lunedì 30 settembre 2019

Helsinki

(...cerco di non perdere queste occasioni di incontro, anche se la loro effettiva utilità potrebbe essere facilmente contestata. Gli svantaggi sono evidenti: ore chiuso in una sala, ad ascoltare negli inglesi di tutta l'Europa le solite litanie, pronunciate nel solito linguaggio liturgico - ora vanno molto "inclusive", "green", ecc. Forse l'utilità maggiore è proprio questa: l'esercizio che fai nel tradurre in inglese - e poi da lì in italiano - gli altrui inglesi. Può sembrare una stupidaggine, ma se le cose continuano così - e anche se non continuassero così, a dire il vero - in effetti questo allenamento potrebbe tornare utile. Per il resto, ogni volta si vedono incrementi marginali nella consapevolezza dei partecipanti, ma c'è anche da chiedersi quanto siano significativi. A eventi di questo tipo partecipano, per definizione, gli interessati, soprattutto se si svolgono in un luogo che turisticamente non ha moltissimo da offrire. Quanto questi colleghi siano rappresentativi dei rispettivi parlamenti nazionali ve lo lascio immaginare. Non molto, credo. Per vostra comodità sviluppo qui brevemente dai miei appunti l'intervento che ho fatto, e che trovate qui...)

Mi ha colpito l'osservazione di Regling secondo cui ora dovremmo "portare a termine l'agenda delle riforme". Sembra sottintendere che dopo, una volta completate le riforme, saremmo finalmente arrivati: avremmo l'Europa che vogliamo. Il punto è proprio questo: che cosa sia "l'Europa", in particolare quella che vogliamo o dovremmo volere, non è chiaro. Non sappiamo cioè dove stiamo andando, non abbiamo un obiettivo, eccetto quello di un'Unione sempre più stretta (ever closer Union, art. 1 secondo comma del TUE).

Ora, questo nobile scopo è frustrato dalle regole sbagliate che ci stiamo dando. Consideriamo ad esempio l'evoluzione dello "Strumento di bilancio per la convergenza e la competitività" (BICC). All'inizio, questo strumento di politica economica prevedeva anche la stabilizzazione, cioè la possibilità di intervenire per contrastare shock macroeconomici avversi, ma poi la stabilizzazione è andata persa nella traduzione (traduzione in tedesco, ovviamente...).

Ora, noi sappiamo che non ci può essere convergenza senza stabilizzazione, e questo perché decenni di letteratura scientifica sull'isteresi ci dimostrano che gli shock di breve periodo hanno conseguenze di lungo periodo (per chi vuole approfondire). Questo significa che se non ci si preoccupa di smorzare immediatamente gli shock avversi che colpiscono un singolo membro, i paesi membri si troveranno su traiettorie divergenti.

Ma la nostra situazione è ancora peggiore, perché abbiamo deciso di prendere come riferimento per gli interventi di politica di bilancio il Pil potenziale, che in effetti, per come è calcolato, non descrive l'effettivo potenziale di crescita di un'economia, ma fotografa semplicemente il risultato dell'ultima recessione, inchiodando il paese al peggiore dei risultati raggiunti nella sua storia precedente (noi lo abbiamo visto qui e una buona spiegazione tecnica è qui).

Buti confuta queste affermazioni, ma i suoi argomenti, piuttosto che rassicurarci, ci inquietano perché ci mostrano qual è la reale natura del problema. Dicendo che le sue stime del prodotto potenziale non sono così pessime, e che in ogni caso la politica fiscale viene condotta con una certa discrezionalità, fa involontariamente capire una cosa che dovrebbe essere ovvia: le regole non sono neutre! Esse riflettono e cristallizzano rapporti di forza politici, sia nel modo in cui sono concepite che in quello (discrezionale) in cui venono applicate. La loro stessa evoluzione riflette i mutati rapporti di forza, e lo fa nel modo peggiore. Qui tutti abbiamo notato come le regole cambino durante le crisi, ma il problema è che nelle crisi i paesi forti sono più forti, e quelli deboli più deboli, per cui è difficile che queste revisioni in condizioni di urgenza, che senz'altro creano un quadro instabile, possano condurre a una situazione più equa. In effetti, il principale uso delle regole fnora è stato quello di giustificare le politiche sbagliate che si vogliono portare a termine a danno dei deboli, salvo poi essere cambiate quando, come ora, queste politiche cominciano a danneggiare i forti.

L'Europa non sappiamo bene cosa sia, ma è difficile che questo modo di procedere ci porti verso una società più giusta e più prospera.



(...altri commenti sparsi dai miei appunti. Regling ha confessato che il Meccanismo Europeo di Stabilità - MES, o ESM, o Fondo "salvastati" - non era parte del progetto iniziale, perché inizialmente era inconcepibile che un paese dell'Unione potesse perdere l'accesso ai mercati finanziari. Poniamo che sia così. Intanto, questo ci fa capire quanto siano state gravi le conseguenze dell'essere entrati in un progetto irrazionale come l'unione economica e monetaria: hanno reso possibile quello che era inconcepibile. E poi, la stessa fresca e giovanile incoscienza è stata applicata anche a cose molto più facilmente intuibili. Ad esempio, la moneta unica ha reso più facili i movimenti di capitali, ma la sorveglianza dei mercati finanziari è diventata unica solo dopo una crisi catastrofica: magari, se ci si fosse pensato prima, la crisi avrebbe potuto essere meno catastrofica!

Ha poi detto che non c'è deficit democratico e non ci sono vuoti di responsabilità perché "i ministri sono responsabili di fronte ai loro governi nazionali". Bè, questo è parzialmente vero: basta pensare a che cosa è successo qui, dove un governo è caduto anche su certe reticenze a coinvolgere un partito di maggioranza nel negoziato con l'Europa. Solo che per quanto i Parlamenti nazionali possano fare il loro lavoro, quando le cose sono state messe su un certo binario vanno avanti e influire su certi processi è molto complesso - vedi alla voce "rapporti di forza".

Buti ha insistito sull'importanza del breve periodo: mercati e cittadini vogliono risposte rapide. Giusto! Ma è esattamente in questo che l'elefantiaco apparato cui appartiene, e le complesse liturgie da esso imposte - come il semestre europeo - non ci aiutano. E questo Alesina lo aveva previsto, come qui ben sapete. Ha poi citato Habermas sulla solidarietà: è interesse di chi sta meglio sopportare il temporaneo svantaggio di chi sta peggio perché i ruoli potrebbero invertirsi. Giusto anche questo! Solo che i tedeschi da questo orecchio non ci sentono, e hanno ragione loro: l'aver trascurato meccanismi di risposta efficiente agli shock, e l'aver condito il tutto con regole procicliche - la stessa moneta unica per tanti versi lo è - condanna alcuni paesi a chiedere sempre e sempre di più, e altri a dare in proporzione. Non stiamo parlando di un meccanismo assicurativo, ma di un pozzo senza fondo, e quindi il tedeschi non sono degli ignoranti che non hanno letto Habermas. Sono delle persone mediamente acculturate in macroeconomia, anche se non hanno letto Bagnai!

Rehn ha parlato della necessità di salvaguardare la stabilità dei prezzi, e improvvisamente alle mie orecchie ha risuonato una nota canzone. Ora, in Finlandia questa canzone suona sempre un po' strana - anche se ieri c'era gente che faceva il bagno nel porto - ma non più di quanto suoni strano negli anni dieci, che sono anni di deflazione, il richiamo alla stabilità dei prezzi, che poteva avere un senso trent'anni fa! L'inflazione, in Italia, è a una cifra del 1985 - non se ne dolgano i cialtroni: è un fatto! - e in generale dagli anni '90 non è un problema, mentre è decisamente un problema il fatto che dopo l'iniezione di quasi 3000 miliardi di liquidità sul mercato la Banca Centrale Europea non riesca a rispettare il proprio obiettivo del 2% - come ha notato anche la collega Domingos del parlamento portoghese.

Ultimo, il collega Michelbach del parlamento tedesco. L'ho incontrato anche a Roma, è venuto a trovarci, e ho ascoltato il suo piagnisteo sui tassi negativi che fanno tanto male alla Germania. Ma caro Hans, il discorso è molto semplice: avete voluto costruire la vostra economia sulla domanda altrui, avete punito i vostri clienti più vicini con politiche di austerità, siete quindi stati costretti a svalutare l'euro per esportare fuori zona, e naturalmente per avere un euro debole dovete avere tassi bassi: se i tassi di interesse dell'euro fossero alti, dal resto del mondo arriverebbero capitali, gli investitori domanderebbero euro per acquistare attività denominate in euro e godere dei loro alti rendimenti, ma la domanda di euro farebbe crescere il tasso di cambio dell'euro e voi andreste più velocemente in recessione. Quindi, caro, decidi cosa volete! Tassi di interessi alti sul vostro tesssssoro, e un tasso di cambio basso per continuare ad accumularlo, non si possono avere.

Ecco: questo è il loro livello di consapevolezza. Il vostro credo sia superiore. Quindi: resistere...).

22 commenti:

  1. grazie .
    A Dio piacendo resisteremo .

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  2. Bagnai.....io ci capisco poco o nulla..ma dove vai tu io ti seguo....seguro!!!

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  3. Che depressione... vent'anni non hanno insegnato nulla a questa gente. O l'Italia si salva da sola, oppure nessuno la salverà.

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  4. Spero di resistere anch'io. Che il Cielo ce la mandi buona.

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  5. Resistere d'accordo.
    Ma il morale finisce sotto le scarpe dopo aver letto:
    http://orizzonte48.blogspot.com/2019/09/il-nuovo-esm-tra-la-vecchia-soluzione.html

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    1. Oddio, che lì ci volessero portare -i.e. a saldare Target 2 con oro o valuta estera prima che salti l'euro - mi sembrava fosse fatto assodato da tempo.
      Il problema è avere oggi un governo che ci conduce al macello cantando "La vie en rose".

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  6. Galeotto fu Goofynomics e chi lo scrisse!

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  7. Credo abbia confuso Islanda con Finlandia.
    :-)

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    1. ...e ti ci voglio vedere a te a scrivere mentre ti parlano in un orecchio in inglese e nell'altro in italiano! Comunque in Islanda non credo facessero il bagno al porto: ci sono sette gradi meno che qui (dove fa la stessa tempereratura che a Barrea).

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  8. «ho ascoltato il suo piagnisteo sui tassi negativi che fanno tanto male alla Germania […]»

    «
    DIE DREI RHEINTÖCHTER

    Heiajaheia!
    Heiajaheia!
    Wallalalalala leiajahei!
    Rheingold!
    Rheingold!
    Leuchtende Lust,
    wie lachst du so hell und hehr!
    Glühender Glanz
    entgleisset dir weihlich im Wag!
    Heiajahei!
    Heiajaheia

    Wache, Freund,
    Wache froh!
    Wonnige Spiele
    spenden wir dir:
    flimmert der Fluss,
    flammet die Flut,
    umfliessen wir tauchend,
    tanzend und singend
    im seligem Bade dein Bett!
    Rheingold!
    Rheingold!
    Heiajaheia!
    Wallalalalala heiajahei!

    [...]
    ALBERICH
    [...]
    Das Licht lösch’ ich euch aus,
    entreisse dem Riff das Gold,
    schmiede den rächende Ring;
    denn hör’ es die Flut:
    so verfluch’ ich die Liebe!
    »

    Lo strano rapporto dei tedeschi con il "tesssssoro".

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  9. Ma quanto possono resistere, anche psicologicamente, i disoccupati come me e la mia compagna in un paese senza futuro finché rimane nell'euro? Quanti connazionali ben preparati saranno ancora costretti a lasciare il proprio paese? Più leggo il suo libro sull'euro e più mi sento male per le tante frottole a cui ho creduto negli ultimi 25 anni!






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    1. Intanto ce n'è uno di meno che crede alle frottole.

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  10. Esaustivo e per favore.... resista
    Grazie Prof.

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    1. Per me, in teoria, è più facile che per voi, come ci ricorda sopra il gentile amico. In teoria.

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  11. (cito)
    "Ha poi detto che non c'è deficit democratico e non ci sono vuoti di responsabilità perché "i ministri sono responsabili di fronte ai loro governi nazionali". Bè, questo è parzialmente vero: basta pensare a che cosa è successo qui, dove un governo è caduto anche su certe reticenze a coinvolgere un partito di maggioranza nel negoziato con l'Europa"

    ammesso e non concesso che i ministri siano responsabili nei confronti dei governi nazionali (spesso non possono esserlo, perché 'è colpa dell'UE', aka sono effettivamente deresponsabilizzati), ciò renderebbe democratici i governi nazionali.
    Questo significa che, per sineddoche, anche l'UE è democratica?
    Insomma: potrebbe una "somma di democrazie" essere non democratica? (mi pare che sia questo il ragionamento di Regling).

    Certo che potrebbe non esserlo, anzi: è la regola.

    Vediamo di capirci:
    - nel campo delle istituzioni sovranazionali, ci sono le organizzazioni internazionali (avete presente ONU, WTO, FAO, etc.?). Sono democratiche? Per la verità, in quel contesto il tema non si pone (non nei termini della 'democrazia'). Uno Stato, un voto (di solito). Il che, lo capite bene, ha poco a che vedere con la democrazia (il voto di Barbados - 284.200 abitanti - conta formalmente come quello della Repubblica popolare cinese - 1 miliardo e mezzo di abitanti, circa) . Piuttosto, tale sistema è la proiezione dell'assetto (formalmente) equiordinato delle relazioni tra gli stati nel diritto internazionale.
    Si noti, quando il sistema uno stato/un voto viene alterato, non è certo nel senso del riconoscimento di maggior "peso" agli stati più "popolosi". Prendete il FMI: lì il peso è in funzione dell'entità del contributo finanziario assicurato (comandano gli Usa, e gli altri a ruota).

    Come sappiamo, l'UE è una organizzazione internazionale sui generis, nella quale prevale ancora ampiamente il metodo intergovernativo (che, anzi, dopo la crisi si è rafforzato).

    Perché ci poniamo il problema del deficit democratico, allora (e perché Regling sente il bisogno di "negare il problema")?
    Perché la quantità e la qualità del potere "ceduto" all'UE da parte degli stati membri è tale che non si può più parlarne in termini di (mera) organizzazione internazionale. Si tratta di un organismo sovranazionale che esercita direttamente nei confronti dei cittadini degli stati membri una serie cospicua e rilevantissima di funzioni (quella legislativa, quella giurisdizionale, quella monetaria, in larga parte anche quella fiscale), tale per cui esso si atteggia a "super stato", rispetto al quale la scriminante della democraticità dell'assetto istituzionale diventa pertinente.

    L'UE è democratica? No che non lo è. In parte perché è ancora il residuo di una organizzazione internazionale; in parte perché gli stati che la compongono NON vogliono che lo sia (non a parole, nei fatti); in parte (maggiore) perché mancano una serie di condizioni-base.
    Con buona pace di Regling (e non solo).

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    1. Basta utilizzare le parole degli stessi eurocrati: l'EU deve sempre più diventare un IMPERO. Parola di Guy Verhofstadt.
      https://www.youtube.com/watch?v=nl9yt5goTnw

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  12. https://live.staticflickr.com/65535/48826221476_334033bb79_h.jpg
    Nel guardare questa immagine mi viene l'irrefrenabile tentazione di pensare ai maiali più uguali dell'Animal Farm

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  13. di F. William Engdahl
    Nel 2013, dopo anni di attenta preparazione, una società immobiliare svedese, Vasakronan, emette il primo "Green Bond" aziendale, a cui ne seguono altri, tra cui Apple, SNCF e la principale banca francese Credit Agricole. Nel novembre 2013 la Tesla Energy, piena delle difficoltà causate da Elon Musk, ha emesso il primo sistema di sicurezza solare. Oggi, oltre 500 miliardi di dollari in obbligazioni verdi sono investite secondo qualcosa chiamato Climate Bonds Initiative. I creatori dell'idea obbligazionaria affermano che il loro obiettivo è quello di conquistare una quota importante dei $ 45 trilioni di attività gestite a livello globale che hanno preso l'impegno nominale di investire in progetti "climatici".

    Bonnie Prince Charles, futuro monarca del Regno Unito, insieme alla finanza Bank of England e City of London hanno promosso "strumenti finanziari verdi", guidati da Green Bonds, per reindirizzare piani pensionistici e fondi comuni di investimento verso progetti verdi. Un attore chiave nel collegamento delle istituzioni finanziarie mondiali con l'Agenda verde è Mark Carney, capo uscente della Banca d'Inghilterra. Nel dicembre 2015, la Bank for International Settlements 'Financial Stability Board (FSB), presieduta poi da Carney, ha creato la Task Force sulla divulgazione finanziaria legata al clima (TCFD), per consigliare "investitori, finanziatori e assicurazioni sui rischi legati al clima". Questo è stato certamente un obiettivo bizzarro per i banchieri centrali mondiali.

    Nel 2016 il TCFD insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito hanno avviato la Green Finance Initiative, con l'obiettivo di incanalare trilioni di dollari in investimenti "verdi". I banchieri centrali dell'FSB hanno nominato 31 persone per formare il TCFD. Questo fronte finanziario presieduto dal miliardario Michael Bloomberg include le persone chiave di JP MorganChase; di BlackRock, uno dei maggiori gestori patrimoniali al mondo con quasi $ 7 trilioni; Barclays Bank; HSBC, la banca Londra-Hong Kong multata ripetutamente per riciclaggio di droga e altri fondi neri; Swiss Re, la seconda assicurazione più grande del mondo; La banca cinese ICBC; Tata Steel, olio ENI, Dow Chemical, gigante minerario BHP Billington e David Blood di Al Gore’s Generation Investment LLC. In effetti sembra che le volpi stiano scrivendo le regole per il nuovo Green Hen House.

    La Carney della Bank of England è stata anche un attore chiave negli sforzi per rendere la City di Londra il centro finanziario della Green Finance globale. Il cancelliere uscente britannico Exchequer, Philip Hammond, a luglio 2019 ha pubblicato un Libro bianco, "Strategia di finanza verde: trasformare la finanza per un futuro più verde". Il documento afferma: "Una delle iniziative più influenti per emergere è il Financial Stability Board Task Force del settore privato sulle comunicazioni finanziarie legate al clima (TCFD), supportata da Mark Carney e presieduta da Michael Bloomberg. Ciò è stato approvato dalle istituzioni che rappresentano $ 118 trilioni di beni a livello globale. ”Sembra esserci un piano qui. Il piano è la finanziarizzazione dell'intera economia mondiale usando la paura di uno scenario di fine del mondo per raggiungere obiettivi arbitrari come "zero emissioni nette di gas serra".

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  14. La vera agenda è economica
    I legami tra i più grandi gruppi finanziari del mondo, le banche centrali e le società globali all'attuale spinta a una strategia climatica radicale per abbandonare l'economia dei combustibili fossili a favore di un'economia verde vaga e inspiegabile, a quanto pare, sono meno sull'autentica preoccupazione di rendere la nostra pianeta un ambiente pulito e sano per vivere. Piuttosto è un'agenda, intimamente legata all'Agenda ONU 2030 per l'economia "sostenibile", e allo sviluppo letteralmente di trilioni di dollari di nuova ricchezza per le banche globali e i giganti finanziari che costituiscono i veri poteri.

    Nel febbraio 2019, a seguito di un discorso alla Commissione europea a Bruxelles di Greta Thunberg, l'allora presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, dopo aver baciato galantemente la mano di Greta, sembrava essere passato all'azione reale. Ha detto a Greta e alla stampa che l'UE dovrebbe spendere centinaia di miliardi di euro per combattere i cambiamenti climatici nei prossimi 10 anni. Juncker ha proposto che tra il 2021 e il 2027, "ogni quarto di euro speso nell'ambito del bilancio dell'UE è destinato ad azioni per mitigare i cambiamenti climatici". Ciò che lo scaltro Juncker non ha detto è che la decisione non aveva nulla a che fare con il motivo della giovane attivista svedese. Era stato realizzato in collaborazione con la Banca mondiale un anno prima, il 26 settembre 2018, al vertice di One Planet, insieme a Banca mondiale, Fondazioni di Bloomberg, Forum economico mondiale e altri. Juncker aveva abilmente usato l'attenzione dei media data alla giovane svedese per promuovere la sua agenda sul clima.

    Il 17 ottobre 2018, giorni dopo l'accordo dell'UE al vertice di One Planet, l'UE di Juncker ha firmato un memorandum d'intesa con Breakthrough Energy-Europe in cui le società membri di Breakthrough Energy-Europe avranno accesso preferenziale a qualsiasi finanziamento.

    I membri di Breakthrough Energy includono Richard Branson di Virgin Air, Bill Gates, Jack Ma di Alibaba, Mark Zuckerberg di Facebook, Bin Talal di Prince Al-waleed, Ray Dalio di Bridgewater Associates; Julian Robertson del gigante degli hedge fund, Tiger Management; David Rubenstein, fondatore Carlyle Group; George Soros, Presidente Soros Fund Management LLC; Masayoshi Son, fondatore di Softbank, in Giappone.

    Non fare errori. Quando le multinazionali più influenti, i maggiori investitori istituzionali del mondo tra cui BlackRock e Goldman Sachs, le Nazioni Unite, la Banca mondiale, la Banca d'Inghilterra e altre banche centrali della BRI si schierano dietro il finanziamento di una cosiddetta agenda verde, chiamano New Deal verde o cosa, è tempo di guardare dietro la superficie delle campagne di attivisti del clima pubblico all'agenda attuale. L'immagine che emerge è il tentativo di riorganizzazione finanziaria dell'economia mondiale usando il clima, qualcosa nell’ordine di grandezza del sole e della sua energia che hanno più che mai a che fare con l'umanità - per cercare di convincere la gente comune a compiere sacrifici indicibili per "salvare il nostro pianeta."

    Nel 2010 il capo del gruppo di lavoro 3 del gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il dott. Otmar Edenhofer, ha dichiarato a un intervistatore: "... bisogna dire chiaramente che ridistribuiamo di fatto la ricchezza del mondo in base alla politica climatica. Bisogna liberarsi dall'illusione che la politica internazionale sul clima sia una politica ambientale. Questo non ha quasi più nulla a che fare con la politica ambientale, con problemi come la deforestazione o il buco dell'ozono. ”Da allora la strategia di politica economica è diventata molto più sviluppata.

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    1. Quindi a parte i fondati dubbi sulle vere cause del cambiamento climatico, si prefigura un intero processo di riconversione dell’industria per un’economia green messo nelle mani di multinazionali, grandi banche e Fondi di Investimento (da noi, in una dichiarazione di Conte, a margine dei lavori ONU sul clima, si è adombrata la possibilità che l'intero processo di riconversione sia messo nelle mani di BlackRock il colosso dei Fondi di Investimento americano). È facile immaginare come l’intero processo presupponga un cambio totale di paradigma che chiuderà in modo definitivo la morsa del capitalismo finanziario sulla sovranità dei popoli e degli Stati anche per quello che concerne le scelte in ambito produttivo e commerciale. Il processo porterà alla sparizione della piccola e media industria, un tessuto che regge interamente economie come la nostra, rendendole definitivamente schiave della globalizzazione, dei mercati e della libera circolazione dei capitali. Quindi un attacco radicale a ogni tentativo di difesa della sovranità dei popoli e dello stato-nazione.
      Inoltre, se la riconversione sarà gestita solo negli interessi dei cartelli finanziari e industriali, non ci sarà una dismissione progressiva delle vecchie produzioni industriali e la contrazione della domanda andrà aumentando come già avviene in ambito automobilistico, producendo fallimenti di intere filiere produttive e commerciali con enorme crescita della disoccupazione. In questo caso il totale calo della domanda sarà controbilanciato con il credito privato che le stesse banche che finanzieranno la svolta green metteranno a disposizione del consumo ma in questo modo il cittadino comune sarà intrappolato in un sistema che lo renderà debitore ad infinitum come già avviene negli USA.
      Come da copione si creeranno bolle che andranno ad alimentare la circolazione degli attivi tossici nati dal debito inevaso delle banche private costringendo gli Stati ad intervenire per salvare il sistema creditizio, che saranno messi così alla mercé delle agenzie internazionali e delle lobby finanziarie.
      Con la gestione che si prospetta di questa presunta rivoluzione green assisteremo, in realtà, alla definitiva perdita della democrazia ma non solo. Il fatto che la svolta industriale preveda zero emissioni di CO2 fa capire che è stata pensata principalmente per colpire le economie emergenti e le alleanze che tentano di contrastare il dominio delle lobby angloamericane, quindi i principali produttori di energie fossili che reggono lo sviluppo delle nazioni che ne fanno parte: Russia, Venezuela e Iran, e quindi soprattutto la Cina, ma anche l’India è messa nel mirino, che del gas russo e del petrolio iraniano ancora necessita per la propria crescita. Se vogliono resistere all’attacco queste nazioni dovranno rendere molto interconnesse le loro economie che dovranno diventare sempre più autosufficienti e sempre meno dipendenti da quelle dei paesi occidentali. Ma soprattutto, se la Cina vuole sottrarsi alla trappola della riconversione green dell’intero complesso produttivo mondiale, dovrà rifiutare l’offerta che proviene dalla nuova configurazione che il FMI vuole dare al sistema monetario internazionale creando un paniere di cinque valute, dollaro, sterlina, yen, euro e ora renminbi, un paniere che dovrà sostenere la nuova infrastruttura di pagamenti basata su una "stablecoin" internazionale. Lo SCO e il BRICS dovranno rafforzare le loro banche per continuare a finanziare il “vecchio” apparato industriale e salvaguardare la propria sovranità in tema di sviluppo.

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  15. Spero di fare la domanda giusta , tenere il valore della moneta basso e alzare il valore questi famosi animaletti i "tassi" ( non ho capito bene cosa siano ) matematicamente che risultato hanno?

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