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lunedì 21 maggio 2012

1992: le "lievi imprecisioni" del Corsera


Avrei altro da fare, ma quando è troppo è troppo.



Mi sono già occupato del modo in cui certe fonti di (dis)informazione riportano quello che potrebbe accadere se la dracma uscisse dall’euro (in particolare, su Repubblica). Non credevo che la mia indignazione per una certa tendenziosa superficialità potesse essere superata. Ma a Roma si dice che il peggio non è mai morto. E infatti, un lettore del blog mi segnala un articolo che suscita in me un’indignazione ancor più motivata e profonda.

Perché, vedete, Livini, l’autore del “pezzo” di Repubblica, in fondo faceva un esercizio ipotetico (cosa accadrebbe se...), servendosi, tra l’altro di una fonte in lingua inglese. Volendo essere indulgenti, le barriere linguistiche e una scarsa dimestichezza con la logica degli esperimenti controfattuali potevano spiegare la lieve esagerazione commessa: quella di valutare i costi del ritorno alla dracma a una somma pari a circa il 40% del Pil dell’intera eurozona (una volta e mezzo il Pil tedesco), anziché all’1.2% del Pil dell’Eurozona (metà del Pil greco), come riportato dalla sua fonte. Peccati veniali, cosa volete che sia: una differenza di alcune migliaia di miliardi di euro, ma si sa, se uno sceglie una carriera “letteraria”, si può giustificare (?) la sua scarsa dimestichezza con le aritmetiche, e poi, ripeto, qui in ogni caso si trattava di controfattuali, cioè di stabilire “cosa succederebbe se”. E siccome “cosa succederebbe se” lo scopriremo solo vivendo, come dire, certo, è una gaffe clamorosa, certo, è casualmente (?) orientata nel senso di diffondere quel messaggio terroristico che evidentemente in Italia tutti i quotidiani vogliono diffondere, certo, un quotidiano nazionale non è un blog e dovrebbe agire in modo più responsabile, però, insomma, via, su, si può essere indulgenti (e poi l’autore è amico di un amico: a proposito, siete ancora amici dopo che hai detto che è incompetente?...).

Ma l’articolo del Corriere della Sera di cui voglio parlarvi tante scuse non ne ha. Anche in esso si applica estesamente quello che Popper chiamava il pinball theorem:

Hyp: if my grand-father had had five balls
Th.: he would have been a pinball

Insomma: “si mmi nonno c’aveva cinque palle era ‘n flipper”, come dicono i saggi romani quando vogliono stigmatizzare la futilità di certi controfattuali un po’ campati in aria.

Ma non è sui controfattuali di questo articolo che voglio intrattenervi: ripeto, quello che succederà ai mutui, ai tassi, ecc. lo vedremo presto, e ovviamente non sarà né una passeggiata, né un Armageddon. Viceversa quello che è successo nel 1992 lo abbiamo visto tutti (almeno, chi c’era), ed è consegnato alle statistiche economiche. Riportarlo in modo grossolanamente distorto, per dedurne catastrofi epocali per noi in caso di ritorno alla dracma (o alla lira), mi sembra quindi difficilmente scusabile. Gli autori si espongono così, con una certa ingenuità, a una smentita, e soprattutto fanno sorgere motivati sospetti, visto che la loro distorsione va, guarda caso, nel solito senso: quello di ribadire nel cranio del lettore che non c’è alternativa, che fuori dall’euro sarebbe la tragedia. Comincio a convincermi del contrario, a giudicare da quante menzogne vengono dette da chi sostiene la tesi catastrofista.

Per farvi capire quanto tendenziosamente distanti dalla realtà siano le affermazioni dei due autori, occorre però che spieghi rapidamente a chi non lo sa:

1)      come funziona la bilancia dei pagamenti, e

2)      come funzionavano gli accordi di cambio dello Sme.

Come sempre, sono i dettagli a far la delizia dell’intenditore. Forse vi annoierò un po’, ma potrebbe valerne la pena.



La bilancia dei pagamenti in pillole

La bilancia dei pagamenti registra i pagamenti determinati dagli scambi di merci, servizi e prodotti finanziari fra i cittadini residenti in un paese e i non residenti. Lo scopo è quello di stabilire se il saldo fra pagamenti ricevuti e pagamenti effettuati è positivo o negativo (o nullo). Non c’è nulla di molto strano: ognuno di noi ha una sua personale bilancia dei pagamenti. Quando lavoriamo esportiamo servizi, e in cambio incassiamo denaro. Quando facciamo la spesa importiamo merci, e in cambio esborsiamo denaro. Quando mettiamo i soldi in banca, esportiamo un capitale (e in cambio riceviamo un pezzo di carta che ci permette di recuperare il capitale con gli interessi). Quando contraiamo un mutuo, importiamo un capitale (e in cambio firmiamo un pezzo di carta nel quale ci impegniamo a restituire il capitale con gli interessi). Tutti capiscono che alla fine della storia, non si può solo pagare: bisognerà pure incassare qualcosa, ogni tanto, altrimenti per effettuare gli acquisti occorrerà contrarre debiti. Semplice, no? Se non lavoro o non mi pagano devo comprare il pane a credito: cioè a debito.

Bene.

Quello che succede per ognuno di noi rispetto a tutti gli altri, succede anche per la somma di tutti noi rispetto a chi risiede in un altro paese. Quindi in Italia entra valuta estera se gli italiani vendono merci a non residenti (esportazioni di merci) o vendono titoli a non residenti (importazioni di capitali), mentre esce valuta estera se si acquistano merci da non residenti (importazioni di merci) o si acquistano titoli da non residenti (esportazioni di capitali).

Dato che nel 1992 avevamo la nostra valuta, mi preme farvi capire la relazione fra queste operazioni e il prezzo della valuta del paese, cioè il suo tasso di cambio. Capiamoci: dire “entra valuta estera” significa dire “viene domandata valuta nazionale”. Perché? Perché i casi sono due: l’esportatore italiano o viene pagato in lire (e allora è l’importatore estero che ha domandato lire sul mercato valutario, offrendo la valuta del suo paese), o viene pagato in valuta estera (e allora è l’esportatore italiano che si rivolge alla propria Banca centrale – ovviamente non di persona, ma tramite il sistema bancario – offrendo la valuta estera e domandando valuta nazionale). Quindi ogni operazione che determina un saldo positivo dei pagamenti tende a far salire il cambio della valuta nazionale, perché il saldo positivo è appunto una domanda netta di valuta nazionale. Di converso
tutto quello che fa defluire valuta estera dal paese (cioè determina un’offerta di valuta nazionale) tende a far deprezzare il cambio. Esempio: l’importatore italiano che chiede alla propria Banca centrale dollari (quindi domanda valuta estera e offre valuta nazionale) per pagare l’esportatore estero. Insomma, il residente che vuole un bene o un titolo estero, per acquistarlo domanda valuta estera, offrendo valuta nazionale, che quindi si deprezza.

Alla fine della giornata, se i pagamenti sono in equilibrio, non ci sarà né offerta né domanda netta di valuta nazionale: tante ne è stata domandata, tanta né è stata offerta: il suo prezzo, cioè il tasso di cambio, rimarrà stabile.

Ma se i pagamenti non sono in equilibrio, i casi sono due:

1)      c’è stato eccesso di domanda di valuta nazionale (da parte di esportatori di beni o importatori di capitali): e in questo caso il cambio tenderà ad apprezzarsi;

2)      c’è stato eccesso di offerta di valuta nazionale (da parte di importatori di beni o esportatori di capitali): e in questo caso il cambio tenderà a deprezzarsi.

Ma... se il cambio è fisso come si fa?

Capiamoci. Il cambio non è la costante di gravitazione universale. Non è qualcosa di iscritto dalla divinità nel grande libro della creazione. È una cosa umana, mutevole, transeunte e convenzionale come tutte le cose umane. Dire che il cambio è fisso non significa dire che esiste da qualche parte un “muro dei cambi” dove nostro Signore, o Mosè sceso dal Sinai, con un gran martellaccio e un chiodo “fissano” il cambio a una certa altezza. No, no, non è così. Dire che il cambio è fisso, in un’economia moderna, significa dire che qualcuno interviene attivamente, giorno per giorno, per ripristinare sul mercato valutario condizioni di equilibrio.

Cosa vuol dire “ripristinare condizioni di equilibrio”?

Vuol dire che:

a)      se c’è eccesso di offerta di valuta estera (eccesso di domanda di valuta nazionale) la Banca centrale, per evitare che il cambio si apprezzi:

                                            i.            può fare in modo che venga chiesta meno valuta nazionale, e/o
                                          ii.            può acquistare lei la valuta estera in eccesso di offerta, mettendola nelle proprie riserve ufficiali.

b)      se c’è eccesso di domanda di valuta estera (eccesso di offerta di valuta nazionale) la Banca centrale, per evitare che il cambio si deprezzi:

                                            i.            può fare in modo che venga chiesta più valuta nazionale, e/o
                                          ii.            può vendere lei la valuta estera richiesta, prendendola dalle proprie riserve ufficiali, e “pulendo” così l’eccesso di offerta di valuta nazionale.

Vediamo prima i sottocasi (i): come si fa a fare in modo che venga chiesta più o meno valuta nazionale? Bisogna distinguere fra lungo e breve periodo. Nel lungo periodo, certo, se il tuo cambio si apprezza, i tuoi prodotti diventano più cari per gli importatori esteri, quindi le tue esportazioni diminuiscono, quindi la domanda di valuta nazionale (offerta di valuta estera) cala, quindi ti riporti in equilibrio. Il contrario se il tuo cambio si deprezza. Ma quanto tempo ci vuole? E i fixing del cambio avvengono quotidianamente (anzi, ormai minuto per minuto). Nel day by day bisogna agire rapidamente, e allora lo strumento diventa il tasso di interesse.

Facciamo il caso (b)(i): c’è eccesso di offerta di valuta nazionale (saldo negativo dei pagamenti): la Banca centrale alza il tasso di interesse, gli investitori esteri sono invogliati, domandano titoli in lire, e così le scarse esportazioni (o le eccessive importazioni) di merci sono bilanciate da un afflusso (importazione) di capitali: saldo nullo, cambio stabile. Se invece il paese si trova in surplus, può far scendere il tasso di interesse: in questo modo gli afflussi per esportazioni (nette) di beni vengono compensati da deflussi di capitali: saldo nullo, cambio stabile.

Questo meccanismo (mantenimento del cambio fisso agendo sul tasso di interesse per bilanciare con i movimenti di capitali gli eccessi di domanda/offerta di valuta) normalmente funziona, tranne in due casi.

Il primo caso è quando non lo si vuole far funzionare. Esempio: la Cina. Dopo la crisi asiatica, la Cina ha agganciato il proprio cambio al dollaro e si è mantenuta in surplus strutturale. Tutti domandavano renminbi, ma il cambio non saliva. Perché? Perché la Banca centrale acquistava lei tutti i dollari offerti in cambio di renminbi, e li metteva nelle proprie riserve ufficiali. Perché? Ad esempio perché la crisi asiatica aveva dimostrato che per un paese ancora in via di sviluppo non è una cattiva idea dotarsi di una massa di manovra da spendere sui mercati valutari laddove ci sia necessità di difendersi da attacchi speculativi. Better safe than sorry.

Il secondo caso è quando il meccanismo si rompe. Esempio: la Svezia. Durante la crisi valutaria del 1992, il tasso di interesse in Svezia arrivò al 500%. Generoso quanto inutile tentativo. Chi può credere a un tasso simile? Quando arrivi a offrirlo di fatto hai già dichiarato di essere sconfitto. A quel punto l’unico modo che hai a disposizione per “difendere” il cambio è “spararti” tutte le riserve ufficiali (caso (b)(ii)) e poi svalutare. Se svaluti prima regali meno riserve ai mercati.



Lo Sme in pillole

Il Sistema Monetario Europeo, instaurato alla fine del 1979, era un accordo di cambio fra i principali paesi europei (a geometria variabile nel tempo), con il quale questi si impegnavano a far oscillare il cambio delle rispettive valute entro una banda molto ristretta (±2.25%) attorno a una “parità centrale” definita rispetto a una valuta scritturale, l’Ecu (European Currency Unit). Insomma, il cambio era praticamente fisso. Per inciso, vi ricordo che anche nel regime di Bretton Woods il cambio non era esattamente fisso, ma poteva oscillare di ±1% intorno alla parità centrale (definita rispetto al dollaro). Insomma: anche i cosiddetti sistemi di cambi “fissi” un minimo di flessibilità ce l’avevano, a differenza dell’euro: chiaro, no?

L’Ecu era una unità di conto definita come “paniere” (media ponderata) dei cambi delle valute europee, con pesi pari alle rispettive quote sul Pil europeo. Insomma: ci si impegnava a non scostarsi troppo dal “valore medio” delle valute della zona.

Vi faccio notare due cose.

Primo: se, partendo dalla posizione centrale, il paese A si portava al margine superiore della banda e il paese B a quello inferiore, di fatto A aveva rivalutato del 5% rispetto ad B, o B svalutato del 5% rispetto ad A. Non era poco (per i precisini: in realtà l’aggiustamento era lievemente asimmetrico per motivi tecnici che non interessano, e quindi l’entità complessiva era del 4.5% anziché del 5%: oggi con l’euro abbiamo lo 0% di flessibilità). La lira poi, riconosciuta figlia di un dio minore, aveva inizialmente negoziato una banda di oscillazione più ampia (±6%), quindi la sua flessibilità era ancora maggiore.

Secondo: se una valuta si trovava persistentemente spinta al margine inferiore (superiore) della banda, la rispettiva Banca centrale doveva intervenire innalzando (abbassando) il tasso di interesse o acquistando (vendendo) la propria valuta in cambio di valuta estera. Naturalmente anche qui l’origine del problema era nella competitività: si trovava spinto verso il basso il paese con più inflazione, che quindi aveva partite correnti tendenzialmente in rosso (poche esportazioni, molte importazioni). Per un paese simile la situazione poteva rivelarsi insostenibile:

1)      perché essendo costretto a tenere alti i tassi di interesse, vedeva rapidamente deteriorarsi la propria posizione fiscale (vedi Italia);

2)      perché se invece decideva di intervenire a sostegno della propria valuta acquistandola, dopo un po’ finiva le proprie riserve ufficiali, ed era costretto ad arrendersi.

Per rimediare a queste prevedibili, prevedibilissime situazioni di insostenibilità, lo Sme aveva previsto (appunto) due meccanismi. Una valuta spinta all’estremo inferiore (o superiore) della banda di oscillazione poteva:

1)      rinegoziare la parità centrale, concordandone una più bassa (o più alta) con i partner europei;

2)      ricorrere all’aiuto del Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria (FECOM).

Notate: sono due meccanismi del tutto analoghi a quelli previsti a suo tempo dal sistema di Bretton Woods. Anche in quel sistema era possibile rinegoziare la parità col dollaro in caso di squilibri “fondamentali”, ed era possibile (è possibile) ricorrere all’aiuto del Fondo Monetario Internazionale in caso di squilibri di breve periodo. A proposito: voi il FECOM lo avevate mai sentito nominare? Non credo. Perché? Semplice: perché ovviamente già allora pochi, o meglio nessuno, erano interessati a soluzioni cooperative delle crisi. E perché? Semplice: perché dalle soluzioni “traumatiche” c’era molto, ma molto da guadagnare.

Eh sì! Perché un sistema di cambi fissi ma aggiustabili è esattamente quello che ci vuole per favorire la cosiddetta “speculazione destabilizzante”.

Pensateci. Se un paese era spinto al margine inferiore della banda, voleva dire che stava già da tempo in una situazione di tendenziale deficit, quindi stava già accumulando debiti con l’estero. Su quei debiti stava pagando interessi sempre più alti (a causa del tentativo della Banca centrale di “difendere” la parità del cambio), il che aggravava la situazione (interessi più alti = pagamenti più consistenti di redditi all’estero = maggiore deficit). Non solo. Se la situazione si aggravava, la Banca centrale poteva sì intervenire “pulendo” il mercato, cioè comprando lire contro dollari o marchi. Ma naturalmente la Banca centrale italiana non può stampare dollari o marchi. Gli speculatori sapevano bene quando la Banca centrale stava per finire le sue munizioni. A quel punto scatenavano una massiccia vendita di attività denominate lire, acquistando in cambio marchi, il che dava una spinta all’ingiù al cambio. La Banca centrale italiana finiva le riserve (di fatto, vendeva agli speculatori tutti i marchi che possedeva) e poi era costretta a svalutare (così il giorno dopo gli speculatori con gli stessi marchi si compravano il 10% di lire in più). Semplice, no? E allora perché ricorrere al FECOM, perché aggiustare un meccanismo che, così com’era, faceva fare tanti bei soldini a chi aveva le disponibilità sufficienti per manovrare sui mercati valutari?

Tenete presente che il problema, ora come allora, era provocato da due ingredienti: l’esistenza di un differenziale di inflazione, che peggiorava la posizione competitiva del paese in deficit; la rigidità del cambio, che impediva di procedere con riallineamenti costanti, evitando problemi. Naturalmente durante tutti gli anni ’80 i riallineamenti c’erano stati, sia al rialzo che al ribasso (la cronologia è qui). Non era morto nessuno. La decisione di evitarli a tutti i costi era una decisione politica, non tecnica, presa per i motivi per i quali si prendono le decisioni politiche: perché qualcuno ci guadagnava (o ci avrebbe guadagnato).



Il 1992

Vi ricordo che nel 1986 aveva avuto luogo l’ultimo riallineamento importante della lira. E vi ricordo anche che nel 1991 la lira era entrata nella banda di oscillazione ristretta (cioè era passata da una banda del ±6% a una del ±2.5%, ovviamente più difficile da difendere). E vi ricordo anche che dal 1986 al 1991, cioè nei 5 anni precedenti il 1992, l’Italia aveva avuto in media quattro punti di inflazione in più della Germania (geniale l’idea di entrare in banda ristretta con un simile differenziale di inflazione!). Gli ingredienti per un’esplosione c’erano tutti, e infatti l’esplosione avvenne. Ma sentite come la raccontano gli amiconi del Corriere.



“il nostro Paese venne costretto ad abbandonare lo Sme, il sistema monetario europeo, dopo un furioso attacco speculativo. Il dopo è storia, non finanza fatta con i «se». Tra maggio e ottobre la lira perse il 25% rispetto al marco tedesco. Nel periodo successivo i Bot andarono al 17%, l'inflazione schizzò e i titolari di un mutuo in Ecu - il paniere che rappresentava le divise europee - o in altre monete straniere maledissero la scelta extra valutaria. Perché la lira perse terreno rispetto a tutte le monete forti.”



Asserzione numero 1: in seguito a un attacco speculativo la lira perse il 25% rispetto al marco fra maggio e ottobre.

La Fig. 1 riporta un decennio di tasso di cambio lira/Ecu (in blu) e lira/marco (in rosso). I tassi sono quotati “incerto per certo”, cioè misurano quante lire ci vogliono per acquistare un’unità delle altre valute, quindi se aumentano vuol dire che ci vogliono più lire, cioè che la lira si svaluta. Riporto il tasso col marco perché è quello citato dagli autori, e quello con l’Ecu perché era il fulcro del sistema dei cambi. Va da sé che siccome già allora la Germania esprimeva una quota importante del Pil europeo, e per di più le valute di Olanda, Belgio e Austria erano strettamente legate alla sua, ovviamente il “paniere Ecu” seguiva, come dire, le vicende dell’uovo più grosso. Voglio dire che, come si vede nella figura, i tassi lira/marco e lira/Ecu si muovevano di conserva.



La Fig. 2 riporta quello che è successo a questi due cambi fra il maggio e l’ottobre del 1992.



Abbiamo “zoomato” sia in larghezza, considerando solo i sei mesi dei quali gli autori parlano, sia in altezza, rappresentando le due serie su due assi diversi, per far vedere meglio cosa è successo: il cambio con l’Ecu è misurato sulla scala verticale di sinistra, quello col marco sulla scala verticale di destra. A sentire gli autori, sembra che la lira abbia progressivamente perso terreno, in questi sei mesi,  sotto le ondate di un attacco speculativo (come sono cattivi, gli speculatori, e la povera liretta non poteva difendersi). Ora, è evidente che le cose non stanno così. Fra maggio e agosto i due tassi di cambio stanno fermi, immobili (variazione media dello 0% al mese). Poi fra agosto e settembre vediamo una fiammata verso l’alto, cioè una svalutazione: ci vogliono 48 lire in più per acquistare un marco (il 6.3% in più) e 74 lire in più per un Ecu (il 4.8% in più). E fra settembre e ottobre, un’altra svalutazione: ci vogliono altre 73 lire in più per un marco, e altre 111 lire in più per un Ecu (rispettivamente, un altro 9% e 6.8%). Quindi, in una sola frase (“Tra maggio e ottobre la lira perse il 25% rispetto al marco tedesco”) ci sono due errori: intanto, la perdita complessiva fra maggio e ottobre fu del 17% rispetto al marco (e del 12% rispetto all’Ecu). Poi, non avvenne “fra maggio e ottobre”, ma “fra settembre e ottobre”.

Questo non è un dettaglio: fa parte del meccanismo dello Sme, e soprattutto di come si era deciso di gestirlo. Si era, evidentemente, deciso di gestirlo rinviando il più possibile i riallineamenti, che pure erano perfettamente previsti, leciti e consentiti dalle regole scritte. Perché? In teoria per un problema di “credibilità”: la rigidità del cambio, si diceva, avrebbe reso più credibili le politiche antinflazionistiche dei governi periferici. Ma in pratica il rinvio dei riallineamenti, a conti fatti, otteneva un unico, meno nobile,  scopo: quello di consentire agli speculatori dei guadagni ingenti e immediati una volta arrivati al punto di rottura.

Se veramente la lira avesse “perso terreno” gradualmente fra maggio e ottobre, ovviamente gli speculatori avrebbero guadagnato molto di meno. Perché? Perché certamente non si sarebbero messi in tasca il 7% il 14settembre. Magari si sarebbero messi in tasca il 2% a maggio, ma il riallineamento avrebbe ridato fiato all’economia, rinviando riallineamenti futuri, e rendendoli meno onerosi. Quella di “caricare la molla” fino al punto di rottura era evidentemente una decisione politica.

Capiamoci con un esempio tratto dalla nostra tragica attualità. Secondo voi, se le persone così duramente colpite dal terremoto in Emilia avessero potuto scegliere fra tre scosse di secondo grado e una di sesto grado (quella che purtroppo si è verificata), cosa avrebbero scelto? È chiaro: tre scosse meno violente. Ma il terremoto è un “act of God”, dicono gli inglesi, che ha solo vittime, solo perdenti: non ci sono vincitori. La svalutazione, invece, è un costrutto umano, ed ha vincitori e perdenti. E naturalmente i vincitori ci guadagnano di più quanto più grande è la scossa.

Ecco perché le cose non sono andate come raccontano i due (progressiva perdita di terreno fra maggio e ottobre) ma come raccontano i dati: perdita secca a settembre.



Asserzione numero 2 – “Nel periodo successivo i Bot andarono al 17%”

E vediamoli i tassi di interesse italiani. Per fissare le idee, ve li faccio vedere nei 24 mesi dall’inizio del 1992 alla fine del 1993. Secondo i nostri amiconi, a partire da novembre (periodo successivo alla svalutazione), dovremmo osservare un’impennata dei tassi. E infatti:



Ho mantenuto le definizioni della mia fonte (le International Financial Statistics). Vedete, il tasso sui Bot è il Treasury Bill Rate, che effettivamente raggiunge un massimo pari al 18% (per l’esattezza, 17.98%) ma, dettaglio, non dopo la svalutazione, ma durante. In effetti, noi stiamo usando dati mensili. Se avessimo dati giornalieri, vedremmo che il picco viene raggiunto prima della fatidica data del riallineamento (14 settembre). Come mai? Ve l’ho spiegato prima. Il tasso di interesse andò alle stelle al culmine della crisi, nel tentativo strenuo, ma matematicamente destinato a fallire, di difendere la parità con l’Ecu. E quindi gli amiconi stanno mentendo, perché, una volta svalutato, e addirittura abbandonati gli accordi di cambio (il 17 settembre), ovviamente la necessità di difendere il cambio veniva meno, e infatti i tassi di interesse dopo la svalutazione rapidamente scesero, non salirono, come vi dicono gli autori (sapendo di mentire?). Dopo ottobre il tasso sui Bot era già sceso di 2.5 punti rispetto al massimo, e a febbraio del 1993 era sceso di quasi sei punti, collocandosi a 12.05, cioè sotto il valore di gennaio 1992 (12.18). Quindi la storia che l’abbandono del cambio fisso ha fatto impennare i tassi è falsa. E del resto, perché avrebbe dovuto essere vera?


Asserzione numero 3 – “L’inflazione schizzò”

Ah, già, l’inflazione! Certo, certo, lo sappiamo quale relazione c’è fra svalutazione e inflazione: una relazione che a voler esagerare potremmo definire tenue, e questo sia sulla base dei dati, che di precise teorie economiche (ne abbiamo parlato qui). Ma il piddino medio è educato al terrore dell’inflazione importata. Per lui la svalutazione si trasferisce sui prezzi con un coefficiente pari a 1 (quello che gli economisti chiamano coefficiente di pass-through, sì, proprio quello che in tutti gli studi empirici risulta invece molto più basso). Tant’è che i nostri autori dicono solo “schizzò”, senza neanche dire fino a dove, perché si dà per scontato che se il cambio si svalutò del 25% (anche se era il 17%), l’inflazione sarà salita almeno al 25% (o al 17%). E in effetti, se l’inflazione fosse “schizzata”, ci saremmo anche potuti aspettare un incremento dei tassi di interesse (che normalmente si adeguano all’inflazione). Ma l’incremento dei tassi non c’è stato, e ovviamente non c’è stato nemmeno lo “schizzo” (metafora poco elegante).

Lo abbiamo già visto con dati annuali nella Fig. 2 di questo post, ma rivediamolo con i dati mensili. La Fig. 4 riporta il tasso di inflazione e di svalutazione calcolato mese per mese (la cosiddetta variazione congiunturale).



Non so se è chiaro: le svalutazioni, come vedete, raggiungono quasi il 9%, ci sono poi rimbalzi con rivalutazioni che arrivano al 4% (sempre mese per mese), ma non abbiamo né inflazione al 9% nel primo caso, né deflazione al 4% nel secondo: i prezzi si muovono molto, ma molto, ma molto di meno del tasso di cambio. Chiaramente, siccome i prezzi non sono influenzati dal cambio, cade l’idea (che forse gli autori hanno in testa) di una fiammata dei tassi causata da uno “schizzo” dell’inflazione a sua volta causato dalla svalutazione del 25% (che invece era il 17%). Il tasso di crescita dei prezzi (l'inflazione) se ne va bello pacioso per la sua strada, senza essere minimamente affetto dalle paturnie del cambio. Se volete, apriamo lo zoom: ve lo faccio vedere su un periodo più ampio, considerando i livelli (cioè il tasso di cambio, e l’indice dei prezzi):



Ecco, giudicate voi: il livello dei prezzi è in rosso, quello del cambio in blu. Vi sembra che quando il cambio schizza verso l’alto (svalutazione) i prezzi ne risentano? A me sembra che continuino ad andare dritti per la loro strada, con una crescita (inflazione) pressoché costante. E infatti è così. Chi dice il contrario, chi dice che la svalutazione porterebbe altrettanta inflazione e quindi alti tassi di interesse, è solo un dilettante (perdonabile) o un furbastro (meno perdonabile). I fatti, in ogni caso, stanno in un altro modo.


Sintesi: i nostri raccontano la storia del 1992 in tre affermazioni, che sono tutte e tre false. Sono false non per una sfortunata fatalità, ma perché, come vi ho spiegato, forse annoiandovi, contraddicono frontalmente la logica del sistema allora vigente:

1)      la svalutazione non fu graduale ma one shot perché questa era la logica del sistema che prevedeva cambi fissi ma aggiustabili, e perché in questo modo gli speculatori ci guadagnavano di più;

2)      i tassi di interesse dopo la svalutazione non salirono ma scesero, perché una volta svalutato (e ancor più dopo l’uscita dallo Sme) non era più necessario tenerli alti per difendere il cambio;

3)      l’inflazione non schizzò verso l’alto perché non lo fa mai, dato che il coefficiente di pass-through è molto ma molto inferiore a uno.

E ora credo di non dovervi più spiegare perché da circa 20 anni non leggo più i giornali italiani. Voi regolatevi come credete, ma se poi vi mettono paura dell'uomo nero, e di notte avete incubi, non chiamate me. I miei figli hanno smesso da un po', sinceramente faccio a meno di ricominciare...






“Perché vive un uomo simile?” ruggì sordamente Dmìtrij Fiòdorovič, quasi fuori di sé dalla collera, alzando le spalle in modo tale da sembrare quasi gobbo, “no, ditemi, gli si può ancora permettere di disonorare con la sua presenza la terra?” e girò lo sguardo su tutti, indicando con la mano il vecchio. Egli parlava con lentezza e misura... Ma tutta quella scena, giunta ormai al colmo dello scandalo, finì nel modo più inatteso. A un tratto lo starets si alzò. Aljòša, che dalla paura provata per lui e per gli altri era quasi smarrito, ebbe tuttavia il tempo di sostenerlo per un braccio. Lo starets fece un passo verso Dmìtrij Fiòdorovič e, giuntogli vicinissimo, si abbandonò dinanzi a lui in ginocchio. Aljòša credeva già che fosse caduto per lo sfinimento, ma non era così. Inginocchiatosi, lo starets si prosternò a Dmìtrij Fiòdorovič con un perfetto, preciso e consapevole inchino, e sfiorò anche la terra con la fronte.

134 commenti:

  1. Scusate: ora mi immedesimo, prendo l'eskimo, il megafono, e vado a dire le stesse cose davanti a una fabbrica, altrimenti sono inutili e non amo l'umanità... Il che, peraltro, implica che anche voi siate inutili e/o non apparteniate all'umanità. Oh, a scanso di equivoci, non lo penso io: lo pensa uno che crede di essere acuto e che ha estesamente commentato il post precedente. Per inciso, se qualcuno vi dice qualcosa del genere e volete mandarlo al diavolo feel free, questa è casa vostra...

    Qualcuno ha un indirizzo di una fabbrica? Io sono elitista... Non avrei idea... Forse sulla Tiburtina... Fa lo stesso se ci passo domani andando a Pescara? E il megafono chi me lo presta?

    Fatemi sapere: io anelo (con una elle sola) ad incidere profondamente nella realtà sociale di questo paese, che certo se lo merita... nonostante voi siate inutili (come me)!

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    1. Caro Prof. io la assolvo! La mia prima impressione era stata simile, credo, a quello che "ha estesamente commentato" il suo post precedente. Ma dopo aver frequentato questo blog per ca 2 mesi ho capito che è stata una impressione sbagliata. Anche sulla questione Donald per molti versi ha ragione, anche se criticandolo ha causato un po' di astio tra persone dello stesso fronte (antieuro, diciamo) e anche se resta il fatto che senza Donald non sarei mai arrivato a leggere il suo blog(nel senso che proprio non avrei capito l'importanza del contenuto!!)
      Lei faccia la sua parte, di studio e sul blog, e Barnard comunichi alle masse (insomma, magari fossero "masse")
      un saluto da un pianista amante del cembalo,
      jacopo sandionigi

      ps.perdura la mia personale contraddizione di stimare sia lei che Barnard, dice che è grave?

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    2. Grave...

      Sono un po' preoccupato per te, caro quasi-collega: mi preoccupa che tu non riconosca un cialtrone fascista quando lo incontri, la cosa potrebbe farti correre dei rischi (incluso quello di essere bandito da blog seri).

      Mi comincia anche a stufare questo ritornello "Donald è pazzo però grazie a lui...". Mi pare vi sfugga che questa solfa non dimostra quanto è "bravo" lui, dimostra solo quanto stavate messi male voi. Sono due cose diverse. Se aveste letto il Manifesto (nell'agosto del 2011), vi evitavate Donald e capivate uguale.

      Per dirla tutta (ma si, diciamoci tutto) mi sorprende anche che venga attribuito al mio articolo sulla MMT il fatto di aver "causato astio": io ho semplicemente detto "il re è nudo", e ti assicuro che lo pensava uno stuolo enorme di persone: se vuoi ti mando le lettere di chi mi ha insultato e quelle di chi mi ha ringraziato, e tu, solo dall'ortografia, capirai come stanno le cose.

      E visto che ci dobbiamo dire proprio tutto tutto tutto, aggiungo che io non trovo particolarmente appropriato il fatto che in una situazione di crisi economica si dia libertà di disinformare al primo che capita. Se ci fosse un'epidemia non si lascerebbe Donald parlare di batteri, credo, giusto? Guarda che quello che fa Donald è uguale e contrario a quello che fa il Corriere, solo che è più insidioso perché sembra più di sinistra (ma come si fa a essere di sinistra con la teoria quantitativa della moneta e l'apologia del dollaro?).

      Ecco: secondo me non basta dedonaldizzare questo blog: finché questo paese, l'intero paese, non sarà dedonaldizzato (e lo sarà, ti assicuro), sarà molto difficile impostare un dibattito serio col cosiddetto popolo. Diamo a quel tipo quello che vuole, facciamo una colletta, e poi fuori dai coglioni, perché la situazione richiede l'intervento di professionisti, e io personalmente son stanco di dover fare due fatiche ogni volta che devo spiegare una cosa.

      Te lo dice un cembalista che ama il pianoforte (mediamente ricambiato).

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    3. Beh in effetti... io prima di scoprire il sito di Barnard e leggermi i suoi scritti leggevo con orgoglio (ma occasionalmente) la repubblica o il FQ, quindi ero messo male.
      Con me la terapia schock ha avuto effetto.
      però hai assolutamente ragione quando scrivi:

      <>

      Ancora però non riesco a disistimare in toto ciò che fa Barnard.
      Certo che i modi che usa.....ma secondo me si sta evolvendo, sta capendo piano piano. E poi la collaborazione con i ragazzi di DemocraziaMMT lo sta un po' cambiando in meglio.
      Non continuo con dettagli per chiarire la mia posizione, perchè potrei andare avanti per parecchio.
      Ma col tempo mi chiarirò le idee da me.
      (dico solo che ancora non capisco il perchè del "cialtrone fascista")
      "Dedonaldizzare il paese", come intendi tu, è un sogno! non resta che inseguirlo. In questo non posso che farti i miei complimenti e ringraziarti.

      Te lo dice un pianista che si è appassionato di economia(da poco...)

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    4. La natura fascista dell'operazione ho cercato di evidenziarla qui.

      Qui non si tratta di "disistimare". Si tratta di capire che siamo di fronte a un professionista della disinformazione (tanto di cappello), proveniente da quella fucina di disinformatori e GCDR (giornalisti coraggiosi di regime) che è stata capace di fare un'intera trasmissione sull'Argentina senza menzionare nemmeno una volta la dedollarizzazione (!), il quale sta facendo (bene) un certo tipo di lavoro.

      A te sembra di informazione perché parti da un certo insieme informativo e sei spettatore di certi processi. A me sembra di disinformazione perché parto da un altro insieme informativo, cerco di fare un lavoro di divulgazione, e vengo ostacolato in questo dalla disinformazione altrui.

      Come dire: rispetto al lavoro che secondo me sta VERAMENTE facendo (e che non è quello che credono molti ingenui), io stimo Donald e sono sicuro che non saprei fare meglio di lui. Del resto, io non ho studiato per fare quel lavoro lì. Peccato che questo lavoro sia quello dei Livini, o dei giornalisti dei quali si parla in questo post...

      Non si può servire a Dio e a Mammona. Tu provaci ancora per un po', poi vedrai che sceglierai...

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    5. Io sono assolutamente d'accordo, non certo per piaggeria, con il Prof. Bagnai sulla natura oggettivamente fascista dell'attività di comunicazione del pennuto (mentre sono meno ottimista sulla prossima dissoluzione del fenomeno). Molti la trattano come una questione di "toni", "modi", come se fosse semplicemente uno che scrive un po' sopra le righe. Nossignori mi spiace, ma è il merito di ciò che scrive che è fascista. Basti per tutti l'attacco indiscriminato alla categoria dei professori. E poi "i puri siamo solo noi", e "siete tutte pecore" ...Inoltre, il fatto in sè che parli con presunta competenza di cose di cui non sa una mazza - economia, diritto ecc - è grave, o meglio è grave che, ciononostante, riesca ad avere una certa risonanza. Questo la dice lunga però più sullo stato del suo uditorio che su di lui. Anche se il suo uditorio annovera certamente persone intelligenti e competenti - il che per me resta un mistero - l'unico suo fan che io conosca personalmente è convinto seguace di tutte le teorie cospirazionistiche di questo mondo, anche le più inverosimili. Questo dovrebbe dire qualcosa.

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    6. E' così sarà prof, vedremo col tempo.

      Non mi piace fare l'avvocato di Donald, però l'importanza della frase contro i professori italiani (obbiettivamente grave) è sopravvalutata, secondo me è stata una battuta infelice e persino messa per iscritto(poi tolta nella versione del 2011 de IPGC?) E inoltre è decontestualizzata, in realtà riguardava l'inizio del suo lavoro in un campo del quale non sapeva nulla, se non sbaglio stava facendo una ricerca per chiarire questioni affini al signoraggio, ecc.....

      Gli attacchi effettivi sono quelli di quando dice che gli "economisti" non asserviti, come te e altri, in questi anni sono spariti, non si sono fatti sentire.....ecc.
      (ovv. non condivido,rientra nelle generalizzazioni/semplificazioni che giustamente critichi)
      Poi però recentemente riferendosi a Warren Mosler ha detto più semplicemente che secondo lui in Italia non c'è un economista del genere. stop.(come avrei/sti auspicato anche per i colleghi di Rimini)

      Ora comunque basta, preferisco andare avanti nella lettura del tuo blog. Vedendo sprazzi di volgare mittelitalico concludo integrandoli con questa profonda considerazione di stampo più nordico "l'è mei mucàla chech'iscè"

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  2. Anche io vorrei abbandonare del tutto i quotidiani italiani, o almeno limitarne la lettura. Lei Professore ne raccomanda qualcuno, tra quelli in lingua inglese?

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    1. La verità è che sono un grande ignorante, non leggo praticamente mai i quotidiani, solo ogni tanto qualche settimanale tipo Economist, anche perché se non fosse per voi e per la crisi dell'economia sinceramente non me ne interesserei molto.

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    2. Effettivamente potrebbe essere l'uovo di Colombo, abbandonare del tutto la pratica di leggere i quotidiani. Grazie Professore, le devo come minimo una pizza al mese.

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    3. Sai, questi sono i grandi totem della nostra "democrazia": il Presidente (super partes), i quotidiani (presidio di democrazia), il voto (utile). Non so... Considerati gli sciamani che girano, di questi totem ne farei anche a meno...

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    4. ... e purtuttavia, qualche voce fuori dal coro anche presso quei totem la si trova:
      http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/

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    5. Faccio il Tipografo.. sulla Tiburtina.
      Per favore, comprate i giornali.
      E' già difficile così..

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    6. Caro mao,

      io ti vorrei tanto aiutare, ma dopo aver sentito questa mattina Norma Rangeri parlare del Manifesto come di un "quotidiano di idee" diventa tutto molto difficile...

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    7. Penso che dopo questo editoriale

      http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7521/

      non solo continuerò a non comprare più il suddetto in forma cartacea, ma smetterò anche di cliccarci sopra (mi si consumano i polpastrelli e poi il fegato).

      evedenzio quella che secondo è la "perla" dell'articolo:
      "...Alle imprese vanno precluse scorciatoie al profitto come quelle di cui hanno goduto dal 1992. Il cambio debole, la spesa pubblica larga, i salari bloccati, un'azione antitrust poco incisiva sono state le vie facili che hanno consentito fino a pochi anni fa utili tali da rendere superflua la ricerca della produttività...."

      Ma scrivono ancora che sono comunisti sotto al titolo?

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  3. Siccome sei un professionista del'economia e non dell'informazione non hai capito bene il meccanismo. Bisogna condire il dato oggettivamente falso con un dato soggettivamente vero che focalizzi la memoria sul secondo e ti induca al sillogismo: la seconda parte è vera quindi è vera anche la prima. Se tu fai leggere quella frase al mio migliore amico, medico che aveva fatto il mutuo in Ecu, ti dirà perdio il Corriere ha perfettamente ragione, me lo ricordo benissimo stavo per andare per stracci. naturalmente non si ricorda perchè lo aveva fatto il mutuo in Ecu e che glielo aveva proposto, immagino la banca che ci avrà guadagnato sopra. E quindi ricorderà con odio il periodo. Ed era solo l'EcU, chissa cosa succederebbe coll'euro. Così come io ricordavo con gioia il periodo della convergenza verso l'euro perchè sconsigliato dalla banca avevo fatto nel 95 il mutuo variabile e quindi fino ad imbattermi nel prof Bagnai avrei giurato che l'ingresso nell'Euro, al netto del 1000 lire un euro che però tanto c'era Berlusconi, era stata cosa buona e giusta. Per inciso pure io, lì per lì, mi sono ricordato del mutuo dell'amico e nonostante il vaccino dei post ho avuto una ricaduta

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    1. A Massimoooo! Siccome sei un professionista della disinformazione, primo nun t'allarga', perché se conosci questo meccanismo forse è perché lo hai visto descritto con una certa precisione qui (sai quella storia del giusquiamo... che non è un tamarindo...). Poi, nel merito, non ho discusso il discorso del mutuo in Ecu perché quello rientra nel controfattuale. In che senso? Semplice. Nel 1992 che aveva il mutuo in Ecu, anche con una banca italiana, se lo teneva in Ecu. Con il ritorno alla sovranità valutaria i contratti interni al paese verrebbero definiti tutti nella nuova unità di conto (se si seguono degli scenari di buon senso), e quindi questo è esattamente il problema che NON si porrebbe. Più difficile capire cosa succederebbe ai tassi. Posto che NON ci sarebbe l'inflazione a due cifre della quale parlano i terroristi, il comportamento dei tassi dipenderebbe molto dall'assetto che si deciderebbe di dare al sistema bancario interno. Quale sia la mia soluzione preferita credo lo sappiate, no?

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    2. "Con il ritorno alla sovranità valutaria i contratti interni al paese verrebbero definiti tutti nella nuova unità di conto"

      ...il che significa che i giornalisti mentono pure quando scrivono che i greci dovrebbero ricalcolare l'importo delle rate di mutuo, rata per rata, in base al tasso di cambio euro/dracma?

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    3. Questa sinceramente me la sono persa. Mi puoi dare un link? Ripeto: qui siamo nel campo dell'opinabile. E ripeto: il debito privato greco è per la massima parte contratto con l'estero. Quindi la loro situazione è un po' diversa dalla nostra. Ma... a cosa serve sganciarsi dall'euro se poi uno se lo tiene come una macina da mulino al collo?

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    4. E' nell'articolo che hai "linkato" quando si sofferma sui mutui: "Domani con il ritorno della vecchia valuta greca, lo stipendio del nostro debitore diventerebbe di 681.500 dracme (applicando la parità del 2001) indipendentemente da quello che succede sul mercato finanziario. Il mutuo però, rata per rata, verrebbe ricalcolato sul tasso di cambio del momento e si «mangerebbe» fino al 41% dello stipendio, anche se il prestito fosse a tasso fisso."

      Se quello che affermano non è vero sarebbe da...sputtanarli un po' di più!

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    5. Ho fatto un po' di confusione con l'account...comunque dicevo che è nell'articolo che hai "linkato", insomma l'articolo oggetto del tuo post, quando si sofferma sui mutii: "Domani con il ritorno della vecchia valuta greca, lo stipendio del nostro debitore diventerebbe di 681.500 dracme (applicando la parità del 2001) indipendentemente da quello che succede sul mercato finanziario. Il mutuo però, rata per rata, verrebbe ricalcolato sul tasso di cambio del momento e si mangerebbe fino al 41% dello stipendio, anche se il prestito fosse a tasso fisso."

      In effetti il punto è molto delicato...che ne pensi?

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  4. Pescara città rivoluzionaria : bagnai - d'annunzio - zeman (ordine rigorosamente alfabetico) la troika dei sogni!

    questo post è tostarello ma mi ha chiarito alcuni dubbi che mi erano sorti leggendo maroco polo - euro ultima chiamata

    saluti

    Scipione

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    1. un trio niente male, ma Zeman è Zeman.

      http://www.corrieredellosport.it/foto/calcio/serie_b/pescara/2012/05/20-45374_5/Pescara%2C+commozione+Zeman+dopo+la+promozione+in+Serie+A

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  5. Profe, se vuole per l'eskimo posso prestarglielo io. E' doc, vecchio di trinca, un po' infeltrito ma garantito da tante manifestazioni. Sa, poi l'ho dismesso quando ho visto dov'è finita la maggior parte dei "capi" che l'indossavano. Ma il mio ha un pregio: era militante di base.

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    1. Guarda, credo che tu abbia capito che il problema vero non è, come per te e per me, dove sono finiti i "capi" che lo indossavano, ma se erano elitisti e se si immedesimavano... Pure questa mi toccava sentire... Vabbe', vado a terminare la mia inutile giornata con un frozen daiquiri (meglio spenderli tutti, le casse da morto nun c'hanno saccocce...).

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    2. certo che l'eskimo che le propongo è elitista, ci mancherebbe, era portato da quattro gatti (che all'epoca si definivano "avanguardia politica", pensi un po'), quanto al non immedesimarsi, poi, è garantito, è un eskimo intelletttuale (absit iniuria verbis), e come già sa, gli intellettuali non si immedesimano mai, tendono sempre ad astrarre...
      cmq 'sto eskimo è anche un po' etilista, anche se preferiva la grappa ai pastrocchi esotici

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  6. Il post mi chiarisce ancora di più il concetto di effetto “pass-through”. Magari qualcuno dei suoi colleghi italiani che insegnano o che hanno insegnato in amerika (quelli che fanno terrorismo sulla svalutazione affermando che è una cosa scorretta da fare per migliorare la competitività) sta leggendo il suo post.
    p.s.: non conosco il tessuto industriale "continentale". Le posso suggerire questa fabbrica. Ma in questo momento non trova nessuno.
    http://maps.google.it/maps?hl=it&client=firefox-a&hs=eyV&rls=org.mozilla:it:official&q=fiat+di+termini+imerese&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_qf.,cf.osb&biw=733&bih=443&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wl

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  7. Bella confutazione, come al solito. Sarebbe così gentile da fare lo stesso quadro per il passaggio al'euro? Perche' che la storia 1 euro=mille lire valeva per molto ma non per tutto (cioe' non per la maggior parte degli stipendi) stando all'inflazione rilevata dall'ISTAT a quel che ho capito e' una baggianata - ma la moltiplicazione del valore del cavolo (inteso come prodotto vegetale) sui banchi dei supermercati io me la ricordo bene (da 800 lire/Kg a 90 cents/Kg), e non era un'illusione ottica - ok, non ho un set di dati statisticamente significativo, con gli aneddoti non si fa scienza etc, lo so....
    Visto che le piace citare l'autorevole Pesce, che io mi ricordi non era uso andare a predicare tra i braccianti nei campi, il che potrebbe costituire un buon case study riguardo "L'intellettuale e le masse" ... com'e' che diceva? "Sinite pueros venire ad me"?

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    1. Guarda, Pesce non va bene, perché come saprai non era in grado di immedesimarsi (che pare sua una cosa importante), avendo un ego spropositato... anzi, avendone ben tre! Il changeover ce lo dobbiamo studiare con attenzione, in effettti. Prima vorrei fare un paio di telefonate all'ISTAT...

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    2. Una esposizione chiara di ciò che successe ai prezzi nel passaggio all'euro sarebbe molto interessante, davvero.

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  8. devo segnalare più spesso le oscenità che trovo nei media mainstream visto il superpost che ci ha regalato. grazie.

    cordialità

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    1. Infatti. Grazie a te. Se non me le indicate voi, io certo non me le vado a cercare. La mia vita è già abbastanza complicata.

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    2. E allora béccatevi 'ste "scelte obbligate" suggerite dal nostro efficientissimo quotidiano economico:
      http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-05-21/scelta-obbligata-riforme-084856.shtml?uuid=AbRZQtfF

      Puntare sull'export (e ok, ma vallo a dire a Angelona), alleggerimento della regolamentazione, moderazione salariale, incremento dell'IVA: il tutto per renderci più competitivi e per attirare i capitali esteri (sic).
      Direi che siamo a cavallo...

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  9. A Albertoo, perchè nun me capisci? Te stavo a da' raggione, al cubbo. Te stavo solo a ddì qual'era er trucco usato pe' ffa passà il discorzo con li piddini. Che tu non ce lo sai, ma funziona così la tecnica della disinformazione. E ma certe volte sei de' coccio, fratè. E mo' nun fa er cavalliere nero, me riccomando. Un abbraccio

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    1. Ar cubbo, ar cubbo, che tte possino caricatte...

      Ma hai visto si che ggiornata che c'ho avuto? Ho comicniato co' quello dell'immedesimazzzzione, uno che c'ha con l'autoironia lo stesso rapporto de "Scemberg" co' 'a tonalità... Poi me so' annato a 'ntossica' de cloro ne la piscina de mi fija... E tu te n'esci co' st'umorismo sottile...

      Ma quann'è che vieni (anche senza Barbapapà) a fatte 'na biretta 'n 'terazza (le olive greche ce le metto io...).

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  10. Rassegna Stampa:

    Quello che il liberismo non dicedi Daniele Lorenzetti«Le banche vengono salvate, i popoli no. Perché il tardo capitalismo è diventato un'ideologia che vuole massimizzare il potere dei soldi. La democrazia era 'una testa un voto', il mercato senza regole è 'un dollaro un voto'». L'atto d'accusa di Ha Joon Chang, docente di Economia dello sviluppo a Cambridge.


    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quello-che-il-liberismo-non-dice/2181267

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  11. Caro Prof.

    vorrei sottoporle una domanda: dalla sua esperienza di professore le risulta vi sia una forte correlazione tra l'aumento del tasso d'inflazione e la variazione dei consumi?
    E soprattutto: qual'è la componente dei consumi che risulta più elastica a variazioni del tasso d'inflazione?

    spero non la annoi.

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    1. No, perché? Io sono rimasto al mitico studio di David Hendry, nel quale si stabiliva una relazione negativa piuttosto forte fra inflazione consumi, nel senso che in stato stazionario un aumento di dieci punti del tasso di inflazione fa diminuire di dieci punti il rapporto fra consumi e reddito (propensione media al consumo). Lo studio era condotto su dati inglesi di trent'anni or sono... Non so se esista evidenza più recente e più disaggregata in particolare per l'Italia. Non mi sembra ci sia nulla che vada nel senso che interessa a lei. Tenga presente che in un'ottica microeconomica l'inflazione non dovrebbe avere effetti su categoria di consumo determinate. L'ipotesi di lavoro di Hendry era quella di Deaton, cioè che l'aumento dei prezzi venisse percepito (male) come aumento di qualche prezzo relativo (determinando una riallocazione della spesa).

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  12. una domanda al prof
    sto cercando di riordinare le idee e mettendo "giù" alcune riflessioni.
    premetto che non è donaldiana, lo stato deve emettere titoli per forza per avere liquidità?
    ps.mi raccomando niente cazziatoni

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  13. 'sera prof, è da un po' che non commentavo.
    Eh, per quello si fa terrorismo anche con i greci (se la grecia esce dall'euro la dracma "dovrebbe" essere svalutata del 70%, QUINDI l'inflazione sarebbe del 300%)... se le interessa sta qui:

    http://www.keinpfusch.net/2012/05/magna-grecia.html

    Il fatto è che nonostante le chiacchiere la UE se ne guarda bene dal far uscire la grecia dall'euro (nessun "piano b"...). La Merkel intanto insiste "non c'è crescita senza rigore" (minchia non la reggo più - scusi prof è che non credo ai complotti, ma questa sta facendo un danno enorme a tutti e la germania ci sguazza...). Adesso la domanda: ma se la grecia esce davvero dall'euro, non c'è il rischio che anche in spagna e qui da noi la gente vada in massa agli sportelli a prelevare i suoi sudati euro (nella paura/speranza che ci sia una svalutazione a breve termine)? Quale è il rischio di una cosa del genere? Pare che in grecia la corsa agli sportelli sia in atto già da tempo, e in spagna sia agli inizi...
    Grazie.
    Marcus

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    1. Sì, lo dice anche Krugman. Io conosco persone che in Italia "sovraprelevano" (e portano a casa) da almeno un anno. Il problema è che se usciamo noi dall'euro l'euro esplode, quindi il circolante credo che te lo puoi tenere per ricordo. Lo scenario è molto incerto, perché nessuno vuole prendere atto della situazione e gestirla. Quel link è demenziale! Un coefficiente di pass-through di 4.3 non s'è mai visto! Ma qualcuno legge quello che scrive quel signore? E quel signore perché parla di cose che non conosce?

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    2. In effetti se l'euro "esplode" come valuta di tutti... mi sa che non è più di nessuno! Quindi c'è il rischio reale che se uno ha degli euro fuori dai circuiti ufficiali... ci si pulisce il fondo schiena! Ma ci può essere il rischio che l'euro non venga più accettato di colpo? Non è possibile che (dato che gli euro sono riconoscibili come paese emettitore) ognuno si riprenda "i suoi" e li cambi al nuovo cambio stabilito?
      Riflettevo al rischio di cambio in caso l'euro non diventi carta straccia, ma se ne voglia uscire comunque: non è meglio fare un cambio con svalutazione lenta ma costante, per evitare speculazioni stile '92? Anche se i contraccolpi (nel caso dei paesi come grecia, spagna o noi) secondo me non saranno facilmente gestibili... A questo punto piuttosto che tenere gli euro nel materasso conviene cambiarli in altre valute... sbaglio?

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    3. Si prof ma forse (col senno di poi) certe cose qui è meglio non dirle... Buonanotte!

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    4. Ma ci sono stime sul pass-through per i PIIGS se si esce dall’Euro?

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    5. Certo. Nel caso della Grecia non mi sembrano particolarmente allarmanti.

      Del resto, hai qualche motivo particolare per ritenere che quello che non è mai successo (impatto "devastante" di una svalutazione ona shot a due cifre sui prezzi) debba succedere nel caso greco?

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    6. @Marcus

      A parte che per il senno di poi bisogna aspettare, appunto, il poi (ora siamo al prima), ti faccio notare che ne hai parlato tu! Non è certo l'azione di qualche isolato ansioso che potrà cambiare la situazione. Certo: se i giornali montano il panico a dovere, allora, come è sufficientemente ovvio, rischi di fenomeni "argentini" ci sono. Mi sembra di star scrivendo per far capire a chi può come stanno le cose. Certo: un messaggio di questo tipo non può arrivare a tutti. Proviamoci...

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    7. Dalla tabella n. 2 mi pare che, nello scenario peggiore, l’effetto non superi il 20% e comunque solo per il primo anno. Credo che siamo più o meno nell’ordine verificato anche nel paper di economisti brasiliani che tempo fa suggerì su questo blog.

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    8. Ragionavo stamattina sull’effetto inflattivo della svalutazione. Leggendo alcuni articoli sulla crisi greca e il paper da lei linkato più sopra, pensavo che questo effetto “pass-through” dovrebbe essere ancora più basso per l’Italia. Credo di aver capito che tale effetto è rappresentato da percentuali tanto più regressive rispetto alla percentuale di svalutazione, quanto più alto è il saldo della bilancia commerciale. Quindi mentre la Grecia è un paese che importa molte merci ed ha la bilancia commerciale messa peggio tra i paesi del sud Europa, l’Italia potrebbe attutire meglio il colpo della svalutazione perché ha un tessuto industriale ancora attivo e più vario, con un forte export. L’effetto svalutativo forse si ripercuoterebbe maggiormente sui prezzi del petrolio, in quanto la bilancia energetica italiana è in passivo. In conclusione credo che ad ogni punto percentuale di svalutazione del cambio, corrisponderebbe una più bassa percentuale di inflazione per i paesi con saldi import/export migliori. Isn’t it?

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  14. Grande prof.! Questo è proprio da incorniciare.
    Finalmente qualcuno spiega con parole semplici cosa accade con un cambio fisso o quasi, e come funziona una banca centrale.
    Ancora grazie a nome di tutti gli italiani!

    OT
    se magri qualcuno sapesse dove è possibile recuperare il testo della famosa legge che nell'81 sancì la divisione tra tesoro e banca di italia, gliene sarei veramente grato.

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    1. Non fu una legge, bensì una semplice lettera inviata dal Ministro delle Finanze Andreatta al Governatore Ciampi (con cui era ovviamente stato previamente concordato il testo, difatti si parlò di "divorzio consensuale"). E' una curiosità giuridica: non essendoci mai stata una norma a imporre a BdI di acquistare i titoli di stato invenduti, non era neanche necessaria l'emanazione di una legge per vietarla, ma bastava a tal fine una mera decisione informale per cambiare la prassi.

      Michele

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    2. molto interessante quello che dice Ciampi al riguardo: in pratica è come se di fronte ad una inflazione crescente e una spesa pubblica senza controllo, lo stato abbia abdicato la sua politica economica alla Banca d'Italia. Ho capito bene?
      In quest'altro articolo Antonio Macaluso invece riporta anche qualche relazione tra il famoso divorzio e il vertice di Maastricht dell'81.

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  15. Eppure i greci non rivogliono la dracma...sarà perchè era una valuta da terzo mondo (quando ci andai la prima volta nel '77, con poche centinaia di mila lire feci una stupenda vacanza a Creta). Sarà perchè con l'euro per quasi un decennio si sono sentiti ricchi come noi. Fatto sta che la maggioranza non intende rinunciare all'euro. Come la mettiamo? Un po' mi ricorda il terrore atavico che hanno i tedeschi dell'inflazione e proprio non ne vogliono sentir parlare. L'esperienza storica marchia i popoli e le loro scelte ne vengono condizionate per generazioni, a dispetto di ogni ragionevole argomentazione. Comunque il suo ragionamento non fa una grinza.

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  16. e anche lo zio con l'hobby del falso storico è sistemato. grazie Alberto.

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    1. Naturalmente dopo esserci occupati dei suoi giornalisti dobbiamo occuparci dei suoi editorialisti. Robert ha fatto una segnalazione interessante, e implicitamente ha chiesto (insieme a te) che scorresse il sangue. E il sangue scorrerà...

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    2. ok sempre un piacere leggerti. poi ci facciamo due risate con le nuove particolari teorie der padre della MMT. ma io l'avevo detto tempo fa che lui era attendibile se si parlava della singola banca (quello è, banchiere), ma se s'è spinto oltre. troppo oltre. e ha oltrepassato la soglia del "parla di ciò che conosci". pazienza.

      ma prima il dovere e le cose importanti, poi ci si diverte.

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  17. Egregio Professore,
    grazie per questo nuovo ed istruttivo post e per non aver risposto alla mia precedente domanda (senza ironia). Mi ha dato modo di riflettere ulteriormente.
    Mi permetto reiterare il quesito.
    Perchè in caso di ritorno alla lira i depositi in euro non vengono lasciati tali? Basterebbe trattarli alla stregua di conti in valuta estera, evitando la fuga dei capitali e la corsa agli sportelli. Si eviterebbe castigare i soliti poracci, gli unici a restare presi dalla rete della svalutazione.
    Ovviamente quello che ha scritto oggi conferma che le scelte “bizzarre” sono fatte per incrementare i guadagni degli speculatori.
    Le auguro ogni bene.

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  18. Urca! Così accadde questo nel 1992? Ti credo che l'impiegato di banca mi guardò come fossi il figlio di George Soros!

    Pensa che avevo anche ringraziato Amato: lui ha detto una cosa (Noi non svaluteremo mai) ed io a puro istinto ho fatto il contrario, comprando subito dei Marchi.

    Morale ci ho guadagnato! L'anno scorso l'ho pure ringraziato in un commento a margine della intervista della "Lossana Lossanda" riportata sullo Sbilifesto! Ma non devono essergli piaciuti i miei ringraziamenti: sono stati tolti!

    Fantastico!

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  19. Sistemato (si fa per dire, purtroppo) il terrorismo su valore del riaggiustamento dei cambi (rispetto al marco, perchè rispetto al dollaro dovrebbe essere intorno al 10%), inflazione da pass-thorugh e tassi sul debito, ci manca solo da ricordare che proprio quella svalutazione portò:
    - avanzo primario di bilancio, dal 1992 in poi sempre mantenuto,(tranne 2009-2010) col picco del 6,6 del 1997, cioè il livello (irragiungibile) che servirebbe oggi, - diciamo per una decina di anni- se dessimo retta alle "loro" politiche "fiscal c..." in fase recessiva (indotta), e dimenticassimo la spesa in "pareggio di bilancio" come la intende Keynes;
    - attivo della bdp (ne hai già parlato), surplus che si esaurisce proprio nel 2000...;
    - ...contemporaneamente a crescita, nonostante il "rientro" e certo non per il sostegno pubblico (c'era produttività alla pari con quella tedesca, ma le PMI cominciarono a sfaldarsi) con un picco del PIL nel 2000, dovuto, tra l'altro, alle grandi riforme del 1999, che promossero i mega stipendi alla dirigenza pubblica e la crescita delle società pubbliche e relativi cda-dirigenti, che "oggi" scandalizzano "stelle" varie: cioè, comunque, spesa pubblica (anche se il saldo primario rimase al 5,5 per poi dimezzarsi nel 2002, guarda un pò)...
    Tra l'altro, rispetto alle società pubbliche locali (oltre 7000, con 730.000 assunzioni senza concorso e con frequenti e ampie ricapitalizzazioni a carico dei bilanci pubblici su cui la Corte dei conti parla invano da 10 anni) si tratta di spesa pubblica non soggetta ora a review, con la scusa che devono rispettare il principio costituzionale di "sussidiarietà" (dimenticando che tremonti ha invece sfoltito con legge i vari organi di governance proprio perchè la Costituzione affida alla legge statale i principi generali in materia di armonizzazione dei bilanci e coordinamento della finanza pubblica...anche se so che questa parte ti interessa meno...)

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  20. Rassegna Stampa

    21 Maggio 2012

    Il trilemma della politica economica europea di Rosaria Rita Canale

    http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/il-trilemma-della-politica-economica-europea/

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  21. Grazie professore, un altro articola da studiare.
    Sono felice di apprendere che anche lei ignora i quotidiani. Io lo faccio da tempo, ma mi tormentava il dubbio che avrei finito col perdere qualche informazione fondamentale: il fatto che anche lei abbia scelto questa opzione mi è di conforto :)
    E a proposito di informazione, ho trovato questo link a un articolo di Fassina sull'Unità: mi pare un ideale caso di studio per chi si occupa di dissociazione schizofrenica, stante che chi l'ha scritto ha appena votato con tutto il PD per il pareggio di bilancio in Costituzione...
    http://www.paolofontanelli.it/xnet/modules/dynamicwebform/addon/uploads/file_download.asp?type=ttchs&id=587
    E poi dicono che ha vinto Grillo.

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    1. Dal signor onorevole del sito in questione non accetterei niente, neanche documenti altrui: ho avuto il dubbio onore di averlo per 8 anni come sindaco - tra l'altro neanche due anni fa era tra i primi firmatari di una proposta di legge per il raddoppio dei rimborsi elettorali ai partiti (perche' senno' arriva il miliardario di turno e si prende il potere.... Un tempo pensavo che ci credesse pure, beata ingenuita' - la mia, dico).

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  22. Caro professore,
    non vorrei essere bannato né farle perdere tempo, tuttavia questo articolo di Michael Burda pubblicato su lavoce.info http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003079.html mi sembra estremamente significativo.

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    1. Ma non ne abbiamo già parlato? E significativo perché?

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    2. Mi sembra che sia significativo perché mi pare che assuma come punto di partenza i fatti ai quali lei ha dedicato molte delle sue analisi, nei post precedenti e negli articoli, interpretandoli nello stesso modo ma dandone una valutazione opposta.
      Quasi come se l'autore avesse letto il blog e le rispondesse: sì, è così, e ci va benissimo anzi bisogna accelerare lungo questa strada.
      Non so dire quanto l'autore possa essere considerato un portavoce dell'establishment tedesco ma il suo articolo mi pare innanzitutto un manifesto politico che ci dice, usando un linguaggio da economista che capisco, se lo capisco, solo per avere letto questo blog, qual è il nostro ruolo nell'Europa dell'euro a guida tedesca.
      In altri termini, militari, questo articolo mi sembra che sia l'equivalente di una richiesta di resa senza condizioni. L'autore ci chiede l'abbandono del nostro nazionalismo, fatto di bilance commerciali e di governo degli aggregati monetari, e in cambio ci offre il suo imperialismo.

      Così mi sembra, almeno.
      Cordiali saluti.
      Giorgio

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    3. Ma non le hai già dette queste cose? Sì, sono d'accordo, molti articoli di colleghi tedeschi (compresi quelli presentati al mio convegno) sono così: dicono: la situazione è asimmetrica, ma il problema lo dovete risolvere solo voi.

      E tu faglielo dire. Anzi: aiutiamoli a dirlo, così il sistema esploderà prima e penseremo prima ad altro.

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    4. Non mi pare di averle già dette queste cose... spero proprio di non dimenticarmi anche quello che dico io...

      Mi sembra che una cosa sia riconoscere una strategia dai suoi frutti e un'altra sentirsi confermare da chi la decide che la strategia è proprio quella e che quei risultati sono proprio quelli desiderati.

      Ad esempio, non ho ancora sentito Monti dire che "una rigida politica fiscale è necessaria per accelerare il processo" di riduzione dei prezzi e dei salari in Italia (con l'inevitabile recessione conseguente fatta di impoverimento e disoccupazione) al fine di consentire ai capitali privati tedeschi di acquistare gli "asset nazionali". E neppure che l'attuale restrizione del credito sia una buona cosa perché porta "a minori prestiti per consumo e investimenti, a un rallentamento delle attività e alla caduta dei prezzi". E tutto questo partendo dall'assunto che "se una nazione conquista un vantaggio commerciale su un'altra, è molto difficile che quest'ultima recuperi il terreno perduto" e quindi contro il nostro interesse nazionale.

      Cordiali saluti.
      Giorgio

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    5. Burda non ha responsabilità di governo. Se non sei tu, allora qualcun altro mi ha segnalato questo articolo, non ho tempo di vedere se ho pubblicato la segnalazione. Ci sono troppi commenti, non riesco a seguire tutto.

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    6. Sì, l'avevo segnalato io con un commento scritto d'impulso e un po' troppo colorito che ho pensato bene di eliminare.

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  23. Il corriere insiste sulla solita strada: http://www.corriere.it/economia/12_maggio_22/ocse-pil-bce-eurozona_efb9deb6-a3e4-11e1-80d8-8b8b2210c662.shtml Il sottotitolo recita: «Default Grecia avrebbe conseguenze incalcolabili», ma leggendo l'intero articolo non se ne fa menzione, ne tantomeno si accenna a quali sarebbero le conseguenze nè per chi sarebbero.

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    1. Sai, se non dice quali sono è probabile che non ce ne siano, e che abbiano capito che se sparano balle qualcuno se ne accorge e lo dice a 266 amici suoi, che poi lo dicono ognuno a altri amici loro... e alla fine del mese tutti sanno quale uso fare del noto quotidiano milanese (in mancanza di meglio... come carta, ovviamente, non come quotidiano).

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    2. Incartarci le balle che sparano, era quello che intendeva? :)
      Ironia a parte, è ovvio che la maggior parte della stampa prema per far apparire un'eventuale uscita dall'euro una tragedia immane. Avevo sempre avuto la consapevolezza che ciò fosse un'esagerazione, le sue lezioni mi hanno anche chiarito perchè. Sto cercando un eskimo pure io per andare a diffondere tutto questo!

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  24. Amo Dostoevskij. Perchè quell'ultima citazione?
    E' una delle scene più belle dei Karamazov (ricordo anni fa Sergio Tofano che si inginocchiava davanti a Corrado Pani).
    Voleva sottolineare "Perchè vive un uomo simile?". Ma poi la citazione è continuata. Voleva fare sì che la compassione facesse sfumare un po' la rabbia e l'amarezza?

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    1. Lo starets si inginocchia alla sofferenza di Mitja, come Sonja in Delitto e castigo a quella di Rodka (e lei glielo dice, a differenza dello starets, che, poraccio, non ha più tanto fiato). Perché? Credo sia proprio per sottolineare che ogni violenza, sia contro un altro essere umano, sia contro la verità (cioè contro tutti gli altri esseri umani), proviene da, e porta con sé, un grande dolore. Questo dolore richiede il nostro rispetto.

      Chissà chi sono i due che hanno scritto queste boiate. Sinceramente non voglio saperlo e non voglio ricordarne i nomi, che ho dimenticato. E soprattutto non voglio cedere al moto di rabbia che ho provato nel leggerle. Mi prosterno e lascio che ci pensi chi ci deve pensare. Salvo rettificare a vostro uso e consumo il dato storico, perché quello deve essere saputo.

      Astenersi Massimorocca da difese di categoria, perché qui, con tutto il bene che ti voglio, e tutti i cazziatoni di rockapasso quanto non te lo esterno, vedi bene che sono totalmente fuori luogo. Non farmi l'Aliosa della situazione, il puro. Questo è killeraggio e basta.

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  25. Quindi ci hanno preso per il c**o per 20 anni.
    Perfetto!

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    1. A cosa ti riferisci in particolare? Al racconto dei fatti del '92? Se fosse così, dovresti dirmi più o meno quanti anni hai. Vhi aveva, come me, 30 anni nel 92, si ricorda benissimo che allora non si avvertì alcuna inflazione: niente a che vedere con la botta allucinante presa nel 2001 col changeover (passaggio all'euro come moneta circolante). Chi è di mezza età come me questo lo ha percepito, e, credetemi, può ampiamente fidarsi delle proprie percezioni.

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    2. Allora, ho letto un suo articolo sul '92, ma questo mi sembra più completo. il fatto è che ci raccontano del '92 come anno della terribile svalutazione e del rischio di bancarotta dello Stato Italiano. Aggiungono anche il fatto che quel terremoto economico portò al dissesto della classe politica vigente che venne spazzata via, grazie al bassissimo consenso di cui godeva per via della bancarotta imminente, da Mani Pulite. Inoltre ci parlano dello sforzo immane per arrivare all'euro che, ovviamente, era la nostra unica salvezza: che questa sia una balla enorme l'ho capito grazie a goofy. Però mi impressiona tutta la costruzione della crisi che, per un 31enne, viene narrata come una cosa epocale alla quale ci ha portati una classe dirigente che si stava letteralmente rubando uno stato. Alla luce di questo articolo mi viene sempre più il dubbio che non sia stato anche questo un caso di "shock economy", come descritto da Naomi Klein. Una grossa presa in giro per mettere sotto pressione i cittadini e far accettare acriticamente alcune decisioni. O_O''

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    3. Ora, al di là delle mie opinioni. sarei interessato a 2 questioni:
      1) se dal 1985 in poi l'Italia non avesse fissato il cambio ma avesse fatto fluttuare normalmente la moneta in che condizione sarebbe arrivata la lira nel 1992? Avremmo comunque avuto bisogno di una svalutazione? Da quel che ho capito la risposta è no. Quindi saremmo rimasti competitivi e tutti felici, no?

      2) Forse non riesco a mettere insieme i pezzi, quindi le chiedo: se io ho inflazione pari a 4% e quello vicino a me sempre 1%, come posso gestire gli squilibri che si vengono a gestire?

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  26. Professore negli ultimi 5 anni la quota di esportazioni tedesche verso l'UE è scesa dal 64.6% al 59.2 %.
    E' sceso di conseguenza anche il surplus tedesco?

    http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/05/ma-noi-abbiamo-ancora-bisogno-di-voi.html

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    1. Scusa Gianni, non so da quanto ci segui: dimmi da pochissimo, ti prego, altrimenti mi fai sentire un fallito. Possibile che al mondo esistano solo le esportazioni? Ma allora chi importa? Ho capito che la Germania ci sta imponendo il mercantilismo sui mercati, ma non dovrebbe imporcelo nel cervello. A parte che non mi dici quota "di cosa" (del Pil, del totale export?) e che io non ho tempo i verificare i dati (che tu trovi qui), rimane il fatto che le esportazioni da sole non determinano il surplus. Il surplus è la differenza fra esportazioni e importazioni, e il dettaglio lo abbiamo visto nella tabella 1 di questo post. Se può esservi utile la aggiorno. Le esportazioni verso l'UE sono ovviamente scese, visto che il mercantilismo tedesco ha sbriciolato i paesi del Sud. Rimane adesso alla Germania il problema di capire a chi vendere (visto che con Cina e Brasile il suo deficit è crescente). Vedi che strano? Verso di noi esporta di meno perché le nostre economie sono in recessione, ma verso Brasile e Cina esporta di meno e le loro economie sono in crescita... Ma dove sarà tutta questa competitività alamanna ottenuta a suon di riforme strutturali?

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    2. Dati recenti sull'import/export teutonico nella parte finale dell'articolo

      http://icebergfinanza.finanza.com/2012/05/22/germania-patch-adams-sinn/

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  27. Scusate: ho da fare: ci sono molti commenti in sospeso: non cominciate con "perché non mi rispondi, perché non rispondi a IO, che sono così importante", altrimenti sapete come va a finire.

    Ci rivediamo mercoledì! Buona notte!

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  28. Scusi se la disturbo mentre è impegnatissimo ma, a meno che non abbia la mia stessa (pessima) abitudine di lavorare la sera con la tv accesa, immagino non stia guardando ballarò. Si potrebbe essere quindi perso (grave perdita) il direttore dell'ISTAT che descrive la storia dell'italia dal '92 più o meno in questo modo:

    (vado a memoria, i termini non sono precisi ovviamente, ma il contenuto nella sostanza è questo)

    "Dopo la crisi del '92 l'italia è tragicamente dovuta uscire dallo SME, quindi grande recessione e tragedia nell'anno 93, poi grazie alle riforme di Amato (cioè?) c'è stato un periodo di sviluppo e di gioia, poi è arrivata la grande sfida dell'euro, l'italia ha avuto a disposizione il dividendo dato dell'ingresso nella moneta unica per risanare i conti (non so bene cosa intendesse, forse i bassi tassi d'interesse sui titoli pubblici) ma l'ha miseramente sprecato a causa di un mercato del lavoro non flessibile e di un sistema industriale non competitivo e quindi i concorrenti ci hanno surclassato, gli italiani pensavano di potersi rilassare grazie all'euro e invece non hanno capito che iniziava la vera sfida competitiva" (già...)

    Adesso, lo potrei capire da un politico di destra o da Belpietro, ma che anche il presidente dell'ISTAT vada su rai3 a dare una simile interpretazione della storia recente, che lei ci ha insegnato essere completamente distorta mi sembra scandaloso. Almeno lui potrebbe fare il suo mestiere e limitarsi a dare un po' di dati visto che immagino li conosca.
    Che ne pensa?

    (ah poi nel secondo intervento ha rincarato la dose con i soliti mantra che la colpa è dell'inefficienza dello stato sprecone, che siamo improduttivi, ecc ma ero distratto e non ho ascoltato tutto)

    magari domani qualcuno riesce a trovare il video da qualche parte e a linkarlo, guardo anch'io; anche se in fondo non è di grande interesse...

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    1. Me lo devo guardare bene perché conosco Enrico Giovannini e trovo che generalmente dica le cose come stanno. Tra l'altro ha fatto molto perché i dati Istat fossero consultabili in modo decente (cioè non come quelli della Banca d'Italia). Sinceramente però ho passato la serata a studiare questo perché domani me tocca (finalmente), e ho così scoperto che i fastidi che ho alla sinistra non me li dà il clavicembalo ma il blog. Imparerò a essere più lapidario. Ballarò può attendere, e forse (con tutto il bene che vi voglio...) pure voi...

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    2. Sul sito rai dovrebbero rendere disponibile il video già da domani.

      http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?refresh_ce#day=2012-05-22&ch=3

      Per carità, in effetti non conosco quanto di positivo possa aver fatto e detto in altre occasioni e il suo lavoro da quel che mi dice lo fa in modo serio, però il suo intervento di stasera mi è sembrato se non totalmente falso sicuramente nettamente portatore di una interpretazione di destra (bisogna essere austeri e riuscire a competere a tutti i costi), e ignorando in toto i problemi causati dalla moneta unica. Quanto meno ci si aspetterebbe un po' più di obiettività da una figura super partes. Se personaggi cosi seri e credibili nel modo di porsi iniziassero anche a dire un po' le cose come stanno potrebbero aprire la strada verso il buon senso. Magari però la pensa così ed è in buona fede, gli invii qualche suo articolo nel caso.

      Nel frattempo grazie del link, ho apprezzato l'ascolto e mi ha dato una buona scusa per spegnere la tv e smettere di sentire Frattini a porta a porta.

      In effetti penso sia più riposante e gratificante pigiare tasti per suonare Bach che per scrivere articoli a nostro favore. Per questo la ringraziamo ancora di più.
      (vede come ci immedesimiamo in lei?)

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    3. Eccolo qua:
      http://www.youtube.com/watch?v=Jffvc9pfMEg

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    4. se le va di guardare quando ha 10 minuti: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-05-22&ch=3&v=126108&vd=2012-05-22&vc=3

      primo intervento di Giovannini minuto 00.55

      secondo intervento minuto 01.46

      Mi dica la sua opinione. Magari ho un po' calcato la mano nell'interpretare, però a me sembra che il messaggio che passa dall'intervento di fatto sia quello che ho riportato. L'unica cosa positiva è che nel secondo intervento abbia fatto notare che la causa dell'indebitamento è la spesa per interessi, ma non credo che questa frase in sè dica molto a chi non conosce le questioni che lei ha esposto nell'articolo sul debito pubblico

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  29. In effetti l'ho avuto dai colleghi greci via Cesaratto e non mi sembra che siano fonti inattendibili. Ho trovato interessante la spiegazione del meccanismo di diffusione dello shock sul cambio al sistema dei prezzi (che nell'articolo brasiliano non c'è). Vorrei fare un'analisi simile per l'Italia (se rinasco).

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    1. Gentile Prof.Bagnai sicuramente mi sono perso qualche pezzo ma non riesco a ricostruire e a capire a cosa si riferisce di aver avuto dei colleghi greci.
      Mi metta per la strada.........
      Grazie.

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    2. Risposta a Marco Palermo22 maggio 2012 22:11

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  30. Articolo immenso. Sto cominciando a capire. Non vedo l'ora di ascoltarla sabato...

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  31. Vedendo le grafiche di questo articolo dell'Economist mi sembra di capire che secondo l'OECD la riduzione di Domanda interna in Italia non genererà un miglioramento della Bilancia Commerciale,mentre in Germania un aumento della Domanda interna e la caduta della Domanda dei paesi periferici quasi non causerà un peggioramento della Bilancia commerciale. Esattamente il contrario di quello che mi sarei aspettato, lei che ne pensa?

    http://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2012/05/daily-chart-13

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  32. Nulla di nuovo sul fronte occidentale ma un invito, a coloro che seguono A Bagnai, a leggersi le riflessioni di L Patruno
    La "teologia economica" dell'Europa e il "banco da macellaio" (Schlachtbank) della Storia
    http://www.costituzionalismo.it/articoli/394/#_ftn23

    That's all, folks!

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    1. letta e veramente efficace

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    2. "da centinaia di trilioni (in dollari) di derivati" già questo lo qualifica come uno che parla a "casaccio" di cose che non sa giusto per far colpo sul chi legge.
      Uno serio parlerebbe del nozionale netto dei derivati (infima parte dei fantastiliardi di dollari) che è quello che in realtà si guadagna o si perde su questi strumenti che altro non sono, se usati speculativamente, delle scommesse.

      Ah ma allora i titoli sintentici sui subprime? Quelli non erano derivati, erano titoli creati cartolarizzando crediti REALI e dal nominale corrispondente. La crisi non viene dai derivati, viene semplicemente da credito concesso senza le opportune cautele. Così negli USA, così pure qua (come fra l'altro sta facendo vedere Alberto mostrando l'indebitamento estero dei vari stati pubblico e, soprattutto, PRIVATO).

      Quindi ok la Tobin Tax, ok la finanziarizzazione, ok quello che volete, ma è una crisi che parte dall'economia reale, non dai derivati.

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  33. Salve prof., ho seguito l'intervista bella lunga di un professore della Cattolica, si chiama Claudio Borghi, credo sia liberista ma in sostanza è sulla sua stessa onda, dice cose che ha detto anche lei nei vari articoli.

    COME SI ESCE DALL'EURO? Intervista a Claudio Borghi

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    1. Io ho riconosciuto alcuni topoi non propriamente positivi: l'argomento ariano, l'argomento donaldiano, l'argomento del cinese che tiene artificiosamente basso il suo tasso di cambio...

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    2. qui ho trovato la trascrizione dell'intervista a Claudio Borghi

      http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Fwww.byoblu.com%2Fpost%2F2012%2F05%2F23%2FCOME-SI-ESCE-DALLEURO-Per-non-trovarsi-impreparati.aspx&key=55ac89ea52e17e19a91f94a4587fff475e9c4b0c

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    3. Fammi capire perchè l'argomento ariano e donaldiano?

      Qui c'è il testo scritto dell'intervista

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    4. D'accordo con Claudio. Aggiungerei (ma è il primo) l'argomento a favore della libertà di licenziamento a maggior gloria dei princìpi liberali e soprattutto de' suoi prìncipi.

      Sono contento, anche per merito di questo blog, di non dover ringraziare Claudio Borghi per avermi spiegato come stanno le cose. (Ma intanto ho incrociato l'intervista partendo dal blog di Grillo e pure questo è un segnale, non dei migliori a mio parere).

      Però per onestà bisogna aggiungere che pur non condividendo alcuni punti, piuttosto significativi, ciò che viene dall'intervista (niente di nuovo per chi frequenta Goofy) è notevolmente al di sopra delle prediche dei Nullah €peisti di sinistra.

      Questi ultimi alla fine perderanno la partita ma quando torneremo ad una moneta (speriamo) libera di fluttuare, compiendo un balzo indietro nel tempo, non torneremo per questo alla coeva legislazione sul lavoro: il che conforta probabilmente Borghi ma non me.

      Sapremo chi ringraziare.

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    5. Appunto perchè è un liberista. Quello che a me interessa estrapolare è la posizione anti-euro e contrariamente ai tanti spaghetti-liberisti non attribuisce al debito pubblico la causa principale della crisi. E infatti credo sia questa la ragione per cui lo hai trovato sul blog di beppe grillo perchè è attaccato per questa sua posizione anti-euro e non perchè sia liberista, anzi BG ha sostenuto anche la necessità di nazionalizzare banche.

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  34. Rassegna Stampa

    Keynes 1921 and the Euro Crisis

    http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/05/20/keynes-1921-and-the-euro-crisis/

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  35. OFF TOPIC.. come tutta la mia esistenza…

    Se non ci fossero bisognerebbe inventarli ‘sti minchioni del “Adesso ho capito! Bene, Chessifà?”… alla moda di Aldo Baglio quando impara troppo velocemente la storiella sulla Gazzella ed il Leone , e poi finisce inevitabilmente per impappinarsi non appena tenta di ripeterla!

    Ma come, non hai capito un cazzo fino adesso, hai cicaleggiato per anni strafregandotene di Economia e di politica economica, hai bevuto a più non posso Slogan preconfezionati sulle frequentazioni erotiche del Nano più alto del mondo, ti sei fanno colpevolmente imbesuire da una propaganda prezzolata mirata esattamente a questo, cioè non farti capire un cazzo, ed adesso che ti si stringe il buco del culo, te ne esci bel bello con “ Ho capito, chessifà”!

    Ah Nando, fregnoni e cospirazioni fanno rima ma non vanno d’accordo! Vuoi una soluzione alla svelta, gratis e magari pure 10000 Sterline sul conto in banca con tanto di notifica a casa della avvenuta transazione da parte di Anna Falchi in tacchi a spillo calze reggicalze e tette al vento?” Sai che devi fare ? Vai a cagare Pirla!

    Sorry! Mi ricompongo! Prometto di proseguire con Calma dignità e classe
    ! Qui di seguito le tavole della legge per Mr. Chessifà!

    1.NON FARE NIENTE! (Stai fermo, è scientificamente provato che come ti muovi, pesti una Merda!)
    2.Sopportare senza cercare scorciatoie “aggratis” le conseguenze della propria ignavia!
    3.Connettere il cervello e stare zitto! (Meditazione e silenzio)
    a.Spegnere il televisore e non leggere più i giornali
    b.Cercare ed ascoltare per vie alternative chi ha capito!
    c.Consolidare la comprensione e la conoscenza!
    4.Dare peso a ciò che viene fatto e non ha ciò che viene detto! Val più un grammo di fatti che un Kg di immagine, o se preferisci Stupido NON è chi lo stupido NON fa!

    (Continua)

    RispondiElimina
  36. (Continua)
    Insomma chiudi la bocca e non sminchionare più su argomenti in cui hai preso, Honoris causa, la laurea in “Noncapiscouncazzologia”! Su argomenti di economia si deve entrare nell’ordine di idee di cominciare a rispondere quello che la stragrande maggioranza delle persone risponderebbe se gli venisse posta una domanda del tipo: “Che cosa ne pensi del fatto che in elettromagnetismo classico, la divergenza del vettore induzione magnetica è nulla per via dell’assenza di monopoli magnetici?” Risposta “Non saprei, io di fisica non capisco niente! ”. Fantastico!

    Invece in economia sono tutti maestri e la risposta è invariabilmente: “Questa La so!”. Anche il più stronzo degli stronzi si sente in diritto di parlare e sparare cazzate a raffica! Cazzate che, come ci insegna e ci dimostra don Alberto:

    1.Sono cazzate tecniche (tipo “Debbito pubbbblico debbbito pubbbblico” “Inflazione inflazione”)
    2.Condite di un moralismo irritante e Tafazzesco ( I tedeschi si che sono bravi, noi siamo spreconi dissoluti inefficienti).

    Senza minimamente che a costoro balugini nel retro cranio un lume di consapevolezza sul fatto che, per esempio, l’efficienza maggiore dei tedeschi in alcuni campi nonché i nostri cattivi costumi in certi altri, non centrano una minchia con le cause della situazione in cui ci troviamo!

    Ah Ri-Nando! Ma Staaaatte zitto! Mettete nella condizione dell’ Acusmatico alla scuola pitagorica! Ascolta da dietro una tenda il maestro e i matematici che discutono e piantala di schiamazzare e di rompere i coglioni!

    Come ricorda il nostro mentore , povertà non è vergogna, non è una colpa non conoscere il teorema di Gauss! Così come non è colpa ignorare il saldo delle partite correnti dell’Italia e soprattutto il suo significato! Entrambi si possono imparare, e tanto più velocemente quanto migliore è il tuo maestro, e qui a tutti noi con Alberto ci va (immeritatamente?) di culo! Quando verrà il momento di agire, sempre che il maestro abbia voglia di coinvolgere chi ha dato prova di cotanta insipienza e presunzione, ti verrà comunicato e saprai cosa fare!

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    1. Carissimo Alex,
      sono una delle minchione che ha chiesto "cosa possiamo fare?".
      Hai perfettamente indovinato: fino a qualche mese sapevo a malapena il nome presidente della repubblica, figurati quello di un economista!
      So di aver sbagliato. Colpa mia.

      Forse anche a causa del disinteresse di tanta gente come me siamo finiti così.
      Ma, adesso che ci siamo accorti delle nostre mancanze, non ci è data la possibilità di rimediare?
      Il professor Bagnai tiene questo blog per i suoi pari e per quelli che sanno già tutto?

      Nella domanda che poniamo sono implicite la nostra incapacità e impreparazione, ma anche l'umiltà di ammetterle e la volontà di impegnarci per quello che siamo in grado di fare.
      Chiediamo indicazioni perché siamo consapevoli di non sapere le risposte giuste, in caso contrario non saremmo qui a chiedere.

      La "lista di cose da fare" l'aveva promessa il professore, quindi suppongo che anche lui, vedendoci così incerti e spaesati, la ritenesse utile.
      Stai tranquillo, non intendo andare nelle piazze a predicare la "storia della Gazzella e del Leone", che a malapena ho capito a grandi linee.
      Sono qui per chiedere e cercare di capire, non per dare risposte. Se qualche volta mi azzardo a buttarne lì una è solo per verificare se sono sulla strada giusta, non ho mai avuto la presunzione di aver ragione.
      Se il professore mi "bacchetta", accetto e cerco di capire dove ho sbagliato. Quando mi cestina o non mi risponde, capisco che per lui non era cosa importante e non insisto.

      E quelli che sanno/capiscono tutto/si interessano da sempre come te, cosa hanno concluso più di me? Se devo giudicare i fatti e non le parole, per cortesia, potrei sapere cosa hia fatto tu?
      Secondo me abbiamo bisogno gli uni degli altri, quindi non capisco proprio che utilità ci sia a usare questi toni.

      Naturalmente se il professor Bagnai si sente infastidito dalle mie domande mi asterrò dal porle, è il suo blog ci mancherebbe, non siamo alla scuola dell'obbligo dove il maestro è costretto ad accettare tutti gli allievi... Ma credo che lo sappia dire da solo, senza bisogno delle sprezzanti lezioncine dell'epigono del Cavaliere Nero.

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    2. Parla il cavaliere Nero.

      Cara Silvia, credo proprio che Alex non ce l'avesse con te. Credo invece che si riferisse a quelle tante, tantissime persone che celandosi dietro la retorica della "proposta costruttiva" pongono la stucchevole domanda sull'agenda del giorno semplicemente per sottolineare il punto (falso) che da fare non c'è niente.

      Il punto che ho sollevato più volte e che ribadisco (e anche Alex ribadisce a modo suo) è che in primo luogo c'è da interiorizzare una proposta di metodo: ognuno deve fare il suo lavoro. Mi infastidisce chi viene a piangere dagli economisti dopo.

      Nel quadro di questo metodo, io sto facendo quello che so fare: divulgo i risultati della letteratura scientifica internazionale, citando dati e fonti, per permettervi di farvi un'opinione.

      Dopo di che, se siamo in democrazia quello che c'è da fare mi sembra abbastanza ovvio: costruire un movimento di opinione che sia favorevole a un esito razionale della crisi. Questo non si fa con gli starnazzamenti (e infatti i poveri anatroccoli per capirci qualcosa devono poi venire qui), si fa parlando con la gente.

      Qualche scemo sostiene che io debba parlare a 60 milioni di persone, immedesimandomi (pare sia molto importante) con ognuna di esse. Ma questa è evidentemente una scemenza.

      Girando per i blog vedo che ormai tutta Italia (compresa forse la su' mamma) chiama Donald col suo nome (cioè Donald), vedo che ora la gente sa che l'euro era una catastrofe annunciata, vedo che ha argomenti per interloquire a un certo livello con chi ancora non ha capito. Sono argomenti che gli ho dato io (non è presunzione: basta vedere che citano autori e cifre che, nonostante fossero di dominio pubblico - almeno in ambito scientifico - in Italia sono diventate note attraverso questo blog).

      Il mio lavoro quindi non è stato inutile e intendo continuare su questa strada. Quello che potete fare voi è esattamente quello che dice Alex: capire e aiutare gli altri a capire, senza perdere eccessivo tempo con chi non può farcela (perché dobbiamo ammettere che ci sia anche chi non può farcela).

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  37. prof le volevo postare questo video : http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30&feature=g-all-u
    anche se c'è qualche imprecisione.

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  38. Il mio nome è Bond, Euro-Bond

    Sempre a proposito della ormai diffusa "strategia del terrore" a proposito di una eventuale uscita della Grecia dall'area euro, segnalo da ultimo il pezzo di Zingales dall'Espresso in edicola. Vi si legge testualmente: "Ritornare alla lira significa anche svalutare di un 30-40 per cento la nostra moneta sull'euro. Risultato? il tracollo del PIL". Mi pare piuttosto evidente che il Gruppo Espresso/Repubblica (ma anche la Stampa ec.) si distingua per essere a capofila degli "allarmisti dolosi" (alcune forzature che si leggono nell'articolo - ad esempio sul caso Argentina - lo dimostrano con chiarezza). Ma perchè? Una delle ipotesi possibili è che taluni ambienti della finanza traggano ( e trarranno) vantaggi dal mantenimento dello status-quo (creare il "pericolo esterno" o il "terrore" è il modo migliore per la conservazione dello status-quo). Questi vantaggi possono essere di breve periodo,concretizzabili con speculazioni finanziarie (di cui mi sfuggono i contorni); oppure possono essere di lungo periodo, nel senso che:

    - un progressivo depauperamento del sistema industriale
    - un progressivo aggravamento del debito (pubblico e privato)
    - il vincolo del fiskalpakt

    diventino condizioni necessarie, alcune già realizzate (quasi sufficienti) per invocare una smobilizzazione del patrimonio pubblico a prezzi di saldo, ovvero un trasferimento di risorse praticamente forzato dal settore pubblico a quello privato. Storicamente tutto questo è già accaduto in passato ( ad esempio la vicenda Infostrada che fu ceduta ad "un privato" per 750 miliardi e immediatamente rivenduta ai tedeschi di Mannesmann per 14 mila milirdi. Fonte: Renato Altissimo).
    Se questa è la strategia di alcuni gruppi finanziari nei prossimi mesi, una ulteriore condizione da soddisfare perchè la strategia funzioni dovrebbe essere il ritorno della sinistra al governo, più in particolare quella parte di sinistra che storicamente ha mostrato una grande "sensibilità" per la tematica delle privatizzazioni ( e che oggi, del tutto casualmente, si schiera a spada tratta a favore dell'euro). Per inciso alla riuscita di tale strategia sarebbe di ostacolo l'attuale atteggiamento di intransigenza della Germania ( perchè suscettibile di provocare delle reazioni in grado di determinare problemi al corretto funzionamento del meccanismo: ad esempio Hollande).
    A me sembra che, se tutto questo è vero (ma è già stato ampiamente discusso in questo blog), la migliore strategia possibile sia recuperare una nuova forza politica antagonista alla sinistra che riaffermi con forza la tematica della sovranità, nazionale e monetaria. In questo momento storico, bongré malgré, non sarei contrario neanche ad un ritorno super-liberale di Berlusconi (quello prima maniera), se fosse capace ed in grado di stoppare una strategia perversa che porterà inevitabilmente a danni irreversibili per il nostro Paese.

    Antonio

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  39. Sul sole24ore c'è un interessante grafico dell'andamento dei tassi di interesse sul debito pubblico di alcuni paesi europei dal '93 a oggi. Il titolo - significativo - è "Intanto per il mercato dei bond l'euro è già saltato".

    Chiederei cortesemente al professore Bagnai qual'è la sua posizione su uno degli argomenti più in voga dei filo-ariani: "la Germania con l'euro ci ha regalato dieci anni di tassi di interesse straordinariamente bassi e l'Italia non è ha approfittato per riportare il suo debito pubblico a livelli di sicurezza".

    Grazie mille!

    Michele

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    1. Tendo a non dialogare con chi non capisce che quello del debito pubblico è un falso problema, come riconosciuto da tutti i maggiori economisti. Mi rendo conto che abbiate il problema (voi) di controbattere a interlocutori "da bar"... Ma io fossi in voi li lascerei stare. Sono quelli che il giorno dopo verranno a dire che ve lo avevano detto! Comunque, siccome ricevo da vari troll dementi questa obiezione, magari scriverò due righe per il vostro divertimento.

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  40. Professore,
    non ha certo bisogno delle mie conferme, ma sta facendo moltissimo, lo sta facendo benissimo e tra la gente, non nell'aula di un'università o in un salotto esclusivo. Il suo lavoro è utilissimo, chiunque abbia voglia di capire e di imparare può trovare spiegazioni documentate e ricche di citazioni e digressioni che rendono anche molto piacevole la lettura.

    Per quanto mi riguarda, cerco di dare il mio piccolissimimissimo contributo alla diffusione di questo "movimento di opinione" basato sul suo importante lavoro di studio e divulgazione.
    Nelle discussioni evito gli aspetti più tecnici (su cui so di essere impreparata) fornisco le sue "credenziali" e rimandando a un approfondimento sul blog (lo chiamo così perché è un blog, ma è riduttivo).

    Se posso esprimere la mia opinione, credo che molti abbiano capito che questo sistema non può funzionare, ma la maggioranza ha ancora le idee confuse sui reali motivi e sulle possibili soluzioni soprattutto a causa dell'imponente lavoro di disinformazione operato da politici e mass media.

    Titolo del principale quotidiano di economia italiano: "L'economia secondo i grillini: provocazioni, ma c'è anche buon senso"
    Al di là del M5S, la provocazione contrapposta al buon senso sarebbe l'uscita dall'euro.
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-22/nelle-proposte-provocazioni-anche-063747.shtml?uuid=Ab8McLgF

    Oppure l'intervistatore che "bolla" immediatamente il prof. Brancaccio come "radicale" e continua a screditarlo con i suoi commenti.
    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/04/24/brancaccio-e-deaglio-sul-complottismo/

    A mio parere il signor Donald, non è un nemico temibile perchè è troppo inferiore a lei e isolato, se ne stanno accorgendo anche i suoi "adepti".
    Il vero ostacolo resta la subdola e terroristica (dis)informazione mainstream che molti continuano ritenere autorevole e che ha a disposizione personaggi, mezzi e strumenti molto più potenti e raffinati (tra cui quello di invitare folkloristici Donald e Benetazzi per ridicolizzare alternative sensate a priori).

    Sul blog si percepisce poco l'esistenza di questo grosso "gregge" perché, per superficialità o per "indottrinamento", accetta tutto passivamente accontentandosi delle false diatribe in tv, senza impegnarsi a cercare spiegazioni altrove.
    E se per caso le sentono, le scartano immediatamente perché mettono in crisi il loro sistema mentale e culturale.

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  41. Cara Silvia

    Non ho capito tutto! Sto cominciando a capire adesso e fino all’anno scorso avevo capito niente (in termini digital razionali intendo, poi c’è sempre il mio sistema di sicurezza analogico intuitivo e che funziona benino almeno fino ad ora).

    Se vorrai notare, commento pochissimo, direi praticamente nulla a livello tecnico proprio perché cerco di applicare io per primo le tavole della legge. Qui mi considero a tutti gli effetti un Acusmatico: cioè uno che sullo specifico tecnico deve stare zitto ascoltare, capire e consolidare al meglio ciò che capisce. Considero è imprescindibile questa attività, una vera e propria condizione negativa per il raggiungimento della verità (come dicono i matematici, condizione necessaria ma non sufficiente!).

    Poi però fuori di qui vivo e mi confronto con i miei simili (oddio proprio simili in certi casi spero di no … diciamo che condividiamo il pollice opponibile) e mi fanno imbestialire coloro che questa fatica non la vogliono fare, vuoi per ignavia o per paura o per mala fede (e questi forse sono i meno peggio), e … “Stronzificano” l’analisi del problema!

    Posto rilevante tra questi “Stronzificatori”, lo ricoprono proprio quelli che ti rivoltano la frittata in modo pacchianamente strafottente, della serie ti ascoltano per due minuti e poi “Si va beh ho capito, ma adesso chessifà?” che è equivalente a dire “So perfettamente come stanno le cose e tu stai dicendo cazzate!”. Miinchia….i n questi casi non applico lo sconto proletario a nessuno e rispondo da vero animale (E’ inutile che mi ripeta naturalmente).

    Qui condividevo solo la mia esperienza anche perché se non la condivido qui (fatta eccezione per il mio sventurato “direttore generale” che mi ascolta sempre con paziente rassegnazione) , non saprei bene dove altro farlo.

    Ma va da se che non intendevo generalizzare: la domanda è più che lecita se fatta nei termini giusti, anche perché è li che poi si deve arrivare. Solo DOPO aver ben compreso il problema però! Cosa che la pericolosissima categoria di cui sopra, gli “Stronzificatori”, gli allegroni del “Questa La so!” si guardano bene dal fare. E costoro sono la vera la carne da macello su cui fanno fortuna i vari “Maledito merdonio dictatore impestatissimo” [1] (MM..DI come pronunciano a Nairobi..) di tutti i tempi:

    Comunque non pensavo a te, anzi francamente mi era sfuggita la tua domanda in tal senso: e poi, se avessi pensato a te, anziché Anna Falchi come latore della avvenuta transazione bancaria avrei detto George Clooney con jeans stracciati e la canottiera da Rambo…

    [1] Il solito Gaddus nel Pasticciaccio, e si riferiva ovviamente al Testa di Morto in feluca.
    [2] o forse preferisci Brad Pitt a torso nudo? Si può fare! Il prezzo? Un espresso!

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    1. Ok Alex, anch'io ho interpretato un po' superficialmente il tuo messaggio, ma avendo da poco posto la domanda pensavo ti riferissi anche a me.
      Vada per Raul Bova e pace fatta!

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  42. Buonasera Prof
    Segnalo questo articolo , il cui titolo dice tutto Hey, Germany: You Got a Bailout, Too

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    1. Ho fatto un grosso sforzo a leggere in inglese, ma ne è valsa la pena. grazie

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  43. a piazza puliya mari o monti sta spigando la Transustanziazione(termine indicante la conversione del pane nel corpo di Cristo) parla per quelli che ormai son dogmi ,più europa,inflazione , svalutaione mercati.
    la vedo veramente grigia

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  44. Sto seguendo Monti a Piazzapulita in questo momento; sta ripetendo tutte le falsità che ben conosciamo sul perchè siamo arrivati a questo punto in Italia ed in Grecia, ma soprattutto ha detto che tra poco tempo l'Italia potrà trattare alla pari con la Germania perchè grazie alle politiche del suo governo siamo diventati i più virtuosi in Europa e che la Germania ha molta paura di una uscita dell'Italia dall'euro (cosa neanche da pensare, ha precisato subito). Un insieme di corbellerie cui questa voilta non crederò: quello che mi fa rabbia è che gli SMS che dicono che Monti è un gigante in Europa sono il 50%.
    E' veramente lunga la strada perchè la gente prenda consapevolezza; in ogni caso questa volta con questa bella messa in scena mainstream non mi fregano, come avvenne nel 1997. Grazie Professore.

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    1. I motivi all'origine del fallimento Greco secondo Monti sono la corruzione, l'evasione fiscale e la mancanza di concorrenza.
      Poi ha ribadito la consueta contraddizione per cui da un lato è vero che la Germania teme la nostra uscita dall'euro perchè saremmo una minaccia per le sue esportazioni (quindi se ne deduce che ora non lo siamo) MA al contempo (per motivi non chiari) non converrebbe neanche a noi diventare così competitivi.

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    2. Ma si può quantificare l'ammontare di soldi esteri che hanno buttato nel tentativo disperato di rimanere dentro la banda? Erano obbligati ad esaurire le cartucce prima di uscire dallo SME o avrebbero potuto risparmiarsi quella spesa a vuoto?

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    3. Sì, naturalmente, ci sono le statistiche sulla riserve ufficiali. Fra 1991 e 1992 se ne andarono circa 30 miliardi di dollari. Ricordo vividamente i titoli di Repubblica sul "governatore in trincea", che poi significava che Ciampi, per acquistare lire e sostenerne il corso, stava vendendo sottocosto ai mercati delle attività finanziarie (marchi) delle quali era certo che pochi giorni o poche ore dopo sarebbero costate il 10% in più.

      Che io sappia, né nel sistema di Bretton Woods né nello Sme esisteva un obbligo di "fermare il vento con le mani" lottando fino allo stremo delle riserve per sostenere il cambio. La scelta però era questa, ed era una scelta politica, date le implicazioni distributive che gli ultimi post hanno chiarito a sufficienza (politica deflazionistica = compressione dei salari + esplosione degli interessi).

      Naturalmente la scelta politica veniva "venduta" come scelta tecnica e affidata a padri della patria rigorosamente tecnici.

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  45. Sera Prof.
    Potrebbe essere necessario un nuovo post come questo, o un ampliamento di quest' ultimo.
    Oggi 24 Maggio 2012 su LA 7 alla trasmissione Piazza Pulita, c'è la sacra mummia Mario Monti, ecco una breve sintesi delle "verità" Montiani :

    1 - La delocalizzazione di una ditta privata è una cosa giusta perchè ne migliora la competitività, e non crea grosso danno economico ed umano all' Italia perchè l'indotto (della fiat in particolare), rimane nel territorio nazionale.

    2 - L' euro è stato un bene per l' Italia, perchè l' ha protetta dalla fragilità della lira, soprattutto negli anni 80 e 90 ( ovviamente non ha ricordato la camicia di forza che rappresentava lo SME ) . Ricordando inoltre come le "svalutazionicompetitive" di quegli anni ci abbiano rovinato !

    Ora ho cambiato, la nausea mi pervade !

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  46. A discorso di Monti su piazzapulita, forse vi siete persi questa chicca: "A tal proposito Monti ha lanciato un messaggio alla cancelliera Angela Merkel: "E' anche interesse tedesco, bisogna spiegare che la Germania è un grande beneficiario dell’integrazione europea, hanno un grande mercato europeo a disposizione nel quale i singoli paesi non possono più svalutare. Io non voglio neanche citare questi scenari, ma se per esempio l’Italia dovesse uscire dall’euro e riacquistare libertà sul proprio tasso di cambio e la lira si svalutasse, sarebbe un grosso problema per le esportazioni tedesche".

    E ripeto: "ma se per esempio l’Italia dovesse uscire dall’euro e riacquistare libertà sul proprio tasso di cambio e la lira si svalutasse, sarebbe un grosso problema per le esportazioni tedesche".

    Questo, unito al commento di Visco di qualche giorno fa sui conti truccati affinché l'Italia entrasse nell'Euro:

    "Un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi, tranne la Russia da cui compra l’energia. Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso."

    Quindi, ricapitolando: tutti gli scienziati che ci governano sono ben consapevoli del fatto che abbiamo volutamente (addirittura truccando i conti magari) commesso un suicidio, ma nessuno si chiede per quale ragione. A me sta sembrando una situazione Pirandelliana, a volte ci penso e non capisco se tutto ciò sia uno scherzo di cattivo gusto.

    Poi ho notato una cosa ultimamente,andando al Bar: le chiacchiera da BAR si sono trasformate dalla lotta Berlusconiani vs Anti-Berlusconiani alla lotta €fili-Anti-€fili. Non riusciamo proprio per una volta ad utilizzare il buonsenso per capire cosa sia giusto e cosa non lo sia?

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    1. E intanto prosegue l'invasione\shopping...

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/fiat-lascia-piemonte-arriva-volkswagen-questa-unarea-esplosiva-enormi-capacita/241311/

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    2. No, non mi è sfuggita, come hasi detto tu faceva il paio con la dichiarazione di Visco: sono consapevoli della realtà ed insistono a mistificarla, dobbiamo toglierci dalla testa il dubbio che quando propongono certe ricette siano in buona fede....

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    3. nel primo primo concilio di Nicea (325),fu affermato il dogma della "trinità"
      ormai in politica ed economia siamo allo stesso punto la dottrina mainstream è dogmatica ,poche voci fuori dal coro sono additate come seguaci di Ario.
      per cui non è da chiedere se sapevano o non sapevano "LORO" credono
      chi si oppone è un eretico per fortuna Tomás de Torquemada non c'è più............????

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  47. A proposito di Sistema Monetario Europeo, cito un passo da "The foundations of economic policy: values and techniques" di Nicola Acocella, Cambridge University Press, pag.383

    "As regards eliminating the asimmetry of the snake, we previously noted that this objective was generally not achieved. Only Germany was in position to decide its monetary policy independently, while the others normally adjusted their own policy accordingly.
    [...]Since monetary policy in the EMS has essentially been dictated by Germany, which has set price stability as its primary objective, the domestic behaviour of agents in the other countries has had to fall into line. This explains the reminders that have repeatedly come from policymakers (especially central banks) in high-inflation countries of the obligations imposed by EMS membership; these reminders have sometimes been a powerful tool in arguing against domestic wage settlements or fiscal policies that are felt to be inflationary. This question [...] imposed an excessive sacrifice in terms of high interest rates and, therefore, a worsening of public debt problems still need to be addressed in a dispassionate fashion, especially in the light of the devaluetions that subsequently occured in 1992-93.
    Some argue (Giavazzi and Pagano, 1988) that membership in the EMS lent credibility to the anti-inflationary policies of certain countries, acting as a guarantee of high inflation countries commitment to implementing such policies by tying the hands of thei policymakers and lowering the public's inflationary expectations. Whether this actually occured is not at all clear. [...]

    THE EMS MAY HAVE SERVED TO REDUCE THE MAGNITUDE OF THE DEVALUATIONS THAT HIGH-INFLATION COUNTRIES MIGHT HAVE RESORTED TO IN ORDER TO MAINTAIN THEIR COMPETITIVENESS. TWO FACTS SUPPORT THIS HYPOTHESIS: THE PROGRESSIVE REDUCTION IN THE VARIABILITY OF THE EXCHANGE RATES; AND THE GROWTH IN THE TRADE SURPLUSES OF GERMANY AND OTHER LOW-INFLATION COUNTRIES WITH THE OTHER ERM COUNTRIES."

    Amen.

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    1. Grazie Carlo. Lo cito in quasi ogni post o commento, nella versione italiana (che è confluita in "La politica economica nell'era della globalizzazione", che come forse sai fa parte delle letture consigliate. Devo dire che letto in inglese fa ancora più impressione. E grazie per avermi risparmiato il solito lavoro ;)

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  48. Gentile Prof. Bagnai grazie per l'impegno ,il tempo e la dedizione che spende per aiutarci a capire.Allontanarci da visioni precostituite e sbagliate.Questo articolo,poi,e' paradigmatico nella sua completezza e chiarezza.Le risposte e gli spunti che ci da nei commenti poi sono un'altra vera perla per la nostra comprensione.Complimenti.Le chiederei solo una integrazione nel senso di ragionare nel merito del sistema TARGET2 il cui funzionamento concreto e' utile per farci capire "contabilmente" e concretamente cosa si verifica con l'accumulo continuo e spaventoso di debiti pubblici e privati della BDP. Grazie mille.Buona giornata e "buona" conferenza.

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  49. Finalmente una boccata di Ossigeno, grazie per questo articolo.

    LordBB

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  50. Buondì Prof. Bagnai.

    Desideravo farLE una domanda (da esordiente totale in economia) relativa al sistema che ha illustrato nella prima parte dell'articolo.

    Il sistema che ha illustrato: infl.-deflazione- import-export- tassi di interesse-tassi di cambio è un sistema circolare? Nel senso che l'inizio può essere in qualsiasi punto della successione? Oppure esiste sempre o in maggior misura, un' origine della catena, un evento scatenante unico, ad es. una inflazione o deflazione?

    Grazie per l'eventuale risposta.

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    1. Non sono molto sicuro di capire a cosa ti riferisci. Potresti citarmi una frase del post, alla quale far riferimento per risponderti?

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  51. Altre "lievi imprecisioni" (non del tutto OT : vedremo)

    Anche energia comincia con la lettera E : sarà questo il motivo ?

    Indicare il cosidetto piezonucleare come la fusione fredda equivale (più o meno) ad affermare che "la casalinga di Voghera" è l'economia.
    Leggendo l'articolo ci si rende conto che il piezonucleare era (è?) sponsorizzato dall'ex presidente del consiglio.
    Ma non è la bega relativa al finanziamento della ricerca che mi spinge a questo commento (a questo stanno già pensando gli scienziati), quanto al modo di presentare l'informazione : viene sistematicamente raccontata la mezza messa.
    Fornendo anche notizie sbagliate («Nessuno è mai riuscito a usarla per produrre energia», la c.d. fusione fredda)
    (Al MIT ci riescono
    e
    non sono i soli).

    ps Ad Alberto cari saluti da Carlo Emilio e da Robert

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    1. Non ci son più gli ingegneri di una volta...

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  52. Caro Prof. Bagnai buongiorno, vorrei poter lasciare il nostro modesto contributo - come pagina FB "Una Lira per l'ITALIA" (credo si capisca di cosa parliamo sulla tal pagina) inviando il link youtube relativo ad un nostro intervento in diretta a Radio3 trasmissione "Prima Pagina", del 06/11/2012 durante il quale chiedevamo al giornalista del corriere sera, cosa ne pensasse circa la possibilità di uscire dall'Euro:
    http://www.youtube.com/watch?v=R2ENKZYwYZo
    Invito tutti a sentire la sua risposta.
    cordiali saluti.

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