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mercoledì 4 ottobre 2017

Le leggi razziali

Il padrenobilismo è una malattia ben diffusa qui a sinistra.

Direte cinici: bè, per forza, i padri nobili sono un serbatoio di voti! Sì, avete ragione, ma non è tutto qui. Questo può spiegare il caso Bersani (tanto per non far nomi), e perché politici (uno, in particolare) perfettamente consapevoli del fatto che "noi siamo quelli dell'euro" è un suicidio politico (prima di essere una vergogna), se lo tengono ancora stretto. Ma un padrenobilismo simile, di matrice meramente opportunistica, lo trovereste anche a destra, e anche al centro. A noi, a sinistra, ne è toccata in sorte una forma più radicale e perversa. Certo, fa strano che quelli del "vietato vietare", i dissacratori, oggi girino coi santini col cruscotto, come un qualsiasi "operatore logistico" (suppongo che oggi camionista si dica così) "diversamente settentrionale" (ovvero di S. Giovanni Rotondo). Eppure, ogni volta che viene evocato Ventotene, ve ne sarete accorti, si viene proiettati oltre la liturgia, dal rituale si transita nella superstizione, nella religio di Lucrezio, in una sfera prerazionale, prepolitica, sciamanica...

Non a caso scelgo il termine "sciamanico": perché solo una dimensione tribale, o meglio, più esattamente: solo il bisogno di ritrovare, di ricostruire, le dinamiche di appartenenza tribali, così cogenti, così vincolanti perché dettate dalla necessità di sopravvivere in contesti ancora non domesticati dalla civilità, può spiegare per quale dannato motivo persone come noi istruite, e spesso più di noi capaci di fare i propri interessi con la sordida meticolosità degli avari di Balzac (ma sempre conservando una patina a modo suo balzacchiana di rispettabilità - in questo caso, però, non borghese, ma "de sinistra"), soggiacciano poi nel ragionamento politico a logiche elementari, anzi, a logiche illogiche, che li portano ad assumere come un dato di natura, un dato prepolitico, ordinamenti che non sono naturali, ma umani, e ad appoggiare nei fatti esattamente quel tipo di politiche che a parole dicono di voler combattere, e questo perché "glielo chiede l'Europa", che, beninteso, non è "quella di Ventotene" (questo si affrettano ad aggiungerlo), ma potrebbe forse esserlo: e a questo "poter forse essere" (che non è non dico l'embrione, ma nemmeno il gamete di un "dover essere") essi si inchinano.

Il bisogno di appartenenza, del resto, alimenta un prepotente bisogno di auctoritas. Ed è qui che interviene il padrenobilismo: come scusa per nobilitare (appunto), per riscattare, un atteggiamento sostanzialmente gregario e passivo verso la politica, atteggiamento del quale lo pseudocolto di sinistra non potrebbe non vergognarsi, se dovesse limitarsi a leggerlo per quello che è: una manifestazione di scarso spirito critico e di nulla passione civile. Insomma: il prezzo dell'identità, dell'appartenenza a un gruppo, è naturalmente quello di venire a compromesso con se stessi, di dire o fare cose che non si approverebbero. In cambio hai protezione (sotto forma, a seconda dei casi, di una scodella di sorgo o di un ruolo sociale). Tradire se stessi è la strada maestra per tradire tutti gli altri, e viene certo molto più facile se puoi farlo sotto l'ombrello di una autorità presentata come inconfutabile: "i Padri Fondatori" (con le maiuscole), leggevo oggi in uno sconclusionato sproloquio padrenobilista, nel quale, ovviamente, si lamentava che questa Europa ecc... ma! (Ma ce la teniamo, ovviamente. Perché? Perché sì...).

D'altra parte, se i farabutti non ambissero a rappresentarsi e sentirsi dei paragoni di nobiltà d'animo, ci sarebbero molto più simpatici e sarebbero molto meno dannosi. Invece questa ambizione non la depongono, e ad essa è funzionale il padrenobilismo.

Certo, anche il padrenobilismo i suoi rischi li presenta. Spesso il padre nobile scelto è francamente improponibile (ogni riferimento a padri nobili sopra citati è puramente intenzionale), anzi, direi che lo è di norma, perché i motivi della scelta, quando non sono venali ("quello dice un sacco di fregnacce ma porta voti!") sono comunque estemporanei, illogici.

Prendiamo ad esempio Franco Modigliani.

Mi piace ricordarlo oggi che una certa sinistra, farfugliando cose che visibilmente non è in grado di capire, riscopre la natura keynesiana e lavorista della nostra costituzione. Sarebbe utile che chi può si legga Post Keynesian theory and policy di Paul Davidson, e in particolare il Capitolo 5: "Why traditional mainstream Keynesian theory is not Keynes's theory". Servirebbe a capire quale opera di tradimento e "sterilizzazione" del messaggio keynesiano sia stata fatta da Modigliani (sotto l'impronta intellettuale del suo coautore Samuelson), per il tramite di quella che noi istruiti chiamiamo "la sintesi neoclassica". Viene da Samuelson l'idea che ogni modello economico possa essere ricondotto, come caso particolare, al modello di equilibrio economico generale di Walras, l'idea insomma che la Teoria generale di Keynes non sia, appunto, una teoria generale, ma il caso particolare, a salari fissi, del modello walrasiano. Il corollario di questa impostazione, ovviamente, è che tutti i problemi si possono risolvere con le riforme strutturali (cioè favorendo la flessibilità verso il basso dei salari). Un'idea, voi lo capite bene, perfettamente compatibile col jobs act del cattivo Renzi, ma certo non che la liturgica invocazione dell'art. 1 fatta non ricordo più se da Fassina o da D'Attorre (o da chi?).

Voi direte: "Stai rimbecillendo come un certo editorialista della domenica (che però ha la scusa di avere alcune decine di anni più di te): divaghi, divaghi,... Ma dove vuoi arrivare? Che c'entra Modigliani con i nostri problemi, con la Catalogna, con la ripresa economica?"

Calma, ci arrivo. Modigliani ci interessa per due motivi, che vi enuncio prima di spiegarveli (o rispiegarveli):

1) perché è un esempio, uno dei tanti, di economista di destra diventato padre nobile della sinistra;
2) perché nonostante non fosse un genio (e ci tenne a certificarlo con un Nobel), salvò la pelle (del che siamo lieti).

Entrambe queste cose ci riguardano, e la seconda più della prima.

Intanto, che uno per cui tutti i problemi si risolvono tagliano i salari non possa ragionevolmente essere considerato di sinistra credo che voi lo capiate! Bene. Allora vorrei ricordarvi che questo caro, simpatico vegliardo, proprio lui che aveva firmato insieme a un altro padre nobile di figli d'arte di sinistra questo appassionato manifesto a favore di politiche supply-side (aka riforme strutturali, aka taglio del vostro, non del suo, salario...), proprio lui aveva guadagnato sul campo i galloni di padre nobile, perché... aveva battibeccato con Berlusconi durante una diretta televisiva! Qualcuno ricorderà questo episodio, e se riuscisse a ritrovare lo spezzone video glie ne sarei molto grato. Per me, che ero ricercatore di fresca nomina, assunto nel dipartimento dove ero stato cresciuto ed educato allo spirito critico (oggi invaso dagli ultracorpi, ma tant'è: non è che altrove le cose vadano meglio...) ricordo che la scena fu surreale! Col senno di poi, devo dire che il Berlu, del quale mi farebbe molto piacere che si dedicasse ai suoi hobby, e che non ho mai votato, aveva un certo istinto: lo stesso che dimostrò dando del kapò a quel politico tedesco fallito...

Ecco, questo lo mettiamo in conto "paradossi del padrenobilismo": adottare come padre nobile un economista sostanzialmente reaganiano nell'approccio... e questo perché? Perché per motivi estemporanei ha avuto un diverbio con il simbolo del Male (essendo però stato lui un Male ben più profondo e radicale in termini di snaturamento dell'unico pensiero rivoluzionario partorito nel XX secolo - nel XIX non era andata molto meglio...).

E del salvare la pelle?

Parliamone. Vi ricordo che Modigliani fu quello che, mentre invocava politiche supply side (costituendosi propagandista dell'approccio al mercato del lavoro elaborato e poi imposto dall'OCSE, come abbiamo visto qui grazie ad Agénor, quello basato sul concetto di occupabilità, anziché di occupazione...), andava anche petulando in giro che l'euro era buona cosa, perché la Bce sarebbe stata un organo collegiale, marcando un progresso rispetto alla situazione degli anni '80. Negli anni '80, infatti, per evitare fughe di capitali verso la Germania i paesi satellite dovevano scegliere il tasso di interesse che la Germania praticava, quello che faceva comodo a lei. Non di meno (altrimenti i capitali sarebbero scappati in Germania), non di più (altrimenti gli investimenti sarebbero stati troppo compressi). Il grande vantaggio di passare alla Bce sarebbe stato quello di evolvere dalla situazione in cui si adottava il tasso di interesse che faceva comodo solo a uno, a quella in cui si adottava un tasso di interesse che non faceva comodo a nessuno! Vi ho descritto, faustianamente, questa vicenda in uno dei miei post preferiti (voi lo preferirete quando lo capirete: se ci volete provare è qui).

Uno che ragiona così, evidentemente, non è un gran genio. Perfino io, nel 1997, ero stato in grado di obiettargli che la Bce sarebbe stata egemonizzata dai paesi dell'ex area del marco, come poi fu,  e come Modigliani stesso lamentò nel 2002: e fu il suo canto del cigno. Ci voleva una testa discretamente vuota, vuota come le quinte del Doppelgänger, per non capire l'ovvio cinque anni prima che questo bussasse alla porta...

E anche qui, a me, che ero persona istruita (dai baccelloni), colpiva una cosa: ma come diamine aveva fatto un fenomeno simile ad andarsene per tempo dall'Italia, a non finire, come tanti altri, nei campi tedeschi, uno incapace di vedere pochi mesi al di là del proprio naso?

Alla risposta ci sono arrivato da poco, e ve ne ho parlato qui: c'era stato un bel segnale di discontinuità, c'erano state le leggi razziali: non occorreva essere un genio per capire, se eri ebreo, che era il momento di cambiare aria. Bastava non essere un bandierista, e avere i mezzi materiali per farlo...

Ora, noi siamo un pochino più lungimiranti del buon Franco. Sarà perché siamo nani sulle spalle di un gigante (Keynes, decisamente non Franco), ma intanto riusciamo a capire che un sistema nel quale l'unica valvola di sfogo è la compressione dei salari si condanna alla deflazione, e poi intuiamo anche che siccome i salari sono il reddito della maggioranza, se vuoi comprimerli poi devi comprimere la democrazia, e in fondo a questo percorso c'è la guerra. Ho cominciato a far notare questo sgradevole dettaglio prima di Maidan. Ma Maidan è in Ucraina, quelli sò strani, sò cosacchi, da noi ste cose nun succedeno... Ora vi state godendo (si fa per dire) lo spettacolo della Catalogna, che qualcuno ha definito una Maidan a bassa intensità: chissà che domani una cosa simile non possa succedere anche da noi, per un pretesto qualsiasi (non necessariamente le pulsioni autonomiste di un territorio)? Solo per dirvi che molti di voi credo abbiano cominciato a prendermi un po' più sul serio.

Resta il fatto che, come vi dicevo un paio di anni or sono, oggi mi sembra difficile ricevere un segnale come quello che il buon Franco ricevette e seppe interpretare. In altre parole: quando è che dovremo andarcene per salvare la pelle? Quando è che il potere ci userà l'inaudita accortezza di segnalarci il suo irreversibile scadimento verso il fascismo?

Io che sarebbe il caso di andarsene lo dico da un po'. Non a voi, naturalmente! Perché, sapete, l'economia funziona così: se un'idea buona la dici a tutti, poi diventa cattiva. E io a voi voglio bene, ma a me di più... Molti hanno capito ugualmente, e ogni tanto ci salutano: chi dalla Nuova Zelanda, chi dalla Norvegia... Ma, insomma, a Rockapasso che questa storia finirà, ma finirà nella violenza, non lo dico da domani. L'argomento era sempre: "Ma i genitori?", e la mia replica: "Ma i figli?". Alla fine, siamo giunti alla conclusione che ove mai si dovesse costituire l'esercito europeo, ce ne andremmo (a proposito: devo ricordarmi di controllare i passaporti). Tuttavia, mi sto chiedendo se sia veramente il caso di aspettare questo snodo, che effettivamente sarebbe piuttosto esplicito. Perché già oggi stanno succedendo cose abbastanza preoccupanti, ma delle quali, per qualche strano motivo, fino a ieri mi preoccupavo praticamente da solo: e mi riferisco, come avrete capito, alla censura, altro fiore all'occhiello di ogni regime totalitario.

Vi lascio con due lettere che ho ricevuto, e che mi inducono a pensare che forse non è proprio il caso di aspettare che arrivi l'Eurogendfor a prenderci a casa.

La prima è mi arriva da "uno de passaggio"(che in realtà sono due: uno va nei paesi emergenti a vendere casseforti, e l'altro ci va a svuotarle - via crisi finanziarie. Ho begli amici, vero? Diciamo che sono il lato piacevole di questa esperienza per altri versi un po' usurante. Comunque, questo è quello che le casseforti le vende...):




Caro Alberto,

oggi a Piddinia è la festa del patrono San Culazio (patrono dei posteggiatori), per cui ho passato una giornata dedicata alla famiglia... e alla lettura.

I tuoi tweets, e quelli che rilanci, offrono sempre spunti interessanti. 
Mentre ammiravo lo sguardo smarrito di Rajoy, ritwittato da lemasabachthani (a proposito, la partita ispano-catalana sembra venga gestita da ambo le parti per ottenere i peggiori risultati possibili!) mi è caduto l'occhio sul promoted tweet appena sotto, la cui immagine ti allego.


Penso sia stata deformazione professionale causata dall'uso del termine "Blockchain", che mi ricorda tanti articoli da hardware shops; e forse anche la presenza del colosso (dalla salute malferma) assicurativo/cooperativo bolognese Unipol.

Sta di fatto che ho cliccato sul link e ho trovato questo. Di recentissimi esempi di quanto stia diventando sempre più orwelliana e distopica la nostra società, oggi ne hai rilanciati molti (come questo, questo, e questo:  follie che per uno spirito libertario (ed anche per chiunque riconosca il valore dello Stato di diritto) sono vere e proprie pugnalate inferte ai cittadini, sempre più avviati a tornare sudditi (i più fortunati) o schiavi; ma la naturalezza con cui tale Elena Comelli scrive ciò che scrive, ed anche il fatto che qualcuno paghi perché il suo articolo venga promosso su Twitter, mi riempiono di sentimenti contrastanti (nessuno dei quali però teso alla gioia).

Davvero chi propala tali concetti non si rende conto delle implicazioni che la loro applicazione avrebbe/avrà sulla vita, sulla privacy, sui diritti e, in sostanza, sulla "libertà dal bisogno" delle persone? Con un'iperbole (forse) mi chiedo quante anime il diavolo abbia comprato nel mondo della comunicazione.

Penso di dover accelerare i miei proposti intercontinentali.

Un forte abbraccio

Uno de passaggio

...e l'altra lettera mi è arrivata dal vicepresidente (di asimmetrie): oggetto "Questa è davvero grave", e contenuto un solo link, questo.

Alla domanda se ci sia qualcuno disposto a fare una battaglia per la libertà di opinione, io posso dare solo i nomi di due che certamente non sono disposti, perché gliel'ho chiesto quando per combattere c'erano margini maggiori di quelli attuali: li conoscete e non vale la pena di ripeterli. Ho dovuto elaborare il lutto di  veder crollare il sistema di valori al quale ero stato educato: quello secondo cui, siccome la sinistra era antifascista, e il fascismo aveva conculcato la libertà di pensiero, la sinistra avrebbe difeso la libertà di pensiero. Sapete che fin da subito, fin dalla pubblicazione del mio primo articolo sul manifesto, mi ero dovuto ricredere.

Ma il punto è che oggi credo a nessuno questa battaglia interessi, e il motivo temo sia ovvio: si avvicina (forse) un cambio della guardia, e sono in molti a poter legittimamente pensare che sia delle leggi sulla censura quello che è delle leggi elettorali: fatte per blindare la posizione di chi è al governo, diventano poi lo strumento col quale chi è all'opposizione blinda se stesso, una volta raggiunto il potere. La libertà di pensiero, che in tempi meno malsani fa paura solo al potere, oggi mi sembra faccia paura anche all'opposizione, e penso che anche qui il motivo sia evidente. Se la sinistra sta pagando, come prevedibile, il prezzo di aver fatto politiche di destra (inutile citare l'articolo nel quale lo annunciai, tanti anni fa), questo però non significa che la destra sia necessariamente disposta a fare politiche di sinistra (cioè il contrario delle politiche che i padri nobili Modigliani e Sylos Labini auspicavano). Una riflessione sul fallimento delle riforme, e più in generale sul fallimento del mercato, e sulla necessità di ritornare a un modello di economia mista, non fa comodo credo a nessuno, perché a sinistra è stata cancellata dall'orizzonte del dicibile, e a destra è oggettivamente in contrasto con gli umori di una parte non indifferente dell'elettorato. Meglio non pensarci, meglio non pensare...

Io proverò a combattere, ma temo di sapere come andrà a finire questa storia: finirà in nulla, e ci terremo questa ulteriore violazione delle nostre libertà, abituandoci. Quando ci volgiamo indietro, al XX secolo, vediamo Auschwitz, questo culmine di orrore. Si impone alla vista per la sua enormità, e anche perché è più vicino, ma così facendo, questa vetta di abominio, ci nasconde l'abisso che la precedette. Come si arrivò ad Auschwitz? Non credo che il percorso sia stato molto ripido: penso che sarà stato graduale, e che poco a poco si sia scivolati nell'orrore, così, banalmente, ogni volta pensando che alla fine quello che stava succedendo era poca cosa, era sopportabile, e comunque sarebbe toccato prima da altri. Mi sembra abbastanza paradossale che si dia il nome di liberismo a un sistema sociale che in realtà si muove su un percorso preordinato, il cui punto di arrivo è ciclicamente quello e solo quello. La libertà dov'è, in questo sistema che ci costringe a ripetere gli stessi errori?

Ecco: oggi ho potuto dirlo.

Domani potremo sperimentarlo.

Buona notte e buona fortuna...

67 commenti:

  1. Effettivamente ho molti dubbi sul fatto che chi andrà al governo al posto del PD rimetterà le cose a posto. A Claudio il voto lo do volentieri, ma credo poco in un cambiamento positivo ed indolore. Spero di sbagliarmi.
    Ci vediamo al goofy6.

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    1. Il senso (uno dei tanti) di questo post, ovviamente mal interpretato dalla variopinta corte dei miracoli di suffragette e irredentisti di questa coppola di, è ricordare proprio questo, ovvero che affinché vengano effettivamente rimesse le lancette dell'orologio della storia purtroppo non basta che vincano "quelli giusti" (rispetto a quale metrica?). Se avete visto il grafico di Wolff sulla distribuzione del reddito negli Stati Uniti, credo possiate intuire come squilibri che si protraggono per quattro e più decenni determinando una simile alterazione dei rapporti di forza fra le classi non possono essere sanati in modo non traumatico. Con questa realtà dobbiamo confrontarci molto serenamente, dobbiamo esserne consapevoli, perché senza questa consapevolezza è impossibile immaginare forme di contrasto efficaci.

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    2. Tu questa consapevolezza ce l'hai. Quali forme di contrasto immagini?

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    3. Sostanzialmente due:

      [1] in termini politici, votare per il partito che i giornali del potere ci indicheranno come il più sgradito a loro. Lo feci nel 2013 votando i 5 stelle, e il risultato fu silurare Bersani. Niente di risolutivo, ovviamente, ma sempre molto meglio che continuare ad acverlo fra i piedi.

      [2] in termini di dibattito, e quindi di necessità di mantenere degli spazi di libertà, delle voci libere, depurare questo progetto dagli sciroccati e accreditare asimmetrie come fonte autorevole di dati e analisi economiche. Se le cose si metteranno veramente male non basterà, ma ci permetterà comunque di creare un luogo di resistenza.

      Questo è come intendo regolarmi.

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    4. Paradossalmente le richieste (imposizioni) tedesche, come l'ultima avvenuta via BCE sulle sofferenze bancarie, si stanno rivelando lo "strumento persuasivo" più utile ai nostri interessi. In questo senso, l'intervista odierna di Pautelli, credo sia un chiaro esempio di come le nostre elite abbiano dovuto capire di essere figlie di un mercato Leuropeo minore e quindi sacrificabili. Questa inaspettata (per loro) esigenza di sopravvivere forse li pone momentaneamente dalla nostra parte. Ovviamente penso che ESSI vogliano salvaguardare soprattutto i loro interessi, che per una serie di eventi previsti (da te) e prevedibili (EURO CATASTROFE ANNUNCIATA), al momento coincidono con i nostri, che avendo già perso molto se non tutto, non potremo pagare interamente il conto al posto loro.
      Forse mi illudo, ma la paura (come visto nel caso di Modigliani) può fare miracoli.

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    5. Si scrive Patuelli, non Pautelli. Non sarà mai dalla nostra parte perché non ne ha gli strumenti intellettuali. Come uno di voi sa (era con me), andai da lui a metterlo in guardia da questo tipo di sviluppi. Mi accolse con un sorrisetto condiscendente, un pochino frettoloso perché nella stanza accanto lo aspettava Rossi, e non mi stette a sentire. Ora godo a vederlo rotolare nel fango, ma mi rendo conto che questa soddisfazione, che proverò decine di altre volte, è sterile. Tuttavia, sempre meglio dell'illusione di poter avere una persona simile dalla nostra, o addirittura quella che avere qui uno che nella sua posizione e con le sue pretese competenze non ha capito quanto voi con più umiltà avete capito subito possa servirci a qualcosa. Quell'uomo è inutile.

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    6. Ma infatti da uno che dice che la causa dei nostri problemi è il debito pubblico, non mi aspetto nessun atto volontario di giustizia e coraggio, se farà qualcosa di corretto credo che la farà solo per paura, ma ne dubito.

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  2. Risposte
    1. E soprattutto, con quale compagnia aerea?

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    2. In Australia, coi gommoni.
      Poi andremo a pretendere lo ius soli da loro.
      Tanto la presidentessa ha detto che diverrà normale, no?

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  3. Unendo i puntini tutto converge verso il nostro fondoschiena... Mirabile questo articolo che riporta un'iniziativa della Fondazione Pietro Maso:

    "http://www.corriere.it/economia/17_settembre_30/troppi-anziani-la-casa-ricchi-ma-che-non-arrivano-fine-mese-3c854a36-a61a-11e7-8477-789085dabc53.shtml?refresh_ce-cp

    LA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI
    Troppi anziani con la casa da ricchi
    Ma che non arrivano alla fine del mese
    Nuova declinazione della disuguaglianza all’italiana Rendere liquida la ricchezza immobilizzata nel mattone aiuterebbe anche i nipoti a pagarsi gli studi
    di Dario Di Vico

    Anziani con abitazioni di valore e reddito basso. E’ questa una nuova contraddizione che si sta palesando nell’arcipelago della «disuguaglianza italiana»: sono circa 1,3 milioni i nuclei di anziani che dispongono di un reddito inferiore a 20 mila euro l’anno e però possiedono una casa che ne vale almeno 200 mila. Ancora più alta è la percentuale di anziani (21%) che abitano in casa di proprietà e hanno una capacità di risparmio basso o nullo.
    L’argomento è stato approfondito dal professor Luca Beltrametti che ha preparato un apposito studio («House rich, cash poor») per la Fondazione Cariplo con l’obiettivo di favorire una riflessione sulla ricchezza immobiliare (statica) degli anziani made in Italy e su come possa essere messa in circolo. Sia per sostenere il reddito e le spese sanitarie dei legittimi proprietari sia per favorire figli e nipoti al tempo giusto e non solamente dopo, ovvero sotto forma di eredità a seguito della scomparsa di genitori e progenitori. Lo studio sarà presentato a Milano domani 2 ottobre, il giorno della «festa dei nonni» e potrà interessare il mondo del secondo welfare ma anche la finanza innovativa.
    Procediamo per gradi. La necessità di rendere liquida una parte o la totalità della ricchezza rappresentata dalla casa di abitazione oggi, secondo Beltrametti, «è più forte che in passato per una pluralità di ragioni». Le politiche pensionistiche sono meno generose di una volta, la vita media si allunga e aumenta il rischio di trascorrerne una parte in condizioni di non autosufficienza, aumentano il numero degli anziani che non hanno figli e quindi hanno anche basse motivazioni a lasciare un’eredità e, infine, la disoccupazione giovanile spinge molti ragazzi a inventarsi un lavoro con tutto quello che ne consegue in termini di necessità di risorse. Nonostante tutti questi motivi (aggiungiamo anche le tasse) resta però bassa la percentuale di anziani interessati a rendere liquida la loro ricchezza immobiliare e Beltrametti ne parla come di «un puzzle da risolvere». Come? Grazie alla predisposizione di adeguati strumenti giuridici/finanziari e con la mobilitazione di soggetti non profit che possono rimuovere ostacoli di carattere operativo e – perché no? – di ordine psicologico.
    Non va dimenticato poi come molti dei bisogni di figli e nipoti nell’Italia di oggi hanno un timing obbligato: decidere di seguire un determinato corso di studi, comprare una casa per formare una nuova famiglia, far partire un negozio o una piccola impresa sono tutte scelte che maturano tra i 25 e i 40 anni e non devono essere legate alla morte dei nonni più o meno longevi. (…). Che fare? (…) dal 2015 esiste una buona legge che regola il prestito vitalizio ipotecario ma secondo lo studio della Fondazione Cariplo si possono mettere in atto ulteriori iniziative per tranquillizzare gli anziani. Si va dall’attività di informazione-consulenza fino alla creazione di un fondo chiuso di investimento immobiliare specializzato nell’acquisto di nude proprietà oppure alla cartolarizzazione dei prestiti vitalizi. Società e finanza devono, dunque, parlarsi: la crescita e il sostegno a welfare e giovani passa anche da scelte razionali come queste."

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    1. Lo studio del prof. Beltrametti ha il pregio di dichiarare esplicitamente i suoi finanziatori. Bisogna poi valutare come esso si inserisca nella letteratura scientifica sulle conseguenze socio-economiche della proprietà immobiliare, che in parte sto studiando.

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    2. Questo mi interessa molto perché nell'immobiliare ho lavorato direttamente per anni e, indirettamente, continuo a farlo ancora ora.

      Uno spunto di riflessione guardando al passato: lo spostamento di ricchezza che si è verificato con il passaggio dall’ILOR all’ ISI/ICI/IMU. Ricordo bene che, facendo le dichiarazioni ICI del 1993 per il patrimonio immobiliare di alcune compagnie di assicurazione, fatto 100 quello che prima pagavano di ILOR (sui redditi immobiliari reali), lo sconto che ebbero pagando al suo posto l’ICI (sui valori patrimoniali fiscali) fu mediamente di 70… Io, invece, sulla mia casa di proprietà, nel passaggio da ILOR ad ICI finii per pagare di più (insieme al altri milioni di contribuenti).

      L’abolizione dell’ILOR (imposta sociale perché distingueva tra redditi fondati e redditi non fondati) fu probabilmente l’inizio della politica dello Stato che toglie ai poveri (o, quantomeno, ai meno abbienti) per ridistribuire ai ricchi, e la politica fiscale ha inciso pesantemente sulle conseguenze socio-economiche della proprietà immobiliare.

      Promettimi di non mandarmi a quel paese per quello che ti ho scritto ora: piuttosto non pubblicarlo e perdonami per il tempo che ti ho fatto perdere nel leggermi…

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    3. Io invece grazie perchè è bello leggere esperienze di "insider" di questo tipo. Grazie!

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  4. Occorre il fatto eclatante. Tremo al pensiero di quel che ESSI potranno architettare per giustificare la rapida approvazione a furor di popolo dell'ultima decisiva stretta. Che il Signore ci tenga una mano sul capo.

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    1. Questo è un altro punto sul quale volevo attirare la vostra attenzione, ma senza molto successo. Sui social continuo a notare atteggiamenti controproducenti per emotività e scarso senso dell'opportunità. In qualche caso saranno infiltrati, ma in molti altri casi penso che siano persone con poco cervello. Quando faccio l'elogio della normalità, e quando manifesto insofferenza verso il disagio (che pure capisco e rispetto), non è per motivi "estetici", ma per motivi pratici. Questo progetto non ha bisogno di sciroccati: diciamo che basto io. La stretta (non credo che ce ne possa o debba essere "una") viene motivata e giustificata ogni giorno da questi atteggiamenti.

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    2. In questo climax, prof, ci vedo una certa analogia con le (presunte) motivazioni che hanno portato a giustificare la necessità di una legge sull'obbligo vaccinale: in quel caso una grossa responsabilità, a mio parere, è attribuibile ai movimenti no-vax, che con l'allarmistica diffusione di contenuti e atteggiamenti antiscientifici (anziché critiche fondate e costruttive), si sono resi più o meno consapevolmente complici dell'esasperazione del clima politico.

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    3. Ho invece l'impressione che i movimenti antivaccinazioni, nutriti certo di critiche ormai pluriennali, siano stati in realtà esasperati dal recente diktat governativo pieno di allarme che non pare supportato da dati scientifici, a fronte invece della necessità di corretta informazione e, soprattutto, graduazione nel tempo delle vaccinazioni necessarie a ciascun singolo nella misura atta ad essere incamerate nel modo (= misura e maniera) davvero proficuo a ciascun singolo organismo, che non è fatto con lo stampino.

      Equivoci su equivoci sono stati generati, e forse alimentati?, con esasperazione, questa sì, che mi pare non lontana dalla presa di posizione circa rivendicazioni secessioniste e autonomiste - spinte diverse l'una dall'altra.

      Lo scoppio di momenti critici dovrebbe, a mio parere, aiutare a capire o, meglio, non prodursi affatto, nel quadro di una politica davvero attenta a quella comunità - nazionale, regionale, anagrafica distinta per fasce, socio-economica o altra - di cui iniziative e spinte opposte sostengono, ciascuna, di voler fare gli interessi.

      Sembra il discorso del colpo al cerchio e alla botte, ma davvero sono colpita - è il caso di dirlo - dalla virulenza della contrapposizione, laddove politica vera rimane, per me, mediazione tentata e ritentata, prima che si arrivi a...ciò che si è visto in questi giorni e che temo estendibile a qualsivoglia controversia, una volta abbattuti i confini.
      Quali?

      Quelli dell'integrità violata del corpo-mente, che fa cumulo con la violazione mentale quotidiana che ciascuno, e ciascuno a suo modo, patisce e riceve.

      Mettiamoci anche le galoppanti restrizioni on line all'espressione critica e...
      E?

      Davvero ci vedo caduche foglie non in analogia di vita - morte (ah, le belle immagini che tali sono se solo sui libri si pensano, quelle noiose cose che paiono non riguardarci e sono roba di scuola, quando ce le impongono nello studio) ma già e ancora in vita, quali con mie parole non so dire ("Ditelo con parole vostre..." - bei tempi).

      Tra pubblico e privato, tale la personale modalità ottimista - censuro il versante pessimista.



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  5. “Come si arrivò ad Auschwitz? Non credo che il percorso sia stato molto ripido: penso che sarà stato graduale, e che poco a poco si sia scivolati nell'orrore, così, banalmente, ogni volta pensando che alla fine quello che stava succedendo era poca cosa, era sopportabile, e comunque sarebbe toccato prima da altri.”

    Non credo che, nel dicembre del 1938 (ossia già dopo la “notte dei cristalli”) un ebreo tedesco avrebbe mai potuto lontanamente immaginare quanto si sarebbe poi visto ad Auschwitz nel 1945. E questo perché non era ancora nemmeno nelle menti di quelli che sarebbero poi diventati i suoi carnefici: la “soluzione finale” nacque sotto la spinta di una “crisi” (quelle tanto care al padre nobile Mario Monti), ossia all’impantanamento della guerra-lampo ed all’entrata nel conflitto di USA ed URSS, che ribaltarono il peso delle forze in campo.
    Certi percorsi effettivamente non sono mai molto ripidi, ma relativamente lunghi e graduali: poi scatta qualcosa che li fa improvvisamente precipitare nel baratro di quello che, a quel punto, diventa l’inevitabile.
    E noi ci siamo molto, molto vicini.

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    1. Diciamo che il principale limite della filosofia politica del "mai più" (plus jamais ça), che è alla radice dell'atteggiamento progressista, del complesso di Orfeo, come lo chiama Michéa (ovvero del divieto che la sinistra si è autoinflitta del volgere lo sguardo al passato), consiste proprio nel creare dei totem di orrore (le guerre di religione dei XVI-XVII secolo per i pensatori politici del XVII-XVIII secolo, le camere a gas per i nostri pensatori politici), senza promuovere, o anzi addirittura impedendo, una riflessione approfondita su come si sia arrivati a tanto. Io stesso non so valutare la tua interpretazione: su quali fonti storiche si basa? Credo che un ottimo blog per avviare un simile percorso di riflessione sia quello di Quarantotto, che è più attrezzato di me per guidarla e stimolarla e dal quale ho imparato molto. Questa riflessione diventa sempre più urgente: questo è quello che volevo dire a chi ha capito. Chi non ha capito fa l'eroe ("procomberò sol io..."), e sarà ovviamente il primo a squagliarsela quando ci sarà bisogno di lui...

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    2. Sono andato a memoria (quindi ammetto di non essere molto attendibile)… il collegamento che mi ha portato a scrivere quanto sopra mi pare risalga ad una lettura che feci tanti anni fa: i due tomi di Ian Kershaw su Hitler, 1889 – 1936 e 1936 – 1945. Appena ho un attimo vado a risfogliarmi il secondo volume e vedo se riesco a ritrovare il passaggio che mi ha acceso questa lampadina.

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    3. Dal "mai più", al "perché è accaduto", manca quel processo di umiltà così profondamente descritto in questo blog.
      Leggendovi, la mente mi ha riproposto questo episodio. Per almeno due decenni, la narrazione che ha portato
      a quella sera del 30 aprile del 1993 ha plasmato la percezione distorta che avevo di me stesso. La firma dell' atto unico non rientrava in quel racconto, per esempio. Chi ha perseguito Craxi giudiziaramente, per colpirlo politicamente ha approfondito, non certo compensato, il solco deflattivo da lui tracciato.

      E' facile indurre alla violenza.
      E' ancora più facile farla diventare normale.

      Basti solo pensare alle mura domestiche, dove non esiste una persistente narrazione "autorevole" che a seconda dei casi colpevolizza la vittima, o la solleva da ogni responsabilità (a questo scopo esiste l' istituzione psichiatrica, intrinsecamente al servizio degli assetti di forza esistenti in ambito famigliare). Non volevo divagare: mi pare pertinente, visto il tipo di regime politico nel quale stiamo scivolando e le neanche tanto striscianti guerre civili sulle quali si soffia pericolosamente da ogni direzione.

      Qui abbiamo imparato che la violenza è politicamente inefficace per coloro che cercano riscatto, perchè la storia ci racconta che la violenza serve ai traditori per rifarsi una verginità. Purtroppo un' intera classe dirigente ha tradito. L' esame di statistica nel vecchio ordinamento non c' era ma...

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    4. Sono andato a rivedermi il lavoro di:

      Ian Kershaw: Hitler, 1936 – 1945
      Cap. VIII – Progetto per una «guerra di annientamento»
      Pag. 547

      Un altro aspetto del discorso hitleriano del 30 gennaio (1941) era degno di nota. Per la prima volta dall’inizio della guerra egli tornò a minacciare che «se il giudaismo dovesse riuscire a coinvolgere il resto del mondo in una guerra planetaria, gli ebrei vedranno concludersi la propria parabola europea!». (…).
      Il 2 febbraio (…) fu Ley a sollevare l’argomento ebrei. Il che diede la stura a una lunga tiritera di Hitler. La guerra, disse, avrebbe accelerato la soluzione, ma a prezzo di alcune ulteriori difficoltà. Originariamente, essa aveva messo alla sua portata «l’abbattimento del potere ebraico al massimo in Germania». A un certo punto, disse, aveva pensato di deportare in Egitto o Palestina, con l’aiuto dei britannici, il mezzo milione di ebrei tedeschi. Ma contro una tale ipotesi erano state sollevate delle obiezioni diplomatiche. Intendimento attuale era quello di «eliminare l’influenza ebraica da tutta l’area di potere dell’Asse». (…) In Francia, dove il problema era quanto mai urgente, l’armistizio aveva complicato le cose. Ventilò quindi l’idea di chiedere alla Francia il Madagascar quale centro di insediamento israelita. Quando un palesemente incredulo Borman (…) certo al corrente del fatto che il piano Madagascar era stato ormai da tempo accantonato (…) chiese in che modo riuscirci durante la guerra, Hitler rispose vagamente che avrebbe voluto adibire alla bisogna le navi di «Forza attraverso la gioia», non fosse stato per il timore di esporle ai sottomarini nemici. Con una certa contraddizione, aggiunse poi di «stare pensando a qualcos’altro, a una soluzione un po’ meno affabile».
      È ragionevole ipotizzare che con tale chiosa sibillina (…) egli alludesse al fatto che la sconfitta dell’Unione Sovietica, che secondo le previsioni non avrebbe richiesto più di qualche mese, avrebbe aperto la possibilità di una deportazione su vasta scala degli ebrei nei territori orientali di nuova conquista (…). Stavano così prendendo piede propositi che andavano ben al di là di ciò che, per quanto disumano, era stato contemplato nel piano Madagascar. In un clima così inospitale, il destino degli ebrei era segnato. In capo a qualche anno, la maggior parte di essi sarebbe morta di fame, freddo o fatica. L’idea di una soluzione territoriale su vasta scala del «problema ebraico» era ormai divenuta di fatto sinonimo di genocidio.
      (…) Il 21 gennaio Dannecker annotava: «in accordo con la volontà del Führer, nelle zone d’Europa sotto il dominio o il controllo della Germania la questione ebraica dovrà essere sottoposta dopo la guerra a una soluzione conclusiva». A questo fine Heydrich aveva ottenuto da Hitler (…) «l’incarico di avanzare il progetto per una Soluzione finale», in questa fase ancora chiaramente concepita nei termini di una sistemazione territoriale, sorta di sostituzione del progetto Madagascar. Nei piani di Eichmann vi sarebbero rientrate circa 5.800.000 persone.
      .../...

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    5. .../...

      Capitolo X – Adempiere la profezia
      Pag. 733

      A una «Soluzione finale» nel senso di sterminio sistematico degli ebrei d’Europa non si era ancora arrivati. Ma il genocidio era nell’aria. Nel Warthegau, il più vasto dei territori d’annessione polacchi, nel luglio del 1941 vigevano ancora contrasti tra le autorità naziste sulla sorte da riservare agli ebrei che non si erano potuti deportare nel Governatorato generale. Un’idea era quella di ammassarli in un unico vasto campo di concentramento, di facile controllo, nei pressi del centro di produzione carbonifera, sì da ricavarne dal loro inumano sfruttamento il massimo beneficio economico. Restava però da stabilire cosa fare degli inabili al lavoro.
      (…)«C’è il pericolo (…) di non essere più in condizione di dar da mangiare agli ebrei nei mesi invernali. Sarà il caso di valutare seriamente se la soluzione più umana non sia quella di eliminare quelli inabili al lavoro con qualche sistema rapido».
      (…) LA RETE SI STAVA CHIUDENDO SUGLI EBREI D’EUROPA. PURE, IL MANDATO DI HEYDRICH NON DAVA IL VIA ALL’ALLESTIMENTO DEI CAMPI DELLA MORTE IN POLONIA. A QUESTO PUNTO, L’OBIETTIVO ERA ANCORA QUELLO DELLA SOLUZIONE TERRITORIALE: TRASFERIRE GLI EBREI A EST. AD ALTERARLO IRREVOCABILMENTE DOVEVA INTERVENIRE, DI LÌ A QUALCHE MESE, IL RICONOSCIMENTO CHE IL GRANDE AZZARDO DI UNA VITTORIA LAMPO SULLA RUSSIA ERA FALLITO.

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  6. Buona notte si fa per dire. Domani intanto mi attivo per il rinnovo dei passaporti scaduti. E poi buona fortuna a tutti.

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  7. Non sono un giurista ma......ho sentito dire che, a Costituzione vigente, limitazioni alla libertà personale possano essere comminate esclusivamente per via giudiziaria; mentre l'Agcom, che dovrebbe impedirmi (per la salvaguardia delle mie libere opinioni) l'accesso a determinate informazioni, ha tutta l'aria dell'organo amministrativo.
    In conclusione, ictu oculi la Corte Costituzionale dovrebbe fare coriandoli di questa legge, quindi da profano mi domando dove stia l'inganno, dato che i proponenti tutto mi paiono tranne che sprovveduti.

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    1. Indubbiamente. Del resto, siamo una repubblica fondata sul lavoro, e la Suprema Corte ha avallato dei licenziamenti "economici" allo scopo di tutelare la redditività delle imprese private. Quindi?

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    2. Quindi se ho ben compreso mi appello al leggendario Articolo Quinto.

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    3. Se hai ben compreso, dovresti renderti conto che il livello di analisi dei giuristi è quello che traspare da questo post, e trarne le opportune conseguenze. Tutta la questione infatti si riduce al decidere cosa sia una fake news, ed è chiaro che se i giuristi sono educati a ritenere che lo Stato sia come una famiglia, la moneta crei inflazione, l'austerità faccia crescere, il problema sia la corruzione, ecc., le loro sentenza non potranno che riflettere questa visione del mondo. Vedranno il fake dove è stato loro insegnato di vederlo. Punto. Quindi non vedo particolari motivi di tranquillità.

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    4. Motivi di tranquillità ne vedo ben pochi anch'io, e per quel che vale concordo in pieno con la sua diagnosi circa lo stato di salute delle discipline giuridiche e degli organi giurisdizionali, che tanto avevo Amato negli studi in gioventù.
      La ringrazio per l'attenzione dedicatami e spero di poter un giorno commentare su queste pagine una bella sentenza di incostituzionalità, nonostante tutto.

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  8. Proprio ieri, o meglio poco prima della mezzanotte, ho incominciato a guardare Interstellar su Infinity, sul tablet. Dura oltre due ore e mezza, oggi lo finisco. Dice: ma che c'entra? Coccalma e peffavore...
    Come ogni mattina vado a vedere in internet se Alberto ha scritto qualcosa, terzo sito della giornata, come digito "g" da anni il browser non propone google ma Goofynomics, clicco, non ho tempo, metto il lettore dell'iPad mentre mi sbarbo e mi lavo. Ora ho finito la prima lettura e mi accingevo alla seconda.
    Mi sono fermato perché avvinto da una sensazione di vuoto, di amarezza, di perdizione. Ho voglia di sfancularti. Perchè questa superficiale primordiale incompleta consapevolezza personale è responsabilità tua. E ora dici che vagheggi di andartene? Fai come Franco? Senza aver vinto il Nobel? E noi diversamente europei? E noi che non abbiamo i mezzi? E noi corte di suffragette e irredentisti di questa coppola di minchia, definizione nella quale non mi riconosco ma per la quale non sopravviene il desiderio di sfanculamento? Ora di famiglie ne hai almeno due. Ecco che c'entra Interstellar.
    La sensazione di angoscia persiste, non lenita dal quel 'progetto' in un commento poco sopra.

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    1. Sai, ci sono dei momenti in cui bisogna cambiare passo, e liberarsi dalla zavorra. Non è la prima volta che in questo blog scrivo (o pubblico) un post che mi serve a distinguere fra i compagni di lotta e le fidanzatine di lotta. Tu indubbiamente hai scelto di appartenere alle seconde, ed è un bene che io lo sappia. Mi sembra abbastanza evidente che una lettura come la tua presuppone (a) il non aver assolutamente capito il significato del gesto che ho compiuto sei anni fa; e quindi: (b) il non aver assolutamente capito con chi hai a che fare. Ora, si dà il caso che siccome, come questo post evidenzia, il livello dello scontro si sta alzando, a me servono accanto persone lucide, persone normali. Non è un caso se nei post precedenti vi ho più volte esternato un certo fastidio verso il vostro "ammmmmmorreeeeee", e ho manifestato una certa ansia di normalità. Farlo, da parte mia, è ingeneroso, me ne rendo conto, per un motivo oggettivo: il successo di questo blog è dovuto anche alla scelta di adottare un modello di comunicazione molto personale, coinvolgente, diretto, non "asettico", "tecnico", insomma: noioso. Poi non posso lamentarmi troppo se l'adesione è emotiva. Troppo no, ma un po' sì: credo infatti di avere il diritto di essere giudicato dalle mie opere, soprattutto da parte di quelli cui io ho aperto gli occhi. Ma le continue discussioni in cui Claudio viene coinvolto (tanto per fare un esempio) mi chiariscono che la situazione è peggiore di come me l'aveva rappresentata il prof. Gandolfo a suo tempo. Lui mi disse che nel mondo accademico la riconoscenza non esiste. Possiamo tranquillamente estendere questo principio al mondo tout court...

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    2. Bè profe, se a questa conlusione c'è arrivato solo ora, mi stupisce! Diciamo però che il concetto è generale, poi ci sono le eccezioni (ovvero quelli normali).
      Ricordo però quando ero dipendente (poi ho avuto la brillante idea di mettermi in proprio) che la domanda più ricorrente tra noi colleghi era "chi è normale qui alzi la mano": ovviamente non la alzava nessuno. Questo non vuol dire che qualcuno normale in giro non ci sia. Altrettanto ovviamente, non sto qui a ringraziarla proprio adesso!

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    3. Non è la prima volta che non capisco, e non sarà l'ultima, e sticazzi. Però parlando bene l'italiano analizzo. Quello che scrivi.
      Dici che non ti puoi lamentare troppo se l'adesione è emotiva. Ne arguisco che decodifichi la mia esternazione come emotiva. Scusami, ma tu volevi comunicare gioia con il post in discorso? Volevi far ridere? MI hai comunicato quello che ho scritto. Volevi comunicare altro?
      Non è la prima volta che pubblichi un post che ti serve a distinguere eccetera. E mi dai della fidanzatina. Ora, a parte il fatto che non mi piaci, e se è possibile essere leggeri non mi piacciono le tue cravatte e sei troppo basso e troppo calvo, non mi riconosci neanche la militanza di campo. Puoi perculare quanto ti pare, non sono suscettibile, ma questo non te lo permetto. Ti rammento peraltro in modo cordiale che capita che tu commetta errori nella valutazione delle persone, questo per rispondere al tuo punto b. Relativamente al punto a l'ho capito talmente bene che sto ancora qui. E ci resto.
      Sempre relativamente alla comprensione del testo hai scritto che alla fine...ce ne andremmo. Se fossi fidanzatina avrei detto no per favore tirandomi i capelli che non ho. Invece ti ho scritto: dove cazzo vai? Poi sulla mancanza di riconoscenza francamente ignoro dove voglia a andare a parare.
      Su una cosa hai ragione. Io non sono un soldato. Comunque starò più attento all'emotività e resterò con il dubbio incrementato dal commentocavoloamerenda di Marcus su cosa sia una 'persona normale'.

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    4. Aquilano, stai perdendo la brocca. Capisco di non starti simpatico, ma ti prego di lasciarmi fuori e di non citarmi a caso.
      Grazie.
      M

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  9. Chi meglio di Gentiloni? "La faccia sua era faccia d'uom giusto, / tanto benigna avea di fuor la pelle" (Divina Commedia, Inf. XVII 1-3)

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  10. Il video del battibecco di Modigliani non l'ho trovato, ma in compenso ho trovato questa intervista uscita, coincidenze, il giorno della sua morte.

    Notare la risposta alla prima domanda, relativamente ad una sua "guerra" decennale contro Berlusconi:
    "Io cos'avrei fatto? Una guerra di dieci anni? Forse avrei dovuto farla davvero con tutti gli errori che ha fatto?E invece l'ho difeso in tante occasioni: quando voleva abolire l'articolo 18, quando vuole riformare le pensioni d'anzianità, quando deve fronteggiare certi scioperi che mi sembrano irrazionali. "

    Per dire.

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    1. Grazie, Guido, sia per il reperto, sia per aver dimostrato la differenza fra una svaporata suffragetta e un combattente!

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    2. "...il mercato del lavoro resta rigido. Anche per questo, venire a investire in Italia resta un rischio.". Se io leggessi solo questa parte dell'intervista postata da Guido e non sapessi chi è l'intervistato, penserei di trovarmi di fronte ad un Giannino qualsiasi. Invece, mi trovo di fronte alle parole di un padre nobile della Sinistra che, testuali parole, affermava che in Italia non si investiva dall'estero poichè noi italiani siamo pagati troppo. Come prendere Caffè (l'Economista) e buttarlo nel cesso.

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    3. Ma infatti secondo me il problema non sono i padri nobili. Ma quelli iGnobili.
      E Modigliani lo era. E lo erano pure gli Spinelli:il "poro" Altiero; figlia; genero

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  11. Stimolato da una risposta di Orizzonte48 sulla 'idle curiosity' ho scoperto un autore di cui non avevo mai sentito parlare prima (Torsten Bunde Veblen; July 30, 1857 – August 3, 1929).

    https://en.wikipedia.org/wiki/Thorstein_Veblen

    Della generazione prima di Keynes (e praticamente coetaneo di Marx) sviluppo' il suo pensiero in maniera indipendente dai due ma giunse a molti risultati simili.

    "Unlike the neoclassical economics that was emerging at the same time, Veblen described economic behavior as socially determined and saw economic organization as a process of ongoing evolution. Veblen strongly rejected any theory based on individual action or any theory highlighting any factor of an inner personal motivation. According to him, such theories were "unscientific". This evolution was driven by the human instincts of emulation, predation, workmanship, parental bent, and idle curiosity. Veblen wanted economists to grasp the effects of social and cultural change on economic changes. In The Theory of the Leisure Class, the instincts of emulation and predation play a major role. People, rich and poor alike, attempt to impress others and seek to gain advantage through what Veblen termed "conspicuous consumption" and the ability to engage in “conspicuous leisure”. He further spoke of a "predatory phase" of culture in the sense of the predatory attitude having become the habitual spiritual attitude of the individual."

    Dal poco che ho iniziato a leggere mi sembra che non abbia ben identificato come chiave di lettura del conflitto distributivo la guerra alla quota salari condotta dalle oligarchie per il totale controllo economico della società (di cui il potere politico e' solo una conseguenza), ma ancora oggi mi sembra un autore molto stimolante.

    Mi ha colpito in particolare la sua osservazione sulla doppia natura del capitalismo, come motore di sviluppo ma anche come potente freno al progresso quando prevale il suo insopprimibile aspetto predatorio (ormai codificato nei trattati EU e percolato anche nella mente dei più poveri).

    Anche in Italia, con l'inizio della compressione salariale nei primi anni ottanta e' proprio vero che il capitalismo e' diventato praticamente solo predatorio (che con la quasi scomparsa del regime misto in economia corrisponde anche ad un altro modo di dire finanziarizzato ed eterodiretto, perchè le prede siamo noi lavoratori).

    Il padrenobilismo in fondo e' solo una sovrastruttura minore che cerca di occultare il carattere predatorio dell'odierno capitalismo.

    Tutto questo pippone mi porta anche a pensare che non ci si puo' salvare la pelle emigrando.

    Il carattere predatorio del 'capitalismo trionfante' (modello peraltro perseguito anche dalle due altre potenze imperiali in lotta con USA/EU) impedisce ogni salvezza altrove. Non c'è nessun altrove dove fuggire.

    Anzi e' proprio il radicamento in patria che offre almeno la speranza di un cammino di rinascita per il ritorno ai valori della carta costituzionale (patria dove almeno si può comunicare in una stessa lingua, per noi la lingua del si, che sola ci permette di sentirci ed essere italiani) .

    Solo in un piccolo stato, che sappia sfruttare sapientemente la lotta degli imperi antagonisti per perseguire la propria via nazionale di rinuncia all'imperialismo, e' possibile immaginare un cammino di riscatto dai predoni.

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    1. Io, a 58 anni, con una vita da lavoratore dipendente alle spalle e una pensione che mi attende (forse come data e se ci arrivo vivo come destino) il 31/12/2021, non potrei fuggire nemmeno volendo (e ai pensionati che se ne vanno stanno iniziando o corrergli dietro: è qui che vogliono farci morire, chiaro?).

      Fuggire è un po’ un’idea relativa: negli USA o in Canada? Ma lì, come welfare, stanno peggio di noi da sempre (e in Canada stanno già meglio che negli USA: diciamo che sono un po’ a metà strada tra come eravamo noi e gli States). E’ vero che noi stiamo peggiorando e, quindi, andando verso il loro posizionamento attuale, ma fuggire verso questi due stati, ora come ora, sarebbe comunque come finire dalla padella alla brace. E poi quale stato garantirebbe il welfare locale ad un fuggitivo italiano, che ha pagato per una vita imposte e contributi in Patria? Mica sono tutti buoni come noi con i migranti…

      E il giorno che dovessimo anche noi diventare come loro, tutti grigi con la faccia di cera, dove sarebbe il vantaggio? A parità di condizioni tanto vale restare dove siamo.

      L’ipotesi da prendere seriamente in considerazione potrebbe però essere quella che, al termine di questo processo di schiacciamento verso il basso, finiremo per stare peggio di loro… però preferirei comunque giocarmela prima anche perché, come dicevo, non avendo fatto i soldi e con la mia età, sull’idea di andarmene la vedo dura. Nella consapevolezza che non potrò comunque mai vincere, ma solo perdere o pareggiare: speriamo esca la X (meglio due feriti che un morto…).

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  12. Pure io con mia moglie stiamo pensando di andarcene. Per ora il mio obiettivo sarebbe la Svizzera, dentro l'Europa geografica, ma non di certo dentro questa Eruopa politica e monetaria.

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  13. Chissà, sarebbe il caso di emigrare in Repubblica Ceca.
    Forse la memoria del dolore patito dalle popolazioni dell'ex patto di Varsavia, potrebbe dare l'illusione di una vita più decente che qui.
    E la scelta della Repubblica Ceca, non sarebbe un caso.
    Quanto a Twitter, ho preferito d tempo bloccare certi individui ( sto molto meglio ), quindi ho scelto di non dargli eco, e commentare pochissimo, perché penso che ho ben poco da aggiungere.

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    1. Capirei la Svizzera, anche se è un po' cara. La repubblica Ceca non è che mi dia tutte queste garanzie di sicurezza. Meglio andare direttamente sotto l'ombrello di Putin.

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    2. Con una certa cognizione di causa, la Repubblica Ceca é un bellissimo posto per starci un mese (possibilmente da aprile ad agosto).
      Tuttavia, a meno di non conoscere la lingua (una delle più difficili al mondo), non é un gran posto per viverci stabile o, peggio, trovare un lavoro.

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  14. L'articolo della signora Comelli conferma -ahimé- una 'vocina' che mi martella la testa già da quanche anno a questa parte con queste parole: "Ti ricordi, Lorenzo, delle voci su molti enti pubblici/articolazioni dello Stato che dismettevano sedi di loro proprietà per andare in affitto da qualche privato? Bene, i privati cittadini sono i prossimi: anche tu sarai costretto a vendere casa tua.....per ritornarci in affitto!".

    Anzi, per quanto riguarda le celeberrime 'dimsissioni' del demanio statale, tanto caldeggiate dai 'padri nobili' di turno, mi permetto di esternare un'ulteriore impressione 'a caldo': di regola, dopo il 'fuori tutto' il negozio fallisce......

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  15. Nel '45 ci hanno salvato gli Americani, nel 2025 (o anche prima) ci ci salverà?

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    1. Nel '45 ci hanno salvato i russi e gli americani si son solo preso il merito.
      Se è vero che la Storia si ripropone...

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    2. Putin, o Xi Jinping (o chi per lui); magari insieme.

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  16. Su questo blog c'è un discorso che prende varie forme ma è ricorrente; ed è quello della fede che ha più successo rispetto alla ragione, intesa come razionalità o, se vogliamo, come scienza. Quello sui padri nobili è solo un'altra versione di questo confronto.

    Dal mio punto di vista occorrerà elaborare il lutto e prendere atto del fatto che, se si racconta che il cielo è azzurro e l'erba è verde si può coinvolgere un discreto gruppo di persone come ha fatto il Prof (sempre un immenso grazie) ma è se si riesce a ottenere la fiducia dalle persone si può raccontare il contrario con minor fatica e maggior successo.

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  17. la-germania lagermania lager-mania

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  18. Quindi stiamo già scivolando nel Nuovo Medioevo Post-Moderno. E del "siamo sempre meno soli" che ne è stato?

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    1. "E del "siamo sempre meno soli" che ne è stato?"

      Procede bene (mi sembra), come dimostra il numero crescente di interviste ed il ricorso alle leggi liberticide.

      Ma anche se aumenta il numero di lavoratori che hanno preso coscienza non e' che 'ipso facto' i rapporti di forza cambiano.

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  19. Il paradosso del liberismo eurista: oltre ai diritti dei lavoratori, sopprimere il liberalismo: ossia i diritti politici e di libertà d'espressione.
    E' dal tentativo di modifica della Costituzione - fortunatamente abortito per il no al referendum - che temo ci si sia avviati sulla strada percorsa dalla Repubblica di Weimar.

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  20. In tedesco, interviste a Modigliani (ma prima delle elezioni) del 1994 sull'Italia, per NZZ Format

    https://www.youtube.com/watch?v=sY5C3SU7-xk

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  21. Intanto che scrivo questo commento, non so se lo pubblicherò. Da appassionato di storia, mi sono convinto che essa non proceda come un flusso continuo bensì per salti quantici. Si creano dei potenziali, delle tensioni come l'accumulo di cariche elettriche su una superficie, tutto sembra più o meno tranquillo, magari ti si rizzano i capelli, poi parte la scintilla. Per spostarsi a tempo dal punto di scarica bisogna capire quel che sta per succedere e bisogna avere le gambe per andarsene.
    Ciò detto, non mi sorprende affatto che la "sinistra" sia incline alla censura e alla compressione della libertà dell'individuo, mi sorprenderebbe il contrario, mi sovvengono ora le parole con la quale una signora cinese definì il progetto comunista: "I comunisti vogliono tutti poveri". E' banale chiosare: "tutti gli altri".
    Come posso smentire quella signora, visto che è quel che sta succedendo?
    Domani, o forse o probabilmente, qualcuno produrrà una lista di chi segue questo blog e la inserirà nel database delle persone da attenzionare.
    Non che mi aspetti di meglio dalla destra, ci mancherebbe.
    Vivo a Milano e tra due settimane ci sarà il referendum con la richiesta di maggiore autonomia, prima pensavo di andarci e di votare a favore.
    La lettura di questo blog mi ha indotto a pensare diversamente, se ho appena capito qualcosa di quello che ho letto, ovvero che avrebbe ben ragione il sud a chiedere non l'autonomia, ma a proclamare la secessione, dotarsi di una propria politica economica, banca centrale e moneta.
    Una politica fiscale tale da sottrarre risorse al sud Italia, mantenendo il Paese unito sarebbe un incrudelire verso i miei zii e cugini che ancora ci vivono. Sono indeciso se votare contro o se non andare proprio al seggio, certamente chi ci andrà, come in Catalogna, ci andrà per votare a favore, chi andrà a votare contro alzerà il quorum e contribuirà a legittimare l'esito.
    Non lo so cosa farò e penso che a voi giustamente un importi un fico.
    Comunque, stimato Professore, superiamo le definizioni di destra e di sinistra, entrambe bastonano i lavoratori, dichiariamoci di sopra o di sotto, se pure questo ha un senso.
    Chiedo scusa e ringrazio

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  22. Il video non l'ho trovato, ma penso che il senso sia quello di questa intervista.

    http://arengario.net/stam2001/stam38a.htm

    Tutto quello che il padre nobile temeva avrebbe fatto Berlusconi, è stato realizzato con precisione chirurgica dai suoi "falsi" oppositori.
    Lungimiranza...

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  23. Caro sig. Maselli io credo che la storia più che a salti quantici che tutto sommato rientrano nelle previsioni nel senso che puoi passare dallo stato A verso quello B ( con A > B REGRESSO DELLA STORIA ? ) oppure A <B ( PROGRESSO DELLA STORIA ? ) che ti permettono di capire quel che sta per succedere e avere le gambe per andarsene. Dicevo che per me la storia più che dai salti quantici è governata dal principio di indeterminazione di Heisenberg .La STORIA non conduce a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l'accadere è piuttosto rimesso al gioco del caso. E questo è un bene perchè i sistemi aperti al caso hanno maggiore possibilità di cambiamento che i sistemi chiusi e determinati . Si poteva prevedere che la rivoluzione francese del 1789 avrebbe portato fino ad Auschwitz ? Eppure anche lì una popolana chiese ad un rivoluzionario che blaterava di egalitè : compagno vuoi dire che da domani anche io potrò andare in carrozza ? No. Da domani si va TUTTI a piedi . Iniziarono così le guerre civili , le campagne di Napoleone le guerre europee e........fu subito Auschwitz !!

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  24. Alberto, mi rimane comunque una domanda: che fare per aiutare attivamente?
    Onestamente non so.
    Le uniche soluzioni che ho elaborato sono studiare, cercare di instillare un senso di comunità e non litigare più con chi ha idee diverse, ma presentare piccoli punti di rottura.
    Oltre che sostenere asimmetrie.

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  25. Per supportare un passaggio di questo bel post: quanto ha sbraitato la sinistra sul porcellum? Quanto lo ha cambiato?

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  26. Che le devo di', Profe? Io sono stato sempre qui, nella mia cittadina di provincia, evitando perfino, temporibus illis, d'andare a Roma a seguito d'amici che poi ebbero discreto successo, e qui sono rimasto nei tempi allora bui (riflusso politico, anni di piombo, crolli di muri, abiure e svendita di dottrine politiche, introduzione dell'euro, ecc.), quindi: perché ora dovrei pensare d'andare via? Sa, col tempo, se le ossa si fanno più fragili, la zucca in compenso s'indurisce. E, del resto, le minoranze politiche attive sono sempre state la mia casa. Ora che poi ho una ragione in più per resistere (anzi due, la conoscenza - grazie a lei - della criminalità del sistema-euro e i miei figli), da qui non mi muovo di certo.
    Ps.: Vabbe', ogni tanto mi sono mosso anch'io, per anni sono andato a trovare gli zapatisti, ma per rifarmi le ossa e schiarirmi le idee, però qui sono sempre tornato.

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  27. Anche a me a volte prende lo sconforto, poi penso che il massimo sacrificio che i nostri nemici sono disposti a sopportare è uno sciopero della fame...a staffetta. Allora penso che l' esito di questa guerra non sia scontato.

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  28. Sto qui. Insegno e ci metto tutto l'impegno possibile. Viva il nostro paese!

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  29. Pensonalmente me ne sarei andato in un paese semplicemente meno affollato (senza nessuna spinta economica), ma nel corso del tempo, leggendo il blog, mi sono convinto che se non ce lo riprendiamo noi questo paese (noi che già abbiamo compreso quale destino aspetti chi rimane sotto questo regime) lo condanneremmo alla miseria insieme ai nostri connazionali (la vita e l'econimia mi hanno insegnato a credere nel karma e nel bene comune).

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  30. « Inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell'umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell'anti-umanità. »

    Consiglio "Il mondo di ieri" di Zweig, piccolo tesoro che può spiegare la corsa all'abisso dell'Europa di ieri e di oggi

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