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domenica 26 febbraio 2017

Interrogazione: Francia e Germania

(...che fa rima con Melensone, e forse pure con te...)

(...da Roissy, tornando finalmente a casa...)

Il professore cattivo vi ha mortificato perché ha un caratteraccio? Cose che capitano. Vi viene offerta una opportunità di riscatto. Adesso farò vedere anche a voi (perché anche? Perché fatevi i fatti vostri!) un paio di disegnini, dove il massimo che farò sarà darvi la definizione delle variabili.

La storia la racconterete voi. Compito a casa, naturalmente: siete quasi 4000, e interrogarvi assicurandomi che non sbirciate nei fogliettini mi costerebbe un po' troppo...

Disegnino uno: recessioni americane e disoccupazione francese e tedesca

Sono dati annuali, le barre indicano il tasso di variazione del PIL statunitense, la linea arancione il tasso di disoccupazione francese, quella grigia il tasso di disoccupazione tedesco.

Tasso di cambio reale bilaterale franco-tedesco

Per le barre, vedi sopra. Per il tasso reale bilaterale, l'ho approssimato come rapporto fra i tassi di cambio effettivi reali della Francia e della Germania. Se volete ne parliamo, ma il senso è che la variabile misura, come dovreste sapere, il prezzo relativo dei beni francesi in termini di beni tedeschi (vi ricordate dove ho spiegato il tasso di cambio reale? Ce l'avete Gooooooooooooogle? E allora siete a posto...

Tasso di cambio reale franco tedesco e scarto fra i tassi di disoccupazione di Francia e Germania

Qui la linea arancione corrisponde a quella gialla del grafico precedente (è il cambio reale bilaterale franco tedesco), cosa che molti di voi avranno visto a colpo d'occhio, ma attenzione: cambia il significato delle barre, che non sono più il tasso di crescita del Pil americano, ma la differenza fra il tasso di disoccupazione francese e quello tedesco (cioè lo scarto fra le linee arancione e grigia del primo grafico).

...e la morale è?
Ah, io non lo so, me lo dovete dire voi. Melensone è assente giustificato, passa il giorno a leggere le lettere anonime che gli arrivano da Vichy o da Casal Bertone. Valerio, per favore non fare il secchione (neanche sotto falso nome, tanto ti tano) perché non è il caso! Gli altri si sentano liberi di esprimersi: tanto, dopo quello che vi ho detto ieri, oggi la strada è tutta in discesa... cioè in salita!


(...sentite: io vi voglio bene e si capisce. Non si capisce perché, ma non è importante. Quello che mi dà molto fastidio non è la lieve dissonanza cognitiva che alcuni di voi dimostrano e confessano - casi di scuola: Nat e Antonello - quando si tratta di spiegare perché hanno capito. E chi se ne frega! Il problema è che però, una volta capito, ci si dovrebbe regolare di conseguenza. La prima cosa che vi esorterei a fare, se potessi pensare di essere ascoltato e quindi capito, è evitare di farvi ventilatori di tanta roba che c'è in giro. Chiedere a me, a un professionista, di confutare per vostro conto le tesi di un dilettante è una mancanza di rispetto. Ai dilettanti pensateci voi, anzi, no... non pensateci! Se in qualche modo, in qualsiasi modo - valutandone l'insussistenza dei titoli scientifici, rilevandone l'incoerenza delle argomentazioni, constatandone la piccineria - vi siete accorti che una persona è inaffidabile, mi volete spiegare qual è la porca rogna che vi porta a regalargli contatti e attenzione? Li trovate divertenti? A me i film dove la gente inciampa e cade nella fontana non fanno ridere. Questa comicità triste, che ci è stata tramandata da un periodo triste - la grande crisi del XX secolo - a me non fa ridere. Su questo temo che non ci incontreremo mai. Quindi scrivermi per chiedermi di confutare il simpatico e certamente dotato sarto di provincia che il 12 aprile 2013 mi chiamava per spiegarmi che le aziende del suo distretto avevano uno scarto di competitività di prezzo del 10% con il prodotto cinese di analoga qualità, e che sarebbe bastato tanto poco per mettere le cose a porto, e che la rigidità dell'euro era una iattura, e mi tampinava per avermi nel suo simpatico distretto industriale a convincere quelli che lui non riusciva a convincere, mentre oggi che l'euro gli ha risolto il problema crollando di quasi il 40%, improvvisamente, è diventato proeuro, abile e arruolato nell'armata Brancaleone... Ma devo occuparmene io? Siete proprio sicuri? La storia di cosa fa l'euro in termini economici è nei tre disegnini che precedono. Quella di cosa fa l'euro in termini umani è nell'aneddoto che vi ho regalato - io conservo tutto. Ma sappiamo tutti che il problema non è questo. Il problema è politico. Il problema è che un burocrate non eletto può mettere in ginocchio un paese come la Grecia, o può ingiungere - magari senza riuscirci, dati i diversi rapporti di forza - a un paese come l'Italia di abolire le province, la cui utilità diventa improvvisamente evidente quando arrivano due metri di neve, e alle strade provinciali non ci pensa nessuno, o può decidere che il tasso di cambio deve scendere per tenere i cocci insieme, anche a costo di mandare il tasso di interesse a livelli tali da portare persone non esattamente tolleranti al potere - il legame fra tasso di interesse basso e destra al potere è spiegato qui e comunque ne abbiamo parlato, e via discorrendo. Questi sono i problemi che l'euro crea. Che il simpatico Melensone non voglia capirli, o che il brillante operatore tessile di provincia voglia accantonarli ora che riesce a stare a galla - talento in alcuni naturale - lo posso anche capire. Che voi non facciate, nel dibattito, l'unica operazione salutare e corretta, che è quella di riportarlo nei suoi giusti termini - quelli politici - ecco, questa cosa mi dà un po' più ai nervi, e anche a quel che resta dei corpi cavernosi, ma tant'è: né io né voi scriveremo né orienteremo la storia. Però non avvicinate alle mie auguste narici ecc. ecc. mai. Grazie. E ora al lavoro: avete da scrivere la storia che i tre grafici eloquentemente raccontano. Io mi imbarco, non ho tempo di rileggere: fate voi anche questo...).

99 commenti:

  1. Prima recessione: arriva lo shock esterno dagli Usa, che si scarica sui tassi di cambio. Il franco si svaluta rispetto al marco (le due monete riflettono i fondamentali dei due paesi). Lo scarto tra la disoccupazione francese e quella tedesca si riduce, ma entrambe hanno lo stesso trend (positivo). L'andamento crescente della disoccupazione è conseguente ad una carenza di domanda estera (gli Usa sono la vera "locomotiva").

    Seconda recessione: segue le stesse dinamiche della prima, con la differenza che ora i cambi sono fissi. Il franco non si può svalutare sul marco. Infatti il tasso di cambio reale rimane pressoché costante. L'economia francese perde competitività (ha una moneta sopravvalutata), di conseguenza accumula deficit commerciali sempre più ampi e la disoccupazione aumenta. Di converso, la moneta che per la francia è sopravvalutata, per la Germania è sottovalutata, di conseuguenza questa accumula surplus sempre più grossi e la disoccupazione diminuisce. La Germania non è una locomotiva: il suo mercantilismo, unito alla moneta unica, costringe, per aggiustare il cambio, ad una dolorosa svalutazione interna (da cui deriva la Loi Travail). La svalutazione interna è dolorosa, genera malessere e dissenso verso i media che continuano a raccontare una realtà che non esiste. E i voti alla Le Pen aumentano.

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    1. Grazie Salvatore Sgaramella, sono nuova del blog e non so niente di economia, figurarsi capire un grafico. Potrebbe per piacere indicarmi dove apprendere quali sono i "fondamentali" che una valuta deve riflettere dal momento in cui è slegata dalla riserva aurea? Sto cercando di acculturarmi ma cosa vuole, c'è un motivo se economia non si insegna a scuola, ma religione sì.

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    2. Complimenti per la sintesi e la chiarezza.
      Per me ci sta sia la lode che il bacio accademico.

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    3. @EmmaM, da assoluto non economista posso azzardare questa risposta.
      I fondamentali che una moneta post gold-standard deve riflettere sono quelli del mercato. Se una moneta è venduta e più di quanto è acquistata significa che non sta esportando a sufficienza per compensare le importazioni quindi si deprezza. Se fa il contrario si apprezza. Le due cose fungono da contrappeso per disincentivare l'indebitamento estero o il mercantilismo sfrenato.

      E questo è il punto che manda in tilt i due neuroni dei libbberisti di ogni estrazione culturale: dicono di credere nel Mercato ma vogliono sottrarre al Mercato il bene che più di tutti è scambiato: la Moneta. (biiiiiiiiiiiip)

      Se invece vuoi veramente approfondire comincia dalla sezione PER COMINCIARE in alto in questo blog nel paragrafo "Per chi ama l'approfondimento"

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    4. Grazie @MorenoC, sto leggendo ma a una certa età fatico molto, è roba nuova per me!

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    5. Concordo con Luca. Il commento di Salvatore è il migliore. 27 e lode. Il bacio lo diamo a Emma: è troppo anziana per leggere, ma questo è irrilevante. Il problema infatti è dei giovani, cui è stato tramandato da quelli che "io leggo tutti i giornali così mi formo un'opinione". Quindi, Emma, ego te absolvo. Però qui PRIMA si legge, e POI si domanda.

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    6. Non sono un economista ma ... non mi torna una cosa nell'analisi. Se si vedono le serie storiche (ho preso i tassi di cambio con l'USD dal sito della Banca d'Italia), si vede che nel periodo che va dal 1991 fino a Luglio 1993 il cambio FRF/DEM si mantiene molto stabile (da un 0.293 a 0.297, quindi poco più dell'1%). D'altra parte le valute erano nello SME, e quindi la possibilità di riallineare tramite cambio erano poche. Il franco e il marco non sono usciti, come hanno fatto invece la lira e la sterlina. C'è stato in effetti un deprezzamento del franco sul marco ad Agosto del 1993, che guarda caso coincide con il "compromesso di Bruxelles", quando si è consentita una oscillazione del cambio del 15%, non più del 2.5%. Ma il deprezzamento è stato nell'ordine del 4%, e è tornato abbastanza rapidamente ai tassi di un anno prima.
      Quindi, mi viene da pensare, non c'entra il tasso di cambio. Piuttosto penserei che in quel periodo le dinamiche inflattive siano state importanti. In effetti, dal 1991 al 1994 l'inflazione tedesca è passata da quasi 0% nel 1991 al 6% circa per mantenersi sul 4% fino al 1994. La Francia invece ha visto un tasso di inflazione calare dal 3.5% al 2%. Questo ha fatto in modo tale che i prezzi tedeschi diventassero meno competitivi rispetto a quelli francesi. Questo potrebbe essere dovuto pure a cause politiche: la crisi ha colpito più duramente la Francia, in quanto in quegli anni la Germania ha beneficiato di più dell'apertura dei mercati ad Est e della dinamica inflazionistica che in parte penso possa essere imputabile alla riannessione della Germania Est.
      Quello che succede ora invece è che il cambio è fisso, e non ci sono dinamiche inflattive nei paesi core che possono contribuire a tenere insieme i cocci.

      Spero di non avere detto enormi sciocchezze. Spero che mi perdoneranno i frequentatori del blog.

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    7. Scusa, Giovanni: non mi sembra che tu abbia detto sciocchezze, ma se qualcosa non ti torna nell'analisi (di chi?) forse non sai cosa sia il tasso di cambio reale? È un'ipotesi, ho letto molto in fretta.

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    8. Ha ragione, non ho chiarito a quale analisi mi stessi riferendo, e l'ho anche tirata un po' troppo lunga. Intendo dire che non concordo sul punto esposto da Salvatore "Prima recessione: arriva lo shock esterno dagli Usa, che si scarica sui tassi di cambio. Il franco si svaluta rispetto al marco (le due monete riflettono i fondamentali dei due paesi). ".
      Nel 1992 la baracca si è tenuta in piedi non a causa della tenuta del cambio nominale (quindi, FRF/DEM, che era inchiodato) ma a causa del cambio reale (che se non sbaglio è il rapporto fra i prezzi dei beni e servizi fra i due paesi). Il cambio reale si è potuto deprezzare, in assenza di flessibilità valutaria, a causa della presenza di un certo livello di inflazione nel paese core, a causa del particolare momento storico che viveva la Germania in quel periodo. Almeno questo è quello che mi pare di interpretare dai dati.
      Mi scuso anticipatamente se dico inesattezze, non ho la flessibilità mentale di un ventenne. La prego di considerarmi alla stregua di uno studente zuccone ! :)

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  2. Se interpreto bene i dati, mentre negli anni novanta l'aggiustamento post crisi aveva provocato un maggior aumento della disoccupazione in Germania che in Francia, forse per la rivalutazione del marco sulle altre valute europee avvenuta a seguito della crisi dello SME,dopo la crisi del 2008 il mantenimento del cambio è costato molto di più alla Francia in termini di disoccupazione. Al contrario, la Germania ha beneficiato, in termini occupazionali, del surplus estero realizzato grazie al cambio fisso a lei favorevole.

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  3. Si vedono chiaramente gli effetti della riforma della schiavitù Hartz. Forse la Francia deve fare, anche lei, una riforma della schiavitù (Slave-Act) per reagire flessibilmente agli shock esterni. O in alternativa aggiustare il cambio come faceva prima... ah no, il cambio non esiste più è irreversibilmente bloccato: le politiche vengono imposte dall'alto, quindi t'attacchi, vedi di abbassare i salari!

    Ma ho fiducia nei Francesi. So che Le Pen è alleata con dei politici italiani che hanno un ottimo (diciamo molto buono...) PianoA, magari li copia.

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  4. Dunque dal primo disegnino capiamo che la Germania dopo il 2001 (l'ingresso nell'euro) ha sfruttato il cambio fisso per svalutare in termini reali rispetto ai partners (e quindi anche alla Francia). L'operazione è stata condotta aumentando il tasso di disoccupazione rispetto agli altri. La disoccupazione abbassa il costo del lavoro (aka i salari) dato che l'operaio tedesco pur di rientrare nel giro degli occupati abbassa le sue pretese.

    Dal secondo grafico vediamo che nei primi anni 90 a seguito della recessione mondiale innescata dagli USA la Francia usa la leva del cambio nominale per ripartire svalutando in termini reali del 10% rispetto alla Germania.
    Questo le permette di ridurre il tasso di disoccupazione rispetto a quello tedesco (figura 3)

    Nel magico mondo dell'euro il cambio nominale è inibito quindi la Francia non può più rispondere allo shock statunitense svalutando in termini nominali. L'unica per recuperare competitività rispetto alla Germania (che l'aveva guadagnata non proprio lealmente via taglio dei salari) è aumentare la disoccupazione.

    Insomma dopo le recessioni per far ripartire l'economia bisogna che i tuoi prezzi scendono visto che il PIL mondiale è diminuito e la domanda verso le tue esportazioni si è ridotta. Con tassi di cambio flessibili puoi far fronte al problema riducendo il valore nominale della tua divisa senza massacrare i lavoratori. Con il cambio fisso l'unico prezzo che puoi far scendere è il prezzo del lavoro cioè i salari. Il metodo (vecchio come il mare) è quello di favorire un po' di disoccupazione.

    Risultato in Figura 4, che c'è ma non si vede, sorrisone e chioma bionda al vento di MLP.

    Torno a vedere l'Inter.

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  5. A costo di sembrare banale, a me la morale pare questa: Francia e Germania non possono avere la solita moneta. Punto.

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    1. Solo che non hai né capito né detto perché.

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  6. Professore, per piacere, non si ammali che ci serve.

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  7. Dopo l'introduzione dell'euro la Francia non ha potuto scaricare sul cambio lo shock esterno proveniente dall'America, in questo modo il tasso di disoccupazione è aumentato solo in Francia a causa del cambio nominale che è rimasto fisso.

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  8. Che in regime di cambio fisso, esporta e lavora di più il paese più produttivo. Se poi fa anche le riforme di Hartz,guadagna ancora più competitività e per gli altri son dolori. Agli shock esterni (2009) non si ha la difesa del cambio (svalutazione).
    Saluti a tutti.

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  9. La morale è che la differenza tra un cambio fisso e una guerra civile non salta all'occhio, perché non c'è. Volente o nolente, se ne accorgerà anche Melensone.

    (Mi risparmio tecnicismi, perché non ho gli strumenti adeguati per esprimermi in tal senso e soprattutto perché tutti i giorni ho la netta sensazione di non aver capito una fava. Una delle poche certezze che ho, a dire il vero. Buona notte...)

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    1. Vabbè, tu fai come ti pare perché hai capito di essere prediletta, come Silvia e Nat...

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    2. Certo che ormai è un harem, eh.

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    3. #stacce. Che fai domani a pranzo?

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    4. Se siete a Roma, porto le bufale di Battipaglia DOP!

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    5. Ma no, che dice! Io ero assente ma ho fatto i compiti, li faccio sempre, ho vinto anche un premio tanto tempo fa.

      Se non si fida, argomento i grafici senza sbirciare, ©ON PAROLE MIE:
      Prima recessione: arriva lo shock esterno dagli Usa, che si scarica sui tassi di cambio. Il franco si svaluta rispetto al marco (le due monete riflettono i fondamentali dei due paesi). Lo scarto tra la disoccupazione francese e quella tedesca si riduce, ma entrambe hanno lo stesso trend (positivo). L'andamento crescente della disoccupazione è conseguente ad una carenza di domanda estera (gli Usa sono la vera "locomotiva").

      Seconda recessione: segue le stesse dinamiche della prima, con la differenza che ora i cambi sono fissi. Il franco non si può svalutare sul marco. Infatti il tasso di cambio reale rimane pressoché costante. L'economia francese perde competitività (ha una moneta sopravvalutata), di conseguenza accumula deficit commerciali sempre più ampi e la disoccupazione aumenta. Di converso, la moneta che per la francia è sopravvalutata, per la Germania è sottovalutata, di conseuguenza questa accumula surplus sempre più grossi e la disoccupazione diminuisce. La Germania non è una locomotiva: il suo mercantilismo, unito alla moneta unica, costringe, per aggiustare il cambio, ad una dolorosa svalutazione interna (da cui deriva la Loi Travail). La svalutazione interna è dolorosa, genera malessere e dissenso verso i media che continuano a raccontare una realtà che non esiste. E i voti alla Le Pen aumentano.

      ps
      Ogni somiglianza a commenti esistenti è puramente casuale.

      ps2
      Spero non in ordine alfabetico. Meritocrazzzia!



      Elimina
    6. @Nat

      Aspè, ti mando un messaggio.

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  10. Ah e quasi dimenticavo: Dopo l'introduzione dell'euro in Germania la disoccupazione aumenta rispetto alla Francia come si vede dagli scarti negativi, (per comprimere i salari). E poi il resto è storia: col tasso fisso e svalutazione salariale la Germania ha "sbaragliato la concorrenza".
    La morale è che adesso zio Sam si incazza.

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  11. I grafici spiegano come la Germania riesca ad esportare negli usa valore francese al posto della Francia.
    Perdonatemi la mancanza di precisione ma non sono un economista

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  12. Chi svaluta prima, svaluta due volte, soprattutto se l'altro ha le mani legate!

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  13. Commento sul primo grafico:
    La recessione Americana del 91 ha un effetto simile sulla disoccupazione in Francia e in Germania che cresce in entrambi i casi, quando l’euro non c’era.
    La crisi Americana del 2001, invece, dal punto di vista della disoccupazione ha un effetto peggiore in Germania che non in Francia.
    In fine, dopo la recessione del 2008-09, la disoccupazione in Francia cresce grosso modo come dopo il 91, mentre quella in Germania diminuisce andando ai minimi storici del periodo.
    Nel 2002-03 I tedeschi fanno la riforma del lavoro sacrificando i propri lavoratori sull’altare della competitivita`. L’effetto si vede sul cambio .
    Commento al secondo e terzo grafico:
    il cambio Franco –Tedesco e` sopra 1 fino al 92, poi va sotto 1 fino al 2000 e rimane sopra a 1 fino al 2006, per scendere di nuovo sotto 1.
    Morale:Correlando questa serie di dati, disoccupazione/cambio si deduce che in una zona a cambio fisso, alle crisi esterne reagisce meglio la regione che ha in quel momento il cambio svalutato. Gli esempi sono dati dalla crisi del 2001 (Francia batte Germania, cambio sopra 1) e dalla recessione del 2008-9 (Germania batte Francia cambio sotto 1)
    Lo stesso effetto non e` presente nella crisi del 91

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  14. Comunque, a me sembra che senza euro Francia e Germania viaggiassero più in sintonia ma forse è solo una mia impressione. Chissà che il Prof. non ci abbia voluto dimostrare che aveva ragione Meade quando nel 1957 affermò che un'integrazione europea sarebbe stata favorita da cambi flessibili.

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    1. Infatti basta guardare il grafico n.3 : Nella prima recessione Americana il differenziale di disoccupazione tra i due paesi si attesta su 2,5 punti(ognuno ha la propia valuta monetaria) mentre nela seconda recessione(la moneta comune è l'euro) il differenziale di disoccupati raggiunge i 6 punti,ovviamente in sfavore della Francia).

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  15. Direi che nei commenti precedenti sia presente un bel pezzo della morale: la Francia non può permettersi l'euro perché per mantenersi 'competitiva' (vedi cambio bilaterale) ha pagato, e sta pagando, un conto salato in termini di occupazione, non potendo svalutare come poteva prima dell'euro..Qui poi non compare un ulteriore costo tampone, quello in spesa pubblica (vedi il regolare deficit pubblico francese degli ultimi anni). A questo punto la morale è semplice: vista l'attuale instabilità a livello sociale, come potrà reagire la Francia al prossimo shock in arrivo dagli USA (ergo la prossima barretta blu in negativo?)..La risposta è nel primo libro del prof.

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    1. Quello che mi chiedo io in continuazione è perché non esista o n on si formi un fronte transnazionale dei paesi del sud-Europa, dato che le sofferenze sono comuni. E' ridicolo pensare e sostenere che "comanda la Germania": comanda il Consiglio che nomina i membri della COMMISSIONE, e il Consiglio è composto dai capi di governo di ciascuno dei 27 stati della UE, è ridicolo pensare di non poter portare il dibattito in Europa, pazienza l'assoluto vuoto cerebrale di leadership italiana, ma gli altri? E anche in Germania cresce il fronte del "fuori dall'Euro", anche ai tedeschi sono stati chiesti sacrifici in nome dell'Europa, allora perché sembra impossibile cambiare direzione? Questo è un po' vecchio ma rende l'idea credo: https://www.youtube.com/watch?v=SorlTBUtpFY

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    2. Bravo Fabio. 29. Il mio voto preferito (sono l'unico sufficientemente stronzo da metterlo)...

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    3. Grazie! Per un quasi ingegniiiere (sono informatico) so' soddisfazioni..

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    4. Devo essermi imbattuto in ricorrenti epidemie di stronzaggine visto che nei miei due libretti di 29 ce ne stanno 6.

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  16. Sapete cosa mi preoccupa? Quello che ci vede il piddino "istruito", cioe' la conferma che le riforme Hartz hanno funzionato. Eureka! Quindi di nuovo piu' europa-riforme-jobs act, in definitiva la svalutazione del lavoro.
    Finche' Donald o MLP metteranno fine a questa follia.

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  17. E vabbè...mi consolerò con una cassoulet :)

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    1. Caro, col dovuto tatto: è un cassoulet.

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  18. Da notare, nel 2004 a seguito delle riforme Haartz il tasso di disoccupazione tedesco crolla grazie all'effetto congiunto di svalutazione interna e cambio rigido, mercantilismo puro. La Francia si difende bene, grazie alla flessibilità del cambio, tra il 91 e il 96, prima dell'adesione allo SME. Non è la stessa cosa dopo il 2008, con austerità e cambio rigido. La rigidità serviva alla Germania per ritrascinare l'Europa nel mercantilismo e nella deflazione salariale. Non ho tempo di approfondire oltre, devo studiare cose molto meno interessanti...causa crisi!

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  19. Ammemesa' che tucuggino t'ha spiegato che sesomagnatituttostibastardi, e che se non c'era quel gran drago nostro amico cor bazzzuka haivogliadestacollepezzearbip, che senonfamoleriforme come ce chiede l'europa, famo la fine della grecia...
    a me, però, tucugggino me sta simpatico, ma me sta più simpatica tuzzzia che è una che ragiona, che conosce bene il figlio e, perciò, ha sempre detto che è 'nagrantestadebip, e che invece delle riforme di hartz cevonno le riforme der CATZ (Chiedilo A Tu Zzia)
    Mi si perdoni lo scadimento, maquannocevòcevò

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  20. 1.L'Impero Capitalista Occidentale è diventato un gioco a somma zero. Più velocemente cresce il PIL USA, più sale la disoccupazione europea. È una di quelle verità controintuitive, suppongo? Va contro ogni chiacchiera economica che ho orecchiato fuori da qui, quindi l'impressione si rafforza. Vorrei capire se è vero e perché, ci sarebbero tanti motivi.

    2.Il tasso di cambio intraeuropeo funge da cinghia di trasmissione per stabilire chi si prende il cetriolo globale nei momenti bui. 2a.Durante la prima recessione la Francia svaluta in termini reali: ma quello che ottiene non è tanto un vantaggio, bensì di essere colpita allo stesso modo della Germania - durante uno shock che però è asimmetrico e la vede più esposta.
    2b.Con l'euro l'unica cinghia di trasmissione di questi "urti" è il differenziale di inflazione, legato a doppio filo al tasso di disoccupazione. Però il cambio reale si muove poco nei primi 2000, mentre la disoccupazione tedesca aumenta (più produttività, nuovi mercati, nuovi concorrenti?). Si direbbe un cambiamento nella struttura economica vera e propria, che si manifesta solo nella grande crisi. La Germania arriva fortificata. La Francia prende di nuovo il colpo più forte, ma stavolta non solo non trasmette la "scossa" ai tedeschi, questi sembrano anche approfittarne.

    3.Il cambio fisso aumenta le asimmetrie fra economie, questo è evidente. Solo una redistribuzione potrebbe mitigarne gli effetti. E questo vale su grande grande come su piccola scala. Fra Germania e Francia, fra Nord e Sud Italia, fra sig. Benetton e piccolo sarto, e fra piccolo sarto e disoccupati.
    La differenza fra tutte queste mini guerre civili? La Germania non redistribuirà mai alla Francia; il Nord Italia per ora redistribuisce (per quanto?); il sig. Benetton figurarsi, però lascerà al piccolo sarto costretto a viva forza il piacere di pagarci il reddito di sudditanza via patrimoniale. Fino al prossimo giro (Trump?).

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    1. Ai giovini che scrivono troppo metto di solito 25.

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  21. Ieri.
    In regime di cambi fissi la svalutazione del lavoro trasferisce la disoccupazione (altro che il Fogno di solidarietà con i lavoratori esquimesi ed algonchini!): Hartz IV è del 2005, quando inizia la discesa del tasso di disoccupazione tedesco, dal 2008 la divergenza tra i tassi di disoccupazione aumenta a seguito della crisi e dell' "austerità" imposta dai parametri del TFUE che "impedisce" ai volenterosi collaborazionisti di Vichy di attuare vere politiche anticicliche.

    Oggi.
    Con la disoccupazione in crescita e i primi cenni di rivolta l'unica soluzione "percorribile", all'interno della UEM, per ridurre la disoccupazione per la Francia (come per l'Italia) è la Loi Travail: "Potevano scegliere tra la guerra e il disonore. Hanno scelto il disonore, e avranno la guerra".

    Domani.
    Per lasciare che brucino le banlieu piuttosto che i sobborghi di Wolfsburg, il simpatico kapò progressista, che sembra ora essere più in voga della Führerin, non potrà che garantire ai suoi elettori l'imposizione alla Francia del Pétain di turno (coma a tutta l'UE) del solito mantra di rispetto dei trattati, riforme, compiti a casa ecc. per non rinunciare al vantaggio acquisito. Profughi e i disoccupati provenienti dal resto dell'Europa dovrebbero bastare da soli a "calmierare" il mercato del lavoro (e se proprio butta male ci sono sempre gli ucraini, biondi e cristiani).

    Ovviamente io sono un beato, e seduto in riva al mare aspetto che passi un Lusitania ...

    P.S.: Urge aggiornamento glossario con l'assoluta identità tra piddino e dippino (invertendo l'ordine dei fattori ecc. ecc.)

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    1. Risposta fuori tema. Ho anche messo due frecce per indicare i fenomeni che volevo venissero analizzati. Cosa devo fare di più? Metterci un neon lampeggiante uso motel?

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    2. Riprovo al prossimo appell... no, aspetta, non ci sarà un prossimo appello, GLI APPELLI SONO INUTILI!

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  22. A vedere i tre grafici sembrano esserci reazioni diverse a situazioni diverse. Dopo il 92 a causa della prima recessione USA e della rottura dello SME la disoccupazione cresce sia in Francia che in Germania. Dopo l'allineamento dei cambi del 97 per entrare nell'euro e con l'entrata in vigore della moneta unica, i livelli di disoccupazione scendono in entrambi i paesi, ma dal 2002 c'è un nuovo aumento del livello di disoccupazione in Germania, in concomitanza della rivalutazione dell'euro rispetto al dollaro, mentre in Francia la disoccupazione rimane stabile. Altro punto di svolta è il 2004/2005 quando entrano in vigore le riforme Hartz in Germania, che nonostante l'ulteriore rivalutazione dell'euro sul dollaro fino al 2008, riescono a ridurre la disoccupazione tedesca. Con la crisi del 2008 e conseguente recessione USA risale la disoccupazione in Francia mentre continua a scendere in Germania, discesa agevolata anche dalla svalutazione dell'euro sul dollaro iniziata nel 2008. Da queste osservazioni sembra che l'economia Francese sia più sensibile all'andamento dell'economia USA che al tasso di cambio, mentre per la Germania il tasso di cambio diventa un elemento preponderante. Ed infatti le riforme Hartz hanno schiacciato i salari e quindi sono riuscite a compensare la rivalutazione della moneta unica iniziata nel 2002 e terminata nel 2008, rivalutazione che non ha inciso invece sulla disoccupazione Francese. Mentre la recessione USA del 2008 e la debole ripresa seguente con tassi di crescita del pil pari a circa metà degli anni 90, non è bastata per far diminuire la disoccupazione Francese che risente anche del crollo della domanda intra UEM. Probabilmente l'economia dei cugini d'oltralpe è più orientata e più sensibile alla domanda estera e interna e risenta meno del tasso di cambio, mente per quella teutonica il tasso di cambio (nominale e reale) è fondamentale più della domanda interna ed esterna, anche per scelta economica e politica.

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    1. Ecco. A te voglio bene e so che puoi fare di più. In questi casi boccio, invece di mettere 20 (che fa media, e come se la fa)! Ho chiesto di analizzare due diverse risposte a uno stesso shock...

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    2. Azz devo studiare di più e meglio. Per fortuna che quando incontro i piedini li rimando ai post di Goofynomics o qui citati, anche perché "Bagnai espone meglio" (cit)

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  23. La realtà è che l umanità si è sempre divisa tra Alti Medi e Bassi. I primi e i secondi sempre in lotta per scambiarsi di posto e raggiungere il potere ed il correlato e "finito" benessere, gli altri troppo presi a rimanere vivi con la minor sofferenza possibile. Il progresso tecnologico ha reso alla portata il benessere per tutti (1984 George Orwell). Ma per far sì che i Bassi non se ne accorgano bisogna ricondurli alla "durezza del vivere " (Padoa Schioppa) ... ecco che un burocrate non eletto (con complici stavolta eletti da masse obnubilate) ci sistema per benino con un barbatrucco raccontandoci di un bel sogno d amore... ma tanto io che uno straccio di lavoro "cieloancora" la domenica vado a fare la Ola allo stadio ....chevvuoichemmenefrechiammè !

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  24. Ieri avevo il dentista, ma mi hanno suggerito quelli sopra, è chiaramente la moneta unica:

    unico /'uniko/ agg. [dal lat. unĭcus, der. di unus "uno, uno solo"] (pl. m. -ci). - 1. [che non ha alternative: si può percorrere un'u. strada] ≈ singolo, solo. ↔ molteplice, vario. 2. (estens.) [di spettacolo, artista, oggetto e sim., che è nettamente superiore rispetto alle altre che gli vengono poste a confronto] ≈ impareggiabile, ineguagliabile, straordinario. 3. [di erede, a cui spetta l'intero patrimonio] ≈ Ⓣ (giur.) universale.

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Cara EmmaM,
      non sei certamente l'unica qui ad essere angosciata per il futuro dei nostri figli ma abbiamo l'obbligo di essere ottimisti proprio per loro.

      Hai iniziato solo ora ad informarti e ti consiglierei di non giungere a conclusioni affrettate; per esempio ci andrei piano a dire che l'Italia è nel terzo mondo.
      Per esempio dopo la distruzione del mercato interno operata da M.Monti e compagni di merenda il saldo estero è tornato attivo.
      Siamo quindi tornati un paese sviluppato? O non siamo mai stati nel terzo mondo? O proprio perchè stiamo distruggendo il nostro tessuto industriale e il mercato interno nel terzo mondo ci petremo finire grazie a queste politiche?

      Ti ho dato una risposta anche nel primo post ma, ripensandoci, forse prima di approfondire leggendo ottimi ma più complicati manuali come quello di Gandolfo e/o Acocella, se mi permetti, ti suggerirei di cominciare leggendo prima Il Tramonto dell'Euro e poi L'Italia Può Farcela. Poi prosegui con i post della sezione Per Cominciare e prosegui con i rimandi di ogni link che trovi.

      Io sono più di 4 anni che leggo e con più leggo con più imparo e mi rendo conto che c'è ancora tanto da imparare.
      Procedi per gradi, passo passo, altrimenti puoi giungere a conclusioni "lievemente imprecise".

      Daje che sei sulla buona strada ;)

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    2. Il libro di geografia delle medie ch citi aveva l'autore tedesco?!
      Scherzi a parte: cerca gli articoli relativi al mercantilismo tedesco (beggar-thy-neighbour). Qualcosa qui:
      http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/le-aporie-del-piu-europa.html

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    3. @Stefano Longanini: e che ne so, sono passati più di trent'anni.
      @Moreno C grazie del conforto ordinerò anche 'sti due tomi, pensavo di comprare pure quello di Minenna, ma credo che alla fine sarò puù confusa che illuminata. E cmq ho capito che quì sono un po' fuori posto perciò d'ora in poi mi astengo dal commentare, mi hanno fatto cortesemente notare che non sono in grado di fare domande che denotino sufficiente intelligenza e forse hanno ragione. Pazienza!

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  26. Per quanto riguarda la questione dei "Bassi tassi d'interesse": Se reagiscono,gli Olandesi,accusando la BCE di favorire i paesi del sud,acquisto di titoli appunto a basso interesse,danneggiando loro,o meglio le loro pensioni che si finanziano con gli interessi dei soldi prestati,si pensi a cosa accadrebbe se gli si chiedesse trasferimenti diretti di surplus economico ed Eurobond.Ma tanto il Piddino vuol cambiare l'Europa dall'interno.

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  27. Cosa succede alle 2 maggiori economie europee in presenza di recessione del più grande acquirente di prodotti europei?
    A crisi della domanda (1991), come ci aspetteremmo, le disoccupazioni di Francia e Germania aumentano negli anni successivi (92-97). Siamo nel periodo post-SME (quindi cambio non fisso). Intorno al 96 invece inizia il percorso verso l’euro: il tasso di cambio nominale viene fissato irrevocabilmente. Nel frattempo le disoccupazioni sono tornate in un primo momento a calare (98-2001) ma mentre quella della Francia si assesta all’incirca al valore pre-recessione USA, quella tedesca inizia a crescere (sono gli anni della Germania “malato d’Europa”). Schröder intraprende allora le famigerate riforme Hartz e dopo un picco toccato intorno al 2005 la disoccupazione tedesca prende a diminuire velocemente. Nel 2008-2009 però, arriva la crisi Lehmann. La Francia reagisce nel solito modo: aumenta di alcuni punti % la disoccupazione negli anni successivi. La Germania invece no: ha “fatto le riforme” per cui a crisi di domanda, dopo un breve periodo di assestamento, la disoccupazione riprende a scendere: la disoccupazione tedesca risponde alla crisi al contrario.

    Come è possibile?

    Andiamo a vedere il tasso di cambio reale Francia-Germania per capirlo (grafico 2). Mentre in conseguenza alla prima recessione il tasso di cambio reale francese sprofonda rispetto al tedesco (90-95) ciò non può più avvenire in conseguenza della seconda recessione (09-12) dove addirittura il cambio reale francese si apprezza rispetto a quello tedesco. Avendo fissato il cambio nominale, e avendo moderato l’inflazione con le riforme Hartz da poco approvate, la Germania si garantisce un andamento del cambio reale favorevole rispetto al vicino. Cosa succede alla disoccupazione?

    Grafico 3: Mentre in presenza di cambio nominale libero il tasso di cambio reale Francia-Germania era sprofondato (90-95), consentendo allo scarto tra tassi di disoccupazione tra i due paesi di rimanere costante, anzi di convergere verso zero post-recessione USA del 91, le cose cambiano dopo l’euro e Hartz.

    A recessione USA segue negli anni successivi aumento del tasso di cambio Francia-Germania, e di conseguenza aumento dello scarto della disoccupazione delle due economie, che stavolta divergono, anziché tendere a convergenza come era successo nell’episodio precedente.

    La morale della favola potrebbe essere che l’euro ha garantito che, in presenza di shock esterno (recessione americana), le 2 principali economie europee tendano a divergere anziché convergere come avveniva con la flessibilità garantita dall’aggiustamento del tasso di cambio nominale.

    E a economia divergente, segue Le Pen travolgente.

    Salutoni.

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  28. "Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?"
    "Facendolo soffrire" rispose.

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    1. E gnente, hai proprio sbagliato facoltà...

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  29. Rispondo senza copiare.

    Qui abbiamo:
    - uno shock esogeno (recessione USA)
    - l’andamento del cambio reale (cambio nominale + inflazione)
    - l’andamento della disoccupazione.

    Cosa succede:
    - nel ’91: shock esogeno e la disoccupazione differenziale rimane abbastanza costante a scapito di un grossa variazione del cambio reale.
    - nel 2008: shock esogeno la disoccupazione differenziale diverge a fronte di una sostanziale stabilità del cambio reale.

    Se lo stesso sistema evolve in due modi opposti a fronte di uno stesso stimolo vuol dire che qualcosa è cambiato.

    Ipotizzo che il colpevole vada a ricercarsi nel cambio nominale bilaterale tra FRF e DEM: sufficientemente variabile negli anni 90 e completamente fisso nel 2008 (EURO).
    Questo spiegherebbe che
    - lo shock del ’91 ha colpito in modo differente FRA e GER (in quanto economie differenti) e quindi è stato assorbito in modo differente, dato che le due valute erano sufficientemente slegate tra loro hanno potuto assorbire indipendentemente lo shock rivalutandosi in modo differente (per la parità dei poteri di acquisto);
    - anche lo shock del 2008 ha colpito in modo differente FRA e GER (sempre in quanto economie differenti), ma avendo tra di loro un cambio nominale fisso (EURO) hanno dovuto rispondere all’USD nello stesso modo trasferendo lo shock alle altre variabili: l’altra componente del cambio reale (l’inflazione) aveva meno margine di assorbimento e pertanto lo shock si è trasferito in gran parte sui lavoratori determinando una divergenza dei tassi di disoccupazione.

    Se corretto quanto ho scritto, il cambio fisso (EURO) ha spostato la concorrenza dalla valuta al lavoro, come peraltro ampiamente previsto.

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    1. Oh! Trenta, e levati dai piedi (il mio voto preferito).

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  30. L'euro come moneta unica non ha creato problemi di competività solo per l'Italia che ha fatto la vera austerità imposta dall'Europa,ma anche un altro paese che vive ancora nel lontano ricordo della propria Grandeur;la Francia che non rispetta i paramerti deficit/pil e che con la recente riforma del lavoro,ostacolata da Veri sindacati,ha attuato le stesse politiche che attuano paesi con cambio spravvalutato rispetto ai propri fondamentali.Svalutazione interna tramite abbattimento salari e precarizzazione per poter competere con il più forte.La Francia con l'euro continuerà a perdere competività,non se lo può permettere.Se prima reagiva a shock esterni,svalutando la propria moneta vedi Granbretagna e altri paesi fuori dall'eurozona,ora svaluta il lavoro.

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    1. Per questo continuo a non capire come mai non si formi un fronte transnazionale dei paesi del sud-Europa, (guidato dalla Francia se vogliamo)che porti questi temi entro il Consiglio della UE

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    2. Cara, se non lo capisci, te lo dico con rispetto: lascia perdere. Nemmeno io capisco, come potrebbero capirlo alcuni ordinari di fisica, perché se esco dalla finestra mi avvicino al globo terrestre, invece di allontanarmene. Nel dubbio, esco dalla porta. Tu dopo la Grecia non capisci, i libri che te lo spiegherebbero non vuoi leggerli, ma vieni qui a fare domande. Allora di domanda ne faccio una anch'io: sei sicura che fare certe domande (rifiutandosi di leggere la risposta dove essa è stata data) dimostri intelligenza?

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    3. Gentilissimo, come sempre! Ho 43 anni sul Suo Blog ci sono arrivata da poco, sto leggendo un po' alla volta i Suoi post dopo aver messo a letto la mia bambina (mai prima delle 22:30). Ho ordinato in libreria "storia economica dell'italia contemporanea" di Giulio Sapelli. Non pretendo di brillare per intelligenza ma ci metto il mio tempo a digerire queste cose, non so se le capirò mai del tutto, ma di certo non mi metto a ripeterle a memoria come fanno i suoi scolaretti per ovvi motivi. Per me da quello che ho potuto leggere di Suo sin'ora non c'è nulla che giustifichi la volontaria soggezione a regole controprodcenti per il proprio paese: che l'Italia manchi di Leadership non è una novità, quindi da soli non ne usciremo. Se insultare una sconosciuta La fa stare meglio si accomodi, non mi toglie il sonno, sono altre le cose che mi tolgono il sonno.

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    4. Cara, c'è un solo libro che risponde a queste domande: è "Il tramonto dell'euro". Punto. Il resto è fuffa. Volevi un consiglio? Lo hai avuto. Lo seguirai? No. È importante? No.

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  31. (commento per la prima volta sul blog, dopo anni di assidua lettura. Il motivo del mio comportamento è semplice: non ho mai commentato sopratutto perché mi sentivo un osservatore esterno e non parte della comunità. Negli ultimi mesi ho conosciuto alcuni di voi e quindi comincio lentamente a sentirmi parte della comunità.)
    Il punto centrale dei grafici a mio avviso è che sia la Germania che la Francia hanno adottato (la Francia in particolare da dopo la svolta di inizio anni '80 sotto Mitterand, la Germania direi da sempre) un modello sostanzialmente mercantilista, basato sulle esportazioni e la moderazione salariale interna. Questo espone entrambi i paesi agli andamenti della domanda estera, di cui sicuramente la componente americana è una buona fetta. Quando negli Usa c'è la recessione, si ha un contraccolpo. Le diverse reazioni di Francia e Germania dipendono dalle situazioni di partenza quando questo avviene e dagli strumenti di politica economica che è loro possibile utilizzare, ossia anche dal contesto istituzionale (in questo caso nazionale ed europeo). La prima recessione mette più in crisi la Germania della Francia per due motivi: la fine dello Sme provoca la rivalutazione del marco, inoltre la disoccupazione bassa non aiutava l'aggiustamento dei salari, ovviamente verso il basso, e così aumentò più che in Francia la disoccupazione.Nel secondo caso ciò che è cambiato è ovviamente la presenza dell'euro: la questione ora non è tanto che la Francia non svaluti(che provoca l'aumento della sua disoccupazione), quanto che la Germania non rivaluti( che spiega la diminuzione della sua disoccupazione), continui cioè ad avvantaggiarsi di una moneta sottovalutata, che anzi si svaluta ancora di più per inseguire la condizione pietosa del resto dell'eurozona. Inoltre questa volta la Germania si è attrezzata con le riforme Hartz e quindi i suoi salari non sono più così rigidi come prima, mentre la Francia non ha fatto i compiti a casa, non manovra più il cambio e non ha riformato il mercato del lavoro per adattarlo al mutato assetto istituzionale, cosa che si è affrettata a fare pochi mesi fa a quanto pare.
    P.s. servirebbero dati sull'inflazione, sui costi del lavoro per unità di prodotto, sui tassi di interesse, sui salari nominali e reali e sul rapporto di cambio anche con gli altri paesi e non solo bilaterale per fare un discorso più compiuto.

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    1. Perché mai dovremmo credere che uno che non è in grado di reperire queste variabili sia in grado di interpretarle?

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    2. Carissimo Riformatore,
      mi ricordi qualcuno... mhhh... vediamo... senza offesa, eh...
      ... sei per caso il cuggino intelligiiente di Nicola?


      Professor Bagnai,
      diserto UNA sera e... no! l'esame a sorpresa, non vale! Si vede che subito che siamo su un disorganizzato blog italiano.
      UN ALTRO E...same è possibile?
      ps
      Secondo IO servirebbe anche 'indice di percezione della corruzzzione.

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    3. Mi fa piacere che tu sia venuto qui a commentare: vedi che Bagnai non è poi così dispotico e ti fa esporre, come ti dicevo, il tuo punto di vista, se posto garbatamente?
      A proposito, mi sa che le riforme le dovranno fare, infatti il problema, come dici tu, non è la Germania che le riforme le ha fatte già e giustamente, poverina, non può più rivalutare, perchè ha perso, lei soprattutto, la sua sovranità.

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  32. Perdonate il nickname, ma non so perchè con google mi da questo di default...

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    1. Stai sereno, saranno gli hacker russi.

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  33. Come vedi il problema non è l'euro. Anche fino al 2008 c'era l'euro ed i tassi reali erano più alti, ma sulla disoccupazione, la Francia era in migliori condizioni addirittura, è vero che c'era un francese alla BCE, che faceva i loro interessi, ma anche noi eravamo più virtuosi con Prodi al governo. Tu mi dirai che intanto si indebitavano, in privato, come facevamo anche noi, ma se non arrivava la crisi USA, le cose sarebbero andate sempre meglio.

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  34. Pensateci voi:
    1)
    https://www.youtube.com/watch?v=AWqOzlRdsSg
    2)
    https://www.youtube.com/watch?v=LUrV00W86yE

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  35. Ci provo: a seguito della recessione del 1991, la Francia riesce a riallineare il tasso di cambio reale (presumibilmente attraverso una svalutazione del tasso di cambio nominale, o forse grazie ad una rivalutazione del marco) e quindi il tasso di disoccupazione francese non cresce più di tanto.
    Nel 2008 la musica è diversa perché sono successe due cose: il tasso di cambio nominale è ormai "irrevocabile" (cit. Draghi) e la Germania ha iniziato la sua politica predatoria con le riforme Hartz. Il risultato è che questa volta la Francia non riesce ad ammortizzare la recessione attraverso un riallineamento dei tassi di cambio e deve vedersela con un aumento della disoccupazione maggiore rispetto a quello del 1991, mentre la Germania realizza finalmente il suo sogno di mantenersi col debito degli altri.

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  36. 2008: Francia, Germania, come non riportare la testa a quegli eventi di Euro 2008.
    Lo slogan di Euro 2008 è Expect Emotions e fu scelto
    Il presidente dell'UEFA Michel Platini dichiarò: «Descrive in poche parole cosa deve offrire Euro 2008: tutti i generi di emozione — gioia, delusione, sollievo o alta tensione — fino al fischio finale».
    La saggezza dei francesi.

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  37. La Germania è ALL-IN ma qualcuno alla fine vedrà il bluff (again) e tanti saluti al Chip Leader
    (la Sstoria del ramo in chiave pokeristica)

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  38. Premessa: se la linea gialla è 1 allora la germina non sta svalutando contro la francia ed entrambi halo lo stesso livello dei prezzi verso il resto del mondo. Giusto?
    Quindi:
    Dopo la 1° recessione usa la disoccupazione sale in Europa se il pil usa sale. Dopo la seconda recessione il pil usa sale e la disoccupazione in germania sale ma non in francia. Dopo la terza recessione il pil usa sale e la disoccupazione sale in francia ma non in germania dove scende. Quindi, in media, se gli americani migliorano allora gli europei fanno peggio (perchè gli americani svalutano?). PERO' Dopo la 1° recessione la francia svaluta (passa da sopra 1 a circa 1.) e le disoccupazioni di Fra & Ger salgono insieme. Significa che le due economie soffrono allo stesso modo la svalutazione degli usa. Dopo la seconda recessione del 2001 la disoccupazione non sale in francia: significa che gli stati uniti non stanno svalutando contro la francia. Visto che il tasso di cambio reale tra fra&ger è più o meno uno ci si aspetta che gli usa non stiano neanche svalutando contro la germania. Però la disoccupazione in germania sale anche se non dovrebbe=riforme. Dopo la terza recessione la ripresa del pil usa fa salire la disoccupazione in europa (perchè gli usa svalutano di nuovo), ma solo in francia sale. Questo significa che gli usa stanno svalutando solo contro la Francia visto che in germania la disoccupazione scende. Questo significa che la francia non è poco competitiva contro la germania, ma contro gli usa. E che la germania non è troppo competitiva contro la Francia ma contro gli usa. Ma la liena gialla è 1. Quindi i teoria francia e germania dovrebbero essere competitive allo stesso modo verso il resto del mondo. Perchè il discorso abbia senso la linea gialla doveva salire alla fine. Si però poi lo deve spiegare.

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  39. OT, divertissement, ma anche no. Poi ho scoperto che l’altra settimana è morto Kenneth Arrow.

    Nel mio random walk quotidiano - avevo trovato questo, unpublished ma lavoro chiaramente seminale: https://arxiv.org/abs/0806.3667

    Quantum Democracy Is Possible
    Gavriel Segre
    It is shown that, since an ultrafilter over an operator-algebraically finite (i.e. isomorphic to the lattice of projectors of a finite Von Neumann algebra) quantum logic is not necessarily principal, Arrow's Impossibility Theorem doesn't extend to the quantum case.


    Un sollievo, ‘sto teorema non era all’origine di tutti i mali? :) Eppurtroppo non si specifica, nell’articolo, come sarebbe questa democrazia… Una dimostrazione di non inesistenza (roba da matematici) non è una dimostrazione di bontà. Un esercizio teorico, diciamo.

    Eppure forse, mi viene in mente che ci siamo già, in questa democrazia - la migliore e l’unica possibile peraltro, visto il teorema - cioè la democrazia quantistica:

    Entri nella gabina elettorale, e come il gatto di Schroedinger, non sai se uscirai vivo o morto e soprattutto cosa avrai votato, finché non sarai uscito. A volte quando il seguente apre la tenda ti trova in faccia un ghigno felino insondabile. Per quello che poi i sondaggi falliscono.

    Di fatto anche le opinioni individuali sono ormai una sovrapposizione di idee come funzioni d’onda: sei di sinistra e voti la Lega - sei di destra e voti il PD, eri di rifondazione e ti iscrivi a CL. Qualcuno trova una logica in tutto ciò, ma il fatto è che onda su onda ci siamo ambientati ormai…


    Nel caos globale gli elettori USA hanno già scelto un presidente quantistico: un giorno dice che è amico della russia, il giorno dopo sì alle sanzioni, invita Netanyahu e poi gli dice basta occupazione territori, e poi dice ma in fondo per me è uguale, altro giorno dice “Evidentemente pare che - ma non ci credo nemmeno io - io sia un politico”.

    Intanto, anche le elezioni sono diventate un evento quantistico: si dice sempre con certezza che ci saranno, ma non sapremo che ci saranno state finché non ci saranno effettivamente state.

    (chiedo scusa continua)

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  40. (chiedo scusa continua)

    Il mondo del lavoro pure è strutturato come un enorme esperimento di Schroedinger: non è fatto per garantire la sopravvivenza del gatto, ma per vedere se ce la fa. L’italia avrebbe un livello strutturale di disoccupazione (cit) ci dicono, così è inutile chiedere lavoro. Se poi quando apri la scatola il lavoratore è morto - pace, c’era pure una probabilità strutturale di morte sul lavoro. Che poi aiuta pure la sostenibilità del sistema previdenziale (ricit).

    Più intimisticamente si discute già da tempo se interpretare il processo di farsi un’opinione come un collasso della funzione d’onda cerebrale - una sorta di illuminazione, un processo irreversibile, un'idea da cui non si torna più indietro. Certamente questa è una ipotesi che trova evidente riscontro in tante affermazioni piene di sicumera scolpite nella pietra cerebrale di “attivisti di sinistra” (pietra che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il lor guardo esclude). Se il cervello (oddio..) è un sistema chiuso, in cui non entrano più dati o non vi sono mai entrati, tutto è chiaro - e morto (come il gatto).

    E come non menzionare la saga dei QE, Quantum Easing: “Whatever it takes” è una formula genuinamente quantistica e probabilistica: si dichiara un’alta probabilità di intervenire, senza specificare né come né quando, ma questa probabilità basta e avanza.

    C’è infatti una caratteristica importante e poco compresa dei processi quantistici o di quelli stocastici dei mercati. Originato dal greco stokastikos, mentre sembra suonare come ad cazzum, “stocastico” nasconde invece come origine “che mira bene”. In pratica, un processo confuso che però va in una direzione ben precisa. Così nell’epoca in cui la “sinistra” orienta le sue politiche a “garantire la legislatura ai mercati” (cit), finisce per seguire processi che sfuggono alla sua comprensione ma che fanno precisi interessi. Non capisce niente giorno per giorno, ma lo sappiamo in media dove va (…dove ogni altra cosa, dove va la foglia di rosa, e dell’alloro - cioè nella discarica della SStoria.).

    Infine, torna pure il principio di scarsità: in un mondo quantistico, tutto va verso il quantizzato, ordine un euro o ordine miliardi di euro. Miliardi hanno uno, e uno ha miliardi. Però ancora, si può vivere nell’illusione, nel sogno. Nella scatola di Schroedinger si crede di essere benestanti o politicamente fighi, seppure invece siamo likely dei poveracci. Il lavoro dei milionari è di farci continuare nel sogno, di non aprire la scatola. Bagnai, tu uccidi un gatto morto. :)

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  41. La morale, a me pare, è che i francesi volevano fregare i tedeschi ma si sono fatti fregare alla grande. Noto anche lo stile, tipico del cavajere nero, con cui questa verità è stata gettata in faccia ai nostri cugini transalpini. Avranno capito?

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  42. La morale è che, politicamente parlando, Mitterand o era un coglione o era un venduto. O tutti e due!

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  43. ...la morale è: L'euro non è solo una moneta....

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  44. Nel complesso la funzione ammortizzante della flessibilità del cambio nominale per un’economia non rigidamente mercantilista è coerente coi dati ed è ben illustrata dagli interventi precedenti. Un punto (probabilmente marginale) non mi è del tutto chiaro: perché a ridosso del secondo shock (dal 2006 al 2009) la Francia, nonostante un comportamento più ’virtuoso’ in termini di andamento dei prezzi (a cambio fisso, i beni francesi tendono ad abbassarsi di costo per i tedeschi), mostri rispetto alla Germania un progressivo aumento dello scarto di disoccupazione (che decresce per entrambi, ma abbastanza più rapidamente in Germania). Naturalmente c’è da considerare l’effetto delle riforme Hartz, ma questo sembra spostare almeno in parte l’anomalia internamente al dato tedesco; ovvero al fatto che dal 2006 al 2009, a fronte dell’avvio di tali riforme e della concomitante inversione di rotta (con repentino calo) della disoccupazione tedesca, la Germania mostri una non del tutto (?) trascurabile perdita di competitività, in termini di prezzo, rispetto alla Francia. O forse è semplicemente la Francia a essere stata in quel triennio particolarmente disciplinata (ma allora perché il suo calo della disoccupazione rallenta?)

    PS: ovviamente è solo un mio dubbio che condivido.

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  45. Non ho ancora sufficienti competenze tecniche per comprendere tutto, però mi pare evidente la diversa reazione ai 2 shock USA in termini di disoccupazione, dovuta ai diversi regimi di cambio, per cui mentre nel 2ndo caso la Germania ha gentilmente imposto disoccupazione alla Francia...Per il resto, vado a studiarmi il post sul tasso di cambio reale, che ancora non ho approfondito.

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  46. Rispondo senza copiare.

    Qui abbiamo:
    - uno shock esogeno (recessione USA)
    - l’andamento del cambio reale (cambio nominale + inflazione)
    - l’andamento della disoccupazione.

    Cosa succede:
    - nel ’91: shock esogeno e la disoccupazione differenziale rimane abbastanza costante a scapito di un grossa variazione del cambio reale.
    - nel 2008: shock esogeno la disoccupazione differenziale diverge a fronte di una sostanziale stabilità del cambio reale.

    Se lo stesso sistema evolve in due modi opposti a fronte di uno stesso stimolo vuol dire che qualcosa è cambiato.

    Ipotizzo che il colpevole vada a ricercarsi nel cambio nominale bilaterale tra FRF e DEM: sufficientemente variabile negli anni 90 e completamente fisso nel 2008 (EURO).
    Questo spiegherebbe che
    - lo shock del ’91 ha colpito in modo differente FRA e GER (in quanto economie differenti) e quindi è stato assorbito in modo differente, dato che le due valute erano sufficientemente slegate tra loro hanno potuto assorbire indipendentemente lo shock rivalutandosi in modo differente (per la parità dei poteri di acquisto);
    - anche lo shock del 2008 ha colpito in modo differente FRA e GER (sempre in quanto economie differenti), ma avendo tra di loro un cambio nominale fisso (EURO) hanno dovuto rispondere all’USD nello stesso modo trasferendo lo shock alle altre variabili: l’altra componente del cambio reale (l’inflazione) aveva meno margine di assorbimento e pertanto lo shock si è trasferito in gran parte sui lavoratori determinando una divergenza dei tassi di disoccupazione.

    Se corretto quanto ho scritto, il cambio fisso (EURO) ha spostato la concorrenza dalla valuta al lavoro, come peraltro ampiamente previsto.

    Ehm...Se nota troppo!?

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  47. Ho letto le altre risposte, vorrei aggiungere solo due cose, sconnesse fra loro.

    La prima: è impressionante la divergenza, evidenziata nella prima figura, fra i tassi di disoccupazione di Francia e Germania dopo il 2008. Se questa mostruosità ha fatto "arrabbiare" me (italiano e occupato), figuriamoci cosa provocherebbe nei francesi.

    Seconda cosa (piccola precisazione): nella seconda figura mi ha incuriosito la rapidità del movimento del tasso di cambio reale FRA/GER fra il 1991 e il 1995 (si passa da 1.04 a circa 0.96); all'epoca noi ci siamo temporaneamente sganciati, ma penso che Francia e Germania fossero sempre legate dentro lo Sme.
    Dai dati che ho trovato si vede che un parte del suddetto movimento dipende dalla svalutazione del franco sul marco (se ho fatto bene i conti, con la sola svalutazione il tasso reale da 1.04 sarebbe passato a 1.015) mentre l’altra parte, più consistente, dipende ovviamente dalla diversa inflazione nei due paesi (ad esempio nel 1991 la Francia aveva il 3% mentre la Germania arrivò al 5,75%, forse a causa della riunificazione. Riunificazione che verosimilmente ha inciso anche sulla disoccupazione tedesca).
    Forse sto dicendo la probabile banalità che, indipendentemente dalla causa degli shock (esterni o interni), rimane comunque il nesso fra tasso reale e andamento delle disoccupazioni.
    (chiedo scusa per gli errori)

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  48. Quindi è probabile che al prossimo shock esogeno USA facciamo (inteso come Europa) la "guerra" ai tedeschi e la storia si ripete (per la terza volta)?!? Che poi sarebbe tutti nazisti contro nazisti stavolta! (Noi italiani as usual combatteremo contro tutti poi diremo che abbiamo vinto, ci piace vincere facile).

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  49. Beggar thy neighbour policy (altro che solidarietà europea).

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