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domenica 12 aprile 2015

#pirreviù 1: "Bagnai espone meglio..." (un altro sesterzio non è possibile)

(sottotitolo: il sangue non è acqua...)

Per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, per pirreviù s'intende la peer review, cioè il processo di revisione al quale vengono sottoposti i lavori scientifici prima di essere pubblicati su una rivista (e quindi, in qualche modo, di essere accreditati come tali - cioè come scientifici - e diffusi al pubblico specialistico). Il termine è diventato un hashtag su Twitter dopo che un mio ex-collega, decidendo di seguire la sua vera vocazione (quella del cabarettista), ha accusato Quarantotto di non essere attendibile perché il suo blog non era sottoposto a peer review. Notate che l'autore di questa bislacca esternazione è uno che passa le mattinate in radio con quell'altro cabarettista di Oscar Giannino!

La battuta è piaciuta così tanto che immediatamente è diventata un tormentone.

Siamo lieti per il collega che finalmente ha trovato la sua dimensione artistica, e spendiamo due parolette su questo concetto cruciale.

Parlando molto rozzamente, la scienza dovrebbe in qualche modo essere un discorso sulla verità. In obbedienza a questo approccio, alla sua verifica dovrebbe essere chiamato il Padreterno, che però ha altro da fare, e, come ogni buon manager, delega, incaricando di tale compito la Storia, sua (del Padreterno) interminata e variegata ipostasi.

Lo farà anche in questo caso, and believe me, it will be enough!

Tuttavia, questa riduzione della scienza a discorso sull'ἀλήθεια, cioè sulla verità intesa come ciò che non è nascosto, che non latet...

(...sì, perché λανθάνω, come qui tutti - tranne Martinet- sanno, in dorico è λάθω, che guarda caso somiglia tanto al lateo latino, dal quale viene il latitante, quello che sfugge nascondendosi; ne consegue che il ricercatore è un investigatore, e che la verità è majala di molto, perché attivamente si sottrae. D'altra parte, chi resta nascosto a lungo poi viene dimenticato, cioè cade nell'oblio, che guarda caso in greco è λήθη, il desiderio di ogni latitante, appunto, e, per Dante, il fiume alla cui acqua si sono abbeverati tutti i miei colleghi, per disapprendere ciò che avevano appreso, e poter cantare di sé il noto salmo, chiamandosi assolti da tutte le porcate che vedevano commettere, sapendo che erano porcate: ma anche se... Comunque, di questo parliamo dopo.)


...dicevo: questa riduzione della scienza a discorso su ciò che non resta nascosto, perché non riesce a restare nascosto (latitare), cioè a discorso su quanto si impone per la sua chiarezza e distinzione (ci sarà mica un lato cartesiano nella gnoseologia greca?), questa riduzione potrebbe essere accusata di superficialità.
 
In effetti, se ci atteniamo ai fatti, cioè alle parole, la scienza è ἐπιστήμη, cioè quello che "sta su (da sé)" ovvero, è un discorso internamente coerente.

(...una prece, sbrigativa, perché fama di loro il mondo esser non lassa, per quella variopinta torma di cretini che identificano l'esigenza di tenere un discorso internamente coerente con la prassi di camuffarsi dietro a quattro imparaticci di matematica...)

Vi piace questa definizione? A me piace tanto: la scienza come "unire i puntini" (quello che questo blog vi ha permesso di fare fin dall'inizio), e come verifica della coerenza interna di un discorso (attività spassosissima alla quale ci siamo dedicati spesso e volentieri).

Ora, per verificare la coerenza di un discorso non c'è particolare bisogno di ricorrere al Divino, anzi! Direi che il Padreterno è proprio la persona meno indicata cui rivolgersi, per il semplice motivo che, com'è noto, lui della logica ne fa tranquillamente a meno (e infatti  credo quia absurdum, no?). A questo scopo, cioè alla verifica di cosa sia ἐπιστήμη, ovvero di cosa non sia δόξα, opinione (anche nel senso di "sembianza", cioè non solo nel senso di "io ritengo che", ma anche nel senso di "ai miei sensi - obnubilati perché sono piddino - appare che"), a questa verifica può, e anzi deve, tranquillamente essere delegato l'uomo: certo, un uomo provvisto di quel minimo di basi culturali che consentano di capire di cosa si stia parlando, e quindi un pari (culturalmente, non eticamente) di chi propone il discorso.

Questa è la banale logica della revisione fra pari in teoria. In pratica, ovviamente, è una cosa un po' diversa: un filtro ideologico che favorisce la costruzione di un discorso autoreferenziale e sempre più scisso dall'ἀλήθεια, che forse non sarà un business degli uomini, ma che comunque agli uomini alla fine chiede il conto.

Peer review familiare
Forse ricorderete il mio editto. Chiede la buona Silvia:


Ma che le ha detto il Palla?

E che doveva dirmi? "Sarà fatto". E io: "Meglio così".

(...comunque, per inciso, non è "il Palla". È "er Palla"...)

Allora vado in palestra, torno, e chiedo: "Va bene, allora adesso dimmi gli imperatori da Augusto ad Antonino Pio".

Er Palla (titubante): "Augusto, Tiberio, Caligola, Nerone, Vespasiano,..."

E io: "No. Manca Claudio. Li hai scritti su un cazzo di foglio?"

E lui: "Be', sì, però... no."

E io: "Bene. Scrivili e torna".


Secondo  round.

"Allora, sentiamo gli imperatori".

"Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, poi ce so stati quei tre..."

Io, implacabile: "Galba, Otone, Vitellio"

Lui: "Sì, appunto..."

Io (fra me e me): "Appunto sto cazzo! Con tre nomi così te li dimentichi pure!"

Lui: "Vespasiano, Tito, Domiziano, Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio...".

Io: "Bene, allora partiamo dalla fine. Che ha fatto Traiano?"

Er Palla: "Sotto Traiano l'impero romano raggiunge la massima estensione territoriale. Assoggettò prima la Dacia, poi l'Armenia...."

Io: "Dov'è l'Armenia?"

Lui: "Bè, l'Armenia era..."

Io: "Scusa? Era? Perché, oggi non c'è? E dov'è stato nonno dieci anni fa? Vai e torna..."


Terzo round
Lui: "Sì, dunque, l'Armenia è a Est del mar Nero, poi scese appunto verso l'Eufrate e arrivò a quella città dal nome strano..."

Io: "Ctesifonte".

Lui: "Sì, appunto..."

Io: "Appunto 'sto cazzo. Comunque, dov'era più o meno Ctesifonte, dove stavano i Parti?"

(...buio...)

Io: "La Mesopotamia, minchia, dov'è?"

Lui (col coraggio della disperazione): "In Iran..."

Io: "No. In Iraq. E che succede oggi in Iraq?"

Lui: "C'è la guerra".

Io: "Bravo. Vedi che oggi non è diverso? C'è sempre un impero che gli va a rompere i coglioni. Poi bisogna capire perché. Oggi per il petrolio, ieri... te lo studi. Avanti..."

Lui: "E insomma Traiano era a Ctesifonta ma è dovuto tornare indietro perché c'è stata una rivolta degli ebrei della diaspora..."

Io: "Mmmmh... Ecchedè 'sta diaspora?"

Lui: "Bè, è quando gli ebrei sono scappati dall'Egitto!"

Io: "Comeeeeee? Scusa, ma i Flavi che hanno fatto? Due cose: hanno messo la tassa sui cessi - da cui pecunia non olet - e?.. Senti, fatti un altro giro: fammi vedere lo schema".

Schema su due pagine, la prima con nomi e date della Giulio Claudia, giro, seconda pagina con soli nomi e senza date.

Io: "Senti, me stai a cojonà! Metti su una singola cazzo di pagina gli imperatori in fila con le rispettive date e accanto le due cose più importanti che hanno fatto."

Quarto round
Lui: "Dunque, sotto il regno di Tito sono successe due cose: il Vesuvio ha eruttato, e è stata presa Gerusalemme, da cui la diaspora".

Io: "Quando è morto Giulio Cesare?"

Lui: "Nel 76".

Io: "Avanti Cristo?"

Lui: "Bè, certo"

Io: "Certo una sega! Era il 44. Mi spieghi se lui fosse morto nel 76 cosa sarebbe successo per quasi cinquant'anni, prima che quello che si chiama come l'amico tuo prendesse il potere? Cazzo, il tempo degli uomini esiste. Se sono morti è perché erano mortali, per Dio, mica stavano dentro a una PlayStation 3. Un conto è fare una cosa a 15 anni, un conto a cinquanta."

Risparmio gli altri round...



Epilogo (cioè ἐπίλογος)

Rediit Palla triumphans: "Babbo, ho preso otto in storia! Nun poi capì che interrogazione, cioè, je facevo tutti i collegamenti, poi je ce mettevo quei discorZi che abbiamo fatto, cioè, veramente, è stata un'interrogazione troppo greve. Alla fine m'ha messo otto, e allora WxhJswA (il secchione della classe) ha fatto alla prof: "Ma perché a me che ho detto le stesse cose lei ha messo solo sette". E lei gli ha fatto: "Bagnai espone meglio"".

Capito, sì? Siamo partiti così:



e siamo arrivati che espone meglio. Rem tene, verba sequentur.


E siccome la morale della favola necessita spesso di disegnino, a corredo di questo aneddoto aggiungo un disegnino che ci riavvicina al nostro core business:



(tratto da qui).

Sì, è vero, Sergio, al colloquio fra Fassina e La Malfa, per togliermi di impaccio e sedermi su una poltrona comoda mi sono sottratto a una cerchia di simpatici interlocutori dicendo ciò che è vero: "A proposito, vi presento Sergio Cesaratto, forse lo conoscete, i suoi lavori mi hanno aperto gli occhi su molte cose..." (e mi sono defilato).

Ma, vedi Sergio, noi siamo scienziati, e dobbiamo essere rigorosi. Se è vero, perché è vero, che tu e Antonella avete studiato molto approfonditamente alcuni aspetti della filosofia politica ordoliberista (e io continuamente cito il vostro studio), è altrettanto vero, e forse è il caso che tu lo sappia, che nel mio riconoscere questo debito intellettuale c'è tanta, ma tanta perfidia, più o meno involontaria.

Mi spiego. I miei due libri, nonostante il tuo approccio riduzionista, non sono solo stati "una bella esposizione" di concetti noti (come quella "der Palla", per capirci), ma hanno portato avanti il dibattito arricchendolo di alcuni punti fermi. In particolare, hanno chiarito sulla base di un ragionamento scientifico, cioè internamente coerente, che l'euro è un metodo di governo, e che un altro euro non è possibile.

A questa conclusione Antonella (come, per dire, Realfonzo - ahi fiera compagnia!) ancora non è arrivata, e forse non ci arriverà mai, e tu ci sei arrivato, ma dopo, ed è questo che ti rimproverava (civilmente) il lettore.

Chiarisco: qui il problema non è giocare a "prima o dopo". Sono stato il primo (questo sì) a chiarire che questo giochetto non ha senso perché tutto era perfettamente noto da trent'anni prima che questa storia cominciasse, quindi figurati un po' tu se voglio essere io a dire di aver detto tre mesi prima quello che era noto da cinquant'anni! Chi giocasse questo gioco si renderebbe ridicolo.

E infatti, quando oggi qualcuno (incluso lo stesso Giorgio, che sai quanto rispetto) nei dibattiti dice "Ma io queste cose le dicevo prima di Bagnai...", a me vengono in mente due cose: (1) bè, non erano proprio esattamente le stesse cose, e per verificarlo basta andarle a leggere; (2) e poi: "ma scusa, se tu avessi detto prima le stesse cose, forse ti converrebbe non enfatizzarlo, perché il fatto di non essere stato ascoltato è una confessione di fallimento..."

Nel discorso di Giorgio, come nel tuo, fino a pochi mesi or sono, c'era quasi tutto, e detto molto bene. Mancava solo una cosa, purtroppo la più importante: l'esposizione chiara e scientificamente rigorosa della radicale irriformabilità dell'euro.

E anche qui, attenzione: sarebbe carino riconoscermi questo debito intellettuale, ma lo stile, come il coraggio, chi non ce l'ha non se lo può dare, quindi viene ricompreso fra le virtù facoltative. Io rutto a tavola, mi metto le dita nel naso, dico le parolacce (notoriamente), ma mai e poi mai mi approprio di un'idea. Questo l'ho imparato da quel democristiano (se tale era) di Carlucci, e non riesco proprio a spogliarmene. Ora, tu sai bene che la tua idea, quando scrivemmo l'ottimo ebook per il sito piddino, era: "Dopo l'estate andiamo da Bersani e lo convinciamo a sbattere i grugni sul tavolo"...

A quella data (e si parla dell'estate 2012) ancora non ti erano chiare una serie di traiettorie politiche che su questo blog erano già state incise nel bronzo (che fa rima con qualcuno: non con te, in ogni caso). Non emergeva chiarissimo dai tuoi scritti il nesso cogente fra euro e austerità, non era delineata l'evidente assenza di spazi di negoziato, e si comunicava comunque un'idea sostanzialmente errata, quella alla quale oggi Antonella e Riccardo ancora credono, quella della riformabilità dell'euro, che oltre ad essere una baggianata perché internamente incoerente, è anche palesemente contraria alla volontà esplicita ed espressa di chi nell'euro ci ha fatto entrare (ricordi? "Al riparo dal processo elettorale..." Ricordi? "Un giorno ci sarà una crisi..." Ricordi? "L'emergere di crisi specifiche ecc.").

L'euro è un progetto fascista, nel senso specifico di classista e antidemocratico (astenersi storici dilettanti), ma tu rabbrividivi a sentirmelo dire anche un anno dopo che io l'avevo scritto, e mi esortavi anzi a non farlo per non accomunarmi al povero Donald, al quale tu ed Emiliano davate retta, e che io non mi cagavo per niente, prevedendone l'inevitabile occaso (da occido, occidi, occasum, occidere, non certo da occido, occidi, occisum, occidere, ci tengo a precisarlo, di questi tempi...), occaso poi sancito dall'ostensione (risparmio paradigma) della sua vizza nerchia (da nervus). Io stavo dicendo una cosa diversa rispetto al simpatico guitto, ma le differenze credo sfuggissero perché eravate un pochino tutti abbacinati dall'orrore: "Ha bestemmiato l'euro! Ha bestemmiato l'asini-stra!".

Meanwhile, quelli per i quali la sinistra non era un brand ma l'unica speranza, avevano capito quale era l'unico discorso di sinistra che veniva (e viene) fatto in questo paese: TDE e IPF.

Chiedere alla Germania (rectius, al capitalismo finanziario) di riformare l'euro è come chiedere alla celere di riformare i manganelli, sostituendoli con quei simpatici palloncini di gomma che tanto si portano alle feste delle elementari. Ma la lotta di classe non è un compleanno di bambini, ed era strano che dovessi essere io ricordarlo alla sinistra!

Ora, vedi, questo credo effettivamente di essere stato il primo a chiarirlo in modo autoritario (non è un lapsus) e documentato, ma il punto, credimi, non è rivendicare il mio primato.

Il punto è ben diverso, ed è che sinceramente mi sembra ingeneroso da parte di chi per anni ha continuato a sparare i fumogeni di "un altro euro è possibile" criticare quei politici che oggi, come Fassina, cercano di mettere a fuoco un messaggio chiaro. 

Se oggi il piddino tipo, in un dibattito tipo, interviene dicendo: "se tu dici che una classe politica europea intelligente scioglierebbe l'euro, allora io dico, sulla base del tuo argomento che un euro migliore era possibile: 'una classe politica intelligente riformerebbe l'euro'", se il piddino tronfio come un fagiano in frega arriva a questo "ragionamento", è indubbiamente perché, come ci dicevamo, con sta' storia dell'"euro-migliore-era-possibile" i politici si tagliano le gambe da soli.

Ora siamo d'accordo.

Tuttavia, tu hai fatto per molto tempo parte del coretto "un altro euro è possibile, basta sbattere i grugni sul tavolo" (va da sé che hai ampia facoltà di prova del contrario e che io ti voglio bene a prescindere). Quindi, come dire, a questo punto è inutile (e non mi riferisco a te) maramaldeggiare su Fassina o La Malfa!

Piuttosto, adrebbe capito (per lavorarci sopra) che Fassina (o chi per lui dentro al PD) ha due condizionamenti, uno culturale e uno politico, che ne rendono relativamente meno efficace per ora l'azione tattica (grassetti messi non a caso):

[1] il primo condizionamento, quello culturale, consiste nell'aver introiettato il discorso dell'euro "riformabile" (un discorso che "Oltre l'austerità" portava avanti fin dal titolo, tanto per capirci, altrimenti si sarebbe chiamato "Oltre l'euro", che era il discorso dal quale sono partito e piano piano tutti stanno arrivando perché dovevano arrivarci!). Di questo condizionamento, mi spiace, ma io ritengo di non essere corresponsabile, mentre lo sono tutti gli intellettuali di asini-stra (apprezzerò un elenco di eccezioni). Il valore politico imprescindibile del contrasto all'euro come simbolo di un metodo di governo non è stato colto, ed è un vero peccato, come pure è ridicolo ora lamentarsi del fatto che lo abbia colto la destra.

[2] il secondo condizionamento cui soggiace Fassina o chi per lui, il condizionamento che ho chiamato politico, consiste nel non poter far completamente suo, anche se lo avesse - come credo lo abbia - capito, il dato di fatto che "un altro euro non è possibile". Se lo esponesse con chiarezza, questo dato, si troverebbe nella spiacevole e autodistruttiva necessità politica di dover ammettere che il suo partito - lui compreso - è stato traditore o imbecille, e quindi non sarebbe seguito dai membri del partito (per i quali ovviamente queste due etichette sono una soma insostenibile, e li capisco).

Ora, a me dispiace per chi non lo riesce a capire, ma due cose sono assolutamente evidenti:

[2.a] non ci sarà transizione di alcun tipo (violenta, non violenta, concordata, non concordata, democratica, autoritaria) senza il PD, per l'ovvio motivo che il PD esiste ed è lì come un macigno;

[2.b] non è pensabile tirarsi dietro il PD insultandolo.

Voi mi direte: "Ma tu lo fai!" Certo! L'ho fatto, e l'averlo fatto, oltre a essere stato molto liberatorio, è stato un pezzo del percorso che ha favorito la transizione. Ma, a parte il fatto che il "piddino" non è il PDno (tant'è che abbiamo sempre più PDni che non sono piddini, e di quelli stiamo parlando), resta poi il dato che io non sono un politico. Fassina sì, quindi non può, entro certi limiti, forzare su quello che però resta l'argomento cruciale:  esigere (come lui fa) un posizionamento della sinistra attuale di fronte al dato della radicale irriformabilità di quelle istituzioni liberiste che lei stessa ha voluto.

Tuttavia, forzando, lui e gli altri che dentro al PD cercano di attivare un dialogo, rischierebbero la marginalizzazione (non rispetto a Renzi: rispetto alle rispettive basi, che per ora li ascoltano).

Sarebbe catastrofico e ingiusto, anche perché  le cose non stanno esattamente così: certo che c'è stata una sinistra imbecille (identitaria e gregaria, la definisce Preve), certo che c'è stata una sinistra traditrice (eterodiretta, la definisce Preve), ma la realtà è più sfumata, e i tempi e i modi della dialettica politica non consentono a chi la pratica di indulgere in sfumature, siamo d'accordo?

E allora il messaggio chiaro chi deve darlo?

Dovremmo darlo noi, per fornire, dall'esterno della politica, un ancoraggio a chi sta dentro alla politica.

Dovremmo essere noi a dire chiaramente che un altro euro non è possibile e non è mai stato possibile perché l'euro è stato concepito con precise finalità politiche di distorsione della distribuzione dei redditi e di smantellamento dello stato sociale, a beneficio della finanza privata, ed è stato concepito per essere irriformabile.

E, nota bene: queste cose Fassina le ha dette, cazzo! 

Ha detto chiaro e tondo, nel corso del dibattito, che se il PD in Italia sopravvive, a differenza degli altri partiti di area socialista (PSOE, Pasok, PS, SPD), è solo perché nel tracollo della destra italiana manca da noi un partito che porti avanti politiche pro-establishment (non ha detto "di destra", ma chi voleva capire ha capito); ha detto che ciò che salva il PD è il fatto di aver riempito questo spazio di offerta politica di destra con provvedimenti come il Jobs Act, che non possono far parte dell'agenda della sinistra (lo ha detto, cazzo, lo ha detto!); e ha anche tratto le conclusioni, dicendo che alla fine il fatto che il PD sopravviva in questo modo è più un problema che un'opportunità per il paese.

E più di questo che doveva fare? Darsi fuoco? Iscriversi a... a cosa?

Lo ha detto, e non lo ha letto in "Oltre l'austerità".

Poi però, certo, è intervenuto il piddino di turno nelle forme che ho riportato sopra, appigliandosi alla riformabilità dell'euro. E quella temo che l'abbia letta ovunque, tranne che in TDE e IPF.

Quindi se all'incontro fra Giorgio e Stefano il convitato di pietra (evocato da Tommaso Sasso) ero io e non tu un motivo c'è, e, ribadisco, non è solo nella prosa (che pure un suo ruolo lo svolge). Ammetterlo aiuterebbe tutti, perché tanto, dopo i miei libri, chiunque si esponga si sentirà fare da qualcuno le obiezioni che il mio lettore Fabrizio giustamente fa nel disegnino: "Se avevate capito, perché non avete tratto subito le conseguenze, ma avete continuato a tergiversare, impedendo ai politici di elaborare un messaggio efficace?"

Nell'interesse di tutti, non fidarti troppo dei miei complimenti, e accetta un suggerimento: il tuo messaggio sarebbe molto più efficace se invece di rivendicare primogeniture (o, peggio ancora, come certi fanno, di buttarla in caciara con "l'uscita a sinistra"), tu dicessi chiaramente qual è lo snodo che ti ha fatto passare dall'idea che l'austerità potesse essere superata, alla percezione netta che essa è intrinseca all'euro, e che quindi quest'ultimo delendum est, se si vuole che esista una politica in Europa (nota bene: non una politica "di sinistra", una politica tout court, una politica di qualsiasi segno, colore, e orientamento...).

Chiarendo questo snodo con la tua onestà, la tua capacità espositiva, la tua preparazione culturale, le tue radici di sinistra (l'appartenenza rassicura i deboli di spirito), aiuteresti molti piddini a fare lo stesso passo.

Per inciso: difendere quel cesso di giornale nel quale ti fanno esprimere al solo scopo di sfuggire ai metaforici cappi della metaforica (ma inevitabile) Norimberga non mi pare sia esattamente un passo in questa direzione, però forse possiamo anche vederlo così!


Guardando avanti
Ecco: questa era un'altra variazione sul tema della #pirreviù: er Palla è stato peer reviewed dall'insegnante, dopo essere stato peer reviewed da me, io sono stato peer reviewed da Sergio, e Sergio è stato peer reviewed da me.

E ora, come avete capito, il prossimo obiettivo è... "L'uscita dall'euro!".

No, no, lettore frettoloso: un otto in greco.

I'm doing whatever it takes, and believe me, it will be enough.

(...a proposito, chi si ricorda l'aoristo forte di ὁράω? Senza googlare, cazzo! Bè, chi se lo ricorda, sa anche "che ci azzecca" con l'epilogo di questo post...)


Post scriptum: togliamoci un pensiero. L'aoristo forte di ὁράω è εἶδον, participio ἰδών, da cui gli idoli, εἴδωλον, che in greco sono anche fantasmi, o rappresentazioni mentali, Fogni a occhi aperti, insomma: l'euro. A proposito: uscendo dal dibattito mi sono quasi scontrato col Fognatore. Reprimendo un conato mi sono allontanato nella piacevole serata romana...

88 commenti:

  1. Daje Palla che ER Circeo se avvicina!!!

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  2. "Ho visto", quindi "so". Una delle eredità più importanti del mio liceo. Ricordo ancora il piacere intellettuale per l'illuminazione ricevuta.

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    1. Mi associo, apprezzando e ricordando - e anche rimpiangendo un poco - perché, a margine del mio lavoro che continua a piacermi, devo obbligatoriamente star dietro a cose impegnativamente sciocche o scioccamente impegnative, avendo ben altre (qui il "benaltrismo" è d'obbligo e non piddino) pietre di paragone come questa e non solo - e con la sconsolata e stizzita constatazione che nell'impegnativamente sciocco o scioccamente impegnativo a margine ma sempre inerente il mio lavoro se ne va il poco cervello rimasto, mio e altrui.

      Che altri, per tanti versi messi molto meglio di me nello specifico ambiente in cui mi trovo non avvertano che dietro a cose impegnativamente sciocche o scioccamente impegnative se ne va il nostro poco cervello rimasto, è uno dei grandi misteri ingloriosi del genere umano, a fronte del quale il dolore ci mette alla prova e ci fa riflettere, mentre l'impegnativamente sciocco o scioccamente impegnativo mette in luce la nostra "peggior parte".

      Umana anche questa, ohimé, perché i saggi GATTI non si sviliscono per così poco - non si sviliscono proprio.

      Lunghezza e segretezza del riferimento sono un'astuzia autoterapeutica, nei limiti del possibile.

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    2. Ops, mi accorgo di aver seguita, ore dopo, la medesima strada di @martinet 12 aprile 15:24 e 15:37 e adduco il non credibile alibi dell'impegnativamente sciocco o scioccamente impegnativo nel quale se ne va la mia già peraltro ridotta "miglior parte" di cervello.

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    3. Il Post Scriptum mi fa toccar con mano che non ricordo bene il greco. Mi fa piacere ritenere in qualche modo calzante anche la mia (errata) risposta, poiché in questo blog non si racconta sulla base di opinioni ma di dati.

      Quindi viene diffuso un sapere che deriva da ciò che si è visto con i propri occhi e si insegna a valutare il sapere altrui sulla base di questo metro.

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    4. @Enrico Nardelli

      Tutto contribuisce a far pensare, anche le sviste peraltro inerenti; se poi ci metti il richiamo un poco venefico e sempre razionale del Prof. (12 aprile 22:05) e, per dire, dialettico, ecco un motivo per non staccarsi da qui.
      Il dialettico ha ragione, anche solo considerato il tempo impiegato a far studiare qualcuno non sufficientemente persuaso o istradato da qualcuno della mia corporazione.
      E poi ci dicono che li condizioniamo, con la nostra fissa dello studio e magari con cose che ci sono pure piaciute - orrore e colpa!

      Magari fossimo così persuasivi.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Concordo, prof. Quanto scrive assomiglia molto a riflessioni che facevo in questi giorni, anche se in chiave completamente diversa.
    La ricordo a Bergamo, all'incontro all'università con il prof. Bellofiore (promotore dell'incontro) che ascoltava compunto e commentava che era uno studio serio, ben fatto, E/MA CI SAREBBERO STATE TANTE ALTRE COSE DA DIRE E DA STUDIARE.
    La sera, al bar - libreria, lei era al limite del collasso e parlò soprattutto Borghi; vi guardavo e pensavo che sembravate una squadra di emergenza.

    A mezzanotte di domenica 14 aprile 1912 l'orchestra suonava e la gente ballava sul ponte del Titanic, esattamente come aveva fatto le tre sere precedenti. Niente di strano, tutto regolare a parte un dettaglio nel contesto: la nave stava affondando. A causa di questo dettaglio l'espressione "ballare sul ponte del Titanic" è diventata sinonimo di comportamento improprio ai limiti della demenza.
    Lei presenta, mi pare correttamente, la rivendicazione di una priorità scientifica, a me importa l'aspetto più bassamente legato alla sopravvivenza. Per questo la ringrazio ancora una volta.

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    1. Sì, in quel caso ho proprio tagliato i ponti, lì c'era malafede e sinceramente posso fare a meno di perderci tempo.

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  5. Venendo alle cose importanti: complimenti per aver ripostato la foto più bella di tutte quelle da lei pubblicate suR blogghe

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  6. Sull’aoristo forte di ὁράω e sui Piddini

    PALLA, sappi, come dice tuo padre, che i comuni e preponderanti giudizi controdiairetici di cui è obesa la loro proairesi, costringono per natura delle cose le masse di tiranni piccoli e grandi a stabilire una catena magica di merda con la quale tra di loro si riconoscono e si pascono reciprocamente.


    Τί οὖν; ὅταν ὑπῇ δόγματα ἀλλόκοτα περὶ τῶν ἀπροαιρέτων [π]ὡς ὄντων ἀγαθῶν καὶ κακῶν, πᾶσα ἀνάγκη θεραπεύειν τοὺς τυράννους. ὤφελον γὰρ τοὺς τυράννους μόνον, τοὺς κοιτωνίτας δ' οὔ. πῶς δὲ καὶ φρόνιμος γίνεται ἐξαίφνης ὁ ἄνθρωπος, ὅταν Καῖσαρ αὐτὸν ἐπὶ τοῦ λασάνου ποιήσῃ: πῶς εὐθὺς λέγομεν "φρονίμως μοι λελάληκεν Φηλικίων" ἤθελον αὐτὸν ἀποβληθῆναι τοῦ κοπρῶνος, ἵνα πάλιν ἄφρων σοι δοκῇ. εἶχέν τινα Ἐπαφρόδιτος σκυτέα, ὃν διὰ τὸ ἄχρηστον εἶναι ἐπώλησεν. εἶτα ἐκεῖνος κατά τινα δαίμονα ἀγορασθεὶς ὑπό τινος τῶν Καισαριανῶν τοῦ Καίσαρος σκυτεὺς ἐγένετο. (εἶδες) ἂν πῶς αὐτὸν ἐτίμα ὁ Ἐπαφρόδιτος: τί πράσσει Φηλικίων ὁ ἀγαθός; φιλῶ σε." εἶτα εἴ τις ἡμῶν ἐπύθετο "τί ποιεῖ αὐτός;" ἐλέγετο ὅτι "μετὰ Φηλικίωνος βουλεύεται περί τινος". οὐχὶ γὰρ πεπράκει αὐτὸν ὡς ἄχρηστον; τίς οὖν αὐτὸν ἄφνω φρόνιμον ἐποίησεν; τοῦτ' ἔστι τὸ τιμᾶν ἄλλο τι ἢ τὰ προαιρετικά.

    Epitteto ‘Diatribe’ I, 19, 16-23.

    E dunque? Qualora vi siano sotto giudizi d'altra specie su ciò che è aproairetico come bene e male, è del tutto necessario accudire i tiranni. E magari soltanto i tiranni e non i camerieri. Come una persona diventa repentinamente pure saggia qualora Cesare la faccia capo del suo cesso! Come subito diciamo: “Felicione mi ha parlato con saggezza!” Io disporrei che fosse buttato fuori dal merdaio, affinché di nuovo lo reputassi stolto.
    Epafrodito aveva un certo calzolaio, che vendette perché era improficuo. Quello poi, per un caso fortuito, fu comprato al mercato da un tale della cerchia di Cesare e divenne calzolaio di Cesare. (Avessi visto) come Epafrodito lo onorava: “Prego, cosa effettua il buon Felicione?” E poi se uno di noi cercava di sapere: “Che fa lui?”, veniva detto che: “Si consiglia con Felicione su qualcosa”. Ma non lo aveva smerciato come improficuo? Chi dunque lo fece improvvisamente saggio? Questo è avere in onore qualcos'altro che quanto è proairetico.

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  7. Grandioso prof, dopo questa lettura mi sento sollevato; non ho mai dubitato (anche prima di "conoscerla") della fine dell'euro, ma ora credo che sia più vicina.

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    1. @pericle cimone

      Sono affascinato dal doppio nome (come per benedetti michelangeli). Però ti devo fare un appunto: o Pericle o Cimone. L'uno esclude l'altro. Per ragioni storiche.

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  8. io pensando alla peer review l'altro giorno avevo in mente il doppio cieco o cose simili, in merito alla discussione sui suicidi (come sempre.. chiedono scientificità e lo stop al "terrorismo" su queste cose tragiche).
    e va be', digressione sull'argomento (argomenti) di questo topic.

    Sulla questione,
    non penso che il discorso verta su chi sia arrivato prima oppure secondo ma sul fatto che da una parte si è incanalato un discorso, una traiettoria culturale e dall'altra parte no.
    che l'austerità continuasse come diretta conseguenza del ripagamento dei debiti lo sapevamo 3 anni fa..
    noi che non siamo studiosi..
    la vergogna è per chi fa lo studioso di mestiere, ecco il punto

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  9. No: è oἶδα: ahi, ahi, ragazzi... un originario perfetto risultativo come lat. novi. Che devo dare ripetizioni a tutti?
    Comunque la deriva etimologica del prof. Bagnai mi piace assai: aletheia, il non-nascosto (l'Unverborgenheit di Heidegger); d'altronde, però: Φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ, come diceva l'Oscuro. Deve essere un motto per i piddini.

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    1. a tale proposito ricordiamo il saggio di Giorgio Colli
      La natura ama nascondersi

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  10. Oops... non avevo letto fino alla fine e credevo che i posts di Ioannes Picus e Valerio Santoro si riferissero a Enrico Nardelli... sì, l'aoristo forte di ὁράω è εἶδον: ritiro quello che ho detto, anche se l'etimologia di οἶδα è quella (PIE *woideh2, see skr. veda).
    Per ripetizioni di greco, sono disponibile - anche nei dialetti, come in arcadocipriota (Bagnai docet).

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    1. Ma perché l'imperativo aoristo di lego fa eipé e non éipe (come lìpe da lèipo, per dire).

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    2. "Posts" è la migliore che ho letto, però, forse nella mia intera vita. Ti adoro, Martinet, un giorno devo decidermi a dirti a quali personaggi della Recherche ti rassomiglio... Ce ne sono ben due, che mi riporti alla mente, uno nei momenti buoni e uno in quelli meno buoni. (Niente di male, spero, anche io oscillo tra la nonna e Saniette).

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    3. L'accento nell'imperativo subisce un'interferenza dell'intonazione ovvero accento di frase: il tono della voce si alza di volume e di pitch quando si dà un ordine, che per dare il segnale finisce in acuto (tipo "All'armi!": do4 dal Trovatore (quel pazzo di Beaucardè) ). Quindi, in certi verbi di uso comune dove la funzione conativa (Jakobson) era usata spesso, l'accento andava a culminare sull'ultima mora della parola: si veda il caso della 2° pers. sing. dell'imp. aor. II med. di ὁράω che è ἰδοῦ, cioè "hidóù" ("vedi un po'"), con l'accento circonflesso, che in forza dell'intonazione frasale è diventato l'interiezione ἰδού, ossia "hidòú", con l'accento acuto (o "anticirconflesso") con il significato di "ecco! (anvédIII..)". Quindi: idé "védIIIII!", eipé "pàrlAAAA!", elthé "viénIIII!", euré "tròvAAAA!", labé "prèndIIIII!". Posso rimandare a uno studio che tratta questa problematica approntato da uno studioso italiano: Marcello De Martino, Noctes Atticae, 13, 26 e il presunto ‘equivoco’ di Gellio: riaperto il caso del ‘casus interrogandi’, in Indogermanische Forschungen, 111, 2006 pp. 192-226. Non so chi sia, giuro.

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    4. I mean "idou" con psilosi: oggi non sto con il cervello, non ho dormito perché ho tradotto dal polacco tutta la notte. Cara Nat, "posts" è plurale: so what? vabbè, lo so, in italiano le parole straniere non declinano: ma io sono anglofono, è un riflesso pavloviano. Am I a bad boy? Quali sono i personaggi? I'm deadly curious...

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    5. Sì, la verità come dis-velamento è qualcosa che ho sempre amato (anche se non ho mai amato Heidegger.)
      Invece per l'ἐπιστήμη, invece che "sta su" inteso come cohaerens, preferisco "sta sopra", come "al di sopra". Ovvero "i principi" da cui promana la conoscenza, quelli che si possono dis-velare attraverso la contemplazione,θεωρία, per giungere alla conoscenza ,οἶδα-vidya, citata da quell'immenso dis-velatore e reviuer che è Martinet.
      Aletheia è la visione dis-velante della realtà che κρύπτεσθαι φιλεῖ dietro il velo di Maya

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    6. Ok, bluntly: quando mi sei simpatico Brichot, quando mi sei meno simpatico Legrandin. E ora che probabilmente ti ho fatto arrabbiare, ti chiedo pure una cosa: qualche post fa, ricorderai, mi hai deliziata rendendomi possibile riconoscere il Vangelo nel "libriccino" tenuto in mano da Gesù in una icona conservata a Bucarest e pubblicata dal prof. Mi domandavo se il fatto che le parole siano separate in modo scorretto significa che il pittore non conosceva il greco e riproduceva le lettere un po' a casaccio o se c'è un motivo (per esempio in un quadro del primo '600 ho visto un cartiglio che dice ECC. AGNUS DEI, e mi sono convinta che il pittore non conoscesse il latino e confondesse "ecce" con "ecc." che forse aveva visto in qualche documento).

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    7. No, qui perdonami ma intervengo io: credo che il problema non fosse che il pittore non conosceva il latino, ma che sapeva di rivolgersi a persone che lo conoscevano. Ovviamente #iononsonounepigrafistama...

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    8. Comunque Martinet tu non lo sai capire (come tua figlia).

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    9. Cara Nat, nella realtà non sono nessuno dei due: non sfoggio mai la mia erudizione se non richiesto (I'm a bit shy), non sono pedante (Brichot) ma facondo (quando parlo in Italiano; in Inglese sono parco di parole), e soprattutto non sono gay né ingengngnere (Legrandin) - non so qual è peggio - scusate, sono un uomo "dedestra" d'antain. Sono un po' come diceva Alcibiade di Socrate: un brutto involucro di sileno che se si apre (SE si apre) rivela la statua aurea di un dio - che sarebbe, cioè, quello che ho imparato. Per quanto riguarda la scritta sul quadro, si trattava in realtà di fare di necessità virtù: lo spazio era quello e il pittore doveva scrivere come poteva, andando a capo o abbreviando all'occasione - tanto, quel passo era ben conosciuto (dai cultivés, s'intende!) - bravo Bagnai, you got it; lo stesso caso si verificava nei compendi dei manoscritti, lo spazio delle pergamene essendo prezioso: si veda l'"&" che valeva per "et", e così via. Naturalmente, non si può escludere un'influenza della lingua parlata su quella scritta (la scriptio plena B per la V del dittongo eu, ricordi?). Riguardo all'aggettivo "immenso" datomi da Il velo di Maya, credo che sia decisamente eccessivo; mi sento circondato da un eccesso di simpatia e stima in questo blog: that's weird...lo fate per farmi sloggiare? Potete farmi un favore? Non chiedetemi cose che so: mi vergogno a morte a fare il didascalico. Really.

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    10. Non trovo sia eccessivo, nella fattispecie: mi ricordi personaggi come Giuseppe Tucci o Pio Filippani-Ronconi (però lui era dde sinistra, ahahaha) o, per andare oltre i confini, l'accorto geologo Ananda Coomaraswamy. Siccome ho una smodata, per quanto dilettantistisca, passione per l'etimologia come chiave di interpretazione del pensiero (molti sentieri per un'unica vetta), non posso fare a meno di riconoscere un'indiscutibile maestria in questo campo
      E poi, scusa, quale sarebbe il senso di chiederti cose che non sai?
      (don't worry, it's not what Mr. Wolf said to Vincent Vega and Jules
      Winnifield )

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    11. Caro velo di Maya, il paragone che fai di me con giganti quali Tucci e Coomaraswamy è veramente fuori luogo - non so se ti rendi conto... ubi maior minor cessat. Tucci è stato il più grande tibetologo di tutti i tempi (sono stato socio dell'IsIAO e ne so qualcosa; addirittura ho trovato i suoi libri italiani tradotti in cinese a Lhasa) e Coomaraswamy mi è particolarmente caro per varie ragioni: aveva il dottorato il geologia ma si occupò sempre di arte indiana e tradizionalismo - ho scritto anche su di lui; quando nel 2010 mi trovavo a Shimla all'Indian Institute of Advanced Study trovai dei suoi appunti sul folklore indiano scritti in tamil (sua lingua madre) di cui feci accurata trascrizione. Volevo editare la sua biografia in italiano ma una notissima casa editrice nostrana ha comprato i diritti e non la pubblica né la fa pubblicare ad altri, soprattutto se ideologicamente un po' "sulfureux". Peccato: ero in contatto con il figlio Rama, cattolico sedevacantista. Il Prof. Filippani-Ronconi l'ho conosciuto (anziano) per ovvi motivi: eravamo entrambi dde sinistra, ahahahah. A te dovrebbe piacere più il Nirukta che l'etimologia telle quelle: anche lì ha scritto qualcosa Ananda.
      Volevo dire che anche è inutile chiedermi pareri perché sono pieno di dubbi. A Bagnai voglio consigliare un libro di un autore che mi è caro (ha scritto un libro bellissimo sull'Australia, luogo che amo): Robert Hughes, La cultura del piagnisteo: la saga del politicamente corretto. Mi sa che ritroverebbe parecchia piddinite e si farebbe molte risate di cuore.

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    12. @prof
      Ἕστι μοι κάλα πάισ χρυσίοισιν ἀνθέμοισιν
      ἐμφέρην ἔχοισα μόρφαν, Κλῆισ ἀγαπάτα,
      ἀντι τᾶσ ἔγω οὐδὲ Λυδίαν παῖσαν οὐδ᾽ ἔρανναν...

      Ho una figlia bella, simile nell'aspetto ai fiori d'oro, Cleis diletta. A lei non preferirei tutta la Lidia, né l'amata...


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    13. @martinet
      Ho detto semplicemente che me li ricordi, non ho fatto comparazioni (che sono sempre improprie)
      Anche perchè quella fu un'epoca "pionieristica": non si può scoprire l'america due volte
      Poi, Tucci è stato la causa efficiente della venuta in questi luoghi di una persona a me particolarmente cara, e il mio contatto giovanile con l'opera di Coomaraswamy cambiò per sempre la mia relazione con ciò che viene chiamato "arte" (tra l'altro, una cara amica è stata responsabile della curatela di alcune sue opere)

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    14. In effetti, Filippani Ronconi era "desinistra", nel senso della "via della Mano Sinistra", no?

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    15. Non ho studiato il greco e ho capito un quinto di quello che avete scritto, ma questo tipo di discussioni sono tra le cose che amo di più del blog. Come al solito mi tocca ringraziare il prof. per avermi dato l'opportunità di leggervi.

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    16. (tranquillo sbenve, manco noi: è il nostro lato piddino...)

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    17. @sbenve Anche per me queste sono tra le cose che amo di più, ma prima ancora vengono i posts (ciao, Martinet :-)) musicali... Senza mentire, dei post musicali posso dire che mi hanno migliorato la vita, mi sarò comprata ormai un paio di decine di dischi, nonché le cuffiette dell'iPhone (stamattina pedalavo ascoltando lo Stabat Mater di Vivaldi, questa volta... roba da urlo, l'altra sera l'ho passata ad ascoltare la Passione secondo Matteo nel post di Pasqua, mi sono trovata e scaricata anche il testo e, che dire... wow wow wow! Trovo pazzeschi i testi della musica sacra tedesca, già l'avevo notato nel Membra Jesu Nostri, hanno una libertà straordinaria, direi sconvolgente nell'usare i testi sacri...).
      Ma il bello è che questo è il primo blog in Italia di informazione ECONOMICA! Non era una scienza triste? ;-)

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    18. Roberto Buffagni@ sì, un po' tantrico Filippani-Ronconi lo era: faceva lezioni alla Federico II nella posizione del loto...

      sbenve@ la vuoi una cosa ancora più esoterica? Allora dirò che l'ossitonia alla II persona dell'imperativo si ritrova come norma in sanscrito: "sii..! (roman.: èssi..!)" edhí (<*ezdhí) vs gr. ἴσθι ed è un retaggio PIE (tralascio bibliografia). Se er Palla lo dice al suo prof. di greco lo stende - 10 tout de suite.

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    19. @Sbenve
      Ma noi siamo maestri di #pirreviù.
      Gente come noi mica si sarebbe interessata a un blog di economia, nel quale si parlasse banalmente di economia -che so, tipo NFA, Keynesblog o la Voce.info (in fondo anche loro sono creature di Dio).
      Qui si parla di oiko-nomia, e non si può fare a meno di andare a parare nella cosmo-nomia (detta anche Dharma), perchè there are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy.

      Hanno da magnanne de porvere a Chi-cago cor capitale umano de li mortacci loro

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    20. @Nat: Senti questa
      se sei per il genere.

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    21. @ il velo di Maya

      sì, però intanto ce fanno vede' er terror, nella loro handful of dust...

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    22. @ a martinet

      Grazie, questa delle lezioni nella posizione del loto non la sapevo. A me disse una volta di aver praticato lo yoga della potenza fino a 27 anni, poi stop.

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    23. @Roberto Buffagni
      Si, vabbe', ma stai a spaccà er capello (e poi loro sono più di 70 anni che tramano , noi abbiamo appena cominciato)

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    24. @Pellegrina Non so come ringraziarti. Pensavo fosse un brano, ma è molto, molto di più. Ragazzi, nei confronti di questo blog ormai sono peggio della Germania: ho un surplus da paura. Mi sa che devo adeguare la quota mensile ad a/simmetrie, già solo questa app (che ho già installato) la vale tutta. Grazie ancora Pellegrina e prof che ci ha fatto incontrare sul suo blog.

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    25. @Roberto Buffagni
      mah, Filippani-Ronconi, diciamo così, era un po' fantasioso su alcuni aspetti della sua vita, così come sulla sua pratica dello Yoga della Potenza di evoliana memoria; a tal proposito, ho letto un'illuminante introduzione alla prima edizione dell'opera, scritta da un tal Marcello De Martino, che è sicuramente un omonimo dello studioso che ho citato precedentemente: nessuno può avere conoscenze così vaste. Comunque, de mortuis nil nisi bonum.

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  11. Credo di essere buon testimone di che cosa ha significato Alberto e Il Tramonto dell'euro (che ho acquistato quasi casualmente, anche attratto dal titolo vagamente spengleriano). Per farla breve: è lì che ho capito tutto, perché in quel libro si va alla sostanza del male, cioè si individua la struttura e si tralascia l'aneddoto. Questa è la grande qualità di Alberto; detto filosoficamente: dà ordine a un mondo, che, osservato solo dal punto di vista aneddotico, è oscuro caos, anche quando si indivduano aspetti acessori veri. A quel punto ho capito che l'euro non è una moneta ma uno strumento di governo, e persino "culturale". ho anche capito, quanto fosse ridicolo parlare di corruzione, evasione eccc. Ma soprattutto ho finalmente capito che un altro euro NON è possibile, perché lo IMPEDISCE il trattato di Maastricht. Quindi, se io, che sono uno stupido prodotto della banalità quotidiana, come dice Schopenhauer, ho capito questa verità fondamentale, come hanno fatto gli economisti di sinistra, intelligenti, progressivi e solleciti verso il popolo, a credere che un altro euro fosse possibile? E allora amicus Palto, sed magis....

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    1. Il trattato di Maaaaaastricht scrive: "un economia sociale di mercato fortemente competitiva" che, come ho già detto nel post precedente, è ordoliberalismo Friburghiano puro (anzi, da un tweet senza #pirreviù di @comunardo, sembra che l'espressione siia stata suggerita a Muller-Armack da un ex ufficiale nazista), ovvero quel sistema aberrante di pensiero che, dai Colloqui Walter Lippmann, attraverso Hayek, i friburghiani, Milton Friedman e compagnia cantante, è responsabile della shock economy degli ultimi 40 anni.
      In più la gente si meraviglia che, tra i vincoli della BCE vi sia l'inflazione al 2% max e non la piena occupazione. Ma la piena occupazione è un disastro per la shock economy e le politiche neoliberali in generale (vedi Kalecki:Political Aspects of Full Employment, 1943).
      Non è stato fatto nulla che non fosse voluto

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    2. Per favore non stropicciatemi troppo i friburghiani. Prima di tutto, ho un ottimo ricordo di quella amoena cittadina. Secondo, il loro capo è nostro ospite fra due settimane. Non me fate vergognà...

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    3. Vabbe', d'ora innazi mi riferirò a loro come gli ordoliberali (o ordoliberisti). Ma, comunque) parliamo dei capostipiti, magari la situazione si è evoluta anche lì. In fondo in via Sarfatti ci sono anche Amato e Fantacci, alla LSE convivevano Beveridge e Hayek (anzi, l'assunzione del secondo fu firmata dal primo)...e a Ci-cago c'è Zingie

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    4. Ti anticipo il titolo della relazione di Lars Feld: "The Eurozone crisis: a never ending story".

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    5. It was a long road from Mont Pelerin...

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    6. E la relazione di Weil ha un titolo ancora più ottimistico. Lo vuoi sapere?

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    7. Of course! (che significa "di corsa!")
      Visto il nome, non avrei il minimo dubbio, sull'ottimismo

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  12. Bellissimo post. Tanti anni di greco... e solo oggi mi soffermo sulla bellezza dell'etimologia di ἀλήθεια. Complimenti anche al giovane Bagnai, comunque: gli elenconi di imperatori e tutti gli espedienti che ti inventavi per ricordarli per me sono un bel ricordo, e poi se addirittura alla fine arriva l'otto...

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  13. Ma se per Fassina "il fatto che il PD sopravviva in questo modo è più un problema che un'opportunità per il paese" non sarebbe meglio, per onestà intellettuale, che Fassina mollasse il PD ?

    Oppure Lei ritiene che per un politico l'onestà intellettuale sia e debba essere un optional ?

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    1. Bè, quando tua moglie ti metterà le corna tu sarai libero di andartene da casa, per onestà intellettuale, e a noi piacerà ricordarti così. Secondo me dal PD se ne deve andare Renzi. E se ne andrà.

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    2. Su questo non sono d'accordo. E vabbè.
      Ma ho il vago sospetto che dissenta anche colui che il pd l'ha inventato, il Re Mida al contrario. E questo sposterebbe un attimo l'ago della bilancia verso Renzi (oltre che Fassina verso l'uscio).

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    3. Renzi se ne andrà, ne sono sicuro anch'io, perché "nel lungo periodo saremo tutti morti".

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    4. Il lungo periodo non è uguale per tutti, Sergio.

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  14. Ma er Palla è contento di stare nella blogosfera? come la vive questa improvvisa celebrità?

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    1. Quella che si impressiona è Uga, lei devo rispettarla, è timida.

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  15. Intanto, tra come eravamo, come siamo, come dovremmo essere, come saremo e non, mi sa che ci siamo dimenticati di una piccola frase di CONGRATULAZIONI al figlio.

    Al padre, no, perché ha fatto (solo) il suo dovere, uhhhhhhh.
    Vabbe', anche a lui, perché l'ha fatto bene.

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    1. Cara, quello che chiami il "mio" dovere è in realtà il dovere di una torma di statali improduttivi come te. Capito come state affossando il vostro paese? Impedendomi di dedicarmi al vostro salvataggio. Ma in effetti: ve lo meritate, se mio figlio arriva alla fine del II ginnasio senza saper mettere mano a un dizionario? La questione è complessa, ma oggi abbiamo fatto un primo passo avanti verso la verità, stabilendo un caposaldo: nel dizionario di greco ci sono le parole greche (inclusi gli aoristi forti, dato che i verbi li trovi cercando il tema del presente secundum ordinem...).

      Non so dirti quanto il Palla sia stato sorpreso da questa constatazione...

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    2. E meno male che ti ha dato retta e non ha preteso di ricorrere a una App sullo smart che gli fornisse il significato della voce verbale senza passare per il presente (so che per il latino esiste).

      Genitori del blog, quanto sopra l'avrete scoperto prima di me, ma ve lo segnalo, non si sa mai.

      Quanto a: come si fa a far arrivare al presente di un verbo antico greco, chiamiamolo irregolare?
      Bisogna che ci sia una grammatica che distingua i verbi per classi, dalla IV (temi verbali in - an, per esempio) fino a quelli, diversissimi tra loro, della VII classe, se si chiama "ancora" così (sai, l'inflazione), quelli che hanno ciascuno temi diversissimi - verbi tra cui, appunto "orào" (translittero malamente) e bisogna che ci sia un insegnante tosto - e se è un'insegnante deve essere più tosta ancora perché mediamente la scolaresca, nonché più di un genitore, si ritiene in diritto di fare maggior ostruzionismo - che si impunti a far studiare a memoria a memoria a memoria i tali tosti paradigmi, che a una certo punto diventano anche belli, e bastano due o tre al giorno, e bisogna chiederli il giorno dopo, e magari farli scrivere alla lavagna a chiunque interrogato.

      E allora, da ostici aoristi primi secondi terzi o fortissimi e anche perfetti raddoppiati e non - senza dimenticare gli aggettivi verbali bellini anch'essi - ecco che da quelli studiati a memoria, perché a senso non esiste, si impara che hanno quei tali presenti là che poi a colpo sicuro, allora sì, si vanno a cercare sull'apposito dizionario.
      Come per i verbi latini ma parecchio più avventuroso.

      A questo punto non rimpiangiamo indiscriminatamente i libri del tempo che fu, perché, a differenza della mia benemerita grammatica "La lingua dei Greci" edita da Signorelli (autore, mi pare, La Manna ed eterna riconoscenza a chi l'adottò), sistematica come spero ce ne siano state altre, già allora ne girava almeno una incasinata, proprio inadatta a rimarcare la bellezza anche estetica di quella grammatica di quella lingua.
      Bellezza estetica della grammatica anticogreca, non solo dei caratteri.

      Su colpe e pavidità della corporazione, a cominciare dai quotidiani aggiustamenti cerchiobottisti - nostalgici della parola, unitevi - pure individuali, ci sarebbe da scrivere, certo.
      Devo superare un periodo indaffarato, pesante anche per questo, e poi potrebbbe venirmi la tentazione di scrivere qualcosa di folkloristico purtroppo vero.

      Piccola anticipazione degna d'orrore: lo sai che per formulare il "documento del 15 Maggio", manco fosse un protocollo internazionale, si impiega un sacco di tempo perché c'è sempre chi si inventa e impone il "formato" che considera esteticamente più bello? E anche stabilisce se debba essere tracciata una cornice in ogni pagina?
      Per dire dove va il cervello.
      E va da sé che se c'è qualcuno che si inventa e impone, ci sono moltissimi che non si ribellano.
      In tale giro, alla mia novella età che non dico avrò almeno la scusa di essere un'esordiente, per ragioni che non dico e in grandissima parte non dipendenti da me ma che non per questo mi fanno onore.
      Non è stata una questione di ruolo - per concorso/i, vinto/i all'epoca che fu - ma storia di dispotica follia altrui e colpevole accettazione.

      Certo che "c'erano dei motivi", come si dice, ma lasciamo stare.

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    3. Già l'ho notificato in twitter: si faccia memorizzare ar Palla tutto il Lessico etimologico pratico della lingua greca di Giuseppe Cammelli, poi vedrai che tradurrà il greco all'impronta. Ipse dixit, autos epha.

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    4. Chiedo venia per la monumentale contravvenzione (in senso etimologico, of course) al bon ton, e soprattutto a quanto richiesto expliciter da Martinet, ma non saprei a chi altri rivolgermi per avere lumi.
      Sto lavorando ad un paper la cui storia non penso interessi a nessuno, per il quale mi occorrerebbe l'autorevole conforto su di un'ipotesi etimologica che da tempo vado ponderando: il termine analogia composto da ἀνά λòγος. E' pensabile che in origine (perché nell'uso che ne fa Aristotele questo è molto probabile, ma il problema è se lo sia già a monte) ἀνά avesse il senso spaziale dello star sopra, così che ana-logia sia un λòγος di ordine superiore, che sta sopra, in grado cioé di raccogliere la molteplicità inferiore in una sintesi superiore? Un po' come il genere rispetto alla specie, per stare nel lessico dello Stagirita.

      Mi scuso ancora per l'abuso del mezzo, rimango in attesa (devota) che Ella epha.

      Cordialità

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    5. Scusa, Adriana, ma te l'ho chiesto? Perché mi spieghi una cosa che so? Forse perché c'è una cosa che non sai fare: riposati. Take care. Sei affaticata e si vede. Abbiamo pochi mesi per riposarci prima che scoppi il casino, approfittiamone!

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    6. No, Alberto, non l'hai chiesto ed evidentemente mi sono espressa molto male.
      Volevo solo dire che se a scuola non si fa o nemmeno si tenta quello che si dovrebbe ("una torma di statali improduttivi"), che è esattamente quanto da me descritto, la conseguenza è che tu, per riparare a tale omissione, devi dedicare dentro casa il tempo a ciò necessario, tempo che dedicheresti al "vostro salvataggio" - di statali improduttivi.

      Almeno così avevo inteso e, rileggendo, continuo a intendere; ti stavo dunque dando e sottolineavo l'impiego di tempo.

      Quanto all'affaticamento, quello c'è.

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    7. Prima di tutto, darò questa mia spiegazione perché la gentilezza è cifra mia caratteristica; se capiterà ancora, manderò direttamente a quel paese chicchessia. Siete studenti universitari et similia? Orbene, andate dai vostri augusti e onniscienti docenti - io non sono (più) un accademico e non voglio insegnare niente a nessuno. Please, leave me alone. Sto bene in questo sito, perché mi piace essere trattato come un ignorante (qual sono) in economia: non voglio visibilità veruna.
      Ciò detto, com'è noto, il termine ἀναλογία ha la sua primeva accezione in campo matematico e/o musicale (Archita da Taranto) e indica una parità di rapporti in una proporzione numerica data dagli intervalli: λόγος significa "rapporto" cioè calcolo, e con il prefisso ἀνά s'intendeva "su" e quindi il costrutto composto ἀνὰ + λόγος indicava il rapporto che incide su due elementi, il prefisso mantenento il valore di identificazione localistico-spaziale originario. Per Aristotele si veda Ethica Nicomachea
      1131 a 29-1131 b 17. La sua ipotesi non sembra, pertanto, convincente.

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    8. Mille grazie per la gentilezza. I tempi in cui ero studente sono passati da un pezzo e con quelli anche gli interlocutori ai quali avrei potuto porre il quesito, pertanto mi ha reso un grosso, e altrimenti insperabile, favore.

      (Tra l'altro, in accidentale consonanza con i temi del post, il lavoro per cui mi sono proditoriamente avvalso della sua consulenza sarà pirreviù-ed, anche se dovrebbe essere fuoco amico, che, come noto, lascia sul campo più caduti di quell'altro).

      Sicuramente per mia incapacità espositiva non ho saputo esprimere la mia ipotesi, poiché la trovo confermata da quello che mi scrive, ma poco importa in fondo, avendo avuto la sua ricostruzione.

      Mi spiace per la visibilità che la mia impertinenza, complice il suo buon garbo, le ha inflitto; nel congedarmi, reiterandole la mia gratitudine, mi permetto di ricordare che: pantes anthropoi tou eidenai oregontai phusei; e se quest'orexis così katà phusin a volte porta all'inopportunità, Stagirita alla mano, invoco le attenuanti.

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    9. Apologies accepted. Good luck.

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  16. Che forte, era da un pò che mi chiedevo cosa fosse di preciso questa pirreviù, mi vergognavo a chiederlo e ogni tentativo di cercare in twitter, per risalire all'origine, non aveva dato frutto. Grazie. Anche per certi contenuti di questo altro eccezionale post.

    Vorrei fare i miei auguri a Fassina.
    E' stato l'unico politico che ho intuito ascoltasse realmente ciò che tu professore pensavi sull'euro, nei vostri primi incontri sui media, l'ho visto veramente impressionato e certamente per la sua sensibilità e intelligenza e senso di responsabilità. Molti altri invece fingono di ascoltare e quello che realmente sentono è solo ciò che veramente si ripete nelle loro orecchie pronto a un rintuzzare prevenuto, preconfezionato, ogni blasfemia sull'euro.

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  17. non vorrei averla turbata quando ho scritto la variazione sull'aria dei maligni occhi delle auto!

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  18. Prof,
    Lei ha scritto che "Fassina [...] non può, entro certi limiti, forzare su quello che però resta l'argomento cruciale: esigere (come lui fa) un posizionamento della sinistra attuale di fronte al dato della radicale irriformabilità di quelle istituzioni liberiste che lei stessa ha voluto."

    Leggendo il recentissimo intervento di Fassina sul Manifesto, sembrerebbe che Fassina sia invece disposto a forzare.

    http://www.stefanofassina.it/lavoroeliberta/2015/04/11/partito-della-nazione-e-sinistra-di-governo/#artref

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    1. Tanto meglio. È adulto, cosa fare lo sa lui, sa meglio di me quello che succede dentro al suo partito, e non deve certo chiedere a me il permesso di intraprendere azioni politiche. Quando ci vedremo, se gli andrà, me ne parlerà, e io quando avrò tempo leggerò l'articolo che gentilmente mi segnali.

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    2. Come sarebbe a dire " Tanto meglio" ??!! Lei ha appena detto e scritto che "Tuttavia, forzando, lui e gli altri che dentro al PD cercano di attivare un dialogo, rischierebbero la marginalizzazione " !

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    3. È tutta gente morta dentro!

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    4. Ma Pietrino (per chiamarti così): siccome parto dal presupposto che sappia quello che fa, se ha deciso di forzare (perdonami, non ho tempo di leggere il link) vuol dire che dentro al PD ci sono doloretti. Quindi, appunto: tanto meglio!

      Si vede, eh, che non giochiamo nello stesso campionato? Tu proprio non sai farlo un ragionamento politico...

      A proposito, come va il tuo blog?

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  19. Maaaa... Un "grazie babbo per la tua biblica pazienza che mi ha insegnato la Storia e, molto più importante, un approccio metodologico efficace?". E' vero che hai fatto solo il tuo dovere (che non è che mettere al mondo un figlio siano circa 15 minuti di divertimento e morta lì, come credono taluni), ma ogni tanto la gratitudine scalda il cuore. ;)

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    1. Lo ha detto, lo ha detto, con le parole e soprattutto coi fatti, altrimenti ieri pomeriggio non si sarebbe fatto due ore di aoristi II (e io con lui ovviamente: solo che io mi diverto, lui ancora no, quindi va apprezzato).

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    2. Bellissima, questa risposta, prof (non dico altro, che in fin dei conti meno parlo meno rischio spigolate).
      Comunque io ai tempi l'aoristo II alla fine l'ho imparato a forza di pratica. Mi piaceva (e mi piace) molto tradurre, ma la grammatica... non per nulla uno dei voti meno belli l'ho preso in glottologia, il corso era sull'antico bulgaro e non mi appassionavo, mi perdoni Martinet...

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    3. Nessuno è perfetto, cara Nat: mi sta bene così. Lo staroslavo è una lingua interessante dal punto di vista linguistico: ho pure un diploma di profitto in questa lingua datomi dai preti, anche se, però, non ho avuto il massimo dei voti - si vede che ero un birbantello.
      Per il professore: ma se er Palla a metà del V ginnasio è arrivato all'aoristo II, l'aoristo III, gli aoristi passivi forti e deboli, il perfetto, il piucchepperfetto, la coniugazione dei temi in -mi quando la fanno? Ai miei tempi si finiva la grammatica entro il biennio. Non so: rimango sgomento.

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    4. Perché, scusa, se sta a Antonino Pio come ci arriva a Carlo Magno per maggio.

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    5. @martinet Ma sai che ora al ginnasio (già ginnasio, ora senza più nome grazie alla Gelmini e a tutti quelli che amano sputare sulla storia) i verbi in -mi li fanno insieme, cioè contemporaneamente, a quelli in omega? Almeno, mia figlia grande ha fatto così (ma l'ho seguita poco, perché se l'è sempre sbrigata da sola, non ti chiami - idealmente - Leuconoe per niente...;-)...un po' è stato un peccato, ho perso l'occasione di un bel ripasso, occasione che poi la seconda mi ha ampiamente dato, anche se solo col latino; quanto alla terza, per ora siamo alla tabellina dell'otto, ovvero piena giurisdizione paterna: tra me e mein Ingenieur vige infatti da sempre un patto scellerato, io niente matematica e lui niente Proust ;-)).

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  20. Il Jobs Act è stata la porcata più porcata che la finta sinistra poteva fare.

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  21. Mi sono sempre domandato perché nei manuali di Storia della Filosofia siano inclusi Marx, Russell e Popper (quando va bene...) ma non Keynes (Smith è appena citato). Lei prof., chennepenZa?

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