In tanti anni che seguo (o meglio, precedo) il dibattito mi ero perso un dettaglio: uno spirito particolarmente irriguardoso potrebbe argomentare (e temo l'abbia fatto) che l'inconsulta gragnuola di giornate nazionali, europee, mondiali, galattiche, ci regala l'emozione di festeggiare nello stesso giorno la sconfitta e la vittoria del nazismo!
A scanso di equivoci, preciso che questo non è (ancora) il mio pensiero, per vari motivi. Intanto, perché è giusto lasciare alle buone intenzioni il loro spazio e il loro ruolo (che è quello di lastricare la via dell'inferno, di cui il nazismo è stata una buona approssimazione), riconoscendone la genuinità! L'UE non è certo il Quarto Reich (o non ancora), e Schuman non era certo un nazista, per quanto fosse sodale di quello che rivendicava esplicitamente la natura antidemocratica del progetto europeo come "somma delle risposte alle crisi" (e quindi come somma di soluzioni sottratte allo scrutinio democratico dalla logica dell'urgenza), o di quell'altro che serenamente ammetteva che il progetto europeo per consolidarsi avesse bisogno di un conflitto con l'allora Unione Sovietica (e quindi invocava nemmeno troppo implicitamente il riarmo del continente).
Probabilmente il fatto di averne viste di tremende li rendeva un po' di manica larga (anche se è in effetti controintuitivo che chi è scampato alla più terribile delle guerre ne proponga con nonchalance un'altra come soluzione di un problema politico che peraltro si poneva solo lui...), come è probabile che noi, che grazie ai nostri padri abbiamo vissuto una vita comoda e sicura, siamo diventati un po' troppo schizzinosi, un po' troppo sospettosi verso la logica della ragion di Stato. Certo è, però, che la letteratura scientifica da tempo evidenzia alcune assonanze fondamentali fra la logica di due regimi che ci vengono proposti come così distanti l'uno dell'altro: pensiamo ad esempio all'esteso ricorso alle privatizzazioni. D'altra parte, è pur vero che l'ordoliberismo (cioè l'idea che lo Stato debba intervenire per creare un level playing field su cui poi lasciar competere gli agenti economici secondo il libero gioco delle forze di mercato), che è il nucleo della costruzione concettuale europea, pare fosse avversato a suo tempo dal regime nazista (ma qui l'autorità indiscussa è Luciano e quindi non mi addentro).
Insomma: nonostante la retorica bellicista e la corsa al riarmo, nonostante le progressive intrusioni nelle libertà individuali più elementari come quella di riservatezza della corrispondenza, si potrebbe argomentare che sia troppo presto per dire se la storia si stia ripetendo, o stia almeno facendo rima con se stessa.
C'è però una cosa del progetto europeo attuale che sinceramente deve preoccuparci, ed è la sua ansia più o meno consapevole verso la concentrazione dei mercati, in particolare di quelli di approvvigionamento.
Come avrete visto, Putin ha suggerito Schröder come mediatore per la soluzione del conflitto in Ucraina, argomentando che di lui si fida. Ci mancherebbe altro! Le relazioni dell'ex-cancelliere con importanti imprese russe sono ben note: qui potremmo anche limitarci a considerarle fatti suoi, ma in realtà sono un po' anche fatti nostri, per il semplice fatto che, a un occhio malizioso, potrebbero configurarsi come una ricompensa per aver messo il continente (noi compresi) in mano a un unico fornitore (la Russia). Voglio subito chiarire un punto: certo che, visto che la Spagna il gas russo lo compra (e non è una novità), non si vede perché non dovremmo comprarlo noi, ma il punto non è questo, è un po' più grave di così. Non si tratta cioè di discutere se il gas russo sia a buon mercato, se la politica suicida di concentrarsi su un unico mercato di approvvigionamento sia frutto di corruzione o di miopia, ecc.
Per chiarire il mio pensiero, vi chiedo di analizzare quale soluzione l'UE ci stia proponendo per affrancarci dalla dipendenza dalla Russia: le fonti rinnovabili, cioè... la dipendenza dalla Cina!
Da una concentrazione del mercato di approvvigionamento all'altra, senza particolare soluzione di continuità, così come magari fra cinque anni vedremo senza particolare sorpresa Merz o la von der Leyen diventare consiglieri di amministrazione di Jinko Solar! Di incoraggiare la diversificazione degli approvvigionamenti non mi pare se ne parli, e nel caso delle rinnovabili, quand'anche se ne parlasse, sarebbe evidentemente troppo tardi: la filiera è per oltre il 70% in mano a chi si è mosso prima, per cui oggi dire "rinnovabili" significa dire "Cina".
Non c'è nemmeno bisogno di evidenziare la fragilità industriale e geopolitica di un approccio simile. Del resto, è parente stretta della fragilità che consiste nell'articolare il proprio modello di crescita sulla domanda estera, cioè sulle esportazioni: una politica che, come abbiamo sempre fatto notare e come ora è difficile ignorare, espone dal lato della vendita di prodotti a una criticità simile a quella che stiamo sperimentando dal lato dell'acquisto delle materia prime. Chi esporta beni importa problemi, diceva un saggio economista scolarizzato nel XX secolo: i problemi "domestici" (cioè interni, nazionali) dei Paesi di sbocco. Ed è per questo che un modello di sviluppo equilibrato dovrebbe comunque partire dal sostegno della domanda interna, come sta cercando di fare il Governo attuale da noi, affrontando vincoli di matrice europea che ben conoscete.
Ma la domanda è: com'è possibile che si passi dal mettersi in mano a un fornitore geopoliticamente "sensibile" come la Russia, con cui evidentemente eravamo in rotta di collisione (e non mi interessano qui i torti e le ragioni), al mettersi in mano a un altro fornitore geopoliticamente "sensibile" come la Cina, con cui evidentemente siamo in rotta di collisione (e non mi interessano qui i torti e le ragioni)!?
Per ritagliare al merito un piccolo spazio, preciso che io non vorrei collidere con nessuno. Il problema gigantesco però, qui come altrove (e con tanta buona pace di chi non lo capisce, soprattutto se ha vinto un bel biglietto alla lotteria della vita!), è di metodo! Ma come!? L'Unione Europea non doveva nascere per "combattere efficacemente tutte le tendenze monopolistiche", e poi che fa? Ci mette in mano a un monopolista "scomodo" dietro l'altro, anziché incoraggiarci attivamente sull'unica strada che sarebbe razionale, non essendo esportatrice ma importatrice netta di energia: diversificare le fonti di approvvigionamento!
Considerando che il declino demografico non si applica, per le note ragioni, ai cretini, permettetemi di ripetere a prova di cretino lo stesso concetto: io non sto né dichiarando né auspicando che né Russia né Cina debbano essere per sempre nostre nemiche né nostre amiche. Sto solo facendo notare che quella stessa istituzione che ci ingiunge oggi di considerare nemica la Russia (e domani la Cina), prima ci ha messo in mano alla Russia, e ora ci sta mettendo in mano alla Cina.
Si capisce che c'è qualcosa che non va?
Degli aneddoti (#castacriccacoruzzione) si occuperanno storici, o magistrati (questi ultimi non credo avranno interesse a farlo). A me interessa la logica del sistema. Come è possibile che, quando da decenni sappiamo come il principale strumento di gestione del rischio economico sia la diversificazione, l'Europa si costituisca in campo di concentrazione ogni volta che le viene permesso di dare un indirizzo di politica industriale (implicitamente o esplicitamente)? Può forse dipendere dal fatto che avendo fatto del mercato il pilastro fondante del nostro patto sociale, ma non riuscendo a immaginare altra efficienza se non quella che scaturisce delle economie di scala (i "giganti europei"), le élite europee si condannino a ragionare comunque in termini monopolistici? Questo ovviamente non solo contraddice le nobili aspirazioni alla rottura dei monopoli espresse dai noti deportati, ma contraddice anche la logica della concorrenza in nome della quale, però, si sono perpetrati tanti abusi riconosciuti dalla stessa Unione Europea nei suoi tribunali.
Io ho veramente difficoltà a capire il perché di questo ennesimo suicidio annunciato. Una cosa però temo di saperla: nemmeno queste evidenti cantonate prese a danno nostro e di tutta la famiglia europea riusciranno a convincere gli eurolirici che nel progetto da loro con tanta passione vagheggiato c'è qualcosa che non torna. E finché questo riguarda gli eurolirici di sinistra, sarei anche rassegnato (lo sono, com'è noto, da oltre otto anni)! Ma quando vedo conservatori, persone educate all'idea che non ci sono pasti gratis, continuare a considerare un pasto gratis questo gigantesco cumulo di una cosa che non è, perché non può esserlo, cioccolata (altrimenti non sarebbe gratis), ecco, lì sinceramente mi cadono le braccia. C'è insomma un ghradhuidhamendhe "de destra", quello di chi considera l'euro e l'Europa comunque un free lunch, come c'è e c'è stato un ghradhuidhamendhe "de sinistra", che quelli "de destra" scorbacchiano, senza rendersi conto di commettere essi stessi il medesimo errore concettuale.
Non sarà un Blitzkrieg, ma questo so che lo avevate capito...
Non ci si capisce più niente. Per colpa nostra? Per colpa di chi ha da sempre fatto in modo di non farci capire niente?
RispondiEliminaIo la vedo così. Il progetto di qualcuno era quello di controllare il mondo e ai fini di capire non credo interessi troppo sapere chi fossero, per quel che mi riguarda potrebbero essere stati anche semidei oppure alieni!!! Fattostà che la globalizzazione è stata una realtà tangibile della quale si era arrivati a delinearne piuttosto chiaramente i tratti.
Il controllo del mondo doveva passare per forza dal controllo dell’Europa e dalla distruzione delle rispettive capacità di reazione a progetti di compressione del benessere, delle libertà, dei diritti dei popoli quale la globalizzazione era. Quale miglior modo di distruggere l’Europa se non unirla?
Il controllo/distruzione dell’Europa doveva passare per il controllo e la limitazione dello sviluppo economico e delle fonti di approvvigionamento energetico e materie prime che la stessa non ha.
La Unione Europea e l’Euro non sono bastate, la pandemia non è bastata, l’invasione incontrollata, almeno per ora, non è bastata.
Dipendevamo dalle fonti Russe ma poi la Russia è sfuggita al controllo dei globalisti ed è stata necessaria una guerra e la distruzione del Nord Stream. Non era possibile portarci ad essere dipendenti dagli Stati Uniti perché hanno meno risorse della Russia, non esportavano praticamente più niente, anzi con l’Euro le esportazioni verso US complessivamente hanno resistito e sono divisi da noi da un oceano, l’unica chance rimaneva la Cina, ma anche la stessa è sfuggita al controllo.
Alla fine anche gli Stati Uniti stanno sfuggendo al controllo dei signori della City...oops globalisti…
Secondo me stiamo vivendo gli ultimi (speriamo) strascichi di quella logica che però in Europa siamo ancora lontani dal soverchiare.
Questo credo che stia avvenendo perché è il continente che ha subito i condizionamenti psicologici ed emotivi più pesanti della storia dell’umanità.
Non siamo liberi perché non siamo più capaci di immaginarci la libertà, quindi non la chiediamo, non la cerchiamo e siamo in questo senso diventati schiavi perfetti.
Abbiamo perso anche la cognizione di una società normalmente equilibrata, giusta e libera.
Abbiamo perso la conoscenza degli strumenti che ci permetterebbero di controllare la Nazione dal punto di vista macroeconomico.
In questi anni mi sono reso contro che praticamente nessun cittadino comune in Italia ha idea di cosa sia la moneta, di come debba essere usata e quali sono i processi che essa ci permetterebbe di controllare.
Ho scoperto ultimamente che anche buonissima parte della classe intellettuale di questo paese soffre di questa grave deficienza.
Quindi di strada da fare ne abbiamo ancora molta. Coraggio!!!
Trovo in G.F. List vari spunti per analizzare questa trasversale follia.
RispondiEliminaDici? Ma List era protezionista. Questo modo di fare non mi pare protegga molto. Hai in mente qualche passaggio specifico?
EliminaLa c.d. teoria della potenza produttiva come fine ultimo dello Stato o di una unione omogenea.
EliminaOggi ho peraltro scoperto la politica filo cinese del Reich: Materia prima (tungsteno se non erro) contro aiuti militati e addestramento in chiave anti giapponese per Ciang K S. Alleanza abbandonata dopo l’asse anti comunista con il Giappone. Un antecedente storico interessante se le fonti sono corrette.
EliminaTemo che analisi spietatamente lucide come queste rimarranno circoscritte a questo blog che non esiste. La storia sembra possedere una propria forza inerziale alla quale è impossibile sottrarsi. E in talune epoche vi sono soggetti che guidano gli eventi approfittando della colpevole indifferenza dei tanti, tantissimi che sembrano vivere in un altra realtà. Fra 10 anni su questo blog che non esiste si parlerà di un QED dagli effetti ancora più devastanti dei precedenti. Spero di sbagliarmi.
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