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martedì 12 novembre 2013

Le barriere burocratiche (autocritica n. 1)

(...siccome prima o poi 'sta storia finisce, e siccome le palle per dirlo ce l'hanno avute in pochi e il tempo a scriverlo ce l'ha perso uno solo, adesso facciamo un bel listino nel quale riportiamo i prezzi da pagare per essere considerati intelocutori credibili nel dibattito che seguirà. Come avrete capito, tutto quello che è fuori da questa pagina, compresa barra dei menù in alto e barra degli indirizzi a sinistra, è PUDE. Poco male. Cambieranno idea e avremo comunque bisogno di loro. Per questo non hanno senso certe discussioni sul passato, il presente, il futuro di chi attiva la discussione. Ragazzi, la sapete la biologia? La Natura è matrigna. Quindi, rassegnatevi, i piddini sono la maggioranza, come lo erano i fascisti - per chi veda differenze - e dopo ci sarà bisogno anche di loro. Facendo "i processi", "le rappresaglie" delle quali parla qualche stolto, usciremmo dalla crisi economica per entrare in una immensa crisi demografica, con più di metà della popolazione sterminata! Non mi sembra una cosa molto cristiana, anche se ammetto che possa essere tanto liberatoria, ed è comunque una pessima idea sotto il profilo economico. Quindi, ri-rassegnatevi: l'Italia andrà ricostruita insieme ai piddini. Del resto, molti di voi lo erano pochi mesi fa...

Però non sarà gratis.

Ad esempio i simpatici imprenditori che credevano nell'euro finché facevano profitti, qualcosa comunque ci devono dire - oltre a cacciare i soldi, operazione comunque gradita e necessaria per portare avanti una battaglia credibile. Cosa devono dire? Un esempio...)


Traggo spunto da questo tweet di Nicola Bendinelli.

Immaginate di star corteggiando una donna, o un uomo, o una qualche forma di vita che vi interessa (for any reason). Attaccate discorso, come capitò per mia fortuna a me, una cosa tipo 32 anni or sono (seguirà rettifica, ne sono certo) con una certa creatura con la freccia (no, non è un refuso, è che Uga chiamava così la treccia), due splendidi occhi verdi (con qualche puntino di ruggine, ma non è un difetto), uno splendido incarnato aristocratico da romanzo di Henry James, più altre cose che non vi interessano (zozzi...).

Bene.

Si avvicina uno più giovane di voi, più brillante, con più idee, più energie, e visibilmente vuole entrare in discorso. Voi siete un po' seccati, vi state innervosendo, anche perché la vostra interlocutirce ha notato il bel giovine, e sembrerebbe propensa a lasciarlo partecipare all'entretien. Chi ha possibilità di scelta, in fondo, è giusto che ne approfitti, no? La cosa quindi per voi sembra stia per mettersi se non male, certo peggio, ma...

Ma...

Ma proprio quando il bellimbusto, che voi già odiate con tutto il livore dei frustrati, sta per aprir bocca, proprio in quel momento, da dietro una colonna, esce un funzionario della Pubblica Amministrazione e tiene all'aspirante Dulcineo il seguente discorsetto:

"Giovane, dica? Sì, dico a lei! Guardi, per parlare con la signora deve presentare domanda allo sportello 17, dove lei andrà per chiedere che carte deve portare, e loro glielo diranno, ma una alla volta, nel senso che la manderanno all'INPS, dove scoprirà che prima sarebbe dovuto passare dall'ASL, presso la quale le diranno che aveva bisogno di un numero da prendere allo sportello 17, al quale tornerà trovando un'altra persona che le dirà che in effetti è così e non capisce perché il collega non gliel'abbia detto, ma che lei dovrebbe prima passare all'ASL. Lei andrà all'ASL e le diranno che il numero, in effetti, serve, ma all'INPS dove sarebbe dovuto passare per prima. Allora lei andrà all'INPS, e lì le diranno che serve una tale fotocopia, ma loro non hanno fotocopiatrice, e quindi dovrà uscire, cercando sotto una pioggia eterna, maladetta, fredda e greve qualcuno che le faccia la fotocopia, mentre la sua macchina, in doppia fila, con le doppie frecce - che in questo caso non sono delle trecce - si prenderà una doppia multa ad opera di pizzardoni assetati di euro. Tornerà con la fotocopia, e a quel punto si aprirà il piacevole entracte delle autocertificazioni, tramite le quali lei dovrà dimostrare a se stesso di essere in vita, non essendo il cogito ergo sum stato preso in considerazione da Bassanini, il quale, in effetti, con la sua legge sulla semplificazione voleva solo abolire alcuni controlli sulle imprese, ma non su quelle piccole, su quelle grandi, come Europa voleva, onde creare quel simpatico sistema criminogeno del quale un certo professore di provincia parla in un libro - ma non divaghiamo, perché siamo solo all'inizio! Poi, con la carta dall'ASL - o era l'INPS? - lei dovrà andare in circoscrizione, dove le diranno di tornare dopo dieci giorni, e nel frattempo, non dimentichiamolo, all'Agenzia delle Entrate, sul cui portone è scritto: "Non vi inganni l'ampiezza dell'entrare", e subito sotto: "Non vi schiacci il peso delle entrate". E lì le diranno, con sincero stupore: "Ma scusi, lei non ha avuto il modulo tale dall'INPS?". E lei finalmente ricorderà che le radici della nostra cultura affondano nella Grecia, e più esattamente a Cnosso. E comincerà ad avvertire una sottile inquietudine. Ma non si abbatta. Nil difficile volenti. Le risparmio il resto, le lascio il piacere della scoperta, e salto alle conclusioni: quando avrà fatto 57 pratiche, torni pure, e potrà parlare con la signora...".

Ecco, ora vi dico: voi, a questo funzionario della PA, non sareste un tantino grati? Io sì, anche se, come dicevo ieri a una signora che per qualche motivo aveva voluto vedermi: "Signora, come avrà capito, sono un uomo di fede: credo molto in me stesso!" (e pija 'sti spicci, come dice il mitico Federico Nero - un'altra persona senza la quale questo anno sarebbe stato vissuto ancora più faticosamente...).

(...sante goccioline che mi permettono di perculare i piddini in diretta e a casa loro senza che nemmeno se ne accorgano...)

Ora, per quanto uno possa essere convinto della propria market leadership, una volta che sei incumbent, cioè una volta che hai fatto le 57 pratiche di cui sopra, rendere il mercato non contendibile (cioè costringere gli altri a fare 57 pratiche) non ha prezzo. Per tutto il resto c'è quella carta lì, ma per rendere un mercato non contendibile, le barriere burocratiche (subito prima di quelle tecnologiche) sono insostituibili.

Quindi, cari imprenditori che vi lamentate tanto della burocrazia, cacciatevelo in testa, se non è già (purtroppo) entrato da un'altra parte: questo tipo di stato lo avete voluto anche voi, o meglio, quelli che vi comandano. Se abbiamo un indice Doing business fra la Bielorussia e il Ghana, ma nonostante questo eravamo nel G8 prima della crisi, un motivo ci sarà, ed è che evidentemente a un certo modello di business l'esistenza di certe barriere faceva comodo. Altrimenti, chi comandava le avrebbe rimosse. A che serve il potere se non a farsi i fatti propri?

Ho avuto questa illuminazione mentre la giovane dalla treccia stava aprendo, in piena crisi economica, il suo laboratorio dal nome celliniano-proustiano (sapete, Le temps retrouvé, la fusione del Perseo... ma che ne parlo a ffa' con voi, che fino a ieri pensavate che Bersani fosse di sinistra!).

E mi raccontava (e io la ascoltavo, giuro, perché sapete, le donne bisogna ascoltarle, o almeno far finta di farlo in modo credibile), mi raccontava le incredibili peripezie sue e dei suoi soci (del resto, fa parte delle radici greche anche questo). In effetti, c'era dell'incredibile.

Ma la mia reazione non è stata quella del povero dr. Giannino, che ora si rimette in pista, come saprete. Non è stata quella di vedere lo Stato come un nemico da abbattere, o meglio, di proporre ai gonzi, a chi può pensare che un primate simile possa essere un economista, che lo Stato sia un nemico da abbattere (a scanso di equivoci, l'Homo sapiens sapiens è un primate, e se voi avete pensato che una certa persona non appartenga a questa specie sono fatti vostri: io non l'ho detto). La mia reazione è stata di cercare di capire perché lo Stato era nemico dei piccoli. E l'ho capito abbastanza presto: perché è amico dei grandi, delle lobby che possono "catturare" i politici (come insegno ai miei cari studenti spiegando loro il quinto capitolo di Acocella, N., 2001, Elementi di politica economica, Roma: Carocci). Sta scritto nei libri di scuola.

"Chi comanda?" chiedo ai miei studenti: "Chi è ricco e potente o chi è povero e debole?". Quasi tutti optano per la prima, a parte quelli che stanno chattando con lo smartphone. "E chi decide come si amministra uno stato? Quelli che comandano o quelli che obbediscono?"

E anche qui, capirete, la risposta è agevole.

Ergo, se lo Stato è come è, lo sarà molto probabilmente anche perché fa comodo così a chi ha i soldi e il potere. Quindi, se chi ha i soldi e il potere si lamenta del perché lo Stato è come è, la reazione più appropriata sarebbe questa.

(...sono sbalordito dalla mia incredibile wide-rangedness: da Proust ad Alvaro Vitali... poi dicono che non sono abbastanza pop! Quanta ingiustizia a questo mondo, signora mia, e quanta invidia...)

E ora veniamo all'autocritica.

Cari imprenditori, vi prego, siate almeno voi flessibili come dite di essere, fatela voi l'autocritica che i piddini non faranno mai, né tanto meno le varie armate capitanate da Brankaleone da Springfield (Illinois). Ditelo, suvvia, orsù, ditelo, dai, magari sottovoce, ma ditelo, che se ora siamo nella merda è un pochino, poco poco poco, anche per colpa vostra. Perché, come spiegavo a Pescara, sul debito pubblico brutto che ora effettivamente ci azzoppa voi negli anni '80 avete fatto profitti: lo diceva Graziani negli anni '80 (guarda caso, e grazie a istwine per il link). E perché sulle barriere burocratiche delle quali vi lamentate in realtà ci avete spesso consolidato rendite di posizione, come dice Bagnai oggi, ma lo diceva anche Balzac quando questa storia era appena cominciata, e anche Smith prima che questa storia cominciasse. E anche perché l'indebolimento del vincolo interno, cioè il contenimento del costo del lavoro, che voi avete voluto, prima di uccidere il mercato interno (cosa della quale adesso vi lamentate), vi ha permesso in alcuni casi (meno di quanto pensino nell'Illinois o alla Bocconi, ma sempre in numero significativo) di "sedervi", adottando un rapporto capitale/lavoro non ottimale, troppo basso, perché in alcuni casi (meno di quanto pensino nell'Illinois o alla Bocconi, ma sempre in numero significativo) per galleggiare non era necessario innovare, bastava pagare poco qualche operaio in più.

Allora, cari imprenditori, piantatela di aggredire lo Stato ladro. Se volete essere credibili nel vostro desiderio di cooperare a tirar questo paese fuori dal guano, dovete fare due cose: dimostrare che avete capito che occorre adottare un patto sociale diverso da quello che voi, o più esattamente i più potenti di voi - che non sono la maggioranza numerica ma quella economica - hanno voluto, e sostenere chi ha l'autorevolezza per definire e proporre nel dibattito pubblico questo nuovo patto sociale.

Ah, questo, ovviamente, dopo aver ammesso, a bassa voce, magari chiusi nel bagno di casa vostra, le tre cose che vi ho detto sopra: ricordate? Le ripeto: se l'Italia è nella merda è anche perché prima avete campato, e poi siete sopravvissuti, su debito pubblico, barriere burocratiche, e bassi salari. Ri-ri-ripeto: se non dimostrate di aver capito che questo modello non ha funzionato e che lo avete voluto anche voi (o comunque ne avete approfittato), le cose non potranno cambiare. Peggio! Come diceva Graziani, ancora una volta cambierà tutto perché niente cambi.

Ecco, ricordatevelo, ricordatevelo anche quando bussate a questa porticina. Perché bussate voi, non io.

Me, non nato a percuotere
Le dure illustri porte,
Nudo accorrà, ma libero,
Il regno della morte.


Dixi.




(...la prossima autocritica la dedicheremo a S. Bernardino da Monte dei Paschi di Siena... perché ora che ho ripreso le forze, e ricominciato a camminare, ho una benna di sassolini da togliermi dalle scarpe...)


(...ancora me lo ricordo, quel giorno. Stavo parlando con un futuro collega - lui è mooolto più bravo di me, e gli dovevo lasciare il mio numero. Allora passa questa, che io avevo notato fra i soprani, e le chiedo: 'Scusa, hai una matita...'. La sventurata rispose...)

(To the happy one)

(...ah, naturalmente soddisfatti o rimborsati!)

36 commenti:

  1. Mi permetto anche di aggiungere, tra parentesi, come quel modello abbia contribuito far pagare al Meridione il consolidamento delle posizioni del Nord, un po' come oggi le posizioni del nord Europa le vediamo consolidate a spese della periferia. E su questo, caro Alberto, permettimi di dire che sei stato fin troppo tenero nel tirargli le orecchie!

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    1. si ma il modello che dici tu l'hanno voluto quasi tutti sia al sud che al nord, solo ora se ne stanno avvertendo gli effetti negativi. Non basta dire che una cosa è giusta o sbagliata bisogna convinc ere la maggioranza della popolazione

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    2. Caro Topo Michele rilevo una lieve superficialità nel sostenere «dato che faceva comodo a quasi(?) tutti è inutile cercare responsabilità».

      Chi sarebbero questi quasi tutti? Certamente non le persone (sia lavoratori che imprenditori) che hanno continuato ad emigrare dal Sud verso il Nord Italia o verso l'estero, non per scelta ma per necessità. Questi flussi migratori sono stati variabili nel tempo, ma non sono mai scemati.

      Allora chi ci ha guadagnato da questa situazione? Tento una elencazione degli attori (limitatamente all'Italia) e delle relative motivazioni (correzioni/aggiunte ben accette):

      a) a Sud:
      • 1) una classe politica che aveva tutto l'interesse a mantenere un serbatoio di voti sicuri; dei cittadini ridotti a sudditi, a cui, in cambio del voto, "donare" posti di lavoro/finanziamenti (vedere di seguito Casmez)/fondi per la ricostruzione (es.: terremoto in Irpinia)/ecc… Alcuni da poter piazzare in posti strategici, sia nella burocrazia che nelle aziende di Stato, e a cui poter chiedere in cambio favori non rifiutabili;
      • 2) la malavita organizzata;
      • 3) parte della classe imprenditoriale o singoli individui che hanno saputo sfruttare la situazione, facendosi amici i politici e non inimicandosi (eufemismo) la malavita; hanno conquistato posizioni privilegiate a discapito di altri, magari con maggiore preparazione e capacità ma in difetto di giusti agganci e protezioni.

      b) A Nord, quegli stessi imprenditori citati da Alberto che dovrebbero fare ammenda anche per questi motivi:
      • 1) come ricorda spesso Claudio Borghi, sono stati avvantaggiati da una valuta (la tanto vituperata Liretta) sottovalutata rispetto alla forza dell'economia del Nord, grazie proprio all'economia depressa(§) del Sud, che è stata convenietemente mantenuta tale.
      § Non sono sicuro sia formalmente corretto usare questo termine per l'economia del Sud; nel caso non lo sia, interpretatelo in senso non stretto.
      • 2) Borghi aggiunge che la contropartita sono stati i trasferimenti fiscali da Nord a Sud. Vero, ma con una importante precisazione: «il disavanzo commerciale che caratterizza le regioni del Mezzogiorno non è interamente compensato dai flussi di trasferimenti provenienti dal Nord e … perciò il contributo in termini di domanda aggregata supera il trasferimento di risorse», come ha rilevato uno studio di De Bonis, Rotondi e Savona (2010) che avevamo citato in precedenza.
      • 3) Hanno inoltre attinto ai fondi della Cassa del Mezzogiorno (Casmez) con modalità se non formalmente illegali sicuramente discutibili.
      A questo riguardo non posso citare studi, ma solo un aneddoto (di cui non posso garantire l'attenbilità): mi è stato riferito da un (all'epoca) dirigente di azienda da poco acquisita (da altra italiana del settore, poi acquisita negli anni '90 da gruppo francese) che la casa madre, per attingere ai fondi della Casmez, avrebbe avviato e mantenuto delle attività al Sud per il tempo strettamente necessario a ricevere i finanziamenti. Pare fosse pratica usuale.
      • 4) I flussi migratori da Sud a Nord hanno sicuramente contribuito, per una parte che non so quantificare, a moderare i salari in virtù della legge della domanda e dell'offerta. Anche grazie a questo, ben prima del vincolo esterno, «non era necessario innovare, bastava pagare poco qualche operaio in più» come scrive Alberto.

      Adesso qualcuno toccato nell'orgoglio padano se ne verrà fuori con qualche storia tipo falsi invalidi e similari. A questi rivolgo la domanda: appurato che conveniva a molti mantenere il Sud Italia in una situazione di depressione economica(§), non vi sorge il sospetto che chiudere un occhio su questi fenomeni di diffusa illegalità serviva come valvola di sfogo e allo stesso tempo come strumento di ricatto? In quelle condizioni al Nord sarebbero stati tutti probi?

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    3. caro CorrettoreDiBozzi la tua analisi è perfetta, è quello che volevo dire anche se ho sbagliato a non farlo nel post sopra.l'italia non è l'unica area valutaria non ottimale stesse situazioni succedono pure in belgio(fiamminghi e valloni) gb(inghlterra e scozia) germania ( est e ovest) spagna(catalogna e andalusia) etc. l'unico appunto che volevo farti si riferiva alla critica che mi hai rivolto. quando dicevo "quasi tutti va bene" intendevo dire che non è mai sorto fino ai tempi recenti con la lega nord un vero movimento di contrasto politico che denunciava gli effetti distorsivi dell'area non ottimale italia. questo perchè i vantaggi economici al sud derivante dall'assistenzialismo e dai meccanismi distorsivi da te egregiamente elencati hanno creato una classe sociale sufficientemente forte da evitare rivolte, ordine rafforzatosi dall'emigrazione che come si sa è lo strumento migliore per mantenere lo status quo. Al nord la cosa è convenuta fino a quando c'era l'interesse economico poi quando è venuto meno l'interesse economico è uscita la lega. io sono meridionale e la cosa che mi preoccupa è IL FATTORE CULTURALE. Essere una zona sottosviluppata ti crea la mentalità del tipo "sto agganciato a quello" "vediamo di farci avere i trasferimenti pubblici" etc. creando un complesso di inferiorità che limita la volontà collettiva di essere protagonisti. questa schifezza culturale sta invadendo tutto il paese con un processo simile nei confronti della germania. Questa è la motivazione perchè le tesi di Bagnai prendono piede molto lentamente. In Francia dove il senso dello stato è più alto c'è un fervore nazionalista più evoluto, e la contrapposizione all'euro è più forte, noi abbiamo la mentalità dello schiavo, che si lamenta ma gli va bene cosi' e questa cosa pervade pure i cosiddetti emigranti. Loro si sentono tutti europei, internazionali e per loro la lira è ritornare all'antico anche se è principalmente la causa di tutti i mali. diciamo la verità caro CORRETTORE DI BOZZI l'euro c'è lo siamo cercati. Ci sarà qualche cambiamento solo nel momento in cui l'esploderà l'elettorato del PD composto da impiegati pubblici e pensionati, quest'ultimi per motivi demografici e per l'emorragia di giovani sempre più importanti.

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    4. esplosione economica dell'elettorato del pd della serie non verranno più pagati gli stipendi pubblici e le pensioni

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    5. Beati voi, che siete così quieti.
      Io la vedo in modo più semplice (e più incazzato): così come è il Sud Europa che ha salvato e mantenuto (e mantiene) il Nord dell'UE, allo stesso modo sono 150 anni che il Sud Italia mantiene il Nord; si cerca forzosamente di trasformare una entità geografica (Europa) in entità politica (UE), dopo che una entità geografica, l'Italia, è già stata trasformata in entità politica, il regno d'italia poi repubblica, e sappiamo con quali risultati; sono 150 anni che questa specie di Nazione vive sul sangue del Sud, è un matrimonio nato su uno stupro, non potrà mai funzionare.
      E valesse solo per il Sud, ma anche i veneti ne sanno qualcosa...
      Tornare indietro? Io dico, "magari!", sarà difficilissimo, ma non impossibile. Quel che fa imbestialire davvero è il non imparare dalla Storia! Solo che la Storia la scrivono i vincitori e allora... E allora qualcuno dovrebbe cominciare a rivedere 150 anni di storia nazionale e magari porgere anche delle formali scuse e forse porre le basi per una vera nascita della nazione e magari rompere il legame stato-mafia nato 150 anni fa... e magari... E magari scrivere un po' di Storia decentemente e imparare qualcosa per il futuro, tipo che volere per forza trasformare la Geografia in Politica non funziona!
      Ecco, almeno questo!

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    6. Topolì non dimentichi qualcosa?

      Abbiamo da poco festeggiato i 150 anni dall'annessione e scrivere «non è mai sorto fino ai tempi recenti con la lega nord un vero movimento di contrasto politico» è molto impreciso! Non crediamo alle fregnacce sull'Unità d'Italia che ci hanno raccontato a scuola, vero? Quell'annessione è costata tante sofferenze e tante vite. Chi ha tentato di resistere è stato etichettato come brigante e trucidato senza tanti complimenti.

      Come scrive Matteo Sacchi, nella recensione al saggio di Eugenio Di Rienzo Il Regno delle Due Sicilie e la Potenze europee 1830 - 1861, «il Regno non cade per mancanza di modernità, e forse nemmeno per le trame piemontesi, il suo destino è deciso altrove». La Storia si ripete: il nostro destino viene deciso altrove e poco importa se ciò significa creare tanta sofferenza.

      Fatalisti in genere non si nasce, ci si diventa.

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    7. @alflig ragionamento corretto è quello che vogliono fare trasformare l'europa in un processo simile a quello dell'italia forse con meno sangue ma con più persuasione mediatica e culturale. Questo processo è il processo tipico del colonialismo, solo che negli ultimi 20 anni il processo si è affinato. I dittatori hanno capito quale importante strumento di dominazione siano i media e la culltura imposta. Prima c'era il brigantaggio e emigrazione forzata, ora c'è gente ansiosa di andarsene o che accettano la logica vittimistica propinata dai mezzi di telecomunicazone, Da ultimo ed è quello più terribile il problema demografico. Con gli anziani non ci fai la rivoluzione e i giovani sono troppo pochi e troppo viziati nel capire la fortuna che hanno avuto a nascere in un paese ricco come l'italia. @ Correttore ragionamento corretto, aggiungi che l'emigrazione selvaggia inizio nel periodo post-unità e la mafia, sempre esistita ma confinata a livello rurale è diventata una multinazionale. la logica colonialista questo crea disastri economici, culturali e sociali . il regno d'italia fu una contropartita da parte degli inglesi(che ostacolarono la marina borbonica durante lo sbarco dei mille) per i servigi del piemonte nella guerra di crimea e inoltre controllando il sud italia tramite i piemontesi gli inglesi volevano contrastare l'avanzata russa nel mediterraneo.

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  2. Caro Prof.,
    dopo la lettura del testo di Barra Caracciolo sono giunto alle medesime conclusioni che Lei ha tratteggiato in questo post. Il lungo percorso, intrapreso con la lettura del Suo libro, poi con l'assidua frequentazione del blog e numerosi altri approfondimenti, ha illuminato a mo' di insegna al neon la consapevolezza di quanto sia necessario un "nuovo patto sociale" per rielaborare e rendere attuale il nostro bellissimo dettato costituzionale.
    E' strabiliante quanto la conoscenza e la consapevolezza ci rendano immuni da strumentalizzazioni e forzature quotidiane e soprattutto consentano di apprezzare meglio le reali finalità di proposte che a volte all'apparenza paiono condivisibili (mi riferisco in particolare al reddito di cittadinanza che, pur presentandosi come un intervento "sociale", in realtà è la classica medicina che cura, più o meno, i sintomi cronicizzando la malattia).
    Sono profondamente convinto che per giungere ad un patto che sia soddisfacente per entrambe le parti in causa e soprattutto proficuo per tutti i cittadini dello Stato, sia condizione necessaria una maggior consapevolezza ed informazione su ispirazioni, idee e fini sottesi alla politica economica. Sotto questo profilo, esprimo un sincero ringraziamento (ok, è poca cosa ma è tutto quel che posso offrire ora come ora...) per tutto il lavoro che sta facendo: grazie. Il genio risiede nella capacità di trovare soluzioni stravolgendo i presupposti: quel che riuscì ad Einstein. Mentre tutti gli altri studiavano il movimento di oggetti immersi nel palcoscenico dello spazio e del tempo, lui si chiese perché mai questo palcoscenico non dovesse partecipare allo spettacolo. Lei, prof., ha fatto lo stesso: mentre tutti elaboravano soluzioni partendo dal presupposto che "c'è la crisi...", ci ha dato gli strumenti per mettere in discussione il presupposto...
    Il lavoro da fare è immenso: occorre ripensare la funzione dello Stato, restituendo autorevolezza ai suoi rappresentanti. Ripensare il ruolo del sindacato, dell'impresa e dei lavoratori. Spiegare con calma, goccia a goccia, ai milioni di dottor Livore che il loro dottorato è il grimaldello con cui si scardinano le tutele di tutti. Che siamo cittadini, non individui. Restituire a quante più persone possibili la capacità di sognare. A volte temo che l'unico modo di ottenere qualche risultato sia partire da una tabula rasa (e purtroppo non mi sembra che manchi molto ormai...). Tuttavia, quando riesco ad essere più ottimista (ed oggi, dopo aver letto il Suo ultimo post, lo sono) preferisco affidarmi alle parole di Bertrand Russel: gli ingenui non sapevano che l'impresa fosse impossibile, per questo la compirono. Buona giornata: la mia, anche grazie a queste Sue righe, lo sarà.

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  3. .....i barriti degli elefanti che non sanno più dove abbeverarsi.........perchè le paludi burocratiche si sono mutate in deserti (im)produttivi.........

    Marco Sclarandis

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  4. Ma la Comunità Europea non era nata proprio con lo scopo di rendere il mercato comune non contendibile agli unfair players (come dice Savona)? Io quella fase (da dipendente) me la ricordo. Marchi CE, norme UNI EN etc. Carta, tonnellate di carta, ma con uno scopo preciso e condivisibile. Solo che poi le cose sono cambiate. Luciano Barra Carracciolo ha più volte fatto riferimento al caos normativo prodotto dalla sovrapposizione tra norme nazionali e direttive europee, e questo ha portato alla transizione dalle tonnellate di carta alle tonnellate di carta da stilare con procedure poco comprensibili (per fortuna alle volte si trovano ministeriali che rispondono al telefono, e spiegano). In secondo luogo, e parlo per l'esperienza del mio settore (chimico-farmaceutico) l'apparato normativo (europeo) ha automaticamente garantito la market leadership a chiunque producesse FUORI dall'EC, stabilendo due standard differenti (i prodottori dentro l'EC sottoposti alle procedure burocratiche - indispensabili per il pieno controllo della qualità-, quelli fuori dall'EC tenuti ad una semplice autocertificazione di conformità). Quando il quadro normativo è cambiato (3 anni fa) il danno era già stato prodotto.
    Cosa non si fa per tagliare la spesa farmaceutica degli stati dell'eurozona, che prolifera con la crescita dell'aspettativa di vita media dei cittadini. Tra l'altro, missione compiuta): e facciamo affidamento sull'effetto placebo sperando che certi salvavita generici (classico il lasix 500 mg) concedano al soggetto di arrivare vivo in ospedale.
    La regolazione normativa è uno strumento per raggiungere scopi, ed è in questa chiave che va va valutata (poi ci sono casi di roba folle come il nuovo testo unico sulla sicurezza, inefficiente e inadatto allo scopo ripetto alla precedente 626)

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  5. Prolegomenando: non credo che al tempo di Maximilien la Francia abbia avuto una grossa crisi demografica. Ma m'informerò...

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  6. La scena interpretata da Manfredi in Made in Italy di Nanni Loy sarebbe perfetta per illustrare le peripezie burocratiche cui deve far fronte il bellimbusto. Ma questo non c'entra nulla.

    Grande articolo. Lo metto da parte per il prossimo piddino che incontro sul web.

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  7. i suoi interventi sono sempre molto sfaccettati e ben puntualizzati e bilanciati
    pur tuttavia se è vero che ce la siamo voluta la barriera burocratica etc...è anche vero che ora è tutto più costoso e difficile perchè si è ammassata e continua ad accumularsi una burocrazia e una giungla normativa che in linea teorica dovrebbe anche e soprattutto proteggere certi standard di qualità... un esempio concreto: se volete aprire una attività di fisioterapia in un locale , prima vi bastava appunto il locale il riscaldamento e il diploma ora, oltre a una mole notevole di costose carte per i progetti con studi di geometri architetti termotecnici etc ci sono norme cogenti che ti impongono di di areare e illuminare in un certo modo i locali i quali devono avere per forza certe ampiezze e le cui pareti debbono essere verniciate con certe vernici e i cui pavimenti debbono avere certe caratteristiche ed ogni 4 gradini ci deve essere un pianerottolo e i molti bagni debbono avere l'attrezzatura per gli andicappati e ci debbono essere spogliatoi e bagni separati per il personale e poi avviene la visita dell'usl che si riserva di ordinarti le opportune modifiche etc...insomma la complessità che si è creata nel fare impresa è il frutto di una evoluzione anche rivolta a chi fruisce dei servizi e a chi li presta come dipendente ...comunque concordo col fatto che la posizione di chi vuole un profitto dal proprio investimento è sempre volta a quello ed è per forza a sfondo appunto di approfittamento ma questo è nella natura delle cose ...un altro esempio pratico che mi viene in mente è quello di un industriale delle nostre parti che nottetempo ha caricato i macchinari sui camion ed è scappato in polonia a fare la fabbrica perchè qui gli avevano imposto di non licenziare etc...

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  8. Sono stata in osservazione dal mio balcone (è parte del mio lavoro...forse dovrei dire, con orrore, mini-mini-mini-job) degli Storni, della Codirosso Spazzacamino, dei Merli, mentre Lei si nasconde in una chioma.
    Ma prima o poi, come per le Tortore, addio, pianti e sospiri. (Alessandra, Firenze)

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  9. Anche noi, come San Bernardino da Siena (così i massesi rosicano), vedremo un processo della Santa Inquisizione.
    Il risultato non è però così scontato...

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  10. Questo post andrebbe stampato e affisso alle porte di ogni casa, affinché nessuno possa dire di non sapere.
    Per il resto, vorrei ricordare che la fase di cui parla 'Lettore Occasionale', quella delle certificazioni CE, ISO etc., lasciava intravedere il pericolo che la piccola industria e le imprese artigiane potessero soccombere o trovarsi in enormi difficoltà.
    Ma era giusto, si diceva, chi non rispetta i requisiti e le norme è un cialtrone ed è giusto che chiuda.
    Esperienza diretta, quella fase ha fatto perdere tanto tempo e soldi a chi voleva continuare a produrre in Italia.
    Dopo una certa data, sul mercato potevano (e possono) essere immessi solo prodotti etichettati 'CE' e corredati da una documentazione abnorme. Questo ovviamente per garantire qualità, sicurezza, etc.
    Già ce lo chiedeva l'Europa. Faceva parte del sogno.
    Giuro che già allora non era il mio. Ricordo ancora le bestemmie e le maledizioni di allora, che non sono comunque nulla in confronto a quelle di oggi.

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  11. una benna di sassolini da togliermi dalle scarpe......grandioso come al solito prof :-)

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  12. A proposito dell'apertura del laboratorio.
    Tocca un nervo scoperto.
    Lavoro da più di 30 anni in una Associazione datoriale di provincia della piccola impresa. Ho seguito quindi nel tempo l'impatto che nel tempo hanno avuto le varie riforme fiscali, (?) le semplificazioni (?) Le liberalizzazioni (?) l'evoluzione (?) della legislazione del lavoro, dall'apprendistato ai cfl, alla legge Biagi ecc, le varie evoluzioni, in realtà involuzioni, attuate nella pubblica amministrazione (leggi federalismo amministrativo, nonchè fiscale).
    Oggi mi occupo prevalentemente di avvio di attività delle piccole/micro imprese, facendone tutoraggio e accompagnamento nelle varie fasi, vedi accesso al credito (?), impianto, scelta della forma giuridica ecc. ecc.
    La mia lettura è questa: in un sistema, che, pur nella sua semplicità e forse un pò arcaico, però funzionava, sono stati moltiplicati gli ingranaggi (leggi modernizzato) fino a non capire più dove vadano e a che cosa servano, cosa muove cosa, e inoltre ogni tanto ci hanno buttato e ci buttano pure un pò di polvere a danno o a favore di qualcuno o qualcosa, tanto per fare un po' di fumo, dove in tanti possano mangiare.
    Il risultato è il disfacimento.
    Il federalismo amministrativo ha creato in ogni comune anche il più piccolo di provincia, anche disperso sui monti (vedi le comunità montane) dei referenti, utilizzando ovviamente il personale esistente e non preparandolo adeguatamente, che nelle intenzioni dovevano dare risposte a tutto campo al piccolo imprenditore o all'aspirante imprenditore , leggi "sportello unico dell'impresa" leggi "impresainungiorno"
    In realtà sono persone nella maggioranza dei casi del tutto impreparate a gestire la
    complessità delle norme (amministrative, ambientali, di legislazione di mestiere ecc) che si sono avvicendate e che hanno creato il caos attuale.
    Alcuni (pochi) comuni gestiscono al meglio la situazione.
    Per la maggioranza, i piccoli, nella migliore delle ipotesi gli operatori confessano la loro "inadeguatezza" sul caso specifico e insieme, tra gli ostacoli si giunge al traguardo.
    Nella peggiore salgono sul predellino, facendosi scudo della loro posizione e quasi facendo della loro ignoranza vanto.
    Tutto ciò ha un costo, e a pagarlo sono i piccoli imprenditori e infine tutta la comunità.
    Per non parlare poi dell'uso delle sanzioni (spesso vessazioni).
    L'ultima chicca burocrarica: la PEC (indirizzo di posta elettronica certificata) obbligatoria per tutte le imprese (leggasi anche il fabbro, il muratore ecc 65/70 enne che non ha neanche idea di cosa sia un computer) che chiamarle micro imprese è già tanto, nel senso che sarebbe più opportuno parlare di autoimpiego.
    Con il risultato per esempio che la PA scriverà a quell'indirizzo per notificare di tutto (leggasi accertamenti) con il rischio che decada il termine per poter porre opposizione, poichè quella posta non verrà mai aperta.
    Nessun problema: seguiranno imposte, sanzioni e interessi.
    Del resto celochiedeleuropa (leggasi Agenda Digitale). Pare che l'efficienza del paese si misuri anche da questo. Inutile dirlo sono indignata! (da tempo)
    Sicuramente anche le Associazioni datoriali hanno le loro responsabilità se siamo giunti a questo punto (e qui mi fermo)
    Condivido appieno la sua analisi, lo Stato è nemico dei piccoli perchè è amico dei grandi.
    Credo però che stiamo esagerando, siamo quasi alla vessazione.
    Dobbiamo inoltre prendere coscienza (invece di cadere nella trappola della guerra tra poveri) che negli ultimi 10/15 anni nella stragrande maggioranza coloro che si sono messi in proprio lo hanno fatto non per spirito imprenditoriale innato, ma per poter provare a darsi un reddito, con tutti i se e i ma del caso.
    Ma va benissimo.
    Sono i più flessibili: Spesso aprono e chiudono nel giro di 2 anni.
    Celochiedeleuropa.



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    1. Si, in effetti la PEC obbligatoria per una nazione con un digital divide come il nostro è una genialata (tutti pensano che il problema sia al sud, ma dovrebbero vedere bene i dati della provincia in italia centrale). E stendiamo un pietoso velo su SISTRI e EDI (sistema telematico doganale), due casi lampanti in cui la digitalizzazione ha portato ad aggravio dei costi e complicazione delle procedure. EDI tra l'altro è un'esempio di adeguamento a standard europei, e vorrei sapere quale genio e in che sede ha stabilito il formato dei documenti da trasmettere (chi non ci ha avuto a che fare non puo' sapere, non si tratta di moduli ma di documenti elettronici formattati come record di database, impossibile fare in proprio, d'obbligo l'acquisto di software apposito):

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    2. Se lo Stato è nemico dei piccoli perché è amico dei grandi, l'Europa (l'UE) è amica solo dei più grandi ancora....

      Quali siano gli interessi che in realtà le normative europee proteggono e promuovono, sotto il paravento della concorrenza e della tutela dei consumatori, dovrebbe essere ormai evidente: sono SOLO quelli delle multinazionali (europee e non), a discapito delle aziende a dimensione nazionale. Ciò si realizza attraverso una burocrazia europea foraggiata dalle lobby, nel migliore dei casi nella più totale ignavia dei parlamentari europei.

      E beate le PMI italiane ... (il seguito lo conoscete), ancora convinte che le ali protettive dell'Organizzazione Tod's nostrana possano tutelare i loro interessi.... una volta potevano fare lobbying a Roma, ora a Bruxelles non contano più nulla (e tanto peggio per le aziende ancora più piccole!).

      Semplici o complicate che siano, le legislazioni e le burocrazie nazionali sono superate dalla legislazione comunitaria (la burocrazia spicciola dell'applicazione viene ancora delegata alla spesapubblicaimproduttiva degli stati nazionali), l'importante è definire il quadro generale che imponga il "vincolo esterno".

      Ecco un caso recente, dove è evidente la disinformazione diffusa dai rappresentanti ufficiali:

      "L’esecutivo europeo ribadisce: la proposta vuole garantire la liberta degli stati membri di decidere autonomamente se coltivare o meno gli Ogm."

      mentre noi sappiamo bene che, alla prova dei fatti, la realtà è ben diversa:

      «Il diritto dell’Unione Europea dev’essere interpretato nel senso che la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais Mon 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, e dette varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, come modificata dal regolamento n. 1829/2003»

      Chiaro, no?

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  13. DELITTO PERFETTAMENTE RIUSCITO

    I RATINGS DEL DEBITO SOVRANO DEI PAESI DELL’EUROZONA SHOW

    Aggiorniamo i Ratings del Debito Sovrano in tutti i Paesi dopo il declassamento della Francia.

    Si nota che nell’Eurozona ormai solo 4 paesi (Finlandia, Germania, Lussemburgo, Olanda) hanno la Tripla A (corrispondenti al 30% della popolazione dell’Eurozona), anche se l’Olanda ha outlook negativo, per cui con questo andazzo presto la Germania resterà l’unico paese AAA.

    Ben 8 paesi, corrispondenti al 40% della popolazione dell’eurozona, hanno rischi significativi (Grecia e Cipro sono sostanzialmente spazzatura).

    Sempre peggio.

    A COSA SONO SERVITE LE POLITICHE DI AUSTERITY SE NON A DEPRIMERE LE ECONOMIE DELL'EUROZONA E A PERMETTERE LA SVENDITA DELLA RICCHEZZA DEGLI STATI ???

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  14. Se penso ai piccoli imprenditori veneti, che prima erano tanto contenti di votare lega e si identificavano con essa, (alla faccia del forestale calabrese) e adesso che sono in ginocchio e la lega si è rivelata un partito corrotto come gli altri, votano per gli ortotteri oppure vogliono fare il movimento dei forconi o picchiare la gente o trasformarsi in nazifascisti piu di quanto non lo fossero nel momento in cui votavano lega. Non riuscendo a fare quello che facevano vogliono menà mazzate ma non funziona cosi. Deve cambiare proprio la mentalità degli imprenditori se non vogliono naufragare, devono avere il coraggio di investire, di rischiare, di fare innovazione e non solo fare aggiornamento ma il problema diventa quasi antropologico.

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  15. E del resto, anche qualche anno fa, qualcuno se n'era accorto:

    "In should be first stated that, although most economists are now agreed that full employment may be achieved by government spending, this was by no means the case even in the recent past. Among the opposers of this doctrine there were (and still are) prominent so-called 'economic experts' closely connected with banking and industry. This suggests that there is a political background in the opposition to the full employment doctrine, even though the arguments advanced are economic. That is not to say that people who advance them do not believe in their economics, poor though this is. But obstinate ignorance is usually a manifestation of underlying political motives.

    For here a moral principle of the highest importance is at stake. The fundamentals of capitalist ethics require that 'you shall earn your bread in sweat'—unless you happen to have private means.

    But 'discipline in the factories' and 'political stability' are more appreciated than profits by business leaders. Their class instinct tells them that lasting full employment is unsound from their point of view, and that unemployment is an integral part of the 'normal' capitalist system.

    Fascism sprang up in Germany against a background
    of tremendous unemployment, and maintained itself in power through
    securing full employment while capitalist democracy failed to do so. The
    fight of the progressive forces for all employment is at the same time a way
    of preventing the recurrence of fascism.

    Michael Kalecki, Political Aspects of Full Employment, Political Quarterly, 1943

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  16. Già me la vedo, dentro al calduccio a rispondere "con sto freddo e con sto vento, chi è che bussa a sto convento?"... ;) di questo post però ho apprezzato soprattutto l'apprendere che condivido con rockapasso un mestiere da "cera" una volta... e anche la beata incoscienza di lanciarmici in un momento di piena crisi economica (peraltro fuoriuscendo da una multinazionale "da manuale" che prima o poi spero passerà ai giri di chiglia come tutte le multinazionali a cui hanno consentito di distruggere il tessuto produttivo di questo paese), affrontando peripezie e giringiri da capogiro che veramente farebbero passare la voglia di avviare nuove attività persino a don chisciotte .... ma noi femmine con le frecce non ci arrendiamo facilmente! Hasta la victoria siempre. Patria o muerte... ;)

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  17. il solito mio ragionamento da massaia: vanno in tv a terrorizzarci sull'uscita dall'euro sempre un certo tipo di persone e sempre preoccupatissime-issime-issime di cosa accadra agli stipendi dei lavoratori o ai pensionati.
    Cavolo - penso - come sono altruisti. Questa che parla è gente che certo non ha stipendi da poco... Poi ti soffermi a riflettere. Dunque: io prendo 1000 euro al mese, se svalutiamo del 30% finisco per prendere (considerazioni da massaia, ribadisco) 700 euro. Risultato: pezzente ero e pezzente resto.
    Ma quel signore così altruista che magari è prof in una megauniversità straniera o direttore di giornale o industrialone tra europa e cina, quando guadagna al mese?
    diecimila, quindicimila, forse anche ventimila? Quindi da diecimila passerebbe a 7000 Leuri!!! perdita di 3000 LLLeeeeuriii! alias 6milioni delle vecchie lire...
    O cavolo! Ma quel signore così altruista è preoccupato davvero del mio stipendio e/o della mia pensione? Non sarà che sotto sotto è preoccupato per il SUO portafogli?
    A proposito, io le consiglio questa: h 2.51.00 circa. Maestro G. Strehler è il solo di quelli che fino ad oggi ho visto a riuscire a non fare inginocchiare il Conte. Perché c'è sempre un altro modo per fare le cose - come diceva il mio maestro (G. Patroni Griffi) - basta cercarlo seriamente. Almeno in arte... :-)
    http://www.youtube.com/watch?v=mjeC5z5bgJ0

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    1. Per la massaia che non se la sentisse di affrontare la (relativamente) lunga e dettagliata esposizione in Svalutazione e salari (ad usum piddini): il mio 25 aprile abbiamo anche un intervento in pillole del sempre chiaro Claudio Borghi: L'inflazione è una TASSA INIQUA?

      A ciascuno secondo le sue necessità: mezzi marxisti, senza Illinois.

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  18. E' da stamattina che cerco di scriverle... la mia commozione e ammirazione per questo post. Chi cerca di chiudere un cerchio lo sa quanto è difficile.

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  19. Paralipomenando: "soddisfatti o rimborsati"? C'è da tremare al pensiero di come rimborserà gli insoddisfatti er Cavajere Nero!

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  20. Per la rubrica E venne il giorno...

    Ieri sera a 8 e 1/2 si parlava delle privatizzazioni con Boldrin che ha esordito valutando negativamente l'ipotesi di vendere le spiagge perché – ha spiegato - “temo che sia solo un'occasione per fare cassa […] temo che sia per pagare spese correnti... quindi pessima idea...”.
    Subito dopo, però, ha caldeggiato la privatizzazione della Rai perché “se liberalizzano un po' il mercato e lo regolamentano come dio comanda, cioè permettendo la concorrenza, sono sicuro che troverebbero più di qualcuno disposto a mettere due lire. Noi, questo di privatizzare, di vendere le proprietà statali che non servono allo Stato per fare politica economica, ma servono solo per metterci i raccomandati lo avevamo proposto da tempo, ma va fatto non per pagare spese correnti ma per ripagare il debito pubblico”.
    Insomma, il solito disco rotto che ripete la solita musica. Fino a quando ha preso la parola Mariana Mazzucato che, partendo dall'esempio della Bbc “dove si investe moltissimo […] ed è un'azienda pubblica molto innovativa”, ha obiettato che “parlare di vendere le aziende pubbliche senza parlare di cosa vogliamo fare di queste aziende, a cosa servono, è solo ideologia. Ma anche nel privato, ad esempio, quando hanno privatizzato la Telecom negli anni '90, siccome non è stata poi accompagnata da investimenti strategici, sappiamo poi come è andata... mentre in Francia, dove è rimasta anche in mani pubbliche perché è una società mista, Telecom-Francia è oggi una delle società di telecomunicazioni più innovative ed efficienti. E quindi il problema non è pubblico/privato, è che tipo di pubblico, che tipo di privato. Il problema in Italia è che sia il pubblico sia il privato non investono abbastanza […] e quindi parlare continuamente solo del pubblico, e della malattia che c'è nel settore pubblico... io sono d'accordo: ci sono moltissimi problemi nel settore pubblico in Italia... ma parlarne come se fosse nel Dna del pubblico non credo che aiuti il paese”.
    Notevole, a questo punto, l'espressione smarrita di Boldrin.

    Già, perché Mariana Mazzucato, full professor di Economia e Science Policy alla University of Sussex, ha appena scritto un libro, The Entrepreneurial State. Debunking Public vs. Private Sector Myths, che sta avendo un grande successo internazionale, ed è imperniato sul concetto che “il motore delle aziende più innovative non è l'audacia degli investitori, né il sacro fuoco dell'impresa, ma lo Stato”.
    Comprensibile, quindi, il turbamento di Boldrin di fronte all'autrice di un libro in cui si legge che «Ci siamo abituati a sentir parlare dello Stato come un soggetto burocratico e lento, una necessità ingombrante. Ma negli Usa il settore pubblico sta spendendo 32 miliardi di dollari l'anno nell'innovazione della medicina. Il dipartimento per l'energia, fino a qualche mese fa guidato da un premio Nobel per la Fisica, Steven Chu, è alle prese con Arpa-e, un progetto sulle energie pulite del futuro.
    […]
    Le economie che sono cresciute grazie all'innovazione, sono quelle dove lo Stato era il motore, non solo l'arbitro. Un ruolo che non si può giocare al risparmio. In Italia non solo lo Stato ha frenato la spesa destinata a produrre competenze e ricerca, ma il settore privato è inerte. Dove invece lo Stato spende, anche i privati si impegnano in progetti costosi. In Paesi come l'Italia si dà per scontato che il business sia come un leone che ha solo bisogno di essere liberato dalla gabbia della burocrazia e delle tasse per correre verso il successo. Ma non sono i tagli delle tasse a liberare gli investimenti. Le società investono quando vedono opportunità. E queste opportunità sono spesso frutto di investimenti pubblici».

    Il finale sarebbe stato perfetto se a Boldrin avessero chiesto: professore, come va la Slovenia?


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  21. Grazie di tutto, prof.
    Potremmo pensare di celebrare (fra qualche decennio ...) la sua nobile figura con un monumento in bronzo realizzato "a cera persa", con il braccio alzato e il viso severo mentre ammonisce gli Italiani con le parole incise: "No gabbate Lira!".
    (licenza d'anagramma ...)

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  22. Faccio ammenda e autocritica a nome di tanti miei colleghi (piccoli imprenditori tessili pratesi) che non abbiamo capito, o ancora non vogliono capire che innanzitutto, prima delle imposte che paghiamo e prima degli stipendi che versiamo, lo Stato e i nostri dipendenti sono innanzitutto i nostri clienti.

    Per molti è veramente complicato svegliarsi, soprattutto se sono stati rimbacuccati e protetti dal luogocomune imperante dell'imprenditore Vs Stato. Ma quando i fatturati calano, e le uniche prospettive di vendita sono con le grandi catene di distribuzione estera che (come logico) ti mettono a paragone di prezzo del fornitore cinese, è normale che qualche domanda in più uno se la cominci a fare. A quel punto basta un po' di economia simmetrica (goofynomics) che la sveglia è bell'e pronta a suonare.

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  23. Prof dopo 4 anni di c.i. il mio titolare ha aperto la procedura di mobilità. Siamo una piccola realtà in Calabria, un'azienda di prefabbricati in cemento che comunque è in piedi da 40 anni e contava oltre 50 dipendenti. Ora 21 dipendenti sono a casa con annesso rischio fallimento. Nelle tenebre un piccolo barlume di luce, qualche settimana fa ci contatta un imprenditore che ha vinto una gara per la realizzazione di un Lidl. Tutti euforici, stamane dopo giorni di trattative spasmodiche al telefono vengono dei tizi da Milano a trattare direttamente. Dopo essersi strappati i capelli per il costo e le condizioni di pagamento (volavano producessimo e montassimo tutto, 400.000€ di capannone, per poi pagare a collaudo effettuato praticamente tra 6 mesi) la condizione sine qua non per realizzare l'opera: consegna 28 febbraio. IMPOSSIBILE!!! tra i vari getti, il taglio dei trefoli, la maturazione del cemento...e poi il mio titolare uomo da sempre molto sensibile a queste cose disse che al 22 dicembre dovremmo chiudere x le Festività Natalizie per riaprire dopo capodanno quindi ballano 10 giorni! la loro risposta? i tedeschi sono tedeschi, non guardano queste cose. Volete lavorare? allora fate turni di notte, rimanete aperti la domenica e anche durante le feste. C'E' CRISIIIIIII quindi bisogna fare sacrifici! Ancora? avrei voluto urlargli in faccia! morale, per poter eventualmente chiudere sto contratto ridotto all'osso bisogna pure accorciare i tempi quindi lavorare sabato domenica e festivi...con il margine di guadagno già ridotto all'osso, ci pagheranno le spettanze extra?! proprio belli, bravi e PRODUTTIVI sti tedeschi, assolutamente esempio da imitare!

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  24. Recentemente mi ha molto colpito un'intervista a Marcello De Cecco, in cui diceva, tra l'altro, che "... Collettivamente ci si siamo cullati su un’illusione pericolosa, ovvero credere che le nostre piccole e medie imprese fossero una forza. Che è come scambiare per un sintomo di sviluppo una metastasi".
    Mi aspettavo una simile asprezza verso la PMI in Brancaccio, non in De Cecco . Oppure è solo mia ignoranza, e mi manca qualche pezzo nel ricostruire la storia del dibattito economico in Italia. In fondo De Cecco c'era quando fondavano il PD, quindi tutto si tiene...o no?

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  25. Si aggiunga che ad esser nemici dei piccoli si instilla in essi con grande efficacia l'idea che lo Stato e' male e va dunque ridotto ai minimi termini, cosa che, guarda caso, finisce per favorire di nuovo i grandi. In tal modo, il lavoro sporco di eliminare l'unica possibile difesa dei piccoli verso i grandi (ovvero lo Stato) lo si fa fare agli stessi piccoli... Credo che questo schema sia stato centrale alla colonizzazione generalizzata delle menti da parte dei mandanti del PUDE.

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