sabato 5 novembre 2022

La situazione è grave, ma non è seria

 (...rieccoci qui dopo una lunga parentesi. Il convegno di quest'anno è stato, a detta dei 299 partecipanti - 300 porta un po' male, come le Termopili e Sapri insegnano - il più appassionante di sempre. A beneficio di chi non c'era stiamo pubblicando i video sul nostro canale YouTube. Ci siamo emozionati alla rilettura di Flaiano da parte di Fabrizio Masucci, abbiamo riso alla rievocazione di due anni di delirio da parte di sua eminenza Osho, abbiamo apprezzato la fredda lucidità di Davide Tarizzo, abbiamo accolto con rispetto e attenzione anche compagni che sbagliano come l'amico Enzo Pennetta. Ma non è di questo che volevo parlarvi oggi. Oggi, come spesso abbiamo fatto qui, volevo mettere le cose in prospettiva...)


Le recenti dichiarazioni del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco


(secondo cui "le prospettive dell'economia non preoccupano molto") manifestano una beatitudine su cui ci sarebbe da interrogarsi. Nella migliore delle ipotesi si potrebbe pensare che l'apparato "tecnico" voglia giocare un giochino piuttosto scontato: quello di lasciar credere che "il migliore" ci avesse posto su un sentiero virtuoso, in modo da poter addossare a chi gli è succeduto (noi) la responsabilità dei tempi grami che inevitabilmente ci attendono. Ma può anche darsi che un simile intento malizioso non ci sia, e questo è forse lo scenario peggiore. Quando l'anno prossimo saremo in recessione, voi avrete la bontà di ricordarvi che qualcuno ve l'aveva annunciata all'inizio di quest'anno, sulla base di una semplice analisi economica da libro di testo. Insomma, è la solita storia: nelle élite italiane qualcuno che ha letto il Dornbusch-Fischer c'è, ma è rara avis, e tendenzialmente non viene ascoltato, per il semplice motivo che la logica economica cozza contro certi "sogni" ideologici. Dal negazionismo verso la semplice aritmetica di ECON102 consegue un degrado generalizzato dei cosiddetti tecnici, che è forse la spiegazione più razionale di certe affermazioni avventate.

Cerchiamo allora, per l'ennesima volta, di mettere in prospettiva gli ultimi dati macroeconomici, per riflettere su quanto ci aspetta e per ribadire qualche punto di metodo.

Il Pil

...e partiamo da lui, dal Pil, il nemico ideologico degli sciroccati decrescisti. L'ultimo dato disponibile è la "stima flash" uscita il 31 ottobre scorso. I commenti evidenziano la sorpresa positiva (siamo cresciuti invece di calare), e il rapporto dell'ISTAT ci consegna una ulteriore buona notizia:


L'indice del Pil è al livello più alto dal 2010, e il suo valore in miliardi al suo valore più alto dal 2018:

(437.7 miliardi di euro).

Quindi "dall'inverno semo fora"?

No, naturalmente.

Per rendersene conto basta andare sul sito dell'Istat e ricostruire la serie partendo dal primo dato attualmente disponibile, che attualmente, per voi profani, è quello del primo trimestre 1996:

Questa semplice operazione ci permette di accertare che:

  1. il dato stimato per il terzo trimestre (estate) del 2022, cioè 437.7 miliardi, ci riporta indietro al primo trimestre del 2006 (437.9 miliardi), ovvero: siamo dove eravamo 67 trimestri fa (cioè un po' più di 16 anni fa);
  2. l'ultimo dato è inferiore del 3.5% al massimo storico raggiunto il primo trimestre del 2008 a 453.4 miliardi.

E già così si capisce che la situazione è estremamente grave. Ma quello che dovrebbe colpire nell'ultimo grafico è che vi si osserva una variabile che oscilla in un range fra i 350 e i 450 miliardi, e quindi manifesta un ciclo, senza mostrare alcuna particolare tendenza. Insomma: una variabile senza crescita di lungo periodo (in effetti, il tasso di crescita medio trimestre su trimestre è dello 0.15%). E la famosa crescita economica (che è crescita del Pil) dov'è?

Per vederla bisogna allargare lo zoom, e questo purtroppo voi non potete farlo, ma chi vi scrive sì. Usando l'edizione 1998 della contabilità nazionale trimestrale è possibile mettere questi dati in prospettiva, ricostruendo tutta la serie fino al 1970 (operazione che abbiamo fatto altre volte):

La parte evidenziata nel riquadro tratteggiato è quella che vedete nel grafico precedente. Come si intuisce, è l'ultima porzione di una storia di crescita che andava avanti da almeno 38 anni, e che nel 2008 si interrompe.

Qui ci sta un rapido approfondimento tecnico: potrebbe infatti sembrare che fino al 2008 le cose siano andate sostanzialmente bene, perché quella che si osserva è una crescita lineare con lievi oscillazioni cicliche. In effetti, le cose non stanno così, per il solito problema: 1 è l'1% di 100, ma il 10% di 10. Che cosa voglio dire? Che un aumento di 2.1 miliardi come quello del terzo trimestre del 1971 era un aumento dell'1% (perché il Pil trimestrale era poco sopra 200), mentre lo stesso aumento oggi è un aumento di circa lo 0.5% (perché il Pil trimestrale è di poco sopra 400). In altre parole, la storia che osservate non è una storia di crescita costante, ma di crescita a ritmi decrescenti, che dal 2008 diventa una storia di stagnazione.

Se aguzzate gli occhi, vedete anche bene il disastro austerità, che spezzò le gambe alla ripresa del 2011, e dal quale siamo usciti solo per cadere nel disastro COVID:


Ve lo evidenzio con un rettangolo arancione: sono cose che sapete, ma qualcuno è qui per la prima volta e ripassarle male non fa. Giusto per ricordare a chi vorrebbe percorrere la stessa strada che i salvataggi di Monti non ci hanno salvato...

Inflazione

Di questa abbiamo parlato da poco, ma ci sono aggiornamenti. L'Istat ha pubblicato i dati provvisori di ottobre: abbiamo quattro osservazioni da aggiungere, e il nostro grafico ora si presenta così:

Il giochino "mai così alta dal..." ci fa arretrare lungo l'asse dei tempi dal gennaio del 1986 al marzo del 1984 (un balzo indietro di due anni). Ma la cosa interessante non è questa, non è il giochino che interessa ai giornalisti, bensì un'altra: fra ottobre e settembre l'inflazione è aumentata di tre punti percentuali (da 8.9 in settembre a 11.9 in ottobre): un'accelerazione fortissima, la più rapida degli ultimi 66 anni. La seconda accelerazione più rapida si verificò nel settembre 1974, e portò l'inflazione al 23% dal 20.2% di agosto, con un aumento di 2.8 punti, e la terza accelerazione più rapida nel marzo del 1976, e portò l'inflazione al 13.9% dall'11.8% di febbraio, con un aumento di 2.1 punti.

Se confermata, questa accelerazione eccezionale non lascia presagire nulla di buono. La soglia del 15% è lì, a un passo, e poi, come ben sapete, e come del resto si vede anche nel grafico, i prezzi crescono più rapidamente di quanto scendano. C'è tanta letteratura su questa asimmetria, e anche noi abbiamo contribuito, portando in classe A un articolo nato su questo blog. Questo significa che le due cifre ce le terremo per un po' (se va bene, per almeno un annetto: ma deve andare bene), e al target della Bce, il 2%, ci torneremo forse in quattro o cinque anni (nella più rosea delle prospettive).

Il che mi porta a insistere su quello che da un po' vedo come il vero problema (confortato dal fatto che non mi pare che nessuno ne parli, qui da noi: il che significa che il problema è lì...).

Il tasso di interesse

La vulgata sui benefici dell'euro, una volta sfrondata dalle scemenze sui settant'anni di pace, si riconduce a due argomenti gemelli: l'euro ci avrebbe protetto dall'inflazione, e ci avrebbe assicurato bassi tassi di interesse.

Sul perché il primo argomento fosse fasullo ci siamo soffermati diverse volte, e ora che tutti possono vedere che avevamo ragione, possiamo tornarci sopra molto rapidamente:

  1. l'euro non poteva proteggerci (e non ci sta proteggendo) da una delle principali cause di inflazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime, semplicemente perché questi aumenti sono spesso a tre cifre (dal 100% in su) ed è semplicemente impossibile pensare di compensarli con una pari rivalutazione del cambio (ne avevamo parlato appunto nel già citato post e altrove); il ragionamento è semplice: se il prezzo del petrolio in dollari raddoppia, per acquistare un barile con la stessa quantità di euro occorre che il valore dell'euro raddoppi: ma questo significherebbe far pagare il doppio i beni europei a tutti gli acquirenti esteri, uccidendo l'economia dell'Eurozona. Quindi, l'euro non può proteggere da shock da offerta come quello che stiamo subendo.
  2. Non solo: per essere sostenibile per tutti i Paesi dell'Eurozona, l'euro era destinato a svalutarsi, cioè ad andare nella direzione contraria di quella necessaria per contenere l'inflazione. Ne abbiamo parlato tante volte, ad esempio qui.

Ma era intrinsecamente fasullo anche il secondo argomento, quello sui bassi tassi di interesse, e per un motivo ben più insidioso: non perché i tassi non si sarebbero abbassati, ma perché in questo modo sarebbero usciti dal loro valore di equilibrio, diventando, in particolare, troppo bassi per i Paesi più fragili, e inducendo così in questi Paesi un eccessivo indebitamento pubblico e privato (ne abbiamo parlato ad esempio qui e in sedi scientifiche qui).

Comunque, queste cose le sapete. La sintesi è che ci troviamo con tassi di interesse che erano sostanzialmente fuori dall'equilibrio (depressi) già prima della crisi, e con un'inflazione estremamente elevata e persistente.

Questo significa che il tasso di interesse reale, cioè la differenza fra il tasso pattuito e l'inflazione, è in terreno negativo. Ve la dico semplice: chi presta soldi al 5% con l'inflazione al 10% ci rimette, perché è sì vero che gli verrà restituito il 5% in più di quanto ha prestato, ma nonostante quel 5% in più coi soldi che gli restituiranno comprerà il 5% di beni in meno. Per farvela capire meglio, un semplice esempio:

A inizio anno il filetto costa 30 euro al chilo, quindi con 30 euro si compra un chilo di filetto. Se Tizio si fa prestare da Caio 30 euro al 5%, compra subito un chilo di filetto, e a fine anno restituisce 31.50 euro. Peccato che se l'inflazione è al 10%, a fine anno il filetto è salito a 33 euro al chilo, e quando Caio va a comprarsi un filetto con 31.50 glie ne danno 950 grammi invece di un chilo (il 5% in meno).

Per questo motivo è indispensabile, nel ragionare sulla convenienza delle scelte finanziarie, considerare il tasso di interesse reale, cioè quello depurato dall'inflazione. Se lo facciamo, ci rendiamo immediatamente conto del fatto che la situazione odierna è assolutamente fuori scala:

I tassi di interesse reali oggi sono a un minimo storico, intorno al -10%. Dal 1975 in qua non si è mai vista una cosa simile, e quando si è visto qualcosa che gli somigliava (con i tassi reali intorno al -5% alla fine degli anni '70) è scattata in tempi relativamente brevi la correzione, sotto forma di brusco rialzo dei tassi nominali. Si vede abbastanza bene qui:

(guardate ad esempio il tasso a breve, in giallo, che passa da poco sopra il 10% alla fine degli anni '70 a oltre il 20% verso il 1982).

Con tutte le cautele del caso, fra cui l'osservazione che queste sono variabili riferite alla sola Italia (mentre la nostra politica monetaria è centralizzata a livello europeo), è evidente che gli incrementi di tassi praticati finora dalla Bce rischiano di essere solo l'antipasto. Nel 2022 il tasso sui depositi presso la Bce (quello che la Bce paga alle banche che depositano liquidità presso di lei) è aumentato di due punti da -0.5 a 1.5, e un incremento parallelo si è avuto per il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale (quello che la Bce richiede quando presta soldi alle banche). Non è improbabile che nel 2023 si vada per la stessa strada, animati dal pio desiderio di "ancorare le aspettative", ottenendo come unico risultato quello di zavorrare l'economia. Non ci sarebbe nulla di strano: nel 2007 il tasso sulle operazioni di rifinanziamento (che oggi è al 2%) era al 5%, e quello sui depositi (che oggi è all'1.5%) era al 3%. Se anche l'anno prossimo la Bce portasse i suoi tassi al 5% o al 6%, non si tratterebbe quindi di valori "fuori scala" in termini storici. Ma:

  1. nel 2007 l'inflazione viaggiava attorno all'1.8% e oggi intorno al 12%, quindi oggi una correzione al rialzo di altri quattro o cinque punti sarebbe verosimilmente insufficiente, mentre d'altra parte:
  2. oggi abbiamo un'economia depressa, che avrebbe un disperato bisogno di investimenti già in condizioni normali, e ha un disperatissimo bisogno di investimenti perché costretta a finanziare la transizione ecologica. Un innalzamento dei tassi di quattro o cinque punti sarebbe esiziale.

Conclusioni

Sarà che sono un dilettante, ma a differenza dei professionisti citati in apertura sono molto preoccupato. Come ho cercato di farvi capire fin dal primo post di questo blog, in economia non esiste nulla di intrinsecamente buono o cattivo: dipende dalle circostanze e dai punti di vista.

Ad esempio: i bassi tassi di interesse di cui abbiamo beneficiato fino all'anno scorso erano sì fuori dall'equilibrio, ma questo in fasi diverse ha avuto (o avrebbe avuto) esiti diversi. Se all'inizio del secolo i tassi "troppo" bassi sono stati nefasti, perché hanno indotto il settore privato a indebitarsi senza che ve ne fosse una reale necessità (alimentando bolle immobiliari), durante il COVID e fino all'anno scorso erano un'opportunità, perché avrebbero consentito il settore pubblico di indebitarsi in una fase in cui ve n'era un'estrema necessità. Il 19 maggio 2020 quelli bravi ci dicevano sul loro giornale quello che noi da qualche mese stavamo ripetendo inascoltati in aula:

Il problema di quelli bravi è che ognuno pensa di essere migliore degli altri, e quindi fra loro non si ascoltano. In ogni caso, il "più migliore" (cit.) di questo saggio avviso non ne ha fatto nulla, e ha rinunciato a indebitarsi a tassi convenienti (cioè a tassi reali negativi), forse (!) per i motivi adombrati in questo tweet:

D'altra parte, i tassi di interesse reali negativi redistribuiscono risorse dal creditore al debitore, il che li rende particolarmente odiosi al creditore, ma li rende anche un'opportunità imperdibile  (che noi abbiamo perso grazie al "migliore") per il debitore pubblico che debba "liquidare" un ingente stock di debito, come qui abbiamo imparato anni fa grazie al lavoro di Carmen Reinhart e Belen Sbrancia (uno dei tanti lavori che ho imparato a conoscere da voi, quando questo non era un blog di pandemici, ma di gente di buonsenso e buone letture). Girarci intorno è inutile, le cose stanno come le mettono le gentili autrici di questo utile saggio. Quando il debito raggiunge certi livelli, per uscirne ci sono tre strade: il default, l'iperinflazione, o la crescita moderatamente inflazionistica. Oggi che veniamo da decenni di contesto macroeconomico relativamente ordinato, e che quindi sarebbe relativamente facile "ingegnerizzare" la soluzione meno traumatica, cioè la terza, flirtiamo pericolosamente con la prima soluzione, la più traumatica, semplicemente perché chi ha saldamente in mano un capo della corda vuole tirarla senza se e senza ma dalla parte sua, pensando che se ci sarà una crisi, se la corda si spezzerà, in terra ci finirà qualcun altro.

Un meccanismo psicologico e una dinamica sociale che qui abbiamo descritto tante volte, e che determina l'avvitamento verso il basso di cui parlammo qui.

Nel frattempo, è uscita la NADEF e me la vado a leggere. Ne parliamo appena possibile...


30 commenti:

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    1. Prima facci schiantare, dai! Non correre subito alle conclusioni...

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  2. Scenario abbastanza drammatico. Una soluzione potrebbe essere BCE che continua ad acquistare titoli a lunga scadenza per finanziare gli investimenti pubblici anche se a tassi relativamente alti?

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    1. La soluzione la dice qui un nostro amico ed è quella che noi e un altro nostro amico proponevamo due anni fa.

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    2. Sì grazie mille. Ripensavo proprio a questo. Spero che si muovano verso quella direzione.

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    3. In realtà aveva già scritto tutto qui: https://goofynomics.blogspot.com/2022/06/indicizzazione.html?m=1

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  3. "Bagnai fa il controgiochino di Visco e mette le mani avanti" [citazione futura]

    Per quanto riguarda quello che dal grafico del PIL non possiamo vedere, ricordo bene che in questi casi ci sarebbe d'aiuto il grafico in scala logaritmica? Comunque a occhio mi sembra che già da questo grafico la porzione 2000-2008 abbia una pendenza minore rispetto alla precedente.

    Se ho intenso bene, un capo della corda sta in mano alla BCE, e da quel lato non mi aspetto cose positive, ma noi come Italia riusciamo a toccarla da qualche lato la corda o siamo completamente ininfluenti, vista la notevole dimensione delle forze in atto?

    Forse le scelte dei "migliori" - e soprattutto del "Migliore" - sono l'ulteriore conferma che, al di là che abbiano letto il Dornbusch-Fischer o meno (cosa tutt'altro che irrilevante), i tecnici che coprono ruoli politici si troveranno sempre di fronte a scelte che li obbligheranno a schierarsi, ma questo posso solo ipotizzarlo.

    Ringrazio per farmi notare cose che da solo non noterei, un po' per mancanze mie e un po' per le mancanze dei giornalisti.

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    1. NADEF e sbarco della nave negriera Humanitas ci dicono che "siamo completamente ininfluenti". Il che è un peccato, perché mi conferma una paura: è tutta una questione di morale, perché nel 2018 avevamo il 17% e rompevamo i culo, adesso abbiamo il 46% e non facciamo (ancora?) niente.

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    2. Paolo carissimo, non sto seguendo le navi negriere (anche se non posso essere accusato di ignorarne l'importanza, perché ricordo che la Greenhill in Italia ce l'ho portata io sei anni fa, motivo per cui non sono stupito che tutti questi filantropi siano tedeschi), e a dire il vero non seguo nemmeno la tua aritmetica. Il 17% me lo ricordo, e mi ricordo che ci hanno fatto il culo, perché non siamo stati sufficientemente accorto. Ora il 46% non so chi ce l'abbia: noi abbiamo l'8% (per i noti motivi), e però non abbiamo nessuna intenzione di durare quanto un gatto in tangenziale. Spiace molto?

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  4. NO, se ho capito qualcosa la soluzione è la monetizzazione del debito da parte della BCE.

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  5. Il viaggio di Scholz in Cina credo dimostri che la Germania non ha nessuna intenzione di cambiare modello economico, sembra una deindustrializzazione definitiva. O, da un altro punto di vista, l'impossibilità di capire che l'epoca della globalizzazione nella produzione è finita. È proprio vero che i tedeschi combattono fino alla sconfitta.

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  6. Sono combattuto: da una parte (iper inflazione) sembrerebbe che convenga investire in btp indicizzati, dall'altra sembrerebbe che ci sia il rischio di perdere tutto (default). Quid faciam?

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  7. È già possibile tracciare un grafico sul ridimensionamento del rapporto debito/pil a seguito dell'inflazione a due cifre di quest'anno e di quella prevista nei successivi?

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    1. Dipende da come si muovono i tassi. Magari facciamo (dopo tanto tempo) "er post tecnico"...

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  8. È strano come una cura vista dal punto di vista dei cittadini sembra una malattia! Notavo che gli effetti economici collaterali della "Cura Monti" si sono proptratti per molto più tempo di quelli del virus covid.

    A proposito di finanza pubblica, visto che l'inflazione è "finalmente" schizzata (come predicavano quelli bravi), sarebbe possibile e sostenibile emettere titoli a breve scadenza ad un buon tasso nominale, ma comunque con un tasso reale negativo, per raccogliere soldi sul mercato e sostenere famiglie e imprese?

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    1. La communis opinio, non priva di fondamento, è che bisogna mantenere piuttosto lunga la vita media del debito. Come sai, Claudio Borghi dissente.

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  9. La conoscenza dei problemi aiuta sempre a risolverli, quindi confido che avrà l'opportunità, con la squadra di governo, di incidere per utilizzare le leve corrette per rimettere in piedi la nostra economia

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    1. Diciamo che in questo commento "conoscenza" è un po' cugina di "veritah" che è la nuova "onestah". Le cose sono un po' più complicate di così, ma sicuramente l'inconsapevolezza (vera? simulata?) in teoria non aiuta...

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  10. Discorso fatto per una decina di anni su altro blog di un nostro amico( almeno credo)
    Tre soluzioni sul tavolo.
    Crescita del pil in maniera mai sperimentata nell'Eurozona.
    Quindi abbassare il debito con la crescita. Opzioni oramai fuori discussione per motivi oramai Stra dibattuti.
    Seconda opzione il default.
    Magari tramite CAC ,far detonare una bomba atomica sotto terra.
    Distruzione locale ma danni collaterali sostenibili(forse) certamente non per noi. Non trascurabile il fatto che le CAC aiutano ma gestire la mole di derivati che hanno creato a piramide sui nostri btp è un azzardo tipo entrare con una candela accesa dentro una cucina strabordante di gas. Serve molto culo e forse non basta.
    Terza opzione è l'inflazione.
    Non iper inflazione ma inflazione manipolata da materie prime.
    Manipolata perché il mercato è così, manipolabile da chi è in grado(non noi gente comune)
    Magari una bella strozzatura organizzata di alcuni comparti sensibili tramite i soliti cartelli.
    In sintesi questa opzione è devastante per chi non ha i soldi, chi campa con un salario di merda per intenderci.
    Ma se si riesce a tenere una inflazione a due cifre per un discreto periodo di tempo(3-4 anni?)e il costo del debito viene tenuto ampiamente sotto il tasso di inflazione , diciamo che il debito non scade tutto in un anno ma viene rollato in anni.
    In questo contesto, ci mangeranno i risparmi(lo dicono da anni) porteranno alla disperazione milioni di persone e faranno migliaia di vittime ma...il debito scenderebbe magicamente.
    Sommiamoci che destra e sinistra concordano sulla distruzione della SSN in favore dei privati (altra cosa annunciata da decenni e aiutata dal covid) e pensioni da fame col contributivo. Quindi lo stato risparmia come un ente locale qualunque e mette fieno in cascina !!
    Ho il sospetto che siamo dentro la terza ipotesi. Del resto è una soluzione che al sistema non dispiace. Il miliardario magari dovrà rinunciare ai cavalli da corsa ma sono sacrifici sostenibili su!!

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  11. Grazie, come sempre. Il mio apprendimento immediato: l'inflazione a due cifre continuerà, l'euro non può proteggerci da aumenti dei prezzi delle materie prime, anzi deve svalutarsi, quindi sosterrà l'inflazione. I tassi di interesse hanno deciso di aumentarli, scoraggiando investimenti. Scelta di contenimento che sosterrà anche questo l'inflazione (da lato dell'offerta). Tutte scelte verso l’inflazione che si dice di contenere. Ci sono o ci fanno?

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  12. quelli con lo yen stanno messi peggio....

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  13. Mancano gli "emergenti" che ci stanno costruendo un recintino intorno e gli Stati Uniti che vogliono tornare in pareggio di bilancia commerciale.

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  14. Domanda da ignorante (scusate). Ma i mutui entrano nel calcolo dell'inflazione?

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  15. Secondo me fare crescita con una popolazione sempre più vecchia e numericamente in declino, in crollo per quanto riguarda in particolare il numero di lavoratori e con leggi del tutto inique, come quella che prevede una scala mobile (inclinata male) per i pensionati ma non per i lavoratori è impossibile. I nodi di decenni di politiche confidustriali basate sul crescente sfruttamento della manodopera è fallito miseramente, conviene dare questi esimi signori la spallata definitiva giù dal baratro verso cui sono scivolati, e usare la forza di reazione per salvarsi. Su un piano inclinato i palloni gonfiati rotolano...

    Come prima cosa, sarebbe assai utile cancellare da qualunque agenda progetti di green economy dei ciap o di digitalizzazione, che comportano più costi che benefici e mirano esclusivamente a trasferire ricchezza nella direzione sbagliata.
    E se L'UE non è d'accordo, aprire un fronte. E' inutile continuare a dire "usciamo di qua" o "usciamo di là" ma poi essre sempre d'accordo su tutto (vale anche x la Nato)

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    1. Concordo. Per esempio l'idea di costruire eletrolizzatori che sta nel PNRR affidandone la progettazione e costruzione ad aziende ed enti che mai nella loro storia ne hanno ne' progettato nè costruito uno, evitando accuratamente di chiedere alle aziende che li fanno da 30 anni , ma che avendo ordini per anni a venire non partecipano alle gare .
      Il sistema si è incartato ed il cambio di governo serve solo a farci perdere l'ultima speranza .

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  16. Sarebbe interessante per un paese come l'Italia che non ha mai fatto default, doverlo sperimentare proprio con Lamoneta che doveva proteggerlo.

    Quali sono i "certi livelli" oltre i quali sarebbe necessario/consigliato/inevitabile "uscirne"?
    Potrebbero altri paesi con "livelli" nominali più bassi comunque superare tali livelli prima che li superi l'Italia con livelli nominali più alti?

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  17. Io non sono un economista ma...
    le opinioni che ho sentito da economisti teoricamente (cioè dal punto di vista della preparazione teorica) più competenti di me sono essenzialmente 2 (che non mi quadrano tanto):
    1) Alzando i tassi BCE e FED frenano l'inflazione
    2) Alzando i tassi si rallenta la crescita e si fa esplodere il debito pubblico.

    Ma com'è la storia? I tassi non dovrebbero +/- seguire l'inflazione?

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  18. Devo ringraziaLa, questo articolo mi fornisce una prospettiva nuova e più chiara sul tema.
    In molti "circoli mediatici" promarket - purtroppo la maggioranza - si sostiene che la spinta al rialzo dei tassi dovrebbe avere un effetto soprattutto sulle aspettative e quindi, più rapida è e meno brutale dovrà essere in futuro. Questi, che ti danno del comunista - putiniano appena esprimi qualche forma di perplessità sull'efficienza del mercato, ritengono che sulle due sponde dell'Atlantico la partita vada giocata con gli stessi strumenti.....per gli Stati Uniti, dove nel 2020 hanno infilato in tasca a gran parte dei lavoratori un assegno mensile quasi multiplo dello stipendio per stare a casa, che poi è stato giustamente speso, e per l'Italia dove, diversamente, il contributo della domanda all'inflazione galoppante pare piuttosto esiguo . Smentitemi pure o confutatemi, non mi offendo, sono qui per imparare.

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