Grazie a Ecodellarete (santo subito dopo, quindi il più tardi possibile) posso rendervi disponibili i video dell'incontro di Vasto. Non vi aspettate di trovarci nulla di particolarmente nuovo, a parte forse qualche puntualizzazione sul problema della visione politica e dei suoi rapporti con l'economia. Io non ho una grande stima dell'economia, ma i tentativi di banalizzarla mi fanno girare subito le virgolette, perché, come dire, non credo nella visione dell'ingegnere che ignora le leggi della fisica. E di quello che credo io ce ne potremmo anche allegramente andare fottendo, io per primo: ma i fatti dimostrano che sono i mercati a non crederci, nel primato fasullo della "visione" sul pragmatismo, e colpevolizzare i mercati è inutile: ognuno fa il suo lavoro, e il lavoro dei politici dovrebbe essere quello di esplorare la sfera del possibile.
Mi dispiace per pippo74, credo che la risposta alle sue domande non sia stata ripresa: avevo parlato troppo prima.
Non mi trattate male Alessando perché mi incazzo (detto dal cavaliere Nero).
E adesso aspetto fiducioso le lezioncine di: italiano, francese, tedesco, aritmetica, storia, geografia, contabilità nazionale, economia monetaria... e chi meno ne ha, più ne metta!
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
sabato 9 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
Mi è morto il notebook
Meglio così, almeno mi riposo. Domani è un altro giorno. Certo, se non riparte è un bel casino: tutto il lavoro per il convegno sta lì... Ma quando c'è la salute...
Bagnai fa rima con Rai
Me ne stavo al campo di rugby per recuperare la mia creaturina, e mi squilla il telefono. "Sconosciuto". Ma...
Penso: "Forse è finita la crisi, magari è quell'amico di Genova che mi deve ancora dare cinque piotte".
No: era la Rai.
Dice: "Ci servirebbe qualcuno che parli dell'euro".
Dico: "Be', con me cadete proprio male".
Fa:"Perché?"
Confesso: "Perché il mio scetticismo ormai mi precede".
Conclude: "Be', ma noi vogliamo sentire tanti pareri diversi".
Morte dell'omodossia!?
Dal che ho capito subito tre cose: il ramo scricchiola, le cinque piotte non le vedrò mai più, e se le vedessi dovrei comprarci dei bei dollaroni australiani!
Sia come sia, chi fosse interessato potrà vedermi all'Inchiesta di Maurizio Torrealta su RaiNews24, domani (sabato 9) alle 22, dopodomani (domenica 10) alle 11:30.
Una fatica bestiale! Sono tornato ieri da Vasto alle due, mi sono svegliato alle 7, sono andato a correre, e poi a via Teulada. Erano otto domande fatte a quattro economisti (due a testa). In ordine alfabetico: Amoroso, Bagella, Bagnai, Fantacci. Due o tre minuti a testa. Di solito cerco di stare nei tempi, così non si pone il problema di tagliare. Le domande che mi sono toccate mi hanno permesso di ribadire due cose che voi sapete già:
(1) l'origine del problema è nel debito privato (debito di famiglie e imprese con creditori non residenti), quello pubblico è sorto per salvare le banche, e quindi le strategie di uscita devono rivedere l'architettura di un sistema che spinge il settore privato dei paesi periferici nella morsa dell'indebitamento;
(2) fantasiose alchimie istituzionali ("più Europa") non colgono il punto che se ci fosse volontà di cooperare il problema si potrebbe risolvere anche nell'attuale contesto normativo, e anzi, non si sarebbe proprio posto. Gli squilibri esistono perché fanno comodo a qualcuno. Fino a tre giorni fa non si poteva dire a chi. Ma da ieri improvvisamente si è potuta dire la verità, anche sulla voce del padrone. E allora forse quello che sfugge è che sarebbe un po' ingenuo chiedere alla Germania, dopo che ha privatizzato i profitti dell'euro, e ha messo in ginocchio anche politicamente i paesi della periferia, di socializzare le perdite in qualsivoglia maniera.
Superior stabat lupus.
Ho spiegato che di solito il laniger va e chiede la moneta comune, ma il lupo impone la sua: lo ha fatto la Gran Bretagna con la Francia prima di Sédan, lo hanno fatto gli Stati Uniti con la Gran Bretagna a Bretton Woods, lo ha fatto e continuerà a farlo la Germania con l'Eurozona.
Tutti i generosi e costruttivi tentativi di salvataggio proposti (in ordine alfabetico: Amoroso proponeva due euro, Bagella gli eurobond, Fantacci la moneta comune) urtavano, secondo me, contro questo semplice limite. Ed è vero, sì, che razionalmente, come notava Bagella, la Germania ha molto più da perdere da un'uscita disordinata dall'euro che da un compronesso. Certo. Razionalmente. Ma il gioco politico interno alla Germania è ormai in preda a una irrazionalità leghista dalla quale non sono immuni i socialdemocratici, tutt'altro! Ce lo ricordava Quarantotto, ironizzando sul "fogno meravigliofo di pace" di una certa finiftra. Ce lo ricorda Cesaratto nel paper che presenterà a Pescara (guardate la nota 15). Ed è anche vero che la moneta comune per esempio in America Latina funziona: ma il sucre è un accordo fra "agnelli": non l'hanno mica fatto in comune col "lupo" americano! Quindi forse la proposta più sensata era quella di Amoroso, a non tener però conto del fatto che se dividessimo l'area euro in due, noi diventeremmo la Germania del Sud, e parassiteremmo la Grecia (con tempi più lunghi, ma con la stessa dinamica), come lo ha fatto quella del Nord.
Quindi forse due euro più moneta comune al Sud con eurobond a doppio turno alla tedesca e sbarramento del tasso al 2%?...
Suvvia, siamo seri: Occam, signori, Occam. Ci sono i cambi flessibili? Usiamoli. Punto. Quante macerie vogliamo consegnare alla pattumiera della Storia?
Questo è quanto. Ora sono macero io, di stanchezza, e devo ancora scrivere la parte più complicata del lavoro che devo mandar via domenica. Poi mi direte se sono stato convincente. Aspetto le solite lezioncine di portamento... ma questa volta il cerone me l'hanno messo! Unico rimpianto: lo studio era verde, e se mi fossi messo una cravatta veramente verde sarei stato "bucato" come l'immortale Felice Caccamo, cosa che non sarebbe piaciuta al sobrio e corretto Torrealta, ma che mi avrebbe riempito di un'immensa soddisfazione...
E... attenzione: the best is yet to come...
Aggiornamento: ecco l'intervista su Youtube!
Penso: "Forse è finita la crisi, magari è quell'amico di Genova che mi deve ancora dare cinque piotte".
No: era la Rai.
Dice: "Ci servirebbe qualcuno che parli dell'euro".
Dico: "Be', con me cadete proprio male".
Fa:"Perché?"
Confesso: "Perché il mio scetticismo ormai mi precede".
Conclude: "Be', ma noi vogliamo sentire tanti pareri diversi".
Morte dell'omodossia!?
Dal che ho capito subito tre cose: il ramo scricchiola, le cinque piotte non le vedrò mai più, e se le vedessi dovrei comprarci dei bei dollaroni australiani!
Sia come sia, chi fosse interessato potrà vedermi all'Inchiesta di Maurizio Torrealta su RaiNews24, domani (sabato 9) alle 22, dopodomani (domenica 10) alle 11:30.
Una fatica bestiale! Sono tornato ieri da Vasto alle due, mi sono svegliato alle 7, sono andato a correre, e poi a via Teulada. Erano otto domande fatte a quattro economisti (due a testa). In ordine alfabetico: Amoroso, Bagella, Bagnai, Fantacci. Due o tre minuti a testa. Di solito cerco di stare nei tempi, così non si pone il problema di tagliare. Le domande che mi sono toccate mi hanno permesso di ribadire due cose che voi sapete già:
(1) l'origine del problema è nel debito privato (debito di famiglie e imprese con creditori non residenti), quello pubblico è sorto per salvare le banche, e quindi le strategie di uscita devono rivedere l'architettura di un sistema che spinge il settore privato dei paesi periferici nella morsa dell'indebitamento;
(2) fantasiose alchimie istituzionali ("più Europa") non colgono il punto che se ci fosse volontà di cooperare il problema si potrebbe risolvere anche nell'attuale contesto normativo, e anzi, non si sarebbe proprio posto. Gli squilibri esistono perché fanno comodo a qualcuno. Fino a tre giorni fa non si poteva dire a chi. Ma da ieri improvvisamente si è potuta dire la verità, anche sulla voce del padrone. E allora forse quello che sfugge è che sarebbe un po' ingenuo chiedere alla Germania, dopo che ha privatizzato i profitti dell'euro, e ha messo in ginocchio anche politicamente i paesi della periferia, di socializzare le perdite in qualsivoglia maniera.
Superior stabat lupus.
Ho spiegato che di solito il laniger va e chiede la moneta comune, ma il lupo impone la sua: lo ha fatto la Gran Bretagna con la Francia prima di Sédan, lo hanno fatto gli Stati Uniti con la Gran Bretagna a Bretton Woods, lo ha fatto e continuerà a farlo la Germania con l'Eurozona.
Tutti i generosi e costruttivi tentativi di salvataggio proposti (in ordine alfabetico: Amoroso proponeva due euro, Bagella gli eurobond, Fantacci la moneta comune) urtavano, secondo me, contro questo semplice limite. Ed è vero, sì, che razionalmente, come notava Bagella, la Germania ha molto più da perdere da un'uscita disordinata dall'euro che da un compronesso. Certo. Razionalmente. Ma il gioco politico interno alla Germania è ormai in preda a una irrazionalità leghista dalla quale non sono immuni i socialdemocratici, tutt'altro! Ce lo ricordava Quarantotto, ironizzando sul "fogno meravigliofo di pace" di una certa finiftra. Ce lo ricorda Cesaratto nel paper che presenterà a Pescara (guardate la nota 15). Ed è anche vero che la moneta comune per esempio in America Latina funziona: ma il sucre è un accordo fra "agnelli": non l'hanno mica fatto in comune col "lupo" americano! Quindi forse la proposta più sensata era quella di Amoroso, a non tener però conto del fatto che se dividessimo l'area euro in due, noi diventeremmo la Germania del Sud, e parassiteremmo la Grecia (con tempi più lunghi, ma con la stessa dinamica), come lo ha fatto quella del Nord.
Quindi forse due euro più moneta comune al Sud con eurobond a doppio turno alla tedesca e sbarramento del tasso al 2%?...
Suvvia, siamo seri: Occam, signori, Occam. Ci sono i cambi flessibili? Usiamoli. Punto. Quante macerie vogliamo consegnare alla pattumiera della Storia?
Questo è quanto. Ora sono macero io, di stanchezza, e devo ancora scrivere la parte più complicata del lavoro che devo mandar via domenica. Poi mi direte se sono stato convincente. Aspetto le solite lezioncine di portamento... ma questa volta il cerone me l'hanno messo! Unico rimpianto: lo studio era verde, e se mi fossi messo una cravatta veramente verde sarei stato "bucato" come l'immortale Felice Caccamo, cosa che non sarebbe piaciuta al sobrio e corretto Torrealta, ma che mi avrebbe riempito di un'immensa soddisfazione...
E... attenzione: the best is yet to come...
Aggiornamento: ecco l'intervista su Youtube!
mercoledì 6 giugno 2012
Il mattino ha l'oro in bocca
Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca. Il mattino ha l'oro in bocca.
Avrete pensato: lo avevo capito che era un po' strano. Ma una spiegazione c'è. Rockapasso interviene a cena: "ho visto che hai postato, non hai saputo resistere!". E "er palla" (qui ritratto di spalle) si intromette: "ah sì? E che hai scritto di interessante? Il mattino ha l'oro in bocca?"
Come dire... Se uno ha una moneta che non si merita (l'euro), poi però almeno ha un figlio che si merita (er palla, detto anche Bart, perché naturalmente io sono Homer).
Ho 44 commenti uno meglio dell'altro in coda. Perdonatemi: non li pubblico subito perché seguo un mio metodo. Ogni commento ha uno spunto, un riferimento, un video, qualcosa da non perdere, e se non lo "lavoro" subito, classificandolo mentre lo pubblico, poi rischio di dimenticarmene. Ora, dopo una giornata in versione "babbo chioccia", mi aspetta una mattinata in versione "inquisitore castigliano", un pomeriggio in versione "amabile conferenziere", e una serata in versione "commesso viaggiatore". Rimpiango il mio bunker in Normandia. Vorrei tanto passare un po' più di tempo con voi. Certo, siete delle persone veramente strane! Vi interessa tanto questa cosa che a me interessa così poco (l'economia, questo lo dico per Correttore di Bozzi)! Però siete simpatici, in fondo siete delle brave persone, anche se un po' venali...
Lo so, l'uscita dall'euro sarà comunque dolorosa. Ma consolatevi. Avreste sempre potuto essere miei studenti. Nel qual caso mi avreste scritto ieri per chiedermi cosa c'è in programma per l'esame di domani, trovando assolutamente normale una simile domanda. Vogliamo parlare di capitale umano?
Wendy!!!! Wendyyyy!!!!!!
Avrete pensato: lo avevo capito che era un po' strano. Ma una spiegazione c'è. Rockapasso interviene a cena: "ho visto che hai postato, non hai saputo resistere!". E "er palla" (qui ritratto di spalle) si intromette: "ah sì? E che hai scritto di interessante? Il mattino ha l'oro in bocca?"
Come dire... Se uno ha una moneta che non si merita (l'euro), poi però almeno ha un figlio che si merita (er palla, detto anche Bart, perché naturalmente io sono Homer).
Ho 44 commenti uno meglio dell'altro in coda. Perdonatemi: non li pubblico subito perché seguo un mio metodo. Ogni commento ha uno spunto, un riferimento, un video, qualcosa da non perdere, e se non lo "lavoro" subito, classificandolo mentre lo pubblico, poi rischio di dimenticarmene. Ora, dopo una giornata in versione "babbo chioccia", mi aspetta una mattinata in versione "inquisitore castigliano", un pomeriggio in versione "amabile conferenziere", e una serata in versione "commesso viaggiatore". Rimpiango il mio bunker in Normandia. Vorrei tanto passare un po' più di tempo con voi. Certo, siete delle persone veramente strane! Vi interessa tanto questa cosa che a me interessa così poco (l'economia, questo lo dico per Correttore di Bozzi)! Però siete simpatici, in fondo siete delle brave persone, anche se un po' venali...
Lo so, l'uscita dall'euro sarà comunque dolorosa. Ma consolatevi. Avreste sempre potuto essere miei studenti. Nel qual caso mi avreste scritto ieri per chiedermi cosa c'è in programma per l'esame di domani, trovando assolutamente normale una simile domanda. Vogliamo parlare di capitale umano?
Wendy!!!! Wendyyyy!!!!!!
Quod erat demonstrandum (11): il ramo scricchiola
Brian? Brianuccio? Dove sei?
Com'era il discorso? La mia chiusa sulla produzione industriale tedesca non ci stava nei dati? Forse non ci stava ancora. Adesso c'è.
Sei un ragazzo un po' impertinente (lo dico affettuosamente), ma una dote ce l'hai: la prudenza! E infatti, come vedi, hai fatto molto bene a non accettare la scommessa da 100 euro sul fatto che la Germania perderà la tripla A entro dicembre. Mannaggia, mi toccherà lavorare...
Ma scusa!? Io vedo che la Germania vive sulle esportazioni nette verso la periferia dell'Eurozona (tu lo sai che la domanda estera che conta è quella netta, no?). Poi vedo che la Germania sta distruggendo con la sua politica assurda la periferia dell'Eurozona. Ma perché mai, di grazia, due più due dovrebbe fare cinque? Eventualmente farà -2.2 (come appunto è successo)!
La Germania sta segando il ramo sul quale è seduta. Per questo dobbiamo sganciarci dalla sua leadership. Perché è una leadership assolutamente miope e incapace di visione strategica.
Due dimostrazioni non sono bastate? (mi riferisco al secolo scorso, quello nel quale sei nato ma del quale ti sei perso la parte migliore - si fa per dire...) Volete proprio la terza?
Com'era il discorso? La mia chiusa sulla produzione industriale tedesca non ci stava nei dati? Forse non ci stava ancora. Adesso c'è.
Sei un ragazzo un po' impertinente (lo dico affettuosamente), ma una dote ce l'hai: la prudenza! E infatti, come vedi, hai fatto molto bene a non accettare la scommessa da 100 euro sul fatto che la Germania perderà la tripla A entro dicembre. Mannaggia, mi toccherà lavorare...
Ma scusa!? Io vedo che la Germania vive sulle esportazioni nette verso la periferia dell'Eurozona (tu lo sai che la domanda estera che conta è quella netta, no?). Poi vedo che la Germania sta distruggendo con la sua politica assurda la periferia dell'Eurozona. Ma perché mai, di grazia, due più due dovrebbe fare cinque? Eventualmente farà -2.2 (come appunto è successo)!
La Germania sta segando il ramo sul quale è seduta. Per questo dobbiamo sganciarci dalla sua leadership. Perché è una leadership assolutamente miope e incapace di visione strategica.
Due dimostrazioni non sono bastate? (mi riferisco al secolo scorso, quello nel quale sei nato ma del quale ti sei perso la parte migliore - si fa per dire...) Volete proprio la terza?
martedì 5 giugno 2012
I debiti delle banche?
Basta. È tutto il giorno che mi spacco gli occhi sui dati del Fondo Monetario Internazionale. Ora ci riposiamo.
La televisione non la guardo, ma la radio la ascolto. Ieri, andando in palestra, ascoltavo il GR3 delle 8:45. Intervista al prof. Vaciago:
"lo spread... è una pagella sul debito a breve di governi e/o banche, e lo vediamo anche in Spagna" (al minuto 2:05).
Pochi mesi fa ero in Portogallo per un piccolo workshop, e chiacchieravo a cena con un funzionario della Bundesbank. Figuratevi: lui era l'unico alamanno in mezzo a due portoghesi, un greco e tre spagnoli! Io che son per mia natura cavalleresco lo difendevo. Ci siamo poi salutati, e nel congedarci l'amico dell'euro ha fatto questa intelligente osservazione: "Si può dire qualsiasi cosa di questo periodo, ma non che non sia interessante!". Io ho pensato:"Per me sì, ma vallo a dire ad Atene!"... Ma poi ho detto parole di circostanza.
Però il periodo interessante lo è, in effetti, sì, ma anche molto triste.
Perché, vedete, anche per uno che tra l'altro ha sempre avuto verso l'economia un atteggiamento piuttosto distaccato, c'è una cosa di questo periodo che resta difficile da digerire, e comunque amara da masticare: il constatare che le persone che ti hanno insegnato la materia e la professione, delle cui opere ti sei nutrito (e fra queste c'è anche il prof. Monti), delle quali hai apprezzato la statura accademica e intellettuale, e che magari, se tu mai avessi potuto considerare l'economia una scienza, avrebbero anche potuto essere un tuo punto di riferimento, bene, queste persone, improvvisamente, per non si sa bene quale motivo, cominciano a insegnare e a propalare un'economia che non è più quella che insegnavano a te e che scrivevano nei loro libri, no, è un'economia altra, ad uso delle circostanze.
E questa cosa mi amareggia veramente tanto.
Attenzione: non mi riferisco ai tanti marZiani o keynesiani convertiti a quello che Bellofiore icasticamente chiama il "social-liberismo". Lì almeno il problema, lo si capisce, è ideologico. Diciamo che attiene più alla sfera dei sentimenti che della razionalità. E poi, c'è un equilibrio nell'individuo come forse c'è nel cosmo (se si chiama così un motivo ci sarà): se da giovane sei stato incendiario, da vecchio diventi pompiere. E viceversa. Quindi passons. Certo, magari uno se ne discosta, come ho dolorosamente fatto io. Ma può capire.
Ma...
Che addirittura la contabilità venga sovvertita!
Ecco, questo mi sembra un po' meno comprensibile. In fondo, la contabilità quella è: i sentimenti non c'entrano. O forse sì. Vediamo un po'.
So che voi siete onesti. Se qualcuno mi dice di aver ravvisato una lieve imprecisione nella frase sopra citata, io gli crederò. Ma a molti non sarà sembrato. Eppure, riflettiamoci insieme...
Cosa significa essere in debito? Significa dover restituire qualcosa a qualcuno. Aspettate, prendo il dizionario (non sia mai mi sbagli): "Obbligo del debitore di adempiere una determinata prestazione a vantaggio del creditore". Ecco: sì: ma la prestazione, normalmente, è la restituzione di una somma di denaro. Ci siamo?
Bene.
Ora pensateci... ma prima liberate la vostra mente dall'economia ornitologica, quella dei Donald e dei Gallino, quella nella quale la moneta si "crea con un clic del mouse" (come vorrei piantare un paletto di agrifoglio nello sterno di chi usa questa espressione; ma purtroppo la legge lo vieta, e finché lo vieterà sarà difficile parlare seriamente di economia in questo paese: ecco le riforme delle quali abbiamo veramente bisogno)... Torniamo ai bei vecchi tempi, che sono poi quelli nei quali è nata la contabilità e dai quali, come vedrete sempre meglio in seguito, non è che sia poi cambiato molto.
Se vi siete dedonaldizzati a sufficienza, domanda a bruciapelo: con chi sono in debito le banche? Ho fatto questa domanda al compagno Basilisco, ma lui, si sa, è un nostalgico del piano quinquennale, e così ci ha messo un po' a trovare la strada.
Be', vediamo... Le banche, come chiunque, sono in debito con quelli ai quali devono restituire dei soldi, giusto? Bene. E normalmente una banca a chi deve restituire i soldi? Be', dunque... Diciamo che se uno i soldi non te li dà, tu non devi restituirglieli, giusto? Eh già... Quindi... Quindi... Le banche devono restituire i soldi a chi glieli ha dati! Bravo! Risposta esatta... E chi dà i soldi alle banche?
Rullo di tamburi...
I depositanti!
Risposta esatta!
In uno schema semplificato (ma non troppo), il principale debito delle banche è costituito dai depositi dei clienti. Il cliente ti dà il soldino, e tu banca lo tieni, o lo presti, o insomma ci fai quello che ti pare, ma quando il cliente te lo richiede, tu glielo devi ridare. Il deposito del tuo cliente, cara banca, è un tuo debito. A scanso di equivoci, potete utilmente consultare questo documento della Vigilanza di Bankitalia. Nel capitolo 2 ("Il bilancio"), paragrafo 2 ("Lo stato patrimoniale"), sottoparagrafo 2 ("Il passivo"), punto 20 ("Debiti verso clientela"):
"Nella presente voce figurano i debiti verso clientela, qualunque sia la loro forma tecnica (depositi, conti correnti...)"
Verbum domini.
E se vi guardate un qualsiasi bilancio bancario (il primo che mi è venuto in mente), potete utilmente vedere (a pag. 28, nello schema riclassificato) che anche in un mondo più complesso, nel quale esiste il mercato interbancario, il collocamento di titoli, ecc., i debiti verso la clientela (cioè i depositi) sono la voce più importante del passivo (in inglese, liabilities).
Ma allora cosa significa "una pagella sui debiti delle banche"? Ahimè, non significa proprio un bel niente. Perché il problema delle banche, oggi, di quelle spagnole come di quelle italiane come di quelle belghe come di quelle tedesche come... il problema è un altro: non i debiti, ma i crediti. Non i soldi che devono restituire, quindi, ma quelli che devono farsi restituire. Cioè il loro attivo (in inglese, claims). La "pagella", quindi, eventualmente, è sulla qualità dei crediti delle banche.
Intendiamoci. I debiti delle banche, cioè i loro depositi, possono diventare un problema. Quando? Semplice: quando c'è un bank run, cioè una corsa agli sportelli, magari perché si scatena un'ondata di panico: oggi potrebbe succedere nell'ipotesi di un'uscita disordinata dall'euro, e appena ieri è successo quando è saltata per aria la bufala dei subprime (guardatevi la foto). A quel punto, ma solo a quel punto, il debito diventa un problema perché la banca si trova nell'impossibilità di adempiere le proprie obbligazioni rispetto a tutti i depositanti contemporaneamente.
Ma ora non sta succedendo questo, non sta ancora succedendo questo.
Quello che sta succedendo adesso è una cosa molto diversa, e sappiamo tutti qual è: sta succedendo che le famiglie e le imprese che hanno preso soldi in prestito, colte di sopresa dalla crisi e stritolate dalle politiche di austerità, si ritrovano in difficoltà a restituire i soldi alle banche. E quindi le banche hanno un problema non con i depositi accettati (debiti, passività, liabilities), ma con i prestiti erogati (crediti, attività, claims):
"Crediti verso clientela
Nella presente voce figurano le attività finanziarie non quotate su un mercato attivo verso clientela (mutui, operazioni di locazione finanziaria...)"
(sempre dal Verbum Domini).
Ecco.
Ripeto (du musst es dreimal sagen): oggi le banche hanno un problema con i crediti, cioè con i prestiti, i mutui, che non riescono a farsi restituire, non con i depositi, che nessuno per ora gli sta richiedendo indietro (anche se sono un po' in flessione: e ti credo! Nessuno ha più un euro da depositare!). Il problema oggi sono le cosiddette sofferenze: e non è mica una novità: ci abbiamo fatto il primo Quod erat demonstrandum.
Ma perché il prof. Vaciago confonde i debiti con i crediti?
Ho incontrato il prof. Vaciago due sole volte: una volta di persona, e una volta su Radio Popolare (eravamo co-intervistati a distanza). Tralascio il secondo episodio (c'erano alcune lievi imprecisioni, ma passons). Il primo me lo ricordo meglio. Era la prima volta che presentavo un lavoro scientifico a un convegno, il 4 aprile 1991, nella sede dell'ABI a Palazzo Altieri. E, as it happens, che avrei dovuto presentarlo io, il lavoro, lo avevo saputo solo il giorno prima. Il mio maestro nonché coautore del lavoro (con altri due amici persi poi di vista), Carlucci, per qualche motivo non precisato, mi aveva detto il giorno prima che sarei stato io a presentare. Ora, non è che io il lavoro non lo conoscessi, ma capite, proiettato così, precario universitario nemmeno trentenne, di fronte a un'eletta platea di economisti senza virgolette, certo, un po' di ansia mi saliva. Ma sia come sia, presi coraggio e andai. La sessione era presieduta, appunto, da Vaciago. Feci il mio discorsetto, ascoltai quelli degli altri, poi alla fine dei lavori, essendo stato relatore, mi parve buona creanza salutare il chairman. Scoprii così di essere trasparente. Il che, intendiamoci, può anche essere un vantaggio se di lavoro fai il borseggiatore. Ma se invece vuoi semplicemente, per mera cortesia, salutare qualcuno, diventa uno svantaggio. Come si dice patronising in italiano?
Del resto, eravamo nel palazzo di un'antica famiglia di papi e cardinali. Dopo aver inutilmente cercato di baciare l'anello pastorale, me ne andai lieto incontro al mio destino. Anche perché io non sapevo dove sarebbe andato il cardinale uscendo da palazzo Altieri, ma sapevo benissimo dove sarei andato io: dietro l'angolo. E questa prospettiva mi riempiva di giubilo per motivi che il tacere è bello, e che attengono ai vantaggi dell'essere un precario men che trentenne.
Ubi incommoda ibi et commoda.
Quindi...
Non avete capito?
Ve lo spiego io, perché il professore confonde i debiti con i crediti. Perché i crediti delle banche, quelli che ora sono in sofferenza, sono i debiti dei privati: famiglie e imprese. E debito privato non si può dire. Anzi, come sapete, in italiano non esiste più la parola debito: esiste solo la parola "debitosovrano". Capite bene che "debitosovrano privato" suona male: quindi non si può dire: basta il sostantivo: "debitosovrano".
Si può però dire "debito delle banche", anche se è una lieve imprecisione. E perché? Ma è semplice. Perché dal punto di vista ideologico dire "debito delle banche" rinvia alla favoletta dalle fosche tinte, ma intrinsecamente consolatoria (come tutte le favolette), secondo la quale la finanza cattiva avrebbe fatto dei non meglio precisati debiti... Un quadro meno comprensibile ai più, e quindi molto più rassicurante, di quello che consiste nel dire la verità: "guarda che le banche hanno prestato troppo (in Spagna il loro attivo è aumentato di una novantina di punti di Pil dal 1999 al 2007), quindi hanno necessariamente prestato male (perché gli impieghi produttivi sono limitati ed esistono i rendimenti decrescenti), quindi ora sono fragili e rischiano il fallimento. Le banche falliscono perché è esploso il debito privato, il quale è esploso perché loro hanno deciso di finanziarlo. Chiaro? I 90 punti di Pil in più di "crediti ai settori residenti" in Spagna sono 90 punti di Pil in più di debito privato. Il debito privato (cioè i crediti delle banche, la componente principale del loro attivo) in Spagna nel 2007 era il 197% del Pil. Il debito pubblico era il 36%. Sì, hai capito bene benissimo. Proprio così."
A questo serve "scambiare" i debiti con i crediti. A nascondere questa semplice, tremenda verità: che i mercati sono allarmati dallo spropositato debito privato dei paesi dell'europeriferia.
Non so se è chiaro: PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO.
(ho fatto una slide così anche per i miei studenti).
Il settore privato spagnolo ha debiti per il doppio del reddito del paese. Altro che parametri di Maastricht! E cosa succede quando il settore privato ha troppi debiti (cioè ha preso troppi soldi in prestito, cioè le banche hanno troppi crediti), cosa succede insomma quando c'è too much finance ce lo spiega Ugo Panizza (relatore invitato al workshop di Pescara): quando il debito privato supera il 110% del Pil iniziano gli effetti depressivi sull'economia.
Del resto, in Spagna la crescita media dal 1980 al 2002 è stata del 2.9%. Nel 2003 il debito privato (non quello delle banche, che per i privati è un credito: quello dei privati, che per le banche è un credito) supera il 110% del Pil, e la crescita media dal 2003 al 2011 è stata dell'1.69%. Direte: be', ma c'è stata la crisi.
E io vi chiedo: e la crisi perché c'è stata? Perché in un altro paese i debiti privati avevano superato (e da un po') il 110% del Pil... Indovinate un po' dove?
Quanto è facile prendervi in giro! Quasi modo geniti infantes... Ma io l'ho detto a Frosinone e lo ripeto. Se qualcuno mi paga, vi convinco che l'euro è una gran cosa. Ma devono veramente pagarmi molto, perché... che gusto c'è a prendere in giro delle persone che si lasciano dire qualsiasi cosa! I debiti delle banche! I debiti delle banche!? I debiti delle bancheeee!!???
La televisione non la guardo, ma la radio la ascolto. Ieri, andando in palestra, ascoltavo il GR3 delle 8:45. Intervista al prof. Vaciago:
"lo spread... è una pagella sul debito a breve di governi e/o banche, e lo vediamo anche in Spagna" (al minuto 2:05).
Pochi mesi fa ero in Portogallo per un piccolo workshop, e chiacchieravo a cena con un funzionario della Bundesbank. Figuratevi: lui era l'unico alamanno in mezzo a due portoghesi, un greco e tre spagnoli! Io che son per mia natura cavalleresco lo difendevo. Ci siamo poi salutati, e nel congedarci l'amico dell'euro ha fatto questa intelligente osservazione: "Si può dire qualsiasi cosa di questo periodo, ma non che non sia interessante!". Io ho pensato:"Per me sì, ma vallo a dire ad Atene!"... Ma poi ho detto parole di circostanza.
Però il periodo interessante lo è, in effetti, sì, ma anche molto triste.
Perché, vedete, anche per uno che tra l'altro ha sempre avuto verso l'economia un atteggiamento piuttosto distaccato, c'è una cosa di questo periodo che resta difficile da digerire, e comunque amara da masticare: il constatare che le persone che ti hanno insegnato la materia e la professione, delle cui opere ti sei nutrito (e fra queste c'è anche il prof. Monti), delle quali hai apprezzato la statura accademica e intellettuale, e che magari, se tu mai avessi potuto considerare l'economia una scienza, avrebbero anche potuto essere un tuo punto di riferimento, bene, queste persone, improvvisamente, per non si sa bene quale motivo, cominciano a insegnare e a propalare un'economia che non è più quella che insegnavano a te e che scrivevano nei loro libri, no, è un'economia altra, ad uso delle circostanze.
E questa cosa mi amareggia veramente tanto.
Attenzione: non mi riferisco ai tanti marZiani o keynesiani convertiti a quello che Bellofiore icasticamente chiama il "social-liberismo". Lì almeno il problema, lo si capisce, è ideologico. Diciamo che attiene più alla sfera dei sentimenti che della razionalità. E poi, c'è un equilibrio nell'individuo come forse c'è nel cosmo (se si chiama così un motivo ci sarà): se da giovane sei stato incendiario, da vecchio diventi pompiere. E viceversa. Quindi passons. Certo, magari uno se ne discosta, come ho dolorosamente fatto io. Ma può capire.
Ma...
Che addirittura la contabilità venga sovvertita!
Ecco, questo mi sembra un po' meno comprensibile. In fondo, la contabilità quella è: i sentimenti non c'entrano. O forse sì. Vediamo un po'.
So che voi siete onesti. Se qualcuno mi dice di aver ravvisato una lieve imprecisione nella frase sopra citata, io gli crederò. Ma a molti non sarà sembrato. Eppure, riflettiamoci insieme...
Cosa significa essere in debito? Significa dover restituire qualcosa a qualcuno. Aspettate, prendo il dizionario (non sia mai mi sbagli): "Obbligo del debitore di adempiere una determinata prestazione a vantaggio del creditore". Ecco: sì: ma la prestazione, normalmente, è la restituzione di una somma di denaro. Ci siamo?
Bene.
Ora pensateci... ma prima liberate la vostra mente dall'economia ornitologica, quella dei Donald e dei Gallino, quella nella quale la moneta si "crea con un clic del mouse" (come vorrei piantare un paletto di agrifoglio nello sterno di chi usa questa espressione; ma purtroppo la legge lo vieta, e finché lo vieterà sarà difficile parlare seriamente di economia in questo paese: ecco le riforme delle quali abbiamo veramente bisogno)... Torniamo ai bei vecchi tempi, che sono poi quelli nei quali è nata la contabilità e dai quali, come vedrete sempre meglio in seguito, non è che sia poi cambiato molto.
Se vi siete dedonaldizzati a sufficienza, domanda a bruciapelo: con chi sono in debito le banche? Ho fatto questa domanda al compagno Basilisco, ma lui, si sa, è un nostalgico del piano quinquennale, e così ci ha messo un po' a trovare la strada.
Be', vediamo... Le banche, come chiunque, sono in debito con quelli ai quali devono restituire dei soldi, giusto? Bene. E normalmente una banca a chi deve restituire i soldi? Be', dunque... Diciamo che se uno i soldi non te li dà, tu non devi restituirglieli, giusto? Eh già... Quindi... Quindi... Le banche devono restituire i soldi a chi glieli ha dati! Bravo! Risposta esatta... E chi dà i soldi alle banche?
Rullo di tamburi...
I depositanti!
Risposta esatta!
In uno schema semplificato (ma non troppo), il principale debito delle banche è costituito dai depositi dei clienti. Il cliente ti dà il soldino, e tu banca lo tieni, o lo presti, o insomma ci fai quello che ti pare, ma quando il cliente te lo richiede, tu glielo devi ridare. Il deposito del tuo cliente, cara banca, è un tuo debito. A scanso di equivoci, potete utilmente consultare questo documento della Vigilanza di Bankitalia. Nel capitolo 2 ("Il bilancio"), paragrafo 2 ("Lo stato patrimoniale"), sottoparagrafo 2 ("Il passivo"), punto 20 ("Debiti verso clientela"):
"Nella presente voce figurano i debiti verso clientela, qualunque sia la loro forma tecnica (depositi, conti correnti...)"
Verbum domini.
E se vi guardate un qualsiasi bilancio bancario (il primo che mi è venuto in mente), potete utilmente vedere (a pag. 28, nello schema riclassificato) che anche in un mondo più complesso, nel quale esiste il mercato interbancario, il collocamento di titoli, ecc., i debiti verso la clientela (cioè i depositi) sono la voce più importante del passivo (in inglese, liabilities).
Ma allora cosa significa "una pagella sui debiti delle banche"? Ahimè, non significa proprio un bel niente. Perché il problema delle banche, oggi, di quelle spagnole come di quelle italiane come di quelle belghe come di quelle tedesche come... il problema è un altro: non i debiti, ma i crediti. Non i soldi che devono restituire, quindi, ma quelli che devono farsi restituire. Cioè il loro attivo (in inglese, claims). La "pagella", quindi, eventualmente, è sulla qualità dei crediti delle banche.
Intendiamoci. I debiti delle banche, cioè i loro depositi, possono diventare un problema. Quando? Semplice: quando c'è un bank run, cioè una corsa agli sportelli, magari perché si scatena un'ondata di panico: oggi potrebbe succedere nell'ipotesi di un'uscita disordinata dall'euro, e appena ieri è successo quando è saltata per aria la bufala dei subprime (guardatevi la foto). A quel punto, ma solo a quel punto, il debito diventa un problema perché la banca si trova nell'impossibilità di adempiere le proprie obbligazioni rispetto a tutti i depositanti contemporaneamente.
Ma ora non sta succedendo questo, non sta ancora succedendo questo.
Quello che sta succedendo adesso è una cosa molto diversa, e sappiamo tutti qual è: sta succedendo che le famiglie e le imprese che hanno preso soldi in prestito, colte di sopresa dalla crisi e stritolate dalle politiche di austerità, si ritrovano in difficoltà a restituire i soldi alle banche. E quindi le banche hanno un problema non con i depositi accettati (debiti, passività, liabilities), ma con i prestiti erogati (crediti, attività, claims):
"Crediti verso clientela
Nella presente voce figurano le attività finanziarie non quotate su un mercato attivo verso clientela (mutui, operazioni di locazione finanziaria...)"
(sempre dal Verbum Domini).
Ecco.
Ripeto (du musst es dreimal sagen): oggi le banche hanno un problema con i crediti, cioè con i prestiti, i mutui, che non riescono a farsi restituire, non con i depositi, che nessuno per ora gli sta richiedendo indietro (anche se sono un po' in flessione: e ti credo! Nessuno ha più un euro da depositare!). Il problema oggi sono le cosiddette sofferenze: e non è mica una novità: ci abbiamo fatto il primo Quod erat demonstrandum.
Ma perché il prof. Vaciago confonde i debiti con i crediti?
Ho incontrato il prof. Vaciago due sole volte: una volta di persona, e una volta su Radio Popolare (eravamo co-intervistati a distanza). Tralascio il secondo episodio (c'erano alcune lievi imprecisioni, ma passons). Il primo me lo ricordo meglio. Era la prima volta che presentavo un lavoro scientifico a un convegno, il 4 aprile 1991, nella sede dell'ABI a Palazzo Altieri. E, as it happens, che avrei dovuto presentarlo io, il lavoro, lo avevo saputo solo il giorno prima. Il mio maestro nonché coautore del lavoro (con altri due amici persi poi di vista), Carlucci, per qualche motivo non precisato, mi aveva detto il giorno prima che sarei stato io a presentare. Ora, non è che io il lavoro non lo conoscessi, ma capite, proiettato così, precario universitario nemmeno trentenne, di fronte a un'eletta platea di economisti senza virgolette, certo, un po' di ansia mi saliva. Ma sia come sia, presi coraggio e andai. La sessione era presieduta, appunto, da Vaciago. Feci il mio discorsetto, ascoltai quelli degli altri, poi alla fine dei lavori, essendo stato relatore, mi parve buona creanza salutare il chairman. Scoprii così di essere trasparente. Il che, intendiamoci, può anche essere un vantaggio se di lavoro fai il borseggiatore. Ma se invece vuoi semplicemente, per mera cortesia, salutare qualcuno, diventa uno svantaggio. Come si dice patronising in italiano?
Del resto, eravamo nel palazzo di un'antica famiglia di papi e cardinali. Dopo aver inutilmente cercato di baciare l'anello pastorale, me ne andai lieto incontro al mio destino. Anche perché io non sapevo dove sarebbe andato il cardinale uscendo da palazzo Altieri, ma sapevo benissimo dove sarei andato io: dietro l'angolo. E questa prospettiva mi riempiva di giubilo per motivi che il tacere è bello, e che attengono ai vantaggi dell'essere un precario men che trentenne.
Ubi incommoda ibi et commoda.
Quindi...
Non avete capito?
Ve lo spiego io, perché il professore confonde i debiti con i crediti. Perché i crediti delle banche, quelli che ora sono in sofferenza, sono i debiti dei privati: famiglie e imprese. E debito privato non si può dire. Anzi, come sapete, in italiano non esiste più la parola debito: esiste solo la parola "debitosovrano". Capite bene che "debitosovrano privato" suona male: quindi non si può dire: basta il sostantivo: "debitosovrano".
Si può però dire "debito delle banche", anche se è una lieve imprecisione. E perché? Ma è semplice. Perché dal punto di vista ideologico dire "debito delle banche" rinvia alla favoletta dalle fosche tinte, ma intrinsecamente consolatoria (come tutte le favolette), secondo la quale la finanza cattiva avrebbe fatto dei non meglio precisati debiti... Un quadro meno comprensibile ai più, e quindi molto più rassicurante, di quello che consiste nel dire la verità: "guarda che le banche hanno prestato troppo (in Spagna il loro attivo è aumentato di una novantina di punti di Pil dal 1999 al 2007), quindi hanno necessariamente prestato male (perché gli impieghi produttivi sono limitati ed esistono i rendimenti decrescenti), quindi ora sono fragili e rischiano il fallimento. Le banche falliscono perché è esploso il debito privato, il quale è esploso perché loro hanno deciso di finanziarlo. Chiaro? I 90 punti di Pil in più di "crediti ai settori residenti" in Spagna sono 90 punti di Pil in più di debito privato. Il debito privato (cioè i crediti delle banche, la componente principale del loro attivo) in Spagna nel 2007 era il 197% del Pil. Il debito pubblico era il 36%. Sì, hai capito bene benissimo. Proprio così."
A questo serve "scambiare" i debiti con i crediti. A nascondere questa semplice, tremenda verità: che i mercati sono allarmati dallo spropositato debito privato dei paesi dell'europeriferia.
Non so se è chiaro: PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO, PRIVATO.
(ho fatto una slide così anche per i miei studenti).
Il settore privato spagnolo ha debiti per il doppio del reddito del paese. Altro che parametri di Maastricht! E cosa succede quando il settore privato ha troppi debiti (cioè ha preso troppi soldi in prestito, cioè le banche hanno troppi crediti), cosa succede insomma quando c'è too much finance ce lo spiega Ugo Panizza (relatore invitato al workshop di Pescara): quando il debito privato supera il 110% del Pil iniziano gli effetti depressivi sull'economia.
Del resto, in Spagna la crescita media dal 1980 al 2002 è stata del 2.9%. Nel 2003 il debito privato (non quello delle banche, che per i privati è un credito: quello dei privati, che per le banche è un credito) supera il 110% del Pil, e la crescita media dal 2003 al 2011 è stata dell'1.69%. Direte: be', ma c'è stata la crisi.
E io vi chiedo: e la crisi perché c'è stata? Perché in un altro paese i debiti privati avevano superato (e da un po') il 110% del Pil... Indovinate un po' dove?
Quanto è facile prendervi in giro! Quasi modo geniti infantes... Ma io l'ho detto a Frosinone e lo ripeto. Se qualcuno mi paga, vi convinco che l'euro è una gran cosa. Ma devono veramente pagarmi molto, perché... che gusto c'è a prendere in giro delle persone che si lasciano dire qualsiasi cosa! I debiti delle banche! I debiti delle banche!? I debiti delle bancheeee!!???
Comunicazione di servizio
Stanno arrivando tanti commenti interessanti, ma ho deciso di "staccare la spina" perché domenica devo consegnare un lavoro e nel frattempo ho riunioni varie, esami, la conferenza di Vasto (vedi sotto) ecc. ecc. Abbiate pazienza, siete tutti nel mio cuore, ma devo anche studiare, se voglio insegnare.
So del prof. Savona, so delle censure, so che per Riccardo Bellofiore la svalutazione offenderebbe la vedova e l'orfano (ma lo sapevo anche prima e ne parlerò con lui a Napoli, come vi ho detto: magari mi convince che il grafico del salario reale lo sto leggendo al contrario, come i bambini quando prendono il giornale del babbo e giocano a fare i grandi...), devo rispondere a Dimitri, a elio_c...
Una cosa però devo dirvela, al volo: non citate me (anche perché altrimenti vi bandiscono senza pietà): citate i dati che vi presento (ma prima studiateli bene). Come disse Gadda a una sua gentile intervistatrice: "per favore, mi lasci nell'ombra". Lasciate che sia la luce dei dati a scacciare le tenebre dell'ignoranza piddino-tafazzo-donaldo-mmt-grillo-liberista (ho dimenticato qualcuno?).
Così faticherete di meno... e pure io!
Prossimo incontro:
So del prof. Savona, so delle censure, so che per Riccardo Bellofiore la svalutazione offenderebbe la vedova e l'orfano (ma lo sapevo anche prima e ne parlerò con lui a Napoli, come vi ho detto: magari mi convince che il grafico del salario reale lo sto leggendo al contrario, come i bambini quando prendono il giornale del babbo e giocano a fare i grandi...), devo rispondere a Dimitri, a elio_c...
Una cosa però devo dirvela, al volo: non citate me (anche perché altrimenti vi bandiscono senza pietà): citate i dati che vi presento (ma prima studiateli bene). Come disse Gadda a una sua gentile intervistatrice: "per favore, mi lasci nell'ombra". Lasciate che sia la luce dei dati a scacciare le tenebre dell'ignoranza piddino-tafazzo-donaldo-mmt-grillo-liberista (ho dimenticato qualcuno?).
Così faticherete di meno... e pure io!
Prossimo incontro:
Ultim'ora! Riccardo mi dice che non è più tanto sicuro... Ma allora come facciamo a discutere? Che sleale, così mi spiazza...
lunedì 4 giugno 2012
Mehr Europa: Du mußt es dreimal sagen
N.B.
Quando dissi che questa cosa aveva a che vedere con EMU era perchè mi pareva di
ricordare che la banda di oscillazione (ad esempio +6% -6%) veniva calcolata in
quel modo. Vale a dire come logn(a/b) proprio per evitare le differenti basi di
calcolo, quando una moneta svalutava rispetto a quando la stessa invece
rivalutava. Ora non sono del tutto sicurissimo, è roba di trenta e passa anni
fa e dovrei controllare, ma mi pare proprio. Casomai se non fosse vero, il che
non è impossibile, Lei mi fa un bel post colle orecchie d'asino. Io non mi
offendo minimamente e Lei si diverte pure.
Macché orecchie d'asino! Anzi, pensa che leggendo il
tuo commento mi è venuto in mente la prima parte del Faust.
Mephistopheles. Ich bin’s.
Faust. Herein!
Mephistopheles: Du mußt es dreimal sagen.
Faust. Herein denn!
Mephistopheles. So gefällst du mir.
Wir werden, hoff ich, uns vertragen.
Es
klopft?
La prima me l’ha evocata la tua
notazione tecnica. Sì, ricordo bene, anche se sono più giovane di te (quindi
forse è un po’ sconveniente che ti dia del tu, ma spero lo accetterai). Nello
Sme la determinazione delle parità centrali rispetto all’Ecu, e la definizione
delle bande di oscillazione, erano incredibilmente complesse. Il sistema era farraginoso
e veniva, pensa un po’, accusato di essere asimmetrico (non vi dico a beneficio
di chi), e diviso in club (e non vi dico composti da chi). Per chi fosse
curioso, c’è questo bell’articolo un po’ tecnico,
nel quale troverete la risposta che è dentro di voi, e che per una volta è
quella giusta.
Herein!
Ma naturalmente anche all’epoca c’era
chi diceva: “be’, certo, il sistema è asimmetrico, noi italiani di fatto non abbiamo
più una politica monetaria, se abbassiamo il tasso di interesse al di sotto di
un certo livello i capitali fuggono verso la Germania, quindi siamo costretti a
fare politiche restrittive, e la nostra economia langue... Ma una soluzione c’è:
più Europa! Se renderemo più rigido il sistema, guadagneremo in credibilità.
Guardate cosa dicono Giavazzi e Pagano: il governo che si lega le mani a un
paese forte guadagna tanta credibilità presso i propri cittadini da poter
condurre efficaci politiche deflazionistiche, quindi il differenziale di inflazione scompare, quindi il cambio diventa sostenibile, quindi lo spread si annulla.
Orsù, ci si leghino le mani, l’Europa chiamò.”
Ich
bin’s
Ma certo, come dire, uno può sempre
pensare che se schiacciarsi un testicolo fra due mattoni faccia male,
schiacciarli entrambi possa procurare un sottile piacere (incluso quello non
trascurabile di fare un dispetto alla propria moglie). Non ci crederete, ma è
esattamente questa la logica applicata da uno dei più illustri economisti
italiani, Franco Modigliani, nel riproporre nel 1997, cinque anni dopo questa success story, la solfa del più Europa.
Ne parlai illo tempore in questo
working paper sulle conseguenze dell’euro, che forse avete letto.
L’argomento di Modigliani era sorprendente: in un articolo scritto col suo
allievo Mario Baldassarri (sì, questo Mario Baldassarri -
per inciso, veniamo dallo stesso dipartimento – insieme con (in ordine
alfabetico): Acocella, Caffè, Carlucci, Cesaratto, De Cecco, Piga e tanti altri
economisti che mi avete sentito nominare) e apparso sul Financial Times del 14 marzo 1997, intitolato “The EU should go ahead with the single
currency”, Modigliani serafico ammette che la strada seguita finora con lo Sme
è stata sbagliata, e quindi bisogna... cambiare direzione, direte voi? No!
Troppo facile! Percorrerla fino in fondo! Cioè bisogna andare verso il “più
Europa”, ma un “più Europa” ancora “più Europa” del “più Europa” precedente
(Sme credibile), che era sì un “più Europa” (più rigidità del cambio), ma forse
non abbastanza “più”: ci voleva la moneta unica, che avrebbe risolto i nostri
problemi.
Herein!
E quindi dicemmo “avanti” per la
seconda volta. Com’è andata a finire lo sapete. Dopo aver fatto per un decennio
il porco del comodo dei paesi del Nord (come mostra Cesaratto a pag. 10 del
lavoro
che presenterà a Pescara),
la Bce “collegiale” scrive lettere non esattamente d’amore a tutti i governi europei dicendogli
per filo e per segno quello che devono fare,
e alla fine della storia ci troviamo, chi se lo fosse mai creso, con tassi di
interesse insostenibilmente alti, mentre la Germania si finanzia a tassi reali
negativi, tant’è che perfino Ferruccio De Bortoli, un intellettuale al quale
invidio una sola cosa (che non vi dico, vediamo se la indovinate...) se ne adonta! (ed è comunque già molto che se ne sia accorto). Non c’è che dire, un bel risultato.
Du mußt es dreimal sagen
E quindi ecco come stiamo messi,
dopo aver detto “più Europa” per due volte: stiamo messi come don Falcuccio,
ma naturalmente, ça va sans dire, la
colpa è nostra (e tte pareva?). E perché? Bravi, sì, indovinato, perché non
abbiamo detto abbastanza “più Europa”. Dobbiamo dirlo ancora, una terza e
decisiva volta, dobbiamo cioè fare gli Stati Uniti d’Europa, insomma, l’unione
fiscale e politica, perché se la moneta unica non funziona non è per i mille e
un motivi che la letteratura economica indica (scarsa mobilità del lavoro, divergenza dei tassi di inflazione, diverso grado di apertura delle economie, scarsa differenziazione produttiva delle economie periferiche, scarso coordinamento delle politiche economiche, ecc.), e fra i quali non compare l’assenza di unione politica
(vedete ad esempio la mia rassegna sulla convergenza macroeconomica), ma è proprio per questo motivo, che la moneta unica non supportata da una
politica fiscale unica ecc. ecc.
(ma poi non dite che non ve lo avevo detto... e a De Bortoli, con grande stima, non invidio proprio nulla!)
Paolo
Studierzimmer
Faust. Es klopft? Herein! Wer will mich wieder plagen?Mephistopheles. Ich bin’s.
Faust. Herein!
Mephistopheles: Du mußt es dreimal sagen.
Faust. Herein denn!
Mephistopheles. So gefällst du mir.
Wir werden, hoff ich, uns vertragen.
E come va a finire lo sapete (e chi
non lo sa se lo legge).
Ma cosa c’entra coi logaritmi e con
lo SME? Ora ve lo dico. Perché vedete, anche il diavoletto del “più Europa”
(anzi, del “mehr Europa”), che oggi viene proposto come la grande innovazione,
il grande balzo in avanti
nel dibattito politico corrente, ha già bussato due volte alla nostra porta.
Questa è la terza, e noi stiamo forse per ripetere “Herein!”, “Avanti!”. Ma
prima di farlo, è opportuno che ci ricordiamo cosa è successo nelle due volte
precedenti.
Es
klopft?
La prima me l’ha evocata la tua
notazione tecnica. Sì, ricordo bene, anche se sono più giovane di te (quindi
forse è un po’ sconveniente che ti dia del tu, ma spero lo accetterai). Nello
Sme la determinazione delle parità centrali rispetto all’Ecu, e la definizione
delle bande di oscillazione, erano incredibilmente complesse. Il sistema era farraginoso
e veniva, pensa un po’, accusato di essere asimmetrico (non vi dico a beneficio
di chi), e diviso in club (e non vi dico composti da chi). Per chi fosse
curioso, c’è questo bell’articolo un po’ tecnico,
nel quale troverete la risposta che è dentro di voi, e che per una volta è
quella giusta.
Ora, per quanto asimmetrico fosse il
sistema, in particolare nel senso di essere dominato dalla Germania, che di
fatto imponeva la propria politica monetaria ai propri partner, esso era pur
sempre un sistema di cambi aggiustabili all’interno del quale era previsto ciò
che logica vuole, ovvero che i paesi in surplus riallineassero il loro cambio
nominale verso l’alto. Eh già! Nello Sme i paesi in surplus potevano rivalutare,
cioè fare quella cosa che deve essere tanto bella, visto che è contraria alla
svalutazione (che è tanto brutta, signora mia...), ma che nonostante sia tanto
bella (la rivalutazione)... nessuno vuole farla! Ma nello Sme era prevista, e
infatti fra i tanti riallineamenti che si verificarono, ve ne furono alcuni al
ribasso nei paesi in deficit, e altri al rialzo nei paesi in surplus (la
cronologia è qui).
Herein!
Ma naturalmente anche all’epoca c’era
chi diceva: “be’, certo, il sistema è asimmetrico, noi italiani di fatto non abbiamo
più una politica monetaria, se abbassiamo il tasso di interesse al di sotto di
un certo livello i capitali fuggono verso la Germania, quindi siamo costretti a
fare politiche restrittive, e la nostra economia langue... Ma una soluzione c’è:
più Europa! Se renderemo più rigido il sistema, guadagneremo in credibilità.
Guardate cosa dicono Giavazzi e Pagano: il governo che si lega le mani a un
paese forte guadagna tanta credibilità presso i propri cittadini da poter
condurre efficaci politiche deflazionistiche, quindi il differenziale di inflazione scompare, quindi il cambio diventa sostenibile, quindi lo spread si annulla.
Orsù, ci si leghino le mani, l’Europa chiamò.”
Si entrò così nel cosiddetto Sme
credibile (o almeno così lo definivano quei due Paperoga di Frankel e Phillips
in un articolo che uscì sugli Oxford
Economic Papers nell’ottobre del 1992 :
un articolo che Krugman definirebbe “spectacularly ill-timed”, come quello di
Paperoga Jonung del quale abbiamo parlato qui).
Come andò a finire lo sapete: nel settembre del 1992, proprio un mese prima della
pubblicazione dell’articolo che lo definiva credibile, il sistema esplose, dopo
aver addotto infiniti lutti non agli Achei (di quelli ce ne sarebbe fregato allora,
e ancora oggi ce ne frega, molto poco), ma a noi. Ne abbiamo parlato qui,
spiegando il meccanismo della crisi e rilevando alcune veniali imprecisioni dei professionisti dell’informazione.
Ich
bin’s
Ma certo, come dire, uno può sempre
pensare che se schiacciarsi un testicolo fra due mattoni faccia male,
schiacciarli entrambi possa procurare un sottile piacere (incluso quello non
trascurabile di fare un dispetto alla propria moglie). Non ci crederete, ma è
esattamente questa la logica applicata da uno dei più illustri economisti
italiani, Franco Modigliani, nel riproporre nel 1997, cinque anni dopo questa success story, la solfa del più Europa.
Ne parlai illo tempore in questo
working paper sulle conseguenze dell’euro, che forse avete letto.
L’argomento di Modigliani era sorprendente: in un articolo scritto col suo
allievo Mario Baldassarri (sì, questo Mario Baldassarri -
per inciso, veniamo dallo stesso dipartimento – insieme con (in ordine
alfabetico): Acocella, Caffè, Carlucci, Cesaratto, De Cecco, Piga e tanti altri
economisti che mi avete sentito nominare) e apparso sul Financial Times del 14 marzo 1997, intitolato “The EU should go ahead with the single
currency”, Modigliani serafico ammette che la strada seguita finora con lo Sme
è stata sbagliata, e quindi bisogna... cambiare direzione, direte voi? No!
Troppo facile! Percorrerla fino in fondo! Cioè bisogna andare verso il “più
Europa”, ma un “più Europa” ancora “più Europa” del “più Europa” precedente
(Sme credibile), che era sì un “più Europa” (più rigidità del cambio), ma forse
non abbastanza “più”: ci voleva la moneta unica, che avrebbe risolto i nostri
problemi.
E come?
Semplice!
Nello Sme i paesi membri erano costretti a seguire la politica monetaria
della Bundesbank: se il loro tasso di interesse era troppo basso rispetto a
quello tedesco, cioè, più esattamente, se essi tentavano di ridurre lo spread
(che preesisteva a Berlusconi), i capitali fuggivano verso la Germania, e
quindi bisognava di corsa rialzarlo (il tasso, cioè lo spread). Ma quando ci
fossimo tutti uniti nella moneta unica, questo “più Europa” monetario avrebbe
portato un immenso beneficio. Perché? Perché la Bundesbank, così come tutte le
banche centrali nazionali, avrebbe fatto un passo indietro per lasciare la
conduzione della politica monetaria alla Banca Centrale Europea (Bce). E così “monetary
policy would be conducted by a European central bank in which Germany would
have an important - but not an absolute – voice”: la conduzione della politica
monetaria sarebbe passata, con la moneta unica, a una Bce nella quale la
Germania avrebbe espresso un parere importante, ma non determinante. Avete
capito bene. Modigliani sosteneva che siccome la Bce sarebbe stato un organo
collegiale (daje a ride), la sua politica monetaria sarebbe stata più attenta
agli interessi della periferia. E tutti (fra cui De Grauwe) a spiegargli: “ma
benedetto uomo, ti rendi conto che la Germania in questo organo collegiale
potrà disporre di un gruppo coeso di paesi (Belgio, Olanda, Austria, Finlandia,
Francia) e che dall’altra parte c’è uno spezzatino di paesi che non riescono a
mettersi d’accordo? Quindi collegiale de che? (come dicono a Roma) Alla fine
comanderà sempre la Germania”. E lui, bizzoso: “no, no, più Europa, più Europa,
la moneta unica porterà a politiche più favorevoli alla periferia, e poi i
tassi di interesse si abbasseranno e gli investimenti faranno ripartire la
crescita, vedrete, sarà bellissimo”.
Ora... voi forse non ve lo ricordate (magari su Youtube c’è), ma Modigliani
era diventato un’icona della sinistra, e come? Semplice, nel modo più ovvio:
aveva litigato con Berlusconi a “Porta a porta” (o trasmissione equipollente,
non ricordo bene). E quindi, capirai i piddini! A loro basta che gli dici: “così
fai un dispetto a Berlusconi!” e non c’è fesseria che non compiano d’empito, toto corde: capaci di buttarsi dalla
finestra, se gli dici che Berlusconi ha detto “9,823 metri al secondo
per secondo”. E loro: giù! Tanto se l’ha detto Berlusconi, l’accelerazione di
gravità non c’è, è una menzogna. Di converso, se la propone un avversario di
Berlusconi, allora anche la moneta unica può essere una buona idea, contro ogni
ragionevole evidenza.
Herein!
E quindi dicemmo “avanti” per la
seconda volta. Com’è andata a finire lo sapete. Dopo aver fatto per un decennio
il porco del comodo dei paesi del Nord (come mostra Cesaratto a pag. 10 del
lavoro
che presenterà a Pescara),
la Bce “collegiale” scrive lettere non esattamente d’amore a tutti i governi europei dicendogli
per filo e per segno quello che devono fare,
e alla fine della storia ci troviamo, chi se lo fosse mai creso, con tassi di
interesse insostenibilmente alti, mentre la Germania si finanzia a tassi reali
negativi, tant’è che perfino Ferruccio De Bortoli, un intellettuale al quale
invidio una sola cosa (che non vi dico, vediamo se la indovinate...) se ne adonta! (ed è comunque già molto che se ne sia accorto). Non c’è che dire, un bel risultato.
Du mußt es dreimal sagen
E quindi ecco come stiamo messi,
dopo aver detto “più Europa” per due volte: stiamo messi come don Falcuccio,
ma naturalmente, ça va sans dire, la
colpa è nostra (e tte pareva?). E perché? Bravi, sì, indovinato, perché non
abbiamo detto abbastanza “più Europa”. Dobbiamo dirlo ancora, una terza e
decisiva volta, dobbiamo cioè fare gli Stati Uniti d’Europa, insomma, l’unione
fiscale e politica, perché se la moneta unica non funziona non è per i mille e
un motivi che la letteratura economica indica (scarsa mobilità del lavoro, divergenza dei tassi di inflazione, diverso grado di apertura delle economie, scarsa differenziazione produttiva delle economie periferiche, scarso coordinamento delle politiche economiche, ecc.), e fra i quali non compare l’assenza di unione politica
(vedete ad esempio la mia rassegna sulla convergenza macroeconomica), ma è proprio per questo motivo, che la moneta unica non supportata da una
politica fiscale unica ecc. ecc.
Quindi?
Quindi “più Europa”. Toc toc... Es klopft...
Aspettate un attimo a dire “Herein”.
Facciamo prima il riassunto delle puntate precedenti.
Ci avevano detto che con “più Europa”
alias “Sme credibile” avremmo abbattuto il nostro differenziale di inflazione e
favorito la nostra crescita rendendo sostenibile il cambio fisso con la
Germania. Il risultato è stata la crisi del 1992.
Ci avevano detto che con “più Europa”
alias “moneta unica” avremmo potuto influire sulla gestione della politica
monetaria europea (e non ci stiamo riuscendo nemmeno con un italiano alla
presidenza della Bce) e avremmo beneficiato di bassi tassi di interesse (e lo
spread è sopra i 400 punti).
Ora ci dicono che con “più Europa”
alias “unione fiscale” tutto andrà a posto, perché, udite udite, naturalmente
potremo fare tanti bei trasferimenti a vantaggio dei paesi in difficoltà (e come no!), finanziando
in essi, tramite gli eurobond (euroche?), "un sacco di bei proggetti che porteranno un sacco de
crescita un sacco bbella..."
Voi ci credete?
Io no. Sono diventato un pochino mißtrauisch. Che ci volete fare? Sarà l'età! E quindi io “herein” non lo dico. E mi dispiace tanto se Angela non mi dirà "so gefällst du mir." Ho elaborato lutti amorosi peggiori.
Perché vedete, io non so voi come traducete “wer immer strebend sich
bemüht, den können wir erlösen“. Io lo traduco: perseverare diabolicum. Mi
direte che non mi intendo molto di latino, e forse nemmeno di tedesco. Può
essere. Ma mi intendo un po’ di economia. Prima di vedere tanti bei progetti finanziati in Vestfalia o in Turingia coi soldi nostri (perché tanto andrebbe a finire così), preferirei che ci tirassimo fuori. Vedete voi...
(ma poi non dite che non ve lo avevo detto... e a De Bortoli, con grande stima, non invidio proprio nulla!)
sabato 2 giugno 2012
Cesaratto sulla crisi
Per chi se lo fosse perso, sulla pagina dei contributi al seminario di Pescara trovate il link l'articolo di Sergio Cesaratto "Controversial and novel features of the Eurozone crisis as a balance of payments crisis".
venerdì 1 giugno 2012
Pescara: gli articoli
Carissimi, paulo maiora canamus.
Ho caricato sul sito del workshop "The euro: manage it or leave it!" la lista dei lavori che verranno presentati. Vedete un po' se c'è qualcosa che vi interessa. Chiederò agli autori se vorranno distribuire i loro lavori attraverso il sito. Nel frattempo vi segnalo (buon ultimo, e me ne scuso) che il lavoro di Andrea Presbitero et al. del quale avevamo parlato qui è stato presentato anche in lingua italiana su un noto magazine online. Ringrazio molto Andrea per aver citato il primo post di questo blog, che mi ero permesso di segnalargli per testimoniargli la mia vicinanza alle posizioni espresse da lui e dai suoi coautori.
Vi mando anche al volo l'ultimo sms ricevuto dal SFA (Santarelli Financial Advisors):
Dax -3.42, bonos spagnoli 545 punti...
Mi dispiace un po' per brian82, io gliel'avevo detto di stare attento, mi siete tutti testimoni. Tutto prevedibile e previsto: se curi un problema di debito privato "aggredendo" quello pubblico, poi devi salvare le banche... coi soldi pubblici! Ho dei bei grafici dal mio ultimo lavoro da farvi vedere...
Nel frattempo si sta sviluppando un interessante dibattito: chi mi spiega come dovrei suonare il clavicembalo, chi mi spiega (con esempi numerici) cosa sono i tassi di cambio e cosa sono i logaritmi (quelli però senza esempi, perché pensa che non li capirei)... Santa pazienza...
Insomma: il mondo è pieno di volenterosi! Ma come fanno i tedeschi a dire che gli italiani non hanno voglia di lavorare? Mistero!
Perdonatemi: oggi ho avuto di peggio da fare, come immaginate (un convegno non si organizza da solo), e non sono riuscito a pubblicare nemmeno un commento, ma vi prometto che li pubblicherò tutti, commentando quelli che non si commentano da soli! Buona serata e buona lettura del paper di Presbitero. Vale la pena.
Ho caricato sul sito del workshop "The euro: manage it or leave it!" la lista dei lavori che verranno presentati. Vedete un po' se c'è qualcosa che vi interessa. Chiederò agli autori se vorranno distribuire i loro lavori attraverso il sito. Nel frattempo vi segnalo (buon ultimo, e me ne scuso) che il lavoro di Andrea Presbitero et al. del quale avevamo parlato qui è stato presentato anche in lingua italiana su un noto magazine online. Ringrazio molto Andrea per aver citato il primo post di questo blog, che mi ero permesso di segnalargli per testimoniargli la mia vicinanza alle posizioni espresse da lui e dai suoi coautori.
Vi mando anche al volo l'ultimo sms ricevuto dal SFA (Santarelli Financial Advisors):
Dax -3.42, bonos spagnoli 545 punti...
Mi dispiace un po' per brian82, io gliel'avevo detto di stare attento, mi siete tutti testimoni. Tutto prevedibile e previsto: se curi un problema di debito privato "aggredendo" quello pubblico, poi devi salvare le banche... coi soldi pubblici! Ho dei bei grafici dal mio ultimo lavoro da farvi vedere...
Nel frattempo si sta sviluppando un interessante dibattito: chi mi spiega come dovrei suonare il clavicembalo, chi mi spiega (con esempi numerici) cosa sono i tassi di cambio e cosa sono i logaritmi (quelli però senza esempi, perché pensa che non li capirei)... Santa pazienza...
Insomma: il mondo è pieno di volenterosi! Ma come fanno i tedeschi a dire che gli italiani non hanno voglia di lavorare? Mistero!
Perdonatemi: oggi ho avuto di peggio da fare, come immaginate (un convegno non si organizza da solo), e non sono riuscito a pubblicare nemmeno un commento, ma vi prometto che li pubblicherò tutti, commentando quelli che non si commentano da soli! Buona serata e buona lettura del paper di Presbitero. Vale la pena.
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