MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

domenica 10 aprile 2016

Ecuador (preparando un QED...)

(...da "Uno de passaggio", che non sono io, perché io sono Alberto Bagnai e quando ho qualcosa da dire la firmo perché posso farlo - mentre "Uno de passaggio" usa uno pseudonimo per giustificati motivi - ricevo questo breve pezzo che riassume la situazione di un paese che verosimilmente si avvia a sganciarsi - come sempre troppo tardi - da un accordo di cambio fisso. Vorrei farvi notare che qui non siamo esattamente nel caso del ciclo di Frenkel, per un dettaglio. Qui il paese è messo in crisi dal fatto che esporta un bene a domanda inelastica il cui prezzo è fortemente sceso, e quindi le difficoltà vengono da una svalutazione, più che da una rivalutazione, in termini reali (petite et dabitur vobis).

Vi ricordate cosa succede nei paesi esportatori di petrolio? Le condizioni di Marshall-Lerner non valgono, come abbiamo visto nel caso dell'Azerbaijan. Insomma: se la tua merce viene venduta a un prezzo più basso, guadagni di meno - e vai in deficit di bilancia dei pagamenti. Come abbiamo altresì visto, tutti i paesi esportatori di petrolio hanno reagito a questo increscioso fenomeno svalutando - peraltro, la svalutazione estremamente aggressiva portata avanti da Draghi con lo stabile eurone non ha ovviamente aiutato questi paesi, e anzi li ha costretti a reagire (nota bene: l'euro svalutato li ha fatti rivalutare verso di noi, e quindi mentre sono scesi i ricavi delle esportazioni di petrolio - perché è sceso il prezzo - si sono anche contratti quelli delle esportazioni nette di altre merci...). Hanno svalutato tutti tranne i più sfigati: i paesi dollarizzati, come l'Ecuador, e quelli "eurizzati" de facto, come i paesi della zona franco CFA - agganciati all'euro. Inutile dire che solo un diamante e una verruca sono per sempre.

Un cambio fisso no.

Naturalmente, dal fatto che questo post sia di "Uno de passaggio", cioè sia un guest post, discende il fatto che esso non sia mio. Scommettiamo che qualche amico qua sotto dirà: "Bravo, professore!" Che frustrazione! Lo scopo del gioco, per me, non è sentirmi dire bravo: quello lo faccio da me, e so perché lo faccio più di quanto non lo sappiate voi quando lo fate. Lo scopo è che leggiate i dati. Ma la triste realtà è che spesso - sarà la fretta? - dimostrate di non voler ammettere nemmeno che se una cosa l'ha scritta un altro, non l'ho scritta io. Un uso un po' estemporaneo del principio di realtà, per il quale però non mi sento di censurarvi più di tanto: se posso riassumere il senso del post di "Uno de passaggio" - che, indovinate un po'? Sono io?... No, è lui! - se posso riassumerlo, direi che è proprio quello di denunciare una sfaccettatura particolarmente insidiosa del pensiero magico eurista: quella della "valuta stabile che ti protegge". Stabile una sega, se per tenere i cocci insieme la si è dovuta svalutare in fretta e furia del 40%! Tirati su a botte di pensiero magico, non posso aspettarmi che dall'oggi al domani tutti ammettano che Alberto, per quanto transeunte (come tutti voi e dopo molti di voi) non è "Uno de passaggio" e ne tengano conto. So che è un esempio banale, so che è antipatico metterlo in evidenza, soprattutto nel modo in cui l'ho fatto, ma trovo sia anche un esempio rivelatore del modo in cui siamo stati educati ad avvicinarci alla pagina scritta.

Ed ora godetevi il mio post.

Ah, non è mio: è di "Uno de passaggio", che non sono io, perché ego sum quis sum, e casualmente mi trovo ad essere Alberto Bagnai...

Eh? Come? Questo discorso vi sembra di averlo già sentito?... Bè, è probabile. Se ve lo ricordate, vuol dire che siamo a buon punto, e che presto potrò evitare di farlo: avrete imparato a leggere!)

Caro Alberto,



Ricorderai certamente la situazione dell'Ecuador della quale ti inviai testimonianze: esportatore principalmente di petrolio e frutta, dollarizzato, con pesante squilibrio della bilancia commerciale dovuto al forte calo del prezzo del greggio, dopo aver già nel 2014 introdotto una corposa serie di certificazioni e controlli doganali praticamente su tutti i prodotti di provenienza estera (eccetto i beni di prima necessità) che sostanzialmente impedisce le importazioni provenienti da soggetti non sufficientemente strutturati per far fronte alle numerosissime formalità, nella primavera del 2015 ha applicato, d'accordo con la WTO, in deroga agli accordi precedentemente sottoscritti, vari tipi di sovrattassa all'import ("Leggi di Salvaguardia") che hanno portato mediamente al 60%, dal precedente 15%, i dazi doganali [NdC per quelli che “i dazzziiiiii....”: come vedete – e come insegno ai miei studenti perché è scritto nei libri di testo – si può fare!].
Così facendo, hanno migliorato un po' la situazione (il ritaglio di giornale allegato parla di 900 milioni di $ di maggiori entrate), ma ovviamente i consumi ne hanno risentito, a seconda dei settori, fino ad una riduzione del 40%. 
A gennaio di quest'anno, sotto pressione da mesi da parte della WTO, hanno approvato una legge che prevedeva la progressiva riduzione dei dazi extra, fino al ritorno, previsto per giugno, alla situazione precedente l'introduzione delle leggi di Salvaguardia.  
Ovviamente il prezzo del petrolio non è risalito, né sembra avviato a risalire in tempi brevi, al break even che consentirebbe loro almeno di avvicinarsi al pareggio della bilancia commerciale. Non so esattamente quale sia l'obiettivo per il pareggio, ma devo dedurre, dai dati scaricabili da questo sito e dalla concomitante evoluzione storica dei prezzi del greggio, che, come nella prima parte del 2014, avrebbero bisogno di oltre 120$ al barile per recuperare col petrolio la gran parte del deficit generato dalla differenza fra l'export e l'import in tutti gli altri settori. Forse mantenendo qualche dazio importante ma non pesantissimo potrebbero cavarsela con un petrolio a 100$ al barile, ma certamente, senza leva valutaria, con un greggio a nemmeno 40$, sono proprio nelle peste. 
Infatti prontamente il loro parlamento ora inizia a discutere su come affrontare il problema (va considerato che, nel caso dell'Ecuador vi sono molti settori per i quali proprio non esistono strutture produttive locali, quindi sono totalmente dipendenti dall'import).
Ora, come vedi dal ritaglio di giornale che ci hanno inviato, il Presidente Correa ribadisce che, a differenza di quanto approvato e programmato, potrebbero non cessare gli extra dazi della Salvaguardia ed allo stesso tempo giudica anche interessante la proposta del "Timbre cambiario"  che, se non intendo male, è una sorta di messa all'asta dei dollari destinati alle importazioni, da aggiudicare, in un quantitativo massimo prestabilito, al miglior offerente.
Ricordo per esperienza lavorativa diretta, che un sistema simile fu applicato circa 8-10 anni fa nel Venezuela di Chavez (che però contava su una valuta nazionale - il "bolivar" - non liberamente convertibile in USD) e che, prima che in questo Paese venissero operate scelte davvero distruttive del tessuto sociale, ancor più che di quello economico, tale sistema sembrò, almeno parzialmente, funzionare.
Resta il fatto che ora il Venezuela è un Paese verso il quale, a meno di non essere davvero ammanicati con i militari (che, anche se non ufficialmente, gestiscono de facto "la cosa pubblica") è quasi impossibile esportare, per la generalizzata mancanza di valuta estera in tutti i settori commerciali (in effetti anche le importazioni gestite dai militari sono comunque molto inferiori ai consumi standard del Paese, tant'è che sistematicamente si verificano le interminabili code e gli scaffali vuoti che accompagnarono gli ultimi anni di vita dell'U.R.S.S.).  
Mentre in Ecuador, qualunque soluzione verrà adottata, credo vada nel senso "montiano" di distruzione della domanda interna, visto che, per ora, sembra che nessuno, nemmeno il Presidente Correa, che lo aveva ipotizzato nella sua prima campagna elettorale (la sua opinione in proposito si ritrova nella risposta alla prima domanda di questa intervista dell'epoca), mentre nel 2013 ha adottato una posizione molto più sfumata sul tema, proprio nessuno pensi di proporre il ritorno al "sucre", ovvero alla situazione precedente all'anno 2000.
Insomma caro Alberto, scusa la prolissità, ma per l'azienda in cui opero l'Ecuador è un paese che rappresenta un mercato importante che, nel solo anno scorso, si è contratto di oltre il 25% e nella cui evoluzione ritrovo, purtroppo, molti riscontri di quanto da te spiegato e divulgato in questi anni.     
Un abbraccio da uno de passaggio.



(...siccome mi amo molto, ma non fino al punto di scrivermi lettere d'amore, avrete desunto che questo testo non è mio. Giusto? Bene. Ora passiamo a cose più interessanti. Questi sono i saldi settoriali dell'Ecuador:

qui trovate il foglio Excel col quale ho costruito il grafico, e la fonte dei dati dovrebbe esservi nota, ma ovviamente se non distinguete Alberto Bagnai da "Uno de passaggio" non posso dare nulla per scontato.

Dal tracciato si desume una certa tendenza delle importazioni nette - equivalenti alle importazioni di capitali, cioè al saldo finanziario del settore estero, cioè alle esportazioni di capitali del settore estero verso l'Ecuador - a crescere nel tempo, a un ritmo piuttosto accelerato dal 2015. Al contempo il risparmio netto del settore privato sta diminuendo, il che indica che i maggiori afflussi di capitali vanno a finanziare questo settore, a fronte di una situazione dei conti pubblici piuttosto deteriorata. Dato che i tre valori devono sommare a zero, per tirare giù la linea grigia - ridurre le importazioni di capitali - il governo può, nelle sue condizioni attuali, fare una cosa sola: tirare su la linea arancione, cioè fare una politica di bilancio restrittiva, aka austerità. Oppure può fare subito quello che tanto alla fine sarà costretto a fare. Si apre... la discussione? No! Ma che vuoi discutere!? Non c'è discussione. Si aprono le scommesse! Quanto reggerà? Io non ne ho idea. Ma che possa reggere molto a lungo non lo credo, a meno che il petrolio non recuperi.

Vedremo...

Ah, a proposito, già che ci siamo:


questo è un altro esempio di caso in cui da discutere ci sarebbe poco, come c'è stato poco, anzi, pochissimo da discutere (e quindi molto da ragionare) al seminario molto interessante organizzato dall'Astril - qui l'intervista che ho rilasciato in chiusura. Vi immaginate quanto mi sia simpatica l'impostazione: di fatto, è un processo del lunedì! Però mi sta simpatico Franzini, col quale mi sento anche in colpa, e quindi ho accettato senza difficoltà.

Qualcuno mi ha fatto notare che la locandina non riporta l'indirizzo: non è un mio problema, ma a voi comunque posso dirlo: è alla facoltà di economia della Sapienza, a via del Castro Laurenziano.

Giuseppe De Arcangelis è un collega allievo di Gandolfo, che conosco da anni, convinto, come D'Alema, che siccome nemmeno gli USA sono un'area valutaria ottimale, allora il dollaro dovrebbe frazionarsi, ma dato che non lo sta facendo, non lo farà nemmeno l'euro. Non è un sillogismo, nel caso qualcuno di voi fosse tentato di considerarlo tale! Comunque, personalmente non ho un grande feticismo per il numero 3, ma posso dirvi che a Roma 3 questa fase l'hanno superata, anche se alcuni sembravano anelare agli Stati Uniti del Mondo, mentre altri capivano, e argomentavano con grande dottrina storica, che la stabilità del dollaro era stata costruita su alcuni milioni di morti, ma lo facevano con grande leggerezza, con quella simpatica nonchalance da "fine della Storia" che è esattamente il concime del quale la storia si serve per far prosperare i suoi fiori più letali: le guerre.

Insomma: se venite mi fa piacere, e ne sentirete certamente di ogni, ma attenzione: la sala delle lauree è piccola. Quindi vi tocca alzarvi presto!

18 commenti:

  1. Prof la sala lauree ha 90 posti sono un po' pochini se non erro hahah e faccio parte dell' associazione che ha organizzato il convegno la ringraziamo per aver pubblicizzato il seminario.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 90 posti? Giusto perché è di mattina e almeno uno dei partecipanti è uno studioso di nicchia, altrimenti l'approccio organizzativo all'evento sarebbe stato da considerare un po' naive.

      Elimina
    2. Caro Fabrizio: l'organizzatore è un'associazione studentesca, che non può inventarsi spazi che non ha. Certo, quando ho presentato "Il tramonto dell'euro" a Economia ho riempito l'Aula Magna. Ma quell'aula viene utilizzata per lezioni e quindi non è disponibile di mattina. Tieni anche presente che, come mi ha detto qualche giorno fa un parlamentare del 5 stelle, il tema euro non appassiona più, e questo sentimento è diffuso nella professione (ad esempio, Scarano, di Roma 3, che ho rivisto qualche giorno fa con piacere - siamo passati nello stesso concorso - sostiene che la crisi dell'euro sia finita). Quindi chi organizza può ragionevolmente pensare che la sala delle lauree non si riempirà, e probabilmente ha ragione, ma in ogni caso non avrebbe potuto fare diversamente.

      Infine: io non vado a eventi organizzati dagli studenti. Per principio. Se volete vi spiego anche il perché (ma vale la prima legge della termodidattica). Questa è un'eccezione, motivata dalle ragioni che vi ho detto (la mia relazione personale con Franzini).

      Elimina
    3. “Il tema euro non appassiona più, e questo sentimento è diffuso nella professione (ad esempio, Scarano, di Roma 3, che ho rivisto qualche giorno fa con piacere - siamo passati nello stesso concorso - sostiene che la crisi dell'euro sia finita)”.

      Ok, riformulo la mia osservazione: “giusto perché è di mattina, almeno uno dei partecipanti è uno studioso di nicchia e il tema euro non appassiona più”. Chissà se sull’archiviabilità del tema Euro anche Wolfgang è completamente d’accordo:

      L’attacco del governo di Berlino alla Banca centrale europea di Mario Draghi sembra iniziato. Non è ancora un assalto; ma non ha precedenti. In discussione vengono messe apertamente la politica monetaria non convenzionale della Bce – di creazione di liquidità sui mercati - e la stessa indipendenza dalla politica dell’istituzione di Francoforte. Il segnale più forte è arrivato da Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze: si sapeva che in privato aveva spesso criticato i tassi troppo bassi; ora, però, la sua critica è diventata pubblica e dura nel contenuto” [Corriere di oggi].

      Già, e che c’entra l“ossessione di Schäuble” sui tassi troppo bassi con la tenuta dell’Euro? Ma niente, assolutamente niente!

      In effetti 90 posti saranno più che sufficienti.

      Elimina
  2. Sinceramente, non me la sento di condannare Correa. Quei tizi che arrivano a chiederti se preferisci essere coperto d'oro o coperto di piombo sono piuttosto convincenti. Del resto, ha mantenuto un atteggiamento dimesso anziché di variopinta retorica come altri.
    P.S. Purtroppo nessuno capisce che alla fine l'oro se lo riprendono e comunque arriva il piombo. Ma, evidentemente, nei corsi Erasmus non lo insegnano.

    RispondiElimina
  3. Non credo che in Ecuador torneranno a una moneta nazionale, il sucre, tanto facilmente. Finora chi ha continuato a chiedere il ritorno al sucre è l'organizzazione indigena Conaie che, benché sia la più forte organizzazione indigena sudamericana, non ha voce in capitolo nella politica del paese. La dollarizzazione, iniziata nel marzo 1999 con il feriado bancario e il congelamento dei conti correnti che si protrassero per quasi un anno, e introdotta ufficialmente nel gennaio 2000 da un presidente delegittimato, Jamil Mahuad, quale escamotage che tuttavia non ebbe l'effetto sperato perché Mahuad stesso fu costretto a fuggire dal paese quello stesso mese (ora insegna nelle università statunitensi) in seguito a un levantamiento indigeno. Il vicepresidente Gustavo Noboa, imposto dai militari come presidente, ha mantenuto la dollarizzazione, e nessuno dei governi successivi ha messo in programma il ritorno alla valuta nazionale. La dollarizzazione in Ecuador ha provocato due levantamiento, uno indigeno sotto Mahuad, e l'altro, da parte della popolazione meticcia (classe media impoverita anche a causa della dollarizzazione), sotto il presidente successivo Lucio Gutiérrez, che fuggì dal tetto del palazzo presidenziale per sottrarsi alla rabbia dei rivoltosi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Negli anni passati, quando il condominio lo amministrava il cattivone Bush, era necessario avere al governo fanfaroni, che si opponessero con tanta retorica e nulla più. Adesso che ci sono i buoni Obama e Hillary, e il governo statunitense è corretto e democratico, non servono più i rivoluzionari a parole, così si possono mettere al governo personaggi che ammettono ciò che faranno.

      Elimina
  4. Io sono all'A, B, C. Ma mi pare di ricordare che qualcuno, in passato, (certo economista Daverio Philippe), propose di diventare, noi Italiani, un popolo di Bagnini (Turismo+ Cultura): è uguale ad avere solo petrolio e frutta come l'Ecuador?
    Attendo trepidante la bocciatura?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se posso permettermi, a me pare che ci sia una netta differenza tra chi propone a un'economia manifatturiera (la seconda in Europa) di deindustrializzarsi per specializzarsi nel turismo e chi, invece, cerca di difendere la bilancia commerciale del proprio paese privo di qualsiasi risorse che non siano petrolio e frutta. Mi sbaglio?

      Elimina
    2. Non solo petrolio e frutta sono le voci principali del PIL ecuadoregno. Al secondo posto nelle entrate sono le rimesse degli emigranti che, al netto di quelle degli emigranti andati negli USA, sono negli ultimi anni in forte contrazione per la crisi europea

      Elimina
  5. OT - piccolo racconto a supporto del "Bravo professore!" (ove ce ne fosse bisogno) che volevo inviare sotto l'altro post, ma data la reiterazione lo lascio qui:
    anni fa feci uno spettacolo tratto dai Saggi danteschi di Borges. in alcuni casi particolari, prima della rappresentazione, spiegavo da dove veniva il testo, DI CHI ERA!, perché lo definivamo "conferenza-spettacolo", e poche altre informazioni che potevano aiutare nella comprensione, non del testo (di una semplicità che innamorava), ma del contesto e della situazione scenica.
    Insomma, si diceva a chiarissime lettere che a parlare non era il sottoscritto, ma il signor J. L. Borges!
    Niente da fare. A fine spettacolo c'erano sempre tre o quattro che arrivavano da me dicendomi: "Certo che ti piace proprio Dante - Hai dato una bellissima lettura della Commedia - Mi piace la tua interpretazione di Dante - Come mai ti piace così tanto la Commedia - ecc. ecc."
    Che vuoi fare...
    Io ero bambino quando il meraviglioso Alberto Lionello faceva Puccini, ma fin da allora non ho mai pensato che Alberto scrivesse le Opere, mentre in giro c'è sempre qualcuno che John Wayne ci salverà dall'assalto degli indiani.
    Misteri...

    RispondiElimina
  6. Domanda per i piú informati, visto che anche con Google non sono riuscito a trovare papers in merito.
    In caso di rottura di una unione monetaria, il prime rate bancario in genere storicamente dove vira? in alto, in basso?
    Mi viene da pensare che viri verso l'alto, perché le banche non si fidano a prestarsi i soldi e quindi il costo del denaro aumenta.
    Ma se il paese ha l'economia ferma, proprio a causa della crisi che ha obbligato il paese ad uscire, la banca centrale non puó permettersi di alzare i tassi, quindi dovrebbero rimanere bassi.

    Avete qualche lettura tecnica da suggerire?
    Sto pensando che se capita il Brexit, e l'eurozona inizia ad implodere, l'euribor dovrebbe risalire. Con poco allegre conseguenze per il mio mutuo a tasso variabile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti salverà l'inflazzzione brutta e cattiva.

      Elimina
    2. certo col variabile mi salva l' inflazione..

      Elimina
    3. Ci sará qualche scompiglio ma:
      1. Qualsiasi sia l'esito del referendum la GB non uscirà dall'Europa. A costo di triturarsi politicamente qualsiasi politico dell'establishment britannico non darà attuazione ad una eventuale brexit. Al massimo diranno "il popolo intendeva dire che serve negoziare ancora." Faranno un altro mese di teatro e poi ratificheranno un altro accordo farlocco. A quel punto il discorso brexit sarà chiuso per sempre.
      2. Nel breve periodo ci sarà qualche botta di QE in più, due parole dolci della yellen (magari una voce di un possibile QE4) per aiutare i mercati.

      Elimina
  7. a proposito (almeno mi sembra) Flassbeck dice oggi che l'Italia ha davanti due strade: morire rapidamente o morire lentamente. Lentament se non fa nulla, rapidamente se cerca di comprimere il livello salariale come hanno fatto Grecia, Portogallo e Spagna. http://www.flassbeck-economics.de/italien-im-fruehling-europa-im-spaetherbst/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Suter

      Ich kann mir nicht vorstellen, dass ein kleines (angeblich aber super reiches) Deutschland dem "Rest der Welt" auf Dauer kategorisch vorschreiben darf, was "gut, moralisch, demokratisch und richtig" ist.

      Gucken wir mal ins TV oder hören Radio:
      Alle anderen 190 Länder sind schlecht, "undemokratisch", saudumm oder ärmliche Neger. Oder Putin-gesteuert... höchst miserabel[[sauer]]

      Da ballen sich eine Menge mächtiger, globaler Fäuste in der Tasche, weil Deutschland mal wieder die "Welt-Lufthoheit" haben will.
      Dieses mal aber (aus Sparsamkeit) "ohne Panzer und Flugzeuge", sondern mit Hirn-Fürzen.

      Meine feste Überzeugung:
      Die bundesdeutsche "Wir-sind-die-Bestmenschen-und-wissen-alles-besser-Blase" sucht sich aktuell die Nadel zum Platzen.

      Dagegen wird "Lehman-Broth." ein munterer Pups gewesen sein.

      Elimina