Parlando di cose minimamente più serie, ieri sono usciti i dati mensili provvisori dell'indagine sulle forze di lavoro che a febbraio confermano una stagnazione degli occupati, con una diminuzione del -0,1% su base congiunturale (cioè rispetto al mese precedente), se pure in aumento (sempre dello 0,1%) rispetto al precedente "trimestre mobile" e rispetto al mese di febbraio 2025. Forse il modo migliore per leggere questi dati è metterli in prospettiva come avevamo fatto qui usando i dati trimestrali:
e in effetti osservando la serie su un orizzonte più ampio si constata che se da un lato la crescita del tasso di occupazione che registravamo due anni fa si conferma un record storico, dall'altro sta subendo una battuta di arresto, il che potrebbe anche starci, se non fosse che questa variabile, nonostante i progressi, in Italia resta 9 punti al di sotto della media europea (l'Italia si classifica ventisettesima su 27). Questa relativa stasi dell'occupazione in qualche modo è coerente con la relativa stasi dei salari reali che registravamo qui:
Le due cose vanno insieme e naturalmente non sono due cose buone. Va anche detto, per completezza, che il panorama complessivo non è un gran che.
Prosegue però il consolidamento delle posizioni di lavoro, con un'incidenza sempre minore di quelle a tempo determinato:
che erano andate tendenzialmente crescendo in tutto il periodo dell'austerità, da un minimo dell'11,42% del totale nel 2004-01, raggiungendo un massimo pre-COVID al 17,27% nel 2018-12, superato solo dal massimo post-COVID al 17,31% nel 2022-02. Oggi siamo al 12,89%, siamo tornati al periodo precedente la crisi dei subprime, ma c'è ancora strada da fare.
Registro solo i dati.
Per un'analisi ci vediamo con più calma, e se non ci si vede: buona Pasqua!