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lunedì 8 maggio 2017

Cinque anni dopo: Macron e gli squilibri francesi

A distanza di cinque anni, potrei riscrivervi lo stesso post: stesso sospiro di sollievo, stessa esultanza dei piddini, stessa retorica dell'"adesso si cambia sul serio"... Non lo scrivo perché questa volta lo ha fatto Marcello Foa (qui), e non credo ci sia moltissimo da aggiungere alla sua analisi.

Vi ricordo che dopo la "svolta" di Hollande, da noi prontamente inquadrata come fasulla, all'Economist occorsero sei mesi per capire che aria tirava (la famosa copertina), e due anni dopo erano tutti d'accordo con noi: il compagno Hollande l'Europa non l'aveva cambiata (ci facemmo un altro QED, il 27°). È un po' desolante constatare quanto sia vero che la storia insegna ma non ha allievi. Di lezioni, da quanto è successo, se ne potrebbero trarre molte. L'elemento più interessante dal punto di vista politico è il suicidio della Le Pen in diretta televisiva nel corso del secondo dibattito. Io non so che dibattito abbiano visto molti di voi. Io ho visto quello in francese, nel quale fin dalle prime battute la Le Pen ha percorso una strada chiaramente inefficace. Non ho idea del perché l'abbia fatto. Temo però che la risposta sia sempre la solita: fare l'opposizione al proprio governo nazionale è un mestiere molto più comodo che non opporsi allo Zeitgeist. Sicuramente ha giocato un ruolo la scarsa preparazione nel campo determinante per orientare il voto (o la scarsa volontà di entrarci, magari determinata da una errata percezione delle priorità). L'analisi di Agénor sul blog di a/simmetrie mostra che le determinanti socioeconomiche erano state fondamentali al primo turno (e tali si poteva presumere che restassero al secondo). L'incapacità della Le Pen di spiegare cosa volesse effettivamente fare dell'euro, la sua incredibile inefficacia di approfittare delle tante palle "alzate" da Macron (quando questi ha ammesso l'esistenza di disoccupazione di massa, ci voleva tanto a chiarire che questa è funzionale al progetto europeo?), hanno determinato un risultato peggiore del prevedibile.

Riusciranno i nostri leader, di qualsiasi colore, a capire che quello economico non è un tema residuale? Anche in Italia abbiamo evidenze analoghe a quelle raccolte da Agénor. Riusciranno a capire che dall'estero non arriverà la cavalleria a salvarli, ma, come ci ammonisce regolarmente Andrea Mazzalai, una nuova crisi alla quale, in queste condizioni, saremo costretti a rispondere con altri cinque punti di disoccupazione in più? Indipendentemente da questo, riusciranno a capire che le divergenze fra paesi membri e dentro i paesi membri sono destinate comunque a crescere, rendendo al tempo stesso più costosa (e quindi meno proponibile e sostenibile politicamente) un'Europa federale, e più probabile una disgregazione violenta, quando la polarizzazione dei redditi diventerà a sua volta politicamente insostenibile?

Quello che qui non si può dire, Dani Rodrik a Harvard può permettersi di dirlo: "Gli economisti sanno da tempo che un tasso di cambio gestito male può essere disastroso per la crescita economica". Il suo contributo, suo di lui, di Rodrik, sarebbe quello di dimostrare che non solo un cambio sopravvalutato deprime la crescita, ma (udite, udite!) un cambio sottovalutato la stimola! Che novità! Qual è la conseguenza pratica, qui e ora, di questo brillante risultato teorico dimostrato utilizzando dati dell'universo mondo? Semplice! Siccome la moneta unica ha, per definizione, un valore intermedio fra quello delle economie più forti e di quelle più deboli, essa è debole per le forti (stimolandone la crescita) e forte per le deboli (ostacolandone la crescita). Questo ci spiegano i migliori ad Harvard: che la tendenza alla disgregazione reale dell'Eurozona, cioè alla divergenza delle sue economie (le migliori staranno meglio e le peggiori peggio), è oggettiva, e che non c'è nulla che possa renderla politicamente sostenibile, tranne la volontà dei paesi deboli di assoggettarsi in qualità di colonie alla potenza egemone (come è successo alla Grecia).

Questo esito è politicamente proponibile? In particolare, agli USA farà comodo confrontarsi con un IV Reich?

Io ho posto la domanda, e non sta a me dare la risposta. Lasciamone parlare i politologi. "A me col dolcificante, grazie!".

Quanto a noi, vorrei solo riportare qui, brevemente, un cruscotto della situazione macroeconomica francese, per valutare se le tensioni che Macron si trova a dover gestire sono di un ordine di grandezza analogo a quelle che Hollande fronteggiava.

Che Francia eredita Macron da Hollande?

Partiamo dal solito grafico, quello dei saldi settoriali (spiegato mille volte a partire da qui), che nel caso francese avevamo considerato qui e qui (il secondo link è utile perché dà una presentazione succinta dello strumento e delle fonti dei dati). All'epoca dell'elezione di Hollande (maggio 2012) la situazione era abbastanza maiala (ma non nel senso di majalis), come ricorderete. Vi fornisco qui il grafico dei saldi settoriali tratto dalla versione aprile 2012 del WEO, con le previsioni a cinque anni (cioè ad oggi):


Che capolavoro di wishful thinking! Per il Fmi, Hollande, facendo cambiare verso all'Europa, nel suo mandato avrebbe riportato tutti i saldi settoriali all'equilibrio: una correzione di circa 4 punti di Pil avrebbe riportato in equilibrio il deficit pubblico (risparmio netto negativo del settore pubblico, la linea arancione), mentre il risparmio netto del settore privato sarebbe anche lui diminuito (per effetto, si suppone, di una ripresa dei consumi e degli investimenti: è la linea blu), con una correzione di circa -2.5 punti di Pil, e così, essendo i settori interni in equilibrio finanziario, la Francia avrebbe smesso di importare capitali (la linea verde sarebbe scesa verso lo zero, con una correzione di -1.5 punti di Pil).

I dati di oggi ci dicono che le cose non sono andate esattamente così. Prima di riproporvi il grafico a oggi (con il disegnino di quello che ci aspetta nel futuro) confronto con voi le correzioni dei saldi che il Fmi si attendeva nel 2012, con quelle che ci riporta nel 2017.

La correzione del saldo pubblico è stata meno della metà di quella attesa, e la correzione del saldo estero pressoché inesistente, il che significa che la Francia continua a essere una importatrice netta di capitali dall'estero.

Ma naturalmente cosa si aspetta il Fmi dal quinquennato di Macron? Questo:


Ne traiamo due conclusioni. La prima è che lavorare al Fmi è una pacchia (soprattutto considerando che non è chiaro dove si paghino le tasse): quando devi fare una previsione, tiri una linea che va da dove sei arrivato allo zero, e fine lì! Altro che stimare equazioni, modelli, rompersi il capo sugli scenari politici...

La seconda è quella del grafico precedente: Hollande ha lasciato la Francia (e in particolare il suo saldo estero) più o meno dove l'ha trovata. Non poteva fare diversamente, d'altra parte: le tendenze sono oggettive. Senza riallineamento del cambio, la competitività non migliora: e in assenza di miglioramento della competitività, la domanda estera manca, e bisogna supplire con l'altra fonte di domanda autonoma, il deficit pubblico. I due studi più recenti sul tema, quello di El-Shagi et al. (2016), che abbiamo visto qui, e quello di Durand e Villemot (2016), che trovate qui, stimano che l'euro per la Francia sia sopravvalutato dal 3.6% all'11% (a seconda dei metodi di calcolo). In entrambi i casi, più di quanto non lo sia per l'Italia.

Naturalmente se accennate questa cosa agli esperti che frequentano certi blog, la risposta sarà una scrollata di spalle. "Ma come!" vi diranno: "Non vedete che i REER sono perfettamente allineati?" E vi mostreranno un grafico di questo tipo:



nel quale gli errori principali sono tre. Il primo è che non ha senso includere lo zero nell'asse delle ordinate, perché in questo modo si "schiaccia" la dinamica delle variabili, che è esattamente quello che un indice deve mostrare. Il secondo è che la scelta della base crea una illusione ottica: se come base di un indice si prende l'ultimo anno del campione (o un anno vicino alla fine del campione), gli indici per forza di cose appariranno convergenti verso il valore 100 che arbitrariamente si dà loro nell'anno base (e che ovviamente non è - essendo arbitrario - un valore di "equilibrio").

Basta però cambiare base (prendendola all'inizio del campione), e le cose si presentano in modo lievemente diverso:


Qui risulta una persistente divergenza fra tassi di cambio effettivi reali, che vede quello italiano apprezzato rispetto a quello medio dell'Eurozona (RBXM), e quello tedesco deprezzato rispetto alla media e rispetto alla Francia, che nel quinquennato di Hollande non riesce a raggiungere (verso il basso) il proprio fratello coltello (la Germania). Nota che in entrambi i casi i dati dicono la stessa cosa: che dal 1994 al 2017 il cambio effettivo reale francese si è deprezzato del 14% e quello tedesco del 17% (cioè di più). Tuttavia la prima presentazione dei dati è involontariamente disonesta perché mira a suggerire una convergenza verso l'equilibrio che nel caso in questione è un mero artefatto grafico: non esiste infatti alcun motivo per il quale 100 possa essere considerato un valore di equilibrio (la disonestà è certamente involontaria perché, come i fatti dimostrano, normalmente chi parla di REER non sa di cosa stia parlando, non ha una preparazione specifica in economia, non ha esperienza di ricerca in economia internazionale, non ha idea di come funzionino i numeri indici e ignora in generale i rudimenti della statistica economica: quindi non può nemmeno essere disonesto, lui, mentre eventualmente si può pensare che ci sia un po' di slealtà intellettuale in chi gli dà un pulpito: ma questo è il mercato, che, come sapete, nel lungo periodo sa curare le sue storture!)

Il terzo motivo per il quale il grafico degli esperti da bar in realtà dice poco è che se si parla di tensioni interne all'Eurozona non ha molto senso osservare il REER (real effective exchange rate), dato che questo esprime la competitività del paese rispetto a tutti i partner commerciali, e quindi risente anche di eventi "esterni" all'Eurozona, come la svalutazione dell'euro rispetto al dollaro (che non altera il rapporto valutario fra Francia e Germania). Sarebbe più utile osservare un RER bilaterale fra Francia e Germania (dove, appunto, manca la e di effective, perché quello che ci interessa non è l'effettivo - erga omnes - ma il bilaterale).

Dati disponibili non ce ne sono, ma un'idea la si può ricavare rapidamente in due modi. Il primo è prendere il rapporto fra i cambi effettivi. Dato che il REER francese è Pf/Pw (prezzi Francia su prezzi mondo) e il tedesco è Pg/Pw (prezzi Germania su prezzi mondo), prendendo il rapporto di queste due grandezze Pw si semplifica e restiamo con Pf/Pg (i limiti di questo approccio ve li dico dopo). Se operiamo così, otteniamo un grafico di questo tipo:


ed emerge chiara la tendenza "rivalutazionista" (per usare il termine introdotto nel dibattito da un brillante civil servant) della Francia, cioè la sua progressiva perdita di competitività rispetto alla Germania. Questa tendenza si interrompe nel 2012, in effetti (quindi Hollande qualcosa ha fatto: e in effetti in caso contrario non sarebbe stato tanto detestato!), ma probabilmente non abbastanza. Va anche detto che questo modo di calcolare il RER bilaterale ha qualche difettuccio. Ad esempio, siccome i REER sono calcolati in base ai prezzi al consumo, confondono prezzi di beni tradable (le automobili) e non tradable (il parrucchiere). In Germania i servizi (non tradable) hanno una produttività deplorevole, come qui sappiamo da tempo, quindi questo tipo di analisi rischia di far sembrare la Francia relativamente più competitiva di quanto non sia (cioè di sottostimare la sua perdita di competitività, sottostimando la competitività tedesca). Inoltre, per la Francia la Germania è un importante pezzo del "mondo" (e viceversa), per cui la semplificazione che vi ho proposto in realtà è un po' grossolana.

Forse si può fare di meglio rapportando gli indici dei deflatori delle esportazioni di Francia e Germania. In questo modo si rapportano direttamente i prezzi che i due paesi praticano sui mercati esteri. Li possiamo ricavare dai World Development Indicators (nota tecnica: ho rapportato export in dollari correnti a export in dollari 2010 e poi preso il rapporto di questi due deflatori impliciti). In questo caso la storia si presenta così:


Misurandolo meglio il quadro non cambia molto. Appare molto più evidente però da quando (e quindi perché) la Francia ha perso competitività. L'indice si impenna (cioè la competitività si deteriora) a partire dal 2003, cioè in buona sostanza, dall'entrata in vigore delle riforme Hartz, delle quali una volta solo noi sottolineavamo il potenziale distruttivo per gli equilibri europei (qui), mentre oggi ci assistono nel compito perfino gli esperti della Merkel! Anche qui si vede una correzione verso la fine, ma è difficile dire se si tratti o meno di una vera inversione di tendenza (i dati WDI disponibili arrivano solo fino al 2015).

Il problema di competitività quindi esiste: lo mette in evidenza la letteratura scientifica, che può stimare il cambio di equilibrio analizzando i fondamentali, ma lo si intuisce anche da un'analisi informale dei dati, secondo la quale lo scarto fra cambio reale francese e tedesco si è allargato dalle riforme tedesche in poi. Se questa è la causa, quale potrà essere la cura? In teoria, sarebbe quella che propone Macron: riformare di più anche il mercato del lavoro francese.

Esorterei però tutti quelli che si stanno riconzolando co l'ajetto della Schadenfreude a non farsi troppe illusioni. Macron difficilmente farà un bagno di sangue. Credo che abbia ragione il mio coautore francese preferito. Siamo in una pentola a pressione, e ora qualcuno ha aperto la valvola. Il vapore esce perché il cuoco tedesco non vuole saltare per aria. Prima della Brexit una Le Pen al secondo turno sarebbe stata salutata dal panico sui mercati. Dopo la Brexit il potere è diventato più furbo di così: evita di provocare un elettorato che ha imparato a ribellarsi (e che quindi viene vilipeso come ignorante e populista da Mariucce Antoniette di varia estrazione e professione).

La mia valutazione, a oggi, non può che essere quella della scienza economica: le tendenze alla disgregazione sono lì, oggettive, e continuano a agire. Ma contare sul fatto che Macron dia una mano ad accelerarle potrebbe rivelarsi un errore. In altre parole, penso che, esattamente come nel precedente giro di valzer, occorreranno sei mesi all'Economist per capire che c'è qualcosa che non va, e due anni al resto del mondo per prenderne atto.

L'unico elemento che potrebbe cambiare le carte in tavola (in un modo che personalmente non so valutare) sono le elezioni parlamentari (come ammonisce da tempo Mazzalai). Hollande poteva contare su una maggioranza parlamentare. Macron deve in qualche modo inventarsela, e fronteggia un'opposizione che almeno sulla carta dovrebbe essere agguerrita (nonostante il risultato molto meno brillante del previsto). Ma avere la mano meno libera nel redigere i compiti a casa è, almeno in prima battuta, una cosa che ostacola, anziché accelerare, l'acquisizione da parte dell'elettorato francese di una consapevolezza profonda su quale sia la condizione oggettiva della Francia e su cosa sarebbe necessario per ovviare a questa deprimente situazione.

Non c'è che dire: l'anno è nato interessante, e interessante resta... purtroppo!

89 commenti:

  1. analisi che condivido appieno.. grazie di esistere :)

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  2. Ma se come sostengono gli economisti, che la moneta unica ha, per definizione, un valore intermedio fra quello delle economie più forti e di quelle più deboli, essa è debole per le forti (stimolandone la crescita) e forte per le deboli (ostacolandone la crescita). Perché allora non facciamo diventare un'economia "forte" quella Italiana anzi che uscire dall'Euro? che cosa ce lo impedisce? Io sono un anti euro convinto da sempre, ma in effetti questa sua delucidazione mi ha fatto sorgere questo pensiero. Grazie

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    1. Devis, non stai trollando, vero? Come sarebbe a dire: "Cosa ci impedisce di far diventare un'economia forte quella Italiana?". L'Euro stesso, no? Ed il "vincolo esterno" che esso impone, facendo strame della democrazia e della nostra Costituzione lavorista e keynesiana. O pensi che sia facile far diventare forte un'economia quando le aziende falliscono, perché siamo in piena crisi di domanda (la gente non compra perché se sei disoccupato tiri la cinghia) e quindi gli imprenditori non investono (nessuno investe per riempire i magazzini di merce invenduta)?

      Se non stai trollando, ti suggerisco di studiare molto più a fondo questo blog (se proprio non vuoi fare il miglior investimento della tua vita acquistando i libri del Prof. Bagnai e Anschluss di Vladimiro Giacché, per cominciare).

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    2. Ci dica lei come un'economia diventa forte. Poi forse qualcuno Le risponderà. Saluti.

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    3. Al mio paese, lei è la classica zavorra...

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    4. Ehmmm.... ma si sente bene?

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    5. Sarà perché la moneta è troppo forte per la nostra economia a impedire che l'italia possa diventare un'economia forte? E, fino a quanto ci ostineremo a rimanere ingabbiati in questa unione tedesca sarà impossibile risollevarci.

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    6. un diversamente eurista ? un giorno di molti anni fa parlavo con un russo che non parlava mai di russia essendo stato nell'armata per 12 anni e non a livello lustra pistole .. bene era stupito di quanto andava male la russia avendo tutto e quanto andava bene l'Italia con nulla , ora le cose hanno ripreso il verso normale penseresti ? in effetti la Russia è migliorata tantissimo mentre l'Italia continua a sprofondare eppure sono passati manco 20 anni , cosa è successo ? la guerra , solo una guerra che ha distrutto , certamente come in tutte le guerre ci sono i collaborazionisti e se ne possono elencare tantissimi , che sia consapevolmente che inconsapevolmente hanno collaborato in mille modi diversi . Ora cosa fare ? 2 le soluzioni , arrendersi definitivamente e non alzare più la testa facendo finta di vincere come in genere fanno gli italiani , o ribellarsi ed usare le armi che riportano ad essere umani con un po di dignità , l'€uro è il grimaldello che usano per aprire la porta , che fai ? blocchi la porta o lasci entrare i ladri e se non sono tra le 22 e le otto del mattino ?

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    7. Si va beh ma rilassatevi, capisco che siate tutti dei professori, ma ho solo fatto una domanda, non tutti nascono "imparati" come voi. Ammiro e condivido in pieno il pensiero di Bagnai, e se proprio lo volete sapere, cari professori, l'euro l'ho detestato e criticato dal primo giorno che è nato, spero anche voi possiate essere orgogliosi di poterlo affermare, io si, e detestavo tutti quei coglioni italiani che arrivavano felici a pagarmi con il primo sacchettino di euro preso alla poste. Detto questo, il mio era solo un dubbio salitomi al cervello (più piccolo del vostro), dopo aver letto quella frase, ho pensato: "in effetti, forse, fossimo un'economia potente non andrebbe nemmeno male". So che non lo siamo, ma non lo sono nemmeno altre economie, vedi Spagna o Portogallo ecc. Il che mi domandavo: " ma se si effettuasse la Flat tax al 15% per ridare vita all'economia italiana, magari si tornerebbe a essere una potenza economica a cui l'euro non starebbe poi stretto?" mi è saltato in testa questo umile pensiero da somaro d'economia, il che ho posto una domanda per avere un risposta, ma se sapete solo incazzarvi e insultare, beh lascia perdere, pensavo di avere a che fare con di meglio.

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    8. qui ci sono 7 anni di posts che, se letti, evitano commenti inopportuni... da quello deriva l'indisposizione dei più verso la sua esternazione. E le assicuro che l'abbiamo salvata, probabilmente, dagli strali del titolare. Che normalmente è molto meno accondiscendente di noi.

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    9. Effettivamente questo modus operandi mi sembra un po' trollesco. Ci sono delle letture consigliate, in questo blog. Non è questione di essere "professori". Ogni comunità si dà delle regole e chi non vuole rispettarle può, come lei giustamente conclude, andare altrove. Però capisce bene che se lei viene a chiedere cose che per chi segue il discorso sono banali, un certo sospetto può sorgere, anche considerando il fatto che l'attacco lanciato ai social dall'establishment rende tutti molto cauti rispetto a potenziali infiltrazioni e inquinamenti del dibattito.

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    10. "Perché allora non facciamo diventare una economia "forte" quella Italiana anziche' uscire dall'Euro? Che cosa ce lo impedisce?"

      L'Italia e' gia' da tempo (almeno dal 1960) una "economia forte" (altrimenti non sarebbe mai stata ammessa nel G7).

      E' diventata una economia forte utilizzando gli (un tempo 'normali') strumenti di politica economica (nel contesto istituzionale fissato dalla Costituzione Repubblicana) quali le partecipazioni statali, la Banca d'Italia alle dipendenze del governo, il cambio flessibile della moneta nazionale.

      Per le ragioni diffusamente esposte nei due libri TDE e IPF, l'inizio del declino economico italiano (con contestuale inizio della compressione salariale e del calo di produttivita') e' databile al dicembre 1978 (l'anno dell'uccisione di Aldo Moro).

      E' solo allora che cambia decisamente il vento della politica economica in USA e UK e che il governo Andreotti decide l'ingresso dell'Italia negli accordi di cambio fisso dello SME (con ECU prima ed euro poi) SENZA MECCANISMI AUTOMATICI DI COMPENSAZIONE DEGLI SHOCK ESTERNI (con la complicita' dei vertici del PCI, come ampiamente mostrato dalla recente pubblicazione dei rapporti confidenziali degli uffici CIA di Milano).

      Seguendo da tempo il blog avra' notato che il ritorno al cambio flessibile e' qui visto solo come una condizione necessaria - ma non sufficiente - per non continuare a perdere posizioni all'interno del G20.

      Alla domanda "Cosa ce lo impedisce - di rimanere - non di 'diventare' - una economia forte?" la risposta e' ovvia:
      la mancanza di una consapevolezza diffusa (che questo blog cerca invece di CREARE, nonostante praticamente tutti 'coloro che sanno' remino ancora contro).

      Quando il livello di consapevolezza sara' sufficiente (cioe' quando passeremo dal 35% attuale al 45% delle persone in eta' da lavoro che non lavorano) allora ci saranno fose le condizioni sociali perche' finalmente si compia la citata condizione necessaria.

      Gli Italiani mi sembrano oggi tanti piccoli Vivaldi (cioe' dei geni inconsapevoli), che ambiscono pero' a diventare dei poveri Goldberg e che si prestano a suonare le omonime variazioni (di J.S. Bach) per far addormentare i potentati finanziari esteri e pure senza essere pagati il giusto (e' noto infatti che il compenso se lo prese tutto Bach ed il suo giovane allievo Goldberg mori' pure giovanissimo).

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    11. non problem, mi rifugio nella mia banalità, peccato però che siano solo 7 gli anni di posts su questo tema, per me invece sono 16 anni di posts su questo tema, evidentemente perché non ho studiato economia ma fatto economia. salute e grazie

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    12. Caro Mazza, ma se lei ha così tanta esperienza, perché viene qui a farci domande? Sono domande che lei reputa trabocchetto?

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    13. Devis la domanda nasce spontanea: su che basi hai detestato e criticato dal primo giorno che è nato l'euro se non sapevi che una moneta unica porta a divergere economie dissimili che la adottano (quelle relativamente più forti traggono profitto da quelle relativamente più deboli, che si indeboliscono ulteriormente ― la Germania è traino, non locomotiva)?

      È per questo motivo che molte unioni monetarie o agganci valutari (es.: peso argentino agganciato al dollaro US) in passato sono saltati o si sono sciolti (dopo aver fatto danni). In che senso puoi dire che ammiri e condividi in pieno il pensiero di Bagnai se ti è sfuggito questo concetto tutt'altro che secondario?

      Non sono domande provocatorie, vorrei capire: all'epoca dell'introduzione dell'euro ignoravo questo fatto basilare e non avevo quindi gli strumenti intellettuali per riconoscere nella moneta unica una grossa fregatura. L'ho appreso qui. Ma una volta che l'ho appreso non me lo dimentico...

      Ancora: nella remota ipotesi che in futuro venisse eletto un governo che ci facesse uscire dall'euro, mancandoti apparentemente una sufficiente cognizione del problema, come ti comporteresti alle prime difficoltà (perché qui nessuno ha sostenuto che sarà semplice)? Ti faresti manipolare dall'opposizione liberista e andresti in piazza a protestare, magari insieme ad utili idioti e agitatori di professione che spaccano tutto?

      [Non so perché ma 'sta discussione mi provoca un forte senso di déjà vu.]

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    14. Devis, l'Euro è un meccanismo che per sua natura aiuta i primi e spinge giù gli ultimi: più le cose vanno male più è difficile per chi è rimasto indietro. E' un circolo vizioso.
      Come si può spiegare in poche parole? Mi ci provo.
      La maggiore economicità dei beni tedeschi (grazie al cambio fisso, alla compressione dei salari, e anche ai finanziamenti allegri al consumo, concessi senza avere più il rischio di cambio - e a quanto pare, vedi Grecia, senza nemmeno più il rischio di credito: paga il contribuente europeo) ha fatto vendere molti molti beni tedeschi; di conseguenza molte fabbriche italiane (e spagnole francesi ecc.) hanno chiuso, così che quelli che lavoravano in quelle fabbriche hanno avuto meno soldi da spendere intorno a loro (cosa che ha depresso ancora di più l'Italia), e avendo meno soldi, quando si tratta di comprare, ora tendono ancora di più a comprare economici beni tedeschi (in molti supermercati persino le torte vengono dalla Germania - cosa che non sarebbe sicuramente capitata con il marco tedesco). Comprando più beni tedeschi la bella conseguenza è che falliscono altre fabbriche. O con l'acqua alla gola accettano di essere comprate (e spesso chiuse dai concorrenti, così come è successo durante l'annessione della Germania Est).
      Diventare più forti della Germania, adesso, è come correre i 100 metri partendo 20 metri indietro a loro. Teoricamente ce la si può fare, ma nella pratica è praticamente impossibile vincere, e ogni volta che si corre e si perde si è sempre più stanchi, perché loro hanno corso 100 e noi 120. E quindi ci sono sempre meno possibilità di vincere.

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    15. @Correttore: sì, anche a me. Non ricordo gli altri nomi, ma ogni tanto arriva qui qualcuno che mi fa tanti complimenti (?), dice che è d'accordo con me (su cosa?), dice che ha capito tutto (bravo!), poi fa una domanda assurda, salvo indignarsi e dare dei fanatici a chi gli risponde. Deve essere nel programma di TROLL101.

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    16. @Luca Cellai il popolo italiano è stato reso sempre più ignorante (e sprecone), perché chi è ignorante è anche indifeso.
      Dopo lunghi anni vissuti all'estero posso affermare con poco tema di smentita che, mentre i cittadini non italiani non sono esattamente delle "cime" in fatto di conoscenza culturale ed economica, quelli italiani sembrano costantemente (anche all'estero) voler scavare il fondo che hanno già abbondantemente raggiunto.
      E, quando le cose si mettono al peggio, mettono la testa sotto la sabbia e si rivolgono allo Stellone.

      Questo blog è un vero faro nella notte più assoluta. Ma - mi spiace dirlo - è un faro solitario (Mazzalai e pochi altri esclusi) ed ignorato attivamente da media e sistema sudditi e succubi di una dipendenza monetaria e culturale che acquisisce sempre più i colori del colonialismo.

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    17. Per uno che ha fatto sedici anni di economia, il perché con l'euro non si riesca a tornare un'economia forte dovrebbe essere chiaro. O forse no.

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    18. Non credo sia un troll, ma uno dei tanti (me compreso in passato) che ad un certo punto sono rimasti affascinati dall'idea che forse, facendo le riforme, potremmo anche noi avere una speranza di farcela, imitando la germania.
      D'altronde i media bombardano con questo messaggio ed è oggettivamente un messaggio che ha una sua logica per una persona non particolarmente esperta di economia (cioè quasi tutti).

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  3. non è che per caso la
    le pen : peuple = 5***** : popolo
    ?
    il voler arrivare secondi e mantenere un'agitazione calma , il popolo è come la pasta si bolle a fuoco vivo togliendo ogni tanto il coperchio per non andar per fuoco, poi ogni tanto per scrivere o leggere il blog ci si dimentica e la nuvola di vapore si alza tempestosa .




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  4. {ing mode ON}
    Qualcuno può suggerirmi come mai i due grafici dei saldi settoriali francesi non sembrano riportare esattamente gli stessi dati? In particolare nel secondo grafico il saldo estero sembra in proporzione​ leggermente minore rispetto al risparmio netto del settore privato.
    Come risposta mi basta anche un link (che magari c'è già e non ho letto con sufficiente attenzione).
    {ing mode OFF}

    Macron non poteva avere avversario migliore. Un amico francese, davvero di sinistra e ovviamente astensionista (era qui a Modena), ieri sera era tutto soddisfatto per il pericolo scampato (la Le Pen). Era completamente d'accordo sui pericoli e gli interessi che Macron rappresenta. Ed è convinto che alle politiche Macron non otterrà un parlamento amico. Vedremo.

    Mi sembra che il problema principale sia l'empatia. O meglio, la mancanza di empatia. Chi non è (ancora) in mezzo alla strada non riesce a mettersi nei panni di chi ci è finito.

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    1. Ma soprattutto, che è quel che più conta, nei propri panni prossimi futuri.

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    2. Prima passare sopra in ponte mi inquietava. Ora che so che gli ingegneri non leggono cosa c'è sulle ascisse mi terrorizza. È un passo avanti.

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    3. Alberto le ascisse le ho lette, ti assicuro. Sto parlando delle ordinate, che sembrano, a parità di ascisse, leggermente diverse. Cos'è che non capisco? I valori sono stati riparametrati, ricalcolati?

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    4. Ricordo a memoria precisazioni nel post originale, su diversi modi di calcolo delle partite, nel senso che a volte per differenza si calcola CA, a volte Sp, mentre se prendi le valutazioni riportate per i tre a volte la somma non fa zero... Ma la cosa non cambia la sostanza qui.

      Magari si potrebbe prendere come stima dell'errore sistematico sui dati? (~ +-0.5%, +-1%) :) (domanda da studente piccioso)

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  5. Secondo me dopo i risultati del primo turno i giochi erano già fatti tanto più che gli altri candidati sconfitti hanno indirizzato il voto a favore di Macron. Non credo che il dibattito televisivo avrebbe potuto cambiare le sorti dell'elezione. Cosi mi sembra un po eccessivo parlare di suicidio politico....purtroppo sono argomenti molto tecnici e il dibattito televisivo non è forse il luogo ideale dove trattare certi argomenti. Probabilmente si è mostrata meno intransigente sul tema euro (e quindi un po vaga) per attrarre l'elettorato moderato.
    In prospettiva, considerato che in Francia l'euro non ha ancora completato il suo sporco lavoro come in Italia o in Grecia, direi che il risultato è incoraggiante. Appena verrà approvato il jobs act in salsa francese molti francesi capiranno di avere sbagliato a puntare su Macron e capiranno e il voto si sposterà ancora verso le forze anti sistema che comunque già adesso sono attorno al 40% FN e sinistra radicale di Melanchon.

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    1. "Appena verrà approvato il jobs act in salsa francese". L'hanno già approvato nel 2016, è la Loi Travail di Macron, che nella versione finale porta il nome "El Khomri".
      E a Macron verrà chiesto d'andare oltre, perché i desiderata del potere non hanno limite, se si è fedeli esecutori.

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    2. Ma non l'hanno già fatto il jobs act francese? Ma perchè in Italia dopo il jobs act si è spostato il voto?

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    3. Si roberto b, scusami ho scritto una inesattezza. Luglio 2016 la data di entrata in vigore....ma ancora è presto perché renda chiari i suoi effetti. Siccome era stato tema di discussione durante la campagna elettorale (melanchon o chi per lui che chiedeva di ritirarla) pensavo non fosse ancora in vigore. Grazie per avermi corretto.
      Vediamo se sposta il voto appena ci fanno votare

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    4. Il problema non è quello di trattare più o meno bene temi economici (per quanto, lei volendo può rivolgersi a economisti molto preparati e forse avrebbe dovuto ascoltarli di più e in altre occasioni sembrava che lo avesse fatto). Il problema è che non puoi articolare un dibattito solo sull'attaccare l'avversario per il (giusto) motivo che questi rappresenta la continuità. I francesi lo hanno scelto perché lo sapevano! Devi anche essere propositivo, spiegare perché il cambiamento sarebbe in meglio (e quindi in cosa consisterebbe). Invece di battibeccare con Macron doveva andare dritta, lasciare che attaccasse lui e ALLORA dirgli che è un servo delle banche. In altre occasioni ha saputo essere propositiva.

      Poi, da qui a dire che una sua vittoria potesse essere risolutiva ce ne corre.

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  6. Macron non è un Monti (condivido), ma se l'unité républicaine ha puntato su di lui, gli confezioneranno su misura l'abito che dovrà indossare. Col grembiulino rosa come optional? Comunque qualche spruzzo di sangue, nell'agonia d'altri cinque anni, dovrà pur esserci.

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  7. Caro Alberto devo dissentire dalla parte politica del post. Criticare MLP come se avesse perso l'occasione della vita durante il dibattito televisivo mi pare davvero inappropriato e ingeneroso! Diciamo la verità: non ha perso la partita, semplicemente perchè la partita del secondo turno non è mai cominciata. Queste critiche mi ricordano i pipponi post finale con il Brasile nel '70: "ma se metteva prima Rivera..." Ma de chè? Non ci poteva essere partita e, infatti, non c'è stata! Marine ha giocato la carta della disperazione, dentro sei attaccanti, e ha preso il quinto gol in contropiede. Tutto qui.

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    1. La risposta l'ho data sopra. Non so tu da quanto e come segua la Le Pen. Lo scarto di prestazione e il difetto di impostazione era molto evidente. Ho ricevuto dalla Francia lettere di colleghi di sinistra che dopo questa performance hanno deciso di andare a pesca.

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  8. Mi pare che nel blog non sia stato mai citato Riccardo Ruggeri.
    Approfitto quindi per segnalare la sua lettura del confronto elettorale Francese (sempre con un occhio alla situazione Italiana).

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  9. Buongiorno a tutti.

    Non intervengo spesso perche' non ho particolari contributi tecnici da lasciare. In questo caso pero' vorrei sottoporre alla attenzione del professore e dei lettori del blog un punto politico generale.

    Parto dall'idea che le elezioni francesi, quelle olandesi e quella austriaca, siano altrettanti rovesci della nostra visione democratica. Questo appare confermare il pensiero di Foa che, alcune settimane or sono, suggeriva che la UE sia ancora abbastanza stabile e che durera' a lungo.

    So bene che il professore e' sempre stato contrario all'idea di fondare una entita' politica che chieda rappresentanza ai cittadini perche' e' una iniziativa che richiede molti anni per svilupparsi, perche' e' difficile assicurare che non sia inquinata dal "politico/ante medio" e perche' la sinistra dovrebbe gia' avere tutto cio' che serve nel proprio DNA.

    Ho sempre condiviso le ragioni del professore, ma se ora l'orizzonte temporale passa davvero da qualche anno alle decine di anni; non varrebbe la pena di rivedere questa posizione? Non potrebbe essere utile avere comunque una forza politica, sebbene piccola, che faccia propria una piattaforma democratica senza se e senza ma? Non sarebbe questo il modo di tenere viva una idea di democrazia e societa'che puo rischiare di scomparire nella coscienza comune?

    Onestamente, rileggendo, spero che qualcuno di voi o il professore stesso mi dia ragione di ricredermi sulla premessa di tutto questo intervento.

    Con grande cordialita' e affetto

    Roberto Seven



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  10. Non ho idea di come sia andato il dibattito in tv (anche Marcello Foa è stato fortemente critico a riguardo), ma al di là di questo, la sensazione è quella di vivere in una enorme presa in giro; in questi tempi funesti, le elezioni sono ormai diventate una momentanea distrazione, un giochino dove ci si illude di partecipare attivamente, senza comprendere che a vincere è sempre e solo uno: il banco. Per capirci, hanno preso un individuo assolutamente impopolare (per provenienza, profilo caratteriale ecc) e in solo anno lo hanno reso Presidente della Repubblica; come si fa a competere con una simile potenza di fuoco? Hanno creato un movimento (En Marche!) che, nato anch'esso appena un anno fa, è stato capace ,da solo, di sbaragliare la concorrenza dei due principali partiti francesi (alla faccia dei "movimentidarbasso"). Dirò sicuramente cose risapute, ma il mio essere "giovine" mi porta spesso a peccare di (immotivato?) ottimismo; il gioco è palesemente truccato già in partenza. E onestamente, a dirla tutta, da questo voto mi aspetto anche degli effetti sul panorama politico in Italia; occhi aperti sulla Lega e su Salvini.

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    1. percio' quando si vince non e' truccato e quando si perde e' truccato...

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  11. Profe, é stato promosso! (magari a sua insaputa). Adesso è "economista Luiss".

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    1. Lo era già stato un paio di anni fa, mi pare.

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    2. Sì, nel banner su TGCOM... :-)

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  12. E' inutile girarci intorno. Nella maggior parte dei francesi, le parole "Le Pen" e "Front National" scatenano ancora un riflesso pavloviano molto negativo. Front National -> fascismo. Le Pen -> pericolo per la democrazia.

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    1. Perfettamente d'accordo anch'io, sull'esito del voto in Francia ha pesato principalmente la tara di essere gli eredi di una partito di estrema destra, eredità troppo scomoda per ambire alla maggioranza più uno dei voti.

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  13. Nei fatti e nei numeri l'unico vero match point era fattibile in Austria dove è stato determinante il voto di Vienna.
    In Olanda e Francia non c'è mai stata partita e credo che molto furbescamente il sistema mediatico abbia pompato ad arte un clima di possibile vittoria degli euroscettici così da creare la mobilitazione trasversale contro i "populisti"...

    Purtroppo il limite degli euroscettici è che attualmente sono forze variegatamente di destra, con un passato a volte di estrema destra fuori dall'arco costituzionale (vedi il FN), verso le quali la reazione, quasi un riflesso condizionato, di molti elettori moderati e di sinistra è il rifiuto a prescindere in quanto ragionano su schemi classici. Credo che l'idea della Le Pen di sciogliere il FN per un nuovo soggetto politico sia intelligente e, facendo un parallelismo con l'Italia, credo che se il MSI, in Italia, non avesse fatto la svolta di Fiuggi con lo sbracamento progressivo di AN fedele alleato di Berlusconi, si sarebbe comunque trovato ad un limite intrinseco invalicabile anche prendendo tanti voti identitari. E quindi la trasformazione in AN sarebbe arrivata, però con presupposti ben diversi...

    Creare, pertanto, un fronte democratico euroscettico trasversale (oserei dire patriottico) è arduo per questo motivo. Non esiste né un modo di destra né un modo di sinistra di uscire dall'Euro e dalla gabbia dei trattati UE, esiste un modo di uscire.

    E' poi facile a destra ragionare in termini identitari nazionali, difficile a sinistra dove sono cresciuti a pane ed internazionalismo e non riescono a percepire cosa è invece il globalismo, vedasi uno dei suoi corollari cioè l'immigrazione incontrollata volta alla sostituzione etnica delle nostro società borghesi europee. A sinistra si ragiona esclusivamente in termini di solidarietà e carità pelosa.

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  14. Secondo Sapir “bisogna capire che quando si parla di un “popolo” non stiamo parlando di una comunità etnica o religiosa, ma della comunità politica di individui riuniti che prendono in mano il proprio futuro”. Aggiungerei che lo stesso discorso vale per i vari capannelli di chi, invece di sentirsi una vera comunità, sovrana e capace di decidere della propria esistenza, si va raggruppando intorno a ideologie che hanno ormai fatto il loro tempo. Categorie come destra e sinistra, ancora più di prima, si mostrano funzionali agli interessi di chi, essendo un’infima minoranza deve, per necessità, dividere il fronte della stragrande maggioranza che vuole dominare. Tu, caro prof, da tempo, fai il possibile perché quelli che si oppongono all’Euro si prendano la responsabilità di far sì che l’essenziale del discorso politico si liberi di ogni pastoia ideologica. Probabilmente la Le Pen non si è mossa come avrebbe dovuto per il peso della zavorra che si porta dietro. Forse l’annuncio di voler cambiare nome al partito permetterà, alle prossime politiche, una rivincita del fronte sovranista. Auspico che anche la Meloni impari dalla lezione francese.

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    1. Ma, lasciando perdere destra e sinistra, tornare a semplici concetti come "lotta di classe", no?
      A me pare molto evidente come la lotta di classe sia tutt'ora viva e cruenta e di chi la stia vincendo (propagandando -e riuscendo a convincere tutti- che invece sia morta e sepolta, il che, in un sistema diviso in classi e' a dir poco un ossimoro). E Euro, BCE, UE ecc., fanno parte dell'arsenale delle armi nelle mani della classe vincente. Ultrasemplificato? Forse, ma mi aiuta parecchio a mantenermi centrato

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  15. Ho qualche riserva, sulle doti culinarie tedesche.
    Considerando le pressioni geopolitiche, di fine ciclo, non credo che macron ci andrà leggero.
    Secondo me la le pen ha perso la battaglia ma non è detto che abbia perso la guerra ansi.

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  16. Quel che penso sulla campagna elettorale francese e in particolare sul dibattito MLP/Macron l'ho scritto qui: https://ilblogdilameduck.blogspot.it/2017/05/la-parola-di-catrambronne.html
    Dissento da Sapir sulla diagnosi. Sul piano elettorale, lo sfondamento a sinistra è impossibile, la linea "sociale" del FN ha preso tutto quel che è possibile prendere, e la sinistra "critica" non voterà MAI per il FN o suoi avatar, cambiare nome non basta. Tra l'altro, la propaganda antieuro (più che corretta in sè) incontra due problemi insormontabili: 1) che come dice Machiavelli, la gente se la prende meno se gli ammazzi il padre che se gli tocchi la roba, e di gente che ha roba, magari poca, ce n'è più che abbastanza da farti perdere 2) è un argomento tecnico-politico complesso che è troppo facile disattivare alzando un polverone impenetrabile di dettagli, cazzate, manovre diversive e disinformazione. La sola manovra elettorale e politica possibile in Francia, e purtroppo anche in Italia (più difficile da noi) è lo sfondamento a destra, da dovunque parta l'iniziativa (dai Républicains o dal FN), in breve una replica della manovra di Mitterrand con il PCF. Questa manovra esige che sia messa al centro della linea politica l'identità, l'immigrazione, l'indipendenza (e su questo in Francia la maggioranza c'è già, da noi no), in secondo piano l'economia. Detto per inciso, l'uscita dall'euro è una cosa che si fa ma non si dice. Cioè si fa d'autorità quando la si è conquistata, e non solo sul piano elettorale. La destra gaullista e la destra cattolica del FN hanno un nocciolo duro nelle FFAA e nello Stato, risorsa indispensabile per tenere il potere una volta che lo si fosse preso (v. Trump). L'unica buona notizia di queste elezioni è la mossa coraggiosa di Dupont-Aignan. Tanto per aggiungere problema a problema, MLP si è purtroppo squalificata come possibile federatore di una nuova formazione di destra indipendentista. Bisogna trovarne un altro e dando un'occhiata alle pagine gialle non l'ho trovato.

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    1. Non sono affatto d'accordo, l'argomento euro è perfettamente sviscerabile a livello televisivo, perché il suo discorso di fondo è semplice e soprattutto collima con l'esperienza vissuta. E infatti finché MLP lo ha fatto, le intenzioni di voto miglioravano, per poi peggiorare quando ha cambiato atteggiamento.
      Inoltre gli avversari, non potendo dire la verità, su questo tema devono arrampicarsi sugli specchi della retorica o in dettagli questi sì davvero incomprensibili, e questo finisce con l'essere percepito.

      Ma se ovviamente si ha a cuore anzitutto una politica prevalentemente identitaria (che peraltro può benissimo infischiarsene della moneta) fa comodo presentare le cose diversamente. Perché ovvio, urlare al lupo che viene a mangiarci le pecore è molto più immediato e richiede meno specializzazione e fatica all'oratore che tentare di far capire le implicazioni di moneta e banca centrale. Peccato che, anche se non si dice quando si esce, dire che si ha intenzione di recuperare sovranità monetaria sia un piccolo corollario di democrazia da specificare nel programma elettorale (diversamente da quanto hanno fatto per farci entrare). E peccato ancor più che l'analisi di Agénor mostri che nel voto "l'immigrazione" non aveva poi tutta l'importanza che certuni vorrebbero proprio tanto, ma tanto tanto, che essa avesse.

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    2. Che l'euro sia un argomento (tecnico?)-politico complesso forse è vero, ma francamente non penso che il prof 'perda tempo' a convincere forze politiche di ogni genere, da anni, x nulla.
      L'euro è un tassello fondamentale di un puzzle fascista che ormai è quasi completo: un politico appena democratico (figuriamoci uno di sinistra) dovrebbe spiegare al popolo come e perchè, oppure non dovrebbe definirsi tale. Secondo me ha quindi fatto male la Le Pen a titubare, qualunque sia il calcolo politico che l'ha spinta...Veritas Vos Liberat

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    3. @ Pellegrina e Fabio Pini
      Grazie per le repliche, rispondo sinteticamente.

      1) Verissimo che "l'argomento euro è perfettamente sviscerabile in TV" e altrove, verissimo anche tutto quel che Alberto ci spiega generosamente qui da anni. Il problema è il seguente:
      2) La razionalità c'entra fino a un certo punto. Quel che conta davvero è l'autorità di chi parla. L'autorità costituita, per il solo fatto di esserlo, garantisce il normale svolgimento della vita quotidiana di tutti, esattamente come il papà (di una volta) nella famiglia, e gode pertanto di un credito immenso, di un bonus sconto cazzate di valore inestimabile. Come dice Richelieu, "per il solo fatto di esserlo, il ribelle perde metà della sua forza". Ricordo che in Italia, dopo una guerra persa, una guerra civile atroce, il disonore dell'8 settembre, la monarchia si prese una valanga di voti, la Repubblica ha vinto per un pelo e probabilmente con qualche aiutino/broglio. Secondo voi come hanno fatto gli europeisti a introdurre l'euro? Sulla fiducia, perché erano l'autorità costituita (ed è probabilmente così che se ne potrà/dovrà uscire). L 'effetto di siderazione della propaganda, poi, è equivalente sul piano psicologico a un bombardamento a tappeto: non per il suo contenuto (prevalentemente cazzate) che conta poco più di zero, ma per l’ostensione di forza soverchiante, che appunto “sidera”, induce il timore reverenziale della potenza numinosa, l’inginocchiamento e l’obbedienza. I neoconservatori americani fecero uscire, prima della guerra contro l’Irak, un documento intitolato “Shock and Awe””, una lettura che consiglio caldamente a tutti. Il risultato è che el pueblo NON SI FIDA abbastanza dell'opposizione per affidarsi a lei (il celebre “salto nel buio”) e punto.
      2) Perchè el pueblo si fidi dell'opposizione si devono dare queste condizioni: a) l'autorità costituita sta chiaramente mandando in vacca tutto, tipo guerra persa o miseria vera di massa che spaventa tutti (che NON c'è oggi in Europa) b) e/o l'opposizione si presenta come 10 volte più credibile dell'autorità costituita su un tema centrale, ed esprime con autorevolezza una persuasione GIA' largamente maggioritaria nel pueblo. Ce n'è uno solo, è l’elefante nel salotto dei powers that be, ed è l'immigrazione. Io poi lo so che è un tema pericoloso, che è indissolubilmente legato all'economia, alla geopolitica, etc., e che se vai al potere sono quelle, le cose su cui intervenire. Ma non è su quelle che conquisti la fiducia e prendi i voti.
      3) Inoltre, el pueblo NON è unido, né giammai lo sarà perché per quanto il programma economico sociale dell'opposizione alla UE possa essere sociale, desinistra, socialista, welfarista, paracomunista, etc., ci sarà SEMPRE una forza di sinistra "critica" tipo Mélenchon con NON si alleerà MAI con la destra (pregiudiziale antifascista, internazionalismo, se serve una conferma istantanea basta leggere Fabio Pini e i molti altri come Luciano Barra Caracciolo che tirano in ballo il fascismo per definire la UE, una realtà che con il fascismo c'entra zero). Il FN ha un programma economico socialista (vero) e si prende i voti del 34% degli operai francesi, ma gli altri voti sul sociale se li prende Mélenchon, se li tiene stretti, e non glieli darà mai.
      [segue]

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  17. Probabilmente sono possibili letture alternative di quanto accaduto in Francia. Non credo la Le Pen abbia sbagliato tiro. Ha solo provato a non spaventare troppo chi non l'avrebbe votata. D'altra parte si candidava alla presidenza della Francia e non la si tira fuori dall'euro spaccando il paese a metà. Le ragioni che l'hanno portata al 30% sono le stesse che non le hanno permesso di arrivare al 51%. La democrazia e le carte costituzionali sono l'antico potere della borghesia. Possiede degli "antidoti" contro gli "estremismi" come li chiamano loro. Contro la Le Pen si sono dovuti coalizzare i due vecchi partiti di governo, più il nuovo di Macron. Non si poteva certo chiedere all'estrema sinistra di sostenerla (e forse se anche lo avesse fatto non ce l'avrebbero fatta lo stesso). Come probabilmente non si può chiedere a mezza Italia di votare Lega Nord. O alla Lega Nord di snaturarsi così tanto da rappresentare l'Italia. Forse bisognerà aspettare che la Le Pen da sola arrivi al 51%, ma per allora non so cosa sarà rimasto da salvare della Francia. Non credo purtroppo in una mediazione politica della crisi, perché è la politica che ci ha portati dentro sto casino. Alla Le Pen resta il merito di aver istruito il 30% del Popolo francese. Un cittadino su tre adesso sa che l'euro è una sola e sa anche il perché. Non è poco, credo.

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  18. Ma almeno una cosa giusta l'ha detta, la MLP, quando, alla fine del débat con l'automa - e al netto del suo autogoal in stile berlusconiano con la proposta della doppia moneta - ha dichiarato che, comunque vada, a governare la Francia sarà una donna. Ora, lei è stata sconfitta, quindi a comandare i cugini d'oltralpe è rimasta l'altra donna (che non è la Brigitte).

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    1. Macron andrà come prima visita ufficiaale a Berlino da Frieda Boher:

      ... mi ritrovai fra le mani il progetto di Macron, ma era troppo duro, non poteva andare. Fu allora che capii con quali invenzioni potevo aiutarlo. Dovevo tramutare il Necron di Barbieri nel Macron che intendevo io, il mio Macron di ora; dovevo renderlo meno cupo...; farlo diventare un burattino a suo modo pieno di allegria, dal freddo assassino che era; dovevo riscaldarlo, in pratica, di una certa simpatia.[1] » (Magnus)

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  19. Macron balla il tango

    La signora Merkel ha vinto nettamente le presidenziali francesi e si avvia , a meno di imprevedibili sciabolate della Storia, a vincere anche le elezioni tedesche. E’ rinato per la seconda volta, sotto frau Angela, il Sacro Romano Impero, cioè l’Europa di oggi, con una sola moneta ( l’euro ) e un solo comando ( quello tedesco ). Ma c’è un particolare: la prima volta l’impero nacque nell’800 sotto Carlo Magno re dei Franchi, cioè dei francesi, oggi il re, anzi la regina, è tedesca.
    Ma così vogliono i francesi e certo noi italiani in fatto di servilismo non siamo secondi a nessuno, storicamente.
    Oggi in Francia c’è un nuovo presidente, il signor Macron, che prima ha fatto il banchiere, poi il consigliere dell’Eliseo, poi il ministro delle finanze e infine si è proposto come difensore degli ideali francesi di libertà, fraternità , uguaglianza. Forse ha ricevuto il mandato missionario sulla via di Damasco, come San Paolo di Tarso, o più semplicemente ha ripudiato il suo mondo e le sue ricchezze come San Francesco d’Assisi. “En marche! ” dunque, verso il cambiamento.
    Lo stesso cambiamento che aveva promesso Hollande cinque anni fa, quando aveva vinto le presidenziali affermando che il suo nemico era la finanza. Poi ha fatto la “loi travail” e se ne è dovuto andare.
    Bisogna ( dire di voler ) cambiare tutto per non cambiare niente!
    Macron è l’ultimo prodotto sintetico del laboratorio liberticida pro euro. E’ stato sintetizzato sapientemente in poco tempo dagli scienziati gattopardisti del PUDE ( partito unico dell’euro ) quando si è avuta chiara la percezione che la “gauche” non avrebbe più avuto un candidato spendibile dopo la “loi travail” ( detta anche di modernizzazione del dialogo sociale ). E allora è stato fabbricato in provetta questo nuovo prodotto antropomorfo dell’incredibile fantasia politica dei conservatori pro euro. Macron si presenta dunque come un innovatore che conserva, come un rottamatore che aggiusta, come un uomo nuovo a cui piace il vecchio ( solo quello che c’è di buono naturalmente ), che sventola la bandiera francese ma anche quella a stelle dorate su sfondo blu. Mi fa pensare a un giovane Renzi, ma meno connotato politicamente, liberista ma di sinistra, di sinistra ma liberista anzi centrista ma un po' di destra e un po' di sinistra. Mi fa pensare a un Renzi revisionato in officina per fargli parlare un linguaggio di rinnovamento più suadente e anche con una venatura nazionalista che magari, dati i tempi , non guasta. Tutto questo ambaradan naturalmente per non cambiare nulla, come desiderano i sintetizzatori di Macron.
    La prima legge della conservazione ( del capitale ) dice : "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo".
    E’ una legge che non è mai stata smentita in natura. Con buona pace di tutti coloro che speravano nelle elezioni francesi per liberarsi dalla gabbia dell’euro.
    Macron è uscito dal cilindro per piacere un po' a tutti, destra sinistra centro sopra sotto davanti dietro. Suona tutte le corde del violino, insomma prende tutti e ammicca a tutti. Una cosa sola non è negoziabile: la permanenza nell’euro. Naturalmente promettendo di cambiare tutto in Europa, eliminando “l’austerità espansiva” e magari sostituendola con una “espansione austera” che è molto, molto meglio.
    Inoltre è giovane e carino, sa leggere e scrivere, suona il pianoforte, parla il tedesco ( ovviamente ) e balla il tango. E per quest’ultima qualità anch’io lo apprezzo incondizionatamente.
    Dunque tutto sembra scritto, e molto probabilmente lo è , le presidenziali francesi non ci porteranno alcun cambiamento nel destino dei popoli europei. Centomila italiani continueranno ad emigrare ogni anno. I miei due figli sono emigrati ormai da tanti anni.

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  20. Dunque leviamo i calici, colmi di acqua di Vichy, per brindare a micron, nuovo capo del governo collaborazionista della Francia occupata. Un altro episodio che, per contrasto, accresce la mia ammirazione per il popolo inglese. Quello che, a differenza dei francesi, ha combattuto orgogliosamente sia il terzo che il quarto reich...certo che noi italiani di lezioni su questo tema non possiamo darne: di burattini analoghi ne abbiamo infilati addirittura quattro...con la differenza che il micron (o edipon, che dir si voglia) almeno una elezione farlocca l'ha vinta. Ed ora miei prodi, non sia elusa la madre di tutte le questioni: al prossimo giro tocca a noi!!!!

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  21. A neanche 40 anni è ex banchiere, ex ministro, ha una moglie in età della pensione, è patrigno di un figliastro più vecchio di lui, nonché nonno (acquisito) di svariati nipoti, ha fondato un partito giusto in tempo per diventare presidente di un Paese G7. Manco gli sceneggiatori di Shirley Temple osavano scrivere fogni del genere...

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    1. Aggiungiamo al canovaccio cinematografico un particolare che in altre occasioni non avrei riportato (non mi piace guardare dal buco della serratura, e comunque certi accadimenti apparentemente ludici o morbosi, ma incontestabilmente privati, possono rivelarsi fonte di traumi profondi, le cui conseguenze si rivelano non sempre prevedibili e gradite): che l’attuale moglie di Macron si propose sessualmente, e con successo, in maniera “marcata” quand’era sua insegnante 39enne, mentre egli aveva appena 15 anni. Voglio recisamente evitare i facili moralismi, ma secondo l’analisi del Prof. Adriano Segatori, psichiatra e membro della sezione scientifica “Psicologia Giuridica e Psichiatria Forense” dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi, questo particolare contribuirebbe a comporre il profilo da psicopatico del neo presidente francese (https://www.youtube.com/watch?v=tmD51qCFU3s). Non m’illudo che sia una eccezione, né mi considero stupito da una simile possibilità (chiunque potrebbe avere qualche scheletro nel proprio armadio, sotto forma di tendenza o di accadimento remoto e involontario – l’elenco, che dev’essere consustanziale alla comparsa dell’uomo sulla Terra, si pregia come estrema manifestazione di eminenti soggetti come Caligola ed Eliogabalo, la contessa ungherese Erzsébet Báthory, o il Maresciallo di Francia Gilles de Rais: ma un conto è rendersene consapevoli per non incoraggiare tendenze e conseguenze a emergere più o meno occultamente, un altro tirar loro una riga sopra e puntare dritti e sicuri verso la gloria terrena… o ciò che individualmente ed egoicamente si ritiene essa sia); di per sé l’accadimento potrebbe essere stato davvero inconsciamente traumatico e di ciò non si può certo far carico al giovane rampante, che ne sarebbe stato vittima. Però, come sempre, possibili conseguenze mescolate alle mire dell’ambizioso rampollo – di queste certo gli si può e si deve chieder conto – potranno riguardare la vita di un numero crescente di persone. Vorrei che coloro che considerano, in termini esclusivamente bucolici e “fraternizzanti” – per non dire sdolcinatamente semplicistici e superficiali –, l’interdipendenza complessiva del creato e dei suoi attori, tenessero in adeguata considerazione anche certe difficili eredità collettive…

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    2. Stupefacenti sempre più forti per elettori all'ultimo stadio di dipendenza.

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    3. Il problema non è che Macron a 15 anni si scopa la prof bona, il problema è che se la sposa perchè evidentemente non ne può fare a meno, addirittura rinuncia ad avere figli propri per stare con la sua seduttrice. Anzi, il problema vero è che le popolazioni occidentali non rilevino questo fatterello grande come sei grattacieli, se Macron & signora sono fuori come un balcone tutto sommato fatti loro.

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    4. Non ho inteso esprimere che il problema fosse di natura pruriginosa e mi pare d'averlo articolato a sufficienza. Tuttavia se anche mi lanciassi col bungee jumping e ciò fosse sufficiente, per svariate cause, a provocarmi un deficit cognitivo o comportamentale progressivo, avrebbe senz'altro un'importanza nella mia vita personale, viepiù se la stessa ricopre responsabilità di rilievo collettivo; analogamente, se il mio neurochirurgo fosse fuori come un balcone per motivi strettamente contingenti alla sua esistenza, dei quali nulla possa e debba importarmi in sé, non azzarderei egualmente a considerarlo un fatto esclusivamente di pertinenza sua.

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  22. Povera Francia e poveri noi!

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  23. La cosa paradossale è il fatto che un paese con poca corrrrruzzzzzione, poca evasione fiscale e tributaria, con una burocrazzzzzia che gira al massimo etc etc, dia un 36% di preferenze ad una "fascistissima" signora che vuole uscire dall' euro e che il bacino di voti sia formato in gran parte da operai e impiegati che votavano a sinistra; magari al prossimo giro anche quel 22% che ha votato Melenzone e che ha capito che il probbbblema è proprio l' euro, capirà che se ne esce solo votando a destra. Io credo che una Francia che ha una spesa pubblica al 56% del PIL, ovvero circa 6/8 punti di PIL più dei grandi paesi e questa differenza è concentrata sulla spesa sociale, dovrà, tagliare selvaggiamente e gli sconquassi saranno forti e i contraccolpi anche sul fronte dei conti pubblici saranno fortissimi. Un po' quello che Monti ha fatto qui, moltiplicato per due. La Le Pen avrà buon gioco a scorticare vivo il signor Macron da una comoda posizione di opposizione e di forza.
    Da noi conviene mantenere l' idea che corrrrruzzzione, evasione,burocrazzzia, siano il male del Paese per spostare il focus dall' euro e così mantenere molto basso e non pericoloso il tasso di adesione alle destre populiste e riversare il grosso della protesta verso un movimento che fa meno paura al mainstream mediatico - politico e che viene ritenuto una valvola di sicurezza contro derive troppo orientate verso l' Italexit.
    Sarà interessante e forse divertente assistere alle contorsioni francesi ed italiane per far ragionare la Germania, cosa che, conoscendo i crucchi provocherà molta ilarità tra noi di questo blog ed in primis nel suo creatore e conduttore, dandogli credo, ulteriori grandi soddisfazioni. Attendo anche grandi soddisfazioni di Alberto e altrettanto grandi versamenti di bile dei suoi e nostri avversari sul tema Brexit, che sarà regolato con reciproca soddisfazione tra la Germania ed UK, con briciole per la Francia alla mangiatoia dei rapporti commerciali con quel Paese, con buona pace dei nostri stolti quaqquaraquà e purtroppo anche del nostro Paese.

    Il tutto in attesa del grande botto che farà esplodere in primis le contraddizioni dell' eurozona.

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  24. Se la giornata (per me) è iniziata un po' triste, la concludo con una risata
    https://www.carmillaonline.com/2017/05/07/il-vuoto-utile/

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  25. "Ne traiamo due conclusioni. La prima è che lavorare al Fmi è una pacchia (soprattutto considerando che non è chiaro dove si paghino le tasse): quando devi fare una previsione, tiri una linea che va da dove sei arrivato allo zero, e fine lì!". Ho riso come un deficiente per 20 minuti, e anche un po come una iena goduriosa devo ammettere. Magari l'avessi avuta come professore in Sapienza in questi 5 anni, la seguo solo da poco ma, come si dice nell'Urbe, me fa sempre volà. Mi sto laureando in finanza, magistrale, e alla triennale ho fatto un corso a indirizzo intermediazione finanziaria, ma sono sempre stato più interessato alla teoria economica, tesi in analisi economica alla triennale e ora usando modelli stock flusso alla Godley. Naturalmente tutte cose che ho dovuto trovare a approfondire da solo come potevo, visto che non si insegna più nulla di decente e il massimo a cui ti fanno ambire é diventare l'ennesimo microeconomista che studia le variazioni dei prezzi dei caricatori per il cellulare cinesi. A parte questa digressione di cui non le fregherà molto il punto é che per esempio in economia internazionale neanche ho seguito un corso, ho dovuto colmare come potevo, quindi il chiarimento che sto per chiederle é dilettantesco forse.

    "Ad esempio, siccome i REER sono calcolati in base ai prezzi al consumo, confondono prezzi di beni tradable (le automobili) e non tradable (il parrucchiere). In Germania i servizi (non tradable) hanno una produttività deplorevole, come qui sappiamo da tempo, quindi questo tipo di analisi rischia di far sembrare la Francia relativamente più competitiva di quanto non sia (cioè di sottostimare la sua perdita di competitività, sottostimando la competitività tedesca). Inoltre, per la Francia la Germania è un importante pezzo del "mondo" (e viceversa), per cui la semplificazione che vi ho proposto in realtà è un po' grossolana"

    Se ho capito bene intende dire che siccome la produttività tedesca nel settore servizi fa schifo i prezzi del settore rimangono, nella dinamica, relativamente alti e quindi fanno sembrare eccessivamente alto il livello dei prezzi tedesco rispetto alla diminuzione che realmente avrebbe subito (con conseguente insufficiente rivalutazione del cambio bilaterale reale con la Francia)? Il pezzetto dopo invece é un problema nel senso che la semplificazione dei "prezzi del mondo" non si potrebbe fare?
    PS mi saprebbe consigliare qualche buon manuale, selfcontained, sui numeri indici? Mi ha sempre incuriosito il tema e pare sia sempre più importante.

    Oggi comunque un articolo del ft segnalava che la Merkel sta facendo già muro a Macron. Almeno sulla carta, credo che lo scenario più probabile sia una concessione di qualche boccata d'ossigeno, uno specchietto per le allodole per dimostrare che "l'Europa é forte contro i populismi". Al limite si potrebbe andare verso una restaurazione del rapporto tra Francia e Germania, in un oligopolio contro tutti gli altri, e allora a quel punto sarà interessante sentire i francesi, ma anche gli altri, parlare di nazionalismo autoritario: perché cosa c'è di più nazionalista di chi diventa europeista solo quando il suo culo viene ammesso al caldo nel club dei più forti?

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  26. Speravo che i francesi riuscissero a eleggere la Le Pen, anche se chiaramente ritenevo ciò un avvenimento difficile da realizzarsi. In Italia siamo un po lontani da avere una vera Le Pen, e Salvini viene sempre fustigato, anche quando parla correttamente. Continuiamo intanto a farci male e a votare Renzi o Pd.

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  27. A parte le determinanti socioeconomiche a cui non ha voluto fare ricorso di cui parla il Prof, una chiara posizione contraria alla guerra condotta dagli USA-NATO in Medioriente, che ne sottolineasse la responsabilità a proposito dei flussi di rifugiati, poteva ancora portare una parte della comunità musulmana a votare per lei. Un dialogo con l’Islam a questo proposito le avrebbe permesso di sfuggire alla retorica dello “scontro di civiltà” e avrebbe così spezzato anche una lancia a favore del fronte antiglobalista. Un discorso pragmatico su questi argomenti l’avrebbe aiutata a liberarsi del costume da ultra destra razzista permettendo a parte dell’elettorato di Melenchon una maggiore mobilità. Per la Le Pen c’erano dei margini di manovra per vincere le presidenziali ma avrebbe dovuto avere l’intelligenza di guardare oltre le barricate che il FN ha innalzato in questi anni. La sfida oggi è quella di liberarsi dalle etichette, assumere il volto semplice di chi ha i piedi per terra e non nega per partito preso la realtà dei fatti, di chi concretamente guarda all’interesse generale e tende la mano al di là degli steccati. Se la Le Pen fosse riuscita in una siffatta operazione si sarebbe certamente garantita la vittoria. Bisogna reagire con un salto di qualità nella nostra visione del mondo, altrimenti non potremo evitare lo scippo della democrazia per la crisi delle istituzioni nazionali che ora dopo queste elezioni corrono un pericolo mortale. Dobbiamo capire che il "dividi et impera" oggigiorno è lo strumento fondamentale nelle mani di oligarchie finanziarie che vogliono imporre un ordine sovranazionale dove ogni anelito alla libertà, per l'estesa omologazione in cui siamo spinti, sarà reso inutile perché azzerando le identità, i valori, l'etica, non ci sarà più nulla da difendere. La libertà non avrà ragion d'essere per il fatto stesso che non ci sarà più un "essere" per la cui libertà combattere.

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  28. https://www.youtube.com/watch?v=_4qxmfse5EI&app=desktop

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    1. Non mi sembra un contributo corretto né rilevante.

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    2. A me invece Macron sembra effettivamente il perfetto narcisista-psicopatico.
      Tutti questi belli/e e bellocci/e, gggiovani e biondi/e sembrano più testimonial che politici, creazioni del marketing selezionati, oltre che per il loro gradevole aspetto, per la naturale predisposizione a mentire e a sacrificare chiunque senza rimorsi pur di gratificare il proprio ego.
      A riprova che la sede della politica non è più il parlamento e che la società è così gravemente malata da non accorgersene.

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  29. Ho letto l'analisi di Agénor ma non sono completamente convinta del modo in cui ha incrociato i dati.
    L'influenza dell'immigrazione, secondo me, non va calcolata in base al numero di migranti fisicamente presenti in una certa zona (mi pare ovvio che nelle zone più povere ci siano meno migranti), ma quanto viene percepita pericolosa l'immigrazione dalle diverse classi sociali.

    Il benestante con impiego molto specializzato guarda a quei poveracci con compassione o con solidarietà, il disoccupato o il manovale li vedono come concorrenti che sottraggono loro lavoro e/o tutele sociali.
    Chi non ha una casa e vede assegnare (o occupare) abitazioni è più arrabbiato di chi una casa ce l'ha.
    Chi ha figli nelle graduatorie degli asili dietro ai figli degli immigrati è più arrabbiato di chi può permettersi di scegliere tra una baby-sitter e l'asilo privato. Lo stesso chi fa fatica a pagare la mensa e vede altri usufrurne gratis.
    Non c'è bisogno che ci siano migliaia di migranti, basta che ce ne sia uno e tu sia il primo francese (o italiano) escluso.

    Non so come siano le leggi in Francia, sono solo esempi per spiegare come penso siano correlate e si intreccino le motivazioni economiche e la rabbia contro gli immigrati nella guerra tra poveri che è stata innestata.

    Al contrario, le classi più alte si sentono al riparo per cui non percepiscono il migrante come una minaccia al loro benessere economico, anzi, fa comodo a molti benestanti avere a disposizione poveracci da sottopagare anche perché porta ad un abbassamento del costo del lavoro generale, non solo di quello prestato dagli immigrati.
    Per questo beneficio sicuro sono disposti anche a tollerare il minimo rischio di essere coinvolti in un attentato o quello un po' più probabile di rapine, scippi, violenze, disordini, ecc. Comunque nei loro quartieri il degrado non lo vivono.


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    1. Concordo, ma non è facile trovare misure più precise.

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    2. Giusto, però allora non è possibile stabilire una correlazione di causa-effetto tra quei dati e il perché del voto a Le Pen. Come spunto di riflessione le dico, non sarà forse proprio questo entanglement, o ambivalenza, o dialettica, il problema? Non solo nella difficoltà di interpretazione dei dati ma soprattutto sociale e nell'ottica del superamento dell'euro e di certe logiche quali vincolo esterno etc...

      Saluti cordiali

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    3. Si possono trovare "strumenti" per risolvere questo problema di endogenità. Ci stiamo lavorando.

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  30. Potrei anche comprendere il discorso dell'euro-moneta sopravvalutata per l'Italia (anche se qualcuno dovrebbe spiegarmi perchè lo stesso discorso non vale anche per la Spagna o per l'Irlanda e persino per il Portogallo, tutte economie che alla data di ingresso dell'euro erano meno forti dell'Italia quindi l'Italia avrebbe dovuto avvantaggiarsi e crescere più di loro!).
    La cosa davvero senza senso è perchè l'euro dovrebbe essere una moneta sopravvalutata anche per la Francia? Il Franco francese era moneta di riserva internazionale al pari del dollaro, del marco e della sterlina prima dell'entrata in vigore dell'euro. La Francia fa da sempre il deficit di bilancio che vuole, fregandosene dei trattati, quale sarebbe per i francesi il vantaggio di uscire dall'euro?

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    1. Scusi sa, ma, spassionatamente: perché dovrebbe interessarci la valutazione di una persona che non solo non ha letto la sezione "Per cominciare", ma nemmeno gli articoli linkati da questo post? La sua simpatica idea che un paese con deficit persistente delle partite correnti non abbia problemi di competitività è molto interessante e controintuitiva. Mi spingo a dire che un referee dell'AER potrebbe trovarla interessante. Chi ha studiato qui invece la trova infondata. Mi deve veramente scusare: questo non è un blog per turisti. Devo fare uno sforzo maggiore per favorire chi arriva ora, ma ci vuole un minimo di buona volontà da entrambe le parti.

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    2. Avrà problemi di competitività sicuramente ma la causa non è da ricercarsi nella moneta "sopravvalutata" dato che il franco non sarebbe sottovalutato rispetto all'euro, di qui l'inutilità per la Francia di abbandonare l'euro. Uno potrebbe dire: ma così la Francia riprenderebbe la sovranità monetaria...ma a cosa le servirebbe dato che i tedeschi le han sempre permesso di fare tutto il deficit che voleva?
      Il clichè: non hai letto quindi non ti rispondo è un po' abusato in questo blog e per me suona un po': non so cosa rispondere perciò ti dico che non hai capito la questione...

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    3. Guardi che qui quello che non sta argomentando è lei. Lei ha deciso che secondo lei la Francia non ha problemi di competitività, essendo lei solo un borioso incompetente anonimo. Io e Sapir, con tanti altri colleghi che come noi firmano ricerche su riviste internazionali, sosteniamo il contrario argomentandolo. Se non vuole leggersi le argomentazioni il problema è suo. Non posso riavvolgere il nastro per ogni sprovveduto che passa a ripetermi la lezioncina appena appresa dal dr. Giannino.

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    4. @Ihavenodream

      Lei scrive: "quindi l'Italia avrebbe dovuto avvantaggiarsi e crescere più di loro!"

      Punto esclamativo compreso.

      Volevo aiutarla e metterle i link dei post su Spagna e Irlanda. Penso che sia più pedagogico invitarla a leggerli.

      Buone cose.

      P.s. che lavoro fa?

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    5. Io ho fatto una domanda semplicissima che non c'azzecca nulla con la competitività della Francia.
      Visto che Lei sostiene che la Le pen abbia perso perchè (in soldoni) non ha premuto l'acceleratore in campagna elettorale sull'uscita della Francia dall'euro, io Le chiedo: in pratica, dato che i vantaggi di abbandonare la moneta unica per una nazione X sono: 1. recuperare la sovranità monetaria (ovvero stampare e far deficit se ce n'è bisogno) e 2. usufruire di una moneta deprezzata per incentivare l'export, quali vantaggi potrebbe avere una nazione come la Francia dato che di deficit ne ha fatto ne fa e ne farà sempre quanto ne vuole anche all'interno dell'UE e che il Franco Francese non è ragionevole pensare si svaluti sull'euro?

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    6. Mi perdoni: lei è un economista? Che ne sa lei di cosa succederebbe al franco? Ha letto i post che ho dedicato ai disallineamenti dell'euro? Li ha capiti? Ha constatato che per tutti gli studiosi l'euro è troppo forte per la Francia? Lo sa che se una valuta è troppo forte per un paese bisogna che la disoccupazione cresca? Lo sa che se viene su questo blog a dire "l'euro non è troppo forte per la Francia", oltre alla sicumera (ne ho tanta anch'io) deve portare argomenti e fonti scientifiche (lei non ne ha)? Scusi se le rispondo con delle domande, ma servono a definire il contesto.

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    7. Non penso sia possibile sapere con assoluta certezza se il franco si rivaluterebbe o svaluterebbe rispetto all'euro in una ipotetica uscita della Francia. A spanne almeno c'e' un 50 % di possibilità che l'euro (senza Francia) non si rivaluterebbe in maniera apprezzabile rispetto al nuovo Franco Francese. In primis perche' la Francia e' la quinta o sesta economia mondiale, poi perché il Franco era già moneta di riserva internazionale e inclusa (al pari del Marco) nel paniere dei cdr...si può assimilare il Franco alla sterlina diciamo e non è che il GBP si sia svalutato rispetto all'euro almeno fino alla vicenda brexit...però se Lei ritiene che invece non sia così e l'Euro senza la Francia si rivaluterebbe sul nuovo Franco allora capisco. Almeno la consecutio logica è salva...

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    8. Ma che argomenti sono? Guardi che qui non è questione di cosa lei pensi, ma di quali siano i fondamentali di un paese. Le ho già cortesemente chiesto di dare un'occhiata al post sui disallineamenti. Lo stato di ex valuta di riserva c'entra ben poco! Il dollaro lo è da sempre e ne ha fatte di ogni! I "cdr" poi cosa sarebbero? I DSP o gli SDR? Senta, per favore, questo è un blog diverso: peggiore degli altri. Lei non lo merita. La "consecutio logica" (#DAR) vuole che lei vada altrove...

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  31. Stimato Bagnai, grazie mille ancora una volta per "ordinare dati e numeri"; come spesso mi succede ho trovato il suo post molto interessante e in qualche modo mi ha "arricchito", nel senso che mi ha dato interessanti spunti di ricerca e di approfondimento.
    Da presuntuoso quale sono, mi permetto di darle un consiglio in merito alla parte iniziale del suo post: faccia molta attenzione alle alleanze tattiche, tanto oltralpe quanto lì in Italia.
    Mi scuso se mi permetto di salire temporaneamente sul "pulpito"; lo faccio da comunista, che di "alleanze tattiche" ne sa qualcosa per averci sofferto per esperienza personale e storica. Non mia, ma di molti compagni (o di quelli che si fingono tali) del passato e del presente.
    Nel mio piccolo, il Manifesto l'ho letto e so che Marx era molto chiaro rispetto al come, quando e perché; questo, a differenza di molti compagni (o presunti tali insisto) che, come lei stesso ben sa e dice, prima leggevano almeno un libro ed ora si dicono tali senza averlo mai letto o capito.

    Saluti cordiali

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