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domenica 31 maggio 2015

Il vincolo esterno (KPD9)

(...benvenuti alla nona lezione del ciclo "Keynesianesimo Per le Dame": oggi parleremo di robba postkeynesiana buonisssssima...)




Sappiamo che uno dei pretesi vantaggi dell’unione monetaria era, nelle intenzioni dei suoi proponenti, quello di rimuovere sostanzialmente il vincolo esterno per i paesi partecipanti (lo abbiamo visto, ad esempio, anche qui, nel paragrafo “and the winner is...”).

Ma sappiamo anche cos’è il vincolo esterno?

Mi riferisco qui non al vincolo inteso nella sua political economy, come ce lo descrive Featherstone, cioè al modo in cui le varie élite europee usarono il vincolo dell’appartenenza alla moneta unica per regolare i conti in casa propria. Presupposto di questo ragionamento è che si comprenda cosa sia il vincolo esterno nel suo semplice ma inesorabile aspetto economico e contabile, ed è a questo che qui mi riferisco.

Questa semplice nozione sfugge ai più. Me ne sono accorto assistendo al seminario di Giorgio Rodano per la presentazione di un suo lavoro, del quale vi parlavo tempo addietro, e del quale vi devo una peer review. Sconcerta come Rodano ignori la natura del vincolo esterno (guardate il punto iv a pagina 7 del suo lavoro). Mi ha allietato molto, date le premesse, il tono patronizing col quale mi si è rivolto durante la discussione, quello dello “scienziato” che parla all’“economista da talk show”, profferendo un apodittico: “Dai, Alberto, lo sai che nella moneta unica il vincolo esterno non c’è”. Una affermazione doppiamente fuori luogo (e non mi riferisco al tono). In effetti, oggi l’idea un po’ bislacca che il mondo sia un free lunch, o possa essere reso tale con un particolare arrangiamento monetario, è coltivata ormai solo da Rodano e dai memmetari.

Rodano crede ancora che in una unione monetaria questo vincolo non ci sia, quando perfino chi aveva messo in gioco su questa affermazione azzardata il destino di un continente ha fatto (prudentemente) abiura (sempre in base al solito principio “what have we learned from the crisis”, atteggiamento che mi fa un po’ girare le palle, perché se questi emeriti colleghi avevano bisogno di veder tanti morti per capire certe cose forse non erano così emeriti, o per lo meno non così colleghi).

I memmetari non ho capito bene cosa credano: parlano di un mondo che dopo il Nixon shock (la decisione presa da Nixon nel 1971 di sospendere la convertibilità del dollaro in oro) è a moneta fiat e quindi... Il ragionamento, lo capite, già parte male: il corso forzoso (cioè quello che loro chiamano moneta fiat per ignoranza della lingua italiana – ma a noi piace ricordarli così, come un americano a Roma...) c’era anche nel XIX secolo (e pure prima), il Nixon shock non è quindi un particolare snodo epocale (che il dollaro non fosse di fatto convertibile lo si sapeva da anni), e comunque cosa vorrebbe dimostrare questo ragionamento? Che se non paghi in oro o in altra moneta merce non sei vincolato? Bè, allora accomodatevi: stampatevi i vostri greenback e andate da Auchan: vediamo che vi dicono...

Comunque, siccome tanti personaggi, autorevoli (come Rodano) e non, continuano a parlare di vincolo esterno in modo sfuocato, mi viene il dubbio che forse anche voi possiate non avere le idee chiare. Se è così, mi avrete seguito fin qui sulla fiducia, guidati dal ritmo della prosa, ma senza capire una beneamata fava, cosa che suppongo accada spesso (se non accadesse, cioè se acquisiste una conoscenza intima e vissuta di quanto qui si spiega, forse subireste meno frustrazioni). Oggi purtroppo è giornata di post tecnico, quindi preparatevi. All’inizio fa un po’ male, ma poi ci si abitua, e, fatto lo sforzo, si crepa dalle risate quando si sentono certe affermazioni dei latecomers nel dibattito. Preciso che questo essendo appunto un post tecnico, fa riferimento a post precedenti, e se siete arrivati da poco vi consiglio di seguire (e leggervi) tutti i link ai quali il post fa riferimento. L’ipertestualità c’è: usiamola. Non è possibile portare avanti il discorso se ogni volta devo spiegare cos’è il PIL.

Il vincolo esterno
Mi stupisce che il concetto di vincolo esterno sia così difficile da capire, perché ognuno di noi ha un vincolo esterno. Non possiamo spendere se prima non guadagniamo, o non ci facciamo prestare dei soldi. Il vincolo esterno è questo: l’impossibilità di produrre da noi mezzi di pagamento che vengano generalmente accettati (possiamo provarci, ma è reato), da cui consegue la necessità di acquisire risorse finanziarie vendendo qualcosa (ad esempio, il nostro lavoro), se poi vogliamo acquistare qualcosa per campare.

Possiamo, certo, ricorrere al credito, cioè al debito: ma nel lungo periodo i debiti vanno comunque ripagati, ed è quindi buona norma cercare di ricorrere al credito a ragion veduta, ovvero se si ha una ragionevole certezza di produrre in futuro redditi sufficienti. Non è una cosa così complicata da capire.
Quello che vale per ognuno di noi nel suo mercato di riferimento, vale anche per l’insieme di tutti noi, cioè per la nazione, nel suo mercato di riferimento, che sono i mercati internazionali.

Un paese che non possieda tutte le risorse delle quali ha necessità (comprese le risorse umane), e che non produca un mezzo di liquidità internazionale di generale accettazione (in sintesi: un paese che non possa stampare dollari americani, cioè che non sia gli USA), deve esportare.

“Come esportare? Ma se non ha le risorse dovrà importarle! Bagnai, a forza di fare post politici ti sei arrugginito.”

No, caro lettore, io sono sempre cromato: sei tu, come altri menzionati qua sopra, a non capire. Certo, le risorse vanno importate. Ma con cosa le paghi se prima non hai esportato?

Esempio: il petrolio si paga in dollari, siamo d’accordo? Ma i dollari non li stampiamo noi, né come stato né tanto meno come singoli. Come possiamo procurarceli? Come se li procura l’importatore? Esportando. Lui? No, non è necessario che sia proprio chi vuole importare ad esportare! Basta però che il paese nell’aggregato esporti abbastanza. Esportando il nostro paese acquisisce, direttamente o indirettamente, valuta estera. Il caso di scuola è quello in cui l’esportatore (nazionale) viene pagato in valuta estera (dollari). Se vuole pagare i suoi operai e i suoi fornitori nazionali, deve evidentemente cedere i dollari alla banca centrale in cambio di valuta nazionale. Se invece deve pagare dei fornitori esteri, cioè importare, ecco che ha già il dollaretto pronto: ma normalmente chi esporta poi spende qualcosa sul mercato nazionale, e quindi necessariamente deve cedere la valuta estera che ha ottenuto, per ottenere in cambio della valuta nazionale.

Di converso, quando dico che per acquistare una Audi una volta si dovevano acquistare marchi, qualche (finto?) tonto non capisce e: “Ma come, Bagnai! Io la mia Audi la pagai in lire, ma cosa dici, buffone, economista da strapazzo, non è vero che l’acquisto di un’auto tedesca comportasse l’acquisto di valuta tedesca, la quale quindi, essendo richiesta, si apprezzava, tenendo fisiologicamente sotto controllo il surplus strutturale tedesco”. Eh, i tonti hanno un enorme problema: se stessi. Il mondo comincia e finisce con loro. Si saranno mai chiesti come facesse il signor Audi a pagare i suoi operai in Germania, se le sue macchine venivano pagate in lirette? Certo l’operaio tedesco la liretta non l’avrebbe voluta, primo perché secondo gli imbecilli faceva schifo, e secondo, per un motivo più serio: in Germania non circolava, e quindi non sarebbe stato possibile per l’operaio o il fornitore tedesco né accettarla né, se l’avesse accettata, spenderla! E allora? E allora quello che il tonto non sa è che le lire che lui dava al concessionario venivano convertite in marchi dal signor Audi (e infatti il prezzo della macchina tedesca teneva anche conto di quanto il marco costasse in lire). Il marco, materialmente, lo comprava l’esportatore tedesco (per pagare i suoi virtuosi operai): ma la domanda di marchi da lui espressa sul mercato valutario traeva origine dal nostro amico tonto e dal suo desiderio (legittimo) di avere un Audi.

È chiaro? È così strano? Voi veramente pensavate che gli operai tedeschi venissero pagati in lire? E allora perché gli operai italiani non venivano pagati in franchi francesi, o magari in pesetas? Lo capite, no, che c’è un mercato dei cambi, giusto?

Oh, attenzione! Non sto dicendo che ogni calzaturiere marchigiano, ogni carpentiere lombardo, ogni tessitore toscano, dopo aver esportato qualcosa, si metta a cavallo di un asinello con il suo cestino di dollari e vada a fare la coda di fronte all’ufficio di Ignazione nostro a palazzo Koch per farsi dare gli euro. Questo causerebbe enormi problemi al traffico romano, con via Nazionale perennemente bloccata, e non è necessario: è evidente che queste transazioni sono mediate dal sistema bancario. Che è poi quel sistema al quale si rivolgerà l’importatore quando vuole il dollaretto per comprare il petroliuccio (ma anche la bentonite, per dire, visto che a Ponza è finita). Il punto però è che al sistema bancario italiano (e in definitiva alla banca centrale, nelle sue riserve valutarie) la valuta estera deve arrivare in qualche modo. Quando finisce, il paese non ha più i mezzi per importare.

Prova ne sia, cari amici, che le riserve ufficiali di un paese si misurano, oltre che in dollari, anche in mesi di importazioni, come potrete constatare sul sito dei World Development Indicators. Come si fa il calcolo? Ma è semplice: vedi qual è il flusso medio di importazioni che un paese sostiene per tirare avanti, e quante sono le riserve che ha in cassa. Se le importazioni medie sono 20 milioni di dollari e le riserve valutarie sono 40 milioni di dollari, il paese ha 40/20=2 mesi di importazioni coperti, ovvero: se anche non esportasse più nulla (acquisendo così altra valuta pregiata) potrebbe comunque tirare avanti per altri due mesi pagando cash. Poi, ovviamente, per tirare avanti, se non ricomincia a esportare può sempre far debiti, certo. Ma non per sempre. Tanto per, date un po’ un’occhiata a quanti mesi di importazioni ha la Grecia. E la Cina? Eh, sì, la Cina sta messa un pochino meglio. Ma c’è anche chi sta peggio, tipo il Sudan.

Bella l’economia vera, eh, spiegata dai professionisti, ve’? Quante cose interessanti si imparano o si ripassano. Abbiamo appena imparato che se non vuole fare debiti esteri, un paese è opportuno che abbia i conti esteri bilanciati. Più esattamente, è opportuno che sia in sostanziale equilibrio di lungo periodo il saldo delle partite correnti, cioè la differenza fra esportazioni di merci e servizi e redditi e trasferimenti attivi da un lato, e importazioni di merci e servizi e redditi e trasferimenti passivi dall’altro. Lo abbiamo descritto in dettaglio qui, se interessa.

Formalizziamo
Oggi dobbiamo essere tecnici, quindi passiamo a un modello, semplice semplice, che ci aiuterà a fissare le idee sul ruolo del vincolo esterno. Nel suo articolo del 1979 sul vincolo esterno come determinante dei differenziali di crescita fra paesi, Tony Thirlwall parte da una relazione estremamente semplice. Se chiamiamo X le esportazioni, e M le importazioni, di fatto un paese nel lungo periodo avrà una situazione finanziariamente sostenibile, cioè non accumulerà debito estero insostenibile, se:

X = M

(cioè se il saldo commerciale, preso come proxy del saldo delle partite correnti, è in media bilanciato nel lungo periodo).

Possiamo considerare questa condizione la traduzione formale del vincolo esterno. Aggiungo subito tre cose:

1) noterete che in questa relazione quale sia la moneta di riferimento, se sia unica, a cambio fisso, a cambio flessibile, merce, a corso forzoso, ecc., non rileva. Anche in un’economia di baratto, per dire, se vuoi un cammello devi dare tre donne (è il mio tasso di cambio, e aggiungo subito che non saprei cosa fare né con l’uno né con le altre, quindi l’esempio è puramente speculativo). Semplicemente, X = M significa che non esiste un mondo nel quale qualcuno ti dà qualcosa per niente. Quale sia il mezzo tecnico del trasferimento di valore fra i soggetti coinvolti (baratto, clic del mouse, promesse, ecc.) semplicemente non è rilevante, cioè non rileva, cioè non ha alcuna importanza, cioè non influisce sul principio di fondo, a meno che non siate memmetari. Ma io non faccio lo psichiatra. Faccio l’economista, e quindi ribadisco: se tu non X, allora tu non M, a meno che tu non accumuli del debito, nel qual caso nel lungo periodo tu esplodi. Certo, se sei gli Stati Uniti rinvii il momento del botto, perché la tua carta la vogliono un po’ tutti. Ma il botto alla fine arriva anche per te (devo fare esempi?).

2) a cosa ci serve formalizzare una cosa così semplice, cioè il fatto che nessuno dà niente per niente? Ci serve eccome! Ci permetterà infatti di vedere in che modo il vincolo esterno condiziona la crescita di un paese (il contributo di Thirlwall è tutto lì).

3) per contentare i “maestraaaaa...”, dico subito che X = M è una condizione sufficiente ma non necessaria per la sostenibilità dei conti esteri. Per il momento ce la teniamo così, poi, se ci sono molti ingengngnieri che fanno domande tecniche, faccio rapidamente un post tecnicissimo per loro così chiarisco il punto. Ma anche questo punto non è enormemente rilevante ai fini dell’argomento.

Con queste tre annotazioni, vorrei spiegarvi cosa fa Tony nel suo articolo del 1979. Dice: se partiamo da una situazione bilanciata, e vogliamo che resti tale, bisognerà che importazioni e esportazioni si sviluppino allo stesso tasso di crescita. Dopo di che, siccome il tasso di crescita delle importazioni dipende da quello del reddito, è chiaro che allora il vincolo esterno vincola la crescita del reddito.

Sviluppiamo il ragionamento in tre passi.

Passo 1: il mantenimento dell’equilibrio richiede che esportazioni ed importazioni crescano alla stessa velocità (tasso di crescita)

Qui invoco la mia musa ispiratrice, ma siccome so che siete de coccio (detto con affetto), fornisco esempio numerico. Supponiamo che le importazioni inizialmente siano 100. Se X = M, saranno 100 anche le esportazioni. Ora, se le importazioni crescessero del 3% e le esportazioni solo del 2% all’anno, l’anno dopo il paese andrebbe in deficit:

X – M = 102 – 103 = - 1

L’equilibrio si mantiene solo se import e export crescono allo stesso ritmo, cioè se:

dove il puntino indica appunto il tasso di crescita delle rispettive variabili.

Passo 2: la crescita delle importazioni dipende da quella del reddito
Ora, vi ricordate come funziona la domanda di importazioni? Dipende dal reddito con una relazione normalmente ad elasticità costante e maggiore di uno. Del concetto di elasticità (rapporto fra due variazioni percentuali) abbiamo parlato diffusamente qui, e della sua misura nella funzione delle importazioni ad esempio qui. Nel presentare il moltiplicatore del modello di a/simmetrie, vi ho fatto vedere che una funzione a elasticità costante è una cosa del tipo:



(se vi leggete il post troverete un esempio con m = 0.004 e p = 2). Se prendiamo i tassi di variazione delle due variabili M e Y, questa relazione diventa semplicemente:

(la costante m scompare, se ne prendi la variazione). Questa, se ci fate caso, non è altro che la definizione di elasticità come rapporto fra variazioni percentuali:

Insomma: se Y aumenta del 2%, M aumenta del 2% moltiplicato per il parametro p greco. Occhio! Tony usa (e dopo di lui in questa letteratura normalmente si usa) p greco come parametro, cioè non come il rapporto che tutti conosciamo dalle medie in poi. Insomma, qui p greco non è 3.14, ma un segnaposto (parametro) che indica un valore da definire caso per caso. Nei modelli econometrici è uso utilizzare le lettere latine per indicare le variabili (reddito, consumo, importazioni...) e quelle greche per indicare i parametri (elasticità delle importazioni al reddito, elasticità delle esportazioni ai prezzi, ecc.). Quanto vale l’elasticità dipende dal paese, ma come abbiamo visto i valori si aggirano intorno a due, dal che consegue che se il reddito cresce del 2%, le importazioni cresceranno del 4%.

Passo 3: quindi il vincolo esterno vincola il tasso di crescita dell’economia
Per vederlo facciamo un passo indietro, e sostituiamo nella condizione di equilibrio della bilancia dei pagamenti presa in tassi di variazione, la funzione delle importazioni in tassi di variazione:

Chiaro il passaggio? Siccome la variazione delle importazioni è p greco per la variazione del PIL, metto quest’ultima nella condizione che uguaglia la variazione delle importazioni a quella delle esportazioni.

Risultato?

Il risultato è che posso risolvere rispetto al tasso di crescita del PIL, ottenendo questa formula:

Che cosa mi fornisce questa formula? Per costruzione, visto che l’abbiamo ottenuta da una condizione di equilibrio di bilancia dei pagamenti, mi fornisce il tasso di crescita compatibile con il vincolo esterno. Cosa intendiamo per compatibile con il vincolo esterno? Che se il tasso effettivo di crescita è superiore a quello definito dalla formula, il paese andrà in deficit estero: il suo reddito “correrà” troppo, ma allora correranno troppo anche le sue importazioni, più di quanto sarebbe necessario per tenerle in equilibrio con le esportazioni, e il paese comincerà ad accumulare debito estero. Naturalmente se il tasso è inferiore a quello definito dalla formula il paese tenderà al surplus: reprimendo la domanda interna, tenderà a diventare creditore netto (vi ricorda qualcuno)?

Può un paese scostarsi a lungo dal tasso di crescita compatibile con l’equilibrio esterno?

No.

Se si scosta verso l’alto (e potrebbe farlo ad esempio nelle fasi iniziali del ciclo di Frenkel) si indebita, ma poi alla fine va in crisi, entra in recessione, e la crescita eccessiva iniziale fa media con la recessione finale, restituendo qualcosa di vicino in media al tasso di crescita compatibile con l’equilibrio esterno.

Va un po’ meglio a chi si scosta verso il basso, perché diventa creditore netto, situazione più comoda. C’è un’asimmetria. Il discorso ovviamente è complicato (e la letteratura sulla “legge di Thirlwall”, come viene definita la relazione che vi ho mostrato, sterminata). Diciamo che il tasso “compatibile con l’equilibrio esterno”, ovvero “vincolato dalla bilancia dei pagamenti”, è quanto meno un limite superiore per il tasso di crescita effettivo.

Verifichiamo
Ma il vincolo esterno è effettivamente tale? In altre parole: la necessità di non importare troppo per evitare di incorrere in sbilanci esteri, e quindi la necessità di non crescere troppo in fretta, vincola effettivamente la crescita dei paesi?

La risposta è sì, e lo si vede se si confrontano i tassi di crescita di lungo periodo dei vari paesi con il vincolo esterno definito dalla legge di Thirlwall (cioè con il loro tasso di crescita vincolato).

Esiste una letteratura sterminata in proposito, ma possiamo fare anche noi una rapida verifica alla boia d’un Giuda prendendo i soliti dati del Fmi e calcolando l’elasticità al reddito delle importazioni come abbiamo fatto in questo post, cioè come rapporto fra il tasso di crescita delle importazioni e quello del reddito. Tenete presente che la versione del modello che stiamo considerando è ipersemplificata (non tiene conto della dipendenza di esportazioni e importazioni dal tasso di cambio reale), e che le stime sono fatte veramente con la mano sinistra. Ciononostante, prendendo tutti i paesi per i quali il World Economic Outlook presenta i dati, il calcolo sommario che vi ho descritto fornisce una cosa di questo tipo




Ci sarebbero lunghi commenti da fare. Per gli espertoni: la retta a 45° è quella lungo la quale tasso vincolato ed effettivo coincidono. Noterete che ci sono molti punti al disotto (tasso effettivo inferiore a quello vincolato). Ci sono anche punti che danno valori francamente assurdi (tassi di crescita vincolati a due cifre, oltre il 40% l’anno). Ma questi outlier (paesi che giacciono fuori – lie out – dalla retta) sono tutti paesi molto particolari: tutti piccolissimi (quindi con una certa volatilità dei flussi commerciali), alcuni con petrolio, alcuni con guerre, molti con entrambe:  Bahrain, Bosnia and Herzegovina, Cambodia, Dominican Republic, Equatorial Guinea, The Gambia, Guinea-Bissau, Kosovo, Myanmar. In questi 9 paesi il tasso di crescita vincolato risulta superiore a 10 punti percentuali (e in alcuni di questi lo è stato anche quello effettivo: penso in particolare alla Guinea Equatoriale, la cui performance spettacolare però è ben poco significativa, come sicuramente alcuni di voi sapranno – e lo diranno agli altri!). Se togliamo questi 9 paesi decisamente anomali e ci teniamo gli altri, dove comunque c’è di tutto, dalla Danimarca all’Iran, dall’India all’Ecuador, dalla Nuova Zelanda alla Romania), la capacità esplicativa del modello praticamente raddoppia: ora il tasso vincolato spiega il 56% della variabilità fra paesi dei tassi di crescita.



Poveri libberisti...
Apro e chiudo una parentesi per segnalare che questo risultato non solo è molto robusto, ma è anche dirompente per il modello di crescita preferito dai nostri amici libberisti. In quel modello la differenza fra i tassi di crescita dei paesi è spiegata dal livello iniziale del reddito (in base all’ipotesi che in paesi più arretrati il capitale è più produttivo e quindi la crescita sarà più rapida: è il famoso catch-up, che non è il ketchup). La relazione quindi dovrebbe essere negativa: a condizioni iniziali pietose dovrebbe corrispondere crescita folgorante, e viceversa. Tuttavia questo modello, basato sul modello di Solow, non sempre funziona bene come quello di Thirlwall. Se prendiamo gli stessi dati che abbiamo utilizzato per verificare la legge di Thirlwall, viene fuori sullo stesso campione una cosa simile:



Attenzione: in questo caso la relazione è negativa e deve esserlo: i paesi più a sinistra (con reddito iniziale minore) in teoria devono essere più in alto (crescita media nel lungo periodo superiore). Tuttavia qui, dopo aver tolto una quarantina di paesi anomali (i 9 sopra, più altri per i quali per qualche motivo mancava il livello iniziale di reddito) il massimo che si riesce a ottenere è che il modello spieghi l’11% della variabilità internazionale dei tassi di crescita.

Consci di questo fatto, neoclassici e neokeynesiani il modello di Thirlwall preferiscono ignorarlo. I neoclassici, per migliorare le cose, a partire dagli studi di Barro e di Mankiw et al. inseriscono una serie di altre variabili che “condizionano” la crescita e quindi spiegano la differenza nei percorsi di recupero dei vari paesi: il capitale umano, il livello degli investimenti, la spesa pubblica (messa in tutte le salse fino a quando non esce con coefficiente negativo), l’accesso al mare, il frazionamento etnico, lo scontrino della lavanderia, qualsiasi cosa, insomma, pur di non mettere il commercio estero. Se viene messo, il commercio viene messo come “grado di apertura” (openness): la somma di export e import, il tutto diviso per il Pil. Sì, proprio così: quindi un paese che esporta 50 e importa zero, con un Pil di 100, conta come un paese che esporta zero e importa 50 (se il Pil è 100 anche in questo caso). Ovviamente il primo paese non salterà per aria e il secondo sì, ma questo ai neoclassici non sembra interessare molto. Il fatto è che se si inserisce questa variabile insensata, essa normalmente ha un segno positivo (“ah, vedi, allora liberalizzare il commercio aiuta la crescita: orsù, si liberalizzi, libberismo, libberismo!”), ma lascia più o meno invariata la significatività statistica delle altre variabili “offertiste” (investimenti, spesapubblicabrutto, ecc.), per cui il modello non salta.

Ma se provi a metterci il tasso di crescita vincolato, come esplicativa, regolarmente quello si “mangia” completamente le altre variabili, il cui contributo alla spiegazione della crescita effettiva piomba a zero. 

Divertente, ma non per i neoclassici...

E nota: se spieghi la crescita del prodotto con la crescita delle esportazioni sic et simpliciter, anziché con il vincolo esterno (cioè se non dividi la crescita delle esportazioni per l’elasticità delle importazioni al reddito), la relazione che ottieni è molto meno forte:


Insomma, non basta considerare quanto si esporta. Bisogna anche considerare quanto si dipende dall’estero.

Approfondiamo questo punto.

Significato economico
La relazione c’è, i dati la supportano. Proviamo a interpretarla. Intanto abbiamo visto che il tipo di arrangiamento monetario sottostante ha poco a che vedere con il vincolo. Il vincolo ha natura reale (da res, rei), non monetaria: dipende dalla necessità, se vuoi una cosa, di darne via un’altra (fosse anche la tua forza lavoro). Ripeto: come questo scambio venga mediato non ha particolare rilevanza. Può anche essere mediato dal credito: ma il credito non fa che spostare nel tempo la necessità di reperire le risorse per effettuare un pagamento. È il suo bello (se le risorse riesci a reperirle) ma anche il suo brutto (se non riesci a reperirle: citofonare Trippas). Viceversa, i parametri chiave del vincolo esterno sono due, e sono entrambi “reali” (riferiti a grandezze non monetaria) e “strutturali”: il tasso di crescita delle esportazioni in termini reali (cioè la crescita del volume di beni venduti all’estero), e l’elasticità delle importazioni al reddito.

La crescita delle esportazioni è al numeratore (sta “sopra”: proporzionalità diretta), il che significa che più esporti, e più puoi permetterti di crescere. Non è detto che tu lo faccia. Potresti farlo senza fallire (per colpa del debito estero). Ma potresti non volerlo fare perché vuoi far fallire gli altri (citofonare Merkel): in questo caso, reprimerai la domanda interna, cioè non distribuirai la giusta mercede ai tuoi operai, Dio si incazzerà un pochino, ma tanto a pagare gli operai e a morire c’è sempre tempo, e nel frattempo la tua crescita sarà inferiore al massimo potenziale. Questa cosa è importante da capire (ed è anche fonte di infinite disquisizioni teologiche che vi risparmio, e che in effetti sarebbero il mio vero lavoro, fra gli economisti post-keynesiani). Il modello di Thirlwall non è, come qualcuno tende a banalizzarlo, un modello di crescita export-led (guidata dalle esportazioni). Non dice esattamente che le esportazioni causano la crescita. Dice che le esportazioni vincolano la crescita. Non dice che se esporti molti crescerai molti. Dice che se esporti poco e cresci molto poi fallisci (perché hai anche importato molto, ma esportando poco non avevi le risorse per farlo). In questo senso il modello è asimmetrico. Se volete, si può usare la classica metafora della corda, quella che si usa per la politica monetaria: anche le esportazioni sono una corda, nel senso che secondo la logica del modello non puoi usarle per “spingere” la crescita, ma se non ne hai abbastanza ti tengono la crescita col guinzaglio a strozzo (e gli strozzini si sa chi sono: i famosi mercati).

Al denominatore (cioè sotto: proporzionalità inversa) c’è invece l’elasticità delle importazioni al reddito. Cosa esprime p greco? Esprime la dipendenza strutturale di un paese dai beni e servizi prodotti all’estero. Se l’elasticità è alta, questo significa che quando i residenti si trovano qualche soldino in tasca, le importazioni del paese crescono in modo più che proporzionale. Ricordate? È un fatto stilizzato che questa elasticità sia in media intorno a due. Nel campione di 177 paesi che abbiamo considerato l’elasticità media (calcolata alla boia d’un Giuda come v’ho detto) è pari a 1.68 e la mediana a 1.73. Se arrotondi all’intero più vicino ti dà 2. Diciamo quindi che se il reddito aumenta dell’1%, le importazioni aumentano di una cosa che potrebbe essere 1.5%, 2%, 3%... Insomma, normalmente in questo ordine di grandezza.  Bene: una elasticità più alta significa che quando il reddito aumenta ci si rivolge in misura proporzionalmente maggiore a prodotti esteri, cioè che l’economia considerata è particolarmente dipendente dall’estero, perché non è in grado di produrre quei beni (di consumo o strumentali) o quei servizi (ad esempio di trasporto, finanziari, ecc.) dei quali ha bisogno per sostenere la sua maggiore crescita. Ma se le cose stanno così, allora è evidente che questa economia, proprio in quanto dipende più di altre dai prodotti esteri, a parità di esportazioni potrà permettersi meno delle altre di crescere (perché la maggior crescita le alza proporzionalmente di più il conto da pagare per saldare le importazioni).

Il significato economico quindi è piuttosto ovvio. Il modello può essere complicato ad libitum. La versione che sviluppo nell’ultimo lavoro è questa:



ma ne parliamo un’altra volta.

Perché laggente non capiscono il vincolo esterno?
Se siete arrivati fin qui con le ossa sane, vi porrete anche voi la domanda che mi pongo io. Se compri qualcosa, o prima, o poi, o cash, o a credito, l’hai da paga’, altrimenti passi un guaio. Questo è il vincolo esterno. Nasce con l’uomo, e con l’uomo morirà (quindi è eterno, stante la nostra simpatica abitudine di erigerci a metro del cosmo)! Non si capisce proprio come qualcuno possa pensare che un qualche regime monetario, e in particolare l’adozione della moneta unica, avrebbe mai potuto abolirlo, questo vincolo esterno. Quando qualcuno pensa e dice una cosa così strampalata porto la mano alla fondina (e faccio anche un paio di altre cosette), perché se, di fatto, teorizzi la sòla (la fregatura, il comprare senza pagare), allora è molto probabile che tu sia un sòla, o almeno un Solone.

Se permettete, mi risparmio i memmetari, e insisto invece su due versioni “ortodosse” di questa simpatica fola, della storia dell’albero della cuccagna: quella dei tre porcellini, di cui abbiamo già parlato, e quella del prof. Rodano. Vorrei farne con voi un’analisi semantica per capire dov’è che si nasconde la magagna.
I tre porcellini (Pisani-Ferry, Gros e Emerson), da economisti di grande rango e visibilità internazionale, sono dovuti venire a patti con la realtà. Quando erano pagati per dire che la moneta unica avrebbe funzionato, il loro studio elencava ben 16 meccanismi attraverso i quali questo sarebbe successo (è difficile capire una cosa se il tuo stipendio dipende dal non capirla, ma è anche semplice dimostrare una cosa se il tuo stipendio dipende dal dimostrarla). Quello che ci riguarda qui, e che ha a che fare con il vincolo esterno,  è il 14, esposto a pag. 24 dello studio, nel paragrafetto intitolato (traduco): “Saranno disponibili flussi finanziari per assorbire gli shock (meccanismo 14)”, paragrafetto il quale recita: “Fra gli effetti principali dell’Unione Monetaria ci sarà quello di far scomparire il vincolo della bilancia dei pagamenti nel modo in cui viene sperimentato nelle relazioni internazionali”. Voi, che ormai siete esperti di vincolo, avrete capito che questo significa: potrete comprare a credito senza avere problemi. E infatti il paragrafetto prosegue: “i mercati privati finanzieranno qualsiasi debitore affidabile e il saldi fra risparmio e investimento non saranno più vincolati a livello nazionale”. E qui, se vi ricordate il post sulla Grecia, capirete che i nostri amichetti ci stavano dicendo che sarebbe stato possibile indebitarsi con l’estero senza limiti. In termini analitici (leggetevi il post sulla Grecia se non lo avete fatto: leggetelo, e rileggetelo) è infatti contabilmente sempre vero che:

X – M = S – I

Quindi dire che il saldo fra risparmio e investimento “non sarebbe stato vincolato a livello nazionale”, cioè che un paese non sarebbe più stato tenuto a finanziare i propri investimenti con il proprio risparmio, equivale a dire che il vincolo esterno non avrebbe più vincolato le singole economie nazionali, cioè che non sarebbe più stato necessario finanziare le proprie importazioni con le proprie esportazioni.

Nel mondo in cui S<I (il risparmio nazionale è minore degli investimenti, che quindi sono finanziati ricorrendo al capitale estero), necessariamente è anche X<M (le esportazioni sono minori delle importazioni, che quindi sono finanziate con credito estero). Guardate che le due cose possono largamente coincidere, non solo in termini contabili. Pensate ad esempio a un imprenditore che compra un bene strumentale all’estero facendo un mutuo con una banca estera o collocando un bond all’estero: avete un investimento (acquisto di bene strumentale), una importazione (perché il bene viene dall’estero) e naturalmente un incremento del debito estero. In questo caso le tre cose coincidono, ma non è necessario che la relazione sia immediata e coincidente: può anche essere mediata dall’azione di più operatori (l’imprenditore compra il bene strumentale in Italia ma il produttore compra componenti o materie prime all’estero, ecc.).

E come sarebbe stato possibile svincolare S da I o X da M? Ma ve l’ho detto tante volte (al mid-term goofy dell’anno scorso, in L’Italia può farcela, ecc.): perché S. Mercato Privato avrebbe dato i soldi a tutti e soli quelli che ne avrebbero avuto bisogno ed erano in condizioni di restituirli.

Purtroppissimo non è andata così, però.

Peccato, ve’?

Chi se lo sarebbe aspettato.

Mannaggia, che sfiga. Però più Europa, eh, mi raccomando, sennò chi li sente i Wu Minkià, che di questa Europa sono degni aedi!

Ora, chi ha scritto queste parole leggere non poteva non giustificarsi, soprattutto considerando che lo aveva evidentemente fatto per motivi venali e in palese conflitto di interessi. La toppa però è peggiore del buco, come capita quando la scemenza detta è troppo grossa:

In particolare, l’atteggiamento “non potevamo sapere” (nel paper c’è anche “eseguivamo gli ordini”) fa un po’ specie, perché che l’Unione Monetaria non avrebbe abolito il vincolo esterno era stato detto sul Financial Times indovinate un po’ da chi? Ma certo! Da Tony nel 1991, come noi sappiamo dal 2012 grazie a me (e a Tony che mi ha mandato il ritaglio del Financial Times), e Pisani-Ferry, guarda un po’, non sapeva nel 1991 (perché quell’anno l’abbonamento gli era scaduto e non lo aveva rinnovato, sai com’è, a Bruxelles la vita costa cara, devi pur fare qualche sacrificio per essere economista della Commissione...).  L’articolo di Tony era già cristallino senza passare per l’apparato analitico (che Tony aveva pubblicato 12 anni prima), ma suppongo che dopo la lezzioncina di oggi vi sarà ancora più perspicuo. Del resto, può essere interessante sapere che la legge di Thirlwall nasce in economia regionale: la prima applicazione è l’articolo di Dixon e Thirlwall  (1975) sui differenziali di crescita fra regioni di un medesimo Stato. Vi sto dicendo quello che avete capito: cioè che Pisani-Ferry nel 1991 diceva che con la moneta unica gli stati membri sarebbero diventati come regioni di un singolo Stato, e che Dixon e Thirlwall 16 anni prima avevano dimostrato sugli Oxford Economic Papers che il vincolo esterno vale anche fra regioni di un medesimo Stato (non sul rotolo della carta del cesso, Dio santo! Su una rivista che piace perfino al comitato politico di FARE, l’ANVUR!). Quindi dire che gli Stati sarebbero diventati regioni equivaleva a dire che un ammalato di cancro sarebbe diventato un ammalato di tumore. Il nulla vestito da diagnosi.

Non è poi strano che il vincolo esterno condizioni anche la crescita regionale, in fondo. Il motivo è il solito: non importa il mezzo di pagamento, in qualche modo se importi “troppo” pagherai. Il Sud dell’Italia, ad esempio, ha pagato in uomini, no? Cos’è l’emigrazione massiccia sperimentata dal Sud se non la risposta a una elevata dipendenza strutturale dal resto del paese? (Dipendenza alla quale non siamo ancora riusciti ad ovviare, peraltro, o comunque non con i trasferimenti pubblici). Succede così: il recupero di competitività passa per la deflazione salariale (le “gabbie”, qui da noi), con tutto quello che ne consegue (crollo della domanda regionale, disoccupazione, emigrazione). E non vediamo oggi lo stesso meccanismo all’opera in Spagna e Grecia (ma anche Lettonia o Bulgaria)?

Bene: Pisani-Ferry lo vede nel 2015. Tony nel 1975. Solo quarant’anni prima, ma Pisani-Ferry appartiene al mondo di quelli che hanno tempo, come i Wu Minkià o er Barbetta o il Fognatore o er Nutella ecc.

Quanti ne abbiamo visti passare...

Peraltro, prima di intonare la litania “mercatobbrutto”, sarebbe bene che l’intellettuale sentimentaloide di sinistra, che tifando euro tifa mercati, capisse che i mercati per i quali lui tifa senza rendersene conto non sono “cattivi”, come lui li dipinge nelle sue stucchevoli oleografie buoniste. Semplicemente, i mercati finanziari non sono (e non sono tenuti ad essere) la soluzione di problemi di dipendenza strutturale da beni esteri. Non sono lì per quello. La loro ottica, fra l’altro, è quella di breve periodo propria di tutti gli operatori privati (e anche di molti governi, va detto). Ne abbiamo parlato a lungo qui (un esempio). Quindi come si fa a pensare di devolvere ad essi, nella loro comprovata fallibilità, la soluzione di problemi di dipendenza strutturale? (Il vincolo esterno, lo abbiamo visto, è un vincolo reale e strutturale, non un vincolo temporaneo e di liquidità). Fra il sentimentalismo “de sinistra” e “l’ottimismo della sragione” dei bruxellocrati, chi c’è andato di mezzo lo sapete.

Addavenì Caligola...

Ma occupiamoci di Rodano, il quale, avendo minori responsabilità e considerandosi (ce lo ha detto lui con una certa civetteria) un pensionato, per hobby scrive cose come queste:


Che devi dire se non: “Vabbè...”. Ma insomma, Giorgio caro: non solo questa cosa non funziona, perché non è vero, in tutta evidenza, quello che dici in nota:


No, non è solo questo! Il vero problema è che tu, da pensionato e quindi scusabile se poco al corrente dei recenti sviluppi, per pura sfiga (e me ne spiaccio per te) vieni a dire una cosa simile proprio nel momento in cui, come ho appena fatto vedere, i colleghi poco scrupolosi e molto venali che l’hanno affermata per farci imboccare nella simpatica trappola nella quale siamo ritrattano, dicono che “non potevano sapere”, cioè preferiscono passare per degli incompetenti che non leggevano né il Financial Times né gli Oxford Economic Papers, pur di non prendersi la responsabilità di quella affermazione che tu, così, a cuor leggero, e con un tuo tutto particolare senso dell’opportunità, vieni a proporci oggi, quando essa si manifesta palesemente falsa!

Ussignùr...

Spectacularly ill-timed: cosa altro dire?

L’argomento secondo il quale siccome paghi Eurozona su Eurozona non esaurisci le riserve di dollari è un argomento fasullo, per il semplice motivo (che anche l’ultimo dei miei lettori capisce e potrà spiegarti if needed) che se in Italia non c’è la rotativa dei dollari, bè, non c’è nemmeno quella degli euro. Lo ha spiegato De Grauwe. Quindi il fatto che apparentemente non ci sia un drenaggio di risorse (la valuta pregiata) a fronte di un eccesso di importazioni intra-zona è ingannevole. Il problema esiste: è una tonnellata di polvere sotto il tappeto: prende la forma di quei crediti privati dei quali qui tante volte e prima di tanti abbiamo parlato, e che, come l’ultimo dei miei lettori sa, sono la vera causa dei nostri squilibri.

La verità è un’altra: magari dovessimo ancora pagare le importazioni dalla Germania in valuta forte! Questo avrebbe messo un ovvio meccanismo di stop loss alla crisi: a riserve finite, si svaluta, come in 177 altri paesi al mondo, e c’è un fresh start, dopo che i creditori hanno assorbito la perdita causata loro dal loro comportamento imprudente (ma non ci commuoviamo troppo: sanno loro perché l’hanno fatto, e vedrai che gli è convenuto...).

Concludendo
Dai, che fra un po’ ci sono gli exit poll...

Era molto tempo che volevo spiegarvi questa cosa, dalla quale discendono una marea di altre cosucce interessanti (ad esempio, l’impatto sulla crescita del tasso di cambio reale, ecc.). La carne al fuoco era tanta, ma vi lascerò il tempo per digerirla. Devo chiudere un altro lavoro. Voi intanto se avete dubbi chiedete, e io, se avrò tempo, risponderò. Ma non fate domande delle quali la risposta p nei link. Se siamo qui pochi ma ottimi è perché non siamo qui per divertirci: capire è sempre faticoso, e di questi tempi, poi, è anche sgradevole. Scendere di un altro girone nell’orrore di One market, one money, pensare quanti morti ha causato quello studio, e su quali premesse analitiche inconsistenti era fondato (tanto che chi lo ha fatto sente oggi il bisogno di scusarsi: vi rendete conto?), è cosa che dà le vertigini.

Ma come voi condividete con me lo spossamento e l’orrore, così io li condivido con voi.




(...solo una cosa ai colleghi che arrivano adesso nel dibattito: se finora avete preferito ignorarlo, sapete voi perché lo avete fatto. Ma se ora, per motivi che ignoro, volete entrarci, studiate! Lascio valutare a chi ha letto questo post se una persona che nel suo articolo sull'euro non cita lavori fondamentali come Dixon e Thirlwall (1975), Pisani-Ferri (2013), Fernandez-Villaverde et al. (2013), Constancio (2013), e tanti altri, possa permettersi, senza suscitare un franco scoppio di ilarità, questo genere di affermazioni:





E questo elogio delle proprie competenze prima di presentare una rassegna della teoria delle aree valutarie ottimali che sarebbe andata forse bene negli anni '80!... Il testo, queste competenze, non le dimostra, e ovviamente ne parlerò in dettaglio e nelle sedi competenti, quindi prima di dare del semplificatore o dell'incompetente ad altri (sempre senza avere il coraggio di farlo in faccia, va da sé: avreste dovuto vedere la faccia di Rodano quando s'è accorto che ero fra il pubblico del suo seminario!), buon senso vorrebbe che ci si interrogasse su se stessi, che si facesse, che so, almeno una ricerca bibliografica elementare...

Forse non vi è chiaro: da qui dovete passare, cari tromboni pensionati!

La sinistra "intellettuale" che vuole rifarsi una verginità intervenendo con il consueto tono da "padre nobile" lascia francamente sconcertati. Avete appoggiato senza se (e anche senza sé) e senza ma un progetto di deflazione salariale perché ritenevate che avrebbe tutelato il valore delle vostre pensioncine. Questa è la vostra political economy (ho detto political economy, non mi sono pronunciato sulla correttezza e coscienziosità professionale), e pensate che non si veda? Il lavoro di Rodano cita quattro fonti: Bagnai, Biasco, Bootle e Sapir, delle quali le ultime due sono citazioni di seconda mano dal mio libro (è evidente che Rodano non ha letto Bootle, tutta la sua discussione dei costi dell'uscita lo dimostra), e quello di Biasco è il lamento di un altro pensionato, con zero - 0 - fonti scientifiche. Discorsi da bar fatti da personaggi che bastano a se stessi, che ritengono di essere giganti al cospetto di nani, che probabilmente tratterebbero con lo stesso tono patronising Stiglitz o Meade o Kaldor o Thirlwall. E questi qui, questa roba qui, si permette di parlare delle "semplificazioni" dei social media, nel presentare un loro paper su un problema così complesso, dove di fatto viene citato un solo lavoro scientifico: il mio?

Capite bene che la sinistra dovrà fare scelte dolorose, perché con un supporto intellettuale di questo genere non va da nessuna parte...)

70 commenti:

  1. Grande Bagnai; vola alto in un ambiente pestilenziale!

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  2. Grazie.. se le interessa avevamo capito e mio padre quando ero piccino mi aveva spiegato la cosa ( ha la terza media)..

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  3. Durante il periodo della tesi non mi è stato possibile seguire alcuni post relativi al KPD, quindi, insieme a un mio amico, facemmo un documento PDF che raggruppasse tutti i posti KPD compresi i post correlati. In tutto sono 277 pagine, la formattazione non è perfetta ma se alcuni di voi non hanno potuto seguire tutta la saga gli consiglio di scaricare e di stampare questo file pdf:

    KPDplusCORROLARI.pdf

    Da parte di due studenti di ingegneria.

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    1. Quel «da parte di due studenti di ingegneria» ve lo traduco io: «Ci siamo rotti i cosiddetti di essere sperculati da Bagnai che ad ogni piè sospinto se la prende con gli ingegneri, ma poiché, ahimè, Bagnai ha tremendamente ragione, sia sull'euro sia, purtroppo, sugli ingegneri, collaboriamo e speriamo in futuro in maggiore clemenza verso la.demenziale categoria...»
      Ho tradotto/tradito bene la vostra ultima frase? :-)

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    2. P.s. e correggete quell'orrore nel nome del file, che date altro materiale al prof. Bagnai...

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    3. Caro Stefano Longagnani, credo che Lei abbia centrato il punto :D.

      Quell'orrore di ortografia è stato fatto apposta per mantenere vivo lo stereotipo dell'ingegnIere.


      Il link funziona solo tramite pc, dovete cliccare su "free user", tuttavia qui ho messo altri due link, il primo da dropbox e il secondo da un altro sito di uploading. spero vadano bene anche per ipad o smartphone:

      KPDplusCORRRROLLARIdropbox

      KPDplusCORRRROLLARIwikisend

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    4. @Stefano Longagnani

      Ottima analisi di testo - e anche l' "orrore" è carino ;-)

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    5. devi cliccare sul manometro della freccia rossa, se clicchi da altre parti ricarica e basta.

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    6. grande post, anke se impegnativo, ed encomiabile iniziativa di Davide Ercole, ma io continuo a non riiscire a scaricare, mi ricarica sempre la pagina ovunque clicchi, sia con Firefox che con Chrome

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    7. Caro Stefano Longagnani, credo che Lei abbia centrato il punto :D.
      Quell'orrore di ortografia è stato fatto apposta per mantenere vivo lo stereotipo dell'ingegnIere.


      Il link funziona solo tramite pc, dovete cliccare su "free user", tuttavia qui ho messo altri tre link, il primo da dropbox, il secondo da un altro sito di uploading mentre il terzo è un sito in cui voi dovete condividere un qualsiasi file per scaricare quello che vi interessa. Spero che questi link vadano bene anche per ipad o smartphone:

      KPDplusCORRRROLLARIdropbox

      KPDplusCORRRROLLARIwikisend

      KPDplusCORRRROLLARIscribd

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  4. Caro Alberto, questo post è bellissimo, uno dei più belli, per profondità e complessità di argomentazione, per la capacità che ha di far vedere ai ciechi e di far capire agli stupidi (che siamo noi). Ed è un esempio di "democratizzazione elevata della scienza", un esempio raro. Ma è anche un post drammatico. Su questo vorrei soffermarmi brevemente, perché non so se gli amici del blog afferrino fino in fondo il dramma, in cui è piombato un paese, in cui un professore associato da anni sta prendendo a pesci in faccia i vari ordinari della propria disciplina (più, occasionalmente, qualche altro di altro raggruppamento). È un tema che tu stesso hai messo in luce varie volte, quando dici che tu non fai altro che ripetere ciò che c'è scritto nei manuali, che tutto era già stato detto, che si sono scritte cose senza senso per puro interesse personale. Ma io, da tuo collega ormai in pensione, vorrei che gli amici del blog capissero la situazione drammatica, in cui è piombato l'ambiente universitario, che ha tranquillamente distrutto qualsiasi decenza disciplinare per interessi politici e individuali. Per spiegarsi meglio (se io stesso ho capito bene): Martin Feldstein e Rudiger Dornbusch, quando si pronunciavano contro il progetto euro, lo facevano da economisti neoclassici (Feldstein, se non erro, era un falco reganiano, Dornbusch un Chicago boy, ma correggimi se sbaglio), ma si guardavano bene dal sostenere l'insostenibile. So bene che nessuno è puro negli ambienti universitari, ma c'è un limite invalicabile, che è imposto dalla disciplina stessa e dalla documentazione; si può essere contraddittori, si può cercare di sollecitare il più possibile i dati e di guidarli più o meno dolcemente verso soluzioni gradite; ma non si può violentare impunemente una disciplina senza gettare discredito su chi quella disciplina esercita. Da quanto leggo, ormai da anni, in questo blog e altrove, il discredito ha distrutto l'ambiente universitario, così come la classe dirigente di questo paese. Gli amici del blog forse non possono capire fino in fondo che cosa significa che un professore associato (lo dico da professore associato) possa trattare in modo così umiliante un cattedratico; nessuno di noi avrebbe mai potuto fare ciò che tu stai facendo da anni con gente come Devoto, Pugliese Carratelli o Santo Mazzarino o Roberto Longhi e così via (pur non concordando spesso con ciò che dicevano). E quando dici che l'ANVUR è il comitato politico di FARE, dici un'altra drammatica verità, che so per motivi personali. Tutto questo significa la distruzione dei concetti di autorevolezza e affidabilità di una classe intellettuale ridotta a fare da galoppino a una politica dissennata. Questo nostro amato e infelice paese davvero non ha speranza con una classe intellettuale e universitaria tale, da poter essere sberleffata e sghignazzata da uno studioso attento, che cita con competenza la bibliografia opportuna e ricorda le argomentazioni scientifiche con la dovuta obiettività. È terribile tutto ciò e a tutto ciò non c'è rimedio per il discreito diffuso ormai tra i cosiddetti "addetti ai lavori". Che, essendo ormai degli ascari, saranno poi trattati da ascari dai loro "amici" che osserveranno con ghigno sarcastico le tante scemenze che dicono. E noi, che un minimo di fondamentali del lavoro "scientifico" conosciamo, come facciamo a non guardare con disgusto questi "venduti"? Hanno idea di che cosa stanno preparando politicamente questi sciagurati? Bisogna attendere l'esplosione finale, che non mancherà. Poi potremo finalmente ripartire con le forze migliori che ci sono (a cominciare da qui). Almeno così speriamo. Ancora molti, molti complimenti per questo post, bellissimo e drammatico.

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    1. Grazie. Sì, la situazione è drammatica. Stiamo vivendo una trahisons des clercs senza precedenti, e chi ha tradito il buon senso e i principi elementari della propria disciplina sarà moralmente responsabile di un bagno di sangue senza precedenti, come del resto lascio capire nel mio ultimo libro. I maestri della tua disciplina, che tu citi, avevano letto Tucidide su un testo più autorevole delle cartine dei Baci Perugina? Suppongo di sì. Io vorrei farti capire il senso di straniamento che si prova entrando nel dipartimento che fu di Caffè, maestro della maggior parte di quelli che ora ci insegnano, e trovarsi intorno persone con le quali hai condiviso un percorso, che magari negli anni '90 ti tenevano un po' in disparte perché non eri abbastanza "de sinistra" (non avendo fatto economia III e IV con Garegnani), e che oggi parlano esattamente come Giannino: credono che la moneta sia esogena (quando Arcelli, che non era Graziani, ci insegnava che era endogena), sono supply-siders, sono convinti che svalutazione esterna = svalutazione interna, ecc. Solo chi ha visto "L'invasione degli ultracorpi" può capire il senso di angoscia, di impotenza, di orrore. E solo chi ha letto abbastanza libri senza figure può condividere, come tu con me condividi, lo sgomento. Io e te possiamo solo sperare di morire prima che accada quello che a questo punto necessariamente deve accadere, dove al deve darei, in tedesco, almeno due significati (mettendoci anche il sollen, tanto per capirci). Se non fosse che io voglio campare fino a 100 anni, e questa cosa altri 47 anni non dura. Quindi rafforziamoci.

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    2. Questo suo commento, Celso, mi ha colpito profondamente. L'auctoritas è un concetto centrale nel sapere. Non ci rimettiamo ogni volta a dimostrare che è la terra a girare intorno al sole. Si va avanti. Il nano monta in spalla al gigante. Eppure... Eppure... Tralascio la mia esperienza universitaria, un singolo caso non fa statistica. Ma nel mondo del lavoro, girando, la casistica si amplia e ho notato anche nel mio campo una progressiva erosione dell'autorità, a causa principalmente di coloro che sono arrivati nella posizione di esercitarla: spesso si sottraggono all'etica professionale che il loro sapere imporrebbe. Ne eludono i fini, piegandoli ai loro propri interessi di bottega. Confesso di non riuscire a spiegarmi tutto con la malafede, forse sono un allocco. L'errore di calcolo mi persuade maggiormente. Il difetto di lungimiranza è notevole: pian piano si stanno divorando il terreno sotto i piedi. Peccato che su quel terreno ci stiamo anche noi e, forse alla lunga, anche loro e i loro figli. Riflettendoci però, mi sembra anche di notare un ambiente meno severo: meno critiche, meno individui che ti saltano al collo se dici boiate, meno "selezione naturale", se vogliamo. Oggi parte dell'autorità è anche stata "annacquata" dal moltiplicarsi del volume di informazioni: in libreria troviamo Pirandello in un angolo e al suo fianco in bella mostra campeggiano i libri del primo giornalista insetto volante che capita. Vengono entrambi denominati "libri", hanno la stessa forma e lo stesso odore, ma il secondo ha molta più pubblicità, appare in televisione. Non so se qualcuno di voi ha mai letto "Homo videns" di Sartori, tratta di come il ragionamento soccombe di fronte alla forza delle immagini, eliminando alla lunga il senso critico. Mi scuso per il riassunto sempliciotto e volgare, il libello merita. E alla luce della sua lettura anche la prospettiva sull'odierna auctoritas cambia.

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    3. Il dubbio e la diffidenza verso le auctoritates sono alla base della filosofia occidentale moderna. Purtroppo l'esito di questa tendenza, in sé positiva, è lo scetticismo estremo e il "pensiero debole" post-moderno.
      Ieri su TW ho avuto un "interessante" scambio con un tipo che usurpa l'immagine di Keynes: praticamente lui (che sosteneva che se usciamo dalla moneta unica e si ripristina la scala mobile, l'inflazione schizza, anche in un contesto deflattivo come quello attuale...) sul tema euro dissente sia da Bagnai sia da Brancaccio perché "non ha guru ma ragiona con la propria testa"... Sostanzialmente è come se un cosmologo disconoscesse a prescindere l'auctoritas di Copernico e Galileo, e si ritrovasse a dar ragione a Tolomeo (evidentemente perché lui non ha guru e ragiona con la propria testa... LOL).

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    4. Mi sembra si stia perdendo di vista il punto che l'universo social è fatto apposta per dare voce a queste persone che si accreditano per il fatto di essere indipendenti, senza chiarire che lo sono non solo dai guru, ma anche dai principi basilari della materia nella quale si esprimono, della quale hanno nozioni dilettantesche e confuse, nella quale hanno zero esperienza di ricerca e di insegnamento, e che costituisce per loro la facile occasione per il classico "quarto d'orina di celebrità".

      Alla salute!

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    5. @ Bagnai

      Declino il brindisi, ma mi rivenderò la battuta.



      @ LucaF

      Dipende da cosa intendi per dubbio e diffidenza. A me per esempio pare che non ve ne siano a sufficienza, altrimenti non avremmo avuto bisogno di un Bagnai che evocava il fact checking in un talk show.
      Poi esiste la diffidenza "a prescindere": ah, vedi, è contro l'euro, è antipolitica, estremismo, quindi bufale. I pregiudizi sono umani, semplici e diretti, vanno per analogia, ma teoricamente il raziocinio dovrebbe aiutarci a superarli. Ma non certo facendo tutto il percorso daccapo: né chi non lavora sul campo può sperare dopo aver letto un paio di libri e altri articoli di avere le competenze di un professore universitario.
      Qui entra in gioco l'autorità: pubblica su riviste scientifiche, basandosi su fonti a loro volta già "controllate". Si crea una "catena affidabile", che incorpora dentro di sé una sana dialettica. Noi siamo portati a conferire autorità agli anelli più vicini a noi di questa catena, fidandoci del fatto che siano legati in modo sano a tutti gli altri anelli. Se quest'ultimo requisito viene meno, è il delirio. Si crea una tale confusione nella massa di informazioni che ognuno può dire quello che vuole. E chi viene ascoltato di più? Il più forte. Mediaticamente, ovvio. Una specie di legge della giungla. Ma allora perché diavolo ci siamo messi a fare tutto questo casino con il sistema più complicato e apparentemente meno efficiente mai ideato - lo stato democratico - se poi ci facciamo perculare sulle informazioni che ci servono a scegliere nel momento del voto? Questo fenomeno fa perdere fiducia nello strumento e pian piano le persone tornano al calduccio: a una vecchia, familiare, accogliente, sana e paterna guida dell'uomo di doti superiori alla media, che ci condurrà al benessere promesso.
      Amen.

      Almeno la vasellina non c'è bisogno di importarla, no?

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    6. @ prof. Bagnai:
      Evabbè profe, Lei su TW mi ha bloccato! In questo modo mi spinge verso i procacciatori del liquido sopra evocato (cmq su TW sono @folucar)...

      @ Niccolò:
      Ma infatti l'esito post-moderno e "debolista" del dubbio sistematico insito nel pensiero moderno è un portato dell'attuale fase storica a incontrastato dominio capitalistico. Da Habermas a Bagnai ormai sono in molti ad avercelo ben spiegato...

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  5. Una curiosità, se non le dispiace - riassumendo (spero correttamente) lei dice:

    Modello di Thirlwall (senza i 9 paesi Outlier) porta ad una 56% (spiega il 56% della variabilità internazionale dei tassi di crescita. )

    Il Modello di Solow spiega l'11% (ma oltre ai 9 paesi di cui sopra vengono tolti circa altri 30 per mancanza di dati).

    La mia domanda è: che risultato da il modello di Thirlwall se togliamo anche da lì i 30 paesi cui non è stato possibile applicare quello di Solow?

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  6. Prof. vada avanti, se l'orrore lo si condivide con altri, e ben armati di antiemetico, fa meno orrore. Post spettacolare.

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  7. Qualche giorno fa commenta i che avevo provato ad analizzare il commercio tra Italia e Germania riscontrando come, ovviamente, il saldo fosse andato in passivo per noi negli anni dell' euro.
    Mi interessava però analizzare anche il debito accumulato verso le banche tedesche e sul sito della BIS avevo trovato dei dati ma erano strani e non saprei dire se ero sulla pagina giusta. Visto che questo commento mi sembra più pertinente in questo post glielo ripropongo. Mi perdoni se insisto ma vorrei solo che mi postasse un link utile alla mia ricerca.

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    1. Non so se cerchi questo.

      Cliccare su Bank exposure map poi su italy. Li sono raffigurati i principali creditori del italia. Però è del 2011.

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    2. Grazie Corrado. I dati del grafico da te consigliati non sono troppo dissimili da quelli che io trovo a questo link (la fonte è sempre la BIS):

      https://www.bis.org/statistics/consstats.htm

      Scaricando il file dell'esposizione dell'Italia nei confronti della Germania (dato foreign claims) tra l'ultimo trimestre 2006 e il primo 2007 ho un salto da 31 a 357 milioni che non riesco ad interpretare.
      Per il resto, non riesco a mettere in relazione la crescita della nostra esposizione verso le banche tedesche con il peggioramento del nostro saldo commerciale. La mia idea era che, al netto della variazione dovuta al differenziale d'inflazione, il debito verso le banche tedesche dovesse crescere progressivamente mentre il nostro saldo commerciale precipitava durante gli anni duemila. Ma così non sembra essere stato. Infatti, prima del "salto" inspiegabile, tra il 2005 e il 2006 c'è una diminuzione di questa esposizione (stando ai dati che ho trovato) mentre il saldo commerciale peggiora. Al salto dell'esposizione del 2007 poi non sembra corrispondere un peggioramento del saldo commerciale ma un miglioramento.

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  8. Qualche settimana fa era ad una conferenza dove Bellofiore ma anche Warren Mosler sostenevano che il sistema Target 2 permettesse di mantenere squilibri nella bilancia di pagamenti fra Paesi della zona euro. La BCE in sostanza permetterebbe alle NCB di avere posizioni di credito/debito ad oltranza sul conto Target 2. Questo invaliderebbe il problema del "balance of payment constraint" all'interno della ZE. Ho anche fatto una domanda apposta per essere sicuro di aver capito. E mi han detto, "si, fin tanto che la BCE accetta di validare lo squlibrio sul Target 2, non si sono problemi". Lei Prof. cosa ne dice?

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    1. Scusa, cosa devo dirti più di quello che ho detto nel post? Non ci sono problemi? Ah, se lo dice Bellofiore allora siamo tranquilli. Del resto, era uno di quelli che dicevano che Bagnai la fa facile, poraccio, quindi lui la farà sicuramente difficile. Vorrei allora sapere di che cazzo hanno parlato la sera scorsa Draghi, la Merkel e Hollande, se grazie al Target 2 non ci sono problemi!

      Lo vedi che laggente non capiscono?

      Secondo te i problemi ci sono o no? E soprattutto, se non ci sono, ma chi cazzo te lo fa fare di leggere tutta sta roba? Sarai mica malato!?

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  9. Se ho capito, allora il fatto che l'elasticità sia superiore a uno era la leva usata da Monti per rimettere a posto i conti con l'estero "distruggendo i consumi".
    Quindi l'esistenza, l'importanza e il valore dell'elasticità (anche calcolata a spanne...) gli erano noti e ci contava con sicurezza.

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    1. Perdonami, Frank, non capisco la domanda. Per noi che siamo qui è un po' come chiedere se oggi è il primo giugno. La domanda non ha nulla di provocatorio, beninteso, ma a cosa serve la risposta? Ne approfitto per aggiungere un dettaglio. in questo caso la dimensione dell'elasticità è irrilevante in termini astratti, perché siccome le esportazioni sono esogene, qualsiasi distruzione di domanda interna migliorerà il saldo estero. A fronte di pari esportazioni, una sia pur minima riduzione delle importazioni migliora le cose, è chiaro.

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    2. Grazie, Prof.
      Uno fa una domanda banale per essere certo di avere capito e riceve in cambio qualcosa di più. Non avevo proprio pensato all'esogenicità delle esportazioni!

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    3. Concetto banale: chi mi fa perdere tempo è oggettivamente un troll (indipendentemente dalle sue sicuramente ottime intenzioni).

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  10. A me sembra che Monti la materia la conosca benissimo,poi che la realtà ed il suo racconto siano su due livelli totalmente distinti non c'è dubbio alcuno,ma nonostante gli sproloqui sulla corruzzione,la spesa pubblica brutta,l'evasione e amenità simili il buon Mario non ha fatto altro che seguire il passo 2.L' MMT è una cosa fatta da un americano sull'economia americana e per l'economia americana,cioè quelli che c'hanno la rotativa per la valuta pregiata e depositi di armi pregiatissime e che quindi del vincolo esterno possono sbattersene i cosìddetti.C'è una cosa che non capisco,chi ti assicura che il surplus di un paese all'interno di un'area valutaria venga investito all'interno dell'area valutaria stessa?E se uno è in surplus coi paesi dell'eurozona ma in deficit con l'esterno?E se un membro dell'area valutaria si finanzia al di fuori?

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  11. ecco perchè monti ha agito sul reddito ...

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    1. Ariòca! Ma questo lo abbiamo detto miliardi di volte!...

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    2. ha ragionissima prof, solo che il concetto dell l'elasticità delle importazioni al reddito fa appunto balenare subito l'azione del monti

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    3. hahaha che strano, molte persone qui sembrano illumintate dal concetto di elasticità che personalmente ritengo molto piu complesso di un banale: "se hai piu soldi compri piu cose".

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  12. Mi scusi Prof. Bagnai,
    spero di non essere inopportuno con questa domanda (ma chiedere è lecito e rispondere non è obbligatorio, ovviamente...): potrebbe consigliarmi(ci) un buon testo base di econometria?

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    1. Dovresti dirmi da dove parti e dove vuoi arrivare.

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    2. Scusate se mi intrufolo,a proposito di testi,visto che non lo trovo aggratis (quella schifezza di macroeconomia di Blanchard invece te lo tirano appresso),vale la pena comprare "Lezioni di politica economica" di Caffè? Ah,se le interessa qui TDE e IPF vanno alla grandissima,per il prestito ci sono code bibbliche.

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  13. Ma lei non mi vuol capire i Wunderbar. Nel loro magggico mondo ognuno dà quel che può (es. feuilleton rivoluzzzionari) e riceve quello di cui ha bisogno (dindini da Einaudi, mac da Steve Workers, direzione di collane editoriali)... Ma senza la mediazione dei vili interessi materiali borghesi e pariolini.
    È l'intimo gaudio di costruire una società socialista che guida gli uomini di buona volontà. Marx poteva risparmiarsi di scrivere quei noiosi libracci: basterebbe che se volemessimo bbene, all'occorrenza tirando du' pietre a chi non la pensa come noi.

    Che poi io li capisco sa, quando vanno contro i leghisti. È vero che i migranti vanno difesi, senza ironia. Ma alle loro mamme chi ci pensa?
    Ne sto incontrando tante ultimamente. Donne con i figli e i nipoti lontani, che prima sopportavano... Perché vedevano una prospettiva di ricongiungimento... O perché le criature avevano le ferie, un salario degno, potevano andarle a trovare... Ora nemmeno quello. Il "problema" è che capiscono in fretta, e hanno tante ricette per rendere deliziosa anche la carne più stopposa e dolciastra.
    Come quella di chi parla di "sciopero transnazionale dei lavoratori" - mentre ammette che ci sono voluti 3 anni per organizzare una manifestazione. Non so se il loro dadaismo e le inversioni logiche che sostengono configurano l'infermità mentale. Ma ogni giorno me ne fotte di meno.

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  14. È da quando avevi detto che la relazione tra importazioni e reddito era 2, piuttosto autoritariamente, che aspettavo questo post democratico. Ora aspetto con pazienza quello su come (e perché) la banca centrale possa contenere/gestire i tassi d'interesse dei titoli di Stato. Oppure mi iscrivo a un corso di politica economica.
    Mi sembra sempre più strano perché si sia voluto l'euro, in fondo i creditori e il complotto delle grandi banche non potevano avere interessi nel medio termine nella mobilità illimitata del capitale, a meno di un colossale e rischiosissimo moral hazard. E se comunque avessero avuto rassicurazioni in tal senso dai politici (che a posteriori sono avvenute), il gioco lo conduceva comunque la politica. È un ragionamento giusto? Si può parlare più che di fallimento del mercato di induzione al fallimento del mercato? Oppure bisogna credere che il cartello bancario fosse talmente addentro alla politica da poter pensare di dirigerne le scelte per un ventennio e oltre? Nel primo caso bisognerebbe prendersela con l'ignoranza e la hybris della politica, mentre nel secondo sarebbe La lotta ricchi vs poveri e allora sarebbe circonvenzione di quasi incapaci. Ieri ho visto delle foto di operai bambini nel Congo belga dalle mani tagliate [sic] dall'europeissimo re proprietario di piantagioni di caucciù non più tardi di un secolo fa perché non rispettavano i minimi di produttività richiesta: colpiscine uno.. Ecco, tenderei a non escludere nulla.

    Ah: da wikipedia: "Il ministro della cultura congolese, Christoph Muzungu, aveva deciso di reinstallare la statua, sostenendo che la gente dovrebbe vedere anche gli aspetti positivi del re oltre a quelli negativi. Ma poche ore dopo essere stata eretta al centro di una rotatoria vicino alla stazione centrale di Kinshasa, la statua alta sei metri fu buttata giù di nuovo, senza spiegazioni."
    Capito il ministero della cultura?
    E visto che in questo paese sulla cultura hanno già perso hanno pensato di fare quello, che qui ha sempre funzionato, della moralizzazione.

    A parte la piccola polemica la domanda resta: è la politica scriteriata di pochi visionari che ci ha portato nel baratro e il capitale si è difeso come poteva, cioè bene, con il mes & co., o è il capitale stesso che ha pilotato la politica fin dall'inizio? Penso che a seconda dell'interpretazione le risposte da dare alla crisi cambino notevolmente.

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    1. Polemica basata sul nulla (perché quando ho citato il fatto stilizzato di cui parli l'ho documentato con dati, e perché la dimensione del parametro non rileva per il ragionamento), e che comunque non capisco perché basata sul solito processo alle intenzioni.

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  15. Queste semplici domande che lei pone sono tutt'altro che banali. Ma credo che banale rischierebbe di essere, da parte mia, qualunque risposta perentoria.

    Per semplicità diciamo che mi piacerebbe approcciare la materia partendo da zero, con una preparazione matematica da liceo scientifico italiano dell'ultimo decennio (quindi bassa, temo...).

    Mettiamola così: se lei dovesse introdurre er Palla all'econometria, quale testo lo "inviterebbe" a leggere?

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  16. Legge concettualmente semplice quanto elegante. Mi sembra che una delle sue conseguenze sia che in un paese con saldo estero pari a zero sia sbagliato augurarsi una crescita del pil perchè ciò comporterebbe un aumento delle importazioni che, se non compensato da un aumento delle esportazioni, causerebbe un saldo estero negativo e una posizione debitoria. Ora, dato che le esportazioni sono esogene segue che è irrazionale che un governo intervenga per favorire la crescita del proprio paese se non è sicuro che i governi degli altri paesi facciano altrettanto. Questo, secondo me, getta un ponte verso i sostenitori della a-crescita. In un quadro di non cooperazione internazionale la cosa più razionale è fregarsene della crescita e affidare la soluzioni del problema della povertà alla stampa di moneta e alla sua redistribuzione sotto forma di reddito di cittadinanza.

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    1. ma se paghi la giusta mercede ai tuoi lavoratori il surplus del CA si trasforma nel giro di valzer successivo in domanda interna. O no?

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    2. visto che non sono stato bacchettato aggiungo che se sei un superexport la domanda della tua moneta dovrebbe da sola abbassa il surplus commerciale, ameno che tu non ne inflazioni il valore immettendo liquidità che, non esitendo il "vulcano dei soldi pubblici", genera cmq domanda interna. Detto così banalmente: se hai la tua moneta e paghi il giusto il tuoi lavoratori il CA tende al pareggio. A meno di situazioni anomale nelle quali la tua moneta non venga usata per comprare il tuo PIL, ma queste sono cose complesse delle quali non sono in grado di discettare

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    3. certo, si trasforma in domanda interna che farà,a sua volta, lievitare le importazioni e aggravare la posizione debitoria. La morale è che per poterti permettere di dare la giusta mercede devi avere cambi flessibili.

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    4. Cari gaspare e giuseppe, mi sembra che non ci siamo molto. La legge è dinamica, espressa in tassi di variazione, per cui un paese con saldo commerciale nullo può tranquillamente crescere, purché il suo tasso di crescita sia nel lungo periodo allineato a quello compatibile con l'equilibrio esterno. Non vedo cosa c'entri quindi la a-crescita, e non vedo come si possa "stampare moneta" (aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaargh!) e poi impedire che chi la riceve acquisti beni prodotti altrove, se ciò gli aggrada. Con queste considerazioni chiederei anche a giuseppe di rivedere un attimo quello che ha scritto.

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  17. e pensare che le Audi neanche mi piacciono.... :)

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  18. Mi permetto di segnalare che ho tradotto l'articolo di Thirlwall del 1979, spero in modo accettabile, qui. :)

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  19. Non siete stati bacchettati perché non ho avuto tempo per farlo. Vi sto facendo avvicinare...

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    1. Allora mi avvicino... :) ... alcune osservazioni:

      1) "Il vincolo ha natura reale (da res, rei), non monetaria: dipende dalla necessità, se vuoi una cosa, di darne via un’altra (fosse anche la tua forza lavoro)."

      A me sembra invece che sia un vincolo di natura prettamente monetaria: se vuoi acquistare dall'estero devi vendere all'estero per procurarti i mezzi di pagamento necessari (se non vuoi o puoi indebitarti con l'estero e se non trovi qualcuno che ti doni o trasferisca valuta, oppure se non puoi estorcerla tu a qualcun altro). Naturalmente devi vendere qualcosa (merci, aziende, isole, il Partenone, il tuo ministro delle finanze, il tuo popolo) ma il vincolo è sulla valuta estera, assumendo che tu non sia gli Stati Uniti.

      Esempio: cosa è successo al vincolo della Russia con il crollo del prezzo del petrolio?

      2) Stiamo considerando il caso di un'economia aperta. Un modo per allentare il vincolo è quello di chiuderla, almeno parzialmente. In questo modo l'Italia ha potuto sviluppare un settore industriale. Altrimenti

      3) E' possibile che nessun tasso di crescita, o almeno nessuno accettabile, sia compatibile con il vincolo della bilancia dei pagamenti.

      4) Infine, sono giunto alla conclusione che l'Identità X–M=S–I si debba in realtà scrivere X-M-Sv=Sr-I=0.

      Il risparmio reale Sr è sempre uguale agli investimenti, la differenza tra le esportazioni e le importazioni è invece pari al risparmio (nel senso di accumulazione) di valuta estera.

      In sostanza, l'identità X–M=S–I è priva di significato perché il termine risparmio, indicato da S, è mal definito.

      :)

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  20. @Giorgio D.M.
    cavolo, zero commenti..
    grazie

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  21. Hans-Olaf

    La grecia per riprendersi economicamente ha bisogno di un Grexit è cancellazione die suoi debiti, altrimenti subirà una crisi umanitaria causata dalla stretta difesa del euro. La grecia non sarà mai in grado di ripagare i suoi debiti. I costi per il contribuente tedesco sarebbero minimi.


    Olaf l'urlatore solitario o quasi, nel deserto del euro.

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  22. Mentre contemplo con stupore il regno incantato di eurolandia, cioe' il regno delle derivate tutte infinitesime (di X, di M e di Y) e mentre mi interrogo sul significato profondo della elasticita' p (come rapporto di due infinitesimi, che devono essere per forza dello stesso ordine), ecco che la cronaca ci riporta alle dure conseguenze pratiche di tutto cio': deflazione salariale ed aumento della disoccupazione....

    http://www.zerohedge.com/news/2015-06-01/french-unemployment-surges-most-7-months-new-record-high

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  23. Ho desiderio di ripetermi. In attesa della ciliegina sulla torta, che donerebbe la Salvezza temporanea al Cosmo, oltre ad una nota nella storia della letteratura italiana sei il più bravo professore d' Occidente.

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  24. Se ho capito bene, mi sembra di poter sintetizzare sostanzialmente così:
    Rodano ci dice (indirettamente) che la valuta unica "elimina le manifestazioni esterne delle difficoltà di bilancia dei pagamenti perché non c'è più un tasso di cambio da difendere e le riserve valutarie diventano irrilevanti" (T.Thirlwall,1991, riportato in TDE ), mentre alla successiva nota 18 ci dice anche (indirettamente) che "le manifestazioni interne del deficit di bilancia dei pagamenti rimangono" (T.Thirlwall,1991, riportato in TDE), proprio quando afferma che il passivo delle partite correnti può essere finanziato importando capitali dai paesi in surplus.
    Poi, dando una scorsa al suo lavoro, sembra avallare che la risoluzione degli squilibri economici derivanti da paesi in deficit strutturale e con relativo debito estero strutturale, sia l'adozione della teoria dell'OCA endogena, da perseguire nel medio-lungo termine.
    Asserendo, inoltre, che una alternativa di uscita dall'euro pagherebbe se si accettasse un diminuzione dei salari reali, il medesimo risultato che si ottiene applicando politiche di deflazione salariale stando dentro … della serie: allora tanto vale rimanere dentro ed attendere, godendo nel frattempo dei benefici del QE e del prezzo del petrolio basso…
    (non so se le palle le sono girate di più per il paternalismo del collega o per le tesi sostenute …!)

    OT - un articolo del FQ riporta notizia (da WSJ) che:
    “Fonti europee” citate dal quotidiano riferiscono però che “i governi dell’area euro non apprezzano un’interferenza americana in affari non loro. Se gli Stati Uniti vogliono che la Grecia sia anche un loro affare, allora mettano soldi sul tavolo”.

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  25. Ma Mankiw è keynesiano o neoclassico? Il professore di economia che ebbi all'università disse che era keynesiano (mentre qui si evincerebbe che è neoclassico), ma era anche uno che non riconosceva il quadrato di un binomio...
    AP

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    1. Mankiw è un fermo sostenitore del modello neoclassico. Il paper del quale ti parlo inizia con queste parole (a memoria): "This paper takes Robert Solow seriously". Può anche darsi che il tuo professore non l'abbia mai letto. È uno dei paper più importanti degli ultimi trent'anni, quindi basta averne sentito parlare.

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  26. P.C. Padoan "già ministro in pectore del mancato governo Pd [di Bersani nel 2013]. Mentre a Palazzo Chigi c'è già stato sia con Massimo D'Alema sia con il suo successore Giuliano Amato, consigliere economico di entrambi, che ha affiancato anche come direttore della Fondazione Italiani-Europei. All'Ocse dal 2007, prima come vicesegretario generale e poi anche come capo-economista, di incarichi all'estero nella sua lunga carriera di docente di Economia Internazionale ne ha avuti tanti. Culturalmente si è formato alla scuola di un grande economista come Giancarlo Gandolfo, ma anche sulle pagine di Quaderni della Rivista Trimestrale, fucina dei cattolici comunisti di Franco Rodano, alla quale collaborava assieme ad altri giovani che avrebbero fatto carriera nelle università come Mario Reale, Raffaele D'Agata, Claudio De Vincenti, Alessandro Montebugnoli, Stefano Sacconi, Alberto Zevi, per non parlare di Giaime e Giorgio Rodano".
    http://www.milanofinanza.it/news/chi-e-pier-carlo-padoan-il-nuovo-ministro-dell-economia-201402221256311603

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  27. Ma il vincolo esterno quando si applica alla francia???
    Quando inizieranno a valutare che non è possibile rendere sul trentennale la metà degli usa con quella bilancia dei pagamenti in assenza di crescita e possibilità di monetizzare il debito???
    Quando tocca a loro cambiano le regole?

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  28. Post come questo sono atti d'amore.
    Grazie.

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  29. qualcosa non mi torna del tutto.. nel primo grafico, quello con gli outlier, il tasso vincolato spiega il 33% della variabilità. Solo che gli outlier stanno tutti nel semipiano destro, quindi sono dalla parte di "quelli che dimostrano che il modello funziona", no? Per cui, levandoli, mi aspetterei che quel 33% diventasse più piccolo, non più grande, visto che ho tolto dei punti che supportano la mia tesi. O no? accetto mazzate, ma magari non sulla spalla sinistra che ultimamente è problematica..

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    1. Bisogna intendersi sullo "spiegare che il modello funziona". Data l'intrinseca asimmetria del vincolo (puoi vivere a lungo sotto di esso, ma non sopra), misurarne l'efficacia con un modello parametrico come quello di regressione in effetti è poco significativo. Se tutti i paesi fossero sempre sul vincolo dovresti avere una retta con intercetta zero e pendenza uno. In alcuni studi si riscontra una cosa di questo genere, in effetti. Tuttavia nel primo studio Tony preferiva ricorrere a misure non parametriche, come il coefficiente di cograduazione. Ti aiuta?

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    2. in realtà non molto, ma penso più per miei limiti tecnici, e precisamente non mi torna "Data l'intrinseca asimmetria del vincolo (puoi vivere a lungo sotto di esso, ma non sopra), misurarne l'efficacia con un modello parametrico come quello di regressione in effetti è poco significativo". Capisco l'asimmetria, non comprendo però perché allora misurarne l'efficacia con modello di regressione sia poco significativo. Penso però sia un mio limite sulle regressioni.

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  30. Buongiorno, se ho ben capito, in assenza di trasferimenti, la moneta unica potrebbe esistere in presenza di un sistema finanziario efficiente, ossia capace di prestare soldi solo a chi lo merita. Ovviamente ciò non è accaduto, a causa della miopia del sistema bancario.
    Allora, se le banche, anziché essere italiane, tedesche, francesi etc, fossero europee, il problema del debito estero (pubblico o privato che sia) sparirebbe? Le banche continuerebbero ad essere miopi e a “sbagliare”, ma non si potrebbe più parlare di creditori nordici e debitori mediterranei.
    Un’Unione Bancaria seria, con reale condivisione dei rischi, supererebbe quindi il problema del vincolo esterno?
    Se la banche sono state miopi fino all’esplosione della crisi greca, dopo hanno smesso di esserlo: gli spread erano la prova della ritrovata razionalità del sistema finanziario.
    Allora il QE, che gli spread tende a ridurli, impone dall’alto un ritorno alla miopia ed è una premessa per un aggravarsi della crisi?
    Quest’ultima conclusione mi sembra in perfetto accordo con il post “Il QE è un diversivo” e, me ne rendo conto, in parziale contrasto con un mio intervento critico al medesimo post.

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  31. Evito di elogiare il post, in quanto inutile, superfluo e scontato (l'elogio, non il post).

    Domanda:
    il caso di deficit (importazioni > esportazioni) può essere finanziato dal conio di moneta senza bisogno di accedere al debito?
    Se si, come si lega al vincolo esterno?

    (non ho letto tutti i commenti, appena riesco li leggo, ma pongo comunque la domanda)

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    1. Sei sicuro di avere letto il post?

      "Certo, se sei gli Stati Uniti rinvii il momento del botto, perché la tua carta la vogliono un po’ tutti."

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  32. Questa è la spiegazione del perché anche con più spesa publica e investimenti non si risolverebbe il quadro della situazione perché non si è protetti dall' ombrello dei mercati valutari.
    Si è sempre detto, ma ci voleva una spiegazione tecnica che mettesse i puntini sulle i!
    E non è neanche tanto difficile da capire!
    Grazie prof.

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  33. Per la verità la MMT non sostiene né che il corso forzoso sia spuntato nel 1971 né che in sua presenza il vincolo esterno non esista.

    http://neweconomicperspectives.org/2013/12/mmt-101-response-critics-part-5.html
    http://neweconomicperspectives.org/2014/02/mmt-external-constraints.html

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