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venerdì 1 settembre 2017

Ars longa, vita brevis

Oggi ho imparato come si dice tarassaco in inglese: dandelion. Insomma, la pissenlit, negli USA, è un Löwenzahn. Me l'ha detto un tedesco che insegna a New York. Ho imparato anche qualcosa sui dialetti tedeschi, e su quelli francesi, soprattutto sulla frontiera linguistica, ma non voglio annoiarvi. Qualcosa sapevo anch'io. Per esempio, a Fribourg non si dice "je t'attends", ma "j'attends sur toi". Chi non sa perché... è un europeista! Poi mi hanno chiesto di parlare dell'euro... e ho risposto: "Ma vi rendete conto? Con così tante lingue, una sola moneta! Come può funzionare?"

E abbiamo ricominciato a parlare di nomi: un red mullet è un rouget barbet (Mullus barbatus), e una Squilla mantis? Bè, quella non sapevano come si chiamasse a casa loro, perché a casa loro... non c'è!

Non è bello poter viaggiare per il mondo, e trovare cose delle quali ignori il nome?

E poi si muore.

Io, per stasera, mi accontento di dormire...



(...er Palla ha passato l'esame di matematica. La sua linea politica era: "Ma che me ne frega di stare attento in classe! Tanto poi vado da babbo che mi spiega le cose in un modo che si capisce!" In effetti, ho il vantaggio di non essere un matematico. Così, l'hanno stangato - per come se ne batteva la ciolla - e agosto è passato derivando. Dopo l'esame, a base di x/(x^2-16) e minchiatine similari, gli faccio: "Allora vedi che studiare serve?" E lui: "Sì". E Uga: "Strano...". E io: "Come!?" E lei: "Strano che l'abbia detto. Comunque, sono contenta che la pensi così...". E pure io. L'esperienza è la madre di ogni scienza...)











31 commenti:

  1. Professore, se come penso è la Fribourg svizzera, lì c'hanno ancora "er Franco"...

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    1. Ma veramente? Sai che in dieci anni che ci ho sprecato non me ne ero mai accorto (l'amore...), un po' come tu non ti sei accorto che la frontiera linguistica fra francofonia e lingue germaniche attraversa in vario modo almeno tre paesi... Sei innamorato anche tu?

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    2. No prof, anticipavo obiezioni del tipo: "eeehhh, ma in Svizzera c'hanno er Franco e ben quattro lingueeee".
      Poi però dall'euro si sono discretamente sganciati con un blitz di San Silvestro...
      P.S.: le frontiere linguistiche al confine tra i cantoni Vaud, Friburgo e Berna e Jura sono vera poesia! Ma Val d'aosta e Piemonte riservano sorprese...
      Torno serio e colgo l'occasione per ringraziarla per la sua opera di divulgazione

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  2. La perspicacia di Uga è un mito. A qualsiasi latitudine europea.

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    1. Ha un modo di parlare che non capisci mai se ti sta prendendo in giro. Alla redenzione der Palla ci credo poco: chissà che altra scusa si inventerà per passare due ore al giorno con me...

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  3. Se alla figliola piace ancora pattinare tra un paio di settimane iniziano le iscrizioni ai corsi di pattinaggio sul ghiaccio a Roma.

    Oltre all'impianto storico di Mentana ce ne è uno a via Grotta di Gregna vicino metro B fermata S. Maria del Soccorso.

    Forse quest'anno apriranno altri nuovi impianti ma si saprà solo alla fine del mese.

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    1. Il secondo è a una ventina di minuti da casa, forse si potrebbe fare, ma il problema è che Uga non dà problemi perché studia, e aggiungere molte altre cose non è possibile. Dovrebbe muoversi di più, in effetti... Ho figli pigri!

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  4. Sì, viaggiare per il mondo e scoprire paesi diversi, ascoltare strane lingue, vedere posti nuovi e conoscere abitudini differenti è una piacere unico... se è per quello io sento anche la nostalgia dei controlli alle frontiere, quando dovevi esibire un passaporto e in molti casi ti vedevi aggiungere un timbro a quelli delle altre nazioni in cui eri stato in precedenza. Oggi viaggiare in Europa ti da gli stessi brividi dell'andare dal salumaio sotto casa... ops, non c'è più il salumaio sotto caso. quello l'ha "ucciso" la globalizzazione :(
    La cosa che più mi da i nervi è visitare le capitali straniere e vedere i centri storici ridotti a fotocopie, con le strade su cui sono allineati le stesse identiche catene di negozi... forse (nonostante che io lavori con la tecnologia) sono un dinosauro ma viva le differenze, viva le specificità nazionali: sono queste a fare di noi quello che siamo e ad arricchirci (in senso culturale).

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    1. Questi centri commerciali tutti uguali fra loro e tutti diversi da noi (europei), per cui fra Porta di Roma e St. Séver l'unica cosa che cambia è il linguaggio sulle etichette (fra un secolo neanche quello)... E tutto questo perché? Per rassicurare quei mentecatti psicologicamente deboli che ci rimproverano di non accettare "la sfida della globalizzazione"! Quando a Corso Umberto trovi gli stessi negozi che a rue du Gros-Horloge ti fai qualche domanda su come stiamo riorganizzando la nostra esistenza. Stiamo, cioè stanno: quelli che vogliono la filiera corta con la moneta forte...

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    2. I LIDL ad esempio sono uguali, anche nella disposizione interna, da Dresda a Capo St Vincente.

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    3. Che palle Fribourg! Vi dissi no ad un dottorato, e scoprire che ci si parla tedesco in francese non fa che confermare la bontà della scelta. Vuoi mettere la bella vita sul Lemano?
      Qui ci sono gli stessi negozi del cazzo, un po' meno che altrove, ma si dice septante, huitante, nonante. Voci dicono sia francese del '700, e che il passaggio all'incomprensibile confusione tra base 10 e base 60 sia posteriore. Non so se sia vero ma apprezzo la coerenza Vaudoise (e pure lo stipendio, finché dura).
      Pensando all'estremo nord-est italiano da cui provengo, mi viene il sospetto che l'attaccarsi alla variabilità linguistica mentre una ben più macroscopica variabilità economica/culturale/sociale/storica viene suicidata non sia interamente spontaneo. Da noi è leuropa che paga il revival tradizional-paccottiglia. Tutte le (con)federazioni sono paese?

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    4. Capisco cosa intendi e concordo pienamente.
      Da diversi anni trascorro le ferie in Croazia su una piccola barca a vela, attraversando l'Adriatico, e non saprei rinunciare a quel misto di riverenza e rispetto che si prova quando ci si avvicina, via mare, ad una nazione straniera, per giunta non Schengen.
      Issare sulla crocetta di dritta la bandiera di cortesia quando si avvista la costa, ormeggiare al molo della dogana e indossare una polo pulita, dopo dodici ore di navigazione, per presentarsi alla Policja in ordine. Entrare con sorriso riverente e salutare:"Dober dan". Solitamente, di fronte ad un saluto nella loro lingua, anche il più scorbutico degli ufficiali croati (non rinomati per cortesia e pazienza) tende a cambiare espressione del volto. E tutto va liscio.
      Molti miei connazionali amanti del diporto vorrebbero che la Croazia entrasse in Schengen solo per eliminare tutto ciò. In pratica vorrebbero entrare in casa d'altri e goderne delle splendide bellezze naturali senza nemmeno bussare. E questo la dice lunga sulla considerazione che hanno molti italiani della sovranità nazionale.

      I Croati l'esigere il rispetto per la loro terra se lo sono guadagnato, a caro prezzo, di recente; noi qualche decennio fà. Che sia sempre e solo una questione di tempo?

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    5. ma non c'è nemmeno bisogno di andare in giro per il mondo per accorgersene. guarda i corsi principali delle nostre città, grandi e piccole: teztenis, yamhamay, tod's, footloocker, grom, zara, feltrinelli, mc donald's, carpisa... tutti gli stessi negozi, per cui ti chiedi: "sono a catania o a milano?". Senti la gente che ti racconta: "ho trovato una casa in affitto tanto carina", e poi scopri che ci sono dentro sempre gli stessi mobili dell'ikea.
      E' un po' il concetto del "sempre connesso", un tempo andavo in vacanza o facevo un viaggio per "staccare la connessione", oggi vado fuori... per stare comunque a casa mia. E allora?
      E allora comincio a pensare che conviene fare come Saba, almeno non alimenti questa follia...

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    6. @Carlo Poltronieri (e @tutti voi Goofynomici)
      sono vivamente colpito.
      Sono stato in Croazia, anzi in Dalmazia, 2 anni fa (senz'accénto branaccademicamiente :* ), barca a vela. Scortesia generale, fastidio nemmen troppo velato nei confronti di noi italiani. Solo gli anziani, anzi i molto anziani, non mostravano ostilità. Vedere il Palazzo di Diocleziano a Spalato, trasformato in un suk orribile fuori e in un coacervo di baretti dentro, dove ogni centimetro quadro della superficie era ed è segnato da cuscini segnaposto (a pagamento) dei baretti stessi, non mi sembra indice di chissà quale fierezza se posso scriverlo.
      Vero è che si racconta che in anni lontani all'apparire di una vela i pescatori delle Incoronate venissero incontro per accogliere, ma sono cose ormai distanti nel tempo, la musica ora è diversa e il prezzo unitario del gavitello non conosce ribassi e chi ti viene incontro oggi lo fa solo per prendere le misure e calcolare il dovuto. In fretta viene e in fretta se ne va. Niente di grave, per carità, da turista è difficile cogliere in profondità il senso di una comunità, ma la Croazia non mi sembra questo luogo incantato. Lasciati gli amici io e mia moglie siamo stati anche nell'interno con atteggiamenti più comprensivi da parte dei Croati, meno "sbrigativi" (sono nettamente più poveri, vedono meno gente dei loro privilegiati fratelli di costa e ci tengono a sottolinearlo).
      La sensazione finale al termine del viaggio fu di un popolo abbastanza duro, che stonava, appunto, con la meraviglia dei luoghi, innegabile.
      Di certo la mia veloce ed unica visita nei luoghi mi condiziona e rende superficiale ma le sensazioni, a pelle, quelle erano.

      Un caro saluto.

      PS
      nel 2011, qualche mese prima che nascesse questo blog, ero in Grecia, quella continentale, su al nord. Ecco, lì mi son sentito a casa, con amici. Un popolo eccezionale, e mi dispiaceva vederlo in quelle condizioni. Non potrò mai perdonare.

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    7. Sono di Ancona e noi coi zaratini non c' abbiamo mai trattato bene sono boriosi come i tedeschi .Preferisco non attraversare il mare e lasciare i miei per ora euro ,pochi a causa della deflazione salariale da essi indotta,ai miei corregionali:Sirolo è più vicina ,è altrettanto bella e c' è gente migliore

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    8. @Gilberto
      Massí. Li ho visti, osservare é mestiere mio. Tedeschi arroganti e hrvatzici a loro azzerbinati. Hanno mare bello, storia velica di prim'ordine (Serenissima?) ma c'é altro, e da noi ce n'é assaje. ;)

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    9. Come si dice, noi Adriatici fratelli coltelli. (Un Pesarese adottato da Urbino e finito poi nella Capitale)

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  5. Mezzo OffTopic:
    A Venezia, finché 10mila lire si diceva si poteva anche dire "diese franchi"
    Oppure: "non ho un soldo in tasca" -> "nò gò un franco in scarsea".
    Insomma.... ho sempre avuto moneta straniera :)
    W31isl

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  6. Darò una lecture all'Università di Friburgo a febbraio. In inglese.

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    1. Ahia, proprio nel covo degli ordoliberali! Sarà meglio che ti faccia accompagnare da Chuck Norris.

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    2. Non c'è da preoccuparsi: sono sopravvissuto a una cubomedusa!

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  7. Grazie al blog er palla e Uga potranno tra 20 anni ricostruire l'esatta evoluzione dei rapporti familiari; è un privilegio concesso a pochi.

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  8. La diversità delle lingue antiche e moderne e il loro studio è uno dei pochi motivi per cui vale la pena vivere. L'inglese globale invece fa vomitare.

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  9. Giudizio finale
    Er Palla dimostra di non essere inquinato da quella melassa masochista, figlia di diaboliche idee protestanti, che ci vorrebbero tutti pronti alle "sfide di domani", qualunque cosa significhi.

    Er Palla risponde con un sonoro "e 'sti cazzi?" alla suddetta melassa, " c'ho il babbo che mi spiega in una settimana il programma di un anno". Ed il resto è vita (figa, i suppose).

    Voto 10
    Er Palla è terrone. Terronia regna!

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  10. Qualcuno ha detto che bisogna studiare, perchè solo studiando si capisce che studiare non serve a nulla. Er Palla ancora non l'ha capito.

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  11. Qui Torino, una sorta di minilaboratorio della globalizzazione, integrazione, emigrazione... che andrebbe forse studiato, almeno un pochino.
    Tassista torinese DOC mi spiega che la gioventù non conosce più il dialetto perché arrivando, con la emigrazione, nelle classi scolastiche bambini dalla calabria o dall'abruzzo o dal veneto... la lingua ponte diventava per forza di cose l'italiano (poi dovremmo aprire una discussione su "l'italiano", ma lasciamo stare).
    Diversi gli effetti di questa perdita "identitaria" dovuta a "integrazione" rilevati nel corso di questi tre anni e mezzo di mia permanenza sabauda, vissuti per la maggior parte del tempo tra gli studenti di liceo.
    Il peggior colpo al cuore, per me che amo i dialetti, solo due giorni fa: ragazzo nato, cresciuto e pasciuto nel capoluogo piemontese, non sapeva cosa volesse dire "cerea", dice che non lo aveva mai sentito. Date comunque le attenuanti generiche, mi par cosa ancor più grave di quella della sua compagna di classe (nata, pasciuta e cresc...) che non conosceva "il bicèrin", glielo ha dovuto spiegare il terrone qui presente.
    ovviamente, tutti questi giovani smozzicano l'inglese; ovviamente, essendo convinti di parlarlo.
    ridere o piangere, lascio libera scelta. Io preferisco la risata.

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  12. "Squilla mantis? Bè, quella non sapevano come si chiamasse a casa loro, perché a casa loro... non c'è!". Non ce l'hanno, e anche se l'avranno (mutamento climatico)non l'ammetteranno mai, perché per loro le cicale per antonomasia siamo noi.

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  13. Studio del CER che dimostra QED ciò che un finto tonto Unknown, sicuramente desinistra, ingenuamente non comprende, nonostante la letteratura sull' argomento sia abbastanza corposa e anche sul blog.

    Certo, uno così non meriterebbe interesse, ma qui siamo sempre pronti ad essere pazienti ed a spiegare ciò che questi Unknown non capiranno mai, se dopo tanti anni ancora non l' hanno fatto.

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  14. Piccole imprese di proprietà familiare disseminate in un paese stretto e lungo con in mezzo l'appennino, concentrate maggiormente al NORD per problemi di AVO comunque tamponati da trasferimenti interni, città vive e bellissime e senza eguali al mondo in cui convivono tre generazioni di lavoratori e in cui la domenica si sta tutti insieme a tavola. Tutto fondato sulla propria moneta. E sì che la misura dell'amore è nella perdita. Grazie mille professore hai dato un senso al mio dolore, sono sicuro però che grazie a te e alle migliaia di italiani a cui hai insegnato, in questi anni, cosa vuol dire Stato, il futuro sarà bellissimo ed io mi consolerò di aver sofferto per il bene dei nostri figli. Prima o poi riuscirò a stringerti la mano. Grazie

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  15. Sentita per radio tanti anni fa. Chiacchierata fra un giornalista/scrittore, non ricordo, italiano e un dalmata colto; l'italiano parlava dell'influenza del veneziano sulla parlata locale, il dalmata minimizzava; alla fine, per chiuderla lì, il locale, indicando l'apertura chiudibile praticata nella fiancata di una nave poco lontana chiese -Quello come lo chiami?-, -Oblò!-, -Vedi? Noi lo chiamiamo "finistrin"!-
    Come probabilmente lo chiamavamo anche noi finché non abbiamo mutuato, il secolo scorso, dal francese "hublot"...

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