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mercoledì 23 novembre 2016

Austeri e no

Sto lavorando con un nostro amico (Claudio Borghi) per impostare un indicatore sintetico di incentivo all'uscita dall'Unione. Qualcosa di simile a un altro lavoro che conoscete bene, ma fatto con un po' più di criterio. Mi ha fatto notare un altro amico (Sergio Cesaratto) che in Germania stanno sclerando. Ora, fra le varie storielle che ci raccontano, una che (come sappiamo) non è tanto supportata dalle esperienze storiche è quella che in caso di uscita i "mercati" ci punirebbero, condannandoci all'autarchia finanziaria. Il paper segnalato da Sergio indica che la Germania sta in effetti preparando la sua Strafexpedition, ma come vadano simili spedizioni lo sappiamo: alla fine, male per chi ci si imbarca (il che non significa che non ci si debba premunire).

In effetti, le posizioni di intransigenza e di minaccia teutonica sono, come sempre, indicatrici di una certa fragilità, e il nostro governo bene farebbe ad esserne consapevole.

Nel Tramonto dell'euro apponevo un categorico "chi se ne frega" all'ipotesi che "i mercati non ci avrebbero finanziato", sulla base del fatto che l'Italia aveva uno dei surplus primari di bilancio pubblico più rilevanti, per cui, se anche il debito pubblico fosse stato il problema (come non era, ma a quell'epoca lo dicevo solo io), noi avremmo avuto meno difficoltà di altri a rifinanziarcelo. Il Tramonto, però, era stato scritto nel 2012, quando erano disponibili i dati consolidati fino al 2011. Quattro anni dopo la situazione come si presenta?

Così.


Il grafico riporta le medie del rapporto fra saldo primario e Pil dal 1999 al 2015 (in verde scuro), e poi quella dalla crisi dei debiti "sovrani" in poi (cioè sul periodo 2010-2015, in verde chiaro).

I paesi sono ordinati sul primo dei valori, cioè sulla media dell'intero campione 1999-2015. Il meno virtuoso risulta quindi essere la Slovacchia (in alto), e il più virtuoso il Belgio (in basso), anche se poi, da quando c'è la crisi (barre in verde chiaro), vediamo che il deficit primario slovacco è stato superato da quello di tanti paesi: Irlanda, Spagna, Regno Unito (tutti paesi che secondo i gazzettieri hanno fatto austerità, come credo abbiate avuto modo di constatare), e il surplus del virtuoso Belgio è diventato, per non sbagliare, un moderato deficit.

Ora, vi esorto a considerare un dato: escludendo il Lussemburgo, che è un paese dalle dinamiche molto particolari (un simpatico paradiso fiscale per le potenze egemoni), due soli paesi sono rimasti in surplus primario di bilancio durante la crisi: Germania e Italia. Il surplus tedesco è aumentato, quello italiano leggermente diminuito, ma resta più grande di quello tedesco. Svezia, Finlandia, Danimarca, Belgio, erano tutti partiti bene, e sono tutti arrivati male (posto che avere un deficit primario sia un male)! Poi ci sono gli altri, quelli che un surplus primario non l'hanno mai avuto e la cui situazione con la crisi è peggiorata, come l'Olanda e la Francia. E poi ce ne sono altri che durante la crisi sono riusciti a diventare "virtuosi": l'Ungheria e Malta.

Bene: questo grafico credo la dica lunga su chi ha fatto austerità e su quanto la nostra economia sia, per usare un termine caro agli economisti, "resiliente". I nostri nemici questo lo sanno benissimo, ed è per questo che cercano di fiaccarci il morale. Loro, dalla crisi, ci hanno guadagnato 100 miliardi di euro solo in conto interessi, e lo sanno benissimo. Resta da capire da che parte stia il nostro governo, se sappia come la pensano a Francoforte, e se abbia mai dato un'occhiata a queste cifre, uno dei tanti argomenti che un governo degli italiani dovrebbe usare per difendere gli interessi degli italiani in Europa.

Posto, naturalmente, che volesse farlo.

Noi cittadini siamo stati austeri.

Adesso sta a loro, ai governanti, essere uomini.


(...commenti sempre sospesi, sorry...)

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