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venerdì 1 aprile 2016

Le confessioni di un erasmiano

(...il Lebenswerk del giovine Baroni...)

Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Da Zaventem":

Ho fatto l'Erasmus. 6 mesi a Parigi. Ho conosciuto numerosissimi studenti Erasmus e molti miei compagni universitari e amici lo hanno fatto. Con alcuni ci siamo ospitati vicendevolmente. Spagna, Portogallo, Germania, Francia, Austria, Turchia, Irlanda, Repubblica Ceca, Inghilterra.
TUTTI e dico TUTTI sanno perfettamente, prima di andare, che non si va in Erasmus per motivi didattici (salvo per la lingua che però impari se quello è un tuo obiettivo primario, e non sei obbligato a farlo, o preferibilmente già la sai). Chi dà esami durante lo scambio ottiene, di norma, il 18 GA-RAN-TI-TO, qualunque sia la prestazione; spesso l'oggetto consiste in un programma estremamente ridotto rispetto allo stesso per gli studenti autoctoni e la pazienza del professore di turno assomiglia a qualcosa che neanche Gesù nel Getsemani. L'esame di lingua obbligatorio invece viaggia tra i due estremi della farsa, nella peggiore delle ipotesi e della spintarella, nella migliore. Non di più. Io scelsi di farlo davvero all'ultimo secondo. Gli esami universitari in Italia già li avevo dati e dunque optai per la semplice "ricerca tesi", unica scelta possibile peraltro. Studiai da zero (0) la grammatica base e in tre settimane fui obbligato a dare l'esame, l'ultimo disponibile. Secondo loro avevo un B1 informatico con un punteggio di 72/100. Ridicolo. Impossibile avere un B1 dopo sole tre (3) settimane di approccio ad una lingua. Buon per me. E partii.

Ora, esistono due macrocategorie di studenti che partono e non sono "quelli che si ubriacano o scopano in giro" contro quelli che non lo fanno. Questa suddivisione esiste anche tra quelli che se ne rimangono a casa, alla pari. No. la vera distinzione è tra quelli rincoglioniti e quelli che non lo sono. Mi spiego. Quelli rincoglioniti sono coloro che, oltre a uscire dal proprio paese, escono pure dalla campana di vetro dentro la quale erano accoccolati e rimangono pertanto sconvolti dal contatto con l'aria: "Che figata! esperienza fulminante, ma allora esiste altro oltre a Grottibizzurago sul Mincio": insomma diventano, poiché si sentono, improvvisamente "internazionali" solo perché hanno vissuto in una nuova bolla gigantesca. Tornano “at home” e dicono: "L'Italia fa schifo è provinciale [ ma guarda…], l'Uni di Grottibizzurago sul Mincio è teribbile, la vita vera è un'altra, adesso ti spiego [ avete notato che, dopo aver perso la verginità, specie i maschietti, e in Erasmus capita in buon numero, diventano tutti dei navigati ammiragli della vagina, dispensatori dei più grandi consigli in materia?... No grazie, sarei satollo, salutami Federica].


BISOGNA andare all'estero perché lì [ehm.. dove, pirla?] ci sono opportunità" bla bla e via con minchiate di quel tenore. Questi sono coloro che NON si accorgono che all'estero anche se lavori, anche se sai la lingua sarai comunque uno straniero e che questa cosa ha il suo peso. Ma soprattutto SONO QUELLI CHE NON SI ACCORGONO CHE ANCHE L'ERASMUS è UN'ALTRA CAMPANA DI VETRO: dov'è che puoi vivere all'estero, senza ALCUNA responsabilità se non divertirti, in mezzo soltanto ad altrettanti te, senza doverti preoccupare di come vivere perché mamma, papà, la tua università (cioè il TUO Stato) e l'UE (che poi è quella che mette meno soldi di tutti alla fine) ti cullano dolcemente attraverso periodici bonifici bancari?

L'altro tipo, invece, è quello che quando va in Erasmus queste cose le comprende bene e capisce chiaramente che Severgnini e Eco quando parlano della generazione Erasmus (cioè un gruppo che è andato in vacanza in soldoni, una vacanza che indubbiamente può dare molto in esperienza umana e che consiglierei di provare ove possibile) stanno vedendo la madonna di Medjugorje. Sono dei rincoglioniti anche loro (sono convinto che non sempre lo fanno apposta; a volte v’è proprio che uno è rincoglionito); è davvero una cosa grande come una casa, lo sanno tutti, professori compresi. Insomma, tornando allo “studente Erasmus”, come al solito, la distinzione è tra chi vuole dormire e chi no. Come sempre, come ovunque. La generazione Erasmus semplicemente non esiste ed è argomento che fomenta solo l'odio generazionale perché nei fatti è mettere vecchi contro giovani.


PS
Solo un'ultima cosa. L'Erasmus è per famiglie economicamente serene, ma non necessariamente abbienti, anche se ho capito il discorso che fa Alberto. Io, tempo addietro, mi ero messo da parte soldi lavoricchiando e che poi ho deciso, dato che già li avevo, di mettere lì. Poi, siccome prendevo la borsa di studio regionale, metà l'ho impiegata allo stesso modo. UniVerona, infine, dava 130 euro al mese oltre a quelli forniti dall'UE. Quindi senza il mio paese, senza uno stato che dà (compresa la CAF francese) io NON partivo.






(...con una simile leadership Giovinia non ha un futuro...)

116 commenti:

  1. Grazie, giovine Baroni, e grazie Prof. Bagnai!


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  2. Molti ci dicono "in Italia non funziona niente",grazie all'attività divulgativa di qualcuno si capisce che se si emigra per lavorare si cerca di tutelare un pò i propri interessi ma di fatto si tutela di più gli interessi di altri soggetti.Per quanto riguarda l'erasmus ci possono essere dei vantaggi nel passare con una certa facilità gli esami però gli svantaggi riguardano la mancata preparazione degli studenti,parlando ovviamente di economia,sul fatto di essere messi in condizione,a volte,di sputtanare alcuni cialtroni,"esperti" compresi.

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  3. Mio figlio (a mia insaputa) ha fatto domanda per partecipare a un corso di una settimana (!) in Bulgaria (in ... bulgaro?) in tema "diritto del cinema". Corso, naturalmente, in parte finanziato UE. Per fortuna, non e' stato ammesso!

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    1. Mi sfugge un punto: è la domanda che è stata sottoposta a sua insaputa, o è la condizione di figlio suo che le è (era) ignota? ;)

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  4. Ma non ci siano limiti di età giusto? Dai che forse - un altro sogno può continuare - gggiovani forever -

    Se mi iscrivo a economia a 50 anni magari ci rientro... Le lingue le so, che l'euro è solo una moneta anche... Basta spero..

    Solo, si può fare l'erasmus estero su estero (da emigrato)? (uhm)

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  5. Erasmus sta all'istruzione, come la rotonda sta al trasporto su gomma: soltanto una su mille ha una qualche utilità.

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    1. Elogi della follia, per interesse. Per caso vivi nella piana di Navelli?

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    2. ...trivio e quadrivio nell'era delle rotatorie...

      Ho colto solo ora il tuo acume, Ivan.

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  6. Dall'InterRail proletario all'Erasmus elitista tutta l'Europa classista. Ma poi Vendola è di sinistra.....

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  7. Ma certo: una vacanza, è l'espressione giusta. Se non l'avessi fatta in parte in erasmus la tesi di dottorato me la potevo scordare. Sia perché tratta del paese dove sono andata, sia perché quelle strutture e quella disponibilità in Italia non le avrei mai trovate. Dopodiché lo stesso paese mi ha dato una borsa di aiuto al soggiorno per quasi un anno. Con la borsa Erasmus non ci vivi di certo. A me serviva per pagare l'affitto calmieratissimo di una stanza centralissima, senza bagno ma con angolo cottura, dell'università.
    Dopodiché ovvio che ero in vacanza: sei giorni su sette in biblioteca e in archivio per dieci ore al giorno senza nessuno che pretende di chiudere alle 14, che chiude la distribuzione, che ti impedisce di fare foto al materiale fuori copyright, che ti chiede di portare vergate con il sangue venti lettere di presentazione per vedere un manoscritto, che impedisce di utilizzare internet perché noto attrezzo per terroristi perditempo, dove i libri si comprano e si danno in lettura e in prestito in pochi giorni, dove i trasporti pubblici ti aiutano a lavorare... magari! In generale qui si respira l'idea che chi studia abbia importanza e dignità, e soprattutto che sia persona autonoma, non ombra e seccatura del proprio "maestro" che qui quasi si vergogna a chiederti il piacere di tradurgli una lettera nella tua lingua nativa, o una verifica bibliografica mentre sei a Oxford in trasferta e lui no, perché non sarebbe il tuo lavoro. Indubbiamente una vacanza, solo che per i nativi è la vita di tutti i giorni. Magari qualche altro vacanziero se ne accorge, a modo suo.

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    1. I nativi non conoscono la 'durezza del vivere', e quindi non saranno temprati come gli erasmiani PIIGS. Alla lunga, saranno sbaragliati. Così imparano!

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    2. Ai tempi della mia tesi, dovetti studiare alcuni croci astili quattrocentesche ancora conservate nelle chiese di origine, in area lariana (un'esperienza bellissima, comunque). Che tu ci creda o no, dalla diocesi, per darmi il permesso, mi fu chiesta una lettera di presentazione non del mio professore di tesi, non della Sovraintendenza alle Belle Arti, presso cui ero seguita. No. La lettera che vollero fu quella del mio parroco.

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    3. Ma pensa te che strano! Avrei detto un 33 della loggia di zona (o almeno un 16,5 o un 17 secondo i calcoli dei matematici parigggini). O almeno un sacrestano di satana, se non proprio un sacerdote del medesimo. Che mondo bizzarro!

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    4. Ma prima di andare in Erasmus l'Università l'hai fatta in Burundi?

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    5. Esiste l'erasmus per i dottorandi di ricerca, o mi sono perso qualcosa ed hanno cambiato il nome della tesi di laurea?

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    6. Per altro, ricordo benissimo che quando studiavo (si fa per dire) fisica in un noto ateneo italiano, il guardiano veniva sì a chiudere i laboratori alle 10 di sera, del che noi studenti ce ne battevamo allegramente il belino (con il beneplacito del professore) e uscivamo, chiudendo bene la porta, alle 2 del mattino. Una volta ho dovuto lasciare lì la macchina, perché io posso scavalcare i cancelli ma per lei è un po' più dura.
      Se in qualche altro posto adottano regole diverse è un problema di regolamenti locali, non certo di inferiorità genetica nazionale

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    7. Molte persone usano dati raccolti durante la propria tesi per fare il primo articolo del dottorato.
      Anche io ho fatto l'Erasmus per fare la ricerca della tesi ai tempi in cui la borsa copriva quasi tutte le spese (erano circa 500 euro mensili) e in un paese caro ma me la sono cavata lo stesso. Eventualmente ci ho anche finito per trasferirmi, finire un dottorato e trovarmi un lavoro, anche se avrei preferito avere questa possibilita' in Italia. Perche' ovviamente e' vero che nonostante tutto sei sempre "lo straniero", che devi faticare il doppio dei locali e l'integrazione non arriva solo con il rispetto delle usanze locali, ma solo con l'assimilazione.

      Comunque me li ricordo i colleghi che fecero l'Erasmus nel mio corso o quelli conosciuti durante il mio Erasmus (nonostante il periodo sfalsato, visto che non seguivo il semestre di lezioni). La maggior parte era gente che fra viaggi di piacere e feste non avrebbe potuto frequentare veramente nessun corso, neanche se avessero voluto (e non era questo il caso).

      Come dire, era un'ottima opportunita', per chi non era molto abbiente come me, di fare ricerca o corsi non disponibili nella propria universita'. E di vedere e vivere in un paese nuovo o mettere un "piede nella porta".

      Che poi purtroppo questa opportunita' l'abbiano sfruttata in pochissimi e' anche fisiologico. Non mi sarei aspettato altro, date le modalita' con cui e' organizzato il tutto. Renderlo un esperienza produttiva avrebbe richiesto uno sforzo molto ma molto maggiore da parte delle istituzioni.

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    8. Sgamato, sto disimparando la mia lingua materna, uno dei collaterali di quando uno scrive troppi paper.
      Ma che tristezza e vergogna, davvero.

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    9. Uh che diluvio. Cerco di rispondere, perché mi sembrerebbe scortese non farlo.
      @Bertani: la durezza del vivere ha per titolo Parigi e Berlino ritorno alla realtà. Quindi non gli è ignota semplicemente gli è arrivata più tardi. Oppure non riguarda gli studenti universitari, o non ancora. A quanto mi si dice (ma non conosco la situazione direttamente, quindi vorrei evitare affermazioni alla cuginesca) a Berlino oltre a molto altro ti pagano persino la tessera del tram. Il vero problema si pone quando esci dall'università, e comincia a mordere duro anche lì dove sono stata.
      @Maxwell: se "Burundi" per te definisce la maggiore università della capitale d'Italia, vedi un po' tu.
      @Guido Costantini: domanda costante. La tesi di laurea continua a chiamarsi così, almeno da noi. L'erasmus di dottorato, come ho avuto occasione di spiegare anche alla responsabile degli scambi universitari del paese di destinazione, riguarda per l'appunto la tesi di dottorato.
      @Nat: sorella carissima :-) le vie della lettera di presentazione fanno parte di quelle infinite ;-). Esperienza senza dubbio splendida, mi piacerebbe saperne di più.
      @Marco S: l'eccellente autorevolezza scientifica del parroco non puà essere messa in dubbio. Ovviamente non può non includere le pietre, o meglio la pietra.
      @Milo: purtroppo sono arrivata troppo tardi per riuscirci. Il fango sotto cui la UE ci sta seppellendo mi impedirà con ogni probabilità di percorrere la strada che tu hai percorso per gli stessi tuoi motivi, malgrado impegno e passione. Per me comunque non sarebbe stato un ripiego, soprattutto perché il mio soggetto riguarda proprio questo paese.
      @Strada: la situazione di un laboratorio non è neanche lontanamente paragonabile a quella di una biblioteca. Né per il tipo di pubblico che la frequenta, né per gli oggetti che conserva, né per i servizi che deve erogare per poterlo frequentare. Ah, tra parentesi, alcune delle condizioni che ho citato, definite dal tuo commento "problema dei regolamenti locali" sono quelle che regolano, tra l'altro, le biblioteche del Ministero dei beni culturali e gli archivi di stato, strutture presenti, com'è ben noto, sull'intero territorio nazionale. A meno che con "locale" non si voglia intendere "italiano in seno alla UE", perché come passi le Alpi scopri che queste condizioni non riescono a varcare i monti. Tuttavia io preferirei non utilizzare simili definizioni, ma magari qualcun altro ci si ritroverebbe maggiormente.
      Lo so benissimo, per motivi vari, che in certi laboratori si entra e si esce 24 h 00. O meglio lo fanno alcuni pochi e proprio perché pochi, e perché il contesto diciamo docente, è a spada tratta favorevole e protettivo, spesso contro le strutture stesse. Ma non sono il centro del mondo né della vita universitaria, per quanto a volte ci si compiaccia un po' troppo di ritenerli tali.
      Comunque: dove mai in quanto ho scritto, qui, altrove, su qualsiasi mezzo di comunicazione, mi può essere attribuita l'espressione, o un suo equivalente, di: "inferiorità genetica nazionale"? In che frasi e con quali parole? Perché ci terrei abbastanza a sapere cosa possa autorizzare a collegare le mie parole a una simile immagine.

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    10. "[...] senza nessuno che pretende di chiudere alle 14, che chiude la distribuzione, che ti impedisce di fare foto al materiale fuori copyright, che ti chiede di portare vergate con il sangue venti lettere di presentazione per vedere un manoscritto, che impedisce di utilizzare internet perché noto attrezzo per terroristi perditempo, dove i libri si comprano e si danno in lettura e in prestito in pochi giorni, dove i trasporti pubblici ti aiutano a lavorare... magari! [...]"

      A me è suonata come una generalizzazione, che nella mia particolare esperienza non ho riscontrato. Può darsi certamente che io abbia frainteso, del che, nel caso, mi scuso.

      Aggiungo inoltre che l'atteggiamento tenuto nell'accessibilità ai laboratori è (o almeno, era 10 anni fa. Oggi non so, perché non frequento più) solo un esempio di un'elasticità che, in generale, veniva ampiamente accordata anche in altri aspetti della vita accademica (prestiti di libri, copia degli stessi, ecc. ecc.). Mi sono riferito a quello specifico esempio perché è l'unico di cui ho avuto esperienza diretta, avendo io già autodenunciato una scarsissima (per non dire inesistente) dedizione allo studio. Con ciò volendo non già invalidare quanto da lei sostenuto, quanto piuttosto sottolineare come inferire regole tanto generali (ripeto, è possibilissimo che io abbia frainteso e il suo intento fosse altro) dal suo campione necessariamente ristretto non sia ciò che si può chiamare un'analisi rigorosa ed esaustiva. Sed absit iniuria verbis

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    11. P.S. Solo i fascisti e i lumbard chiamano la gente per cognome. Ti autorizzo a chiamarmi fraternamente Nicola

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    12. Purtroppo è tutto il contrario di una generalizzazione, dato che come sono costretta a ripetere, si tratta di prassi diffuse e in certi casi anche regolamentate su tutto il territorio nazionale (campione forse non proprio ristretto). Inesistenti altrove (campione certo troppo ristretto, un paio di nazioni europee).
      Questo è solo un esempio, attuale: https://fotoliberebbcc.wordpress.com/presentazione/
      Senza contare che non si è assolutamente in grado di valutare se io abbia o meno testato tutte le biblioteche che il mio campo riguardano, né quante ne ve ne siano, né se siano maggioritarie rispetto a quelle di fisica.
      Se ho ben capito la disciplina che studiavi, tu usavi e conosci un certo tipo di biblioteche, che sono poche, non sono quelle che frequentano altri, e probabilmente usi proprio poco le biblioteche in generale, che non si limitano a quelle delle università, per non parlare degli archivi. Le biblioteche scientifiche nelle università sono spesso le più aperte e avanzate proprio perché i fisici, tra l'altro, viaggiano spesso, sanno come funzionano all'estero e premono per avere gli stessi servizi anche a casa. Inoltre in fisica mi pare che la bibliografia importante sia più o meno tutta in una base dati consultabile liberamente, e da tempo comunque su riviste online. Ma è un campo disciplinare che riguarda relativamente poche persone, rispetto a chi studia altro e si misura con altre strutture, necessitando di altri servizi.
      Questo è appunto il lato formale e ufficiale con cui tutti si devono confrontare.
      Andare all'estero e conoscere un altro modo di intendere e fare servizio pubblico, semplicemente spesso più di buon senso, rende consapevoli di come l'"elasticità" più o meno ad personam, o a ruolo, sia in un certo senso ancora peggio, perché le biblioteche come gli archivi devono agevolare lo studio, non il contrario, e questo si deve rispecchiare innanzitutto nei regolamenti, dando non elasticità, ma diritti chiari e garantiti a tutti, e non facendo eccezioni agli stessi (si parla se mai di regolamentazione nella gestione delle eccezioni che è altra cosa e può portare nel tempo a cambiamenti stabili nei regolamenti stessi). Inoltre il vivere sulla base dell'elasticità e dell'eccezione oltre a essere fondamentalmente poco dignitoso come se si dovesse elemosinare un favore, apre la strada a ogni sorta di arbitri, nonché di di disagio per chi non sa se troverà il funzionario sufficientemente elastico o meno. Si può ricordare lo scavalcamento di un cancello con un sorriso, ma quanto dovervi ricorrere o contare sia insensato lo si capisce quando si vive una situazione in cui, semplicemente, nessuno ti porrà nella condizione di doverlo fare, magari perché non ci sono cancelli, ma soprattutto perché l'organizzazione di certi servizi è pianificata per farti fare il tuo lavoro senza perdere energie nello scavalcare regole inutili ma sacralizzate, concentrandole invece nelle difficoltà che ti pone la ricerca. A quel punto se vuoi avere un ricordo di scavalcamento cancelli perché giovinezza è bella e fuggitiva, lo fai nella privata vita, come è capitato anche a me di fare, pure all'estero, sapendo che si trattava di una bravata, non di qualcosa che era necessario per finire quello che dovevo finire, esperimento o lettura che fosse.

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  8. Standing ovation! 2 considerazioni:
    erasmus è comunque per famiglie economicamente MOLTO serene. Borsa UE attuale va dai 230 ai 280€ mensili in base alla fascia dove è incluso il paese (faccio solo notare che Germania è l'unico paese "avanzato" non incluso in fascia alta assieme a PIGS e PECO). Borse statali universitarie invece variano, Modena-Reggio siamo tra i 20 e i 100€ mensili. Si tengono una forchetta bella ampia e solo alla fine chi vivrà vedrà (l'anno scorso 60€ mensili). E siamo arrivati sotto i 300 mensili.

    Negli ultimi 2 anni è cambiato radicalmente il progetto, non so dove vogliano andare a parare, ma chi ha già fatto un erasmus non solo può farne un'altro ma è anzi spesso avvantaggiato nelle varie graduatorie. Forse vogliono modellare meglio i nuovi cittadini europei!

    Io ne approfitto e provo a cambiare campana con una tesi in Andalusia. Dicono che è pieno di nordiche dalla chioma lunga e chiara.

    Ps: B1 tedesco e non so ordinare una schnitzel, mi piacerebbe sapere come valutano

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  9. Il meccanismo psicologico dell'Erasmus è stato spiegato magistralmente da Baroni. E' un sistema che in maniera subdola, tramite l'utilizzo di vizi materiali, cerca di instillare l'odio verso la propria madrepatria convincedosi di aver trovato il paradiso all'estero(sesso e rock and roll).D'altro canto una mente giovane è facilmente più corruttibile e manipolabile. La gioventù dei 20-30 anni attuali oramai si è "internazionalizzata" nel senso negativo espresso sopra e questo in futuro sarà deleterio per il nostro paese in quanto anestetizzerà una vera resistenza. Le vere esperienze all'estero sono quelle dei 2 gesuiti menzionati in questo blog.

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    1. Non ho proprio prove per dire sia stato progettato a tavolino. Però i fatti parlano da sé. A me interessano quelli: l'Erasmus è uno spot efficacissimo. Il rischio forte è che faccia fare a chi l'ha compiuto la facile associazione tra una parentesi quasi idilliaca in viaggio studio e l'Ue, ma soprattutto il fantomatico "andare all'estero", assurto acriticamente come soluzione ideale e più appetitosa (così, senza specificare dove, come, perché, chi); la mobilità del lavoro assurto a prodotto da scaffale. E non un prodotto qualsiasi, ma quello più desiderabile e dunque desiderato. Solo che non è la Apple a metterlo in commercio. E il vero colpo di scena è... che è gratis.
      Ma, ripeto, il problema non è l'Erasmus, che può essere fatto bene o male, con equilibrio o meno, bensì la facile seduzione con la quale t'invischia in un gioco di semplici associazioni mentali e sogni proibiti ancorché, ovviamente, irreali: quando partirai per andare all'estero, quando farai dormire la ragione mentre ti fottono il futuro, non sarà com'è stato il tuo Erasmus. Ma a quel punto è già troppo tardi. Negli anni '70 c'era l'LSD, ora ci sono fogni brandizzati. E troppi sognatori.

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    2. Però è bello sapere che in Italia siano rimasti giovani con una bella testa come la tua

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    3. @ Michele

      Rimango dell'idea che le spiegazioni semplici siano le più probabili: che una decina di stati riuniti in comunità finanzino un progetto di interscambio culturale mi sembra una trovata logica, non geniale, né frutto di chissà quali piani studiati a tavolino. Soprattutto in considerazione del fatto che attività simili c'erano già da anni. L'idea di fondo del viaggiare è conoscere e normalmente conoscere - anche di striscio - un'altra cultura aiuta a superare pregiudizi. Se poi si tromba, si studia, si dorme o altro, questo dipende da come si ha intenzione di sfruttare l'occasione. Ma se a livello didattico l'interscambio ha i suoi limiti, dubito si possano colpevolizzare gli ormoni dei ventenni: la brutta notizia, infatti, è che già all'università (italianissima) si tromba. Succede, quando si esce dal tetto paterno.
      Piuttosto, lasciare gestione e regole del progetto all'azione delle singole università, fa sì che le possibilità didattiche dipendano fortemente dalla situazione in cui si capita. Mi sia concesso di dubitare fortemente dell'interesse (e quindi delle risorse) che un'università qualsiasi possa avere nel perfezionamento di questo progetto a livello didattico. Sbaglio?
      Ed è un peccato. Guardare cosa c'è al di là del proprio cortile apre la testa. Non corrompe. Il problema semmai è che se uno è cazzone prima, rimane cazzone anche dopo.
      Non è una gita a Lourdes.

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    4. Diciamo che vieni lasciato a te stesso. Nessuno ti scorta, anche burocraticamente parlando. Arrivi che nessuno ti conosce, ti manca un controllo esterno, mentalmente proprio. Quindi è facile rilassarsi su un livello minimo, più piacevole. Puoi fare 1 o fare 10. Io di giorno studiavo oppure mi leggevo qualcosa, spesso mi facevo un giretto per la città in bici o a piedi, specie appena arrivato. Vuoi anche perché non avevo troppi soldi e Parigi costa uscivo la sera due o tre volte a settimana. Ho sacrificato un po' la lingua, anche se ho raggiunto un livello più che sufficiente per destreggiarmi tra uffici e persone, ma avevo una tesi da fare e ci tenevo a finire per tempo facendola bene. Insomma, dipende da te. Però è un'esperienza che consiglio perché atta a misurarsi con se stessi, nel senso che è utile anche se sbagli, anzi forse di più.
      Sul discorso dello spot, i casi a mio modo di vedere, sono due: o è stato pensato per creare associazioni mentali di maggiore disponibilità verso l'estero, creando illusioni su cui fondare un'accondiscendenza futura oppure si è pensato davvero che l'Erasmus potesse integrare le culture, sviluppare la reciproca conoscenza linguistica, creare legami concreti e duraturi tra persone di nazionalità diverse. Entrambe fonti plausibili; ciò che si è però verificato nei fatti non ammette dubbi: una gigantesca emozione, in grado di permanere nel tempo, costante, occasione enorme per una sua gestione a fini di propaganda. Forse è accaduto qualcosa di simile a quando si stava realizzando l'Eurozona: qualcuno era davvero convinto che così sarebbe stato possibile arginare la Germania, lo "strapotere" del marco. Quindi anche che spedendo ventenni all'autogestione senza dotarli del senso di responsabilità dato dal doversi mantenere avrebbe contribuito a creare una generazione di "integrati". Per me, semplicemente ridicolo, perché manca di considerare banali, normali dinamiche di adattamento umano. Un po' come pensare che il Mercato si autoregoli virtuosamente. E infatti ogni tot decenni se vede proprio come si autoregoli. Se fossi stato un eurocrate avrei optato decisamente per la prima ipotesi: creare un frame, una magia, un fogno facendo leva sulle passioni, sull'irrazionale. Che poi sta alla base di ogni discorso retorico: se voglio averti devo smuoverti prima interiormente.

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    5. Io non ho fatto l'Erasmus, ma in compenso ho fatto il militare. Non pensi/ate che aldilà di tutto a 20 anni una esperienza di qualche mese lontano da casa (a costi accessibili e aperta a ragazzi e ragazze) sia utile?
      Io il militare l'ho fatto molto prima che arrivasse l'Euro e mi parve che per moltissini fosse la prima (e forse unica) occasione di uscire di casa e imparare un minimo a gestirsi.

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    6. Si, il militare, per noi maschietti, era il passaggio forzato dall'età adolescenziale all'età adulta.
      La prima volta lontano dai genitori. Un anno di sveglie all'alba o veglie notturne fuori al freddo ed al ghiaccio. Imparavi il rispetto (forzato), farsi la barba tutti i giorni e mangiare di tutto.
      Dal punto di vista formativo tecnico militare non serviva quasi a nulla, ma dal punto di vista formativo umano era essenziale.
      In tanti ci imparavano pure un mestiere, tipo gli autisti degli autobus, che una volta usciti erano richiestissimi dalle varie aziende di servizi pubblici.
      Un peccato che la abbiano abolita.

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    7. Il militare era, almeno in teoria, l'esatto contrario dell'erasmus: supervisionato uno (dal sergente o tenente istruttore di turno) quanto l'altro è anarchico, giornate rigidamente programmate quanto caotiche sono quelle dell'altro, "fai questo, anche se tu sembra e forse è inutile" contro "fa quello che cazzo ti pare" (lasciamo perdere che il militare doveva insegnare l'amore patrio contro l'amore per l'Europa senza confini che già il primo non lo faceva probabilmente dagli anni 60).

      Insomma, mettere sullo stesso piano due esperienze praticamente ed ideologicamente opposte mi sembra sbagliato

      L'erasmus è più che altro come la libera uscita, ovvero la parte non-leva dell'esperienza della leva.

      Che poi, questa cosa che l'erasmus è la prima esperienza di libertà mi sembra una cazzata: io di Erasmus ne ho conosciuti a centinaia (ero il segretario nazionale di una associazione studentesca internazionale... Praticamente l'erasmus era dato per scontato) e non MAI incontrato lo studente che su fosse aperto al mondo con l'erasmus: c'erano sempre state esperienze fuori di casa precedenti, accademiche e non, fosse anche solo la vacanza studio per (ahahah) imparare la lingua.

      Il mito dello studente di Pantelleria che parla dialetto stretto e vive a casa con genitori e nonni a cui si aprono gli occhi vivendo l'esperienza salvifica e redentrice dell'erasmus.. Beh...

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    8. Sono d'accordo con te, Guido. Erasmus e leva non sono minimamente paragonabili. Scopi, contenuto, forma sono totalmente dissimili. Sarebbe come accostare la luna ad un bicchiere di latte partendo dal presupposto comune che entrambi appaiono di colore bianco. Indubbiamente, entrambe sono forme di violenza. Da un condizionamento psicologico per giungere ad una coazione fisica il primo, dalla coazione fisica al condizionamento psicologico, la seconda.
      [ora rispondo anche ad @elu ei e @Nicola Strada]
      Tuttavia la violenza è elemento proprio di qualsiasi organizzazione promani da un'istituzione, dall'uomo associato. L'ego tende sempre a voler possedere, fermare, irrigidire. Si possono avere anche tutte le più belle intenzioni esistenti, ma se si manca di consapevolezza circa la violenza insita in queste strutture e, soprattutto, circa la sua natura in divenire, inevitabile, ecco che si realizza il vero danno: ancora più grave del male che invece s'intendeva combattere, perché realmente in grado di attaccare dalle fondamenta le idee che avrebbero avuto il potenziale di superarlo. Per questo che una Chiesa che segue Mammona fa danni indescrivibili, perché chi, giovane, verrà dopo dirà: "Ah! ma dunque è questo ciò che i suoi sacerdoti chiamano Fede in Dio? guarda i miei genitori: vanno a Messa tutti i giorni eppoi quanto poco amore che danno. Guarda quel parroco, che vuole del denaro per ricordare un morto della sua parrocchia, per sposare due persone e che intendeva educare quando frequentavano il suo catechismo. Io Dio non lo voglio" e si getta su qualcos'altro, rompendo ogni senso del limite. Allo stesso modo chi vuole associarsi politicamente. Si deve stare molto attenti. Il cuore non è sufficiente, è necessario aver raggiunto una certa consapevolezza circa determinati elementi che entrano in gioco, specie successivamente. Ad esempio che bene e male non sono scissi, che avere intenti nobili non significa necessariamente realizzare il bene e che anzi più la posta in gioco sarà alta e più l'errore peggiorerà una situazione, invece che migliorarla. Per farlo, il bene, occorrono: cuore, pensiero, esperienza. Col primo di fatto ci nasci, altrimenti lo puoi anche sviluppare, ma a costo di fatiche enormi; dunque sono in pochi; gli altri due invece maturano solo con l'età, dunque è decisamente meglio se un giovane pazienti e si limiti ad osservare per solo poi, eventualmente, emulare colui che cuore, pensiero ed esperienza gli hanno suggerito quale modello. Non sono i giovani a dover fare il cambiamento, i giovani sono il motivo per cui si deve fare il cambiamento.

      Sull'Erasmus come garanzia d’apertura mentale, non posso che essere nuovamente d'accordo con te. Era anche un po' il cuore del mio ragionamento. Forse la leva obbligatoria era maggiormente in grado di sviluppare una certa evoluzione in coscienza, ma, credo, per un motivo ben preciso: perché costringeva a provare una buona dose di sofferenza, il nostro metodo preferito. Da sempre. Ce ne sarebbe uno più potente, ma costa troppo impegno.

      PS
      Per Elu Ei: se vuoi che ci spariamo una carbonara, scambiandoci opinioni e valutazioni, molto volentieri. Anche con una certa cadenza, mi va senz’altro. Se vuoi organizzare un’associazione, senza troppa pubblicità, che si limiti ad oganizzare qualche incontro con qualche vecchio esperto, non credo serva a molto, ma ci si può pensare, anche se non capisco la necessità associativa: bastano un telefono e la buona volontà. Se invece pensavi a qualcosa di più, mi dispiace, ma dal profondo credo proprio verrebbe fuori un macello: io passo. Se però Alberto, un giorno, dovesse avere bisogno di una mano per qualche sua idea, a determinate condizioni, certamente non economiche, non credo mi tirerei indietro.

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    9. Aggiungo che, nonostante con il risotto io sia una vera chiavica, la mia carbonara è da paura ;)

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    10. Dai, con le nuove forze armate europee unite avremo il militare Erasmus.
      Il soldato italiano va a fare la leva in Francia, il francese in Spagna, lo spagnolo in Germania, il tedesco in Grecia (no, questo meglio di no, camperebbe poco....), dicevo, il tedesco in Lituania, il lituano in Italia ecc....
      Uniamo "l'inutile" al dilettevole.
      Non servirà ad una fava, ma sai la finlandese poi come si arrapa col soldato maschio portoghese in mimetica?
      Volete mettere?
      Messi a confronto, al ragazzino studentello mingherlino sicuro non gliela dà più! (Così lo studente, lasciato in bianco, finalmente si potrebbe concentrare a studiare e a far fruttare i soldi di papà....).
      Viva il militare erasmus!

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    11. La leva militare aveva anche il merito di sviluppare un attaccamento verso il proprio paese e la propria nazione, oltre a essere un esperienza formativa migliore dell'erasmus. Per questo motivo l'hanno eliminata, per diluire il senso di appartenenza e il legame identitario verso la propria terra. Vuoi mettere la bellezza di un esercito di mercenari, gente che pensa ai propri soldi e non ci pensa due volte a tiranneggiare la popolazione o alla bellezza di un "esercito europeo".

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    12. @Nicola Baroni
      Quando ho scritto sotto alle 18:56 non avevo letto il tuo commento sopra, non so se perché non ancora approvato o per distrazione.
      Mi trovo nella strana situazione in cui capisco benissimo le tue cautele, e tuttavia se le facessi mie (salvo che il prof sia di diverso avviso, ovviamente, nel qual caso mi sporizzerò senza indugi.) sentirei di non star facendo il mio dovere fino in fondo. Mi dispiace, pd. A ogni modo il weekend del 15 sarò a Milano da amici, quindi daje, facciamo questa carbonara in zona con chi ci sta (Nicola Strada, ma tu non stai lavorando in giro per l'€€€€€uropa?)

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    13. @elu ei

      Sì, avevo immaginato. Il fatto, però, è che la mia non è cautela, ma l'assoluta e consapevole certezza che quello che intendo è esattamente ciò che si verificherebbe nel caso un gruppo di inesperti come noi stabilisse di passare la linea della vigile attenzione per andare oltre. È già accaduto nel recente passato. Il vero cuore è nel cervello e necessita di una maturazione. Potrei provare a convincerti usando un argomento diverso, contrario in prospettiva: Alberto è un grandissimo comunicatore e per chi, come me, ama vedere l'intelligenza nelle persone è addirittura un godimento osservare come si muove tra i dettagli; ha esperienza e competenza. Per chi lo nega non c'è bisogno di controargomentazioni, si squalifica da solo. Eppure il suo messaggio, nei numeri, filtra fino ad un certo punto ( poi a Milano, se potrò esserci, ti dico perché se accadesse il contrario personalmente mi preoccuperei). In passato è accaduto qualcosa di simile anche ad altri intellettuali, con visibilità mediatica ben maggiore. Anche il loro messaggio è filtrato fino ad un certo punto. Dunque a cosa serve tenere accesi tutti quei lumini se la notte è così buia e gli uomini fuggono la luce perché i loro occhi non vogliono abituarvisi? servono a chi, avvertendone la presenza, fidandosi, decide ugualmente di avvicinarsi, serve a coloro che un giorno, forse, dovranno provvedere a tenerli accesi per altri che verranno. Ma la notte rimarrà buia e gli uomini continueranno a preferire l'oscurità fintanto che chi ha fatto la notte così nera e gli uomini così ciechi non deciderà che è sufficiente. Quindi non lo decidiamo noi, come non decidiamo noi quando e se nascere. Ma per tenere accesi questi lumini bisogna essere in grado di farlo. Se quel lumino che Alberto conosce tanto bene, egli fa così fatica a tenere acceso, noi, cosa potremmo fare se non arrivare, alla fine, a farlo spegnere? e che danno che sarebbe una luce spenta, un'altra ancora, nella notte (perché, mi capisci molto bene, c'è in ballo molto di più che un problema macroeconomico nel messaggio di Alberto). Per questo, dicevo prima, come esempio: il sacerdote non può farlo chiunque. Non tutti possono dire: parola di Dio. Giusto? Bisogna conoscersi e intuire di essere preparati, altrimenti la Chiesa ne viene corrotta e con essa, inevitabilmente, il messaggio cui era stata posta a custode. E considera che un lumino non deve mica per forza essere una battaglia politica, sociale o che. Ognuno di noi possiede qualità e difetti. E scelte possibili. Tenerne accesa una può anche consistere nel prendersi cura di una persona o di un gruppo, anche se ci sembrano solo scintille al confronto. Ci possono essere forme diverse. Ma prova a pensare a quanto sarebbe più chiaro il cielo se già tutti facessero solo che scintille. Bisogna raffreddare gli impulsi elu, finché non si è capito bene chi si è: il fatto che senti di non stare facendo il tuo dovere fino in fondo è solo un'illusione.

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    14. Nessuno dice che bisogna fare avventure che mettano a rischio le oasi di libero pensiero; e non credo sia questo il caso o non l'avrei nemmeno presa in considerazione.
      Sai, il fatto è che vedo tra noi delle divisioni in ultima analisi metafisiche, ma non necessariamente etiche, tanto meno quindi pratiche. Mi sembra che tu costruisca la tua etica in riferimento ad una entità creatrice e giudicante, sbaglio? Ebbene, se sei convinto che questa etica è giusta, hai il dovere di portarla ovunque vai utilizzando i doni del tuo creatore. Già lo fai ne sono sicuro, ma la questione su cui veramente noi inesperti dovremmo discutere a fondo è: si può fare di più, magari associandosi? E quanto è opportuno fare?
      Perché se da un lato è opportuno essere prudenti come serpenti e candidi come colombe, dall'altro c'è la parabola dei talenti: mettere il tuo al sicuro senza investirlo non è gradito ("trova il Siniore prima che il Siniore trova te!" cit.).
      Ora, la mia metafisica è un po' diversa, ma gli esiti etici sono simili; e a parte questi discorsi che spero faremo, sembra davvero che il medioevo del pensiero autonomo sia alle porte (causa sradicamento umano, fine dell'istruzione per tutti e della democrazia... arrivando alle dieci tesi sulla guerra di religione prossima ventura di R. Buffagni) e la domanda diventa: è già ora di chiudersi negli scriptorium per salvare il salvabile, oppure c'è ancora una chance di evitarlo? E se una possibilità esiste, non è un dovere fare del nostro meglio?
      Ripeto che non ho risposte pronte. Ma l'idea di una Giovinia "seria" è troppo carina per non rifletterci a fondo. Spero che troverete il tempo di passare da Milano, quando sarà.

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    15. Lascerei da parte la nostra metafisica, a questo punto. Più cerco di spiegare quel che penso, più sono costretto a semplificare. E più sono costretto a semplificare e più me ne allontano, banalizzandolo. Oltretutto quella non è neppure necessaria perché le mie riserve circa la vostra proposta si risolvono tutte sul piano meramente razionale, diciamo empirico, per rimanere aderenti alle definizioni che hai usato. Preciso solo una cosa però: no, non intendo un'entità creatrice, men che meno giudicante. Capisco possa apparire così, ma più ho esigenza di essere chiaro e più, dicevo, la mia spiegazione assume connotazioni troppo semplicistiche. Bene. Ho detto che la questione la risolvo unicamente sul piano razionale ed empirico. Ti riassumo allora il concetto che ti avevo espresso nei commenti e ti mostro cosa intendo: un'associazione è una forma di violenza perché è il viatico preferenziale alla cristallizzazione dell'ego. Non solo quello di tutti coloro che ne verrebbero attratti inevitabilmente, ma anche quello di tutti coloro che avrebbero nobili intenzioni o che la fondano. Dunque anche quello mio e tuo. E questa è la prima attenzione da porre. La seconda, invece, è sui limiti d'azione: si fa solo ciò che si pensa di poter far bene. Ora ti vengo incontro, però, perché mentre la prima è questione insuperabile, la seconda si supera direi in due modi: o facendo solo ciò che si sa fare bene in relazione allo scopo che ci si prefigge (saper fare + scopo da raggiungere, non sono scindibili: se il mio talento non è utile direttamente al fine che intendo raggiungere è meglio se aspetto) o mi faccio aiutare colmando il gap. Dunque, in punti:
      a) è davvero necessario costituire per forza un'associazione? Si può essere efficaci anche senza conferire natura associativa ad un'incontro di talenti?
      b) una volta individuato uno scopo, un obiettivo (che deve essere oltretutto anche molto chiaro) questi nostri talenti come si relazionano ad esso? Avremmo bisogno, in tutta onestà, di altri magari più esperti oppure no? Questi altri chi sono? Sarebbero disponibili? Perché no? Perché sì?
      Su queste premesse io mi porrei anche in dialettica con voi (povero Hegel, a me sta simpatico, quindi sono disponibile alla sintesi. I tedeschi mi stanno simpatici, perché hanno questo loro modo crucco di ragionare ordinatamente logico, ma finiscono sempre per irrigidire tutto). Però, per quel che riguarda quelle premesse, Ich bin ein Berliner

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    16. Nicola B., perdonami: il richiamo al senso di responsabilità è sacrosanto. Ma davvero dobbiamo aspettare quando? venti anni? a leggerti parrebbe che sia ancora troppo presto - per cominciare a inculcarlo? Si comincia dai primi anni di vita, verso sé stessi, verso gli altri, verso ciò che è comune, verso gli impegni propri e altrui: e questo non vuol dire educazione tetra a suon di sculacciate. Ma se non cominci subito, è ovvio che qualsiasi occasione di autonomia non la potrai vivere che come uno sbandamento, confondendo il divertimento con il bercio e con la sbronza, pure a 80 anni suonati. Non è così, non è necessariamente così. Proprio la mancanza di educazione all'autonomia e alla responsabilità mantiene eterni adolescenti, non il rinviare le prove di autonomia a quando si hanno i capelli bianchi e le rughe in faccia - e non si è per questo più responsabili che a venti anni. I momenti migliori e più ricchi vanno dai 35 ai 45: 20 è il momento per sperimentare, per sbagliare, anche, ma non si può rimanere in attesa a casa tutta la vita.

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    17. Pellegrina, dove leggi, nelle mie parole, un inno all'inerzia? Ho solo evidenziato la necessità - prioritaria - di giungere ad una precisa consapevolezza circa determinate premesse. Non voglio una Balaklava, tutto qui.
      A corollario: come posso sapere quanta cautela dovresti importi da te? tu sola sei in grado di poterti conoscere. I giovani sono una categoria individuabile secondo quantità: sono giovani tutti coloro che vanno da x a y anni. Giovani non sono un insieme omogeneo per qualità. Se tu pensi di poter dare qualcosa concretamente contenendo i rischi, nel campo che ti è proprio, fallo. Il punto non è sbagliare o meno, in un certo senso si sbaglia sempre, a qualunque età; quello che conta è che tu abbia maturato un ragionamento in conseguenza del tuo errore, cioè che abbia ottenuto, attraverso l'errore, l'occasione per evolvere. Né, ovviamente, l'età dev'essere intesa necessariamente come indice di raggiunta consapevolezza di sé, anzi. 20 anni non è l'età per sbagliare, ma l'età in cui sbagliare è oggettivamente più facile. Cioè sbagliare a 20 anni è un dato di fatto, praticamente certo. Alcuni, poi, rimangono a 20 anni anche a 40, 50, 60 e oltre. Però, vedi, c'è differenza tra un non patentato che sottrae l'auto ai suoi, ne rovina la carrozzeria e capisce l'errore e un 20enne, senza particolari esperienze che decide di fare la rivoluzione, giusto? Anche capisse l'errore, il danno da lui creato sarebbe incommensurabilmente maggiore; così, come il grado di danno è diverso, anche l'autonomia è qualcosa che si conquista per gradi. A mio modo di vedere responsabilità significa comprendere quando e come mettere dei paletti, un confine. I giovani non devono fare la rivoluzione, devono capire il più presto possibile chi sono, dopodiché saranno la rivoluzione. Non occorrerà farla. Oppure ripetiamo il '68.

      Ci tengo a precisare, nuovamente, che io NON sono assolutamente contrario all'incontro di talenti, associazione o meno che sia. Sono contrario a farlo senza prima aver raggiunto consapevolezza e chiarezza assoluta circa quelle premesse e considerazioni generali che ho specificato nel/i commento/i precedente/i.

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    18. Non credo di aver mai utilizzato la parola inerzia; ma a parte altre considerazioni, è l'idea che non ci si sappia gestire sei mesi all'estero da soli che mi pare insostenibile a vent'anni, a meno di non presupporre una preoccupante mancanza di autonomia e consapevolezza certamente dovuta non solo agli studenti, ma anche al modo in cui sono stati cresciuti. Quanto a chi si è lo si capisce e lo si costruisce anche attraverso scelte e azioni (fare o no il servizio militare? fare o no la rivoluzione?); come si sa solo chi non fa non sbaglia.

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  10. Io avrei potuto partecipare all'Erasmus proprio in questo periodo: è molto gettonato nel nostro corso perché permette di passare sei mesi di tesi in un laboratorio di ricerca all'estero e visti i finanziamenti della ricerca in Italia, può essere una base per iniziare una carriera fuori dall'Italia.
    Io non ci sono andato principalmente perché non mi permetteva di conoscere prima le persone con cui avrei dovuto stare e soprattutto il loro modo di lavorare.
    Sono rimasto sorpreso però quando in occasione dell'apertura dell'anno accademico di biotecnologie la responsabile del corso di laurea si è detta sfavorevole all'Erasmus, (certamente mica boicotta le pratiche):questo perché ha fiducia, tra l'altro fondatamente, nel sistema universitario, nei docenti e nella loro capacità di darci, durante il tirocinio per la tesi, un primo assaggio della vita in laboratorio.

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  11. Quante te ne sei trombate, all'erasmus? Perchè, sai, credo che ci sia uno score minimo, altrimenti ti arriva una cartella equitalia per la restituzione delle spese sostenute (più gli interessi a norma di legge)

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    1. Interessi... ejaculatorii, tanto per restare in tema

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  12. È tutta una presa in giro: e magari si credono di aver fatto pure ricerca. Lo so io che cosa vanno à re-chercher: la femme.

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    1. Che e`, da sempre, nobilissimo intento. Che tempi perversi viviamo, nel quale dobbbiamo coprire nobili intenti e spacciarli per prosaici e materialisti "percorsi di crescita professionale".

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    2. E niente di male, anzi. Quello che fa incazzare abbestia - come sempre - è il fottuto, schifoso, lurido, infame, sporco, maledetto lievito dei farisei: l'immonda ipocrisia.

      Sempre sia lodato l'imperatore Tito!

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  13. L'Erasmus non l'ho fatto, e col senno del poi me ne sono pentito, perché avrei imparato un'altra lingua e passato mesi di ozio...
    In compenso però, una decina di anni orsono, andai trascorrere qualche giorno da una mia amica che stava studiando (???!!!) per un anno a Lisbona...

    Erano i primi anni dell'euro e della legge Biagi, e da noi si parlava di "generazione 1000 €": il lavoro c'era, si trovava facilmente, ma i grandi crucci erano le retribuzioni basse e la precarietà, che non permettevano ai nostri "giovini" di accedere al mutuo per comperare casa (eravamo quasi all'apice della bolla immobiliare nostrana...).

    Io ragionavo da piddino, e quindi berlusconibrutto, precarietàbrutta, europabella, etc.etc.

    Del Portogallo la mia amica decantava tutte le meraviglie: l'efficienza dei trasporti, la dinamicità dell'economia, la funzionalità delle infrastrutture (c'erano stati da poco gli europei), la burocrazia "buona" dell'università, e il costo della vita estremamente più basso di quello della nostra capitale, tanto che, coi suoi 550 euro di borsa (somma di quella europea e quella universitaria) viveva serenamente, e faceva risparmiare ai suoi la gran parte dei costi del mantenimento fuori sede che invece aveva in Italia...

    In effetti, pure io rimasi colpito dall'immagine di un paese che, malgrado l'arretratezza secolare, mi appariva per certi versi molto più progredito dell'Italia (ero piddino dentro...).
    Ma qualcosa comunque non mi tornava: in quei dieci giorni, parlando con le coinquiline della mia amica (alcune italiane in Erasmus come lei, altre portoghesi), mi resi conto che in fin dei conti la situazione, in fatto di precarietà e retribuzioni, era la medesima nostra (con la differenza che il salario medio del giovane precario era sui 700 euro, peraltro parametrato al costo della vita locale effettivamente più basso).

    Non avevo però gli strumenti per capire a fondo certe dinamiche, e quindi al mio rientro in Italia iniziai pure io a cantare le lodi del virtuoso Portogallo, che si era rimesso a nuovo, che spendeva virtuosamente i fondi europei, dove il biglietto del bus costava 80 centesimi (e i controlli sui mezzi pubblici erano rigorosissimi, signori miei..!!!), dove i cellulari prendevano pure in metro, e dove la cugina della mia amica si era trovata tanto bene in Erasmus da fermarcisi poi a lavorare (a 1000 € al mese, che però, signori miei, là valevano come 1500 nostri, uno stipendio impensabile)...

    La mia amica, da quel paese effettivamente accogliente e meraviglioso, rientrò alla fine del periodo previsto, e non vi tornò più se non per qualche breve vacanza.
    Tempo fa mi giunse notizia che la cugina avesse qualche difficoltà con il lavoro (anche se ormai pare si sia accoppiata con un benestante maschio locale, quindi non dovrebbe avere grossi problemi); e pure una delle coinquiline, una tipa un po' freak che aveva mollato la provinciale Italia berlusconiana per la terra promessa sull'Atlantico (con relativo accoppiamento con un locale -ma di origini coloniali- seguito da filiazione e matrimonio in loco), pare non se la passi tanto bene economicamente...

    Ma ciò non mi ha sorpreso, poiché da circa tre anni tutto mi è ben chiaro...

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    1. Mi ha colpito piacevolmente la citazione dei cellulari in mtro, perche' confermo che sono uno strumento piddino di misura della civilta`. E quanto soffrono i piddini quando spiego loro che ormai sono 5 anni che il cellurre prende nelle metropolitane di Roma e Milano e nella superiore Londra, ancora niente.

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    2. Da me non prende neppure in casa....
      Ma forse succede lo stesso anche all'estero, nelle campagne o in mezzo alle montagne.

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    3. E quanto soffrono i piddini quando spiego loro che ormai sono 5 anni che il cellurre prende nelle metropolitane di Roma e Milano e nella superiore Londra, ancora niente.

      Abbi pazienza, ma se ti limiti a usare questo argomento per "vincere" nelle discussioni coi piddini fai torto alla tua intelligenza (e secondo me vai anche contro lo spirito di questo Blog). Quella che hai segnalato e' una anomalia, credo sarebbe meglio approfondire.

      Gli Inglesi (con quella che poi diventera' Vodafone, anche qui su impulso della Thatcher) di fatto sono stati leader delle tecnologie per la telefonia mobile - invito a leggere, non solo per questo, "The Backroom Boys: The Secret Return of the British Boffin" di Francis Spufford... trovo difficile da credere che non siano tecnicamente in grado di fornire copertura alla metropolitana, se lo volessero.
      E' pur vero che la Metropolitana di Londra ha alcune stazioni poste molto sotto la superficie (Hampstead: 58.5 m.) e tutta una serie di complicazioni dovuti alle caratteristiche della citta' e al fatto che e' comunque il sistema di trasporto sotterraneo piu' antico, ma questo non spiegherebbe perche' non ci sia copertura almeno parziale, se non per una esplicita decisione di qualcuno.

      Di fatto a me fu spiegato che la copertura delle metropolitane in Italia era possibile gia' molti anni prima dell'effettiva messa in opera. Si decise di non farlo per motivi di sicurezza: le autorita' temevano che i cellulari potessero essere usati dai terroristi come inneschi remoti per ordigni esplosivi.

      Cosa che a quanto pare e' ancora considerato un rischio da alcuni esponenti del governo inglese.

      Quindi, forse, non e' una questione di "arretratezza" quando un diverso peso dato a costi e benefici dell'operazione.

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    4. Guarda che contestare una correlazione NON significa sostenere la correlazione opposta.

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  14. Come era quella canzone degli Stadio? Generazione di cogl....

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  15. Ma poverino Baroni che mi è così simpatico. Perché abortire Giovinia sul nascere?

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  16. Il problema purtroppo risiede nella constatazione che i rincoglioniti sono sempre la maggioranza, coloro che non pensano e che credono alla prima storia che gli viene raccontata. Per chi, come me, ha fatto l'Erasmus, risulta facile constatare che questi giovani signori credono ciecamente nell'Europa perche associano questa entità esclusivamente alla loro esperienza all'estero. Si ricordano di quella bella ragazza polacca che riuscivano a fare tanto ridere, a quel ragazzo spagnolo simpatico che organizzava le feste, ai nuovi amici italiani con i quali si condividevano delle ottime cene e si trascorrevano serate. Questi rimbambiti difficilmente si accorgono che in 6 mesi o 12 hanno raramente parlato per più di 10 secondi con un autoctono, che non hanno imparato la lingua per davvero, che certamente non hanno parlato di Europa con i loro compagni di viaggio. Si sono dimenticati di approfondire se la parola "Europa" abbia un significato che vada oltre a quello geografico o a quello culturale e si sono dimenticati di capire (proprio non ci hanno pensato) se sono disposti a rinunciare al loro essere italiani, spagnoli, francesi, portoghesi ecc. per aderire a qualcosa di imposto dall'alto e che non esisterà mai. Vivo in Canada da circa due anni, un paese senza storia (quella che non è stata rasa al suolo) e privo di identità. È evidente che l Unione Europea sia un progetto neo-coloniale che intende abbattere ogni differenza e identità. Due sole cose devono rimanere: il denaro dei grandi capitalisti e un esercito di lavoratori che non vedono l ora di spendere i loro guadagni per acquistare a rate la prossima macchina o il prossimo elettrodomestico. Mettere in discussione l ordine costituito? Porsi delle domande? No, non scherziamo. Dio ci benedica tutti

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  17. Vabbene, stabilito che la migliore occupazione ancora oggi per una ragazza rimane pur sempre contrarre un buon matrimonio, o avere temperamento per la vita (come la intende la Suzanne di Maughaum), segnalo che il progetto Erasmus non finisce con l'uni.
    E non pensate di cavarevela per raggiunti limiti di età.
    No cari, perché i fantasiosi progetti LLP "Programma per l’apprendimento permanente (LLP) dell'unione europea" - "MObilità per Disoccupati e/o in Mobilità" per esempio, sono il perfetto prolungamento di Erasmus.
    No, tanto per dire, che qua mi pare che si perda di vista il succo del discorso per stare dietro alla campagna elettorale del Giovine Baroni (che è ragazzo) che ha tante belle qualità sì, ma non diventerà mai governatore se non esce dall'ipnosi Erasmus.
    Ecco.

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  18. C'erano una volta....le borse di studio all'estero della Farnesina: erano a concorso e si doveva sostenere un esame...poi le levarono castaraccomandazionicricca ecc. Mia sorella ne vinse due, ovviamente con zero raccomandazioni e si trovò lettrice di lingua italiana a Londra, dove conobbe il preside delle scuole italiane in Inghilterra, che poi le diede la cattedra di italiano per l'anno successivo. Voleva trattenerla lì ma lei preferì tornare in Italia. La seconda la vinse per la Polonia, era l'epoca di Jaruzelski. Ci raccontò cose incredibili al ritorno......ma questa è un'altra storia.

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  19. Ma è mai possibile che in questa UE non funzioni nulla? Che ci restiamo a fare?

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  20. OT - Luglio 2016
    Pare sia stato pianificato un evento....
    http://www.zerohedge.com/news/2016-04-02/wikileaks-reveals-imf-plan-cause-credit-event-greece-and-destabilize-europe

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  21. Subito dopo la laurea ho fatto per qualche anno l'assistente volontario. In pratica: davo una mano al professore agli esami a mie spese. Era uno stimolo per continuare a studiare. Ricordo che questi era molto severo con gli erasmini. Non appena vedeva che il candidato zoppicava (di solito questo avveniva già alla prima domanda), il professore educatamente chiedeva (mi ricordo bene questa scena con protagonista una ragazza): "mi scusi, lei da dove viene ?" "Da Lovanio" "Ecco: Lovanio è una università molto prestigiosa, ma anche quelle italiane lo sono. Mi dispiace ma deve venire preparata all'esame. Ritorni al prossimo appello". E riconsegnava il libretto.

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    1. L'ho fatto anch'io con tre orrendi inglesi che mi sbadigliavano sulla faccia a lezione (credevano di strappare impunemente un voto d'esame). Non li ho mai più visti.

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  22. Nicola, qua il professore, Velo e Martinet ci càzziano un giorno sì e l'altro pure.
    Lo vogliamo avere uno scatto d'orgoglio, raccogliere gli indizi che seminano in giro e fare qualcosa? Dice, ma teniamo il moccio al naso. E non abbiamo mani per smocciarci?
    Bagnai non lo può fare al posto nostro, e il perché dovrebbe essere chiaro. Al massimo ci può prendere a schiaffi finché ci svegliamo.
    (Esempio: è giusto deprecare quando i giovini francesi si infilano nel cul de sac di un'ennesima acampada di stoca. Se avessero avuto un gruppo serio e coeso all'interno, non politicamente compromesso, magari avrebbero fatto qualcosa se non di meglio, di diverso.)
    Giovinia è un'espressione anagrafica. Vero.
    Anche l'Italia era un'espressione geografica, però dopo qualche lustro Metternich ha dovuto arrotolare i suoi motti arguti e deporli nella parte meno assolata del suo ritiro di campagna.
    Loro ce l'hanno fatta, dunque noi possiamo farcela, ergo noi dobbiamo provarci. È il senso della seconda inattuale che il prof ci ha fatto leggere.

    Dunque facciamo un inventario.
    Abbiamo:
    -cervello
    Non abbiamo:
    -idee organizzate sistematicamente
    -organizzazione formale
    -leadership legittimata e perciò responsabilizzata
    -influenza culturale
    -proseliti
    -soldi
    -peso politico

    Che famo? Usiamo quello che abbiamo e cominciamo a procurarci una cosa per volta? O dormiamo?

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    1. Puoi precisare meglio ciò che consideri necessario fare? Faccio un po' fatica a seguirti.

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    2. Er partito de' gggiovini.

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    3. Infatti. Il letargo è una consolidata strategia di sopravvivenza, non puoi scartarla in modo assiomatico. Dovresti dimostrarne una migliore.

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    4. Mi suona come variazione sul tema di famoerpartito

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    5. Come rilevato dal dott. Martinet, non è affatto una variazione: vuole proprio fa' er partito.
      Personalmente ritengo che un altro partito sia l'ultima cosa di cui questo Paese abbia bisogno.
      Guardando all'elenco di ciò che ci manca mi sovviene un altro soggetto caratterizzato da qualità simili se non identiche: l'uomo (nel senso dell'adulto ambosessi. Il giorno che reintrodurremo il genere neutro nella nostra lingua non sarà mai troppo tardi).
      In sostanza, per fa' er partito dei ggiovini dobbiamo smettere di essere ggiovini e diventare uomini, ma a quel punto del partito dei ggiovini che ce ne facciamo?
      È un controsenso solo apparente: non credo si debba portare l'energia della gioventù, l'immaginazzzzzzione al potere e altre stronzate sessantottine aassortite: credo sia ora di alzare il culo, diventare uomini e strappare il posto che ci spetta per diritto di sangue nella società degli uomini (sempre nel senso degli adulti ambosessi).
      Non sono i vecchi che devono fare spazio ai ggiovini, sono i ggiovini che devono smettere di ciucciare dalla tetta e decidere se vogliono essere uomini, mezz'uomini, ominicchi o quacquaracquà, e una volta deciso darsi da fare. In questo senso io credo che la soppressione del servizio di leva sia stata non solo un danno per questo Paese, ma il primo concreto atto di guerra che le nostre intellighenzie hanno mosso alle generazioni future, per impedir loro di crescere e reclamare ciò che appartiene loro (cioè noi), nell'illusione che ciò bastasse a congelare il tempo e permettergli di reggere la barra in eterno.

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    6. @Enrico gli orsi da soli in una grotta stanno da Dio, ma gli esseri umani sono animali sociali... dovrei portare esempi storici in cui formare società, anche minuscole ma coese e solidali è stata una strategia vincente? Pensa per esempio al fatto che una persona da sola cerca di massimizzare la sua sopravvivenza, in un gruppo combatte con forze moltiplicate perché combatte per i suoi compagni... (Il prof.Bagnai non vale come argomento a contrario, perché lui fa gruppo con Machiavelli, Hugo, Stendhal e Proust.)
      @altri Cercherò di spiegarmi meglio e di essere meno impressionistico.
      Ebbene io credo che essendo giovini, quindi tautologicamente senza esperienza e legittimati a fare cazzate, dobbiamo mettere insieme i cervelli e trovare il modo di fare esperienza e dare il nostro meglio per essere utili alla causa, ovviamente però in separata sede, per salvaguardare la credibilità scientifica e politicamente super partes del professore.
      Non significa fare erpartito; significa fare un'associazione, una carboneria, una carbonara, comunque sia ragionare insieme ed esporci un po' di più. In vista della fondazione di una sorta di vera Giovinia, che non sia divertissement, ma luogo di elaborazione, solidarietà e preparazione.
      Il vantaggio che abbiamo (e che credo abbiamo la responsabilità di sfruttare) è, primo, che non dobbiamo fare campagne elettorali. Secondo, possiamo infischiarcene del problema principale di erpartito, cioè il rischio di infiltrazione di sciroccati (siamo giovini quindi checcefrega - cautele legali a parte), compromessi politici (come sopra) e perdita di credibilità (idem).
      In sostanza, vi esorto a chiedervi: cosa avrebbero fatto dei giovani idealisti al tempo beato dei cappelli a tuba?
      Si sarebbero incontrati, avrebbero fatto due spaghetti, avrebbero cercato una sintesi ideale, ideologica e politica, e avrebbero cercato di diffondere le idee loro e dei loro maggiori. Avrebbero fondato un giornale ciclostilato clandestino, credo, per cominciare. Avrebbero cercato di incidere sui loro coetanei e sulla società, con sonetti, opere, pasquinate... Data l'occasione, si sarebbero messi in gioco.
      I tempi sono cambiati, per certi versi in meglio, per altri in peggio: ad esempio l'individualismo e la mancanza di condivisione sono diventati paradossalmente più difficili da superare.
      Ed è proprio questo che rende necessario moltiplicare gli sforzi, creare una rete con i fratelli espatriati, prenderci cura gli uni degli altri... e sopravvivere al generale letargo mentale arginando i danni e preparando la primavera. Mi viene in mente il referendum costituzionale d'autunno: possiamo davvero accontentarci di combattere quella battaglia con qualche tweet?

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    7. @Nicola Strada, spero di aver chiarito meglio che non mi interessa fare il partito - men che meno dei giovini. Per il resto condivido parola per parola la tua perorazione.
      Propongo altro, partendo dall'unico appunto che posso fare al tuo discorso: non è che i "vecchi" ci hanno fottuto quando ci hanno convinto che il modo di essere "uomini" è fare tutto da soli? O questa è l'ideologia patacca degli anni '2000, con contorno di unovaleuno all'americana? E perché l'unica alternativa deve essere seguire il metodo partito anni '50, o diocenescampi il metodo '68?
      Questo non lo vuole nessuno, spero. Il punto però è un altro. Cioè che né io né tu né nessuno, DA SOLO, può fare qualcosa di più che un'opera di testimonianza... e ho spiegato perché il prof è un'eccezione solo a metà.

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    8. Temo che avrebbero preso il fucile. A mio modo di vedere di cazzate ne sono state fatte a sufficienza, e sono state pagate con il sangue dei nostri popoli. È vero che abbiamo un dovere, ma ritengo che questo si concretizzi nell'imparare. Perché una delle tappe fondamentali dell'ingresso nell'età adulta è la cognizione del fatto che non esistono errori gratuiti, e se non sto pagando io le conseguenze di un mio errore, vuol dire che le sta pagando qualcun altro.
      Riconciliamoci perciò con i nostri vecchi impariando quel che possiamo e solo dopo buttiamoli giù dalla sedia, se non vogliono andarsene, per raccogliere il testimone. Si sono circondati di imbecilli, a noi tocca fare a pezzi la nostra imbecillità, altrimenti finirà che sostituiremo imbecilli con altri imbecilli, e non mi sembra un improvement

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    9. @elu ei Ora condivido ;) Il mio appunto deriva dal fatto che da qaulche parte dobbiamo iniziare, e iniziare dal niente non può portarci troppo lontano. Ci hanno "fottuto" proprio eliminando le occasioni per imparare (a stare in gruppo e a fare il proprio dovere, vedi alla voce naja, per esempio), perciò l'atto più rivoluzionario che possiamo fare (e la ribellione è proprio la cifra della giovinezza) è esattamente quello che ESSI non vogliono e non si aspettano: studiare

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    10. Cambiare l'uomo è un bel progetto, da giovane. Poi, quando arrivi a decidere come la pensi, ti devi chiedere se sei o puoi essere maggioranza. In questa valutazione devi essere molto pragmatico e sincero. Se non puoi esserlo, per sopravvivere c'è solo il letargo delle ambizioni e una testimonianza minore, di retta coscienza, ma che non arrivi al martirio. Altrimenti, da idealista, puoi immolarti.
      Che sono un maledetto cinico già lo so, non dirmelo.

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    11. @enrico La pensavo come te fino a non molto tempo fa, ma un uomo saggio mi ha detto che Dio esiste, e non sono io. Perciò faccio quel che posso e mi curo di ciò che posso dare, gli altri penseranno per sé. Se un noto blogger del primo secolo è ancora così seguito, vuol dire certamente che l'esempio è ancora la strada migliore

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    12. @Enrico
      “[...]Se andare a caccia di un nuovo caso fortunato in un certo senso è ciò che tiene in vita il vivente e lo spinge alla vita, allora nessun filosofo ha più ragione del cinico, perché la felicità dell’animale, così come del cinico totale, è la prova vivente della ragione del cinismo. [...] Ma nella più piccola e nella più grande felicità è sempre unico ciò per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, espresso in modo più colto, la facoltà di avere sensazioni in modo non storico durante la loro durata.
      [...]c’è un grado di insonnia, del ruminare, di senso storico, nel quale il vivente subisce un danno e alla fine muore, che sia un uomo o un popolo o una civiltà.
      Per determinare il grado e, attraverso di lui, i confini ai quali il passato deve essere dimenticato, se non vuole diventare il becchino del presente, si dovrebbe sapere con precisione quanto è grande la forza plastica di un uomo, di un popolo, di una civiltà; intendo quella forza di crescere in modo appropriato a partire da sé, di trasformare e incorporare ciò che è passato e estraneo, di sanare le ferite, di sostituire le cose perse, di riprodurre le cose rotte con le loro stesse parti.

      [Seguendo la via del pensatore sovrastorico...] il più ardito alla fine è pronto a dire al suo cuore con Giacomo Leopardi:
      “Non val cosa nessuna
      I moti tuoi, né di sospiri è degna
      La terra. Amaro e noia
      La vita, altro mai nulla; e il fango è il mondo.
      T’acqueta omai”.
      Lasciamo agli uomini sovrastorici il loro disgusto e la loro saggezza: oggi vogliamo piuttosto, per una volta, rallegrarci di cuore della nostra mancanza di saggezza e procurarci una buona giornata come coloro che agiscono per il progresso, come adoratori del processo.

      […] Sotto tre aspetti la storia appartiene al vivente: appartiene a lui come colui che agisce e che ha aspirazioni, a lui come colui che conserva e adora, a lui come a colui che soffre e che ha bisogno di essere liberato. […] La storia appartiene, prima di tutto, a colui che agisce e ha potere, a colui che combatte un grande combattimento, che ha bisogno di esempi, maestri, consolatori e non riesce a trovarli fra i suoi compagni e nel presente. [...] Egli viene a sapere che ciò che è grande e che una volta esisteva è stato in ogni modo una volta possibile e perciò sarà possibile ancora una volta; percorre con più coraggio il suo cammino, dato che ora è soppiantato il dubbio che lo coglie nelle ore di maggiore debolezza, se egli non voglia forse l’impossibile.
      Si faccia la supposizione che qualcuno creda che non siano necessari più di cento esseri umani produttivi, educati in un nuovo spirito e attivi per farla finita con quel culturame venuto di moda proprio ora in Germania. Come dovrebbe rafforzarlo accorgersi che la cultura del Rinascimento è emersa appoggiandosi sulle spalle di una tale schiera di cento uomini.
      Eppure - per imparare subito qualcosa di nuovo dallo stesso esempio - come sarebbe fluttuante e incerta, come sarebbe impropria quella comparazione!

      [...]Qui diviene evidente come spesso sia necessario per l’uomo, accanto ad un modo monumentale e antiquario di considerare il passato, un terzo modo, quello critico: e anche questo a servizio della vita. Deve avere la forza, e applicarla di tempo in tempo, di mandare in frantumi e dissolvere il passato per poter vivere: e raggiunge questo scopo portandolo (il passato) davanti ad un tribunale,
      sottoponendolo ad un’inchiesta meticolosa, ed infine condannandolo; ma ogni passato è degno di essere condannato – perché così accade con le cose umane: sempre la violenza e la debolezza umana sono state in loro presenti.”

      (e questa chiusa sia riprova che non voglio cambiare l'uomo...)

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    13. Sul fare una carboneria, ricordo che i giovani carbonari finivano puntualmente ammazzati (o traditori), mandati agli sbaraglio dai vecchi carbonari poi divenuti eroi nazionali a forza di clamorosi fallimenti sul sangue degli altri... Vedi Mazzini.

      Occhio...

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    14. @elu ei, @Nicola Strada

      Ho cercato di spiegare come la penso, sopra, nel mio commento 4 aprile 2016 18:15. Consideratela la mia risposta.

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    15. @Guido Costantini
      "...come sarebbe fluttuante e incerta, come sarebbe impropria quella comparazione!"
      Mutatis mutandis. C'è ancora una Costituzione repubblicana. Dunque né fucili né segretezza, di che stiamo a parla'? Serve una battaglia culturale, e una Giovinia sarebbe più forte di una somma di giovini; ad esempio per continuare nelle scuole, nelle università, nella società più provinciale l'opera che A/simmetrie compie nel dibattito scientifico e sui mass media.
      Insomma fare qualcosa con quello che abbiamo pur continuando a studiare (come giustamente rimarca Nicola Strada).

      @Giovini tutti:
      So che sembra poco, ma è meglio del letargo; soprattutto per contarci, sentirci più uniti, magari contribuire (per dirne una) ad affossare questa simpatica distruzione della Costituzione by Boschi, prendendo esempio dai comitati per l'acqua pubblica.

      Se avete difficoltà a decidervi, cari coetanei, guardate che non è difficile; non so voi ma io non ho ancora abbastanza soldi o capacità per aiutare A/simmetrie in modo tangibile. Quindi o troviamo tutti insieme il modo di essere parte della soluzione (sempre con l'umiltà di chiedere a chi ne sa di più), o consideriamoci pure noi parte del problema.

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    16. @elu ei (Il mio latino è un po' arrugginito. Mutatis mutandis è un'esortazione a cambiarsi le mutande, giusto?)

      Ho delle remore a contarci, Davide (re) ci ha provato ed è successo un casino. Fuor di metafora, il punto non sono, a mio avviso, i numeri. Condivido l'opinione dell'altro Nicola (sul quale rivendico il primato del nome: io venivo prima ;)) riguardo la violenza che ne potrebbe facilmente scaturire. L'ecumenismo made in Pescara ha ampiamente dimostrato la sua efficacia, se proprio vogliamo agire facciamolo a partire da quelle basi, e propongo di salvaguardare lo spirito ribelle della gioventù proprio rifiutando di darci una forma. Ciò detto, ognuno faccia naturalmente come crede. Se c'è da beve, magnà e fa' 'n po' de casino io ci sono, se c'è da studiare anche, se c'è da pagare faccio del mio meglio (che in questo periodo vuol dire nisba. Mi spiace, mi confesserò anche per questo), se c'è da divulgare/organizzare/ecc. non sum dignus e perciò mi tiro indietro

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    17. P.S. Ho recentemente ricevuto in dono 1.5 l di eccellente grappa friulana. Se doveste passare dalle parti di Pergine Valsugana (a un tiro di schioppo dalla ridente cittadina di Trento), fate un fischio. Merita davvero.

      nicola DOT strada AT gmail DOT com

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    18. Allora, come ho scritto più sopra, carbonara sia, in quel di Lombardia! E poi viuuuleeeenza! (ma anche no suvvia...)

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    19. Come volevasi dimostrare: finisce sempre a tarallucci e vino, pardon, grappa.

      (ah, questi gggggggggiovini...)

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    20. @martinet Tecnicamente avrei anche del Ferrari, ma quello lo conservo per quando sarà lei a onare la mia casa con la sua visita

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  23. Il problema è anche che chi resta invidia gli emigrati pensando che vivano come in un eterno erasmus (che io non feci, ma Roma era un sufficiente parco giochi da studente).
    Condivido al 100% la frase "sempre uno straniero resti", seppure alcune eccezioni ci son sempre

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    1. Vado decisamente OT. Tra i blog che seguo c'è quello di Seminerio; nell'ultimo giornalieto articolo, viene suggerita una lettura: questa (http://www.store.rubbettinoeditore.it/la-crescita-inceppata.html). Ora, dalla chiamiamola introduzione, non credo sia una lettura interessante, mi sa di auto-razzismo. Qualcuno di voi ne ha un'idea? Grazie e scusate ancora l'OT.

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    2. Beh, basta leggere l' introduzione per comprendere che è pattume ideologico eurista privo di ogni riferimento alla scienza e alla realtà economica del paese. Se posso permettermi un consiglio, vedi di non depositare escrementi maleodoranti all' interno del blog. Questa è un' area protetta e cerchiamo di difenderla dalle intrusioni contaminanti. Grazie.

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    3. Sinceramente, portare qui un influencer privo di produzione scientifica non è il miglior biglietto da visita. Devo a malincuore concordare con Claudio.

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    4. (pur non condividendone il linguaggio irrispettoso, ovviamente. Ma noi non siamo stati rispettati, e riferivamo verità scientifiche).

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    5. A Claudio, poi non ci lamentiamo se ci danno della setta: se dovete pubblicare per bastonare fatene a meno, se non bastano nemmeno le premesse... Seminerio non mi ha mai fatto impazzire; a volte (imho) c'azzecca, a volte molto meno. Cheers.

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  24. STANCHI, STANCHISSIMI .. STANCHERRIMI
    (otc .. “andando fuori dal solco” quasi delirando)

    Capii, ebbi capito, capivo, ho capito, capisco e se quanto poco avessi capito o abbia capito o capisca, seppi, sapevo e so che ESSI hanno capito come far poco capire – quanto la somministrazione di tinture di laudano a euromani- ciò che senso non ne ha.

    That’s all, folks!

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  25. Io l' erasmus l'ho vissuto come padre. Quando mia figlia è partita per Strasburgo non potevo immaginare che sarebbe ritornata piddina. La città sembra costruita per rappresentare un monumento propagandistico all' Unione, adagiata sulla riva del fiume Ill, piena di giovani che sciamano lungo le strade a piedi e in bici, stazionano nei bistrot lungo il fiume, a piedi e in bici, con le sedi istituzionali circondate da prati verdi, il trasporto pubblico su rotaia silenzioso ed eccellente a tutte le ore (anche la notte). I rapporti personali e le amicizie tra ragazzi di ogni paese e nazionalità che nascono all' interno delle Università e nelle residenze per studenti rappresentano esperienze difficilmente ripetibili fuori da quei luoghi. Al ritorno nel paese d' origine vivono spesso disadattamenti e squilibri psicologici determinati dal rude contatto con la realtà (durezza del vivere). Risulta spesso impossibile ogni ragionamento critico nei confronti delle istituzioni europee e della moneta unica. Il rifiuto è acritico e ideologico: "l' euro è solo una moneta" mi ha ripetuto come una filastrocca mia figlia mentre cercavo di farle comprendere il significato recessivo e deflattivo della moneta unica e della rigidità del cambio. Non esiste possibilità di infrangere il muro ideologico della fideistica adesione al progetto europeo, che non è ammesso possa nascondere errori, difetti, asimmetrie. L' euro e l' UE sono buoni e giusti per definizione e la critica non è neppure ipotizzabile. Pena la rissa o lo scontro. Neppure li sfiora il dubbio. Per esempio, un giorno discutendo sugli acquisti, è emerso che molti di loro passavano il confine per andare a Friburgo perchè i prezzi là erano più vantaggiosi. Io ho fatto notare questa anomalia come un esempio lampante degli squilibri imposti dalle asimmetriche regole UE, determinati dalla differente inflazione e dal costo diverso delle merci nei due paesi. Niente da fare. La bandiera blu con le stelle gialle per questi ragazzi rappresenta un mito e non riesci a scalfirlo con gli argomenti e con la logica. E' una fede, una religione.
    Penso che il ritorno alla realtà per questi ragazzi sarà durissimo e vivo un disagio notevole come padre pensando alle conseguenze di carattere psicologico che saranno determinate da un impatto così traumatico. Sono preoccupato e soprattutto mi sento impotente, consapevole come sono dell' esito inevitabilmente drammatico per il nostro paese dell' esperienza eurista.

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    1. Ti perdono le tue parole accese perché capisco quello che hai passato. La generazione dei tuoi figli starà all'Europa come i reduci del Vietnam all'America. E tu lo vedi, come me. Chi non lo vede è effettivamente immondizia. Ma dirglielo non è necessario.

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    2. Claudio, io vivo la situazione inversa, per cui in qualche modo ti capisco. Mai affidato i miei sogni alla Ue, sempre stata molto scettica sulle politiche volute dalla Unione santa, ma sinceramente mai preso neppure una specializzazione in economia del debito e funzione della moneta. Ma in erasmus (e conosco pure Strasburgo di cui ho visitato il quartiere EU fremendo di rabbia impotente perché c'ero e anche quello andava visto) sono al contrario venuta a conoscenza proprio del dibattito sull'euro e delle posizioni no euro, grazie a riunioni e incontri nelle università (Todd, Sapir): ho cominciato a documentarmi e sono arrivata al Tde dove ho scoperto la storicizzazione del problema in rapporto all'Italia. Per cui non necessariamente si parte ingenui per tornare piddini - di nome e di fatto. Al contrario, in Italia nessuno della mia famiglia condivide questa "ossessione", se non per affetto, per cui mi si lascia parlare ché tanto sono quella esagerata. In generale, piaccia o no, l'erasmus permette di approcciare altre realtà, quindi di fare paragoni, e porsi domande, a persone che spesso viaggiano poco e che hanno poca autonomia. Questo in sé è sempre un bene, perché dà l'opportunità di riflettere. Il discorso sulla UE è un discorso che parte da lontano. Ma il diritto allo studio diffuso che esiste altrove, che tra mille altre condizioni di vita tanto colpisce gli erasmus, e che prima o poi la UE finirà col distruggere alzando il pavese di Padoa Schioppa, David Kessler e mille altri, non è da confondere con le politiche economiche UE. Le sue radici vengono da ben altre motivazioni e antenati, lo scopo non era, quando venne creato, facilitare la mobilità e lo sfruttamento della manodopera, bensì offrire un'occasione di riscatto, di mobilità sociale, di miglioramento delle condizioni di vita, la sua organizzazione nasce e viene finanziata su base nazionale, non è una creazione paragonabile all'erasmus. Ecco forse ci si dovrebbe sforzare di tenere più distinti questi due piani. L'erasmus è stato sicuramente quanto meno un'arma di propaganda della comunità europea, ma è anche nato una trentina di anni fa pur se si è diffuso dopo. Il contesto è mutato, oggi.

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    3. Pardon, "Denis", non "David".

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  26. Io sono un grande estimatore del Giovine e ritrovo in tutto quel che ha detto la mia (indiretta, quale ospite di amici in erasmus... Ma se mettiamo insieme tutte le settimane probabilmente ho fatto un Erasmus lungo) esperienza.

    Però dissento sul fatto che non si debba essere abbienti. Io il mio erasmus lo vinsi, esattamente 20 anni fa, destinazione Rejikiavik (non vi dico i commenti degli amici maschi e anche di qualche amica donna al solo sentire il nome della città). Poi scoprii che l'assegno non copriva neanche il volo andata e ritorno per il paese più caro d'Europa (la generazione Ryanair ancora non esisteva) e non volendo pesare sui miei rinunciai.

    Ma a parte che bisogna avere i soldi o qualcuno che paghi per te, il fatto grave non è che solo chi ha i mezzi possa fare l' erasmus (che il mio correttore automatico insiste a voler tradurre letame.. Mah), ma che l'erasmus venga fatto passare come la chiave per il futuro radioso, per entrare nell'elite europea, nella casta dei mejo fighi del bigoncio. Vedi? Quello ha fatto l'erasmus ed adesso è dirigente giovanissimo (tralasciando, chessò che il padre è dirigente ministeriale, dopo l'erasmus la prima azienda -pubblica- per cui ha lavorato gli ha pagato 120.000 euro di master e che, probabilmente, si fosse anche fermato al diploma era uguale, perché certa gente è un sacco brava dalla nascita..).

    Insomma, una volta la laurea era il biglietto del successo. Adesso l'erasmus, poi minimo l'MBA in università prestigiosa, ma se parli anche 4 lingue. Ma rimane, certo, che comunque, se ti impegni anche se sei il figlio di nessuno vedrai...

    Insomma, il problema che ho io con l'erasmus è che è l'ennesimo specchietto per le allodole, ma di livello europeo, che per il 99.9% non farà che far sprecare risorse economiche alle famiglie (o, come nel lodevolissima caso del Giovine,i risparmi dello studente lavoratore) per aumentare, prima, un certo senso di superiorità morale e disprezzo per il proprio paese (rectius per l'esperienza personale e spesso provinciale del proprio paese) e per i propri compatrioti in una massa di persone onestamente normali (o mediocri nel senso non necessariamente dispregiativo del termine.. Fate voi) per poi farle piombare, e quanti ne ho visti anche colleghi, in un oceano di frustrazione ("ma come,ho fatto l'erasmus e mi offrite un lavoro interinale al quarto rinnovo?")

    Insomma, l'erasmus è una droga, e come tale dovrebbe essere trattata: almeno, che si avverta che può nuocere alla salute.

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  27. Bene, abbiamo avuto conferma di molte cose che immaginavamo vagamente.
    Ora seguendo la proposta di Elu Ei (domenica 4 aprile, 11:52) qualcuno può riassumere il tutto in un "Manuale di istruzioni per l'uso" di questo mitico Erasmus al cui canto non ci si può sottrarre se non legati da genitori(...!!!).

    Ma agli euronazipiddini non possiamo farla passare liscia, dobbiamo trovare un punto di appoggio per la leva di Archimede, es. Gene Hackman al minuto 1:30 https://www.youtube.com/watch?v=hqV6-oBhaUE

    Ci vorrebbe un giovane Rienzi(con la "i") non romanocentrico, più europeo, il quale(...non sappiamo più a che Santo votarci) potrebbe godere della protezione del Santo di ieri Riccardo di Chichester venerato da cattolici e anglicani che nel 1200 studiò a Oxford, Parigi e Bologna...senza Erasmus.

    Dicevamo...un punto d'appoggio: NON C'E' la copertura assicurativa!

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/scusate-mi-sono-assopito-e-compagnia-non-risarcisce-1237955.html

    http://www.huffingtonpost.it/2016/03/21/erasmus-incidente-responsabilita_n_9515216.html

    Non ci sono anche norme severe (UE?) sul riposo degli autisti che da noi fanno applicare. Da noi c'è lassismo sulle cinture allacciate invece in UK sono severissimi(gita scolastica della ns scuola media).

    Sarebbe un buon punto. Ma la battaglia é solo all'inizio ed il rischio é la demoralizzazione, i nazieuro hanno minato il terreno di Zyclon B per una lenta diffusa e costante eliminazione dei cittadini e delle famiglie europee....

    una volta costretti alla copertura assicurativa, l'assicurazione trova un cavillo e non paga, i familiari delle vittime, se non si sono già suicidati (es. di stillicidio di morti "indotte"), devono rivolgersi ad uno studio legale(oltre il sangue anche i soldi...all'inizio pochi, poi tanti) per fare causa ad una assurance, che magari continua a non pagare...passano anni, tanto la company lo fa per "prassi", magari i familiari muoiono di crepacuore, i fondi di garanzia forse girano in qualche speculazione finanziaria del meraviglioso sistema banca-assurance attivato dalle liberalizzazioni piddine, per la libera circolazione dei capitali....

    E' un nazismo-soft, non si fà notare con treni, campi camere a gas, agisce come un boa constrictor ogni giorno toglie un po' a qualcuno, un po' a tutti....lavoro, soldi, casa, azienda, coperture sanitarie, pensioni, garanzie acquisite, democrazia,....

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  28. Oggi è il48 esimo anniversario dell'Uccisione di M. L. King. L'uico che ha la patente di rivendicare un "SOGNO".

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  29. Ai miei tempi e dalle mie parti erano famosi gli erasmiani di legge, che si facevano i loro mesi a Oviedo e tutti, senza eccezioni, arrivavano con un master di ballo latino americano, per così dire. Ho avuto un'erasmiana in famiglia che l'ha preso sul serio, e ora è insegnante delle superiori in Germania (da lei ho informazioni di prima mano su come il sistema scolastico laggiù gestisca gli Untermenschen - i non madrelingua tedesca).
    Il mio "erasmus" l'ho fatto sul lavoro a metà anni novanta. Canadesi, inglesi, olandesi. E mi resi conto che i loro master erano paccottiglia rispetto alla nostra laurea quinquennale. I Phd erano padreterni nel loro specifico, nullità al di fuori di quello. Mi ricordo in particolare un imbarazzante ingegnere chimico olandese che era una mina vagante, capace di far danni ovunque nel modo più disinvolto e, in un equazione cinetica, incapace di distinguere la variabile dai parametri. Lui era un caso limite, ma in genere gli olandesi in quel contesto erano inaffidabili scansafatiche dall'esile preparazione.
    La famosa storia dell'inferiore sistema universitario italiano non me la sono mai bevuta. Troppi colleghi finiti all'estero erano subito presi nella massima considerazione, e con la mia esperienza capii ben il motivo.

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  30. Scusate, ma a me fa questo effetto ogni volta che faccio un viaggio fuori del mio ambiente. In effetti pongo la domanda: viaggiare (o vedere ambienti diversi dal proprio) arricchisce la propria cultura, si o no?

    Vorrei citare un brano di Gaber che mi ha fatto sempre pensare: "Tu viaggi troppo, ma attenzione, non c’è niente di meno nutriente dei viaggi. Ti basta un paese nuovo, e il cuore ti si emoziona, la testa ti gira, un infinito si apre nuovo per te, un ridicolo, piccolo infinito. E tu ci caschi dentro. Il viaggio è la ricerca di questo nulla, di questa piccola vertigine per ingenui."

    Eppure viaggiando ho imparato tante cose, ma soprattutto ho imparato che l'uomo è uguale dappertutto, con "timide modeste variazioni che nella loro velleità hanno l'aria e la pretesa di sfacciate novità".

    Forse non ci sarebbe stato bisogno di viaggiare per imparare questo; sarebbe bastato riflettere. Però ogni volta è stato divertente.

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    1. Infatti, è proprio quel che non trovi di diverso che è essenziale, che rende più robusti equillibrati e sicuri. Non ti possono più dire #facciamocome, perché ci sei stato.

      Magari si può pensare che anche qualche buon libro potrebbe bastare ad acquisire la stessa esperienza - ma non è lo stesso che guardare dal vivo negli occhi un bimbo immigrato e non poterlo carezzare coma tua figlia - o vedere in presa diretta la degenerazione generale dell'ambiente scientifico per causa della corsa ai fondi europei (lo dico da coordinatore H2020) o dei colleghi tutti che vivono nel sogno, lasciano a casa i propri ggiovini e intanto schiavizzano i borsisti indiani per 600 Eur/mese perché almeno diamo loro un'alternativa e i nostri devono viaggiare.

      Ok, magari per viaggi così non serve andar lontano.
      Così, ecco l'idea per un nuovo libro: Gli abissi dell'Euro.

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  31. Uno: quando vai all'estero se non sei emigrato per pulire i cessi ma in vacanza o a studiare tutto sembra meraviglioso perché sei in vacanza o a studiare: di qui "all'estero tutto funziona / la gente è disponibile / nei parchi non ci sono le cartacce".
    Due: se sei un coglione, pensano che sia un problema di barriera linguistica e cercano di trattarti bene: di qui "all'estero ti valorizzano / ti rispettano / te la danno".

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    1. L'ho pensato spesso anche io. L'effetto vacanza e l'innamoramento per un paese sono troppo forti per essere ignorati.

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  32. Attenzione:per coloro che sono nati dalla fine degli anni 90 in poi, l'euro è effettivamente l'unica moneta che hanno mai conosciuto. Per loro è molto difficile connettere la moneta al suo significato politico. È un fatto che dobbiamo comprendere. Il risveglio,purtroppo, non sarà che ancora più amaro.

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  33. "TUTTI e dico TUTTI sanno perfettamente, prima di andare, che non si va in Erasmus per motivi didattici (salvo per la lingua che però impari se quello è un tuo obiettivo primario, e non sei obbligato a farlo, o preferibilmente già la sai). Chi dà esami durante lo scambio ottiene, di norma, il 18 GA-RAN-TI-TO, qualunque sia la prestazione; spesso l'oggetto consiste in un programma estremamente ridotto rispetto allo stesso per gli studenti autoctoni e la pazienza del professore di turno assomiglia a qualcosa che neanche Gesù nel Getsemani. L'esame di lingua obbligatorio invece viaggia tra i due estremi della farsa, nella peggiore delle ipotesi e della spintarella, nella migliore."
    Caro Nicola,
    Tu fai parte della cerchia che dell'Erasmus non ha capito una beata fava - a parte l'ovvio - cioè che il politico europeo di turno lo usa come spot elettorale per far vedere quanto è bravo. Quando ho fatto l'Erasmus, l'università italiana mi ha messo i bastoni tra le ruote, mentre quella spagnola che mi ha ospitato mi ha decisamente rotto il c...o a suon di lezioni e libri.
    Gli esami non ce li ha regalati nessuno (ho visto diverse persone venire bocciate alla grande, perchè seguivano il tuo ragionamento del 18 GA-RAN-TI-TO), la tesi che ho fatto all'equivalente CNR spagnolo neanche. Alcuni hanno chiesto a papa e mamma altre 250€ da aggiungere a quelle della borsa di studio, come me, altri hanno lavorato e si sono messi da parte i soldi per partire.
    Se fossi il ministro dell'istruzione di questo sciagurato paese, renderei obbligatorio per il conseguimento della laurea un periodo minimo di studio all'estero di almeno sei mesi. Quelli che fuori scopano o non scopano infatti, tornano tutti con una consapevolezza: l'Italia è un paese con dei diritti civili e tutele che altri si sognano. E siccome è un laureato che di solito va a coprire ruoli di dirigenza, questo paese non può che trarne benefici. Oggi quei diritti vengono meno proprio perchè quelli che non mettono fuori il naso dal loro paesello, pensano che faccia tutto schifo qui e che tutto gli sia dovuto. Tu fai parte di loro, e neanche te ne rendi conto. Per capire una cosa, devi osservala da fuori, non da dentro. A me l’Erasmus ha lanciato una carriera, i professori italiani che ragionavano come te invece (che ci vai a fare in Erasmus è solo una vacanza), me l’hanno azzoppata come potevano.
    Il problema è quest’Europa e l’euro, non l’Erasmus. Ognuno di noi decide quanto una esperienza (come tutte le esperienze) sarà formativa: puoi andare a vedere un paese dal villaggio vacanze oppure uscire ad esplorarlo – è una tua responsabilità e una tua scelta. Non di meno, meglio questo Erasmus che niente.

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    1. Borsole, prima di obiettare dovrebbe avermi quantomeno letto. È evidente che non l'ha fatto e pertanto è altrettanto evidente che non possiamo proseguire in discussione. Se ne ha voglia lo faccia, si rilegga e poi, nel caso, mi faccia sapere.

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    2. Si rilegghi Lei (Fantozziana memoria...) perchè quelle citate da me sono parole sue: il 18 politico, i programmi ridotti, i professori così pazienti (così pazienti alcuni che in Catalogna si rifiutavano di fare lezione in castillano pensi...). Facciamo così: faccia Lei pace col cervello e si formi un'opinione coerente, poi si discuta (da solo, che con quelli come Lei non voglio avere molto a che fare). Vede, il problema è che Lei è uno dei problemi di questo paese, giovani (o adulte, o vecchie) generazioni che non capiscono una fava e neanche se ne rendono conto. Ma non si preoccupi, è in buona compagnia.

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    3. Borsole, Lei non deve al suo Erasmus nulla più di quanto non debba all'impegno che ha profuso per ottenere la carriera che desiderava. Il secondo, mi creda, ha fatto la vera differenza. Non riesco a tagliargliela meglio e soprattutto più di così. Lei veda nel mio discorso ciò che ci vuole vedere, non posso occuparmi anche di questo.

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    4. Mi correggo. Una cosa posso e sento il dovere di tagliarle meglio. Perché tocca il fondamentale argomento della propaganda, che non è far vedere che si è bravi per raccogliere voti. Dunque, il suo ovvio non è il mio.

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  34. Certo che lo devo al mio impegno, come chiunque altro raccoglie ciò che semina. Ma la mia strada se fossi rimasto come il 99% degli italiani al baretto a vedere Roma e Lazio sarebbe quella di oggi: a lamentarmi che non c'è lavoro, senza riuscire a capire cosa è questa europa. La smetta con questa storia della propaganda: è banale che un politico tiri acqua al suo mulino con ogni mezzo, anche quelli che non gli appartengono. Saluti

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  35. Ho sempre considerato questo tipo di esperienze alla "erasmus" una perdita di tempo, dovevo concentrarmi sul percorso di studio quindi non le ho mai fatte. Inoltre nella mia facoltà la fica non mi è mai mancata, quindi.....

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  37. "La generazione Erasmus semplicemente non esiste ed è argomento che fomenta solo l'odio generazionale perché nei fatti è mettere vecchi contro giovani." Condivido in parte il suo articolo, ma la conclusione è profondamente sbagliata nei termini, in quanto la generazione Erasmus esiste eccome, perché da quando è iniziato il programma, molti studenti hanno avuto la possibilità di studiare un tempo all'estero, imparare una lingua e una cultura differente dalla propria, mettersi alla prova, socializzare con molte persone diverse provenienti da differenti paesi d'europa e oltre. Quindi, chiunque abbia fatto questo tipo di esperienza, proficua o meno, breve o meno, studiando o fregandosene, ha comunque qualcosa in comune e in più rispetto a chi non l'ha fatta, e la generazione Erasmus è l'unica flebile fiamma e speranza per una comunità europea fatta dalle persone e non dalle banche e dai governi ad esse sottoposti.

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