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lunedì 7 maggio 2012

Dal Manzanarre al Reno: mobilità de che?

(scusate, tento un'altra strategia: invece di inflazionare i commenti, inflaziono i post. Ci sono temi che altrimenti rischiano di passare in secondo piano)


Nel frattempo ho ritrovato l'articolo de lavoce.info:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002839.html
"L’altro fattore di aggiustamento reale, che avrebbe permesso di mantenere differenze competitive maggiori tra paesi, la mobilità del lavoro, non ha fatto passi in avanti significativi e sufficienti in questi dieci anni."

Tra l'altro l'ha scritto un amico e l'avevo pure commentato, anche con un certo entusiasmo da neofita di questo blog :)

Cordiali saluti.
Giorgio


Caro Giorgio DEM,

ma detta così la cosa ha perfettamente senso: certo, è proprio come dice il tuo amico (digli che lo saluta Romoletto): non è stato fatto niente per facilitare la mobilità dei lavoratori. Esattamente il contrario di quello che sosteneva il mio amico piddino. Il quale piddino mi diceva che invece l'Europa aveva fatto tanto per favorire questa mobilità. Richiesto di fare un singolo esempio, subì improvvisa atrofia della faringe. Capita ai piddini, hanno la faringe delicata... e qui mi fermo... mi fermo...

In questo senso quindi lavoce.info, con la quale mi onoro di aver collaborato, si conferma come un organo serio. Ma è anche un organo schierato, naturalmente, e lo si vede da due dettagli che ora mi pregio (come dicono i coatti) di portare alla tua riverita attenzione.


Dettaglio numero uno: mobilità di chi o di cosa?

Il primo dettaglio è che l'amico (tuo) non fornisce alcuna spiegazione del perché si sia deciso di procedere al contrario (prima la moneta poi la politica fiscale), nonostante, oltre al pronunciamento pressoché unanime della teoria economica, ci fosse anche il precedente storico che lui illustra così bene.

Cos'è, sono tutti impazziti? Nessuno leggeva il giornale? Nessuno conosceva la storia degli Stati Uniti?

No: è stata una decisione politica con un senso ben preciso, che ho enunciato (pressoché unico in Italia, ma non all'estero) più volte, a partire da qui.

Restiamo sul punto della mobilità: perché non è stato fatto niente per favorirla? Semplice: perché la teoria economica dice che se non si muovono i fattori di produzione, l'aggiustamento macroeconomico può avvenire ugualmente, ma passando per le loro remunerazioni. Si chiama "flessibilità" di prezzi e salari, ed è un meccanismo di aggiustamento evocato fin dall'articolo di Mundell (1961).

Ora: le élites europee avevano due scelte:

a) investire massicciamente nella costruzione di una vera Europa del lavoro (il discorso fiscale, credimi, è molto meno importante dal punto di vista della teoria economica), il che avrebbe significato un coinvolgimento importante degli Stati per la realizzazione di politiche economiche di riforma dei sistemi educativi, previdenziali, giuridici, ecc.

b) lasciare tutto com'era, senza dare mandati ai poteri pubblici, e lasciando che, al momento opportuno, gli shock si scaricassero (al ribasso) sui salari reali.

Quale scelta abbiano fatto è ovvio (per il lettori di CDC: la (b)). Credo sia anche ovvio perché l'hanno fatta: perché operavano in un contesto ideologico nel quale lo Stato è il nemico, e quindi lo sono anche i lavoratori (o viceversa i lavoratori sono i nemici, e quindi lo è lo Stato). Ed è relativamente meno ovvio che è una scelta presa in realtà all'inizio degli anni '80, come abbiamo visto in questo post. Se avessero fatto la scelta (a) le élites sarebbero state in buona fede, ma siccome non erano in buona fede hanno fatto la scelta (b), il che, peraltro, implica che non ci può essere soluzione politica se questa generazione di politici non fa un passo indietro, e, di converso, che qualsiasi soluzione ci sia imporrà a questi politici di fare un passo indietro (sta a loro scegliere).

Ecco: questo il tuo amico su lavoce.info non può dirlo. Lì puoi pubblicare, ma solo se ti attieni alla superficie delle cose, che comunque un suo interesse, se bene esposta, ce l'ha. Ma per squarciare il velo di Maya (o uscire dalla caverna, come preferisce il nostro Schneider), sapete a chi rivolgervi. Il tuo amico ha fatto il compitino, gliel'hanno pubblicato, sarà stato contento, fagli i complimenti di Goofy (vedevo l'ammirazione dei miei colleghi: "hai pubblicato su lavoce.info! Complimenti!" e io pensavo: e allora quando ho pubblicato su China Economic Review? O su Applied Economics? Serva Italia di dolore ostello...)

Dettaglio numero due: note da un seminario

Sempre a Paris XIII, sempre ascoltando Zezza. A un certo punto gli astanti intonano il mantra "più Europa, più Europa, più Europa". Dalla stantia melopea di questi corifei si eleva la voce di un economista americano, il quale interviene raccontando, guarda un po', proprio la diatriba fra Jefferson e Hamilton (si vede che andava di moda un paio di mesi fa) circa la necessità di "nazionalizzare" a livello federale il debito degli Stati Uniti... insomma, la storia che racconta il tuo amico.

Io lo lascio un po' andare, sai, come quando fai il ragù napoletano, e lasci un pezzo di carne a pippiare nel sugo. "Pippiare", o meglio "piuppiare" (da "più", "più", "più"... Europa!). Ecco: lo lascio piuppiare per cinque minuti nel sugo di cazzate nel quale era immerso, e poi intervengo secco:

"Ringrazio il collega per aver portato alla nostra attenzione questo dettaglio della storia degli Stati Uniti che in effetti non ricordavo. Purtroppo noi europei siamo ancora troppo eurocentrici, non conosciamo abbastanza bene la storia degli altri continenti. Io infatti degli Stati Uniti del XIX secolo conoscevo praticamente un unico episodio: la guerra di secessione, che, se la memoria non mi inganna, ebbe luogo circa 50 anni dopo che Hamilton aveva "risolto il problema". Ora, confesso di aver conosciuto la guerra di secessione prima di tutto attraverso i film, poi l'ho persa un po' di vista, ma l'ho ritrovata citata in un articolo di Martin Feldstein, sapete, quello di Harvard, quello che ha diretto l'NBER, il quale, in un articolo pubblicato da Foreign Affairs (qui in versione working paper), diceva che "invece di favorire l’armonia intra-Europea e la pace globale, è molto più probabile che il passaggio all’unione monetaria e l’integrazione politica che ne conseguirà conduca a un aumento dei conflitti all’interno dell’Europa". Eh sì - aggiungevo, rivolgendomi agli astanti - è proprio quell'articolo dove dice che "quel che è chiaro è che l’aspirazione francese all’uguaglianza non è compatibile con le aspettative tedesche di egemonia", e nel quale conclude che "un aspetto cruciale dell’Unione Europea in generale e di quella monetaria in particolare è che i paesi membri non hanno un modo legittimo di ritirarsi, ma l’esperienza americana, con la secessione del Sud, potrebbe offrire qualche lezione sui pericoli di un trattato o di una costituzione che non offre vie di uscita". Un bell'articolo, non trovate? Ecco, ora se volete più Europa sapete sia come farla, sia cosa ci aspetta se non la facciamo. Vi ringrazio per l'attenzione".

La costernazione si diffuse nell'audience, che rapidamente cambiò discorso.

Ecco.

Magari, quando vedi il tuo amico, diglielo come hanno risolto il problema gli americani. E comunque a me sono sempre piaciute di più le divise dei confederati. E siamo sicuri (alla luce di quanto ci stiamo dicendo) che il problema fosse lo schiavismo? Certo, lo schiavismo era (ed è, anche oggi, anche a casa nostra) un problema. Ma forse quella guerra aveva anche altre motivazioni, magari di ordine economico. Però, normalmente, quando una guerra finisce, la storia viene scritta dai vincitori, i quali hanno ovvi interessi a nascondere le motivazioni che li hanno spinti.

Succederà anche in Europa. E, del resto, in Italia è già successo.

Bene: ci siamo capiti:

Dall'Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
risolvo i miei problemi
pagandoti di meno.



(e adesso, col permesso vostro e di Giavazzi, Handel! Piove a secchi, devo accordare, già so che sarà dura: ci vediamo fra un paio di giorni).

41 commenti:

  1. a proposito di più Europa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/exit-poll-grecia-testa-dimokratia-europeisti-sconfitti-neonazisti-parlamento/220442/

    siamo riusciti a far entrare con il 7% i neonanisti nel Parlamento Greco.

    Bravi bravi, ottimo lavoro! :(((

    Intanto i mercati sono stra-nervosi e penso che questo significhi che la fine dell'Euro sia molto più vicina..

    ps: ma i piddini venderanno questa reazione dei mercati come un complotto dei mercati contro la vittoria dei socialisti in Francia?

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  2. Profe, ma aumentando così la sua produttività nell'economia del blog non è che poi finirà col deprimere i neuroni di noi lettori?

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    1. E' la dura legge del learning by doing!

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  3. Buongiorno Prof !
    E complimenti ancora per la sua produttività e per questo post.
    Se si considera il progetto Euro, Europa, più Europa ( Stati Uniti d' Europa, Fassina insegna ), sul modello tedesco-piddino-neoliberista, i risulatati sono ottimi.
    Moderazione salariale, come ci riferisce Voci dalla Germania ( il "grande" modello tedesco che piace a mi cuggino )

    http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/04/salari-reali-invariati-negli-ultimi-20.html

    Mobilità di lavoratori a basso costo, sempre su iniziativa tedesca, contratto full time con vitto e alloggio compreso, a 260 euro al mese.

    http://www.rischiocalcolato.it/2012/04/la-nuova-grande-depressione-in-germania-coda-per-posti-full-time-a-260-euromese-presto-in-italia.html

    Credo che i prossimi sbarchi a Lampedusa saranno di Greci e Spagnoli, così partiamo insieme a loro, con mi cuggino in testa, per raggiungere la terra promessa ( Angela land )
    Quindi caro prof, fra un pò ci accuseranno tutti di negare la verità, di avere un punto di vista sbagliato, di essere complottisti o peggio terroristi anti Stati Uniti... D' Europa

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    1. Per qual che riguarda me lo stanno già facendo, come sai. Non si può piacere a tutti.

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  4. Händel! Händel! Vabbè...dura... l'ho sempre trovato di più semplce esecuzione rispetto a Telemann. Sarà che si era nauralizzato inglese? :) Vabbè link when you done ;o))))

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    1. No, è che Handel era passato a Roma e Napoli e si era impigrito.

      Comunque in questo disco non suono il flauto ma il clavicembalo, e lì Handel non è così agevole come potrebbe esserti sembrato.

      A proposito, colgo l'occasione per segnalarvi l'ultimo disco al quale ho collaborato. Solo musica italiana (nonostante i cognomi).

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  5. Ciao Alberto sono Cesare Del Frate e seguo il tuo blog volevo farti i complimenti! Riporto di seguito un estratto da Giorgio Ruffolo, "Testa e croce. Una breve storia della moneta", dove spiega come l'Impero Britannico per primo creò il nesso fra dominio imperiale, libero scambio di merci, cambi monetari fissi, un sistema che avvantaggia il "centro dell'impero", cioè l'economia più competitiva, ingabbiando le altre nella gabbia dorata del libero scambio e della stabilità dei cambi fissi (p. 103-108). Mi sembra che il caso dell'Impero Britannico sia del tutto analogo con quanto tu spieghi circa l'Unione Monetaria europea. Il brano è il seguente:
    "A questo punto [nel XIX secolo] si verifica una decisiva mutazione della strategia britannica, con l'abbandono dell'imperialismo mercantilista e il passaggio a quello che è stato felicemente definito un imperialismo del libero scambio: una innovazione che cambierà l'Europa. La Gran Bretagna, alla svolta del nuovo secolo liquidò, non senza aver superato forti resistenze esterne, con un'audacia sostenuta da una vera rivoluzione culturale, il sistema mercantilista. La vittoria su Napoleone aveva scompaginato il sistema dirigistico che egli aveva preteso di imporre all'Europa. Ma soprattutto la rivoluzione industriale aveva rafforzato i vantaggi già acquisiti dall'Inghilterra con l'espansione commerciale, dotandola di un'industria dei beni capitali che le assicurava una indiscutibile supremazia mondiale.
    Il miglior modo di preservare questa supremazia era quella di ribadirla attraverso un sistema di cambi liberi. Lo scambio libero impediva la formazione di nuovi poteri monopolistici che avrebbero intralciato la supremazia industriale conquistata dall'Inghilterra. Una volta stabiliti ccerti rapporti di forza, la "libera competizione" tra le forze non faceva che ribadirli. L'ideologia del libero scambio inoltre aveva dalla sua un formidabile potere di convinzione culturale grazie alla sua modernità paradossale (l'egoismo individuale al servizio dell'interesse pubblico) alla contestazione della grettezza dei sistemi protezionistici, al fascino che le virtù di un sistema "automatico" esercitava sulla pubblica opinione. Era comprensibile che questa ideologia si combinasse con la convinzione, sapientemente coltivata dall'intelligenza britannica, che la superiorità dell'Inghilterra convenisse a tutti.

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  6. Non ci sta tutto in un unico commento. Qui il seguito: "[...] La sua moneta è stabile. Alla Banca d'Inghilterra, in origine privata, fondata da un mercante con un credito allo Stato di un milione e duecentomila sterline, fu concesso il privilegio di emettere banconote. Il sistema che il governo britannico introduce ufficialmente nel 1716 dando alla sterlina una base aurea con l'obbligo della piena convertibilità consiste in un meccanismo molto semplice. La moneta è legata all'oro da parità di cambio fisse. I disavanzi che si manifestano nel commercio con gli altri Paesi sono regolati, a quelle parità, in oro. Il Paese da cui l'oro defluisce deve ridurre proporzionalmente la quantità di moneta. Ne deriva automaticamente un abbassamento dei prezzi e dei salari che deprime l'attività produttiva, e quindi le importazioni mentre, grazie alla contrazione dei costi, stimola l'esportazione. Si torna così al riequilibrio della bilancia.
    Ma emergono col tempo anche i guai di questo sistema. Quello che diveniva via via più grave era il freno deflazionistico che il sistema inseriva nell'economia. Questi effetti furono compensati dalla capacità dell'Inghilterra, grazie al suo avanzo nella bilancia commerciale, di finanziare il resto del mondo con esportazioni di capitale, fungendo quindi da banchiere mondiale. Quando, tra le due guerre mondiali, l'Inghilterra non fu più in grado di esercitare quella funzione gli effetti deflazionistici emersero.
    La disciplina aurea comportava una tendenza al ribasso dei prezzi e dei salari, alla restrizione dell'attività economica, all'aumento della disoccupazione. Anche tra gli imprenditori cresceva il malumore e l'insofferenza per una disciplina del cambio che soffocava le possibilità di sviluppo economico.
    Il meccanismo di funzionamento del sistema monetario internazionale [fra le due guerre mondiali] fu distrutto, il gold standard fu abbandonato. Si chiudeva così, nel 1931, il lungo secolo britannico".

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    1. Poi è iniziato un quarantennio americano, e ora navighiamo quasi a vista...

      Grazie mille per il contributo, chiarissimo e in effetti molto pertinente. Faccio sempre vedere ai miei studenti che in effetti Smith era protezionista, Ricardo liberista. Smith scriveva prima delle guerre napoleoniche, Ricardo dopo. Impeccabile Ruffolo. Son cose che si sanno (chi le sa), ma bisogna anche saperle dire e bisogna ripeterle.

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  7. Buongiorno Prof,
    scrivo ancora una volta per mostrare la mia "costernazione" o "indignazione" che dir si volglia, nel constatare che nessuno dei commentatori che riempiono i talk -show, ancora una volta continuano con gli stessi mantra delle politiche senza alternative.
    Nessuno ha fatto caso al commento apparso questa mattina sul New York Times del solito demagogo che risponde al nome di Paul Krugman, incidentalmente premio Nobel 2008. Qui il link:
    http://www.nytimes.com/2012/05/07/opinion/krugman-those-revolting-europeans.html?_r=2&hp
    In questo articolo Krugman sottolinea chiaramente che solo l'uscita dall'euro potrebbe salvare l'eurozona e (addirittura) che se l'euro non fosse mai nato l'Europa non avrebbe nessuno dei problemi in cui si sta dibattendo ora.
    Sembra Che Krugman non viva semplicemente aldilà dell'oceano e scriva in inglese, ma che viva negli spazi siderali e scriva in una lingua ben più complicata dei geroglifici egiziani.
    I posso capire che i piddini e tutti i commentatori non ascoltino le cassandre nazionali (come evidentemente siete considerati Lei ed il Prof. Brancaccio e pochi altri ancora)
    ma che ignorino completamente Paul Krugman, e vorrei aggiungere Stiglitz (che non più tardi di qualche giorno fa ha smontato Monti e D'Alema in un convegno cui era stato invitato) vuol dire essenzialmente due ipotesi:
    1) Che siano tutti degli imbecilli totalmente incompetenti
    2) Che siano in gravissima malafede.
    Come tanti in questo blog, propongo per la seconda ipotesi, e mi tocca prendere atto come una intera categoria (i presunti giornalisti economici) siano stati completamente addomesticati. Rimane certo la remota possibilità che siano tutti degli impostori che mai hanno letto un qualsiasi testo universitario di Economia Politica 1: basterebbe questo per farti nascere qualche grave dubbio sulle verità propinate dai politici...
    Scusate questo ennesimo sfogo che non pone quelle domande che potrebbero aiutare il dibattito in questo blog e nemmeno dà delle risposte, ma davvero non so più cosa pensare e fare, la mistificazione della realtà ha raggiunto livelli impensabili.

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  8. Ecco fatto..:D Vabbè, comunque, storicamente, ai tempi delle corti europee, i suonatori di fiati venivano retribuiti meno di quelli di archi o clavicembalo se non ricordo male. Peut-être pour cause. Cerco di seguire anche la parte economica non ti preoccupare :/
    ;o)

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    1. Succede anche oggi, sai. Infatti è per quello che son passato al cembalo. Però secondo me c'è una piccola chiosa da fare sul confronto Telemann/Handel. Io ho cominciato da piccolo, e ho infranto abbastanza presto il muro delle semicrome. Essendo di mano lesta, non mi preoccupava particolarmente Telemann, che ha dalla sua quella di essere un autore dalla scrittura sempre diabolicamente chiara. Si capisce sempre cosa vuole, le sue frasi sono di una efficacia e di una efficienza veramente alamanna (come i piddini pensano che siano gli alamanni). Si vede che non era solo un musicista.

      Handel lo ho capito solo molto, molto dopo, passati i 40, perché, come dire, siccome sembra meno difficile, in realtà nasconde altri valori musicali, quelli della melodia, del suono, e via dicendo. Troppo italiano per me (che sono alamanno dentro). Mi ci è voluta la specialistica (e il mio grande maestro) per capirlo.

      Si applica anche all'economia. Personaggi di passaggio, come quello che mi ha definito "economista" con le virgolette, sono di solito persone abbacinate dall'aspetto tecnico, da quello che a loro sembra difficile (quindi "intelligente"). Ma per chi come me ha infranto a suo tempo il muro degli hamiltoniani, i valori economici, il senso del discorso, è altrove. Si può trasmettere con "poche note", che non sono "più difficili" di "tante note". Pensaci.

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  9. Sulle motivazioni economiche della guerra di secessione americana come scontro tra due modelli di sviluppo non compatibili sono molto interessanti alcuni post sulla storia dell'impero americano di John Michael Greer su The Archidruid Report. Vedi soprattutto: http://thearchdruidreport.blogspot.it/2012/03/america-modes-of-expansion.html

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  10. Ma non è vero che l'Europa non abbia fatto niente per facilitare la mobilità dei lavoratori! Stavolta, Profe, mi tocca smentirla con un documento ufficiale, inoppugnabile:
    http://www.youtube.com/watch?v=Ap2a9KkfkwI

    Anche a me i confederati erano più simpatici, infatti quando giocavo coi soldatini li facevo sempre vincere in barba alla Storia, però quel suo (ex)collega che le stava simpatico perché faceva precedere le sue conferenze da due pagine di citazioni di Brecht sostiene che fu necessaria la sconfitta dei cotonieri per affermare il nuovo modello capitalistico: "quando i sostenitori del “libero” commercio internazionale (secondo la teoria ricardiana dei “costi comparati”) erano gli ideologi “ufficiali” dei subdominanti europei continentali (e dei proprietari cotonieri degli Stati meridionali degli Usa), i cui interessi coincidevano con quelli dei predominanti inglesi, che avevano già realizzato la “prima rivoluzione industriale”. Fu necessario schiacciare questi subdominanti, con i loro ideologi liberisti, affinché sorgessero due potenze, Usa e Germania, in lotta (vi si aggiunse a oriente il Giappone) per la successione alla posizione centrale dell’Inghilterra; sanguinosissima fu in particolare la “guerra di secessione” americana, vero atto fondativo di quella che divenne infine la nazione capitalistica predominante".
    Ps.: però, con sta faccenda musicale, Profe, una domanda s'impone (che è poi l'osservazione fatta da un suo commentatore al video sull'incontro di Chianciano): come mai ci sono più video di Bagnai musicista che di Bagnai economista?... io modestamente una risposta l'avrei ;-)

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    1. Caro Roberto, così come Pangloss, da filosofo, deve credere a Leibniz, io da economista devo credere nel mercato: evidentemente sono meglio come musicista che come economista (poi, che a me dell'economia interessi poco, e quante risate mi faccia con lo "scientismo" dei suoi adepti - uno scientismo da Scientology - lo ho già detto a sufficienza)...

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  11. lei è molto colto e certamente conosce "il banco di San Giorgio".
    qualora ciò non fosse(ne dubito),la invito a visitare il sito
    www.lacasadisangiorgio.it nel cui archivio sono racchiusi quattro secoli di gestione della FINANZA GENOVESE.

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    1. Due indovinelli di seguito (l'altro è qua sotto)!

      Carissimo, i francesi dicono che "la culture est comme la confiture: moins qu'on en a, et plus qu'on l'étale". E io, evidentemente, mi regolo secondo questo saggio precetto. Della finanza genovese so solo che prese una gran sòla dal re di Spagna, mentre non so bene cosa c'entri con questo post. Attendo lumi.

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  12. Scusi, non ho resistito. Preparavo una verifica per la settimana prossima e mi sono riletto questo passo. Mi è venuto in mente lei:

    "Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini."

    Indovinello per la sua MLT: chi è? (confido che non si comporti come un politico tedesco, e dunque leale).

    Schneider (il leone)

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    1. Carissimo, dimentichi che io sono un po' alamanno ("in certe manie di ordine e di silenzio"), e quindi sleale per natura, ma a tua garanzia giocano due fatti: non ho nemmeno il tempo di googlare 'sta roba, e in generale mi basta quello che ho.

      Posso quindi dirti che, mettendo a sistema questi tre elementi:

      1) il tuo sconsiderato amore per il fottutodiciannovesimosecolo;
      2) il tono messianico della citazione;
      3) il fatto che non la trovo nella mia MLT

      posso intuire che sia Nietzsche (Zarathustra?).

      Et nunc erudimini: magari è Pascal!

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    2. Deduzione corretta, i miei complimenti. Solo l'opera non lo è. L'aforisma è tratto dalla Gaia scienza (si annuncia la fase superomistica ma non la si espone, poiché non ancora elaborata). L'immagine del leone invece è tratta proprio dallo Zarathustra, il passo delle tre metamorfosi.

      Comunque un po' ho barato anch'io (mezzo crucco, non si scappa). Immaginavo infatti che tra le sue letture questa mancasse o non fosse fresca.

      Ciò detto, se e quando ci incontreremo, proverò a dirle (ammesso la interessi) perché - a mio avviso - Nietzsche è più profondo di quanto lei mi pare pensare (per quanto non sia pienamente nelle mie corde).

      Per il momento - a mio modesto avviso - fa bene a occuparsi d'altro. Non sarei qui altrimenti (anche se da tempo cerco un blog di filosofia all'altezza, per ora ho trovato solo questo).

      Come le ho già scritto, buon lavoro. La attendo - con il post su moneta e inflazione - al varco nel futuro (non mi faccia fare la fine di Drogo).

      Schneider (ora fanciullo)

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    3. Schneiderino mio, ma la fröhliche Wissenschaft proprio a un adepto della dismal science la dovevi proporre!?... Ovvia, e un si fa miha hosì... Un minimo di sensibilità... Dai, appena mi libero te lo fo io un bell'indovinello...

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  13. Dal bignami al bagnàmi
    http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/8179-bagnai-perche-hollande-sara-costretto-a-tradire-gli-elettori.html
    (ma la foto è la sua, Profe?)

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    1. Quella su libreidee sì.

      Mi ha un po' infastidito il fatto che venga citata da megachip un'opera derivata (parafrasi), che tra l'altro distorce il mio pensiero, ma non ho tempo di approfondire i risvolti legali. Ho chiesto di non farlo, ma chi lo fa mi sembra abbastanza punito dal fatto di averlo fatto!

      Del resto, capisco megachip: gli piace la mia analisi, ma non gli piace il mio linguaggio. Peggio per loro: possono non citarmi, a me sinceramente di essere citato da dei simpatici €fili come loro mi rimbalza totalmente (anche se mi ha fatto fare una bellissima figura con la mia prima ragazza, che mi ha riscritto dopo 30 anni per congratularsi)! Pensa un po' che gente frequentavo...

      Dai Vale, si scherza...

      Capisco che la mamma pubblica dei piddini urti il pudibondo Chiesa. Nome omen. Lasciateli parafrasare.

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    2. Su libreidee ho visto due foto sue. La prima credo sia tra i suoi studenti di Pescara dopo una lezione accademica

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  14. Buonasera professore, mi scusi se le pongo una domanda non del tutto inerente il suo post, ma, sa com'è, ho incontrato il solito piddino adoratore della supremazia teutonica, il quale sostiene che non è vero che la Germania è competitiva perchè ha svalutato i salari, ma perchè sono i tedeschi che sono più produttivi dei porcelloni mediterranei; inoltre "un operaio della Volkswagen guadagna ben più di un operaio della Fiat, eppure le aziende automobilistiche tedesche competono comunque". Passatomi l'attacco di acidità allora le chiedo come replicare a tali storielle. Io qualche idea ce l'avrei, ma lei sicuramente possiede qualche tabbbbelllla più significativa...

    Emanuele Fietta

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  15. Mi sono imbattuto in questo post del 2010 sul blog di Mankiw, mi pare attinente, allego link.

    http://gregmankiw.blogspot.it/2010/05/does-currency-area-need-fiscal.html

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    1. Sì, attinente lo è, ma anche un po' sbrigativa. Comunque fa bene Mankiw a ricordare l'esistenza di grandi barriere culturali e linguistiche. Mentre Krugman continua a (far finta di) non capire che l'integrazione fiscale (trasferimenti) non è politicamente proponibile né sostenibile. Quindi è inutile parlarne.

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  16. Sono appena rientrato da un summit sull'europa in crisi (EU in crysys, dove erano presenti tante organizzazioni e movimenti sociali.

    La mia impressione e' che i movimenti sociali non abbiano capito niente!

    C'era anche un prof. Trevor Evans (Berlin School of Economics) che ha illustrato molto bene il problema della germania che fa politiche mercantilistiche, ma purtroppo la sua conclusione era che e' necessario un sistema fiscale unico, e l'euro non si mette in discussione, il che mi sembra una conclusione troppo ottusa per un economista. Quantomeno dovremmo discuterne prima. Ed infatti gli ho anche parlato del tuo workshop di giugno.
    Puoi vedere il suo intervento qui: http://vimeo.com/41694883

    Erano presenti anche rappresentanti del CADTMD (Committee for the Abolition of Third World Debt), che insieme a movimenti similari provenienti dal grecia e portogallo, continuavano a ripetere che la soluzione e' non ripagare il debito.

    Io ho espresso le mie perplessita' in un workshop, facendo notare che in Argentina hanno fatto default, non ripagando il debito, ma si sono anche sganciati dal cambio fisso con il dollaro, e che la grecia non ha ripagato parte del suo debito qualche mese fa, ma ora si trova nella stessa situazione di partenza.
    Silenzio in sala, nessun intervento a sostegno, e si e' continuato a parlare di come non ripagare il debito e di come risolvere il problema del defici alzando le tasse sugli utili alle imprese.

    A quanto pare, a livello mediatico il messaggio "non ripaghiamo il debito" funzioni alla grande, mentre quello di uscire dall'euro spaventa per via della disinformazione.

    C'e' tanto da lavorare per far arrivare il messaggio giusto a tutti, e il mio consiglio e' stato che le associazioni si dovrebbero organizzare per studiare quantomeno i basilari della macroeconomia.
    E' facile dire "non paghiamo il debito", ma spesso chi lo dice nemmeno sa di cosa sta parlando.

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    1. Questo punto è essenziale. Per favore, scrivimi in privato.

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  17. volevo sottoporre all'attenzione del blog un dettaglio dentro al seguente articolo:

    http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/8185-produttori-contro-rentier-la-lezione-che-viene-dalla-grecia.html

    il particolare è nella frase relativa alle quote latte: nell'articolo si dice che l'Italia consuma 17-18 milioni di tonnellate l'anno di latte, ma con il meccanismo delle quote latte ne può produrre 10,8 milioni. La differenza da dove viene? Ma dall'estero. Ovvero, se hai la possibilità di non indebitarti con l'estero, ecco che ti obbligo a farlo (parlo di debito privato, ovviamente). Di nuovo, si disinnesca il meccanismo del mercato libero in molti modi (il culo è un solido con infinite facce, e ognuna offre un appiglio). Noi siamo un Paese a vocazione manifatturiera e agricola, quindi come si fa a metterlo in ginocchio (o a metterglielo nel solido)? Gli si impedisce di esportare (con l'euro) e gli si impone di importare (nell'esempio con le quote latte, ponendo dei limiti artificiosi alla capacità produttiva in un Paese altrimenti autosufficiente). Chissà in quanti altri settori c'è un meccanismo con effetti simili.

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  18. Scherza, scherza.........comunque megachip non è necessariamente eurofilo (non c'è il simbolo sulla mia tastiera), la questione è più complessa, se fai così il superficiale mi fai pure un pò incazzare :-) (e comunque erano 10 anni scarsi).

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    1. Vale! Che bello! Sì, tu conosci quasi tutti i miei difetti, compresa la Oberflächlichkeit, sulla quale però Rilke aveva mixed feelings. Comunque il discorso è molto semplice: siamo in guerra, qui c'è una licenza creative commons, se ti scrivo per chiederti una spiegazione mi rispondi. Loro non lo hanno fatto: quindi stanno dall'altra parte. Siccome so che vincerò io (posso spiegarti perché) mi fanno un po' pena. Ora vado a prendermi un aperitivo, poi eventualmente ne parliamo con calma. Ma se giri per il blog, vedrai che non sono il solo a pensarla così, e se mi segui da un po' vedrai che spesso la gente mi conferma le mie intuizioni. Posso aver fallato, ma ci credo poco.

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    2. Scusa, non sono un'assidua frequentatrice di blog e non trovavo più questo post per vedere se c'erano risposte :-)
      Comunque come una tua lettrice faceva notare più sotto, tu sei stato molto pubblicato da megachip e se non hai ricevuto risposta, questo (immagino), non è dovuto al fatto che "stanno dall'altra parte" ma semplicemente che "non sanno a chi dà i resti" come si dice a Roma. Megachip è gestita da poche volenterose persone che fondamentalmente di notte leggono gli articoli da selezionare e li pubblicano a volte commentandoli..... danno voce a posizioni eterogenee, fuori dal coro e non sono schierati pregiudizialmente. Lo posso dire con tranquillità perchè conosco personalmente la maggior parte delle persone che ci lavorano e alcuni degli autori. Poi ci sono un paio di altre riflessioni da fare sul tema "presunzione e senso di superiorità", ma quelle le riservo ad una conversazione privata :-) Bis bald

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    3. Ma certo, quando vuoi. Non voglio distruggere i tuoi idoli, ho già distrutto me a suo tempo! Ciò posto, rimango dell'idea che Giulietto Chiesa abbia un atteggiamento spiacevolmente tattico. Ma se me lo dici tu, che lo conosci, sono pronto a credere che sia un vero rovello interiore. Certo, leggendo una cosa come questa si rimane un po' perplessi. Forse si può scusare la persona che non sa di cosa stia parlando. Di tutte quelle che lo stanno facendo, ti concedo che non è la peggiore.

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  19. A seguito del poco sopra pubblicizzato backflame del tuo primo amor, una persona a te vicina mi ha intimato la trasmissione di cotesto avvertimento (Miiinchia a schifiu finisce) ... ehm ... scusa tanto ma trenta denari fanno sempre comodo, e poi per fortuna non sai nemmeno dove abito!

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    1. Ma io in repertorio ho anche questo... E poi che backflame, cantavamo tutti nello stesso coro, siamo tutti amici... ci vogliamo bene...

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  20. Professore, come può vedere dall’elenco che segue, Megachip negli ultimi mesi ha pubblicato numerosi suoi articoli citando e linkando chiaramente la fonte:
    http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/6666-luscita-dalleuro-prossima-ventura.html
    http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/7003-resoconto-sullassemblea-di-chianciano.html
    http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7289-euro-una-catastrofe-annunciata.html
    http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/7431-decrescita-de-che.html
    http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/7842-mmt-no-grazie-per-ora.html
    http://www.megachip.info/tematiche/fondata-sul-lavoro/8081-scopo-inconfessato-riforma-mercato-del-lavoro-.html
    http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/8123-marina-e-gianluca.html

    Quanto all’articolo di Libreidee poi ripreso da Megachip, mi risulta che agli esempi di articoli ripresi da quel sito siano numerosi per diversi argomenti e personalità: nessun trattamento ad hoc, in tutta evidenza.
    Non salti a conclusioni su presunti €fili: non mi pare che in zona Megachip lo siano. Pubblicano perfino suoi estimatori che la mettono nello stesso disenypantheon di Donald!! Yuk Yuk.

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  21. A proposito di guerra di secessione USA
    mi permetto di consigliare "Storia della guerra civile americana" di Luraghi (che aveva fatto la resistenza in Giustizia e Liberta' per poi passare al PCI). Lettura affascinante e illuminante: in effetti lo schiavismo c'entrava fino a un certo punto e comunque non si trattava di una faccenda di diritti umani come di solito ce la raccontano (e anche in lui si intuisce una certa simpatia per le giacche grigie).

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    1. Grazie per la segnalazione, che leggo anche, pro domo mea, come indicazione del fatto che spesso i fondamentali macroeconomici esprimono subito, e in plastica sintesi, quello che storici, sociologi e economisti "letterari" esprimono dopo con tante parole.

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