Istruzioni per l'uso

Istruzioni per l'uso - Vi prego di leggere questo post di introduzione. Eviterete di porre domande alle quali è già stata data risposta e potrete contribuire al dibattito in modo più originale, consapevole e documentato. Dal lavoro svolto su questo blog è nato Il tramonto dell'euro (disponibile anche in Ebook su varie piattaforme: formato Epub, Mobipocket, ecc.).

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sabato 16 febbraio 2013

La prevalenza del declino



L’informazione nell’età dell’euro

Con l’avvicinarsi dell’inevitabile epilogo, quello che la Storia ci racconta, il dibattito sull’euro assume toni sempre più concitati.

Il crescente nervosismo è comprensibile.

Da circa un trentennio l’Italia è governata dal partito unico del vincolo esterno: prima sotto forma di Sme, oggi, sotto forma di PUDE (Partito Unico Dell’Euro). I personaggi sono sempre quelli, e da trent’anni sono dietro, sotto, sopra, o dentro al governo. L’informazione, che è un bene costoso, è stata comprata da chi aveva i soldi per farlo: gli azionisti di maggioranza di questo partito unico, le grosse lobby finanziarie che dominano le scelte di Bruxelles. Ne è risultata una plumbea uniformità: nessuna voce di dissenso aveva finora raggiunto i media, eccezion fatta per alcune strampalate organizzazioni, o movimenti, o iniziative, meritatamente prive di credibilità agli occhi degli elettori, e visibilmente strutturali a un disegno reazionario di canalizzazione del dissenso (come il nostro caro amico Donald).

Ma ora la situazione è cambiata.

Per motivi vari e complessi, che vanno dal desiderio di alcuni politici e organi di informazione di predisporre un piano B onde evitare il totale discredito e assicurarsi la sopravvivenza (vedi Fassina), alla pressione che iniziative indipendenti e credibili hanno saputo promuovere presso i media tradizionali, capita che ogni tanto si riesca a sentire una voce seria e argomentata di dissenso, come quella di Claudio Borghi Aquilini. Per l’Italia questa è una grande novità. Non lo è, va da sé, per il resto del mondo, dove il dissenso serenamente motivato ed espresso accede da sempre agli organi di stampa più qualificati. Pensate a Krugman, che non solo nel 2012 sul New York Times,  ma già nel 1998 su Fortune,  si era espresso in modo critico sulla sostenibilità della moneta unica. Potrei aggiungere Roubini, Wolf, ecc.

Del resto, è evidente che i giornali espressione della comunità finanziaria internazionale, quelli letti da persone che ogni giorno devono prendere decisioni importanti, siano di qualità diversa rispetto ai nostri organi di stampa provinciali, gestiti vuoi da furbastri il cui unico scopo è quello di condizionare dei poveri di spirito (come Repubblica), vuoi da quattro gatti spelacchiati, che hanno venduto la propria credibilità per un piatto di lenticchie (come il Manifesto).

Prima, in Italia, certe informazioni si potevano avere solo accedendo a Internet e sapendo almeno l’inglese. Il digital divide era la miglior garanzia di sopravvivenza per il regime eurista, che infatti si è ben guardato dal prendere iniziative che potessero colmarlo. Ora queste informazioni stanno arrivando ai media tradizionali.


Del resto, avendo il monopolio dell’informazione, il PUDE giocava facile. Le menti migliori poteva tenerle nelle retrovie, a prendere le decisioni importanti, e in prima linea, sui media, poteva tranquillamente inviare una composita armata Brancaleone di ragionieri, opinionisti, giornalisti dalle giacche fantasiose, ex politici, ex manager, ex sindacalisti, ex qualsiasi cosa. Tanto bastava far presenza, non c’era bisogno di argomentare se non esponendo i due o tre paralogismi ad usum piddini: il teorema del cinghiale (per una grande area ci vuole una moneta grande), quello del pulcino (la nostra liretta verrebbe attaccata dai mercati), e quello di Morfeo (l’euro incarna il Fonno, pardon, il Fogno europeo).
Con questa amena silloge di stronzate una ciurma di venduti, di cialtroni, di disinformatori dilettanti ha potuto tenere in pugno un’intera nazione.

Ma ora è finita.

I dati cominciano a circolare, i cittadini desiderano averli (il successo di questo blog lo prova) e cominciano ad avere strumenti di valutazione, le trasmissioni che si arrischiano ad aprire una finestra sul web (gruppo Facebook, Twitter), vengono travolte dagli insulti quando perseverano sulla strada della disinformazione terroristica spicciola, e quelle che invece fanno scelte coraggiose vengono premiate dagli ascolti.
Il vento è cambiato, e, come si dice a Roma, non si può fermare il vento con le mani.

La slealtà

In coerenza con le mie convinzioni politiche e con la mia attività di ricerca, ho sentito il dovere di impegnarmi in una battaglia trasparente e argomentata a favore dell’Europa, e quindi, necessariamente, contro la moneta unica, strumento di disintegrazione europea sul quale mi ero comunque espresso criticamente a suo tempo (lo noto a beneficio dei patetici latecomers dilettanti come Donald: gli economisti veri erano tutti arrivati molto prima di me)! Un impegno faticoso ma pieno di soddisfazioni, che ho assunto perché credo che la verità storica stia dalla mia, cioè dalla nostra, parte.

Sapevo che questo mi avrebbe esposto ad attacchi personali, provenienti in particolare dalla professione. Puntualmente, questa previsione si è realizzata. Non voglio soffermarmi su questo penoso episodio. Un episodio che scredita il suo autore (cosa della quale sinceramente me ne infischio), ma soprattutto scredita la mia professione, che non ne avrebbe bisogno. Oggi vorrei lasciarmi questo squallore dietro le spalle, e non è certo per rimarcare questa sciocca bavure che vi intrattengo, no, tutt’altro. Come al solito, non sono i passi falsi degli avversari che mi preoccupano, ma quelli dei sedicenti alleati.

Desidero quindi dissociarmi da chi combatte la nostra stessa battaglia, quella a favore dell’Europa, con mezzi indegni e sleali, in particolare cercando di screditare con attacchi personali i nostri avversari, cioè le persone che sostengono il progetto eurista. Lasciamo gli attacchi personali ai gianninizzeri del progetto eurista. Certo, noi sappiamo che gli euristi necessariamente ricadono in due categorie: quella delle persone in malafede, e quella delle persone dalla limitata capacità di comprensione (più eventuali combinazioni convesse). Ma non è questa una buona ragione per attaccarli in modo subdolo, usando le loro stesse armi vili, meschine e controproducenti (in un mondo nel quale ogni peto viene inesorabilmente consegnato all’eternità digitale).

La verità è dalla nostra parte, lasciamo che lavori per noi e non ricorriamo a mezzucci infimi.

Scrivo quindi questo post, come vi dicevo, per dissociarmi da un’iniziativa che ritengo sleale, incivile e indegna. Circola sul web un video nel quale un sosia del professor Michele Boldrin profferisce una serie di bestialità inconcepibili a sostegno della permanenza dell’Italia nell’euro. Qualcuno lo avrà già visto, chi non lo avesse vistolo trova qui.

È evidente che un economista della statura del prof. Boldrin non può aver detto le cose che il video gli attribuisce (e sulle quali ci soffermeremo qua sotto), ed è quindi assolutamente palese che siamo di fronte ad un calunnioso e sleale tentativo di disinformazione, dal quale desidero, lo ribadisco per la terza volta, dissociarmi.

Ma prima di analizzare il contenuto del video, vorrei segnalarvi tre dettagli che rivelano un notevole dispendio di mezzi e una subdola intelligenza strategica nella preparazione di questo palese falso.

Primo: noterete che a interpretare il prof. Boldrin è stato chiamato un attore professionista. Riteniamo si tratti di Stefano Chiodaroli, passato alla storia (questa volta la s è minuscola) per la sua appassionata invocazione: “Pieraaaaa!”. Non oso pensare quindi quanto sia costato il video, dato il coinvolgimento di un interprete così noto e apprezzato dal grande pubblico.

Secondo: badate al look estremamente dimesso e casalingo del video. Il mezzo, si sa, è il messaggio, e qui il messaggio è subdolo: si vuol lasciare intendere, per screditarlo, che l’avversario sia poco a suo agio con i moderni mezzi di comunicazione. Questo, lo sappiamo, non è assolutamente vero. Il prof. Boldrin (quello vero, non il sosia del video) è, fra le altre cose, uno dei due economisti di riferimento di Caterpillar, una trasmissione di Radio2 diabolicamente scaltra, che coglie i cittadini quando, al termine di una giornata di lavoro, si trovano inscatolati nel traffico, con le difese immunitarie abbassate, e ne approfitta per veicolare una serie di messaggi pinochettiani (abitualmente conditi con amene musichette da centro sociale, tutte fisarmonica e distintivo, che fanno tanto “semo de sinistra”: ma che furbettini!). Perché uno dei due? Perché ce n’è un altro. E chi è? Ma è chiaro, Savonarola, quell’altro furbettino di tre cotte, il piazzista della tecnologia tedesca in nome dell’ideologia della decrescita, che ad essa tecnologia, e ad esso modello sociale neonazista, tanto armoniosamente si coniuga.

E voi vorreste farci credere che una persona così integrata nella macchina della disinformazione di regime sia costretta a girare un filmettino amatoriale per diffondere le proprie idee? Suvvia, non siamo così ingenui. Del resto, il tentativo di screditare in questo modo il professore si risolve in un autogol: invece di screditarlo, avvalora l’idea di un docente coraggioso che con pochi, austeri mezzi combatte una battaglia a favore delle proprie idee. Mica come certi intellettuali radical chic che possono permettersi video ben più curati, avendo dietro, com’è evidente, i poteri forti, la massoneria.

Anche perché, ripeto, il vero prof. Boldrin è un economista, un economista vero, e quindi non avrebbe mai profferito bestialità come quelle che troviamo nel video.

Vediamole insieme.

La piccola bottega degli orrori, parte prima: “un paese come la Grecia quindi come l’Italia”.

La tesi sostenuta dal finto prof. Boldrin, quello del video, è assolutamente strampalata, ma rientra a pieno titolo nel quadro dell’informazione terroristica che i media (nei quali il vero prof. Boldrin è perfettamente integrato) ci propalano. Secondo il (finto) prof. Boldrin, l’uscita dall’euro per l’Italia sarebbe un disastro (0:54), e per argomentarlo il (finto) prof. Boldrin prende ad esempio il caso della Grecia, cercando di capire cose significherebbe per un paese “come la Grecia quindi come l’Italia” (1:15) uscire dall’euro.

Basterebbe questa frase per far capire a un esperto, o anche semplicemente a una persona con la testa sulle spalle (posto che i due insiemi abbiano intersezione non nulla), che chi parla evidentemente non è un economista. Sì, perché nemmeno sul 64 barrato nessun pensionato delle Poste mai si arrischiò, dopo lauta libagione albana, a similitudine tanto ardita.

Il finto Boldrin, invece, insiste, con un evidente intento subdolo: quello di instillare nell’ascoltatore il terrore della bancarotta, del default del governo italiano, laddove si uscisse dall’euro. Equiparare surrettiziamente l’Italia alla Grecia aiuta, perché che la Grecia sia messa male, anzi, malissimo, è evidente. E così per tutto il video si snocciola una patetica litania di “l’Italia, quindi la Grecia”, “la Grecia, cioè l’Italia”, “l’Italia, o la Grecia”, per rafforzare subliminalmente l’idea di una impossibile equivalenza fra i due casi, in un confuso guazzabuglio di lire, dracme, e, beninteso, euri (sic).

Viceversa, l’ovvia riflessione che bisognerebbe fare è che la Grecia sta messa male perché la trattengono dentro l’euro. Ma non entriamo in questo argomento, per il quale rinvio ai tanti studi di altri economisti veri. Leggete ad esempio Panizza e Borenzstein (i quali chiariscono che il default per la Grecia sarà costoso solo se essa resterà nell’euro; qui trovate la versione estesa – incidentalmente noto che il vero prof. Boldrin, che quotidianamente parla di economia monetaria internazionale in televisione, non mi pare abbia mai fatto ricerca presso il Fondo Monetario Internazionale). Oppure rileggete Woo e Vamvakidis, che collocano la Grecia al terzo posto fra i paesi dell’Eurozona per convenienza ad uscire dall’euro (al primo posto essendoci Italia e Irlanda ex aequo).

Strano, direte voi, che il finto prof. Boldrin non menzioni mai la Spagna, un paese che, pur essendo anche lui in condizioni ben diverse e peggiori di quelle dell’Italia, almeno gli somiglia per dimensioni, reddito pro capite, ecc. Ma anche questo, come del resto l’intento terroristico, aggiunge un tocco di realismo al video, serve a corroborare l’idea che chi sta parlando sia il vero Boldrin, e non un attore. Nell’ambiente si sa bene che il preciso prof. Boldrin (quello vero) per la Spagna ha un debole. Deve essere un fatto sentimentale: si sa che è stato “a Carlos Tercero” (come dicono gli introdotti), e ci deve aver lasciato il cuore. Solo questo spiega la pervicacia con la quale continua, against all evidence, a parlarci di successo spagnolo. Ma si sa, il prof. Boldrin – quello vero – non è a suo agio con le statistiche del Fondo Monetario Internazionale. Così, negli anni nei quali io chiedevo agli studenti spagnoli che venivano in Erasmus a Roma: “Scusate, cari, ma voi come pensate di ripagarlo il vostro debito estero, che viaggia a vele spiegate oltre il 40% del Pil?” (e loro rispondevano con una hidalghesca scrollata di spalle, e uno sdegnato lampo dei loro profondi occhi andalusi), lui magari avrà parlato, a Madrid, coi suoi studenti, di argomenti meno sgradevoli, o più piacevoli. Sapete, non è cattivo, il prof. Boldrin: si dipinge così. In realtà è una persona profondamente compassionevole e umana (del resto, è ospite fisso di trasmissioni di sinistra): quindi sa bene che non si parla di corda in casa dell’impiccato, e di debito estero in casa di uno spagnolo. Soprattutto, poi, se si ignora cosa sia il debito estero.

Attenzione, vorrei precisare una cosa, che non è stata capita da alcuni trollazzi particolarmente imbecilli.
Ho sostenuto più volte e in più sedi che il meccanismo sottostante alle crisi dei paesi periferici dell’eurozona è estremamente simile, le dinamiche sono quelle, e sono quelle delle crisi dei paesi emergenti nell’era della liberalizzazioni finanziaria, cioè del ciclo di tipo minskyano descritto in particolare da Frenkel e Rapetti (2009). Le famiglie infelici sono tutte uguali, e questa non credo sia una grande scoperta (in economia). Ma se le dinamiche sono le stesse, non sono certo gli stessi i livelli, le dimensioni dei fenomeni. Essere sulla stessa strada, andare nella stessa direzione, non significa essere nello stesso posto. E Grecia e Italia, anche se avviate sulla stessa strada (come del resto la Francia) sono ancora in località diversissime, nonostante, lo ripeto e lo mantengo, le dinamiche siano identiche.

Vale la pena di ricordarlo a chi si fosse messo in ascolto in questo momento, facendo un rapido giro fra i fondamentali economici dei due paesi.

Cominciamo dall’indebitamento estero (saldo delle partite correnti). Certo: in entrambi i paesi l’indebitamento estero è aumentato (il saldo delle partite correnti peggiorato) dalla fissazione del cambio in poi, seguendo la nota trama del Romanzo di centro e di periferia. Ma è evidente, ogni economista degno di questo nome lo sa, che la dimensione degli squilibri è ben diversa da un paese all’altro:



(fonte: WEO).

Come sappiamo e come vediamo dal grafico, l’indebitamento estero della Grecia già dal 2005 aveva superato i 10 punti, laddove molti studi empirici, che ho più volte citato, situano il livello di attenzione intorno ai 5 punti. L’Italia non ha mai nemmeno avvicinato questo livello di attenzione.

Dato che l’Italia si è indebitata con l’estero meno della Grecia in ogni singolo anno, è ovvio quindi che il suo debito estero complessivo (più esattamente, la posizione netta sull’estero), in rapporto al suo Pil, non avrà esattamente lo stesso ordine di grandezza di quello greco:



(fonte: dal 1999 al 2004 EWN, poi IFS).

Eh, no! In effetti gli ordini di grandezza sembrano diversi, che ne dite? Notate: la dinamica è molto simile: il debito estero aumenta dall’ingresso nell’euro. Ma i livelli sono diversi.

Sappiamo che esiste una dilettantesca genia di cialtroni per i quali conta solo il “debitopubblico”. Ecco, vediamo anche questo, perché è interessante:



(fonte: WEO)

E anche qui direi che non ci siamo, perché è vero sì che l’ordine di grandezza, prima della crisi, era molto simile (anche se il debito italiano stava diminuendo, mentre quello greco leggermente aumentando), ma la reazione del debito pubblico greco alla crisi è stata abnorme, il che indica, ovviamente, una situazione di forte fragilità. E notate anche che nel periodo nel quale si accumulava debito estero, il debito pubblico era stabile, in rapporto al Pil, in entrambi i paesi.

Quindi?

“Quindi il debito estero era contratto dal settore pubblico!”, direbbe il mio solito studente di Pescara, ragionando da studente. E come ragiona uno studente? Così: “Sembra evidente che se il debito contratto dal settore pubblico sta fermo mentre quello complessivamente contratto con l’estero aumenta, chi ha contratto debiti con l’estero sia il settore privato. Ma siccome il prof. mi vuole fregare, e io sono fuuuuuuuuuuurbo, invece di rispondere “settore privato” risponderò “settore pubblico”, a me non la si fa”!

Ecco, voi invece non ragionate più così, perché ormai sapete, perché ve l’ho detto io, e perché lo sapevate anche prima, che la risposta è dentro di voi, ed è giusta.

Perché la Grecia, nonostante la similarità delle traiettorie, è tanto più fragile?

Ma per due motivi: intanto perché i suoi conti pubblici sono in una situazione strutturalmente peggiore della nostra. Lo testimonia il saldo primario del bilancio pubblico (quello calcolato escludendo la spesa per interessi). Ancora una volta, le dinamiche sono simili (si peggiora dall’entrata nell’euro), ma le intensità molto diverse:



(fonte: WEO)

Del resto, è esattissimamente per questo motivo che gli studi seri sull’uscita dall’euro, come quello di Bootle, o quello di Tepper, non considerano probabile un default dello Stato italiano. Ed è quindi per questo motivo che ragionare sull’uscita dall’euro in termini di parallelo fra situazione greca e italiana è ovviamente un segno di dilettantismo, sul quale il video insiste, ostentatamente, al mero scopo di screditare il prof. Boldrin.

Rimane, certo, la controversia sul fatto se la ridenominazione del debito possa essere considerato un default tecnico, ma certo non è un default in termini giuridici, e lo Stato italiano, a differenza di quello greco, non è mai stato e non è attualmente sull’orlo di una sospensione dei pagamenti. Lo conferma la Commissione Europea, come ogni economista vero (quindi anche il vero prof. Boldrin) sa. E se non lo sa, non è un economista vero, ma un attore, come quello che nel video interpreta, appunto, il prof. Boldrin.

Questo anche perché le famiglie italiane risparmiano strutturalmente molto di più di quelle greche, e lo si vede benissimo qui:



(fonte: AMECO, Par. 15.3, net saving ratio)

Ovviamente in entrambi i casi (vedi alla voce dinamica) il risparmio netto delle famiglie (qui presentato in rapporto al loro reddito disponibile) diminuisce (vedi alla voce “le dinamiche sono simili”, o meglio vedi alla voce “l’euro ha impoverito le famiglie, che quindi non riescono a risparmiare”), ma, attenzione! In Grecia il risparmio netto è stato quasi sempre negativo, cioè le famiglie si sono indebitate per finanziare il consumo corrente.

Insomma: è piuttosto chiaro come stanno le cose, no? Il quadro è simile, certo, come tendenza, come dinamica: le variabili scendono in entrambi i paesi. Ma solo un totale ignorante potrebbe assimilare la situazione della Grecia a quella dell’Italia, perché il livello delle variabili, la dimensione dei fenomeni, è totalmente diversa. Ed è proprio per questo che il video, squallidamente diffamatorio, attribuisce al prof. Boldrin una simile bestialità, proprio per questo nel video l’attore che impersona il prof. Boldrin continua a ripetere “l’Italia come la Grecia”, “la Grecia cioè l’Italia”, a rullo, senza pudore: per screditare il personaggio che interpreta.

Ma il peggio deve ancora venire...

La piccola bottega degli orrori, parte seconda: conversione e changeover.

Ascoltate il video. Dal minuto 1:24 al minuto 5:17 è puro delirio!

L’attore che impersona il prof. Boldrin si avventura in una confusa e dilettantesca ricostruzione di quale sarebbe, secondo lui, il metodo adottato per cambiare unità di conto all’atto dell’uscita dall’euro. Come sopra, da un lato, per aggiungere realismo, gli argomenti sono terroristici (come quelli che ci si aspetta usi un fermatore del declino), ma dall’altro, per diffamare il professore, la loro esposizione è contraddittoria, caricaturale e si appoggia ad argomenti che nessun economista vero userebbe mai. Questa sarà una costante di tutto il video.

Sentite come la racconta, il nostro attore, il finto Boldrin:

“All’atto della transizione... il governo... dovrà decidere a che cambio con l’euro questa moneta potrà cominciare a circolare...  I prezzi esistenti in euro dovranno essere tradotti in lire... Questo cambio non dovrà essere accettato da tutti immediatamente... Molti hanno avuto l’impressione che quando si entrò nell’euro svariati commercianti... avessero effettuato un cambio dalle lire all’euro che fosse da uno a mille per far aumentare i prezzi in euro. Lo stesso potrebbe avvenire oggi ma questo è un aspetto non centrale”.

Insomma: il messaggio è chiaro: puro terrorismo! Vi siete fatti fregare entrando, vi aspettano all’uscita per fregarvi di nuovo.

Notate due peerle (sì, con due “e”: sapete che il rating del professor Boldrin, quello vero, è EE+). L’attore (subdolo) attribuisce al prof. Boldrin due bestialità pazzesche! Prima gli fa sbagliare la data di ingresso nell’euro (nel 2000, dice il nostro), poi gli fa toppare clamorosamente il cambio al quale entrammo (“1997, se non ricordo male”).

Due errori evidentemente imperdonabili, su due dati di fatto talmente noti che perfino quel laboratorio di disinformazione di regime che è Wikipedia Italia sezione economia è costretto a riportarli in termini corretti: si entrò nel 1999, e il tasso di cambio era 1936,27. Dice: “Vabbe’, so dettagli, quello è un genio, lo devi lassa’ perde!”

Dettagli una sega!

Il cambio italiano a 1997 c’è stato (naturalmente sull’Ecu, l’unità di conto europea alla quale eravamo agganciati nel percorso verso l’euro) e sapete quando? Nei primi mesi del 1996. In quell’anno il surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti raggiunse il 3% del Pil. Ma poi, siccome siamo bravi, dovemmo rivalutare. Il tasso al quale entrammo corrisponde in effetti a una rivalutazione di un po’ più del 3% rispetto al valore raggiunto nel 1996 (che comunque era già rivalutato rispetto al massimo storico raggiunto nel marzo dell’anno precedente). Pare poco, ma intanto, nel 1999, grazie alla rivalutazione il nostro surplus con l’estero era già sceso all’1% del Pil. Abbiamo visto, ricordate, che le esportazioni italiane sono molto elastiche al cambio? Quindi il cambio non è un dettaglio.

Comunque, più si va avanti e più ci si diverte. Perché l’attore chiamato a impersonare il prof. Boldrin, al minuto 4:00, dice una cosa esatta, ovvero che il cambio con le “nuove lire” avverrà uno a uno: una nuova lira per un euro. Lo dicono tutti, sappiamo che sarà così.

Subito dopo, però, a 4:31, si contraddice, e si avventura in una fumosa teoria su come dovrà essere quotato dal governo italiano il nuovo cambio. Notate che il prof. Boldrin (quello finto) usa la teoria economica che gli economisti veri normalmente adottano per questi calcoli, quella della parità relativa dei poteri d’acquisto, ipotizzando che, dato il differenziale di inflazione cumulato dall’Italia verso la Germania, il nuovo cambio dovrebbe situarsi a circa 2100 lire per euro (corrispondente a una svalutazione complessiva di circa l’8.5%, a spanna, e quindi, sempre linearizzando, di circa lo 0.7% all’anno, che in effetti è più o meno il differenziale di inflazione fra Italia e Germania).

Perché questa contraddizione, e perché è ridicola la seconda ipotesi?

Il motivo della contraddizione è ovvio: se il finto Boldrin dicesse che la conversione sarà uno a uno, poi non potrebbe fare la sua supercazzola sul fatto che i commercianti ci fregheranno col cambio, perché è ovvio che se il cambio è uno a uno, sarebbe difficile per un commerciante venderti a 4 nuove lire quello che ti vendeva a 2 euro, no? Del resto, questo è il motivo per il quale, per il bene di tutti, si assume che l’uscita avverrà col cambio uno a uno.

Ma il finto (speriamo) Boldrin ci vuole terrorizzare, e allora, lellero lellero, senza farsi né in qua né in là, si contraddice in un modo ridicolo per un economista (sostenendo che il cambio sarebbe 2100 a uno). Perché è ridicola questa contraddizione? Ma è ovvio! Perché confonde il ruolo dello Stato con quello del mercato! Una cosa che un vero liberista, come il vero prof. Boldrin, non farebbe mai.

Lo Stato deve ridefinire l’unità di conto nella quale sono definiti i contratti regolati dal diritto nazionale. Il Mercato deve attribuire alla nuova unità di conto il suo valore corretto sul mercato interazionale. Le due operazioni sono logicamente scisse ed è giusto e razionale che siano portate a termine da due istituzioni distinte.

Supponiamo col prof. Boldrin che la sopravvalutazione attuale della lira sia del 10% (secondo me è un po’ di più, sono meno ottimista di lui, ma lasciamo stare). Lo Stato non se ne deve preoccupare, non deve preoccuparsi dei decimali. Lo Stato dice: quello che ieri era l’obbligazione di pagare 100 euro, diventa l’obbligazione di pagare 100 nuove lire, e questo mio decreto fa legge sugli scambi regolati dal diritto nazionale. Non è altro che l’applicazione della Lex monetae, ne abbiamo già parlato.
Il riallineamento non è nei rapporti interni, fra creditore e debitore nazionali, denominati nella stessa valuta. Il riallineamento è nei rapporti con le altre valute. Siccome esportiamo meno di quello che importiamo, e quindi chiediamo più valuta estera (per acquistare i beni esteri) di quanta valuta nazionale venga chiesta a noi (per acquistare i nostri beni), la nostra valuta sarà, come quella di ogni paese in deficit, in eccesso di offerta sui mercati internazionali, e quindi subirà, come ogni cosa in eccesso di offerta un naturale deprezzamento. Chiaro?

Il cambio è il prezzo di una valuta in termini di un’altra, e quale sia il suo valore corretto possiamo anche farlo determinare al mercato, se siamo liberisti, no? Quindi lo Stato, invece di fare lui il calcoletto su quanta inflazione c’è stata, deve semplicemente lasciare che la valuta fluttui.

Ovvio, il primo giorno il tasso di conversione interna (uno a uno) coinciderà con quello di conversione esterna, cioè con il tasso di cambio (uno a uno). Poi le cose evolveranno, secondo le leggi del mercato. Il tasso interno rimarrà quello: chi doveva cento nuove lire a un creditore nazionale dovrà sempre cento nuove lire. Il tasso di cambio invece fluttuerà: per comprare un euro, invece di una nuova lira, ci vorranno, poniamo, 1.03, poi 1.07, poi 1.10, poi... fino magari a 1.20 lire. La lira cioè si sarà progressivamente svalutata, ne occorreranno di più per acquistare un euro. Ma per pagare il tuo creditore, figlio bello, non avrai bisogno degli euro, capisci, perché applicando la Lex Monetae e il codice civile italiano lo Stato avrà convertito simmetricamente crediti e debiti!

Questo è il lavoro che deve fare lo Stato: stabilire quante nuove lire un creditore deve avere dal suo debitore. Il mercato invece stabilirà quante nuove lire occorreranno per un euro.

Chiaro? Se non lo è, fatevi prestare il mio libro.

Ricapitolo: dei due snodi che necessariamente faranno parte dell’uscita dall’euro (la ridenominazione delle obbligazioni giuridiche rette dal diritto nazionale e il riallineamento del cambio) la prima dovrà necessariamente essere gestita dallo Stato (semplicemente perché è lo Stato che gestisce i tribunali dove queste obbligazioni vengono fatte valere), e la seconda dovrà essere necessariamente gestita dal mercato (semplicemente perché il valore corretto del cambio risulta dalle domande e offerte di valuta che sui mercati valutari si manifestano).

Capito perché la papera subdolamente attribuita a un luminare come il prof. Boldrin da questo video diffamatorio è totalmente assurda?

Ma il peggio deve ancora venire...

La piccola bottega degli orrori, parte terza: l’effetto principale

Finalmente a 5:17 si entra in medias res. Sentite cosa dice il nostro attore:

“Quale sarà l’effetto principale? La nuova moneta... si commercerà sui mercati valutari internazionali in maniera indipendente dall’euro. Sarà una moneta diversa la cui garanzia, il cui valore, viene deciso dalle operazioni di emissione della banca centrale... e dalle operazioni di indebitamento o di non indebitamento del governo italiano che emette titoli di debito in moneta. Questo ha delle conseguenze”.

Quali siano queste conseguenze non è dato sapere, perché il subdolo guitto, nella sua sleale azione diffamatoria verso il vero prof. Boldrin, passa subito ad un’altra stazione di questa autentica Via Crucis della scienza economica. Ma, vi prego, apprezzate con me un paio di peerle.

Intanto, mi piacerebbe sapere cosa sia una “operazione di non indebitamento”! Qui sono sicuro che istwine potrà illuminarci.

Poi, sarei curioso di capire come si possa emettere un “titolo di debito in moneta”. Forse vuol dire “denominato nella nuova valuta”? Giustamente, il linguaggio approssimativo, da osteria, fa parte del progetto diffamatorio. Chapeau!

Ma il punto dolente del finto (e temo anche del vero) Boldrin è che proprio non vuole (non vogliono?)  rassegnarsi a capire come funzionano i mercati valutari. L’idea che il cambio sia deciso da quanto la banca centrale decide di stampare, questa ossessione fobica per l’emissione di moneta, fonte di ogni e qualsiasi male, è assolutamente balzana. Lo Stato (il nemico) può stampare tanta moneta quanto vuole, ma se poi quella moneta non viene scambiata sui mercati dei cambi, l’impatto dell’orrendo crimine sulla quotazione internazionale della moneta è nullo. L’idea che il tasso di cambio sia dato dal rapporto fra due stock di moneta, per cui se aumenti lo stock di moneta nazionale, questa vale di meno, vale tanto l’altra idea che l’inflazione sia il rapporto fra massa monetaria e beni prodotti.

Una diversa versione del famoso sogno del fruttarolo, per chi ha letto il libro.

La piccola bottega degli orrori, parte quarta: l’euro come valuta straniera

Andiamo avanti. So che non vorreste, so che, come me, siete giustamente indignati da questo tentativo subdolo di ledere la credibilità di un noto economista, so che avete capito il messaggio che vi voglio trasmettere: chi combatte una battaglia di libertà e verità non può abbassarsi a usare questi mezzucci sleali, e so che oltra a capirlo, condividete con me questo messaggio. Ma beviamo fino in fondo l’amaro calice della vergogna, la vergogna di scoprire che c’è qualcuno che combatte la nostra battaglia con le armi sleali del discredito e dell’attacco personale, armi che avremmo voluto lasciare al partito eurista, insieme al manganello dello spread.

Al minuto 6:00 si sprofonda nel ridicolo. Sentite:

Il secondo aspetto che occorre tenersi molto chiaro in mente è che in questo momento tutto il debito pubblico italiano è espresso in euro... Un governo ha due scelte... può farne una amichevole, e dire ‘ok, tutte le obbligazioni che ci siamo presi in euro le manteniamo pari’... da quel giorno in poi, siccome non abbiamo più accesso alla Bce che emette euro... la banca centrale e il tesoro dovrebbe  rifornirsi sui mercati internazionali di questa valuta a quel punto diventata straniera... esattamente nella stessa maniera in cui oggi si riforniscono di dollari... Ovviamente parte di queste valute estere fluirebbe nel paese attraverso un ripristinato ufficio dei cambi... e parte quindi fluirebbe dalle esportazioni verso altri paesi e in parte andrebbe acquistata indebitandosi sui mercati delle valute.

Certo che chi ha scritto il testo letto dal finto prof. Boldrin ha una fantasia sconfinata! Credo che nessun genio della satira riuscirebbe a condensare così tante fanfaluche in così poche righe.

Cominciamo dai fondamentali.

Intanto, è assolutamente chiaro che al finto prof. Boldrin proprio non è chiaro lo scopo del gioco! Va da sé che lo scenario da lui dipinto non è sensato, nemmeno come caso di scuola, per almeno due ovvi motivi. Tralasciando sempre il “dettaglio” che il problema sono i debiti privati (come le banche spagnole e da qualche settimana anche quelle italiane dimostrano, e de Grauwe ci ha limpidamente chiarito – qui il riassunto in italiano), e restando sul debito pubblico:

1)      ovviamente uno Stato non lascerebbe l’euro per pagare il servizio del proprio debito il 20% in più in valuta nazionale (cosa che accadrebbe se lo lasciasse denominato in valuta estera). La Lex monetae si applica anche ai debiti verso creditori esteri, purché regolati dal diritto italiano, come è oggi la stragrande maggioranza dei titoli di Stato in circolazione. Va da sé quindi che lo Stato ridenominerebbe le proprie obbligazioni in “nuove lire”, altrimenti tanto varrebbe, per lui, restare dentro;

2)      inoltre, che il debito estero verrebbe ridenominato (e quindi lasciato svalutare), viene dato per scontato da tutti gli studi in circolazione e dagli stessi mercati. Infatti:
a.       l’unica perplessità espressa negli studi consiste nel chiedersi se la ridenominazione possa essere tecnicamente considerata un default (una decisione che poi, in definitiva, sarebbe più politica che tecnica, e che ha conseguenze sui mercati dei prodotti derivati);
b.      dall’inizio della crisi decine di Stati sovrani (Regno Unito, Svezia, Polonia, per restare nelle vicinanze) hanno svalutato e nessuno ha gridato al default, anche se ha visto tornare indietro un po’ meno soldi di quanti se ne aspettasse. Questo perché una svalutazione, in caso di crisi, è un evento fisiologico, e il tasso di interesse ti ricompensa (anticipatamente) anche per questo rischio; l’unica differenza nel caso dell’Italia quindi sarebbe la ridenominazione, non la svalutazione, visto che tutti quelli che potevano svalutare l’hanno fatto (e si son trovati meglio);
c.       nel caso dell’Italia lo spread misura proprio il rischio di cambio che gli investitori esteri pensano di poter correre se la nuova unità di conto si svalutasse, come del resto spiega perfettamente lo stesso finto prof. Boldrin più avanti.

Quindi è ovvio che ragionare sullo scenario di mantenimento del debito pubblico in euro è una perdita di tempo: il finto prof. Boldrin lo fa per le stesse finalità terroristiche di quelli che divulgano la fanfaluca secondo la quale se uscissimo, le famiglie sarebbero pagate in lire, ma i mutui rimarrebbero in euro.

Oltre a non essergli chiaro lo scopo del gioco, al finto prof. Boldrin non è nemmeno chiaro quali siano le regole del gioco. Quello che non capisce è che l’euro già oggi è una valuta straniera per lo Stato italiano, perché non mi risulta (forse risulta al finto prof. Boldrin dopo la quarta caraffa di prosecchino) che lo Stato italiano possa andare dalla Bce e, con una pacca sulle spalle, farsi consegnare gli “euri” (dice lui) dei quali ha bisogno.

Se è così, allora De Grauwe non se ne è accorto. Sentite infatti cosa dice:

Quando entrano un una unione monetaria, i paesi perdono la propria capacità di emettere debito in una valuta sulla quale esercitano un pieno controllo... Questo problema non è affligge solo i membri delle unioni monetarie. La sua gravità è stata riscontrata anche nelle economie emergenti che non possono emettere debito nella propria valuta (NdC: indebitandosi in dollari)

Paul De Grauwe, 2011, Managing a fragile Eurozone.
(NdC, come sempre, vuol dire Nota der Cavajerenero).

Non so voi, ma a me sembra che quello che dice De Grauwe somigli alla realtà più di quello che dice il finto Boldrin. Scusate! Qui è tutto un chiedere a Draghi: “Mario, che cce compri i titoli? Daje, Mario, facce ‘sto favore?” E lui, Mario, ritroso come una verginella, prima di darla, la liquidità, ovviamente alla persona sbagliata (come spesso accade alle verginelle troppo ritrose), si fa pregare, e pregare, e nel frattempo la periferia dell’Eurozona si sbriciola sotto la mannaia dello spread, ad majorem Alamanniae gloriam recessionemque.

Se le cose invece stessero come dice il finto Boldrin, cioè se adesso il governo “avesse accesso alla Bce che emette euro”, dove starebbe il problema? Basterebbe andar lì e prendere, no? Sarebbe Mario a dire: “A’ Mario, che tte serve?”. I cognomi li sapete.

Ma le cose non stanno come dice il finto Boldrin. Quello che lui dipinge come scenario futuro (l’euro come valuta estera se usciamo), è in realtà lo scenario attuale (il debito italiano è denominato in una valuta che non controlliamo, l’euro. Non avere sovranità monetaria significa proprio questo, cioè che l’euro, per la nostra finanza pubblica, è già una valuta “estera”).

Già questo fa capire con che dilettante abbiamo a che fare, pardon, con quale dilettante il video ci vuol far credere che noi si abbia a che fare.

Due altre piccole perle di dilettantismo.

La prima è il riferimento all’Ufficio Italiano Cambi. Par di capire che secondo il finto Boldrin questo sia stato soppresso con l’entrata nell’euro, visto che non serviva più, e dovrebbe essere ripristinato se uscissimo dall’euro, visto che ne avremmo di nuovo bisogno. È assolutamente ovvio che il vero prof. Boldrin non può aver detto una fesseria simile, perché il vero prof. Boldrin lavora negli Stati Uniti, e quindi il vero prof. Boldrin sa che per un cittadino italiano l’entrata nell’euro non ha comportato l’eliminazione della necessità di cambiare la valuta a corso legale in Italia con altre valute estere (ad esempio il dollaro). Tanto è vero, che l’Ufficio Italiano Cambi è stato in vita fino al 2007, ed è stato poi soppresso in recepimento di una direttiva comunitaria. Tutte cose che il vero prof. Boldrin sa benissimo.

La seconda è che nel resoconto del finto prof. Boldrin si fa una gran confusione fra bilancia dei pagamenti e bilancio dello Stato. Lui dice “parte (della valuta estera necessaria ad onorare il debito pubblico contratto in valuta estera, NdC) quindi fluirebbe dalle esportazioni verso altri paesi e in parte andrebbe acquistata indebitandosi sui mercati delle valute.” Ma scusate! Se dopo l’uscita dall’euro un esportatore italiano esporta un toro in Spagna, e viene pagato in euro (daje a ride, perché se esce l’Italia, ovviamente la Spagna non resta dentro, nonostante l’attaccamento sentimentale del prof. Boldrin per quella terra di tori, flamenco e bolle), dicevo, se l’esportatore italiano viene pagato in euro, mica porta i suoi euro a via XX Settembre (Ministero del Tesoro) onde consentire allo Stato di restituire questi euro a un risparmiatore, che so, olandese, o finlandese? No, gli euro sono suoi e lui se li tiene e ci fa quello che vuole (verosimilmente, in parte li userà per regolare altre transazioni internazionali). Il governo, ovviamente, non può tassarlo “in euro”, dopo la ridenominazione dell’unità di conto nazionale: lo tasserebbe in lire. Quindi gli euro necessari ad onorare il servizio del debito in euro, dopo un’eventuale uscita dall’euro, potrebbero provenire solo dai mercati finanziari.

Oggi una differenza in effetti c’è: visto che i redditi sono definiti in euro, lo Stato può attingere euro anche attraverso il prelievo fiscale. Domani no, ovviamente (perché i redditi degli italiani sarebbero convertiti in nuove lire, e in quella valuta sarebbero tassati).

Ma la bilancia dei pagamenti e gli euro che “fluiscono” non c’entrano una beneamata fava col servizio del debito pubblico, come ognuno vede, compreso, ne sono certo, il vero prof. Boldrin. E l’accesso ai mercati è necessario oggi quanto domani, perché oggi quanto domani l’euro è per l’Italia una valuta straniera (come vede De Grauwe, quindi me ne fotto se Boldrin lo veda o meno).
Per inciso, non pensiate che il raccogliere imposte in valuta “forte”, come oggi, sia un vantaggio: la valuta forte sta distruggendo il reddito degli italiani, e quindi fra un po’ non rimarrà nulla da raccogliere. Chiaro, no?

La piccola bottega degli orrori, parte quinta: la svalutazione

Più si va avanti, e più il referto del finto prof. Boldrin si fa agglutinato e confuso. Sentite cosa dice a 8:33:

L’altra opzione è fare default, che è l’opzione implicita in realtà... nella minaccia greca di uscire  dall’euro, perché l’opzione implicita sembra dire: “Be’, va be’, adesso non riusciamo a pagare questo enorme debito che abbiamo accumulato in euro ... passeremo alla dracma... praticamente rimangiandoci la promessa di pagare il nostro debito  in euro... Questa seconda opzione la lascerei da parte perché l’effetto di fare questa scelta...  è drammatico... Facciamo finta che la transizione all’euro avvenga in maniera ordinata, e che il governo che decide di uscire dall’euro dica ‘ok, però gli impegni che mi sono preso in euro li mantengo in euro...
Qual ì il problema cui ci troviamo di fronte? Il problema è quello della svalutazione. Se il cambio lira/euro rimanesse stabile... forse questo non sarebbe un grande problema... Ovvero, se i mercati internazionali dicessero “Va be’, sono usciti, però di fatto manterranno una politica monetaria e fiscale non dissimile da quella che avrebbero mantenuto, il numero di dracme è proporzionale e quelle che avrebbe emesso la bce sotto forma di euro (come se gli euro emessi venissero allocati pro-quota ai paesi!)
-          la bilancia dei pagamenti non varierà (ma allora che usciamo a fare)  il tasso di inflazione interno non varierà...  Se così fosse non cambierebbe molto. È realistica una reazione del genere? Qui viene la parte complicata da capire.

Pare evidente che l’attore voglia simulare uno stato alterato nel prof. Boldrin, perché il discorso stenta a decollare: si fa un passo avanti, e se ne fanno due indietro: una random walk, un po’ come quella dell’ubriaco sotto al lampione.

Allora: abbiamo già detto che la ridenominazione:

1)      probabilmente non sarebbe considerato default tecnico, nel senso che potrebbe essere considerato default dagli organismi – privati  - che disciplinano i cosiddetti credit events, come l’ISDA, come potrebbe non esserlo. Una decisione con ricadute certo non banali sul mercato dei derivati, ma, appunto, incerta; 

2)      certamente non sarebbe un default in senso giuridico (la Lex Monetae esiste);

3)      certamente non sarebbe un default economico: lo Stato e i cittadini italiani risparmiano abbastanza da potersi permettere il rientro del debito pubblico (tutti i dettagli nel mio libro).

Abbiamo già detto (citando Panizza e Borenzstein) che in caso di ridenominazione i costi del default non sono quelli esorbitanti che normalmente si indicano. Quindi de che stamo a pparla’?

Ma nel passo trascritto vi prego di notare una ulteriore finezza, che chiarisce come il finto (ma anche il vero) prof. Boldrin non siano molto consapevoli di quanto sta succedendo.

Ma come? In un momento in cui tutto il mondo ha chiaro e dice che il problema dell’Eurozona sono gli squilibri della bilancia dei pagamenti, cosa ti viene a dire il finto Boldrin? Che i mercati saranno rassicurati, e quindi noi riusciremo a mantenere la parità di cambio (opportunamente corretta) se “la bilancia dei pagamenti non varierà”.

Ah bbelloooo!? Ma che stai a ddi’? Guarda che noi siamo in deficit delle partite correnti, e che i mercati non sono contenti della nostra bilancia dei pagamenti.

Ah, non te n’eri accorto? E allora secondo te perché parliamo tanto di recuperare competitività? Cos’è? Una nuova dieta? Ce l’ha chiesto il medico? Abbiamo problemi di colesterolo? No. Abbiamo un deficit di conti con l’estero, vendiamo poco all’estero, dicono, e all’interno di una unione monetaria, come sanno gli economisti, non potendo svalutare la moneta si svaluta il salario (va da sé che non mi permetterei un tono altrettanto irriguardoso con il vero prof. Boldrin, ma è del resto altrettanto evidente che un economista vero non può aver detto una cosa simile, quindi mi permetto il tono irriguardoso).

Insomma, siamo al delirio!

Noi usciamo proprio per far variare la bilancia dei pagamenti (facendola tornare in pareggio), e se una volta usciti rimanessimo in deficit, il nostro cambio evidentemente si deprezzerebbe (perché un deficit è un eccesso di offerta di valuta nazionale per comprare beni esteri). Insomma: l’attore ci vuole veicolare l’infido messaggio che al prof. Boldrin manchino le più elementari basi di economia internazionale monetaria.

Una vergogna, uno scandalo! Diffamare così uno stimato collega! Pretendere che egli non sappia qual è la situazione economica del suo paese!

Ma qual è il suo paese, in effetti? Eh, bella domanda...

La piccola bottega degli orrori, parte sesta: l’inflazione

Ma la strategia teppistica, vandalica, di attribuire (per diffamarlo) al prof. Boldrin analisi teoriche screditate e dilettantesche prosegue. Uno strazio, ma pro veritate affrontiamolo insieme, a 11:36.

Oggi come oggi  un governo che esca dall’euro perché lo fa? Lo fa perché non è in grado di raccogliere risorse reali proprie, dai propri taxpayer che gli permettano di pagare il numero di euro promesso... quindi... tenterà di pagare i propri debiti in dracme.

Ah! Ma allora lo sai? Ma scusa, poco sopra, a 6:00, non avevi detto che non ne avremmo parlato, e che lo scenario era quello nel quale si usciva mantenendo i debiti definiti in euro? Allora ti sei accorto che non ha senso?

In dracme emesse dalla propria bc, risparmiando le risorse reali raccolte con la tassazione per poterle utilizzare per pagare il debito in essere... Potrebbero provare a fare i virtuosi... però per riuscire a essere virtuosi, devono raccogliere risorse reali in euro dalla propria economia.

Aspetta, mi sono perso. Ma i greci, cioè gli italiani, il loro debito lo pagano o non lo pagano? Ed è in lire, in dracme, o in euro? E se è in dracme, perché devono raccogliere euro per pagare gli interessi? E come fanno a raccogliere euro dai propri taxpayer (a’ bbello de zzio, se dice ‘contribuenti’!), se nel frattempo, visto che siamo passati alla dracma in Italia o alla lira in Grecia, o era il contrario, non ricordo, comunque... in nessuno di questi due paesi nessuno guadagna più in euro, e quindi nessuno può essere tassato in euro?

Certo che se il vero prof. Boldrin spiegasse le cose come quello finto, il tasso di suicidi alla Washington University at St. Louis si impennerebbe...

Se il governo vuole continuare a spendere  non avendo più accesso a finanziamenti in euro, dovrà farlo con finanziamenti in dracma.

Eccoci! Il colpevole è la spesa pubblica: un’affermazione da vero gianninizzero che aggiunge un tocco di realismo al video. Ma scusa, finto Boldrin, se c’è stata ridenominazione, all’interno dell’Italia, cioè della Grecia, circola la dracma. Quindi, perché mai il governo dovrebbe spendere in euro? Spenderà dracme. E allora qual è il problema se non accede a finanziamenti in euro? Bo’... Ma più si va avanti, peggio è...

La tentazione quindi qual è? Di stampare carta moneta a seconda della necessità, perché questo lo puoi fare: dracme, o lire. Cosa implica tutto questo? Che dietro a questa stampa di euro, scusate, di dracme o di lire da parte della bc greca o italiana non esiste un produzione non esiste una produzione di beni e servizi che la sostenga... Quindi quello che vedremmo è una crescita molto forte della offerta di questi pezzi di carta, dracme o lire, a fronte di una crescita non parallela di beni e servizi prodotti in quel paese. Questo è la classica situazione in cui si crea un’inflazione interna e quindi una svalutazione sul mercato internazionale di questo titolo.

Eccolo là! Ci siamo... Sembra incredibile, ma siamo ancora alla storia che la moneta causa i prezzi, che i prezzi sono il rapporto fra moneta stampata e produzione reale. Sì, insomma, il famoso sogno del fruttarolo, ricordate? L’endogenità della moneta, così chiara agli economisti del XIX secolo (ce l’ha ricordato istwine), l’idea che la dinamica dei prezzi sia influenzata soprattutto dalle dinamiche del mercato del lavoro, insomma, tutte le acquisizioni della macroeconomia dell’ultimo paio di secoli spazzate via da una teoria che fa ridere i polli e che non ha alcun riscontro nella realtà. Non ci credete? Bene, ve lo rifaccio vedere. Guardate la crescita del prodotto, della moneta (M3) e dei prezzi nell’eurozona:


(fonte: Eurostat per il prodotto, Bce per la moneta (M3), FMI per i prezzi)

Lo vedete, no, che le cose non stanno come dice il nostro guitto (ripeto, nel visibile e deprecabile intento di diffamare un noto studioso che il mondo ci invidia)?

Esempio: dal 2000 al 2002 il tasso di crescita del prodotto (linea verde) è sceso, ma l’inflazione (variazione dei prezzi, linea rossa) è rimasta costante. Bene. Se la Boldrinomics avesse un qualche riscontro empirico, ci aspetteremmo che per mantenere costante la crescita dei prezzi, il tasso di crescita della moneta sia parallelamente calato. Invece no, al contrario! Ha fatto un bel balzo verso l’alto, superando il 10% su base annua (dati trimestrali, come vedete), con zero impatto visibile sull’inflazione.

Viceversa fra 2003 e 2004, quando il tasso di crescita del prodotto aumenta, succede che il tasso di crescita della moneta diminuisca. Vi aspettereste  un calo dell’inflazione, o addirittura una deflazione (inflazione negativa), giusto? Invece no, la Boldrinomics toppa di nuovo, clamorosamente: il tasso di inflazione sta lì fermo, granitico. Perché? Perché ci sono più cose fra la moneta e i prezzi che nella tua filosofia, caro finto Boldrin (una filosofia piuttosto disadorna, par di capire).

E da qui in avanti, siccome tutta la discussione circa i disastri che l’uscita cagionerebbe si appoggia all’idea che essa avrebbe conseguenze inflazionistiche, be’, forse possiamo anche risparmiarci di andare avanti,  no?
Però, dai, un po’ di curiosità... Vediamo cosa si inventa il perfido diffamatore...

La piccola bottega degli orrori, parte settima: la storia economica

Segue una dettagliata e sostanzialmente corretta spiegazione di come le aspettative di svalutazione possano influire sullo spread, condotta con riferimento al 1992.

Tutto giusto e tutto vero: avevamo uno spread rispetto ai titoli tedeschi che dipendeva dalle aspettative di svalutazione della lira, a sua volta determinate dal differenziale di inflazione con la Germania. Una situazione che abbiamo descritto per filo e per segno parlando dei terroristi dell’informazione e delle loro menzogne sulla crisi del 1992. Ricordando quegli eventi, però, abbiamo anche chiarito che dopo lo sganciamento il tasso di interesse dell’Italia scese. E, guarda caso, gli studi sull’uscita dall’Eurozona ci confermano che anche nel caso attuale sarebbe probabile, dopo lo sganciamento, una discesa dei tassi di interesse proprio in paesi come la Grecia e l’Italia.

Questo lo sanno tutti, ed è anche piuttosto ovvio. Lo spread è il pagamento per il rischio che si verifichi un certo evento (la svalutazione). Una volta che l’evento si è verificato, e che il paese (l’Italia, in particolare) si rimettesse a crescere e a generare ricchezza, i mercati non ci percepirebbero più come particolarmente rischiosi, perché saprebbero che saremmo in condizioni di mantenere le promesse che fatte nella nostra nuova valuta (vedi sopra i fondamentali, peggiorati con l’euro, ma tuttora solidi).

Bene.

Cosa dice invece il guitto?

Ci dice che recuperando la “capacità di stampare carta moneta a piacere”, il governo segnalerebbe la propria incapacità di sovvenire ai pagamenti presenti e futuri (17:30), e quindi “i tassi di interesse passeranno dal 4% all’8%” a seconda delle aspettative dei mercati.

“È qui il dramma”, dice l’attore. E non si può che concordare con lui. È, anzi, sarebbe drammatico, se un docente di economia tracciasse scenari così al di fuori di qualsiasi logica economica e esperienza storica.

Conclusione

Spero apprezzerete la mia lealtà. Attirando l’attenzione del vero prof. Boldrin su questo cialtronesco e sleale falso, gli permetto di sconfessarlo e di dimostrare il fatto di aver seguito, da qualche parte, in stato non alterato, un ECON101 di mediocre livello, sufficiente per confutare le lievi imprecisioni del video. Dissociandosi dalle bestialità defecate in questo video dal suo sosia, il prof. Boldrin difenderà la propria credibilità, e consentirà al dibattito sull’euro di svolgersi su un piano di maggiore serietà.
O anche no. Perché da discutere, cari euristi, c’è poco. Il vostro generoso supporto ai vari Quisling sparsi per l’Europa è ammirevole, ma sarà necessariamente effimero, perché la parola “fine” sta per apparire sullo schermo del sogno europeo. Fatevene una ragione, e invece di delirare e disinformare, dateci una mano a ricostruire questo paese.

















































































Cosa?...

Come?

Noooo!

Non ci posso credere... Ma voi mi dite che NON è un attore? No dai, state scherzando? E adesso me lo dite? Ora che ho scritto tutte questa pagine per confutare le asserzioni strampalate e dilettantesche messe in fila nel video? Ma dai, no, siate seri, per favore. Dai, Boldrin lavora alla Washington University at St. Louis, che è fra le prime trenta al mondo, Boldrin, che ha più di cento pubblicazioni scientifiche internazionali repertoriate su EconLit... No, non è lui, non voglio crederlo. Preferisco pensare che siano falsi tutti i dati che ho raccolto e esposto in questo post, preferisco pensare che una orrenda congiura porti De Grauwe, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e l’Eurostat a mentire e diffondere dati falsi, preferisco credere ai rettiliani, piuttosto che dover ammettere che un collega così prestigioso vada così ottusamente contro l’evidenza empirica, contro la semplice e incontrovertibile realtà dei fatti.

Io son fatto così, ho fatto l’ufficiale, ho spirito di corpo: un vero economista non si arrende mai, nemmeno di fronte all’evidenza. Ma come? Insistete? È lui? Ma siete sicuri? Sicuri sicuri? Sicuri sicuri sicuri?

Oh Gesù mio...

E ora come si fa?

Chi riconcilia queste evidenze così disparate?

Un professore che ce l’ha tanto lungo (il curriculum), com’è mai possibile dica tante lievi imprecisioni.

Son confuso...

Ma...

Forse una mano a risolvere questo mistero ce la può dare proprio l’illustre collega dal quale siamo partiti, il prof. Manasse. Perché vedete, pensandoci bene, il prof. Manasse è stato spiacevole nel suo voler distribuire pagelle (come altri prima di lui, del resto), e si sarebbe potuto risparmiare, per motivi che gli verranno chiariti nelle sedi opportune, l’allusione vagamente diffamatoria all’università nella quale insegno, ma al di là delle forme particolarmente infelici, che ci hanno deluso tutti, bisogna dire che nel merito tutti i torti non ce li ha.

Il suo unico torto è quello di tutti i “veri” economisti: quello di trarre le conclusioni sbagliate dalle premesse giuste.

Le premesse giuste quali sono? Sono quelle che lui espone: quando si affronta un problema, ci si dovrebbe rivolgere a uno specialista di quel problema. La conclusione sbagliata qual è? Che il prof. Boldrin sia uno specialista dei problemi di una unione monetaria fasulla. Non è così. Il prof. Boldrin è uno specialista di problemi fasulli, nel senso che nulla hanno a che vedere con i problemi che sono in testa alla nostra lista di priorità, i problemi dell’Eurozona, come mi accingo a dimostrarvi.

Che cos’è un economista?

Perché, mi preme (e mi duole) tornare a precisarlo: a differenza di tanti altri soggetti che circolano per l’Italia, il prof. Boldrin è un economista. Dicesi economista uno studioso con una comprovata attività di ricerca a livello internazionale, e di insegnamento accademico, nell’ambito dell’economia politica o della politica economica.

Gli elementi di questa definizione sono tre, e il prof. Boldrin, è innegabile, li possiede tutti e tre, e al più alto grado. Mi riferisco, va da sé, al vero prof. Boldrin.

Primo: l’ambito della ricerca, che deve essere appunto quello dell’economia politica o della politica economica o delle materie affini. In Italia gli ambiti di ricerca sono definiti dalla declaratoria dei settori scientifico-disciplinari che è regolamentata dal MUR. Vi apprendiamo che:

·         l’economia politica (settore SECS-P/01) “raggruppa le discipline aventi per oggetto quello di spiegare teoricamente i fenomeni economici a livello micro-economico e macro-economico, ricorrendo sia a metodi induttivi che deduttivi, sia statici che dinamici. Tali discipline devono servire come fondamento analitico per le indagini applicate e per gli interventi nel campo della politica economica e dell’economia pubblica. Principali campi di indagine sono la teoria del consumatore, dell’impresa, dei mercati e dell’equilibrio generale; l’analisi macro-economica dei mercati reali, monetari e finanziari; la teoria dell’economia internazionale sia reale che monetaria; la teoria della crescita e dei cicli economici.”
·         la politica economica (settore SECS-P/02) “raggruppa le discipline economiche aventi per oggetto gli obiettivi, gli strumenti ed i modi di intervento dello Stato, delle Banche Centrali nonché di altre Autorità indipendenti, sia nazionali che sovranazionali. I principali campi di indagine sono costituiti dallo studio, anche comparato, delle politiche monetarie e di bilancio; delle politiche di programmazione degli aggregati macro-economici, dei redditi, del mercato del lavoro, delle attività educative e culturali; delle politiche internazionali e del loro coordinamento; delle funzioni e del ruolo delle istituzioni economiche”.

Vi apprendiamo anche che i settori disciplinari dal SECS-P/03 (Scienza delle finanze) al SECS-P/06 (Economia applicata) sono in vari modi affini con l’economia politica a la politica economica. Non lo sono invece i settori dal P/07 (Economia d’azienda) in poi:

·         “le competenze di economia aziendale comprendono teoria dell'azienda e degli aggregati di aziende, strategie e politiche aziendali, analisi e progettazione delle strutture e dei processi aziendali, etica aziendale e bilancio sociale, comparazioni internazionali e dottrinali, valutazioni, revisione e consulenza aziendale. Le competenze ragioneristiche sono rivolte alle determinazioni quantitative, valutazione, analisi e utilizzo di dati nei processi decisionali e di controllo, comprendono contabilità e bilancio (ivi incluse revisione contabile e analisi finanziaria di bilancio), contabilità per la direzione (analisi dei costi, programmazione e controllo), storia della ragioneria.”

Questo chiarisce perché negli ultimi tempi abbiamo sentito diversi economisti d’azienda profferire svarioni abominevoli sui temi riferiti a “la teoria dell’economia internazionale sia reale che monetaria” o a “le politiche internazionali e del loro coordinamento”, o ancora a “le funzioni e il ruolo delle istituzioni economiche”. Il motivo è semplice. Di queste cose, loro, poverini, non ne sanno e non ne devono sapere nulla, non più di quanto un violinista debba saper suonare il clarinetto. Semplicemente, sono due ambiti diversi: loro, con l’economia, non c’entrano nulla.

Gli economisti avranno anche tante colpe. Chi non ne ha? Si iniquitates observaveris, Domine, quis sustinebit? E siccome io (sì, mi dispiace, devo dirlo, io: il più lurido dei pronomi), sono europeo, e l’Europa la vivo, a differenza dei cialtroni che l’Europa la sognano, permettetemi di dirvelo anche in francese e, soprattutto, in tedesco: So du willst, Herr, Sünde zurechnen, Herr, wer wird bestehen? Ripeto, gli economisti avranno i loro difetti. Ma non meritano di sopportare il discredito arrecato alla loro categoria dalle strampalate affermazioni di chi, per motivi incomprensibili, invade il loro campo.

Secondo: l’esperienza didattica, che, come ho ricordato, ha portato il prof. Boldrin a insegnare in una fra le più prestigiose facoltà americane. Guardate, che non è un dato banale. Perché insegnando si impara, si impara a capire e a farsi capire (con alcune ovvie eccezioni).

Terzo: la produzione scientifica, ampia e indubbiamente riferibile al settore P/01. Una rapida consultazione di EconLit ci informa che il professore ha 109 pubblicazioni internazionali, di cui 40 articoli su riviste, su questi argomenti:
·         Intellectual Property Rights,
·         One, Two, and Multisector Growth Models
·         Innovation and Invention: Processes and Incentives
·         Social Security and Public Pensions
·         Monopoly; Monopolization Strategies
·         Business Fluctuations; Cycles
·         Property Law
·         Asset Pricing; Trading volume; Bond Interest Rates
·         Market Structure and Pricing: Monopoly
·         Educational Finance

Tutta roba molto interessante (ovviamente, per il prof. Boldrin). Certo, con l’attuale crisi, come vi avevo anticipato, questa roba non c’entra molto, ma ha comunque più relazione con l’economia at large di quanta non possa averne la “teoria dell’azienda” (declaratoria del P/07).

Forse voi vi chiederete perché in questo blog non ho mai parlato di Boldrin, visto che è un economista, mentre ho parlato spesso di De Grauwe. Ma è semplice: perché una rapida consultazione di EconLit ci informa che De Grauwe ha 201 pubblicazioni internazionali, di cui 96 articoli su riviste, su questi argomenti:
·         Financial Aspects of Economic Integration
·         Foreign Exchange
·         International Monetary Arrangements and Institutions
·         Monetary Policy
·         Price Level; Inflation; Deflation
·         International Policy Coordination and Transmission
·         Exchange Rates and Markets--Theory and Studies
·         International Financial Markets
·         Central Banks and Their Policies
·         International Lending and Debt Problems

Chiaro, no?

Non ne faccio un problema di quantità (anche se De Grauwe ha il doppio di pubblicazioni), ma di qualità.

Secondo voi, con la crisi dell’euro, hanno più relazioni gli “aspetti finanziari dell’integrazione economica” (studiati da De Grauwe) o la “teoria dei diritti di proprietà intellettuale” (studiata da Boldrin)? Hanno più relazioni i “problemi di debito estero” (studiati da De Grauwe) o la “teoria del monopolio” (studiata da Boldrin)? Hanno più relazione i problemi di “coordinamento internazionale delle politiche” (De Grauwe) o i “modelli di crescita multisettoriali” (studiati da Boldrin)? Hanno più relazione le “Banche centrali e le loro politiche” (studiate da De Grauwe) o la “Finanza educativa” (studiata da Boldrin)? Andate avanti voi, che a me viene da ridere.

E veniamo, per completezza, a me.

Va da sé che io sono solo un nano sulle spalle di giganti. Lo ammetto senza alcuna difficoltà. La mia produzione EconLit comprende 14 pubblicazioni di cui 12 articoli su riviste, su questi temi:
·         current account adjustment; short-term capital movements
·         international linkages to development; role of international organizations
·         financial aspects of economic integration
·         international monetary arrangements and institutions
·         national deficit; surplus
·         socialist institutions and their transitions: international trade, finance, investment, and aid

Diciamo che gli argomenti somigliano a quello che ci interessa oggi, non trovate? Forse la lunghezza, in economia, non è tutto.

Comunque, quando, da nano, devo scegliere su quale gigante arrampicarmi, scelgo ovviamente De Grauwe, che si occupa delle cose delle quali indegnamente mi occupo io, e che purtroppo sono quelle che ci preoccupano oggi (l’aggiustamento dei conti esteri, il deficit pubblico, gli aspetti finanziari dell’integrazione economica, il ruolo delle istituzioni internazionali). Le cose delle quali si occupa il vero prof. Boldrin non si sa bene a chi possano interessare se non a lui e ai referee di qualche prestigiosissima rivista, e sono comunque inutili ai fini della soluzione dei nostri problemi più impellenti.

Mi direte: ma De Grauwe è alto il doppio, fai il doppio della fatica a salirgli sulle spalle? Vi dirò: sì, naturalmente, però non mi annoio sulla strada, perché nella sua produzione trovo cose interessanti e sensate, e poi quando sono in cima vedo più lontano e trovo meno forfora.

Mi direte: ma Manasse queste cose non le sa? Non sa che Boldrin è uno che praticamente non ha titolo per esprimersi su questioni di economia internazionale monetaria, come il video (che pareva fosse calunnioso, da quanto era strampalato), dimostra a sufficienza. Vi dirò: chiedetelo a lui, è lui quello che ha tirato fuori il discorso degli specialisti. Dite che non vi ha risposto? Be’, non ci fate caso, è un po’ timido, e non è abituato ad avere così tante visite sul suo blog. Un’abitudine che, secondo me, non dovreste dargli.

Glielo chiederò eventualmente con più calma io nelle sedi opportune.

Ma intanto, oggi, diffondete la Boldrinomics. È utile sapere chi ci sta aiutando a fermare il declino del nostro paese. C’è da ridere o da preoccuparsi. Direi più da ridere, perché le elezioni non saranno propizie a questa gente. Ma il semplice fatto che ce li troviamo sempre davanti, nonostante la loro scarsa competenza specifica, provata dalle loro affermazioni e documentata dalla loro produzione scientifica, in effetti potrebbe anche essere visto come preoccupante...



(Cittadino Manasse, se e quando verrà per te, come per me, il momento dell’oncologo, fammi una telefonata, perché mi sembra che con gli specialisti ti orienti male. In fondo, a me stavi simpatico finché ti leggevo sulla letteratura internazionale, perché lì dicevi la verità. E a me piace ricordarti così. Che il Signore ti abbia, il più tardi possibile, nella sua santa e degna guardia.)

(Nota metodologica: a partire da oggi inserirò la definizione della fonte in tutti i grafici che pubblico. Oggi ci volevo perdere poco tempo, l’ho fatto in modo rudimentale, poi lo farò con una filigrana, in modo che chi vuole appropriarsi del mio lavoro debba almeno perderci un po’ di tempo. Vi chiarisco un concetto, che voi che non siete di campagna capirete subito. Io sto facendo opera di divulgazione, e quindi sono contento se le informazioni corrette che vi fornisco circolano, e sono tanto più contento quanto più circolano. Ma per fare questa opera di divulgazione ho sacrificato affetti, soldi e carriera. Lo ho fatto perché dovevo farlo, perché non avrei potuto fare altrimenti, perché questo è il mio paese. Non voglio quindi alcun ringraziamento, ma desidero che lo sforzo fatto – quei grafici, ad esempio, non li ho trovati in terra – mi venga riconosciuto sistematicamente, tanto più che: (1) non avete certo imparato da me a non citare le fonti; (2) ho reso disponibili i contenuti di questo sito con licenza Creative Commons, secondo i termini specificati, e questa licenza prevede che la fonte venga citata. Aggiungo che se siete qui i casi sono due: o siete dei troll, o credete a questo progetto. Se credete a questo progetto, allora vi conviene rafforzarlo, perché l’unica seria garanzia che abbiamo di non veder spenta questa voce di verità in un mare di menzogna è concentrare i nostri sforzi affinché essa diventi il più visibile possibile, rendendo difficile ai nostri “amici” di farci brutti scherzi senza fare anche una brutta figura. Spero mi abbiate capito. Nel caso non abbiate capito, non preoccupatevi: chi capisce è dentro, chi non capisce è fuori. Ricordatevi che per mandarvi al diavolo basta un clic. Per reinserirvi in agenda devo perdere cinque minuti, e non credo che da qui all’uscita dell’euro li avrò. Quindi, nei vostri rapporti con me e con il mio progetto, pensateci bene prima, perché dopo è tardi. Siamo in trincea. Ma io più di voi. Questi brillanti (nel loro campo) colleghi sono sodali delle persone che devono giudicare la mia ricerca e dalle quali dipende la mia carriera, sia ben chiaro. Sia anche ben chiaro che me ne frego. Ci sono persone che hanno fatto sacrifici più grandi per dire una parola di verità. Ma non arrendiamoci senza combattere, e combattiamo nel modo giusto!)

162 commenti:

  1. devo ancora leggere l'articolo,
    intervengo solo per chiedere a praticamente tutti voi esperti di intervenire e commentare l'articolo del FQ dove si parla delle pensioni e di quanto valore d'acquisto hanno perso negli ultimi 10 anni

    qualcuno deve intervenire perche' ci sono commenti di pura e semplice disinformazione

    io faccio quello che posso, ma rischio di sparare inesattezze

    grazie prof.

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  2. Tutti hanno un prezzo.

    "Datemi abbastanza soldi e parlerò bene dell'euro."
    [cit. Bagnai in una delle tante conferenze disponibili su yt]

    http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2013/01/28/michele-boldrin-ha-un-conflitto-di-interesse/

    Boldrin è un membro della spagnola FEDEA (Santander, Respol e altri) e razionalmente recita la filastrocca degli investimenti diretti esteri salvifici (svendita mps, eni).

    A me sembra abbastanza normale come comportamento (come vi sono i sindacati che in teoria chiedono i trasferimenti dall'alto verso il basso vi saranno anche i gruppi di pressione dell'altra sponda che chiederanno trasferimenti dal basso verso l'alto, no?) o sono complottista io?

    Tecnicamente Boldrin sarebbe una quinta colonna foraggiato dagli spagnoli e non sarebbe nemmeno il primo o l'ultimo.

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    1. Sono contento di sapere che l'atteggiamento del prof. Boldrin verso la Spagna non è motivato da questioni sentimentali ma da questioni di interesse. Ciò restituisce al prof. Boldrin quella razionalità che si confà a un economista rigorosamente microfondato.

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    2. Visto per visto, io direi... microfonato. ;-)

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    3. Secondo Carlo Calenda, di Scelta civica con Monti per l'Italia, sicuramente sì, sei un complottista.

      Infatti lo potrete ascoltare (quando la puntata verrà ripubblicata, l'mp3 era stato pubblicato ma non è più disponibile) proferire le seguenti parole, nel suo intervento a Nove in punto di Radio 24, nella puntata Manette in azienda, ove è intervenuto anche Claudio Borghi:

      15:35 «... però è anche vero che questo non vuol dire che si possa immaginare che ci siano complotti nazionali ed internazionali per attaccare le nostre aziende...»

      Non è stato il solo a respingere fermamente l'ipotesi che la nostra industria nazionale sia sotto attacco. Anche il Senatore Felice Casson del PD, ex magistrato, ha respinto sdegnato (8:50, «... credo che sia veramente al di fuori della realtà...») l'ipotesi che qualche magistrato, con la sua azione, non si stia comportando in modo cristallino o quanto meno che le indagini vengano indirizzate da soggetti terzi, a prescidere dalla consapevolezza dei singoli magistrati, per scopi che nulla hanno a che vedere con la giustizia.

      Entrambi in risposta a Claudio Borghi che rilevava una strana sincronia nelle azioni penali riguardanti importanti pezzi del nostra industria.

      Quindi, caro Simone R, sei in buona compagnia, c'è almeno Claudio Borghi dalla tua parte. Ma a dire il vero non siete soli: oltre a molti ordinari cittadini italiani, ci sono anche quei complottisti per definizione che lavorano al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (la nostra, si spera) che segnalavano almeno dalla fine del 2012 che la nostra industria era nelle mire di appetiti esteri (compresi quelli di nostri fratelli coltelli nell'U€). Si legga questo articolo del Sole 24 Ore:

      Le mire dall'estero e il rischio «spezzatino» di Marco Ludovico, del 14 febbraio 2013

      ripreso anche da Dagospia (nel caso non riusciste a leggerlo: il Sole, per i non abbonati, ha una limitazione sul numero di articoli letti nella giornata):

      ITALIA ON SALE – COME NEL ’92: SENZA POLITICA, CAMPO APERTO A MAGISTRATURA E...

      Adesso avete un fondato motivo per sospettare che chi propone la ulteriore (s)vendita del patrimonio pubblico, o comunque di industrie partecipate dallo Stato, possa essere un traditore (rispolveriamo questa parola, tradimento, caduta un po' in disuso, se non per indicare banali divagazioni sessual-sentimentali).

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    4. CorrettoreDiBozzi che dire.. tutto cio' da te descritto ricalca pienamente cio' che ho dentro da anni e mi fa una rabbia e una pena al tempo stesso che non riesco a descrivervi!

      Rispolverare la parola "tradimento" poi.. Immenso e ti ringrazio!

      Quanto a Lei Prof... anche se ha chiesto di non farlo, io la ringrazio per l'ennesima volta, di cuore.
      Il suo contributo è un'autentico tesoro, per tutti noi.

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    5. Cit.
      "Tutti hanno un prezzo."
      "Datemi abbastanza soldi e parlerò bene dell'euro."
      [cit. Bagnai in una delle tante conferenze disponibili su yt]
      Io no! Sono un puro. (Li chiamano generalmente scemi) :-D
      Il gusto e la soddisfazione di vedere l'espressione dell'interlocutore quando capisce che NON SEI IN VENDITA...
      Non ha prezzo! ;-)
      L.

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  3. Meglio di così non poteva rispondere ai dubbi che mi erano sorti.

    grazie mille!

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  4. Stupendo! A proposito di censura.....
    http://www.istat.it/it/archivio/82137

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  5. Ricevuto per chiosa finale, in effetti qualche volta mi sono servito di tuoi dati e grafici dimenticando di linkare (anche un pò intenzionalmente, avendo a che fare con diversi PDini ho temuto di urtare la loro sensibilità alle tue invettive sui piddini, lo so non sempre coincidono ma vallo a spiegare in 2 righe, e di sprecare la discussione mandando tutto in vacca) e devo dire di aver sbagliato due volte: nel non riconoscere (non sempre) pubblicamente il tuo lavoro e nel non aver pubblicamente suscitato la curiosità verso questo blog, che molto meglio e più credibilmente di me può adempiere al suo scopo.
    Tra l'altro devo dire che seguendoti anche su tw mi chiedevo se tutto questo impegno non ti costasse qualcosa anche in termini personali, visto che già un pò li sta costando a me per motivi affini (molto affini, ma infimamente meno qualificati).
    Per il resto, a parte il contenuto che aiuta (ma ho già il libro) mi hai fatto fare una panciata di sghignazzate e anche questo conta, quindi.....GRAZIE!
    Ciao

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  6. Non vorrei passare per ingenua nè offendere la sua sensibilità, ma limitandomi alla lettura del post di Manasse mi viene da pensare che forse, nel riferisi a Pescara, Manasse non abbia volontariamente fatto associazione a Lei, professore, poteva essere Pescara come una qualsiasi altra città di provincia italiana... forse non è un attacco personale, come pensa.

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    1. Carissima, ma a me piace saperti così ingenua, è una qualità estremamente erotica (non ci far caso, torno da casa di Erick, sai, le famose due bottiglie a testa). Te la faccio perdere subito citandoti questo Storify. Credi ancora al caso? Io no.

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    2. Bene bene, si comincia a vedere il sangue....

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    3. Non so cosa pensarne, la risposta "è un discorso lungo" è molto vaga, odora di ripensamenti e imbarazzo... e se così fosse, forse ha anche poco senso indagare sull'opinione che oggi Manasse ha di Lei. Sarà una magra consolazione, ma di sicuro ha l'appoggio e la stima di tanti non illustri accademici.

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    4. Ma come non so cosa pensarne? A me invece sembra tutto chiarissimo.
      Il punto è che chi ritiene di aver troppo da perdere nel sostenere il proprio pensiero contro l'opinione dominante (per quanto cretina), poi trova molto sgradevole il confronto con chi, come il prof. Bagnai, ha invece il coraggio di andare fino in fondo mostrando in modo lampante che una scelta diversa era possibile.
      Chi sia stato grande davvero il mondo lo deciderà quando questa ennesima follia collettiva sarà passata di moda, ma noi che abbiamo un cervello nella testa possiamo vederlo fin da subito.

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    5. Cara stellinadellasenna,
      ci sono 110 province in Italia; togliamo pure una decina di centri più grossi, "poco provinciali". Tu davvero, seriamente, puoi credere che si tratti di una combinazione?
      O forse "il collega di Pescara" è un modo di dire come la "casalinga di Voghera" e magari noi non lo conosciamo perché lo usano solo nei ristretti circoli dei luminari...

      Comunque, a parte la combinazione assolutamente incredibile, è il tipo di ragionamento che è sbagliato e molto scorretto, è l' "Ipse dixit" che non va bene. Che io sappia di infallibile c'è solo il papa (e non credo neanche alla sua di infallibilità).
      Una notizia, una teoria, o qualsiasi altra cosa deve essere valutata e dimostrata al di là di chi l'ha detta.

      Inoltre è lo stesso Manasse a smentire che le persone più acculturate hanno ragione a prescindere, perché un errore di valutazione così goffo e marchiano, forse neanche la buonanima di mia nonna (forse con la licenza elementare, ma non sono sicura) l'avrebbe fatto.

      A ME MI ha fatto proprio incazzare 'sta affermazione perché è la quintessenza dell'anti-democrazia (se pensano questo del "collega di Pescara" figuriamoci come considerano i cittadini comuni). Questa gente deve sparire!
      Fantastica la risposta del prof Bagnai!
      E poi il Boldrin-sosia-attore, ma dove trova il tempo di inventarsele?
      ahhahhhahahha

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    6. Emanuela, intendevo non so cosa pensare dell'attacco personale al professor Bagnai, di quanto cioè Manasse ci creda. Anche secondo me i suoi ripensamenti sono determinati dal fatto che quelle tesi oggi trovano poco successo e suscitano anche poco interesse...per questo suggerivo al prof di non curarsi troppo della sua opinione.

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    7. Però poverino 'sto Stefano Chiodaroli... non ci rimarrà male, professore?

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    8. Spero proprio di no perché a me sta simpatico. Del resto, se si recita Shakespeare, a qualcuno dovrà toccare la parte di Jago, o di Riccardo III, no? Sono sicuro che un interprete come lui non si risentirà.

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    9. Prof, due cose. 1) Fino a un certo punto del post, quando si dice di non usare le stesse armi ecc ecc, c'ero cascata, ma appena ho visto l'inizio del video ho capito che lui è lui, tanto malcombinato si presenta (ed ecco qui una delle mie prevenzioni). Complimenti per l'invenzione, che convince, cioè porta fuori strada, per il tono ragionevole, serio e, diciamolo, "sobrio".

      2) A proposito del blog del tuo collega di Bologna. Avevo cominciato a rispondere al post circa gli economisti non autorevoli che non hanno titoli per essere critici con l'euro, virgolettando le parole del tuo libro che sunteggiano il nucleo del saggio di Mundell del 1961 circa una moneta unica per paesi a economie diverse, col proposito di chiedere se quel Nobel "del ramo" non fosse autorevole e di far presente che il virgolettato proveniva dal libro del "collega di Pescara".
      Improvvisamente si è incartato il computer e così le ore e i giorni seguenti. Mah.

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    10. E ci mancherebbe ancora che qualcuno non volesse la parte di Riccardo III o di Jago...

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  7. Bello !!!
    Bella interpretazione.

    Comunque aveva ragione Boccia quando ti chiedeva "ma lei cosa insegna"
    Ahhhhh io "economia aziendale",
    sarebbe poi la stessa cosa che insegna l'estetista di mia moglie.

    Ma dici combattiamo nel modo giusto,
    cacchio ma in guerra e in amore tutto è permesso,o no ??
    E l'unica su cui non sparare è la Croce Rossa,o no ??
    Manco un vaffa a Boccia ??
    Ok !!

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    1. Ah, dimenticavo,
      io quel video di "Boldrin-sosia rettiliano"lo avevo già visto,
      ma non sono riuscito ad andare oltre i primi minuti.

      Non ho abbastanza anticorpi,
      e non basta nemmeno il vino a tavola,
      ci vuole dell'interferone.

      Passo !!

      Elimina
  8. FANTASTICO GOOFYPROF,

    SEI UN GRANDE, ED IO SONO CON TE !!!

    contro tutti i Boldrin, i Giannino, i Donald, i Manasse del mondo.

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  9. Boldrin o il suo sosia comico ( tanto la differenza nun se vede) a parte, bellissimo l'intervento di Borghi con Manasse in studio che strabuzza gli occhi.

    RispondiElimina
  10. Un'altra cosa: il sosia di Boldrin è uno vergognoso arrogante, attaccabrighe fuor di misura, un vero teppistello intellettuale. La sua malafede la si intuisce dal modo odioso in cui si pone all'interno di una discussione.
    Grazie ancora una volta caro professore.
    Stefano

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  11. Il più grande civilista italiano del Novecento, Salvatore Pugliatti (1903-1976), ha insegnato a Messina per quaranta anni, senza che nessuno osasse fare deliranti discorsi sugli atenei minori, tanto più che a Roma, Pisa ecc. insegnarono lungamente suoi allievi.
    Cassirer e Auerbach stavano a Marburgo.
    Febvre e Bloch vissero i loro anni migliori a Strasburgo.

    Faccio solo gli esempi che conosco, per affermare che nel pubblico dibattito conta quel che si dice e come lo si argomenta, le etichette e le collocazioni geografiche più o meno periferiche possono avere valore di mera indicazione.

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  12. Caro Professore le invio quest’articolo del Sole 24 ore

    http://vittoriodarold.blog.ilsole24ore.com/primo_piano/2013/02/grecia-prima-per-locse-nellattuazione-delle-riforme-italia-al-quarto-posto-.htm

    Con questa fantastica affermazione:

    “L'INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE DOVREBBE TRASFORMARSI IN BUONI (VOUCHER) PER L' OCCUPAZIONE”

    Io so d’essere ignorante, ma a quanto mi risulta i “VOUCHER” al pari dei “MINI-JOB” in Germania, non dovrebbero essere per legge, un modo per permettere ai disoccupati o a studenti ed affini, di integrare il loro reddito con piccoli lavori occasionali, senza perdere l'indennità di disoccupazione o l’assistenza economica dello stato.

    - E se il disoccupato non trova nessun lavoro occasionale ? Salta la merenda..
    - Chi distribuirà i lavori occasionali ? Si obbligherà le aziende o i privati ad inventarsi lavori occasionali, per dare da mangiare ai disoccupati e pagarli con dei “VOUCHER”.

    A meno che chi ha scritto questa fesseria, non intendesse dire, visto che lo stato ti da dei soldi, se vuoi continuare ad avere il sussidio di disoccupazione, devi andare a lavorare gratis, per una qualche azienda pubblica o privata che sia.

    Se i professori non sempre sono professori veri, anche chi fa informazione di professione lascia un po’ a desiderare.

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    1. Ma non vedo alcun problema alle questioni che sollevi.
      Il "centro" è maturo e culturalmente aperto, quindi sa già che i propri giovani sapranno trovare la "strada" migliore
      per finanziarsi gli studi.

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  13. Er Brega dell'economia. Questi due de passaggio hanno preso una bella asfaltata. Der resto ar cavajere nero...

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  14. A professo'! Chiodaroli un par' de pa**e! Ma che me viene a di! Questo è Projetti! C'ho detto tante vorte che è Projetti! E 'nnamo!!!

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  15. Grazie. Un grande contributo per la verità.

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  16. Applausi.

    (PS- Poco dopo fig.3: "Ma siccome il prof. mi vuole fregare, e io sono fuuuuuuuuuuurbo, invece di rispondere “settore PRIVATO” risponderò “settore PUBBLICO”, a me non la si fa") ;)

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  17. iniziamo con il dire...sempre per fare corretta informazione...che il prof. Manasse non ha guardato la trasmissione...infatti a Servizio Pubblico non c'è stato nessun dibattito tra la Napoleoni e Boldrin.....la trasmissione era Piazza Pulita!!

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  18. Grandissimo prof!
    A me ha colpito la storia del cambio 1 a 2100.
    Magari mi sbaglio, ma credo di aver capito che non ha molta importanza l'entita' del cambio. Si puo' fare anche 1 a 1miliardo. Si fa 1 a 1 per semplicita' e per evitare un rialzo dei prezzi.
    Non capisco perche' Boldrin ci mette dentro il differenziale di inflazione. Tanto dopo il cambio si svaluta lo stesso e quindi da 2100 si passa a 2300.

    “Quindi il debito estero era contratto dal settore pubblico!”, direbbe il mio solito studente di Pescara, ragionando da studente. E come ragiona uno studente? Così: “Sembra evidente che se il debito contratto dal settore pubblico sta fermo mentre quello complessivamente contratto con l’estero aumenta, chi ha contratto debiti con l’estero sia il settore privato. Ma siccome il prof. mi vuole fregare, e io sono fuuuuuuuuuuurbo, invece di rispondere “settore pubblico” risponderò “settore privato”, a me non la si fa”!

    qua prof. sono invertiti i termini, oppure sono furbo?

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    1. Ar CavajereNero: grazie!!!
      Grazie del piacere provocato da questa asfaltatura raffinatissima e come sempre magistrale. Avevo letto manasse e quindi me lo son goduto proprio.

      A Cristiano: credo che tu abbia assolutamente ragione se ci inventiamo un nuovo pezzo di carta facciamo 1 a 1 solo per strategia antinflattiva. Il calcolo dell'inflazione non servirebbe assolutamente a niente. Si potrebbe fare 1.1 a 1 o 11 a 1 e di fatto le cose non cambierebbero (se non per il trucchetto dei prezzi der fruttarolo checce marcia).

      E qui l'intuizione derCavajere: IL PROSECCHINO: l'attore era confuso, lento, farfugliava, sconclusionato e sgangherato anche nei gesti. Un disastro.
      Quello stava aa quarta caraffa e non sapeva aaparte. Che razza de dilettante ... altro che lactor studio!

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  19. Alberto, sento distintamente un fortissimo odore di bitume, mi sembra di essere sulla A14 in estate ...

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  20. «Notate: la dinamica è molto simile: il debito estero aumenta dall’ingresso nell’euro»

    anche le citazioni di Boldrin si impennano dall'entrata nell'euro

    Citazioni dei miei articoli

    (prof, non mi banni...)

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  21. Professore quando torna in Italia ? Ma si può assistere a "spettacoli" del genere ?

    http://www.youtube.com/watch?v=bIm7ofAVWwA

    Ci mancavano giusto un nano una ballerina e un domatore di leoni e poi c' erano proprio tutti, ma forse erano dei sosia prezzolati....si dai, erano dei sosia.

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    1. Premetto che vorrei tanto farmi piacere Barnard, come chiunque altro spinga per l'uscita dall'euro, ma non ci riesco.
      A parte le lievi imprecisioni: Rivalutazione della lira?? non mi piace molto questo suo atteggiamento del tipo: "mi rubate i pezzi senza nominare la MMT".
      Ma scusa, ogni volta che uno parla di Keynes deve dire MMT?
      Voglio dire, la MMT e' una serie di teorie economiche (molte condivisibili) che gia' erano scritte nei libri di economia.

      Allora io da oggi inventa la "modern kitchen", ci metto dentro tutti gli elettrodomestici di ultima genereazione e guai a chi mi tocca il pelapatate elettrico.

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    2. Ma Barnard non era un chirurgo sudafricano? Io quello mi ricordo. Nel video ho visto Donald...

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  22. Mai via crucis fu più in discesa. Sto ancora ridendo. Quasi spero in un secondo video per assistere alla crocifissione; se non ricordo male mancano ancora altre 7 stazioni...

    Ho però una domanda.

    Te scrivi :

    "probabilmente non sarebbe considerato default tecnico, nel senso che potrebbe essere considerato default dagli organismi – privati - che disciplinano i cosiddetti credit events, come l’ISDA, come potrebbe non esserlo. Una decisione con ricadute certo non banali sul mercato dei derivati, ma, appunto, incerta;"


    E mi chiedevo :

    Ci sono altre ricadute oltre la perdita di valore del proprio credito ?

    Sai i derivati sembra siano complicatissssimi e preferisco chiedere prima di fingermi l'attore di me stesso

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  23. Grazie professore! Sul caso Amazon.de e sulle condizioni schiaviste da lager nazista, consiglio di vedere l'intero servizio di ARD, molto molto istruttivo...

    http://www.youtube.com/watch?v=o1mVpdY8gjI

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  24. Boldrin è anche quello che cambia idea ogni 3x2 su quanto sarà la svalutazione della nuova valuta italiana in caso di uscita. Da queste parti ci è stata data l'informazione che, per chi studia l'argomento, essa sarà dell'ordine del 20-25%. A sentire Boldrin sembra che si diano i numeri come alla tombola natalizia. Una volta è il 2000%, un'altra è 20%. Gli zeri si sprecano.
    Professore, spero che la invitino in tv per una bella serata sui diritti d'autore. D'altronde lei è un economista...

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    1. (incidentalmente, da come finisce il mio post mi pare di capire che non sono d'accordo con Boldrin nemmeno su quell'argomento. Ma in quel campo lo ascolterei deferente.)

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    2. pero', penso che quel 2100 lire non fosse un numero a caso, e probabilmente lo aveva calcolato con l' ausilio del vero Boldrin, stimando i differenziali di inflazione tra i vari paesi della eurozona.
      Mi spiego: Lui parte dal vecchio cambio e stima un 8,5% : 2100-1936,27, a cui pero' è da aggiungere la variazione del "nuovo marco", che passerebbe da 2 a 1,80, o giu' di li.

      Puo' essere?

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    3. Certo che può essere. Capisco che se scrivo molto leggete poco, ma questo è esattamente quello che dico nel post, spiegando anche perché questo ragionamento in questo contesto e applicato come lo applica il Doppelgänger non vale nulla. Prova a stamparlo, il mio post, sii amico di te stesso, per una volta. Agli alberi ci pensiamo dopo, vuoi?

      Elimina
    4. prof. se mi vuole dire che Boldrin è in palese malafede, piu' che in errore, sono totalmente d' accordo, tanto è vero che io quando mi imbatto sui blog con i suoi (di "Pieraaaa-boldrin") supporter dicevo sempre , già prima di leggere questo suo godibilissimo post (lei, prof è un artista!) :

      E' incredibile come il politicante Boldrin distrugga la fama dell' accademico Boldrin

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  25. Applausi per la storia del sosia. mi ha fatto ridere davvero. e la ringrazio per il lavoro e l'impegno che mette in tutto questo.

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    1. Nel prossimo post ci occuperemo di un caso diverso: un caso di doppia personalità... Dr X and Mr Y, insomma. Indovinate un po'?

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    2. Che sia un noto economista di Bologna?

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    3. A proposito dell'illustre da Bologna:

      Letto il post sul suo sito e visti i commenti prepariamoci a venire bollati come Goofytrolls. (o peggio)

      A me Goofytroll starebbe anche bene...

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  26. Con questo post il professor Bagnai ha causato in me 2 piccole rivoluzioni interiori:
    1) è salito a pieno titolo nella Top 5 delle persone che stimo di più al mondo
    2) mi ha mostrato una cosa per me completamente inedita e inaspettata: ovvero che è possibile leggere un blog che parla di economia e CREPARE dalle risate!!!
    Grazie professore per tutto ciò che fa, ha dato modo ad uno come me (che di economia capisce una beneamata fava, considerando il solo misero esamino di microeconomia dato a Scienze Politiche) di chiarirsi le idee ed avvicinarsi per la prima volta a quella che ragionevolmente si può definire verità!
    Grazie!

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    1. Ringrazio per la stima, ma essendo piuttosto protezionista in materia di proprietà intellettuale vorrei far notare che le risate sono dovute alla partecipazione di un grande attore comico. Io semplicemente registro il dato, nel modo asettico che mi è proprio e che devo ai tanti studi econometrici (che mi hanno umilmente condotto a pubblicare il primo modello econometrico della zona Euro mai apparso su una rivista scientifica).

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    2. In cui tra l'altro ho provato ad avventurarmi, purtroppo sono più le volte in cui mi compare la proverbiale nuvoletta sulla testa con dentro una scimmietta che batte i piattini che altro, ma ci sto provando :D
      E' una cosa davvero importante, sia per conoscenza personale nel capire dove ci troviamo sia per avere elementi da introdurre nelle discussioni che inevitabilmente si creano quando qualcuno si azzarda a pronunciare il fatidico "usciamo dall'Euro" in un gruppo di persone... magari si riesce a liberare il campo dalla disinformazione un pochino per volta!

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  27. Ho odiato la lunghezza, più che altro per l'ora, a cui seguirà domani mattina (ossia tra due ore) un bel mal di testa. Per quel poco che conta, tra quel che si è imparato qui, grazie a Messora e grazie a Borghi, la maggior parte delle considerazioni che ha fatto sul sosia di Boldrin le avevamo fatte sia io che mio fratello guardando il video un paio di settimane fa. E non essendo dei fenomeni noi, significa spiegate bene voi.

    Avendo letto da buon informatico la la licenza ho sempre attribuito il suo nome spacciando i suoi articoli, ma per i grafici non l'avevo in effetti mai fatto, chiedo venia!

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  28. SULLA STESSA BARRICATA

    Con intento divulga(t)tivo riporto.

    "L’aspetto criminale dei fondatori dell’Euro è che tutto questo lo sapevano, e non solo non han fatto nulla, ma anzi l’hanno fatto apposta: la crisi dell’Euro di oggi era inevitabile. Dire che è colpa degli Stati Uniti è una balla: è vero che è stata quella la causa scatenante, ma la crisi era inevitabile. Non fosse successo il patatrac negli Usa sarebbe successo altro. Era una scelta premeditata: “Nel momento di crisi, ci uniremo di più“, si pensava. Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, solo che il corpo è rimasto di qua."
    (L Zingales, teorico delle giacchette colorate, http://tagli.me/2012/12/19/1932/)

    Ma l'interpretazione "declina" sfumature antropologiche che sintetizzano in modo efficace il pensiero dei "conquistadores" che, bruciate le navi dopo lo sbarco, dichiarano di essere arrivati per "servire Dio, il Re e per diventare ricchi", raccontando che il loro interesse per l'oro è solo per l'effetto terapeutico nelle loro tasche:
    " ... C'e' una forma di darwinismo non solo tra le specie, ma anche tra gli assetti istituzionali. Sopravvivono e prosperano quelli che si sanno adattare."
    (F Scacciavillani, canditato (dis)FARE, FQ 7/2/2013)

    Al banchetto delle svendite dei beni comuni vuoi che manchino gli esemplari più evoluti e meglio adattati della selezione di una specie?

    That's all, folks!

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  29. Non ho capito questa polemica del sig. Manasse sul numero di citazioni ec.ec.. Che significa? Che i contemporanei di Marx avrebbero dovuto ignorarlo perchè sepolto nel British Museum e quasi del tutto estraneo agli ambienti accademici ?
    Socrate (almeno) sapeva di non sapere; ma questi signori sanno (almeno)di essere degli imbecilli?

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  30. "Uscire dall'€ significa uscire dai mercati finanziari internazionali". Chi l'ha detto? Il nostro Cavallo di Troika nel video citato.
    Pensate quanto possa spaventare i beati come me un'affermazione del genere. Quasi quanto l'immagine delle carriole con dentro i millionen di nuove lire per andare a comperare il pane.

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    1. Dimentichi il chilo di lire in tasca per comprare il giornale di Bersani.
      E c'è anche gente (milioni) che lo vota, assurdo.

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  31. Guardate come venono trattati i lavoratori in Germania est. Lo chiamano "scandalo Amazon Germania".

    http://newsagenda.it/2013/news-1/guardie-neo-nazi-presso-amazon-germania/
    http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/1185793/Amazon-Germania--scandalo-in-tv--dipendenti-sfruttati-e-milizia-neonazista.html

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  32. @Renato Calapso
    per questo vogliono privatizzare tutto.. perché in questa maniera si privatizza pure il "pensiero" (nel nostro caso, appunto, quello unico dell'euro).

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    1. C'è poi anche la volgarità specifica di chi dice: - Zitto tu, che stai a Pescara. Come se le cose giuste e sensate si potessero dire solo stando a Bologna

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    2. A Bologna si fanno tante cose interessanti.

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    3. E' comunque singolare che un barone di una grande università si accanisca contro un seplice associato di una università di provincia. Chissà perché proprio ora? Sarà forse che hanno paura di vedersi sputtanati presso un pubblico sempre più numeroso?

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  33. Caro Alberto grazie...e se ce ne fosse ancora bisogno...grazie per tutto quello
    che fai, perchè la verità è democrazia ed è da piu di trent'anni che ne vedo molto poca.
    Dimenticavo:come già ho commentato, sarò pure un vecchio contadino (classe '44), un comunista...ma sono soprattutto italiano, ignorante ma non stupido ed avendo nelle vene il sangue di chi non è più tornato da un inferno con la scritta "il lavoro vi renderà liberi" puoi immaginare il mio disprezzo per questi personaggi.
    Quindi al primo economista pudevendolo (o meglio pudevenduto) che mi arriva
    a tiro, giuro che suono il "deguello" e in modo pacifico sparo la vanga ad alzo zero!

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    1. Io vorrei solo che il prof. Boldrin capisse che non c'è nulla di male ad essere italiani. Il suo rifiuto ad ammetterlo, il suo odio ideologico verso i propri connazionali hanno secondo me radice in un certo provincialismo. Il problema è semplicemente culturale, perché i numeri sono numeri, e su quelli non mi pare ci siano margini di contraddittorio.

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  34. "Una bussola, ho imparato quando facevo rilievi topografici, indica il nord dal punto in cui siete. Se dovete raggiungere il nord, la bussola non vi dice se per raggiungerlo dovete attraversare una palude. Se vi impantanante in una palude, cosa vi interessa sapere dove è il nord" (dal film Lincoln).

    Un cordiale saluto.
    Emilio L.

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    1. Mi perdoni: questo che cosa ha a che vedere col fatto che economisti accademici di provato prestigio internazionale abbiano una provata incompetenza specifica nei problemi che ci affliggono? Boldrin mi sembra piuttosto impantanato, e lei, se non ricordo male (ma sbaglierò) è come lui uno spaghetti-liberista (non ho tempo di controllare il suo storico). Veda un po' come regolarsi...

      Guardi che il problema non è essere un clarinettista. Il problema è che se sei un clarinettista non puoi suonare l'op. 110 di Beethoven, o, se ci provi, sarai anche convincente (per il grande pubblico dei fessi) ma ti mancherà sempre qualche nota.

      Esattamente la situazione dell'illustre collega come questo post documenta. Per il resto, massima stima per tutti.

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    2. Buonasera,
      mia personale opinione è che la sua bussola indichi correttamente il nord, ma che questo non eviti il rischio di impantanarsi qualora si consideri solo il tragitto più diretto ... a meno di non ritenere che il mondo in cui ci si muove si limiti al suo pur ottimo blog.

      PS mi permetto di segnalare il film da cui ho tratto la citazione, magari per staccare qualche ora dalla battaglia!

      Cordialmente.
      Emilio L.

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  35. @Prof
    le confesso che anni fa vidi questo video (del sosia di Boldrin) in leggera differita.. ahahahha
    se non sbaglio girava nel circuito di "OilProject" o un nome simile..
    ad ogni buon conto rimasi perplesso perché, nonostante non avessi le info e le consapevolezze odierne (beh, dovevamo conoscerla ancora! ahahhahahahahahahhahahah) vidi che l'Argentina non ebbe un'inflazione micidiale negli anni a seguire (a parte il primo anno) e la disoccupazione crollò dal 30% al 7% (ma come? non erano inefficienti e corrotti? ihihihi)..
    lo stesso dicasi del debito pubblico (seppure tagliato) che non mi sembrava crescesse (con la "svalutation" di Celentano)...
    Insomma, mi pareva poco credibile sin allora.

    e per ultimo le sue scommesse su Slovenia a Spagna.
    diciamo che il detto "prendere 2 piccioni con una fava" con lui è "non ne becca uno nemmeno con una tonnellata di fave!" (interessi a non beccarne? ihihihihi)

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  36. http://www.youtube.com/watch?v=oSLiwFQ7Un8

    Per ora mi limito ad aggiungere la versione italiana Alberto.
    E non ti nascondo che non vedo l'ora che, in un modo o nell'altro, questa cosa si risolva. Fossimo vivi entrambi si potrebbe tornare a parlare delle cose piacevoli, serie e... durature.

    Ciao!
    :o))))

    carlo (quello del flauto)

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  37. Boldrin. Basta la parola!

    La prima volta che ho visto Boldrin fu a metà febbraio 2012, a Ballarò. Ricordo che ad un tratto Boldrin si accapigliò con Maurizio Lupi, e ne scaturì uno spettacolo surreale. Uno scontro tra due nani del pensiero.
    In studio conduttore e ospiti ridevano contenti, e il pubblico applaudiva mentre si parlava delle disgrazie presenti e future di milioni di persone prese nella trappola dell'euro.

    Poi l'ho rivisto in ottobre, a Piazza pulita, in occasione delle manifestazioni in Spagna contro le misure di austerità del governo. Boldrin definì la situazione italiana “peggiore di quella della Spagna”, senza saper spiegare il perché, e senza fornire dati attendibili, ma interrompendo villanamente chiunque osasse esprimere un punto di vista non conforme al suo.
    Sempre in ottobre, via youtube lo vidi ospite di Paragone su Rai 2, dove si comportò come l'ultimo dei bifolchi. Con tono perentorio, e sfidando il senso del ridicolo, Boldrin insolentiva chiunque fosse in disaccordo con lui, invitò Nino Galloni a studiare, e tentò di nascondere la sua predilezione per i Chicago boys di Milton Friedman - quelli che avallarono e festeggiarono in golpe in Cile e Argentina, per capirci.
    Poi l'ho rivisto da qualche altra parte e nel video citato qui, ma solo per pochi minuti perché, in fondo, non ha molto da dire.

    Ai tempi di Carosello Tino Scotti rese popolare un celebre lassativo con uno slogan molto semplice: “... basta la parola!”

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    1. In aggiunta e in paradosso vorrei far notare come pochi giorni fa lo stesso Boldrin (l'attore, eh!) abbia detto alla Napoleoni che LEI non è un'economista. Potrà essere anche vero, non lo so, ma se così fosse il link sotto riproduce il bue che dà della cornuta alla mucca.

      http://www.youtube.com/watch?v=dou18Mec9Rk&feature=player_detailpage#t=836s

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  38. Dedicato all'asfaltato

    Grazie prof, l'ho inviato ad un collega fermatore del declino.
    Domani gli propongo di fare pausa pranzo insieme perché sono stronzo.


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  39. Buongiorno Professore per quello che può servire le esprimo tutta la mia solidarietà per il bieco attacco che ha ricevuto dal suo collega Manasse. Per quanto concerne Boldrin la mia pressione arteriosa m'impedisce di ascoltarlo.
    Ancora un infinito grazie per tutto il lavoro che svolge.

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  40. Egregio professore, é da qualche tempo che seguo il suo blog x rinfrescarmi le conoscenze che avevo ai tempi dell' universitá che ho frequentato negli anni 80. le teorie keynesiane anche dopo anni é impossibile dimenticarle nonchè il moltiplicatore. Ma lei devo dire mi ha aperto mentalmente su come si deve valutare la realtá. Era da tempo che volevo scriverle e questo ultimo post riassume a pieno la mentalitá oscena degli attuali pseudo economisti di facciata. Ho visto il video di Boldrin e mi ha colpito x alcune cose

    1) il mitico non sapeva il cambio lira euro che lo sa anche mio figlio di 14 anni. la saputo da me.
    2) fantasticava su quale tasso di cambio si dovrebbe avere con il ritorno alla lira. Senza nessuna documentazione o spiegazione di come potrebbe essere.
    3) ha evidenziato una previsione come gli oroscopi che troviamo sui giornali e riviste.

    La differenza é che lei studia,si documenta, fa riferimento a dati ufficiali e il mitico prevede prevede ripeto prevede come gli astrologi guardardo la luna.

    Prof i suoi scritti come il libro che in maniera appasionata mi sono letto, IL TRAMONTO DELL'€ sono ricerca scientifica, quello che dice e scrive B. mi sembra cartomanzia e nella migliore delle ipotesi asseccondazione al PUDE x interessi personali, mentendo x avere qualche possibilitá di essere chiamato dal regime tecnocratico ad avere qualche consulenza su come disinformare i cittadini.

    Se concludo con i complimenti a suo favore mi sembra troppo scontato. Preferisco congedarmi così: Lei ricerca la veritá tanti altri come nasconderla.

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  41. Proprio non capisco come un uomo di scienza possa sacrificare tutta la propria formazione culturale (e, dettaglio, il proprio Paese) per svendersi ad una ideologia... Professore, lei non vuole essere ringraziato, ma noi la si deve ringraziare comunque; lei dice che quello che sta facendo lo sentiva come doveroso e non avrebbe potuto fare altrimenti, invece avrebbe potuto tranquillamente fare come Boldrin, ma ha scelto di non farlo. Non è una cosa da poco.

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    1. Probabilmente lei è indotto in errore dalla sua indole generosa: non è lei che non capisce, è Boldrin che non è un uomo di scienza.

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    2. È vero, consideriamo anche questa ipotesi.

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  42. Bel post. Non credo serva aggiungere altro. Io, per quel poco che può valere, sono al suo fianco in questa battaglia per la verità.

    Una battaglia importante, che esige, soprattutto da parte di coloro che si dicono intellettuali, di mettere da parte i propri sosia ed essere se stessi. Lo capiranno?

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  43. Prof i suoi colleghi hanno la faccia come il ****.non cè altro da aggiungere.
    anzi no fara molto bene a farsi rispettare perche con certa gente bisogna mettere in chiaro le loro possibili responsabilita.
    Se verrà quel nuovo 8 settembre che molti di noi auspichiamo dovremo fargli a sta gente un marchio..magari come nel film Bastardi senza gloria di Tarantino.
    l'avete presente?in quel film tragicomico ai nazisti che si arrendevano o cambiavano sponda x convenienza gli incidevano una svastica sulla fronte..
    ovviamente io sarei per un marchio virtuale sta gente non merita nemmeno di essere toccata passerebbe per martire,sostantivo non adatto a descriverli..

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    1. Esorto tutti alla pacatezza: inutile infierire dove la Natura, nella sua infinita saggezza, ha risoluto, per motivi a noi imperscrutabili e da noi insindacabili, di essere crudelmente matrigna...

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    2. Daccordissimo, siamo tutti seduti placidamente sulla sponda del fiume, è una bella giornata di sole e sorseggiamo un buon bicchiere di vino disquisendo amabilmente di politica, economia e musica, finchè non vediamo arrivare una nutrita schiera di cadaveri gonfi ed emaciati che, seguendo la corrente, si dirigono verso il delta; non c'è bisogno di prenderli a sassate, bisogna avere rispetto dei caduti.

      Chissà se leggeremo un giorno un bell' articolo sul corrierone a firma congiunta ( e ce ne saranno tante allora) dal titolo "Ops ! Ci eravamo sbagliati"

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    3. mi creda mi sono ampiamente autocensurato...
      mi ha dato molto fastidio la mancanza di rispetto nei suoi confronti,solo perche non viene dall'universita giusta(e qualè quella giusta?)

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  44. Scusa Prof, ma secondo me ti sei dimenticato però di riconoscergli che lui ha trovato il rimedio per risanare l'economia italiana. Mi pare che nell'ultima puntata dell'Ultima Parola abbia proposto la vendita di beni e aziende italiane per un valore di 200 miliardi di Euro. Nelle sue pubblicazioni il vero Boldrin avrai mai trattato i temi del Ciclo di Frenkel e le dinamiche degli IDE? Sai che un anno fa probabilmente gli avrei creduto? ma grazie agli articoli di un impavido blogger oggi sono in grado di capire e giudicare, per cui anche se non vuoi, GRAZIE PROF

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  45. La prova definitiva, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le lauree non rendono le persone più intelligenti. Nè oneste in questo caso, umanamente, intellettualmente.

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    1. Mi tocca di star zitto perché non sono laureato.Quindi potrei parlare per partito preso: il mio.Niente di pericoloso in questo visto che nel mio partito sono da solo; ho lo spirito del lupo solitario,#checcepossofà.Nei tempi previsti,arrivai a poco più della metà degli esami e sono andato a lavorare!L'esperienza m'ha comunque insegnato ad assaggiare sempre il vino dentro alla bottiglia: per dire che è buono non basta l'etichetta.A veder bene oltretutto, l'esercito di Soloni imbottiti di Master, PhDs, cattedre, lauree et cetera, sembrano abbian passato una vita sopra i libri per elevarsi all'infimo.Spessissimo è la terra a dare gli insegnamenti più efficaci.

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  46. "Ci dice che recuperando la “capacità di stampare carta moneta a piacere”, il governo segnalerebbe la propria incapacità di sovvenire ai pagamenti presenti e futuri (17:30), e quindi “i tassi di interesse passeranno dal 4% all’8%” a seconda delle aspettative dei mercati."

    Questa è la migliore in assoluto. Chi può far di meglio? Siccome io ho i soldi per pagarti, tu non ti fidi, e quindi alzi i tassi d'interesse. Ma poi "stampare carta moneta". Io il video non l'ho visto ma presumo sia stato girato nel 1870 circa, altrimenti non mi spiego l'uso dei termini.

    Sempre buffo il fatto che questi attribuiscano, su carta, aspettative razionali agli operatori economici, poi quando si tratta di fare esempi concreti queste non funzionino più. si cambia ragazzi, i mercati son dei coglioni, più ci son vincoli più si fidano.

    Non ho nessun titolo, non sono su Econlit (e prego iddio per non esserci mai) e non insegno niente a nessuno, ma ste cazzate immonde non le direi mai. Continuo a pensare, come mi ha insegnato l'ungherese (non il salame), che l'impianto teorico che guida le osservazioni argute del Signor Quindiciminchiate, appartenga più al campo della metafisica che non al campo dell'economia.

    E comunque, bisogna anche avere grosse difficoltà logiche per stare dietro a uno così, con tutto il rispetto. Non si tratta di "idee differenti", qui si è veramente a livelli infantili.

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    1. Standing ovation as usual! Tu sarai su EconLit, te ce porto pe' 'na recchia...

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    2. "Ma se le caratteristiche di una moneta erano determinate dal governo, quasi mai questo era in grado di definire l’entità delle emissioni. Erano i privati, di solito mercanti o banchieri, a portare il metallo di loro proprietà nella zecca ritirando poi le monete prodotte dopo che erano state detratte le spese di produzione e i diritti di coniazione (aggio) spettanti allo stato"

      "La moneta d’oro era utilizzata per i pagamenti di maggiore entità e gradualmente il suo uso divenne prevalente rispetto alla moneta d’argento nei pagamenti internazionali. La coniazione della moneta d’oro non si estese subito ovunque ed alcune zecche cercarono di difendere i propri grossi d’argento, come accadde a Venezia e a Bologna. Infatti mentre Firenze, puntando sulla moneta d’oro, svalutò ripetutamente i propri grossi d’argento dopo la metà del ‘200, Bologna e Venezia ne mantennero inalterato il contenuto d’argento sino al ‘300 avanzato. Dopo la sua affermazione, la moneta d’oro divenne la valuta internazionale per eccellenza mantenendosi praticamente stabile sino all’inizio del ‘500"

      "Ma la vasta area del bolognino si spezzò ben presto perché i bolognini papali di tipo romano andarono incontro ad una rapida svalutazione divenendo più piccoli e quindi di minor valore dei bolognesi. Non vi era più l’interscambiabilità." (l'orrida svalutazione papalina! N.d.AdT)

      (LA STORIA DELLA ZECCA DI BOLOGNA CON L’ANALISI DI TUTTE LE MONETE EMESSE NEI SETTECENTO ANNI DELLA SUA STORIA. Da "Strenna Storica Bolognese, anno LVIII, 2008, pp. 93-131." )

      Io infatti mi sono trovato sbattuto in un mondo di fantasia rispetto a quello che si studiava sui libri di storia medievale, sul funzionamento delle lettere di credito, delle banche familiari, delle Zecce (le BC di allora), delle compagnie mercantili.

      Per gli storici è SEMPRE SEMPRE SEMPRE (ho detto "sempre"?) stato chiaro che la MONETA ERA ENDOGENA, che era FIAT, che solo verso l'ESTERO si usava quella d'ORO, che la doppia circolazione oro ed argento permetteva riallineamenti di competitività nelle città che avevano la Zecca (la BC di allora) senza tagliare i salari nominali.

      Cazzo ma possibile che in un Comune medievale come Bologna c'erano genii dell'economia che oggi sembran scomparsi?

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    3. Ma Alessandro, non è mica un caso che Alexander Del Mar non esista per la maggior parte, che di Wicksell si ricordano solo teorie discutibili su un tasso d'interesse naturale, di Smith si ricorda la presunta mano invisibile, di Malthus che era un ammazza popoli, di Tooke niente, di Knapp nulla e via discorrendo.

      Invece Barro, un uomo che in futuro verrà ricordato come uno che ha scritto ottimi pezzi di satira sulla filosofia e sulla psicologia, è un gigante per alcuni. Uno che iniziava il suo capolavoro del 1983 con:

      "In a discretionary regime the monetary authority can print more money and create more inflation than people expect. The benefits from this surprise inflation may include expansions of economic activity and reductions in the real value of the government’s nominal liabilities. However, because people understand the policymaker’s incentives, these types of surprises - and their resulting benefits - cannot arise systematically in equihbrium. People adjust their inflationary expectations in order to eliminate a consistent pattern of surprises. In this case the potential for creating inflation shocks, ex post, means that, in equilibrium, the alverage rates of inflation and ‘monetary
      growth -- and the corresponding costs of inflation - will be higher than otherwise."

      Che chiunque gli avrebbe chiesto perlomeno uno schemino base su strumenti e prassi istituzionali, ma niente di che, due cazzatine di contabilità, un esempio che so dove A va a B e poi si vede che succede. Invece no, macché, un genio, un gigante, il suo testo è studiato ovunque. Questo dice che siamo razionali, mi fa dei complimenti, come faccio a volergli male?

      E il bello è che uno deve anche sottostare a questo tipo di logica e dire "e ma lui è Barro, ha sei milioni di citazioni". E così per altri autori. Un mondo di fantasia come hai detto, una cosa inesistente, pura metafisica. Però porta rispetto, che si offendono, e ti lanciano badili di curricula addosso per dirti che insegnano alla [segue nome anglosassone che dovrebbe essere rispettabile] e che quindi hanno ragione. E quindi occhio a non stampare "carta moneta".

      Ma non si può dire esplicitamente che sta gente non è all'altezza della situazione e che è ora che vengano considerati per quel che sono, ovvero persone senza alcuna reale competenza? Questo urla, sbraita, offende. E stringi stringi dice le stesse cazzate di qualunque zio a un pranzo della domenica. Ne prenda atto e si faccia da parte, non è in grado di argomentare, non ha una logica coerente, nessuna conoscenza dell'oggetto in questione. Che dobbiamo continuare a sentire?

      Scusate lo sfogo, son stufo, anche di quell'altro, il pianista negriero. Che nell'ultimo suo lavoro proponeva guarda caso "flessibilità del lavoro" e "privatizzazioni", perché (occhio eh) i risultati dei suoi studi gli suggerivano questo. No, i risultati della tua ideologia ti suggeriscono questo. Che è tutt'altro.

      Puoi anche non pubblicare, lo capisco.



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    4. @AleG
      'Cazzo ma possibile che in un Comune medievale come Bologna c'erano genii dell'economia che oggi sembran scomparsi?'
      Ora avete prodi (....) :-(

      @istwine
      'Scusate lo sfogo, son stufo, anche di quell'altro, il pianista negriero.'
      sapessio quanto lo ero io...ho quasi aggredito alberto su twitter TANTO ero irritato ..dal negriero...
      ma ora arriva quello padoan che oltre alla solita ricetta vuole pure alzare notevolmente le tasse universitarie e mettere i prestiti d'onore ecc...ecc


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    5. In tema di incompetenza ho abbastanza goduto quando Krugman, in un'intervista su Rainews24, disse: "Gli economisti del passato erano più preparati di quelli attuali". Ovviamente era riferito a tutta la genia di fenomeni che imperversano oggigiorno.
      Ok, l'ha detto in Italia davanti a Mineo, però è una bella scoppola ugualmente.

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  47. Con questi di FID non è facile ragionarci, anche perché poi, de facto, dicono molte cose sensate poiché sono ottimizzatori d'azienda e usano tali argomenti per autoconvincere e autoconvincersi di quanto siano nel giusto...

    Peccato che mi vengono i brividi già dal punto 1, cioé alienazioni e privatizzazioni: ma come, critichi il deficit, la spesa pubblica e poi ricrei liquidità svendendo per non ritrovarti qualche punto di inflazione o una valuta leggermente deprezzata? Ma soprattutto, alieni il patrimonio pubblico e privatizzi per far scendere il debito al 100% (poi chissà perché non 101 o 99), cioé per toglierti circa 650 miliardi di euro, al solo fine di liberare circa 30/40 mld di risorse. Ma soprattutto per dare ai tuoi creditori la possibilità di attuare misure espansive a costo pressoché nullo? O svendi ai tuoi creditori?
    Un po' di teoria dei giochi sull'argomento sarebbe interessante.

    A me pare che abbiano veramente grosse difficoltà nel capire che uno Stato non è un'impresa e che può usare strumenti molto diversi e che la priorità di qualunque Stato non è il suo debito pubblico e ripagare i "fornitori", ma garantirsi determinate priorità strategiche, come la difesa del proprio patrimonio. Certo, magari farlo fruttare meglio sarebbe opportuno...

    Sul FQ mi ci sto tagliando a ragionarci, anche perché alcuni sono un po' a secco di argomenti.

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    1. Oltre quarantanni fa un mio insegnante, Roberto Guiducci, ci diceva che l'azienda ha una razionalità senza ragione. Spiegare la macroeconomia con gli strumenti del business è riduttivo, se se ne rendono conto è disonesto, se no stupido.

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    2. Non so. Probabilmente ci sono anche economisti d'azienda bravi, e io non ne ho mai incontrato uno. La mia esperienza della genia non è particolarmente positiva, prendendo come campione quelli che lavorano come consulenti per fondi per l'innovazione di vario genere - ho subito more than my share of due diligences. L'ultimo è stato particolarmente efficace.... alla fine di un totale di ore due di discussione sul business plan (parte contabile) concluse con: ma se avete un prodotto in crescita lineare dovreste investire su quello invece di andare a caccia di farfalle (ricerca in campo oncologico). Sara' che lui portava sfiga, ma nell'esercizio successivo la crescita lineare e' diventata una decrescita geometrica....

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  48. Professore ancora grazie!
    Si vede che lei, anche se si firma spesso NdC, come un vero 'Cavaliere Jedi' combatte invece il lato oscuro della forza.
    Ma purtroppo temo che non si potra' evitare il 'gappismo'.
    E' un fenomeno ricorrente nella storia.
    Quando si uscira' dal letargo indotto dalla propaganda eurista (cioe' a liberazione avvenuta) ci sara' comunque qualche imbecille che vorra' uccidere a tutti i costi il Giovanni Gentile di turno.
    Non c'e' nulla che lei (o chiunque altro di noi che seguiamo il blog) possa fare per evitarlo.

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  49. Infatti.Hai perfettamente ragione!Da not-economist trasformato in nerd-economist quale sono
    (leggi bimbominkia-economist), non posso mai sbilanciarmi nelle affermazioni oltre alcuni
    capisaldi dimostrati con onestà e chiara competenza che colgo in sedi come questa e blog affini.
    Voglio sottolineare: capisaldi non da poco nel mare magnum delle minchiate!
    Ebbene, la logica è l'unico anticorpo che il mio sistema immunitario può utilizzare in questa epidemia
    di disinformazione per difendermi dagli untori e dai marchettari (perchè so pagati) in (presunta) malafede.
    Presunta perchè credo che la maggior parte di quelli che sanno di essere in malafede, alla fine, inciampano
    sempre sui gradini più banali, mostrando la loro più intima natura: la natura del cojone.


    A compendio del mio intervento, è da un pò che volevo segnalarvi che Mario (quell'altro),
    ha chiesto al cugino del Gabibbo di spiegare l'inflazione:

    Cartoon on price stability for schools

    P.s.: Grazie.

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    1. >Cartoon on price stability for schools

      OVVOVE!
      Ma che roba è?
      A confronto Donald sembra una persona seria.

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    2. Questa è una delle cose più bieche che abbia mai visto.

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  50. Ottimo anche il titolo del post che si rifà alla "Prevalenza del cretino" di Fruttero & Lucentini. O sbaglio?

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  51. ed Einstein (che non era un genio ma invece geniale) che lavorava all'ufficio brevetti..

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  52. @Emanuela Vera
    penso che il lavoro del prof sia arrivato al culmine da questo punto di vista.. far vedere che tutti sapevano (in Italia!!!!!) ed ora rinnegano loro stessi con i fatti che gli darebbero ragione..
    come? non è la cosa auspicata da uno studioso?
    beh, penso che sia peggio del "ci siamo sbagliati".

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  53. Non c'entra nulla con l'articolo in qestione, ma è pur sempre una notizia positiva:

    Fornero: “Mi avete avvilita. Vado in Germania”. È il titolo dell'intervista a nostra signora degli esodati, che lamenta: «Sul piano psicologico sono avvilita e abbattuta, ma al contempo sono ancora determinata nel cercare di contrastare i mulini a vento [...] Ho cercato di affrontare i temi del mercato del lavoro con un atteggiamento non ideologico ma partendo dall’analisi dei problemi, da dati quantitativi ed empirici, cercando di dare risposte».

    Dopo aver tentato vanamente di spiegare come mai l'unico risultato sinora ottenuto dalla sua riforma consiste nella perdita di 300mila posti di lavoro, a suon di “ci stiamo lavorando”, “presenteremo i dati”, e ammettendo che “senza una buona conoscenza dei problemi non si può fare nessuna politica”, Elsa ci dà la prima, e l'unica, buona notizia da quando è stata paracadutata in Parlamento: «sta valutando la proposta del Max Planck Institute di Monaco di Baviera ("da lì – dice – ne approfitterò per riflettere")».

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    1. In Germania?!? Non era il sud America la destinazione preferita di certi personaggi quando le cose cominciavano ad andar male? Deve essere la globalizzazione... O la Ciiina?

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    2. 300mila posti di lavoro saltati per aria non è un brutto risultato. Certo, si poteva fare di meglio, ma lo scopo inconfessato della sua "riforma" è stato raggiunto. Diciamo che è un buon inizio, ora aspettiamo all'opera i futuri governi per completare l'opera: dopo il settore privato sarà il momento del settore pubblico? Siamo già fin troppo in ritardo sulla tabella di marcia di Francoforte...

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  54. Leggo da
    WIKIPEDIA

    SCUOLA DI CHICAGO

    Con l'espressione Scuola di Chicago si definisce una scuola di pensiero economica, elaborata da alcuni professori dell'Università di Chicago, basata su una descrizione delle istituzioni economiche pubbliche e private contemporanee, volta a promuove inoltre ipotesi di riforme in senso liberale e liberista dell'economia.

    I "Chicago Boys" furono un gruppo di giovani economisti cileni formatisi presso l'Università di Chicago, nel 1970 circa, sotto l'egida di Milton Friedman e Arnold Harberger.

    Successivamente furono assunti a metà degli anni '70 nell'amministrazione del ministero dell'economia del Cile, presieduto dal tecnico José Piñera, durante il regime di Augusto Pinochet.

    Le politiche del ministero di Piñera si caratterizzarono per il processo di privatizzazione e liberalizzazione dell'economia del paese, dopo le riforme collettiviste del governo socialista di Salvador Allende.

    La teoria dei Chicago Boys è stata applicata per anni in tutto il mondo, soprattutto in quei paesi che chiedevano prestiti al Fondo Monetario Internazionale, in quanto lo stesso FMI poneva come condizione per l'ottenimento dei prestiti l'applicazione di politiche economiche neo-liberiste, anche contro l'orientamento dei governi a cui si rivolgeva.

    La crisi avviata negli ultimi giorni di settembre 2008, con gran parte delle Banche del mondo in procinto di fallire in mancanza di intervento dello Stato e con le borse di tutto il globo in caduta libera, che riducevano drasticamente il valore delle azioni e delle pensioni legate ai fondi di investimento, secondo alcuni critici dimostrerebbe la fragilità della teoria della scuola di Chicago.

    Questa dottrina, fatta propria dal Fondo Monetario Internazionale, ha comportato per molti anni che ai paesi poveri fosse imposti TAGLI ALLE SPESE SOCIALI, RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI, APERTURA AL COMMERCIO ESTERO E AGLI INVESTIMENTI STRANIERI.

    (guarda un po’ cosa si legge!)

    Nel 2008 ha iniziato a manifestarsi la crisi mondiale, partita proprio dagli Stati Uniti: il forte calo delle vendite nelle industrie statunitensi dell'automobile ha costretto (per mancanza di liquidità, dovuta al forte indebitamento delle banche e dei cittadini americani e alla loro impossibilità a spendere), a chiedere e ottenere, dal governo Bush, nel dicembre 2008, per evitare il fallimento, prestiti per 17 miliardi di dollari.

    Il F.M.I, andando evidentemente contro alle teorie applicate per anni, il 21 dicembre 2008, per bocca del suo presidente, il francese Dominique Strauss-Kahn, ha chiesto agli Stati di spendere, per stimolare l'economia, qualcosa come il 2% del PIL mondiale.

    MA DOMINIQUE STRAUSS-KAHN NON ERA QUEL PORCELLO CHE SI FACEVA LE CAMERIERE ABORIGENE E RACCHIE IN ALBERGO ?

    CHE TEMPI, CHE VERGOGNA E CHE MONDO !!!

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  55. Prof, i fermadeclinisti si sono inviperiti, poco fa ho avuto una discussione con un seguace del declino che, indispettito per questo suo post, mi ha rinfacciato di provare a leggere un suo lavoro di alcuni anni fa, insinuando implicitamente, almeno così mi è parso di capire, che lei sosteneva una tesi favorevole all'euro. Siccome non mi sono mai fidato di chi cerca di far passare un concetto senza spiegarsi e facendo ricorso semplicemente ad alle illazioni, provo a chiederglielo direttamente a lei in cosa consiste il contenuto ( o la tesi di fondo) del suo paper "An aggregate model for the European Union", scritto assieme a Francesco Carlucci. Secondo me l'hanno presa molto male ed ora cominciano ad utilizzare la macchina del fango per screditarla.

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  56. Ho finito di guardare il cartone della bce ed è esattamente come il post precedente sul fruttarolo.
    Il prezzo stava a 4, un demone "dell'inflazione" da dei soldi ai ragazzi e senza che nessun altro abbia comprato niente il mercante cambia il cartellino a 6.
    Chissà quante chiamate deve fare il Mario ogni volta che gli parte l'm3.
    Mi sento offeso e insultato nella mia intelligenza e sono dell'opinione che questi filmati costituiscano abusi sui minori.
    C'è anche la scena dell'inflazione la tassa più iniqua di tutte che danneggia gli anziani e i pensionati.
    Dopo c'è la fallacia slippery slope "inflation once started is difficult to stop" e il mostro dell'inflazione che rincorre i ragazzi.
    Poi c'è la scena dove vanno a chiedere all'oste se il vino è buono.

    A questi Goebbels gli fa una sega, a scemenze stanno alla pari dei loro colleghi creazionisti americani.

    Che poi è stupido perchè quello che conta non è la variazione dei prezzi ma la variazione del potere effettivo d'acquisto che è una relazione fra la variazione del reddito disponibile e la variazione dei prezzi: se la variazione dei prezzi è dello 0% ma il tuo stipendio crolla del 5,10,50,75,100% non ci hai guadagnato molto eh...

    nota:il 100% dei personaggi tranne l'anziana signora hanno occhi chiari, non mi sembra molto rappresentativo per dei bambini europei.

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  57. Che delusione questo Manasse, che per settimane è stato al top dei miei post più letti del mese col suo articolo su Voxeu...ma come si fa a essere così platealmente incoerenti! Ma non se ne sono ancora accorti che sulla rete oramai c'è trasparenza? Tanto per essere chiari sotto al suo post ho messo il link al famigerato Todos Caballeros invitando alla lettura dei commenti (tra i quali il mio ancora non è apparso..)

    Invece l'odioso Boldrin è per me una conferma. Grandioso il curriculum!!!

    Alberto grande, grandissimo!

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    1. scusate se vado al punto ...rozzamente...ma quale motivo avrebbero per non essere incoerenti ...claudio borghi ci informa che manasse era (è?) consulente abi...
      perchè dovremmo stupirci che difenda -contro ogni logica e interesse di bene comune-l'indipendeza della bc(e) l'euro l'attuale sistema politico economico...

      Similmente per boldrin che vuole fare politica...e che odia lo stato e l'italia essendo veneto ex leghista (specifiche non infrequenti fra i veneti anche 'non provinciali' dove esiste da sempre uno strisciante sentimento di separatismo...) e comunque boldrin è molto meno dannoso di un giannino che trovo subdolo e di cui non è chiara la vera finalita'politica strategica...

      Anche loretta napoleoni vuole fare politica (ed è pdina mi sembra ) parlando
      di due euro DIFENDE l'indipendenza della BC e lo status quo del potere finanziario/politico (italiano nel caso specifico), non la disprezzo ma non mi da' certo fiducia...poiticamente intendo non parliamo della competenza

      Che poi Alberto usi questi suoi improvvidi avversari per creare un effetto moltiplicatore del suo/nostro messaggio è geniale ...

      tutti questi stanno difendendo l'indipenza della BC e il gruppo finanziario politico imprenditoriale che ha profittato masimamente dell'euro e della conseguente impossibilita' dello STATO di indirizzare la politica fiscale ,monetaria ed avere una effettiva strategia di politica industriale/produttiva (oltre al controllo dei capitali della gestione 'strategica' della domanda...^^^)

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  58. @Vocidallestero
    il prof nella modestia di fornire i riferimenti o meglio.. avendo creato un blog in cui ognuno di noi dà riferimenti, sta mettendo in difficoltà i suoi colleghi.
    ora è Manasse, ieri era Alesina.. abbiamo due illustrissimi studiosi che sapevano tutto ma in pubblico non parlano.
    paradossalmente dicevo che per loro è meglio che si sappia "non l'avevamo previsto, chi poteva dirlo" piuttosto che spiegare "lo sapevamo, l'avevamo detto, ormai abbiamo i fatti che confermano le nostre predizioni" perché nel primo caso possiamo parlare di fallibilità umana mentre nel secondo..

    Manasse delude? se un po' troppe persone deludono un motivo ci sarà.

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    1. Per la trasparenza, riporto qui il commento che non mi ha pubblicato, ma a cui ha risposto con email privata, benché non ci fossimo mai parlati prima.

      Il giorno 17 febbraio 2013 14:38, Vocidallestero ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Todos Caballeros!":

      Ma prof. Manasse...se una volta le sue conclusioni la portano a sostenere che l'austerità sta distruggendo l'Europa e poi successivamente afferma che ci vuole più austerità...non crede che la coerenza nell'interpretazione dei dati e nei suggerimenti di politica economica, che tanto hanno a che fare con la vita delle persone (e non coi mulini della destra o della sinistra, che ormai non si distinguono più l'uno dall'altro, vedi pude) sia d'obbligo, almeno per una persona che abbia un minimo spessore morale? Certo, si può sempre cambiare idea, ma bisogna giustificarlo teoricamente. Altrimenti più che un cambiare idea appare come un cambiare casacca...
      Quindi la pregherei di rispondere alla domanda di Marco Bessi."

      Risposta di Minosse:

      "Guardi è molto semplice. Quelloche sostengo è che non ha senso che i paesi europei adottino TUTTI le stesso politiche fiscali: i paesi in surplus di conto corrente con situaziioni di basso debito, disavanzo pubblico contenuto e bassa disoccupazione come la Germania avrebbero dovuto rebbero promuovere politiche espansive. Quelli come l'Italia avevano meno scelta: dato l'elevato debito avrebbero dovuto effettuare politiche restrittive basate soprattutto sul contenimento di spesa e sull'abbattimento del debito tramite privatizzazioni. Etc etc"

      Conato di vomito, e ultima risposta da parte mia:

      "Lei sa benissimo che politiche restrittive in fase di recessione conducono al macello. E che il problema non è il debito pubblico ma l'euro, che non è un AVO. Mi dispiace che si presti a sostenere politiche che mirano a distruggere il nostro paese."


      Adesso mi accorgo che questo "mi dispiace" può sembrare un po' poco, ma è per me una sentenza definitiva.

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  59. Sfuggita al CorrettoreDiBozzi: MUR è MIUR. MUR forse è quello che hanno abbattuto a Berlino per provare a costruirlo più a Sud.
    Segnalo anche questa cosa nel pessimo panorama politico italiano.
    Zaia (Lega): "La nostra Grecia è il Sud".
    Celti fessi non si smentiscono mai.

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    1. La dichiarazione di Zaia è la conseguenza del fatto che, come detto più volte dal Prof, l'Italia è una felice unione monetaria da 150 anni ma i differenziali fra le regioni del nord e quelle del sud ancora persistono e ciò fa sbraitare a qualcuno in camicia verde che le regioni in surplus non vogliono più pagare per le regioni strutturalmente in deficit. Atteggiamento presente peraltro anche in Germania fra i lander ricchi del sud e quelli del nord e dell'est. Cioè tutti non vogliono più fare fra regioni nazionali quello che, secondo alcuni dovrebbe invece essere fatto a livello degli stati per salvare l'euro.

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    2. L'aggettivo "felice" è amaramente ironico. Il fantastico compromesso in Italia è di tenere attaccato il Sud con un tubicino per farne mercato di sbocco, al prezzo di emigrazione forzata e ingiurie da parte di questi bifolchi. Poi arriva una crisi e questi mettono il piede sul tubicino urlando all'eutanasia. Il tempo è scaduto per le balle e verrà Eurimberga pure per loro, e sarà liberatorio anche per chi aspetta da 150 anni.

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  60. Prof, lurko da tempo, ma questa volta non resisto alla tentazione di intervenire su Boldrin: va bene che la sua produzione scientifica non sia attagliata alla macroeconomia, va bene che sia affezionato alla Spagna per motivi economici, ma almeno conosce gli USA!!! insegna nella città dell'arco da quanto? 15 anni? Boldrin spiega a Cota la sanità negli USA Ballarò minuto 14:45 per chi ha poco tempo.
    http://www.youtube.com/watch?v=w5vXeWpyyDI

    qui un paio di link
    http://www.huffingtonpost.com/jeffrey-young/medicaid-eligibility-stay_b_2529434.html
    oppure questo riferito allo stato della Virginia
    http://www.thecommonwealthinstitute.org/wp-content/uploads/2013/01/chartbook_2013_v6_rev.pdf

    in sintesi, medicaid (non medicare o altimenti detta Obamacare che entra in effetto dal 2014) non funziona per tutti allo stesso modo e cambia da stato a stato:
    per fruirne bisogna essere
    - disabili
    - incinta (ovviamente per chi può esserlo)
    - minori
    il reddito di 60k $ è una panzana: ne fruiscono coloro al di sotto della soglia di povertà statale: "133 percent
    of federal poverty level (FPL) or $25,390 for
    a family of three."
    Però Boldrinodeclino dice cose vere e taccia Cota di non essere preciso....
    un saluto a tutti e un grazie a lei prof per l'immenso lavoro.
    Domenico

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    1. Chiedo venia, medicare ed Obamacare non sono la stessa cosa come erroneamente affermato sopra. Non cambia la sostanza della baggianata detta da Boldrin dei $60k e le sue affermazioni sull'essere precisi e dire il vero......
      Per chi volesse approfondire...
      http://en.wikipedia.org/wiki/Medicaid
      Saluti

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  61. Ora che l'ho visto, mi pare di notare una certa somiglianza del nostro doublespeaker con questo lucertolone.

    Che anch'egli sostenga che colpire la prima casa e il patrimonio immobiliare è l'equivalente di sottoporre a imposizione fiscale (tassare) redditi che si suppongono (la supposizione...) percepiti ma non dichiarati mi conforta nella mia idea che si tratti di una solenne... imprecisione.

    Intanto, se la Banca d’Italia stima (con un metodo discutibile ma tant’è) in 5.000 miliardi di euro il valore del patrimonio immobiliare delle famiglie italiane alla fine del 2011, con un calo del 12% dei prezzi degli immobili nel corso del 2012, gli italiani hanno subito una perdita secca di 600 miliardi di euro.

    P.S.
    Gli ultimi post sono davvero uno più bello dell'altro. :)

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  62. @Mariof
    vero! basta pensare all'interesse (teorico) dell'azienda di pagare zero i propri lavoratori.
    se tutti facessero così allora nessuno venderebbe!
    quindi micro e macroeconomia vanno in conflitto.
    la soluzione macroeconomica è fare mercantilismo ma se tutti facessero così allora nessuno venderebbe.
    alla fine la schiavitù si spiega bene con questa visione (micro) delle cose.

    oppure la teoria degli investimenti..
    a livello micro uno deve investire per vendere ma a livello macro cosa succede se il tuo paese ha una moneta rivalutata?
    ricaduta sui profitti (vendite) e quindi contrazione degli investimenti..
    si inverte la logica insomma

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    1. Mi piace quando mi spiegano le mie idee facendomele capire ^_^

      Scherzi a parte, Guiducci faceva sociologia (corsi serali, studenti lavoratori) e ci invitava a sollevare lo sguardo dall'azienda al mondo , nemmeno lui l'avrebbe spiegato bene così.

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  63. I post del prof stanno diventando sempre più belli mano a mano che la ritirata delle truppe euriste si fa sempre più convulsa e confusa. Non vedo l'ora che lo sfasciamento dell'eurozona si porti definitivamente a compimento anche solo per vedere la faccia di quelli che dicevano che mai sarebbe potuto accadere. (Dai comuni mortali che frequento fino ai grandi capi passando per Boldrin vari e giornalisti con baffi a manubrio). Prof, daje tutta!

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  64. Prof. Bagani, a proposito del corsivo finale... grazie per quello che fa e che ha fatto con questo blog. Dopo svariati mesi che la seguo i luogocomunismi saltano subito all'occhio. E se arrivano da qualcuno che conosco, nel mio piccolo cerco di porvi rimedio con quello che posso apprendere qua dentro.

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  65. Prof , tutto chiarissimo, solo una domanda, sperando di non scriver castronerie, nel caso mi bastoni pure :)
    Lei scrive:
    "Siccome esportiamo meno di quello che importiamo, e quindi chiediamo più valuta estera (per acquistare i beni esteri) di quanta valuta nazionale venga chiesta a noi (per acquistare i nostri beni), la nostra valuta sarà, come quella di ogni paese in deficit, in eccesso di offerta sui mercati internazionali, e quindi subirà, come ogni cosa in eccesso di offerta un naturale deprezzamento"
    E' notizia di pochi giorni fa che nel 2012 questa tendenza pare essersi invertita o comunque c'è stato un saldo positivo per il nostro paese:
    http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91E00S20130215
    2 domande:
    1) dalla nota della reuters si capisce che sono diminuite moltissimo le importazioni e diminuite un po' meno le esportazioni, quindi immagino si possa parlare di crollo dei consumi interni, è esatto o c'è dell'altro di importante in questi numeri?
    2) vorrei capire se al momento del riallineamento conterà solo l'ultimo anno di saldo o se si dovrà fare una sommatoria di tutto il saldo commerciale da quando è partito l'euro, cioè in pratica quale sarà il punto "zero" di partenza per capire se la nostra moneta è o meno in "eccesso di offerta" e di quanto.

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    1. No, sono due domande molto intelligenti che mi ricordano che qui il livello è decisamente un altro. Circa la prima, non ho avuto un attimo per guardare in dettaglio le ultime cifre, ma la tendenza che abbiamo esaminato nell'ultimo anno qui nel blog è quella che noti tu. Circa la seconda, non è facile determinare il valore di equilibrio del tasso di cambio, e i metodi proposti per calcolarlo (o, se vuoi, per calcolare il disallineamento) sono disparati. Guarda le considerazioni di De Grauwe qui, o quelle di Jacques Mazier qui.

      Il senso del mio intervento comunque è che questo lavoro deve farlo il mercato.

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  66. In effetti anche a me prudevano le mani di scrivere un commento sul post di Manasse, poi ho pensato che era meglio ignorarlo (come d'altronde fanno un po' tutti visto che gli altri articoli hanno al massimo 1-2 commenti!)

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  67. Si è toccato veramente il fondo. Non sarei mai arrivato a pensare che qualcuno avrebbe assoldato, allo scopo di screditare MB, un attore per impersonare un falso MB. Comunque bisogna dire che gli spettatori più smaliziati capiscono subito che nel video si esibisce un sosia di MB. Non tanto per l'ambientazione dimessa del video quanto perché non è la prima volta che un sosia di MB cerca di screditarlo dicendo dire scemenze molto eclatanti, come ad esempio:
    le esportazioni in realtà sono un costo. Non mi risulta che MB (quello falso e quello vero) abbia esplicato a noi comuni mortali questa controintuitiva affermazione (e quindi non si capisce perché i tedeschi siano tanto bravi);
    il debito pubblico giapponese è cinque volte il PIL giapponese (il rapporto debito/PIL giapponese è pari al 200%, per chi lo ignorasse);
    la Spagna è messa molto meglio di noi....
    Il richiamo alla Grecia era d'obbligo, dal momento che allo slogan "finiremo come la Grecia" non ci crede più nessuno, nemmeno MB (quello vero). E scommetto che non ci crede nemmeno il finto MB del video (lo ha detto solo per ragioni di copione).
    Comunque sia, faccio presente che il vero MB, appassionato da tutto ciò che è "molto controintuitivo", ha firmato l'appello di alcuni economisti americani contro la politica fiscale attuata nel corso del primo mandato Obama, Ovviamente il vero MB è libero di pensare che il mercato sia capace di risolvere crisi come quella che stiamo vivendo, anche se i fatti smentiscono coloro che sono rimasti al 1929 (tra cui il vero MB).
    Nessun dubbio sul fatto che il professore MB (quello vero) sia un economista. Ci sono invece dubbi che il falso MB sia un vero MB prestato alla causa gianninizzera e pro euro. Forse anche alla causa "pro domo sua" (leggo che MB ha rapporti con FEDEA).
    Riguardo a tasso di crescita di moneta e prezzi, mi permetto di produrre un modesto addendum. Tra il secondo trimestre 2004 e l'ultimo trimestre del 2007 l'aggregato monetario M3 è cresciuto e non poco. Sono andato a spulciare i bollettini economici della Banca d'Italia. Cosa si legge?
    BOLLETTINO ECONOMICO 52 (aprile 2008). Pagina 16, figura 11: dal 2005 fino alla metà del 2007 il tasso di inflazione nell'area euro è oscillato intorno al 2%. A partire dalla seconda metà del 2007, il tasso di inflazione aumenta. Come tutti i grafici, il grafico parla e ci dice (a mio avviso in maniera piuttosto evidente) che l'aumento del tasso di inflazione è spiegato dalla crescita dei prezzi dei beni energetici e, in misura minore, dei beni alimentari. M3 è assolto per non avere commesso il fatto.

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  68. Solo per dirle che, da lettore silente, la ringrazio tanto per il suo lavoro.

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  69. Albert, proprio perchè ti "dissoci"...transitoriamente (in base al principio di "realtà"), ed esprimi plasticamente il "boato" che sorge dal (residuo) buon senso dell'intera penisola, te vojo bene:-)

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  70. Visto il carattere diffamante del finto Boldrin del video, ho appena chiamato Mario (l'amico der fruttaruolo), per aprire un conto corrente presso LABBICCIÈ, dove far confluire donazioni per l'associazione non governativa SAVE THE ECONOMISTS.
    Con questa associazione voglio garantire il marchio DOCGE (DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA DALL'EURO) dell'Economia, per impedire che "Economisti" con le virgolette del calibro di Boldrin, siano volgarmente diffamati da attori coli di terz'ordine.
    Per chi volesse contribuire, le donazioni dovranno essere massimo di 10 EURI, altrimenti mi diceva Mario della BICCIÈ, con troppa moneta sul conto gli va fuori controllo l'Inflazzzzzzione !
    Ovviamente la nostra organizzazione si rifiuta di assistere economisti senza le virgolette, nonché fomentatori di masse e noti GOMBLOTTTTTISTI, come questo Bagnai di Pescara, così lontano dalla nobile riviera romagnola e soprattutto dalle coste e dai laghi AMERIKENI.

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  71. Professore, tengo a dirle che la stimo molto.

    Cordialissimi saluti,

    Marco Zeloni

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    1. Grazie. Ora è sicuro che mi fanno il culo, ma almeno avrò il vostro affetto!

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    2. Prof. Bagnai si ricordi sempre della massima (credo fosse di Montanelli) "se non puoi distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore", perchè a questo si sono ridotti i suoi illustri colleghi economisti pro Euro: lei ha stravinto! Eppoi basta con questa truffa dell'avercelo più lungo (il curriculum) a seguito delle millanta citazioni su Google Scholar: qui la gente con la bibliometria sta dando di matto! Tanto per fare un esempio dei mostri partoriti da cotanta scienza, esistono fisici che, secondo il sopracitato Scholar, avrebbero un h-index maggiore di quello di Newton o di Einstein o informatici con H index maggiore di quello di Touring! E ci credono pure di avercelo più lungo (il curriculum)! Ma per favore...

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    3. Scusami G.A. se faccio il rompi ammennicoli, ma il fatto che sempre più spesso il cognome del buon Alan venga reso con la stessa grafia di una nota associazione per viaggiatori mi ferisce negli affetti. Il matematico che ci è caro si chiama Alan Mathison Turing.

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    4. Mi scuso per il refuso, ma spero che il concetto si sia compreso.

      Cordialmente
      Giovanni Angiulli

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    5. Il nostro affetto e' imperituro come la fantasia del suo ingegno! Dalle prime righe pero' l' ho sgamata, cosi' da istinto; anche quando brancolavo senza la boa dell' AVO all' orizzonte tra i report di la7 sulla crisi, quel boldrin fazioso mi stava troppo sulle palle. Adesso so anche perche'.

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  72. Non centra niente con il post e probabilmente sarebbe meglio che lo cancellasse ma cosa ne pensa del filmino che ultimamente sta impazzando su facebook?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Girlfriend_in_a_Coma_(film)
    Girlfriend in a Coma è un film documentario realizzato nel 2012 da Bill Emmott (ex direttore della rivista britannica The Economist) e da Annalisa Piras, prodotto da Springshot Productions.
    Il documentario si interroga sulla situazione politica italiana e sul processo di declino economico e sociale subito dal paese nel precedente ventennio. La tesi del documentario è che questo processo è il frutto di una situazione peculiare all'Italia, un collasso morale che ha colpito il paese e che non trova riscontro in nessun'altra nazione del mondo occidentale.
    Il tentativo dell'autore di comprendere il fenomeno della "Mala Italia" e contrapporlo a quello della "Buona Italia" lo porta a documentare interviste a diversi esponenti della politica, dell'economia e della cultura italiana, come Mario Monti (primo ministro dell'epoca), lo scrittore e semiologo Umberto Eco, il regista Nanni Moretti, Lorella Zanardo, l'amministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne, lo scrittore impegnato nella lotta contro la mafia ed autore del romanzo "Gomorra", Roberto Saviano, la politica ed ex commissario europeo Emma Bonino e la segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso.

    http://www.youtube.com/watch?v=od8U2XsmDvc

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  73. Sono senz’altro convinto che se persone di chiara fama e riconoscimento in contesti internazionali sostengono tesi controfattuali, o contemporaneamente l’insostenibilità e la necessità di preservare la moneta unica, o addirittura si evidenziano giri di boa e cambi di posizione improvvisi, ci sia, in mezzo, un ‘discorso lungo’.

    Dev’essere stato un momento di riflessione interna di cui evidentemente non abbiamo traccia.

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  74. Premetto la mia stima per i docenti che insegnano nell'università PUBBLICA italiana.
    Limitatamente alla mia esperienza personale, ritengo un privilegio avere avuto la possibilità di frequentarla e di ricevere un insegnamento, per quanto oggetto del corso di studi, di alto livello, come riconosciuto ai laureati italiani non appena si confrontano l'estero con i laureati delle tanto decantate università anglosassoni. Tutto questo, ovviamente con alti e bassi, nonostante le risorse limitatissime, e sempre decrescenti, messe a disposizione dell'università da parte dello Stato.

    Le competenze scientifiche e le capacità didattiche dei docenti universitari non ci dicono nulla però sulle loro qualità umane e sui loro valori morali.

    Abbiamo già avuto tristi esempi in un passato che non è poi così lontano, e che dovrebbe avere lasciato perlomeno una minima traccia:

    Nel 1931, quando venne imposto ai docenti universitari il giuramento di fedeltà al fascismo, solo 12 docenti su 1250 rifiutarono di sottoscriverlo, e persero la cattedra.
    12 su 1250 è lo 0,96% (per i precisi). Quei 12 hanno salvato la dignità dell'università italiana.

    "Tra coloro che giurarono fedeltà al duce figura il meglio della cultura antifascista, da Guido De Ruggiero ad Adolfo Omodeo, da Federico Chabod a Giuseppe Lombardo Radice, da Gioele Solari ad Arturo Carlo Jemolo, da Piero Calamandrei al mitico Giuseppe Levi. Alcuni erano persuasi che la battaglia antifascista andasse condotta dall' interno, ma per larga parte agiva il timore della miseria.
    Ecco Lombardo Radice "con la folta barba bianca bagnata dalle lacrime" mentre confessa a De Sanctis: "Coprirò di vergogna tutta la mia opera di scrittore e di pensatore, ma non posso mettere sul lastrico i miei figlioli giovinetti". Anche Omodeo si lacera fino al pianto "al pensiero che non sarebbe stato più in grado di pagare gli studi ai figli". Arturo Carlo Jemolo rivelerà, quarant' anni più tardi, che la paura della povertà lo spaventava più della guerra."

    Nel 1938, quando vennero varate le leggi razziali ed i professori di origine ebraica vennero espulsi dalle università, solo 1 (un) professore si rifiutò di occupare una cattedra resa vacante a seguito dell'espulsione. Accettare così le leggi razziali voleva dire rinnegare qualunque fondamento scientifico della propria professione.

    " "Da nessuna parte si leva la protesta di una coscienza offesa. Tace anche chi aveva autorita' e rango sociale per poter esprimere senza troppo rischio una sia pur cauta voce di dissenso". Quel che prevalse, nell' istituzione se non nell' animo di tutti i singoli professori, fu un grande cinismo accademico, una sconcertante prontezza ad accogliere certi vantaggi che le leggi razziali potevano comportare. Lo intui' acutamente Ernesto Rossi, che nel dicembre 1938 scrisse dal carcere: "E un bel numero di cattedre che rimangono contemporaneamente vacanti: una manna per tutti i candidati che si affolleranno ora ai concorsi" "

    Professor Bagnai, la ringrazio perché lei sta facendo, per sé stesso e soprattutto per noi, il suo Paese, quello che quei 12 fecero nel 1931.

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    1. Bravissimo. Ha colto perfettamente il punto: onestà intellettuale, dignità, coraggio e rispetto per gli altri.
      Hier sind wir alle Bagnai.

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  75. Davvero uno dei più bei post. Mette i puntini su molte "i", anzi "K".
    Anche io la stimo molto e sono davvero onorato di ospitarla nella mia città.

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  76. Prof. Bagnai ha tutta la mia stima. Mi chiamo Marco e scrivo sull'Olandese Volante. Riporto spesso il suo lavoro e nel caso lei ravvedesse qualche inesattezza nei riferimenti al suo blog, la prego di comunicarmelo. Considero il suo lavoro talmente prezioso, che non vorrei in nessun modo danneggiarlo. Le confesso che non sono riuscito a vedere tutto il video di Boldrin: pur non essendo un economista (cosa che spesso mi frena dal commentare sul suo blog) ascoltare un persona che parla di ritorno alla lira e svalutazione, senza calcolare che al pari di quando ne uscimmo esiste la rinegoziazione, mi sa tanto di chiacchiere da bar dello sport. Sorprende che arrivi da un'economista e forse no.D'altronde le elezioni si avvicinano e ognuno si deve distinguere per qualcosa (in questo caso l'idiozia), fortunatamente esistono persone preparate come lei. Se posso, la vorrei invitare a fare anche post meno tecnici, riportando più esempi, tipo il fruttarolo o il pescivendolo ( tratto dal tramonto dell'euro), in modo da allargare sempre più la possibilità di accedere al suo lavoro, anche ai meno tecnici. Con Stima Marco S.

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  77. Bellissimo Post!
    E poi, che soddisfazione vedere "ridimensionato" quel arrogante di Boldrin, che inoltre con la Loretta Napoleoni a Piazza Pulita si è anche comportato da vero cafone!!
    Come si può intuire Boldrin non gode della mia stima, ma di tutt'altro....

    Le sono veramente tanto grato per l'opera di corretta informazione che sta facendo per il nostro amato paese!!
    Io la pubblicizzo, il più possibile, con tutti i miei conoscenti.
    Spero che i lettori del suo blog diventino milioni, forse allora ci sarà una speranza per questa povera Italia!!

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  78. Il mio inglese non é granché (quello tecnico non ne parliamo) ma sono capace di inserire e sincronizzare i sottotitoli in un filmato. Dopo aver ascoltato il video del "prof" Boldrin mi é venuta una gran voglia di sottotitolarlo e di spedirlo a chi di dovere alla UalaualaWashington University (magari anche solo agli studenti...ove ve ne fosse qualcuno!) con i ringraziamenti per averlo assunto e nella speranza che se lo tengano ben stretto... Qualcuno cosi gentile da fornirmi una traduzione? :)

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  79. A questo punto l'altra domanda che mi sorge spontanea pero' è:

    perchè Il Boldrin deve parlare di cose di cui non ha competenza??

    Finchè lo fa "qualche" giornalista pagato dal suo editore per mentire ha una logica.
    ma questo Boldrin poteva anche stare in Ammmerrica a fare il professore delle cose che conosce bene e campava alla grande. Invece no, si FA per fermare il declino e dice queste cose.
    Bah,saranno i cosiddetti "poteri forti" che l'hanno piazzato qua da noi a smenarci i maroni? A me non piacciono i complotti e non sono complottista ma a volte la logica delle cose ti porta ad esserlo.

    saluti a ancora grazie per il suo egregio lavoro!

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  80. MITICO! (anche per Minosse)
    Non ne possiamo più di questi venduti e traditori. E della marea di menzogne che vogliono farci bere per i loro schifosi interessi.

    Ieri a Viareggio abbiamo avuto l'ultimo corso del Carnevale prima delle elezioni.
    Abbiamo distribuito complessivamente circa 10.000 volantini del PUDE.

    La gente li leggeva e se li metteva in tasca.
    E come capiscono!

    Qualcuno è venuto a dirmi che ha anche letto gli altri:
    quello sulle riforme strutturali
    quello sulla cessione di sovranità

    Un abbraccio

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    1. Bisogna intendersi.

      Intanto, su un punto il prof. Boldrin è stato più onesto di tanti altri: ho visto che in una trasmissione televisiva ha affrontato di sua iniziativa, e ha anche motivato in qualche modo, il fatto di aver cambiato idea sull'euro. Quindi diciamo che in questo caso non parlerei esattamente di "tradimento" delle proprie posizioni iniziali. Un'altra cosa che mi trova d'accordo, ma credo trovi tutti d'accordo, è l'idea che comunque ci sia da lavorare sull'organizzazione dell'amministrazione pubblica.

      Dove si diverge ovviamente è su due punti: la banalizzazione del ruolo dell'euro è inaccettabile, e la soluzione proposta per raggiungere l'efficienza, cioè quella dei tagli in recessione, è particolarmente inefficiente. Bisogna riconoscere che se lo Stato non funziona è ANCHE perché da 30 anni siamo sotto vincolo esterno (e ANCHE perché ci sono state sacche di inefficienza, clientelismo ecc.). Se non si riesce a mettere insieme questi due pezzi del discorso non si va da nessuna parte.

      Credo che fuori dalla recessione (che va gestita con la macroeconomia) saremmo tutti d'accordo per impegnarci sulla dimensione microeconomica del problema. Insistere però con ricette "controintuitive" oggi apre al sospetto di cattiva fede.

      Detto questo, quando (ma non è strettamente il caso del prof. Boldrin) si addita come (unica) soluzione del problema la svendita di asset italiani all'estero, ecco, in quel caso sì, non si può parlare di altro che di tradimento degli interessi del paese.

      Grazie per tutto quello che state facendo.

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    2. Oggi mi sono imbattutto in un bel paper dell'OCSE giusto perché non c'ho una ceppa da fare.

      Pacifico che la globalizzazione abbia da sempre imposto nuove sfide, si dovrebbe riflettere sugli effetti delle strette di bilancio su quanto viene raccomandato nelle conclusioni di questo paper.

      Magari sbaglio e sono un po' paranoico anche per ignoranza, ma le riforme indirizzate a una maggior flessibilità in uscita dal mercato del lavoro per i lavoratori meno formati sono ormai una costante.
      Tali riforme sembrano tese a meglio assecondare gli assestamenti produttivi, dettati dagli effetti di un sempre più libero commercio. Dato che già manca un corrispondente intervento pubblico teso a non perdere queste risorse attraverso un processo formativo di riqualificazione ed eventuale ricollocazione, ma vengono tenute artificialmente in vita solo con le flebo dell'assistenzialismo, mi chiedo se le ulteriori strette non avranno l'effetto di minare ancor di più la nostra occupazione, se non disincentiveranno i giovani, sempre più costretti a lavorare per sostenere i redditi famigliari e se non ci renderanno un paese competitivamente ancor più debole nel prossimo futuro?

      Dunque, solo attraverso la riduzione del debito si può crescere, un tubo...

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    3. > Se non si riesce a mettere insieme questi due pezzi del
      > discorso non si va da nessuna parte.

      Quello che ho cercato di spiegare a un mio amico un paio di giorni fa, è che tutte queste cose (stato inefficiente politica superpagata ecc ecc) sono un problema così come lo è quello dell'euro. Secondo me uscire ci consentirebbe di risolverli (non è detto che poi lo faremo), non uscire renderebbe tutto estremamente più complicato.
      Lui invece pensa che uscire dall'euro sia una forma alternativa di risolvere il problema, una "facile fuga" di fronte ai problemi, e che questo ci impedirebbe di "fare le riforme"...

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  81. qualcuno salvi il declino.....

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/che-tegola-su-giannino-zingales-si-dimette-da-fare-e-accusa-oscardabagno-per-caso-51096.htm

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  82. Tempo fa quando ero piu giovane e studiavo economia sentivo il prof di economia aziendale che faceva un ragionamento che spingeva per la laurea in economia aziendale che faceva piu o meno cosi: "se fate troppi esami di diritto la vostra laurea sarà come quella di giurisprudenza, senza essere una laurea in giurisprudenza...se fate troppi esami di matematica la vostra puo essere una laurea in matematica..senza essere una laurea in matematica...se fate troppi esami di economia politica la vostra laurea è simile ad una laurea in scienze politiche...senza essere una laurea in scienze politiche....l'unica materia che vi distingue dalle altre è economia aziendale..."
    Non è proprio un bell'esempio.
    Ma anche la platea degli studenti: una volta sentii profferire da un ragazzo: "a me interessa finanza aziendale ....di politica economica non me ne frega un... "

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  83. Il bello è che nella pagina principale del suo sito http://www.micheleboldrin.com/ in alto a destra campeggia la Wittgensteiniana "Whereof one cannot speak, thereof one must be silent". Annamo bene

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  84. Ecco il vero Boldrin???...6. Non sono un particolare esperto di econometria, men che meno un "grande". Le aree dell'economia di cui sono specialista sono la teoria della crescita e dell'innovazione, l'equilibrio economico generale e la macroeconomia.

    7. Il mio articolo sulla Spagna e dei primi mesi del 2008. Terminata la campagna elettorale mi dedicherò a scriverne un altro che illustri perché rimane, incredibilmente, quasi totalmente corretto anche 5 anni dopo. Dico "quasi" perché, purtroppo, nel frattempo la classe politica spagnola ha dimostrato d'essere peggio di quanto io pensassi. http://www.fermareildeclino.it/articolo/michele-boldrin-il-castigamatti

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  85. notizia bomba!!!

    zingales lascia il movimento perche' ha scoperto che giannino millanta le sue credenziali accademicheeee

    chissà cosaltro puo' succedere da qui a domenica..

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  86. Sono entrato nella stanza buia dell'Economia ma ora vedo qualche luce, un saluto e grazie per le informazioni preziose mediate che lei mette a disposizione anche per i non addetti.

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  87. (monetarismo alcolico) Fermare il grappino

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  88. Quando avevo 20 anni guardavo Sgarbi quotidiani e mi ero fatto abbastanza convincere che i magistrati erano bastardi dentro.

    Fino all'anno scorso ascoltavo Giannino e mi ero fatto convincere che l'Euro era bello e lo stato bruttobrutto.

    A 20 anni avevo l'attenuante della giovinezza (me la concedete?), a 36 quella dell'ignoranza in materia economica (un po' più grave), spero di non cadere più in simili trappole anche se almeno potete concedermi l'attenuante... Di fronte all'evidenza, ho sempre cambiato idea senza tanti problemi.

    Adesso che ci penso... Il PD non mi ha mai convinto. Forse è per questo che anche stavolta perderanno le elezioni :)

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  89. Ho un dubbio : se come Lei dice, questa crisi non è colpa del debito pubblico, ma privato e se , come mostra il suo grafico, le famiglie italiano non si sono indebitate per la spesa corrente (riuscendo altresì a mantenere positivo anche se di poco, il risparmio netto), chi lo ha fatto questo debito privato che ci minaccia ? Le imprese ? Le banche ?

    Grazie

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  90. Alberto più vi leggo a voi economisti e più son contento delle mie scelte. A prescindere dalle vostre opinioni, idee, scuole di pensiero, ecc, ecc.
    Io so solo che:
    Per quella "roba" rosa che c'è nella foto del mio profilo VOGLIO PASTI! Ecco! :-)
    Quindi, quando decidete cosa fare con l'economia, che politiche monetarie attuare, quale moneta usare... io chiederò SEMPRE 10 PASTI per quella roba rosa! :-D
    La chiamano "valuta dura" non per niente. :-)
    Noi gemmologi siamo "duri" da buttar giù, ti assicuro. Ci hanno anche provato, con me, forse un giorno scriverò un libro su questo episodio, ma io "gli ho tirato le pietre". ;-)
    Alla prossima interessante lettura, è chissà, una mezza idea di aprire "gemmologiaTecnica.blogspot.it" la ho. Vediamo quanta voglia di portarla avanti mi viene...
    Che se di "panzane" in economia se ne sentono tante, ti assicuro che in Gemmologia è un disastro! :-D
    Ciao e buon lavoro!
    Loris

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