Un anno prima
Esattamente un anno fa un Frecciarossa a quest'ora mi stava
portando a Milano, dove insieme a Claudio Borghi e a un manipolo di affidabili
volenterosi costituivamo l'associazione a/simmetrie. L'obiettivo iniziale era
in effetti relativamente poco ambizioso: quello di dotarsi di un veicolo
giuridico che consentisse di organizzare l'attività associativa riferita a
questo blog (in sintesi: i nostri "compleanni"). Una cosa che era
stata suggerita da qualcuno di voi l'anno precedente, in riferimento all'organizzazione
del primo compleanno. Tuttavia, grazie soprattutto alle riflessioni di Paolo
Cianciabella, realizzavo subito che anche in ambito associativo le cose
semplici non sono per questo banali. Per metter su questa
"scatoletta" un certo sforzo era richiesto, e valeva quindi la pena
di strutturarla in modo che potesse, fondi e interessa altrui permettendo,
diventare qualcosa di più di una semplice bocciofila (con tutto il rispetto e
anzi l'invidia per queste associazioni benemerite).
La situazione, un anno fa, era più o meno questa: ogni paio di
settimane partiva una nuova associazione, vagamente intitolata all’euro: “Comitato
civico contro l’euro”, “Associazione per l’uscita dall’euro”, “Fronte per la
liberazione dalla moneta unica”, ecc. Io, a mia volta, ero reduce da un anno di
strumentalizzazione gretta e miope, soprattutto da parte di quelli “de sinistra”,
i quali, per sfuggire alla vergogna di non aver detto quello che avrebbero
dovuto dire parecchi morti prima, se la cavavano banalizzando il mio libro come
“quello dice che basta uscire e tutto si risolve” (ne
abbiamo parlato). Va da sé che questi simpatici esercizi di retorica
venivano conditi col richiamo alla necessità di mantenere unita la sinistra,
possibilmente, pareva di capire, attorno all’euro, ma comunque intorno a se
stessa. La cosa migliore per farlo, evidentemente, era prendere le distanze da
chi aveva sollevato il dibattito, e aprire tanti simpatici baretti di Guerre
Stellari. Così, mentre la Spagna ha Podemos e la Grecia ha Plan B, noi
abbiamo er Nutella...
Ma non parliamo di queste piccole miserie, oggi vorrei
evitare di parlare di queste e di altre piccole miserie, di queste e di altre tempeste in un bicchiere di Pignoletto...
Il punto è che la qualità della risposta trovata a sinistra
mi aveva già convinto, fin dal mio primo
articolo sul Manifesto, che la strada sarebbe stata lunga, che sarebbero
arrivati prima i francesi, ecc. Lasciavo ad altri il movimentismo sterile. La
domanda che sorgeva spontanea, di fronte all’ennesima associazione “no-euro”
era: e quando l’euro crollerà, cosa farete? Che significava sostanzialmente due
cose: avete un progetto per il dopo? Io ce l’avevo e l’avevo anche scritto (lo
riscriverò con caratteri più grandi nel prossimo libro che vi presenterò a
novembre). Gli altri non si capiva bene. Sapete, il bar di Guerre Stellari è
comunque una realtà variegata: chi viene da una parte, chi da un’altra, chi ha
l’astronave parcheggiata in doppia fila, e quindi mentre ci parli sparisce
perché sono arrivati i vigili... Bisogna esserci stati, nel bar di Guerre
Stellari! Presentarsi con un messaggio puramente negativo, non propositivo, per
di più strumentalizzabile da chi non vuol fare niente se non aspettare una
poltrona di passaggio (e quindi ha facile gioco nel dirti “tu vuoi fare solo
questo!”), e senza un quadro condiviso da una constituency sia pur minima... Si poteva capire da subito a cosa
sarebbe servito: praticamente a nulla.
Volendo percorrere la strada lunga bisognava, anche per una
cosa che non si sapeva se e a cosa sarebbe esattamente servita, scegliere un
approccio diverso.
Sotto la doccia (luogo catalizzatore del pensiero) mi tornò
in mente un invito a presentare articoli a un giornale di recente costituzione,
il Journal
of Economic Asymmetries. Tutto quello che stavo facendo da ormai tre anni
verteva appunto attorno alle asimmetrie dell’Eurozona. Ma il tema delle
asimmetrie economiche è molto più ampio, virtualmente inesauribile: finché ci
sarà qualcosa da spartirsi, ci saranno rapporti di forza che determineranno
asimmetrie. La gestione di queste asimmetrie, del conflitto distributivo, come
di quello fra paesi per la spartizione delle risorse, è la storia dell’umanità.
Dovendo perdere una giornata dal notaio, pensavo, meglio farlo per qualcosa che
resta. Le asimmetrie, quelle, purtroppo resteranno.
Così, comunico ai fondatori questa idea, Paolo si attiva per
stendere uno Statuto, ci vediamo a Milano, poi cominciamo a lavorare al lancio
del Goofy2, coinvolgo qualche amico nel comitato scientifico, e all’inizio di
agosto annunciamo associazione e compleanno.
La vostra risposta è stata immediata e convinta, e ve ne
sono molto grato. Credo che abbiate capito tutti che non si trattava di
costituire un partito, di appoggiare una candidatura, di abbandonarsi al “qualcosismo”.
Si trattava di costituire un polo culturale, un interlocutore che fosse in
grado, per qualificazione scientifica e penetrazione nei media, non dico di
rovesciare, ma almeno di scalfire, o anche semplicemente di far intuire i
contorni dell’egemonia culturale che soffocava e tuttora soffoca dibattito e
democrazia in Italia. Si trattava, personalizzando un tantino, di far capire
che Bagnai non è Donald (come prima tanti nemici e poi tanti amici hanno
ragliato sul web), che il tema dell’euro, e quello più ampio dell’ingiustizia,
della disuguaglianza, del conflitto, non sono appannaggio di simpatici guru più
o meno opportunisti, ma sono oggetto di riflessione scientifica. Si trattava,
riportando la questione su un piano più generale, di far capire che non è
populista chi si rifà a decenni di letteratura scientifica di livello eccelso,
ma chi controbatte con argomenti di pancia, come lo spettro del nazzionalismo, dell’inflazzzione,
dei dazzzzi, in un crescendo di “z”: il ronzio di tanti mosconi, così vaghi di
posarsi su quella bella torta (di vacca) dell’euro e di pascersene a sazietà.
Ma si trattava anche, ri-personalizzando, di permettermi di fare una vita un
minimo più normale, dopo due anni di autentico inferno, raccogliendo fondi per costruire
un minimo di struttura organizzativa a supporto della mia attività di
divulgazione, dove per struttura divulgativa si intende qualcuno che gestisca
email, agenda e contatti, qualcuno che si occupi della stampa e del web, roba
così, molto elementare, ma che richiede impegno, quindi soldi.
Massimo rispetto per il volontariato, ma a me piace pagare
chi lavora per me (e diffido da chi non vuole farsi pagare: inutile dire che le
esperienze dell’ultimo anno mi hanno confermato in questa diffidenza)!
Credo che l’importanza, l’utilità di questo progetto sia
stata colta da molti. Non da tutti, certo. Qualcuno avrà continuato a cantare
la canzoncina del “tu fai solo chiacchiere, qui ci vogliono fatti”. Va da sé. I
“qualcosisti” hanno un animo rivoluzionario. Li senti spesso parlare di
prendere i fucili. Se gli fai notare che sparare a un uomo non è come sparare a
un tordo, li vedi che ci pensano sopra e si ammosciano subito un tantino.
Chissà se si ricordano come si mette un colpo in canna? Però quanto è bello
dire a uno che tre anni fa era ignoto, in un paese nel quale il dibattito era
inesistente, e che da solo ha riportato il dibattito in vita e lo ha condotto
sui media mainstream, quanto è bello dire: “Non hai fatto niente, devi fare di
più, sono solo chiacchiere...”. Suona come una critica altamente costruttiva,
si intende. Ora, se ci fate caso, quelli che vogliono “di più” invariabilmente
ti chiedono di fondare “er partito”. E qui si aprono due problemi.
Il primo è che per fondare “er partito” ci vogliono molti
soldi e almeno un’idea condivisa, che non può essere un’idea negativa. Ma di
questo abbiamo già parlato.
Il secondo è che chi ti chiede di fondare “er partito” in
realtà lo fa non perché voglia impegnarsi, ma perché vuole votarti, cioè vuole
delegare a te l’impegno: vuole, insomma, mettersi la coscienza a posto, pensando
di aver fatto la cosa giusta (“ho dato er voto ar partito anti-euro”), per
tornare con animo sereno a guardarsi il mondiale, se c’è, e se non c’è il
campionato, o, se non c’è nemmeno quello, il belino. Insomma: la creazione “der
partito” viene chiesta da quelli che di lottare day by day contro l’egemonia
culturale non hanno voglia, di capire veramente non hanno voglia. Sanno solo,
perché lo sentono, che il padulo è arrivato, e vogliono ribellarsi, ma facendo,
beninteso, il minor sforzo possibile. Intendiamoci: è un comportamento
razionale. Ma io, che sono notoriamente folle, questo comportamento non voglio
né capirlo, né condividerlo, né assecondarlo.
Rimango quindi della mia opinione. In un mondo nel quale il
principale limite del fronte “critico” è la mancanza di idee (perché quelle che
vedete in giro per lo più vengono da queste pagine, solo che son state spesso
copiate male), proporre idee, discuterle, portarle a un livello di dibattito e
di scrutinio critico più alto rimane la principale cosa da fare. E questo ha
più o meno cercato di fare a/simmetrie.
Un anno dopo
Ci siamo riusciti?
Certo, si può sempre fare di più, ma guardiamo cosa abbiamo a
un anno dalla partenza.
In un anno, l’associazione che doveva nascere sostanzialmente
per organizzare il solo Goofy2 ha organizzato sette eventi di
carattere scientifico o divulgativo, che hanno permesso di allargare la
rete di contatti col mondo scientifico e dei media, attirando l’attenzione dei
media cosiddetti “mainstream”. Al Goofy2 era presente Stefano Feltri, che non
la pensa come me, ma per fortuna non è abbastanza “de sinistra” da impedirmi di
esprimermi (e qui trovate i
miei commenti per il Fatto e altri quotidiani); era presente Giulia
Innocenzi, che non la pensa come me, ma che mi ha portato a esprimermi due volte
(qui
e qui)
in uno dei talk show più importanti; prima ancora, proprio mentre tornavo da
Milano, mi aveva contattato Giorgio Dell’Arti, che ad agosto, come ricorderete,
pubblicò a puntate sul Foglio del lunedì un capitolo de “Il tramonto dell’euro”;
dopo, in inverno, mi avrebbe contattato Mario Giordano, che stava scrivendo il
suo libro (qui
la presentazione), e che mi avrebbe offerto il suo appoggio per dare visibilità
al convegno “Un’Europa
senza euro”. Vi sareste mai aspettati un servizio simile su una rete
nazionale quando il blog partì, nel novembre 2011?
Dice: “Ma quello è berluschino!” Dico: “Amici, questo passa
casa! Lo avete visto voi l’appoggio dell’Unità e del Manifesto alla nostra
battaglia? Hanno detto chiaramente che loro il dibattito intendevano
soffocarlo, hanno profferito solo menzogne degne del peggior ciarpame libbbberista!” Ma Dio non paga ogni sabato, e a noi piace ricordarli così, un tantinello attapirati...
Santoro lo fa per l’audience? Può darsi. Giordano è
opportunista? Non mi interessa.
Dopo ognuno di questi eventi il numero di
persone che mi scrivevano per ringraziarmi e che si aggiungeva alla schiera
sempre esigua di chi è disposto ad approfondire e a mettere in discussione i
propri pregiudizi aumentava. E allora perché avrei dovuto rinunciare a un
simile aiuto sulla base di un processo alle intenzioni? Fatemi capire meglio: la
sinistra deve essere unita, quindi io dovrei accettare di essere insultato da
personaggi come quello che prima mi attacca sulla base del fatto che ho
firmato il Manifesto di Solidarietà Europea con Bolkestein (dimenticando
che lo aveva firmato anche Jacques Sapir, per dire) e poi aderisce a una
associazione costituita
da un altro firmatario del Manifesto (ignorando che Lapavitsas e
Ferreira do Amaral, economisti progressisti, sono stati coinvolti nel Manifesto
da me, certo non da Antonio, con tutta la sua buona volontà)! Ma come? Io vado
attaccato perché Bolkestein ha firmato dopo di me un Manifesto che era stato
firmato prima di me da Sapir, e Antonio non va attaccato perché ha firmato dopo
Bolkestein un Manifesto che nel frattempo io avevo fatto firmare a Lapavitsas?
Ah, già, ma Lapavitsas è un marxista
idiota! Eppure non mi sembra che dica esattamente delle
scemenze...
E poi se la sinistra non è unita la colpa è mia!? Sicuri
sicuri!? Ma stradaje a ride, manica di perdenti...
Io non la penso come Bolkestein, e gliel’ho tranquillamente
detto in pubblico, laddove ce ne fosse stato bisogno. Ma se non ci fosse stato
Bolkestein, avremmo portato il convegno del 12 aprile sul Tg4? E se il fronte
deve essere trasversale, chi decide qual è la trasversalità buona e quella
cattiva? A me pare evidente: le persone che fanno due pesi e due misure per
meschine gelosie, per ambizioni personali frustrate, è meglio tenerle fuori,
no? Soprattutto se la loro visibilità è nulla, come è in fondo giusto che sia.
Vorrei far notare, per amor di verità, che io, la visibilità che ho, me la sono conquistata da solo,
avendo dietro di me solo uno scaffale di libri, e davanti a me solo una
tastiera di computer, con la sincerità del mio pensiero e la forza della mia
parola, che pronunciava frasi tuttora non gradite al potere (il
quale mostra la propria insoddisfazione). Questo vi ha mantenuto qui e ci
ha fatto crescere. Quindi se chi da anni si arrabatta per venire alla ribalta,
avendo dietro una sia pur minima organizzazione, non ce la fa, e per lo più non
ce la fa dando segnali che infastidiscono molto meno il potere (esempio:
referendum sull’austerità, dichiarazione di voto per Grillo, dichiarazione di
voto per Tsipras...), sarebbe il caso che si ponesse qualche domanda su se
stesso, invece di occuparsi tanto della mia umile persona.
Le bordate del potere, fra l’altro, sono per lo più self-defeating,
e questo in buona parte grazie alla reputazione e al network costruito tramite a/simmetrie
(quindi: grazie!), e in particolare grazie all’opera del nuovo vice-presidente,
Marcello Foa, che tanto accuratamente ci ha illustrato le tecniche
manipolatorie del potere, e come cercare di aggirarle. Ci stiamo provando.
Le cose fatte sono state tante, e sono state fatte da poche
persone, tanto che non c’è nemmeno stato il tempo di documentarvele tutte. Il
sito sta crescendo, come vedete, ma fino a ieri me ne sono occupato da solo. Il dibattito durante la
campagna elettorale ha assorbito molte energie. L’evento forse più importante
per accreditare l’immagine internazionale di a/simmetrie, cioè il 16° convegno
annuale dell’INFER, è stato anche quello coi contenuti più difficili da
condividere con tutti voi, a partire dal fatto che si trattava di un convegno
in lingua inglese, e di un convegno generalista, dove poche sessioni (ma buone)
sono state dedicate ai temi che ci interessano. Qui trovate lo scarno resoconto
di una di esse, nella quale Luca Fantacci, che ieri si è unito al nostro
comitato scientifico, ci parla del ritorno
a Bretton Woods. Per farvi capire l’importanza dell’evento, vi segnalo solo
che grazie ad esso abbiamo potuto inserire nella collana di working papers,
che sta procedendo con cadenza mensile, i lavori di economisti come Josef Brada
e Carsten Holz. Voi direte: “Mastica!”. E invece no, perché subito dopo, vista
la qualità dei lavori presenti nella collana, sono arrivati altri contributi
spontanei, che il comitato scientifico sta valutando, e anche perché ora chi
naviga su IDEAS rischia di finire qui. Il curriculum si
allunga anche così. Pensate che Brigitte Granville, che ha raggiunto anche lei,
con Jacques Sapir, il nostro comitato scientifico, mi diceva che il suo ranking
era migliorato perché l’avevo citata nel mio blog! Nel Regno Unito hanno metodi
ben strani di valutare l’impatto di un docente: vanno a vedere se è citato nel
dibattito, non solo nel simpatico mondo autoreferenziale di Google Scholar e
della Thomson Reuters...
A Pescara sono stati presentati lavori molto interessanti,
ma soprattutto si sono poste le basi per relazioni interessanti in termini
scientifici. Ripeto: i “qualcosisti” diranno “ma questa è solo teoria, non
avete fatto niente...”. Non sono d’accordo: consolidare la reputazione
scientifica di un messaggio critico, attestarsi come interlocutore nel
dibattito, è una cosa molto importante, è l’unica strategia efficace che
abbiamo per evitare che domani siano solo Tabby e Zingy a passare per i
coraggiosi economisti credibili anti-élite che l’avevano detto (daje a
ride...), o quanto meno per limitare i danni di questo epilogo, in larga parte
inevitabile.
Il prossimo evento scientifico sarà a aprile 2015, e
coinvolgerà l’Istituto di Studi Avanzati di Vienna. Una collaborazione che
sarebbe stata impensabile semplicemente un anno fa e che è stata resa possibile
grazie alla rete creata attraverso INFER e il suo convegno.
Nel frattempo è andata avanti anche l’attività di ricerca.
I fondi raccolti ci hanno permesso di assumere un ricercatore
a contratto, e abbiamo iniziato a lavorare su un modello dell’economia
italiana. Alcuni risultati preliminari, come questo,
hanno suscitato critiche costruttiva da parte di affidabili amici: “Ma come,
solo questo? Potevate fare di più! Il prezzo della benzina è un non-problema,
quindi questo risultato è un non-risultato...”. Certo, cari affidabili amici,
apprezzo lo spirito costruttivo della critica, che condivido. Il prezzo della
benzina è un non problema. Ma far ammettere in pubblico a un collega impegnato
in politica nel fronte proeuro che l’argomento principe usato dai terroristi proeuro
è infondato mi pare sia un risultato, un
risultato politico, ne converrete, no? Portare sui media mainstream una voce
critica, i nostri grafici, il nostro lavoro di ricerca è
un risultato, no?
No!? Be’, mi spiace, problema vostro. In ogni caso, in campo
scientifico i risultati si contano in termini di pubblicazioni, quindi vedremo:
se qualcuno pubblicherà lo studio, avrete avuto torto. Basta avere pazienza... Intanto,
lo studio sulla benzina è stato così inutile, si occupava di una cosa così
trascurabile, che è servito a convincere una fondazione privata a cofinanziare
la nostra attività di ricerca (vi darò i dettagli in seguito).
Di un
altro studio, che sgretola completamente il fondamento economico degli
argomenti “battipugnisti” e referendari,
si è preferito non parlare. Ah, la gauche! Appena non può dire che banalizzi,
ti dice che quello che scrivi è troppo complicato. Quant’è difficile da
corteggiare, questa femmina incostante! Difficile non pensare a Elio e le storie tese: "Rimango a casa - Mi opprimi! - Esco! - Questa casa non è un albergo...". Eppure, quello che lo studio dice è
noto in letteratura (e i molti colleghi che certe cifre non le sanno trovano
nello studio tutti i riferimenti per convincersene). Le elasticità dei flussi
commerciali ai prezzi e soprattutto al reddito sono tali per cui:
1)
un euro in più di stimolo fiscale rischierebbe
di andare a beneficio dell’economia tedesca quanto e più che di quella
italiana;
2)
una svalutazione dell’euro avrebbe un effetto
netto nullo o negativo sul saldo commerciale italiano.
Non è così strano. Del resto, anche il modello che pubblicai
con Carlucci nel lontano
2003 mostrava che per l’Unione Europea nel complesso le condizioni di
Marshall-Lerner non valgono. Il motivo credo sia che un riallineamento del
cambio della moneta unica si traduce in un gioco a somma nulla per molti paesi
membri, e le elasticità reddito spiegano perché: se l’euro svaluta, l’Italia
spende in Germania quello che guadagna negli Stati Uniti e in Cina (oltre a
prendere una moderata batosta verso l’OPEC). È l’asimmetria delle elasticità al
reddito che spiega questo risultato: le nostre importazioni reagiscono al
nostro reddito più di quanto le nostre esportazioni reagiscano al reddito degli
altri paesi dell’Eurozona (centro e periferia)...
Riusciremo a far parlare anche di questo studio, e intanto stiamo
cercando di capire quanto soldi ci sfilerà Renzie a settembre. Vi terremo
informati, e voi mettete i soldi da parte...
Il prossimo anno
Sintesi: nel primo anno ritengo di aver fatto, grazie ai
nemici e agli amici, quello che vi avevo promesso, che poi era anche tutto
quello che si poteva fare: dare autorevolezza e visibilità alla vostra voce.
Le
cose da fare sono ancora molte, ma ora diventa possibile fare un salto di
qualità importante. Se finora siamo andati avanti soprattutto grazie a tanti
piccoli contributi, tutti preziosi e dei quali vi ringrazio, ora, dopo un anno
di attività che ad alcuni sembra scarsa, ma a chi l’ha posta in essere sembra
non trascurabile, possiamo chiedere di accedere ai vari benefici fiscali: 5 per
mille, deducibilità delle donazioni. Quando avremo questo riconoscimento,
potremo strutturare la nostra raccolta fondi in modo da uscire dalla logica
dell’emergenza, coinvolgere sponsor più importanti, e consolidare tutte le
nostre strutture, per rendere il messaggio ancora più efficace. Va potenziato
il sito, ci manca ancora un “ufficio stampa” strutturato, abbiamo spazi di
penetrazione nei social media ancora da sfruttare, occorre prestare più attenzione all’attività
di relazione con i vari donatori, ecc. E naturalmente tutto questo va fatto
continuando a scrivere, a divulgare, a fare ricerca, a creare contenuti. Da
solo non riesco più a farcela. Occorrono almeno un paio di persone di supporto,
e bisogna trovare i soldi per pagarle.
Il vostro contributo rimane ancora essenziale: siamo ancora
in una fase “ponte”, con una struttura da consolidare, ma senza altre fonti di
finanziamento che non siate voi. Oggi siete 2723. Se deste ad a/simmetrie
cinque euro al mese, avremmo di che coprire il nostro budget. Ma so bene che
non funziona così. So bene che c’è chi non ce li ha (sono 60 euro l’anno), che
c’è chi non vuole darli (“fai solo chiacchiere, mi diverti ma non ti finanzio”),
che c’è chi si dimentica (a pagare e a morire c’è sempre tempo, sono io il
primo a dirlo), che c’è chi non si fida (“Bagnai è liberista e finanziato da
Nomura, e poi vuole pure i soldi miei?”), ecc. Per fortuna, accanto a chi non
può e non vuole, c’è qualcuno che può e vuole dare di più, il che ci ha
permesso di restare liquidi nonostante gli impegni affrontati.
Sapete, come stanno le cose credo di capirlo. Il mondo è
pieno di persone che in teoria sono pronte a correre alle armi, ma poi in
pratica non arrivano nemmeno a una cabina elettorale, e se ci arrivano non sono
capaci di scrivere un nome e un cognome. Dai qualcosisti so che non posso
aspettarmi molto! Che il mondo sia così lo si capisce se si son letti dei buoni
romanzi, e lo si capisce se si guarda il nostro estratto conto. Come sapete, il
mio obiettivo è di far contribuire a questo movimento di opinione chi più ha,
perché più ha da perdere. Ci stiamo attrezzando in questo senso, con la
consulenza di Marcello Foa e di tanti imprenditori, per sensibilizzare imprese
e associazioni di categoria. Ma per arrivare questo obiettivo, che è la vera
sfida del prossimo anno, occorre ancora uno sforzo da parte vostra e nostra.
Ricordate da dove siamo partiti, guardate dove siamo arrivati, e valutate secondo
coscienza se può valerne la pena, ascoltando la risposta che è dentro di voi, invece dei ragli che sono intorno a noi.
Il mercato non è infallibile, ma un valore segnaletico ce l’ha: se non “comprerete”
la mia proposta, come non ne avete comprate tante altre, invece di ragliare
maldicenze contro altri mi ritirerò dal mercato e tornerò alla mia vita
privata, non molto noiosa.
Ma qualcosa mi dice che non mi farete questo favore!
Intanto, segnatevi la data del nostro prossimo appuntamento:
il prossimo compleanno si svolgerà a Montesilvano (come l’anno scorso) nel
weekend dell’8 e 9 novembre.
Hanno già dato la loro adesione Jacques Sapir e
Sergio Cesaratto (che nel frattempo, come vi ricordavo, sono entrati nel
comitato scientifico). I 101 dalmata hanno accettato di presentare in quella
sede la versione definitiva del loro documentario, che molti di voi hanno già
visto a Viareggio. Io invece vi presenterò il mio prossimo libro. E ci saranno,
naturalmente, molte altre sorprese, delle quali vi darò conto prima di aprire
le prenotazioni (cosa che faremo a inizio settembre).
Si apra la discussione...
