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venerdì 20 gennaio 2012

Il manifesto manifesta

Ci risiamo. Sul Manifesto di ieri leggiamo il periodico “accorato appello” del direttore Parlato: ci stanno togliendo i soldi, la decisione è stata presa dagli Uffici della Camera (i politici non ci si sono nemmeno sprecati), che si sono battuti il belino degli appelli del Presidente della Repubblica (liberté, égalité, fraternité), siamo stati condannati, sarà disoccupazione per migliaia di addetti al settore, saremo costretti a chiudere, dopo quarant’anni di lotte per le libertà, gli abbonamenti stanno calando...

Ecco: ferma tutto: gli abbonamenti... Una volta, a sinistra, esisteva un valore che mi sembra definitivamente tramontato: l’autocritica. Forse sarebbe il caso di chiedersi perché gli abbonamenti stanno diminuendo, no? Avrete fatto le vostre analisi. Vi regalo la mia.

Quest’estate il Manifesto ha lanciato un dibattito sulla Rotta d’Europa con un articolo abbastanza fumoso nel quale Rossana Rossanda, fingendo di fare delle domande, dava delle risposte, le risposte che erano dentro di lei, e che, purtroppo, erano per lo più sbagliate. Come si dice a Roma, ci hanno imboccato tutti: una bella passerella di articoli che seguivo distrattamente andando da un rifugio all’altro in Alto Adige, fino a che mi è venuto un travaso di bile a fronte del Vajont di banalità, di “neismo” (neocapitalismo neoliberismo neofinaziarizzazione della neoeconomia), e di ossequio ai mantra della finanza, malamente camuffato da voce critica e di sinistra.

Ossequio che raggiunse il culmine nella stomachevole intervista di Rossanda ad Amato. Chi non l’ha letta se la vada a rileggere (consiglio la versione apparsa sul forum amatoriale piuttosto che quella del Manifesto, perché sul Manifesto prudentemente non vennero consentiti commenti dei lettori). La legga attentamente, e poi la incornici dove ritiene sia il suo posto (ad esempio, sopra il Washington Consensus, per gli amici WC, del quale l’intervista ricalca pedissequamente le principali banalità). Impressionante il tono supponente con il quale i due amiconi danno per scontate e self evident delle asserzioni che i più grandi economisti mondiali avevano confutato con larghezza di argomenti anni prima: in Italia abbiamo beneficiato più di altri dello scudo dell’euro, uscire non sarebbe una soluzione, il problema si risolve con gli eurobond... Insomma: nani sotto i piedi di giganti.

Come sono intervenuto lo sapete: dicendo, come sempre, delle semplici verità tecniche assodate nella letteratura scientifica internazionale, presentando dati (ad esempio, sfatando l’idiozia che la svalutazione ci sterminerebbe, asserzione che perfino Monti illo tempore contestò, ammettendo che invece la svalutazione ci aveva fatto bene), e arrischiando di mio solo una analisi politica: l’euro è stato il suicidio della sinistra, un tentativo, destinato al fallimento, di accedere alla stanza dei bottoni avallando una decisione che aveva conseguenze evidentemente disastrose per le classi lavoratrici, compiuto con ributtante paternalismo, nascondendo agli elettori l’esistenza e la natura dei costi che si sarebbero andati a sostenere. Ma i nodi stavano venendo al pettine. La sinistra aveva forse ancora l’opportunità di fare marcia indietro e di gestire un processo di uscita che altrimenti si sarebbe comunque verificato, consegnando il paese in mano alle destre.

Abbiamo scoperto che nel giornalismo non vale la legge di Gresham: è l’idea buona a scacciare la cattiva: quando il 13 novembre scorso, a meno di tre mesi dall’uscita dell’articolo, sono andato a verificare su Google, ho avuto la soddisfazione di vedere che il mio lavoro aveva avuto quasi 50000 hits (pagine che ne parlavano), seguito da quelli di Fumagalli e di Gallino. Insieme, i nostri tre lavori facevano il 40% degli hits di un dibattito che constava di altri 45 articoli (i quali quindi avevano avuto un impatto abbastanza trascurabile – e io, da economista, devo credere nel mercato).

Ma nel frattempo, il 12 ottobre, usciva la lettera di dimissioni di Rangeri e Mastandrea.

Una lettera sorprendente perché in essa i suoi due colleghi, quasi modo geniti infantes, rivendicavano di aver con il dibattito sulla rotta d’Europa “rimesso al centro dell'agenda politica la questione europea (n.d.r.: loro? Poveri untorelli!) contribuendo a evitare la deriva antieuropeista che in molti paesi del continente accomuna alcune sinistre radicali alle peggiori destre populiste e svelando la follia del ritorno alle monete nazionali che pure rischiava di affascinare troppi a sinistra.”

Ah, ecco! Ma allora non era un dibattito! Bastava dirlo! Mi era sembrato in effetti di accorgermene a mano a mano che alcuni amici mi confessavano di aver voluto intervenire nel dibattito in senso critico verso l’euro, e di essere stati censurati (naturalmente con ottimi motivi: sai, non abbiamo posto, ci si sono intasati gli hard disk...). E non sto parlando di uno dei tanti "ex-qualsiasi-cosa-tranne-che-economista" che abbiamo visto intervenire lungo tutta l'estate su questo tema squisitamente economico. Sto parlando di docenti universitari italiani o esteri. Già. Non era un dibattito. Era della sana disinformatia d’antan (non lo dico io: io ancora non posso credere ai miei occhi: lo leggo nell'articolo dei suoi due colleghi) fatta sicuramente gratis (respingo anch’io con fermezza le allusioni del Fatto Quotidiano, che segnalo ai miei lettori solo per completezza di informazione: sa, anch'io, nel mio piccolo, ci provo...). Mentre in tutta Europa (in Francia, ad esempio) la sinistra seriamente e civilmente si interroga, a Roma ci si preoccupa di fornire la propria versione, accogliendo anche articoli sulla Germania "isola felice"... che nessuno ha letto!

E quello che a me stupisce, essendo io stato educato dalla mi’ mamma all’idea di essere di sinistra, e all’idea che la sinistra fosse libertà di pensiero proprio e altrui, quello che non riesco proprio a concepire, è come due giornalisti di sinistra non fossero in grado di capire che colossale, gigantesco, pateticamente comico autogol stessero commettendo scrivendo una frase simile. Di autogol qui ne abbiamo visti tanti: vi ricordate ad esempio di Paperoga/Jonung? Ma uno come quello dei due dimissionari...

Perché vede, Parlato, lei che, giustamente, si accalora, come in altre occasioni abbiamo visto fare al governatore Draghi, per il suo posto di lavoro, forse non coglie esattamente la dimensione del problema. La capisco. La perdita del lavoro si associa a una certa ansia, è uno dei costi umani dei quali gli economisti sono consapevoli, stanti anche le statistiche sulle difficoltà di reinserzione quando questo evento colpisce in certe fasce di età: io sono solidale con lei senza ironia in questo. Ma, vede, il problema va capito, e va capito bene (mi scusi se mi permetto, non voglio sembrarle troppo supponente).

Perché il problema non è che l’asserzione dei suoi due colleghi denotava una colossale incompetenza in materia, come non noi, ma i fatti, stanno dimostrando. Fino a lì, avrei applicato il solito principio: povertà non è vergogna. Se uno le cose non le sa, magari farebbe meglio a esercitare prudenza (soprattutto se dispone di un potente strumento per influenzare l’opinione pubblica), ma transeat: anch’io ignoro tante cose. Come diceva un suo noto collega, “fono un giornalifta ma anche un uomo, non poffo fapere tutto” (e anche in quefto cafo fono errori di pronuncia, non di battitura). Mi conceda il Signore l'eleganza di non parlare di quello che non so - o la fortuna di non incontrare uno che se ne accorge (come purtroppo è successo ai suoi due colleghi)!

No, il problema non è l’ignoranza della dimensione tecnica del dibattito. Transeat.

Il problema è l’ammettere così, candidamente, di aver dato vita a un dibattito finto, a una discussione che doveva dimostrare una tesi (non mi interessa se in conto terzi o in buona fede, come sicuramente sarà stato, non mi interessa se giusta o sbagliata, come poi era). L’ammettere, insomma, di aver tradito i propri lettori, di aver tradito la propria missione, che dovrebbe essere (mi corregga se sbaglio, sa, io potrei avere del giornalismo una visione ingenua, da profano, lo ammetto), dovrebbe essere, dicevo, quella di informare, non di indottrinare.

E già questo basterebbe a spiegarle cosa sta succedendo, no? Eppure io alla sua collega Rossanda lo avevo detto: stia attenta, signora, perché, come ci insegnano i tedeschi,  Sünd und Schande bleibt nicht verborgen. E quando il peccatuccio viene a galla, il lettore se ne va. Perché io quest’estate le lettere dei suoi lettori le leggevo. Lei mi sa di no. Le posso dire che il giochetto lo avevano capito già prima della confessione dei suoi due colleghi, e molto prima di me, che sono il solito bambacione: mi dicono "dibatti", e io dibatto, o, magari, come in questo caso, mi dibatto, preso nella rete di un "dibattito" totalmente orientato.

Del resto, se avete voluto l’euro, avrete anche voluto l’ideologia liberista che ad esso sottostà. Avete voluto il mercato, quindi. Certo, lo avete voluto per i motivi che ho chiarito in questo incontro: perché non sapete cos’è. Ma lo avete voluto. E adesso godetevelo. Nel mondo dell’euro, sorpresa, non ci sono soldi per gli operai, e nemmeno per i giornali “””””comunisti”””””. E allora che si fa? Si pedala, come tutti quelli che hanno voluto la bicicletta. Si chiama mercato. Benvenuto nel mondo del “lenbidong” (che non è un fiume del Vietnam, come credevo, quando sentii pronunciare questa parola a un esame di dottorato, ma più semplicemente il learning by doing secondo un candidato...). Ecco, ora imparerete cosa è l'euro, imparerete cosa avete voluto, e poi ci direte se vi piace. "Un sia mai si torna alle monete nazionali!" Che follia! Anzi, visto che le monete sarebbero, nel caso, tante, che follie (e in effetti in questa storia una traviata c’è).

Non si preoccupi per noi. Caso mai volessimo essere disinformati da qualcuno, sapremmo comunque a chi rivolgerci per farci dire quanto bene ci ha fatto l'euro e quanto bene ci faranno le riforme. Siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile. Né io, né, apparentemente, lei. Ah, per inciso, se decideste di fare autocritica me lo faccia sapere, perché in segno di riconciliazione mi abbonerei. Ma prima voglio vederla, questa autocritica, per incorniciarla sopra il Washington Consensus, accanto all’intervista ad Amato. Poi fra un anno se ne riparla.


Cordialmente.

Goofy.

P.s.: ah, e non si preoccupi: non chiuderà. Il mio articolo contiene una inesattezza. Non è vero che siamo tutti utili, o comunque non tutti allo stesso modo. Lei lo è sicuramente più di me.



119 commenti:

  1. südtirol alberto alto adige lo dicono solo in italia (oramai) südtirol ist nicht italien !
    (http://sosheimat.files.wordpress.com/2011/02/hinweistafel.jpg)

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  2. Lo ho detto apposta, mein Schatz! E ti assicuro che non ne vogliono sapere mezza né loro di tornare in Austria, né gli austriaci di caricarseli. E indovina un po' perché?

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  3. Ma la partita era già vinta: con due autogol dell'avversario! Sono un vile, me ne rendo conto.

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    1. beh se proprio voleva dimostrare al Manifesto di essere più a sinistra di loro poteva usare queste parole (secondo n. 37).
      http://www.youtube.com/watch?v=KDSDvLVg5VA

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  5. Ha ragione, troppo facile. Come la volta che un tizio del PD mi disse che "solo gli economisti scemi credono che i paesi all'interno dell'euro avessero un cambio fisso tra di loro, lo hanno avuto nel 2000, ma poi, come dice bene il buon Krugman, li hanno resi flessibili perchè è meglio". Anche lì vinsi semplicemente abbandonando il dialogo.

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  6. Eeeeeeeeeeh!?? Ma davero davero? Noooooo! Ma questo devo conoscerlo. Questo va messo sotto formalina e consegnato al museo della Specola di Firenze!

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    1. si, mi disse anche che i saldi contabili sono delle puttanate quando gli feci notare che il pareggio di bilancio non era sempre un'ottima politica. né che fosse facilmente raggiungibile in una situazione di crisi. neanche un'immagine presa da un articolo di Wolf bastò.

      Purtroppo era in internet, se no lo avrei pestato senza ritegno, così, perché ne ho il cazzo pieno di questi rottinculo. e se la polizia mi avesse chiesto il perché, sono sicuro che mostrandogli l'immagine di Martin Wolf, avrebbe capito.

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    2. Fiat pax in virtute tua...

      Però è vero. Certe volte, pensando a episodi del passato, la violenza mi appariva non solo condannabile, come sempre è, ma anche incomprensibile. Oggi mi appare solo condannabile.

      E del resto, sto rileggendo i Miserabili, e mi sono già fatto i primi due pianti regolamentari (morte del conventionnel, ingresso di Jean Valjean a casa del vescovo di Digne).

      Il vecchio rivoluzionario:

      "La Rivoluzione francese è la consacrazione dell'umanità!"
      Il vescovo non potè trattenersi dal mormorare:
      "Sì? 93!"
      Il rivoluzionario si drizzò sulla sedia con una solennità quasi lugubre, e, con l'energia di cui può disporre un moribondo, esclamò:
      "Ah! Eccoci! 93! Aspettavo questa parola. Per quindici secoli si è formata una nuvola. Dopo 15 secoli è esplosa. E voi fate il processo al tuono"

      Diciamo che siccome la Storia accelera, forse in questo caso 15 anni sono bastati a far nascere dei piccoli risentimenti. Ma sono sicuro che saprai moderarti.

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    3. E poi vedi il lato positivo: uno così è talmente scemo da essere sicuramente in buona fede. Nocivo ugualmente, ma non Castle hack, come quelli di cui ho parlato in DUE post recenti (uno è quello sui Dublinesi).

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    4. Ma vede, è la natura asincrona delle risate il fattore più preoccupante. Mentre tutti rideranno ricordando quanto ingenui e ideologici erano credendo nel progetto europeo e soprattutto nella presunta superiorità morale e politica della sinistra di governo (insomma quelli che hanno il maglione sopra le spalle non perché hanno freddo), noi saremo impegnati a ridere della futura attualità. E non ci sarà mai un momento di sincronia ridanciana.

      Sembra una scemenza, ma in realtà ci si avvicina molto. soprattutto quando per confermare la scrittura di questo messaggio, blogspot ti chiede di inserire la parola "papprocc".

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  7. Lol , ma sei proprio proprio un mostro di perfidia :D
    (lo so perchè sono cresciuto da quelle parti ,quindi non apro una discussione ,pero' hai ragione solo in parte nel senso che invece la secessione latente è un processo in corso -- ovviamente sull'austria è come hai detto )

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  8. Tut mir Leid. Ho due carissime amiche in Carinzia... E essendo un servo della gleba, mi faccio sempre influenzare dalle donne...

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    1. a se è cosi ti hanno descritto la quetione dal punto di vista austriaco nel modo piu' corretto e preciso (...)

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    2. Ma ho anche delle carissime amiche a Lichtenstern, Brixen, Bozen, Klobenstein, Sterzing, Schenna,... A me piace ascoltare tutti, lo sai... Visto dai due lati il problema mi sembra essere lo stesso!

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  9. E preciso che io vado molto d'accordo con la gente di quelle parti. In generale, con la gente di tutte le parti. Non si direbbe, ma quando vado in giro cerco di comportarmi bene. Infatti ho cercato di non essere troppo supponente perfino con Parlato. Un pochino supponente sì, ma solo a fini pedagogici.

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  10. comuqnue del manifesto non mi frega nulla nel senso che le cose vecchie e ammuffite è giusto che non esistano piu' , e poi siamo in mercato libero no ? se piace a qualcuno possono vendere le copie a 50euri l'una per gli amatori oppure farsi dare i soldi dalla signora padra lei si è che di sinistra e tanto buona e chic oppure fare un sito internet che faccia informazione facendo pagare qualcosa a chi vuole scrivere qualche commento scemo come questo ...SIAMO IN ECONOMIA DI MERCATO ! NO??? cioè vuoi mettere il pareggio di bilancio !
    PS: comunque mi fa triestezza perchè in fondo sta' gente è
    la dimostrazione di una sola cosa : sfiducia in se stessi , e si hanno ragione...

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  11. E li ho pure cacciati, una volta, i 50 euri...così, perché come si dice la speranza è l'ultima a morire (ma è morta).
    E c'è da aggiungere alle cose serie del prof. anche questa meno seria: che Alias è il peggior supplemento "culturale" che abbia mai letto!

    Amen.

    antonino

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    1. Be', anche la speranza è soggetta al quarto principio della termodinamica pescarese: daje, daje e daje la cipolle divende aje... (credits: eine Kärntnerin).

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  12. No, non era Pilar, era la mamma di Maria Elvira, colombiana, che le diceva "No es que me alegre, pero siento un fresco". Molto utile quando un figlio alla milionesima volta che gli dite "Mettiti le scarpe che ti fai male" va a sbattere contro uno spigolo. All'ululato che seguirà, con tono assolutamente indifferente proferire la frase suddetta, o in caso si preferisca l'interpretazione provvidenziale "Dio vede e provvede".

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    1. Mi sembrava un concetto un po' troppo ardito per una religiosa. Moneigneur Bienvenu non l'avrebbe mai detto.

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    2. Spero che tu stia trattando i miei figli con meno cinismo, by the way...

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  13. Il problema (o meglio, senza esagerare, uno dei problemi) del "Manifesto" è sempre stato di essere un contenitore che mette insieme troppe linee politiche, troppe anime rissose, troppi veti incrociati: ingraiani vs rifondaroli, piddini vs movimentisti, così che: o censura, o è dadaista.
    Cmq, visto che è da quelle parti, può fare un salto à Paris e andarcene a dire quattro alla Rossana: se si apposta in rue de l'Ancienne Comédie (dove c'è Procope), prima o poi la becca.
    roberto

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    1. Ecco,appunto.

      Nei Demoni di Dostojevskij a un certo punto l'intellettuale della sinistra per bene e decotta, nonché padre nobile, rincoglionisce del tutto e scappa di casa (una cosa alla Tolstoj, ma Dostojevskij in realtà aveva in mente Turgenev). Arriva a una locanda e, in buona sostanza, inizia a delirare. Per vari motivi è con lui una giovane donna (ce n'è una specie che subisce una sorta di attrazione fatale per i vecchi tromboni: è stata la mia salvezza). Lui le chiede di leggergli qualcosa, una pagina della Bibbia, un libro che lui, padre nobile decotto di sinistra, aveva frequentato poco. E la giovane (credo si chiamasse Lisa) apre e legge questo passo che mi piace tanto (già citato nel blog):

      14 Et angelo ecclesiae, quae est Laodiciae, scribe:
      Haec dicit Amen, testis fidelis et verus, principium creaturae Dei:
      15 Scio opera tua, quia neque frigidus es neque calidus. Utinam frigidus esses aut calidus!
      16 Sic quia tepidus es et nec calidus nec frigidus, incipiam te evomere ex ore meo.
      17 Quia dicis: “Dives sum et locupletatus et nullius egeo”, et nescis quia tu es miser et miserabilis et pauper et caecus et nudus,
      18 suadeo tibi emere a me aurum igne probatum, ut locuples fias et vestimentis albis induaris, et non appareat confusio nuditatis tuae, et collyrium ad inunguendum oculos tuos, ut videas.
      19 Ego, quos amo, arguo et castigo. Aemulare ergo et paenitentiam age.


      Ecco: ego, quos amo (ma anche no) arguo et castigo. Non posso credere che in certo dadaismo non ci sia del metodo. E non posso perdonare l'assenza di una linea in un periodo come questo. Credo che dipenda anche dal fatto che loro ormai "divites sunt et locupletati": sono un pezzettino folcloristico dell'establishment.

      E la "confusio nuditatis" della Rossanda, mio caro, la lascio a te. Con il che ho dimostrato che se mi fanno incazzare trascendo, oh, se trascendo! E naturalmente anch'io, come i "compagni", per una buona causa. Solo che la mia è migliore della loro.

      Haec dicit Amen.

      Capisci la scrittura? "Pauper" (perché gli ritirano i fondi) "caecus" (perché non capiscono una mazza) "et nudus" (perché si scoprono le loro vergogne). Sembra scritta per loro. Io li manderei a rieducarsi in seminario. Ne uscirebbero più di sinistra.

      Penitenziagite...

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    2. Caro Profe (a parte che io, in tempi lontani, ho fatto - non solo, ma anche - l'istituto tecnico per chimici, ergo sum...), mi pare di assaporare qui un certo retrogusto lagrassiano che poi non è male... come in altri post un retrogusto zenese che mi delizia (ma questo forse in onore di Marino)
      roberto

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    3. Ma parli di Boulogne-la-Grasse? Perché sto indietro, come vedi sono rimasto a S. Paolo... Caso mai il retrogusto è lefevriano!

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    4. Si possono redimere i lefevriani? Io ci provo
      http://www.youtube.com/watch?v=3ZnEPD0HZ18
      roberto

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  14. L'idea di venire in Francia per fare le poste a quella signora mi sembra un po' barocca. Io credo tu abbia un'idea dei vantaggi comparati di questo paese, vero?

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    1. @rockapasso

      Cara, naturalmente il mio accenno ai vantaggi comparati della Francia era meramente accademico, un omaggio alla teoria ricardiana della quale sono ardente sostenitore. Sai benissimo che io sono affetto da home bias, quindi, per questa volta, puoi evitare di chiamare il fabbro per far cambiare il blocco della serratura...

      Che poi è come quando Monti dice: "io non dipendo dai poteri forti", o quando la Merkel dice: "io non voglio annettermi l'Europa"...

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    2. Be', nel regno di Sarkozy XVI ci sono altri vantaggi comparati, basta ascoltare un qualsiasi notiziario tv e si rimane basiti dal fatto che lì i politici solo in occasioni speciali vengono intervistati, mentre qui i nostri giornalisti li inseguono anche quando portano fuori il cane.
      E poi lì vive il mio Maestro (in seconda): Alain Badiou.
      Ché il mio Maestro in assoluto resta sempre questo signore:
      http://www.youtube.com/watch?v=y-vgj2d-jQI
      roberto

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  15. "Su quanto con le liberalizzazioni ogni famiglia potrà risparmiare, il premier ha sottolineato che «è difficile prevedere quanto, però è vero che questa è una politica contro il costo delle vita. La produttività del Paese può aumentare del 10% e quindi ci sarà più spazio e occupazione. Anche il Pil può aumentare di questa grandezza»."

    Dati alla mano, percentuale più percentuale in meno, 10 è un numero potente. Ma non capisco perché non esiste mai un giornalista che gli chieda "ma lei ci crede a quello che dice?"

    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/01/20/liberismo-e-liberalizzazioni/

    almeno Brancaccio due verità le dice, ovvie per tutti noi, ma evidentemente no per l'armata brancaleone.

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  16. Brancaccio fa spesso una chiosa interessante quando parla di liberalizzazioni (1).

    Le liberalizzazioni, dice, un effetto interessante possono averlo, quello di aprire il mercato e, per questa via, favorire la concentrazione dei capitali (altro che concorrenza). E questo potrebbe essere un bene, dice Brancaccio, in un paese nel quale si è esagerato con il "piccolo è bello".

    Siccome è spesso troppo impegnato a smontare, giustamente, le ciance degli interlocutori sulla diminuzione dei prezzi e sulle virtù mistiche della mano invisibile, questa parte della sua posizione resta accennata e quindi difficile da giudicare.

    E' difficile capire, per es., se parte del pacchetto liberalizzazioni del governo possa innescare, secondo Brancaccio, questi effetti giudicati positivi. L'intervento sui taxi favorirebbe una concentrazione di capitali di questo tipo? O Brancaccio pensa ad altri scenari? E perché eventualmente questi "altri scenari" sì e per i "taxi" no?

    Non so se Brancaccio ne ha parlato o scritto più diffusamente da qualche parte, mi piacerebbe capire meglio cosa intende...però Brancaccio non ha un bel Blog come quello del prof. do ve si può domandare (vabbé se non mi aiutate voi...gli scrivo!)

    Antonino

    (1): per esempio in questo video (vedi da 2:50 in poi)

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  17. Sono curioso di vedere cosa ti risponde.

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  18. Siamo curiosi in due allora...
    E vedo che non mi vuole aiutare ma magari qualche altra anima pia...non ho ancora perso le speranze...

    antonino

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. io ho scritto due volte. una volta mi rispose, l'altra fui troppo prolisso solo per dire semplicemente "ma i liberisti che dati leggono?" e non arrivò risposta.

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  19. Sì, ma dovremmo prima fare un post Brancaccio vs Solow (arbitrato da Julie Froud, che cito nell'articolo sulla crisi)...

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  20. Io consiglio a tutti Brancaccio ad un'assemblea di lavoratori per parlare della crisi. lo si trova su youtube alla dicitura:

    - Emiliano Brancaccio 1/4 - Ricercatore di Economia Politica, Università degli Studi del Sannio -

    A me fa molto ridere il ritmo, una sorta di telegramma infinito letto da un santone.

    Notevoli le frasi come "la concentrazione dei capitali è interessante" e pausa. Ma che minchia vuoi che gliene freghi alla platea di disperati. tutt'uno la verve del proffe.

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    1. Ma non c'è storia per diversi motivi, incluso il fatto che io non sono un economista, o comunque non sono solo un economista. Vi invito però a riconoscere il fatto che lui è stato uno dei primi in Italia ad afferrare bene la natura del problema (squilibri esterni). E questo, vi assicuro, non è poco. Gli ho poi sentito fare delle proposte non sempre convincenti, ma lì bisognerebbe entrare nel merito. Tenete presente l'approccio di Robert alla comunicazione mediatica.

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    2. ma si, si fa sempre per ridere, apprezzo molto i lavori di Brancaccio (avendone letti diversi, non solo le comparsate in tv). Inoltre è un seguace di Graziani in qualche modo, che male non fa.

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  21. no no Sergio, perché dovresti scrivergli? L'aiuto era nel capire la questione, magari ne aveva scritto da qualche parte in un saggio che potrei andare a leggere con il vantaggio di poterne discutere pubblicamente.

    Invece così non riesco a "inquadrare" la questione e rimango con un pregiudizio negativo, che esprimo qui tra di noi per chiarezza ma appunto di pregiudizio si tratta e i pregiudizi non vanno nutriti "comme les mendiants nourrissent leur vermine"...sopratutto quando sono indirizzati agli "amici" (per i "nemici" a volte si fanno volentieri delle eccezioni).

    Per il resto è proprio così, si va un po' in ordine sparso...e andiamo...

    antonino

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  22. Risposte
    1. HAHAHAHAHAHHAHHAHA

      Giuseppe

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  23. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Concordo. E poi Latouche è a un tiro di schioppo.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  24. Va bene, io non volevo farlo, ma mi ci avete costretto...

    Saranno ammessi al trialogo-ordalia solo persone provviste di una copia di questo CD firmata da un interprete (a caso).

    Alcuni miei colleghi, come saprete, applicano questa pratica ai loro pallosissimi libri di testo...

    Così avete capito a che tipo di esposizione mediatica ambisco. Unicuique suum. ;)

    A proposito: pare che Radio Popolare voglia sapere da me cosa penso dell'interruzione delle trattative sul debito greco. A voi posso dirlo, quello che penso. Lo ha detto Sapir a settembre che la Grecia non ce la farà e ci tirerà fuori. Vediamo un po' come va a finire. Le banche del "Nord" fino a ottobre 2010 avevano avuto 1240 miliardi di euro complessivi, di cui 640 le big 10 (se non ricordo male, tanto c'è Sergio), cioè, a spanna, il doppio del debito della Grecia (di cui dovrebbe comunque venire rimborsata la metà). Sì: le banche hanno già avuto a casa loro circa sei volte quello che serve a salvare la Grecia. Per salvarsi, ovviamente, dai prestiti fatti alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo. E naturalmente a pensarci subito si sarebbe speso molto meno. Ecco quello che penso.

    Ma... perché ne parliamo sotto al Manifesto? Non mi sembra il posto più adatto per parlare di economia...

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    1. "un giorno arriveremo al paradiso terrestre". e in quel paradiso non esisterà il concetto di moral hazard per uno Stato.

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  26. Erano giusti i numeri? Io li ho trovati sul Sole 24 Ore, che era perfino lui indignato di questo modus operandi. Il che la dice lunga. Tra l'altro, in quei giorni Benigno è intervenuto dicendo che i soldi andavano dati agli Stati non alle banche. Capisci a mme! La situazione è gravissima, ma non serissima...

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  27. "La situazione è gravissima ma non serissima"

    ..la situazione è critica ma non è seria...

    Clemanceau? Ispezionando la Ligne Maginot?

    Non sono mai riuscito a trovare una conferma dell'origine. magari se indaghi tra i tuoi amici d'oltralpe...

    Alex

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    1. La fonte è Flaiano, viene dal secondo dopoguerra, un po' dopo Clemenceau, ma non posso dirti l'origine esatta perché... sono lontano dalla mia biblioteca.

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    2. O forse qui (quinta riga):
      http://www.fisicamente.net/VARIA/index-1928.pdf
      (va bene, me lo dico da solo: Honi soit qui mal y pense).
      Cmq, questo Giussani le mani dovrebbe sporcarsele un po', passsando al capitolo due, quello non scritto di questo scritto:
      http://www.sinistrainrete.info/marxismo/1847-paolo-giussani-la-crisi-e-il-saggio-del-profitto.html
      PS.: Sono questi i dati sui miliardi dati dalla Bce alle banche?
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/dalla-miliardi-prestiti-alle-banche-europee-mercati-restano-tiepidi/179191/
      roberto

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  28. "Per vari motivi è con lui una giovane donna (ce n'è una specie che subisce una sorta di attrazione fatale per i vecchi tromboni: è stata la mia salvezza)"

    Cazzo anche tu? Lo sentivo che c'era della affinità...
    Del resto è per questo che le punzecchiature di rockapasso mi fanno un baffo... sono allenatissimo ...livello 9 ... Enhanced.. se non temessi di andare completamente off-topic citerei qualche esempio memorabile...

    Alex

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  29. Ma io il topic te lo avevo offerto, sei tu che hai rifiutato! Sentivo che ci dovevano essere delle affinità profonde.

    Detto questo, vedo che non hai studiato: "No Alex, non scherziamo, lei non è come tutte le altre!"

    Mi rimetto a fare slides con l'occhio spento e il viso di cemento... mentre sulla grondaia zampettano piccioni dei quali, per fortuna, non sono il monumento!

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  30. @istwine

    Be'... nel paradiso terrestre c'eravamo. Ne siamo usciti appunto per un problema di asimmetrie informative (eritis sicut Deus scientes bonum ac malorum).

    Ma quello che volevo dire io è che il problema del moral hazard (comportamento poco diligente in assenza di monitoraggio) qui lo hanno avuto i creditori del Nord, che quindi hanno una parte di responsabilità in quanto è successo. Dopo di che non è strano che gli Stati del Nord preferiscano dar soldi ai creditori privati del Nord anziché ai debitori pubblici del Sud. Ma chi deve valutare il merito di credito è il creditore, non il debitore.

    Quando io esamino uno studente, lui ha il diritto di fottermi, e io il dovere di non lasciarmi fottere. E quanto pare ci riesco: fatevi qui due sonorissime risate (eh già, pare che per superare il mio esame si debba studiare: forse sono un economista rosso, ma di sicuro sono una mosca bianca).

    Capito mi hai? T'ha detto bene che non hai fatto Politica con quel bastardo di Bagnai...

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  31. Che il manifesto voli verso altri approdi non mi cruccia per niente. Per quel che è, senza malanimo, può andare anche all'Unità o a caccia di sponsor che troverà. Comunque è giusto che muoia: ha troppo abusato della dicitura "comunista" senza esserlo solo perchè faceva "in".
    Sfido "il manifesto" a dire in quale circostanza è stato comunista dalla cronaca all'analisi; a parte qualche screzio, dispetto nelle vignette non ha mai rotto il suo cordone ombelicale con il PCI ieri PD oggi.
    Non si venga a ricordare l'espulsione la nascita del gruppo politico prima e solo giornalistico dopo: ha finito per essere una scuola che ha dato natali a tanti giornalisti di merda.
    Pessimo giornale d'intrattenimento per insegnanti e sindacalisti.
    Certo la sua ostinazione ad essere tale senza assumersi responsabilità di trasformazione assicurava abbonamenti e rapporti dialettici con PD e CGIL loro azionisti di riferimento.
    La delusione: su "il manifesto" trovi quello che c'è altrove perchè finanziare la sua sopravvivenza?
    La Rangeri è lontana dalla pensione e la battaglia delle quote rosa è ferma?
    La Rossanda da Parigi ha qualcosa da dire che non sia sponda al centro sinistra unico orizonte culturale e politico?
    Meglio che ritorni al mensile e che produca inchieste; controinchieste, analisi e dibattiti sul superamento del modo di produzione capitalistico e la democrazia delle elezioni.
    Ne avranno voglia?
    Non credo e non ne sono più capaci quindi che muoia in pace.

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  32. "Tuttavia Bagnai, oltre a essere un simpaticone, è anche abbastanza esigente, e non tollera molti errori, se pur piccoli."

    Un bastardo simpatico

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  33. Anche la crisi dell'euro è il risultato di molti piccoli errori. E sugli errori dei miei studenti vi intratterrò, nel pieno rispetto della privacy. Finora solo Marco Basilisco ha avuto questa opportunità, ma sento che voi potreste apprezzare... Cominceremo dal concetto di ottimo paretiano (e daje a ride!...).

    Comunque, to the happy few, vi dico solo che un mio collaboratore (che appartiene alla sinistra di centrosinistra), dopo una iniziale presa di posizione buonista a favore del "povero studente", è uscito traumatizzato da un'interrogazione nella quale una povesa studentessa cercava di dimostrarmi che la pendenza della curva di offerta di lungo periodo dipende dalla propensione marginale al consumo secondo la legge della domanda e dell'offerta (testuale). Lo so, a molti non dirà nulla (e quindi non perdono nulla), ma quei pochi che hanno studiato si stanno rotolando sotto al tavolo. Quindi dirvelo è stato Pareto improving.

    Poi dicono che sono eterodosso... Quanta cattiveria che c'è in giro, signora mia...

    (ah, naturalmente adesso il mio collaboratore propugna la riapertura dei gulag).

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  34. Alberto,

    ma gli studenti son fatti così. mi è capitato molte volte di chiedere com'era un esame e sentirmi dire che era un'impresa epica. poi in realtà non lo era. soprattutto se era roba tipo politica economica, alla fine devi imparare un po' come pensano gli ortodossi, solitamente la domanda era "siamo in recessione, cosa faresti?" risposta: "bè spendi un po', ma non troppo perché poi c'è l'inflazione".

    oppure "cosa succede se fai deficit?" risposta "bé, sicuramente carissimo Mankiw o Blanchard, capiterà che i tassi d'interesse schizzino alle stelle per via del cosiddetto crowding out". Disegni il solito schemino IS/LM (come insegna don_Andrés) e te la cavi.

    Alla fine una volta che hai letto il libro di testo e capito qual è l'ideologia dell'autore, te la cavi con facilità. moderazione e avversione per la spesa pubblica + superiorità della politica monetaria (ma non sempre, se c'è trappola della liquidità so cazzi!!)

    Però, a giudicare dagli appunti suoi che ho letto in giro, il suo esame sembra più razionale di quelli che ho fatto io. E anche a giudicare da quello che scrive qui, sia chiaro.

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  35. Comunque credo che "simpaticone" fosse antifrastico...

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  36. @istwine

    Aaaahhh! Gli esami si passano così! Ora ho capito perché a Roma quando regavalo un 26 a uno che si meritava un 22 (oggi) o un calcio nel culo (quando ho studiato io) quello lo rifiutava con sdegno, al grido di "ma io ho tutti 30" (con l'ovvio commento taciuto).

    Quindi ho preferito lasciar perdere! Essere la camera della morte di una tonnara così accogliente (ancorché con vista sugli alberi pizzuti) non mi sembrava un impiego molto allegro. Grazie per la fiducia, la ricambio appieno: secondo me tu con me passeresti già alla seconda volta!

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    1. Economia politica mi frutto' 28, non so quanto regalato. So che a registrarlo il c'era il solerte professore di Politica economica, il quale mi disse pressapoco "se si iscrive al mio corso per lei il 30 e' assicurato". Per il ribrezzo mi iscrissi a Procedura Penale internazionale (se vi capitasse di produrre qualche fossa comune in qualche paese esotico potete farmi un fischio).
      Be', questo e' il livello. Ma probabilmente dico ovvietà.

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    2. Scusa, il problema qual era? Comunque sì, procedura penale internazionale credo diventerà più utile di politica economica, se continuiamo con l'euro.

      Ma non ho capito i termini del negoziato che il collega ti stava proponendo. Voleva sedurti?

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  37. Preciso: la seconda volta a politica. A econometria passeresti subito, perché siccome sembra difficile studieresti meglio. Il problema è che politica sembra facile. Che fottuta trappola!

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  38. In realtà la cosa più brutta per chi è interessato alla materia (ebbene si, non fotte nulla a nessuno di quello che studiano, e vale così anche per me in altre materie), è il dover scrivere cose che reputa del tutto campate in aria. mi son sempre chiesto, come reagirebbe un professore se io scrivessi "la risposta giusta è questa, ma parliamoci chiaro, non ha senso e Mankiw per il 90% del suo libro è un semplicistico cazzaro ideologico"?

    lei, come reagirebbe? (tenendo conto che lei non utilizza Mankiw penso)

    magari riarrangiata in maniera istituzionale.

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  39. Amico mio, io utilizzavo Mankiw quando insegnavo macro perché lo avevo ereditato da un cazzaro ideologico che nel 1977 lanciava le molotov e oggi si occupa di equilibrio generale. Ovviamente entravo in classe dicendo che il libro è scritto da un cazzaro ideologico e rispecchia l'ideologia americana del facilismo, per cui è pieno di risposte sbagliate a nessuna domanda. Qualcuno capiva, qualcuno no. Non mi sembrava il caso di cambiare libro di testo. Il testo ha un'importanza molto relativa nella mia concezione di un corso universitario. Chi non frequenta... be', lui si merita Mankiw! Per me l'unico testo sensato di macro è l'Ackley (pensa un po'). Dice: ma è degli anni '60! Appunto...

    Dopo di che ponevo le domande giuste, e si andava avanti. Ma questo agli studenti non interessa. Gli studenti sono agenti razionali ottimizzanti. E sono gli agent: il principal sono io (vediamo quanto hai studiato).

    A monte, il problema è sempre: devo occuparmi dell'unica persona su 200 alla quale questa cosa interessa e ha possibilità di capirla (le due cose non si coimplicano), o devo fare un "onesto" lavoro. Non è una domanda semplice, questa, e nessun Mankiw ha la risposta.

    Io reagisco sempre molto bene alle provocazioni e alla sincerità. Per inciso, ti spiego principal/agent come lo spiego ai miei studenti: l'agent è la moglie e il principal il cornuto. Questo lo capiscono. Le asimmetrie informative spiegate alle future mogli, ovvero l'école des femmes.

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  40. La cosa più inquietante dei commenti è l'immagine militaresca del temutissimo Bagnai novello Wellington tutto concentrato a studiare la disposizione geometrica dei banchi aggirandovisi con l'instancabile devozione si un'ape in cerca del miele...
    Fa rabbrividire!

    Giuseppe

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  41. Preciso: insegnando in un corso aziendale, so bene che la mia materia non è il "core business" dei miei studenti, e quindi cerco di evitare l'atteggiamento di molti (inclusi i miei studenti) che sentendosi "centro del mondo" impongono i propri interessi agli altri. Credo che questa sia la cosa giusta da fare. Del resto, stiamo parlando di una cosa che, come il manifesto, di fatto è un morto che cammina: l'università. Per trovare un po' di interesse sono venuto a cercarmelo qui, ma la colpa non è degli studenti, la colpa è di Luigi Berlinguer.

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  42. Sì, ho l'animo dello stratega, ma più che un'ape in quelle circostanze spesso mi sento una mosca. Bene intendenti pauca.

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  43. Mi risulta che Giuliano Amato sia senior advisor di Deutsche Bank.

    http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-780709/deutsche-bank-giuliano-amato-senior/

    Il palese conflitto di interessi rende non credibili le sue affermazioni. E' come se chiedessero a Berlusconi se Mediaset è buona o cattiva.

    Luciano

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    1. Be', diciamo che normalmente se l'euro è buono lo chiedono a chi lavora alla Bce, e lì il conflitto di interessi è ancora più evidente. Nel caso di Amato, certo, essere il consulente di chi dall'euro ci ha guadagnato non ti rende esattamente equanime. Ma lo scopo del manifesto non era dare un'informazione equanime, mi sembra chiaro. E infatti state tranquilli, non ce lo toglie nessuno!

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  44. In realtà la mia è più una polemica sui modi e sull'impostazione. Se uno crede a ciò che c'è scritto sui manuali di Mankiw e Blanchard, fa bene ad utilizzarli, se uno non ci crede dovrebbe quantomeno impegnarsi a non imporre quel libro. Cesaratto lo scriveva da qualche parte, e Brancaccio pure, c'è un pensiero unico e non è salutare.

    Non è salutare che all'università venga presentato un solo modo di intendere l'economia, senza alcun interesse per le scuole economiche differenti. Ma fosse solo un problema di ortodosso-eterodosso, capirei anche (in realtà no), ma la modalità è talmente a senso unico che non esiste neanche una presentazione (se non scarna e spesso contraffatta) del dibattito interno all'ortodossia.

    Lei molto più di me si sarà accorto che esiste una sorta di esercito di disperati che escono dall'università e ripetono senza spirito critico certi concetti, appellandosi al loro libro di testo. Che non è un libro di diritto pubblico, dove quello è e non ce sò cazzi. Ed è anche il motivo per il quale ripetono a man bassa che l'euro ci salva, la BCE se interviene finiamo come Weimar e quant'altro.

    Esistono più che altro i cosiddetti "pizzini economici", che sono solitamente il crowding out, la trappola della liquidità, l'equazione stampare soldi = inflazione, politica fiscale nel lungo periodo senza effetti ecc (ce ne sono ovviamente tanti altri). Il motivo è? Perché insegnare l'economia in questa maniera, senza nessuna attinenza con la realtà?

    è molto avvilente in effetti, perché se la vogliamo vedere da un punto di vista politico, è un continuo perpetuarsi dello status quo. sia la grande farloccheria del titolo di "economista", quando escono dalle facoltà di economia e li senti ripetere l'abc del niente, sia per quanto riguarda il lato pratico della cosa. Saranno persone che probabilmente se gli va bene saranno costrette a rinnegare buona parte delle cose imparate lì.

    Io, essendo giovine, non so come fosse l'università degli anni 70, e come fossero i corsi di economia. Ma ora vi è una cappa di nulla. Piccoli concetti, nessuna pratica reale, neanche analisi dei dati (cazzo, la maggior parte legge un articolo del sole24ore e pensa di essere un luminare), neanche viene insegnato come funziona la teoria economica. Va detto che in libri come Mankiw o Blanchard non esistono fonti, nel senso, non c'è rimando a qualche paper particolare, è una continua unanimità su tutto il fronte.

    O sia chiaro, non c'è nessuna polemica, semmai mi fa piacere poter capire qual è la logica che guida la professione accademica.

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  45. Scusa, ma di cosa stiamo parlando? Che non ci sia polemica mi sembra abbastanza ovvio!

    Vieni a dirle a me queste cose, che nel mio ultimo articolo ho coniato il termine "omodossia"? (un termine che non avrà molto successo, perché sapessi quanto è omodosso in certi atteggiamenti anche Brancaccio!). Vieni a parlare di dati a me, che ho pubblicato il primo modello dell'eurozona su rivista impattata a un'epoca in cui i dati aggregati nemmeno c'erano!? Sai che indigestioni...

    Ora non ho ftp, sulla rete ospiti non è attivo, altrimenti ti farei vedere uno degli slideset che faccio vedere in classe (ci sto preparando un post). Ma non ce n'è bisogno: tutti i dati che vedete in questo blog (TUTTI) vengono dalle mie lezioni.

    Io sto parlando della difficoltà di capire quale sia il modo giusto di insegnare nell'università distrutta da Luigi Berlinguer. E penso che sarei in posizione di esprimere un giudizio.

    Ma non lo esprimo.

    Perché capisco sia gli studenti ai quali, a differenza di te, non fotte niente di queste cose, sia i miei colleghi che si sono stancati di insegnare. La distruzione dell'università doveva, voleva condurre a questo. Ed è firmata L.B.

    Devo dire che forse capisco più il disinteresse dei miei studenti che quello dei miei colleghi: anche a me all'età loro l'economia non interessava per niente, e adesso mi interessa poco. Ma io leggevo, ero iscritto in conservatorio, e avevo (e ho) altri interessi che coltivavo (e coltivo) a un certo livello e con certi risultati. La maggior parte di loro no. E ancora una volta, so che la colpa non è loro, non li giudico, li rispetto, cerco di non ostacolarli in quelli che sono gli ultimi tre anni di scuola (anzi, squola) dell'obbligo, cerco di interessarli ai libri "senza figure" e tiro dritto. Cosa dovrei fare, secondo te?

    La cappa di nulla è ovunque. E del resto tu ne sei vittima, con la tua idea che esista una scienza oggettiva (il diritto pubblico)! Fischia! Vuoi qualche esempio di fisica o di matematica di destra e di sinistra? Il dibattito, l'ideologia, la buona e la cattiva fede sono ovunque, anche nell'aritmetica, come sa chiunque controlli il resto della spesa.

    E allora? Non mi stai dicendo, vero, che il problema sono i libri di testo? Anche perché l'insegnamento universitario dovrebbe svolgersi a un altro livello. Qui in Francia in molti corsi di biennio i libri nemmeno ci sono. Ma in Italia se non dai un ricettario di banalità in pasto agli studenti loro, invece di mangiarsi il ricettario, si mangiano te. E allora accontentatevi!

    Pensa che se fosse per me adotterei l'Ackley, scritto almeno 20 anni prima che tu nascessi!

    La logica che guida la professione accademica è molto semplice: l'insegnamento non conta per la carriera, conta solo la ricerca. E per pubblicare in certi giornali devi dire certe cose, o devi essere molto furbo. Come del resto devi essere molto fesso per porti, come faccio io, tante domande sul tuo ruolo come insegnante.

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  46. Insomma: se gli studenti fossero tutti come te, ci sarebbero più professori come me. Amico caro, è la domanda che crea l'offerta. Se pensi il contrario, credo tu lo sappia, sei un fottuto neoclassico. Non mi dire che istwine crede alla legge di Say perché mi passi subito a junk e ti mando l'Imf a casa con le spranghe...

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    1. Fermo, che ho la domanda idiota!

      Alla fine... Marx era supply-side, giusto?

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    2. Be', poi però è arrivato Kalecki...

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    3. 1) nessun problema: il collega regala 30 ai suoi studenti, e reclamizza il fatto per averne tanti. Niente di male.

      2) guidami: Marx e' troppo sbilanciato sull'offerta, ma poi un geniale ancorché misconosciuto economista polacco lo ha in qualche modo "corretto" sul lato della domanda?

      O non ho capito una mazza?

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    4. Certo che vieni da un'università antica! Normalmente oggi se uno regala i 30 gli studenti lo sanno senza bisogno di pubblicità. E siccome con la geniale riforma ognuno ha almeno due corsi, penso che fenomeni di dumping di questo tipo si siano ridotti (ma forse no, magari si sono amplificati...).

      Per Marx, Kalecki, Rosa Luxembourg etc rivolgetevi al blog di Sergio Cesaratto. Io sono ortodosso. Non nel senso che ho la barba. Nel senso che preferisco parlare delle cose che so. Ecco, scrivi a Parlato, lui ne sa sicuramente più di me...

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  47. professore, lei omette sempre di ricordare che la moneta unica non nasceva da una riflessione economica, ma da un'utopia e al manifesto sono sempre stati un po' utopici.
    Lo so perché per anni l'ho letto e lo ritenevo uno dei migliori giornali in circolazione, almeno era una cooperativa e non doveva rendere conto ai grandi finanziatori, ai poteri forti a cui fa inevitabilmente riferimento la stampa mainstream: Corrierone, Repubblica, La Stampa, Il Sole, etc etc.
    Il comunismo era economicamente incapace di competere, eppure in unione sovietica ha resistito per oltre 70 anni! L'euro, pur essendo un nonsense, potrebbe durare ancora a lungo. Non lo dimentichi.

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    1. Quale orrenda minaccia! Ma io me ne vado in Brasile...

      Anche Pangloss era un utopista.

      E comunque io non ometto affatto di ricordare che la scelta era politica. Al contrario. Nella mia riflessione "divulgativa" sono partito proprio da lì. Sono contento del suo intervento che mi consente di precisarlo. L'euro era una scelta politica, ma è stato venduto come una necessità economica, come un atto rispondente a una razionalità economica. Che non aveva.

      Questo era il senso del mio intervento sul Manifesto citato in questo post. Mi dispiace che non fosse chiaro e le sono grato di avermelo segnalato.

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  48. Ah... e hai mai provato a insegnare l'IS/LM a persone che non sanno nemmeno qual è la pendenza di questa retta:

    C = a + c Y

    Io ci riesco. Vieni a darmi una mano... mi serve un collaboratore della sinistra di sinistra da affiancare a quello della sinistra di centrosinistra! (Ale, ti voglio bene, lo sai, sto scherzando...). Bisogna raccontare tutto con le favolette, con le figurine, se non capiscono subito tutto è colpa tua, la comprensione è, deve essere, un atto totalmente passivo, se richiede una minima partecipazione è un disastro...

    Ma quando Ignazio Visco veniva a spiegarci i test LM di non autocorrelazione dei residui, e io non capivo tutto, prendevo appunti, e poi a casa cercavo di capire. Alla fine ho capito. Anche non capire serve. Faticare serve. Ma non è più di moda né da una parte, né dall'altra. Il mio ultimo corso di econometria lo ho fatto tutto alla lavagna. Una bella fatica. E un simpatico omaggio ai proiezionisti. Ci siamo capiti. Lo hanno capito anche gli studenti.

    E tu parli di costruire un pensiero critico? Nell'università dell'obbigo? Non ci può essere pensiero critico nell'università dell'obbligo, dove gli atenei sono valutati secondo il numero di persone che si laureano.

    Questo è il problema. Il pensiero critico poteva esserci nell'università di prima. In questa no. Fattene una ragione.

    Mi dici, se non l'ateneo, almeno la facoltà dove studi? Magari in privato, così, per capire...

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  49. Hai toccato un nervo scoperto, caro ist! Ma io ti voglio bene. A proposito: salutami Dana. So che non ci crederà, ma voglio bene anche a lei (ma a te di più).

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  50. brevemente sulla questione della polemica. è una frase preconfezionata che serve a dire "badi bene, non sto accusandola di niente, né mi sto prendendo più confidenza del previsto". siccome alle volte le persone hanno delle reazioni scomposte rispetto a certi argomenti, si ha sempre paura di eccedere nel linguaggio. da quando mandai una mail a un noto blogger economico per dirgli che il suo articolo era insensato e lui mi rispose (dopo avermi chiesto di cosa mi occupavo), che più o meno la mia idea non valeva nulla, tendo sempre ad essere cauto. avrei dovuto rispondergli che facevo il benzinaio, giusto per ridere del suo classismo becero.

    sull'esempio di diritto pubblico, sì, era un esempio infelice, non intendevo dire che il diritto pubblico fosse uno e uno solo, intendevo dire che ha una base solida che sono le leggi, e da lì l'interpretazione dei vari autori o le scelte sul come esporlo. però pensandoci bene, ora che ricordo, c'erano più citazioni di pensieri differenti nel libro di diritto pubblico che non in Mankiw! mi spiego?

    la mia critica non è al contenuto, ognuno ha una sua idea ed è giusto che la esponga così. ma perché proporre una unanimità che non esiste? questo era il mio discorso. che non significa sacrificare il proprio credo, ma semplicemente avere la bontà di non essere assolutisti, perlomeno nell'insegnamento. e dato che l'insegnamento non conta per la carriera, che motivo c'è di imporre l'assolutismo? Certo, visto che non conta per la carriera, che motivo c'è di porsi il problema? capisco anche questo. Il problema non è il libro di testo ma chi lo adotta senza spiegare passo per passo che esiste qualcuno che quelle teorie se le attacca al.

    Mi piaceva molto il termine omodossia, ma mi sembra chiaro che concordo con molte cose. come mi sembra chiaro che lei sappia molte più cose di me, è normale, non c'era neanche volontà di porsi allo stesso livello in termini di conoscenze. per ora i mie interventi son sempre rimasti sullo scherzoso.

    E no, non credo alla legge di Say, come non considero la parte Microeconomia, sempre di Mankiw, utile per qualcosa, vista la mole di esempi coi gelati e la mole di assunzioni per forza di cose virtuali, per costruire delle indicazioni di buona economia.

    Comunque apposto, il fattore università e sua organizzazione è comprensibile e molto spesso ho letto critiche a riguardo nella sua stessa direzione.

    e dana chi fu?

    comunque, spero sia chiaro che stavo parlando con lei e non contro di lei.

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    1. Ma Mankiw non è un neo-keynesiano come Krugman e Stiglitz?

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    2. Ma... vedo che in Sicilia le cose vanno meglio, se il problema è mettere etichette agli economisti! Scherzi a parte, da qui non si capisce assolutamente se e cosa sta succedendo. Per quel che riguarda la tua domanda, solo così, per curiosità, tu fai differenza fra neo-keynesiani e post-keynesiani? Può anche darsi che il buon Greg sia neokeynesiano...

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    3. Leggere pag. 18 del seguente documento di Marc Lavoie. Lui la differenza (e anche wikipedia) la trova.

      http://macropolis.wikispaces.com/file/view/Introduction+to+Post-Keynesian+Economics+-+Lavoie.pdf

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    4. lo sto leggendo questo. interessante, di Marc Lavoie ho letto un bel po' di materiale, per quello che mi interessa è cazzuto.

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  51. Per conto mio, quelli del manifesto non se lo meritano il Lacrimosa di Mozart!

    Do Svidonia doragoi tovarich!
    Tovarich si fa per dire...

    http://www.youtube.com/watch?v=CEU2dOs-wvU&feature=related

    Alex

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    1. mi scendono le lacrime.

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    2. Lo immaginavo. La grande melodia russa, suppongo?

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    3. Si nella versione dell'internazionale. In questo periodo però è più adatto questo.
      http://www.youtube.com/watch?v=tUWeTaTf8LY

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  52. @istwine

    Ma carissimo, tu puoi anche parlare contro di me. Il problema è che dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Io sto solo cercando di farti capire che nell'organizzazione attuale dell'università gli spazi per un pensiero critico sono estremamente ridotti. E che questa organizzazione non l'hanno voluta tre persone sedute a un tavolo negli USA degli anni '70 (o forse sì), ma ha un nome, un cognome, e una data.

    Sto cioè cercando di farti capire che "voto utile", "università utile" e "moneta utile" sono i tre regali che ci (vi? perché io forse me ne vado) ha fatto la sinistra di destra. E questo lo sapete, ma forse non vedete le connessioni fra questi tre bei regali, che io nel mio complottismo innato vedo.

    Circa quello che chiami assolutismo, dovresti rileggere nel mio articolo sulla crisi finanziaria la parte riferita alla ricerca di prestigio intellettuale. Io posso permettermi di non matematizzare l'ovvio perché se voglio sentirmi fico incido un disco. Non se se è chiaro. A tanti altri l'assoluto "neoclassico", con quattro imparaticci di matematica anni '30 che ci fanno ridere dietro dai matematici veri, servono a sentirsi scienziati, con due vantaggi: rafforzare il proprio ego, e dare un'aura di oggettività, di "hard" (science), a una scienza che in effetti decide chi mette le mani in tasca a chi, e che quindi, ahimè, di "oggettivo" ha ben poco. Tu questo lo capisci, no? Guarda che è già tutto in Keynes, scritto in chiarissime lettere. Te lo ripeto:

    "The completeness of the Ricardian victory is something of a curiosity and a mystery. It must have been due to a complex of suitabilities in the doctrine to the environment into which it was projected. That it reached conclusions quite different from what the ordinary uninstructed person would expect, added, I suppose, to its intellectual prestige. That its teaching, translated into practice, was austere and often unpalatable, lent it virtue. That it was adapted to carry a vast and consistent logical superstructure, gave it beauty. That it could explain much social injustice and apparent cruelty as an inevitable incident in the scheme of progress, and the attempt to change such things as likely on the whole to do more harm than good, commanded it to authority. That it afforded a measure of justification to the free activities of the individual capitalist, attracted to it the support of the dominant social force behind authority."

    Era perché la gente non capisse questo che L.B. ci ha regalato l'università utile.

    Vuoi un consiglio? Scappa. All'estero sono "utili" (cioè decerebrati) da più tempo. Ma almeno possono svalutare...

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    1. Ecco, questa citazione di Keynes mi fa venire voglia di leggerlo, anche se di economia non capisco una beneamata... Non trovate che cambiando poche parole si potrebbe dire la stessa cosa di tante teorie e non solo economiche? L'obscurité n'est pas un défaut, ma nemmeno the unpalatability e via dicendo. Invece la chiarezza è una colpa imperdonabile. E ora vado a lavorare.

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    2. Ma io come ho fatto a conquistarti? Con la mia chiarezza o con la mia unpalatability?

      Visto che scrittore? Quando a retorica musicale mi hanno chiesto un esempio di pallilogia, eccolo là, ce l'avevo sulla punta della lingua. Ovviamente Cecilia mi ha dato del pazzo...

      A proposito, saluteme "the dominant social force behind the authority" (la mandrucona).

      Grande omonimo!

      Poi ti mando una lettura...

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    3. Dovresti benedire quella santa donna, senza la quale saremmo costretti a vivere in una bidonville... Tu mi hai conquistato facendomi credere di essere un principe dello spirito, e quando ho scoperto l'esistenza del tuo gemello cattivo era ormai troppo tardi. Devo dire però, a riprova della mia perversione, che mi sembri ancora l'essere umano di sesso maschile più palatable in entrambe le versioni... e non è poco!

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  53. In altre parole: non ho capito cosa minchia vuoi. Il mondo è unanime! Tu una televisione ce l'avrai, no? Io ho smesso. Dai un'occhiata. Non capisco veramente cosa vai cercando. Mi sembra evidente che sono d'accordo con te: ho inventato una parola e rovinato una carriera (la mia) per dimostrarlo! Cosa devo fare di più, caro? Vuoi che mi metta una cintura di plastico e entri al consiglio di facoltà della Bocconi? O di Harvard? Mi dispiace, per questo non contare su di me... ;)

    Scrivimi per dirmi dove studi, che la cosa mi incuriosisce.

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  54. ma non si immoli che già siete pochi.

    ha dato tutte le risposte che cercavo, ma non la prenda sul personale, era una riflessione generica sulla professione. deve anche contare che ogni tanto parlare con qualcuno che sta dall'altra parte (ovvero non è studente) e si presta al dialogo alla pari, può essere utile per capirci di più di certi aspetti. dopo tutto a pensarci bene fa ridere la risposta che mi diede un professore quando gli presentai dei paper di economisti a lui sconosciuti, il quale rispose "si, interessante, ma non c'è matematica per le dimostrazioni". e i paper erano sul funzionamento del conto del Tesoro in Banca Centrale. più o meno un foglietto illustrativo.

    ad ogni modo chiudiamola qua.

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  55. Ma amico caro, non c'è niente da chiudere perché spero bene che non si sia aperto niente (in termini di "polemos"). Che eri giovane l'avevo capito da una certa intransigenza, che di questi tempi assolutamente non guasta! Il fatto è che se ti interessa una riflessione sull'università, devi condurla in modo "universale". E questa riflessione non andrebbe chiusa, andrebbe aperta, perché l'informazione che ne danno i media è parallela e consustanziale a quella che hanno dato sull'euro (sono decine di migliaia le persone che cadono dal pero: "ah... ma veramente negli anni '90 gli economisti dicevano questo?").

    Ti assicuro che non l'ho presa sul personale. Avrai capito che fra i miei tanti difetti c'è anche quello di avere un io a prova di graffio. Però, vedi, quello della distruzione dell'università è un problema serio. Direi che in ordine di gravità viene subito dopo la distruzione della sovranità politica (perché chiamarla sovranità monetaria? Se il suo risultato è che i governi ce li telefonano da Berlino, l'euro ha distrutto la sovranità politica).

    Sono stupefatto di come gli italiani non reagiscano a questa distruzione. Credo appunto sia perché non la conoscano. E anche qui gli amici Castle hacks hanno dato una bella mano (inclusi quelli "above"). Sono vent'anni che vanno avanti. Ci vorrebbe un dibattito vero. O forse, data la natura del mezzo, basterebbero un paio di aneddoti...

    P.s.: sì, in questo caso, come è giusto (Goofyanagraficamente) c'è anche un po' di giovinezza "che guasta" (scherzosamente): è nell'idea che si possa risolvere tutto "cambiando libro di testo". Perché da come la metti pare che tu pensi questo. Conservo dubbi che tu volessi veramente dirlo, ma se tu la pensassi così ti faccio notare (1) che il problema è più ampio, come mi sembra anche tu ammetta, (2) che le cose giuste si possono dire anche col testo sbagliato (se vuoi vedere come devi aspettare settembre), e (3) che... tu quale testo consiglieresti? ;)

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  56. ...e visto che è un problema grave, potrebbe dedicare uno dei suoi prossimi articoli all'argomento...

    antonino

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  57. Sì, ma prima vorrei segnalarvi, così, per ridere, un paio di articoli del pene (in senso letterale)...

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  58. Un saluto e un grazie al prof. Bagnai per la sua preziosa opera di divulgazione e anche ai competenti utenti del blog. E' la prima volta che posto e mi sembrava corretto iniziare con dei ringraziamenti, non di circostanza, ci tengo a precisarlo.

    Nel mio piccolo sto cercando di allargare la platea dei lettori del blog. Di seguito un mio commento all'articolo sul Manifesto pubblicato da CDC. http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9734&mode=thread&order=0&thold=0

    "L'articolo è spassosissimo e putroppo anche molto veritiero. Basta con questo paternalismo da parte della cosidetta intellighenzia di sinistra. Le varie rossande, rangeri ecc. ecc. sono semplicemente insopportabili. Tuttavia spero che gli autori di CDC non si limitino a pubblicare questa presa di posizione del prof. Bagnai contro il Manifesto (come dice lo stesso professore in un commento al suo articolo sul suo blog: "Ma la partita era già vinta: con due autogol dell'avversario! Sono un vile, me ne rendo conto". ), ma che diano spazio alle sue lucide analisi economiche; consiglio a tutti di leggere il blog del prof. Bagnai. E' una fonte "ortodossa", ma molto più utile per capire la crisi dell'euro e dell'eurozona di tanti cosidetti "eterodossi" o perfino "complottisti".

    Per chi vuole approfondire io inizierei da questi due articoli: http://goofynomics.blogspot.com/2011/11/luscita-delleuro-redux-la-realpolitik.html e http://goofynomics.blogspot.com/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html . buona lettura"

    Continuate così.

    P.S. per Istwine: chiedo scusa al padrone di casa se approfitto del suo spazio per chiedere una conferma ad Istwine: ha ricevuto il mio messaggio privato su CDC?

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    1. Ma ho avuto l'onore di un link in prima pagina di CDC! Mi fa veramente piacere. Grazie Pippo. Mi sa che non ti ho risposto sul marxista spagnolo, ma il problema è che quando scrivo non riesco a leggere. Niente di personale, anzi...

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    2. Non si preoccupi, magari quando avrà tempo...mi interesserebbe molto avere il suo punto di vista.

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  59. Carissimo, sì, avevo già visto, perché a tempo perso seguo le statistiche del blog, come pure avevo visto che i redattori di ComeDonChisciotte in effetti mi onorano già della loro attenzione, pubblicando degli articoli che segnalo nel mio blog, ad esempio Too Much Finance (difficile che ci siano arrivati da soli... due giorni dopo che ne avevo parlato io)!

    Capiscimi: lo dico senza malizia: mi fa veramente piacere che mi seguano (magari nell'ombra!), e sono contento che trovino interessanti alcune cose che propongo e che le diffondano. Un blog non è un lavoro scientifico, nel quale correttezza vuole che si indichi se la fonte è primaria e secondaria (io lo faccio comunque, per abitudine: ad esempio, ho segnalato che la citazione di Tobin in quel post viene dal lavoro di Ugo e colleghi. L'articolo di Tobin non l'ho mai letto e forse non lo leggerò mai, ma la frase è importante). Se vorranno darmi spazio lo faranno, altrimenti no, ma l'essenziale è che ogni tanto diano spazio, come fanno, anche ad analisi scientifiche. Lo trovo un segno di grande maturità e di grande coraggio, perché ovviamente espone a non essere letti. Ma è un rischio che bisogna correre.

    Grazie per le parole molto gentili, che in effetti hanno attirato pubblico.

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  60. >Sì, ma prima vorrei segnalarvi, così, per ridere,
    >un paio di articoli del pene (in senso letterale)...


    ...bòno... (detto con rispetto e solidarietà)

    antonino

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  61. Però devi aspettare perché sono usciti i video del "summit" (come lo chiamerebbe qualcuno) con Daveri. Ma vedrai che ne sarà valsa la pena (plurale: le pene) di aspettare il pène. Agli addetti ai lavori chiedo di non rovinarmi la sorpresa!

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  62. allora intanto che aspetto vado a vedere i video


    antonino

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  63. ma questa qui, è una crisi del capitalismo nudo e crudo o una crisi dei capitalisti nudi e crudi? c'ho sto dubbio.

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  64. Carissimi, come sempre risulta estremamente difficile reperire i link corretti. "Accorato Appello" si trova ora, in trascrizione, sul sito Diritti Globali

    http://www.dirittiglobali.it/2012/01/se-il-fondo-e-linammissibiler-il-nostro-fondo-siete-voi/

    Per chi come me cerca di leggere il blog con un minimo di cronologia diventa difficile capire bene i riferimenti necessari. Comunque esiste San Guglo e, soprattutto, un pio redattore di un sito che ha trascritto.

    Me sembra de stà ner Nome daa Ròsa, colli manuènsi che tracòpieno.

    PS

    I testi antichi (molto antichi) sono, per un certo verso, il mio mestiere.

    Continuo...

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