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lunedì 4 settembre 2017

Gli ingegneri vanno convinti ("contronarrativa" di Charlie Brown)



(...da Charlie Brown, che non sono io, ma è lui, e infatti anche lui dice di non essere me, quindi siamo entrambi d'accordo, ricevo questo post, che quindi è un guest post, e lo sottopongo alla vostra riverita attenzione. C'è un po' da lavorarci, e magari a qualcuno la cosa interessa...)


Ho letto con un certo sconforto i due post di Alberto sull'amico Michele, quello della moneta che si espande nel mondo e della grande azienda in crisi che abbisogna di "fatti, e non pugnette". 

Permettetemi di spezzare una lancia a favore di Michele. Sarà un troll, ma io vedo nelle sue parole un distillato del comune sentire del ceto medio-borghese professionale che ancora non ha scoperto le bugie dell'euro.

La più grande di quelle bugie è che se sei debole una moneta forte ti rende forte. O meglio, che appendendo il cappello monetario in casa del concorrente forte anche noi saremmo diventati forti. Prodi lo disse: gli italiani gli credettero.

A mio modesto parere (ma forse sbaglio) persone come Michele vivono sulla propria pelle e con rabbia il percepito "tradimento" della classe politica Italiana. Una classe che, a quanto pare, per decenni non ha saputo né tanto meno voluto usare i "pesi" marchiati euro per rafforzare i muscoli della nazione, rendendola adatta a gareggiare e vincere nell'arena competitiva europea.

I Michele spesso non hanno le elementari nozioni di contabilità nazionale e di macroeconomia che hanno permesso ad uno come me, figlio dell'Alma Meretrix Bocconi, di darsi una convincente spiegazione logica del disastro euro leggendo i post ed i libri di Alberto. Faccio una confessione personale. Io ho da sempre detestato l'euro per motivi politici vedendolo come arma usata dalla diarchia franco-tedesca per sopraffare noi e gli altri stati europei. Tuttavia, sempre io - da liberale preso in giro dai liberisti della Milano da bere ben prima del mio incontro con Alberto sulla via di Damasco - ero convinto che "in Europa" si dovesse andare come ad un match di rugby: forti, massicci, veloci, picchiando duro, nel rigoroso rispetto delle "regole" e tutelati di arbitri tanto equi quanto inflessibili. Quindi umanamente comprendo le convinzioni (oggettivamente sbagliate) di Michele. E penso di comprendere altresì che quelle convinzioni - così diffuse e radicate nel medio ceto direttivo - sono un potente ingrediente del "calcestruzzo" che tiene incastrato il nostro Paese a questo demenziale accordo monetario.

Il mio punto è semplice: persone come Michele devono diventare i nostri alleati. Anzi, devono unirsi a noi, convinti ed arrabbiati come noi e più di noi. Perciò - date le limitate risorse teoriche a loro disposizione, e data la manipolazione ultraventennale ad opera dei liberisti bancarottieri e dei loro media- occorre che il nostro contro-messaggio ai Michele d'Italia sia il più semplice possibile e sia basato su cose immediatamente comprensibili. Su fatti, ma su fatti che sono "fatti" da loro e non da noi.

Attingendo al vastissimo insegnamento di Alberto, propongo quindi alcuni selezionati "paradossi" da portare all'attenzione del Michele e della Michela della porta accanto onde metterli nella condizione di "fattualizzare" quei paradossi e - con i tempi necessari che però stringono - scoprire autonomamente l'inganno dell'euro.

Propongo di usare anche un po’ di inglesorum: non guasta ed acchiappa. E propongo di parlare di Germagna, ossia della la squadra di rugby che si trova nel nostro girone, producendo in gran parte gli stessi nostri prodotti.

1) L'idea europea di fondo - alla quale i governanti italiani e tedeschi insieme hanno aderito - non era quella di un match di rugby, ma quella di una collaborazione ed equilibrio tra stati "fratelli d'Europa". I più forti dovevano aiutare i più deboli "tirandoli" con politiche espansive mentre i più deboli si sarebbero sforzati di adottare le best practice di governance e di organizzazione onde tendere verso i più forti, eliminando progressivamente le inefficienze ed inefficacie interne. Ci si doveva incontrare a metà. Se ciò non è avvenuto è perché sia i politici del nord Europa che quelli del sud Europa – d'accordo con i loro grandi imprenditori e banchieri di riferimento - non hanno rispettato quella regola di fondo. Ognuno, a cominciare della Germania, ha solo tirato acqua al suo mulino. L'euro è un ponte costruito dolosamente sulla base di un progetto forse "giusto" ma con cemento di bassa qualità. Per questo sta cadendo a pezzi. Furono raccontate ai popoli balle speculari: agli italiani che l'euro li avrebbe resi tedeschi (con ponti di prima qualità) ed ai tedeschi che dovevano investire (sotto forma di sacrifici salariali) in un euro che avrebbe garantito lucrosi e sicuri sbocchi commerciali alle loro aziende (produttrici di ponti).

Paradosso liberale per Michele: Il match di rugby europeo che stiamo perdendo e che sempre perderemo con l'euro è illegale secondo le stesse norme europee.

2) Ambedue le parti, nord e sud, hanno lucrato su quelle forniture di cemento truffaldine.  Quelli del nord prestavano la loro abbondante liquidità (che rendeva poco) ad un sud che male utilizzava la stessa per spese ed investimenti a bassa redditività reale ma ad alta redditività nominale. Si chiama mal-investimento e lo studiavano i tedeschi (austriaci) un secolo fa. Lo "spread" tra quelle due redditività era largamente apparente, ma veniva monetizzato ed intascato dai potenti del nord e del sud che tanto amano il "progetto europeo". Certo che politici del sud erano lassisti! ma lo erano anche poiché alle banche ed alle grandi imprese- del nord come del sud: spesso il ponte era in parte o in toto costruito da aziende del nord - faceva molto comodo lucrare sulla differenza tra il prezzo del cemento tarocco (comprato à bon marché al nord) ed il prezzo artificialmente alto del ponte costruito e venduto al sud. Le frodi economiche di questo tipo si fanno in due.

Paradosso liberale per Michele: non era la moneta italiana a portare la forza italiana all'estero, ma era invece era la moneta estera (l'euro) ad infettare l'Italia di inefficienza.

3) L'assenza di una oscillazione tra diverse monete ha eliminato l'unico vero "Di Pietro" che poteva scovare la truffa: il mercato valutario. Si costruivano tanti ma tanti ponti tarocchi al sud: chiediamo a Michele la prossima volta che vola a Francoforte di gettare un occhio dal finestrino dell'aero al nostro paesaggio irrimediabilmente devastato e di confrontarlo con quello dei paesi forti confinati. Ergo, se non ci fosse stato l'euro, il cemento sarebbe diventato tanto caro da permettere ai fornitori seri di cemento italiani di far valere la loro qualità (facendo gli industriali della qualità anziché solo gli "artigiani della qualità"). I mercati avrebbero prezzato il malinvestimento al sud, rendendolo sconveniente.

Paradosso liberale per Michele: chi crede nei mercati non crede nell'euro perché l'euro falsa la vera concorrenza nascondendo le vere redditività ed i veri costi. 

4) L'euro non ha risolto l'inflazione degli anni 70-80 per il semplice motivo che quella inflazione non nasceva dalla scarsa concorrenzialità e dal lassismo dell'Italia, ma da shock globali nati in medio oriente e propagati nel globo dall' America. Era per noi inflazione importata. Essa si rifletteva in quei tanto deprecati tassi di interesse nominali i quali però in termini reali erano spesso negativi, quindi vantaggiosi per le aziende (nonostante ai dipendenti venisse detto l'opposto). Strano: il credito a tassi alti era abbondante mentre di credito ai tassi bassi dell'euro da oggi non ve n'è per chi lo chiede e non viene chiesto a coloro cui lo si offre. Quanto ai salari causa dell'inflazione pre-euro: con quella inflazione importata, se in Italia non vi fosse stata la tanto odiata "scala mobile" , i salari sarebbero stati distrutti e noi tutti saremmo andati a gambe all'aria.

Paradosso per Michele: l'euro non ha risolto i problemi finanziari dell'Italia. Ne ha creati di nuovi ed irrisolvibili.

5) Oggi anche volendo non c'è modo per l'Italia di recuperare il gap con la Germania riducendo spese e comprimendo i salari. Il fatto che il rapporto italiano debito/Pil aumenti e che i capitali continuino comunque a defluire dall'Italia via Target 2 ne sono sintomi ed indirette prove. Dal canto suo Germania continua la sua politica di deflazione salariale non solo perché è una aggressiva potenza già due volte perdente, ma perché ormai è obbligata a farlo. Se (anzi: quando) la Germania perdesse in una notte il vantaggio competitivo costruito in vent'anni di euro andrebbe immediatamente in shock da sovrapproduzione con conseguenze politiche e sociali catastrofiche.

Paradosso liberale per Michele: l'euro rende oggettivamente impossibile una rinascita italiana e mette a serio rischio la democrazia in Germania (e quindi in Europa). Prima lo si elimina minore sarà l'inevitabile danno.

6) Solo se in Italia verrà ricreato un mercato interno ad opera dello Stato le aziende come quella di Michele possono sperare sopravvivere. Questo è il fatto. L'euro è la pugnetta. L'Italia non è un paese che si regge sull'export ma un paese che si regge prevalentemente sulla domanda interna. E comunque per i motivi sopra esposti, senza l'effetto riequilibratore di un cambio flessibile, non potrà mai sviluppare il proprio mercato interno (per il vincolo della bilancia dei pagamenti) né potrà sviluppare il proprio export in modo di pareggiare almeno in parte i conti con il concorrente diretto Germania.

Paradosso liberale per Michele: più euro e meno Stato uguale più fallimenti e licenziamenti, a prescindere da quanto di abbassino salari e ore di lavoro e da quanto si automatizzi.

Mi rendo conto di aver mal scimmiottato cose dette e ridette da Alberto. Non era il mio scopo. Il mio scopo era invece di proporre una selezione di argomenti , da semplificare e rendere più dialetticamente convincenti. Insomma, di proporre una possibile bozza di contro-narrativa.

Per il bene di Michele e di tutti noi.




(...parto dalla fine: io sono molto meno fiducioso di Charlie Brown: (i) nella possibilità di una risoluzione "politica" e in particolare "democratica" del problema; e (ii) nell'utilità di rendere persone come Michele nostri alleati. Parto ancora una volta dalla fine: Michele è troppo giovane, quindi troppo sicuro delle due nozioncine stereotipate che ha appreso a margine del suo corso di studi, e troppo incapace di provare un minimo di empatia e di solidarietà umana. Lui si sente un "giusto". Capirà qualcosa solo dopo che la vita lo avrà sbriciolato, cosa che non mancherà di fare - e lo troveremo qui - o nella mia casella email, come tanto altri, a leccarsi le ferite. Il mondo, naturalmente, non è fatto solo di Micheli. Questo nessuno lo contesta. I Micheli sono utili perché ci fanno capire in che modo la propaganda ha infettato tante giovani e non giovani menti: sono però rappresentativi solo in questo specifico significato. D'altra parte, considerate che è assolutamente utopistico pensare di poter contrastare in tempi rapidi decenni di propaganda di un sistema che si affretta a toglierci voce - e ce lo dice esplicitamente! Sinceramente, di molti dei "paradossi" esposti da Charlie Brown non riesco a capire né perché siano paradossi - non vedo bene la tesi che sarebbe intrinsecamente contraddetta da se stessa - né il legame con la spiegazione che li precede. Qui, però, forse potete aiutarmi voi: non è detto che io sia il miglior giudice dell'efficacia dei miei argomenti! La metafora del cemento mi sembra poco calzante: non tutti gli ingegneri sanno cosa sia, e soprattutto non lo sa Michele! La metafora migliore resta quella del nemico: la droga. Il credito privato (non la svalutazione) è stato una droga (il pusher le banche del Nord, ecc.). Quanto ai paradossi, io ci ho scritto un paper. Che la dimensione dialettica dell'eurista sia l'autogol qui lo abbiamo messo in luce miliardi di volte, e ci abbiamo fatto un'intera serie di post, quella sulla logica eurista. Probabilmente quei post, e questo elenco di argomenti fatto da Charlie Brown, possono essere una buona palestra per aiutarci nella nostra dialettica quotidiana. Tuttavia, gli uni e l'altro non tengono conto dell'elemento che si sta dimostrando veramente dirompente: non la mobilità del capitale, ma quella del lavoro. Ne parliamo dopo. Io continuo a pensare che la cosa migliore da fare ora sia stare calmi, e magari anche fermi. So che suona cinico, so che dispiace, ma non sono io ad avervi scelto come esercito: siete voi ad avermi scelto come generale! Potete tranquillamente disobbedirmi, tanto per lo più non saprei dove andare a cercarvi per comminarvi la meritata sanzione. Ve la comminerete da soli, riconoscendo- come al solito troppo tardi - che in fondo avevo ragione io, fra l'altro anche nel sottolinearvi come chi non ha certi requisiti minimi di umanità sia assolutamente inutile ai nostri fini, e come sia quindi tempo sprecato lambiccarsi il cervello per convincere chi dimostra di non averne molto, sia per l'aggressività con la quale si pone, sia per la remissività con la quale ha ceduto alla propaganda...)

73 commenti:

  1. viva Charlie Brown,
    perché fa i post lunghi,
    e i post lunghi sono come la tettarella per me,
    mi metto, e leggo, leggo...
    ...mica come il profe che spara minipost sferzanti a ritmo di mitraglia, che pero' dopo che li hai letti ti danno la sensazione della tua squadra del cuore che prende 2 mappine nei primi 5 minuti, che significa "gnente...gnaaafamo è già finito, 'nnamo"

    goofynomics meglio del bollettino di De Gaulle...

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  2. Umanità: è quella che fa la differenza tra Keynes e Von Mises...

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    1. A dire il vero, tra i due quello più dotato di "Umanità", sia nelle opere che nella vita è stato Von Mises...

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  3. Io dissento da CB, ma su un piano diverso.

    CB sembra pensare che con la logica aristotelica si possano smuovere le anime, ma in realtà l'eurismo a un che di religioso, è fede nella potenza salvifica dell'annientamento del singolo (persona o stato) per la salvezza finale (di chi? Boh).

    E non a caso i termini sono spesso di natura religiosa: la riunione dei capi del governo è conclave. La Grecia (Cipro, l'Italia, ...) ha peccato (sinned) e deve redimersi, la Commissione assolve (pardons) e così via.

    Peggio, la tematica della sofferenza che porta alla salvezza non solo è potentissima (diamine, la chiesa cristiana ne è un discreto esempio, martellandocela nell'ethos anche quando non si sia troppo religiosi), ma si adatta benissimo all'Unione Europea dei sacrifici (economici e non solo) per il bene che verrà.

    Ora, fede e raziocinio possono convivere, anche cpndividere un pezzo di strada, ma sono deboli strumenti usati l'uno per prevalere sull'altra, o viceversa. Non è con i paradossi o la dicotomia che si convince un eurista, perchè alla fine tirerà fuori il discorso "morale", di solito di tipo (auto)flagellante.

    D'altronde, sarà poi vero che, una volta mazzolati dalla vita, i fedeli euristi si convertiranno? Io sono scettico: mi ricordo troppo bene, da una parte, la storia di Giobbe e, dall'altra, cosa veramente provocò le conversioni di massa all'islam delle comunità più antiche e rigogliose della cristianità: la violenza (tanta) e l'esonero fiscale, ovvero un vantaggio tangibile ed immediatissimo.

    Insomma, temo di essere più pessimista sia del Prof. che di CB.

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  4. Se ci teniamo l'Euro, cosa molto probabile, l'unica via di scampo sarà una nuova riforma del mercato del lavoro per consentire alle imprese di avere mano libera nella gestione del personale.
    L'altro pilastro sarà la prosecuzione della attuale politica fiscale di spremitura per assicurare le entrate tributarie che lo Stato esige.
    Ogni impresa sà benissimo che sono queste le 2 variabili da manovrare per sopravvivere: lavoro contro tasse.
    Poichè le tasse sono una variabile esogena, tutti sanno che lo Stato prima o poi sacrificherà i lavoratori: è una contrapposizione di classe imposta per legge da uno Stato che considera il lavoro solo una merce e che costringe le imprese alla esasperazione.
    In fondo anche persone come il Sig. Corvo si sono rese conto di essere sole e impotenti dentro questo sistema fiscale che taglieggia gli utili aziendali e dove la domanda interna è stata distrutta dai provvedimenti dissennati degli ultimi anni.
    Sanno anche che non c'è scampo perchè la nostra classe politica ha abdicato completamente al proprio ruolo di tutela degli interessi nazionali.
    Sono coscienti del baratro e non vedono nessuna soluzione realizzabile e sospettano che il gran discutere di Euro alla fine non cambierà nulla.
    Il Professore Bagnai è un Ricercatore e un Docente Universitario che gentilmente dedica il proprio tempo a fornire e spiegare dati e fatti economici connessi all'adozione della Moneta Unica: dobbiamo solo ringraziarLo per la Sua lodevole opera di diffusione della Conoscenza, certo non addossargli colpe; NON NE HA E NON HA NESSUN POTERE PER CAMBIARE LE REGOLE CHE GOVERNANO L'ECONOMIA ITALIANA. Purtroppo, tocca a Lui raccogliere gli sfoghi passionali di chi non ce la fa più (anche psicologicamente); questo perchè aprendo un Blog dove esprime idee molto chiare, si è esposto a tutti.
    Non sò se il gran lavoro fatto in questi anni sarà stato utile alla reale comprensione del motivo dell'adozione dell'Euro in Italia: dominare la vita delle persone per via finanziaria e monetaria e plasmare i rapporti economici secondo un nuovi equilibri di forza.

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    1. Io credo che più di così, sul fronte del precariato, delle garanzie occupazionali, dei livelli occupazionali e della segmentazione del lavoro, sarà difficile andare; te lo dico guardando al mio antico lavoro, ovvero quello della stampa di giornali quotidiani; era il settore più protetto in quanto il prodotto era il più deperibile, bloccare l' uscita di un quotidiano era la cosa più penalizzante per un imprenditore. Oggi anche questo settore non ha più nessuna garanzia sul fronte del personale poligrafico, ovvero le aziende fanno tutto quello che vogliono, vendono aziende e rami d' azienda a stampatori puri, spacchettano tutte le attività in sottoattività, a partire dal magazzino carta per arrivare alla spedizione e danno in outsourcing manutenzione, pulizia macchine, gestione fotoformatura etc.
      Se lo fanno lì, non vedo alcun motivo per cui non possano già farlo in qualsiasi altro settore produttivo e infatti lo fanno, guardatevi in giro.
      Quello che si farà o si tenterà di fare, nel prossimo step, sarà ben altro, ovvero si toccheranno tutte le pensioni, il settore pubblico, l' informazione di stato, la sanità sarà rigorosamente concessa gratuitamente solo a poche categorie indigenti, l' assistenza anche per i malati cronici e gli invalidi totali sarà ferocemente selettiva etc. insomma qualcosa di simile a ciò che è avvenuto in Grecia con conseguenze identiche; dico forse perchè l' unica alternativa sarà la fine dell' euro come oggi lo conosciamo, fine ordinata.
      L' Italia non è la Grecia e nessuno sano di mente, dovrebbe ripetere l' esperienza greca con l' Italia, sarebbe a mio avviso non economico per la Germania stessa e ancor meno per USA, Cina, Giappone e tutte le altre grandi economie. ma soprattutto sarebbe difficile gestire le conseguenze sul fronte politico interno ed esterno, pensate solo a cosa accadrebbe in Francia, sul fronte politico, ovvero inesorabilmente la prossima vittima delle cure europee.
      Ma non ci sono dubbi che arriveremo presto a questa situazione, a questo bivio, per cause interne ed esterne, come invece, parimenti, ho dei dubbi che la Germania sia in grado di comprendere le conseguenze di una tale catastrofe anche per la sua economia e porre un limite al suo estremismo ordoliberista a senso unico; ci hanno sempre sorpresi per spingere oltre ogni limite le conseguenze dei loro comportamenti, e quindi perchè stavolta dovrebbero cambiare comportamenti visto che almeno apparentemente, dal loro punto di vista, le conseguenze non dovrebbero essere così catastrofiche come accdde per la guerra?
      The Dark Lord rides in force tonight, and time will tell us all. (Robert Plant & Jimmy Page - The battle of evermore.

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    2. Condivido il prossimo passo è la distruzione totale di ciò che resta del Welfare: "non ce lo possiamo più permettere" (altra frasetta subdola che la propaganda ha insinuato nella nostra mente) pensioni, sanità e scuola sono in fondo le più grandi voci di spesa del bilancio statale e tutte possono agevolmente essere "privatizzate"! Gli avvoltoi sono già lì pronti a spolparci sotto la minaccia del cappio eurista! Lo sapete cosa mi spaventa di più? La durata...al contrario del nostro amato Prof. io temo che l'agonia sarà lunga ed io sono giovane e vedere il Mio Paese che va in malora, mentre "loro" si arricchiscono, mi spezza il cuore! Ma magari mi sbaglio, in fondo la Storia è piena di imprevisti....

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  5. Personalmente (parlando con le persone, ma anche cercando di osservare il mio stesso atteggiamento dall'esterno) sono giunto alla conclusione che la maggior parte della gente caschi nella trappola della moneta forte (e delle politiche di austerita') per un semplice motivo: sono abituati a ragionare in termini individuali e fanno fatica (eufemismo) a considerare che una cosa vantaggiosa per un singolo o per un piccolo insieme di persone (una famiglia) non possa applicarsi o diventi addirittura deleteria se cambia la scala di applicazione.


    Se io percepisco lo stipendio in Euro, quando acquisto all'estero o mi reco all'estero (fuori dalla zona Euro, ovviamente) mi sento favorito dal fatto che merci e servizi mi sembrano meno cari di quello che pagherei a casa mia.
    E' ovvio che la maggior parte dei cittadini abbia rapporti (valutari) con l'Estero principalmente quando viaggia o magari se acquista via internet: per cui l'identificazione Moneta Forte=Benessere e' un riflesso della loro esperienza personale (che tende a creare un bias cognitivo).

    Il numero di persone che deve vendere i propri prodotti fuori dalla UE e' sicuramente piu' ridotto (non siamo tutti imprenditori o addetti alle vendite) per cui l'effettivo vantaggio di una moneta "debole" - specie come ricaduta in termini di produzione e quindi di occupazione, secondo me semplicemente sfugge ai piu'.

    Lo stesso vale per la questione dell'austerita': mi si e' seccata la lingua a dover spiegare sempre a tutti che gestire il bilancio di una famiglia e' del tutto diverso da gestire quello di una grande azienda, e meno ancora applicabile se si tratta di una intera nazione. E' inutile, loro sono abituati che le entrate sono "fisse" e che quindi l'unico strumento di controllo e' ridurre le spese, perche' questo vale nell'ambito famigliare o individuale, che e' anche quello in cui opera la stragrande maggioranza delle persone.

    Sono modi di pensare che sembrano "convincenti" perche' supportati ovviamente dalla propria esperienza, da quella dei genitori e dei nonni etc. ... ma sono anche favolette che sono sempre state utilizzate dai media e da buona parte delle forze politiche per giusticare certe scelte (o certe mancanze di scelta).

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  6. Per me il Merlo non è giovane. Indizi lessicali ("collegarsi al sito" invece che "andare sul sito") mi fanno pensare che sia un vecchiastro, magari quel Merlo facente parte del collegio dei probiviri della Ass-Orologi.
    Un posticino, ne converrete, di minima fatica, adatto ad un grande esperto, dove si tengono in gran conto gli interessi degli importatori - inclusi quelli dalla Svizzera, ed ecco che possiamo subito comprendere l'imbarazzo del Nostro e la Sua percepita expertise in questioni valutarie.

    Comunque non intendevo parlare di questo.
    Volevo dire a Charlie Brown che capisco quello che intende dire.
    In effetti, se ho torto e il Merlo non ha interessi diretti nell'import e quindi nella monetaforte, lo si potrebbe convincere, con un grande sforzo dialettico e impegno 1 a 1.
    Pensi: avevo immaginato tempo fa un programma per la manifattura di argomenti anti-euro personalizzati, dove in collaborazione fraterna la casalinga confezionava argomenti "da casalinga" e il quadro liberal argomenti "da quadro liberal" eccetera. L'idea serviva a rendere semplice e personalizzata la comunicazione, in modo che ogni attivista potesse trovare argomenti e articoli su misura per convincere una determinata persona.

    Mega stupidaggine, a vederla dopo anni. L'idea mi affascinava ma alla fine non era per niente buona, per tanti motivi logistici, strategici e culturali.
    Soprattutto, se anche si fosse fatto un lavoraccio del genere, adesso ce lo saremmo attaccato al colbacco.

    La questione dell'immigrazione ha preso tutte le anime che artigianalmente, martellando a freddo, negli anni avevo convinto e le ha fuse in un nuovo crogiuolo emotivo, dove si sono liberamente e piddinamente ri-polarizzate sulla base di categorie emotive di questa fava quali "maledetti n-words che rubano" e "poveri n-words che affogano".
    Tanto ha potuto la televisione.

    Ergo ho smesso di sprecare energie per fare queste improbe tenzoni dialettiche e poi sembrare anche l'ideologo fascista di turno. Non ho la stoffa del Sisifo. Ognuno pensi quello che vuole, io faccio quello che dice il professore.

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  7. nel frattempo, ieri un imprenditore 50enne si e' tolto la vita in un paese della bassa padovana, l'ennesimo.

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  8. Come il Prof, anch'io sono pessimista sulla possibilità di portare dalla nostra parte uno come Michele.

    Da parte di certi individui c'è un'innata attitudine a convincersi di essere l'unico artefice delle proprie vittorie, mentre quando si perde la colpa è dei compagni di squadra.

    Quelli che prima vincevano insieme a te, in realtà, vincevano grazie a te e ora perdono a causa loro.

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  9. Il contributo di Charlie Brown è come sempre molto stimolante. Nutro però consistenti dubbi sulle reali possibilità di 'convincere' i vari Micheli che si aggirano per Leuropa.

    Il problema, per come la vedo io, è il seguente: come si fa a con-vincere con la mera logica chi si pone volontariamente in una prospettiva puramente ideo-logica?
    L'ideologia è resiliente rispetto ai dati fattuali, rimane inconcussa dai verdetti della storia, nega l'evidenza oggettiva perché, in fondo, è pura volontà d'affermazione di un'identità soggettiva.
    E allora, come può un para-doxos (logico) basato su una valutazione impersonale, alla quale si 'deve' credere, scalfire le fondamenta di una doxa costruita su una narrazione nella quale si 'vuole' credere?

    Michele e i suoi cloni ideologici, che fanno spam di preconcetti come dei bot inanimati, possono a mio avviso essere resi inoffensivi solo attraverso una reale dialettica di classe portata avanti delle forze socioeconomiche che (si spera) siano ancora esistenti nel deserto contemporaneo del neoliberismo.

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  10. Condivido. Al momento presente, l'Ing. Corvo Michele si manifesta come talmente pieno di "Sè" da non aver bisogno di ricevere "Nutrimento" da nessuno delle tante persone generose di questo blog. Non sente il bisogno di capire di più. Prima dovrà sperimentare "il Bisogno" e poi, eventualmente... Visnu protegge sempre tutte le creature.

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  11. Stamattina mi ha chiamato mia cognata, ultracinquantenne, con 35 anni di contribuzione pensionistica, grande esperienza di lavoro in varie tipologie di attività, grande determinazione di carattere, una persona sveglia davvero, conoscenza fluente di tre lingue, che ha perso l' ultimo lavoro. Ci siamo fatti una chiacchierata, lei non capiva perchè non fosse possibile che con l' anzianità pensionistica che lei aveva, non ci fossero politiche che le permettessero di andare in quiescienza, quando altri suoi colleghi, più fortunati, qualche anno fa, lo avevano fatto con 30 anni di contribuzione.
    Mi ha esposto situazioni identiche di coetanee che debbono fare i conti con aziendde in crisi, che non pagano stipendi, contributi, fatture del 2016, tasse arretrate e che non hanno nemmeno il problema di vincoli legislativi per licenziare; per entrambe, aziende e dipendenti, si vive in una situazione di limbo permanente.
    Ho tentato di spiegare, ma già lo avevo fatto varie volte, ciò che rappresenta per un paese come l' Italia che ha svalutato il cambio nominale dagli anni '60 al 1997 del 750% e da allora non ha più potuto farlo, subendo al contrario la rivalutazione del cambio reale, ho tentato di farle capire ciò che avvenne in quel novembre del 1981, quando ci fu il divorzio e perchè e tanto altro, come il fatto che lo stato guadagna sull' INPS circa 20 MLD annui e che i conti, tra erogazione pensioni, tributi versati all' erario e contributi pensionistici, sono globalmente un affare cui non rinuncerà mai per mandarla in pensione prima dei 67 anni, dato che le regole europee imposte nell' agosto 2011 lo impediscono.
    Ho tentato di farle capire l' analogia tra il 1992, anno dell' uscita dallo SME ed oggi, in termini di fallimenti aziendali soprattutto, dato che allora, mio fratello (suo marito), oggi purtroppo non più in vita, subì appunto un fallimento proprio a causa di quella insensata volontà di legare il cambio della lira a quello del marco, cosa che accadde anche per UK con la sterlina, per cui loro evitarono accuratamente di adottare l' euro ed oggi, tranquillamente, perdendo il 20% della loro ricchezza, come afferma il bocconiano Serra che guadagna bene sulle nostre depauperate ricchezze, nonostante i loro gazzettieri e quelli nostrani tentino di fare fumo inutile sulla questione stanno uscendo dalle assurde pastoie UE e stanno riprendendo in mano il loro futuro.
    Ci siamo lasciati con l' avviso di riprendere il discorso, ma credo che si trasferià presto a Londra, dove c' è già una sua amica che le ha trovato occupazione nella sua azienda di brokeraggio a 300/400 sterline al giorno; debbo dire che non sono riuscito ancora a farle capire che i vitalizi, l' evasione fiscale e la corruzione c' entrano poco con la crisi italiana, dato che prima dell' euro le cose andavano bene lo stesso.

    Ora la mia domanda senza risposta (io sono davvero incapace di rispondere) è: "se chi ha perso il lavoro tre volte negli ultimi cinque anni, persona intelligente ed anche non preconcettualmente orientata pro euro, non ha ancora capito bene ed a sue spese in quali terribili frangenti si trovi l' economia reale e le loro persone e quali siano i motivi reali del fatto che sta capitando ad un sempre maggior numero di impiegati e di imprese come sarà possibile cooptare nella lotta antieuro gente come Michele e tanti altri ragazzi, incluso mio figlio e nonostante le incazzature che mi fa prendere sull' argomento e che si affacciano oggi sul mercato del lavoro e che forse sono già stati irrimediabilmente imbevuti di logica eurista e magari "aiutati convincentemente ed amorevolmente" ad assorbire queste logiche?"

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    Risposte
    1. Hanno convinto tutti che sia normale e giusto cambiare (perdere) lavoro, ed essere flessibili (sfruttati). Ci vorranno decenni e disastri per recuperare lucidità.

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  12. Mi sono ammutolito da mesi,
    e tra l'altro la mia serenita' ne ha guadagnato.

    Ps : reduce da gita in Veneto a trovare un amico anche collega che nella crisi del 2011/12/13 etc ha perso l'azienda commerciale 3/4 m.lni di fatturato , casa del padre e ora il padre anche i risparmi investiti nella banca Popolare di Vicenza.

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  13. Caro professore,

    per una volta dissento da lei e concordo con Charlie Brown: per quanto le sue spiegazioni siano esaustive e (almeno per me) molto convincenti sugli argomenti ci manca quella ferocia da "botta secca" che rende la comunicazione efficace.

    Lei ha a suo modo fatto un piccolo miracolo comunicativo (basta guardare quanta gente oggi si legge le lezioni di macroeconomia, che non sono esattamente il porno come attrattiva per le masse), il problema è che il miracolo non ci basta per combattere il nemico principale.

    I media parlano al pubblico un'altra lingua (slogan per lo più) e noi siamo semplicemente inefficaci nel creare una controinformazione paragonabile. Per rimanere in metafora lei confida che vinceremo perché "abbiamo ragione" (ed è vero), ma se così sarà vinceremo dopo enormi perdite. Perché invece non tentare di vincere minimizzando le perdite? Penso a cazzatelle buone per la comunicazione via social, i cinque punti da distribuire via social, il debunking ufficiale di goofynomics...

    Se ci sforziamo di affinare questa comunicazione, e arruoliamo chi ci è amico per prenderli ferocemente per il culo per tutte le cazzate che hanno detto e che dicono (più graffiante ed efficace rispetto a dimostrarglielo in maniera pucciosa e tranquilla, come suggerisce ultimamente) non puà che venirne del bene. Mal che vada riduciamo le perdite, ben che vada FINALMENTE contrattacchiamo.

    Lei pensa che il suo migliore alleato attuale sul web sia macchianera, mi permetta di osservare che se riuscissimo as arruolare spinoza, il lercio, o simili il risultato potrebbe essere eclatante.

    Quando il nemico molla, e sta mollando, non si diventa pucciosi. Li si schiaccia con l'arroganza e la consapevolezza della grande squadra, e si mette al sicuro la partita PESTANDOLI COME FABBRI. :D

    Un abbraccio

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    1. Di "esperti di comunicazzzione" come te sono piene le fosse di questo blog. Fai un esempio concreto di comunicazione efficace, che abbiamo bisogno di buonumore...

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    2. Guardi, al netto degli sfottò credo che una comunicazione grafica sia molto efficace:
      sintetizzare quello che dice Lei (bene) in composizioni grafiche che utilizzino simboli semplici come pittogrammi.

      Oggigiorno le persone "guardano le figure" (ahimè), e fanno fatica a rimanere concentrati a lungo.

      Il suo discorso sul "troppo giovane" poi lo respingo, per conflitto d'interessi. Dipende dalla formazione, dai maestri che si hanno avuti, dai genitori soprattutto.

      Sebbene io sia stato investito in pieno dalla propaganda, e anche i miei genitori, c'era sempre un nucleo di valori, di concetti fondamentali, che resisteva alla propaganda.
      Ed è da li che c'è stata la "mia riscossa" personale.

      Anche attraverso il suo blog, sicuramente e fondamentalmente, ma devo dire che il seme della dissidenza, del libero pensiero critico...me l'hanno dato, a me che sono più giovane di lei e che in teoria sarei dovuto ricadere nella più bieca propaganda...

      Il problema lo conosciamo tutti, chi molto bene e chi per sommi capi, chi dal punto di vista della scienza economica, chi da un punto di vista politico...
      Voglio dire che ci sono innumerevoli linee di attacco: è esattamente come le proprietà algebriche: si dice la stessa cosa in maniere diverse, in modi diversi.

      Quello che ho notato io personalmente è che la cosa che mi è parsa funzionare di più è quando si parte da un problema reale che tutti conoscono (es: "te piasce er pomodorino" -cit- oppure il perché non c'è lavoro) e si cerca di dare una spiegazione, lasciando che l'interlocutore inciampi da solo nelle contraddizioni della narrazione "ufficiale"...

      Con affetto e stima
      e lungi da me assurgere ad esperto di comunicazione, che significherebbe dipingere un bersaglio sul petto per i tiri del professore...

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    3. Perché a voi vi hanno convinto con le figurine, vero?

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    4. Solo il bisogno materiale può smuovere le persone dalla abitudini mentali e materiali; a digiuno si ragiona meglio e più velocemente perchè cadono tutti i veli ideologici e si torna all'essenzialità delle cose.
      Solo chi ha bisogno di una nuova vita appare più pronto ad accettare i cambiamenti: è questione di convenienza.
      Purtroppo, come sempre, sarà lo stato di necessità ad azzerare il potere della propaganda eurista.

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    5. giolla scusa io forse sono più giovane di te 27 anni però, chi ha bisogno del disegnino,chi cambia bandiera in base allo spin televisivo della giornata, purtroppissimo per quanto possiamo essergli umanamente vicini, non so quanto potrebbero essere convinti e sopratutto convinti veramente? e sopratutto sarebbe utile?

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    6. Eh beh allora caliamo le braghe e lasciamo andare...

      Intanto, prima di capire qualcosa anche io, ero nella schiera di piddioti, e questa è una cosa di cui vado molto orgoglioso nei dibattiti coi piddioti (perché non riescono a sostenere il dialogo con uno che prima era dei loro, possono solo dire "fassista", cosa che in questo caso non possono). Allora, mi dovevate lasciare là, se non ne vale la pena...

      Si da il caso che dopo anni e anni mi sia preso una influenza: stando a casa ho finalmente avuto IL TEMPO di dedicarmi a qualcosa. Questo qualcosa è stato il blog.
      Devo ringraziare un minuscolo virus se non sono più piddino, e devo ringraziare Bagnai per avermi fatto conoscere non solo il suo blog ma la galassia ad esso collegata (vedi orizzonte48 ecc)

      Quindi, rimarco il concetto: il tempo è veramente denaro. E chi ha il denaro sono i ricchi. Non si puo' sperare che il barista capisca qualcosa se si pretende che si metta a studiare. Non lo farà mai. La sua vita semplicemente non lo consente.
      (chiaro che avrebbe potuto scegliersi un'altra vita ma questo non è il tema).

      Pero' il barista non è stupido, e noi non siamo classisti. Il barista puo' capire se gli dai gli strumenti per capire, e questi strumenti non possono e non devono essere gli stessi per tutti.
      Ci sono persone che usano il cervello in modi diversi: i teorici, i praticoni, i matematici, gli artistici ...

      Il professore dice "a voi vi hanno convinto con le figurine"? e io rispondo: si!
      Nel MIO cervello si sono formati tanti piccoli schemini (anche grazie alla chiarezza espositiva senza dubbio) ma sapete anche voi che si possono risolvere problemi matematici usando la grafica... quindi i concetti del professore -parlo per me- si sono tramutati in "figurine" ... ho fatto male? è indegno? è infantile?

      Non saprei: dare per perso un intero strato di popolazione perché "non potrebbero capire" non mi sembra molto diverso da accettare il vincolo esterno perché "non sapremmo governarci" ...(oltre che lasciarmi un sapore di classismo e di "saper di sapere").

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  14. Michele non ci arriva, concordo col prof e non con cb. La soluzione non sarà democratica ma comunque qualunque essa sia poi avremo sempre Michele tra le gonadi...e rifacendomi a un giovane presentatore tivù direi: e quindi?

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  15. Mi trovo dalla parte dei pessimisti, con la solita ingenua speranza di sbagliare.

    Non è da tutti mettersi in discussione e sradicare le proprie certezze perché spesso porta alla rivelazione di aver creduto e/o fatto un mare di cazzate; l'insicurezza è un'emozione che generalmente si tende ad evitare.

    Leggo ora la risposta di Alfredo, che ha una capacità di scrittura più fine delle mia. Non sono sicuro che quel tipo di sforzo sia la soluzione, perché chi ha subito questa ideologia assassina troverà comunque il modo di evitare un confronto razionale e sarà ancorato a quello che viene comunicato dai mass media.

    Queste persone saranno quindi convinte quando la narrazione dei mass media cambierà, cioè a battaglia vinta, o quando saranno colpiti duramente.

    Ad ogni modo, è già tardi.


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  16. Alma Meretrix Bocconi è bellissimissimo!
    :-)))



    Ma prof, lei non aveva fatto La Sapienza?

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  17. Personalmente prevedo una svolta a destra, ma non so valutarne le implicazioni economiche.

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  18. Mi permetto di intervenire perche' questo e' forse l'aspetto che mi sta piu' a cuore di questo passaggio storico. Siccome per lavoro devo spiegare a persone che non sanno di avere problemi che la soluzione sta in cose di cui non sanno di avere bisogno, e che, peraltro, la soluzione ai problemi che invece sanno di avere non e' quella che hanno in mente loro; provo una grande simpatia per chi, come CB, si lambicca il cervello per costruire una narrazione alternativa efficace.
    Nel mio piccolo, constato come una parte non trascurabile della forza di una idea perfettamente logica e razionale, stia comunque nell'impatto emozionale. Per convincere un imprenditore od un alto dirigente, la strategia piu' efficace che ho trovato e' far balenare l'opportunita' di maggior guadagno o minore spesa. Questo e' perfettamente razionale ma ha anche un impatto emozionale, simile a quello che una monetina sul marciapiede ha su zio Paperone.
    Questo mi rende abbastanza pessimista sulla permeabilita' della "classe dirigente" al messaggio sociale e democratico che ispira il blog. Occorre davvero essere "illuminati" per sostenere una posizione che e' contraria ai propri interessi immediati.
    A differenza del professore, pero', io credo che di queste persone ci sia bisogno perche' sono le uniche che possono costituire la "minoranza determinata" motore del cambiamento. Non so ancora come comunicare il messaggio, ma forse un modo lo troveremo, prima o poi.

    Roberto Seven

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  19. Concordo pienamente con il professore, chi poteva capire a capito,chi non può capire o non vuole capire perché spera di trarre profitto dall'euro,non credo possa apportare molto alla causa, nel primo caso perché rischia di far danni, il secondo perché sarebbe incline al tradimento.
    Per esperienza,per quanto limitata ,l'irenismo è sempre un male,cercare di fare numero a tutti i costi raramente paga.

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  20. Per mia esperienza gli unici con cui vale la pena di parlare sono quelli che ammettono di non capire una serie di cose, meglio se la serie è ampia, meglio ancora se "non capiscono più niente".
    Allora, e forse, sono veramente disposti ad ascoltare qualcosa; altrimenti è fiato sprecato.

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  21. Ritengo interessante il parere di charlie b. Io stesso ho da poco capito l'inganno e, nel mio mondo, non incontro nessuno che sia libero dal controllo orwelliano della propaganda eurista. Sono per questo molto pessimista sull'esito di eventuali elezioni 2018.
    Penso che potremmo lanciare una gara di proposte di post intuitivi e sintetico divulgativi per convincere l'uomo della strada...
    A breve compartirò il mio tentativo...

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  22. Per chi conosce le strisce di Schulz dovete ammettere che farsi consigliare una strategia da Charlie Brown fa ridere. Senza nulla togliere al contenuto che mi sembra intelligente e userò.

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  23. Provo un argomento semplice, sperando di non dire troppe fesserie: Danimarca Svezia e Norvegia hanno quasi la stessa lingua culture simili climi simili ecc eppure hanno in comune una linea aerea ma non la moneta. Ci sarà un perché...

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    1. ...perchè non si sopportano reciprocamente!

      (ah, sentire un norvegese parlare di svedesi e danesi è uno spasso...si trattano come pisani, lucchesi e livornesi o come fiorentini, pratesi e pistoiesi)

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    2. La maggior parte dei piddini che conosco non lo sanno che Danimarca, Norvegia e Svezia non hanno l'euro. E ti parlo di persone di cultura medio alta.

      Quando glielo dicevo, prima mi guardavano come si guarda uno che la spara grossa, poi capendo che parlavo sul serio (in fin dei conti verificare con internet è facile), tiravano fuori i classici luoghi comuni per terminare più o meno con "loro se lo possono permettere, noi no".

      Da quando ho compreso che i piddini sono messi proprio male, da un anno, ho rinunciato a farmi il fegato amaro e decisamente vivo molto meglio.

      Adesso semplicemente butto lì una qualche battuta, facendo sempre esempi e senza entrare nei dettagli, quando ne ho l'occasione, solo per stuzzicare le loro già vacillanti sicurezze. Poco a poco li noto sempre più "nervosi" e meno saccenti quando si parla di euro o Europa.
      Stanno perdendo e lo sanno.

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    3. Anche Norvegia, Svezia, Danimarca, Islanda ebbero la loro moneta comune, la cosidetta unione monetaria scandinava. Fallì nel 1914 (1872-1914)
      Probabilmente questa esperienza era il motivo che questi paesi si tennerò lontani dal Euro. La Finlandia non ne fece parte e aderì al Euro.

      Solo un creditore scemo distrugge il suo debitore cioè colui dal quale mangia. Salta l'Italia salta la Francia salta la Francia salta la Germania. L'Italia è il più grande debitore della Francia la Francia a sua volta è il più grande debitore della Germania. La Germania ha crediti sparsi in giro per il globo per il valore di 1.900.000.000.000 € cioè mettà del loro PIL. Pura pazzia.

      Un motivo ci sarà perchè gli inglesi sono usciti dal UE. Gli inglesi sono sempre i primi ad intuire che in Europa qualcosa stà andando decisamente storto. Precauziosamente si sono levati dai piedi.

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  24. La tecnica corretta, se così si può definire, credo l'abbia identificata e spiegata bene Alberto a suo tempo.
    Consiste nello spiegare ai liberisti l'insensatezza dell'euro usando argomenti e spiegazioni basate sulle loro teorie e confermate dai loro idoli, vedasi Friedman qui ad esempio
    https://sway.com/KRCHot8LlIwFOpe0?ref=Link&loc=mysways
    Stesso discorso vale per gli euristi Keynesiani, ad esempio citandogli Kaldor
    https://www.concertedaction.com/2012/08/16/nicholas-kaldor-on-the-common-market/
    Ed infine se per gli euristi duri e puri ciò non bastasse a fargli capire che non hanno capito, è necessario fargli prendere la giusta mazzata sui denti (metaforicamente parlando), informandoli che sono le stesse istituzioni pro euro ad ammettere che distrugge i salari, crea disoccupazione e favorisce l'indebitamento privato. Alcuni esempi sono qui https://sway.com/uXbNBDiCOEBCp7LF?ref=Link&loc=mysways
    Alla fine credo che il problema principale di chi si rende conto di essere stato preso per il culo e di non aver capito, è proprio quello di ammettere (elaborare il lutto) queste due evidenze, perché ciò significa constatare di essere stati "stupidi" o peggio ancora sentirsi colpevoli.

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    1. Boh..
      Quelli che conosco non hanno voglia di leggere l'economia. Gli bastano i telegiornali e facebook.
      E qualora leggessero qualcosa (mi è capitato) non si impegnerebbero minimamente di capirne i contenuti.

      Poi magari di letteratura in generale ne sanno 10 volte più di me, ma tant'è..

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  25. Argomento vecchio... Capisco CB, ma per quella che è la mia esperienza "spiegare" queste cose a chi non le vuole capire è totalmente inutile. Capiranno quando la mazzata arriverà. In realtà non è neppure necessario che capiscano. C'è gente che ancora non ha capito la prima guerra mondiale e l'astrattismo. Però questi sono esistiti ugualmente. Non credo che si possa uscire razionalmente e politicamente da questa situazione, cioè votando un partito che con la maggioranza in parlamento sostenga un governo che mette nel programma la fine dell'euro e della UE. La situazione esploderà (imploderà) e saranno cazzi per tutti per un po'. Poi dalla melma emergerà qualcuno e prima o poi ripartiremo. Quanti anni? Nessun lo sa, forse dieci. Vittime? Tante. Se i processi storici fossero lineari non ci sarebbe bisogno degli storici. Dunque, lunga vita a Michele, che vedremo passare dalla riva del fiume. Sperando che l'acqua non si alzi troppo.

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  26. Ma anche no. Io ormai parlo solo se interpellato ed esprimo il mio pensiero in maniera il più possibile argomentata e dolce nella forma ma ferma nella sostanza. Perché buttare tanto tempo per dibattere con l'ingegnere di turno? Già è dura tenere i nervi saldi. Non voglio anche dedicarmi a del masochismo inutile.

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  27. “persone come Michele vivono sulla propria pelle e con rabbia il percepito "tradimento" della classe politica Italiana”.

    I Michele sono afflitti dalla sindrome di ‘non è Francesca’: il mondo è pieno di gente che non ha nozioni di contabilità nazionale e macroeconomia ma ha capito lo stesso, semplicemente guardandosi intorno. I Michele hanno problemi a livello cognitivo: fino a quando non li risolveranno cercare di convincerli con le buone è tempo sprecato.

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    1. Giusto su tutto.
      Aggiungo solo che ho la sensazione che Michele è uno di quelli che non ha per niente un legame affettivo con la propria terra.
      Del suo paese non gliene frega proprio nulla, esattamente come i politici che vota.

      Ricordate le pubblicità del PD prima delle elezioni europee?
      "È Giulia che ce lo chiede. La mia laurea qui, master in Germania ecc. Ecc.."
      È Michele che ce lo chiede, e noi ce lo mannamo! A quel paese.

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  28. Non sono d'accordo con CB per dei semplici motivi:
    1 questo blog, letto dall'inizio alla fine, ha tutto ciò che serve per capire
    2 chi lo legge, vuole capire e capisce
    3 chi non lo legge, non vuole capire e quindi non capisce
    4 Corvo e simili hanno un velo che annebbia la vista, non vogliono capire, non vogliono vedere, non vogliono togliersi il velo, non c'è niente da fare
    5 a volte non basta la durezza del vivere per rimuovere il velo

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    1. Concordo con te Davide.
      Questo significa risparmiare molto tempo e adoperarlo in modo migliore.

      In che modo possiamo trarre vantaggio da quello che abbiamo capito qui (e su Orizzonte48) e dalle previsioni lette qui che si trasformeranno in QED e VLAD nel prossimo futuro?

      Innanzi tutto possiamo non fare scelte errate e possiamo evitare di seguire bovinamente le indicazioni che ci vengono date dai media e le proposte dei politici di turno. Questo rappresenta un "cost avoidance" per ognuno di noi.

      Ma non basta rimanere fermi e organizzare una difesa personale.

      Bisogna agire insieme, come componenti di questa comunità, e produrre azioni concrete e ottenere benefici, come fanno le formiche quando arriva l'onda di piena si uniscono tra loro per darsi reciproco sostegno.

      É necessario identificare dei progetti concreti e innovativi a cui lavorare e contribuire, sostenere aziende e attività e persone in difficoltà ... ma qui viene il difficile.

      Siamo inseriti nel mondo e dobbiamo relazionarci con gli altri attraverso quelle regole e quei vincoli che sappiamo non funzionare per la libertà ma efficacissime per castrare le buone iniziative.

      Inoltre tutti quelli che ci preoccupiamo di informare, cioè chi non puo' capire o chi non vuol capire, sembrano "distratti" ma si rivelano rapidissimi nel colpire chi costruisce qualcosa di diverso o si unisce per darsi sostegno e aiuto fuori dagli schemi e dai canali ufficiali e controllati.

      Che facciamo? Bisogna andare avanti, aumentare la sintonia tra coloro che si uniscono alla comunità, sostenere le iniziative coerenti a quello in cui crediamo e essere certi che si può con-vincere qualcuno con le idee ma molti di più con i fatti e i risultati.

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  29. Scusate: metto il link per esteso:

    http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2016/11/non-e-francesca.html

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  30. Apprezzabile post di Charlie Brown ma.....rivolgersi ai Michele è tempo sprecato. Basta ingegneri, filosofi, letterati....è necessario parlare con la gente comune, con gli umili, con chi non ha studiato abbastanza....bisogna parlare con gli sconfitti della vita, agli imprenditori sull'orlo del suicidio e non a quelli che hanno avuto successo. Quest'ultimi, nella maggior parte dei casi, dall'alto della loro boria pensano che se i primi non ce l'hanno fatta in fin dei conti è colpa loro. Tra chi studia poi le persone che amano e cercano la verità sono sempre state la minoranza (il Prof. ne è un eccellente esempio), già da prima dei farisei. Che l'euro è un abominio deve diventare sentire comune, cultura popolare, diffusa tra gli strati più umili della nostra società. Altrimenti il rischio è quello di diventare una elite intellettuale minoritaria che se la suona e se la canta da sola. Il popolo può percepire l'inganno molto meglio di michele perché ha la coscienza non contaminata dalle quattro minchiate che ha studiato e da quel poco di successo che gli ha regalato la vita.

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  31. Concordo totalmente con "josef sezzinger4 settembre 2017 16:36" .
    Certamente chiunque abbia una impresa oggi sa che l'euro e' un vincolo che va rimosso nell'interersse degli italiani.
    E' la proposta di chi lo vuole rimuovere e come che attualmente non ha offerta condivisa , almeno cosi' mi pare .
    La scelta di un piccolo imprenditore (come la signora che va a Londra) e' se continuare a fare le sue cose in Italia o andarle a fare ricominciando da zero da qualche altra parte .
    La priorita' per l'imprenditore e' salvare il capitale e porre l'azienda a fare soldi.
    Se la proposta politica anti-euro e' tornare agli anni 75-85 sotto il profilo delle relazioni industriali e dell'uso della spesa pubblica a fini clientelari , allora si puo' comprendere perche' molti hanno dubbi .


    Solo per Michele: l'euro va tolto di mezzo perche' se hai bisogno di stampare denaro per fini nazionali (dal terremoto alla tua azienda ecc ecc ) non lo puoi fare. Non e' economia e' sicurezza nazionale.





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  32. Personalmente penso che non ci sia alcun bisogno di convincere i Micheli e le Michele. I Micheli e le Michele non hanno un problema di comprensione, ma di volontà. Volevano un paese in cui non si può fare altro che licenziare o schiavizzare e lo hanno ottenuto.

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  33. Io dissento in parte da Charlie Brown su un punto in particolare. Io ho incontrato il Prof quando già avevo dei dubbi. Avevo incrociato prima Monti che ho salutato con entusiasmo (salvo poi pentirmene immediatamente dopo). Poi sono incocciata negli ortotteri ma il grillo parlante non era saggio come quello della favola: i miei dubbi rimanevano. Poi è stata la volta di Barnard e la MMT ma anche questa faceva a cazzotti con le nozioni di economia del biennio delle superiori e non spiegava comunque i miei dubbi. Quindi, se sono venuti a me, perché agli altri no? Perché rinnegare quello che la realtà ci mette davanti al muso, every (damn) given (sun)day?
    C'è un altro punticino: sono due gli esempi lampanti, i più sciocchi, i più semplici da capire: quello del barista produttiiiivoooo (bancone pieno di ottimi caffè che nessuno compera perché laggente non hanno spicci) e quello del panettiere (nel libro del prof).
    Ma gnente. L'euro è una religione.
    Io davvero non capisco. Non sono certo un genio io né sono mai riuscita a calcolare correttamente una derivata prima (tacci mia che odio la matematica). Quindi, perché io dubbiosa e il (percentuale a piacere)% degli italiani, invece no?

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  34. Dovrei essere stufo di leggere la verità, quella fattuale. Non riesco a smettere. Sono diventato un drogato. E sinceramente mi piace, ne voglio sempre di più. #Tossiconomics

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  35. Personalmente, io sono sempre stata convinta e resto convinta che sia fondamentale che il numero più alto possibile di persone capisca, anche quelli "come Michele" e tutti gli altri. Anche se finirà a casino, meglio un casino in cui più persone hanno capito che un casino in cui la maggioranza si dibatte come una mosca cieca, danneggiando sé e gli altri. Tutto quello che può aiutare anche una sola persona in più a capire, mi va bene, benissimo quindi anche la contronarrativa di Charlie Brown (anche per me è più calzante la metafora della droga di quella del cemento per il credito privato, ma altre parti le ho trovate chiare e utili a capire). Che poi questo singolo Michele capisca o meno, non conta: mica c'è solo lui, mica si parla solo a lui. Si semina sempre e ogni seme, come è noto, cade su terreni diversi: dove gli uccelli lo beccano, dove la pioggia lo dilava, dove mette radici e fa frutto.
    Tra l'altro non sono mai stata particolarmente convinta del discorso "ormai chi deve capire ha capito", se non altro perché sono profondamente consapevole - per i miei noti limiti, ah ah - che si tratta di cose non solo opposte a quelle martellate dalla propaganda a tutti i livelli (amici che insegnano Economia in prestigiose università inclusi), ma anche oggettivamente difficili da capire - da cui l'enorme merito dell'operazione divulgativa e non solo fatta su questo blog - e ostiche ai più. Poi concordo anche io che è inutile insistere a morte con i testardi, i presuntuosi, gli indifferenti: però per tutta la rabbia e la solitudine che provi quando vedi che anche i tuoi migliori amici non ragionano, si rifiutano di ragionare, c'è anche la ricompensa di chi legge quei due o tre articoli che gli hai passato e ti scrive "cazzo, mi hai fatto cambiare idea" e si compra i libri del prof e si studia la faccenda e capisce. E succede anche questo. E perfino qualcuno mi ha ringraziato, dopo.
    D'altro canto, se non pensassi che l'operazione più importante in questo momento è quella culturale, non starei sveglia la notte a fare traduzioni di roba che sui giornali italiani non si legge, sarei pazza a farlo, se non fossi convinta che è fondamentale.

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    1. sono d'accordo. Magari Michele Michele è proprio di coccio, ma qualcun altro che la pensava come lui si fa qualche domanda.

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  36. "D'altra parte, considerate che è assolutamente utopistico pensare di poter contrastare in tempi rapidi decenni di propaganda di un sistema che si affretta a toglierci voce". Più che una verità un postulato.
    Vorrei solo aggiungere che in molti casi nemmeno servono decenni, basti pensare al grillismo, da oggi (?) ufficialmente euristi come confermato da Matteo di Maio, e a quanto sia stata pervicace la sua propaganda.
    Hanno dismesso in poche ore il concetto di onestah (la regola dei 2 mandati sarà la "rete" a decidere se mantenerla) e quell'antieuropeismo di cui si erano fatti fintamente portavoce (da Cernobbio: non vogliono uscire dall'€).
    Il grillino medio non si è neanche scomposto, avanti con gli stessi slogan come se nulla fosse successo, di nuovo...
    Questo ot solo per esprimere la mia sintonia con il pensiero del professore sull'impossibilità di convincere i micheli ma più in generale chi già troppo ideologicamente impregnato.
    Ritengo che chi abbia orecchie per intendere o ha già inteso o basta poco per per instillargli quel dubbio che poi apre, più o meno autonomamente, ad un percorso di rimozione delle ragnatele della propaganda, per gli altri - magari non tutti ma la stragrande maggioranza - forse non vale lo sforzo perché non c'è ricompensa, non si smuoveranno dalle "loro" idee.

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  37. Le resistenze a capire i perché bisogna uscire da l'euro hanno molto a che fare con agli argomenti che Erich Fromm analizza nel suo libro Paura della Libertà.
    In fondo l'atteggiamento delle nostre elite politiche ha molto a che fare con il rifiuto quasi totale delle responsabilità e dell'esercizio attivo e positivo del potere.Tramite vincolo esterno rinunciano a parte del potere decisionale non esercitando la propria sovranità. A sua volta facendo leva su questa parte della natura umana si può agevolmente produrre l'autorazzismo e si convince il popolo che , proprio perché esso è intrinsecamente incapace,è meglio che rinunci alla propria libertà e sovranità per diventare tramite vicoli esterni schiavo di qualcuno.Questo modo di vedere ha un profondo risuonatore interno alla natura umana, che spesso preferisce la tranquillità del lasciarsi andare piuttosto che prendere su di se la responsabilità e l'euforia della propria libertà interiore da esercitare per il bene proprio e di tutti.

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  38. Purtroppo non mi trovo nell'appello di CB. Mi piace il fatto sia positivo, e credo sia sicuramente una bravissima persona, ma credo l'Ingegner Corvo non sia stato solo infettato dalle fandonie del regime eurista, cosa anche scusabile visto il bombardamento mediatico, ma si sia anche appropriato di una caratteristica sgradevole che vedo sempre più esaltata dalla gestione della crisi.

    Per intenderci io vedo fortemente suggeriti atteggiamenti aggressivi e predatori tra simili come giusti e sani, e mi sembra molto pericoloso perchè a mio parere questo modo di vivere le relazioni tra simili ci porterà a rischi che permarranno anche dopo l'inevitabile fine dell'esperienza eurista.

    L'ingegner Corvo non è venuto per mettersi in discussione, non ha preparato argomenti, e non ha cercato un dialogo, ma si è posto semplicemente "contro" forte di quattro cazzate buttate in libertà per mostrare quanto forte, intelligente e preparato sia, senza la decenza che un qualsiasi nuovo arrivato dovrebbe avere, in una comunità, almeno di vedere su che basi si sia sviluppato il discorso fino ad ora, senza quindi sapere come quei quattro concetti in croce spiattellati li nei post con quel pizzico di enfasi moralista (che va tanto di moda) siano stati più volte già discussi e asfaltati.

    Di fatto l'ingegner Corvo è persino indietro confronto al mainstream che almeno ormai che l'Eurozona così come è non è funzionale l'ha capito. Che venga proposta più Europa non è una soluzione, ma viene data come soluzione ad un problema che anche i pro Euro non mi pare nascondano più nemmeno quando spuntano in prima serata.

    Insomma viste le basi, io credo che l'ingegner Corvo non possa capire, perchè non vuole capire. Come convinci qualcuno che nemmeno si concede il beneficio del dubbio?

    Io credo che se un giorno l'Ingegner Corvo potrà capire ed informarsi criticamente, sarà il giorno in cui l'Euro avrà "spinto" abbastanza a fondo da farsi sentire. In quel momento forse almeno la pazienza di non riassumere le sofferenze altrui in quattro miseri concetti ci sarà.

    A me l'ingegner Corvo non stà così antipatico, in fondo mi fa tenerezza, un po' come gli agnellini verso pasqua, ma non ho tutta questa fiducia sul fatto che sia possibile nemmeno avere un dialogo fruttifero con persone di questo genere.

    Mi scuso se qui e la posso essere stato pesante, ma seppur sia carino e coccoloso ormai il cinismo è alle stelle.

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  39. Per quanto mi sembri inutile, e per quanto questa convinzione di inutilità mi abbia finora dissuaso dal tentare di controbattere in qualche modo alle inconsapevoli boutade del nostro originale dispensatore di consulenze militari travestite da diagnosi economiche (o viceversa, non saprei bene), allo scopo di contrastare l’affiorante spirito di rassegnazione provo a cimentarmi nell’impari sfida.
    Dunque: a me pare che quello che, nonostante si mostrino convinti del contrario, gli impettiti e scalpitanti Micheli di tutto il mondo non riescono proprio a metabolizzare fino in fondo è che se davvero, come la narrazione ufficiale dei cantori della libera concorrenza non smette mai di ripetere, la ragion d'essere ultima della competizione in campo economico è non il definitivo e solipsistico trionfo finale del ‘più adatto’, bensì lo sviluppo e l'affinamento continuo, ai fini di un benessere collettivo progressivamente sempre più ampio, delle abilità positive incidentalmente necessarie a sostenere la competizione stessa (convergenti nel cruciale concetto di produttività), mettere al tappeto l'avversario per poi incatenarlo e ridurlo ai lavori forzati sine die comporta, banalmente ma ineluttabilmente, l'annullamento di ogni possibilità di ulteriore competizione e, con essa, prosecuzione della dialettica evolutiva alla base dello sviluppo di quelle abilità ‘socialmente utili’.
    Allora bisogna fare pace col cervello: se francamente si ritiene che lo scopo ultimo della competizione, anche nei rapporti tra comunità nazionali, sia quello di cui sopra, bisogna riconoscerlo apertamente, e applicare senza falsi infingimenti e fino in fondo le tre regole auree di ogni competizione stile ‘mors tua vitaccia mea’: 1) armiamoci e partite; 2) chi mena per primo mena due volte; 2) ogni colpo basso è consentito, compresi quelli che nulla hanno a che fare con l’affinamento di “abilità finalizzate al benessere collettivo” (ovvero, per la gioia dei diversamente compagni: avanti tutta con mercantilismo e dumping salariale, e in culo produttività, crescita ed equità).
    Dal che discende che se, causa applicazione timida e tardiva delle regole di cui sopra (magari perché ci era stato PRODItoriamente fatto credere che quella che avremmo affrontato era una scazzottatella di allenamento tra amici-rivali tanto per migliorare agilità e muscolatura - e all’uopo c’eravamo pure legati i piedi da soli!), a un certo punto ci si trova stesi a terra con le ossa rotte, bisogna starci e basta: lo scopo del ‘gioco’ era vincere a qualsiasi costo, e hanno vinto loro. Ed è del tutto puerile pensare di proseguire da terra e coi piedi legati una partita che: a) non è mai esistita nei termini in cui la concepivamo noi; b) in quei termini è già ampiamente e irrimediabilmente persa; c) dato il livello di sportività dell’avversario, non contempla e non contemplerà mai alcuna chance di rivincita.
    Quindi sì caro Michele, hai perfettamente ragione: si trattava di andare in guerra, una guerra in cui il ‘rigenerante’ sacrificio preventivo di decenni di conquiste di civiltà e democrazia sostanziale erano l’unica possibile arma ‘vincente’, e in cui dunque la stragrande maggioranza di noi non aveva in ogni caso nulla da vincere se non la sadica ed ebete soddisfazione di vedere, dall’altra parte della barricata, i suoi consimili ridotti coi vestiti un po’ più stracciati dei propri e col cappello in mano a elemosinare la clemenza dei veri vincitori: i nostri e i loro mandanti, insieme ai loro viscidi tirapiedi.

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  40. io sono molto meno fiducioso di Charlie Brown: (i) nella possibilità di una risoluzione "politica" e in particolare "democratica" del problema

    Ovvero? La guerra professore? Questa frase mi spaventa non poco, anche perché gli ultimi anni ci ha sempre preso anche per argomenti non di economia...

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  41. Gentile professore,
    anche io sono un ingegnere e rimango basito dalle affermazioni di @michele Corvo, le spiego perchè se posso.
    Un ingegnere guarda sia i numeri ma anche i GRAFICI, confronta i dati trova l'OTTIMO in ogni cosa che gli viene chiesta di operare.
    Ora basta vedere alcuni grafici per comprendere che quello che dice sta succedendo, oppure, basterebbe chiedere ai suoi giovani "equivalenti" (tipo me) come stanno messi.
    La prego evitando un pietismo che non ha senso, vorrei dire al buon michele che:
    Ho 32 anni ho 2 anni di esperienza nel settore oil and gas, parlo fluentemente l'inglese e me la cavo col francese abbastanza bene ed inoltre ho lavorato per aziende del calibro di Halliburton.
    Ho fatto un master da 10 mila euro con la speranza di ritornare a lavorare (l'ho fatto per Bonatti Spa che tanto amo) ma niente, sono circa 2 anni e 5 mesi senza lavoro, vivo con mamma e papà e dopo aver fatto anche un anno nel fantastico Canada con un Working-Holiday (un anno poi se non ti sponsorizzano vai a casa), mi muoverò verso Milano con la speranza di trovare "qualsiasi cosa" mi permetta di avere quella dignità che avevo quando lavoravo.
    Vede professore, dica a Charlie Brown che queste persone se sono di mentalità "austiaca", si fa prima a far passare un cammello per la cruna di un ago piuttosto che fargli capire che lui è in errore. Loro sono una setta, venerano il Dio mercato e vedono lo stato come il demonio che va è fatto da persone corrrrrrrrrrrottttte, che tassssssssssssa tanto, che il Welfare deve essere "volontario" (come se la natura umana fosse altruista di base).
    Questi soggetti, caro professore, sono dei "culisti caldi" gente che è stata tirata su a pane e politiche Keynesiane con la liretta tanto brutta e che sono entrati nel mercato del lavoro quando un mercato del lavoro c'era senza dover scomodare l'amico, il cugino, il parente o fare un master da 10 mila euro (che non è nemmeno quello della Bocconi o della LUISS perchè per quelli avrei dovuto svendere un rene).
    Questa gente si sente "immune" dalla situazione attuale manco fossero bagnati da chissà quale panacea magica, spesso sono manager di multinazionali e la pensano secondo "che me ne frega a me io tanto c'ho il Diesel"
    https://www.youtube.com/watch?v=DRkmb8jcCDk
    Io infondo sono "fortunato" perchè un pò di Cv ce l'ho, ci sono molti miei amici meno fortunati di me che non hanno nemmeno quello.
    Certo qualcuno direbbe di andare in Germania dove cercano gli ingegneri senza tenere conto che
    1) Le aziende tedesche cercano candidati laureati prima in Germania (vuoi mettere una Federico II al confronto con la università a Berlino?)
    2) L'inglese non basta, vogliono che si sappia parlare (giustamente) un tedesco di livello almeno B2/C1 altrimenti non la tengono nemmeno in considerazione
    3)Hanno un sistema scolastico diverso dal nostro, chi esce dalle università tedesche ha comunque una determinata manualità nel fare determinate cose che mancano nelle nostre Università
    4)Sono stato in Canada e se tanto mi da tanto la mansione che può ambire un italiano se non ha un pò di fortuna è fare il ristoratore (per tutta la vita).

    Caro professore io penso che queste persone siano in realtà nostri nemici,molti danno la colpa a questo o a quello oppure all'Europa, ma è a causa loro se moriremo strangolati.

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    1. Pietro. Enel cerca personale per il Cile (anche Italia). Dia un'occhiata sul sito gruppo Enel che rimanda a LinkedIn jobs filtrato. La aspetto in Cile pe na pizzata ...

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  42. Credo che tutto ruoti intorno al “comprendere”.
    Vi propongo (o ripropongo) questo post de Il Pedante.
    http://ilpedante.org/post/iii-dittatura-degli-intelligenti-i-sofocrati-di-saigon

    Elsa Morante diceva che le due vere parole d’amore non sono “ti amo”, ma “hai mangiato?”. Anche Woody Allen ha giocato su questo regalandoci una piccola verità: “dopo una certa età le due parole più belle non sono “ti amo”, ma “è benigno””.

    Sull’autobus ascoltavo due vecchiette:
    la prima – e poi, quest’euro ci ha rovinato
    la seconda – non me lo dire, prima andavo al mercato con diecimila lire e ci facevo la spesa, oggi con dieci euro non ce la faccio.

    Alla fin fine, in questa situazione, credo che le due parole che contano siano “come stai?”
    Le due vecchiette hanno capito, perché tutti hanno gli strumenti per farlo, e perché il “come stai” non dipende solo dal portafogli. È questione di coscienza, non intesa soltanto come senso morale verso gli altri, ma come percezione interiore di sé.

    Anche io credo che Michele sia giovane, perché “il potere” prima ancora di distruggere lo Stato Sociale, ha lavorato a logorare il nostro senso interiore della socialità. A lui, e a quelli come lui, bisognerebbe chiedere “come stai?”, ma impedendogli di fornirci la risposta, poiché questa sarà sempre condizionata dal fatto di dare o no soddisfazione al proprio interlocutore. Lui lo sa, dentro, come sta. E non credo ci sia altro.

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  43. A difesa degli ingegggneri,di cui mi vergogno e onoro di far parte, io penso che qualcosa l'ho capita! Ho capito che se io uso la strategia di buttarla sul tecnico quando non voglio far capire ai miei interlocutori che sto sparando cazzate per nascondere le magagne (credetemi sono abbastanza bravo in questo), allo stesso modo sono sicuro che il 95% di quelli che sento in TV parlare di Euro ed Europa fanno la stessa cosa (Marattin non me ne voglia). Per cui mi fido del prof. Bagnai perché mi spiega le cose terra terra, come il bambino imboccato dall'aeroplanino. Continui così prof.

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  44. Molti oggi parlano o continuano a parlare, loro malgrado, di opportunità o meno dell'euro.
    In tv sono costretti a difendere l'euro ogni santo giorno.
    Nonostante i mezzi a dir poco soverchianti a disposizione del mainstrean.
    Se non è un successo comunicativo questo io non so cosa lo sia.
    Inoltre dall'esperienza di questo blog sono partite molte inziative di comunicazione valide (o hanno cambiato linea editoriale per utilizzare un termine caro all'autore), altre forse meno, altre ancora sono state valorizzate come individualità, penso a certe autentiche twitstar, o come hub informativi, penso a realtà come Vocidallestero, ma quel che conta è che la base, anzi lebbasi, sono qui e da qui è partito tutto o almeno molto.
    Lebbasi dell'economia e della cultura non come sfoggio fine a se stesso ma come strumento di lotta politica, a partire dall'esercizio della buona scrittura, magari divertendo il lettore.
    Per me avido lettore tutto questo è stato molto interessante (a volte fin troppo), mi ha divertito,arricchito e reso famelico di informazioni al di sotto della superficie stereotipata.
    Più efficace di così un blog di economia credo non possa essere.
    Chi vuole fare di più, qualsiasi cosa significhi, ci provi liberamente aggiungendosi agli altri.
    Io la penso così, se siete bravi fatevi sotto, anzi mettetevi in coda,
    la crisi continua e la domanda di informazione è in aumento, viste le prestazioni della stampa ufficiale in caduta libera.
    L'importante è citare le fonti (e non sopravvalutarsi) ;-)
    Un caro saluto a tutti.

    Paolo

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  45. Qui noto una contraddizione:
    "Furono raccontate ai popoli balle speculari: agli italiani che l'euro li avrebbe resi tedeschi (con ponti di prima qualità)..."
    ED INFATTI, EX POST MA ANCHE EX ANTE, ERA E SI È RIVELATA UNA BALLA COLOSSALE.
    "...ed ai tedeschi che dovevano investire (sotto forma di sacrifici salariali) in un euro che avrebbe garantito lucrosi e sicuri sbocchi commerciali alle loro aziende (produttrici di ponti)."
    QUEST'ULTIMA NON ERA E NON SI È RIVELATA UNA BALLA MA LA PURA VERITÀ.
    Se mai i politici tedeschi hanno raccontato balle ai loro cittadini (e sicuramente ne avranno raccontate...) queste hanno più a che fare con il frame degli italiani popolo di lavativi che non hanno fatto abbastanza per diventare "più tedeschi" (Bagnai docet).
    Non mi risulta, ma posso sbagliarmi, che all'epoca i politici tedeschi avessero promesso espansione interna (il "ponte trainante" di CB), mentre hanno fatto effettivamente deflazione salariale (detto fatto).
    Ps: Non credo che Michele possa essere un importatore, dopo la cura Monti si sarebbe accorto, sulla sua pelle, di un certo raffrescamento... Ma il mondo è bello perché vario e tutto può essere.

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  46. Gentile professore, ho motivo di comprendere che la condotta di un ingegnUere turbi la Vostra serenità e per questo mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione una concettualizzazione categoriale che maturai ormai molti anni fa...
    ...Ora che ci penso potrebbe trattarsi di circa 20 anni fa e ciò denota mie colpe dato che per tanti anni ho indugiato in così tante cose da farmi perdere - in buona misura - la concezione del tempo.
    Ordunque ora ho 45 anni e desidero rappresentarvi che una ventina di anni fa, da giovane studente universitario, teorizzai una definizione categoriale - antropologica (chissà!) o comunque sistemica - degli ingegnUeri: l'ingegnUere è "il manovale delle scienze altrui".
    Infatti notai che l'ingegnUere è colui che apprende le scienze da chi non è ingegnUere bensì è scienziato delle specifiche discipline: difatti apprende la matematica da un matematico (e non da un ingegnUere), la fisica da un fisico (e non da un ingegnUere), la chimica da un chimico (e non da un ingegnUere) e via dicendo...
    ...Invece uno studente in giurisprudenza apprende le scienze giuridiche (per lo più) da chi è qualificato scientificamente in giurisprudenza, uno studente in economia apprende le scienze economiche (per lo più) da chi è qualificato scientificamente in economia, parimenti per un aspirante medico o storico e via discorrendo.
    Pertanto - conclusi, ed invito Voi a concludere - l'ingegnUere non è altro che un operaio molto specializzato: sicuramente un tecnico sopraffino, ma non altro che un esecutore di dottrine altrove indagate ed acclarate.
    Perciò bisogna assumere la serena consapevolezza, onde evitare di "farsi il sangue amaro", di ciò col quale sia ha eventualmente a che fare: un manovale delle scienze altrui.
    P.S.: Non me ne vogliano i valenti ingegneri (senza U: omaggio a una macchietta TV di un po' di anni fa): le mie esperienze mi hanno consentito di conoscere brillanti e ingegnosi ingegneri, talvolta, ma - ahimè! - son state eccezioni.

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    1. Sebbene talvolta possano assumere atteggiamenti estremamente arroganti, sarei cauto nell’esprimere un parere così drastico su un’intera categoria, verso la quale tra l’altro ho sempre provato un certo timore reverenziale. L’ingegneria è una scienza applicata che gode di innegabile dignità ed autonoma da un punto di vista accademico, anche è fondata su concetti avanzati di scienze pure, come la matematica e la fisica. E’ vero comunque che molti ingegneri abusano del loro titolo, che ha un’importanza estrema nell’odierno sistema economico, per pretendere di poter parlare autorevolmente di ogni argomento, ma in fondo è un difetto che accomuna un po' tutti noi: se non avessimo una vaga opinione su campi che non appartengono alla nostra educazione formale, saremmo molto meno autonomi nelle scelte quotidiane.

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  47. Concordo parzialmente con CB. È necessario dialogare, non tanto con Michele quanto con i tanti Micheli riluttanti, persone che, per quieto vivere o per pressione sociale, poco convinte, portano avanti le istanze, da cui vengono bombardati costantemente in ogni luogo.
    Chiaramente, e il sistema che definisce dizionario e grammatica. Non ci si può esimere dalla sfida di portare alle persone il messaggio tradotto nella lingua del potere; in nessun altro modo sarebbe possibile raggiungere tanti auditori, né lì si potrebbe convincere, in modo da creare massa critica. C'è bisogno di un Eugenio Garcia, qualcuno in grado di padroneggiare la lingua del potere e capace di tradurre in quella lingua il messaggio, diffondendola in modo efficace, così da raggiungere più persone recettive possibili.

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  48. Oggi su Comedonchisciotte ho visto una intervista a Fabio Conditi, quello di Moneta Positiva. A me sembra che dica cose sensate. Come mai si perde il tempo a commentare gente assurda come Michele e non si risponde invece a Conditi? So che perdo il tempo a fare certe domande qui, peró forse qualcuno si impietosise e mi risponde. Ad ogni modo perché non dare un'occhiata a Comedonchisciotte?

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    1. Perché non ne vale la pena, perché non me ne frega niente di convincerti, e non me ne frega niente perché reputo inutile chi viene qui a fare pubblicità a un progetto inutile. Ci siamo? Ma tranquilla: un paio di centinaia di click li hai rimediati. Io vorrei sapere quando vi metterete in testa che facendo pubblicità a voi in realtà la fate a me, perché chi va a laggere la roba altrui poi torna qui inorridito! Tu non vedi la differenza? Problema tuo. Io applico la prima legge della termodidattica e ti saluto con affetto.

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  49. Se anche il lavoro di Alberto e di chi chiunque altro si sforza nella diffusione della verita' risultasse in un solo Michele "convertito" al giorno, non passera' invano.
    Un lavoro che se non facciamo noi fara' ugualmente il tempo, dove le menzogne e le apparentemente comode illusioni a tempo debito vengono sempre demolite.
    Il paradigma dovra' cambiare con o senza di noi, piu' che al risveglio immediato dei Micheli, per quanto nobile scopo, che verranno comumque smentiti dalle conseguenze del loro pensare (Infatti Micheli in giro ne senti gia' molto meno di pochi anni fa e meno rumorosi), mi va di ricordare che questo e' anche uno spazio dove si prepara il parto del nuovo, e cio' che conta e' avere ostetriche del calibro di Bagnai. Una volta crollato l'edificio delle menzogne la verita' rimettera' ognuno al posto che gli compete. E scommetto che qui avremo gia' pensato tutti quale posto competerebbe a Bagnai in una Repubblica finalmente libera e sovrana.

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  50. Inserisco il commento qui, anche se il post ormai e' un po' datato perche' mi sembra comunque il posto migliore.
    Se il professore vorra' dargli maggior rilevanza,lo fara'.

    Piu' sopra si discuteva di quale cifra comunicativa possa convincere chi ancora e' legato al "Frame", come direbbe LBC. Vivendo nel Regno Unito e frequentando Britannici ed Americani a tempo pieno, non ho mai percepito quell'elemento basilare del frame che e' l'autorazzismo. Se ne vedono elementi qua e la', ma rimane sempre in secondo piano. Nella comunicazione di massa i miti fondativi moderni dei due paesi vengono continuamente presentati e ripresentati.Qui in nel Regno Unito non passa anno in cui non esca un'opera, "fiction" o documentaristica, di alto livello e di grande diffusione sulla Battaglia d'Inghilterra o su quel periodo della Seconda Guerra Mondiale in cui la Gran Bretagna rimase sola a combattere la Germania. A novembre, i papaveri rossi a ricordo dei caduti compaiono ad ogni occhiello, dai bambini agli anziani. Non ho bisogno poi di spiegare l'immagine che gli Stati Uniti traspongono nella produzione cinematografica e televisiva.

    Io credo che sia questo l'elemento mancante nella narrazione italiana. Ad un certo punto, negli anni 70 e 80, la rappresentazione dei miti fondanti del nostro paese e' quasi sparita. Difficile credere che sia per caso. Arrivano invece opere che chiaramente puntano ad una revisione in chiave minore, se non apertamente critica, degli stessi miti.
    E si' che di cose di cui andare fieri ne avremmo.

    Il professore ha tentato di coinvolgere degli artisti nel progetto e, in questa linea, mi chiedo se la categoria piu' influente non possa essere quella degli artisti cinematografici e televisivi. Sono cosciente che la categoria in Italia e' probabilmente organica al frame, ma mi chiedo e vi chiedo: cosa potrebbe fare James Cameron con la biografia di Garibaldi? Come rappresenterebbe, Spielberg, la storia degli Alpini in Russia? Come narrerebbe Cristopher Nolan l'epopea da Caporetto a Vittorio Veneto? Le imprese di Nobile, di Balbo o del K2, non sono forse materiale da kolossal? Per non parlare di personaggi oggi quasi dimenticati come Bottego o Toselli (mentre di Baratieri parlano i libri di scuola... ). Io non so come far accadere tutto cio', ma mi farebbe piacere se qualche lettore del blog volesse esprimere il suo pensiero.

    Con viva cordialita'

    Roberto Seven

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