mercoledì 20 settembre 2017

La lavagna

Il post sui libri senza figure ha suscitato un discreto dibattito, di livello, a dire il vero, piuttosto discontinuo. Vi traspare, un po' come nel post precedente, quello sui 20000 voti scomparsi, una certa tensione fra "ggiovani" che rivendicano una loro autonomia di linguaggio (siamo "ggiovani", vogliamo parlare da "ggiovani" e vogliamo che ci si parli da "ggiovani"), e Matusa, lievemente perplessi rispetto all'ipotesi di cambiare un metodo di trasmissione del sapere che negli ultimi secoli non pare abbia ostacolato il progresso dell'umanità.

Poveri "ggiovani"!

Mi fanno un po' tenerezza: evidentemente non afferrano che quella "facilista" è un'ideologia.

Chi si frappone fra te e il logos per agghindarlo di figure colorate non lo fa perché tu capisca quello che vuoi e puoi tu, ma, per definizione, per costruzione, perché tu capisca quello che lui ha capito e vuole farti capire. Come sono tristi, come sono vuoti questi "ggiovani" che pretendono che siano altri a colorare il loro mondo! Poverini, va anche detto che la colpa non è loro: senza saperlo, e naturalmente senza ammetterlo, nemmeno sotto tortura (della quale incarichiamo la Vita), sono manipolati, perché manipolabili. Quello che traspare, nei due post precedenti, è come essi abbiano del tutto fatto propria la filosofia "mercatista" che ha corrotto come una cancrena il sistema dell'istruzione e la stessa percezione di processo educativo, nella quale il discente (per i giovani: vuol dire quello che avrebbe da imparare) percepisce se stesso, al tempo stesso, come soggetto attivo (perché "cliente" che compra un prodotto e brandisce lo scontrino al grido di "pago pretendo!"), e come soggetto passivo (perché il prodotto comprato, che è un sapere, gli deve essere versato nella calotta cranica senza che lui partecipi, senza che lui si sforzi, senza che lui ne sia consapevole: non consapevole di come lo sta assimilando, né di cosa sta assimilando, purché gli garantisca un minimo di sicurezza economica, l'accesso al fantomatico "mondo del lavoro", che è fatto di gente pratica, mica di gente che campa di teorie...). Noi eravamo, invece, al tempo stesso più disposti ad accettare che ci venisse insegnato qualcosa da chi ne sapeva di più, e più disposti a faticare per assimilarlo, per il semplice motivo che si dava per scontato, allora, che l'apprendimento, come la morte, fosse un processo individuale: quando si muore si muore soli, e quando si apprende si uccide un io ignorante, per sostituirlo con un io meno ignorante.

E questa cosa va fatta da soli.

L'uomo è animale poietico: io non credo di aver mai imparato una formula solo guardandola: me la sono poi dovuta ricostruire, magari con la mia notazione, ho dovuto vedere da me cosa succedeva giocando con le variabili: non ho guardato una figurina colorata, per quanto illuminante essa possa essere ex post (esempio). Chi ha fatto le scuole "alte" (quando esistevano) ricorderà che l'educazione greca si basava su musica e ginnastica (e si ricorderà anche perché la musica si chiama musica e la ginnastica ginnastica): due attività dove guardare figurine colorate non ti aiuta. E sempre chi ha fatto le scuole "alte" (quando esistevano) noterà lo strano paradosso che porta i nostri "ggiovani" a inseguire un sapere più "pratico", più "spendibile", attraverso un processo di apprendimento più "teorico": ma per rendersene conto, appunto, bisogna sapere cosa significhi "teoria". Mentre osservano lo spettacolo delle loro belle figurine colorate, i nostri "ggiovani" non si rendono conto del fatto che chi gli propone questa strada li sta sottraendo alla risoluzione del primo dei problemi pratici che qualsiasi sapere e qualsiasi prassi ti presentano: interpretare un testo. Noi, qui, abbiamo imparato da tempo che i paradossi della comunicazione sono la punta dell'iceberg del Potere. Ma loro, i "ggiovani", sono così fiduciosi nella loro capacità di cambiare il mondo, da accettare con remissività di essere privati degli strumenti per farlo.

E quindi il mondo questa volta lo cambieranno i vecchi (motivo per cui mi faccio cinque chilometri di corsa al giorno...).

Vorrei stendere un velo pietoso sul commento di andrea, che si propone come frutto più maturo di questo processo di degenerescenza culturale. I suoi orizzonti culturali non sono molto ampi: l'unico manuale che concepisce è il manuale di istruzioni! Ma apprendere la matematica, o la storia, non è, né deve essere, come montare un mobile dell'IKEA: il mobile, lui, può stare in piedi solo in un modo: ma in storia, e soprattutto in matematica, non c'è mai una strada sola... Non lo dico per lui, che, poverino, accogliamo sotto l'ampio manto della prima legge della termodidattica: del resto, il semplice fatto che prima degradi il concetto di manuale a libretto di istruzioni per superare l'esame, e poi se la prenda con dei fantomatici docenti universitari rei di scrivere libri di sapere "solo per passare l'esame", fa capire che il poverino è molto "ggiovane", tanto essere preda di un lacerante conflitto interiore. Inutile quindi spiegargli, ad esempio, che i testi didattici non contano ai fini della carriera: il suo cieco livore contro i professori fa capire che questi non lo reputano molto brillante, e avranno i loro motivi: gli sono grato di aver portato qui il suo carico di frustrazioni (lo hanno fatto in tanti), ma gli sarei più grato se facesse pace col mondo cominciando da se stesso...

Insomma: l'idea che si possano sostituire i martelletti, o le corde a vuoto, con figure colorate, a un musicista non verrebbe mai in mente. L'idea che tu possa apprendere da una mappa concettuale come risolvere un esercizio di contrappunto, o anche un integrale indefinito, è a dir poco bislacca.

Tuttavia, in questo vuoto di demenza, qualche sprazzo di riflessione utile è venuto, per esempio da Fabrizio, che in realtà non ha aggiunto molto a quanto diceva Stefano (tutti siamo d'accordo che schemi e "mappe" - come oggi si devono chiamare - sono utili se te li fai tu: si sollevava il problema se dovessimo nutrire le giovani menti di prodotti precotti - dal capitale - o insegnar loro a cuocere), ma ha fatto un riferimento che ho trovato interessante al fatto che strumenti antichi e moderni possono convivere.

Certo: possono, altrimenti l'invenzione della stampa a caratteri mobili avrebbe spazzato via la civiltà occidentale!

Mi è venuto da pensare al lavoro che sto facendo in questi giorni a Pescara. Per una serie di motivi, ho proposto ai dottorandi un corso di 16 ore (due crediti) a scelta fra economia dell'integrazione europea o analisi delle serie storiche (che sarebbe questa roba qui). Con mio grande sollievo hanno scelto la seconda (parlare di Leuropa anche sul lavoro mi darebbe l'orticaria), e qui si è posto il primo problema: come fare qualcosa di utile? Che poi significa: io, ho capito quello che voglio spiegare? E quando l'ho capito, come l'ho capito, chi me l'ha fatto capire?

Naturalmente sarebbe sempre stato possibile seguire il cammino di minore resistenza: riciclare le slides del corso che tenevo a Roma. Qualcuna è abbastanza carina, magari ve la farò vedere. Ma purtroppo io non riesco a non complicarmi la vita: teaching is a learning experience. A cosa serve fare un corso, se non ti aiuta a imparare qualcosa? E così ho deciso di seguire una certa strada, portando in parallelo l'analisi nel dominio temporale (quanto il passato di una serie di dati ci informa sul futuro) con quella nel dominio frequenziale (quali frequenze spiegano l'andamento di un certo fenomeno economico, che poi sarebbe questa cosa qui, come il Gila aveva intuito, e se piace, c'è anche il disegnino).

Insomma: so che fa un po' ridere, ma mi è venuto in mente di insistere su come si analizza l'economia (il "segnale" economico, cioè i dati) con gli strumenti... dell'ingengngnieria!

Dopo di che matita, gomma, temperamatite, e un blocco nuovo. Le vecchie tecnologie. E lo scatolone dei libri di quando ero giovine io: lo Spanos, che aveva di colorato solo la copertina, e il Piskunov, che non aveva colorata nemmeno quella, e poi il Mills, lo Harvey, lo Hamilton, lo Enders:


E perché tanti libri? Non ne sarebbe bastato uno solo, dal quale scopiazzare formule su tante belle slides colorate, per far contento il de cujus qui sopra, il "ggiovane" frustrato che trova inutili i libri dei suoi professori?

No, non sarebbe bastato. Perché, ad esempio, per spiegare i modelli AR e MA mi sembrava più espressiva la strada che percorre Mills, imponendo vincoli sui parametri della rappresentazione di Wold (sarebbero le b di questa formula), ma questa strada, anche se conduce in modo naturale e intuitivo dalla teoria dei processi stocastici (che Spanos spiega in modo più profondo) a quella dei modelli di serie storiche (che Enders spiega in modo più facilista), non è facilmente generalizzabile e presenta un paio di punti critici (riferiti alle condizioni iniziali del processo) che Harvey, e meglio ancora Spanos, aiutano a mettere in evidenza. Viceversa, per ragionare sullo spettro di un processo mi sembrava molto più naturale la strada seguita da Hamilton, che lo introduce sostituendo un'armonica complessa nella funzione generatrice delle autocovarianze, il che permette di ricavare immediatamente e in modo piuttosto snello un'espressione generale della densità spettrale di qualsiasi processo stazionario in covarianza e puramente non deterministico, meglio che con la solita solfa che "lo spettro è la trasformata di Fourier della funzione di autocovarianza" (che non a caso fa tanto ingngngn...). D'altra parte, quando si tratta di far vedere che spettro e autocovarianza contengono le stesse informazioni, Harvey se la cava più rapidamente di Hamilton, via rappresentazione di Cramer.

Chiaro, no? Sono sicuro che sarete d'accordo con me...

Non sono sicuro, invece, che non ci sia bisogno di nuovi libri... e penso anche che forse abbiate capito perché certi "economisti" me li appendo al cambio, e perché quando io dico che il cielo è blu e il prato è verde laggente capischeno... O meglio: credono di capire, perché si capisce una cosa solo quando si è in grado di trasmetterla (e le ripetute frustrazioni di alcuni di voi nel trasmettere il vostro sapere al piddino di turno potrebbero, in certi casi, avere un motivo che non vi piacerebbe conoscere...).

Così, mentre cercavo, per un mio scrupolo, la dimostrazione della formula di De Moivre sull'elevazione a potenza dei numeri complessi (della quale in verità potevo fare a meno rappresentandoli in forma esponenziale...), mi sono imbattuto in una nota che avevo segnato a matita sul Piskunov a occhio e croce trent'anni fa:


"Dove si trovano queste formule trigonometriche?" Mi sa che ero all'estero, lontano dai libri del liceo (e comunque i libri di matematica del classico non li avevo tenuti)... Già! Dove si trovano?

Oggi sul telefono!

E questo, indubbiamente, è un grande vantaggio: nessuno nega che questi nuovi strumenti siano di grande aiuto.

Come pure, volendo mostrare ai giovini (che non sono "ggiovani" da dove salta fuori la forma spettrale tipica di una serie storica, mi è tornato piuttosto comodo usare questo oggettino qui, che ai miei tempi non c'era:


(per inciso: l'oggettino arancione sulla sinistra è quasi - quasi! - una passeggiata aleatoria).

Nonostante i giovini non siano "ggiovani", dopo tre giorni di formule avranno diritto a un'animazione, con tanto di disegnini colorati: nessuno nega che, dopo tre giorni in bianco e nero, un po' di colore possa essere utile.

Ma...

Ma un corso, per chi lo costruisce, se vuole aprire strade a chi lo subisce, dovrà sempre essere un oggetto fatto così:


e chi lo subisce, se vuole apprendere qualcosa da chi glielo impartisce, dovrà disporsi a subirlo così:


e bisognerà anche che accetti che una cosa semplice, come la varianza di un MA(1), gli venga spiegata in modo che pare inutilmente complicato (attraverso la funzione generatrice delle autocovarianze) se poi quel percorso ti offre un panorama su un altro paese che un giorno potresti voler o dover visitare: panorama che ti è precluso, intenzionalmente o meno, da chi ti offre spiegazioni beceramente semplici.

E tutto questo nessuna slide te lo dà, per il semplice motivo che quando scatta la slide, lo studente tappa le orecchie, e si abbandona a un ebefrenico delirio copiativo, ulcerato dall'ansia di perdere un dettaglio di quella formula che gli è apparsa davanti troppo all'improvviso, e che altrettanto all'improvviso potrebbe scomparire, lasciandolo nel dubbio: era psi o phi? La smania della copiatura prevale su qualsiasi possibilità di comprendere. E poi, del resto, perché sforzarsi a comprendere? Quando sarà il momento di insegnare, basterà far scorrere slides, no?

Ecco: se invece tu la formula la scrivi alla lavagna, e lui la costruisce con te, allora capisce com'è fatta, soprattutto se te la detti mentre gliela scrivi: lui entra nel meccanismo, e anche tu, prima di chiudere, o di riaprire, una parentesi, puoi fermarti e indicare il cammino. E puoi farlo anche perché in quel momento è chiaro agli astanti che tu quelle cose ce le hai in testa, non nella memoria del computer, e quindi, oltre alla fantasia di inventare percorsi, e all'accortezza di scegliere quelli sui quali è più difficile che chi è inesperto si schianti, hai anche l'autorevolezza per proporli con un minimo di credibilità.

Non ci sono santi: solo così si può aiutare a capire.

Quanto al capire, ecco, quella, come ho già detto, è una cosa un po' diversa: è l'uccisione del proprio sé borioso e ignorante, e la sua sostituzione con un sé meno borioso e meno ignorante.

Un compito che al nostro amico andrea non è ancora riuscito, ma forse un giorno riuscirà, o anche no: perché dobbiamo sempre ricordarci che non siamo tutti uguali, e che, per fortuna, questo significa che qualcuno è migliore di qualcun altro (non tutti possiamo essere sopra la media).

Poi, da questo, i piddini oggi deducono che il diritto di voto spetti solo a loro. Io, invece, penso che il suffragio universale non sia poi così male, se consideri l'alternativa...





(...oggi uno studente mi ha detto: "Ho fatto tre corsi di serie storiche e nessuno me le ha mai spiegate così!" Che non vuol dire "così bene" o "così male", ma semplicemente: così. Se per salire sul Velino ci sono almeno tre possibilità, perché per salire sull'Hamilton ce ne deve essere una sola? Quelli delle figurine colorate sono semplicemente odiatori e negatori dell'umanità. Sembrano parole grosse, lo so. Lo sembrano. Ma non lo sono. Beati voi...)

77 commenti:

  1. Risposte
    1. Prego. Se non capiscono un motivo c'è: li mettono in condizioni di non capire (che non sono quelle migliori per accorgerti che qualcuno non vuole farti capire).

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    2. Ecco, è quel che penso. Iggiovini, da un punto di vista culturale, non possono far altro che imparare ciò che gli viene insegnato (Grazia Arcazzo).
      Ne risulta che è possibile imputare al giovine, lacune di apprendimento solo come singola persona (cioé una volta conosciutae le sue doti) e non come categoria a sé stante (cioè come statistica applicata).

      E la domanda diverrebbe (sempre che il ragionamento fili); in che misura è possibile trasmettere un reale miglioramento culturale Umano (tra Reale e Nominale è possibile che vi sia la stessa differenza che passa tra Culturale e Naturale?) ?.

      (poi me lo rileggo bene che non l'ho "inquadrato bene" neppure io)

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    3. Mmmmh...nel senso che i processi culturali hanno cicli relativamente brevi rispetto a quelli naturali.
      E quindi a volte potrebbe risultare che si siano raggiunti gli obbiettivi desiderati , salvo poi constatare nel giro di due/tre generazioni che quei risultati non erano reali (strutturali) ma "solo" sostenuti da un'incessante opera di convincimento psicotico.

      L'esempio più eclatante è l'emancipazione delle classi deboli, o povere a seconda della prospettiva, che risultò dal ribaltamento dello status quo in quel dell'Impero Russo divenuto poi Unione delle Repubbliche Sovietiche.
      Vi fu per un certo periodo, nell'anima delle masse sfruttate nel mondo, la convinzione che qualcosa di fondamentale nell'animo umano fosse cambiato (e Iggiovini dell'Epoca ne furono convinti) in un modo antropologicamente strutturale.

      Ma così non fu, e "noi tutti", più dolenti che nolenti, stiamo cercando di ricomporre il filo (del tessuto sociale) perduto.

      Pare di dire una cosa scontata (ma per me non lo è mai stata e mai ne avevo tratto conclusioni), ma ho constatato quotidianamente che Laggente (e ci metto anche quasi tutti i miei famigliari) non ascoltano più le persone che parlano.
      Ho dovuto pretendere di dialogare per iscritto, per questioni oggettivamente problematiche, con persone della mia famiglia, in quanto rispondevano ai miei concetti con una reazione Pavloviana preconfezionata indotta.
      So che in questo contesto non dico nulla di nuovo, ma questo fatto ha raggiunto livelli abnormi.

      Iggiovini assorbono solo "qualcosa di colorato" tanto quanto quelli di mezzo e gli anziani assorbono solo il linguaggio sonoro e visivo della TV.

      Grazie comunque e sempre.

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  2. Bellissimo post!! Mi è quasi tornata voglia di studiare matematica. Ripensando al mio percorso universitario spero di non essere stato troppo "ggiovane", anche se ogni tanto è capitato purtroppo (soprattutto il primo anno).

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  3. Fa piacere ritrovare tante considerazioni che mi è capitato di fare quando ho avuto a che fare con studenti e corsi. Compresa la soddisfazione finale di vederli cominciare a discutere sensatamente tra loro, continuando il discorso intrapreso insieme, e potermi eclissare su una frase non troppo diversa da questa chiusa.

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  4. Il Piskunov? Mi studiai tutto il primo libro durante una settimana di influenza a letto.Un testo indimenticabile.Ti accompagna dentro il calcolo differenziale per mano passo passo come farebbe un babbo col proprio figlio.

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  5. La passione è il segreto per far innamorare gli allievi e trasmettergliela. Tu ne hai da vendere, come si vede da anni. La descrizione divulgativa dei fatti economici in questo paese, dal 2011, parlo degli economisti, credo sia stata influenzata e molto da quanto hai pubblicato qui; e nel tempo si è affinata.

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    1. Concordo in pieno, Alberto49. La passione.

      E come e dove la coltiviamo? Non certo nella seduzione colorata dell’apprendimento facilitato.

      Mi ha fatto molto piacere vedere una risposta di Stefano Longagnani in un post precedente (la sinistra e l’istruzione) che segnalava i fondamentali lavori di Manfred Spitzer sulla “Demenza Digitale”.

      Mettiamoci l’animo in pace, impariamo afferrando e comprendendo (l’etimologia aiuta) sulla lavagna e sui libri. Così come impariamo a contare sulle dita di una mano. Una vita di swipe su schermi touch ci renderà sterili: moralmente e mentalmente.

      L’identità si tesse coi fili del tempo: l’intensità (che pertiene all’istante, al momento e al gioco) e la durata (che pertiene al futuro, al progetto, all’attesa). Il tutto governato, più o meno consciamente, dalla decisione: limitante e ordinatrice nelle sua funzione di sterminio e taglio delle possibilità infinite.

      L’esperienza attuale della comunicazione digitalizzata (ma non solo!) spinge l’io fuori dall’esperienza della durata e lo consegna all’iperbole degli istanti, con la loro seduzione giocosa (una banalizzazione totale del carpe diem o del kairos).

      Ma attenzione. Senza durata usciamo dal paradigma moderno della velocità (e della fretta), che già tanto aveva chiesto all’esperienza dell’attesa, per consegnarci a quello contemporaneo dell’istantaneità e della simultaneità. E nell’istantaneo collassa la capacità di pensare e costruire narrazioni: di sé, del sapere e, dulcis in fundo, delle proprie emozioni (la passione!).

      Lo confermano le neuroscienze, le ricerche in psichiatria fenomenologica e il semplice buon senso.

      Vincono i you tuber e i profeti del “pensiero-tutorial”? Allora vince l’uomo-aiutino.

      Che poi arriva schiantato da un debito d’ansia e di panico negli studi dei clinici, incapace di narrarsi e di pensarsi fuori dalle scorciatoie magiche…

      Per fortuna (Bagnai docet) la passione ci salva e può essere riaccesa, in qualunque campo.

      Evviva la lavagna!

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    2. @Skanda
      Da quel che scrivi (e da come lo scrivi) probabilmente potrebbe piacerti parecchio la pedagogia dei gesti mentali di Antoine De La Garanderie. (attenzione a chi cerca di impossessarsene senza averla capita)

      Prova a dare una occhiata qui:
      http://www.rava-reny.com/

      Si tratta del sito di uno dei migliori allievi di De La Garanderie, che qualche volta siamo riusciti a far venire a fare corsi di formazione a Modena.

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    3. @caro Skanda
      il tuo intervento molto bello, è un condensato di riflessioni sulla crisi della società di oggi e sulle sue cause.
      Ieri mattina, uscendo di casa, ho visto vicino ai secchioni della spazzatura, gettati insieme ad altre immondizie, alcuni oggetti che furono i miei strumenti di lavoro nelle scuole tecniche ed anche ad ingegneria, si trattava di un regolo calcolatore, un goniometro e due curvilinee oltre a vari altri oggetti che credo non siano più in uso; confesso che ho provato un senso di smarrimento e di nostalgia.
      Abbandonai questi strumenti intorno alla metà degli anni '70 quando arrivarono le calcolatrici scientifiche e i primi calcolatori a passi di programma; ricordo la mia tesi sul sistema di produzione elettrico in cui produssi con un T 100 diverse decine di curve di costo con coefficienti variabili per l' inserimento di impianti di pompaggio nel sistema. Intorno alla prima metà degli anni '80 dopo i commodore, iniziarono a sorgere le prime sale computer nelle grandi aziende, con terminali e tastiere per ogni postazione e poi tutto il resto. Negli anni '50 in famiglia arrivò il primo televisore BN e poi quello a colori, mi sembra che lo comprammo per assistere alle olimpiadi del 1972, più tardi arrivarono i videoregistratori e le videocassette, potevamo registrare ciò che volevamo, i nostri bambini iniziarono a preferire le serie di film di cartoni animati piuttosto che giocare fuori. Arrivarono i primi enormi sistemi telefonici mobili, ricordo che acquistai per i giornalisti del mio quotidiano, i primi 6 costosissimi telefoni cellulari analogici Motorola e poi arrivarono tutti gli altri sistemi digitali.
      Potrei continuare per ore a ricordare, ma ho detto queste cose, ho fatto questa breve cronostoria perchè ho avuto la fortuna (o la sfortuna) di vivere in prima persona l' evoluzione dei sistemi, il mio sviluppo ha conosciuto in parallelo lo sviluppo digitale e tecnologico, e su questo tema si potrebbe aprire un discorso spaventosamente ampio e complesso; voglio solo ricordare la mia esperienza nella stampa di giornali, arrivai in azienda proprio quando il piombo andò in soffitta e me ne andai con i sistemi che producevano lastre off-set senza passare per la pellicola e l'installazione delle lastre sui cilindri delle rotative senza operatore e le bobine di carta trasportate da traslatori su piste magnetiche che alimentavano la carta senza operatore.
      Oggi nessuno dei ragazzi che sono su questo pianeta ha la minima idea di ciò che è accaduto ed è accaduto qualcosa di enorme se confrontato con ciò che era accaduto precedentemente e che io ho potuto assorbire gradualmente e che loro si ritrovano, nel momento dell' utilizzo nell' ultima release e poi solo nelle successive implementazioni.
      Cosa dire, forse sarebbe arrivato il momento di insegnare un po' di storia dei sistemi digitali e tecnologici degli ultimi 50 anni, con esperienze pratiche anche sul campo, ma forse sarebbe operazione impossibile data l' enorme vastità della materia e l' impossibilità di avere materiale didattico sufficiente.

      Caro amico, le tue provocazioni mi hanno impressionato ma sono ancora più impressionato, dopo queste riflessioni, dai forse impossibili rimedi che riconducano le persone a ripensare in modo meno disumanizzante i loro approcci nei confronti dei sistemi mediatici utilizzati; ma è possibile che ciò avvenga?

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    4. @alberto49
      Proprio così… il problema è che quando affronto certi discorsi (come quelli presenti nel tuo pregevolissimo “diorama” vintage), vengo tacciato per luddista o tradizionalista retrogrado. In una conferenza in cui portai in evidenza, a un pubblico di insegnanti ed educatori, le Ombre della digitalizzazione, venni frainteso in pieno persino da una psicoterapeuta settantenne che mi disse che anche sua nonna era dubbiosa sulla lavatrice ma poi se ne fece una ragione!

      Ho avuto la fortuna di avere come mentore uno zio giornalista, della scuola dei Longanesi e Prezzolini, che conobbe e lavorò con Guareschi sul Candido, e che mi fece conoscere un mondo editoriale fatto di rotative, inchiostro, bozzetti, dove anche solo una pagina di un mensile letterario era un capolavoro di perizia e mestiere (litografie, acqueforti, xilografie...). Un mondo che possedeva una tridimensionalità che oggi vedo svanire, e non per facile nostalgismo (ho 47 anni, tanto per capirci).

      Ma non voglio portare troppo fuori tema e approfittare oltremodo dello spazio concesso. Ci tenevo però a confermarti su una sintonizzazione umana che questo blog apre e concede. Grazie Alberto

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  6. La foto della lavagna mi ha fatto ricordare la domanda che l'insegnante elettronica poneva sempre alla classe. "Avete preso nota? Posso cancellare?" Poi, senza por tempo nel mezzo sparecchiava la lavagna facendoci morire un No!! in gola.

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  7. Grazie, ennesimo post illuminante. Ai prossimi MIA puntiamo al miglior sito di epistemiologia!?
    Condivido la preoccupazione per la faciloneria di certi approcci didattici, però mi permetto di suggerire che la rappresentazione grafica dei concetti che vengono spiegati può essere estremamente preziosa, e in alcuni casi anche necessaria, per la loro comprensione. Mai sufficiente, sono d'accordo. Ma la corrispondenza tra concetti algebrici e geometrici in matematica, ad esempio, aiuta enormemente sia la curiosità che la capacità di apprendere. Insomma, come lei dice correttamente, non possiamo essere tutti sopra la media, però a volte qualche disegnino può aiutare ad alzarla, questa media. D'altra parte è vero che, in ambito accademico, lo scopo non dovrebbe essere quello di alzare la media ma piuttosto di concentrarsi sulla coda destra.
    Comunque sia, il problema più grosso, e che lei correttamente cita, è a mio parere l'apprendimento mnemonico, l'abbandono della logica e quindi della possibilità di portare avanti alcun ragionamento.
    L'arma più potente che il piddino quadratico medio mi scaglia addosso, spesso con grande efficacia, è il disprezzo più totale delle basi della logica. Tautologie buttate lì a caso, "ragionamenti" per analogia ingiustificati, induzioni disinvolte, tesi da dimostrare che, opportunamente camuffate, vengono re-inserite tra le ipotesi.
    Per lavoro sono circondato da persone che, per curriculum, dovrebbero stare comodamente sedute a destra della media, eppure la disinvoltura con cui si contraddicono non lascia spazio a dubbi: non sanno cosa sia un'implicazione logica, una contraddizione, un ragionamento per assurdo.
    Ed è su questa debolezza, sempre più diffusa, che i giornali costruiscono il loro dogmatico impero mnemonico-cognitivo.
    E usano i grafici colorati, certo.
    L'uso della logica è l'unica chiave che può permettere di emanciparci del pensiero unico dell'euro. La logica è necessaria per capire quanto siamo ignoranti. La logica permette di distinguere un cialtrone da una persona che vale la pena di ascoltare. La logica mi rassicura ogni volta che mi chiedo se sono io, quello che non ha capito un belino, o i colletti bianchi piddini che mi circondano in ufficio e, verosimilmente, mi danno pure la tara.

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    1. Ma la logica si esprime con un linguaggio.

      Per questo stanno distruggendo il senso di ogni parola...

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  8. È quello che ho sempre cercato di fare, qualunque cosa insegnassi, ma i giovani li ho visti sempre sconfitti dalla loro stessa vita. A proposito di immagini, più che una lavagna ti serve un cancellino ché sta venendo fuori un quadro di Jackson Pollock. Un caro saluto, Renato.

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  9. Rispetto all'insegnamento della matematica, scriveva George Polya in "How to solve it", bisogna avere l'abilità di dare degli esercizi che non siano né banali per non annoiare gli studenti, né troppo difficili, per non scoraggiarli.

    Gli ultimi libri di calcolo, oltre ai colori, hanno molti più esercizi risolti e spiegano sia quale è la strada giusta che quali siano gli errori più comuni. Da una parte questo aiuta, ovviamente (io stesso ho sofferto tanto con degli integrali che non sapevo come approcciare) d’altra parte, si crea come l’effetto di un poliziesco nel quale l’assassino venga rivelato a pagina 10. Si perde il gusto di mettere alla prova se stessi.

    Esiste tutto un mondo di corsi aziendali nei quali non ci sono le lavagne di ardesia, ma quelle a fogli mobili. La carta costa ed i pennarelli, spesso, non scrivono. La soluzione di sopravvivenza, per queste situazioni, è necessariamente quella di preparare tantissime slide ed usare raramente i fogli mobili. A volte, ci si ritrova costretti ad insegnare con ciò che si ha a disposizione.

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  10. È quello che ho sempre cercato di fare, qualunque cosa insegnassi, ma i giovani li ho visti sempre sconfitti dalla loro stessa vita. A proposito di immagini, più che una lavagna ti serve un cancellino ché sta venendo fuori un quadro di Jackson Pollock. Un caro saluto, Renato.
    Se è arrivato più volte mi scuso ma mi salta la connessione di continuo.

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  11. Sono, penso, dell'età tra i ggiovani e i matusa, e bene o male come tutti quelli della mia età, ossia quelli tra i 30 e i 40, credo di aver vissuto proprio quel periodo di passaggio tra "le figure" e i testi in bianco e nero.

    A mio parere è abbastanza divertente il fatto che quello youtuber al MIA abbia vinto ed i libri con le figure siano imperanti abbiano un qualche legame.
    Il punto è che gli youtuber (di successo) vincono facilmente per l'immediatezza con la quale possono permettersi di prendere voti, o "like" da un enorme numero di persone seguendo una prassi consolidata: acchiappare nei primi 15 secondi, pena lo skip.
    Quindi tu hai questi ragazzi che in quindici secondi hanno bisogno di raccontar qualcosa di roboante, devono essere ben vestiti e pettinati, devono essere coloriti e abbastanza ruffiani da tener il pubblico incollato allo schermo prima che questi passi al prossimo video "ingraziandoseli" in un periodo di tempo molto ristretto.
    Questo ovviamente privilegia una certa faciloneria e manda il contenuto generalmente in secondo piano.

    In tutta onestà è un modello che pure mi piace quando ho solo voglia di un po' di sano cazzeggio su temi faceti, ma è assolutamente inutile ad informare e informarsi decentemente, oltre ad essere assolutamente piddinista, e non per nulla Renzi nella sua dialettica cerca di essere sempre il più "webboso" possibile. Insomma, punta palesemente a quei cervelli la concentrati nei primi 15 secondi di video, cercando pure di ricalcare lo stile comunicativo di quelli che devono evitare il famoso skip.

    Penso che per il MIA, in se, si sia pagato il fatto che per esprimere concetti almeno sensati, la filosofia del colpire in 15 secondi non sia ottimale. E non penso che la soluzione sia ne fare il partito, ne riciclar qualcuno coi baffi a manubrio come youtuber per veicolare quello che il blog vuole proporre, che grossomodo mi pare sia un percorso che non sia di quelli che va al cesso.

    Ho un ricordo particolare di un docente di architettura informatica all'università, che mentre quasi tutti noi arrivammo li con l'idea di fare chissà che cosa vista la retorica dei tempi (era il periodo della bolla .com), ci sorprese descrivendoci un calcolatore come quello che in effetti era: una stupida ferraglia, in tempi in cui internet e tecnologia erano descritte quasi alla stregua di una forma di magia. Da allora, mi guardo sempre dalla mitizzazione di qualsiasi cosa. Inutile dire che il testo di architettura informatica proposto era un vero mattone in bianco e nero senza una figura o uno specchietto nemmeno a pagarli, e che a fine corso avevo appieno compreso il significato della "stupida ferraglia".

    Tutto questo insegnandomi ad utilizzare un metodo, più che basarmi su quattro concetti mnemonici da presentare all'esame.

    Mi scuso per l'intervento magari troppo aneddotico o confuso, ma un bicchier di vino, il ricordo dei libri senza le figure ed i MIA mi hanno riportato, un po' malinconicamente, a quei tempi.

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    1. L’insegnante, la lavagna, il libro senza figure e lo smartphone dovrebbero essere assunti nel suddetto ordine prendendo il buono presente in ognuno, anziché essere messi in contrapposizione con esclusione di uno rispetto agli altri.
      In passato, negli istituti tecnici si imparava a disegnare con squadrette e matite e solo successivamente si iniziava a far pratica con autoCAD.

      Fortunatamente gli youtubers non sono tutti uguali: per esempio ce ne sono un paio, qui e qui, il primo più anziano ed il secondo più giovane, che forse non vinceranno mai il MIA ma che meritano di essere seguiti.

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  12. Comunque il problema non riguarda solo i ggiovani, questa roba qui sono sicuro che l'ha messa in pista un bel gruppo di anzianotti:

    Traduzione CEI 1974
    Lc 24,13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,

    Traduzione CEI 2008
    Lc 24,13 Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme,

    Cambia la prospettiva, da "io mi apro al mondo, e cerco di comprenderne i linguaggi" a "il mondo si apre a me e mi parla col mio linguaggio".
    Naturalmente, come un capo di stato che parla col proprio traduttore, di un discorso molto più ampio si vuole che solo una piccola parte delle informazioni vengano tradotte...

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  13. Non solo uso la lavagna in classe, preferibilmente quella col gesso. Quest'anno introduco a sorpresa il dettato in greco antico! Eheh.

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    1. Che idea meravigliosa, Vishnu! Grazie! Credo che trarrò ispirazione dalla tua malvagità. Però dovrò limitarmi al latino: purtroppo non conosco il greco antico.

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    2. E con che accento di spirito! :)

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  14. I miei ricevimenti studenti sono tutti uguali, purtroppo. Le domande sono del tipo: "su questo argomento non ho capito nulla", oppure "come se fa questo esercizio?". La cosa gia mi fa incazzare ma mi trattengo e comincio a leggere la domanda, oppure ripeto il "titolo" dell'argomento. E chiedo, sai cosa vuol dire questa parola? Risposta, "none". Sai dove la possiamo cercare sta definizione? Risp. "none". Allora (sempre trattenendomi) la vado a cercare su "gli handouts" e la leggo. Risposta: "Ahhhh". Se non è difficile quello/a capisce. Altrimenti bisogna continuare.
    L'altro giorno, stessa cosa con studentessa. Dopo 10minuti di spiegazione, usando il materiale per provarle che avrebbe potuto arrivarci da sola, quella mi risponde urlando "ma l'errore è tutto tuo perché questa frase la dovevi mettere in grassetto". La ragazza è ancora viva. Però io non ce la facciocchiù.

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  15. Grande prof. Come ho sempre detto: un grande prof. Che non è uno "che insegue le persone per convincerle di non si sa bene che cosa". No. È uno, però, che non può smettere di insegnare: anche qui, su questo blog frequentato da simpatici folli, gente così pazza da pretendere di provare a capire qualcosa se c'è qualcuno che si mette lì e te lo spiega.
    Fortunato chi incontra grandi prof nella sua vita, io qualcuno l'ho incontrato e sono tutti stati molto importanti.
    Per riprendermi dalla visione corrusca (un aggettivo che adoro, perché esprime la violenza, quasi l'oscurità dello splendore) della lavagna coperta di formule a me impenetrabili comunque ora avrei bisogno di un post musicale.

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  16. Ricordo con tenerezza e un po' d'imbarazzo una delle mie primissime lezioni universitarie. Il Professore disse una cosa che oggi mi appare di una banalità sconcertante ma che all'epoca squarciò il cielo come un raggio di luce tra i nuvoloni e mi investì in pieno: "La parte più importane di un testo è la bibliografia". Arrossisco ricordando che davvero fino a quel momento non avevo mai considerato le scrittine fitte fitte a fondo capitolo!
    In seguito ebbi modo di capire molto bene cosa intendesse, peccato che quando finii il mio percorso di studi il mondo (accademico e non solo) era completamente cambiato. Tant'è che oggi lei fa "corsi" di Dottorato quando all'epoca mia il dottorato era il momento in cui si provava sul campo la propria capacità e autonomia nel fare ricerca.

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  17. Post stupendo, mi fa venire voglia di tornare all'università! I giovani sono ahimé quelli che più facilmente si aggregano al pensiero comune, sotto il manto di una apparente ribellione.
    Per questo amo e consiglio lo sport del pugilato: non c'è nulla di più istruttivo per imparare l'umiltà, non esiste un solo passo che sia facile per migliorare. E la presunzione di chi si crede migliore viene ripagata in diretta a suon di pugni, quasi una forma di giustizia divina!

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    1. Concordo sul post che mi ha riportato alle lezioni di analisi (corso serale per lavoratori della fine anni '60) ma ancor di più sul pugilato che pratica mio figlio (che purtroppo è inegneere) e che secondo lui è una "disciplina" dove regnano l'umiltà,la pazienza e la forza interiore e dove impari due cose :a non prenderle ed a darle.

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  18. In alcune applicazioni radar trovai a suo tempo utile la DWT (Discrete Wavelet Transform, che e' possibile usare in alternativa alla classica FFT).

    https://en.wikipedia.org/wiki/Discrete_wavelet_transform

    Siccome richiede meno potenza di calcolo della FFT, la DWT e' oggi alla base degli algoritmi di compressione audio e video MPx.

    Suppongo che qualche dottorando potrebbe utilmente esplorare questa alternativa per estrarre altra informazione dalle serie storiche economiche (magari gia' analizzate con la FFT).

    Anche una wavelet semplice come questa
    https://en.wikipedia.org/wiki/Haar_wavelet
    permette di scoprire molte interessanti proprieta' dei processi stocastici.

    Sono convinto che se potessimo accedere alla serie temporale dei voti al MIA a favore di Goofynomics potremmo individuare con la DWT la settimana esatta in cui e' iniziato il probabile 'vote rigging' (perche' dubito che sia stato fatto in sede di 'scrutinio' finale, molto piu' facile fare in modo che da un certo momento in poi non venissero tutti acquisiti - cioe' decimati - i voti per Goofynomics, che hanno sicuramente iniziato ad arrivare copiosi fin dall'inizio di Agosto).

    Perdere va bene, ma se la partita sembra truccata magari si sceglie di giocare un altro sport.....

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  19. Mi torna in mente quando frequentavo Fisica, e il professore di analisi il primo giorno ci consigliava di reperire la Seconda edizione del libro (avendo noi quasi tutti la Terza edizione). Questo perché a suo dire nella Terza mancavano degli esercizi ed esempi a suo giudizio molto interessanti. Alcuni di noi si chiedevano perchécazzo un'edizione aggiornata dovrebbe contenere meno nozioni della precedente. E stesso consiglio ce lo diede la prof. di Meccanica Razionale.

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  20. Learning, like teaching, is not a mere passive experience: it requires interest and allure.

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    1. Loggiúro. Ancora non avevo letto. Allure intendo. Puozzamurì semmènto. ;)

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    2. Ovviamente allure, come qualità, appartiene di più al teaching, ossia al teacher - assolutamente da non confondersi con la Margaret - il quale (o la quale), con un pizzico d'estro e disinvoltura (Ovidio docet), potrebbe trasformarsi in qualcosa di simil ad αἴλουρος - ma non propriamente tale - e por quesiti dall'esito letale.

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  21. Gentili tutti. Gentile Prof.

    Capisco, anzi percepisco in questo post tumultuoso, una nota, un sùpsón di rancore. Verso quel nutrito gruppo che sono i giovani "omologati". Gruppo in cui in fondo stanno anche i miei figli (25 & 27 YO) nonostante memmedèsimo e mia moglie si sia lettori (de libbri lìbbri) accaniti. A dispetto delle esortazioni, ad un certo punto hanno smesso di "leggere". Motivo? Oscuro, nemmen loro sanno spiegarlo. Ed io non so perchè ancora oggi a 56 anni suonati continuo a leggere "i libri" (lo scrivo così deliberatamente, per distinguere con caratteri tipografici i libri scritti-scritti come poco più sopra li ho usati, i caratteri tipografici, per la lettura-lettura), non me lo spiego. Mi piace "leggere" e mi piace come conseguenza diretta immaginare. Leggo di luoghi remoti e li immagino. Leggo di oceani in tempesta o quiete e li immagino e li confronto con quelli che ho vissuto. E credo che sia capitato a tutti di "vedere" leggendo un codice, di trasporre visivamente a partire da un ammasso di grafemi.
    Il problema, ora sta proprio lì. Le immagini sono somministrate in dosi elevatissime al di fuori di un processo interpretativo di qualunque forma. Si vede ma non si osserva, non si ha il tempo di soffermarsi in analisi dei dettagli, confrontare è impossibile, il flusso è vorticoso, travolge, ghermisce, strapazza, affonda.
    Non sono convinto però che aggiungere immagini deteriori il processo cognitivo: un buon testo può non avere bisogno di immagini come una buona immagine può essere ineffabile. Pessimi testi e pessime immagini non daranno maggior conoscenza di se, cioè di quanti strati di ignoranza (non offensivo) ci si è liberati, questo è ovvio. GraziaGraziella, insomma.
    Bisogna capire dove un ottimo testo, un buon esempio scritto abbiano perso allure (no non è il famoso DJ e nemmànco il profumo) se si può per una volta sconfinare dalla nostra meravigliosa lingua. E perchê sia successo.
    Siamo diventati meno intelligenti? Me lo chiedo spesso quando leggo delle varie Mirabolàndie sparse per il pianeta e che mai coincidono con l'Italia.
    Cammafà Professò?

    PS

    Non si crucci del risultato di Phantom Blot. Il web è il luogo meno trasparente che si possa immaginare (oops, sempre ste immagini), ed è devastato da interessi. Diafàgni.
    E lei scrive bene assà, alle volte in modo puntùto, ma sempre elegante.

    Con immutato affetto etc etc sperando etc etc.

    PPS

    Ho trovato una bella figura in un mio libro sui colori, si vede un clavicembalo da cui zampillano fasci (sepoddì?) di colori, e anche un'altra figura con pentagrammi "cromatizzati" ma non nel senso musicale. Appena posso linko, son divertenti.

    Ora scappo.

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    1. Si si si siamo meno intelligenti, un disastro. Americani peggio di noi. Inglesi pure, a mio parere.

      https://www.youtube.com/watch?v=NI7xxhp0rk8

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    2. Mi spiace, non ho Youtube. :P










      Naaaa, scherzavo...

      Il tipo sembra steso sul mio tavolo di mangiàri, mentre conciona stile Big Brother (senza Holding Company). La mia carta geo, però è economica, nel senso che descrive i flussi delle materie prime e di trasformazione, vintagissima con scritto Sciangai, verbatim.

      Posso scrivere che le interviste trabocchetto stradali, alla menopeggio in front of the qualsiasi luogo, me stanno sul ciùfolo? Sta manìa di spettacolarizzare le lacune mi ricorda (io lo posso scrivere per meriti di età) la lavagna (IT) e chi dietro di lei veniva messo o su di lei scriveva impuberi listarelle di proscrizione. E dove, generalmente, stavo in categoria "C" quella che viene dopo la "B".

      Chiedo venia per lunghezza, spropositi e pazienza del Prof.

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    3. @Giònni Smìtti

      ...e per tutti gli interessati. Qui sotto il link di un uso corretto delle immagini, per fare nientemeno che una dimostrazione matematica visuale. Immagini che fanno riflettere, insomma. Perché come diceva De La Garanderie è passando da una modalità percettiva all'altra che davvero impariamo.

      A Visual Proof for the Sum of the First N Squares and for the Sum of the First N Factorials of Order Two

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    4. allora, i links:

      Sciangai


      Tavolo geografico


      Clavicembalo Ottico


      Pentagrammi Colore

      Son fatte al volo col cellofono.
      Il volume è Patrick Baty - The anatomy of colour 2017 Thames & Hudson ISBN 978-0-500-51933-2



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    5. Vale anche per il povero Gionni... C'è una lunghissima storia dell'associazione fra colori e note: agli studenti di dottorato mi è capitato di spiegare il capitolo Newton (che trovi qui) il che mi ha anche portato a spiegare la tragicità della figura di Newton: autore di una teoria corpuscolare della luce, nella quale doveva far quadrare fenomeni di tipo oscillatorio. Insomma: senza saperlo, un economista (e forse proprio per questo scelto a paradigma dagli economisti "istruiti" che vennero dopo di lui, e che tanto si ispirarono al modello fisico di equilibrio dinamico...).

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    6. @Stefano
      Quel tipo di ragionamento lo faccio a lezione per la fomula della somma dei primi n numeri o dei primi n numeri dispari. Ma fornisco anche la prova rigorosa che per questo tipo di problemi DEVE essere fatta con il principio di induzione. La 'prova' grafica può servire come intuizione, o per ipotizzare la formula. Potrebbe sembrare pignoleria, ma un corso di matematica deve abituare, per quanto possibile, a ricercare le cause prime in uno SCiENario formalmente consistente.

      In seguito abbandono l'uso esplicito del principio di induzione, ma faccio notare (ad esempio quando spiego il th di esistenza degli zeri con il metodo di bisezione) che tutte le volte che usiamo i puntini e diciamo 'etc...' lo stiamo in realtà usando.

      PS: sperando che non mi peggiori il mal di schiena che mi ha preso due giorni fa, lunedì ricomincio, con gli assiomi di Peano e la definizione di somma. "Dio ha fatto i numeri Naturali, il resto è opera dell'Uomo".

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  22. Ci vorrebbe poi un post con le conclusioni dell'analalisi delle serie storiche nel dominio delle frequenze. Togliamo le armoniche piddine, antitrasformo et voilà, posso fare il ministro dell'economia. Magari una foto alla lavagna ce la posta Prof.? Bye. Gila

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  23. Non importa la meta, importa il viaggio.
    Nell'apprendimento è la stessa cosa: se prendi le scorciatoie, quello che avrai imparato avrà meno significato.
    E come in tutti i viaggi, avere una buona guida può renderlo esaltante.

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  24. Segnalo un'interessante riflessione su questo tema: Di percorsi abbreviati, alunni competenti e insegnanti efficaci: cosa significa educare oggi?

    Si conclude così:

    L’idea che la Scuola debba connettersi con il mondo esterno, non essere un luogo “altro” e appartato, può essere condivisa nella misura in cui la Scuola non si limiti ad assumere la struttura del mondo, ma a metterla in discussione. Gli studenti, ancorché “apprendisti” devono essere “attrezzati” ad agire in base alle proprie idee, a contestare responsabilmente lo stato di cose, a saper intervenire sulla società per cambiarla, non per riprodurne logiche e dinamiche. L’educazione non è una questione individuale. La conoscenza nasce dalla “perturbazione” provocata dall’Altro (l’adulto, il Maestro) in un contesto collettivo (la classe) e sociale (il territorio). Non si apprende solo per lavorare. Si impara a diventare qualcos’altro. Per questo gli insegnanti pubblici devono resistere e continuare ad affermare il diritto dei giovani di sognare.

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  25. Nell'ultimo mio libro ci sono 40 tra schemi e figure per 960 pagine: li ho messi solo per motivi estetici (in fondo, "Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo!" cit.). Tutto il testo è spiegato secondo un ductus argomentativo logico: quindi, comprensibile a tutti gli appartenenti alla specie Homo Sapiens, e chi non capirà, non appartiene a quest’ultima, deduco. Mi hanno invitato a fare una lezione sulla lingua poetica indoeuropea all'Università di Genova il 10 ottobre. Hanno richiesto delle slides per le parti in norreno e (incredibile auditu!) per quelle in greco (risum teneatis, amici?), ma ho risposto che le tradurrò e spiegherò a voce: si è sparso il terrore e hanno cercato di farmi mettere qualche schemino. Aut Caesar aut nihil: ho detto. Ah, questi giovini - e "ggiovani"...

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  26. Per leggere lunghi libri senza figure ci vuole passione per l'apprendimento. Se avessi avuto l'impressione che quello che ero obbligato a leggere poteva anche essere bello sono sicuro che non mi sarei fermato all'obiettivo di passare l'esame per tirarmelo dietro. Ma del mio approccio allo studio non posso incolpare nessuno dei miei professori. Sarebbe un atteggiamento da irresponsabili, alla mia età. Però su Goofynomics mi è sembrato tutto molto bello; e la differenza è riflessa nella mia capacità di ricordare quello che leggo qui piuttosto che altrove. Quindi esprimo un elogio ad un professore al di sopra della media. Grazie, perché ora faccio: schemi, disegnini, e rifaccio i grafici che ci mostra (con i dati originali) solo per capire meglio quello che scrive.

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    1. E forse, la prima volta nella vita che si segue un argomento e relativa spiega spesso noiosa, non si è sempre attrezzati ad apprezzarlo, come invece lo si apprezza in seguito (per es., Promessi Sposi, per rimanere in un terreno mio) per maggiore maturità che certo dà la vita in genere, maturità costruita-costituita anche dalla noia e dal peso di quella lontana spiega di quel tale argomento, allora.

      Ovvio che sto parlando per i fattacci miei, essendo una dei vocazionali noiosi. Del resto, nessun insegnante ha obbligo di divertimemto e di intrattenimento, declinazioni per i quali altri mestieri e altri numeri sono previsti, per esempio le attività dello spettacolo.

      Inoltre: usciamo da una classe in cui tutto fila e nella parallela tutto quasi no. Medesimo argomento, medesima impostazione, medesimo insegnante.
      Jekyll e Hide?
      Nooo.
      Questione di feeling.

      Lo dico da scottata e da gratificata nel medesimo tempo recente, cioè per esperienza diretta e lunga.

      Un segreto: dopo una sola ora di lezione un'allieva ha espresso in privato apprezzamento per chiarezza, aggiungendo che quella tal materia non le era mai piaciuta, ma ora...

      Questa è la migliore medaglia sul campo mai ricevuta.

      Possibilissimo che qualcuno invece, nell'ora successiva, si sia sentito sollevato dalla mia uscita dall'aula.


      Come la mettiamo?

      Detto anche per Dirigenti in modalità lettura qui, se ce ne sono, che queste cose bene conoscono perché quasi sempre provengono dall'insegnamento.

      Ma poi si fanno un dovere nel fingere di ignorarle.

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  27. Grazie.
    Mi ha ricordato i 231 teoremi di Analisi 1 mandati a memoria (un insegnante vero è cosa rara e preziosa, e "quindi" abbiamo dovuto far così) fatti tutti alla lavagna, e ripetuti mille volte su carta.
    E qualcosa è rimasto, più nel cuore che nella mente: se non altro, l'idea della complessità dietro ciò che sembra ovvio.

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  28. Volevo sapere che cosa ne pensavano, così ne abbiamo parlato stamattina in classe quarta. Io e i miei alunnetti. "I libri con le figure sono utili ai più piccoli perché devono imparare a scrivere i nomi delle cose". "Le figure servono per aiutare a capire un testo, SE NON si capisce"." Quando si legge un testo senza figure si può immaginare quello che succede". Ecco.

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    1. Bellissimi. I popi sono straordinari, finché gli adulti non li guastano con le loro ossessioni e paure :-).

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    2. Certo, sottovalutando la capacità di comprensione.
      E giù schemi.

      Se mai, dopo. Dopo comprovata difficoltà reciproca a procedere in altro modo, fermo restando che l'altro modo può essere una modesta scaletta come richiamo ai punti del discorso su un argomento, un ordine logico ricordato mediante parole concordate come significative.
      Ed esercizio di esposizione orale a cui abituare nell'epoca della sua scomparente praticabilità.

      Insomma, scaletta - dopo.

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  29. Per carità, il post è fantastico, mi trova sostanzialmente concorde, io peraltro sono tutto fuorché ggiovine, quindi è un rigore. Traspare ancora una volta la passione, massì, finanche l'amore che Alberto mette in quello che fa. Epperò...non credo ecco che sia tutto o esclusivamente un problema di colori, una questione di schemi. Non credo che tutti i professori abbiano il medesimo amore per l'insegnamento evidenziato dal post, sicuramente non tutti i professori sono così preparati. Insomma io lo considererei un segnale sicuramente importante e significativo di qualcosa d'altro, di una problematica importante dell'intero sistema educativo, anziché parlarne bottom up come credo direbbero i bravi. Non faccio l'insegnante, ma sono stato a scuola, non alta, ma sufficientemente elevata, ho due figli di cui uno ha finito la scuola alta e un altro è a buon punto, io sono laureato come mia moglie, e per lavoro entrambi frequentiamo persone con elevata scolarizzazione. Entrambi siamo convinti che il livello culturale sia peggiorato tantissimo negli ultimi 30 anni, e continui a ruzzicare alla grande. Ripeto che sicuramente la problematica affrontata avrà la sua valenza all'interno di questa evidente caduta, credo però, ripeto, che il discorso vada oltre il commento su Amazon di Rob. Il fatto è che i ggiovani sono totalmente disinteressati al mondo, alla realtà circostante, alla politica, finanche al sesso se mi consentite e sarei pronto a scommettere che su questo argomento molti lettori della mia età con figli sostanzialmente adulti sarebbero d'accordo. E quindi? E quindi l'amore per gli schemi è l'altra faccia del disinteresse per il mondo, è lo sbrighiamoci che poi c'ho playstationing, ps2 ps3 ps4 psn, un po' come gli iPhone degli adulti.
    I ggiovani sono 'flessibili' se mi si passa il termine, refrattari a quanto proviene dai non più ggiovani. Insomma, vi confesso la mia fatica a scrivere commenti oltre il secondo capoverso in questo angusto spazio, e chioso dicendo che l'amore per gli schemi è il rovescio della medaglia della mancanza di cui soffrono i ggiovani. Di tempo, di voglia, di curiosità.
    Per me.

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    1. Non sono sicuro di aver capito ma mi trovo d'accordo. Una medaglia con due rovesci insomma.

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  30. Che palle le slide. Se po' dì? Io i professori che usano le slide li riesco a seguire solo quando si perdono e si scordano quello che hanno scritto... nelle loro stesse slide!

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  31. Bellissimo. L'avessi letto a 20 anni la mia vita probabilmente sarebbe stata diversa. Ma naturalmente non l'avrei capito. Va bene così.

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    1. Ahah, commento fantastico.

      Viva il nonsense

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  32. Oh, 'a voi per forza, 'a lavagna ? Eccaallà:

    http://lightboard.info/ (da Northwestern University)

    (o in italia da Padova: https://mediaspace.unipd.it/media/La+LightboardA+una+lavagna+speciale+per+dei+video+efficaci/1_kkdazvmc )

    #videoggiovani assicurati per ju tubbo.

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  33. Consiglio ai docenti delle medie, se qui leggono, di insegnare la grammatica italiana attraverso lo stupendo Lingua Madre, testo del dopoguerra di Moretti e Consonni, che fa impallidire i nostri stupidi libri internettizzati ed è anche pieno di bellissimi disegni.

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    1. Grazie.

      Intanto tra prima superiore (cosiddetta) e prima media non sempre la differenza si vede.

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  34. Ho trovato questo post eccellente.

    Ho sempre pensato (per quel poco che riesco) che il principale male dei nostri tempi sia l'astrazione, con i suoi corollari: semplificazione, intolleranza, assenza di dubbio.

    In questo post ho visto tutto ciò dal punto di vista della didattica e della formazione umana.

    Bellissimo il richiamo al paradosso per cui, fingendo di offrire una formazione più "pratica", in realtà si propinano teorie (astratte) con cui non si trasmette alcun vero sapere (cioè capacità di conoscere e capire autonomamente), ma mere nozioni preconfezionate (appositamente fatte per "blandire" il discente eliminando in lui le sofferenze del dubbio).

    Ed è verissimo che una cosa si è capita quando si riesce a spiegarla ad altri. Ecco perché evito accuratamente di dover spiegare qualcosa a qualcuno ...

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    1. ...però, a differenza dello sciagurato De Pippo (ma quanti anni avrà? Quanti anni di disoccupazione lo attendono?), non eviti di fartela spiegare...

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  35. Forse questa discussione si interseca un poco con la controversa questione dei "big data" che secondo alcuni sostituiranno - in un futuro prossimo - le teorie: "Correlation is enough. We can stop looking for models.". Guardare i dati esaurira' il sapere. Non voglio dire che questo modo (per me assurdo) di pensare si sovrapponga completamente con lo spirito degli "alleggeritori" di libri e lezioni, ovvero la riduzione dell'apprendimento a schemi e figure, connessioni e mappe. Ma forse sono entrambi sintomi di una stessa malattia.

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  36. La dottrina spenceriana, che domina il mondo moderno, presuppone che l'umanità sia in perpetuo ed infallibile progresso, onde il presente, il "moderno", è sempre necessariamente migliore del passato ed il futuro, sarà necessariamente migliore del presente.... ecco la madre di tutte le cazzate!

    Imporre ad un popolo questa visione della storia significa inculcargli precisi valori, significa narcotizzare il suo spirito critico, escludendo a priori ogni tentativo di ripensamento sulle scelte compiute.

    Lo so non c'entra niente con le figure sui manuali di storia, ma c'entra con la storia e con il modo in cui essa viene trasmessa... Grazie di esistere, non mi sento più solo!

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  37. Io a disagio prima con lavagna ma poi ancor di più con slides. Come la mettiamo col mio caso?

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  38. Quindi perché studiare? Per capire bene di essere in un manicomio? Si.

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  39. Sta scomparendo tra i ggiovani un concetto semplice quanto chiaro. Se nello sport voglio raggiungere un determinato obbiettivo, non c'è che una strada: un faticoso, faticosissimo allenamento. Non posso chiedere a nessuno di allenarsi per me e meno mi allenerò, meno risultati riuscirò a raggiungere. Così è con lo studio: quand'ero giovane studente di ingegneria, talvolta mi capitava di pensare "ma a che mi serve tutta sta roba se poi ne userò, si e no, il 10%?". Purtroppo (oggi dico per fortuna) non avevo una gran memoria, per cui, per ricordare la tal formula ero costretto ad imparare a ricavarmela e a capirne l'intimo significato. Dunque se volevo passare l'esame, dovevo studiare ciò che a all'epoca mi sembrava (e che probabilmente per certi aspetti "pratici" lo era) dannatamente superfluo. Poi "stranamente" mi rendevo conto che una certa complessità cominciava a diventare un po' più potabile e che la mente, da sola, mi portava ad avere delle buone intuizioni anche su argomenti apparentemente estranei al mio contesto. Nel lavoro l'effetto è stato ed è più che soddisfacente, soprattutto in quegli aspetti "pratici" tipici dell'attività lavorativa.

    Morale della favola, oggi posso dire che quel 90% che stupidamente consideravo inutile (che vuoi, ero ggiovane) e che costava tremenda fatica, aveva una sua benedetta ragion d'essere: allenare il cervello, prepararlo a gestire situazioni, aprirlo al ragionamento, alla curiosità, alla bellezza, alla diversità e, last but not least, renderlo libero e poco influenzabile.

    Quello che mi sento di dire ai ggiovani d'oggi è: volete ridurre tutto all'essenziale? Volete che i libri siano la brutta copia di un tablet? Volete la pappa pronta e ridotta all'essenziale? Accomodatevi, ma, rimanendo nella metafora sportiva con cui ho iniziato, preparatevi a vivere con un cervello poco allenato ad affrontare la vita.

    La saluto professore e la seguo...l'Economia richiede fatica, ma sono disposto ancora ad allenarmi.

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  40. Il passaggio di informazioni tramite testo scritto non preclude l'uso di immagini che a volte valgono davvero mille parole, ma se le immagini valgono zero parole (i libri per scuola dell'obbligo ne sono strapieni) allora l'apprendimento viene rallentato.
    Utilizzare la parola "uomo" o un disegnino a forma di omino oppure un ideogramma cinese di medesimo significato non altera in alcun modo il contenuto espresso.
    La parola è ben sviluppata da migliaia di anni mentre il linguaggio con ideogrammi zoppica e le nuovissime figure sono poco espressive quindi vanno usate solo nei casi in cui siano davvero utili.

    Mi sembra davvero sciocco incolpare i gggiovani per una preferenza spostata verso i disegnini inutili ed inespressivi perché sono proprio quelli che imparati rapidamente a memoria (quasi a colpo d'occhio) permetto di SUPERARE GLI ESAMI.... come come come?? quelle schifezzine permettono di avere risultati migliori?
    Eh sì, perché a scuola NESSUNO controlla se lo studente sa ma solo se è indottrinato (cioè si chiede di ripetere a memoria nozioni che il ragazzo NON SA APPLICARE perché non le ha analizzate e interiorizzate).
    Così come la cultura non è la foto di un monumento o il monumento stesso ma l'analisi e la sintesi di pensieri interiori (magari proprio sul monumento o suoi progettisti, artisti...) allo stesso modo la scuola non dovrebbe essere la ripetizione mnemonica di frasi, formule o schemifacilidaricordare ma l'analisi, sintesi e UTILIZZO di ciò che si insegna.
    Scusate ma su questo la colpa è solo ed esclusivamente della scuola e soprattutto degli insegnanti che di fatto richiedono ripetizioni a memoria di contenuti inutilizzabili (e questo pure quando ero giovane io):
    pretendere che gli studenti usino tutto il loro tempo per analizzare e sintetizzare gli argomenti INVECE di impararli a memoria per prendere buoni voti è pura utopia che non funzionava nemmeno 30 anni fa.
    Se gli stessi insegnanti di italiano/storia/filosofia/matematica ecc. non hanno capito una fava di come utilizzare le loro conoscenze nella vita reale (mai confrontato i concetti delle loro materie fra loro e con il resto del cosmo) allora non possono certo essere in grado di trasmettere tale conoscenza e soprattutto non si sognano neanche lontanamente di pretendere che i loro studenti abbiano tale sapere (rimane alla fine il puro nozionismo scolastico che porta all'analfabetismo funzionale).

    Questi argomenti, conoscenza, apprendimento non sono esattamente una novità, sono stati sviscerati per secoli in filosofia e sono ben noti in pedagogia, eppure gli uomini son da sempre gli stessi, solo umani, fallaci, dotti ma pure 'gnoranti come zappe.

    p.s. l'aggiunta di materie scolastiche inutili o dannose (2 lingue straniere ai bambini stranieri??) e di lavoro al posto dello studio non fanno altro che aggravare un problema ormai fossilizzato nell'insegnamento italiano.

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    1. "La colpa è solo ed esclusivamente degli insegnanti".

      Mi arrendo, non ce la posso fare a ragionare davanti a tanta drastica sicurezza.

      Il pensiero era "sicumera", che mi censuro in nome della relativa buona armonia che dovrebbe, parer mio, essere uno dei segni di questo blog, pur nella diversità delle voci e dei tempi, alias età, se qualche signore digerisce la parola - le signore certo che sì, perché palle e ritrosie sull'età, propria e altrui, le hanno superate da tempo, se mai le hanno avute.
      Ma anche per questo, come per le affermazioni drastiche e dunque ingenerose, è, mi rendo conto, questione di maturazione, non certo di maturità, condizione avvicinabile mai raggiungibile, un po' come la conoscenza della lingua madre, che non si completa mai e si arresta solo con la fine della capacità senziente - non merito, dunque, ma avvenimento.

      Gli insegnanti non hanno saputo...non so che - e non rileggo le altrui parole non causa l'insensibilità, l'incapacità e l'insipienza che certo mi connotano in quanto insegnante e persona fallita e debitamente contrita.
      Ma perché, dopo conversazione semiseria di reciproco sostegno con amica e relativa suonatina for dummies "trasmessa" via telefono, nonché assai meste e tacite riflessioni personali sul personale stato dell'arte, avrei anche un poco d'appetito, certo compensazione psicologica per aver rovinate tante giovani vite - e persisto, dato che il mestiere mi piace e mi viene pure discretamente.

      Chissà perché baci e abbracci da parte di una consapevole giovane signora ex studentessa da tempo in commosso incontro dentro un non scintillante supermercato ciascuna con propri problemi e tristezze e tanta soavita' sottesa.
      Chissà perché la richiesta di numero di telefono per rintracciarmi, dopo parecchio, in occasione di qualche momento conviviale che parecchi si danno ogni tanto.

      Come insegnante devo aver fatto proprio schifo.

      Inoltre: come sono stata di avvalermi nella pratica di tutte le nozioni-notizie-riflessioni ciarpame incautamente diffuse da lustri?
      Certo che bella non sono diventata, ricca nemmeno, furba non parliamone, sono nessuno "nell'ambiente" e fuori, non ho combinato alcunché di neppur pallidamente meritorio.

      Mi chiedi dunque perché osservatori e diagnostici come l'autore del commento che commento mi facciano la grazia di lasciarmi perfino parassitisticamente in vita.


      Ho capito.
      Tutto è dovuto al cambio di stagione, dato che

      NON CI SONO PIÙ LE STAGIONI DI UNA VOLTA.


      Saluti!

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    2. Il virgolettato corretto della citazione dovrebbe essere:
      "la colpa è solo ed esclusivamente della scuola e soprattutto degli insegnanti che di fatto richiedono ripetizioni a memoria di contenuti inutilizzabili";
      questo distorce molto meno il significato della frase (le storture grammaticali con citazioni inventate lasciamole ai giornalisti e soprattutto cerchiamo di non insegnarle agli studenti).
      Dopo il virgolettato credo di non aver capito molto bene la il senso logico di quanto ho scritto, magari me lo potrebbe spiegare allegando un disegnino colorato :) ?

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  41. Prof. Ma è possibile scaricare qualcosa da internet riguardo il suo corso e intraprenderlo da non frequentante? Magari qualche suo studente ha anche registrato le lezioni.

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  42. Non capisco niente di trigonometria e non ho mai capito a che cosa servono i numeri complessi. Ma a Lei servono Professore perché ha una mente più illuminata della mia!

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  43. i miei allievi chiedono in anticipo il file con le slide, poi scoprono che se non ascoltano e prendono appunti, le slide non servono a nulla: sono solo l'indice degli argomenti trattati!
    insieme con il file delle slide hanno ricevuto altri 14 file, con le fonti integrali citate, richiamate e spiegate durante le lezioni e che ho suggerito (nessuno è obbligato) di leggere.

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  44. Non per essere polemico, ma se la scuola di una volta formava dei veri intellettuali, come si spiega, ad esempio, il fatto che tanti suoi colleghi non siano disposti a ammettere che l'euro è un follia. Mi dirà:"Perché sono in conflitto di interessi o per conformismo". Ma allora il problema è che la scuola non forma individui onesti, prima che competenti no? Inoltre, se alcuni si conformano semplicemente all'opinione dominante, in fondo significa che la capacità da parte della scuola di trasmettere lo spirito critico alle persone era un problema anche in passato.

    Perdoni il linguaggio forse un po' semplice e senza fronzoli, e la banalità del ragionamento, ma è che ho solo vent'anni (e, visto che ne ho solo venti, mi sento in dovere di dirlo a tutti).

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  45. Grazie, Vishnu, ho comprato il libro, adatto anche per gli insegnanti di scuola primaria che vogliono ricordare i bei tempi di quando i libri avevano un senso anche e soprattutto senza figure.

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