MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

venerdì 21 ottobre 2016

O vos omnes qui transitis per viam...


(...lunedì mattina tornavo dall'aver accompagnato SAS Er Palla a scuola. Incolonnato nel traffico sulla via di casa, ascoltavo trasognato la rassegna stampa di Stefano Feltri, così, per capire cosa sta succedendo nel mondo del contingente, per vedere a quale pagina del Tramonto dell'euro siamo arrivati. Mi aspettava una puntata di Coffee Break in compagnia del simpatico Romano, inteso come cognome, quello che mi chiama "professore", e quindi non volevo farmi trovare impreparato come uno scolaretto. Ma le cose come vanno si sa: il governo continua imperterrito a curare dal lato dell'offerta una crisi di domanda, perché non ha gli strumenti politici, istituzionali e culturali per fare altro. Da qui un certo mio disinteresse. Poi, alle 8:16...)

Alessandra: Pronto, sono emozionatissima. Mi chiamo Alessandra, chiamo da Roma, ascolto questa trasmissione da più di 30 anni, quando posso l’ascolto tutte le mattine, e sono grata a questa trasmissione che ci dà la possibilità di poter parlare, di poter dire la propria opinione, di fare qualche domanda. 

Le istituzioni non mi danno ascolto, sono in uno stato di assoluta povertà, praticamente ho perso ogni speranza di sostentamento, di tutto. Lavoravo, avevo un lavoro dignitosissimo, ho lavorato, ho fatto tantissimi lavori di restauro... purtroppo molto saltuariamente, ho lavorato sempre con la ritenuta d’acconto e non mi hanno calcolato nel... cioè... non ho nessuna pensione per quello che ho fatto, ho sempre versato ma non ho ricevuto...

Stefano: Posso chiederle quanti anni ha?

Alessandra: Ho 60 anni, adesso io non ho più speranza di rientrare in qualsiasi tipo di lavoro, non mi vogliono neanche come pulitrice di scale... non mi vogliono da nessuna parte.... veramente, posso fare giusto lavori tipo... neanche come baby sitter, son troppo vecchia, io lo farei anche volentieri... ma comunque non c’è speranza, nessuna.. 

Io sono 5 anni che continuo a girare a vuoto per tutti gli uffici supplicando in ginocchio... ma nessuno mi da retta, nessuno mi prende sul serio... non credo di essere l’unica, vorrei che questo uscisse allo scoperto.  Devo pagare le tasse, la mia vita è una lotta per non perdere la casa che mi sono conquistata, mio padre mi ha dato un contributo per avere questa casa, è morto, come tutti... La mia famiglia praticamente non esiste quasi più, oppure sono indifferenti... Sto perdendo tutti gli amici perché nella mia condizione non posso condividere niente con nessuno. Ho appena... qualche soldo... vado a raccogliere la cicoria nei campi, o cose del genere... ho una casa che cerco di mantenere. Non si può vivere per non perdere la casa, che si è conquistata. 

Ho comunque tantissimi interessi, non sono mai caduta in depressione e credo che non ci cadrò mai, per fortuna ho una buona salute – almeno spero,  ancora – che mi permette di muovermi, di continuare a studiare, a vedere, perché sono un’appassionata di storia dell’arte... e pure di continuare a fare un lavoro praticamente inutile come il medaglista, che ho fatto tanti anni fa... la scuola alla zecca dello stato, una cosa meravigliosa... purtroppo lì, ormai, è un lavoro relegato nei ricordi del passato, non è nemmeno più un lavoro....

Stefano Feltri: La ringrazio per la sua testimonianza.

Alessandra: Vorrei che uscisse questo problema della povertà su qualche giornale...

Stefano Feltri: Grazie, è stata molto efficace nel raccontarci questa sua storia, che si lega un po’ alle questioni che stavamo trattando prima, un po’ alle scelte di priorità che una politica pubblica, economica. Per questo dicevo che forse preoccuparsi di chi un lavoro ce l’ha e – come dire – vorrebbe solo andare in pensione qualche anno prima, con tutto il rispetto per chi è nella condizione di chi si è ritrovato bloccato dalla riforma Fornero, che ha fatto lavori molto pesanti... ma se si devono mettere delle risorse, bisogna anche pensare a chi è nella condizione della nostra ascoltatrice e ha più bisogno di un intervento sociale che sia tale da parte dello Stato, e mentre sulla povertà, per esempio, nella manovra, adesso non mi ricordo la cifra esatta dell’ultimo intervento ma dovrebbero essere, mi pare, 600 milioni complessivi… eccolo qua, sul sociale sono previste riforme di 500 milioni di aumenti del fondo per la povertà e 50 milioni del fondo per la non autosufficienza. 

Senza permettermi minimamente di giudicare le biografie, le vite altrui, la storia della nostra ascoltatrice aveva anche una cifra molto italiana; cioè assenza di reddito o reddito molto basso ma casa di proprietà. Questa è una scelta che fanno tanti, cioè è una condizione in cui si trovano tanti italiani, specie anziani, che va detto con molta franchezza però non è una scelta comune nel resto d’Europa, perché una casa di proprietà, specialmente in una grande città, specie a Roma e a Milano, è una grossa quota di patrimonio immobilizzato che è un sacrosanto diritto avere, è una sacrosanta aspirazione, ma bisogna essere consapevoli che è una grossa quota di patrimonio immobilizzata, che in caso di necessità – come ad esempio la perdita di un lavoro – dovrebbe essere possibile, non dico monetizzare in senso completo, ma almeno attingere a quel salvadanaio di mattone. 

Ci sono vari sistemi che sono stati tentati, per esempio quella specie di mutuo al rovescio, in cui uno che ha una casa di proprietà se la fa rifinanziare dalla banca e alla fine la banca ha la casa ma il proprietario ha un reddito come se attingesse alla sua casa come un bancomat. È spiacevole da dire ma bisogna considerare che se uno ha 200.000 euro, 300.000 euro ma anche solo 50.000 euro immobilizzati in una casa deve essere messo in condizioni di poterli utilizzare anche sapendo di mettere in discussione magari il sogno di una vita, della proprietà. 


(...per tutta la settimana mi sono chiesto... ma... ma... ma... dove ho già sentito questa storia? Poi, oggi, al termine di una giornata emotivamente impegnativa per tanti motivi - perché il mio ex direttore di dipartimento, una persona per me molto importante, dalla quale ho imparato tanto, nel cui carattere passionale mi sono così tante volte riconosciuto, si è accomiatato: va in pensione; perché ho chiamato un amico e gli ho fatto una domanda alla quale sapevo che avrebbe risposto piangendo e scusandosi delle sue lacrime, perché io purtroppo so, ed è questo il problema; perché in mattinata avevo avuto almeno un paio di occasioni di urtarmi con la mia inadeguatezza nel gestire il mio progetto, che non posso portare avanti da solo, ma che non riesco a far camminare da solo né nelle grandi né nelle piccole cose - al termine di questa giornata, mentre ascendevo verso lo spartiacque, per isolarmi due giorni da SAS er Palla e da SAR la sua riverita madre, che amo e che mi sopporta, pensando di passare due giorni sotto la pioggia ad aspettare il passaggio dell'orso, con l'acqua che mi cola lungo la schiena, come al povero Nicola Rostov, al termine di questa interminabile giornata, scosso, frustrato, anelando al momento in cui potessi finalmente Gast sein, nicht immer Soldat sein, per un paio di giorni, mi ha traversato la mente un'intuizione. Questa:)

Le lendemain matin, comme Marguerite entrait dans la chambre de Fantine avant le jour, car elles travaillaient toujours ensemble et de cette façon n'allumaient qu'une chandelle pour deux, elle trouva Fantine assise sur son lit, pâle, glacée. Elle ne s'était pas couchée. Son bonnet était tombé sur ses genoux. La chandelle avait brûlé toute la nuit et était presque entièrement consumée.

Marguerite s'arrêta sur le seuil, pétrifiée de cet énorme désordre, et s'écria :

— Seigneur ! la chandelle qui est toute brûlée ! il s'est passé des événements !

Puis elle regarda Fantine qui tournait vers elle sa tête sans cheveux.

Fantine depuis la veille avait vieilli de dix ans.

— Jésus ! fit Marguerite, qu'est-ce que vous avez, Fantine ?

— Je n'ai rien, répondit Fantine. Au contraire. Mon enfant ne mourra pas de cette affreuse maladie, faute de secours. Je suis contente.

En parlant ainsi, elle montrait à la vieille fille deux napoléons qui brillaient sur la table.

— Ah, Jésus Dieu ! dit Marguerite. Mais c'est une fortune ! Où avez-vous eu ces louis d'or ?

— Je les ai eus, répondit Fantine.

En même temps elle sourit. La chandelle éclairait son visage. C'était un sourire sanglant. Une salive rougeâtre lui souillait le coin des lèvres, et elle avait un trou noir dans la bouche.

Les deux dents étaient arrachées. 

Elle envoya les quarante francs à Montfermeil.

Du reste c'était une ruse des Thénardier pour avoir de l'argent. Cosette n'était pas malade.

Fantine jeta son miroir par la fenêtre. Depuis longtemps elle avait quitté sa cellule du second pour une mansarde fermée d'un loquet sous le toit ; un de ces galetas dont le plafond fait angle avec le plancher et vous heurte à chaque instant la tête. Le pauvre ne peut aller au fond de sa chambre comme au fond de sa destinée qu'en se courbant de plus en plus. Elle n'avait plus de lit, il lui restait une loque qu'elle appelait sa couverture, un matelas à terre et une chaise dépaillée. Un petit rosier qu'elle avait s'était desséché dans un coin, oublié. Dans l'autre coin, il y avait un pot à beurre à mettre l'eau, qui gelait l'hiver, et où les différents niveaux de l'eau restaient longtemps marqués par des cercles de glace. Elle avait perdu la honte, elle perdit la coquetterie. Dernier signe. Elle sortait avec des bonnets sales. Soit faute de temps, soit indifférence, elle ne raccommodait plus son linge. A mesure que les talons s'usaient, elle tirait ses bas dans ses souliers. Cela se voyait à de certains plis perpendiculaires. Elle rapiéçait son corset, vieux et usé, avec des morceaux de calicot qui se déchiraient au moindre mouvement. Les gens auxquels elle devait, lui faisaient « des scènes », et ne lui laissaient aucun repos. Elle les trouvait dans la rue, elle les retrouvait dans son escalier. Elle passait des nuits à pleurer et à songer. Elle avait les yeux très brillants, et elle sentait une douleur fixe dans l'épaule, vers le haut de l'omoplate gauche. Elle toussait beaucoup. Elle haïssait profondément le père Madeleine, et ne se plaignait pas. Elle cousait dix-sept heures par jour ; mais un entrepreneur du travail des prisons qui faisait travailler les prisonnières au rabais, fit tout à coup baisser les prix, ce qui réduisit la journée des ouvrières libres à neuf sous. Dix-sept heures de travail, et neuf sous par jour ! Ses créanciers étaient plus impitoyables que jamais. Le fripier, qui avait repris presque tous les meubles, lui disait sans cesse : Quand me payeras-tu, coquine ? Que voulait-on d'elle, bon Dieu ! Elle se sentait traquée et il se développait en elle quelque chose de la bête farouche. Vers le même temps, le Thénardier lui écrivit que décidément il avait attendu avec beaucoup trop de bonté, et qu'il lui fallait cent francs, tout de suite ; sinon qu'il mettrait à la porte la petite Cosette, toute convalescente de sa grande maladie, par le froid, par les chemins, et qu'elle deviendrait ce qu'elle pourrait, et qu'elle crèverait, si elle voulait. —  Cent francs, songea Fantine. Mais où y a-t-il un état à gagner cent sous par jour ?

— Allons ! dit-elle, vendons le reste.

L'infortunée se fit fille publique.




(...e ora sono triste, ma non ho mal di testa. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: a sessant'anni è difficile che Alessandra possa seguire il destino di Fantine, e, soprattutto, noi non la guarderemo mai negli occhi...)


"Devo farti una confessione", esordì Ivan, "non ho mai potuto capire come si possa amare il prossimo. Secondo me, è impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino, mentre si potrebbe amare chi ci sta lontano. Una volta ho letto da qualche parte la storia di "Giovanni il misericordioso", un santo: un viandante affamato e infreddolito andò da lui e gli chiese di riscaldarlo e quello lo fece coricare nel letto insieme a lui, lo abbracciò e prese a soffiargli nella bocca, putrida e puzzolente a causa di una terribile malattia. Io sono convinto che egli lo facesse per una lacerazione piena di falsità, per il dovere di amare che gli era stato imposto, per una penitenza che si era inflitto. Perché si possa amare una persona, è necessario che essa si celi alla vista, perché non appena essa mostrerà il suo viso, l'amore verrà meno".

"Più di una volta, lo starec Zosima ha parlato di questo", osservò Alëša; "ha anche detto che spesso il viso di un uomo, per chi è inesperto in amore, diventa un ostacolo per l'amore. Tuttavia, c'è anche molto amore nell'umanità, amore quasi comparabile a quello di Cristo, questo l'ho visto io stesso, Ivan..."

"Be', io non ne so niente di questo per ora e non posso capire, e, come me, una moltitudine innumerevole di uomini. La questione è se questo è dovuto alle cattive qualità degli uomini o se tale è la loro natura. Secondo me, l'amore di Cristo per gli uomini è una specie di miracolo impossibile sulla terra. Vero è che egli era Dio. Ma noi non siamo dèi. Supponiamo, per esempio, che io soffra profondamente: un'altra persona non potrà mai sapere fino a che punto io soffra, perché lui è un'altra persona e non è me, e, soprattutto, è raro che un uomo sia disposto a riconoscere in un altro un uomo che soffre (come se si trattasse di un'onorificenza). Perché non è disposto a farlo, tu che ne pensi? Perché, ad esempio, ho un cattivo odore, perché ho una faccia stupida, o perché una volta gli ho pestato un piede. E poi c'è sofferenza e sofferenza: una sofferenza degradante, umiliante come la fame, per esempio, il mio benefattore me la può ancora concedere, forse, ma quando la sofferenza è a uno stadio superiore, quando, per esempio, si soffre per un'idea, quella non me la accetterà, perché, diciamo, dandomi un'occhiata, ha visto che non ho affatto la faccia che, secondo la sua immaginazione, dovrebbe avere una persona che soffre per un'idea. E quindi egli mi priva immediatamente dei suoi favori, e non si può dire che lo faccia per cattiveria. I mendicanti, soprattutto quelli nobili, non dovrebbero mai mostrarsi, ma dovrebbero chiedere l'elemosina rimanendo nascosti dietro i giornali. Si può amare il prossimo in astratto, a volte anche da lontano, ma da vicino è quasi sempre impossibile. Se tutto fosse come a teatro, nei balletti, dove, quando appaiono mendicanti, essi indossano stracci di seta e pizzi lacerati e chiedono l'elemosina danzando leggiadramente, be', in tal caso, li si potrebbe ancora ammirare. Ammirare, ma non amare. Ma finiamola con questo argomento. Volevo soltanto esporti il mio punto di vista. Volevo parlare delle sofferenze dell'umanità in generale, ma è meglio se ci soffermiamo solo sulle sofferenze dei bambini. Questo riduce le mie argomentazioni ad un decimo della loro portata, ma è meglio parlare solo dei bambini, sebbene questo non vada a mio vantaggio. In primo luogo, i bambini si possono amare anche da vicino, anche se sono sporchi, brutti di viso (anche se a me pare che i bambini non siano mai brutti). Il secondo motivo per cui non voglio parlare degli adulti è che, oltre ad essere disgustosi e incapaci di meritarsi l'amore, per loro si tratta anche della giusta punizione: hanno mangiato la mela, conoscono il bene e il male, e sono divenuti "come Dio". E continuano a mangiarla anche adesso. I bambini invece non hanno mangiato niente e per ora non sono colpevoli di nulla. Tu ami i bambini, Alëša? So che li ami e certo capirai per quale motivo voglio parlare solo di loro. E se anche loro soffrono terribilmente su questa terra, è ovviamente per colpa dei loro padri, sono puniti a causa dei loro padri che hanno mangiato la mela; ma questo ragionamento appartiene ad un altro mondo, ed è incomprensibile per il cuore umano qui sulla terra. Gli innocenti non devono soffrire per le colpe degli altri, soprattutto se sono innocenti come i bambini! Forse ti meraviglierò, Alëša, ma anch'io amo moltissimo i bambini. E nota bene che le persone crudeli, passionali, sensuali - la gente tipo i Karamazov, insomma - non di rado amano molto i bambini. I bambini, finché rimangono piccoli, diciamo fino all'età di sette anni, sono molto diversi dagli adulti: sembrano degli esseri a sé stanti, con una natura tutta propria. Conoscevo un criminale che stava in prigione: nella sua carriera gli era capitato di sterminare intere famiglie, si introduceva nelle loro case di notte per rubare, aveva anche trucidato alcuni bambini. Eppure, mentre si trovava in prigione, nutriva uno strano attaccamento ai bambini. Non faceva altro che guardare dalla finestra della prigione i bambini che giocavano nel cortile del carcere. Ad uno di essi insegnò a salire fino alla sua finestra e così divennero grandi amici... Sai a quale scopo ti sto dicendo tutto questo, Alëša? Non so, ho mal di testa e sono triste".

(...voi lo sapete, e sapete come continua, e come va a finire, ma se ve lo foste dimenticato, un pezzo è qui...)

(...er Palla ama molto i bambini: li ama da quando era un bambino, perché già da bambino era un Karamazov, come il su' babbo...)

(...perché i nostri pastori ci esortano ad amare il nostro distante? Io credo di sapere anche questo: perché temono che noi riconosciamo nel nostro prossimo la nostra umanità, temono che noi ci guardiamo negli occhi, e che da questa agnizione scaturisca una comune battaglia per la difesa della nostra dignità, quella dignità che nelle parole di Alessandra era così presente, così ulcerante. Non est dolor sicut dolor meus, perché io so che questo dolore è inutile, e che non possiamo fare nulla per evitarlo...)



"Devi sapere, novizio, che le assurdità sono necessarie sulla terra. Il mondo si regge sulle assurdità e senza di esse forse non sarebbe mai accaduto niente sulla terra. Noi sappiamo quello che sappiamo!"


(...quanto è bello leggere queste parole a vent'anni, quando non capisci un cazzo: un affettuoso saluto a Giovinia...)

136 commenti:

  1. “Quelle due persone ignoranti e senza raffinatezza erano state guidate fino allora, nel viaggio della loro vita, da un senso religioso del dovere e dal desiderio di vivere onestamente. Nei cuori di entrambi si sarebbero potute scoprire diecimila debolezze e assurdità; e in quello della donna forse altre diecimila vanità. Ma quell'uomo duro, rabbioso e sordido, che nella loro gioventù li aveva fatti lavorare così accanitamente, e per un compenso così misero che bastava solo ad affrettare la loro vecchiaia, non era mai stato così cieco ed ottuso da non riconoscere e rispettare la loro dirittura morale. E l'aveva rispettata, suo malgrado, in un conflitto continuo tra se stesso e loro. Perché questa è la legge eterna: il male spesso finisce e muore con chi lo fa, ma il bene continua.”

    RispondiElimina
  2. Che vergogna. Feltri dovrebbe magari leggersi quella Costituzione che apparentemente il suo giornale difende con così tanta convinzione. Con ogni evidenza ne ignora totalmente, se non il contenuto, certamente il significato (artt. 38 e 47, ma tutto l'impianto costituzionale grida vendetta davanti a tali parole). In compenso va per Monti, moralizzando, ovviamente.
    Facile.

    Bisognerebbe ricordare i propri diritti a chi non li conosce. Non predicare loro la necessità apparentemente realistica di aggravare la propria miseria.
    Rischioso. Audace. Vivo.

    Ho una parente in una situazione simile a quella descritta. Anziana e malata, ha (per ora) diritto a una serie di prestazioni e servizi da parte del Comune dove vive, il quale, perlomeno, non deve alloggiarla. Altro che banche, signor Feltri. Altro che banche.

    Si vergogni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E quindi? #iostoconfeltriMAforsevotosì

      Elimina
    2. Se hai fatto la battuta ti è venuta malino - ma, nel caso, mi scuso in anticipo.

      Se invece no, vorresti di grazia sostituire l'estrazione random con una qualche identità, così che sappiamo chi ringraziare di tanto alate elaborazioni concettuali?

      "E quindi?" è l'espressione che cercavamo da tempo, ora tutto è chiaro e stiamo più sereni.

      Allora, il nome? Perché sai, est consequentia rerum - oppure il contrario, nel tuo caso.

      (Si parva licet, QED: Gesualdo e pure Gesù, questi sconosciuti)

      Elimina
    3. Ah, mi perdoni signor illustre censore per questa piccola provocazione, che ha avuto almeno il pregio di ottenere una Sua risposta. Non si sforzi troppo, La prego.

      In quanto all'identità (che non tengo segreta perché non me ne frega nulla: altra espressione che immagino Lei deprecherà), può trovarla in calce a questo commento del novembre 2015.

      Ma forse a quel tempo, cioè ieri, non tutti erano scesi dal frondoso albero dei piddini.

      Mi stia bene.

      Elimina
    4. @Luca: Vedi, ad andar per i quattro monti, la durezza del vivere. Confutatis con quel che segue, non dimentichiamo chi vuole farci perdere la coscienza dei diritti affermati nella legge fondamentale del nostro stato. In base alla quale, lettera e spirito, l'Alessandra in questione andrebbe aiutata dal pubblico (che inoltre non dovrebbe proprio accettare si creassero situazioni del genere, impedendo alla UE di distruggerci), anziché diventare docile bue della speculazione bancaria come predica Feltri, smentendo nell'etere generosamente apertogli la Costituzione che il suo giornale difende sulla carta. Ma neppure oggetto di mera compassione (carità al posto di solidarietà, come dice Giacché).
      :-)

      Elimina
    5. @Pellegrina

      Già, ma random, qua sopra, pretenderebbe la piddinitas vitalizia per tutti (come il pilu?) - chi si ravvede è un rinnegato - e a commento di un post come questo crede cosa buona "provocare".

      Boh, io una lettura l'ho data, ma vedo che scansa e fa il piccato. In un post come questo!

      Cfr. supra, QED si parva licet.

      Elimina
    6. Chiedo scusa: ho postato un link incomprensibile. Questo , se funziona, rende meglio l'idea.
      @Luca QED, qed.

      Elimina
  3. "Senza permettermi minimamente di giudicare le biografie....."
    Ma devono fare tutti come Fantine?
    Senza parole.

    RispondiElimina
  4. Prof., vorrei essere sobrio e non riesco, non riesco mai.
    Commosso, non sa quanto.
    Grazie.

    P.s. Mi è capitato di cantarli, quei Responsori, ma adesso (solo adesso) ho unito alcuni puntini che non avrei mai pensato...
    Capisco ad esempio (e capirlo attraverso Gesualdo è SAPERE, è coscienza) perché, pur legnandoli a sangue, lei mostri una sostanziale pietà per i suoi colleghi che gettano nel discredito la propria disciplina. Non hanno mai eseguito una toccata di Frescobaldi e sicuramente non hanno mai sofferto. Sono poveri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Bagnai pietoso fa la professione cancrenosa. Per fortuna ultimamente riesco a mandare avanti gli altri, che sono più incazzati di me, come Cortini forse ha intuito.

      Elimina
  5. Questo lo trovai attaccato con lo scotch sul muro del mio palazzo, appena girato l'angolo, sabato 24 maggio 2014 alle tre circa del pomeriggio (poi scoprii che era tappezzato tutto il quartiere). Feci una foto, per non dimenticare, non la rabbia che quella non passerà mai, ma le parole esatte:

    "Sono G. 48 anni. Italiano. Di Trieste.
    Ex piccolo negoziante. Ora disoccupato.
    Studi: Liceo Classico. Università (Giurisprudenza).
    Bella presenza. Fine. Gentile. Affidabile. Ottima capacità di relazione con le persone.

    OFFRO IL MIO TEMPO A SOLI 15€ AL GIORNO

    Accompagnamento. Compagnia. Commissioni domestiche. Pulizie. No lavori artigianali/facchinaggio.
    Guido l'automobile.

    Per conoscermi:
    tel.
    mail."

    A rileggerlo ho pensato: sono passati due anni, adesso quanto chiederebbe…

    Era stata licenziata verso la fine dell'inverno. Passò l'estate, tornò l'inverno: giornate corte, minor lavoro. D'inverno, né calore, né luce, né pien meriggio; la sera e il mattino si confondono, tutto è nebbia e crepuscolo, la finestra è appannata e non ci si vede bene. Il cielo è uno spiraglio, come l'intera giornata è una cantina: il sole ha l'aria d'un povero. Stagione spaventosa! L'inverno muta in pietra l'acqua del cielo ed il cuore dell'uomo; ed i creditori la tormentavano.

    RispondiElimina
  6. L'ora eurale. Portate le lancette indietro di due secoli.

    RispondiElimina
  7. Risposte
    1. La storia di Fantine ci insegna che c'è un asset più antico della casa (che ne è peraltro onirica metafora).

      Elimina
  8. Il liberismo è l'ideologia dell' egoismo e del disprezzo della vita degli altri. Modena, città medaglia d'oro al valor militare della Resistenza, è città ricca di umanità, di solidarietà, empatia e terra di volontariato sociale. Sono addolorato e provo vergogna per le parole che ho letto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Modena sta morendo. Il volontariato, possibile nell'abbondanza laboriosa di cui Modena strasuda secoli di storia, in questa crisi infinita sta lasciando il posto a malessere sociale, indifferenza, ostilità. Da Ludovico Antonio Muratori, bibliotecario Estense, all'assessore Cavazza alla scuola, agrario piddino. Una parabola ormai retta. In fondo le parabole sono tutte simili, come le unioni monetarie.

      Elimina
  9. Nella RSA dove lavoro, molti anziani sono costretti a monetizzare la casa per pagarsi gli ultimi tristi anni di esistenza;la mia generazione morira' per la strada: la casa - deplorevole investimento - non ci sara'

    RispondiElimina
  10. Sono un'altra Alessandra e mi è preso un accidente quando ho letto il suo post. Caligaverunt oculi mei.

    58 anni, una professione e interessi diversi da Alessandra, per tutto il resto lei parla anche di me e per me.

    Lavoro occasionale, lo chiamano.
    A breve sarò in una classe di piccini (seconda elementare) e così fino alla conclusione del mio monte ore (12 ore).
    Poi, non ho idea. Meglio: di idee ne ho ancora tante. ma...
    Ho avuto tempi migliori e pur mi paiono così antichi.

    Qui San Giovanni il misericordioso mentre per prepararmi alle mie 12 ore (dedicate agli altri animali) rileggo di San Giuliano l'ospitaliere:

    "Dall'altro lato del vallone, sul limitare del bosco, scorse un cervo, una cerva e il loro piccolo.
    Il cervo, che era nero e di statura prodigiosa, aveva corna con sedici ramificazioni e una barba bianca. La cerva, bionda come le foglie morte, brucava l'erba; e il cerbiatto dal pelo maculato, senza intralciarle il passo, poppava alla mammella.
    Ancora una volta la balestra sibilò. Il cerbiatto, subito, fu ucciso. Allora la madre, guardando il cielo, bramì con voce profonda, straziante, umana. Giuliano, esasperato, con un colpo in pieno petto l'abbatté.
    Il grande cervo lo aveva visto, fece un balzo. Giuliano gli scagliò la sua ultima freccia. Essa lo raggiunse alla fronte, e vi rimase conficcata.
    Il grande cervo non sembrò sentirla; scavalcando i cadaveri continuava ad avanzare, stava per piombargli addosso e sventrarlo; Giuliano indietreggiava preso da una paura indicibile. Il mirabile animale si fermò; e con gli occhi fiammeggianti, solenne come un patriarca e come un giustiziere, ripeté tre volte, mentre lontano rintoccava una campana:
    "Che tu sia maledetto! maledetto! maledetto! Un giorno, mostro feroce, assassinerai tuo padre e tua madre!".
    Piegò le ginocchia, chiuse lentamente gli occhi e morì".

    (Alessandra/Cassandra da Firenze. Maledetti)

    RispondiElimina
  11. Niente, Feltri è uno di noi , è un uomo , un conformista , un piccolo Telese o Porro, con ambizioni probabilmente televisive; ma in un mondo come quello descritto da Alessandra in cui o sei dentro o sei fuori , non lo stimo ma lo capisco, ha un'opportunità e la sta sfruttando, meglio vincere che perdere, meglio l'integrazione che l'esclusione; del resto questa grande giostra in cui ci hanno fatti salire ti obbliga a girare ,e fermarla è difficile dato che intorno c'è il deserto politico , intellettuale , morale (a parte Bagnai, Cesaratto, Zenezini , Orizzonte 48 e molti altri meno colti naturalmente), insomma in mancanza di una alternativa reale se hai fortuna ti integri oppure muori in povertà; è una vecchia storia già vista mille volte con Bertinotti, Lucio Magri e la Marzotto, la Castellina e la figlia Lucrezia, entrambe per il più Europa; se è andata così ci sarà un perchè, ma poi chi se ne importa del perchè, dato che la cosa importante è capire come e se è possibile uscirne.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' uno di noi un cazzo. Scusatemi non ce la faccio a leggere post "tuttinoistri". Troppi hanno venduto l'anima al diavolo e il diavolo se la prenderà, altro che "il signore il abbia in gloria". E spero prima possibile.

      Elimina
    2. @Marcus: Infatti. Colpevolizzazioni, sia pure velate, della vittima, non se ne possono più accettare in nome del tengo famiglia (specie poi venendo da certi cv). Distruzione della coscienza dei diritti, nemmeno.

      Elimina
    3. Feltri lo ascolto anche io la mattina a Prima pagina, e secondo me ci crede, ci crede proprio in quel che dice. Ci credono del resto in tanti, è normale così: le ideologie - in questo caso, l'economicismo - servono a questo, a evitare la dissonanza cognitiva e a dormire meglio.

      Elimina
  12. Questo post, oltre a essere letterariamente bellissimo (sono convinto che il professore scriverà prima o poi un romanzo), e uno stimolo a chi (ma in questo blog sono pochi) non si è mai confrontato con lo starec Zosima, trasuda tutto ciò che in Italia e in Europa è un miraggio: compassione e integrità.
    Complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, ma avrai notato che non l'ho scritto io.

      Elimina
  13. ["patrimonio immobilizzato"]
    di fronte alla tragedia umana di Alessandra e delle tante "Alessandre" del nostro paese, della nostra patria offesa e maltrattata siamo costretti ancora una volta ad ascoltare ricette che aumenteranno la disuguaglianza.
    Non voglio nominarlo, la rabbia accosterebbe al suo nome parole non meno gravi delle sue affermazioni da "operatore informativo" economico d'assalto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A Feltri, per la sua indiscutibile competenza, auguro di diventare Direttore del Sole 24 Ore.

      Elimina
    2. Feltri ha tutti i requisiti per diventarlo, direttore del Sole 24 ore.

      Elimina
  14. E' molto toccante la testimonianza di Alessandra che credo abiti in una casa ed in una zona di Roma che non le permettano di utilizzare il bene, in parte, per ricavarne degli affitti di stanze. Io credo che alcune grandi città, possano ancora offrire possibilità del genere, in particolare Roma, ma la situazione diventa tragica, in altre città e nella provincia, dove non c' è possibilità di affittare stanze e dove la vendita dell'immobile è impossibile per mancanza di domanda, inclusa la domanda degli immigrati. Ci sono centinaia di migliaia di immobili nuovi ed immobili pignorati che sono sul mercato e sono senza mercato, lo stesso patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti locali ovviamente, tranne eccezioni, non è convertibile in moneta. Il patrimonio immobiliare delle famiglie ha subito una diminuzione di circa 1000 miliardi di euro (ma ritengo siano dati non realistici e basati su valori sovrastimati)a prezzi 2008 (calcoli che ho fatto dai bollettini di Bankitalia e tenendo conto del deflattore).
    Gran parte delle sofferenze bancarie derivano da mutui su immobili residenziali e non residenziali non onorati e la situazione peggiora per perdita totale o riduzione dei redditi delle famiglie.
    Concludendo, io prevedo che finche la platea di pensionati, in possesso di pensioni medie (almeno fino all' arrivo della Troika, vedi Grecia), riusciranno a tenere in piedi il sistema immobiliare (e non solo quello ovviamente), con i costi accessori collegati, la situazione potrà essere tenuta sotto parziale controllo, ma ad un certo punto questo equilibrio si romperà ed allora saranno dolori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo. La gente, quando si parla di 1a o 2a casa, pensa sempre ad appartamenti nelle grandi città e quindi "monetizzabili". Beh, venite nei paesi, e non dico quelli sperduti sugli Appennini o nella Sicilia interna disabitata, ma nella laboriosa Lombardia. Appartamenti per cui non c'è alcuna richiesta, nè d'affitto né di vendita - mercato immobiliare già messo male che è stato AMMAZZATO dal passaggio da ICI a IMU.
      Per casi di famiglia (concomitanza di fratelli/zii/prozii morti giovani o non sposati nelle ultime tre generazioni + terreno messo per costrituire condominietto di cui mio nonno, per evitare deprezzamento, ha dovuto ritirare molti appartamenti in più del previsto con mutuo oneroso negli anni 60), mia madre e mia zia hanno ereditato qualche appartamentino. Sapete quanto rendono all'anno?
      -12.000€.
      Sì. MENO. Ogni anno creano debito per 12.000€, cifra che (per la sua metà) mia madre copre con tutta la sua pensione annuale. Cosa credete che farò io un domani, io che non ho reddito?

      Ah, ma sei ricca perché hai le case. Sì, certo.

      Inserite una parolaccia a piacere.

      Elimina
    2. In coloro che da anni perseguono il progett euro, non riesco a vedere altra ratio che l'eliminazione fisica di persone da sostituire con servi della gleba spolpati dei loro beni.

      Elimina
  15. E' da quel dannato dicembre 2011 che non mi sento più italiana. Ero già over-55 e fuori dal mercato da oltre 5 anni. La pensione era ancora lontana ma visibile. Quella mattina capii che l'unica soluzione era vendere la casa. Ebbene non ci riesco da oltre 5 anni. L'offerta è tantissima, tantissimi gli immobili all'asta. Non mi fa star bene anzi, col tempo mi sono ritrovata nelle stesse condizioni della signora che purtroppo ha ancora troppa speranza di trovare "comprensione". Nessuno si agitò in quei giorni per quello che stava accadendo a donne e uomini anziani senza lavoro e ai ragazzi (pochi e/o poco rappresentati). Io combatto e mi diverto a farlo per non lasciargli una vita di lavoro e di contributi versati. Poi se ci riuscirò lascerò questo paese, senza rimpianti, e detto da me è veramente triste. Non cerco, anzi non voglio più comprensione da queste persone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Queste parole sono pesanti da sopportare.
      Senza permettermi minimamente di giudicare le biografie (cit.) non so come qualcuno ci riesca, offrendo la soluzione "facile" (che facile purtroppo non è affatto) e non lottando dalla propria posizione privilegiata per non veder umiliate queste persone già pesantemente vessate dopo una vita di lavoro.

      Elimina
  16. Qui la testimonianza di Alessandra ripresa da "Tutta la città ne parla"-Radio3 come introduzione ad una trasmissione sulla povertà.
    La testimonianza successiva di Annalisa dalla Val di Sole (Trentino Alto-Adige), 51 anni, single, disoccupata da più di un anno, pone l'accento sulla casa che anch'essa ha di proprietà.
    Questo le rende inaccessibili alcuni aiuti come reddito di garanzia e altro, quindi ha già messo in conto di doverla vendere (o più verosimilmente svendere) per potersi pagare i contributi.
    Feltri la definisce "scelta non comune nel resto d’Europa".
    Il suo consiglio è di levarsi di dosso anche questa sicurezza dopo che ci hanno levato molto di quello che costituiva il diritto a un minimo di tutela.
    Pratico, certo, ma superficialmente crudele.








    RispondiElimina
    Risposte
    1. “La testimonianza successiva di Annalisa dalla Val di Sole (Trentino Alto-Adige), 51 anni, single, disoccupata da più di un anno, pone l'accento sulla casa che anch'essa ha di proprietà.
      Questo le rende inaccessibili alcuni aiuti come reddito di garanzia e altro, quindi ha già messo in conto di doverla vendere (o più verosimilmente svendere) per potersi pagare i contributi”.

      Ottimo spunto per segnalare che L'ISEE è stato introdotto dalla legge 27 dicembre 1997, n.449… qualcuno ricorda chi c’era allora al governo?

      Venne inventato per sostituire il reddito come indicatore per l’accesso alle prestazioni sociali, con la scusa che così si punivano gli evasori che, taroccando il reddito, usufruivano di agevolazioni non dovute (certe crociate partono da lontano).

      A me parve subito evidente che era un modo per mangiare la casa a chi aveva la sfiga di cadere in disgrazia: se hai dei problemi prima ti vendi tutto e poi, forse (e in ogni caso dovrai aspettare il tempo necessario affinché il tuo ISEE recepisca il tuo stato di sopravvenuta piena indigenza), una volta che sarai diventato uno straccione senza un tetto sulla testa qualcuno avrà la bontà di occuparsi di te.

      Pensiamo positivo: ogni volta che qualcuno finisce per passare le notti sotto i portici o nella sala di aspetto di un pronto soccorso per qualcun altro è un’occasione in più per fare del bene, per esercitare la sua “solidarietà” di benpensante che sta lastricando di buone intenzioni le vie per l’inferno predisposte da altri.

      Elimina
  17. Ieri sera, dopo avere letto questo post, sono andato a dormire con cupi pensieri.

    Al risveglio, il primo che mi è venuto in mente è stato questo: quando, di fronte ad una storia come quella di Alessandra, tutto quello che si riesce a dire è “la casa è un capitale immobilizzato”, vuol dire che si è perduta l’Anima.

    E, quando un popolo perde la sua Anima, finisce regolarmente in mano straniere: il libro dei Giudici è una narrazione continua di questo fenomeno. E’ tutto già scritto, ma quasi nessuno ne trae lezione.

    RispondiElimina
  18. L'uomo non mi è mai piaciuto e il suo commento, che non mi sorprende affatto, dimostra che dalla lavatrice della Bocconi le coscienze escono quasi sempre infeltrite.
    Il suo parere, dato in altre occasioni, sulla scarsa utilità degli studi umanistici, completa il quadro di una personalità poco compenetrata di humanitas. Decisamente, non è il mio tipo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È come dici, Enrico, anche se usi parole fin troppo gentili. Dovresti sentirli parlare in privato quelli come lui.

      Elimina
  19. "La casa come un bancomat"
    - E dove vado a vivere?
    -In affitto
    -E come lo pago?
    - Trovati un lavoro.

    Feltri: un ragazzo con la barba.

    RispondiElimina
  20. comunque oggi Feltri Stefano, rispondendo ad un accorato augurio di un'ascoltatrice, ha voluto rassicurarci tutti rispetto al fatto che lui la casa se l'è comprata...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedrai che poi comprerà anche la seconda. È bizzaro: i predicatori della fine del posto fisso hanno posti fissi pagatissimi. Ma come mai?

      Elimina
    2. È una di quelle persone che predicano male e razzolano bene.

      Elimina
  21. Se sei stato culturalmente piegato a credere nella 'fine della storia', non puoi che negare valore a qualsiasi tipo di storia, anche e soprattutto alle storie personali. Che cosa è un casa? Solo e soltanto un patrimonio immobiliare da poter reimpiegare in situazioni di difficoltà. Prescindendo dal fatto che questa possa essere una ricetta valida - un 'a prescindere' che però è frutto anch'esso del dogma della 'fine della storia' perché assume come presupposto indefettibile il credo per cui non sia possibile percorrere altre strade per sostenere i redditi -, ciò che di questa impostazione fa veramente cascare le braccia (e non solo) è l'approccio di mera contabilizzazione alla Eichmann. Una casa non è solo un patrimonio immobiliare. Una casa è la storia di una famiglia. Già, la storia: ci si è nati, ci si è vissuti, ci si è cresciuti, ci si è morti, ci si è litigato, ci si è abbracciati, ci si è pianto, ci si è gioito, ci si è amati e ci si è odiati. La casa non è solo pietre o infissi: il suo valore, incommensurabile, è fatto dalla ricchezza della storia di ognuno. A patto che si sia disposti a riconoscere che ognuno abbia una storia. A patto che si sia disposti ad ammettere che la storia esiste e non è affatto finita. E con Alessandra, la storia, la sua storia, resiste, alla faccia di chi alla sua storia non attribuisce alcun valore, proprio alla maniera di chi sdradicava le persone dalle loro case, li caricava sui treni e li mandava a farsi una doccia liberatoria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì ma si possono anche iniziare altre storie, avere fiducia in quello che la vita può portare. No, io non appiattire il discorso così. Si potrebbe dire il contrario: che proprio per questo si entra nel mondo economico attraverso l'acquisto della casa. Io sono un fans dell' affitto.

      Elimina
    2. È chiaro che la distruzione delle radici è funzionale al progetto. Le radici ti tengono dritto, in piedi, chi ha radici non striscia.

      Elimina
    3. Siccome non penso che Alessandra, i suoi avi e i nostri abbiamo vissuto al di sopra delle rispettive possibilità, un immobile fino a pochi anni fa era anche un modo per differenziare gli investimenti e in più lo si godeva con la propria famiglia.

      Chi poteva immaginare di restare senza reddito e di dover utilizzare tutti i liquidi per sopperire alla mancanza di lavoro?
      Forse che Alessandra oggi non avrebbe problemi economici se non fosse proprietaria di quella casa? Per quanto gli sarebbe stata sufficiente la somma di acquisto calcolando gli anni passati e futuri di affitto? Forse sarebbe già sotto un ponte da un pezzo.
      E poi, se nessuno è proprietario della casa in cui vive, ma di chi sono tutte le case?

      Siamo i nativi da cancellare: un trattato per volta la nostra cultura, la nostra lingua, i nostri beni, la nostra storia vengono estirpati per far largo al "nuovo" feudalesimo in cui Giorgio T. ha così tanta fiducia tridimensionale. La perdita di speranza di Alessandra per lui non è dovuta alla disoccupazione, ma alla mancanza di un affitto da pagare!!! E poi, forse che pagando un affitto o svolgendo un lavoro retribuito non si entra nel mondo economico? Bello stare fuori dal mondo economico??? Ma ti pagano per scrivere cazzate?

      Elimina
    4. Riprendo, per Giorgio T, una riflessione di Michel Serres: "Il verbo avere ha la stessa origine, latina, di abitare. Dalla notte dei tempi, le nostre lingue si fanno eco circa la relazione profonda tra la tana e l'appropriazione, tra la permanenza ed il possesso. Abito, dunque ho. [...] Abitare, avere. Medesimo rapporto tra appartenenza (da ad-per-tinere = legarsi a) e appartamento: implicano questo mantenimento, questo legame solido [...] tra un corpo e il suo nido, tra la vita ed il suo luogo [...]. Dal verbo latino, ligare derivano obb-ligazione, re-ligione, neg...ligenza... l'insieme dei legami che uniscono qualcuno ad un riferimento, ad un punto, ad un luogo. Appartengo ad uno spazio e in esso un certo luogo mi appartiene" (Serres M. Il Mal sano. Il melangolo, 2008; 15-16). E poco più avanti: "il verbo abitare è connesso dunque ai rifugi necessari nei momenti di debolezza e di fragilità: lo stadio embrionale, il rischio della nascita (locus = topos in greco = vagina-utero), la prima infanzia [...]. Tutto il resto, come sopportare il giorno o la stazione eretta, le attività economiche o la sopravvivenza quotidiana, la commedia pubblica, la politica, il caldo o il freddo, dipende da quelle intime necessità che, con la forza più grande del mondo, ci legano ai nostri rifugi. [...] La necessità prima: abitare qui" (Serres M. Il mal sano, op. cit.; 18). Non nego affatto la dignità alla soluzione "affitto" - riprendendo sempre Serres M, nella medesima opera, si legge: "di derivazione diversa da quella latina, il termine 'alloggio' si distacca dall'origine germanica (laube, vestibolo) ed indica un'abitazione affrettata, fatta di foglie, per esempio la tenda detta in latino tabernaculum. La religione ebraica celebra ogni anno questo habitat mobile, sistemato un po' qua e un po' la, come nel deserto dell'Esodo; è una tenda nomade, locativa per lo meno nell'aspetto" (Serres M, op. cit.; 17). Contesto, però, che qualcuno (ossia il dr. Feltri) vada ad imporre ad altri il proprio stile di vita, ammantando tale imposizione di una aura presuntivamente scientifica, dicendo ad una donna di sessanta anni che possiede solo una casa ed un pugno di ricordi che in quella casa trovano rifugio e valore: "è il mercato, bellezza!".

      Elimina
    5. Dal suo bellissimo commento, si evince anche che l'abitare è una soglia e questa nel tempo è stata dall'uomo interpretata. Perché non basta pensare solo ľ uno (la casa e le radici) di questa soglia ma anche il suo due ( proteggersi da, radicarsi per). La diaspora ebraica ne è un magnifico esempio di come il due è diversamente interpretato: ľ abitare il mondo senza volersi radicare proprio perché le radici sono interpretate come l'essere già da sempre appartenuti altrove ( popolo di Dio). Cara Silvia, non sia cattiva con me. Ľ acquisto della casa è per molti ľ ingresso per eccellenza nel mondo del debito e del territorio ma, appunto, è uno dei modi di stare al mondo tra tanti altri possibili perché il due, ciò da cui ci si difende, è l'insieme dei molti diversi modi di relazionarsi al mondo, di abitarlo.

      Elimina
  22. La crisi è finita. Ora inizia la miseria.

    RispondiElimina
  23. La casa non è un bancomat, monetizzarla è cosa assurda e pericolosa, finito quel piccolo capitale di cosa si vive? Però, ecco, la si può condividere. Una pensionata od una lavoratrice la pensione e/o salario non consentono di pagare un affitto; una o due studentesse che non hanno grandi risorse....Alessandra deve uscire dal cerchio dell'angoscia e della paura perché è anche quello che la fa sentire braccata e le impedisce di immaginare e quindi di realizzare una soluzione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A questo punto perché non condividerla con un extracomunitario o magari due, così guadagna 35€ cad al giorno che per una settimana fanno... per un mese fanno... per un anno fanno...
      Magari questa situazione è voluta...
      Finirà male, molto male.

      Elimina
    2. Certamente no! Il giorno dopo ne avresti dieci in casa che parlano una lingua straniera e ti sentiresti esclusa completamente. E prima o poi sarebbero loro a prendersi tutta la casa e a metterti fuori...è già successo.

      Elimina
    3. La coabitazione Mosca anni '30!

      Elimina
  24. Stefano Feltri? Who's the dude?!

    http://www.roars.it/online/stefano-feltri-e-le-lauree-inutili-i-dati-questi-sconosciuti/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me pare uno cresciuto in un clima culturale piú incline a capire le ragioni profonde dei Thenardier che a solidarizzare con le sventure di Fantine.

      Elimina
  25. L’art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011,prevede che il presupposto impositivo dell’IMU è costituito dal possesso di qualunque immobile, ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa. In questa nuova accezione devono, quindi, essere ricondotti anche, ad esempio, i terreni incolti.
    DA:
    Circolare 3/DF ministero delle finanze 18 maggio 2012.

    Con questa scienza delle finanze siamo tornati ai tempi di Diocleziano (che per primo pose tasse sul terreno) quando sgherri rincorrevano orfani e vedove per prendersi l'eredita' (ed il loro aggio: l'equitalia di allora ) .


    Ci sono cose che vanno fatte ed altre no: tassare la casa in Italia porta male.

    RispondiElimina
  26. Alessandra non diventa depressa ma a me viene da piangere. Da tempo ho deciso di vivere in campagna, una pensione piccola e un po' di terra, ma per i cittadini è più dura, la vita costa e anche la casa. L'isolamento è un obiettivo importante da raggiungere, e il bisogno isola. Alessandra, svendi e riparati!

    RispondiElimina
  27. Chiediamolo al buon Feltri se questi dipendenti hanno tutti studiato sociologia.

    Beccatevi sti licenziamenti:
    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/10/22/ho-inventato-il-magnum-ora-mi-licenziano-algida-delocalizzata-cervelli-in-esubero-a-napoli/569236/

    Tanto gli smartass come lui, cinque euro a pezzo su Fiverr li tirano su comunque, nel caso dovesse andar tutto male. E' pur sempre un lavoro smart, come dicono alla Bocconi.

    RispondiElimina
  28. Sono preoccupatissimo, per i miei genitori anziani, per i figli... Ho lasciato un contributo ad a/simmetrie per il goofy#5.

    RispondiElimina
  29. Visto che il tema e' la banalita' del male, ci tengo a segnalare un video stupendo; intervista a Philippe De Villiers, un uomo della destra nazionalista storica Francese. De Villiers parla non solo dell'Islam in Francia, ma anche dell'odio crescente della gauche per ....i poveri! Cita un neologismo (per me): la "prolophobie", l'avversione per i poveri. E parla del tradimento delle elites politiche e culturali Francesi e del sodalizio con l'Islam, ecc. ecc.

    Lo raccomando. Ed e' incredibile che un uomo di DESTRA parli di questo. In questo video ....il nostro prossimo futuro.. se non agiremo.

    Grazie.
    https://www.tvlibertes.com/2016/10/21/10943/philippe-de-villiers-islam

    RispondiElimina
  30. Ma se si chiamano beni immobili un motivo ci sarà... Oltre alla libera circolazione dei capitali vorranno mica anche la mobilità degli immobili? Pagheremo il debito spostando il Colosseo a Berlino.. Scusate ma quando sento certe cavolate o mi arrabbio o mi adeguo al livello. Nel caso di Feltri rasoterra...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che la mobilità degli immobili mi pare che vogliano la mobilità della proprietà degli immobili: nel senso che deve passare dai poveri ai ricchi, così ben difesi dai Bocconi boys. Non aspettano altro che i poveri siano costretti a svendere per lucrare sulle loro sventure.

      Elimina
    2. Negli ultimi trent'anni la scienza economica è stata a dir poco dissacrata. Mi dispiace per il prof. ma io attribuisco all'econometria una grande responsabilità in questa distruzione. Tornando al punto della nostra discussione chi di voi ha avuto il piacere di leggere la Teoria Generale di George, per gli amici, Keynes per i nemici, non potrà non avere apprezzato il capitolo da lui dedicato alle Borse, In quel capitolo G.M. ci spiega che i mercati borsistici sono una delle più grandi invenzioni del capitalismo pere rendere "bene mobile" ciò che per natura è un "bene immobile" come l'impresa. I recenti(?) sviluppi dell'economia capitalista che basa ogni valutazione dell'impresa su "eventi" che influiscono sui risultati a breve ha distorto completamente il meccanismo facendolo sembrare ormai ad un casinò".

      Elimina
    3. Dì pure quello che vuoi. Qui i lettori sono abituati a riconoscere chi non sa di cosa stia parlando.

      Elimina
    4. Mi scusi mi sfugge qualcosa, l'econometria è a fondamento delle teoria economica che lei utilizza? Perché se la prende così? Io sono una over-60 che appena può se ne andrà da questo paese. Sinceramente non capisco.

      Elimina
    5. Perché il peggior fascismo oggi è quello dell'opinione.

      Elimina
    6. MaxTuna: certamente, il mio è un commento ironico su certi paradossi delle posizioni degli adoratori del dio mercato.

      Elimina
  31. Ci sono piccoli e grandi "Stefani Feltri" ovunque ed il verbo che dispensano è sempre lo stesso. E' sempre colpa nostra, se perdiamo il lavoro è colpa nostra, in fondo siamo sempre stati un po' lazzaroni, siamo italiani o no? E poi che lavoro fate? Tutta roba inutile, guarda che bravi quelli delle start-up. Devi diventare imprenditore il posto fisso è morto. Suvvia, ci meritiamo quello che ci fanno. Vuoi mettere i popoli del Nord? Guarda come sono efficienti, che lavoratori indefessi, che brave persone, loro non hanno le case di proprietà, loro lavorano e zitti. Tempo fa ho sentito Mario Monti fare un'affermazione (una tra le tante) che mi ha fatto rabbrividire. No ho i riferimenti precisi ma nella sostanza diceva che il mercato del lavoro in Italia è bloccato perchè i figli sono stati allevati con il culto della casa di proprietà e che questo fatto impediva una sostanziale mobilità del lavoro. Mi pare chiaro dove vogliono arrivare. Non so quando, ma so che in futuro, qundo ci avranno derubato di tutto, quando saranno morti i pensionati della generazione del retributivo, quelli che oggi mantengono intere famiglie, solo allora, quando saremo sprofondati in una situazione greca, solo allora, potremo forse sperare forse di rinascere come comunità di popolo. Non ho molta fiducia. Temo che faremo la fine della rana bollita. I popoli si adattano a tutto. Panem et circenses.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @mauro rossi

      Mauro, non so se tu hai vissuto l'epoca in cui l'intellettualino medio di sinistra negli anni '80 ti diceva a tavola che era brutto segno un paese di lavoratori autonomi come il nostro (il riferimento era al nordest naturalmente, quello ora riportato all'ordine). Era la Germania il grande esempio: grandi industrie e molti lavoratori dipendenti (non tanti indipendenti moralmente schifosi come qui). In fondo hanno realizzato un sogno: saremo tutti nelle mani delle grandi multinazionali. Sognare la Germania non ha mai fatto bene nella storia

      Elimina
    2. @Celso
      Lo so bene. I sono un figlio del Nord-Est. Un figlio triturato e buttato nella cloaca della storia. Ma ti dico anche che ho avuto la fortuna (o la disgrazia, se ci penso oggi) di lavorare a stretto contatto per più di dieci anni con i Tedeschi. Un lavoro di vertice nella meccanica di precisione, non una fottuta idiota start-up per trovare un paio di mutande al mercato. Parlo di meccanotessile, industria primaria, roba fine, quello che i governi consideravano strategico (noi non più, ma loro sì). E ti posso confermare che hanno una paura fottuta di noi. Intendo noi come gens Italica. Non ho nulla contro il singolo individuo, anzi ho ancora molti amici Tedeschi anche oggi. Ma loro hanno paura di noi, della nostra capacità di risolvere i problemi, della nostra creatività che ci invidiano profondamente e che come tutti gli invidiosi mal sopportano nel prossimo. Gli abbiamo costruito le macchine, gli abbiamo insegnato come fare, ho letteralmente "fatto fuori" interi uffici tecnici di gente ottusa e imbecille. Ma hanno perseverato e sono arrivati alla meta. Ed hanno vinto. Loro sono un popolo, noi ancora no.

      Elimina
    3. "Sognare la Germania non ha mai fatto bene nella storia." Infatti noi si sognava California! Poi, da grande, al massimo sogno Sicilia.

      Elimina
  32. Però ai MIA dell'anno prossimo voglio poter votare goofynomics anche come miglior sito letterario.

    RispondiElimina
  33. Parliamoci chiaro. Nessuno di noi si sarebbe sognato di dedicare quantità più o meno grandi del proprio tempo ad un blog di economia se non fosse stato per qualche altro motivo. Il motivo è che questo non è solo un blog di economia, checché gli elettori del MIA obiettino. Certo, comprendere la fallacia delle ricette sedicenti mainstream e scoprire che la scienza economica dice altro (ossia l'opposto) è già tanta roba. Ma, non ne spiega la vis attractiva. A me m'ha fregato il richiamo all'empatia. Dico meglio, il richiamo all'empatia perpetrato nella maniera più "subdola" possibile, ossia mediante la citazione dei classici, soprattutto di quelli, la quasi totalità, che beatamente ignoravo ed ignoro. È dura ammetterlo. L'ignoranza dei classici mi ha lasciato inerme e, perciò, ignavo, o peggio ancora, potenzialmente recettizio di ogni sorta di messaggio ipocritamente moralista. E di lì a giudicare, o a paternalisticamente consigliare (che forse è peggio) loosers, bamboccioni e sdentati è un attimo.
    Servono anticorpi.
    Il vaccino della divulgazione economica è necessario ma non sufficiente. Serve il più faticoso e impegnativo richiamo culturale.

    RispondiElimina
  34. La casa non è un bene immobilizzato.
    Prima di tutto la casa è il luogo in cui i nostri figli imparano la nostra lingua, la nostra storia, le nostre tradizioni.
    La casa è custode della memoria e della nostra identità. È sempre stato così dai tempi in cui Hestia risiedeva nel megaron al centro della casa accanto al suo focolare rotondo come un ombelico. L’omphalos che radica la casa alla terra, centro fisso da cui si organizza e orienta lo spazio umano. Ombelico e cordone ombelicale, radice del ventre e radicamento dell’uomo. Radicamento di una generazione nella generazione precedente, e radicamento di un rampollo nella casa paterna.

    L’attacco alla casa si accompagna perfettamente e coerentemente con la propaganda della mobilità. Essere liquidi, mobili, non radicati, non avere una casa, una famiglia una memoria. Individui singoli asessuati senza coscienza della propria identità. Zainetto “da 80 euro” in spalla e via dietro il mercato. “Lo stile del migrante”.

    Quest’estate una coppia di piddini italo-crucca (la variante piddina crucca è terrificante: il risultato del loro lavaggio del cervello anti-nazi li rende delle perfette SS solo con grandi sorrisi e occhi da peluche) non si capacitava del fatto che noi per l’estate non affittassimo la nostra casa per le vacanze. Un’attività tanto in voga, ti ripaghi le vacanze, conosci gente. In sostanza una vacanza da poracci ammantata di radical chic e spocchia piddina. Io mi davo i pizzicotti.

    Bisogna combattere per la nostra casa, piccolo appartamento o casa patronale, per costruircene una o per non perdere quella avita. Ne va della nostra dignità di essere umani. Ne va più che della nostra dignità, ne va della nostra identità personale e quindi sociale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Straquoto! È capitata anche a me anni fa esperienza simile...

      Elimina
    2. Guarda caso sto scrivendo il mio ultimo libro su Hestia, la posizione del focolare nel megaron omerico l'omphalos, il racconto mitico in Leges 745.b.3-c.2 di Platone, facendo una comparazione con Agni, il fuoco vedico gārhapatya e āhavanīya, ecc.: in definitiva ho parlato della sacralità della casa intesa come luogo dove si trovava il focolare. Non ho messo un paragrafo per i piddini, perché fortunatamente per gli Indoeuropei ancora questi vermi non esistevano.
      Bei tempi!

      Elimina
    3. @Cacciaramarri

      Caccia, un bacio in fronte er ciò che scrivi, e per quei ricordi di un mondo antico che per noi non è mai stato semplicemente una 'carriera'

      Elimina
    4. Grazie per questo bellissimo post, veramente

      Elimina
    5. Straquoto anche io. L'esaltazione del mito della mobilità, portare alle stelle - come fanno i "moderati" alla Giavazzi e Monti - il modello degli ammerigani che non comprano mai casa perché devono cambiare lavoro ogni anno saltando da New York a San Francisco, declinato oggi in un ben più miserabile eterno precariato, porta con sé anche la distruzione della famiglia: uno da una parte, uno dall'altra, anche se la coppia per ventura reggesse, se anche i figli arrivassero, comunque in breve tempo tutti si disperdono, non c'è più la rete di rapporti familiari, nipoti, nonni, zii, cugini, tutti sono disintegrati per i continenti, ognuno trascinato dalla sua necessaria flessibilità.
      Dietro la mobilità del lavoro c'è la dispersione e distruzione delle famiglie, per esempio un autore come Carver ti consente di percepirlo con forza, come questa solitudine ti lascia - cito Fusaro - come una monade, preda del mercato. La distruzione di ogni valore simbolico - la tua casa, la tua famiglia, la tua stessa lingua - per lasciare libero il campo alle scorribande del capitale.

      Elimina
    6. Io non sono colto come voi sulle cose antique, pertanto vi cito un'autora (neolingua) moderna, invisa ai giovini philosophi (senza che, peraltro, mi sappiano spiegare il perchè)

      “Ciò che impediva alla "polis" di violare la vita privata dei suoi cittadini e le faceva ritenere sacri i confini di ogni proprietà non era il rispetto per la proprietà privata come la intendiamo noi, ma il fatto che senza possedere una casa un uomo non poteva partecipare agli affari del mondo, perché in esso non aveva un luogo che fosse propriamente suo.
      Anche Platone, i cui progetti politici prevedevano l'abolizione della proprietà privata e un'estensione della sfera pubblica sino all'annullamento totale della vita individuale, parla ancora con grande riverenza di Zeus Herkeios, il protettore delle linee di confine, e chiama gli "horoi" i confini tra una proprietà e un'altra, divini, senza vedere in ciò alcuna contraddizione”

      Hannah Arendt. “VITA ACTIVA - La condizione umana.”

      Elimina
    7. ...lingua, storia, tradizioni? Tutti ostacoli sulla via della globalizzazione. Eppure ci puo' essere industrializzazione (benessere materiale) senza alienazione (allontanamento, sradicamento)? Si', era la piccola e media impresa, con la maggior parte dei lavoratori residenti nel raggio di dieci chilometri. Poi per gli inquieti (giovani) c'era la grande industria, magari lontana. Ma era la gavetta, il trampolino di lancio. Poi si tornava a casa, e si riversava l'esperienza nel proprio territorio. Con ritmi e metodi piu' consoni all'eta'.

      Elimina
    8. Per la mobilia, consiglio il manuale del nomade felice (un mito del design progressista). Il fai-da-te che costa anche meno dell'Ichea. Dice che la mobilia è "sempre stata un segno di opulenza e splendore, status symbol statico di una classe che possedeva terreni e raramente si muoveva". Dice che il suo vicino di casa (un 'electrical inspector') era stato trasferito per lavoro ventidue volte in quattro anni. Mica ciusi, questi! Che orrore, lo status symbol! Mi cadono anche i miti del design. Non c'è più religione...

      Elimina
  35. La casa un bene immobilizzato? Come no, anche il rene allora, o il culo, per dirla tutta. Fino a quanto si può umiliare una persona, prima di smuovere le coscienze o di riuscire a mettere in moto i cervelli?

    E andando un po' OT, ma per tornare al FATTO, alla REALTA': che la domanda non c'è ma di offerta non siamo privi, citerò la chiacchierata con il tecnico Telecom (pardon TIM) che è venuto a mettermi la fibra in casa.
    "Sa l'armadio in strada, quante linee potrebbe supportare? 400. Sa quanti siete collegati? 27."

    Beh, faccio io, però mi pare che si stia diffondendo...no?

    "Mah...secondo lei siamo una Nazione giovane o vecchia? Suo padre o suo nonno sarebbero interessati a mettere la fibra in casa? O sua nonna, per dire..."

    RispondiElimina
  36. Ho sentito anch'io la telefonata di Alessandria a prima pagina ed ho pensato che non avrei la stessa forza d'animo nella sua situazione.
    Ad ogni buon conto mi scusi se la invito a parlare di una cosa di cui magari ha già parlato. Il fatto è che seguendola da mesi non l'ho sentita su quest'argomento. Il buon Michele Emiliano in Puglia ha partorito un provvedimento regionale per il quale se si ha un isee inferiore ai 3000euro e se si risiede nella regione da almeno 12 mesi si ha diritto a 600euro al mese. Io sono di Padova e qui con 600 fai giusto qualcosa ma amici pugliesi mi dicono che in quelle zone, con quella cifra, non ti puoi neanche lamentare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. http://goofynomics.blogspot.it/2015/06/il-reddito-della-gleba.html Mi sa che questo post ti darà i appropriati spunti di riflessione.

      Elimina
    2. Caro Paolo: Michele ha fatto la domanda sapendo di sapere la risposta. Noi non lo sapevamo, ma ora lo sappiamo.

      Elimina
  37. Mi sembra che questa citazione dal sito de "Il Pedante" ben si attagli ai contenuti del post: "Non c'è che da aprire un giornale per scoprire che la disoccupazione, i fallimenti e le tasse che ci angustiano sono solo spiacevoli incidenti in un sistema dove invece gli altri mietono successi. Il problema - ci spiegano i facciamocomici - è che salvo rare eccezioni gli italiani non accettano di vivere in una società più globale, competitiva e dinamica (aggettivi a caso per dire questa società, ndP) rispetto al passato. E così facendo non ne vedono le enormi opportunità, anzi le boicottano e diventano vittime del loro stesso disfattismo. I facciamocomici, al contrario, viaggiano e conoscono il mondo: essi sanno che gli altri popoli non solo sono più civili, democratici e istruiti del nostro, ma hanno anche saputo aprirsi alla modernità e si sono riformati di conseguenza. Per questo vanno bene. L'Italia invece resta al palo nonostante l'instancabile proselitismo di questi alfieri."

    RispondiElimina
  38. Forse che magari il personaggio le spara anche un po' a vanvera?

    https://en.m.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_home_ownership_rate

    RispondiElimina
  39. Qui si vede ancora meglio come il benchmark debba, per amore o per forza, essere la Germania e non, per dire, la Norvegia (1a nel mondo da oltre 10 anni nella classifica del Human Development Index).

    https://www.statista.com/statistics/246355/home-ownership-rate-in-europe/

    RispondiElimina
  40. Ti pareva che siamo arretrati e incivili. Lasciamo persino la casa ai nostri figli.

    RispondiElimina
  41. Oggi andando in un'auto non mia, ho ascoltato stralci di una trasmissione su Rtl, "L'indignato speciale".

    Ho sentito parlare il conduttore di spesa pubblica improduttiva e delle macerie su cui è nato l'euro.

    Confesso che, non avendo dimestichezza con i media generalisti, pensavo che tali argomenti fossero artifizi retorici del professor Bagnai per redimere l'umanità e non che qualcuno realmente li utilizzasse con parvenza di serietà.

    Ho dovuto scrivere un'email al conduttore, commentando tali affermazioni e invitandolo ad approfondire Bagnai e Barra Caracciolo (libri e siti) e a parlarne in trasmissione, se vuole veramente essere dalla parte dei deboli come, a parole, sembrerebbe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tempo sprecato.
      Già qualche mese fa sono intervenuto in diretta per discutere della Grecia e mi sono accorto dell' ottusità ( eufemismo) del trio.
      Come ho avuto modo di scrivere su questi schermi esattamente domenica scorsa.
      Purtroppo RTL è seguita troppo...

      Elimina
  42. All'uscita da una chiesa, poco prima della rivoluzione francese, un mendicante chiede l'elemosina a Talleyrand: "Monsignore, devo pur vivere anch'io!" E Talleyrand: "Caro amico, non ne vedo la necessità."
    Bisogna ammettere: tutt'altro stile.

    RispondiElimina
  43. "La casa è una grossa fetta di patrimonio immobilizzato e nel resto d'Europa non funziona così."

    Dal mio piccolo manuale di Economia Domestica traggo le nozioni per fare due semplici considerazioni:
    1. ma che je frega a questo se il patrimonio è immobilizzato o meno? Si suppone che, fino alla pensione, uno abbia un reddito per mantenere le spese e non dovrebbe essere costretto a smobilizzare il patrimonio che ha immobilizzato quando aveva precedentemente un'aspettativa ben diversa dalla visione malata di chi governa in Italia ed Europa.
    2. sul rimanere in affitto come accade in moltissimi Paesi: ipotizziamo una rata a 30 anni di 450€ al mese, nel tempo dovrebbe ammortizzarsi da sola rispetto al mio salario nominale, l'affitto no, senza contare che cominque il patrimonio appunto nella casa...

    Caro Feltri, dov'è allora la razionalità dell'homo oeconomicus se Lei, oh sommo dissertatore delle sciem...ehm scienze economiche, nemmeno capisce il motivo per cui per una famiglia la scelta razionale è investire in una casa è non qualche palazzinaro? Toglieteje er vino...

    Come dire, manco lebBbasi...

    RispondiElimina
  44. scusate la domanda fuori tema ma qualcuno sa dirmi cosa sta succedendo tra usa e russia? dobbiamo iniziare a preoccuparci veramente??

    RispondiElimina
  45. Le case, soprattutto quelle di una certa età e in mattoni concepite per durare secoli, anche se a noi sembrano essere 'nostre' o della nostra famiglia perchè le ereditiamo dai genitori, sono in realtà patrimonio della nazione e della sua storia.

    Casa dove vivo (in mattoni!) mi è stata lasciata in eredità da mio padre, che l'aveva comprata con mia madre nel 1980 poco dopo essersi sistemati. Prima non so chi la aveva abitata, ma spesso mi immagino qualcuno che durante la guerra accendeva un fornello in cucina, che chiacchierava in sala e che viveva la mia stessa casa.

    Visto che non ho figli e non penso che potrò averli, non so chi l'abiterà dopo di me (se non ci sono guerre o terremoti fortissimi starà ancora in piedi e in ottima salute).

    Pensate che siete voi a possedere le case? In realtà sono le case a possedere voi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conclusione un po' inquietante ma pertinente con Halloween ormai alle porte.

      Elimina
    2. La proprieta' genera ansia... a chi non ce l'ha.

      Elimina
  46. Stavo pensando al "patrimonio immobilizzato". In sostanza è il denaro che non rende altro denaro. Una casa da cui ottieni riparo, calore, intimità - cioè quello che ti deve dare una casa - ma non altro denaro è "patrimonio immobilizzato".
    Quindi il denaro non deve servire a procurarti quello di cui hai bisogno, ma deve sempre essere immesso nel mercato finanziario e girare, girare vorticosamente per produrre altro denaro.
    Anche se Keynes ne parlava in un altro contesto, mi è venuto in mente un suo brano che mi ha colpita, anche se ora non ho sottomano il libro e non riesco a citarlo precisamente: di quando spera in tempi in cui la passione per il denaro in sé - e non per i beni che grazie al denaro ci si possono procurare - verrà considerata una disgustosa malattia mentale.
    E tutto questo mi riporta alla mente anche un'altra frase, non mi ricordo più di chi: il primo passo della guerra dei ricchi contro i poveri è convincere i poveri che se lo sono è colpa loro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "...l’amore per il denaro come possesso, e distinto dall’amore per il denaro come mezzo per godere dei piaceri della vita, sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e a metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali."

      Elimina
    2. In molti casi l'amore per il denaro come possesso e quello come mezzo per godere dei piaceri della vita vengono agevolmente coniugati, sicché la distinzione non risulta essere così netta: vi sono infatti coloro ai quali il possesso e le facoltà insite nel gestirlo, così come la gestione del potere che ne deriva, portano piacere, spesso viepiù se insito nella percezione di poter fare quel che vogliono, con le cose e delle cose, con gli esseri umani e degli esseri umani. Il minimo che si possa dire di questa forma di piacere è che sia malsana, ma i mezzi per definirne la mancanza di sanità non sempre sono acclarati, o inequivocabilmente condivisi. E la linea tra l'una e l'altra forma pare sempre più assottigliarsi.

      Elimina
    3. @Citodacal
      La linea è invece molto netta, tra due archetipi antropologici: c'è chi gode più a guadagnare e chi più a spendere. Avari e prodighi, forse andremo tutti a rotolare massi all'inferno, ma i primi lo anticipano su questa terra, sono d'accordo con Keynes. La sua affermazione è, come tutte le sue, sottile e profonda, perché le due umanità corrispondono a due concezioni economiche opposte che si ritrovano nei contrasti tra le teorie e nelle preferenze degli uomini per l'una o per l'altra.

      Elimina
    4. Cara Nat, è la cara vecchia avarizia quella che descrivi tu (e Mainardo). Ergo NON sarà MAI considerata una malattia mentale, in quanto attiene alla vita dello spirito (anima per i tennici), non a quella della psiche. O comunque non principalmente a quella della psiche.





      P.s.: mi piacerebbe essere tanto ricco da poter campare studiando per poter approfondire il pensiero di Keynes e quello dei Padri per cercarne delle corrispondenze… Padri della Chiesa intendo, quelli che fecero cattolico Newman (John Henry, non Paul).

      Elimina
    5. @Marco S.

      Per chi crede. Altrimenti anima e psiche coincidono e le malattie dell'una sono quelle dell'altra. Come posizione, aiuta a essere meno animosi, un menomato è un menomato. Più pena che rabbia. Tutto sommato, si campa meglio.

      Elimina
    6. Se c'è una cosa che mi piace di quel poco o niente che conosco del pensiero di Keynes è che parla di persone in relazione (la mia spesa è il tuo reddito, la tua spesa è il mio reddito) e non in competizione. La competizione intraspecifica provoca disastri, come scrive Lorenz. Non per nulla aveva cercato di opporsi allo stritolamento della Germania.

      Elimina
    7. @Nat
      Per certi versi è quanto si osserva in Ecologia nelle dinamiche di popolazione. Una qualsivoglia specie biologica possiede frequenze genomiche differenti, distribuibili sostanzialmente su una gaussiana, ai cui estremi si posizionano le tipologie meno presenti che, in una mentalità competitiva, verrebbero definite "sfigate", poiché poco rappresentative e meno adattate delle altre: ma è proprio grazie alla presenza di queste tipologie genetiche che, qualora un cambiamento ambientale falcidi le frequenze più diffuse, la popolazione in toto ha maggiori possibilità di adattarsi e di non estinguersi. Pertanto, la stessa teoria evolutiva della sopravvivenza del più adatto andrebbe quantomeno rivista con maggior ampiezza, rispetto alla cecità creata dal darwinismo sociale, poiché in qualsiasi intervallo temporale la sopravvivenza della specie può dipendere anche dalle tipologie che in quel momento sono le meno adattate (e che, in una qualche maniera, fungono da riserva: e non per essere sacrificate).
      Inoltre, anche a livello di rapporti predatori-predati, è estremamente importante la presenza costante di una sufficiente quantità dei secondi, sebbene possano essere parassiti - e a discapito, ad esempio, di colture alimentari -, poiché l'assenza dei medesimi deprimerebbe, fino all'eradicazione, la presenza delle specie predatrici che la controllano entro limiti accettabili (e in genere una specie parassita, o ritenuta patogena, si reintroduce in un ambiente con maggior facilità rispetto alle specie di cui è preda, creando dunque uno squilibrio più lungo da compensare); questo è il motivo per cui, nelle tecniche di lotta integrata sulle coltivazioni, non si pensa più a distruggere completamente la specie parassita, bensì a contenerla entro il ragionevole limite economico di realizzo (considerando che maggiori trattamenti antiparassitari, condotti con sostanze biologiche o di sintesi, hanno un costo).
      La Natura ha le sue leggi d'equilibrio e una delle prime cose che s'insegnano in Ecologia, in riferimento alle modificazione antropiche di ambiente e territorio, è che un campo coltivato rappresenta già una situazione di squilibrio, per il fatto di forzarvi una innaturale monocoltura; se, per molti versi, è inevitabile il farlo, almeno si tenga conto che si tratta di gestire costantemente uno squilibrio, ovvero mantenerlo in equilibrio dinamico con altre modalità. Invece poi arriva qualcuno che, in ogni settore, decide di portare il rendimento fisico all'impossibile valore di 1 e succedono tutti i casini: la competitività, più che intraspecifica, diventa intracosmica.
      In questa direzione val pure la pena d'osservare come l'atteggiamento che avevano, ad esempio, i nativi americani nei confronti dei bisonti - del pari quello di molte altre popolazioni ed etnie, ed al di là degli elementi rituali metafisico-religiosi profondi -, ebbene come questo atteggiamento avesse ed abbia una valenza alquanto pratica e per nulla sentimentale o campata per aria, come spesso si induce a credere tutt'oggi tra occidentali "superiori, civilizzati ed evoluti".

      Elimina
    8. Cara Nat,
      "Una casa da cui ottieni riparo, calore, intimità - cioè quello che ti deve dare una casa - ma non altro denaro è..."
      ... UN PATRIMONIO INESTIMABILE
      Mi è piaciuto tantissimo il tuo commento.

      Elimina
    9. Gentile Nat, ecco il punto cruciale! Le persone normali, equilibrate e magari un poco mature, una volta che possiedono una decente dimora ed un decente reddito, sono decisamente poco propense a rincorrere improbabili sogni di carriera! Alle 17 precise smonteranno e torneranno nella loro dolce casa, a coccolare figli e consorti, a dedicarsi alle attivita' preferite, insomma a VIVERE LA PROPRIA VITA. E' palese che il Capitale veda cio' come fumo negli occhi, loro ci vogliono hungry e stupidi.

      Elimina
    10. Poiché la lettura di Goofynomics stimola (almeno chi accetta di essere stimolato), ho fatto una breve ricerca in rete su quanto accadeva ai legionari veterani dell’esercito romano, dopo il congedo. La mia memoria era quella secondo cui ricevevano un possedimento terriero, su cui insediarsi a vivere la restante vita dopo aver passato una quindicina d’anni altrove, impegnati in un rigoroso servizio e campagne militari, e misurandosi con temibili avversari che combattevano ferocemente, spesso scagliandosi completamente nudi dalla boscaglia circostante, dipinti sul corpo, o agghindati in maniera tale da incutere la paura (vedere il bel tributo al valore dei legionari in Britannia che Conrad esprime in “Cuore di tenebre”: “Erano abbastanza virili da affrontare le tenebre” – e ciò ricordato da chi, come il sottoscritto, ancora si amareggia per la disfatta gallica di Alesia…).
      Pare tuttavia che le cose, in merito al destino del veterano, non fossero sempre così lineari come la memoria scolastica mi suggeriva. Leggo infatti sul PDF “Il soldato romano: carriera militare e vita privata”, di Giuseppe Consiglio (edito dall’associazione Ager Veleias) che:
      “A causa della difficoltà di pagare il premio in denaro, tuttavia, Augusto ed i suoi successori fino ad Adriano si videro costretti a sostituirlo con assegnazioni di terre, in Italia o anche nelle province, generalmente in località diverse da quelle in cui i veterani avevano servito per molti anni.
      La loro individuazione poteva essere determinata da finalità logistiche (ad esempio, favorire la nascita e formazione di vere e proprie colonie militari) o da considerazioni di carattere economico, cioè scegliendo terre non particolarmente fertili e poco redditizie.
      Ma per i veterani vivere lontani dai territori dove erano vissuti a lungo e dover dissodare e lavorare per il resto della vita un terreno povero e avaro non era una prospettiva allettante: e molti abbandonavano o vendevano i poderi loro assegnati, per ritornare nella zona dove avevano militato, o nel luogo della loro origine, o addirittura – nel basso impero – si davano al brigantaggio, unendosi a latrones e disertori, specie nelle regioni periferiche”.
      Sembra evidente che anche quegli uomini induriti dalla guerra, che avevano sperimentato per carriera ogni genere di sacrifici e ai quali la “durezza del vivere” reclamata odiernamente faceva un mero baffo, ebbene male si adattassero a una vita successiva precaria e priva di radici, più o meno come quella che l’attuale Presidente della Camera ha indicato come propria alle future generazioni.
      Che dire di più? Valuti Bagnai se è il caso di apporre, accanto al logo di Goofynomics, anche le insegne della Decima Legio…

      Elimina
  47. "Sto perdendo tutti gli amici perché nella mia condizione non posso condividere niente con nessuno".

    Al di là dell'ottuso cinismo mainstream (che ormai svetta sopra l'"Orizzonti di gloria" di Kubrick, o l'"Uomini contro" di Rosi), è questa l'affermazione che più fa male. Perché tutto questo sistema, dietro alle quinte, viene sorretto da simile aberrante visione: che si condivide sempre qualcosa, mai (o assai raramente) qualcuno. E invece costi quel che costi il farlo.
    Vale la pena riportare, per questo come per molti altri casi, la testimonianza del tenente Bill Everett, reduce di Montecassino (tratta dal volume "Montecassino", di Matthew Parker): «Un soldato ha una strana psicologia. Da noi si diceva: "Ognuno ha una corda di una data lunghezza. Non sai quanto è lunga la tua, non so quanto è lunga la mia", eppure continui a tirarla finché puoi. I soldati lo capiscono, e sto parlando di gente che si farebbe saltare le dita della mano con un M-1. Può immaginare. Ti porta via anche il resto della mano. Sono stressati. I soldati al fronte capiscono. Quando rientri, senti dire codardo qua, codardo là... ma sono cose che si dicono dopo, merda che va bene per i tipi come Patton, gente che la linea la vede da lontano, da dentro una tenda da qualche parte. Quegli uomini lassù, in linea, capiscono benissimo ciò che è accaduto. Lì c'è una grande comprensione. Voglio dire, li ho visti prendersi cura gli uni degli altri come con dei bambini piccoli, perché capivano. Sapevano che il giorno dopo si sarebbero potuti trovare nella stessa situazione.»
    Non tutto quel che riluce è oro, non tutto quel che male odora è merda...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perdi tutti gli amici perchè tu prima eri nella stessa loro stessa condizione.
      Che strana società quella del Conte Max di Alberto Sordi.

      Elimina
    2. Sarebbe dunque la condizione a fare l'uomo e non viceversa. Un punto di vantaggio in più per il sistema euro, che ormai gioca comodamente in casa.

      Elimina
    3. Queste sono le parole che hanno colpito di più anche me. Forse perché quando ho creato questo spazio non pensavo che sarebbe diventato un luogo così ampio di condivisione. Avevo sperimentato come ognuno di voi la solitudine, ero stato da ben prima di conoscervi "vox clamans in deserto", come mi ha definito questa mattina il conduttore di Radio Anch'io, poi però, poco a poco, avevo scoperto di non essere solo, ed era stata una scoperta in qualche modo rassicurante, indubbiamente piacevole. La descrivo nell'introduzione al Tramonto dell'euro. Ma la mia e la vostra impossibilità di condividere incontrava ostacoli di natura per così dire intellettuale (non sprecherei il termine "spirituale"): l'ottusità degli idiots savants, dei piddini, degli pseudocolti, che si rifiutavano di aprire gli occhi, come tuttora si rifiutano, e come si rifiuteranno di fare, perinde ac cadaver. L'impossibilità della quale parla Alessandra è più radicale e dolorosa, perché è un'impossibilità materiale.

      Elimina
    4. Il conduttore doveva dire "vox clamantis in deserto".

      Elimina
  48. L'ECONOMIA APPLICATA ALL'EDEN
    Ero in vacanza , al bar dell'hotel ed ho colto la conversazione.....
    Un abitante di N. (paese immaginario) e uno di E. (altrettanto immaginario) :
    Il N. e' un paese del nord ,pieno di neve d'inverno e con poco sole d'estate, confina a sud con un grande deserto che finisce non so dove, E. invece e' un'isola , piu' o meno situata nei caraibi , ne' grande ne' piccola , con un grande porto , dove piove spesso ma non troppo, le zanzare sono piccole ma pericolose , gli umani naturalmente portati ad eccellere nella definizione di “festa” .
    Un turista del N. parla con un isolano di E. essendo pure lui in vacanza in quel paese :
    -N:voi di E. mi sembra lavorate poco , con tutte le cose belle che avete perche' non le mettete a frutto ? Fare strade, centrali elettriche, fabbriche, una ferrovia , due metropolitane , potreste avere tutti una macchina ed una casa moderna, anche hotel piu' belli ! Qui fuori c'e' un po' di sporcizia la mattina: bottiglie rotte ed altro , possono passare alle 5 di mattina come da noi e pulire tutto , non iniziare a pulire alle 11 ! Per non parlare poi del risparmio energetico qui da voi non si fa nulla .
    -E.:Perche' dovremmo farlo? Io vivo sul mare , se ho bisogno di frutta e verdura un po' la coltivo un po' la prendo nella foresta, ho anche 20 galline , due capre ed una mucca e vado a pescare con la barca di mio cognato e facciamo a meta' . Tieni conto che d'inverno io mica mi devo scaldare.Vendo i prodotti che coltivo e mi pago internet e tv satellitare , la luce con i pannelli solari e le batterie non mi costa nulla tutto l'anno . Per quanto riguarda la pulizia , iniziano alle 7 andando a fare benzina al camion , poi bisogna aspettare che arrivino tutti , poi il camion parte (quando parte altrimenti bisogna chiamare ed aspettare il meccanico) , poi da' un passaggio a qualcuno e devia dal percorso , poi e' il momento della pausa , poi il camion arriva quasi subito , dove sta il problema ?
    La festa ricomincia alle 10 di sera e per quell'ora e' tutto pulito .
    Il risparmio energetico in che senso ? Qui il problema e' tenere fuori il caldo ,mica evitare che esca: se fanno gli hotel in muratura e' perche' cosi' siete abituati a vederli .
    I soldi che ho mi bastano , perche' dovrei lavorare di piu' ?
    N.:Per metterli via per il tuo futuro , per i tuoi figli , per comprarti un posto in paradiso !
    E.:un posto in paradiso ? Si fa corrompere anche il buon dio? I miei figli ? Ne ho troppi , non mi basterebbe una vita per risparmiare per loro.
    Il senso e' chiaro: se vivo in un paradiso (tropicale) perche' devo considerare il valore del denaro in modo uguale ?
    Nella misura in cui la realta' in cui si vive si avvicina a qauella del paradiso di eden ecco che le necessita' di PIL sono minori .
    L'Italia ha un buon terzo in tale condizione.
    I nomi dei paesi immaginari:
    per E. non ho dubbi: Euland , dal graco “eu” bene .
    Per N.: non trovo il nome per il paese , forse Naziland .
    Pero' NAZI in greco antico non vuol dire nulla .
    Orbene comparare il PIL pro capite e la produttivita' fra la Germania e la Repubblica Dominicana , e' nonsenso .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La nostra Bellezza. I nordici annegano l'invidia col lavoro e l'alcol.

      Elimina
  49. Il voto vallone dimostra la giustezza dei timori di Monti, anzi nelle sue affermazioni fu persino moderato. E' evidente che non basta mettersi al riparo dal "processo elettorale" ma a ben vedere occorre essere protetti anche dalle decisioni di parlamenti troppo democraticamente eletti. Lavoreranno, non dubitate, anche su questo.

    RispondiElimina
  50. Segnalo l'editoriale odierno di Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, secondo il quale i consumi non ripartono per mancanza di prodotti innovativi. Insomma i soldi ci sono, stiamo solo aspettando il prodotto giusto per spenderli. Secondo il Censis oltre il 40% degli italiani a causa di problemi economici sta tagliando su spese mediche e sul cibo.
    Ma per Manca non è questo il problema, quello che blocca l'economia sono quelli che i soldi li hanno ma non sanno come spenderli. La chiama domanda inespressa. In sostanza il professor Bagnai avrebbe anche ragione, siamo in crisi di domanda, ma siccome è una crisi di domanda inespressa la si risolve con politiche orientate all'offerta.
    http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_24/cerca-ripresa-e288135e-99ab-11e6-939e-ec3a0eea054f.shtml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le minchiate che si inventano sono impagabili! D'altronde ricordate le code per acquistare lo Swatch? Un orologio di plastica!!! Come ripete il Prof, l'euro ce lo meritiamo.

      Elimina
    2. Un altro modo per dire che, in ultima analisi, il problema è come smobilitare l'altrimenti inutile culo dei lavoratori. Ovvero: una volta stabilizzato, tramite appropriate politiche deflattive, il valore di profitti, rendite e crediti pregressamente accumulati dai manovratori del capitale (e dal loro variegato codazzo) a scapito dei rispettivi Cipputi - la cui smodata propensione al consumo (nb: rigorosamente PEDESTRE -> cibo, energia, casa, cure mediche, istruzione, abbigliamento, trasporto e via banalizzando) veniva nel frattempo opportunamente incanalata a estrinsecarsi a mezzo di comode rate - è ora preciso compito dei più creativi tra gli stessi Cipputi ingegnarsi a escogitare nuovi stimoli per rendere ulteriormente smobilitabile il suddetto culo come mezzo di soddisfacimento dei nuovi desideri doverosamente indotti nei manovratori di cui sopra. I quali dal canto loro, chissà perché, senza adeguati stimoli proprio non riescono a reprimere più di tanto la loro smodatamente virtuosa propensione al risparmio.

      Come sempre, nel mondo ottimale governato dalla distribuzione naturale, a ciascuno il suo (a tempo debito).

      Elimina
  51. Ikea propone una cucina smontabile a bassissimo prezzo. Il fornello si appende a un chiodo e si sposta. Per giovani nomadi (ovviamente digitali). Ho buttato il catalogo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vendendo tutti i beni immobili, anche a saldo, si può sempre acquistare una roulotte usata, che già, di solito possiede cucina e wc chimici e poi potremo formare grandi comunità di nomadi "domestici".

      Elimina
    2. @Vishnu
      Prossimo catalogo: paglia, acciarino e pietra focaia, o archetto e legno.

      @ALBERTO49
      Comunità di nomadi "domestici" rigorosamente sul modello di Mad Max!

      Elimina
    3. Affascinante, ciondolare qua e la' tutto il giorno, qualche lavoretto, qualche furtarello, basta ufficio e relativo idiota capetto! Ma dal punto di vista pratico, se diventiamo tutti zingari, chi possiamo parassitare?

      Elimina
    4. Chiunque ci passi vicino: è la jungla darwiniana.

      Elimina
    5. Stamattina parlando del più e del meno col rampollo che era molto critici sui fatti di Gorino, gli ho buttato là la questione strategica del progetto euro che basa uno dei suoi pilastri sull' immigrazione. Stabilito ed ormai assodato (nel nostro dialogo) che una comune moneta tra economie di diversa efficienza provichi una diminuzione dei redditi e delle garanzie nel paese meno efficiente, un azzeramento di garanzie (mi fa: lo so bene), la necessità di trovare un lavoro qualificato non "domestico", sorge il problema in modo sempre più acuto fra le categorie meno qualificate come i pescatori di Fiumicino, per esempio o i braccianti agricoli per la raccolta o per gli infermieri addirittura, (e lui ne ebbe esperienza diretta un anno fa al San Raffaele).
      Mi sembra che ci siano stati passi avanti!

      Elimina
  52. Invito tutti ad ascoltare le parole dell'onorevole Bersani dalla Gruber a "otto e mezzo" del 25/10/2016.
    Sembre si sia accorto di quello che il fascio-leghista bagnai dice da 5 anni: "alla fine la destra farà la sinistra" (più o meno cit.).

    Aspettando le camicie brune.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A scanso di equivoci: io l'ho anche incontrato, se pure incidentalmente. Se non si farà da parte, non meriterà pietà.

      Elimina
  53. Salve prof, ieri sera ho avuto occasione di condividere con circa 30 persone l'idea che forse il problema in Italia non è tanto quello dell'offerta di beni e servizi ma di domanda e di mancanza di risorse dei privati per sostenerla. Avrei voluto leggere l'articolo di Daniele Manca (come esempio negativo) per chiedere :"Secondo voi il problema è che i prodotti non sono di qualità oppure è che non abbiamo soldi per comprare quello che c'è in qualità di poveri cristi?". Purtroppo non c'era connessione internet così abbiamo parlato alla buona. Non so cosa sia passato ma, ad ogni modo, volevo ancora una volta ringraziarla per la difesa che offre (praticamente gratis) degli interessi della classe povera ormai alla deriva sempre che qualcosa non cominci a cambiare. Può darsi che io non riesca sempre a condividere tutto quello che lei dice ma lei allarga gli orizzonti ed offre un'interpretazione della realtà. Io, personalmente, ne ho bisogno "come la cerva anela ai corsi d'acqua". Non ho soldi da inviarle ma volentieri nel prossimo 730 le destinerò il 5 per 1000.
    Grazie ancora

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissimo, a scanso di equivoci: il sostegno non va a me ma alla mia associazione, che è una no profit, che, a differenza di molte delle quali si parla tanto, non è (ancora) sostenuta da Soros. Quindi grazie, e nel caso arrivino i soldi di Soros ve lo farò sapere...

      Elimina
  54. Art 47 della Costituzione della Repubblica Italiana: "la Repubblica[...] favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione".

    La cosa bella è che a quanto pare per abolire quell'articolo non si sono presi neppure il disturbo di avviare un processo di revisione costituzionale ex art 138...

    RispondiElimina