son fatte le 18, e la signora Rosa, lassata Gennarino sed non satiata dopo tanto chiavare, sente chiavare l’uscio (riferimenti a Dante e a Flaiano superflui per gli happy few, inutili per gli altri). Arriva lo sposo, il quale manifesta un minor disinteresse del solito per la femmina che censo e caso gli hanno dato in sorte.

Le si appressa premuroso e: “Rosa, è venuto oggi Gennarino?”

Interdetta, nella sua castigata vestaglia, la signora Rosa non trova strategia migliore del dire la verità (che poi, del resto, sappiamo essere se non precetto, esortazione evangelica): “Sì, Pasquale”,

“Alle 15?”

Terrorizzata, ma al contempo interdetta dalla totale assenza di pathos rusticano nella domanda, la signora Rosa prosegue per la sua traiettoria, come per la loro proseguivano quegli aristocratici, i piddini d’antan, che nel 1793 si recavano controvoglia a Place de la Grève per essere accorciati (e le tricoteuses commentavano...): come prima per Gennarino la guardiola, così ora per lei i trecìento metri quadri al terzo piano dell’immobile patrizio si profilano nell’immedicabile rimpianto di un paradiso perduto: “Sì, tesoro”.

“E ti ha dato una cinquecìento euro?”

Pallida, hagarde, la signora Rosa ammette con un filo di voce: “Sì”.

E il notaio: “È un bravo ragazzo, il nostro Gennarino. Questa mattina mi ha chiesto di prestarglieli, e mi aveva promesso di restituirli entro le tre. Avrà avuto una crisi di liquidità. Cortesemente, mi dai la banconota?”

La signora Rosa si conforma lietamente al dettato del suo consorte.

E la morale della favola qual è?

Ma, ce ne sono tante: da Boccaccio a Pareto, potremmo sbizzarrirci. Io ne ho due: la prima è che pranzo volentieri con chi, come Carlo B., racconta barzellette così dense di significato (la mia prosa supplisce solo in parte alla sua abilità mitica: guardate che per un bolognese fingere di essere napoletano è più difficile che per Tsipras fingere di voler uscire dall’euro!). La seconda è sempre la solita: cari politici, dire la verità conviene, e converrebbe non solo quando come nel nostro apologo è una scelta obbligata. Vi converrebbe dirla finché siete in tempo, o per lo meno esigere che non vengano dette grosse scemenze, e levarvi di torno chi fino a ieri le diceva e oggi continua a pensarle.

Ma a questo sarà dedicato il post successivo...


(...nel quale scorreranno fiumi di sangue. Imparerete cosa sono i rendimenti decrescenti, cos’è la critica di Lucas, e imparerete anche la differenza fra un camorrista e un economista: il primo fa allusioni, il secondo citazioni...)

46 commenti:

  1. Risposte
    1. Come la finanza e la menzogna.

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    2. Però.
      Come l' ha raccontata lei non l' avevo mai letta (/sentita).

      E' n' artista represso nel corpo di un triste economista...

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    3. E' vecchia, ma è raccontata alla grande.
      Sprattutto insegna come si fa e come si restituisce un debito. Alla fine c'è una redistribuzione perfetta del valore, tutti sono abbastanza contenti e nessuno ha perso nulla. Altro che game theory!

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  2. bel racconto ed istruttivo , del resto la donna che paghi prima è quella che ti costa meno... e visto che oggi è domenica oltre a rendere grazie a nostro Signore voglio esprimerle la mia riconoscenza per la sua ultima fatica letteraria...che dire libri del genere sono rarissimi , forse unici...voglio infine con molta presunzione congratularmi con me stesso per aver intuito da subito , le sue straordinarie doti... si sentiva che lei aveva il cuore caldo

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  3. Ehi Prof. Che ci fa sul quotidiano la Nazione?
    Che sorpresa! :-)
    La sto leggendo adesso a pagina 6.
    Sotto la sua foto ci hanno messo quella del Papa con la Merkel.....
    Complimenti!

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    1. Sono soddisfazioni per noi piddinesi. Ma perchè nessun avvertimento? Ci voleva la tessera del circolo cacciatori? O mi è sfuggito..

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    2. Profeta in patria. Bravo Bagnai ;-)

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    3. Zitto zitto il Prof. si infila nel sistema come un virus trojan..... lo "infetta" dal di dentro. ;-)

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    4. Erik, l'ingresso era riservato, ma noi abbiamo provato a cercarti in edicola due volte, e tu non c'eri, sigh...

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    5. Mi riempie di gioia. Sarebbe stata una felice sorpresa ed un immenso piacere incontrarvi.

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    6. Mi hai fatto rischiare l'incontro con Prodi, che notoriamente mi blocca la digestione. Ma le tue api avevano bisogno di te...

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    7. Se ricapitasse, passate al ritiro del miele, senza indugio. Anche Daniela ne sarebbe felice.

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  4. La verità non sempre paga (su questa terra) infatti Rosa ci ha rimesso i 500 euro (però spero si sia divertita) e Gennarino se l'è spassata aggratis grazie a una doppia bugia.

    Secondo me l'aneddoto non calza: siamo ai trucchetti e alle mezze verità dal sen fuggite. Il suo Gennarino è furbo;
    l'altro Gennarino è sincero (e alla fine... sapete come finisce il film, no? Il capitale vince sempre).

    Detto ciò non trovo nulla di riprovevole nel pranzare con l'imprenditore e anche a trovare un alleanza di buon senso per tutti.
    Le guerre tra poveri, disperati, indigenti e pezzenti (in atto e in divenire) fa solo il gioco di quella ristrettissima élite con interessi completamente divergenti dal resto dell'umanità che campa sul divide et impera.

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  5. Ma perché poi deve essere disdicevole pranzare con gli imprenditori ? Sarà che a me i duri e puri mi sono sempre stati sui cojoni e mi hanno sempre destato più di un interrogativo poiché la storia insegna che molto e troppo spesso una volta al potere si sono comportati molto peggio.
    Senza considerare, secondo me, che in questo momento la lotta non è di certo tra imprenditore e dipendente ma tra grossi capitali contro tutti gli altri.
    Io le auguro di trovare quanti più finanziamenti possibili per cercare di continuare il lavoro di divulgazione che sta portando avanti, anzi, qualcuno, ed anche molto molto abbiente lo avrei anche io da presentarle, ma purtroppo per ora sta dall'altra parte.
    Ma la speranza è l'ultima a morire, per forza

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  6. " e mi aveva promesso di restituirli entro le tre".

    Finezza nella finezza.

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    1. Che poi alla fine la signora Rosa forse già sapeva del debito e forse ne ha approfittato per conoscere meglio il bel Gennarino...
      ...chissà
      La furbizia è femmina.

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  7. Su canale 5 al talk show di questo pomeriggio, titolone in alto " dalla casta agli evasori: siamo un paese di disonesti?"

    Non mollano a quanto pare, forza PUDE,

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  8. Per me, napoletano come Gennarino, la morale della favola è evidente e riguarda la naturale simmetria del "fottere": se vuoi fottere (mi scuso per il linguaggio prosaico e scurrile) una donna devi necessariamente fottere anche il marito.

    Se fotti i lavoratori, chi stai simmetricamente fottendo??

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  9. Morale: non è male mangiare con i capitalisti, è male non mangiare.

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  10. Mi raccomando Prof., solo "capitalisti imprenditori" nostrani DOCG.
    (Se la chiama Soros, cosa da non escludere oggi, non ci vada)

    Mi sa infatti che Krugman ha preso una cantonata quando ha scritto che Varoufakis non apparteneva all'estabilishment finanziario (e che quindi doveva affidare il suo futuro al successo della trattativa piuttosto che al 'bail-out').

    https://birdflu666.wordpress.com/2015/01/29/does-soros-control-syriza-new-greek-finance-minister-looks-like-controlled-opposition/

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    1. Prof. Bagnai non pubblichi link di siti complottisti.
      @cellai Il sito di cui ai messo il link è inguardabile.

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    2. Sì, ho visto che è una chiavica, e avevo già esortato il Cellai. Ma lui insiste. Sai, io sono binario, non nel senso di triste e solitario, nel senso di zero e uno... Va detto che Soros finanzia un po' tutto il mondo. Io però se dovessi dire ne ho le palle piene di chi mi dice cosa c'è dietro, quando è tanto chiaro cosa c'è davanti!

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    3. 43 Se la tua mano ti fa commettere il male tagliala: è meglio per te entrare nella vera vita senza una mano, piuttosto che avere tutt'e due le mani e andare all'inferno, nel fuoco senza fine.

      44-45 Se il tuo piede ti fa commettere il male, taglialo: è meglio per te entrare zoppo nella vera vita, piuttosto che essere gettato all'inferno con due piedi.

      46-47 Se il tuo occhio ti fa commettere il male, strappalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, piuttosto che avere due occhi ed essere gettato all'inferno, dove si soffre sempre e il fuoco non finisce mai.

      Passo a sostenitore puro (di asimmetrie).

      Constato infatti che non sono piu' il solo ad aver perso la capacita' di cogliere la vena ironica di un intervento (ovviamente quando c'e', ed a me e' successo purtroppo di recente con un post di Alberto49).

      Quando succede (parlo per me) vuol dire che si sta perdendo l'equilibrio mentale ed allora e' meglio per tutti tacere.

      A proposito, l'omonimo della bella Jean, il 'complottista', e' da una settimana circa ospite di una prigione di sua Maesta' (ne avra' per un anno ancora): e' stato infatti condannato (in primo grado, ma con sentenza immediatamente esecutiva) per una sorta di 'procurato allarme' ed e' la prima volta che accade (in un Paese occidentale almeno) che un giudice (barrister) venga imprigionato per aver segnalato un presunto 'complotto' ad un ministro in carica.




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    4. L'avessi detto una volta sola... Certe cose, se potessero essere capite, non andrebbero spiegate, no? :)

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    5. @ Nicola con affetto.

      www.youtube.com/watch?v=qWTiIXjLmO4

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    6. Luca non ti preoccupare, a me capita più spesso di chiunque altro.

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  11. Secondo me intamagnun ha completamente sbagliato la domanda perchè non doveva chiedere al Professor Bagnai come é possibile che un uomo di sinistra va a pranzo con i capitalisti imprenditori invece di andare a pranzo con i proletari? ma piuttosto perchè l'IMPRENDITORE invita a pranzo il professor Bagnai! e non un suo dipendente...
    Forse sono amici di vecchia data
    eppure a me mi viene da pensare alla raccolta di figurine che si faceva da piccini (l'album dei calciatori/questo celò,questo mi manca) oppure a certi politici che quando si dissolverà l'euro ci diranno che cè la "prova televisiva" che dimostra che loro(quel giorno/a quell'ora/su quel canale) sono sempre stati contro l'euro.
    Questo o altri imprenditori non vanno a mangiare con i loro dipendenti ne tantomeno gli raccontano barzellette nè in bolognese nè in napoletano.

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  12. Probabilmente si tratta di un imprenditore che esporta e non di uno di quelli che delocalizza e/o importa e commercializza qui in Italia.
    E se dà lavoro ad operai italiani (che si preoccupa anche di loro e non approfitta delle contingenze per demansionarli), sono imprenditori di tutto rispetto!

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  13. Forse c'è un refuso. Mi pare che la banconota fosse da 300€. Comunque queste banconote non le potremmo utilizzare per una elargizione quantitativa a favore di Re Nasone della Buona Compagnia dell'Europa che ormai sostituisce quella delle Indie. Poi a proposito del postator cortese, dovrebbe trattarsi di un maître e mez come diceva Totò ma di osteria, vista la compagnia che le propone, oppure di un piddonzo, sottogruppo dei piddini, che da recenti studi sembra essere il gruppo più numeroso all'interno della specie ma che, chissà perché, non riesce mai ad acquisire la guida del conglomerato. Ma che è il maggior tributario di figure di riempimento per governo, commissioni ecc.. Mi colpisce e mi induce a pensare la nota di toti tot, anche mio conterraneo oltre che di Gennarino, della simmetria del fottere. Io ero rimasto al classico binomio fottente/fottuto, ma lui apre uno spiraglio su una stanza degli specchi che rischiano di moltiplicare le immagini all'infinito per cui il fottente deve stare molto attento se non vuol chiudere lui il cerchio. Questa considerazione mi fa venire in mente il popolo greco che mi pare stia chiudendo il cerchio in questo frangente. È vero che risultano molto ostici a recepire la Verità predicata dal nostro Prof(eta), ma anche noi che la recepiamo e tentiamo di fare da apostoli, anche non autorizzati (a me per esempio non è toccato il dono delle lingue), troviamo molto spesso certi capatost ai quali non entra niente in testa e sembra che la abbiano solo per "sparter' é récchie" ( al secolo per divider le orecchie, notazione fonetica: nel napoletano la e ha tre suoni chiuso, aperto e della e muta francese, in questo caso provoca un allungamento del suono che la precede)

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  14. non so se possa interessare ma il prof è andato a cena anche con me a Varese..
    sì ok.. era più intento a guardare (scherzo!) la mia amica bionda e dagli occhi azzurri..
    e va be', siamo masculi!

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    1. No, non scherzi: per essere bionda aveva un suo perché. Torno il 4 di luglio con un programma di musica napoletana. Tu puoi restare a casa, è noioso. Mi presti 500 euro?

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    2. Ahahahah, sempre sul LAVORO prof!

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  15. Intamagnum, ma i vertici "confederali", che siano più a pranzo con i Monti di turno o con la base? Ed anche se andassero a cenare con la base, sai che perdita di tempo per quest'ultimi ascoltare delle autentiche "corazzate potiemkin" sulle cause della crisi e su come uscirne?

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    1. I vertici confederali non sono a pranzo, sono il pranzo, pori cojoni, come ricordai quest'oggi a TgCom24 (testata capitalista).

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  16. a prof, se le presto 500 € e la mia amica mi sfratta poi come faccio?
    non sono siciliano dentro (quindi nemmeno dentro) che poi minaccio in maniera convincente...

    PS: non può spostare la data?
    Cribbio, il 4 DOVREI essere a Cassino.. noooooooooooooooo

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  17. Ovvero, come trasformare una vecchia barzelletta in un capolavoro.

    Ulteriore e assolutamente superflua dimostrazione di come la stessa cosa in mani diverse possa portare a risultati molto diversi. Come lo stesso pallone sui piedi di Baggio o di Derticia. La stessa racchetta in mano a Federer o a Seppi. O lo stesso libro nella cartella di Bagnai o di Boldrin.

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  18. E soprattutto spiega bene la funzione del denaro per la veicolazione di beni e servizi e la differenza fra denaro e ricchezza.

    Costantino Rover

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  19. Signora Germania, tu ti inquieti con me, ma è inutile. Perché il giorno in cui, presa dall’ira, farai baccano con qualcuna delle tue mille macchine e mi distenderai sulla terra, vedrai che dal mio corpo immobile si alzerà un altro me stesso, più bello del primo. E non potrai mettergli un piastrino al collo perché volerà via, oltre il reticolato, e chi s’è visto s’è visto.....................

    E questa è la fregatura per te, signora Germania.

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  20. mi sa che il prof. novello Obi-Wan Kenobi, oltre che provare a tirare fuori dal lato oscuro della microeconomia qualche capitano imperiale piddino (compito improbo), sia andato sopratutto per cercare crediti.
    Come saprete il comandante Ian Solo ama laute ricompense per dare un passaggio sulla Millennium Falcon (salvo poi immolarsi -cuore coraggioso- per uno sguardo della belle principessa Sheila).

    Che la forza della MacroEconomia sia con noi.

    PS: il trucchetto del prestito, da ignorante qual sono l'avevo visto nella versione televisiva del Decameron (che non ho letto), mi viene il dubbio che abbia origini più antiche, ne sapete qualcosa?

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  21. Post dell'anno, @intamagnum dai campi e dalle officine colpito e affondato! :D

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  22. La morale:
    Non prestare mai i soldi al portiere!
    Gian Mario Marras

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  23. Se penso che senza l'€ lei avrebbe avuto il tempo e le energie per dedicarsi alla letteratura!
    Ma finirà e allora...
    L'incipit e' degno del miglior Camilleri, per dire.

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