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mercoledì 1 aprile 2015

"Tanto ormai svalutare è inutile...": una nota sulla Grecia

Si sente dire spesso: "Eh, ma tanto, ormai, svalutare a che serve? Siamo finiti, anche se il prezzo dei nostri prodotti in valuta estera scendesse per effetto di un aggiustamento del cambio, noi ormai siamo estenuati, sfiniti, distrutti, frantumati, poverizzati, annichiliti, sconfitti, inerti... Il nostro apparato produttivo è stato raso al suolo... E allora, le nostre esportazioni non reagirebbero, e la situazione non cambierebbe, semplicemente perché nessuno sta più producendo niente, e quindi, se anche il prezzo di quello che non viene prodotto scendesse, nessuno potrebbe acquistarlo dall'estero, perché nessuno avrebbe prodotto qualcosa da acquistare, dal momento che noi ormai siamo estenuati, sfiniti, distrutti, frantumati, poverizzati, annichiliti, sconfitti, inerti..."

Come sapete, ho ribattezzato questa genia di imbecilli "tantormaisti", dal loro mantra: "tanto, ormai...".

Ora, ci sono i dilettanti, e i professionisti. Il dilettante raglia, al bar. Il professionista va a vedere. Qual è l'esempio di paese che negli ultimi anni ha subito la distruzione più massiccia di base industriale? Verosimilmente il più gran successo dell'euro, la Grecia, almeno a giudicare dalla traiettoria del suo PIL:


Niente male, eh? Per inciso: sono dati trimestrali non destagionalizzati, e quindi vedete due fonti di variazione: il ciclo economico (se vogliamo chiamare così la deliberata distruzione di un popolo), che ha un periodo più lungo, e quello stagionale, che si ripete ogni quattro dati (in forme non sempre identiche).

Ora, se i "tantormaisti" avessero ragione, verso la fine del campione, quando vediamo che la Grecia è distrutta, dovremmo assistere a un brusco calo dell'elasticità delle sue esportazioni rispetto al tasso di cambio reale, cioè rispetto al rapporto fra prezzi greci e prezzi esteri. Perché, attenzione, nel ragionamento dei tantormaisti c'è anche un'altra fallacia logica, piuttosto evidente. Se il problema fosse la distruzione della base industriale, ne conseguirebbe che nessun calo dei prezzi dei beni nazionali per l'acquirente estero sortirebbe effetti: né quello determinato da un aggiustamento del cambio (che renderebbe più conveniente la valuta nazionale, anche a parità di prezzo in valuta nazionale), né quello determinato dalla svalutazione interna, cioè della diminuzione dei salari espressi in valuta nazionale (che renderebbe comunque più convenienti i beni per l'acquirente estero). Quello che conta, nella valutazione, è comunque il rapporto fra prezzi nazionali ed esteri espressi nella stessa valuta, cioè il tasso di cambio reale (del quale abbiamo parlato qui).

E allora, il professionista cosa fa?

Semplice: stima una equazione delle esportazioni e vede se i suoi parametri sono stabili. E facciamolo, dai...

Uno dei modi per verificare se un modello resta stabile nel tempo è un po' laborioso, ma provo a spiegarvelo.

1) si prendono i primi n fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+1;
2) si calcola l'errore di previsione, poi:
3) si prendono i primi n+1 fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+2;
4) si calcola l'errore di previsione, poi:
5) si prendono i primi n+2 fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+3;
...

Insomma: avete capito: una bella rottura di zenzeri, se non fosse che ci pensa lui, er compiuter...

Il risultato è che ti trovi con T-n errori di previsione "un passo avanti". Se i parametri del modello cambiassero (ad esempio, se le esportazioni reagissero ai prezzi in modo diverso da un periodo al successivo), ovviamente ti troveresti una serie di errori di previsione significativi e tendenzialmente sistematici (cioè tutti positivi o tutti negativi). Per verificare che questo non accada si fa una cosa molto semplice: si sommano questi errori. Se gli errori positivi compensano quelli negativi, la somma cumulata (CUmulated SUM, CUSUM) di tutti gli errori di previsione resta attorno a zero, e questo indica che il modello non è distorto, cioè che i suoi parametri sono stabili nel tempo. Se invece la somma parte verso l'alto o verso il basso, vuol dire che la struttura dell'economia è cambiata, e che a partire da un certo punto stai prevedendo il futuro usando parametri "sbagliati" (cioè non più al passo coi tempi).

E cosa succede con le esportazioni greche?

Questo:


La somma cumulata degli errori di previsione "one step ahead" del modello, calcolati dal secondo trimestre del 1997 alla fine del 2014, resta sostanzialmente attorno allo zero, non se ne discosta in modo statisticamente significativo (questo succederebbe se la spezzata blu superasse una delle due sottili linee rosse...).

Insomma: l'economia greca è crollata, ma la struttura dell'equazione delle esportazioni pare sia rimasta stabile: non c'e indicazione che si accumulino errori significativi e sistematici.

E cosa succede all'elasticità delle esportazioni al prezzo? Nelle stime, è intorno a  -1.1 (il che significa che la condizione di Marshall-Lerner è rispettata a prescindere da quello che succede alle importazioni, cioè che una svalutazione migliora il saldo commerciale greco). Ma... ci sono segni che questa elasticità, a mano a mano che nuovi dati si rendono disponibili, stia diminuendo? Anche questo lo si può andare a vedere, basta calcolare questa elasticità su campioni progressivamente più ampi, e vedere se aumentando il campione tende ad andare verso zero.

Il grafico è questo:


All'inizio c'è un po' di variabilità (è anche lecito aspettarsela: poche osservazioni per la stima, e grandi cambiamenti di struttura nel sistema economico europeo, con l'avvio dello scellerato progetto eurista), ma dall'entrata della grecia nell'euro (2001) l'elasticità delle sue esportazioni ai prezzi si piazza a -1.1, e lì rimane.

Mai visto un coefficiente così stabile in 25 anni di analisi empiriche: un'elasticità di basalto!


Ma allora i "tantormaisti" di cosa parlano, esattamente?

Voi riuscite a capirlo?

Io no.

Una cosa però la capisco: se il loro mantra ("tanto ormai...") non vale per la Grecia, che oggettivamente ha subito uno shock maggiore del nostro, tanto meno dovrà valere per noi, no? Quindi forse sarebbe il caso di smetterla con questa menata che un aggiustamento del cambio di una ipotetica nuova valuta nazionale non ci sarebbe di aiuto perché "tanto ormai...".

Chi li paga, i tantormaisti? Chi li manda? Forse nessuno. Sarà semplicemente la libidine di mostrarsi "espertoni" su Twitter che li spinge ad esporsi in analisi tanto azzardate, e così prive di fondamento empirico. Vanno saputi capire: ego fragile, infanzia difficile... E poi il FMI, in termini di analisi farlocche, ha fatto di molto peggio, come abbiamo appena visto.

Per carità, tutto comprendere è tutto perdonare!

Basta che sia chiaro anche qui quello che è chiaro all'estero: se si vuole capire come stanno le cose, meglio rivolgersi a un professionista che a un tantormaista...

45 commenti:

  1. Come dire ad un malato/a di cancro terminale "Tanto ormai stai per morire , quindi non ha senso somministrarti la cannabis per alleviarti il dolore?".
    Sono estremo io o questo mantra mi suona cosi O.o , ma questi si rendono conto dei discorsi NAZISTI che fanno?

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    1. Io spero sempre che se fossero in grado di capirlo non lo direbbere. Mengele capiva quello che stava facendo? Voglio sperare di no (e Anna pare fosse d'accordo con me).

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    2. No, è peggio di così, è come dire non provo nemmeno a curarti. Cioè, peggio non lo so, ma comunque è diverso. Il che rende il ragionamento tantormaista ancora più grottesco. Perché il malato di cancro che ormai si dà per spacciato, rifiuta di avvelenarsi con la chemio nella speranza di vivere più serenamente i mesi che gli restano. Quindi il non curarsi dal cancro una sua contropartita, per quanto misera, ce l'ha. Ma la contropartita del non curarsi dall'euro quale sarebbe, potersi fare ancora qualche week end all'estero senza cambiare i soldi?

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    3. Diciamocela tutto io ho problemi con la matematica , ma i miei problemi non sono una giustificazione alla morte economica di un continente e lo stesso dovrebbe essere per tanti altri che hanno le mie difficoltà , è una vittoria di Pirro non essere costretti a cambiare le banconote e ricevere in cambio come contro partita disoccupazione , suicidi e tutto quello che di spiacevole ha già causato l'introduzione scellerata di questa moneta!

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    4. Se posso permettermi, quella del non dover cambiare moneta per andare all'estero è... Com'era la versione politically correct? Ah, sì, una lieve imprecisione. Lo scopo principale di avere monete diverse tra nazioni diverse è tamponare gli squilibri di bilancia dei pagamenti. Il turismo è anch'esso un'attività economica, quindi anch'esso contribuisce a questi squilibri e deve poter essere equilibrato attraverso lo scambio di valuta.
      Perciò i problemi con la matematica di una frazione più o meno vasta della popolazione sono (sotto questo punto di vista) un non problema, che in quanto tale va non risolto

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  2. "tanto ormai" molto spesso fa il paio con "gli italiani sono così", dove al posto di "così" vanno appellativi di vario tipo, da "antropologicamente diversi" a "zuzzurelloni", sempre in chiave autodenigratoria con le colpe attribuite agli (altri) italiani.
    A questo tipo di esternazioni rispondo ormai sistematicamente "parli di te? o di me?" Al che il malcapitato comincia a balbettare. I più acuti cambiano argomento e si limitano al meteo.
    La strada per l'eremitaggio è ancora lunga, ma sto facendo del mio meglio.

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  3. Grazie Professore.

    [ La loro ( tantormaisti ) è una categoria antropologica ben precisa che ( forse ) solo un ragionamento basato su solide basi matematiche come quello appena espostoci dal Prof., potrebbe piano piano risvegliare all'azione...tentare ragionamenti di tipo discorsivo/esortativo/protrettico ( su, dai, forza, dobbiamo farcela, mai mollare, proviamoci ) è del tutto inutile perchè il materiale su cui si tenta di incidere è molto inerte. Essere apatici è un gradino sotto l'essere incazzati ( come me, ad esempio ) ].

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  4. Vorrei vederli applicare il "tantormaismo" anche alla loro madre malata, o alla persona cara, se ne hanno mai una (purtroppo non mi stupirei più di un tanto se lo facessero anche lì...).

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  5. Forse il caposcuola dei tantormaisti è Vincenzo Visco (da Economia e Politica del 23 marzo 2015).
    "Mentre il sostegno all’ipotesi di abbandonare la moneta unica da parte della destra populista e nazionalista è comprensibile in quanto per loro l’euro rappresenta un simbolo da esorcizzare oltre che un impegno alla integrazione sovranazionale che esse rifiutano, più difficile risulta comprendere perché anche a sinistra si tende da parte di alcuni a sopravvalutare i benefici di un ritorno alle monete nazionali. L’illusione di poter restituire alla Germania i torti subiti in questi anni e di liberarsi da condizionamenti e impegni privi di razionalità economica e dalla sudditanza politica, giocano probabilmente un ruolo rilevante. Ma anche da un punto di vista economico probabilmente si sopravvaluta la possibilità di ripresa dell’Italia industriale, e quindi della possibilità di una crescita robusta e autoalimentantesi, non tenendo conto del fatto che in questi anni di crisi la struttura dell’economia italiana è radicalmente cambiata e si è fortemente indebolita: oggi gli addetti al settore manifatturiero rappresentano non più del 15% del totale e la nostra struttura produttiva basata su micro e piccole imprese, spesso improbabili, non sembra rispondere alle necessità di una economia moderna competitiva".
    http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/fuori-dalleuro/#.VRwzkvysU2Q
    L' autorazzismo dei piddini va sempre alla grande. Sono davvero i moderni collaborazionisti, gli eredi di Vichy e Salò, i traditori del paese, i fascisti di oggi.

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    1. Questo personaggio è ormai abbastanza fuori dai giochi di potere e nonostante tutto ripete la solita storia.... evidentemente è proprio convinto di quello che scrive. Non è solo questione di interessi materiali... dietro c'è una vera e propria fede, un'obbedienza assoluta ad una vera e propria religione che trova il suo fondamento in una serie di dogmi da cui non solo l'economia ma una vera e propria "Weltanshaung" viene derivata.

      Visco non mi sembra un "tantormaista", mi sembra piuttosto un "arabofenicista": sembra suggerire la necessità della distruzione del sistema industriale italiano, dominato dalle piccole imprese brutte e sporche, ed una rinascita di non si sa bene cosa.... una nuova Araba fenice.

      Secondo me i fascisti non arrivavano a questi livelli...

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    2. Vincenzo Visco è colui che fece "il lavoro sporco", per farci entrare nell'euro: l'espressione è sua, la usò in una intervista assolutamente epocale a Il Fatto Quotidiano 2012 (se non sbaglio), egli fa parte di quel gruppo dirigente, composto da ex comunisti, ex democristiani e ex socialisti, che ci hanno coscientemente venduti allo straniero. Forse è arrivato il momento di usare un linguaggio più colorito, vagamente risorgimentale, per far capire che forse un ordinario di Scienze delle finanze sa che cosa succede, se un paese adotta una moneta sopravvalutata, forse un comunista sapeva per quale ragione il partito si era opposto all'adesione allo SME. Hanno sempre saputo tutto, quindi come fanno a dire "scusateci, ci siamo sbagliati"? Il gruppo dirigente storico di quello che ora è il PD non accetterà mai di ammettere le proprie responsabilità in quella che è la scelta più grave per l'Italia del '900 insieme al Fascismo (il risultato finale in fondo è lo stesso, la distruzione del paese), proprio perché è stata una scelta cosciente. Ce lo vedete Bersani fare autocritica sull'euro ("siamo noi che abbiamo portato questo paese in Europa", appunto)? Dato per scontato che hanno sempre saputo tutto, rimane l'esercizio relativo alle motivazioni che hanno spinto questo gruppo dirigente a scelte così sciagurate. Ma in questo caso basta rivolgersi al M5S. Ringraziamo però Vincenzo Visco per la gentilezza che ha voluto usare nei nostri confronti: ci definisce populisti e nazionalisti, ma ci ha risparmiato l'etichetta di fascistoidi-antisemiti. Ma chi lo ha messo in cattedra?

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    3. Sai, ai suoi tempi c'erano gli ope legis. Di più non so. Certo che se si stesse zitto, non sparerebbe nei piedi a quelli che vogliono cambiare (o almeno far finta).

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    4. Celso 2 aprile 2015 00:22

      Ah Vincenzo Visco, l'inventore dell'IRAP, l'imposta che penalizza(va) le imprese tanto più quanto maggiori erano i loro costi del lavoro (stipendi, contributi previdenziali e assistenziali, liquidazioni…). Un vero comunista in questo.

      "il PD non accetterà mai di ammettere le proprie responsabilità in quella che è la scelta più grave per l'Italia del '900 insieme al Fascismo"

      fuochino, il fascismo non mi pare che nacque programmaticamente antitaliano (anche se lo finì…), ma transeat, non mi sembra il caso di stabilire classifiche fra disgrazie patrie...

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    5. Su questo non sono tanto d'accordo. Il fascismo non ce l'aveva con tutti gli italiani, ed è vero, ma con una parte consistente sì. Nemmeno l'euro va contro gli interessi di tutti gli italiani, solo della maggior parte

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    6. @Alberto

      L'intervento a mio giudizio è deliberato e proprio nella direzione che tu indichi (se sbaglio, me lo ricorderai e io farò pubblica e serema ammenda, magari fosse così)

      @Marco S.

      Non istituisco una analogia tra disgrazie patrie, individuo alcune scelte, di natura diversa ovviamente, ma dai risultati al fondo analoghi, ammesse tutte le differenze del caso che vanno ammesse. L'Italia nel dopoguerra, fra mille difficoltà e contraddizioni, invece ha fatto scelte in buona sostanza positive, a quell'Italia, in qualche modo e forse più ora di prima, sono affezionato. Nel discorso storico bisogna il più possibile rifuggire dal giudizio immediato, bisogna essenzialmente capire. Questo insegnava Marc Bloch. Poi arriva un momento in cui tu non sei più un osservatore della società e ti ricordi di essere anche un agente della stessa società. A quel punto la storia non è più solo comprensione ma anche giudizio e credo che, con le dovute cautele, si possano istituire relazioni e analogie tra fatti lontani tra loro e apparentemente diversi. Continuo a pensare che la scelta pro€ dell'Italia rimarrà tra le grandi scelte tragiche di questo paese. Naturalmente potresti obiettarmi che tali scelte furono favorite da quella classe dirigente che aveva ricostruito l'Italia e con ciò mi metteresti in difficoltà, perché è vero ( pensa allo SME, che i democristiani non volevano all'inizio, poi Andreotti lo sostiene sotto l'impulso di Ugo Lamalfa, che io per altro ho anche votato talvolta). In questo caso cercherei, con affanno, di sbrigarmela con le pressioni internazionali e così via. Ma certamente non me la caverei tanto agevolmente.

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    7. @Celso apprezzabilissima la replica a Marco S.

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    8. @ Pellegrina

      Grazie, sei fin troppo gentile. Posso farti, però, una domanda? Perché in musica fermarsi al 1823? (Anche se posso capire...)

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  6. Tanto ormai i problemi sono ben altri... del tipo, chi è rimasto in Italia comincia a disprezzarsi anche per non aver avuto la forza di emigrare. Non so se avete anche voi la stessa impressione, ma le persone che incontro danno quasi per scontato il fallimento di chi li circonda. Come a dire, è inutile che parli: se la sapevi tanto lunga non stavi qua.

    Oggi la signora dell'alimentari lodava la qualità dei prodotti italiani e la buona fortuna che ci ha fatto nascere qui. Quale gaffe! Il gelo tra gli astanti. L'unica risposta è stata di un signore sulla cinquantina, l'uomo di mondo, che ha timidamente azzardato un confronto con gli "intrugli" nordici, rappresentati a suo parere dall'utilizzo della marmellata al posto dell'olio. Il punto è che nessuno ha azzardato una battuta, anche se si capiva che molti avrebbero voluto: il tema era percepito come troppo delicato, complicato(?), e potenzialmente lesivo per la propria reputazione.

    Come dire, stiamo assistendo a un ridimensionamento dell'autorazzismo per ko tecnico ed eccesso di rassegnazione?



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  7. Stranamente i tantormaisti hanno una caratteristica comune: hanno tutti il culo coperto. Euro o non euro son mantenuti il loro posto di lavoro lo hanno garantito. E' bello disquisire quando sono gli altri a rischiare. No ?

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  8. Non conviene usare una regressione segmentale?

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    1. Con scappellamento a sinistra? Perché altrimenti, lo sai, nell'Illinois...

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    2. Ma il Fassina quadro, torna? #DAR

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  9. Tanto ormai chi mi dice più: "E facciamolo, dai..."
    E invece oggi uno lo ha detto ed è stato indubbiamente il più interessante e originale!
    Scusi se in un post tecnico commento con aneddoti personali, ma per una che ha iniziato a interessarsi alla politica e all'economia oltre i 40 e che, pur restando una "dilettante", ha capito di più del 90% abbondante di chi da sempre se ne interessa (grazie al maestro, ma anche grazie a me che l'ho saputo trovare e che ne ho saputo riconoscere il valore) "tanto ormai" non esiste.

    Mi sono iscritta per la prima volta all'università a 37 anni (da ragazza di studiare proprio non mi passava per la testa) dopo aver rifiutato un posto da statale dopo anni di supplenze alle elementari. Quando lo dicevo mi guardavano con lo stesso sorrisino tra il compatimento e lo scherno con cui ti guarda un piddino quando gli dici che bisogna uscire dall'euro.
    Invece, gallina vecchia fa buon brodo: mi sono laureata a 41 (con lode) e faccio il lavoro che mi piace e per cui ho studiato (sperando che duri, forse un giorno mi mangerò le dita visto chi ci sta governando e come).

    La Grecia non è un malato terminale, è uno stato popolato da milioni di persone vive che aspettano solo che gli venga offerta un'occasione, non da statue. Con una politica economica adeguata (e con il tempo perché, poverini, li hanno conciati proprio male) perché non dovrebbe riprendersi? Vogliamo darle questa opportunità?
    Di immutabile non c'è niente. Tanto ormai sto cazzo!

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    1. Ma infatti oggi i tuoi commenti mi sembravano più sereni, si sentiva un certo appagamento...

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    2. Alberto Bagnai 2 aprile 2015 00:40

      Prof lei è fantastico, ha SEMPRE l'ultima battuta! :-)))))))))))))))))))))))))))))





      P.s.: tutta la mia solidarietà a SAR Rodelinda II of corz…

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    3. Giornata di merda... La Meloni con l'autore Mediaset, Marie Antoinette col maestro Manzi... Evito di chiamare a casa... E tu che rigiri il coltello nella piaga!

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    4. ahhahah, siete due tremendi scellerati!!!
      E io, Marco, che non più di un mese fa battevo i pugni sul tavolo perché il professore ti desse il premio!
      Ma che premio era poi? Non l'ha detto. Fa sempre così.
      Una volta avevo risposto (al primo colpo, davvero, posso mostrarti le prove) e avevo vinto il premio, ma anche quella volta non si sapeva bene cosa fosse.
      Tanto ormai... non c'è più solidarietà, tutti in combutta col più forte.
      (e noi Rodelinde ci consoliamo con veri gentiluomini, specialmente io e la Giorgia che siamo di animo particolarmente sensibile e delicato)

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    5. Prof,
      ma non eri tu che dicevi che ogni tanto puoi fare un giro con Fassina?
      Pensa alle possibilite di una carrozza chiusa...

      Aprirla e scendere, per esempio ;-)

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    6. Io?!? Ho solo fatto notare la vis polemica del maestro! Per il resto mi' son di Rovigo… e non mi intrigo… ;-)

      Il premio consiste nel fatto che CI DICE CHE ABBIAMO VINTO. La sua stessa parola è IL PREMIO.

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    7. Che ruffiano!





      Scherzavo, sei molto simpatico!

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    8. @ Silvia

      Ma no, @Marco S. è il contrario di ruffiano, ha appena detto che Bagnai è tirchio.

      Oppure che è Dio, la cui parola è creatrice.



      Ah ah.

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    9. No, Marco S. vi ha appena fatto notare ciò che è ovvio, ma che voi, in quanto femmine non siete tenute a capire, ovvero che la virtù (come il vizio) è premio a se stessa. Per il resto, la parola è quasi sempre creatrice, altrimenti voi non sareste qui (e anche questo, vedi sopra...).

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  10. Da adolescente, nella periferia dove vivevo, si usava 'menarsi' quando il conflitto tra punti di vista troppo diversi non si riusciva piu' a gestire in altro modo.

    Anch'io mi sono talvolta 'menato' con questo o con quello, con alterni successi e sempre con l'ansia di non far scoprire i segni dei colpi ricevuti ai miei (perche' secondo una antica consuetudine di periferia mi avrebberopoi 'dato il resto').

    Per quanto sembri difficile crederlo, dopo essersi 'menati' una volta, si diventava immancabilmente 'grandi amici' (e non ci si 'menava' piu').

    Mi piacerebbe tanto rispolverare questa usanza dimenticata coi 'tantormaisti'....

    E' un vero peccato che da adulti si incorra nel penale.

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  11. Grazie di avermi ricordato un'antica tradizione italica, è successo lo stesso pure a me, tanti anni fa, peccato che non si possa fare più. Colgo l'occasione per salutare, ringraziare, riverire il Prof. per tutte le perle che dona a chi le sa apprezzare e usare.

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  12. Nel corso della IIGM, i dirigenti Alleati decisero una campagna di massicci bombardamenti aerei sui paesi dell'Asse con lo scopo dichiarato di distruggerne la base industriale e costringerli alla resa per logoramento.
    La scala dei bombardamenti fu enorme, senza precedenti storici paragonabili. Risultato: zero. In Germania, Hitler affidò ad Albert Speer (un architetto, ottimo organizzatore) il compito di riorganizzare la base produttiva adattandola alle nuove condizioni belliche. Speer, istituendo una commissione formata da imprenditori, militari, dirigenti di Stato, ci riuscì magnificamente. Fino al cedimento del fronte russo e all'invasione del territorio europeo con lo sbarco in Normandia, il potenziale industriale tedesco rimase pressochè costante, e anzi aumentò (si decise di aumentare la riconversione a scopo bellico di personale e di mezzi, che sino ad allora Hitler, memore dell'esperienza della IGM, non aveva voluto sfruttare in toto per favorire la tenuta del fronte interno).
    I bombardamenti alleati ebbero invece un reale successo su un altro piano: l'abbattimento del morale delle popolazioni, in particolare della popolazione italiana.
    I "terror bombings", così francamente chiamati dai loro autori, che scientemente colpirono centri abitati privi di rilievo militare o industriale, uccidendo in spregio al diritto di guerra centinaia di migliaia di civili tedeschi, italiani, giapponesi, quelli sì che funzionarono.
    Per terrorizzare e spezzare lo spirito dei tedeschi ci vollero i bombardamenti terroristici su Amburgo e Dresda e l'invasione russa. Per terrorizzare e spezzare lo spirito dei giapponesi ci vollero il bombardamento su Tokio e le due atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Per terrorizzare e spezzare lo spirito degli italiani ci volle l'effetto congiunto dei bombardamenti (50.000 morti civili circa) e del tradimento della classe dirigente (25 luglio, sfaldamento del fascismo, 8 settembre, fuga della famiglia reale).
    Sintesi:
    Scopo della guerra è imporre la propria volontà al nemico, spezzando la sua.
    La volontà di un popolo si spezza quando esso sente che la sua classe dirigente e il suo governo non possono o non vogliono più compiere il loro compito primario ed essenziale: proteggerlo.
    Quando una popolazione sente che i suoi dirigenti non la proteggono più, si verifica un fenomeno tremendo, sconvolgente, che fa disperare dell'uomo ma che va, purtuttavia, compreso. Molti, se non tutti, regrediscono all'infanzia, alla condizione di totale smarrimento e confusione del bambino abbandonato dai genitori, e arrendendosi al bisogno travolgente di di sicurezza del bambino, si danno a festeggiare abiettamente il vincitore che li massacra, a fare la ola per la sbrigliata allegria, per la forza meravigliosa di chi li sta riducendo a pulviscolo atomico; nella speranza di sostituire al padre che s'è dimostrato impotente a proteggerli, un nuovo padre che ha dato prova di essere terribilmente forte.

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    Risposte
    1. @Roberto Buffagni

      Ciò che dici della produzione bellica tedesca è assolutamente vero. E partendo da questa costatazione vorrei fare un'osservazione più generosa nei confronti degli Italiani. Dopo l'otto settembre circa seicentomila (600.000) soldati italiani furono deportati in Germania, perché si rifiutarono di passare alla Repubblica di Salò. Si calcola che ne siano morti circa cinquantamila (50.000) . Se quei 600.000 fossero passati in blocco coi nazifascisti quelle tante armi prodotte dai tedeschi avrebbero trovato le braccia che mancavano per i troppi fronti di guerra. Non avrebbero ribaltato le sorti della guerra, perché la morsa stretta da russi e alleati sulla Germania sarebbe stata comunque fatale; ma avrebbero allungato sofferenze e distruzioni. Quegli uomini manifestarono volontà e dignità, nonostante lo squallore di una dirigenza inqualificabile.

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    2. @ Celso.

      Grazie per averlo ricordato, è più che vero ed è motivo di fierezza e di consolazione.
      Io dal canto mio, appunto perchè non sono mai stato neanche lontanamente fascista, aggiungo quanto segue: 1. tra chi aderì alla R.S.I. furono zero gli opportunisti, molti i sinceramente motivati dal dall'onore militare e nazionale, dal desiderio di riscattare il disonore dell'8 settembre 2. mentre la Spagna franchista, dopo una guerra civile terrificante, è riuscita a costruire la Valle de los Caìdos dove riposano insieme i caduti spagnoli di entrambe le parti, in Italia i combattenti della R.S.I. non sono ricordati neanche con un post it appiccicato sui cessi degli autogrill, il che fa schifo.

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  13. Nuova perla europeista di Jovanotti:
    "L'Europa è quello a cui tendo, la moneta unica mi piace, anzi, vorrei una MONETA UNICA MONDIALE".

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    Risposte
    1. ...governata dall'ISIS! Basta che sia MONDIALE no?

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    2. Un anno fa, al sottoscritto, una cara amica piddina rispose d'essere europeista e universalista (forse aggiunse anche qualche altro "ista", uno più, uno meno). Non sai cosa mangerai domani sera, eppure già il tuo sguardo spazia, fermo e preciso, ai confini della galassia! Ma no, questa gente è ormai convinta d'essere in un enorme kindergarten di marzapane (nel migliore dei casi, però; perché nel peggiore, o fanno finta di niente, poiché la bufala sembra funzionare gratificandoli, oppure sanno e... egualmente fanno finta di nulla, magari sfregandosi con soddisfazione le mani imbrattate). Per loro il cosmopolitismo non significa accostarsi adeguatamente a un'altra cultura per comprenderla da dentro, in profondità, mettendo da parte e tacitando, almeno per qualche significativo attimo, le resistenze dei propri pregiudizi e la blandizie dei propri desideri, ed affrontando invece un serio processo di comprensione interiore che non sia semplice mimetismo culturale: per loro cosmopolitismo significa poter prendere appagati un aereo per andare a camminare, scattar foto, visitare un museo (peggio, far shopping), mangiar diverso in casa di qualcun altro: una forma di colonialismo ed autocolonialismo ammantati di cultura, libertà e umanità (secondo i criteri universali scelti da loro stessi). Sono la dimostrazione vivente di come l'idealismo possa essere dannoso tanto quanto il materialismo. Una spolverata di zucchero a velo sulla merda, e la merda cessa d'essere tale.

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    3. "...poter prendere appagati un aereo..." : esatto, una delle peggiori obiezioni che ho sentito ad una mia critica argomentata alla moneta unica: "..con l'euro posso viaggiare in Europa, prendere l'areo e andare dove voglio, non come quando c'era la lira...".

      Bravo, vai.
      E' pieno di low-cost là fuori.
      Guadagnano grazie alla riduzione dei costi a mezzo deflazione salariale e taglio drastico delle spese.
      Tipo quelle per le visite mediche dei piloti.
      Che in fondo sono un investimento da far fruttare il più possibile.
      Giusto.
      Ma l'importante è che l'euro ti faccia pagare poco il biglietto, anche se ti condanna alla sottooccupazione, perché questa è la libertà.
      Dobbiamo fare come la Germania.
      Vola germanwings.

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    4. @porter

      Forse arriveremo paradossalmente a rimpiangere i Me-109 e gli FW della Luftwaffe... Quando cadevano, era in uno scontro più equilibrato, e avevano una sola persona a bordo.
      (peraltro, l'Europa me la son girata con e senza lira - anche in senso di spesa economica; me ne son sempre sbattuto il cazzo delle eventuali difficoltà: mi interessava immergermi nei luoghi ed ascoltarli).

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    5. Ma aveva ragione il Prof. all'inizio, quando disse che l'euro piaceva a quelli che non sanno le tabelline e sembrava una boutade.

      A parte che non sanno proprio niente del "prima", quando per dar valuta estera in cambio di lire una banca si faceva il conto da sola, mica lo faceva fare a chi chiedeva valuta estera!
      Nel caso, mi sarei fatta il cambio a mio vantaggio, eh eh.

      Poi, chi proprio aveva paura di venir fregato per le tabelline, quando doveva acquistare, bastava che cercasse la stessa merce o servizio al prezzo più basso lì, sul posto, nella valuta del posto.


      O non si muovesse di casa.
      Poi, però, tutti hanno cominciato a sentirsi scemi se non "viaggiano".
      E di solito dicono "viaggiare", non "andare a vedere le cose", "girare un po' ", "visitare" un certo luogo.


      Noooo, loro "viaggiano".

      E mangiare pane e volpe, che gli farebbe tanto bene?


      Subito una campagna per la protezione delle volpi.



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  14. Ma se ancora viene considerato serio in questo Paese, Squinzi con la bufala del - 30% GDP in caso di uscita e svalutazionebruttaoscenaignobilecanaglia ribadita urbi et orbi a Cernobbio, cosa ripresa ovviamente da tutto il coro, a partire dal SOLE e proseguendo e nessuno ne chiede il ricovero coatto, allora ci può essere fiducia che prevalga la ragione che Bagnai strenuamente e ammirevolmente difende, contro l' Inquisizione e i roghi? E' un fatto che rasenta il miracoloso!

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