MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

lunedì 1 febbraio 2016

Oggi












(...e buona notte...)

22 commenti:

  1. L'ombra. O la linea d'ombra.

    "[...] Io mi ergevo in mezzo a loro come torre ferma, inaccessibile alla malattia, sensibile solo al dolore della mia anima [...]"

    RispondiElimina
  2. Ti dirò come è nato il sole -
    Un nastro dopo l'altro -
    I campanili a nuotare in ametista -
    Le novità di corsa come scoiattoli -
    Le colline si sciolsero le cuffiette
    Il bobolinco incominciò a cantare
    Allora, piano, mi dissi:
    "Questo, ne sono certa, è il sole!"

    Ma di come è tramontato - non so
    Sembrava un recinto di porpora
    Su cui si arrampicavano intanto
    Schiere di bambini e bambine d'oro -
    Fino a che raggiunsero l'altra parte -
    E un precettore tutto vestito di grigio -
    Alzò dolcemente le sbarre della sera -
    E guidò via il suo stormo -


    RispondiElimina
  3. Questa è la prima "cosa" che leggo col computer liberato da virus.

    Non la posta, da cui mi aspetto solo noie.


    Buona giornata a tutti.

    RispondiElimina
  4. Questa è l'ultimo concerto di Abbado a Firenze

    https://youtu.be/E0vJd15TWiY
    Johannes Brahms

    Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro e orchestra, op. 54

    Testo

    Ihr wandelt droben im Licht
    Auf weichem Boden, selige Genien!
    Glänzende Götterlüfte
    Rühren euch leicht,
    Wie die Finger der Künstlerin
    Heilige Saiten.

    Schicksallos, wie der schlafende
    Säugling, atmen die Himmlischen.
    Keusch bewahrt
    In bescheidener Knospe,
    Blühet ewig
    Ihnen der Geist.

    Und die seligen Augen
    Blicken in stiller
    Ewiger Klarheit.

    Doch uns ist gegeben,
    Auf keiner Stätte zu ruhn.
    Es schwinden, es fallen
    Die leidenden Menschen
    Blindlings von einer
    Stunde zur andern,
    Wie Wasser von Klippe
    Zu Klippe geworfen,
    Jahrlang ins Ungewisse hinab.

    Voi errate trasvolando nella luce
    su morbidi cammini, o geni celesti!
    Deliziosi elise!
    vi sfiorano leggermente
    come le dita dell'artista
    toccano le corde.

    Senza destino, come il dormiente
    neonato, alitano le creature celesti.
    Castamente custodito
    come gemma discreta,
    fiorisce eterno
    il loro spirito.

    E gli occhi beati
    guardano in tranquilla
    eterna chiarezza.

    Pertanto a noi è dato
    di non riposare in alcun luogo.
    Svaniscono, cadono
    i poveri uomini,
    alla cieca, da un'ora
    all'altra
    come l'acqua da un masso
    all'altro precipitato
    in fondo all'ignoto.
    Friedrich Hölderlin

    traduzione di Luigi Bellingardi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sai quanto mi è cara questa poesia, Celso, e questo brano musicale, che me l’ha fatta scoprire tanti e tanti anni fa. Sono entrambi legati al ricordo di persone molto care e molto importanti per la mia vita, che non ci sono più.
      Posso proporla anche in un’altra traduzione, che trovo molto bella? Si tratta di quella di Enzo Mandruzzato per Adelphi, però potrebbe essere un po’ imprecisa perché non ho qui il libro, in rete ne ho trovato solo alcune parti (di cui non sono neanche sicura) e quindi vado più che altro a memoria.


      Voi camminate nella luce
      per morbide vie, Geni felici;
      aliti divini d'aria luminosa
      leggeri vi toccano
      come dita d’artista corde sacre.

      Fuori dal fato, come neonato che dorme,
      respirano gli immortali
      puro e protetto in una gemma inavvertita
      fiorisce eterno il loro spirito

      e gli occhi beati contemplano
      una eterna chiarità senza fine.

      Ma a noi non è dato
      riposare in alcun luogo.
      Dileguano, precipitano
      i mortali dolenti, dall’una
      all'altra delle ore, ciecamente,
      come acqua, di scoglio
      in scoglio, negli anni
      giù nell'ignoto.


      Con un abbraccio e un grazie a tutti, al prof per le foto bellissime grazie a cui possiamo condividere le emozioni della sua escursione, e a tutti quelli che commentano (in particolare ad Alfonso con quel brano meraviglioso del Purgatorio).

      Elimina
  5. Sarò Banale ma...

    “Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti.

    Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.”

    RispondiElimina
  6. Buona Candelora a tutti (Presentazione al Tempio e, per i Pagani, Iuno Februata).
    Nunc ubi sunt illis quae sunt sacrata Kalendis
    templa deae? Longa procubuere die (Ov., Fasti II, 57-58).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma non era Iuno Sospita?
      Principio mensis Phrygiae contermina Matri
      Sospita delubris dicitur aucta novis.
      Ov., Fasti II, 56-57

      Elimina
  7. "Donne-moi l'ombre"


    (Alessandra/Cassandra da Firenze. Marin Marais, "Sonnerie de Ste Genevieve du Mont de Paris", Hortus Musicus 99)

    RispondiElimina
  8. L'alba vinceva l'ora mattutina
    che fuggia innanzi, sì che di lontano
    conobbi il tremolar de la marina.
    Noi andavam per lo solingo piano
    com'om che torna a la perduta strada,
    che 'nfino ad essa li pare ire in vano.
    Quando noi fummo là 've la rugiada
    pugna col sole, per essere in parte
    dove, ad orezza, poco si dirada,
    ambo le mani in su l'erbetta sparte
    soavemente 'l mio maestro pose:
    ond'io, che fui accorto di sua arte,
    porsi ver' lui le guance lagrimose:
    ivi mi fece tutto discoverto
    quel color che l'inferno mi nascose.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Canto VI, dove, nel cielo di Mercurio, Iustiniano imperadore sotto brevità narra tutti li grandi fatti operati per li Romani sotto la ’nsegna de l’aquila, da l’avvenimento di Enea in Italia infino al tempo di Longobardi; e alcune cose si dicono qui in laude di Romeo visconte del conte Ramondo Berlinghieri di Proenza.

      Elimina
    2. Io consiglierei lo studio della Commedia: il massimo contributo alla Scolastica! Che poi diedero le bbsai al progresso filosofico ed economico dei secoli che furono denominati Rinascimento!

      Elimina
  9. Oggi (OT): http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-01-26/padoan-serve-sussidio-comune-nell-ue-contro-disoccupazione--151735.shtml?uuid=ACp3LUHC

    La logica padoan(a) (diversamente aristotelica): euro => disoccupazione => deflazione salariale
    Soluzione = sussidio di disoccupazione!
    E così mi sono rovinato la giornata, porca miseria!
    Comunque buona vacanza professore e scusi se vengo a sfogarmi a casa Sua. Farlo sul "sola" non mi è bastato. Lì ovviamente sono un incompreso. Pomeriggio prendo ferie anch'io e vado a farmi 200km in bici, così FORSE mi calmo, arrivo in Svizzera ed esco dall'euro per conto mio (almeno per un po'). I grillini col reddito della gleba sono ovviamente gli utili idioti del sistema, come qui più volte sottolineato. Ho scritto a un amico del movimento, informato e intelligente, per farglielo presente una volta di più. Temo che l'unica strada percorribile, comunque, sia l'emigrazione. Non è giusto che chi ha capito sia condannato per colpa di "oni" e "oti" che si ostinano a non voler o poter capire. Se qualcuno ancora mi dice "perchè ti scaldi tanto, comunque non puoi farci nulla", metto mano alla fondina (metaforica). Ancora buone vacanze

    RispondiElimina
  10. Beato lei professore, che giovedì mattina potrà godere di un meraviglioso classico del clima invernale appenninico: la bufera con la tramontana!

    RispondiElimina
  11. Scusate l'ot qualcuno sa indicarmi un edizione integrale della teoria generale di keynes ? In giro trovo solo la riedizione del 2013 che riporta solo in parte il testo originale.

    RispondiElimina
  12. L'alba sepàra dalla luce l'ombra,
    E la mia voluttà dal mio desire.
    O dolci stelle, è l'ora di morire.
    Un più divino amor dal ciel vi sgombra.
    Pupille ardenti, o voi senza ritorno
    Stelle tristi, spegnetevi incorrotte!
    Morir debbo. Veder non voglio il giorno,
    Per amor del mio sogno e della notte.
    Chiudimi, o Notte, nel tuo sen materno,
    Mentre la terra pallida s'irrora.
    Ma che dal sangue mio nasca l'aurora
    E dal sogno mio breve il sole eterno!

    Gabriele D'Annunzio

    RispondiElimina
  13. Alla fine troppo tarda di una giornata troppo lunga, un saluto a tutti.

    Arrivare qui paradossalmente rilassa - solo un po', non esageriamo.

    RispondiElimina