venerdì 22 dicembre 2017

Un canto di Natalia (Treccani #3)

(...a volte la scadenza dei sospesi è determinata dalla scelta del titolo...)



Io: "A questo proposito ho avuto piacere di sapere che la Pesco significa integrazione a livello di difesa. Sottolineo...".

Amato: "Questa è una cattiveria!"

Io: "Sì, naturalmente! Lei è esperto di cattiverie, provo a superarla." (applausi) "Mi permetto di ricordare che anche l'euro significa integrazione, e l'onorevole Amato sa benissimo che fare integrazione senza Stato è stato un problema, e tornando al discorso di Nathalie Tocci, che ha sottolineato la serietà del tema "difesa", presumo che fare l'integrazione della difesa senza uno Stato possa essere un problema ancora maggiore. Quindi, questo un po' mi preoccupa. Però non voglio parlare di questo perché non è il mio campo".

Tocci (non parla nel microfono).

Io: "Eh?"

Tocci: "Non c'è alternativa".

(al minuto 44:55)





Gentile dottoressa,

trovo finalmente il tempo di commentare la sua replica alle preoccupazioni da me espresse durante il dibattito alla Treccani. Una replica che mi ha lasciato (quasi) senza parole (in verità, quello che dovevo dire l'ho detto, e l'unico a non capirlo è stato un lettore del mio blog che si atteggia a intellettuale, un tal Serendippo: fortunata lei che si tiene fuori dal dibattito social, risparmiandosi le punzecchiature di simili tafani!). La mia parziale afasia non dipende tanto dal fatto che io considerassi la sua replica dialetticamente molto valida, quanto dal fatto che essa costituiva una tanto gigantesca, quanto (ne sono assolutamente certo) involontaria, mancanza di riguardo verso i due interlocutori più anziani e più autorevoli di noi seduti al nostro tavolo.

Mi spiego.

La sua posizione è cristallina: dobbiamo commettere quello che già sappiamo essere un tragico errore (creare un esercito senza Stato dopo aver creato una moneta senza Stato e aver assistito al suo fallimento), e questo perché "non c'è alternativa". Suppongo che questa sarebbe stata la sua posizione anche riguardo all'integrazione monetaria, laddove a 15 anni la avesse annoverata fra i suoi interessi (io quell'età, che per me arrivò e rapidamente trascorse nell'anno in cui lei nacque, mi interessavo solo di musica). Ma questo non è poi così importante, se non per il fatto che in questo caso sappiamo che un'alternativa ci sarebbe stata: ce la mostrano i vari paesi con opt-out o membri dell'ERM2, dei quali partitamente ho riferito nella mia relazione. Tuttavia, a me non interessa discutere con lei le possibili alternative (o meglio: mi interesserebbe moltissimo, nonostante io sia incompetente, solo che questa non è la sede). Mi preme viceversa sottolineare perché questo suo atteggiamento nei fatti è stato brutalmente liquidatorio verso i nostri commensali al tavolo della scienza.

Intanto, l'ambasciatore Armellini, nella sua relazione molto intensa, che devo ancora compiutamente assimilare, aveva fatto un certo sforzo per porre in chiave dialettica l'Europa della Thatcher e quella di Spinelli. Devo dire che dal mio punto di vista, alla luce di alcune pessime letture che ho fatto (e che naturalmente le sconsiglio), questa dialettica non è esattamente hegeliana: la dialettica hegeliana prevede una tesi e un'antitesi, ma purtroppo, dopo aver letto Barra Caracciolo, non riesco a porre Spinelli in antitesi alla Thatcher. Li vedo in una stretta continuità/contiguità ideologica, saldamente inseriti in quel filone di pensiero che, come ho appreso da un'altra pessima lettura, origina dal tentativo del capitalismo di rinsaldare le proprie posizioni variamente intaccate dal carnaio da lui provocato un secolo fa (questo tentativo, riuscito, sarebbe quello che gli ingenui "di sinistra" chiamano "neoliberismo", e che tutto è salvo che "neo": fa però comodo a chi ha tradito i propri ideali e i propri elettori scusarsi col pretesto di aver dovuto affrontare un nemico nuovo...). Ma, ancora una volta, non è questa la sede per entrare nel merito degli argomenti di Armellini, sia perché qui desidero intrattenermi con lei, sia perché qui non mi interessa la polpa degli argomenti, ma lo scheletro logico che li sostiene. Facciamo quindi finta che Spinelli sia l'antitesi della tesi Thatcher (o viceversa). Di fatto, lei, con la sua lapidaria e un tantinello sprezzante chiosa TINA ha liquidato non me, ma lo sforzo fatto dall'ambasciatore Armellini di problematizzare l'evoluzione del progetto di integrazione europea, per il semplice fatto che se non c'è alternativa, allora l'unica Europa della quale disponiamo non solo in termini storici, ma in termini logici (il razionale è reale) è questa Europa ed è appunto l'Europa della Thatcher: la statista alla quale, come lei certamente non ignora, dobbiamo questo simpatico slogan.

Insomma: lei, come me, non vedeva un possibile momento di sintesi nel ragionamento di Armellini. Tuttavia, fra noi permangono interessanti differenze. Intanto, lei lo ha dichiarato (magari involontariamente), io invece no, perché mi riservavo un ulteriore spazio di riflessione prima di annientare così un altro relatore! A qualche settimana di distanza, posso dire che io non vedo possibile sintesi perché non vedo antitesi, mentre mi sembra che lei non veda sintesi perché non vede, anzi: nega, la dialettica: in un mondo senza alternative, per definizione la dialettica non ha cittadinanza. La sua sentenza, quindi, oltre all'ambasciatore, liquidava alcuni secoli di filosofia della storia. Naturalmente, senza proporre un'alternativa (in questo caso a Hegel).

Ma questo atteggiamento era ancor più irriguardoso, certamente non nelle intenzioni, ma nei fatti, verso il moderatore del dibattito, Giuliano Amato. Questi, fra l'altro, è stato un importante politico italiano. La sua affermazione che "non c'è alternativa" sminuiva, anzi: annichiliva sotto il peso di una insanabile inutilità, di un siderale vuoto di significato, tutto il progetto di vita dell'onorevole Amato, e questo per un motivo molto semplice, che ho espresso altrove: dove non c'è alternativa, non c'è politica. Quindi, nel dire in faccia all'onorevole Amato che "non c'è alternativa" lei di fatto rinfacciava a lui, e, con lui, a tutta la classe politica italiana, due colpe delle quali non saprei dire quale sia la più grave: quella di non aver saputo creare, per propria inettitudine, delle alternative praticabili a un progetto del quale i politici stessi (come ho documentato nella mia relazione) vedevano tutti gli evidenti limiti, o, in alternativa, quella di aver accettato di rivestire un ruolo che circostanze oggettive svuotavano di significato, tradendo quindi coscientemente il mandato ricevuto dai propri elettori di assicurare il benessere e la stabilità del paese.

Lei è stata un po' crudele, forse un po' troppo...

Certo, anch'io non ho risparmiato critiche a quella classe politica, quando ho fatto osservare quanto fosse paradossale l'interpretazione secondo cui l'Europa (come voi chiamate l'Unione Europea) avrebbe, fra i diversi valori aggiunti fittizi che le si attribuiscono (promuovere la pace, favorire lo sviluppo economico,...) anche quello di moralizzare la politica di paesi periferici come il nostro, che nella favoletta dei giornali padronali sarebbero affetti da una endemica corruzione. Perché mai, ho chiesto, i rappresentanti asseritamente corrotti di Untermenschen ontologicamente corrotti avrebbero accolto con tanta solerzia e felicità l'arrivo di regole destinate a "moralizzarli"? Forse l'idea che "Leuropa" ci è essenziale per moralizzarci andrebbe analizzata con un minore ingenuità. Il corrotto che si autoemenda fa abbastanza sorridere chiunque "del senso suo sia signore" (prendo in prestito da un autore europeo): la political economy del progetto europeo non è così ingenuotta, dietro c'è molto altro: in particolare, c'è la solita vecchia storia del conflitto distributivo, aka lotta di classe.

La deflazione dei salari, cui il progetto di integrazione ci condanna, non è un atto di cattiveria gratuita: è semplicemente la logica conseguenza del desiderio dei potenti di inflazionare i propri profitti! Non c'è nulla di male, basta saperlo, e regolarsi di conseguenza. Sarebbe opportuno quindi smetterla di ripetere un po' a pappagallo la storia che "c'è tanto debito pubblico signora mia". Questa storia, che personalmente confutai nel 2011, ora è confutata da tutta la professione. L'austerità non ha consolidato la finanza pubblica perché quello non era il suo scopo, perché in recessione quello scopo non ha senso, e perché se anche lo si volesse raggiungere l'austerità non sarebbe lo strumento più appropriato. Lo scopo del tagliare i redditi dei lavoratori (perché questo fa l'austerità) era, banalmente, tagliare i redditi dei lavoratori. Il suo preconcetto economico che l'integrazione della difesa è essenziale perché fa risparmiare soldi pubblici quindi poggia su basi analitiche estremamente fragili dal punto di vista economico, e questo non solo in termini "tattici", cioè congiunturali, ma anche in termini strategici.

La verità è che nel mondo liberista, nel mondo thatcheriano che a lei piace, o del quale comunque riconosce più o meno a malincuore (vis grata puellae) l'egemonia (per dispensarsi dal compito ingrato di pensare alle alternative), l'unica spesa pubblica ammissibile è quella bellica. Vede, la spesa pubblica ha questo di male, agli occhi dei liberisti: non il fatto che esponga il risparmiatore al rischio di default, perché lo Stato che non riesce ad esercitare la diligenza del buon padre di famiglia genererebbe instabilità finanziaria. Queste scemenze dei nostri pennivendoli "zero tituli" sono abbondantemente smentite dalla stessa voce del padrone (basta leggere: a proposito, ogni tanto, prima di leggere, anche consultare il curriculum di chi scrive, e l'assetto proprietario della testata, costituisce una utile forma di igiene del pensiero. Perdoni la pedanteria...). Il peccato originale della spesa pubblica, per i liberisti, è che essa crea e soprattutto ridistribuisce reddito nella direzione sbagliata: cioè a vantaggio delle classi subalterne. Lo stato sociale questo fa, e lo stesso debito pubblico, se lei ci pensa un attimo, altro non è che l'opportunità offerta a risparmiatori privi di mentalità speculativa di trasferire valore nel tempo preservandolo dall'inflazione (lasci stare che le élite tedesche, per loro disegni spero da lei chiaramente leggibili, vogliono imporre l'idea che il debito pubblico sia, anzi: debba essere, un investimento rischioso al pari di altri. L'Economist ci dice che non lo è, e il buon senso ci dice che non deve esserlo). Naturalmente, i liberisti (con alcune fulgide eccezioni, qui rappresentate) sono pragmatici. Sanno cioè, pur vituperando Keynes, che una politica di bilancio attiva in certe circostanze (diciamo: sempre) è necessaria. L'unica alternativa praticabile per loro (sì: c'è un'alternativa anche per quelli che TINA), l'unica alternativa allo stato sociale, intendo, è il keynesismo bellico, che ha una serie di interessanti caratteristiche: intanto, manda a morire quelli che potrebbero eventualmente beneficiare della ridistribuzione top-down. Quest'ultima, quindi, ancora una volta, non avviene, per abbandono di campo (di battaglia) da parte dei potenziali destinatari. Nonostante questo, il keynesismo bellico è particolarmente efficace perché, pensi un po', risolve il problema del coordinamento internazionale delle politiche economiche. Anche questa non è un'idea del tutto nuova, anzi! Toporowski ci ha ricordato che è stato Kalecki nei primi anni '30 del secolo scorso a evidenziare come un altro, determinante, vantaggio del keynesismo bellico è che chi spende in armi obbliga gli altri a fare altrettanto, il che realizza nei fatti quel coordinamento delle politiche fiscali che oggi popola solo i sogni dei cosiddetti europeisti.

Ma, vede, è destino che i sogni degli europeisti siano l'incubo degli europei.

Il mondo che lei auspica, quello di un esercito unico senza Stato, ci condurrà fatalmente a una guerra imperialista. Si realizzerà così una elegante simmetria: così come la moneta unica è servita a esportare all'estero i nostri squilibri economici (perché, dopo aver spremuto i paesi periferici, la Germania, facendo svalutare l'euro, ha rivolto la sua insensata sete di surplus all'esterno dell'eurozona), l'esercito unico ci servirà a importare dall'estero squilibri geopolitici: assisteremo, sul nostro territorio, a quella "sola igiene del mondo" che pensavamo di aver esternalizzato per sempre. Ma mentre i paesi nei quali andavamo a combattere, progressivamente, si rinforzeranno e si pacificheranno sotto l'influenza di altre egemonie e con il beneficio di politiche economiche razionali, noi, governati da regole economiche irrazionali e affidati a egemoni acefali, torneremo all'epoca delle guerre di religione: quell'epoca che venne chiusa dalla creazione degli stati westfaliani, e che il tentativo di abolire questi stati, pur fallendo, riaprirà.

Non c'è alternativa?

Questo non lo credo. L'alternativa c'è, c'è sempre. Ma in sette anni di dibattito una cosa penso di averla imparata: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E quindi temo che questa alternativa dovrò continuare a cercarla probabilmente non da solo, ma quasi certamente non in sua compagnia: lei continuerà a cantare il canto del "non c'è alternativa", precludendosi la possibilità di immaginare e gestire le alternative che comunque la storia ci imporrà con il suo consueto garbo. Un po' mi dispiace, ma col tempo ho sviluppato una discreta capacità di elaborare lutti.

Per me è stato comunque un piacere fare la sua conoscenza.

Alberto




(...e tre: chi manca?...)

36 commenti:

  1. “Dicette o pappice vicino a’ noce, ramm’ o tiemp’ ca te spertose”

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Damm'u'tiempu ca ti precciu", qui da noi in Sicilia, anche se catalogherei questo post alla voce "Tiempu pessu e filu cassariatu".

      Elimina
  2. "Chi spende in armi obbliga gli altri a fare altrettanto".
    Punto chiave.
    E chi spende in "media (tv,...)" obbliga gli altri a fare altrettanto.
    La vera e unica TINA è questa.

    RispondiElimina
  3. Comunque la Tocci quando parla si sente che non sa bene cosa stia dicendo. Indipendentemente dal fatto che possa piacere o meno. Io se parlavo in quel modo a casa erano sberle e all'esame erano umiliazioni.

    RispondiElimina
  4. Chi è il terzo non lo so, ma non vorrei essere nei suoi panni.
    Di nuovo auguri di Buon Natale (alla faccia da chi vuole festeggiare Grandi Feste, festoni e festini...).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "treccani" è fuorviante, in realtà erano 4. Non ho potuto vedere tutto video in maniera approfondita ma ho come l'impressione che anche stefanone avrà la sua parte.

      Elimina
  5. "l'ambasciatore Armellini, nella sua relazione molto intensa, che devo ancora compiutamente assimilare"...spettacolo.

    RispondiElimina
  6. A proposito d'igiene del pensiero da esercitare, Franco Fortini era solito dire che prima d'ogni dibattito, conferenza ecc, d'argomento non solo politico ma anche (addirittura!)letterario, il relatore avesse a dichiarare l'ammontare del proprio reddito. Ma Fortini era un guastafeste, un intellettuale (critico) d'antan.

    RispondiElimina
  7. ma si può!..e certo d 'alema ha detto che entrare nell'euro era come entrare in un ring! certo ma con Tyson!...povero d'amato..e ancora, certo c'è stato qualche errore di valutazione nell'entrata nell'euro!! certo e qule errore? semplicemente la bazzeccola di non aver creato prima un sistema politico omogeneo che potesse bilanciare i rapporti di forza! ma io non ci credo!..certo un errorino da niente...!ai confini della realtà!

    RispondiElimina
  8. Due pietre miliari della battaglia:

    La Thatcher non è antitetica a Spinelli (con quale livello di THC) e il neoliberismo di neo non ha nulla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di neo non ha nulla, ma speriamo che per capitale il neo sia seguito da plasia.

      Con questa ridente associazione di idee auguro a tutti un sereno Natale. Soprattutto a Natalia. Stiamo sereni? Ma sì, e regaliamo a tutti un congiuntivo:«Che possiate passare delle splendide festività». Ricercato, vintage, sempre più raro... IL regalo perfetto!

      Elimina
  9. “Noi eravamo dei soldati che, nonostante tutte le umiliazioni e i sacrifici che l’essere stati soldati durante il fascismo aveva comportato, non rinnegavamo affatto l’esigenza della difesa della nazione, dell’esercito nazionale, del servizio militare. Ciò che si respingeva, ciò che in particolare costituiva oggetto di condanna e di preoccupazione per il futuro della Germania, era il militarismo inteso come concezione di vita, come espressione di gruppi sociali imperialistici, come strumento di conservazione all’interno e di aggressione nei confronti di altri popoli”. Alessandro Natta, “L’altra resistenza.

    RispondiElimina
  10. Di cosa si lamenta,spettano tutte a lei le Glorie

    RispondiElimina
  11. È notizia di oggi che La Boldrineide prosegue (per poco probabilmente) dentro Liberi e Uguali. Irrilevante, uno dirà - ma parlando di TINA, ancora non mi capacito del TINA di Luciano Canfora riguardo a LeU.

    Non voglio mancare di rispetto - perché lo spessore culturale è da rispettare - ma la prassi stona. Così, leggo biografie..

    È stato candidato per le elezioni europee del 1999 nella lista dei Comunisti Italiani nella circoscrizione dell'Italia Nord Occidentale, in quella Centrale e in quella Meridionale, senza risultare eletto. [1]

    cioè in questo PdCI:

    L'11 ottobre [1998, dopo la caduta del governo Prodi] viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce subito all'Ulivo. [2]

    Anche quella volta non c'era alternativa, immagino...

    E così, in fondo mi piace di più parlare di TANA.... There Are Never Alternatives :) In questo caso anche un Tana Libera Tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, ti riferisci solo a episodi di venti anni fa o ce ne sono più recenti, magari odierni? Grazie.

      Elimina
    2. No, di recente mi riferivo solo a questo.

      Elimina
  12. Tutto chiaro? Cristallino!

    Vedo solo una cosa senza alternative nel mondo dei vivi, per il resto, tutto ha almeno una alternativa perchè se non l'avesse, resterebbe appunto solo il suicidio.
    Dato che già una volta qualcuno ci disse che non c' erano alternative e ora ci viene a dire che c' è solo il suicidio, come alternativa possibile, non vorrei ritrovarmi di nuovo nella stessa situazione; ma allora ci fidammo di uno così e oggi ci dovremmo fidare di Nathalie che magari si è fidata di qualcun altro.

    Ma nemmeno per sogno, ci vuol ben altro per convincermi a a ficcarmi in un' altra avventura senza ritorno e senza lottare e ribellarmi con tutte le mie forze.

    RispondiElimina
  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  14. Caro Prof,
    Mi colpisce profondamente la sua considerazione circa l’annientamento della vita politica di Amato, che per quanto non condivisibile deve rimanere comunque degna di rispetto, e non liquidata semplicemente con un “non c è alternativa”.

    Se l’economia è una scienza, bastera’ ricorrere a quelle contromisure scientifiche per risolllevare la nostra. Questo non mi spaventa, so che saremo capaci di rimboccarci le maniche. E so che ce la faremo.

    Ma come faremo, prof, a recuperare la stima, la coscienza di noi come individui e popolo, come nazione, dopo anni di annientamento culturale quotidiano e sistematico?

    RispondiElimina
  15. Poche cose sono fastidiose e mediocri come un interlocutore che si aggrappa alla macanza di altenative per giustificare una porcata. Mi ricorda il difensore che, non avendo la tecnica per uscire dall'area palla al piede, la butta in tribuna. Almeno una alternativa c'è sempre...poi, magari, tertium nom datur! Altra verita sacrosanta: le spese belliche come unica forma di spesa pubblica gradita alle socialdemocrazie, ai liberismi, noliberismi ed affini. Aggiungerei poi un ulteriore vantaggio non da poco: l'imperialismo, che spesso ne deriva, genera anche un indotto non trascurabile...Insomma, detta in termini economici: le spese militari, se ben gestite, hanno un moltiplicatore ineguagliabile...

    RispondiElimina
  16. Poche sono le persone sveglie e ancora meno sono quelle che sanno esserlo fino in fondo. Nino Galloni, ad esempio, è una persona consapevole dei meccanismi che stanno producendo povertà, che inducono a una completa cessione della sovranità dello Stato, praticando primamente un’opera di infiltrazione in tutti i suoi gangli da parte delle lobby che stanno gestendo la globalizzazione. È quindi consapevole della conseguente perdita di democrazia che ne deriva e degli interessi che muovono quei meccanismi. Eppure si è prestato, devo dire, però, con una certa riluttanza, ad una collaborazione scientifica con il Club di Roma, fino a farsi cooptare nel movimento Roosevelt, questa volta senza molte difficoltà. Lo stesso dicasi per Messora che ha un’attenzione a 360° ed è molto agguerrito, ma che però ha più volte ospitato nel suo format tale Magaldi esponente di una presunta massoneria “progressista”, la stessa figura che ha dato vita al movimento di cui sopra. Questi poteri occulti puntano sulle persone sveglie perché ne devono neutralizzare il potenziale. Con i tanti volti multiformi in loro possesso, hanno la forza di soggiogare attraverso messaggi contraffatti. Intere nazioni sono state trascinate negli abissi di rivoluzioni che con il senno di poi si sono rivelate, per l’individuo e la società, involuzioni a tutti gli effetti; di annessioni nascoste dietro maschere come quella del "risveglio delle nazionalità oppresse" di mazziniana memoria; negli abissi delle guerre civili in nome della “democrazia”; di destabilizzazioni in nome dei diritti umani, delle libertà civili, dell’accoglienza dei rifugiati ecc.
    Per questa gente quella della manipolazione è un’arte e una scienza, nella quale hanno dimostrato di avere un’abilità senza pari. Fa specie che uomini avveduti e di esperienza cadano nella trappola, che per quanto sofisticata, messa sotto i riflettori della storia ha perso ormai gran parte della sua capacità di irretire.

    RispondiElimina
  17. Tra 10 o forse 20 anni immagino la dottoressatra, fra un anglicismo estemporaneo e strane sigle, dire ai giovani italiani che non vi è alternativa alla leva obbligatoria erasmus nelle caserme tedesche.

    RispondiElimina
  18. IL SOTTILE vs IL SOTTILISSIMO

    Si sa che sia un aulico svogliato e dormiente dell'ultimo banco,
    tra natàlie e natalìe, auguro simmetriche buone festività

    Grazie Alberto

    PUNTO

    RispondiElimina
  19. "La deflazione dei salari, cui il progetto di integrazione ci condanna, non è un atto di cattiveria gratuita: è semplicemente la logica conseguenza del desiderio dei potenti di inflazionare i propri profitti!"
    Siamo d'accordo che l'immigrazione incontrollata contribuisce allo stesso scopo? Più o meno quello che va ripetendo Diego Fusaro nei talk show.

    RispondiElimina
  20. Ma un poco di asfalto per Veronica è rimasto nel dumper? O forse no, non è necessario infierire quando la differenza è così abissale? Vedremo un #treccani4 - Veronica?
    Oppure ci accontentiamo di questa?
    https://www.youtube.com/watch?v=EBZbnml4jME

    RispondiElimina
  21. Manca Micossi, che non ha mai preso la metro B, e non sa che i soldati di strade sicure vigilano col mitra sul nostro transito dopo gli attentati in Francia, Germania e Regno Unito. Adesso, con l'euro. Perché se era colpa della lira il terrorismo rosso devo pensare che è colpa dell'euro quello islamico, giusto?

    RispondiElimina
  22. Die Anstalt - Grecia: il sistema finanziario
    https://youtu.be/Rru1oCzaIA0

    RispondiElimina
  23. Nel riallacciarmi all'intervista del post precedente, l'aspetto che più mi preoccupa, perché penso sia denominatore comune di tutto, è il genocidio culturale.
    Sicuramente le culture più penalizzate sono quelle "periferiche" ma a ben vedere il genocidio è totale e riguarda la distruzione dell'intero patrimonio culturale e intellettuale umano.

    Auguro a lei, alla sua famiglia e a tutti i lettori buon Natale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il genocidio culturale è forse il frutto più velenoso della neoeuropa. Ma in questo blog ci si sente meno soli. Auguri a tutti!

      Elimina
  24. Manca Micossi che fu sul tono di Gloria.
    Grazie,auguri e buon Natale a tutta la sua famiglia e a tutti i lettori di questo straordinario blog

    RispondiElimina
  25. Post assolutamente strepitoso! E Buon Natale a tutti!

    RispondiElimina
  26. Avevo visto tempo fa il video della Treccani,"L'Italia e l'Europa possibile",ma mi era sfuggito l'intervento,fra il pubblico,della dottoressa Gloria,che faceva seguito a quello del dott.Visco. Adesso,dopo averlo risentito,debbo dirle,professore, che ha dato prova,non ribattendo,
    considerata la sede ed il contesto in cui si trovava,
    di un autocontrollo,di un'intelligenza e di una
    saggezza davvero encomiabili e fuori dal comune.
    Benissimo ha invece fatto a "dedicarle" lo splendido Post di fine novembre,nel quale l'ha ricompensata abbondantemente e mirabilmente(non avrebbe davvero potuto fare di più e di meglio)del competente e "delicato" apprezzamento precedente.
    Ed ha fatto benissimo,prof.Bagnai,perchè a tutto
    c'è e ci deve essere un limite!
    Passando ora al Post dedicato alla dottoressa Natalia:
    pur con toni apprezzabilmente pacati e cortesi,i suoi ragionamenti iperliberisti ed ipereuristi, unitamente a
    quello dell'ineluttabiltà di una maggiore integrazione militare europea,con un esercito ed un comando unici (che,inevitabilmente e logicamente,finirebbero per essere egemonizzati dalla notoriamente e storicamente "pacifica e mite" Germania,peraltro superpotenza economica dell'EU),
    sono del tutto non condivisibili ed oggettivamente pericolosi per il futuro del benessere e della pace dei lavoratori e dei
    popoli europei, e non solo.
    Comunque, bellissimo,utilissimo e "doveroso" Post.
    Grazie e serene festività.

    RispondiElimina
  27. Della Vedova, Bartoli e Tocci sono sistemati. Micossi sta ancora rimuginando di terrorismo e cambio flessibile. Manca Veronica, se non mi sbaglio.
    Buon Natale al professor Bagnai, alla famiglia e a tutti i lettori del blog.

    RispondiElimina
  28. Auguri di Buon Natale ad Alberto e famiglia e a tutto il blog.

    RispondiElimina
  29. Beh, chi manca....?!
    Ma, ci manca quello che...: "Le esportazioni vanno benissimo col cambio alto ... prof. Bagnai".
    L'asino cotto.

    Quello dei filmini pronti da mostrare agli adolescenti nelle scuole, contenenti, oltre alle finte scene di sesso tanto gradite a quell'età, anche la famosa spallata salariale dell'inizio degli anni 70 che, come tutti sanno, produsse l'inflazione al 27%, i cambi flessibili, e di conseguenza portò alla polizia che inseguiva le brigate rosse per le strade sparando.
    Potenza del cambio flessibile!, che senza la scelta del ritorno al "sempre sia lodato" cambio fisso ci avrebbe condotto prima al protezionismo, poi all'autarchia e infine alla guerra. Chi potrebbe dubitare di tutto ciò?
    Quello che, prima dice che noi scegliemmo di tornare ai cambi fissi per preservare i flussi di scambio, e poi, saltando di palo in frasca e uccidendo la sua stessa esegesi, arriva a dire che ci portarono dentro al cambio fisso "prendendoci per l'orecchio, perché non potevano permetterci di fare il gioco del commercio svalutando periodicamente". Ma tu guarda!, come s'unisce l'utile col dilettevole.
    Così, nell'aula del prof. Bagnai, proiettando questo guazzabuglio, tra un culo e l'altro, i giovani apprenderebbero finalmente la verità vera.

    Come dissi già, attendo con cupidigia la demolizione di questo rimbambito.

    RispondiElimina
  30. dell'amato Amato...https://www.youtube.com/watch?v=vnJwzg4u28U
    dal minuto 23,03 al 23,30.....

    RispondiElimina

Tutti i commenti sono soggetti a moderazione.