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sabato 19 novembre 2011

La risposta giusta alla domanda sbagliata

Ogni tanto, per movimentare la vita dei miei studenti, mi diverto a cambiare un po’ i compiti scritti. Capita così che qualche malcapitato, alla domanda su cosa accade se la spesa pubblica aumenta, risponda descrivendo gli effetti di una diminuzione della spesa. Magari lo fa perché è l’unica risposta che si è appiccicato in testa, o perché è riuscita a farsela passare dal compagno (al quale però è stato chiesto cosa succede se la spesa diminuisce...). Chiamo questa cosa “dare la risposta giusta alla domanda sbagliata”. Ed è esattamente quello che Monti e Draghi stanno per fare.

Da Krugman in giù tutti chiedono a Draghi di stampare più moneta, ma facendolo Draghi darebbe la risposta giusta alla domanda sbagliata. Tante analisi confermano che il problema dell’Europa è l’accumulazione di debito privato estero dovuta al persistere di differenziali di inflazione a vantaggio della Germania. Una politica monetaria espansiva centralizzata della BCE può solo aumentare l’inflazione media europea, senza effetti prevedibili sui differenziali regionali di inflazione. Del resto, a voi risulta che la Banca d’Italia, anche prima del divorzio, sia riuscita stampando moneta a risolvere il problema del dualismo economico italiano? A me risulta invece che dopo 150 anni di unione monetaria, fiscale, politica, religiosa e televisiva i prezzi fra i capoluoghi italiani non stanno ancora convergendo (lo dimostra uno studio di Busetti, Fabiani e Harvey per la Banca d'Italia), e questo è al tempo stesso causa e sintomo di quello squilibrio territoriale che porta il Sud ad avere importazioni nette attorno al 17% del Pil (e il Nord a vociferare di secessione). Moneta unica non significa inflazione unica.

La richiesta di stampare moneta è quindi una domanda sbagliata. Certo, questa misura contribuirà ad alleviare il problema a valle dello squilibrio, magari riducendo qualche spread per un po’, ma non inciderà minimamente sullo squilibrio stesso, e servirà solo a prolungare l’indecorosa agonia dell’euro.

Tutti chiedono a Monti di intervenire con rigore fiscale per risolvere il problema del debito pubblico, ma se lo farà Monti darà la risposta giusta alla domanda sbagliata. Se il problema è il debito privato, politiche fiscali restrittive non potranno che amplificarlo: le famiglie saranno in difficoltà con le rate dei mutui, ecc. Certo, la politica di rigore ridurrà anche le importazioni, e quindi allevierà il vero squilibrio, quello dei conti esteri. Inoltre, deflazionando l’economia, si recupererà un po’ di competitività, rilanciando anche le esportazioni e migliorando per questa via lo squilibrio fondamentale. Il problema però è che nel primo decennio del secolo è avvenuta la più riuscita privatizzazione italiana: quella del debito (Fig. 1). Dal 1998 al 2007, mentre il debito pubblico diminuiva di 11 punti di Pil, quello delle famiglie cresceva di 34 punti. Con un debito delle famiglie all’80% del reddito disponibile, l’esito più probabile di politiche di rigore è la bancarotta delle famiglie, nel tentativo (o col pretesto) di evitare quella dello Stato.
 

La richiesta di ridurre il debito pubblico è quindi una domanda sbagliata. Ma anche in questo caso, possiamo aspettarci che ad essa verrà solertemente e celermente data risposta, una risposta, beninteso, rigorosamente "tecnica". Così è, anche se non vi pare.

8 commenti:

  1. Analisi molto interessante,ma cerchiamo di capire come unificare nel giusto domanda e risposta; io credo che si debbano dire alcune cose:
    -il debito delle famiglie aumenta, ma la patrimonializzazione credo aumenti di conseguenza,magari non nelle disponibilità delle stesse famiglie;
    -mentre l' indebitamento delle famiglie aumenta, aumenta di conseguenza l' arricchimento di pochi, attraverso il meccanismo dell' evasione ed elusione fiscale e contributiva e l' attività corruttiva e concussiva della casta;
    -bisogna anche ammettere che le anomalie e le discriminazioni di vaste porzioni di categorie privilegiate, da noi, sono a volte e da tempo al di là di ogni possibile decenza. Parlo sia di redditi fissi che di redditi con partita iva.
    -occorre anche ammettere che da noi esistono pastoie spaventose di tipo burocratico e tecnico, come per il comparto energetico, che impone afamiglie ed imprese, costi pari al doppio per il servizio dell' energia; si da il caso in proposito che l' efficienza energetica per unità di prodotto, sia il doppio rispetto alla Francia ad esempio, ed a nostro favore.
    Ora tutte queste anomalie negative, paradossalmente rendono possibile nel nostro Paese un lavoro di disboscamento da fare con la motosega o col lanciafiamme, a scelta, di entità tale da rendere possibile per noi e solo per noi, un miglioramento sostanziale nell' arco dei prossimi 10 anni, credo.
    Alberto Barsi

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  2. Caro omonimo,

    mi sento istintivamente d'accordo con questi argomenti ma non sono sicuro di aver capito bene e penso che ci sia una difficoltà che forse ci sfugge.
    Circa il debito, sono d'accordo che quello che occorre valutare è il patrimonio netto (secondo Buiter bisognerebbe fare così anche per lo Stato). Dal 2000 al 2008 il patrimonio finanziario netto delle famiglie è diminuito, perché il debito è aumentato, ma le attività sono rimaste stazionarie. Che è poi il motivo per il quale speriamo che il nostro debito lo comprino i cinesi...
    Che poi casta, discriminazioni e pastoie burocratiche siano un reale peso per il nostro paese è incontestabile. Ma se l'argomento è che potremmo permetterci di restare nell'euro rimuovendo questo peso, allora devo far notare due cose. La prima è che visibilmente l'entrata nell'euro, cioè la disciplina "esterna", non ha fatto nulla per rimuovere queste inefficienze, e anzi le ha aggravate riducendo la crescita del reddito (e quindi aggravando disuguaglianze e squilibri). La seconda (legata alla prima): come mai in tanti anni nessun governo di destra o di sinistra ha rimosso almeno in parte questi vincoli? Ora abbiamo un governo tecnico, che, non essendo stato eletto, in teoria non ha l'assillo di doversi far rieleggere. Bene! Vediamo se è vero! Da questo governo mi aspetto che escano fuori non dico tanto, ma almeno 50 miliardi di euro di recupero dell'evasione.

    Accetto scommesse.

    E se il vincolo esterno non serve, imponendoci governi non eletti democraticamente, a risolvere questo problema, allora a che serve? Credo di averlo spiegato: serve a imporci governi non eletti democraticamente!

    Siamo sicuri che sia la strada giusta?

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  3. Caro prof. mi sono firmato! Non sono pregiudizialmente per restare né per uscire, e credo che oggi non lo sappia nessuno.
    Per l' evasione io accetto la scommessa e dico che con la tracciabilità e basta, non si recupera quasi nulla ed anzi è addirittura recessiva la misura; imponendo pagamenti solo con moneta elettronica, a patto che sia possibile farlo da noi, con un sud in queslle condizioni che sappiamo, si potrebbe risolvere parzialmente il problema; siamo anche qui fuori tempo massimo dopo 60 anni di chiacchiere.
    Volevo in chiusura proporle un vecchio articolo di Repubblica:

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/09/12/la-svalutazione-ci-ha-fatto-bene.html

    e mi piacerebbe riparlarne.

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    1. Ho detto omonimo, non anonimo. Caspita, per quanto io possa avere fretta, c'è sempre qualcuno che ne ha più di me!

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  4. "la richiesta di ridurre il debito pubblico è quindi una domanda sbagliata" ma qual'è la domanda giusta a questa risposta giusta? Si può ridurre il debito privato con la stampante di Draghi? In che modo gli ettolitri possono alleviare il debito privato se nammeno riescono a trapelare nell'economia? (vedi ho ricominciato da do re mi, dal primo post) Se sei bloccato in qualche aereoporto forse risponderai...

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    1. La risposta giusta è evidentemente quella di mettersi in condizione di fare politiche espansive senza sprofondare nel deficit estero, e quindi recuperando la necessaria flessibilità valutaria.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Per mio analfabetismo informatico non so se il mio precedente messaggio sia stato registrato o meno, nel caso lo ripeto.

    Chiarissimo,
    Non credo che l'azione di Draghi sarebbe necessariamente inutile.
    Se facesse acquisti di titoli a pioggia, magari seguendo le quote di PIL, sarebbe inutile, e` vero'.
    Se pero' facesse acquisti mirati verso i titoli di paesi che pagano grosse somme in interessi, potrebbe indurre un abbassamento della loro spesa per interessi. Le somme sottratte alla spesa per interessi, in assenza di condizionalita` perverse, potrebbero venire reindirizzate verso la riduzione del costo di produzione delle imprese dei paesi periferici. In un paese come l'Italia, ridurre l'IRAP (4% del Fatturato e piu' di 2 punti di PIL), porre i contributi sulla fascia piu' bassa di reddito, a cominciare dal sud, a carico dello stato, finanziare ricerca e formazione, sarebbero tutti modi per ridurre il costo di produzione delle imprese italiane ed in definitiva per aggiustare il cambio reale.
    A voler fare ancora di piu' si puo' ricordare che la Bank of England restituisce al Tesoro britannico quanto incassa di interessi dallo stesso Tesoro....
    Si potra` discutere sulla fattibilita` politica di dette misure, ma questo e` un altro discorso, di politica, non di economia.
    Krugman mi sembra che non solo si impegni, ma che sia anche abbastanza portato per la materia.

    Cordialmente,

    Gustavo Rinaldi

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