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venerdì 11 maggio 2012

Più Europa (e meno Spagna). O no?

Vi ho parlato in un post precedente di un economista eterodosso, un certo Pesce (o almeno così lo chiamavano a Roma), che in un convegno scientifico passato alla storia come il mountain workshop (il seminario della montagna), del quale sta per ricorrere il duemillesimo anniversario, disse una serie di cose di grande attualità, che via via abbiamo commentato in questo blog. Ieri alcuni lettori, chi in forma privata (per non perdere il posto di lavoro), chi in forma pubblica, mi hanno segnalato questo articolo di Repubblica, e le parole immortali di Pesce mi si sono stagliate davanti agli occhi: a fructibus eorum cognoscetis eos.

Eh già! Perché per valutare appieno la portata di questa ennesima riedizione del mantra “più Europa”, più che entrare (o rientrare) nel merito di cosa sia una zona valutaria ottimale, occorre e basta scorrere la lista dei firmatari, e contare le menzogne, le pure, semplici, sfacciate, incontrovertibili menzogne (nel senso di sovvertimenti e presentazioni distorte della realtà fattuale consegnataci dalle statistiche) sulle quali i firmatari basano i loro argomenti.

Il più noto dei firmatari, il professor Prodi, ha spinto molto perché l’Italia entrasse nell’euro, sostenendo che questa misura avrebbe avuto grandi vantaggi per noi. Ora che l’euro si rivela insostenibile, ci viene a dire però che comunque non ne usciremo perché esso fa comodo... non più a noi (come diceva prima), bensì alla Germania! Una dichiarazione surreale, di cui ci sorprende non tanto il contenuto, che a noi è assolutamente ovvio (abbiamo spiegato più volte come e perché le asimmetrie dell’euro avvantaggiano alcuni paesi a danno di altri, ponendo le basi per la disgregazione economica, sociale, culturale e civile di questo continente), quanto la disarmante sfacciataggine. Evidentemente il professor Prodi pensa che alle tante famiglie che negli ultimi tempi hanno subito lutti di varia natura (dalla Thyssen Krupp di Torino, fino ai suicidi degli ultimi giorni), alle famiglie che quindi si stanno ponendo le domande drammatiche che tutti noi, prima o poi, ci dovremo porre, su quale sia il senso dell’esistenza, sia di conforto il sapere che nei drammi che hanno subito un senso in effetti c’era: tutto questo è successo ad majorem Alamanniae gloriam.

Un altro firmatario di spicco, il professor Attali, ha anche lui partecipato, in quota Mitterand, alla costruzione di questa catastrofe annunciata, di questo assoluto nonsense economico che è stato l’euro. Nonsense economico dotato però di un ben preciso senso politico: la rivincita del capitale sul lavoro, con la compressione dei salari e l’espansione della disuguaglianza, come ci indicano i dati e tanti studi scientifici. Lui, Attali, invece, cosa ci dice? Con una bonomia molto Louis XIII, nel rivendicare il privilegio di aver tenu la plume (tenuto la penna) che ha scritto il Trattato di Maastricht, ci dice che in effetti il metodo seguito non è stato molto democratico (très démocratique), ma che questo furto di democrazia era essenziale per costringere gli elettori ad andare oltre (nous forcer d’avancer), verso il famoso “più Europa”.

E una riflessione anche qui si impone, semplice, ma essenziale: come si può pensare che l’adozione di un metodo dichiaratamente non democratico possa condurre ad esiti democratici (o comunque “migliori” per una società democratica)? Attenzione: qui non c’è complottismo: qui abbiamo la confessione da parte di uno dei protagonisti del fatto che si è deliberatamente scelto di adottare un metodo non democratico.

E questa scelta è tanto più grave, proprio in quanto la letteratura economica aveva esplicitamente messo in guardia contro i pericoli di un Trattato che (in modo dittatoriale) non fornisse vie di uscita: ho citato più volte gli avvertimenti di Martin Feldstein di Harvard (che non sarà l’Ena, ma si difende...). Un tema, del resto, che è stato ripreso oggi ("The Eurozone needs exit rules") e sul quale, come sapete, sto organizzando un convegno scientifico col sostegno del mio dipartimento e di una rete internazionale di economisti. Ma questo paternalismo, il paternalismo che avevo trovato agghiacciante nella conversazione che forse ricorderete con Aristide, è quello connaturato alle nostre élites “europee”: profondamente, convintamente, e sfacciatamente antidemocratiche. E quello che veramente mi stupisce e mi urta, ancora una volta, è la sfacciataggine. E quello che mi terrorizza è che essa non promuova alcuna reazione.

Questi sono i firmatari.

Qualcuno potrebbe anche dirsi che a questo punto leggere il resto è inutile, no? Basta aver letto l’Eneide: timeo Danaos et dona ferentes. Qualcuno potrebbe in effetti concludere che qualsiasi cosa propongano delle persone simili, è chiaro che è una fregatura!

Il post potrebbe quindi chiudersi qui, sulla constatazione del fatto che chi oggi propone “più Europa” lo fa confessando di avere in passato obbedito a una logica profondamente antidemocratica, quella che consisteva nel nascondere agli elettori i costi dei quali era certo il manifestarsi, affinché questi costi, dimostratisi insostenibili, spingessero gli elettori a fare una ipotetica e improbabile cosa giusta chiamata “più Europa”. Cioè: invece di dire agli elettori: “volete più Europa? Guardate, avrà dei costi, ma poi ne trarremo vantaggi”, agli elettori è stato detto “dai, facciamo l’euro, ne avremo solo vantaggi, sarà bellissimo!”, salvo poi, una volta scoperto da tutti che le cose non stanno così, dire “be’, sì, lo sapevamo che c’erano dei costi, ma vedete, ormai si può solo andare avanti...”. Ma siamo sicuri che delle persone che ragionano così sappiano verso dove stanno andando? E che sapendolo ce lo dicano? Perché mai chi ha mentito una volta (e se ne vanta) dovrebbe ora dire la verità?

Se ne potrebbe concludere, e forse non si sarebbe troppo sbrigativi, che chi dice “più Europa” va isolato e combattuto politicamente (nella misura in cui uno tenga alla democrazia: se invece non ci tiene, può unirsi al coretto: “più Europa”). Anche perché, attenzione attenzione, "più Europa" poi cosa significa per questi buontemponi? Permettere che delle istituzioni già sufficientemente lontane da noi, non si sa bene se e come e da chi elette, maneggino una quota sempre più grande dei nostri soldi... naturalmente a fin di bene, per il nostro bene, per quel nostro bene che noi non sappiamo quale sia, tant'è che per farcelo fare ci hanno dovuto nascondere qualche trascurabile dettaglio (come quello che una moneta unica in una zona che non è un'area valutaria ottimale può solo cagionare disastri, come sta facendo)!

Ma...

Facciamoci del male...

Leggiamo, leggiamo l’analisi. Cominciamo dalla prima frase:


“La crisi della zona Euro non è iniziata con la crisi greca ma è esplosa molto prima, quando è stata creata un'unione monetaria senza unione economica e fiscale nel contesto di un settore finanziario drogato da debiti e speculazione.”

E qui la domanda sorge spontanea: certo, il problema è aver creato un’unione monetaria dove non ne sussistevano i presupposti, ma chi è responsabile di questa decisione? Chi ha deciso di procedere verso la moneta unica contro l'avviso pressoché unanime di tutti gli economisti, fatti salvi due o tre gnomi di palazzo? Voi! Solo che, vedete l’abilità retorica: mettono due parolette, “debito”, “speculazione”, due parolette che nell’immaginario collettivo identificano il male... E in questo modo la domanda che a noi sorge spontanea (ma perché avete creato un’unione monetaria senza unione economica?) il lettore mediano non se la pone. Dice fra sé: “com’è vero, la colpa è della speculazione...”, e continua a leggere. Continuiamo a leggere anche noi, che la risposta la sappiamo: l’unione monetaria senza unione economica è stata creata da questi signori perché essa era funzionale agli interessi di un certo capitalismo poco lungimirante. Ma vediamo, vediamo cosa ci dicono...



“Certo, i debiti pubblici sono esplosi in questi ultimi trent'anni ma sono gli squilibri fra i paesi della zona Euro che hanno determinato la situazione attuale.”



Altra frase parzialmente condivisibile: certo, sono gli squilibri della zona euro ad aver determinato il problema. Frase condivisibile ma, aggiungo, tautologica. Di fatto i nostri economisti ci stanno dicendo che la zona euro è squilibrata perché è squilibrata, una conclusione alla quale, senza di loro, non saremmo mai arrivati! Ed esattamente come sopra, la metà condivisibile del periodo è del tutto generica e serve solo a distrarre il lettore mediano, per rifilargli nell’altra metà un messaggio molto preciso e molto falso: quello che la crisi nasca dal debito del settore pubblico. Ora, noi sappiamo, e lo abbiamo visto fin dal primo post, che ciò non è vero. I dati statistici, la scansione temporale degli eventi, e anche la teoria economica, ci indicano chiaramente che i problemi che stiamo vivendo sono nati nella finanza privata: quando la crisi è esplosa, i debiti pubblici stavano diminuendo ovunque, perfino in Italia, ma nei paesi periferici stavano aumentando i debiti privati contratti con creditori esteri (guarda caso, del “Nord”).

E così abbiamo acquisito un altro punto essenziale: fateci caso: chi propone la terapia “più Europa” parte sempre da una diagnosi sbagliata, la diagnosi ideologica dei Boldrin, dei Giavazzi, per i quali il nemico è comunque, contro ogni sensata evidenza, il debito pubblico, cioè lo Stato. Una diagnosi che però, guarda caso, non tiene conto del fatto che in tutti i paesi andati in crisi il debito pubblico stava diminuendo, tranne in uno, il Portogallo, dove comunque era su livelli che a noi sembrerebbero paradisiaci. La diagnosi giusta è allora quella dei De Grauwe, dei Krugman, degli Stiglitz, i quali invece ci dicono il problema è nato nel Mercato, nella finanza privata. Ma di questa finanza privata molti estensori dell’articolo sono stati docili accoliti o solerti agiografi. E questo, se da un lato ci fa capire perché desiderino sminuirne le responsabilità, dall’altro non è esattamente una garanzia di equanimità e di efficacia delle loro proposte.

E allora andiamo avanti:


“Da una parte, un insieme costituito dai paesi del Nord Europa con la Germania in testa ha costruito la sua economia sulla competitività e le esportazioni. D'altra parte, i paesi della periferia hanno utilizzato deboli tassi di interesse per alimentare la loro domanda interna e costruito la loro economia su settori di beni non esportabili o meno sottoposti alla concorrenza esterna come il settore immobiliare.”


E qui anche ce n’è, da ridere. Certo, i paesi del Nord Europa hanno adottato una prospettiva mercantilistica, quella secondo la quale si tenta di crescere sfruttando la domanda estera, via esportazioni, anziché la domanda interna. La domanda interna, anzi, è stata sapientemente repressa, mediante una riforma del mercato del lavoro il cui finanziamento (loro non sono, come noi, quelli del "costo zero") ha portato la Germania a violare le regole “europee” sul deficit, (quelle stesse che ora ci vuole nuovamente imporre), e che la ha avviata su un sentiero di crescita totalmente squilibrato, cosa della quale adesso paga le conseguenze (perché, che se ne renda conto o meno, sarà trascinata dalla caduta delle economie periferiche, sulle cui spalle ha finora campato).

Ma... hanno fatto bene, i paesi del Nord, a comportarsi così? È stato giusto praticare questa politica beggar-thy-neighbour? Questo gli amici del "più Europa" non lo dicono, ma qualcosa però lasciano intendere.

Perché, vedete, anche qui nel modo in cui la frase è formulata è implicito un giudizio morale: si capisce che tutto sommato per gli estensori del documento la responsabilità ricade sulle scelte sbagliate dei paesi del Sud. E sottopongo alla vostra sagacia una deliziosa chicca lessicale: vedete? Si parla di “deboli” tassi di interesse. Una scelta letterariamente raffinata: “bassi tassi” è uno sgradevole omoteleuto. Ma la scelta è raffinata soprattutto dal punto di vista retorico, perché, vedete, al termine “debole”, c’è poco da fare, si associa sempre una connotazione negativa. Oh, quanto sono bravi questi pessimi economisti nello stillare nelle orecchie del lettore mediano il giusquiamo del loro stucchevole moralismo!

Quindi, par di capire, la colpa è dei tassi “deboli” che hanno avviato la periferia su un sentiero di crescita tirato dalla domanda interna e da investimenti improduttivi. Certo, suona plausibile. Alla fine la colpa è loro, potevano fare qualcosa di diverso, questi meridionali: potevano essere produttivi, produrre beni esportabili, ad esempio, si dice soddisfatto e rassicurato il lettore mediano (ma lui cosa esporta? E quanto è produttivo? Questo non se lo chiede, il lettore mediano, come non si chiede da dove viene la carne che mangia...).

E qui le domande fioccano.

Intanto, scusate, gentili colleghi, ma non siete stati voi a ripeterci in più occasioni, prima e durante la crisi, che proprio la convergenza dei tassi di interesse verso il basso, cioè quello che oggi chiamate il loro “indebolimento”, avrebbe fatto mirabilia? Avrebbe permesso ai paesi indebitati di mantenere l’equilibrio finanziario (Prodi sul Messaggero del 31 dicembre 2011), avrebbe promosso la crescita stimolando gli investimenti (l’argomento di Modigliani, da me criticato nel 1997)... Questo era il primo buon risultato che l’età dell’euro avrebbe portato con sé. E come mai dopo che i tassi sono scesi la colpa è diventata loro? Ma come? Da salvatori a carnefici? C’è qualcosa che non va, no? Volete banalizzare il punto dicendo che sì, però la colpa è dei cittadini del Sud, che hanno fatto gli investimenti sbagliati? Certo, avessero fatto quelli giusti... Quindi è colpa loro!

No. Questo non ve lo permetto, gentili colleghi, e non ve lo permetto sulla base non solo della mia profonda identità europea, che mi vieta di adottare argomenti sostanzialmente razzisti, ma anche sulla base di ben precisi fatti economici, che voi non potete ignorare.

Tanto per cominciare, rovesciamo il vostro argomento: cosa avrebbero dovuto fare i paesi del Sud per essere bravi? Evidentemente, a sentire voi, avrebbero dovuto costruire la loro economia su competitività e esportazioni (cioè comportarsi come quelli del Nord)... Ma... Lo capite cosa state dicendo? State dicendo una assurdità a livello globale e a livello locale. A livello globale, è assolutamente evidente che occorre pensare modelli di sviluppo diversi da quello mercantilistico, per il semplice motivo che se tutti i paesi del mondo fossero esportatori netti, occorrerebbe inviare le nostre merci su un altro pianeta. E la stessa cosa, e voi lo sapete, vale anche a livello locale. Per paesi come la Spagna o l’Italia l’eurozona rappresenta oltre il 60% del proprio commercio. Il che, banalmente, significa che se nell’eurozona volessimo essere tutti esportatori netti, dovremmo costruire un’altra eurozona verso la quale esportare (non so, fate voi, magari due chilometri sottoterra), o rassegnarci al sorgere di un conflitto, perché sarebbe materialmente impossibile per i due paesi più grandi del Sud esportare di più senza che la Germania (loro principale partner) esporti di meno (in termini netti). Tanto è vero che l’eurozona, dal punto di vista commerciale, è e rimane un sistema chiuso, semplicemente perché il suo nucleo (la Germania) ha conti esteri in pareggio con il resto del mondo, e ha un surplus verso l’eurozona che algebricamente si compensa con il deficit dell’eurozona verso la Germania stessa.

E poi... Ma cosa deve, cosa può esportare il Portogallo, o la Grecia? Bisogna anche capire che le economie non hanno tutte le stesse dimensioni, e quindi non hanno tutte gli stessi vantaggi comparati, e quindi non possono seguire tutte lo stesso percorso. Vi sembra un motivo per eliminarle dalla geografia politica e economica di quel continente che volete “unire”? Vi sembra sensato proporre a economie che fino agli anni ’80 venivano classificate come “in via di sviluppo” dalla Banca Mondiale lo stesso modello di crescita che le economie mature del Nord hanno voluto e potuto seguire, in modo del tutto scoordinato da qualsiasi ottica di cooperazione “europea”? Questa è l’economia che conoscete voi? Questa è l’Europa che auspicate voi? L’Europa dei vasi di coccio, sperando di essere quello di ferro?

E poi... si fa presto a dire “investimenti improduttivi”! Guardiamo i dati, prendiamo ad esempio la Spagna. Il ritornello “bollaimmmobiliare”! Quante volte lo abbiamo sentito... Ma... Sapete, qui dobbiamo fare almeno due riflessioni: primo, ma siamo proprio sicuri che gli spagnoli abbiano fatto solo investimenti “improduttivi”? Secondo: le famose bolle, con cosa vengono gonfiate? E chi ci soffia dentro?

Cominciamo dalla prima domanda. No: gli investimenti spagnoli non sono stati solo “improduttivi”. Nell’ultimo decennio (più esattamente, dal 2000 al 2010) la Spagna ha avuto un rapporto investimenti/Pil di circa 28 punti, contro i 18 della Germania, e i 10 punti di investimento in più si dividono più o meno equamente fra investimenti non residenziali e investimenti residenziali. È normale che un paese che parte da una posizione di relativo svantaggio faccia più investimenti, e questo la Spagna ha fatto, ed è per questo che l’integrazione finanziaria europea, in teoria, era stata fatta: per facilitare il finanziamento sui mercati dei paesi che erano rimasti indietro. Voi direte: “ma hanno costruito tante seconde case in riva al mare!”. Certo, lo so. Una cosa che difficilmente accadrebbe a Travemünde, per motivi che non sto a spiegarvi, e che probabilmente attengono al fatto che non tutti voi siete, come me, affascinati dalla prosa di Theodor Storm (e dai reumatismi). Scherzi a parte: certo, c’è stato anche un problema, è chiaro: oltre ai molti, necessari investimenti produttivi, ci sono stati anche investimenti azzardati, certo, e soprattutto in ambito immobiliare.

La famosa “bolla”. Ma cosa è una bolla?

Una bolla è un fenomeno che si verifica in un mercato quando il prezzo di un’attività (azione, casa, materia prima,...) comincia a crescere perché tutti si aspettano che cresca. E siccome se lo aspettano, comprano quell’attività, per rivenderla quando il prezzo sarà ancora cresciuto. E siccome comprano, il prezzo cresce, e altri sono invogliati a comprare aspettando ulteriori aumenti. E via così. Si chiamano self-fulfilling expectations (aspettative che si autorealizzano), e sono un fenomeno piuttosto consueto. Ma... questa bolla di cosa è riempita? Ma è chiaro: di soldi. E, ditemi, come la vedete voi? Se i prezzi delle case sono saliti, innescando il processo che poi ha determinato la diversione di investimenti verso il settore immobiliare, vuol dire che qualcuno, almeno all’inizio, le case le stava comprando. Se non lo avesse fatto, i prezzi non sarebbero saliti, e comunque nessuno avrebbe trovato conveniente costruire delle case che nessuno stava comprando, no? E allora ditemi, come la vedete voi? Secondo voi come è iniziato questo gioco? Da qualche parte i soldi per “innescare” il meccanismo saranno pure arrivati, no?

Forse è andata così: un giorno gli spagnoli sono scesi in giardino per annaffiare le piante, e strappando le erbacce si sono accorti che da sotto ai gerani spuntava lo spigolo di un vecchio forziere arrugginito. Apertolo con le debite precauzioni, lo hanno trovato pieno di pezzi da otto. E allora, siccome sono pigri e colpevoli, invece di investire questi pezzi da otto nell’acquisto di un’alesatrice, ci hanno comprato la casa al mare, investimento improduttivo, quindi meritano la fine che stanno facendo, con la disoccupazione oltre il 20%.

O forse è andata come dicono Lance Taylor e Roberto Frenkel: è una storia vecchia come il mondo: il “centro” impone alla “periferia” l’adozione di un tasso di cambio fisso. Lo fa sempre per ottimi motivi dichiarati: per “aiutare” i paesi periferici a combattere l’inflazione, per “promuovere” il commercio. E lo fa soprattutto per motivi non dichiarati: l’adozione di un cambio fisso elimina il rischio di cambio sugli investimenti finanziari nei paesi periferici (se ti presto dei soldi, ora non puoi più restituirmi pesetas svalutate), generalmente porta a tassi di interesse più elevati nei paesi periferici (e diventa così più conveniente farvi affluire fondi: lo abbiamo visto nel caso della Grecia), e naturalmente rende meno competitive le merci della periferia, che di fatto prende soldi in prestito anche per acquistare le merci del centro. Questo è il gioco che gli Usa hanno giocato con l’Argentina, e che la Germania ha giocato con la periferia dell’eurozona. Ed ecco da dove arrivavano i soldi che hanno gonfiato la bolla: non certo da ipotetici forzieri casualmente scoperti in giardino, ma dalle banche del centro (Germania, Francia, Belgio,...).

Ah, sì: qui l’elettore mediano dice: “ma no, non ci hanno imposto nulla: lo abbiamo scelto noi, democraticamente!”. Bene, caro elettore mediano (tipo l’amico del tornese): torna in cima a questo post e rileggi: sono loro che ti dicono che te lo hanno imposto non democraticamente. Se non credi a me, devi credere a loro. Tertium non datur (mi dispiace per Hegel, lo teniamo in caldo per la fine del post, qui usiamo Aristotele).

Ora, per gli “economisti” alla Benetazzo, Boldrin, ecc. (mi fermo alla “B”) sembra che la crisi debitoria sia tutta colpa della famiglia spagnola (o greca, o portoghese) che ha chiesto il mutuo. Cioè, nella testa di questi economisti, il mercato finanziario funziona così: se una famiglia chiede il mutuo, la banca glielo accorda subito, senza far storie. E quindi se si fanno troppi debiti, la colpa è necessariamente del debitore che ha chiesto i soldi, e non del creditore che li ha dati, poverino. Lui sì, bisogna tutelarlo. Spagnoli cattivi...

Ma... somiglia al mondo che conoscete voi? La vostra banca è così? Be’, se vi interessa, sicuramente non somiglia al mondo che conosco io. Come si fa, come può venire in mente a una persona minimamente sensata, di equiparare il ruolo, le competenze, gli insiemi informativi, di una famiglia, a quelli di una istituzione finanziaria? Come si può credere nel mercato, se al tempo stesso non si crede che il mercato abbia il dovere di esercitare tutta la due diligence nell’allocare le risorse in modo efficiente?

Vi spiego una cosa. Vi spiego cosa sapevano le famiglie (che secondo Boldrin e Benetazzo sono le colpevoli) e cosa sapeva il mercato. Le famiglie sapevano che stavano vivendo in un’economia che cresceva al 4% medio in termini reali (Spagna 1999-2006), cioè che offriva lavoro e ottime prospettive di guadagnarsi onestamente da vivere. Perché mai non avrebbero dovuto eventualmente sobbarcarsi un mutuo, in un’economia così fiorente? Fatemi capire, il signor Benetazzo quando compra un appartamento va dal notaio con una carriola di monete? O dobbiamo pensare che tutti gli spagnoli, animati da un intento fraudolento, abbiano dolosamente contratto dei mutui che sapevano di non poter pagare? Non credo proprio.

Vi spiego anche cosa sapevano le banche. Le banche del Nord sapevano benissimo che il paese verso il quale stavano convogliando la loro liquidità aveva già da tempo superato la soglia di guardia. Lo studio, più volte citato, di Manasse e Roubini (non due sconosciuti), chiarisce che la variabile più importante per prevedere una crisi di debito pubblico è il rapporto debito estero complessivo/Pil (complessivo, cioè pubblico e privato). Nel loro campione, che comprende 54 episodi di crisi verificatesi in 47 paesi, si riscontra che nell’anno precedente una crisi questo indicatore (il rapporto debito estero/Pil) in media vale 55 punti. In Spagna li ha superati nel 2004. Ma le banche hanno continuato a prestare, e a prestare sempre di più: l’indebitamento (cioè l’aumento del debito) estero è passato a 7 punti di Pil nel 2005, 9 nel 2006, 10 nel 2007. Cioè: io so che se il tuo debito è più di 50 sto correndo un rischio... e cosa faccio? Invece di prestarti di meno, ti presto di più, sempre di più! Così, nel 2007 il debito estero della Spagna era all’84% del Pil.

Certo che in Spagna sono stati fatti investimenti improduttivi. Ma li si sono fatti perché le banche del Nord, con quello che i giuristi chiamano “dolo eventuale”, hanno scelto deliberatamente il rischio di collocare la loro liquidità in eccesso in un paese che in tutta evidenza, almeno dal 2004, si capiva che non sarebbe stato in grado di restituire tutti i soldi che prendeva. Colpa degli spagnoli? Cioè, secondo voi una famiglia, che è solo une delle migliaia di clienti di una banca, deve avere quelle nozioni di macroeconomia che in tutta evidenza, come questo post dimostra, nemmeno i “padri” della nostra “patria” “europea” posseggono? E invece le banche, che sono poche, che hanno potere di mercato, che hanno il dovere istituzionale di monitorare i progetti di investimento, e che dispongono di uffici studi, loro no, non sapevano che gioco stavano giocando?

Vedete, non è una storia nuova, è una storia vecchia, anzi, vecchissima. L’acqua del ruscello scorre sempre a valle. Ricordate?


"Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?"
Laniger contra timens:
"Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor."


Dal Nord verso il Sud scorreva la liquidità, dal lupo tedesco verso l’agnello spagnolo. E l’analisi che rigetta tutte le colpe sulle scelte dei cittadini spagnoli (o greci, o portoghesi, o italiani, o irlandesi), e che non si chiede perché il mercato finanziario abbia così platealmente fallito nel suo compito di indirizzare il risparmio verso impieghi produttivi, quando lui, il mercato, aveva tutti gli strumenti (analisti, dati, indicatori) per prendere decisioni se non corrette almeno prudenziali, ecco, questa analisi è schierata, è ideologica, è falsa.

Attenzione però: la mia non è una teoria del complotto. Non sto dicendo che “i cattivi” lo hanno fatto “apposta”. Sto dicendo però che i mercati hanno agito esattamente come Keynes dice che i mercati agiscono, cioè come nel gioco delle sedie musicali: ogni banca si è messa a danzare (cioè ha prestato) sperando di riuscire a sedersi (cioè di rientrare dei soldi prestati) quando la musica sarebbe finita (cioè quando la crisi si sarebbe manifestata). Si chiama fallimento del mercato. E dare la colpa alle famiglie, serve solo a sviare l’attenzione dal nocciolo del problema, che è quello, molto semplice, che ho esposto in Crisi finanziaria e governo dell’economia: il mercato non è in grado di allocare in modo efficiente il risparmio delle famiglie, il mercato è condannato a fallire: occorre allora che lo Stato riprenda in mano almeno in parte il circuito del risparmio. E da questo orecchio gli amici del “più Europa”, vedrai, non ci sentono...

Del resto, scusate, ma perché pensate altrimenti che i giornali ci fracassino i timpani con cose che non ci interessano, che non sono importanti, come le olgettine, il Trota, gli “scandali”... Ah, dite voi, perché la Lega era all’opposizione e quindi hanno voluto togliersela di torno? Interessante, ardita teoria. Con le canottiere del papà e la laurea del figlio la Lega si è costituita all’opposizione del buon gusto e dell’intelligenza, certo. Ma in parlamento, quando si è trattato di votare, ha sempre fatto il suo dovere, da che Monti è Monti. E allora, forse, tutto questo stucchevole can can orchestrato dal Barbapapà nazionale forse ha un altro scopo: non quello di far fuori un oppositore che non si oppone a nulla, ma quello di rafforzare nell’elettore mediano l’idea che tanto i politici sono tutti uguali, che lo Stato è corrotto, e che quindi bisogna liberalizzare, privatizzare, e darsi in mano se non proprio direttamente ai tedeschi, almeno a una oligarchia di tecnici supposti incorrotti... almeno fino a quando le esigenze del prossimo cambio di regime non sbatteranno in piazza gli scheletri che certo non mancheranno nei loro armadi!

Certo, sì, lo Stato è corrotto, e poi, noi italiani, signora mia... Con l'elettore mediano questa strategia funziona. Sapete il mio amico piddino, quello che "l'Europa ha fatto molto per la mobilità dei lavoratori"? Ecco, sì, quel fesso (scusa sai, caso mai mi leggessi, tanto te l'ho anche detto in faccia). Alla fine poi l'argomento qual è? Che anche se Monti non va bene, però la colpa è sempre di Berlusconi perché noi siamo stati costretti a chiamare Monti perché Berlusconi era impresentabile (quanti abitanti ha l'Italia? Sembra ne abbia due, dei quali uno impresentabile), e che comunque con questi scandali, col Trota, come si fa...


Ve lo ricordate? È già successo, è un film già visto. La precedente "rivoluzione democratica", quella che ci ha condotto all'euro nel modo (democratico?) che abbiamo descritto, era stata anche lei sapientemente preparata da una campagna di stampa a 360 gradi contro la classe politica. Non erano, certo no, tutti innocenti, lo sappiamo. Ma ricordiamo anche che i media davano (perché volevano darla) la sensazione che fossero tutti colpevoli. E sappiamo invece che i processi hanno reso un'immagine diversa, e sappiamo che la via "tecnocratica" imboccata anche per combattere la corruzione ("noi italiani non siamo in grado di governarci da soli, senza le regole europee sarebbe il baratro") non ha risolto nessun problema, nemmeno quello della corruzione, anche perché ha creato enormi problemi di ordine economico.

Certo, caro elettore mediano, vai, vai avanti verso il baratro, con questi begli argomenti da comare. Ma ti ricordo che alla fine sono i numeri che parlano. E i numeri, come abbiamo ricordato in questo blog, dicono che per quanto corrotto possa essere lo Stato, il totale dei default pubblici dell’ultimo decennio vale meno di uno solo dei grandi default privati. Quindi, sì, il Trota si sarà anche laureato in Albania, ma da qui ad affidare ai mercati tutti i nostri risparmi direi che ce ne corre.

E allora concludiamo tornando al punto di partenza, e ponendoci una semplice domanda: fino a quando saremo disposti ad accettare da questi simpatici Danai, i frutti del cui operato sono sotto gli occhi di tutti, ulteriori proposte geniali basate su diagnosi false? Fino a quando permetteremo a chi ha di fatto dichiarato di averci tratto in inganno, proponendoci come soluzione quello che invece era un enorme problema (l’euro), di occupare la scena politica? Perché in fondo i termini della questione sono molto semplici: il rispetto che dobbiamo a noi stessi, alle nostre famiglie, al nostro paese, alla democrazia, ci impone il dovere morale di rifiutare la logica secondo la quale noi italiani, noi europei, possiamo fare la cosa giusta solo se menati per il naso. Se non rifiutiamo ora, con decisione, questo metodo, non sappiamo dove potremo arrivare: chi ci ha imposto la camicia di forza dell’euro per indurci a un grande abbraccio paneuropeo, domani potrebbe rifilarci chissà quale altra menzogna (e di fatto, forse, lo sta già facendo), naturalmente sempre e solo per il nostro bene. Basti pensare alle tante menzogne strumentali sul ruolo della Cina nell'economia mondiale (accuratamente elencate nel mio libro). Vedete: stanno trasformando la società europea in una società di tipo statunitense, una società che ha bisogno di un nemico per ritrovare coesione e identità. Noi, certo, quale sia il nostro bene non lo sappiamo. Meno male che c’è Attali, che ci indica perché e contro chi combattere.

Ecco: solo rifiutando questa logica, e qualsiasi proposta provenga da chi confessa di averla applicata, potremo sperare di difendere qualche residuo spazio di democrazia in Europa. In inferno nulla est redemptio. E così nell’euro non ci può essere alcuna Europa. Chi propone “più Europa” per salvare l’euro sta nuovamente mentendo, lo sappia o meno. Chi ama l’Europa sa bene che questo è il momento di fare un passo indietro: reculer pour mieux sauter. Togliere l’Europa posticcia dell’euro per costruire l’Europa degli europei. Solo in Italia è ancora impossibile parlarne. Arriveremo, come al solito, in ritardo.

211 commenti:

  1. Bellissimo riassunto, professore.

    E bellissima la disamina delle sottigliezze lessicali dell'articolo.

    Non tema, avremo anche noi I nostri Chavez e i nostri Lula, ma come sempre, la seconda volta sarà una farsa.

    Roberto Seven

    RispondiElimina
  2. Sempre tirato in mezzo... alla fine i Neo-Borbonici prenderanno le tue teorie a prestito e lo imporranno il tornese, sarebbe il meritato contrappasso! :P

    Cmq io non ho mai contestato il fatto che non si sia detta la verità, ho semplicemente detto che non esiste a mia memoria operazione politica nella storia che preveda il dire la verità o che non comprenda una comunicazione volta ad ottenere consenso comunque sia.

    Certo magari in un modo ideale (sempre diffidare degli hegeliani), in una Gerusalemme celeste in cui anche l'austerità stimola la crescita magari, ma in questa Gerusalemme terrestre io non ne ho ricordo.

    Il mio manicheismo accetta il male di questa nostra forma umana, e cerca di comprenderne i motivi. Continuo a pensare che caduto il muro ed esaurita la nostra importanza "strategica" non credo ci avrebbero lasciato fare la Svizzera o la Svezia e, ripeto, guarda caso, la nostra Costituzione NON PREVEDE IL REFERENDUM per i trattati internazionali, alla faccia di chi mi dà del fascista quando dico che il 25 aprile celebriamo una sconfitta militare (sempre a proposito di verità e di propaganda).

    Che queste necessità di trovare un aggancio europeo si siano incontrate con le volontà che affermi di compressione dei diritti del lavoro mi trova ancora d'accordo.

    Ma non è successo solo in Italia, o solo in Europa: anche l'entrata della Cina nel WTO è stata una conseguenza della stessa politica, come la liberalizzazione dei movimenti di capitale. L'euro è stato solo un capitolo, e forse il più debole tanto che si sta sfaldando prima di tutto il resto.

    In sintesi hai ragione, ma non so quali alternative ci fossero, e come anche una eventuale Italia solitaria con la sua lira ne sarebbe saltata fuori: meglio, peggio? Non lo so.

    "Nella storia sono importanti tre cose: innanzitutto il numero, in secondo luogo il numero e, per finire, il numero. Ciò significa, per esempio, che i neri che vivono in Sud Africa un giorno o l’altro finiranno per averla vinta, mentre è probabile che i neri Nordamericani non riusciranno mai a venire a capo di niente. Ciò vuol dire anche che la storia non è una scienza morale. I diritti umani, la compassione e la stessa giustizia, sono tutte nozioni estranee alla storia."
    (questa volta faccio io l'indovinello sulla citazione, anche se il mio background culturale è più "popolare")

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    1. Circa la lira solitaria (alla campagna cantando vai...) lo sapremo presto, perché ci torneremo. La citazione mi sfugge, dato il mio background aristocratico. Per ora l'Africa sub-sahariana esprime il 2 (due)% del Pil mondiale. Mi sa che i neri americani ne esprimono un po' di più. Però, chi sa, nel lungo periodo, in effetti...

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    2. E' la lezione di Remy, uno dei personaggi de "Il declino dell'Impero Americano" di Denis Arcand. Quello che muore di cancro nel più recente "Le Invasioni Barbariche" (questo cameo è meraviglioso per capire la piddinite approposito Siamo stati tutto e il contrario di tutto)

      Cmq fu profetico, qualche anno dopo l'apartheid crolla e i neri del Sud Africa vanno al potere. Adesso non so che percentuale del PIL mondiale abbia il Sud Africa ma mi sembrava con un buona crescita, mentre mi ha impressionato a New York come i neri andassero in giro solo con i neri, gli ispanici con gli ispanici, tranne che nella upper class.

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    3. Scusa, riprendo con più calma il filo del discorso.

      Intanto, non ti permetto di parlare con tanta supponenza dei neo-borbonici: sappi che il mio violoncellista preferito è appunto neo-borbonico, e quindi per penitenza ti esorto ad acquistare il nostro ultimo disco e a sostituirlo a quelle schifezze che ascoltate voi nella bassa (le 'zdore "maudit" tipo Vasco o Liga)...

      Andando sul serio, io vedo sempre la tua fottuta vena dialettica (del bar di Bagnacavallo), che però non attacca: capisco il tentativo di farmi passare per un ingenuo idealista, ma non so quanto possa riuscire. Che al "popolo" si menta sarà sicuramente una costante storica. Da qui a compiacersene o ad accettare che chi lo ha fatto torni a farlo VANTANDOSI di averlo fatto la volta prima... direi che un pochino ce ne corre. Penso che quanto meno sia doveroso registrare il dato.

      Dopo di che, sulla democrazia, se proprio vuoi saperlo, la penso anche peggio di te. Vedi, la musica della democrazia è quella che ascolti tu (il Vasco) e la musica della monarchia è quella che suono io (lo Zuccari, il Vivaldi...). Quindi io ovviamente sono per il dispotismo, no? Ma se uno dice di essere per la democrazia, non può anche venirti a dire che ti ha preso per i fondelli per il tuo bene. That's all, come dice quello...

      Certo, certo, poi Craxi diceva che la coerenza è la virtù degli imbecilli...

      Senti: tu lo sai che ti voglio bene e continuare mi piacerebbe... ma... il bar sta chiudendo! A domani. Saluti a casa.

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    4. Avrei io una fottuta vena dialettica e poi mi disegni sopra dei gusti musicali alquanto improbabili.

      Mi dispiace, io ascolto molti generi, dai Led Zeppelin al barocco passando per il jazz, e ne ho anche suonati diversi, ma quei due strimpellatori da balera proprio non sono nelle mie corde (specie il Liga le cui canzoni hanno un range armonico che passa dalla tonalità di mi minore a quella di sol maggiore, fa venire su due gran mar...)

      Per il resto ti avevo proprio accluso quello spezzone di film perché è l'esempio di quello che è stata la sinistra "colta" in tutto il mondo (e la trilogia di Denis Arcand ne fa un crudo ritratto).

      Rimango dubbioso sull'euro quale causa di tutti i nostri mali. Per questo non so cosa sarebbe successo mantenendo la lira.

      Il trasferimento della produzione verso paesi a basso costo del lavoro, a causa della liberalizzazione dei capitali, è stato un processo che comunque sarebbe avvenuto lo stesso.

      Se vediamo l'UK alla fine non è che stia messo così meglio nonostante l'innegabile vantaggio di avere avuto una industrializzazione due secoli prima di noi (ed in certi settori, quali anche il mio, la differenza di mentalità è evidente) e capitali di partenza notevolmente superiori.

      E infatti ci troviamo poi d'accordo sul reintrodurre il controllo dei capitali, ma dobbiamo aspettare che Mr.Obama sia d'accordo con noi perché, in questo mi darai ragione spero, da sola l'Italia che fa?

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    5. Troppo vasto è l'uomo. Io lo restringerei. (Come indovinello è facile).

      Sugli argomenti del tipo "stanno male anche loro" stendo un velo pietoso, quelli, lo sai, non vanno più bene nemmeno nel proverbiale bar di Bagnacavallo: se crolla un terzo dell'economia mondiale, certo gli altri due terzi molto bene non possono stare (in generale). Ma ci sono differenze che sicuramente capisci da te, quindi non te le spiego!

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  3. promettendomi di ritornare sui contenuti del post non appena avrò terminato di assimilarli, faccio il rompipalle di bassa lega e le dico che le è sfuggita una h in "(cioè a prestato)"

    saluti! :D

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    1. Grazie, meno male che Schneider era in fondo alla caverna, altrimenti il povero Zenodoto... Lavoro troppo in fretta...

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    2. Guardi, non è per dire... ci sarebbe anche un "lì" senza accento. Ma è più che perdonato, post eccellente.

      @Alessandro: io conosco pochi intellettuali più realisti di Hegel (ma ce ne sono). Quando mi trovi un passo irenistico del maestro di Stoccarda fammi sapere, mi trovi qui. Intanto ci sarebbe sempre quello der macellaro de noartri che non è proprio da Gerusalemme celeste.

      Cordiali saluti (e buona ricerca).

      Schneider (il dormiente)

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    3. Devo comprarmi uno schermo decente, il netbook mi distrugge gli occhi e la reputazzione.

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    4. "Questa coscienza infelice scissa entro se stessa è così costituita che, essendo tale contraddizione della sua essenza una coscienza, la sua prima coscienza deve sempre avere insieme anche l'altra. In tal modo, mentre essa ritiene di aver conseguito la vittoria e la quiete dell'unità, deve immediatamente venire cacciata da ciascuna delle due coscienze."

      A gente che distrugge con una sì chiara argomentazione il principio di non contraddizione dovrebbe essere vietato l'insegnamento in tutte le scuole del Regno.

      "Non sunt moltiplicanda entia sine necessitate"

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    5. Ero stanco anche io, ci mancherebbe. Infatti l'"ha" senza acca me l'ero persa per strada. E ho compreso la pagliuzza del li, mea maxima culpa, ma la segnalazione aveva la sua ragion d'essere ed era avanzata soprattutto per scherzare.

      Ad ogni modo devo sempre ricordarmi del suo DPM, quindi mi perdoni se ho scritto nel momento sbagliato, o meglio, alla persona sbagliata. Cosa che non viola il principio di non contraddizione, come ben sa chi ha letto sia Hegel che Aristotele e Trandeleburg.

      Su Pesce mi aggiornerò.

      Comunque non deve preoccuparsi, io so bene che lei difende la tesi della superiorità morale dell'Europa quale meta finale dello sviluppo storico umano.

      Saluti a entrambi (non vorrei sbagliare).

      Schneider (il multiplo)

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    6. Schneiderino caro, ma stai diventando maestrina piddina, sai... Dovresti leggere Pesce invece di Hegel: "eice primum trabem de oculo tuo, et tunc videbis eicere festucam de oculo fratris tui." Anche perché la pagliuzza del "li" nel mio occhio non c'era (nel senso che non la vedo: fammela vedere tu!), ma c'erano in effetti diverse travi: "Sappiamo" invece di "siamo", "che" invece di "ce" (non nel senso di Guevara)...

      Fammi capire, ma tu di un brano leggi solo gli apostrofi e gli accenti? Ecco perché sei sempre d'accordo con me. Solo che... come dire... ci sono più cose fra un apostrofo e l'euro di quante non ce ne siano in Hegel!

      Il gemello buono.

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    7. P.s.: di filosofia non so molto, ma il mio orecchio musicale e la mia sensibilità eurocentrica mi dicono che Trandeleburg DEVE (muss) essere TrandeleNburg. Sbaglio? E da buon don Abbondio aggiungo: "chi era costui"?

      (Il gemello medio)

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    8. http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Adolf_Trendelenburg

      Un altro di quei tedeschi che fecero a Platone ed Aristotele quello che la loro conterranea cancelliera sta facendo all'intera Grecia.

      Ma cosa gli han fatto di male i Greci a sti qua per vendicarsi così?

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    9. Genau, TrandeleNburg, vielen dank Herr Professor (ich hatte es eilig).
      Ma niente, uno di passaggio... o un aristotelico - di un certo spessore aggiungo - del fottutodiciannovesimosecolo.

      Sulla Bonino, di cui sotto, suggerisco a "io" (quindi a me?) di dare un'occhiata a un altro referendum (correva l'anno di grazia 2000) che la cara Emma propose ai tempi.

      12 anni e siamo ancora lì.

      Schneider (uno di passaggio, come tutti in fondo)

      Ps: ne deduco che siamo arrivati a 3.

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    10. Esatto, uno e trino. Del resto te l'ho sempre detto: "initium sapientiae est timor mei".

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  4. Analisi come sempre felice e spassosa ,
    vedo prof che si incomincia a fare "politica" auguriamoci tutti che sia possibile FARLA.
    Anche se non vedo chi? la zdora certamente no e nemmeno i "questurini" ne con tutto il rispetto i cinque stellati ne eventuali seguaci di DD.
    speriamo solo che tutto questo venga il più possibile portato a conoscenza di tutti,anche stigliz da d'alema con monti come riportato da G.Piga pochissime righe sul corriere.

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    1. Non so da quanto sei qui, ma io "politica" l'ho fatta fin dall'inizio, perché ovviamente a me che la dimensione "tecnica" la conosco è un po' difficile darla a bere... In Italia non esiste un soggetto politico che intenda occupare lo spazio del buon senso? Sono d'accordo. Ma l'unica cosa che possiamo fare è diffondere un minimo di informazione.

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  5. Grazie. Chiaro, semplice e di facile comprensione per tutti.

    "E allora concludiamo tornando al punto di partenza, e ponendoci una semplice domanda: fino a quando saremo disposti ad accettare da questi simpatici Danai, i frutti del cui operato sono sotto gli occhi di tutti, ulteriori proposte geniali basate su diagnosi false?"

    Già, fino a quando?

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    1. Fate voi, però ditemelo prima, perché io vado in Australia.

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  6. Solo per precisare che la segnalazione privata era solo un modo per rispettare il bisogno di avere un po' di requie dai nostri commenti, non per problemi professionali. Nel cercare di rodere questo vecchio osso in molti ci hanno già rimesso i denti. La citazione di Alessandro dovrebbe essere da le Invasioni barbariche, il film. La dice Remy se non ricordo male

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  7. Professore, il convegno che Lei sta organizzando è molto interessante. Mi auguro vivamente che possa poi fornircene un resoconto.
    I suoi post diventano sempre più incisivi e politici. Sta facendo un lavoro meritorio e di grandissimo valore.

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  8. I like this guy...

    http://www.youtube.com/watch?v=hJ6_Ey_MJV4&feature=player_embedded

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    1. Però tecnicamente è un fascista, lo sai, no?

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    2. Se Nigel Farage e l'UKIP sono "tecnicamente" fascisti temo di star diventando un po' fascista anch'io.

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    3. Non lo sapevo, ma lo immaginavo, ultimamente le uniche cose sensate che si sentono sull'euro e sull'Europa le dice la destra.

      E' un po' come per l'appello che ha segnalato: quando ho visto la firma di Prodi ho immaginato che era truffaldino prima di leggerlo e di leggere i suoi approfonditi e arguti commenti (però prima di arrivare alla mia opinione definitiva li ho letti entrambi)

      Essere d'accordo con Farage o con la LePen (o persino con la Mussolini!) su alcune questioni (solo perchè sono oggettivamente corrette) non significa sposare l'ideologia in toto.

      x Voci dalla Germania
      "ma a fare i tedeschi loro saranno sempre più bravi di noi"
      Pienamente d'accordo, molto Goofy!

      Io, come la signora Magli, prediligo questo modello:
      http://sport.sky.it/sport/olimpiadi/photogallery/2012/05/09/londra_2012_fiamma_olimpica.html#0

      Che incanto! sono commossa. Grazie Grecia!

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    4. Il nemico del mio nemico è mio amico ...

      E poi, forse, pur partendo da posizioni diverse non è poi così male incontrarsi a mezza strada.

      Roberto Seven

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    5. Non so che elementi abbiate voi, ma a me quelli dell'UKIP, più che nipotini di Mosley, sembrano eredi di Churchill. Il che magari è anche peggio (almeno dal punto di vista iracheno, o indiano), ma configura una situazione diversa da quella, che so, ungherese. Si tratta semplicemente di conservatori britannici, non di fascisti. Sbaglio?

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    6. A me di questa affiliazione ha parlato un amico inglese del quale mi fido. Onestamente ho solo questa fonte indiretta. La situazione britannica necessariamente è diversa da quella ungherese, non devo certo dirlo a te che sei così attento e ne sai tanto più di me, ma proprio per questo una camicia nera mi sembra (se pur meno pericolosa) più "estrema" in Uk. Ma al di là di chi sia e da dove venga, che mi interessa fino a un certo punto, la domanda è sempre la solita: perché non è un laburista a fare questi discorsi?

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    7. Perché quei laburisti hanno perso

      http://il-main-stream.blogspot.it/2012/04/storia-di-una-sconfitta.html

      Se poi vogliamo dei veri anglofascisti, ecco qui

      http://en.wikipedia.org/wiki/British_National_Party

      E il bello che il loro massimo lo hanno raggiunto... Alle elezioni europee!

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  9. Professore, le segnalo questo post, sulle aree valutarie ottimali e sul destino già scritto della moneta unica.
    Qualcuno comincia a fare contro-informazione seria.
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/03/leurozona-non-e-unarea-valutaria.html

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  10. Che dire di più o meglio? Posso solo aggiungere un dettaglio: proprio oggi D'Alema, intervistato da RaiNews24, ha appellato più volte la Merkel, testuale-testuale e papale-papale, "l'avida Merkel". E' troppo volpino per non calcolare le parole, né tantomeno credo che ciò sia frutto d'una lettura tardiva e raffazzonata del vecchio Smith. Semmai siamo al secondo tempo del film piddino. Nel primo ci dicevano che dovevamo diventare tutti tedeschi, ora ricorrono al grimaldello del giudizio morale (magari per sponsorizzare Hollande).
    (Ma quei vasi di coccio e di ferro sono una reminescenza magliana o manzoniana?)

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  11. Non ti leggevo così indignato dal post in cui accennavi a Marcinelle. Mi piace,

    RispondiElimina
  12. Trapeza tes pisteos: fede, fiducia, credito … e Schlachtbank.

    “ … Il denaro non è che un credito e su molte banconote (sulla sterlina, sul dollaro, anche se non – chissà perché, forse questo avrebbe dovuto insospettirci – sull´euro), c´è ancora scritto che la banca centrale promette di garantire in qualche modo quel credito.”
    G Agamben ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/16/se-la-feroce-religione-del-denaro-divora.html )

    Nell' "archeologia" gli economisti erano prima filosofi, poi pitagorici, ora solo meccanici statistici (caro A Bagnai, tu sei il virgolettato ... e forse mi comprenderai per questo off topic).


    That's all, folks!

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  13. La favola di Fedro è la ciliegina sulla torta. Come direbbe un grande del cinema...http://www.youtube.com/watch?v=_5Te3P1OtMY
    10 e lode prof!

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  14. A proposito di adozione di mezzi poco democratici, assai significativa la presenza tra i firmatari di questo commovente documento di Daniel Cohn-Bendit, da capetto sessantottino ad apologeta del bombardamento "umanitario" e dell'esportazione della democrazia.

    Giuseppe Sini

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  15. Beh, dei firmatari quell'appello/articolo salverei almeno Emma Bonino ...
    Antonio

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    1. Ma certo! Sempre se il fatto che firmi un appello simile non induce in te alcuna riflessione... Ah, scusa, dimenticavo: i radicali hanno fatto le grandi battaglie degli anni '70, ecc. ecc. Scusa, lesa maestà: che bastardo che sono...

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    2. a me piace invece l'idea di lavorare 45 ore al giorno ma poter abortire quando voglio. e magari anche farmi una canna, che cazzo. God bless Pannella and his urine!

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    3. Caro ist, sono perfettamente d'accordo con te. Speriamo che vada presto al potere la sinistra delle Bonino, così lavoreremo 48 ore al giorno, pagati un euro all'ora, ma finalmente io e te potremo convolare a giuste nozze (mi dispiace per Marco B. ma tu sei più giovane). Ecco, l'unica cosa che non capisco è come farò ad abortire... Ma evidentemente nemmeno nel mondo della sinistra si può avere tutto!

      Continuiamo così, non perdiamo di vista i valori...

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    4. Liberali, liberisti, libertari!
      Il losco figuro che ho citato sopra forse ometterebbe il secondo termine, ma tanto non ha mai badato troppo alle sottigliezze.

      Giuseppe Sini

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    5. Emma Bonino è la principale referente italiana di George Soros, il quale finanzia in misura cospicua il partito radicale (ovviamente nel pieno rispetto delle norme sui finanziamenti dei privati ai partiti).

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    6. Ma no ... credo che Emma creda veramente nell'Europa (e ci crederemmo anche noi - io - se non ne avessero fatto una questione di pura e semplice finanza e speculazione). Un qui aime et un qui se laisse aimer...Certamente NON sono credibili ( e in buona fede) i suoi compagni di firma ... Ma guarda caso rispuntano fuori proprio ora che l'Euro(pa) è in crisi e con una sincronia inquietante: Attali sulla Stampa, Prodi sul Sole, l'appello su Repubblica ... Caro Bagnai lei non crede alla teoria del complotto e neanche io, ma certe casualità fanno pensare.

      Antonio

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    7. Guarda, se è per questo io credo anche nell'Antartide. Anzi, devo dire che nel caso dell'Antartide la fede è, se vogliamo, ancora più forte, proprio perché l'Antartide non l'ho mai vista (quindi deve essere per me un atto di fede).

      L'Europa penso di sapere cos'è se non bene, certo meglio di un politicante che la identifica nell'euro. Non vorrei sfuggisse che questo "più Europa" è solo un goffo tentativo di salvataggio di una cosa che tutti i dati economici e i precedenti storici di cui disponiamo ci annunciano la fine: l'euro. Un atto di hybris dei signori di cui sopra, cui segue la necessaria vendetta degli dei (che credo stia per arrivare proprio dalla Grecia).

      Sbagliato generalizzare, sono d'accordo: io spero quindi che tu abbia ragione, e qualora dovessi (tu) accorgerti di esserti fatto delle illusioni non sarò certo io (me) a fartelo pesare. Qui sarai sempre il benvenuto...

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  16. Confesso di provare uno stato di "lieve" rimbambimento. Mi rimetto al tuo giudizio, Alberto. In caso cestina senza pietà.

    "E infuriata grido: «Quanto olio di ricino dovremo farci ficcare in gola prima di realizzare che l'Eurabia ossia l'Unione Europea è l'Europa del 1938?!». Oh, sebbene fossi una bambina di appena nove anni, lo ricordo bene il 1938. Ricordo bene la sera di fine
    settembre in cui il babbo tornò a casa ansimando: «Quel mentecatto di Chamberlain e quel traditore di Daladier hanno venduto il Territori dei Sudeti a Hiler!». E quando gli chiesi chi fossero i Sudeti rispose : «Un popolo che ora finisce come presto finiremo noi»."

    Neri

    ps qualcosa di positivo c'è : il libro ha venduto milioni di copie in tempi brevissimi (anche se non è tutt'oro quel che luce)

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  17. Professor Alberto, grazie mille, sono grata per le lampadine che mi accende. E mi sento di condividere molto di quel che sostiene.
    Non riesco a seguire il latino in traduzione simultanea, ma uso google...non posso tralasciare per colpa della mia ignoranza ( dalle monache mi insegnarono solo a leggerlo per fare coro alle preghiere della giornata e alle medie era solo tutta una rosa declinata )i fantastici e arguti commenti/battute in lingue ....straniere che rendono ancora piu' "piccanti" i suoi scritti.

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  18. Premessa: se uno esprime una opinione ( che è probabile a differenza di un dubbio che è possibile) è perchè è in cerca di una certezza. Questo implica che l’ opinione che qui esprimo non vuol essere un giudizio ( giudizio=certezza) sulla proposta di soluzione che Lei fa ma una richiesta di ulteriore chiarimento per poter esprimere poi un consapevole giudizio. “Conoscere per cambiare” e non “cambiare senza conoscere”come vogliono gli Attali e C. mi sembra essere il suo modo di procedere che io condivido e cui mi rivolgo.
    Posta questa premessa , e condividendo appieno la disamina da Lei fatta sia nell'evidenziare la causa che nel sottolineare l'effetto ma ancor di più nell'evidenziare le conseguenze di ciò che è stato fatto e di ciò che sarà fatto, mi sorge una domanda, cui spero Lei vorrà rispondere. Ed è al livello di soluzione che lei propone.
    Introduzione: se il mondo finanziario ha potuto fare ciò che ha fatto è perchè indicativamente dal '68 in qua ( uso la data più in termini simbolici che reali) lo Stato si è impossessato della Persona. Cioè il sociale ha incominciato a divenire il Fine e la persona il mezzo attraverso cui realizzare il fine. Qualcuno di sopra ha citato Hegel e la sua sintesi politica mi sembra possa ben essere letto in questo esergo "lo Stato è volontà divina, in quanto attuale spirito esplicantesi a forma reale ed ad organizzazione del mondo". Ora chi detiene le leve stabilisce, per così dire, lo Spirito dello Stato che determina poi il modello antropologico e sociale cui le persone volenti o nolenti si devono sottoporre ( odio perché mi terrorizza la parola legalità!). La storia dal 1789 in qua ha insegnato che una volta lo spirito si è fatto prima filosofico ( antimetafisico), poi scientifico ( anti filosofico) oggi tecnico ( anti scientifico). E le conseguenze di ciò che è successo sono sotto gli occhi di tutti tanto che Adorno arrivò a parlare di “assassinio burocratico di milioni di persone” riferendosi ad Auschwitz.
    Arrivo alla domanda.
    La sua proposta di soluzione, ovverosia Stato come risposta alla crisi, non ha in se il germe di una possibile nuova evoluzione dello Spirito hegelianamente inteso? Ovverosia di permettere una ennesima metamorfosi del potere e di far ricadere il mondo nelle “tenebre”? Ed ancora, lo Stato non dovrebbe essere inteso come strumento di tutele del più debole ed indifeso ( anche, ma non solo, in senso economico) e quindi favorire la Persona e la Famiglia come cellule originarie sia della comunità sia dell’economia e di conseguenza limitare il suo intervento in questioni di diritto privato? Non è necessario ed urgente invece limare le unghie dello stato che si fa Deus ex Machina e proporre un modello, mi scusi l’ignoranza, sull’ “economia di quartiere”?
    Chiudo, sperando nella sua cortesia, citando due studiosi.
    Gianfranco Miglio disse “ è controproducente parlare di diritto pubblico, perché il diritto è nella sua realtà ed essenza soltanto diritto privato”. D’altro lato Arnaldo Volpicelli ( uno dei massimi teorici del corporativismo fascista) disse :” il diritto tutto il diritto è solo ed essenzialmente pubblico”.
    Non trova che ci sia di nuovo il rischio di incappare in fascismo, nazismo o comunismo? Non è il caso di dire basta al socialismo, cioè alla fusione dell’etico nel politico, ed al primato dello Stato sulla Persona?
    Grazie
    Matteo Dellanoce

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Matteo,
      fai una premessa molto articolata, nella quale non sempre riesco a seguirti (credo sinceramente per miei limiti, oltre che per mancanza di tempo), poi improvvisamente tiri dritto, corri alle conclusioni, attribuendomi credo in buona fede quello che tanti (dallo sbilifesto in giù) mi hanno attribuito in palese cattiva fede: la volontà di resuscitare il Leviatano, di rianimare i nazionalismi ottocenteschi, ecc. Non capisco dove tu possa aver letto un mio desiderio di intendere lo Stato come strumento di oppressione del debole e dell'indifeso. A parte che anche chi lo desiderasse, oggi, non sarebbe così imbecille da dirlo, io ho in mente un altro stato, quello che è riuscito a riportare coesione sociale e riduzione della disuguaglianza dopo il secondo conflitto mondiale. L'economia di quartiere non so cosa sia. Se mi dai questi due elementi (cioè: da cosa hai capito che voglio opprimere gli indifesi, e cosa intendi per economia di quartiere) credo che potremo utilmente discutere per tre giorni, giungendo alla conclusione che vogliamo esattissimamente la stessa cosa. Io, purtroppo, se lavoro da economista devo dirla da economista...

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    2. In effetti caro Matteo,
      le tue (sue) preoccupazioni sono molto teoriche.
      A parte la agevole difesa di Alberto Bagnai (che fa molto meglio da solo), basti dire che se una nuova forma di autoritarismo si profila minacciosa oggi(con paralleli "frattalici" proprio nel fascismo-nazismo), è esattamente a causa dell'UE.
      Questa è non solo una sede di enorme e verbosa regolamentazione, riduzionistica della realtà sociale ai rapporti di produzione (all'economia se vuoi), ma si esprime anche e specificamente sul piano del diritto pubblico incrementandolo a dismisura.
      E non solo:

      - è un diritto pubblico derivante da sedi non democratiche in senso elettivo-rappresentativo (cioè coinvolgente i popoli su chiari programmi), con un totale sbilanciamento della produzione normativa derivante da quello che è un articolato "Esecutivo", caratteristica propria del fascismo;
      - prefigura il contenuto dell'80% della legislazione nazionale incidendo sul diritto pubblico (e aumentandolo anche come diritto interno), solo, in più, comprimendo l'autonomia democratica dei governi che tali contenuti sono obbligati a recepire. E questo ANCHE A PREFERENZA DELLE COSTITUZIONI NAZIONALI, che, in effetti costituiscono (costituivano) loro stesse il (definitivo) argine contro il ripetersi di quel diritto pubblico invasivo-autoritario di cui hai timore. Cioè l'UE rules and legislate as Executive only and prevails on internal Constitutional laws.

      Dov'è la connessione con Goofy?
      E poi: se la tua preoccupazione ha un senso non è che dovresti preoccuparti piuttosto di come il Six packs abbia anticipato il fiscal compact trovando una inquietante quanto rapidissima recezione in Costituzione col pareggio di bilancio (di cui come per l'euro non ti sono stati spiegati gli effetti reali)?

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    3. Suppongo che Quarantotto stia per 1848. Torno a leggere i Miserabili (che prima di dire come finì nel 1832, si dilunga su come nel 1848 si costruivano le barricate). Laddove invece stesse per 1348, la vedrei maiala di molto, perché qui intorno le farmacie son tutte chiuse...

      Grazie per il sostegno, spero di poter ricambiare, Dio perdona tante cose per un'opera di chiarimento...

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    4. No, no, niente "Peste Nera" (che pure...) ma 48 come il 1848 anno delle libertà conclamate...e il 1948, anno della Costituzione democratica, che a leggerla come la intendevano quelli che faticosamente l'avevano scritta ci risparmierebbe già ora tante inutili sofferenze...
      Solo che, tranne gli inglesi, ormai noi abbiamo accettato che il diritto UE non è "dualistico" rispetto al diritto costituzionale nazionale ma "monistico",(in senso veneto rende anche di più), cioè si "armonizzano" (senti come suona bene? diceva Petrolini-Nerone) e quindi prevale il diritto...del più forte.

      P.S. se volessi (con mio grande piacere e senza alcuna pretesa, satisfied or your money back,) discutere alcuni "problemi operativi" di "stretta attualità" come potrei contattarla? La mia mail dovrebbe comparire nel sistema Google...? Bazzico i Parioli e non è una minaccia (ma un retaggio ancestrale)

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    5. Lungi da me l'accusarla di qualcosa di cui non è accusabile. Decisamente condivido il suo pensiero e le sue proposte che nulla hanno a che fare con il "terrore" anzi! Non era questa la mia intenzione. Condivido totalmente quanto dice 48.
      Per economia di quartiere intendo proprio quella sorta nel post guerra, quella che tra lo Stato e l'individuo mette i corpi intermedi che generano e redistribuiscono ricchezza perchè mettono al centro la relazione.
      Quindi poco, pochissimo stato, direi poco Keynes, poco interventismo, molto federalismo ( non in senso leghista) e maggior libertà. Se lo stato interviene in economia lo stato rischia di essere visto ed inteso come lo strumento per uscire dalla crisi con conseguente creazione di dipendenza e derive che la storia ci ha già insegnato.
      Per questo critico ( ed ammetto di non aver ancora letto tutti i post del professore, una buona parte ma non tutti) la soluzione da Goofy proposta. Ammesso e non concesso che la abbia intesa correttamente! E se avessi mal compreso chiedo al professore di scusarmi.
      Matteo Dellanoce

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    6. Come sai, le leggi sulla cosiddetta "trasparenza" fanno sì che l'indirizzo email di ogni docente universitario sia pubblico. Uno come me, che si scambiava file con gli studenti prima che esistesse Internet (qualcuno forse si ricorda come fosse possibile) e che ha avuto un sito web prima della facoltà nella quale lavorava, si permette un sorrisetto di sufficienza (antipaticissimo, lo so, ma che ci posso fare...). Quindi il problema mi sembra di facile risoluzione: mi scrivi, e ti organizzo un incontro al vertice col prof. Santarelli, pariolino per retaggio ancestrale. Io mi limiterò a servire le bevande, l'attualità, evidentemente, non mi interessa... avendo per prospettiva il lungo periodo... Fatte senti'...

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    7. Scusate, si sono intrecciati i messaggi, perché non riesco a seguire cronologicamente la coda di moderazione. L'invito a scrivermi era per Quarantotto.

      A Matteo vorrei fare un altro invito. Espressa la mia gratitudine per il momento di ilarità che comunque mi regali, perché prima parti lancia in resta, poi dici che non mi hai letto (ma io sono ilare, come l'upupa), vorrei farti una proposta, visto che parli di Keynes e (indegnamente) di me.

      Mi puoi spiegare in sei righe cos'è secondo te l'economia keynesiana, poi magari in altre sei cos'è l'economia di Keynes (se ti va di farlo), e poi magari in altre sei cosa sto cercando di dire io?

      Perché, vedi, se tu non vuoi leggere/capire quello che dico io, perché ci sia un dialogo non dadaista occorre che almeno io cerchi di capire cosa intendi tu. Ecco, se lo dici con parole tue vedrai che la cosa potrebbe anche diventare costruttiva.

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  19. Caro prof.
    vengo da una assemblea generale dei paesi membri di un’organizzazione europea diciamo (per riservatezza) di “settore”.
    Le posso dire un paradosso: i nord europei (anche extra-UE, hai da vede gli "svedesi"!)sono accaniti tagliatori di spesa “a prescindere” (specie per noi "med.", of course) e non tollerano alcun tipo di ragionamento sugli effetti pro-ciclici dei tagli, assumendo non solo un atteggiamento negazionista delle teorie keynesiane (che i loro “esperti” ignorano- pare proprio a livello di formazione- come se si trattasse di dicerie di un passato leggendario) ma non sanno spiegare perchè un miglioramento (neppure più parlano di crescita del GNP: è “miglioramento” e basta) sarebbe legato al consolidamento forzato del bilancio pubblico.
    Insomma, si tratta di “migliorismo” etico allo stato puro, la spesa pubblica è tutta inefficiente ” se non tagliata”, e comunque “cattiva” (malum in se, se sapessero cosa significa, cosa che escluderei).

    Il peggio è che "fanno maggioranza" senza resistenze, mentre i paesi mediterranei tacciono intimoriti perchè si sentono irrimediabilmente colpevoli e non legittimati a fare obiezioni (spagnoli e portoghesi si preoccupano di continuare a essere accettati al "tavolo" e in privato ti ascoltano avidamente dandoti ragione)...

    Se intervieni parlando di politiche anticicliche keynesiane (ma la recessione per "loro" è una colpa "razziale" che non li toccherà), con illustrazione dei relativi principi della domanda aggregata, solo gli inglesi (!), (che infatti avevano tutti i poliziotti schierati in piazza nello stesso momento, causa tagli selvaggi), si risvegliano e dicono che hai ragione ma che bisogna capire i vari rappresentanti dei paesi “core”, perchè non si può mettere in difficoltà, in sede europea, il proprio governo! Salvo poi che i rispettivi governi giustificano le loro politiche come un’imposizione UE…
    I francesi fanno i pesci in barile ma si sono risvegliati quando gli ho citato Candide, Pangloss e il “migliore dei mondi possibile” come registrazione del reale…L’impressione è che non sappiano che pesci prendere…

    Parlando con una funzionaria diretta collaboratrice di un “commissario UE” (una commissaria nel caso), quando gli espongo i problemi derivanti dal non aver tenuto conto dei requisiti essenziali per il funzionamento di una optimum currency area, mi guarda sorpresa (eppure è incaricata di stabilire metodi per le analisi di impatto su volumi e criteri di spending cuts, altro che “review”, da imporre agli Stati nel settore…).
    Nulla sapeva della strutturazione di squilibri commerciali dovuti a cambio fisso senza compensazioni di bilancio, e quando le spiego le dinamiche dei tassi di cambio reale (con effetti sul rispettivo PIL dei paesi “apprezzati” e effetti distorsivi, a causa dei differenziali di inflazione, dei rispettivi tassi di interesse “reali”…sui prestiti esteri, con creazione di flussi perversi e bolle), mi risponde che “quando avevamo creato in questo modo l’euro…”we didn’t know”!!!
    Le ho promesso di inviarle un pò di letteratura anglosassone (e non solo) sulle prospettive del trattato UEM e suoi effetti, scritta negli anni ’90 (I said “and they were NOT psychics or oracles”).
    Insomma, il consolidamento di un pensiero unico mostruoso è anche al di là di quanto si possa pensare frequentando l'oasi di Goofy (c'era pure un prof. di "scienza dell'organizzazione" o qualcosa di simile, piddino e italiano, che sorridendo soddisfatto, giuro, diceva, che certo ci se pure, "in teoria", ci fossero problemi a fare sempre tagli tanto la "realtà" è che oggi si deve pensare solo a come effettuare "bene" questi tagli, perchè tanto non c'è da aspettarsi altro. Allora gli ho chiesto quali modelli e quali indicatori seguisse per stimare i tagli "buoni" e...che te lo dico a fa'?)

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    1. Al primo rigo, primo capoverso, riferendomi alla Svezia intendevo extra-UEM, con la M, ovviamente...

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    2. Aha!!! Allora è vero che sei un pezzo grosso ;)

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    3. Ti ringrazio moltissimo per questa testimonianza, sul cui significato profondo mi riprometto di tornare, perché va messo in evidenza soprattutto per i nuovi arrivati.

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  20. Oddio... io non ci ho capito nulla su quello che dice Cesaratto su Target2, o perlomeno spero di non aver capito quello che ho pensato.

    Target-two, I love you!

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    1. +1 (al commento di alessandro)

      comunque a me i typos non piaciuti molto

      un commento invettiva con registro di facile interpretazione
      per tutti ....

      Ora invito i tuoi lettori a sollecitare le forze politiche
      (ovvimente non piddine) in modo che ti costringano ad
      accettare la candidatura in collegio sicuro per le prossime politiche e/o almeno ti facciano ministro o sottosegretario

      quelli che ci sono adesso e di quelli di prima(tremonti compreso ) non danno molta fiducia...

      E per trattare con questi germanici ci vuole che sappia
      essere duro come un tedesco (i politici italiani sono troppo molli ...si tremonti sei troppo molle ...e tanto gli affari vano bene in un argentinizzato ad un certo livello vero giulietto?)
      e Alberto sa essere duro (pagherei per vedere un suo incotro al vertice come Schäuble e la frau della ddr...)

      Sappiamo tutti qua che abbiamo bisogno di uno come Alberto
      (E visto che c'è lui non serve proseguire la ricerca)
      intendo in politica e al governo...voi che leggete fate
      qualcosa ...


      ps:
      (io lo faccio per i suoi studenti eh ! cosi' se lo evitano agli esami ^^^)

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    2. Io credo che ci siano persone come Donald e Sinn delle quali si farebbe meglio a ignorare l'esistenza, aspettando il momento (prossimo) in cui la pattumiera della Storia li ingurgiterà. Perdonatemi se sono così drastico, ne parlerò anche con Sergio, che sicuramente ha le sue motivazioni. Io vedo che la gente mi chiede ancora "cos'è il debito estero", e penso di essere utile se mi pongo al livello delle loro domande.

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    3. Dear Robert,

      ma sei proprio scatenato oggi! Io sono solo un modesto accademico di provincia privo di ambizioni. No, anzi, una ce l'ho: suonare in concerto il II brandeburghese. Finora ho suonato solo il IV (con Federico Guglielmo una volta, con Riccardo Minasi un'altra, indegnissimamente), ma il II mi manca, e lo sai perché? Perché la tromba naturale è uno strumento difficile, e solo per il cachet del trombettista se ne partono 1000 euro! Nessuno dei gruppi coi quali ho lavorato ha trovato uno sponsor sufficientemente generoso...

      Vedi...

      Alla fine è sempre un problema di soldi. Ma in parlamento vacci tu...

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    4. ma infatti Alberto il dibattito TARGET2 è un dibattito neutro. non aggiunge né toglie niente alla tesi principale. anzi, teoricamente aggiungerebbe motivazioni valide alla tesi espressa in questo blog. io sinceramente trovo monca ogni tipo di analisi che non tenga conto del contesto. l'analisi meramente contabile non aiuta (per quanto ovviamente si parte da lì per capire che Sinn è scemo), e ho l'impressione che Cesaratto sia caduto nella trappola (conoscendo anche la fonte da cui arriva il suo ripensamento).

      e ora me ne torno anche io nella pattumiera della Storia perché son curioso di sapere se riciclano.

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    5. Circa la fonte, uno che mette insieme Wray e Thirlwall evidentemente è un po' confuso. Mi piace pensarlo come Peter Sellers in Hollywood Party.

      Circa "er dibbattito", confermo di essermi definitivamente stancato di attribuire dignità scientifica a dei personaggi in cerca d'autore ammettendoli nella cerchia dei miei interlocutori. D'ora in avanti non ci sarà posto né per questi personaggi (tipo Donald) NÉ PER CHI COMMETTE L'ERRORE, ANZI, LA GOFFAGGINE POLITICA, DI ACCORDARE A QUESTO NIENTE AGGHINDATO DI NULLA DIGNITÀ DI INTERLOCUTORE. Motivazioni e conseguenze, temo spiacevoli per molti, di questa scelta verranno dettagliate in un post successivo. Chi dialoga con Donald, o magari con Sinn, può ovviamente farlo, ma poi non può dialogare con me. So che suona male, ma quando lo spiegherò chi potrà capirlo lo capirà, e chi non potrà non ha bisogno di un economista.

      Mi permetto infine di rettificare una lieve imprecisione del tuo intervento: io e te (e molti altri qui) non saremo consegnati alla pattumiera, ma alla raccolta differenziata della Storia.

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    6. ti capisco però devo precisare, perché non vorrei offendere indirettamente né la fonte, né Sergio Cesaratto. ciò che volevo sottolineare mestamente è che senza il contesto non vai da nessuna parte e hai voglia a conoscere tutte le possibili conseguenze. Sinn è come uno che si beve una bacinella di benzina e dice di aver mal di pancia. Il dato è giusto: ha mal di pancia. Ma cazzo, te la sei un po' cercata.

      Ok, non è un esempio accademico, ma ci siamo capiti no?

      tutto qua. nulla di nuovo, solo vorrei non inimicarmi nessuno con affermazioni poco chiare.

      PS: no no, non condivide Wray, tranquillo. ma non parliamone più, ho fatto male a nominarlo io in maniera poco attenta. anche se la citazione di Sellers era, ahimè, molto divertente.

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    7. Ok, lasciamo perdere il tuo simpatico "protettore di vacche". Sono contento che capisca che Thirlwall è incompatibile con Wray. Va bene così. Del resto, quella è una terra di antica cultura.

      Non voglio metterti in difficoltà e non voglio ovviamente criticare Sergio.

      Voglio solo dire che dopo alcuni episodi dei quali vi parlerò, ho deciso di NON PARTECIPARE AD ALCUN DIBATTITO AL QUALE PARTECIPINO spaghetti-MMTers SE QUESTI NON PRENDONO PRIMA PUBBLICAMENTE LE DISTANZE DALL'ATTACCO FASCISTA CHE DONALD HA PORTATO ALLA PROFESSIONE ECONOMICA ITALIANA,DEL QUALE HO PARLATO QUI.

      Attenzione: io non sono Donald.

      Lui dice agli altri cosa devono fare. Io no sto dicendo agli spaghetti-MMTers "prendete le distanze"! Fate come vi pare, non mi interessa quello che fate, non sono io a dirvi quello che sarebbe opportuno fare, fate le vostre scelte politiche, decidete come presentarvi, decidete che immagine darvi.

      Io dico solo che per quel che riguarda me, che sono libero di decidere dove andare, come siete liberi di deciderlo voi, uno che non capisce e che non stigmatizza il fatto che Donald si è comportato da fascista e si sta comportando da demagogo, non può essere un mio interlocutore. Fra l'altro, un soggetto simile, oltre a non poter essere un mio interlocutore, credo che in realtà non lo voglia nemmeno, quindi, come dire, il vincolo che mi sono imposto realizza un ottimo paretiano: sto meglio io, e sta meglio lo spaghetti MMT'ers di turno. Evitiamo l'imbarazzo di incontri inutili. Non abbiamo nulla da dirci: ognuno di noi è più utile a casa propria.

      Per il resto, il tempo è galantuomo.

      Tutto qui, con effetto immediato e retroattivo. Ognuno sceglie il proprio leader. Gli italiani ne hanno già avuto uno a loro immagine e somiglianza: Mussolini. Sembrava impossibile cadere più in basso...

      Ovviamente tu non c'entri niente, e nemmeno Sergio, al quale figurati se mi permetterei mai di contestare la volontà di approfondire i meandri del TARGET2. Anzi: sono proprio curioso di farmeli spiegare.

      Il problema è un altro, e può essere riassunto in due parole: ora basta! Sono stanco di sentirmi dire che "il tal collega si è difeso con molta dignità" dalle accuse di questo pezzo di cioccolata... Ah sì, noi dobbiamo difenderci?

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  21. "a fructibus eorum cognoscetis eos"
    Questo post mi sembra un ottimo frutto! :)

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  22. Buongiorno MAESTRO :)),
    confesso che ho molto peccato.. Ieri sono andato ad un convegno intitolato giustappunto "Stati Uniti d'Europa: la risposta alla

    crisi".
    Present Senatore Pietro Marcenaro - presidente Comm. Affari Politici Consiglio d'Europa - e Prof Sergio Pistone - membro

    dell'Esecutivo Unione Federalisti Europei - .
    Tenendo in conto il taglio puramente ideologico del convegno è stato assolutamente istruttivo. Ho toccato con mano che questi di

    economia non capiscono nulla, parlano per paradossi e non se ne accorgono. :)
    Hanno sostenuto con convinzione le teorie del più Europa ci salverà. Tra le tante argomentazioni c'era quella del pennello

    cinghiale: "Per un mondo grande, ci vuole una nazione grande". Se no come potrebbe l'Italia contare qualcosa a livello politico ed

    economico in questo mondo? Mi chiedo come possa contare qualcosa cedendo la propria sovranità alla Germania. Sulla stessa falsa

    riga hanno continuato con "chi difende il concetto di nazione difende il nulla". Continuando poi per il discorso del costo del "non

    euro" e una svalutazione del 100% - alla quale io ho ribattuto che gli studi fatti da più parti parlano di una svalutazione

    necessaria del 30% - della moneta se dovessimo uscire dall'euro. Uno dei cavalli di battaglia è stato che l'Euro è stato costruito

    a sinistra, ma gestito male dalle destre.
    Tra le varie domande fatte c'è stata quella intelligente di un signore che, senza capire, ha chiesto il motivo per cui, a parità di

    debito pubblico, 10 anni fa i mercati non ci attaccavano ma oggi ci attaccano.
    Io ho chiesto molto candidamente 2 cose:
    - in un'area con differenti inflazioni se imponi la stessa moneta sposti ricchezza verso i paesi a più bassa inflazione. I

    parametri stabiliti a Maastricht prevedono rigidità fiscale, ma non hanno fornito ai paesi con le economie più "deboli" gli

    strumenti di difesa. Non è che oltre che essere gestita male è stata anche creata male?
    - se blocchi la moneta l'unico modo per stare sul mercato è svalutare i salari, ora ce lo dicono candidamente sul Sole 24 ore, io

    mi chiedo: lo sapevate? E se lo sapevate perché l'avete fatto?

    Risposte al tema 1: fuffa, fumo e noia.
    Risposta al tema 2: fuffa, fumo e noia.

    Ho fatto bene i compiti a casa?

    Io mi ritengo soddisfatto, volevo testare con mano le idee che hanno.
    Posso continuare ad essere un lettore del suo blog o mi sbatte fuori? :)))

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    1. Continua pure, mica posso venire a casa tua e bendarti!

      Scusa: perché uno che nella vita si è occupato di tutt'altro dovrebbe capire qualcosa di economia? Non puoi fargliene una colpa!

      Io non so nulla di biologia, ma sono riuscito a fare due figli e non mi sento in colpa.

      Ah... poi però c'è il problema che queste persone che non sanno nulla tengono conferenze nella materia di cui nulla sanno... vogliono dettare indirizzi politici in un momento di crisi nei quali la disinformazione di fatto sovverte il processo democratico... be', in effetti, questo un problema lo pone, capisco...

      Ma... non so che dirti... a me non verrebbe mai in mente di andare a intervenire a un convegno di biologi, non so che gusto ci si possa provare... Però sai, il mondo è bello perché è vario, ci sono tante perversioni... L'importante è che voi siate attrezzati criticamente: non servirà a cambiare il corso degli eventi, ma, come credo tu abbia capito, serve a farsi ogni tanto un bel pacco di risate!

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    2. eh, sì capisco il suo punto di vista.
      Però sono coinvolti varie tendenze personali, come per esempio la voglia di condividere la conoscenza e la fiducia in un processo democratico. Poi mettiamoci anche che sono un rompipalle e volevo rovinare loro il clima di "tutto va ben Madama la marchesa" con qualche domanda un po' più approfondita ed aggiungiamo anche un pizzico di orgoglio nel voler fare capire che forse c'è chi ha capito ed è arrivato, pur con un ritardo, non immagina quanto mi possa rodere, abissale, un pochetto prima e più avanti di loro.
      Ecco il mix che crea la perversione.

      Per le risate sono d'accordo. :) Anche se sono amare..

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    3. No, credo che fosse troppo ironico, il mio punto di vista. Aspetta: non ti offendere, per un momento faccio finta che tu sia un lettore di CDC e ridico la stessa cosa a grado zero:

      "Trovo scandaloso che degli incompetenti si pronuncino in pubblico disinformando i cittadini, e hai fatto benissimo ad andare e a metterli in difficoltà".

      Non preoccuparti, un momento CDC capita a tutti, è capitato perfino a istwine... Tutto comprendere è tutto perdonare. L'importante è che, come vedi, siamo perfettamente d'accordo e io sono ovviamente molto ma molto fiero di te!

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  23. Per aggiungere un altro elemento che conferma una forte volontà antidemocratica nella costruzione dell'UE, segnalo questo articolo:

    "Treaty made unreadable to avoid referendums, says Amato"
    http://euobserver.com/843/24481

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  24. Salve professore,

    e' da un po' che la seguo e sono nel mio piccolo d'accordo su molte cose scritte, specialmente la parte riguardante i mutui dati quando non si dovevano dare. E' assurdo pensare che una famiglia debba conoscere lo stato macroeconomico della sua nazione, se non del suo continente, e decidere se chiedere o meno un mutuo. E' una tesi che in un contesto continentale diverso, ma governato dagli stessi meccanismi che vorremmo importare anche qui, ho visto portare avanti anche nel film Wall Street 2: il denaro non dorme mai (ovviamente non attribuisco al film stesso di portare avanti quell'idea ma è chiaro che il film ha ripetuto quello che veniva comunemente pensato in America in quel periodo da un parte dello società stessa) dove sostanzialmente si diceva che gli americani erano corsi a chiedere mutui per comprare una casa, aumentandoli anche di qualche migliaia di dollari per poi comprarsi anche altro. Gli economisti che lei cita devono aver letto le stesse baggianate.

    Detto questo, non capisco l'utilita' del riferimento alla Thyssen che trovo fuori luogo nel contesto dell'articolo.

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    1. Ho detto che non scrivo per tutti, quindi se qualcuno non capisce non mi preoccupo più di tanto, ma a te do volentieri una spiegazione, anche perché mi sembri attento nel cogliere il problema di moral hazard comune al caso statunitense e a quello europeo (con tutte le differenze del caso), e la volontà di esportare da noi un certo modello culturale.

      Il riferimento alla Thyssen è estremamente pertinente, in quanto gli operai della Thyssen sono vittime, come credo tu sappia, della stessa incosciente brama di profitto che ha portato anche al dissesto finanziario della periferia dell'eurozona.

      Le acciaierie di Torino, come saprai, non sono nate tedesche. Lo sono diventate dopo il primo shopping, cioè dopo l'ondata di investimenti diretti esteri in entrata seguita alla crisi del 1992. Uno shopping che, come sai se segui questo blog, prefigura quello che ci attende.

      Fatto lo shopping, il management tedesco ha gestito per un po' l'acciaieria, rimpatriando i profitti (redditi negativi da capitale per la snotra bilancia dei pagamenti). Da come me l'hanno raccontata i media, la storia è poi andata così: siccome pensavano di dismettere lo stabilimento, hanno tirato via sulle norme di sicurezza (che costano), e c'è stato il problema che sappiamo. Tanto gli operai erano pigs.

      Ma al di là di questo fatto, sul quale in effetti non vorrei pronunciarmi perché non so a quale punto sia l'iter processuale (fermo restando che comunque posso anche avere il diritto di sapere quello che i mezzi di informazione mi comunicano), e anche perché la cronaca mi interessa poco, per quanto drammatica sia, rimane il fatto che questi sono "incidenti" che si inseriscono esattamente nel percorso che il "più Europa" prefigura: quello di mantenere in piedi l'euro onde il nucleo dell'eurozona possa continuare la sua politica imperialistica, che si sta esplicando in due fasi ben individuabili: la prima, che passa attraverso lo smaltimento della propria sovrapproduzione, e la seconda, che passa attraverso l'acquisizione delle migliori aziende della periferia, da utilizzare come piattaforma per (tentare di) competere con i paesi emergenti, salvo poi lasciarle andare in malora con chi c'è dentro, come il caso Thyssen dimostra.

      Ecco, ora che ho "allargato" lo zoom forse ti è più chiaro perché il riferimento è pertinente. L'imprenditore si suicida perché strozzato da una catena di cause risalendo le quali troviamo i diktat del capitalismo tedesco (per interposta Bce); l'operaio muore perché il management tedesco vuole ridurre certi costi. Nel secondo caso la catena è più breve, ma il primo anello è sempre lo stesso.

      Se questo percorso non ti è chiaro, me ne scuso, ma comunque hai un mouse: usalo, come faccio io quando non sono d'accordo o quando ritengo di star perdendo tempo.

      In ogni caso, ti sono grato per l'osservazione che mi ha permesso di precisare il senso del mio pensiero, che poi rimane sempre il solito: bisognerà comunque tornare a qualche forma di controllo dei movimenti di capitale.

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    2. Privatizzazioni: the dark side of the moon

      « evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall'elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito »

      http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_centrale_controllo_amm_stato/2010/delibera_3_2010_g_relazione.pdf

      That's all. folks!

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    3. La ringrazio per la risposta articolata, sono d'accordo che la Thyssen possa rientrare nello "shopping" delle nostre imprese e da questo punto di vista rientra nel contesto di quello che lei hai scritto nel post, quello che mi chiedo è se la tragedia capitata sia un caso a sé e non il modus operandi di tutta una classe dirigente tedesca imperialista. Sarebbe interessante valutare quali garanzie sulla sicurezza sul lavoro e sul licenziamento sono vigenti in Germania e su quale sia il trend in questo momento (ovvero se tendono a rimuovere garanzie, oltre ad abbassare i salari come lei spiegava in un altro post).

      Il riferimento ad usare il mouse per andare via dal sito lo trovo un po' offensivo, forse sono stato un po aggressivo anch'io e se così è stato me ne scuso. Se sono qui ovviamente è perché mi piace quel che leggo e trovo che lei scriva cose interessanti, non sono qui per trollare o per infastidire ma per discutere, non mi dimentico però che questa è casa sua.

      Ho apprezzato molto la bacchettata socratica che ha dato in un altro post a chi pensa di sapere tutto, mi chiedo tuttavia se lei sia disposto ad accettare critiche, anche a volte male informate, però fatte in assoluta buona fede.

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    4. Questa faccenda dello shopping tedesco della Thyssen mi fa ricordare il retroscena politico-economico di quegli anni, ossia la riunione sul panfilo Britannia della regina Elisabetta al largo di Civitavecchia del 2 giugno 1992 tra rappresentanti della finanza internazionale e i "tecnici" di allora, ossia Draghi (direttore generale del Tesoro), Ciampi (governatore della Banca d'Italia), ecc. In quella riunione si gettarono le basi per la s-vendita di industrie italiane di punta, tant'è che Amato col decreto 333 del 1 luglio 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato Iri, Enel, Ina, Eni. Poi venne la speculazione sulla lira di Soros e l'uscita dallo Sme. Anche quelle furono prove "tecniche" per il massacro che si preannunciava.
      E tutto questo non è komplottismo, perché su quella vicenda ci furono interrogazioni parlamentari (Tiscar - Dc - Pillitteri e Bottini - Psi - Parlato - Msi - e Fagni - Pci -), e la notizia uscì sui giornali, certo non più di tanto, in qualche articolo interno.

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    5. Caro Crosara,

      se ha la pelle delicata (cosa lecita) allora forse non le conviene esordire in un blog andando a dire all'autore che trova "fuori luogo" certe sue considerazioni. Si chiama "netiquette", è una cosa che lei non ha osservato, e io la ho osservata facendole presente che ci sono tanti altri luoghi.

      Un'altra osservazione di metodo: i commenti sono moderati. Se non mi piacessero le critiche non le pubblicherei o non risponderei. Le ho risposto perché la sua osservazione era utile a chiarire il mio pensiero, cosa della quale la ho ringraziata.

      Entrando nel merito, a me sinceramente non me ne frega niente di quanti morti ammazzino gli industriali tedeschi a casa loro o in giro per il mondo. Se permette, se non lo trova troppo ottocentesco, mi preoccupo di cosa succede nel mio paese: son fatto all'antica e lei mi scuserà. Per farmi perdonare le ricordo un dato noto: la sindacalizzazione degli operai tedeschi diminuisce di anno in anno. Non credo questo comporti una grande espansione delle tutele... Ma il tema che lei solleva è interessante, sicuramente qualcuno lo starà studiando. Io sono un macroeconomista e devo limitarmi al mio campo di indagine, se voglio mantenere un minimo di qualità.

      Se non accettassi le critiche non sarei arrivato dove sono arrivato, cioè meno in alto di tanti, e più in alto di tanti. Lei sa come funziona il nostro lavoro? Un giorno vi racconto qualche aneddoto, qualche "backstage", come si dice oggi, così credo che ci capiremo meglio.

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  25. Dicono: "La sopravvivenza dell'Euro passa attraverso un governo economico europeo ed un bilancio europeo di crescita. Solo il federalismo sarà capace di evitare il fallimento dell'Euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l'Unione europea. Esso aprirà agli Europei la via verso un'Europa giusta, solidale e democratica in grado di garantire il suo spazio centrale nel mondo."

    Ovvero: Up patriots to arms engagez-vous...

    Ma noi per questo mito di progresso non faremo le barricate in piazza...

    Grazie per il post!

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  26. Euro, un fallimento annunciato. Venti anni fa il keynesiano Wynne Godley spiegava perché non poteva funzionare

    http://keynesblog.com/2012/05/11/euro-un-fallimento-annunciato-venti-anni-fa-il-keynesiano-wynee-godley-spiegava-perche-non-poteva-funzionare/#more-1412

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  27. "Peggio ancora i tagli alle spese, cercando di realizzare dei guadagni immediati, colpiscono soprattutto le spese sociali e gli investimenti, condizionando negativamente il futuro. Questo clima di incertezza frena la domanda e le famiglie preferiscono risparmiare in previsione di future tasse."

    La domanda frenata dal clima di incertezza? Mi sembra fortemente eufemistico!

    Poi propongono i project bond, e "Per finanziare il bilancio federale si può pensare a un punto in percentuale dell'Iva, a una carbon tax e a una tassa sulle transazioni finanziarie."

    Quindi due imposte sui consumi (è vero che la seconda è pigouviana, morale, ambientalista, di sinistra...) e una sulle transazioni (anche questa mira a creare consenso dal basso, equità percepita). Ma... cos'è la decrescita felice, o la crescita depressa?
    (In effetti parlo con persone che dicono "la stagnazione dell'economia è un bene perché educa a vivere con meno". Certo guardando ai suicidi c'è da pensare che anche in questo caso sopravvive il più adatto. Ce n'è per tutti i gusti, qualsiasi idea troppo semplice diventa ideologia!)

    Mi corregga, ma a parte la tassa sulle transazioni qui vedo solo un processo redistributivo... con flussi dal basso verso l'alto in buona parte, (sì, magari poi ritornano in parte verso il basso...) ma soprattutto senza garanzia di un reale riequilibrio regionale. Dicono che il vero problema sono gli squilibri, ma se per l'assegnazione delle opere non ci saranno vincoli territoriali... secondo voi chi si aggiudicherà le gare? E anche la distribuzione delle opere... è chiaro che dovrebbero esserci più progetti nei pigs che nelle regioni già adesso più avanzate... E tutto questo verrà preso bene? E' il discorso della camicia bruna del nonno...

    Di questo non parlano. Questo scritto non è neanche ideologia: è populismo che si appoggia a un po' di ideologie per fare presa.

    E lasciatemi spezzare una lancia, ma che dico, una putrella in favore dei radicali: una enorme combriccola di opportunisti, che anche in questa operazione di riciclaggio non poteva non figurare in prima linea...

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    1. Quello che è divertente è che i baldi economisti applicano l'equivalenza ricardiana al contrario! L'equivalenza ricardiana implica che politiche espansive siano compensate da diminuzioni di spesa privata (in attesa di tasse future). Per loro invece sono le POLITICHE RESTRITTIVE a essere procicliche con un meccanismo basato sulle aspettative.

      Sintesi: pur di non dire "il moltiplicatore keynesiano esiste quindi l'austerità è una scemenza" i nostri buontemponi si farebbero strappare tutte le unghie. Eroici!

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  28. Ascoltando l'intervista di Ida Magli e la sua affermazione sugli economisti che sono dei "fondamentalisti" mi è venuto in mente questa intervista "I fondamentalisti dell’economia di Zygmunt Bauman"(1).Segnalo questa riflessione perchè lo stesso F.Caffè affermava che la politica economica è " quella scienza interdisciplinare che coniuga: economia,sociologia e scienza delle finanze"F.Caffè "Lezioni di politica economica"(2).Il fatto che agire economico e etica debbano camminare a braccetto è un tema che viene da lontano e il mondo accademico si è diviso in merito fra chi guardava "alla mano invisibile" valorizzando l'egoismo del macellaio ritenendo che il pensiero di A.Smith fosse racchiuso in "Ricchezza delle nazioni" e chi invece affermava che il pensiero filosofo economista doveva essere interpretato tenendo di conto che prima di "RN" aveva scritto "Teoria dei sentimenti morali".Non so cosa ne pensa Alberto in merito ma un suo contributo sulla interdisciplinarità della scienza economica sarebbe gradito.

    PUO' IL GELIDO ECONOMISTA M.MONTI ESSERE RAPPRESENTANTE DEL NOSTRO VIVERE IN COMUNITA'?

    PS: facendo una ricerca sulle aree valutarie ottimali, mi sono imbattuto in questo W.P. del 1999 che segnalo per chi volesse approfondire il tema(3).

    Note:

    1)http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=14JI25

    2)http://partitodemocraticobientina.wordpress.com/2008/09/17/federico-caffe-lezioni-di-politica-economica/

    3)http://economia.uniparthenope.it/ise/sito/WP/2_1999.pdf

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    1. Domenico, ma lo sai che hai scassato la fava con questa lezioncina che ripeti periodicamente? Ti sembro un integralista dell'economia? Poi, perdonami, sai, il tempo è galantuomo, quindi, tralasciato (per questi motivi) di ricordarti quello che certamente sai, ovvero che prima dell'800 vigeva ancora in abito accademico una distinzione fra filosofia morale e filosofia naturale, e che ovviamente l'economia non ricadeva in quest'ultima (il che rende meno "sorprendente" il contributo di Smith), voglio ricordarti che nemmeno Donald attribuirebbe a un complotto il fatto che ci ricordiamo Smith economista anziché Smith filosofo.

      Probabilmente Smith economista era più bravo, anche perché non coincide con l'immagine stereotipata che se ne tramanda e alla quale tu soggiaci. Ti faccio un solo esempio, citandoti il passo nel quale parla della mano invisibile (il soggetto è l'imprenditore): "By preferring the support of domestic to that of foreign industry, he intends only his own security; and by directing that industry in such a manner as its produce may be of the greatest value, he intends only his own gain, and he is in this, as in many other cases, led by an invisible hand to promote an end which was no part of his intention. Nor is it always the worse for the society that it was not part of it. By pursuing his own interest he frequently promotes that of the society more effectually than when he really intends to promote it."

      Noti qualcosa? Perché se non noti niente, allora te lo faccio notare io.

      Il problema del prof. Monti non è che è un gelido economista. Anche la torrida Birgit Bollore andrebbe ugualmente male, se stesse facendo, come il gelido Monti, gli interessi di un certo capitalismo anziché quelli di tutto il paese.

      Termino con un consiglio affettuoso. Siccome siamo in guerra, vola basso, diciamo sotto quota radar. E attento agli alberi!

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  29. C’è qualcosa che non funziona … ma certamente mi sbaglio!

    http://www.mecpoc.org/2010/02/when-is-government-issued-debt-safe-if-you-think-this-is-only-
    true-when-debt-is-below-some-threshold-you-may-be-dead-wrong/

    Prof, introduciamo anche un “capitolo” (il XIII) che tratti di finanza sistemica, di "anima" e di “core”?

    (i riferimenti alle società milanesi create dal piddismo Penati's system sono ovviamente casuali)

    That's all, folks!

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    1. Caro poggio,

      non ti sbagli tu, si sbaglia lui. Intanto dovrebbe definire "early nineties". Visto che la lira alla fine del 1992 svalutò del 20%, dire che eri un fico perché compravi lire può venire in mente solo a un MMTer!

      Poi, altro piccolo problema, bisognerebbe capire dove le comprava lui le lire al 12%. Forse le stampava in casa, in puro stile MMT. Ti fornisco i dati del Fmi:

      lending rate:
      1990 14.85
      1991 14.67
      1992 16.52

      (questo se prendevi lire in prestito)

      government bond yield:
      1990 13.54
      1991 13.28
      1992 13.27

      Mosler pensa che se ci fosse stato uno scarto di due punti noi, avendo l'anello al naso, non ne avremmo approfittato. Solo che lo scarto era di -3 punti, quindi, come dire, forse dovrebbe godersi il suo quarto d'ora di celebrità senza sparare (troppe) cazzate.

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  30. Grazie, Bagnai, per queste illuminanti considerazioni.

    Voglio azzardare una interpretazione più politica.
    Il male non è l'Europa in sè, come insieme di popoli che sono chiamati a vivere uno accanto all'altro pacificamente, ma è l'Europa della finanza, che è stata costruita senza il rispetto dei diritti democratici dei popoli e avendo come principale finalità l'arricchimento di pochi a scapito di molti.

    Sono convinto che non fosse questa l'Europa sognata da Schumann, Adenauer e De Gasperi a pochi anni dalla fine della carneficina della seconda guerra mondiale.

    Sui i mass media continuano a ripeterci come un mantra che l'Europa della finanza di oggi è la strada per arrivare all'Europa dei popoli.
    Gli economisti accorti, ma anche coloro che in Grecia non sanno più come dare da mangiare ai propri figli ci dimostrano come questa strada non sia possibile.
    Anche perché la finanza internazionale è alquanto allergica alla Democrazia.

    La strada alternativa è fare un passo indietro dal baratro dell'Europa della finanza e ricominciare a lavorare sull'europa dei valori democratici e dei popoli.
    Come il prof. Bagnai ci insegna una moneta unica può sussistere solo in ambiti economici aventi caratteristiche idonee, ovvero condizioni simili di tutela dei diritti dei lavoratori, dei diritti sociali, delle caratteristiche stesse dell'economia, come anche della cultura delle persone.
    Difficile riassumere il tutto in poche righe, ma tutto questo non potrebbe che essere il risultato di almeno un paio di decenni di azione politica su scala europea in favore dell'affermazione dei valori della democrazia e, quindi, anche della sottomissione dell'economia e della finanza alle esigenze del bene comune.
    Solo allora, forse, si potrà valutare l'eventualità e l'utilità di una moneta comune.

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  31. ....e notizie dal mio territorio, per confermare quanto sta succedendo nel sud Europa (e nel sud Italia). Una grande società palermitana con 210 dipendenti e vari punti vendita in Sicilia (Max Living), a causa del calo del fatturato, è costretta a chiudere e vendere le attività principali (ovviamente non si parla ancora dei dipendenti in CIG) ad un grande gruppo tedesco, certo Mediamarket con marchio Saturn. E’ l’ennesimo imprenditore siciliano che chiude per fare posto ai nuovi centri commerciali, che per ora spuntano come i funghi nella mia regione. I marchi manco a dirlo sono tutti stranieri (Ikea, Lidl, Auchan, Carrefour, Leroy Merlin). Di siciliano, e soprattutto di italiano, dalle mie parti non è rimasto proprio niente. I miei colleghi e amici dicono che sono un miope perché lamento questo fenomeno e qualcuno mi dice: “ma vedi che quando apre un punto vendita nuovo crescono i posti di lavoro e l’economia gira”. Nessuno però si sofferma sui 210 dipendenti del gruppo che chiuderà domani e che saranno licenziati, sicuramente i tedeschi si accorderanno con i politici locali per assumerne 1/3. Questo 1/3 da contratti a tempo indeterminato passeranno a contratti precari. E così l’economia gira.

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    1. Grazie Marco, un esempio purtroppo vale più di mille parole. Dico purtroppo pensando a chi ci sta rimettendo il posto.

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    2. Le leggi capitalistiche prevedono una convergenza a centralizzare le attività economiche (tendendo al monopolio), per esempio le case automobilistiche ad inizio '900 erano tantissime, ora si riducono a poche unità, e così vale per il resto. Non c'è da stupirsi che i centri commerciali soppiantino le attività commerciali più piccole, fagocitando l'economia locale. Il fatto è che la forza economica dell'Italia consisteva nella piccola-media impresa, e non abbiamo tanti grandi gruppi in grado di competere con le multinazionali, quindi la tendenza è quella di una sudditanza sempre maggiore ai grandi gruppi esteri; è una grave perdita sia per la situazione sociale che si verrà a creare, sia per l'appiattimento della produzione che ne deriva, in quanto i grandi gruppi parlano tra loro e non vanno certo ad esempio dal contadino o dall'artigiano per proporre i loro prodotti (è un effetto domino: non solo le piccole botteghe chiudono, ma anche i piccoli produttori). La grande distribuzione ha i suoi vantaggi in termini di efficienza, ma la qualità perde molto, e invece che distribuire ricchezza la si accentra in mani di manager, affaristi che conoscono bene i meccanismi di borsa e di opportunismo finanziario.
      Di conseguenza, si può anche pensare a delle misure protezionistiche per rallentare la tendenza connaturata nel sistema, ma per evitare veramente che si verifichi quanto inevitabile ci vorrebbe qualcosa di più radicale, ma non entro nel merito poiché l'argomento è troppo vasto e complesso.
      Insomma volevo dire che non è colpa della Germania o chi per essa, anche se questi impersonificano le cause del problema, il problema è più profondo, loro sono solo gli attori protagonisti di una trama già scritta, ci vorrebbe un colpo di scena perché l'epilogo non sia quello che si profila...

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    3. e non parliamo della chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese (più di 2000 famiglie compreso l'indotto) e dell'aumento dei fallimenti delle aziende siciliane. Siamo agli sgoccioli.
      http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/notizie/economia/2012/18-aprile-2012/confindustria-nel-2011-fallite-sicilia-601-imprese-2004126988666.shtml

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    4. @Alì

      Non sono d'accordo quasi con niente. Intanto, trovo un po' fastidioso banalizzare i miei argomenti a un "colpa della Germania", e questo perché:

      1) non esiste "la Germania" nel mio ragionamento, ma esistono diversi attori sociali fra i quali diversi interessi capitalistici di paesi del Nord;
      2) per un economista nessuno è "colpevole" di fare i propri interessi.

      Naturalmente, l'azione scoordinata (quindi non il complotto) di attori "selfish" può condurre a fallimenti del mercato, e lo sta facendo. Ma se di colpa vogliamo parlare, in questo post se ne evidenzia un'altra: quella di politici pseudodemocratici che non hanno messo il loro elettorato in condizioni di valutare le conseguenze delle proprie scelte.

      Poi, dal punto di vista del metodo, se hai argomenti troppo complessi per noi fai come me: apriti un blog e esponili. Li verremo a leggere. Oppure ce li dici e sicuramente non li capiremo.

      Poi, è solo apparentemente corretta la tua valutazione riferita a una ineluttabile tendenza alla centralizzazione delle attività. In realtà storie come quella dell'Italia e della Cina ci dicono che spesso i maggiori guadagni di produttività si ottengono in cluster di piccole imprese. Certo, non possono produrre portaerei. Ma ti dirò una cosa: non ho mai mangiato un toast con dentro una portaerei, anche perché per scaldarlo avrei bisogno di una centrale nucleare. Le relazioni fra dimensioni delle imprese e crescita economica, come quelle fra dimensioni di un paese e crescita economica, non possono essere banalizzate. Certo, esistono le barriere all'entrata delle quali parlava già Sylos-Labini in Oligopolio e progresso tecnico. Ma appunto cluster e distretti sono un modo per abbatterle. Non c'è un unico modello di sviluppo nel capitalismo. E circa il fatto che la grande distribuzione abbia portato efficienza, a me non sembra che da quando siamo pieni di supermercati francesi lo zoccolo fra inflazione al consumo e inflazione alla produzione, di cui parlava Sylos Labini negli anni '70, si sia particolarmente eroso. Quindi, come dire... ci sono molte cose che non vanno. Forse le uniche che vanno sono quelle che non ci dici?

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  32. Salve professore,

    ho appena finito di vedere una lettura di Richard Wolff con seguente sessione di domande

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0HTkEBIoxBA

    Non entro nel merito dell'analisi che fa della crisi americana (che da neofita mi sembra "fili"), ma mi hanno colpito due dichiarazioni (su Inghilterra e Cina) che ha fatto dopo la proiezione del video

    Sull'Inghilterra (dal minuto 52 del video, così non se lo deve vedere tutto) sostiene che l'indebitamento medio delle famiglie sia salito molto (170% dell'introito medio annuale per famiglia se non ho capito male) e che quindi stanno messi molto male ed è difficile prevedere cosa accadrà nel breve periodo (ma si capisce che crede non sarà nulla di buono)

    Sulla Cina dice che nonostante nell'ultimo anno e mezzo quasi tutti gli altri Paesi abbiano comprato molti meno beni da loro, i report cinesi dicono che anche nell'ultimo anno e mezzo produzione ed export siano cresciuti

    Gli analisti non riescono a spiegarsi la cosa e, sostiene Wolff, che le ipotesi ricorrenti siano due:

    - che la Cina in un lasso di tempo così breve abbia trasformato la sua economia dirottando tutti quei prodotti che prima erano in uscita nel suo mercato interno (ma a lui sembra inverosimile un cambiamento così radicale in un lasso di tempo così breve);

    - che si tratti di un grandissimo bluff e che la Cina stia in realtà immagazzinando tutti quei beni che nell'ultimo anno e mezzo non ha esportato, sostanzialmente incrociando le dita e sperando che li possa liberare entro pochi mesi perché gli altri Paesi torneranno a importare da loro come prima

    Sono due analisi corrette? Si basano su numeri veri e/o interpretati correttamente?

    La ringrazio come sempre per la sua pazienza,

    Gilberto

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    1. Non ho tempo di ascoltarlo, ti rispondo solo sulla Cina, vorrei vedere i dati Uk per rispondere su Uk ma NON HO TEMPO.

      Sulla Cina credo che Wolff aderisca ai soliti luoghi comuni triti e ritriti: "la Cina cresce perché fa svalutazione competitiva, ecc. ecc.". Ho dimostrato la falsità di questi luoghi comuni (tra l'altro non da solo ma in ottima compagnia) in un libro, in un articolo scientifico, e in un articolo divulgativo.

      I dati cinesi spesso sono di dubbia qualità, ma l'entità della bufala sarebbe troppo grande in questo caso! Semplicemente, la Cina già da tempo si sta riconvertendo, con gradualità e saggezza, a una crescita trainata dai consumi interni. Sta cioè facendo quello che la Germania non vuole fare, e la Germania non vuole farlo solo perché ha 2000 anni di ritardo culturale rispetto alla Cina (poveracci, non è colpa loro, ma è così, e ne hanno dato bella prova nel secolo scorso).

      Detto questo, se non fosse come dico io, ma come dicono gli altri ("Cina cattiva vivi alle spalle degli americani svalutando") la Cina sarebbe crollata nel 2007, quando l'America è andata giù con la crisi dei subprimes. Invece ha continuato a crescere a due cifre.

      E se fosse come dice quell'altra banda di fessi ("Germania brava locomotiva d'Europa"") la Germania continuerebbe a crescere, invece, come vedi, si affastellano notizie sul crollo della loro produzione industriale ora che il Sud Europa è in crisi (e l'Asia continua a crescere a due cifre).

      Ci vuole molto a capire come stanno le cose? Che ne pensi?

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    2. Grazie mille per i chiarimenti sulla Cina

      Per quanto riguarda la Germania (e l'Europa), grazie a lei per quanto mi riguarda la situazione è abbastanza chiara ormai

      Sui dati dell'indebitamento inglese ho trovato questo (con grafici annessi) che mi sembra confermi il quadro negativo dipinto da Wolff

      http://fullfact.org/factchecks/is_uk_household_debt_to_income_ratio_highest_in_the_world-2986

      A questo punto me ne vado a dormire che inizia ad essere tardi per tutti questi numeri

      Grazie ancora per ciò che fa,

      Gilberto

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    3. Sulla Cina però ho un dubbio-domanda.

      Sentivo nei giorni scorsi un economista spagnolo, Julian Pavòn del Cepeda di madrid, che parlava di "parassitismo" per la Cina perché esportando e facendosi pagare in dollari, usava gli stessi dollari per mantenere bassi i tassi USA comprando i loro titoli di stato, e quindi la valutazione del dollaro, e così continuare ad usarlo in modo competitivo per le sue esportazioni anche verso le altre aree del mondo.

      In Europa invece non acquisiva debito europeo ma assets industriali e strategici (faceva l'esempio del porto di Barcellona, ma ci sarebbe anche il porto del Pireo, ecc) approfittando della debolezza europea.

      Gli imputava insomma la mancanza di spirito collaborativo nello stesso senso di quello che imputi tu alla Germania.

      Poi questo economista aveva altre teorie ed opinioni che condividevo di meno, ma questa mi ha fatto pensare parecchio.

      Fino al 2005 lo Yuan era in effetti ancorato al dollaro, adesso è ancorato ad un paniere di monete e ha iniziato a muoversi in modo abbastanza indipendente da luglio 2011 (Pavòn ne parlava in data anteriore).

      Che ne pensa di questa idea? Perlomeno ha il pregio dell'originalità rispetto alle zingalessate solite.

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    4. Ma è ESATTAMENTE una Zingalessata, per motivi di fatto e di diritto talmente evidenti che sinceramente mi stupisco di te.

      Parto dal motivo che ti sfugge, come a tutti i piddini, quello di diritto: la Cina non è in una unione economica e monetaria con gli Stati Uniti né con altri paesi. Quindi, anche qualora fossero identici, non si potrebbe confrontare il suo atteggiamento verso gli Stati Uniti con quello tedesco verso l'eurozona.

      Non si capisce in particolare perché la Cina avrebbe avuto l'obbligo (morale? contrattuale? terapeutico?) di acquistare asset finanziari denominati in una valuta della quale una decina di premi Nobel avevano detto che sarebbe esplosa come un palloncino, coem sta facendo. La Germania si è imbottita di subprime (perché è abitata da tedeschi). La Cina non si è imbottita di euro (perché è abitata da cinesi: hai presente Confucio? Sai citarmi un pensatore tedesco suo contemporaneo? Probabilmente si chiamava Sgrunt e pensava che fosse meglio schiacciare i pinoli con un'amigdala anziché con una clava). La Cina è stata condotta CON SAGGEZZA, vi piaccia o no. Ma siamo matti? Cioè, adesso se l'euro va a rotoli è colpa loro? Ma queste sono scemenze da telegiornale!

      Poi, ricordiamoci che è da PATETICI DILETTANTI soffermarsi sul tasso di cambio nominale. Quello che conta, ai fini della competitività di prezzo, è il tasso di cambio reale. Ora: la Cina ha apprezzato il suo cambio reale mentre quello nominale era fisso; la Germania lo ha deprezzato (il cambio reale), SERVENDOSI di un cambio nominale fisso. Quindi la Cina, in un contesto di stabilità nominale, ha lasciato agire le forze di mercato (e infatti i prezzi e i salari sono cresciuti, ma i salari più dei prezzi, tant'è che molte imprese dalla Cina rilocalizzano altrove, addirittura negli Usa), la Germania no.

      Gli spagnoli hanno i problemi loro, che non sono solo colpa loro, ma che non riusciranno però a risolvere se guardano dalla parte sbagliata. Del resto, se il loro governo avesse guardato dalla parte giusta, e invece di tanta "austerità fiscale", con quel fesso di Zapatero, avesse trovato il modo di arginare l'indebitamento privato, vedrai che ora peggio non starebbero.

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    5. Lui non si riferiva tanto all'Euro quanto al fatto che i tassi del dollaro sono rimasti bassi nonostante l'espansione del loro debito sia pubblico che privato. E su quello mi pare fossi d'accordo anche tu.

      La differenza sta che tu dici che dove diavolo li dovevano mettere i soldi i Cinesi se non nel dollaro? Lui dice che invece lo hanno fatto scientemente per poi usare un dollaro cmq non rivalutato per via di un rialzo dei tassi come arma competitiva sugli altri mercati.

      Io sinceramente vedo le cose un po' nel mezzo, nel senso che se davvero non volessero sfruttare il dollaro potevano far fluttuare lo yuan anche prima, come fanno ora, e quindi far crescere pure i loro consumi anche prima. Che lo facciano dal 2005 significa che sicuramente sono più svegli" degli austeri alemanni che sono ancora lì' a frignare "mein Gott, das Inflaktion! Die horribilen debiten (alla Sturmtruppen)"

      Poi le valutazioni moralisti se son stati bravi, corretti, buoni e belli o cattivi, perfidi, infidi e maligni, in economia mi sembrano sempre tanto fuori luogo.

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  33. La Merkel ha dato un aumento agli stipendi statali, Sinn vuole mettere un tetto massimo al sistema target 2, i capitali rimangono al centro con l'effetto sui prezzi delle case in Germania e gli spread nella periferia alti. La Germania diventa più Spagnola e la periferia più Tedesca ? L'aggiustamento sta andando nella giusta direzione o è solo un illusione ottica.I titoli di stato sembrano essere diventati ipso facto le monete nazionali.

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  34. Auchan, Carrefour, Leroy Merlin ... sono tutti la stessa cosa!
    Matteo Dellanoce

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  35. Gustavo Piga in un suo post ipotizza non il ritorno della Dracma in Grecia ma del Marco in Germania. Era una boutade? Che ne pensa?

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    1. No. Non è una boutade. Si tratta di un'ipotesi sostenuta autorevolmente da Stiglitz e tanti altri, e che tra l'altro lavori presentati al convegno cercano di quantificare (in termini di costi, e in confronto all'ipotesi secessione del Sud). Se non ci segui da un quarto d'ora sai bene che la Germania è da una parte, praticamente tutti gli altri dall'altra, e quindi, come dire, lo scenario un suo perché ce l'ha.

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  36. Professore, questo è il post dei post, veramente illuminante ed esaustivo: è notizia fresca fresca che la CDU ha preso una batosta formidabile nel land Reno-Westfalia.
    A tale proposito voglio segnalarle questo post del blog di Sergio Dicori Modigliani:
    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/05/decisivo-test-elettorale-in-germania.html?m=1
    Lei conosce questo professor Heckard Hein? Le chiederei anche se il suo piani, così come è stato riportato, potrebbe funzionare?
    Io so benissimo che non può risolvere il problema strutturale di una moneta unica applicata ad un area valutaria tutt'altro che ottimale, ma pensa che potrebbe almeno essere efficace per bloccare la speculazione degli spread?

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    1. Non ho tempo di studiare ora il suo lavoro, ne ho una ventina da leggere che sono mi sono arrivati per il convegno di Pescara. Mi sembra che sia un tedesco che vuole difendere l'euro. Qualcosa di simile a un americano che vuole difendere il dollaro. Non mi sembra "l'uomo che morde il cane". Direi che, come notizia, è piuttosto "il cane che morde l'uomo" (come la batosta, che mi pare fosse attesa).

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    2. non so se posso inserire un link. sarebbe questo:
      http://triskel182.wordpress.com/2012/05/13/inchiesta-dello-spiegel-italia-abusivi-delleuro/
      quindi tutti sapevano e tutti hanno deciso di andare avanti. non capisco, e non capirò mai, purtroppo per me. grazie.

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    3. Amico caro, quanto vittimismo! Forse più che di un economista hai bisogno di un antidepressivo. C'è molto poco da capire: scusa, se il parametro di Maastricht è 60% di rapporto debito/Pil, e noi siamo entrati oltre il 100%, è chiaro il perché ci hanno fatto entrare: per mungerci. Guarda l'altro commento di Luca Righi e quello di Ecodellarete qua sotto, e vedrai che capisci anche tu.

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    4. Alberto, vale sempre la pena leggere Eckhard Hein. E' una delle anime principali dei PK tedeschi (e ottimo amico)

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    5. quante persone dovrebbero sapere tutto. non è una polemica, sembra che quando si parla di politica, economia ecc... e qualcosa non va, la colpa è di chi non si è informato, non di chi "doveva" dare delle spiegazioni. esempio;: mutuo a tasso fisso o variablie? la banca dice "naturalmente variabile" ha visto che tassi!!!!!!!!!!! grazie.

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    6. Obbedisco. Ho qualche perplessità su Di Cori, del quale mi piacevano molto alcune cose, ma poi ho capito e ne parlerò. Questo spiega il mio pregiudizio su Hein. Più in generale, avverto tutti: io sono talebano e superficiale, e la mia opinione non interessa nemmeno me. Quindi non chiedetemela, e soprattutto non fidatevi. Vi ho avvertito.

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    7. @nessuno

      Capire che un democristiano non è "di sinistra" è un'operazione alla portata di tutti. La gente non l'ha fatta e si è trovata l'euro di Prodi. Dopo di che, è ovvio che questo processo è stato assistito da una massiccia disinformazione. Io non attribuisco nessuna colpa a chi non sapeva "tutto". Ma certe ingenuità si pagano, e non posso essere d'accordo con chi per pigrizia mentale, per seguire un ragionamento esclusivamente di "appartenenza", ci ha messo in questa situazione.

      Poi, io sono capitalista, quindi per me il risparmio è il bene più prezioso: il bancario che fornisce informazioni errate perché il suo management gli ha dato un "target" dovrebbe essere rinchiuso nelle segrete di Castel S. Angelo e la chiave buttata a fiume. Non c'è crimine più odioso. Su questo siamo tutti d'accordo. Tranne Alessandro, ovviamente, il cui punto di vista (più volte espresso) merita attenzione e rispetto. Ricominciamo la tiritera bancari sì bancari no, o lasciamo perdere?

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    8. Io non difendo le banche italiani e i bancari "a prescindere".

      Le banche italiane hanno le loro colpe, soprattutto nei comparti di investimento.

      Però come dice Alberto bisogna

      1) avere memoria
      2) conoscere i dati

      1) alzi la mano chi si ricorda quando il mercato dei mutui ebbe uno scossone verso il basso come tassi? Quando iniziarono ad operare in Italia alcune banche estere (una inizia per B e finisce per arclays ad esempio). Vi ricordate? E i clienti ti arrivavano dentro e se solo provavi ad accennare un tasso fisso ti rispondevano "Eh, ma sono 2-3 punti in più. La tivvù ha detto che adesso l'inflazione è bassa che stiamo entrando (o siamo) nell'euro e poi la Barclays mi fa solo uno spread dell'1% sull'Euribor, siete dei ladri!" E quindi le banche italiane si adeguarono.
      E questo è anche in risposta all'accademico con 100 pubblicazioni sottocitato che continua a farfugliare che più concorrenza estera delle banche ci farebbe bene.

      2) il risultato dei dati è che il margine di intermediazione delle banche italiane con l'avvento dell'euro è crollato. E quindi i bilanci sono stati sempre più fatti sulle commissioni. E commissioni vuol dire che ti faccio pagare più spese per il mutuo, ma anche che invece di farti investire in BOT, dove ho commissioni basse, io Banca ti faccio investire nelle obbligazioni reverse zero coupon bond linked ad un painere di pizze di fango del Camerun emesse dal veicolo di diritto irlandese Talfreg Ltd (è gaelico, cosa pensavate?) che mi ristorna un bel po' di dindini se piazzo le sue sòle.

      Volevate il capitalismo liberale? Cosa credevate fosse? Un pranzo di gala? No, è la famosa storia del leone e della gazzella, e, di solito, tu non sei il leone.

      Non che prima fosse il paradiso, ma la tolleranza di tanta inefficienza, che c'era eh? non dimentichiamocelo però, serviva alla fine per dar da mangiare dignitosamente a tutti (e a far consumare tutti).

      Adesso che dobbiamo esser tutti leoni sarei curioso di capire cosa mangiamo dopo aver sbranato l'ultima gazzella.

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  37. "Euro, sette balle sui tedeschi". Articolo di Vladimiro Giacchè sul FQ. Della serie: qualcosa comincia a venir fuori... non da Giacchè, ovviamente, ma dalle pagine del FQ.

    (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/)

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    1. Be', è un articolo, come dire, non tempestivissimo (ma per gli standard italiani è assolutamente all'avanguardia, quindi non mi trattate male Giacchè che è un lettore!), e poi è piuttosto utile, no?

      Non sono d'accordo sul punto 5 (in generale trovo che Natixis faccia delle pessime analisi), ma il punto 7 andrebbe sempre ricordato, e il punto 4 è estremamente interessante. Gli altri punti li abbiamo toccati qualche volta anche noi, e comunque è utile avere una sintesi da opporre al piddino di turno.

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  38. Buon lavoro, professore.
    Sul fatto quotidiano, dopo che il giornale riporta l'inchiesta di der Spiegel, che dice che la Germania ci ha fatto entrare nell'euro pur sapendo che non avevamo i conti in regola con i parametri di Maastricht, secondo il giornale tedesco per il grande disegno eurpeista di Kohl, oggi Visco dice quello che non ci ha mai detto nel 1997, ovvero che ci hanno fatto entrare solamente perchè sapevano che eravamo deboli e saremmo diventati un grande mercato per le loro esportazioni vedere: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/alla-germania-nelleuro-servivamo-proprio-perche-deboli-parola-visco/228400/
    Adesso lo confessa!!!!!!!! Dopo averci ficcato nel più grande pasticcio del dopoguerra. Sono curioso di sapere cosa dirà lo stato maggiore del PD dopo questa confessione.

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    1. Rispondo a te e agli altri che hanno notato questo articolo. Scusate: è tutto assolutamente ovvio. Ma poi, di che "trucco" dei conti si parla! Per entrare avremmo dovuto avere il debito al 60% del Pil e lo avevamo oltre il 100%. Siamo entrati con la scusa che "però stava diminuendo"... Ci volevano, e non, come dicono, perché "senza l'Italia, l'identità europea, bla bla bla...". Ci volevano perché sono campati sulle nostre importazioni nette di loro beni. Ma questo un economista lo sa, i dati lo dicono, e li avete anche visti qui.

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  39. ho un dubbio che mi assilla (viste le sue implicazioni nel nostro futuro), ma cosa si nasconde dietro i LTRO?
    Mi spiego meglio, Draghi ha prestato un trilione di Euro alle banche europee (soprattutto italiane e spagnole) al tasso dell'1%, le quali con questi soldi hanno comprato BTP (in Italia) e Bonos (in Spagna) ottenendo due effetti, quello di far scendere gli spread dei titoli emessi dai rispettivi paesi, e quello di guadagnarci sopra un bel 5% di differenziale in un anno oltre che la rivalutazione dei titoli dovuta all'acquisto combinato benedetto dalla BCE (e lauti bonus ai banchieri anche quest'anno). A parte l'ovvia considerazione che le banche si sono indebitate a breve (con i LTRO) ed hanno investito a lungo (comprando BTP o Bonos decennali), cosa che da una parte aggiunge altro rischio sistemico, ma d'altra parte ben presto tutti i BTP e i Bonos giaceranno nella pancia delle banche di Italia e Spagna, mentre queste nostre banche saranno indebitate a breve verso la BCE in Euro "buoni" per gli importi dei LTRO. Quindi se prima un'eventuale uscita nostra e della Spagna (oltre che del Portogallo e Irlanda) era improbabile per il semplice fatto che trilioni dei suddetti BTP e Bonos giacevano nella pancia delle banche e dei fondi pensione di USA e Germania ecc, ora il problema di una nostra eventuale ritorno alla lira/peseta a carico delle superpotenze è stato rimosso, e un' eventuale nostra uscita dall'Euro e ritorno alle valute nazionali impatterebbe solo sulle nostre banche (e di rimbalzo sui nostro Paese che dovrebbe salvarle) a causa della svalutazione degli impieghi (parzialmente mitigata dalla svalutazione della raccolta), fermo restando il debito contratto verso la BCE che rimarrebbe in Euro "buoni".
    Quindi ecco che zitti zitti stanno creando le condizioni per una spaccatura o dissoluzione dell'Euro facendo in modo che il costo sia sostenuto dai Paesi che escono (o che finiscono in serie B).
    Ho ragione a pensare male?

    Roberto Luciani

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  40. Caro sig. Bagnai, sono un neofita dell'economia, perciò, mi scuserà se nonostante una "full immersion" nel suo blog, in futuro le farò delle domande che potranno irritarla od essere banali.
    Innanzitutto volere ringraziarla dell'opera di divulgazione che fa nel campo economico e affini.Leggerla è un piacere;lo dice uno che ha letto e riletto scalzacani che si fanno chiamare professori, economisti con contorno di servili cicisbei-giornalisti.Al di là delle sue idee, che quando riesco a comprenderere, quasi sempre condivido,mi piace il suo modo di porre le sue argomentazioni.
    Chi sa, un giorno disse :"la Verità vi farà liberi".Mettendo in pratica questo precetto-consiglio non è il caso di dire apertamente che la "democrazia", NON esiste ? Dopodichè agire di conseguenza? Con stima.
    Aloisio

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    1. Caro Aloisio,

      io mi sono sempre chiesto perché al "popolo" si chiede di votare su questioni complesse come il nucleare o difficili, di fatto irrisolvibili, problemi di bioetica, ma non gli si chiede di votare quando la domanda è molto semplice: "volete essere padroni in casa vostra?". Ecco, per fortuna sopra Massimo ci ha dato un bel link a Giuliano Amato che ci spiega cosa è la democrazia.

      Rimane da definire "agire di conseguenza". Io mi sono messo a fare opera di informazione nella speranza di poter diminuire la probabilità di un esito violento della crisi. Lei cosa intende per "agire di conseguenza"? Per me significa "informare". Se per lei significa, che so, far deragliare treni, questo ovviamente non è il blog adatto.

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    2. No no è ovvio che deragliare i treni con uccisione di persone innocenti non è il significato del mio agire di conseguenza.Tutt'al più ,come insegna S.Tommaso D'Aquino,sarebbe moralmente lecita ,anzi doverosa, l'eliminazione fisica del tiranno per il bene della collettività.E quale peggior tirannia abbiamo oggi se non quella delle banche con i loro potenti tirapiedi? La mia era solo la proposta di essere come Ulisse che acceca Polifemo,o per coloro che credono, candidi come colombe ma astuti come serpenti.Insomma buoni si ma non inetti coglioni.

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    3. Su S. Tommaso non sono preparato, il tomista di turno (Schneider) credo sia occupato in classe. Gli economisti sanno che l'utilità è un concetto ordinale, non cardinale, quindi l'idea che si possa migliorare la posizione di alcuni peggiorando quella di un altro non rientra nella nostra forma mentis.

      "Eliminare" le banche potrebbe però essere possibile nel senso di nazionalizzare senza pietà quelle il cui management ha dimostrato di essere chiaramente irresponsabile. Dovremo arrivare a questo, perché la strategia di privatizzazione dei profitti a spese dei contribuenti (cioè con socializzazione delle perdite) rischia altrimenti di portare alla guerra civile. Ma per quel che mi riguarda, l'unica rivoluzione che mi interessa è quella della conoscenza.

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    4. " Ma per quel che mi riguarda, l'unica rivoluzione che mi interessa è quella della conoscenza..."

      Il che non è poco.

      Vedo che poi ipotizza la nazionalizzazione delle banche fallite guidate da falliti "managers" ,e mi trova perfettamente d'accordo.La privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite dura da troppo troppo tempo.
      Infine le chiedo, pensa che una legge tipo Glass-Steagall in Italia possa essere utile ? In America l'avevano introdotta dopo il crollo del '29 ma grazie alle pressioni delle lobbies (leggi ..... di Lewinsky con Clinton)l'hanno abolita e non si sognano di reintrodurla.
      Grazie e buona giornata

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    5. Caro, sono molto contento che ti interessi quello che penso, quindi fai così: leggi il blog, e troverai tutte le risposte. Se mi fate ripetere sempre le stesse cose poi mi tocca chiuderlo...

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  41. tanto per rendere l'argomento leggermente più leggero, segnalo questo TECNICISSIMO articolo: http://www.vincitorievinti.com/2012/05/se-tornassimo-alla-lira.html

    io già rido...

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    1. Mi sono già espresso su analisi di questo genere, che sinceramente trovo poco professionali perché non si appoggiano ad alcun modello economico né ad alcun precedente storico. Interessante il fatto che dopo aver parlato di "capitale reputazionale" come determinante del tasso di cambio (termine che non ho mai trovato in alcun testo di economia internazionale), l'autore comincia a sciorinare le solite cifre terroristiche sulla probabile svalutazione nominale (arrivando a citare una svalutazione del 50%). Ora, l'unica pezza di appoggio di questo ragionamento è la citazione di uno studio di Nomura che prevede una svalutazione nominale di molto inferiore (il 27.3%). Non si fornisce alcun elemento preciso che consenta di capire perché l'autore RADDOPPIA l'importo della svalutazione fornito dallo studio che lui stesso cita come fonte. Forse lo fa perché altrimenti sarebbe costretto ad ammettere che l'Italia è già passata attraverso una svalutazione simile (nel 1992-1993), e siamo ancora tutti qui. Non c'è stata la guerra civile, non siamo stati banditi dai mercati, e il saldo estero è migliorato di sette punti in due anni (a spanna). Certo, le condizioni erano diverse da adesso, ora ci sarebbero costi aggiuntivi, ma il dato è questo e evidentemente non si vuole ricordarlo.

      Gli elementi dei quali i mercati terrebbero conto, come hanno fatto in passato, sono chiaramente indicati in questo post.

      Mi hanno rimproverato, mi sono rimproverato, di essere stato un po' irridente col prof. Gallino, che pare sia un padre nobile della sinistra (io non lo so, faccio un altro lavoro). Ma quando lui faceva terrorismo, la gente non si stava ancora suicidando, e quindi, come dire, quel terrorismo era anche scusabile.

      Una analisi seria dei costi dell'uscita dall'euro non solo dovrebbe basare il proprio controfattuale su teorie riconosciute come valide dalla comunità scientifica (come la teoria della parità relativa dei poteri di acquisto) e su dati (come i differenziali di inflazione cumulati), anziché sul nulla e su dati che però si modificano a piacere; essa dovrebbe inoltre essere effettuata, come ogni analisi di scenario, sottraendo dal "caso B" i costi del "caso A".

      Quanto ci sta costando restare nell'euro? Una costante di certi studi "affrettati" sui costi dell'uscita è che normalmente NON prendono in considerazione i costi del mantenimento dell'euro, costi dei quali tutti sono ormai consapevoli.

      La gente si sta suicidando. La gente, di euro, sta morendo. Queste vittime meritano rispetto. E la prima forma di rispetto è pronunciarsi in modo documentato e serio, invece di accusare chi lo sta facendo, analizzando in modo scientifico tutti i possibili scenari, di cavalcare "il malcontento popolare suscitato dalla crisi in atto" (salvo poi condire il tutto con la solita demagogia dello Stato spendaccione, quando tutti sappiamo che la crisi NON è stata causata dal debito pubblico).

      Krugman cavalca il malcontento popolare? Stiglitz cavalca il malcontento popolare? Suvvia, un po' di rispetto per i morti e forse anche per certi vivi non guasterebbe. Il premio Nobel non lo hanno avuto per raccomandazione. Forse dovremmo ascoltarli.

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  42. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/alla-germania-nelleuro-servivamo-proprio-perche-deboli-parola-visco/228400/

    TOH!
    L'unica cosa che mi chiedo: non si configura un reato per chi ha giurato sulla costituzione di fare i nostri interessi? Non si può denunciare?

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  43. Per Paul Krugman, per la fine dell'euro ormai è più questione di mesi, che questione di anni....
    http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/05/13/eurodammerung-2/?smid=tw-NytimesKrugman&seid=auto13.05.2012
    Certo che poi quando si vanno a leggere certi commenti idioti sul suo blog, ti cascano le braccia.....sempre in merito alla presunta grandezza della Germania e la colpa dei paesi mediterranei rei di non aver abbattuto la spesa publica, come invece avrebbero fatto i tedeschi..La strada per abbattere questi totem neoclassici monetaristi, saranno molto duri da abbattere. I Piddini sono i più furiosi nell'argomentare la necessità di avere più Europa, basta aver sentito Enrico Letta oggi ad 8 e 1/2. Lasceremo gestire l'uscita dall'euro probabilmente dalla lega, se vanno avanti così. Ma tanto che lo dico a fare, vero prof, Lei lo sta già dicendo da mesi. Si vede che ogni paese ha la sinistra che si merita.

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    1. Conclusione impeccabile. Infatti noi, che siamo il paese di Mussolini e Donald, abbiamo una destra (Bersani, Fassino, ecc.).

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    2. Ho visto anch'io la puntata....e non perdonerò mai al piddì di avermi fatto pensare che il leghista avesse ragione.

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    3. krugman però si deve decidere, prima si, poi con hollande no, ora di nuovo si...

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    4. Non vi ho mai nascosto la mia opinione che Krugman, come tutti gli economisti US-centrici (re Magi compresi) in realtà non mi sembra aver afferrato bene la natura della crisi (squilibri regionali). Lo testimoniano le sue passate esortazioni alla Bce a comportarsi come la Fed: esortazioni inutili non solo perché non sarebbero state ascoltate, ma perché se fossero state seguite non avrebbero dato effetti per i motivi spiegati qui.

      Più in generale, mi piace citare una frase di un interessante articolo che ho ricevuto per il convegno sull'euro:

      "Nobel prize winners such as Stiglitz and
      Krugman have published books on the crisis but buying them only serves to understand how rapidly
      they have changed and continue to change their ideas." (Jack Birner).

      Mi sembra impeccabile.

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  44. Vado a dormire. Fatevi due risate con questi morti di sonno, che domani ve ne porta un altro da gran premio... Impagabile l'ultima: non ha proprio capito niente, ma niente, ma niente, ma niente... Io che ho scritto sul Manifesto per spiegare per filo e per segno le motivazioni di questi "errori", per lei sono uno che difende chi li ha fatti perché non capisce quali ne fossero le motivazioni. Poveretta...

    Non hanno cultura, non hanno ironia, non hanno nulla: sono veramente la massa di manovra ideale per qualsiasi dittatore. Leggi un dialogo simile, e Mussolini non ha più segreti per te! E questi, ovviamente, sono MMTers: da un culto della personalità all'altro (da Mussolini a Barnard passando per Berlinguer e Prodi)!

    Ringrazio comunque il traduttore, che ha capito almeno il 95%. Vedi che non era difficile?

    (E io dovrei parlare con certa gente? Ma perché?)

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    1. (ah, e naturalmente anche per gli MMTers svalutazionecompetitiva è tutta una parola! Altrimenti come si sarebbero fatti fottere dagli amici del più Europa...). Ragazzi, non c'è speranza...

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    2. ma quel "è forte" lo dicono imitando Celentano?

      Comunque la migliore rimane quella del loro boss che ti definì "teppista coprolalico". Inarrivabile, Donald è bella, è da ammetterlo, ma teppista coprolalico è il top. soprattutto detto da lui.

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    3. Il bue che dice cornuto al centauro. Poraccio. Ovunque giro trovo: (1) gruppi di MMTers che si studiano il nostro blog (senza capirci molto, ma capendo che c'è qualcosa da capire); (2) lettori che lo chiamano Donald (ormai è segnato per sempre). Ma questo non mi basta: adesso deve chiedere scusa, poi andarsene in un luogo ecc. ecc. E vedrai che succederà. Hai visto il Manifesto?

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    4. :D dovevi postare la foto della tua reazione a quello che ha scritto :bagnai è forte non gli si puo' dir nulla ma rimane un egocentrico bastardo !!! ^<>^
      comunque sono tanto teneri in quel forum^^^

      ...'sullo sfondo vanno tenutie presenti le circostanze che caratterizzarono il decennio compreso tra il divorzio delle autorita' monetarie e la crisi del sistema monetario europeo alla fine del 1992 .Un periodo caratterizzato dall'aggravarsi della netta divisione tra aree forti , produttive e a piu' elevata occupazione , e aree deboli assistite sotto il profilo del sostegno di un reddito che doveva servire beni forniti dalle stesse aree forti , le quali vedevano cosi crescere profitti ed oppurtunita' di sviluppo .Funzionale a tale sviluppo erano i cambi fissi , che implicavano per le aree forti
      una riduzione dei tassi di interesse capaci di consentire
      ulteriori rafforzamenti nella produzione ;per le aree deboli ,aumenti dei tassi di interesse che ne riducevano ulteriormente le potenzialita' produttive .
      LI movimenti speculativi di capitale ,attratti dalle aree deboli a piu' elevati tassi di interesse , garantivano la stabilita' dei cambi che ,altrimenti ,influenzati dai movimenti delle merci , si sarebbero dovuti svaluatare per le aree deboli e rivalutare nelle aree forti ,riequilibrando la bilancia commerciale e la domanda di lavoro da parte delle imprese .(spiegazione un po' ridondante , i cambi erano ^fissi^ ma vabbè...)
      ...'la sensazione nelle aree deboli (agricole) che si fossero raggiunti livelli soddisfacenti di occupazione veniva rafforzata dall'arrivo di lavoratori extracomunitari disponibili alle mansioni piu' umili e sottopagati...' continua

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    5. "Egocentrico bastardo" è quasi perfetta! Se ci aggiungi "e se lo può permettere" è perfetta! Elicotteri su Roma: hanno sparato a qualcuno?

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    6. ...'Premesso che fino alla meta' degli anni settanta le grandi imprese erano solite concedere generosi aumenti salariali che venivano compensati ,in termini di competitivita' internazionale ,da continue svalutazioni della lira , non è chiaro se la decisione di entrare nello SME (con cambi semifissi o fissi )sia stata la conseguenza dell'indeflettibile esigenza di scoraggiare gli aumenti salariali nell'industria o se quest'ultima circostanza sia stata conseguenza della decisione di entrare a far parte dello SME. Tale decisione infatti
      poteva non non implicare quella drastica drastica perdita di sovranita' nella politica economica se fosse stata portata avanti con meno precipitazione . Precipitazione che invece si spiega se gli obiettivi veri erano quelli di bloccare la politica economica e soprattutto la dinamica salariale .
      Con gli occhi di allora , infatti non c'è dubbio che l'italia non avesse alcun interesse apparente a legarsi mani e piedi con cambi fissi (o semifissi)e con l'agganciamento rigido all'area del marco prima di aver ridotto le proprie contaddizioni sociali interne .
      Tra l'altro era stato sufficientemente dimostrato come ci convenisse ancora ampiamente l'agganciamento all'area del
      dollaro ,visto che il grosso delle nostre importazioni (petrolio e prodotti energetici in genere) doveva venir saldato in quella valuta .Per questo viene da pensare che l'obiettivo non fosse tanto l'aggaciamento al marco , quanto il contenimento degli aumenti salariali .

      e continua ...c'è gia' molto no? E'tratto da 'L'occupazione tradita 'N.Galloni 1998 (!!!) stesso anno del famoso discorso di Bossi che sembrava gia' 'sapere'tutto sul perchè dell'euro...Pubblicato da un casa editrice della sinistra ufficiale come 'editori riuniti'

      MA VI SVEGLIATE PIDDINI O NO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! SELLINI VENDOLINI DI QUALCHE SETTA CRIPTOCOMUNISTA
      A seguire il contrappunto del direttore della repubblica
      fra le menti che hanno ideato il PD non c'è dubbio

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    7. ma teppista coprolalico è il top. soprattutto detto da lui.?
      Che? ma se sicuro???

      gli elicotteri saranno prove di coprifuoco...

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    8. la ^trasparenza^ della repubblica :

      Milioni di italiani, nati e cresciuti nel dopoguerra, hanno avuto un’immensa fortuna, senza precedenti nella storia dei popoli della nostra Penisola e forse senza neppure rendersene conto: quella di vivere un tempo nel quale una felice coincidenza di fattori, economici, politici, internazionali, finanziari, sociali, alimentati dalla prodigiosa capacità italica di alzarsi dal tappeto dopo ko inflitti e autoinflitti, di inventarsi, di farsi il culo a pedriolo (trad. dal tardo milanese: a imbuto) aveva permesso di godere insieme dei vantaggi del sistema capitalista e delle garanzie collettive del socialismo democratico europeo. Il livello di alimentazione, di cultura, di tempo libero, di libertà individuali, di assistenza medica di un lavoratore italiano medio sono stati per decenni superiori non soltanto al 90% della popolazione mondiale, ma a quello di signori e signorotti feudali che sembravano ricchi soltanto in rapporto alla fame che li circondava, e questo evitando sia la brutalità del mercato all’americana, sia lo squallore miserabile del socialismo sovietico. Credo che questo tempo, del quale la mia generazione ha potuto, a volte con qualche merito a volte per pure fortuna, approfittare anche sfacciatamente con pensioni ai quarantenni, sia finito e che nessuno dei vecchi e nuovi magliari della politica sia in grado di farlo ritornare, per quanto seducenti siano le loro fanfaronate. Chi ce lo promette, per farci sopra qualche soldino o per prolungare il proprio tramonto, ci mente e sa di mentire. Il nuovo tempo sarà migliore, o molto peggiore, ma certamente sarà diverso. Vi ricordate quando le cassandre ci dicevano che stavamo firmando cambiali che un giorno i nostri figli e nipoti avrebbero pagato? Ecco, i nostri figli e nipoti siamo noi. Buon Primo Maggio.

      L’impiego pubblico, il “posto” in qualche organismo o amministrazione nazionale o locale, è stata la forma italiana principe di stato sociale, concordo con lei. E’ stata una caricatura di redistribuzione del reddito che l’evasione fiscale, la tolleranza nei confronti dell’elusione, il premio addirittura concesso attraverso i devastanti condoni per fare un po’ di cassa, hanno inesorabilmente cortocircuitato. Un meccanismo che ha permesso grandi e piccole corruzioni (pensi ai posti in cambio di voti, purtroppo endemici soprattutto a Sud) in una silenziosa complicità che il crack della finanza ha fatto saltare. Si è prodotta una partita di giro al ribasso fra meno abbienti, tassati a sangue per pagare loro stessi, che soltanto l’indebitamento ha retto, fino a quando ha retto. In Italia si è confuso il keynesismo, che rappresenta uno stimolo e un surrogato all’economia e alla produzione di ricchezza, compito che non appartiene allo stato, ma non è una soluzione permanente, con l’assistenzialismo. E fino a quando i tanto esecrati “politici” hanno “delivered the bacon” come si dice altrove, hanno portato a casa il lardo, l’orrendo patto sociale degli spazzini (politicamente scorretto) in cambio dei voti è stato tollerato. vz

      ps:e ringrazio saviano e cirino pomicino che indirettamente mi hanno fatto capire cosa è veramnte-e soprattutto a cosa serve- il PD e il gruppo espresso perchè in effetti per ingenuita' e limiti miei non avevo ancora capito completamente...

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    9. A me è piaciuto il seguente passaggio: "Bagnai (..) è comunque nettamente superiore alla norma".
      Si riferiva a Rangeri?

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    10. Egregio Professore, vorrei poter condividere il suo ottimismo circa il fatto che presto questi spaghetti MMTers ed altri gruppi a loro assimilabili finiranno nella pattumiera della storia. Nel lungo periodo, forse, ma nel lungo periodo saremo tutti morti, disse qualcuno a lei noto. Nel breve periodo, saranno esattamente questi, insieme agli estremisti di destra (e sinistra?), i personaggi e movimenti che prevarranno, perchè offrono soluzioni semplicistiche e l'illusione che leggendo quattro fesserie chiunque possa capire i meccanismi dell'economia e risolvere i problemi del mondo. La storia, e la storia italiana sopra ogni altra, insegna che nei periodi di crisi l'uomo comune si getta tra le braccia di chi semplifica (in realtà, mistifica). Del resto proprio nel link da lei fornito se ne vede la prova: non scrive forse uno dei lettori qualcosa del tipo "mi rifiuto di leggere questo Bagnai perchè scrive in un linguaggio troppo criptico"? Perchè sforzarsi di leggere o studiare quando arriva Barnard a dire "stampiamo moneta a iosa e presto non dovremo manco più pagare le tasse"? Voglio dire, è l'uovo di Colombo! Altro che Keynes. Mi scusi per l'attacco di pessimismo, ma la vedo davvero nera.

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    11. Caro Volturno,

      onestamente non è tutta colpa loro. In primo luogo, povertà non è vergogna. Queste sono evidentemente persone prive di cultura. Sarei curioso di sapere quanti nella "cellula" hanno letto, che so, Delitto e castigo (per fare un esempio). Quello che manca loro è, ahimè, la lettura di libri senza figure, quella capacità di lettura di un testo, e quindi, poi, di una realtà, che ti rende libero. Ma questa, lo ripeto, non è colpa loro: sono il prodotto di un sistema educativo sempre più chiaramente indirizzato alla costruzione di utili idioti.

      Poi, va anche detto che il loro "imprinting" rispetto alla scienza economica è stato gravemente distorto dalla demagogia stolta, irresponsabile, incompetente e criminosa del noto papero. Chi lo ringrazia perché dice "be', però almeno grazie a lui mi sono avvicinato alla materia" dovrebbe anche capire che questo avvicinamento è stato fatto con lenti deformanti. Bisogna dimenticarsi tutto e ricominciare, purtroppo.

      Poi è anche colpa mia. Io non mi rivolgo a tutti. Non mi interessa. Non sono un politico. Io mi rivolgo, e lo ho detto più volte, alle persone di cultura, che non è né istruzione né erudizione (consultare dizionario in caso di dubbi). Queste, nella maggior parte dei casi, proprio perché dotate di cultura, cioè di un sistema coerente di valori che permette loro di leggere in modo critico la realtà nella quale si muovono, hanno afferrato i termini del problema. E quindi in questo senso il blog sarebbe inutile. Invece è utile, perché quello che manca ai miei lettori è spesso il dato tecnico o statistico che trasformi una intuizione in una certezza scientifica (nel senso dell'economia). E questo io fornisco loro.

      Non è limitante selezionare il proprio pubblico? Forse. Ma io sono convinto che rivolgendomi a chi mi può capire, lo metto in condizioni di parlare a chi non può capirmi. L'alternativa sarebbe abbassare il livello alla demagogia di un Donald. Non è un'alternativa praticabile né opportuna, secondo me, e non solo perché il mercato della demagogia fascista è già occupato da cotanto personaggio, ma anche perché, con l'illusione di potenziare il mio messaggio, in realtà lo depotenzierei. Preferisco che ci siano 245 (ad oggi) persone che sanno quello che so io, piuttosto che 2000 che sanno quello che racconta Donald (e il giorno dopo, ovviamente, se lo dimenticano, perché il nulla, per definizione, non può essere ricordato).

      Perché allora mi capita di essere aggressivo con queste persone che hanno tante scuse? Semplice. Perché adesso il problema è gettare via il papero. E mi dispiace se insieme occorrerà gettare anche l'acqua sporca. Ma solo così si potranno ristabilire le condizioni per una comunicazione serena ed efficace.

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    12. Condivido appieno, Professore. Spero che non abbia voluto leggere nel mio intervento l'auspicio che lei abbassasse l'asticella per mettersi in concorrenza con i palmipedi di questo mondo. Dio non voglia (e poi credo che non ne sarebbe capace)! Io non sono eccessivamente erudito o istruito (e men che mai colto), ma so distinguere un bullshitter da una persona competente e seria e so quale dei due può darmi qualcosa. Non si deve per forza parlare al colto ed all'inclita.

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  45. Buonasera Sig.Bagnai vorrei ringraziarla per il suo lavoro, che permette a persone come me che pur vivendo di economia non la conoscono a fondo ma cercano pero di capirne il funzionamento.Sono rimasto scioccato da come molti economisti(scusi a questo punto dilettanti è il sostantivo giusto) hanno palesemente ignorato dati e studi tanto evidenti.Io posso anche esser fregato,io ex elettore di sinistra(dal 98 quando ho intravisto i danni all'orizzonte),io che di economia scientifica ero a digiuno e che se mi dicono che una moneta forte europea ci avrebbe protetto dalla speculazione e sarebbe stato come avere i dollari a casa ns,io che sapevo na sega che sono le aeree valutarie ottimali,io che pensavo che la germania fosse virtuosa(ma sempre stata sulle palle) e invece faceva e fa tuttora la furba ,io si posso anche non capire.Ma la nostra classe dirigente e i suoi economisti clown(fassina docet)non poteva ignorarli cosi..adesso hanno la vaga idea dei potenziali casini in cui andremo incontro?Io nel mio piccolo è da prima della crisi(2007)che cerco di capire il funzionamento monetario e del debito pubblico con infinite ricerche sulla rete,e le devo fare i complimenti perche con il suo blog adesso ho una visione piu completa del funzionamento del ns sistema.
    E' molto tempo che cercavo una divulgazione simile ma è piu facile trovare personaggi come donald in rete,che ho letto con interesse le prime volte devo dire la verita ma gia dal suo documento e dal suo modo di fare schizzato ho capito che parlare delle idee di economia alternative presentate in quel modo significa sputtanarle..Grazie ancora per il suo impegno

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    1. Aggiungo (sempre) che venendo da un (ex) professionista dell'informazione, è difficile credere che quello sputtanamento sia accidentale e non voluto.

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  46. O.T. o forse no?
    Questa credo sia grossa, non so se già segnalata: il presidente della Consob, Vegas, nel suo discorso di fronte alla comunità finanziaria internazionale, alla presenza di napolitano, ha prununciato queste testuali parole:

    " «Lo spread attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale». Al termine del suo discorso di fronte alla comunità finanziaria, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, solleva il rischio di una «dittatura» dei mercati che comprometta le stesse fondamenta delle democrazie europee.

    Il rischio per la democrazia

    «In molti Paesi europei - dice il presidente - va crescendo l'insofferenza nei confronti della "dittatura dello spread", vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli, e affidare il nostro futuro a un numero costituisce anche un modo di abdicare ai nostri doveri» che discendono «da un fondamentale diritto: quello di partecipare democraticamente all'assunzione delle decisioni che ci riguardano». Un diritto messo in pericolo dallo spread «che dipende in sostanza da dalle scelte di un soggettoUn diritto messo in pericolo dallo spread «che dipende in sostanza da dalle scelte di un soggetto invisibile, il mercato» e che «attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale».

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-14/relazione-consob-vegas-lancia-110722.shtml?uuid=AbXHvNcF

    Le parole sono chiare, il problema è: a chi sono rivolte?
    Azzardo un'ipotesi: c'è qualche gruppo di interesse abbastanza potente, che ha capito che o reagisce ora o sarà spazzato via dalla crisi, e lancia qualche avvertimento a qualche altro gruppo di potere. Ovviamente non c'è nulla di complottista nella mia ipotesi, gli interessi, come ci insegna il prof. Bagnai esistono, eccome se esistono.

    p.s.: Prof. Bagnai voglio farle i miei più sinceri e sentiti complimenti per l'articolo; assolutamente impeccabile per il contenuto e per i link richiamati nello stesso, un fil rouge che riassume con grandissima efficacia l'essenza del percorso divulgativo che ha voluto regalarci.

    Chapeau!

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    1. Ho notato anch'io con un certo sgomento queste parole. L'articolo di Repubblica, che ho letto, faceva un gran guazzabuglio fra agenzie di rating e spread (due cose un po' diverse). Ho appena letto un articolo presentato al "mio" seminario che affronta proprio questi temi. Ma il punto che sollevi mi sembra giusto: siamo alla vigilia dell'impatto, cominciano a volare avvertimenti...

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    2. "Il rigore c'è quando l'arbitro fischia ..." (mitico il Boscow).

      Ma se, bonariamente, è intento a guardare da un altra parte (spread, derivati, dittatura dei mercati, poteri forti, asimmetrie ... Pindaro era un dilettante nel volo) o, malignamente, per interesse non vede (per caso e per necessità anche i guardialinee: il figlio di Giannini, ISVAP, a libro paga di Ligresti/Fonsai, quello di Cardia, ex Consob, consulente legale dei degli stessi) è matematicamente impossibile che fischi mentre le tifoserie (UNIPOL) ringraziano.
      That's all, folks!

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  47. Salve pofessore, sono Giorgio dalla Grecia.In Grecia ci sono state le elezioni politiche ed il partito della sinistra radicale e arrivato secondo con il 17%.Questo partito non e che un partito gemello al P.D.S, prima che la S venisse rasata da Veltroni e company.Nel suo programma propone una moratoria sul debito ed un haircut del debito non sostenibile.Nazionalizzazione delle banche che in Grecia hanno gia ricevuto 200 miliardi per essere salvate(50 miliardi ufficialmente verranno pagati dai contribuenti, il restante del contante e sotto garanzia statale), ed una serie di altre misure di cui adesso non mi voglio dilungare.Ora c'e la seria possibilita che questo partito vinca il secondo round delle elezioni, dal momento che tutti i tentativi per costituire un governo che prosegua le misure economiche del fmi e ue stanno fallendo.I suoi esponenti affermano che faranno di tutto per non riconoscere il memorandum e la convenzione debitoria trattando con Brussel.Il problema sorge come tutti sappiamo con l'euro e con le decisioni unanimi che hanno preso i 17 paesi di eurolandia.Questo partito non prende una decisione ferma sul ritorno ad una moneta nazionale in caso di una rottura delle trattative, ma afferma che fara di tutto tramite incontri con i paesi piigs per un'alleanza contro le politiche di austerity di Brussel e per costituire un asse che abbia una politica europea alternativa a quella attuale.Secondo lei e possibile, i governi piigs accetterebbero di collaborare ed in questo caso la Germania tratterebbe oppure sarebbe la prima ad uscire dalla moneta unica?Ed in caso di uscita della Germania e possibile ci sia un europa con l'euro ma senza la Germania?
    La ringrazio, Giorgio

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    1. Tutto è possibile in questa situazione, ma alcune cose sono meno probabili di altre. Sarebbe giusto tentare la strada della mediazione politica fra paesi mediterranei, ma alcuni di questi paesi (fra i quali il più importante in termini economici, che purtroppo è il nostro) sono stati commissariati proprio per evitare che si arrivasse a questo esito politico della crisi.

      Capisco anche i politici greci che non vogliono prendere posizione sull'euro.

      Non bisogna nasconderselo: prima o poi dovrete uscire, e allora i paesi del Nord applicheranno il noto principio "colpirne uno (la Grecia) per educarne quattro (Italia, Spagna, Portogallo e Francia)". La vostra uscita sarà molto dolorosa, in modo non necessario, perché l'area del marco si metterà di traverso in tutti i possibili modio. E questa cosa, invece di far capire agli elettori europei che la "fratellanza europea" è solo un'invenzione del capitalismo dell'area del marco, li convincerà che si sta meglio nell'euro che fuori.

      Ma se saprete tenere duro, in un paio d'anno potreste rimettervi in piedi (come è accaduto all'Argentina). E allora gli argomenti pro-euro sarebbero definitivamente compromessi.

      Il problema, però, è che chi in questo momento in Grecia (o in Italia) si pronunciasse per l'uscita, si candiderebbe probabilmente a vincere le elezioni, ma anche a essere additato come il responsabile degli inevitabili costi dell'uscita stessa. Quindi ognuno aspetta che accada, senza prepararla e senza prepararsi. Esattamente come nel settembre del 1929 a Wall Street.

      L'uscita della Germania mitigherebbe i costi e sarebbe una soluzione di buon senso. Può darsi che ci si arrivi, visto che la produzione industriale tedesca sta andando a picco in sincrono con il Pil della periferia! Può darsi...

      Certo, se anche la Germania uscisse, noi diventeremmo la vostra Germania, con minori tensioni, ma sempre con tensioni. Se pure in due stadi (prima fuori la Germania, poi fuori gli altri), l'eurozona deve essere smontata se si vuole evitare la guerra.

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    2. Carissimo Giorgio,
      sei greco o sei italiano e scrivi e dalla Grecia?
      Non che abbia importanza, ma se sei greco il tuo italiano è perfetto, COMPLIMENTI!

      So che è del tutto inutile, ma vorrei che sapessi che qui in Italia c'è tanta gente, non tutta purtroppo e soprattutto non quelli che contano, che capisce come stanno le cose e vi è vicina.
      Speriamo bene per voi, per noi, per tutti...

      -----------------------------------------------

      Professore,
      se la Germania uscisse noi diventeremmo la Germania della Grecia. Ma se la Germania uscisse non si potrebbero rivedere i trattati, le regole, in modo che tutti gli stati traggano beneficio dall'unione e che non si ripetano gli stessi sbagli?

      E il problema è solo Germania? Io pensavo che tutti gli stati nordici la pensassero allo stesso modo e fossero compatti tra loro. Se uscisse la Germania cosa farebbero? Quanto contano? Basterebbe l'uscita della Germania a riportare un po' di equilibrio e di democrazia?

      GRAZIE GRAZIE
      Silvia

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    3. Caro professore,

      ho l'impressione che gli effetti di una uscita della Germania dall'euro sarebbero molto diversi da quelli di una uscita dell'Italia dall'euro: se la Germania uscisse per prima e reintroducesse il marco questo dovrebbe apprezzarsi e quindi i crediti che la Germania ha verso di noi in euro dovrebbero perdere di valore.

      Il contrario dovrebbe accadere se usciamo prima noi: la nuova lira si deprezzerebbe e i nostri debiti in euro diventerebbero ancora più pesanti.

      E' un'impressione corretta?

      Visto che la fine si avvicina... stavo pensando a una strategia di copertura: cosa ne direbbe dell'idea di trasferire metà dei risparmi in Germania?

      Ci sono altre possibilità? :)

      So che non fa il consulente finanziario ma anche Keynes mi pare che traesse dalle sue analisi economiche utili indicazioni finanziarie :)

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  48. Stamane ho visto un 10 minuti di omnibus di la7 che x motivi lavorativi guardo in streaming.A volte ci sono veri dibattiti tra idee opposte e quindi va un pochino fuori dal pensiero unico.Ma sopratutto quando c'è thomas piller giornalista di un giornale tedesco finanziario se non erro,nessuno riesce anzi nessuno da voce a chi mette in discussione le sue idee neoclassiche che per carita ognuno se convinto ha tutto il diritto di parlarne,ma invece appena qualcuno contesta i suoi dogmi o lo prende in giro o sogghigna beffardo con un aria da serialkiller mancato(lo vedrei bene nei panni di un cliente del film horror Hostel).
    Darei un braccio per vederlo zittito da lei coi dati non con teorie,spiegandoci come gli altri europei inferiori come noi avremmo dovuto difenderci dal mercantilismo tedesco dopo che entrare nell'euro ha significato la distruzione del nostro reddito reale/risparmio che per un salariato significa vivere ma per un autonomo come oltre che questo è stato dover indebitarsi per stare al passo tecnologico e per pagare tasse no al 33 % ma superiori visto che molti governi hanno giocato sulla base imponibile per impedire sgravi che una volta sorreggevano la ns economia basata su imprese piccole medie.In realta il conduttore ha lanciato una frecciatina dicendo che la germania ha guadagnato dall export intraeuropeo,ma il crucco ha subito ribattuto dicendo che loro esportano soprattutto nei brics...
    Mi conferma invece che la germania non ha un deficit positivo vs i brics no?Io so i dati ufficiali ma quando ha fatto l'esempio del Brasile(lo conosco un po come economia reale diciamo) nn mi tornavano a meno che considerino macchine vw costruite in quel mercato x quel mercato come esportazioni crucche,visto che hanno dazi altissimi per prodotti extra-sudamerica e macchine importate le ho sempre viste poche.Ma se è un giornalista economico li legge i dati ?Perche mente sennò?Dopo quello che appreso qui mi da il mal di stomaco sentire insistere su bugie cosi evidenti..

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    1. Amico caro, i dati stanno qui ed è ora che cominciate a giocarci un po' anche voi. Il saldo commerciale bilaterale col Brasile, che è quello che ti interessa, si è comportato così:

      1999 1.227
      2000 0.966
      2001 1.380
      2002 1.023
      2003 0.241
      2004 0.003
      2005 -0.652
      2006 -1.493
      2007 -2.448
      2008 -1.735
      2009 0.231
      2010 1.317

      Vedi bene che dal 2001 al 2007 il surplus prima si è ridotto, poi è diventato un deficit. Ovviamente, come nel caso del saldo bilaterale verso la Cina, il miglioramento (riduzione del deficit e ritorno al surplus) nel 2009-2010 è dovuto a un crollo delle importazioni (dato il collasso dell'economia tedesca - come delle altre economie europee), più che a un mirabolante sviluppo delle esportazioni dovuto alla grandi riforme strutturali tedesche, come farfuglia qualche imbecille di passaggio. I dati sono in miliardi di dollari.

      I giornalisti economici non leggono i dati perché non li capiscono e perché non ne hanno bisogno, essendo pagati per disinformare. Internet rende loro diffile il compito, poveracci. Spero si facciano pagare di più. Aggiungerei una meritata "indennità di disprezzo". Ma per l'amico tuo non preoccuparti: è seduto su un barile di polvere, e la miccia è già accesa...

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  49. Mi permetto di segnalare questo articolo: http://www.linkiesta.it/euro-germania-austerity-critiche Analisi "leggermente" diverse dalle sue professore.

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    1. Vedi, questa specie di teppismo qui non attacca. Intanto quelle che chiami le "mie" analisi sono anche le analisi di Krugman, De Grauwe, Stiglitz, e perfino dello stesso Prodi, il quale ammette quello che tutti vedono, ovvero che la Germania con l'euro ci ha guadagnato e come (ce lo conferma Visco, ecc. ecc.).

      Poi, sempre perché ognuno deve fare il proprio lavoro, ti do in sintesi i CV di due economisti di grande valore, estratti dal database EconLit.

      Economista A
      ============
      109 pubblicazioni internazionali, di cui 40 articoli su riviste (le pubblicazioni più prestigiose), su questi argomenti:

      Intellectual Property Rights
      One, Two, and Multisector Growth Models
      Innovation and Invention: Processes and Incentives
      Social Security and Public Pensions
      Monopoly; Monopolization Strategies
      Business Fluctuations; Cycles
      Property Law
      Asset Pricing; Trading volume; Bond Interest Rates
      Market Structure and Pricing: Monopoly
      Educational Finance

      Economista B
      ============
      201 pubblicazioni internazionali, di cui 96 articoli su riviste, su questi argomenti:

      Financial Aspects of Economic Integration
      Foreign Exchange
      International Monetary Arrangements and Institutions
      Monetary Policy
      Price Level; Inflation; Deflation
      International Policy Coordination and Transmission
      Exchange Rates and Markets--Theory and Studies
      International Financial Markets
      Central Banks and Their Policies
      International Lending and Debt Problems


      Bene: uno di questi due economisti è De Grauwe. L'altro non lo nomino per eleganza (chi non è stupido ha capito chi è). Secondo voi, quale dei due è più competente per pronunciarsi sull'attuale situazione (problemi determinati dall'unione monetaria)?

      Ma fate un po' come volete voi: certo, a voi servono persone che buchino lo schermo. Ve lo stanno bucando, lo schermo, e non solo quello...

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    2. Ecco, visto che ti piace leggere, leggi questo. Vedrai, ti piacerà.

      Elimina
  50. http://www.linkiesta.it/euro-germania-austerity-critiche

    la regola era che andava ignorato, lo so, ma si supera sempre.

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    1. Ti ha preceduto Sforazzini! Per punizione, devi dire chi dei due è Boldrin, se l'economista A o quello B (vedi sopra). Attento a non sbagliare, l'indovinello è diffiiiiiiicile....

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    2. (e poi perché ignorato? L'ho chiesto io?)

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  51. Mi dispiace non aver fatto passare il senso del mio intervento: era ironico nei confronti del Boldrin. Ho segnalato il post perchè mi sembrava talmente sbagliato che secondo me valeva la pena buttarci un occhio. Sono un novellino del commentare e dello studio economico, e si vede eh? Saluti e grazie per la risposta.

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    1. Ma il prof. Boldrin ha un curriculum invidiabile! Come ti permetti, ragazzaccio! E quell'istwine... Volete rovinarmi la carriera?

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    2. non essere invidioso Alberto, l'invidia è una confessione d'inferiorità.

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    3. Bellissimo anche questo, professore!
      Lei si rende conto di dire tante sciocchezze? ;o)

      http://noisefromamerika.org/articolo/perch-si-dicono-tante-sciocchezze-nel-dibattito-economico-italia

      Qui siamo ancora all'offerta che genera la domanda.

      Roberto Seven

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  52. Io mi permetto invece di segnalare questo:
    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/may/14/is-single-currency-worth-saving

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  53. Se D<O ed offerta con prodotti e servizi più o meno simili e prezzi all'incirca uguali perchè una iniezione di capitali "freschi" dovrebbe procurare inflazione? Non dovrebbe invece favorire l'acquisto dei beni in esubero nel mercato interno portando ad un rilancio della produzione ( sia di beni sia di servizi) dovuta a maggiore liquidità con una stabilità dei prezzi sia di produzione sia di acquisto? Non ci sarebbe di conseguenza rilancio della crescita e conseguente pianificazione ( indicativamente) dei debiti/crediti intra ed extra UE?
    Matteo Dellanoce
    PS ribadisco NON sono un economista e VOGLIO capire ... io manco sarei entrato nell'euro!

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  54. Anatema su di voi! Ovvero scenari apocalittici in seguito all'uscita della Grecia da questa ca...a di euro,

    http://www.repubblica.it/economia/2012/05/15/news/grecia_il_ritorno_della_dracma_costerebbe_11mila_euro_all_anno_per_ogni_europeo-35060321/?ref=HREA-1

    mancano solo le cavallette e la pioggia di fuoco. Secondo me quest'articolo è da tenere bene a mente, quando la Grecia sarà uscita e i dati magari diranno la verità, per chiedere il conto a chi ha scritto queste cose (costerà 11000 euro ad OGNI EUROPEO! Wow, vien voglia di prendersela con il primo greco che passa!).

    Ma mi scusi professore, ma che lo fate a fare il call for papers sugli scenari possibili dell'uscita! Leggete repubblica!

    Con stima

    Gabriele Bellussi

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  55. Segnalo ai lettori di questo blog (il professor Bagnai ritengo abbia ben altro da fare) l'ultima "uscita" di tal Oscar Giannino dal titolo "Quattro scenari ital-europei ed un libretto da regalare a Monti" in http://www.chicago-blog.it/2012/05/15/quattro-scenari-ital-europei-e-un-libretto-da-regalare-a-monti/

    Personalmente NON sono riuscito a capire nulla, e la colpa è sicuramente soltanto mia, delle analisi e dei rimedi proposti dal Nostro. Spero di essere in buona compagnia. Viceversa comincerei seriamente a preoccuparmi.

    Antonio

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    1. Te lo riassumo in tre parole: "Starve the beast!"... a prescindere! :)

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    2. Caro Antonio desideravo rassicurarti. Siamo in due.

      Non ho capito un cazzo neanche io!

      Pazienza!

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    3. Scusate, Giannino mi sta molto simpatico, come anche ad Alessandro Guerani, ma per questa volta non contate su di me. Sono pesto e dolorante per la perdita di due denti del giudizio, e anche un po' incazzato con chi fa terrorismo, come potete vedere dal post successivo. Giannino lo lasciamo stare...

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  56. Salve prof.
    In una risposta precedente l'ho sentite addirittura prefigurare il rischio di una nuova guerra. So che non usa mai a caso le parole, certo a volte la sua fiorentinità emerge e la sua perfida ironia colpisce dritto al cuore l'interlocutore, ma alla parola guerra non si scherza. Ora in una scala da 1 a 10, non per fare allarmismo, quanto crede possibile un nuovo conflitto bellico in Europa? Crede cioè che ci sia addirittura questa possibilità? So che rispondere a questa domanda non è facile per le implicazioni che la risposta stessa potrebbe dare ma onestamente mi ha angosciato l'idea che una tale soluzione sia ormai da prendere in considerazione.
    Grazie e a presto.

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    1. Intanto, per non combattere subito una guerra fra noi, do per scontato che il "non si scherza" non vada inteso come uno dei tanti inviti a essere "più responsabile" che mi arrivano da diversi membri delle SS (Stralunati e Sconclusionati, cosa hai capito?).

      Io parlo sempre a ragion veduta e sostenuto da dati, e qualora non lo facessi, comunque NON sono un capo di Stato. Ora, ti ricordo che meno di un anno fa l'eventualità di una guerra se si uscisse dall'euro è stata prefigurata dalla cancelliera Merkel. Un monito che è stato la premessa di politiche che hanno creato ulteriori tensioni.

      Io mi limito a osservare che le cose stanno nel modo esattamente opposto, che poi è quello previsto dalla teoria economica per bocca dei suoi più qualificati esponenti (vedi sotto): se non si esce, dato l'evidente accumularsi di ulteriori tensioni, la probabilità di un conflitto armato ovviamente non è nulla.

      Direi che non lo è mai e da nessuna parte: cosa ti fa pensare che la Storia sia finita? Chi ce lo garantisce? Chi ci fa pensare di essere migliori dei nostri nonni? Qual è stato il mutamento antropologico?

      Il mantenimento di politiche economiche che umiliano inutilmente interi popoli non è MAI stato la garanzia di un esito pacifico e gli economisti sensati hanno sempre messo in guardia contro questi meccanismi. Ora, apparentemente da queste politiche sembra che con le buone indietro non si torni. Vediamo cosa dice Hollande ala Merkel, e soprattutto cosa risponde lei, ma è evidente che con le buone da fare c'è poco, per il momento. E quindi, come dire, intanto dobbiamo purtroppo aspettarci un aumento delle tensioni interne (ampiamente previsto, e che, come vedi, si sta manifestando a vari livelli) e poi di quelle internazionali. Niente di più e niente di meno di quello che aveva previsto Feldstein nel 1997 (avrai letto il post sulla catastrofe annunciata, no?).

      Perdonami: se ti butti dal quinto piano, puoi prevedere qualcosa di diverso dall'impatto col suolo? E questo vale, mio caro, anche se ti ci spingono, giù dal quinto piano. Quindi... come dire... se sei angosciato hai tutte le ragioni: stai precipitando, come me e come chi ci legge.

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    2. Saperla in angosciosa compagnia un po' mi rallegra... Non c'era nessun invito alla responsabilità nel mio intervento è solo che ho appena finito di leggere "Dopo l'Occidente" di Ida Magli poi leggo il suo post che accenna alla guerra quindi.... Adesso mi ci vorrebbe davvero una pasticca di I.M.. L'ha poi trovato lo spacciatore?

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  57. Mi unisco ai commentatori di questo sito, che del resto seguo silenziosamente dall'autunno 2011, quando ho avuto il piacere di ascoltare l'intervento del prof. Bagnai all'assemblea "Fuori dal debito! Fuori dall'euro!"

    Il mio campo di specializzazione non è l'economia, ma la fisica. Tuttavia dato che in tempi di peste ogni mascalzone deve acquistare, come si dice, l'occhio medico, ho iniziato da autodidatta un percorso di studi economici.

    Apprezzo molto la divulgazione scientifica di buon livello praticata nel blog, e il potere esplicativo dei suoi contenuti sull'attualità economica europea.

    Immagino però che queste considerazioni dovrebbero essere ben presenti, se non ai nostri politicanti (di cui, per definizione, si può pensare tutto il male possibile), almeno a quelli tedeschi, date le loro aspirazioni all'egemonia continentale.

    Alla luce di quanto leggo qui, non capisco quale visione strategica possa celarsi dietro alla loro attuale linea politica, a meno di non voler attribuire loro
    1) vedute assai limitate nel tempo e nello spazio,
    2) un totale accecamento dovuto ad un'adesione fideistica ai dettami delle dottrine economiche in auge alla BCE e alla Commissione,
    3) una volonta distruttrice o quantomeno una rigidità interessata e indifferente alle sorti dell'Unione, accarezzando il ritorno al caro vecchio marco, magari allargato ai satelliti.

    Quest'ultima ipotesi trova alimento nel libro di Lucio Caracciolo America vs America, secondo l'euro sarebbe il prezzo pagato controvoglia dai tedeschi per la loro riunificazione. Ciò spiegherebbe il desiderio di fare fuori almeno il Sud Europa, anche a valle dei benefici commerciali ricevuti. Tuttavia la spiegazione lascia insoddisfatti, in quanto scarsamente coerente con le ambizioni egemoniche di una potenza leader a livello regionale.

    Lei che ne pensa?

    Se i tedeschi paiono indifferenti, altri invece se la fanno sotto all'idea che i Greci rialzino la testa. Si veda questo articolo vagamente terroristico di qualche ora fa su La Repubblica

    http://www.repubblica.it/economia/2012/05/15/news/grecia_il_ritorno_della_dracma_costerebbe_11mila_euro_all_anno_per_ogni_europeo-35060321/

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  58. Ecco un esempio di "ribaltamento" terroristico di tutto quanto sostenuto qui (comunque derivabile da una corretta applicazione dei principi economici sulla base di analisi bona fide dei dati effettivi):
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/grecia-esce-dalleuro/230594/
    La domanda sarebbe: com'è possibile? com'è possibile che il debito estero venga presentato come un dato positivo, indispensabile per le nostre banche? Com'è possibile che la irreversibilità dell'euro sia vista come una garanzia di enormi "vantaggi" economici nonchè di credibilità e di "positivo" avvalimento della politica monetaria tedesca (!!!!)?
    Lo so già, sì lo so: non ha più senso preoccuparsi di questi economisti senza "", ma intanto stasera in tg e talk televisivi (e sui giornali a gogo) queste saranno le cose dette e su cui si consoliderà la pubblica opinione in Italia.
    C'è chi lamenta che uomini come Bagnai non abbiano altra funzione che quella di "informare" su un blog...mentre la disinformatja si avvale di mezzi potentissimi e può ampiamente impattare sull'elettorato (compreso quello che crede di fare voto di protesta, pensando che il problema sia la corruzzione e tutto il cucuzzaro).
    Però se è vero che ormai siamo in guerra, qualcosa bisognerà fare, se non altro in termini di divulgazione ampliata. MIca posso limitarmi a dare il link di questo blog a tutti quelli che conosco, giornalisti di tg nazionali inclusi (ce ne sono che mi ringraziano ma sanno che possono fare-dire solo certe cose). So what?
    Non mi dire che non sei un politico (e meno male, nell'accezione metonimica attuale!) o che intendi solo consentire un esercizio critico conoscitivo a chi ha i mezzi culturali per farlo. Il punto è che tante persone hanno abbastanza mezzi culturali (specie se rapportati alle tue capacità divulgative) ma non potranno essere "coinvolte" in tempo. E invece qui è una corsa contro il tempo.
    Mi inventerò qualcosa...anzi me lo sto già inventando...

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    1. Bravo, tu inventa. Poi bisogna vedere se mi acchiappi... Meanwhile, rispondo sul punto. Il prof. Baglioni è un eccellente studioso di statura internazionale, legato agli ambienti che esprimono anche i prof. Giavazzi e Monti. Il prof. Acocella, che è un docente di statura internazionale, giunge nel suo testo a conclusioni esattamente opposte. Il "legarsi le mani" secondo lui non è servito a nulla né all'epoca dello Sme (e qui Baglioni direbbe: ma non era irreversibile... dimenticando che veniva però presentato come tale), né all'epoca dell'euro, dove i benefici in termini di convergenza sono ahimè stati solo apparenti (nominali) più che reali. Il che, come sapete, è all'origine della catastrofe.

      Vogliamo dire che uno vede il bicchiere mezzo vuoto e l'altro mezzo pieno? Ma il problema è che ora il bicchiere è tutto vuoto...

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  59. Una domanda prof Bagnai,so che è difficile capire che succederà ma secondo lei quali possono essere gli scenari più plausibili per noi poveri comuni mortali?Nella fattispecie dopo il crack-euro peggiore cioè non preparato che fine faranno mutui e risparmi?Forse le sembreranno domande egoistiche visto che qui si sta cercando di salvare l'italia da un declino totale ma piu parlo con la gente e piu mi sembra che non ci sia speranza che la maggioranza dei votanti capisca dove si deve agire.Mi sembrano un po come i turisti in thailandia durante lo tsunami,sono li a raccogliere conchiglie senza chiedersi se sia normale che il mare sia ritirato in modo anomalo mentre qualcuno gli grida di scappare..noi ci salveremo da quell'onda?

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  60. "IMPORTANTISSIMO: Noi MMTers continuiamo a essere gli unici in Italia, GLI UNICI, che operano con la serietà e la competenza del Vero Potere. Noi studiamo, noi ci formiamo, noi non siamo fessi del web, noi incontriamo esperti di statura internazionale, noi capiamo come nessun altro cosa sta accadendo e cosa fare. Ci vediamo a Venezia il 19. Barnard"

    Azz, e che cavolo ci sto a fare qua allora? Una buona serata a lei prof e a tutti gli altri "fessi del web"!

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  61. Salve Bagnai,

    ammetto il mio errore di Netiquette, ma come ho detto non volevo essere intenzionalmente aggressivo con le parole "fuori luogo".

    Io non sono tanto convinto che uscire dall'euro sia la strada giusta, esserci entrato e' stato un grosso errore, e su quello direi che di dubbi ne sono rimasti pochi, tuttavia anche uscirne (dipende certamente in quali modalità) mi sembra che potrebbe avere ripercussioni pesantissime.

    Quali sono le tempistiche di uscita che lei aveva in mente ? L'uscita avverrebbe da parte della sola Italia, oppure preferirebbe un break-up graduale dell'unione monetaria in generale ?

    I miei dubbi riguardano alcuni aspetti fondamentali:

    1) Il rinnovo dei titoli di stato Italiani

    Chi comprerebbe i nostri titoli ? A questo aggiungo un'osservazione, in questo momento i titoli vengono comprati dalle nostre banche "grazie" ai LTRO che la BCE ha effettuato. Immaginando un eventuale uscita della sola Italia dall'euro, e' ipotizzabile una richiesta di rientro pressoché immediata da parte della BCE, dei miliardi di euro prestati alle nostre banche ? Questa richiesta non avrebbe effetti distruttivi verso quest'ultime, già in grave crisi (Probabilmente Boldrin direbbe "lasciamole fallire" in stile repubblicano ma poi si raccoglierebbero le macerie per strada) ? Cosa né pensa dei proclami dei nostri politici riguardo al fatto che le banche dovrebbero tornare a prestare soldi alle nostre imprese, considerando il penoso stato in cui si trovano ?

    2) Assumendo una svalutazione solo del 20%, assumendo (forse erroneamente) che i mercati, dopo essere usciti dell'euro, ci chiedano interessi molto più alti per i titoli di stato (almeno per un periodo iniziale di qualche mese/anno) l'impatto della maggiorazione degli interessi sui titoli, unito all'impatto della svalutazione, non avrebbe effetti pesanti sulla spesa pubblica ? (Sempre tenendo presente che parte degli interessi non entrerebbero immediatamente in "gioco", come spiegato qui: http://noisefromamerika.org/articolo/numeri-libert-spread-rendimenti-interessi )

    3) Purtroppo non riesco più a trovarlo, ma sul Financial Times mostravano un interessante grafico dell'incrocio dei debiti sovrani nell'eurozona. Quello che mi ha colpito di più è l'entità dell'esposizione delle banche francesi verso i titoli di stato italiani, che era di circa 500 miliardi. Considerando quanto detto nel punto 1, in caso estremo di eventuale default italiano, l'impatto di quest'ultimo sulle banche francesi sarebbe pesantissimo (ovviamente poi si dovrebbe controllare l'esposizione degli altri stati verso la Francia e così via, in un terrificante "go down" generale).

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  62. a proposito leggete questo : quasi minaccioso e inquitante
    un articolo a firma dei ministri della difesa di italia e
    germania ..in cui si afferma ...'superare le riserve a livello nazionale preparandoci a rinunciare a determinate cpacita' ed ad accettare la reciproca dipendenza.
    ...'L'armonizzazione europea deve riuscire a farsi strada a livello di governi nazionali.La Germania e l'italia hanno entrambe sostenuto la causa di una maggiore e piu' stretta collaborazione tra gli stati membri dell'Ue non solo perchè cio' è indispensabile per ragioni economiche ; ma soprattutto perchè si tratta di un iperativo strategico .

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1EWUBJ

    Mi sembra abbastanza evidente che queste considerazioni
    non dovrebbero competere- se non forzatamente - nelle prerogative di un ministro della difesa (per altro la doppia firma e il tono sono degni del tempo dell'asse roma-berlino^^^) tanto meno proveniente da questo governo e per di piu' militare di carriera!!!

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  63. Buonasera, posso evidenziare il crollo dei consumi dei carburanti, in particolare quello del gasolio nel mese di aprile? Le merci in Italia viaggiano su ruote. La situazione è in rapida evoluzione (o involuzione?) anche qui, non solo in Grecia.

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    1. Hai ragione. Ma come sai siamo in recessione (involuzione). Non è che andiamo di più in bicicletta...

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  64. Gentilissimo Professore,
    fa più ridere o arrabbiare? Che faccia tosta!!!

    Prodi sulla Grecia: fatali gli errori della Francia e della Germania
    http://www.firstonline.info/a/2012/02/12/prodi-sulla-grecia-fatali-gli-errori-della-francia/9ca61147-cb46-4cca-8233-592941c89e92

    E questa frase (x correttezza del redattore non di Prodi) "Pur essendo necessarie, le misure d'austerità imposte alla Grecia dalla troika rischiano di aggravare la situazione."
    Ma se aggravano la situazione, sono necessarie per che cosa?

    A proposito di trucchi: mi sono chiari i motivi per cui Francia e Germania hanno voluto l'Italia nell'euro; non mi è chiaro perché l'Italia ha fatto carte false per entrarci.

    E per finire una vignetta simpatica:
    http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2012/05/14mag12.jpg

    Buona notte e grazie!

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  65. Ah propsito frugando su youtube Monti mi ha rassicurato sulla guerra.... http://www.youtube.com/watch?v=OviAPi2AlTk

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  66. "Alla luce di quanto leggo qui, non capisco quale visione strategica possa celarsi dietro alla loro attuale linea politica, a meno di non voler attribuire loro
    1) vedute assai limitate nel tempo e nello spazio,
    2) un totale accecamento dovuto ad un'adesione fideistica ai dettami delle dottrine economiche in auge alla BCE e alla Commissione,
    3) una volonta distruttrice o quantomeno una rigidità interessata e indifferente alle sorti dell'Unione, accarezzando il ritorno al caro vecchio marco, magari allargato ai satelliti."

    Scusa se mi intrometto ma leggendo quello che ho riportato sopra mi è tornata in mente la "Storia del Terzo Reich" di Shirer e risponderei: tutte e tre! :)
    In particolare mi è tornata in mente la frase sconsolata "Allora è la guerra!" che Shirer attribuisce a un gerarca nazista, non ricordo se Goebbels o un altro, nel momento in cui si resero conto che per la Polonia gli inglesi avrebbero combattuto. La guerra più o meno cinque anni prima del momento per il quale la stavano pianificando.

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  67. Forse un pò off topic ma volevo chiederle:
    se un greco ha degli euro in svizzera e la grecia torna alla dracma, il greco non si "becca" quella svalutazione(della dracma rispetto all'eruro) e può tonrare al suo paese con un potere d'acquisto maggiore?

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    1. Ma infatti uno dei problemi degli scenari di uscita è proprio questo: la probabile fuga di capitali. Il problema della non uscita invece è un altro: l'arrivo dei capitali (stranieri, che si comprano tutto).

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  68. Risposte
    1. Mi dispiace, non ho nemmeno letto il suo pezzo, non posso dare una valutazione. Mi sembra però di capire che anche i lettori dell'inkiesta stiano diventanto meno amerikani. Il fatto che le redazioni mettano i titoli come gli pare però esiste e ne sono stato vittima anch'io. Per questo mi sono messo in proprio!

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  69. A genius is a genius, is a genius, is a genius, is a genius...

    Excuse me Sir, if I interrupt the laudatio but I have to tune my violin, read a few pages of the "Cognizione" in Italian, publish "Le ricette di Nonna Papera" in Japonese and revise for three exams in Econometry I shall attend in Bern's University tomorrow...all this is done simultaneously TONIGHT!

    Hope I impressed you enough.
    Your truly , Lola Mueller

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  70. Buonasela plofessole

    mi scusi pel il piccolo difetto di plonuncia! E' tutta colpa della folma del filetto che mi tila la lingua ploplio qua!

    Volevo dille che mi ha iculiosito il Quiz "Indovina il Culliculum!"

    Pelò è tloppo difficile! Non potlebbe dalmi un piccolo aiutino? Non ho capito: dei due chi è quello glande?

    Glazie e buona selata

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