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sabato 30 aprile 2016

L'errore del liberista


    Io e ll'asino mio! In oggni cosa
Ve sce ficcate voi pe Ccacco immezzo.
In ogni freggna sce mettete un pezzo
Der vostro, e jj'appricate la scimosa.
    Ma, ffratèr caro! e ssete stato avvezzo
Co sto po' dd'arbaggìa prosuntuosa?
Tutto sapete voi! ggnente ha la dosa,
Si pprima voi nun je mettete er prezzo!
    "Io vado, io viengo, io dico, io credo, io vojjo:
L'ho ffatt'io, l'ho vvist'io, sce sò annat'io..."
Pe ttutto sc'entra l'Io der zor Imbrojjo.
    Chi ssete voi? la tromma der Balìo,
Er Papa, Marc'Urelio in Campidojjo,
la Santa Tirnità, Ddomminiddio?!

Giuseppe Gioachino Belli
Roma, 14 gennaio 1833




Enrico Nardelli ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Irlanda vs Ungheria":

Alberto,

ho fatto leggere questo post ad una persona intelligente, che vuole capire e che non sa proprio nulla di concetti economici (ma conosce la comunicazione e la psicologia umana).

Alla prima uguaglianza mi ha detto: "ma per spendere non devo prima aver guadagnato? Non si dovrebbe quindi scrivere REDDITO = SPESA?".

L'ho rapidamente convinta che è la stessa cosa dal punto di vista matematico e mi ha risposto: "matematicamente, sì, ma comunicativamente e percettivamente no". Ed ha aggiunto "devo prima guadagnare, per poter spendere. È vero che la mia spesa è il reddito di un altro, ma ognuno di noi interpreta 'in prima persona' ciò che legge".

Ho pensato che se oltre alle varie migliaia di seguacie (absit iniuria verbis) e gli aficionados vari, che per te si getterebbero nel fuoco ad occhi chiusi, dobbiamo far capire questi argomenti anche a qualche milione di persone "disorientate", forse questa osservazione non è proprio da buttar via...

Postato da Enrico Nardelli in Goofynomics alle 30 aprile 2016 18:01




Eh, vedo che capirsi è difficile...

Ma tanto tanto tanto...

Eppure basterebbe poco...

Niente come questo commento chiarisce la fondamentale distanza del pensiero libbberista dalla realtà e dal pensiero keynesiano (e i danni che tre decenni di propaganda libbberista hanno fatto nelle coscienze dei nostri cosiddetti simili). Caro Enrico, tu pratichi un certo understatement nel definire il tuo amico una persona intelligente e (o "ma") disorientata. Il fatto è che tu hai di fronte a te un genio. Vedi, lui intanto è miglia avanti il liberista medio, perché ha comunque capito che se lui spende qualcuno guadagna. Tutto questo Oscar non lo sa (o forse non lo sapeva, perché ho come la sensazione che ora gli abbiano ordinato di saperlo). Ma, ed è qui la genialità, il tuo amico è anche uno che ha trovato modo di guadagnare senza che nessuno spenda, cioè di generare reddito dal nulla.

Perché il problema non è che se "IO" spendo allora qualcuno guadagna. Il problema è che se nessuno spende allora "IO" non guadagna (non è un refuso). Se leggi bene il commento del tuo amico, vedrai che questo pezzo manca.

La comunicazione, e i suoi esperti, mi lasciano abbastanza freddo, e ti spiego anche perché.

Il nostro problema, purtroppo, non ammette una soluzione democratica. Una parentesi autoritaria e violenta è inevitabile. Punto. Non sto dicendo che ci sarà una dittatura o fregnacce simili (anche se tutto può essere). Sto dicendo che questa cosa non la risolveremo nelle urne: la risolveremo a Wall Street (e ambienti connessi). Tutto quello che possiamo fare è puntare sulla qualità (umana), creare una comunità dove trovare rifugio nei momenti difficili che ci attendono. Partire da "IO" non è un buon inizio, salvo in un raro insieme di eccezioni in cui ce lo si può permettere (e normalmente "IO" non lo sa, perché solo dopo la sua morte si capisce se "IO" poteva fottersene del mondo o meno). Lo dimostra, se non altro, il fatto che, come vedi, "IO" non è una buona categoria analitica in termini di fatti economici.

La forza del pensiero keynesiano è quella di aver dato pari dignità a domanda e offerta, cioè a "io" e alla sua controparte. Questo richiede un piccolo sforzo di astrazione: intuire e interiorizzare la circolarità dei flussi economici (cosa che tu hai fatto), e capire che esattamente come non esiste l'inizio di una circonferenza (se non in un senso del tutto arbitrario e soggettivo, tanto arbitrario e soggettivo da essere sostanzialmente inutile ai fini didattici o analitici), ha poco senso prioritizzare "IO" rispetto alla gerarchia dei fatti economici. Il pensiero frantumato, egocentrato, psicotico dell'economia neoclassica, questo mondo fatto di omini tutti uguali condannati a volere tutti la stessa cosa nello stesso momento, il mondo dell'agente rappresentativo razionale ottimizzante, conduce per forza di cose alla sociopatia. L'atomizzazione del processo decisionale e della struttura sociale connaturata al modello walrasiano, volta a rendere matematizzabile il calcolo economico, e intesa a privilegiare il ruolo dell'individuo, in fin dei conti si traduce in una Weltanschauung totalmente distopica, dove la decisione di produrre (e quindi di guadagnare) è scissa e sopraordinata gerarchicamente rispetto a quella di spendere. Quest'ultima viene considerata accessoria, derivata, ed è esattamente questa la motivazione al tempo stesso antropologica e operativa per la quale siamo in una spirale deflattiva da carenza di domanda: perché viviamo circondati da persone che ragionano partendo da "IO", guidate da persone che usano un modello fatto di "IO" e pensano che l'economia cominci da quanto produce "IO".

"Devo poter guadagnare"... senza che nessuno spenda?
Il mondo inizia da te?

Sicuro sicuro?

Sicuro sicuro sicuro?

A me sta anche bene. Ma rendiamoci conto che qui siamo nella psicosi, nella patologia, non c'è strategia comunicativa che tenga rispetto a questa etica farlocca del sacrificio (lavoro-pago-preténdo), a queste incrostazioni deamicisiane, a questa morchia ottocentesca che ancora intorbida la riflessione economica dell'italiano medio, e soprattutto dell'italiano medio-alto! Non è (solo) il problema di interpretare "in prima persona" (methron anthropon). E se anche (lecitamente) fosse, è utile scardinare da subito le categorie di chi ragiona così, dei novelli Cagliostro che hanno trovato modo, col loro sacrificio e la loro superiorità morale da filistei in redingote e basettoni a cotoletta, di estrarre reddito dal nulla (credono loro)...

In termini politici, anche se mi duole sembrare divisivo, con chi ragiona così temo che non ci sia molto da fare. Il problema è pre-razionale, pre-logico, e quindi anche pre-comunicativo. Non ci arrivi col logos. Non ce la fai. Esattamente come chi usa le categorie del nemico (helicopter money) è il nemico, chi asseconda l'economia di "IO" sarà sempre e comunque intrinsecamente impermeabile all'idea che gli scambi debbano essere tendenzialmente equilibrati, sarà sempre e comunque schiavo di un pensiero unilaterale (creditore buono, debitore cattivo; surplus bello, deficit brutto; inflazione brutta, deflazione bella...), sarà sempre e comunque prono alla logica dei rapporti di forza, e pronto a impersonarla, nella speranza (comunque vana) di poterla orientare a proprio vantaggio.

Non è un problema logico, né comunicativo. Non si tratta semplicemente di capire che se A=B allora B=A (il che aprirebbe l'eterno problema di quelli che "iopelamatematicanuncesoportatopé"... La "cultura" del piddino, tutta trivio e distintivo...). Il problema è etico. Il problema è capire che il mondo esiste. Guarda che non occorre, né basta, essere intelligenti per capirlo. L'intelligenza è un enorme ostacolo, e su questo esiste una letteratura scientifica specifica (Longagnani ci ha citato un paper fantastico, sul quale dobbiamo tornare). L'intuizione di Brigitte Granville, comunicatami la prima volta che la vidi ("gli uomini colti sono i nostri nemici") è comprovata da peiper pirreviued.

Se qui siete una comunità estremamente selezionata (e lo siete) è anche perché ho deciso programmaticamente di rivolgermi a pochi, mettendo dei filtri. Ed è per questo che anche se il modello keynesiano in effetti nei libri di testo viene detto income-expenditure model, preferisco partire dal lato della spesa.

Perché il modello keynesiano (ma anche di questo parliamo un'altra volta) non è il modello di Keynes. Keynes lo chiarisce da subito che senza aspettative di domanda non c'è produzione, e quindi, come dire, una sua idea di cosa inneschi il processo ce l'ha e la dice. Ma soprattutto perché se ce l'hai fatta tu, e soprattutto se ce l'ho fatta io (al quale questi argomenti interessano così poco), in fondo, volendo, potrebbero farcela anche altri. Non so tu, ma "IO" non credo di essere un genio. Credo di essere abbastanza integro moralmente da dire in pubblico le stesse cose che sono scritte nei libri e nei lavori scientifici attinenti al mio campo di indagine (vi ho dato mille prove del fatto che questa purtroppo è un'eccezione nella mia professione - ma vi ho anche detto che le cose sarebbero cambiate e stanno iniziando a cambiare).

Ma di essere un genio non lo credo proprio.

Il che, appunto, riconferma che il problema non è logico né comunicativo.

Il problema è etico.

In altre parole, l'errore del liberista (ragionare in termini di "IO", cioè ragionare in termini di offerta ignorando la domanda) non è un errore logico: è una scelta morale (e moralistica). Quanto sia corretta lo dimostrano i fatti ogni volta che a queste persone è concesso di governare. Normalmente finisce con una guerra mondiale, il che non depone esattamente a loro favore.

Salutami il tuo amico, ovviamente, da parte di "IO".

28 commenti:

  1. Nun ce sta gnente da fa', sei adorabile Albi... il sonetto mi ha ucciso..

    PS
    nel senso che in fondo sei adorabile. Anche se molto in fondo.

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    1. Non è che si può avere una traduzione per i diversamente romani? Sostanzialmente, l'unica cosa che capisco è "fregna". Diventerò leghista.

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    2. Stavo notando le particolarità linguistiche del romanesco del Belli, che non frequentavo più da molto tempo: come la rotacizzazione della laterale postnucleare non più produttiva, o termini quali "Balio" (< Balivo) e "Cacco" (< Macaco, S. Stefano del Cacco) o "cimosa" ormai in disuso. Potrei stare un paio d'ore a chiosare il pezzo. Tranquilli: non è una minaccia.

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    3. @martinet

      Stavo giusto pensando la stessa cosa...

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    4. Giovine Baroni, la sua piaggeria al Guru merita un sonetto del Nostro:

      Er giov[i]ne servizzievole

      Io le su’ bbirberie nu l’annisconno:
      è uno scapezzacollo pien de vizzi.
      Ha pperò un core che ppe ffà sservizzi
      lui nun ce maggna e cce se leva er zonno.
      Ponno vení li diavoli, sce ponno
      èsse fiumi, montaggne, priscipizzi:
      come se tratta de fà bboni uffizzi
      v’annerebbe magara in cap’ar monno.
      Ce stanno sopr’a llui quele du’ vecchie
      che fanno scappà vvia; eppuro lui
      je porterebbe l’acqua co l’orecchie.
      A mmé ddunque me pare, poveretto!,
      che ppe sti bboni riquisiti sui
      je se pò pperdonà cquarche difetto.

      12 settembre 1835

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    5. Io? Ma se non lo sopporto... comunque sia, bel sonetto, un vero onore...

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  2. Penso che la massima popolare "prima il dovere e poi il piacere" preceda il liberismo e anzi ne abbia costituito una buona base morale per sopperire alle mancanze scientifiche.
    Di loro i liberisti hanno aggiunto l'egocentrico ed egoistico individualismo.

    Krugman usa spesso come modello la storia di una cooperativa di baby-sitter, un'associazione di 150 giovani coppie che per aiutarsi reciprocamente si offrivano di accudire, a turno, i bambini degli altri.
    Spero la morale (non moralistica) della storia aiuti l'amico di Enrico a capire il suo sbaglio.

    Il primo problema da risolvere perché l'attività potesse partire fu quello di emettere dei certificati che dessero il diritto di usufruire del servizio, dal momento che partendo da zero nessuna coppia aveva guadagnato buoni da sfruttare.

    Ma un numero troppo basso di certificati inceppò presto il sistema: le coppie rinunciavano a uscire per accumulare buoni per il futuro, i buoni in circolazione diventarono troppo pochi per soddisfare i bisogni di tutte le famiglie e così la cooperativa visse un momento di recessione.

    Il problema non era legato alla produttività, alla competitività o alla qualità dell'offerta, ma alla mancanza di domanda. Fu difficile convincere il comitato (erano quasi tutti avvocati) ad aumentare l'offerta di buoni, ma quando (gli economisti) ci riuscirono il risultato fu sorprendente: con una maggiore riserva di buoni le coppie ripreso ad uscire dando la possibilità ad altre coppie di guadagnare buoni, quindi di riprendere ad uscire e così via.

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  3. Già, il problema è etico. Il problema, per i nostri politici e molti dei nostri tecnici (e per molti di noi), è dimostrare un po' di onestà intellettuale.

    Ora abbiamo la prova scientifica che è l'onestà intellettuale (anche con sé stessi) la prima vittima della propria competenza...

    Il paper inquietante di cui parla il prof è liberamente consultabile qui.

    Se qualcuno potesse tradurlo per i diversamente anglofoni penso farebbe un piacere a molti.

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    1. Non me la sento di tradurre tutto, mi limito a sintetizzare i commenti presi dal forum Hacker's News.

      Le persone intelligenti e informate sono semplicemente "meglio
      attrezzate" per difendere i propri bias. In altre parole, l'intelligenza
      non è una difesa contro le illusioni, spesso è vero il contrario.


      Sempre lì, un altro commentatore invita a consultare il 5° Capitolo di "Probability Theory: The Logic of Science" di Jaynes:

      "...si potrebbe pensare (per alcuni è un articolo di fede in democrazia) che discutere pubblicamente le questioni comuni dovrebbe portare a convergere sulle decisioni.

      Al contrario, osserviamo spesso che quando una questione controversa è stata dibattuta vigorosamente per qualche anno, la società si polarizza in schieramenti opposti ed estremi; diventa praticamente impossibile trovare qualcuno che riesca a mantenere una visione moderata. Fornire contemporaneamente nuove informazioni a persone diverse può riportare ad una convergenza di vedute; ma può anche portare ad ulteriore divergenza.
      Questa fenomeno si è osservato anche in esperimenti psicologici controllati. Ciò ha portato alcuni a concludere che le persone ragionano in maniera fondamentalmente irrazione; i pregiudizi sembrano rinforzarsi anche in presenza di nuove informazioni che dovrebbero avere l'effetto opposto.
      ...
      Ma ora, considerato l'esempio citato prima riguardo all'ESP, ci chiediamo se la stessa teoria della probabilità possa causare anche tali divergenze, e indicare che le persone, dopo tutto, pensino in modo relativamente razionale, in senso Bayesiano (vale a dire, in modo consistente alle proprie informazioni e convinzioni pre-esistenti)"

      "...messa in termini verbali, queste persone ragionano così:

      A: "Mr. N è onesto, e rende un vero servizio al pubblico. Pensavo che questo farmaco fosse sicuro in base ad altre prove, ma sono certo che egli non traviserebbe volontariamente i fatti quindi la sua testimonianza mi fa ripensare la questione e ora ritengo che il medicinale sia effettivamente poco sicuro. Il mio livello di fiducia nella sicurezza del farmaco si abbassa di 20.0 db e non lo comprerò più.

      B: "Mr. N è un po' inaffidabile, ed è incline a dare credito in maniera affrettata alle prove a carico. Ero già dell'idea che il farmaco non fosse sicuro, ma anche se fosse innocuo può lasciarsi trasportare dalla foga del voler dimostrare il contrario. Quindi sentire le sue affermazioni rinforzano la mia opinione, ma non di molto, diciamo 5.3 db. Non userò mai questo farmaco."

      C: "Mr. N è un sensazionalista senza scrupoli che farebbe qualsiasi cosa pur di alimentare polemiche e farsi pubblicità. La medicina probabilmente è sicura, ma lui quasi sicuramente direbbe il contrario senza nemmeno controllare i fatti. Per cui il suo report non ha praticamente alcun effetto sulla mia fiducia nel farmaco (arriva a 0.005 db). Continuerò a comprarlo e ad usarlo."

      Le opinioni di A e B convergono secondo il modello che abbiamo ipotizzato (5-20) perchè entrambi sono pronti a dare almeno un po' di credito alla buona fede di N. A e C divergono perché i rispettivi modelli di probabilità a priori riguardo alla volontà di ingannare da parte di N sono totalmente diversi. Per cui una causa di divergenza non è solo che le probabilità a priori (relative alla volontà di ingannare) sono numericamente grandi, ma anche al fatto che possono essere molto diverse tra persone diverse."

      Elimina
  4. “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.” Lorenzo Milani

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    1. Da "Lettera a una professoressa", autore: Scuola di Barbiana. La citazione è quasi sempre attribuita a Don Lorenzo Milani, ma se vogliamo rendere omaggio al suo genio pedagogico, dobbiamo credere possibile che il libro sia stata una elaborazione collettiva. E in effetti non abbiamo ragione di dubitarne.

      Elimina
    2. Non è così difficile come potrebbe parere. La prima pagina dopo il titolo riporta :

      "...
      A PRIMA VISTA SEMBRA SCRITTO DA UN RAGAZZO SOLO. INVECE GLI AUTORI SIAMO OTTO RAGAZZI DELLA SCUOLA DI BARBIANA.
      ALTRI NOSTRI COMPAGNI CHE SONO A LAVORARE CI HANNO AIUTATO LA DOMENICA.

      DOBBIAMO RINGRAZIARE PRIMA DI TUTTO IL NOSTRO PRIORE... "

      Elimina
  5. Più invecchio e più mi rendo conto che la maggior parte di quelli che credevo intelligenti e geniali sono deficienti col botto, mentre alcune persone che sembrerebbero normali (e si ritengono tali) sono invece geni col botto.

    RispondiElimina
  6. Albè forse per sgombrare alcuni equivoci dalla mente dei lettori, bisognerebbe partire dal big bang economico. Ora cerco di spiegarmi meglio.
    Premesso che sono concetti che hai già spiegato più volte e che probabilmente non sono recepiti principalmente dagli ultimi o penultimi arrivati sul blog, la mia impressione è che quello che sfugge ad alcuni è che SPESA=REDDITO ha come punto di partenza, cioè come tempo zero in cui le due cose sono fuse insieme come le quattro forze fondamentali (Gravitazionale, Elettromagnetica, Nucleare Forte e Nucleare Debole) lo erano nella singolarità che ha dato origine al big bang, il momento in cui lo Stato Spende emettendo monete (in presenza di sovranità monetaria) e quindi allo stesso tempo genera il proprio Reddito e quello privato che coincidono con la sua Spesa. Non so se il paragone è appropriato ma è quello che mi viene in mente pensando al l'emissione di moneta :)

    Ovviamente sarebbe cosa buona e giusta passare sempre e comunque dalla pagina del blog "Per cominciare" in modo da togliersi molti dubbi.
    Inoltre personalmente consiglio a tutti i nuovi arrivati di leggere il paper "Oltre L'Austerità" (basta cercare su google) dove oltre al tuo contributo nel capitolo "Le aporie del più Europa", a pagina 79 c'è il capitolo dal titolo "Sulla natura e sugli effetti del debito pubblico" che chiarisce bene cosa sia e che comunque rappresenta RICCHEZZA PRIVATA.
    Infine altra lettura che mi sento di consigliare è il post tradotto da Vocidallestero dal titolo "De Grauwe e Yuemei Ji: Conseguenze fiscali del programma di acquisto bond della BCE" che spiega in maniera molto semplice e scorrevole il funzionamento della Banca Centrale.
    Spero che queste informazioni siano utili e ti evitino di ricevere richieste da segretaria.

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    1. Perche? Il prof non è al nostro servizio?

      Per i pigri:
      - Oltre l'austerità - un e-book gratuito per capire la crisi, pubblicato il 20 luglio 2012 è pieno di previsioni azzeccate.
      - De Grauwe e Yuemei Ji: Conseguenze fiscali del programma di acquisto bond della BCE - pubblicato il 14 giugno 2013.

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  7. É questione di etica, verissimo.
    Posso confermare assolutamente, per questioni personali che ovviamente non staró qui a spiegare, io ho vissuto il passaggio da un' esistenza non etica a (un tentativo di) etica.
    E non ce n'é , la mia quantitá di intelligenza é rimasta invariata, ma se fossi passato da queste parti prima, dopo 5 minuti avrei spento il pc, e sarei sceso al bar per un aperitivo.
    Anzi, ho proprio fatto cosí, al grido di "beh grazie prima con la liretta si faceva la svalutttazzzzione competitiva" e "la benzina schizzerebbe a 5000 lire"
    Piú che di un economista avrebbero bisogno di un analista.
    Grazie ancora, prof.
    Almeno qui c'é un porticciolo riparato.

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    Risposte
    1. Un'analista?!
      Un prete, un saggio, un guru, un filosofo, un amico, un barista, un medico, un neurologo, una moglie, un'amante...
      Ma un analista?! Perché?

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  8. A me non piace adulare.
    Questo post è balsamo per lo spirito. Grazie.

    RispondiElimina
  9. Sempre più ammirato della Tua somma chiarezza e sempre più riconoscente, da romano, per l'uso "motivato" del romanesco, qui valorizzato dal sonetto del grande G.G. Belli e dai suoi "versi da plebe".
    Provo a mettere in prosa:
    LUI!
    Io e l'asino mio! [chi pone sempre l’io in tutti i discorsi] In ogni cosa
    vi ci ficcate voi per Cacco in mezzo [chi si fa sempre innanzi ed occupa lo spazio con altrui fastidio].
    In ogni fregna [discorso] ci mettete un pezzo
    del vostro, e ci applicate la giunta.
    Ma, fratello caro! e siete stato avvezzo [fatto l’abitudine]
    con questo po' d’albagia presuntuosa?
    Tutto sapete voi! Niente ha il suo giusto,
    se prima voi non ci mettete il prezzo!
    "Io vado, io vengo, io dico, io credo, io voglio:
    l'ho fatto io, l'ho visto io, ci sono andato io ..."
    per tutto c'entra l'Io del signor Imbroglio.
    Chi siete voi? la tromba del Balivo,
    il Papa, Marco Aurelio in Campidoglio [statua equestre al centro del C.],
    la Santa Trinità, Domineddio?!

    Roma, 14 gennaio 1833.

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  10. "... perché viviamo circondati da persone che ragionano partendo da "IO", guidate da persone che usano un modello fatto di "IO" e pensano che l'economia cominci da quanto produce "IO"..."
    che era quello che pensavo di Marchionne quando aveva deciso (più volte in verità) di produrre (e vendere) da 400.000 a 500.000 mila - a seconda del piano- vetture alfa romeo per rilanciare il marchio o puntare alla produzione di vetture premium a marchio Fiat lanciando il brand "500", senza pensare al mercato di riferimento - quello italico, ormai morto e sepolto nonostante i trucchi fiscali dell'attuale pdc -)

    vedo con piacere che dopo qualche anno si è ravveduto e ha deciso di produrre vetture low cost, come la nuova tipo, come l'andamento del paese suggeriva (da sempre mercato di riferimento del gruppo italiano)
    ogni qualvolta qualcuno mi parla di questa persona come di un genio me la faccio sotto dalle risate...



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  11. Caro Alberto

    grazie dalla persona in questione, onoratissima di essere "finita in prima pagina".

    Il tuo post è estremamente ben articolato e condivisibile. C'è solo un aspetto non economico su cui lei ha ancora un'osservazione.

    È vero che "Il problema è pre-razionale, pre-logico, e quindi anche pre-comunicativo.".

    Però è anche vero che nella comunicazione c'è un'importante componente pre-razionale e pre-logica, relativa a ciò che percepisce il destinatario della comunicazione.

    Infatti, il problema nel suo caso è stato percettivo e la sua segnalazione era riferita solo a questo elemento. Parlandone a voce, mi ha chiarito che gli aspetti etici che tu osservi sono assolutamente il fulcro della questione, ma la percezione è il primo passo di ogni processo cognitivo. Solo dopo che un soggetto ha percepito, ciò che ha percepito entra nella sua sfera etica e logica e razionale, etc. etc..

    La circolarità di spesa_altrui -> guadagno_mio e spesa_mia -> guadagno_altrui vale anche per comunicazione_altrui -> percezione_mia e comunicazione_mia -> percezione_altrui.

    Ovviamente, la tua comunicazione è eccezionale, non è detto che lo sia la percezione altrui.

    Un affettuoso saluto da "NOI" :-)

    PS
    La "persona" è un'amica e non un amico: vedi cosa ti combina la percezione? :-)

    RispondiElimina
  12. Non sono uno filosofo, ma



    questo suo pezzo, prof:
    Il pensiero frantumato, egocentrato, psicotico dell'economia neoclassica, questo mondo fatto di omini tutti uguali condannati a volere tutti la stessa cosa nello stesso momento, il mondo dell'agente rappresentativo razionale ottimizzante, conduce per forza di cose alla sociopatia

    mi ha fatto tornare alla mente quella cosa che ho letto da qualche parte, forse qui sul blog, della Metafisica, che occupandosi degli "enti in quanto tali", dell' "essere" eterno, immutevole, necessario e assoluto, cerca l'Uomo e se ne frega degli uomini che camminano sulla terra in quanto singole determinazioni fenomeniche, e di come la metafisica sia alla base dei totalitarismi che hanno cercato di forgiare l'Uomo. Ecco, l'agente razionale ottimizzante mi sa tanto di quell' "Uomo" e il liberismo di ultima incarnazione del totalitarismo contro la quale noi e i nostri figli siamo chiamati a confrontarci.

    E non sono neanche un critico di genere, ma




    quelle stesse parole mi hanno portato alla mente tanta fantascienza distopica, non ultima quella dell'italiano Valerio Evangelisti che pure nei flashforward presenti nel ciclo di Eymerich ha avuto intuizioni folgoranti sugli effetti psicotici dell'ideologia liberista: un futuro abitato da sociopatici, psicotici e schizofrenici in cui è sparita qualsiasi idea di comunità e di amore, la realizzazione finale della giungla del Mercato e della Libera Concorrenza.

    RispondiElimina
  13. Leggendo questo discorso dell' etica mi sembra che la forza del liberismo sia quella di essere andati oltre l' etica stessa. Mi spiego meglio: quante sono le categorie sociali che potrebbero reclamare una supremazia sulle altre? Presumo tutte. I medici salvano le vite, i poeti le rendono belle, gli scienziati le riempiono di cose che non capiremo mai ma ci saranno sicuramente utili, etc etc. Presumo che ognuna di queste categorie vorrebbe assumere queste ruolo preminente di categoria vate(come diceva quel poeta). Ovviamente, visto l' assurdo della cosa e gli scompensi sociali che ne deriverebbero, la società rifiuta a priori un simile esito e ne comprende subito l' assurdità. Invece, nel caso del capitalista, sembra ormai assodato che questa categoria, non solo abbia diritto di decidere tutto, ma che, in base a una presunta utilità sociale, a lei sia consentito anche di perpetrare ogni abuso in virtù di una utilità/indispensabilità sociale indiscussa e indiscutibile. Porsi, e vedersi accettati in un simile ruolo, non può che rendere inutile qualsiasi richiamo all' etica, sia in loro ma soprattutto nelle vittime. Vittime che ormai guardano al capitalista, come si potrebbe guardare a un leader religioso. Ed è questo atteggiamento che ormai fa rifiutare a tutti l' idea di uno stato che aiuta i deboli e ridistribuisce ricchezza perchè, ormai è così, queste politiche non sono più oggetto di dibattito razionale ma sono un tabù.

    RispondiElimina
  14. Eppure l'agente rappresentativo razionale ottimizzante spesso, nei fatti, riesce a essere più keynesianamente razionale e ottimizzante di quanto racconti a se stesso (anche perché, banalmente, in caso contrario non arriverebbe molto lontano). Basti pensare al concetto (e alla pratica) dell'obsolescenza programmata. Che cos'è infatti la limitazione preordinata del tempo di vita di un prodotto se non un meccanismo per la creazione di domanda differita? Che cos'è il costringere qualcuno a spendere soldi per sostituire un elettrodomestico pre-suicidato se non la necessitazione (e quindi la 'creazione') predeterminata (e quindi 'artificiosa') di una spesa (e quindi di un reddito - quello dell'operaio che produce l'elettrodomestico - e di un profitto - quello del suo datore di lavoro) che altrimenti non sarebbero assicurati (e quindi appunto 'creati')? E in che cosa questa soluzione è da ritenersi essenzialmente diversa ed eticamente superiore rispetto a quella eventualmente consistente nell'assicurare in qualche altro modo 'artificioso' (indicizzazione dei salari all'aumento della produttività?) la sostituzione del mancato flusso di spesa/reddito derivante dalla vendita/acquisto di beni non programmaticamente obsolescenti con un surplus 'gratuito' di reddito destinato a incrementare la domanda/offerta di beni magari più innovativi o servizi magari più socialmente utili?

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  15. Monumentale. Nel senso che Alberto Bagnai meriterebbe un monumento.

    RispondiElimina
  16. «… l’io, io!… il più lurido di tutti i pronomi!… I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti quelli che hanno i pidocchi… e nelle unghie, allora… ci ritrova i pronomi: i pronomi di persona».
    (C. E. Gadda, La cognizione del dolore)

    D'accordo, Gadda si pone su un piano differente dal nostro. Ma la coscienza dolente e sfatta dello sbracare canceroso dell'ego ha in oggetto proprio ciò che pretendono, per noi e a nome nostro ("...mi spiega che penso...") le varie cosche à la Mont Pelerin e le loro beghine zelanti: sii Io! L'unico possibile, frutto di riduzionismo ideologico: individuo assoluto, privo di relazione.
    @SimoneSantini, non so se sia più totalitario, negli effetti come nelle premesse, l'Uomo che temi tanto o questo Io. Li direi due manifestazioni della stessa arroganza.

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  17. Grazie, prof. Avevo bisogno di queste parole, le cercavo, profondamente, e averle trovate ancora una volta qui mi rassicura e mi dà nuovo vigore per affrontare gli impegni (forse potrei definirli "educativi", mirati a coltivare quella qualità umana di cui lei parla) a cui stavo pensando di rinunciare.

    "Tutto quello che possiamo fare è puntare sulla qualità (umana), creare una comunità dove trovare rifugio nei momenti difficili che ci attendono".
    Scontato, forse, ma la sensazione di solitudine può far perdere lucidità.
    Grazie ancora.

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