MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

venerdì 25 dicembre 2015

Da Ventotene boys a Chicago boys: lo spiaggiamento della sinistra

(...Diego Fusaro ha curato per Phenomenology and mind un numero speciale intitolato La filosofia e il futuro dell'Europa  - è il numero 8 del 2015 e attualmente lo trovate qui. Avendomi invitato a partecipare, ho accettato con piacere, sia per l'amicizia che ci lega, sia per la qualità degli altri partecipanti. Faccio alcuni nomi alla rinfusa, fra quelli che certamente conoscete: Habermas, Urbinati, Cacciari, Spinelli (figlia), Spinelli (padre, ristampato), Becchi, ecc. Come vedete, c'è un po' di tutto, e soprattutto c'è molto. Non sono ancora riuscito a leggere i contributi degli altri (sono in vacanza, ma la passerò lavorando, e farò anche questo), anche se, come dire, in alcuni casi non mi aspetto enormi sorprese. In ogni caso, qua sotto potrete mettere le vostre recenZioni.

Per i motivi che spiego appunto nel mio intervento, intitolato Europes paradoxe's, la mia non scelta (perché non avevo scelta) è stata di esprimermi in inglese. Mi rendo conto che questo potrebbe dispiacere ai diversamente europei che mi seguono. Chiederò, con calma, alla gentile editor della rivista, la professoressa De Monticelli, il permesso di tradurre in italiano tutto il mio contributo. Alcune cose le sapete già, e fanno parte del capitolo "Manuale di illogica europea" de L'Italia può farcela (per motivi misteriosi la nota nella quale specificavo che:

This paper draws heavily on chapter 2 of Bagnai (2014). I would like to thank, without implicating, Luciano Barra Caracciolo, Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina, Vladimiro Giacché, Paolo Gibilisco, Paolo Ortelli, Marco Palombi, Mimmo Porcaro, for useful discussions and constructive remarks on the previous version. Christian Alexander Mongeau Ospina and Gianluigi Nico provided valuable research assistance. Erica Tuttle and an anonymous referee helped me in improving my English. Any remaining errors are mine, and I proudly acknowledge them, since they will reinforce my argument that it would be extremely difficult to build a truly democratic supranational political process in a set of countries where even academics run into difficulties when speaking the koiné language.

è scomparsa, ma va bene così). Come sapete, però, a me non piace ripetermi. In quattro anni di dibattito avrò tenuto un'ottantina di conferenze parlando sempre a braccio e non dicendo mai le stesse cose. Quindi anche in questo caso ho portato avanti il discorso, traendo spunto dal pubblico al quale mi rivolgevo, un pubblico strutturalmente piddino nel senso antropologico ben preciso che qui abbiamo dato al termine: seguaci di Etarcos, persone che sanno di sapere, e che quindi hanno fatto del rifiuto di aprirsi alle ragioni altrui un principio metodologico.

Una delle infinite sfaccettature di questa adamantina corazza è il derubricare a "mero tecnicismo", per lo più sospetto di bocconianesimo, qualsiasi richiamo alla natura economica della crisi economica che stiamo vivendo. Quindi se parli di economia sei "de destra", e soprattutto sei limitato, perché i problemi "sono ben altri" (con quella che Gadda etichettava come "pastrufaziana latitudine di visuali" e che oggi si definisce più in sintesi "benaltrismo"). Un atteggiamento che legittima il rifiuto di capire, per mera e squallida pigrizia mentale, i semplici meccanismi economici dalla cui logica (umana, come tutte le logiche, ma non per questo meno cogente) deriva la natura classista e distruttiva del progetto europeo.

Insomma: il volare "alti" consente ai nostri intellettuali, magari anche marxisti, di opporre un sereno "io pell'economia nun ce sò portato", senza che questa ammissione di fallimento cognitivo suoni come una diminutio del loro ruolo sacrale di portatori del Verbo. Già. Perché l'ethos piddino ammette che dal panorama di quello che loro chiamano "cultura", cioè dall'agglutinato e incoerente groviglio di imparaticci apodittici ed autoreferenziali defecati nelle loro auguste fauci da Scalfari e ricacati dal loro augusto ano nelle fauci dei propri allievi, da quel panorama sia esclusa la matematica, e più in generale tutto ciò che è numero (la musica, l'astronomia...). Altra cosa poco coerente con le radici della nostra civiltà (uno de passaggio: Pitagora), e che faceva molto imbestialire il Gaddus, come chi sa sa, e chi non sa non meritava, evidentemente, di sapere. Sono triviali, i nostri piddini, cioè circoscritti al Trivio, e in questo, devo dire, più che pre-novecenteschi sono pre-medievali (in piena coerenza col fatto che, senza rendersene conto, auspicano o comunque inconsapevolmente tendono a realizzare una società parafeudale, quella del capitalismo assoluto, come lo definisce Diego, il cui luogo di riproduzione culturale è appunto la "sinistra", sempre secondo Diego, cioè quella che noi abbiamo definito gens piddina, ma senza attribuirle una precisa collocazione nello spettro politico, perché di gente che sa di sapere ce n'è un po' ovunque...).

Come vedrete, la mia strategia per smontare questo atteggiamento cialtrone e odioso è quella di evidenziare come in effetti basti veramente un minimo di buon senso non dico per afferrare compiutamente i meccanismi economici della crisi (dai, diciamocelo: qui siete più di tremila, ma se avete capito in trenta è un miracolo, e questa stima dell'1% è da parte mia uno sterminato gesto di fiducia nel genere umano: lo confermano i racconti delle vostre frustrazioni, e molti dei vostri commenti sui quali non intervengo, perché sono molto stanco anch'io, e non mi sento di esortare gli altri a fare una cosa che a me pesa ogni giorno di più: studiare), dicevo: basta un minimo di buon senso non tanto per afferrare i dettagli, quanto per essere indotti in un ragionevole sospetto.

Quando due intellettuali di caratura, percorso, appartenenza così radicalmente differente come Oscar Giannino e Barbara Spinelli difendono lo stesso progetto politico, possibile non sentire una dissonanza? Quando persone appartenenti al mondo dell'alta finanza (possibilmente speculativa) si mostrano così solleciti nella difesa del potere d'acquisto dei poveracci (che va ovviamente preservato dall'inflazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione), non sembra anche a voi che ci sia qualcosa di strano? Certo, una possibilità (perché escluderla?) è la filantropia, ma l'altra è che siccome le categorie interpretative della realtà a voi provengono dai media, e siccome i media sono controllati da chi ha i mezzi per farlo, forse certi discorsetti su cosa sia meglio per voi riflettono l'interesse di chi paga i media, che forse (ma solo forse, eh!) non coincide esattamente col vostro. Il giuoco del calcio vi ha fatto credere di avere un interesse in comune col capitale: il trotzkista gobbo di Torino (un abbraccio, spero di rivederti presto) aveva col padrone Agnelli il comune interesse della vittoria della Juve. Ma credo che molti abbiano perso di vista che la sfera degli interessi comuni non si estendeva molto al di là del giuoco del calcio.

Resta per me misterioso come a sinistra non si capisca che aderire all'ideologia eurista significhi condannarsi ai suicidio. Attenzione! Questo fenomeno è rilevante (e preoccupante) quale che sia il vostro colore e la vostra appartenenza. In un mondo nel quale l'unico valore è la stabilità dei prezzi non c'è ovviamente posto per il sindacato. Questo perché se erigi a unico valore la stabilità dei prezzi, muovi da una visione del mondo nella quale è implicito che essa sia garantita da una Banca centrale indipendente, che quindi rimane l'unica istituzione arbitra della distribuzione del reddito. I sindacati e i partiti non hanno, in effetti, più alcuna ragion d'essere. Ora, se questo è traumatico e suicida per la "sinistra", non lo è molto meno per la "destra", e il caso Berlusconi dovrebbe averlo dimostrato. Mi sembra abbastanza evidente che come qualsiasi istituzione che pretenda di sostituirsi (o sia considerata sostituibile) al sindacato nella tutela del lavoro ovviamente cannibalizza, evira, trita, asfalta (scegliete voi) il sindacato, così qualsiasi istituzione pretenda di comprimere il ruolo della politica è ovviamente per definizione e in re ipsa nemica della politica. Il mondo delle "regole (fisse) europee" è quindi un mondo che qualsiasi intellettuale minimamente preoccupato per la tenuta della democrazia dovrebbe guardare con sospetto, salvo essere un traditore (probabilità 15%) o un completo coglione (probabilità 85%).

Così è stato finora.

Nell'articolo, fedele al mio principio merkeliano di "fare i compiti a casa", ho deciso comunque di affrontare il tema da una prospettiva progressista. Vi fornisco qui un breve estratto, che spero possa fornirvi materiale per le vostre tombole natalizie, esortandovi sempre a non entrare in polemica coi piddini. Limitatevi a dirgli, con il massimo di fermo disprezzo compatibile con la tenuta complessiva della serata, che quello che hanno da dire non vi interessa perché fra un anno, quando avranno perso il lavoro o il conto in banca, il loro discorso cambierà, e passate elegantemente ad altro. In altre parole: marcate in modo incisivo, ma non petulante, il vostro punto, in modo da evitare che gli imbecilli, dei quali il numero è infinito, vengano poi da voi a spiegarvi fra un anno cosa c'era che non andava, ma per nessun motivo rovinatevi la festa. La violenza fisica non rientra nello spettro delle scelte ammissibili: principio che qui condividiamo tutti anche perché chi non lo condivide viene subito accompagnato ai giardinetti.

E adesso, divertitevi...)





(...da Europe's paradoxes, la traduzione del paragrafo 2.3: Exchange rate flexibility and the stranding of the Left, a cura del vostro affezzzzionatissimo...)



La flessibilità del cambio e lo spiaggiamento della sinistra

Il successo del lavaggio del cervello neoliberista è incontestabile. Il suo maggior risultato è stato quello di instillare nella maggioranza degli intellettuali progressisti la “cultura della stabilità” monetaria in almeno due forme particolarmente insidiose. Innanzitutto, attraverso l’idea che i benefici delle “svalutazionicompetitive” siano illusori. Poi, attraverso l’idea che l’inflazione abbia conseguenze avverse sui redditi delle classi subalterne.
L’adesione incondizionata dei pensatori di sinistra alla Grundnorm della comunità finanziaria equivale in termini intellettuali allo spiaggiamento dei cetacei: un fenomeno tanto letale quanto difficile da comprendere. Lasciando da parte il fatto che l’infondatezza della “cultura della stabilità” è ormai posta in evidenza non solo dalla letteratura scientifica ma anche dall’esperienza concreta[1], un semplice ragionamento tattico mostra che nel mondo della “stabilità” non c’è alcuno spazio per una “sinistra” di qualunque tipo. In effetti, se la stabilità dei prezzi e del cambio sono la migliore difesa del potere d’acquisto dei lavoratori, sindacati e partiti di sinistra diventano inutili: basterà una banca centrale “indipendente”!
Questo atteggiamento suicida è spiegato da diversi riflessi pavloviani: vale la pena di smontare i più frequenti.
In primo luogo, l’Economista Keynesiano Omodosso[2] (EKO) obietta che siccome la flessibilità dei prezzi è l’unico meccanismo di correzione degli squilibri nel modello di equilibrio generale neoclassico (e in effetti è così), allora se sei keynesiano devi negare che i prezzi possano svolgere un ruolo.[3] Mi è difficile scorgere un qualche merito nell’opporre a un pensiero unilaterale come quello neoclassico una risposta ugualmente unilaterale. Ammettere che i prezzi svolgano un ruolo nel determinare le scelte economiche non è soggiacere a una ingenua fiducia nell’onnipotenza della flessibilità dei prezzi. È possibile riconoscere che i mercati molto spesso falliscono, [4] pur ammettendo al contempo che mercati distorti (cioè mercati nei quali i prezzi sono sistematicamente distorti) falliscono ancor più. Ciò è particolarmente evidente nell’Eurozona, dove gli squilibri sono esplosi dopo l’adozione della moneta unica. L’euro non ha promosso il commercio (posto che ciò sia un obiettivo sensato per un pensatore progressista): ha semplicemente riorientato il commercio a favore dei paesi più forti (Berger e Nitsch, 2008), e questo decisamente non è un obiettivo sensato per un pensatore progressista, soprattutto quando si consideri che le classi subalterne dei paesi forti non hanno beneficiato di questo risultato; come prova, si consideri l’incremento della disuguaglianza in Germania (Kai e Stein, 2013).
In secondo luogo, l’EKO vi opporrà che Keynes era un sostenitore dei cambi fissi, come dimostra il ruolo da lui svolto alla conferenza di Bretton Woods, e quindi un keynesiano deve essere in favore dei cambi fissi. Ma questa è una grossolana falsificazione storica. Keynes non è stato il creatore del regime di Bretton Woods: al contrario, è stato lo sconfitto della conferenza di Bretton Woods. Keynes non aveva proposto un sistema di cambi fissi basato sul dollaro e privo di meccanismi correttivi. Aveva invece proposto un sistema basato su una valuta internazionale emessa da una banca mondiale, in cui sia i paesi in deficit che quelli in surplus avrebbero pagato interessi sulle proprie posizioni nette verso l’estero (Fantacci e Amato, 2012). Il motivo per costringere i creditori a pagare (anziché incassare) interessi sui propri crediti netti verso l’estero era l’idea che ciò avrebbe costretto i creditori a spendere la liquidità internazionale che avevano guadagnato, invece di accumularla, aiutando per questa strada i paesi in deficit a superare i loro problemi. L’EKO perde di vista che nel mondo di Keynes la Germania oggi pagherebbe diversi miliardi di euro a una ipotetica banca del mondo, come interessi sul suo gigantesco surplus esterno. Ma questo era il sogno di Keynes, un sogno destinato a non diventare realtà per il semplice motivo che sarebbe politicamente impossibile costringere un grande vincitore sui mercati globali a rispettare le regole di una simile banca del mondo.[5] Nella sua teoria (ad esempio, nel Tract on monetary reform; Keynes, 1923) e nel dibattito politico (ad esempio, in The economic consequences of Mr. Churchill; Keynes, 1925), Keynes è decisamente favorevole alla flessibilità del cambio. Quindi, se proprio dobbiamo considerare il keynesismo come una religione (cosa che personalmente sconsiglierei), l’EKO farebbe meglio a riconoscere che il suo profeta era contro un sistema di cambi fissi non regolato (cioè privo di meccanismi istituzionali di correzione degli squilibri diversi dal meccanismo di mercato consistente nella deflazione salariale, o svalutazione interna che dir si voglia).
In terzo luogo, la maggior parte degli EKO appone alla svalutazione lo stesso giudizio morale negativo che emetterebbe qualsiasi economista neoliberale. Entrambe queste categorie di economisti considerano la svalutazione come l’equivalente economico della masturbazione: qualcosa che fornisce un sollievo temporaneo senza risolvere il problema (sia esso la crescita economica o demografica), e quindi causa difficoltà strutturali (inflazione o cecità, a seconda dei casi). Così facendo, sia gli EKO che i neoliberisti fanno prova di una attitudine sospettamente unilaterale. Più precisamente, questa strana armata Brancaleone si rifiuta sistematicamente di riconoscere che la svalutazione di qualcuno è per definizione la rivalutazione di qualcun altro. Eppure, questo fatto suscita una serie di questioni particolarmente interessanti. Ad esempio, se la svalutazione è così vergognosa e ti rende povero, la rivalutazione dovrebbe essere gloriosa e renderti ricco. Ma allora, perché i paesi sono così riluttanti a rivalutare le proprie valute? Se i benefici della svalutazione sono transitori, perché la Germania ha desiderato così ardentemente di adottare una valuta così chiaramente sottovalutata rispetto al marco tedesco? Questa visione stereotipata, unilaterale, è confutata dal ragionamento economico, secondo il quale la flessibilità del cambio può avere effetti duraturi sulla crescita economica di lungo periodo. Sappiamo fin dai tempi di Adam Smith (1776) che la divisione del lavoro, e quindi la produttività, dipendono dalle dimensioni del mercato. Più tardi Verdoorn (1949) ci ha confermato che in un mondo di rendimenti crescenti la produttività è influenzata positivamente dalla domanda. In effetti, a che ti serve essere più produttivo, se ti aspetti che i beni da te prodotti non verranno acquistati? Dixon e Thirlwall (1975), basandosi sulla legge di Verdoorn (1949) e sul concetto di causazione circolare e cumulativa di Gunnar Myrdal (1957), hanno proposto un modello nel quale gli shock di domanda hanno effetti duraturi sulla produttività e quindi sulla crescita di lungo periodo di un paese. Per i profani: una svalutazione, dato che aumenta le dimensioni del mercato (perché promuove le esportazioni e scoraggia l’acquisto di beni esteri, cioè le importazioni), può avere effetti permanenti sulla produttività di un paese, innescando un circolo virtuoso di maggiore competitività – quindi maggior accesso ai mercati esteri, quindi maggiore produttività. Questo modello ha avuto un riscontro empirico schiacciante negli ultimi quattro decenni (Thirlwall, 2011). Naturalmente, questo circolo può essere percorso anche nella direzione opposta, quella “viziosa”: una rivalutazione, comprimendo le esportazioni di un paese, può avere effetti avversi duraturi sulla sua produttività e competitività. In Bagnai (2015) mostro che l’euro ha posto l’Italia in un circolo vizioso di questo tipo. Insisto sul fatto che questo ragionamento appartiene alla più schietta tradizione keynesiana (Myrdal e Thirlwall sono fra gli economisti keynesiani di maggior spicco nel dopoguerra).
In quarto luogo, c’è stato un tempo in cui gli economisti keynesiani erano capaci di andare oltre l’interpretazione unilaterale degli aggiustamenti di cambio come svalutazioni “competitive”, ovvero come pratiche scorrette intese ad attaccare i concorrenti. In effetti, i riallineamenti del cambio possono avere un valore difensivo, in quanto risposta fisiologica alle aggressioni perpetrate da partner commerciali scorretti tramite politiche non cooperative, come il dumping sociale (politiche dei redditi restrittive praticate per comprimere il costo del lavoro). James Meade (1957), premesso che “il pieno impiego è più importante per l’Europa della liberalizzazione del commercio”, aveva ammonito molto tempo fa che
Se i governi nazionali europei useranno la politica monetaria e di bilancio per obiettivi di stabilizzazione interna – se, ad esempio, nonostante la loro attuale situazione di surplus della bilancia dei pagamenti le autorità tedesche vorranno continuare a usare la loro politica monetaria per prevenire l’inflazione – […] bisognerà far più ampio ricorso all’arma della variazione del tasso di cambio.
L’esempio scelto da Meade è piuttosto eloquente. In un mondo di tassi di cambio aggiustabili le politiche dei redditi aggressive praticate dalla Germania tramite le riforme Hartz (ILO, 2012) sarebbero state controproducenti perché avrebbero determinato un apprezzamento della valuta tedesca in risposta all’enorme surplus determinato dalla compressione dei costi di lavoro in Germania. Viceversa, la risposta a questo squilibrio è arrivata attraverso la disoccupazione competitiva, in una Unione Europea nella quale un commercio libero, ma unidirezionale, è più importante del pieno impiego.
In quinto luogo, la strategia dialettica abituale dell’EKO consiste nell’invocare prospettive più ampie, mettendo in evidenza, ad esempio, che ci sono casi di governi “neoliberali” i quali praticano politiche di austerità pur in presenza di cambi flessibili. Ma nel loro caso l’austerità è una esplicita scelta politica. Viceversa, con cambi fissi, o in una unione monetaria, l’austerità diventa una necessità logica, perché nel breve termine l’unico meccanismo di aggiustamento a disposizione dei paesi deboli (nel senso di essere sia tecnicamente fattibile che politicamente proponibile) è la svalutazione interna. Il messaggio di Meade è sempre attuale. Un sistema economico ha bisogno di un certo grado di flessibilità che lo isoli in qualche misura dagli shock esterni. La flessibilità del cambio isola i mercati del lavoro interni dalle politiche dei redditi dei paesi esteri (fra l’altro). Di conseguenza, non ha senso biasimare l’austerità mentre si loda la moneta unica. Come scrive Keynes (1925), condannando il feticismo di Churchill per il gold standard, “chi vuole il fine vuole i mezzi”: se il tuo fine è mantenere la moneta unica (l’equivalente moderno del fissare il cambio aureo a una parità sopravvalutata), il mezzo sarà la svalutazione interna, con taglio dei salari. Se non sei disposto a considerare la svalutazione della moneta, sarai costretto a svalutare il lavoro, cioè la vita umana. Questo è quanto sta accadendo oggi in Europa in termini raramente sperimentati nell’epoca contemporanea.
In sesto luogo, l’EKO vi dirà che i cambi fissi sono benefici in quanto evitano guerre valutarie. Ma anche questo argomento è insensato per diverse ragioni. Intanto, le tensioni economiche devono trovare uno sfogo, e la storia ci insegna che se questo non accade con le forze dell’economia, accadrà con le forze armate. Nel bel tempo andato del gold standard, all’apogeo del principio della “stabilità monetaria”, la politica commerciale veniva fatta con le cannoniere. Non vi è alcun motivo per presumere che un regime di cambio che favorisce l’accumulazione di squilibri possa condurre a un mondo più pacifico. Al contrario: i riallineamenti difensivi del cambio sono un’arma efficace contro politiche aggressive, o almeno non coordinate, e in quanto tali hanno un potere deterrente che favorisce un atteggiamento cooperativo fra paesi. Sarebbe difficile contestare che l’Europa fosse più cooperativa prima dell’adozione dell’euro. Inoltre, ciò che definisce una guerra valutaria è la svalutazione da parte di un paese che si trova già in surplus (e quindi che opera con lo scopo, o quanto meno con le conseguenze, di espandere questo squilibrio).[6] Ma questo è esattamente quanto sta accadendo oggi nell’Eurozona per colpa dell’euro! Lo scopo del rapido indebolimento dell’euro rispetto al dollaro è esattamente quello di dare un po’ di respiro ai paesi dell’Europa del Sud, schiacciati dalla necessità di deflazionare i propri salari rispetto a paesi del Nord dell’Eurozona. In effetti, portando l’euro verso la parità col dollaro, in una situazione nella quale l’Eurozona presenta il surplus estero più grande al mondo, l’Europa sta muovendo una guerra valutaria agli Stati Uniti. In altri termini, assistiamo a un altro paradosso rivelatore: stiamo combattendo una guerra valutaria per salvare l’euro che avrebbe dovuto preservarci dalle guerre valutarie.
Questa lista parziale di falsi storici, contraddizioni logiche, e ragionamenti economici superficiali, dovrebbe dare al lettore un’idea di quanto sia stata vittoriosa l’ideologia neoliberista nel condurre la sinistra europea in un vicolo cieco. La mia sintesi non è che il cambio flessibile sia una panacea. Quello che a me preme sottolineare è che la distribuzione del reddito, sia fra le nazioni che all’interno di esse, è sempre il risultato del conflitto fra le forze sociali di produzione, e che non esiste alcuna evidenza che in un mondo dominato da regole economiche fisse (siano esse monetarie, fiscali, o di qualsiasi altra natura) questo conflitto sarà più equilibrato – soprattutto perché le regole sono per definizione stabilite dalla classe sociale dominante. Come prova indiretta, ma a mio parere decisiva, di questo fatto, vi esorto a constatare che le regole fisse di politica economica sono state il mantra della rivoluzione neoliberale negli Stati Uniti, prima di diventare, in modo più o meno consapevole, il mantra di una componente significativa della sinistra europea.[7] Da “Ventotene boys” a “Chicago boys”: sic transit gloria mundi.

Bibliografia
Bagnai, A. (2011) “Crisi finanziaria e governo dell’economia”, Costituzionalismo.it, Fascicolo 3.
Bagnai, A. (2015) “Italy’s decline and the balance-of-payments constraint: a multicountry analysis”, International Review of Applied Economics, DOI: 10.1080/02692171.2015.1065226
Berger, H. and Nitsch, V. (2008) Zooming out: The trade effect of the euro in historical perspective,” Journal of International Money and Finance, 27(8), 1244-1260, disponibile come CesiIFO Working Paper.
Dixon, R., and A. P. Thirlwall (1975) “A Model of Regional Growth-Rate Differences on Kaldorian Lines.” Oxford Economic Papers, 27(2), 201-214.
Draghi, M. (2015) “Structural reforms, inflation and monetary policy”, introductory speech by Mario Draghi, President of the ECB, at the ECB Forum on Central Banking, Sintra, 22 May 2015.
Fantacci, L., and Amato, G. (2012), Come salvare il mercato dal capitalismo, Roma: Donzelli.
Friedman, M. (1960) A program for monetary stability, New York: Fordham University Press.
ILO (2012) Global Employment Trends 2012 – Preventing a deeper job crisis, Ginevra: Organizzazione Internazionale del Lavoro (Nazioni Unite).
Kai, D. S. and Stein, U. (2013 “Explaining Rising Income Inequality in Germany, 1991-2010,” IMK Studies 32-2013, IMK at the Hans Boeckler Foundation, Macroeconomic Policy Institute.
Keynes, J.M. (1923) A tract on monetary reform, London: MacMillan.
Keynes, J.M. (1925) Essays in Persuasion, London: MacMillan.
McLeay, M., Radia, A., Thomas, R. (2014) “Money creation in the modern economy”, Bank of England Quarterly Bulletin, 1, 14-27.
Meade, J.E. (1957) “The balance-of-payments problems of a European free-trade area”, The Economic Journal, 67, 379-396.
Myrdal, G. (1957) Economic Theory and Underdeveloped Regions, London: University Paperbacks, Methuen.
Smith, A. (1776) An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, modern edition 1904, London: Methuen & Co.
Thirlwall, A.P. (2011) “Balance of payments constrained growth models: history and overview”, PSL Quarterly Review, 64(259), 307-351.
Verdoorn, P.J. (1949) “Fattori che regolano lo sviluppo della produttività del lavoro.” L’Industria, 1, translated in Pasinetti, L. (ed.) Italian Economic Papers, vol. II, Oxford: Oxford University Press, 1993.
Werner, R.A. (2014) “Can banks individually create money out of nothing? The theories and the empirical evidence”, International Review of Financial Analysis, 36, 1-19.


[1] La “cultura della stabilità” si appoggia su due proposizioni teoriche: (1) la moneta è esogena (cioè perfettamente controllabile dalle autorità monetarie), e (2) la moneta causa l’inflazione (ricordate la precedente discussione sul ruolo della curva di Phillips). Entrambe le proposizioni sono confutate dalla ricerca e dall’evidenza empirica recenti. La visione prevalente oggi è che la moneta sia creata dal sistema bancario ogniqualvolta viene accordato un credito ad un agente economico. Di conseguenza, la sua quantità dipende da un gran numero di fattori endogeni e non è perfettamente controllabile dalla banca centrale. Tanto le banche centrali (McLeay et al. 2014) quanto gli accademici (Werner, 2014) concordano su questo punto. Come evidenza indiretta, andrebbe notato che la BCE non è mai stata capace di mantenere la creazione di moneta vicino al tasso di crescita stabilito del 4% l’anno. Quanto alla relazione fra creazione di moneta e inflazione, basterà considerare che i 1000 miliardi di LTRO deliberati dalla BCE nel 2011 hanno avuto come risultato una evidente deflazione. Dopo un simile fallimento, perfino Mario Draghi (2015) ha ammesso che le banche centrali non possono controllare l’inflazione senza l’aiuto dei governi (cioè delle politiche di bilancio).
[2] Con il termine “omodosso” ho qualificato in Bagnai (2011) chi aderisce al pensiero unico neoliberista. Molti keynesiani, per quanto, come vedremo, a loro insaputa, ricadono purtroppo in questa categoria. In questa sezione faccio riferimento esplicito agli economisti keynesiani (sia neo- che post-keynesiani), ma i riflessi pavloviani che analizzo descrivono accuratamente l’atteggiamento di una gamma piuttosto ampia di economisti pseudoprogressisti, che comprende anche alcuni economisti marxisti o neoricardiani. Molti lettori riconosceranno i loro argomenti, perché sono ampiamente adottati nel dibattito pubblico, ma va detto che gli stessi economisti che li adottano in pubblico sono piuttosto cauti nell’adottarli nei loro lavori scientifici (sostanzialmente perché questi argomenti non sono basati su solide fondamenta scientifiche, e quindi ricorrere ad essi li squalificherebbe). Ne consegue che, per quanto familiari questi argomenti possano sembrare al lettore, è praticamente impossibile trovare per essi dei riferimenti adeguati nella letteratura scientifica. Duole constatare che intellettuali si presentino nel dibattito con chiacchiere da bar, ma questi sono i nostri tempi.
[3] Ricordate che il tasso di cambio è un prezzo: il prezzo di una valuta in termini di un’altra.
[4] Per inciso, nella parte precedente del lavoro ho cercato di spiegare come la crisi dell’Eurozona dipenda da un colossale fallimento del mercato, e non dalla prodigalità dei governi, e vi ho ricordato che anche la BCE è dalla mia parte.
[5] Prova: gli Stati Uniti, che dopo la Seconda Guerra mondiale si aspettavano di essere il più grande paese esportatore, perché la capacità produttiva del resto del mondo era stata sgretolata dalla Guerra, rifiutarono la proposta di Keynes. QED.
[6] Può essere utile ricordare che a ogni squilibrio positivo della bilancia dei pagamenti deve corrispondere uno squilibrio negativo altrove (se c’è un esportatore netto, ci deve essere almeno un importatore netto). Di conseguenza, un paese che scatena una guerra valutaria sta, per definizione, costringendo almeno un altro paese a indebitarsi con l’estero.
[7] Tanto per fare un esempio semplice ma estremamente eloquente, l’obiettivo fisso di crescita al 4% di M3 adottato dalla BCE è un’applicazione della regola del k% di Milton Friedman (1960). Anche astraendo dal fatto che questa regola è basata sulla teoria oggi screditata della moneta esogena, c’è da chiedersi come economisti progressisti possano sentirsi a proprio agio in un mondo così profondamente strutturato secondo l’ideologia dei Chicago boys, il cui contributo più famoso alla politica economica è stato il progetto delle riforme economiche nel Cile di Pinochet.









98 commenti:

  1. Prof. quest'anno zero politica a tavola, nessuno ci ha mai nemmeno provato. L'inconscio (più o meno piddino è pronto): Verrá la Troika (e avrà i tuoi occhi).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di Maio...in effetti sul FT "hanno detto che sono diventati grandi" (gli occhi). Mi piacerebbe tornare a seguirla su Twitter senza dover fare peripezie per farlo caro Prof., Saluti.

      Elimina
  2. "l'ethos piddino ammette che dal panorama di quello che loro chiamano "cultura", cioè dall'agglutinato e incoerente groviglio di imparaticci apodittici ed autoreferenziali defecati nelle loro auguste fauci da Scalfari e ricacati dal loro augusto ano nelle fauci dei propri allievi, da quel panorama sia esclusa la matematica, e più in generale tutto ciò che è numero (la musica, l'astronomia…)"

    Va bene prof mi arrendo: mi vuole sposare? :-)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sapevo che l'intemerata in simil-gaddese ti avrebbe sedotto. La risposta è: sì, e naturalmente celebreremo sull'isola di Lesbo (per par condicio, e perché il compagno Tsipras ha portato in casa questo determinante risultato...). Peraltro, forse non tutti sanno che in Portogallo ci saremmo potuti sposare da anni...

      Elimina
  3. Ah ovviamente coppia aperta, ho già penzato a qualche damigella per la celebrazione, che per ovvii motivi non posso segnalarle qui...

    RispondiElimina
  4. Mea culpa, troppo tardi.. Ardo ancora di inutile rabbia. A sentirmi dire da un dirigente della pubblica amministrazione "di sinistra" che tutta questa crisi dov'è con tutti che se ne vanno in ferie, che il problema è sono gli imprenditori che evadono, che dobbiamo smetterla di lamentarci e pensiamo invece all'Ucraina cosa dovrebbero dire loro (con cenno alla badante ucraina della madre seduta a fianco) e con la lira pagavo i tassi del mutuo al 20% e siamo europei e..sangue al cervello!
    È che sono abituata all'indifferenza mista a rancore casta cricca dei veneti; un piddino Doc toscano che fuori dall'euro c'è non solo il baratro economico ma anche il ritorno alla barbarie di dover condividere la sorte di popolo con quei bruti dei propri connazionali io non l'avevo mai incontrato dal vivo. Spaventoso!
    Sono certa che neppure quando finirà costui capirà, si sentirà defraudato dal fogno dall'incapacità di esserne all'altezza dei suoi vicini di casa, per cui gli auguro una bella rata di durezza del vivere senza l'alibi che possa essergli esperienza formativa ma solo per malignità.
    Auguro invece a lei prof e a tutti i lettori un Natale tranquillo e riposante in compagnia almeno oggi di fratelli nello spirito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ci pagano abbastanza per essere buoni coi "poverini".

      Elimina
    2. Purtroppo per me è esperienza comune incontrare persone così. Se non fossero tanto diffusi, come si spiegherebbe la presenza di Renzi al governo?

      Elimina
    3. La badante ucraina che conosco lavora qui per pagare gli studi alla figlia. Che ai tempi del comunismo, erano gratis. Sintesi del profano: l'economia si e' mossa, ovvero gli studi a pagamento muovono attori economici, ma a detrimento della classe media.

      Elimina
    4. @a perfect world
      Il tuo commento mi fa scattare un ricordo. Diversi anni fa in un "controllo" (vulgo retata) della polizia torinese al parco della Pellerina (i torinesi sanno) fu fermata una ragazza est - europea con "strani" libri. Erano testi di medicina nella lingua del suo paese, lei "faceva il mestiere" d'estate per pagarsi gli studi. Erano tempi pre crisi e qui si guadagnava ancora.
      Per lei, oggi, il "diritto" sbandierato dai piddini sarebbe solo quello di essere "rispettata" e "non discriminata". Andrebbe invece messa sul nuovo Libro Cuore come esempio di tenacia, flessibilità e adeguamento al Mercato.

      Elimina
    5. io ci vivo in mezzo, ai PDini toscani. L'unica cosa buona dell'ondata grillina da queste parti à stato il ridimensionamento del partito e dei suoi voti. Lorsignori prima hanno ragliato contro l'antipolitica, poi contro il populismo, alla fine una ex assessora livornese ha ammesso "abbiamo sbagliato" (ma su cosa abbiano sbagliato non credo abbia alcuna idea). I funzionari e politici regionali continuano a implorare IDE. Negli ultimi tempi, quando si sono concretizzati. dopo annunci roboanti su investimenti e occupazione è arrivato il conto (un duecento licenziamenti a botta, in media). In preda a puro delirio il PDinissimo presidente della regione ha annunciato centinaia di milioni di tagli alla sanità che "migliorereranno il servizio" (ma dai!). E' inutile dare la colpa a "Il Mulino" (rosaeuro), questi son teste di legno a cui la durezza del vivere non busserà alla porta ancora per un po'
      Come nota storica ricordo che fino all'8 settembre 43 la toscana era fascistissima, e diventò rosso acceso dopo il 25 aprile. Il che significa che non serve tanto fare evangelizzazione quanto far cambiar idea ai leader e ai capibastone, che tanto poi il gregge si adegua.

      Elimina
    6. @Lettore Occasionale

      La Toscana è l'emblema del cretinismo criminale nazionale. Stiamo parlando di una regione ormai quasi completamente venduta all'estero; siamo ufficialmente una colonia, cioè un serbatoio di manodopera e basta. Sono riusciti a dare in mani straniere TUTTO il sistema regionale di trasporto non su ferro: qualcuno mi può confortare, assicurandomi che in Baviera il sistema di trasporti regionale stradali è in mani francesi? Abbiamo venduto ai giapponesi la BredaMenarini (se non sbaglio), che ha già cominciato a produrre per l'estero; abbiamo venduto Piombino agli algerini. Il presidente Rossi, già comunista, uomo assai poco affabile, sta organizzando una ristrutturazione della sanità (a cui è molto avvezzo avendo fatto a lungo l'assessore alla sanità), in cui non ho capito bene chi sarà favorito a prestare servizi privati a prezzi un po' migliori, ma quel qualcuno c'è. È una disfatta del pensiero progressista che ha pochi paragoni nell'esperienza storica: le benedette parole dell'intervento di Alberto sopra citate sono una voce che urla nel deserto. Soprattutto nel deserto delle classi subalterne, che sono completamente anestetizzate dalla propaganda e dall'ideologia dominanti. È un successo del pensiero liberista di proporzioni clamorose: da Cofferati agli operai licenziati pensano che il problema dell'Italia siano stati lira, piccola e media industria, corruzione, evasione, mafia. Non abbiamo nessun strumento adeguato per cambiare le cose via dibattito-dialogo: è tutto inutile, tanto che io non discuto più con nessuno (accademici, laureati, quadri intermedi, operai, pensionati, è un ceto interclassista di gente che non ragiona). Naturalmente ci penserà la violenza ha riportare dolorosamente alla ragione tutta questa gente; ancora non sappiamo con precisione che natura avrà e come si manifesterà, ma sicuramente avverrà. Quando poi tutto sarà finito, succederà ciò che successe al primo comizio di Palmiro Togliatti nella Livorno distrutta dai bombardamenti: una donna del popolo andò sotto il palco e gli gridò "Sei bello come Costanzo!" (Ciano, naturalmente; questo a sostegno di quanto dice Lettore Occasionale, che riporta un dato storico inoppugnabile sulla Toscana fascistissima e poi comunistissima; per ora siamo tornati al fascismo tendenza Berlaymont, poi vedremo che cosa ci dicono di fare Oltreoceano).

      Elimina
    7. @Celso
      Aggiungerei che
      a) in Toscana la FIOM ha dichiarato in un paio di occasioni di "appoggiare il processo di ristrutturazione reso necessario dalla crisi"
      b) Rossi si è circondato di consulenti del S.Anna. Si parla tanto di Bocconi, ma il S.Anna è forse il maggior centro nazionale del pensiero politico neoliberale-eurista, con fior di connessioni coi poteri sovranazionali.

      Elimina
    8. @Lettore Occasionale

      Naturalmente hai ragione su tutti e due i punti (ahimé).

      Elimina
  5. Gentilissimo professore,sono un ex piddino purosangue folgorato questa estate da un suo video su youtube.Ultimamente nel mio paesello,Cavriago,mi sto scornando con alcuni miei ex compagni di merende sull'argomento della monetizzazione del debito pubblico:per loro è,è stato e sarà una cosa totalmente inventata.Mi sembra di essere un Darwiniano in una setta di integralisti,a loro basta citare la bibbia,io devo portare la prova fotografica dell'accoppiamento dell'homo erectus con la donna di Neanderthal. Comunque uno di questi mi ha fatto notare che su Wikipedia,alla voce "debito pubblico", sta scritto che circa metà di questo è in mano a bankitalia.Si tratta forse di titoli di stato comprati sul mercato secondario e quindi a prezzo di mercato? Se è così a chi vanno gli interessi?La ringrazio anticipatamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, sinceramente non capisco. Per dimostrarti che il debito non può essere monetizzato un piddino ti dice che metà è in mano a Bankitalia? A parte che non è così, come puoi vedere nella Tavola 5 di un qualsiasi bollettino di Bankitalia (se uno ti cita Wikimmerda in economia allontanati con prudenza, senza dargli le spalle), non capisco sinceramente cosa c'entri questo o chi si prende gli interessi, che comunque continuano a confluire nel bilancio del Tesoro. Ma non è che invece di piddini hai di fronte dei signoraggiai? Perché in quel caso è ancora peggio. In ogni caso, se uno dice che la Banca d'Italia non interveniva alle aste sul primario è solo un povero coglione. Lascia che il mercato lo triti (se uno è coglione muore un po' prima del lungo periodo, Darwin c'è) e dedicati a cose meno futili, come ad esempio a leggere questo post che non hai letto o non hai capito bene.

      Sono un po' stanco di fare la crocerossina di quelli che prima non si sono impegnati abbastanza a studiare. Nessuno vi chiede di entrare in polemica con chicchessia. Se lo fate è una vostra scelta, e naturalmente prima di farla assicuratevi di avere gli strumenti dialettici adeguati.

      Elimina
    2. Se posso (visto che il prof sull'argomento ha scritto molto e bene,basta cercare), come alternative ti consiglio di leggere questo post di voci dall'estero http://vocidallestero.blogspot.it/2013/06/de-grauwe-e-yuemei-ji-conseguenze.html?m=1
      Oppure scarica il PDF gratuito "Oltre l'austerità" (basta cercare su google), c'è il capitolo dedicato al debito pubblico che se non ricordo male è stato scritto proprio dal prof.

      Elimina
    3. Cavriago, quello di Piazza Lenin? Lui ci aveva già visto lungo circa il progetto Europeo

      Elimina
    4. Piazza Lenin con busto in bronzo.

      Anche se, da modenese molto attento alla spericolata guida dei vicini reggiani ("testa quedra" dalle mie parti), vorrei far notare, con contrizione, che nel modenese c'è un comune con in piazza non un bronzo di Lenin, bensì un bronzo di maiale, intero e rotondetto. Be', nello stesso comune c'è pure un prosciuttificio con nel giardino una enorme statua di San Francesco amico degli animali... "Pucci pucci ...Vieni maialino che qui nello stabilimento han bisogno di te..."

      Elimina
    5. Caro modenese nostro ex-capitolino, quando parliamo di cose serie bisogna chiarirsi...Guida spericolata???? Infatti le Ferrari e le Maserati le hanno inventate a Reggio...(purtroppo non è così, intendiamoci)...Ma lo sai almeno perché siamo stati nella storia riconosciuti come "testi quedri"?
      Fu a causa dio una guerricciola scoppiata qualche tempo fa, più o meno alla metà del XIII. secolo. L'Imperatore di allora era nientemeno che il famoso Federico II: di Svevia, il meno teutonico di tutti gli imperatori germanici, che infatti seppur di puro sangue tedesco teneva la corte a Palermo, essendo per inciso anche re di Sicilia... Durante le sue scorrerie nell'Italia del Nord per "pacificare" stile repubblica di Salò gli irruenti Comuni che non volevano riconoscere la sua autorità, vi fu una battaglia anche nei pressi di Reggio. I reggiani naturalmente furono sconfitti, ma delle truppe imperiali facevano parte alcune milizie provenienti dalla vicina Parma...i cari cugini parmigiani che personalmente adoro, essendo tra l'altro mezzosangue. Le barbare usanze dell'epoca parlavano di eliminazione fisica dei prigionieri dopo una vittoria militare, ed a questo compito furono destinati proprio i cugini. Questi però, considerati i legami di sangue, non se la sentirono di decapitare tutti i reggiani secondo l'uso. Decisero allora di dare loro una bella "piattonata" con la spada sulla testa, a mo' di benedizione. I reggiani furono così risparmiati, ma nell'uso corrente si pensò che quelle piattonate gli avessero provocato un po' di mal di testa (certissimo)ed avessero...cambiato i canoni genetici dei reggiani. E così nacque l'epiteto di "testi quedri" (teste quadre), di cui siamo sempre orgogliosissimi

      Elimina
  6. Costanzo Preve, video. "Oggi gli intellettuali sono stupidi" (una novità storica che interroga la filosofia).

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=GnyMi1BgBrU

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo video mi ha suggerito mi ha suggerito una nuova definizione di piddino. Oggi gli intellettuali sono stupidi, vero, ma è vero anche che oggi gli stupidi sono intellettuali.
      Il piddino è il negativo dell'intellettuale di oggi, è lo stupido perché sa.

      Elimina
    2. Costanzo Preve, video: "La sinistra oggi. Stupidità o tradimento?"

      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=F-JR7wwSXio

      Elimina
    3. Costanzo Preve, video: "La filosofia del governo Monti".

      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Qtb8qtnjNtI

      Elimina
    4. Gli intellettuali sono stupidi, precisazione + esempio.

      Qui l'intellettuale (prof. Roberta de Monticelli) è intelligente:

      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=UHur3Moj4o8

      Qui invece l'intellettuale (la medesima prof. Roberta de Monticelli) è stupida:

      https://www.youtube.com/watch?v=QgpmqsHRnRs&feature=player_detailpage

      Perchè?

      Una risposta:

      Costanzo Preve, video: "Filosofia e capitalismo, parte 3". Gli intellettuali. Fine dell'alleanza tra la critica sociale e la critica culturale al capitalismo.
      https://www.youtube.com/watch?v=0AndtoYQyss&list=PLD5C9BB1B516A23CE&feature=player_detailpage

      Elimina
    5. Com'è raro sentir dire certe cose. Non c'è nulla di buono che per essere prodotto non richieda una vita di fatica e sforzi per giungere ad essere tale. In questo caso gli esiti della vita di studi di Preve si concretizzano in questi semplici discorsi di puro buon senso.

      BALDASSAR CASTIGLIONE - IL CORTEGIANO

      "Un musico, se nel cantar pronunzia una sola voce terminata con suave accento in un groppetto duplicato, con tal facilità che paia che così gli venga fatto a caso, con quel punto solo fa conoscere che sa molto di più di quello che fa."

      E, sempre il Castiglione, sullo spiaggiamento dei capodogli rosa

      "Ma perché grande argumento che l'om sappia una cosa è il saperla insegnare, dubito che essi ancora poco la intendano; e che e Virgilio e Cicerone laudino perché sentono che da molti son laudati, non perché conoscano la differenzia che è tra essi e gli altri"

      Elimina
    6. @Roberto

      E però cazzo potevi aspettare un attimo! Mi ha appena fatto pubblicare un saggio nel quale do del Chicago boy al papi della Barbie... Potevi almeno dire "diversamente consapevole"...

      Elimina
    7. @ Alberto

      Lì è stata intelligente. 2 volte intelligente, 1 stupida, media non male, avanti così e ad majora.

      Elimina
    8. @ Roberto Buffagni:
      Il video 3 di Costanzo Preve è davvero gajardo (come diciamo noi romani quando dobbiamo definire una persona tosta e diretta). Ora guarderò "mox" precedenti e seguenti.
      Grazie dell'indicazione.

      Elimina
    9. @ Emilio Pica.
      Prego. A grandi e piccini raccomando vivamente di guardarsi i video di Costanzo Preve, che oltre a dire cose sempre interessanti e originali era un grande personaggio di professore pazzo, con l'aureola di capelli sparati, la maglietta sdrucita, l'occhio fulminante, lo sfondo del baretto sottocasa, zero supponenza, zero paura...caro Costanzo, quanto si sente la sua mancanza...

      Elimina
  7. Costanzo Preve, video. "Gli intellettuali sono come i pesci: si muovono a banchi".

    https://www.youtube.com/watch?v=kDKOXSrxdRU&feature=player_detailpage#t=304

    RispondiElimina
  8. I più disonesti,da un punto di vista intellettuale,sono quei progressisti che sostengono che la svalutazione funziona se i salari crollano.E' complessa la gestione dell'aggiustamento,sopratutto se si devono difendere i lavoratori, e dipende,come è stato detto più volte,da tanti fattori.Per fortuna ci sono i bravi divulgatori scientifici :), auguri al Prof,a tutta la sua Famiglia, ai lettori di questo Blog e alle rispettive famiglie.

    RispondiElimina
  9. Nota a piè di pagina. A proposito di regole, eccone una davvero utile: domandarsi sempre, "Chi comanda qui? In nome di chi e di che cosa?" Meglio dei fari antinebbia.

    RispondiElimina
  10. Di questo post mi ha colpito molto questo passaggio:
    “dai, diciamocelo: qui siete più di tremila, ma se avete capito in trenta è un miracolo, e questa stima dell'1% è da parte mia uno sterminato gesto di fiducia nel genere umano: lo confermano i racconti delle vostre frustrazioni, e molti dei vostri commenti sui quali non intervengo, perché sono molto stanco anch'io, e non mi sento di esortare gli altri a fare una cosa che a me pesa ogni giorno di più: studiare”.
    Ed in relazione a ciò credo che sia doveroso andare a ristudiare bene “Il tramonto dell’euro”. In particolare a pagina 47 e pagina 48:
    “La bilancia dei pagamenti
    Importazioni ed esportazioni di beni e di capitali sono documentate dalla bilancia dei pagamenti, che registra entrate e uscite di valuta, riportando separatamente i pagamenti per scambi di beni e corresponsione di redditi nelle cosiddette partite correnti, e quelli di origine finanziaria (acquisti e vendite di titoli, accensione di crediti e debiti), nel conto finanziario.
    Se un Paese esporta più beni di quanti ne importi, il saldo delle partite correnti è positivo, e corrisponde a liquidità netta che il Paese ricava dai suoi scambi (sono entrati più soldi di quanti ne siano usciti), liquidità che può reinvestire all’estero, sui mercati finanziari. Un esportatore netto di beni, cioè un Paese con un surplus delle partite correnti, è quindi anche un esportatore netto di capitali, e accumula crediti verso il resto del mondo (o magari rimborsa eventuali debiti). Di converso, un importatore netto di beni, cioè un Paese con un deficit delle partite correnti, è anche un importatore netto di capitali, e accumula debiti verso il resto del mondo (o decumula crediti pregressi). Non è difficile: chi vende più di quanto compri, ricava somme che può prestare. Chi compra più di quanto venda, deve finanziare la differenza, facendosi prestare soldi dall’estero. Il saldo delle partite correnti e quello del conto finanziario sono quindi lo specchio uno dell’altro.”

    “Dal 2001 a oggi si ritorna alla situazione quo ante: deficit delle partite correnti, e surplus del conto finanziario. Da undici anni a questa parte nel nostro Paese stanno affluendo capitali (cioè ci stiamo indebitando con l’estero) per finanziare l’eccesso d’importazioni.Come tutti gli osservatori più qualificati riconoscono, proprio l’accumulazione di debito con l’estero ha giocato un ruolo essenziale nella crisi che stiamo vivendo insieme con gli altri Paesi periferici dell’Eurozona (De Grauwe, 2011).”

    Ecco, se non si capisce bene questo concetto, della formazione e del significato di DEBITO ESTERO, non si può costruire e comprendere tutto il resto del ragionamento.
    Io l’ho capito e, dopo aver studiato bene, posso dire di rientrare fra quei 30 di cui sopra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Com'era la storia di Etarcos?
      :-)

      Elimina
    2. Stefano mi stai facendo la supercazzola di Natale ? :-)

      Elimina
    3. Vedi che non sei all'altezza della pignoleria di Alberto? La mia supercazzola è stata scritta a S.Stefano, non a Natale! :-)

      Elimina
    4. E allora, visto che IO sono sempre avanti, per capodanno brindo alla supercazzola come se fosse antani :-)

      Elimina
  11. Albè LaFaiFacile ma soprattutto LaFaiMoltoBene! Bellissimo post.
    Ed a proposito di dissonanze come queste: "Quando due intellettuali di caratura, percorso, appartenenza così radicalmente differente come Oscar Giannino e Barbara Spinelli difendono lo stesso progetto politico, possibile non sentire una dissonanza?" un altro importante campanello d'allarme, dovrebbe scattare immediatamente nelle orecchie della sinistra quando, parlando di riforma del mercato del lavoro, si esalta quella tedesca, sviluppata da un certo Peter Hartz (Hartz 4), che lavorava si in Volkswagen,ma non come operaio, bensì come alto dirigente che difendeva gli interessi dell'azienda. Ovviamente la mia è una vana speranza.
    L'unica cosa che forse adesso veramente ci può salvare, è quella paura delle nostre élite che tu hai avocato su radio padania (BagnaiLeghista!), effettivamente adesso che il culo in pericolo è il loro (vedasi dichiarazioni del presidente di Assopopolari), potrebbe arrivare quella presa di coscienza necessaria a capire che bisogna uscire dall'euro, perché in €uropa non si coopera, ma si compete in modo sleale.

    Buon Natale a tutti.

    RispondiElimina
  12. Il Paradosso di Zenone-Monti

    ".. in Italia abbiamo distrutto la domanda interna". Riducendo così le importazioni e il saldo negativo delle partite correnti. Generato disoccupazione e quindi deflazione salariale. Ma anche distrutto produttività e il 25% della base industriale. Per recuperare competitività sui mercati esteri e interno. Ma, ab origine, il centro aveva svalutato sostituendo Marco con Euro conservando intatta la propria base industriale. Siamo e saremo sempre almeno un passo indietro. Come Achille e la tartaruga. Il sistema non ha soluzione. Ma per l'altro sistema, quello occulto dei crediti, questa era la soluzione.

    grazie Prof. per il Suo incommensurabile lavoro. Buon Natale a Lei e a tutti gli amici del blog. sto disponendo un mio modesto contributo ad a/simmetrie.

    RispondiElimina
  13. Tocca a sentire il Benigni: "Non rubare, l'hanno scritto in italiano"
    Ma perché porcaccia la miseria? Lui è nel 15%.

    (e meno male che non credo in dio, se no sarei molto più incazzato - che il 15% comprenderebbe anche lui)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chi ascolta Benigni si merita l'euro è MOLTO di più.

      Dixi

      Elimina
    2. Chi ascolta Benigni si merita l'euro e MOLTO di più.

      Dixi

      Elimina
  14. Buon Natale a Lei, Prof., e a tutte le anime belle di questo blog. Il miglior regalo di Natale che mi sono fatta è ... un contributo ad a/simmetrie. Grazie di tutto.

    RispondiElimina
  15. Dal fogno al Phogno (con il Ph di PhD).

    Chapeau!

    ".. la maggior parte degli EKO appone alla svalutazione lo stesso giudizio morale negativo che emetterebbe qualsiasi economista neoliberale. Entrambe queste categorie di economisti considerano la svalutazione come l’equivalente economico della masturbazione: qualcosa che fornisce un sollievo temporaneo senza risolvere il problema (sia esso la crescita economica o demografica), e quindi causa difficoltà strutturali (inflazione o cecità, a seconda dei casi)."

    "Phenomenology and mind" dovrebbe approfondire, alla luce di questo innegabile atteggiamento, il perché suddette categorie di economisti ricorrano invece massicciamente a spropositate seghe mentali per giustificare le proprie posizioni.....

    RispondiElimina
  16. Siamo, purtroppo in mano a dei mercenari, la troika arriverà, se ne son accorti anche gli uccellini che si credevano aquile.
    Buon Natale a tutti voi, ai lettori e ovviamente al padrone di casa e famiglia.

    RispondiElimina
  17. Un altro IDE si sta avvicinando pericolosamente e nessuno né parla, o meglio i principali notiziari televisivi non né parlano con la dovuta risonanza che meriterebbe un "siluro a testata nucleare" di tal genere a livello di conseguenze sull'indipendenza industriale e quindi sulla sovranità industriale del paese.
    In questi giorni le televisioni sono troppo impegnate a magnificare le "meritorie" imprese di un Renzie che manda finiti annosi cantieri autostradali e fa rivivere a nuova vita antiche città romane, così come i vari istituti luce e pravde di una volta magnificavano gli operati dei rispettivi governi. Ma nessuna ci informa che ENI ha deciso (ancora non ufficialmente…) di vendere il 70% di Versalis ad un fondo di private equity statunitense (anche se non si rivelasse statunitense poco cambierebbe ed il concetto di fondo rimarrebbe).
    Ora Versalis (per interdeci ex Enichem, ex Enimont) è quello che è rimasto in Italia (grazie ad ENI, che però ora è probabilmente costretta a venderla …) a livello di produzione di chimica di base e plastiche, un industria strategica per un paese che voglia mantenere un tessuto economico minimamente indipendente nei rapporti di forza con le economie più sviluppate: l'industria chimica è il semilavorato per eccellenza, è la base della maggior parte degli oggetti che ci circondano e chi detiene le leve della sua produzione fa politica estera e contribuisce a preservare la propria sovranità, chi non la produce invece è costretto ad importare e subire i ricatti delle grandi multinazionali del settore. Produttori che a livello mondiale vedono i tedeschi ( per es. con BASF, maggiore produttore mondiale) e gli americani tra le 10 società con maggior fatturato al mondo.
    Alcuni numeri di Versalis nel 2014: fatturato annuo di 5,3 miliardi di euro, addetti mondiali del gruppo 5.565, di cui italiani 4.575; addetti stimati al lordo di tutto l'indotto circa 10.000, perché è bene sapere che esistono una miriade di imprese a cui Versalis appalta molte fasi della sua produzione, come la manutenzione degli impianti, la pulizia degli stessi ed altre funzioni. Sono numeri al cui confronto i casi Saeco e Riello si collocano purtroppo in una dimensione molto più ristretta, anche se sempre dolorosa.

    E' pur vero che la chimica italiana perse la sua grande occasione di consolidarsi nel mondo con il divorzio Enimont ed il successivo smembramento e svendita a prezzi di saldo del gruppo Montedison (solo nel 1992 tale gruppo fatturava 16.968 miliardi di vecchie lire dell'epoca ed al netto di quanto già conferito in Enimont! Qualcuno che ne avesse voglia potrebbe fare i conti di quanto sarebbe rapportato ad oggi…), gruppo che negli anni ottanta era tra le prime 10 società chimiche del mondo e il terzo gruppo in assoluto in Italia. Ma questa è un'altra storia, mooolto luuunga…e non è certo questo il luogo dove rubare spazio importante e vitale, anche solo per cercare di abbozzarla.

    (segue II parte)

    RispondiElimina
  18. (segue da I parte)

    E' pur probabile che ENI è/sarà costretta a vendere nell'ottica di un consolidamento del perimetro delle sue attività: con il prezzo del greggio a 38$ al barile si fa fatica a chiudere i bilanci in utile, distribuire dividendi e sostenere la quotazione di borsa! (per es. mi diceva un ingegnere dipendente ENI, spedito appena una settimana fa da Cipro a Ravenna, che il gruppo sta abbandonando il settore esplorazione (Cipro…) e si sta esclusivamente concentrando sul settore produzione in siti attivi come Egitto, etc…). Ed è vero che se da Gen. 2014 ad oggi il prezzo del greggio è diminuito del 64% (da $106 a $38), la rivalutazione del dollaro sull'euro è stata nello stesso periodo solo del 20% (da 1,375 a 1,097): a parità di volumi significherebbe una diminuzione dei ricavi nei due anni del 44%.

    Ma è anche vero che questa maledetta situazione che ci ritroviamo, con le probabili devastanti conseguenze a medio termine sul piano occupazionale, rappresenta in qualche modo l'altra faccia dell'euro, quella che quando non può causare in maniera diretta (e sottolineo diretta, perché ormai l'Europa è diventata il buco nero dell'economia mondiale) l'abbattimento della domanda per una multinazionale come ENI, è comunque bene in grado di coartare l'azionista di riferimento (nel nostro caso lo stato italiano) con assurde regole come "aiuti di stato" e "concorrenza" (fatte per tutti ma seguite da pochi…), qualora lo stesso volesse mai riappropriarsi di un pizzico della propria sovranità comprandosi lui Versalis o mettere in condizioni ENI di …, al posto del solito private equity di turno. Basta imparare dai nostri cugini d'oltralpe … anche senza possedere la bomba al neutrone.

    Oggi a pranzo parlavo con il compagno di mia sorella (compagno perché sposati solo con contratto verbale), operaio Versalis dello stabilimento di Ravenna, consapevole dei rischi, direi abbastanza aperto e ricettivo alle suddette osservazioni (non so se un'eventuale piddinità sia stata prudentemente repressa perché parlava con me…, ma non credo), ma sopratutto preoccupato perché il sindacato non li sta correttamente informando e sostanzialmente, a parte le convocazioni di prammatica, tutto tace…
    L'unica cosa che ho potuto dirgli è stata quella di non fidarsi mai quando ti vengono a dire che il tal fondo si impegnerà a mantenere l'occupazione e a portare a termine il piano d'investimenti (400 milioni già investiti da ENI, rimangono altri 1,2 miliardi…) per riqualificare il settore merceologico (da chimica di base a specialistica): i private equity comprano, segano, a volte smembrano, e poi rivendono alla concorrenza (Germania?…), possibilmente marginando. E' il loro mestiere, altro non ci si può aspettare, e lui anche se l'aveva già intuito ora probabilmente lo dovrà sperimentare direttamente.
    Cambiano i mezzi, non più gli "oscuri figuri"di una volta al servizio del potentato nazionale/sovranazionale di turno, ma i più moderni ed asettici private equities americani, questa volta al servizio del potentato sovranazionale miglior offerente, ma il fine è sempre lo stesso: comprarsi quel che è rimasto dell'industria italiana, impadronirsi delle quote di mercato delle imprese comprate a saldo (il portafoglio clienti, quello che veramente interessa!) e magari produrre in paesi dove i costi sono ancora inferiori a quelli italiani… In definitiva la moderna colonizzazione di un paese.

    Scusate la lunghezza, buon Natale e buone feste a tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dare le chiavi del Italia al PD o ai spaghetti liberisti (monti è Company)equivale a dare le chiavi di una Ferrari o Rolls-Royce di 2 mio. a un ubriaco fradicio. O pure mettere un benigni a fare il CEO di FCA, fallimento garantito in pochi mesi.
      Non dico che nella destra non ci sono dei pirla, ci sono è come, ma non hanno fatto i danni che hanno fatto le 2 cattegorie sopra.
      L'attuale crisi bancaria italiana è la diretta consequenza della distruzzione della domanda interna di monti. Non so cosa succederebbe in Svizzera se i governanti distruggerebbero la domanda interna Svizzera. I debiti sopratutto ipotecari in Svizzera sono al 110% del PIL.

      Se Versalis appartiene ancora a ENI, sarebbe molto più intelligente a fare un Spin-Off come a fatto Fiat con Fiat-Industrial che ora si chiama CNH ed è un azienda separata ma ancora sotto totale controllo di FCA.

      Non sono per sè contro il private equity. Il private equity fà sicuraemnte senso per Start-Ups promettenti che hanno bisogno di finanziamenti iniziali. Per Aziende mature è in più sane è un nonsenso totale.

      PS:
      Una della banche più grandi tedesce è la più grande banca del Bayern cioè la Lombardia tedesca, la HypoVereinsBank è in mano italiana. (Unicredit)
      Solo una rubrica a parte. Naturalemente ha niente a che fare con il disastro attuale italiano.

      Elimina
  19. Serene feste a lei Prof. e a tutti i lettori . Dopo la serata organizzata da un giovane gruppo di appassionati alla Biblioteca Malatestiana di Cesena per ospitare il brillante Diego Fusaro ho comprato e sto leggendo sotto l'albero di Natale il suo " Il futuro e' nostro. Filosofia dell'azione" . Sono quasi a meta' , ma gia mi sembra di poter affermare che fornisce un cristallino , potente contributo teorico alla creazione di una cornice intellettuale atta a spiegare il perche' della "negazione" e " tradimento " della sinistra . ( ma la destra non ne esce meglio ) a difendere le classi subalterne e demonizzare la Borghesia e i suoi principi e valori .
    Ma il livello della cacca si alza velocemente per tutti , e quelli che fino a ieri pontificano asciutti e ancora lontani dai miasmi degli escrementi ( vedi metafora pasoliniana del barile di m. In cui sguazzano impotenti gli asserviti ma compiaciuti le vittime? .parliamo del 1973!) potrebbero porsi delle domande .
    Gli stimoli se ben letti non mancano , penso alla filmografia di Inarritu' , vedi Babel , ma anche Biutiful , oppure al libro di Magris "Il Margine" , dove il tema degli esclusi e appunto di confine/ frontiera elastica , mutevole , e pertanto potenzialmente "inclusiva" anche di "Te Stesso " , ma appunto devono essere letti e interpretati come appunto "Stimolanti" la riflessione prima teorica ma poi fattuale di un modello di societa' alternativa a quella pienamente realizzata dal pensiero "Neoliberista" dove il "Riappropriamento del confine e della Sovranita' nazionale e quindi finanziaria e fiscale" sono imprescindibili .
    Chiudo con un divertente aneddoto : Ieri al Pranzo di Natale da mio padre , dove visto che egli e' vedovo , I miei fratelli ed Io abbiamo dato il nostro contributo alla cucina , la Badante polacca Kristina , con noi da alcuni anni , mi ha invitato ripetutamente a fare il lavapiatti ( Ioooo che avevo preparato due capponi con diverse salse cotti 16 ore a 68 gradi !!) in Polonia nel ristorante aperto appunto da Lei e da mia sorella , al che ho dovuto ricordarle che al momento sono loro a venire da Noi a fare i badanti e non noi italiani , Per poi dovermi quasi correggere al pensiero che NON manca forse molto affinche' i flussi migratori si invertano ...Sigh..
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  20. Che pena! L'asinistra sellina che brinda e festeggia per le unioni omo in Grecia e non dice nulla sulle politiche di spoliazione del welfare e di deflazione salariale praticate da anni nello stesso paese.
    Mi rendo anche conto che un "partito" che conta dello 0,..può solo esultare per la "vittoria" di altri. I perdenti sono così, se la squadra del loro paese non conta nulla, cominciano a tifare per quella più forte.

    RispondiElimina
  21. Post bellissimo. Ora lo giro a un po' di amici. Se lei prof non avesse già concesso la sua mano a Marco S. potrei perfino mettere in discussione il mio matrimonio con Proust, questa volta, ma purtroppo sono arrivata tardi.
    Ma sa che la lettura dell'articolo del FQ durante i festeggiamenti è andata molto bene? I miei amici "poverini" (non li definisco più piddini perché hanno accettato di non sapere) mi hanno ovviamente dovuto fare delle domande (perché io certi libri li ho regalati, ma per muoversi con un minimo di agio tra surplus e deficit bisogna anche leggerli), mi sono stati ad ascoltare tutti attenti, SENZA ribattere a ogni frase con una cazzata letta su Repubblica, una ha preso l'articolo da portarsi a casa per rileggerselo con calma, l'altro mi ha addirittura confessato che in effetti ormai che l'euro sia un disastro inizia a pensarlo anche lui (Alleluja! Nolo mortem impii, sed ut revertatur impius a via sua et vivat).
    E allora alla domanda che io stessa mi pongo sul perché io continui a insistere invece di mandare tutti i piddini-poverini al diavolo come magari meriterebbero rispondo:
    1) perché gutta cavat lapidem e - come Marco S. ha da tempo intuito - di guttae rompicoglioni come me ce ne sono poche;
    2) perché se veramente Fassina e D'Attorre (o qualcun altro) riescono a mettere in piedi un partito di sinistra che si oppone all'euro bisogna che qualcuno li voti e i miei amici - privi di scuse su Lega, Meloni e quant'altro - dovranno essere tra questi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qualcun altro.

      Per il resto, apprezzo il Vangelo, che è uno splendido progetto di comunicazione al quale tento vanamente di ispirarmi, ma io sto comunque con Darwin, e gli imbecilli emettono CO2 (e quindi, sai, dopo la conferenza di Parigi...).

      Però grazie e complimenti: sei nei 30. Chi ha capito si fa capire. Questo è un dettaglio che spesso sfugge quando si parla in termini astratti di cosa sia un economista. Chi non fa attività didattica (nel ciclo terziario, in particolare) non può dirsi esperto della materia, semplicemente perché solo insegnando si impara, e solo quando si ha veramente imparato si insegna in modo convincente. La necessità di trasmettere agli altri la propria conoscenza ci stana e ci costringe a vincere la pigrizia mentale che ci impediva di approfondire e rendere coerenti tutti i nessi logici. D'altra parte, chi è stato pigro non potrà essere convincente (e a quel punto è inutile prendersela col piddino di turno: l'insegnamento è asimmetrico, e se lo studente non capisce la colpa è dell'insegnante). Questo è lo spirito di questo post, come tu avrai capito. Sì, sei una rompicoglioni, si percepisce, e apprezziamo il fatto che l'Onnipotente, nella sua infinita misericordia, ti abbia inflitto a un ingengngniere.

      Elimina
    2. Deo gratias. Ammetto che per lui è una punizione sufficiente (e mi ha pure fatto un regalo di Natale MERAVIGLIOSO, o res mirabilis)

      Elimina
    3. Leggo con infinito piacere i principi pedagogici del prof.Bagnai, ai quali tento di ispirarmi. Bisognerebbe scolpirli in ogni contratto di docenza. Riassumendo:

      1) primo principio della termodidattica: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate.

      2) principio di a/simmetria: «l'insegnamento è asimmetrico, e se lo studente non capisce la colpa è dell'insegnante»

      3) ....

      Elimina
    4. Per gli ingegneri funziona:

      Se da un secchio di acqua (secchio Italia), per un qualsiasi motivo, esce più acqua di quanta ne entra, prima o poi il secchio si svuota. (Questo per chi non si intende di matematica, altrimenti è necessaria un'altra ipotesi ma è solo un dettaglio).

      Per gli altri funziona la teoria della camicia, testata con efficienza discutendo ad un matrimonio: se tutti dobbiamo usare la stessa camicia, è probabile che a me che sono abbondante starà stretta. Potrai dire che è colpa mia che non faccio abbastanza movimento (che non è vero assolutamente!) o che a tavola mangio troppo (questo... ehm...). Però rigirala come vuoi, quella non è la mia camicia.

      Elimina
    5. Ma mò posso eleggere Nat donna dell'anno del blog, o succede un altro casino?

      Elimina
  22. 68.000 (sessantottomila) morti in più nel 2015 rispetto al 2014,l'11 e mezzo per cento in più.Qe questi sono i numeri del conflitto sociale...disarmato.

    RispondiElimina
  23. Prof.
    commosso per la citazione in uno dei suoi post più significativi, contraccambio l’abbraccio e l’augurio a rivedersi presto.

    Mi accingo ad affrontare una cena-serata in compagnia di un nutrito gruppo di “piddini” non del PD : Nutellar-tsiprioti, ex rivoluzionari ora landiniani, internazionalisti , operai con più di 30 di Fiat sulle spalle ( e il plusvalore loro estorto si trasformava magicamente in Platini, Boniek, Paolo Rossi :-) ) ecc. .
    Insomma, una summa di tutto ciò che si è mosso e si muove parallelamente e a sinistra del ‘serpentone metaforico’ ( cit.)
    Tutte carissime persone, sia chiaro, alle quali voglio ‘mmoltomammolto’ bene e alle quali mi uniscono molte cose ( in una parola: amici ) . E tutte ben coscienti, e da lunga data, dello spiaggiamento della sinistra .
    Ma su Euro e UE non c’è verso : si va dal “ è solo una moneta”, a “il problema è l’austerità” a “l’Italia fuori dall’Euro sarebbe aggredita dalla speculazione capitalista” passando dall’immancabile “ è una idea di Salvini/della Le Pen ergo non può essere buona”.
    Gianninismi e logica dell’appartenenza. Ma anche troppi “quotidiani demmerda”.

    Paradossalmente si fa meno fatica con i piddini del PD.

    Da quattro anni, cioè da quando seguo il Blog , è dura. E probabilmente, anzi di sicuro, devo riconoscermi fra i 2970 che devono studiare di più.

    Lenirò la triste consapevolezza del mio fallimento con una cospicua, e colpevolmente prima, donazione ad a/simmetrie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grande! Vedi, ho aspettato che lo facessi tu, invece di ricattarti con le foto compromettenti in mio possesso (la stretta di mano a uno stalinista granata... non dico altro). Non so se da questo post troverai ulteriori argomenti per scuotere il sonno della sragione. Sinceramente mi sembravi attrezzato. Dobbiamo quindi rassegnarci ad ammettere che chi ci accompagna possa non arrivarci, il che getta una luce fosca, se posso, non tanto sul nostro futuro, quanto sul nostro passato: com'è possibile che non ci accorgessimo di essere circondati da imbecilli? O forse dobbiamo dirci che finché non ci danneggiavano e appartenevano al nostro colore anche gli imbecilli ci stavano bene? Dobbiamo cioè venire a patti con un nostro atteggiamento opportunista, e con il suo fallimento una volta che la Storia ci pone di fronte a una sfida. Ecco, la democrazia ecc., però forse dovremmo, se vogliamo cambiare qualcosa, cominciare dall'interrogarci ora (cioè in ritardo) su chi desideriamo ci accompagni sul percorso della liberazione. Gli ostacoli sono tanti. Aggiungerci la zavorra mi sembra inutile. Come avrai notato, tutta la vita di questo blog, e in particolare la sua fase iniziale, è stata marcata proprio dal cortese ma fermo desiderio di sfrondare il gruppo dalle frange folcloristiche. Operazione contraria a quella che avrebbe fatto chiunque fosse stato interessato a coagulare un consenso politico. Tralascio il fatto che le rivoluzioni non si fanno a maggioranza...

      Elimina
    2. Dobbiamo quindi rassegnarci ad ammettere che chi ci accompagna possa non arrivarci, il che getta una luce fosca, se posso, non tanto sul nostro futuro, quanto sul nostro passato: com'è possibile che non ci accorgessimo di essere circondati da imbecilli?

      Come sempre cogli il punto centrale delle questioni. La risposta è si, dobbiamo rassegnarci e io, aiutato in questi anni dal tuo Blog, a malincuore e con grande travaglio alla fine mi rassegnai.
      Ovviamente non riesco a considerare chi mi ha accompagnato nella vita, nelle lotte nel sindacato e nelle organizzazioni nelle quali ho militato un imbecille totale. Ma la luce fosca sul passato la vivo pienamente, la percepisco ormai da tempo.
      ‘ Meno male che non abbiamo mai preso il potere’ è la frase che più mi si presenta in mente tutte le volte che ascolto le lievi imprecisioni dell’estrema sinistra alle prese con la sua beatitudine.
      ( Estrema sinistra è definizione alquanto generica, ma famo a capisse )
      Concludo questo breve ma sconclusionato sfogo sottolineandoti che, lo sfrondamento delle frange folkloristiche e il non coagulare consensi politici attorno a Goofynomics è , assieme all’alto livello di divulgazione economica, ai riferimenti musical-letterari e all’imprescindibile Daje A Ride’, uno dei 4 pilastri sul quale si fonda questo Blog.

      p.s. la cena è andata bene. Qualche battutaccia su Zipras ma niente dibattito.

      Elimina
    3. Si, scontro tra elites. Da sempre la maggioranza è stata inconsapevole dei meccanismi del potere, quindi come può tale maggioranza cambiare le cose in meglio? Semplicemente non può.
      Prima o poi le elites si scornano tra loro.
      L'avidità e la voglia di stravince di alcune elites, finisce sempre per rompere gli "equilibri".

      Elimina
  24. Ho letto recentemente quello che, a mio avviso, potrebbe diventare il motto dei principali economisti renziani:
    "In economia non si dovrebbe mai avere ragione troppo presto. Lo studioso accorto aspetta sempre che la sfilata gli passi davanti alla porta, per poi mettersi audacemente in testa alla banda".
    Citazione tratta da J.K. Galbraith "L'età dell'incertezza", Mondadori, 1977.

    RispondiElimina
  25. Buona idea quella di pubblicare in uno stesso numero della rivista gli articoli del padrone di casa e quelli di "intellettuali" del calibro di Urbinati e Bolaffi (ho letto le prime pagine dei loro contributi... meglio sorvolare). Così i lettori possono comparare immediatamente l'abisso che divide un discorso razionale dai deliri senza capo né coda degli euristi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. errata corrige: "misurare" invece di "comparare".

      Elimina
  26. Se la gente prendesse finalmente coscienza che questa crisi puo' essere superata puntando sul lavoro...ma...

    "i capitalisti finanziari non vogliono pagare i salari. Lasciati liberi di agire come vogliono, se un governo non interviene a costringerli, pagano il meno possibile; anzi, se possibile tecnicamente, niente del tutto – come avviene oggi quando sostituiscono i lavoratori coi robot."

    Maurizio Blondet

    http://www.maurizioblondet.it/per-i-nostri-figli-dobbiamo-uscirne/

    RispondiElimina
  27. Croniche da Sbandolandia.
    Vi aggiorno dal paese delle scuole chiuse al sabato.
    Ora è IMPOSSIBILE andare in treno da Varazze ad Albenga senza cambiare a SAVONA: due volte su tre la coincidenza si perde. Tutti coloro che lavorano e studiano in quel tratto fanno una vita d'inferno. Dismissione in grande stile del servizio pubblico.

    RispondiElimina
  28. Albe' scusami,eri tu stamani a gr3 sul 3%? Purtroppo ho percepito solo la fine del discorso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ieri ho rilasciato un'intervista non cortissima a Anna Trebbi che mi ha detto che avrebbe dovuto "tagliarla" e a quanto capisco forse anche "distribuirla" fra vari canali. Il punto è che in radio stanno sul pezzo molto più che in TV. Esempio: Americo Mancini mi intervistò sulla legge di stabilità poche ore prima del Bataclan. Ovviamente non andai in onda.

      Elimina
    2. Appunto, potrebbero fare uno spezzatino pericoloso per la disorganicità del concetto ad uso e consumo di qualcuno. Ma forse va bene così, per ampliare la penetrazione mediatica; il lavoro della goccia che scava la pietra fatto qui.

      Elimina
    3. Cioè, finito con piazzale Loreto attacchi con ESSI (TM). E nnamo! C'è solo un noi. Non c'è un essi. Sai quante volte avrebbero dovuto spararmi, secondo alcuni seguaci di essology! Ma tu pensi che in Rai siano tutti renziani!?

      Elimina
    4. Seconda lezione arrivata, chiara e forte!

      Elimina
  29. Caro prof., incredibile cosa diceva Giuseppe Verdi pochi anni dopo l'unità d'Italia
    http://www.veja.it/2013/01/10/giuseppe-verdi-lunita-sara-la-nostra-rovina/

    "...Quando l’ Italia era divisa in tanti piccoli Stati, le finanze di tutti erano fiorenti!

    Ora che tutti siamo uniti, siamo rovinati.

    Ma dove sono le ricchezze d’ una volta? Addio, addio"

    RispondiElimina
  30. anche Zingy si è accorto che per far sopravvivere l'economia reale italiana bisogna svendere la finanza privata italiana agli stranieri.

    ma come, l'eurone forte non ci doveva proteggere?

    é lo stesso fenomeno capitato in italia dopo l'unificazione, i capitali hanno preso la strada del nord e il sud si è desertificato.

    l'altro giorno su radio24 un economista del centro studi di confindustria lamentava il fatto che lo scarto del pil procapite fosse maggiore fra lombardia e calabria rispetto a quello fra germania e grecia


    ... ma sciocchino, la calabria è 140 anni che è sotto depredazione, in grecia la depredazione è solo iniziata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedrai che piano piano, mettere limiti alla libera circolazione dei capitali sarà una necessità anche per quelli come Zingales, come dimostra per es il caso delle 2 banche popolari venete.

      Il punto è, piuttosto, dopo quanti danni e morti chiuderanno la stalla, dopo che sono scappati i buoi?

      Piano piano, la consapevolezza sta aumentando, a leggere certe dichiarazioni, anche se in misura ancora non sufficiente a cambiare politicamente le cose. Ne siamo ancora lontani. Ma il nuovo anno si prospetta davvero interessante, anche e sopratutto per l'entrata in vigore del bail-in bancario.
      Zingy continua la sua virata.

      Elimina
    2. E già... i "prestiti clientelari", la "scarsa capacità professionale", la provvidenziale supervisione della BCE che finalmente porta tutte le italiche magagne allo scoperto... direi che la virata ancora moooolto larga. Sarà ccontento Travaglio di trovarsi in così autorevole compagnia...

      Elimina
  31. Oggi salpava Charles Darwin sul Beagle (27.12.1831).

    (Alessandra/Cassandra da Firenze. Hubert Waelrant, "Vorria morire")

    RispondiElimina
  32. Avrei dovuto leggere il post del professore prima della tripletta di pranzi/cene 24-25-26 e fare tesoro del suo consiglio. Mi sarei risparmiato di rovinarmi la bile tentanto di far capire ad alcuni miei parenti piddini (antropologici) che stanno tifando per il boia...e che loro sono tra i condannati (per quanto loro si sentano lontani dal pericolo perché dicono di non avere niente da perdere...cosa ovviamente non vera). E' stato triste e demoralizzante.
    Ma l'errore è stato mio. Ho voluto fare un discorso complesso a persone che si sono formate per tutta la vita solo attraverso la televisione e che come opposizione alle mie parole sanno solo dire che io, nella mia gioventù, mi faccio influenzare...mentre sono loro totalmente proni ad ogni tipo di messaggio confezionato da think tank e opinion makers di dubbia onestà.
    Dovrei probabilmente arrendermi all'evidenza della loro irrecuperabilità, ma come arrendersi di fronte a persone della tua famiglia, con cui sei cresciuto, che ti hanno aiutato? E' giusto aiutarle...anche a salvarsi da sé stessi...anche se non credono che sia necessario e ti insultano per questo. Perché piano piano, anche se non lo ammetteranno pubblicamente, il dubbio in loro sorgerà (ad alcuni forse è già sorto)...ed alla fine è il dubbio il nostro scopo più imminente, far sorgere il dubbio e spingere le persone a riflettere autonomamente.

    In ogni caso...buone feste a tutti.

    RispondiElimina
  33. Articolo di Giavazzi sul Corsera, da brividi: 1)la valutazione dei crediti problematici al 18% è corretta e salutare (la liquidazione del Banco di Napoli ha recuperato l'85%!!!); 2) andranno risarcite solo le "truffe EVIDENTI" (EVIDENTI???). Cn questi criteri nel 2008 avremmo avuto qualcosa peggio del 1929. Se questa è la nostra "classe dirigente"... Andrea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il buon giavazzi pensa di spiazzarci continuando a cambiare idea... e tagli di capelli (spiazzare noi???).
      Ma anche tra le righe di stamane... sbrilluccica come sempre la perla:
      "Alcuni cittadini hanno visto una parte della loro ricchezza impiegata per salvare quattro banche, in tal modo evitando che il salvataggio si tramutasse in maggiore debito pubblico."
      ok, Lavazzi, non farci avere troppi sobbalzi. la concorrenza, oltre che con il rapporto qualità/prezzo, si batte anche con la costante qualità del prodotto. Nutella docet.

      Elimina
  34. L'ultimo paper di Werner è ancora più preciso: Werner, R.A., A lost century in economics: Three theories of banking and the conclusive evidence, International Review of Financial Analysis (2015)
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477

    RispondiElimina
  35. Non ho letto Giavazzi. In compenso ho letto sul Centro di qualche giorno fa le dichiarazioni di un collega di facoltà di Alberto, Mauro, che avanza considerazioni analoghe paventando come unica alternativa a quanto fatto la liquidazione della 4 banche. Ora se questi sono gli economisti e i professori, c'è da stupirsi se Alberto dice di ritenersi soddisfatto se 1 su 100 capisce? Se mi hanno dato una laurea dicendomi e facendomi ripetere che moneta = inflazione si può ben intendere che fatica faccio. E soprattutto si può ben considerare che il solo fatto di mettere in discussione i miei professori, che ho già bocciato senza appello, le mie conoscenza, il mio passato, è ben oltre che appartenere ai 30 eletti. È un successo. Di Alberto. E mio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma, tornando a Giavazzi, non si possono propinare sul maggiorequotidiano italian dei fatti NON veri: il recupero sui crediti inesigibili e' storicamente provato essere statomin casi analoghi di molto superiore. La differenza e' un esproprio a danno di azionisti e obbligazionisti. Gli stessi obbligazionisti che si vedono annullati i loro titoli per un fatto (la "risoluzione") che e' stato introdotto ben dopo l'emissione dei titolo. Giuridicamente e' una bestemmia (e un esproprio).

      Elimina
  36. Carissimo Prof Bagnai, se le rimane 1 minuto ci farebbe il regalo di spiegarci il famoso passaggio di Pareto nel suol "Manuele di economia politica": È impossibile avere una dimostrazione più chiara e rigorosa, teoricamente e praticamente, di quella che fa vedere
    che un paese non si arricchisce se la somma delle
    sue esportazioni supera quella delle sue importazioni; e, viceversa, che non s'impoverisce se la somma di queste supera la somma di quelle. Eppure, sino ai giorni nostri, c'è chi ripete impavido la sciocchezza che l'arricchirsi, o l'impoverirsi, di un paese dipende
    dall'avere favorevole, o sfavorevole, la bilancia del
    commercio. con profonda stima....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma caro! Se hai Pareto, a che ti serve Bagnai?

      Elimina
  37. Sto leggendo "Il crollo dell’Unione Sovietica. Fattori di crisi e interpretazioni" di Alexander Höbel.

    Per mera curiosità riportò uno stralcio:
    "
    Si assiste intanto a una sclerotizzazione del PCUS, con dirigenti inamovibili, incapaci di imprimere
    svolte o accelerazioni al sistema. Il Partito diviene “il garante dell’immobilismo statuale”, la sua
    “burocratizzazione” porta “alla rimozione di ogni attività critica e di discussione”, si diffondono
    “l’opportunismo e l’indifferenza”. Lo stesso meccanismo di formazione della nomenklatura, basato
    perlopiù sulla cooptazione, favorisce una sorta di “selezione negativa” dei dirigenti, premiati più per la loro
    fedeltà che per le loro capacità. L’età media del gruppo dirigente è così alta da far parlare di
    “gerontocrazia”. Lo stesso Breznev, colpito da infarto nel ’76, rimane in carica fino alla morte, per cui
    “per ben sei anni l’URSS ebbe alla sua testa una persona menomata”. Dunque gli apparati, che in
    passato avevano svolto una funzione decisiva, diventano forza di conservazione e ostacolo allo sviluppo:
    “l’interesse privato dei burocrati [...] entra sempre più in contrasto con gli imperativi di uno sviluppo
    rapido [...] dell’economia”, poiché essi puntano a obiettivi minimi, sminuendo le potenzialità
    dell’apparato produttivo. Per certi versi si crea il contrasto marxiano tra rapporti sociali e sviluppo delle
    forze produttive, dove i primi diventano elemento di freno del secondo, il che provoca crisi strutturali e
    trasformazioni dei rapporti sociali stessi.
    Peraltro la nomenklatura non era un corpo unico, omogeneo. Lo stesso PCUS si era ridotto a “mero
    ‘contenitore’ di burocrazie parallele che non sempre rispondevano a una logica unitaria”. In queste
    contrapposizioni interne alla nomenklatura alcuni autori hanno visto l’esistenza di “gruppi di pressione” e
    “gruppi d’interesse”, in competizione tra loro per l’assegnazione delle risorse: l’apparato di Partito, i
    militari, i managers, l’intelligencija81. Il contrasto di fondo è quello tra “nomenklatura politica” (che governa il
    Partito) e “nomenklatura economica” (che gestisce l’apparato produttivo, dalle aziende ai ministeri). Esso
    emerge negli anni ’60, e con Breznev viene sancita la “separazione tra la sfera politica e le questioni [...]
    dell’economia e dell’amministrazione statale”, con la “nomenklatura economica” che guadagna terreno a
    danno del Partito. Lo scontro viene allo scoperto con la perestrojka, che segna la vittoria della
    nomenklatura economica
    "

    RispondiElimina
  38. Estratto da Benn Steil – “La battaglia di Bretton Woods” - 2015 Donzelli editore, Roma – ISBN 978-88-6843-225-6
    IV. Maynard Keynes e la minaccia monetaria – pag. 60
    (…) “Quando adotti un linguaggio assolutamente preciso – avrebbe detto nel 1933 – stai cercando di farti capire da coloro che sono incapaci di pensare”. (…) (4) Skidelsky 1994, p. 496.

    Professore il Suo linguaggio è assolutamente preciso :).

    RispondiElimina
  39. "Quando la politica monetaria arriva al punto di scegliere fra inflazionare o deflazionare l'economia, fra favorire creditori o debitori, fra salvare selettivamente alcuni piuttosto che altri, fra permettere o impedire alle banche di avere atteggiamenti collusivi, nessun Paese democratico può lasciare decisioni simili a tecnici non eletti. La dottrina dell'indipendenza della banca centrale diventa impossibile da sostenere." Leijonhufvud (2008)

    Dato che in un'economia di mercato decisioni simili sono sempre all'ordine del giorno, se ne trae l'ovvia conclusione che
    l'indipendenza della Banca centrale è incompatibile con la democrazia ... [essa] è il fulcro dell'attacco al ruolo del settore pubblico nell'economia. Imponendo allo Stato di finanziarsi alle condizioni del mercato, si rende finanziariamente insostenibile qualsiasi prospettiva di sviluppo guidata e sorretta dall'azione pubblica ... Se si accetta il primo dogma [l'indipendenza della Banca centrale] , il secondo [l'austerità] può essere presentato come una ineluttabile e indiscutibile necessità, anziché come una scelta politica ben precisa, conseguente a un'altra scelta politica (quella dell'indipendenza).

    La scelta dell'austerità ha un significato più profondo. L'aritmetica del debito pubblico mostra che il pareggio del bilancio azzera il rapporto debito/Pil nel lungo periodo. Esso quindi mira non solo a limitare l'intervento pubblico nell'economia, riducendone la capacità di finanziamento, quanto a eliminare completamente l'opera di intermediario finanziario dello Stato, togliendo di mezzo quella forma di finanziamento
    risk free (almeno, finché gli Stati non devono salvare le banche private) costituita dai titoli di Stato...


    "Il tramonto dell'euro" (Il crollo dei dogmi, pp. 269-270) - Alberto Bagnai (2012)

    RispondiElimina
  40. Confessioni dalla città sepolcrale. Uscite da quel corpo putrefatto, traditori!

    - "So now Friedman says he was wrong"

    ('The use of quantity of money as a target has not been a success.' 'I'm not sure I would as of today push it as hard as I once did.')

    Grazie Milton, ora sì che siamo veramente in pace col mondo. Dai, avevano già raso al suolo ciò che "meritava" di esserlo: sbriciolare la democrazia sostanziale val bene un fallimento professionale (o no?).



    - "Q&A: ECB President Mario Draghi" (23 febbraio 2012)

    (WSJ: Do you think Europe will become less of the social model that has defined it?

    Draghi: The European social model has already gone when we see the youth unemployment rates prevailing in some countries. These reforms are necessary to increase employment, especially youth employment, and therefore expenditure and consumption.

    WSJ: Job for life…

    Draghi: You know there was a time when (economist) Rudi Dornbusch used to say that the Europeans are so rich they can afford to pay everybody for not working. That’s gone.

    (...)

    WSJ: What’s the first statistic you look at in the morning?

    Draghi: Stock markets.

    WSJ: Do you look at the euro exchange rate?

    Draghi: Not in the early morning.[AHAHAHAHAHAHA... ?])


    - "La stampa di moneta ha causato l’inflazione, sì, ma non dove previsto"

    PS_Quant'è vero che oggi il capitale si riproduce culturalmente a sinistra....

    RispondiElimina
  41. IL PIDDINO E’ UN TAFAZZI BOLLITO.
    In piena atmosfera natalizia, Er Cavajerenero suggeriva di non entrare in polemica coi piddini, ma di “limitarsi a dirgli … che quello che hanno da dire non vi interessa perché fra un anno, quando avranno perso il lavoro o il conto in banca, il loro discorso cambierà”.
    Ma mi domando: un piddino militonto tafazziano, già bollito (indottrinato!), può avere contezza che farà la fine della famosa rana bollita ?!
    Molti piddioti, anche dopo aver perso il proprio lavoro, continuano a credere fideisticamente, orientati da riflessi pavloviani, all’ORRIDA IDEOLOGIA EUROFETICISTA & PARAFEUDALE della SINISTRA CIALTRONA, oggi rappresentata dalla PIDDIOTTERIA LIBERISTA, MErDIATICA, POPULISTA & MARKETTARA, che COME UNA ZAVORRA CI TRASCINERÀ TUTTI A FONDO !

    RispondiElimina
  42. Perla elitaria su Ventotene...

    https://www.youtube.com/watch?v=jsMZjhGXGwI

    Sicuramente non vi è sfuggito questo signore al cui confronto Mario "Superciuk" Monti è un giacobino...

    RispondiElimina
  43. "La mentalità della piccola borghesia umanistica si riassume in una parola sola: retorica.
    Provenendo generalmente dalla scuola classica (e del resto anche quella tecnica e magistrale hanno in Italia, come è noto, scarsissimo carattere professionale), essa possiede la cosiddetta «cultura generale», che potrebbe definirsi «l'analfabetismo degli alfabeti».
    Consiste essenzialmente, questa cultura generale in una infarinatura storico-letteraria, in cui la parte letteraria è puramente grammaticale e formalistica, mentre quella storica si riduce a un cumulo di date e di battaglie e di nomi sovrani, con la salsa d'una trasfigurazione o d’ uno sfiguramento patriottico, di cui i due elementi essenziali sono l’esaltazione di Roma e dell’impero romano come nostri antenati, e il racconto del Risorgimento ad usum Delphini. Tutto l'insegnamento è una congerie di nozioni generiche, astratte, da imparare meccanicamente, senza stimolo al senso critico e senza contatto con il senso storico e la realtà attuale. Di qui, nella piccola borghesia umanistica, la tendenza all’affermazione dogmatica, alla credulità dell’ ipse dixit, all’esaltazione per il gesto e la parola usurpanti il posto dei fatti e delle idee, al fanatismo per la formula indiscussa e indiscutibile.
    Gettato nella vita con questa bella preparazione, il piccolo-borghese non riesce a sistemarsi alla peggio - quando pur non rimane totalmente spostato o disoccupato – se non sequestrandosi nuovamente dalla vita stessa, negli uffici burocratici, nelle aule scolastiche, o nell’angusto ambito di una meschina attività professionale. Esso si raffigura così un mondo fantastico di astratto idealismo e ignora i valori effettivi del mondo moderno: e quando poi entra, come che sia, in contatto con questo, sente per esso un misto di repulsione moralistica e inintelligente e di invidiosa cupidigia. Il capitalista è per lui un pescecane sfruttatore, l'operaio qualificato un parvenu ingiustamente favorito nei suoi confronti. Contro questo mondo, ch’egli considera puramente materialistico, il piccolo-borghese eleva il suo mondo ideale; alla realtà economica delle classi producenti e lottanti egli contrappone il mito della Nazione astratta e trascendente, credendo d’affermare così, di contro alle odiate classi produttrici, una superiorità morale; e considera, nel suo moralismo apolitico, come malvagi e venduti, come nemici della patria tutti coloro che non la riconoscono nel fantoccio esangue e senza forma ch’egli si stringe al seno."
    L. Salvatorelli, Nazionalfascismo, in Le origini del fascismo, a cura di M. Bartolotti, Bologna, Zanichelli, 1969

    RispondiElimina