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sabato 23 settembre 2017

Macron, Le Pen, e una verità scioccante sull'Eurozona

(...ogni tanto vi do dei compiti da fare, ma poi, siccome devo correggere quelli che sono pagato per correggere, mi dimentico di correggere i vostri. Oggi arriva la correzione. Enjoy!...)


La disastrosa prestazione di Marine Le Pen nel secondo dibattito delle presidenziali ha imposto un cambio di passo al dibattito sull'integrazione europea. Indipendentemente da come lo si consideri (molti lo considerano positivamente), questo autentico suicidio politico ha un che di enigmatico, o forse ci ricorda semplicemente l'importanza del fattore umano. Molti francesi che sarebbero stati disposti a votare anche il diavolo pur di dare un segnale, dopo aver visto la Le Pen farfugliare di doppia moneta, sulla base del precedente (?) dell'ECU che sarebbe stato utilizzato dalle imprese per effettuare i pagamenti (?), hanno reagito come un mio amico di sinistra che ovviamente non posso nominare (apprezzerete il gesto di scrivermi in italiano):


Caro Alberto,

La bionda si è suicidata in diretta alla tv. Da qui, mi viene in mente tre possibilita : (i) Non ha le capacità, (ii) Somiglia al suo padre e non voleva del potere, (iii) E stata creata dal sistema, ne fa parte e serve soltanto per fare paura al francese medio.
Veramente, non c'è nessuno di serio per rappresentarci : ne a destra, ne a sinistra. Domenica andrò a pescare.

La vittoria dell'astensionismo si spiega anche così. Le conseguenze sono ora sotto gli occhi di tutti. Da un lato, con un certo anticipo su quanto avevamo previsto, tutti si stanno accorgendo che Macron non è una soluzione (il che ovviamente non implica sic et simpliciter che Le Pen lo sarebbe stata). Dall'altro, come era facilmente prevedibile, il partito della Le Pen si sta disgregando, il che dovrebbe essere di monito ai leader (o presunti tali) politici nei loro tentativi di mediare fra l'esigenza di restare ancorati ai fondamentali macroeconomici, che inesorabilmente condannano il progetto europeo, e gli umori dell'elettorato, che in questo momento sembrano improntati all'euforia o alla rassegnazione (o almeno così vengono rappresentati dai media ai politici, che, qui come lì, il polso della situazione non ce l'hanno, perché "popolo" per loro non è che un'astrazione...).

La lezione francese è che chi deflette perde: quindi, viene da pensare, meglio perdere con la schiena dritta...

Comunque, visto come vanno le cose, posso riproporvi un paio di slides che avevo preparato nello scorso inverno, così, per divertimento, e poi avevo lasciato lì: servono a illustrare con un semplice disegnino una scioccante verità sul meccanismo con cui l'Eurozona risponde agli shock esterni. Oggi anche Fassina sarebbe in grado di ripetere "se non svaluti la moneta svaluti il lavoro" (e se ha smesso di farlo è solo perché Le Pen ha smesso di farlo; chiaro indice della subalternità del campo "progressista"). Ma fra ripeterlo e capirlo c'è molta strada, e forse vederlo può aiutare a percorrerla più rapidamente. Non credo che Fassina abbia bisogno di aiuto: lui sa sbagliare da solo, soprattutto le proporzioni. Vedo però in giro molte persone che, dopo aver aperto gli occhi qui, ora stanno smarrendo la strada, e forse (dico forse) a loro può essere utile essere richiamati dalla dimensione emotiva della propaganda a quella razionale dei dati di fatto.

Intanto, bisogna capire cosa intendiamo per "shock esterni". In parole povere, per shock esterni noi qui, in Europa, intendiamo recessioni provenienti dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti restano, ad oggi, di gran lunga la prima economia mondiale:


(...questi sono i dati del 2016, misurati come devono esserlo se quello che interessa è valutare la capacità di spesa di un'economia sui mercati globali, piuttosto che il benessere  - ovvero il potere d'acquisto - dei suoi cittadini. Nel primo caso, che è quello che ci interessa, visto che le economie interagiscono tramite il commercio - cioè attraverso quanto i loro cittadini comprano a casa altrui, non a casa propria! - occorre far riferimento ai dati misurati a prezzi correnti e convertiti al tasso di cambio di mercato nella valuta utilizzata per gli scambi internazionali, che è sostanzialmente il dollaro. Così facendo si misura quanto la singola economia può comprare - se cresce - o smette di comprare - se cala - dai suoi partner commerciali. Non sarebbe invece corretto utilizzare in questa valutazione misure del Pil a parità dei poteri di acquisto, che servono a capire quanto i cittadini di un paese possono comprare a casa loro, non sui mercati internazionali. Questo punto regolarmente sfugge nel dibattito, regalandoci quei titoloni insensati delle nostre gazzette, secondo cui la Cina avrebbe superato gli Usa in termini di Pil. Naturalmente siccome con un dollaro Usa compri più riso a Shanghai che a New York, e siccome i cinesi sono un po' più degli americani, se misuri il Pil in "riso acquistabile pro capite" (ovvero, a parità di poteri d'acquisto) e poi moltiplichi per gli abitanti ottieni risultati molto incoraggianti per la Cina! Se però avete avuto l'impressione che in media sia meglio vivere a New York, posso confermarvi che non avete avuto torto. La disuguaglianza c'è ovunque, ma trovarsi dalla parte sbagliata di essa in Cina è molto peggio che trovarcisi negli Usa. Chiusa la parentesi metodologica...)

Non solo: gli Stati Uniti sono molto più interconnessi con noi, in termini di flussi finanziari e di flussi di investimenti in genere, della Cina. I dati per l'Eurozona e per i suoi paesi membri sono qui e questa è una schermata riassuntiva:



Non so se è chiaro: stiamo parlando di investimenti diretti (questi sconosciuti...) ed è assolutamnte evidente che non solo la posizione netta dell'Eurozona verso gli Stati Uniti è fra le tre e le cinque volte quella verso la Cina, ma soprattutto che le rispettive esposizioni lorde sono infinitamente più grandi nel caso degli Usa: a spanna, gli europei investono negli Usa (e gli statunitensi in Europa) circa venti volte più di quanto lo facciano i cinesi (i dati cambiano di trimestre in trimestre, ma gli ordini di grandezza sono questi...).

Capite bene quindi perché personalmente sbuffi con insofferenza quando il cretino di turno cerca di farmi paura con la Cina! L'elefante nella cristalleria globale, o, per dirla con Bersani, la megattera nello sciacquone, non è certo la Cina (che comunque prima o poi del male ce lo farà): sono gli Stati Uniti.

Questa riflessione è utile perché le esperienze storiche degli ultimi decenni ci consentono di osservare cosa accade all'economia europea quando gli Stati Uniti vanno in recessione, confrontando cosa accade in regime di cambi aggiustabili, o in regime di cambi irrevocabilmente (?) fissi (cioè sotto l'euro). Insomma: osservando i dati storici dagli anni '90 ad oggi siamo in grado di vedere come reagisce a uno shock l'Eurozona, e come reagiva il Sistema Monetario Europeo (SME), in cui le parità erano aggiustabili. A gennaio di quest'anno mi ero trovato a fare questo esercizio per la Francia, partendo da un dato di fatto che regolarmente sfugge ai commentatori dilettanti: le due più gravi crisi europee di bilancia dei pagamenti degli ultimi trent'anni (quella del 1992-93 e quella del 2009-10) sono state entrambe precedute da uno shock esterno, cioè da una recessione Usa.

Tutti ricordano che nel 1992 le economie europee erano state messe sotto stress dalla politica tedesca di alti tassi di interesse. I nostri fratelli tedeschi volevano alti tassi per risolvere un loro problema, la riunificazione tedesca, il cui impatto è ben descritto qui. Gli alti tassi, come immaginate, servivano loro per attrarre capitali i capitali necessari all'Anschluss, ma erano molto meno opportuni per le economie europee più indebitate, come la nostra, cui rendevano più onerose le condizioni di finanziamento del debito, e sottraevano (convogliandoli in Germania) i capitali necessari per il rifinanziamento. Il decoupling della Germania dagli Usa si vede bene qui:


Prima del 1989 il tasso sui prestiti (lending rate) tedesco si muoveva più o meno di conserva con quello Usa (si farebbe prima a dire: quello mondiale, dato che oggi come ieri la piazza finanziaria di gran lunga più importante a livello globale resta Wall Street - con buona pace degli imbecilli che "oggi c'è la Ciiiiina!"). Dal 1989 in avanti è evidente una grande divergenza che arriva fino al 1992, per poi ricomporsi quando la Germania, dopo aver costretto i suoi confratelli europei più deboli a svalutare (per rianimare le proprie economie compresse dai tassi di interesse troppo alti), dovette a sua volta ridurre i tassi di interesse (per rianimare la propria economia messa in difficoltà dal tasso di cambio troppo alto).

Questo molti lo ricordano, ma non molti ricordano invece che un pezzo delle tensioni che mandarono in cocci lo SME proveniva dagli Stati Uniti. Lo vedete qui, dove ho riportato la crescita del Pil statunitense (barre azzurre) insieme con la disoccupazione francese (in arancione) e tedesca (in grigio):



Il 1991 fu negli Usa un anno di recessione (come lo sarebbero stati il 2001 e il 2009), il che spiega due cose: perché il tasso di interesse Usa diverge vistosamente verso il basso fra 1991 e 1992 (arriva una recessione, la Fed abbassa i tassi), e perché noi ci trovammo in difficoltà coi conti esteri nonostante stessimo facendo "le riforme strutturali" (che poi sapete che il nesso è un altro: si viene messi in difficoltà per fare le riforme strutturali...).

Certo che il mondo è proprio cambiato! Pensate! Alla fine degli anni '80 ai tedeschi facevano comodo tassi di interesse più alti (mentre ora...), mentre gli Stati Uniti rispondevano a una crisi della propria economia abbassando i tassi (mentre ora...).

Come dite?

Non è cambiato niente?

Sicuramente non è molto: le tensioni hanno origine e segno molto simili, il che, in fondo, serve a ricordarci che la storia ha sempre qualcosa da insegnarci, soprattutto se parliamo di pochi anni fa, non del Pleistocene (con tutto il rispetto per il Pleistocene, si intende). Ma qualcosa, come vedremo, è cambiato.

Ragioniamo allora sui tassi di disoccupazione dei paesi europei.

In seguito allo shock del 1992, vediamo che il tasso di disoccupazione aumenta in Francia e in Germania, di conserva, e di conserva si riduce a partire dal 1997. In seguito allo shock del 2009, invece, il tasso di disoccupazione tedesco e francese divergono: il primo si riduce, e il secondo aumenta.

Perché?

Per capirlo, dobbiamo dare un'occhiata al tasso di cambio reale bilaterale fra Francia e Germania, che possiamo approssimare come rapporto fra i rispettivi tassi di cambio reali effettivi (sul senso di questa misura e su possibili alternative ci siamo confrontati qui, parlando del fallimento di Macron).

La situazione è questa:

L'economia francese rispose alla crisi del 1992 con una rilevante svalutazione in termini reali rispetto a quella tedesca. Il tasso di cambio nominale del franco rispetto all'Ecu, in effetti, non cedette (come molti ricorderanno):


Al contrario, se nel 1991 per acquistare un Ecu ci volevano 6.95 franchi, nel 1993 ce ne volevano solo 6.57, a indicare che il tasso di cambio nominale bilaterale fra franco e Ecu si era rafforzato (il franco valeva di più). Tuttavia, pur avendo entrambe difeso la parità nominale con l'Ecu, Francia e Germania dopo la crisi si trovarono in condizioni molto diverse in termini di competitività misurata dai costi del lavoro relativi, come si vede qui:


Lo RNULC (relative unit labour cost) della Germania con la crisi aumenta del 16% fra 1991 e 1994 (passando da 99.67 a 115.28), mentre quello della Francia resta stabile attorno a 109 (sono numeri indici a base 2005=100). In effetti, la svalutazione dei PIIGS dell'epoca (Inghilterra e Italia) aveva reso i loro beni molto più convenienti, e questo aveva messo fuori mercato più della Francia la Germania (che competeva con i PIIGS in particolare nel settore della meccanica, come abbiamo recentemente ricordato).

Quella che si vede in giallo nel grafico precedente quindi, più che una svalutazione in termini reali della Francia, è una rivalutazione in termini reali della Germania, determinata dal movimento complessivo delle valute dello Sme, pur in assenza di un riallineamento francese. Insomma: si torna alla solita storia che lo scopo dell'euro non è impedire all'Italia di svalutare, ma alla Germania di rivalutare, e questo non solo e non tanto rispetto all'Italia, ma in generale (perché se l'Italia svaluta, una vettura italiana non diventa più conveniente solo per un tedesco, ma anche per un francese)!

Dopo il 2009, invece, il tasso di cambio reale resta stabile fra Francia e Germania, e le conseguenze si vedono se si combinano le informazioni dei grafici precedenti in modo da mostrare lo scarto fra i tassi di disoccupazione e di cambio reale:


Nel 1992, in seguito allo shock, la Francia aumentò la propria competitività relativa rispetto alla Germania (perché la Germania peggiorò la propria competitività rispetto alla Francia), il che le consentì di ridurre (se pure lievemente) lo scarto fra la propria disoccupazione e quella tedesca. Nel 2009 la Francia peggiorò lievemente la propria competitività rispetto alla Germania, il che mandò da meno di due a più di cinque punti lo scarto fra disoccupazione francese e tedesca. Nel primo caso possiamo dire che la svalutazione del cambio nominale dei paesi periferici, data la struttura del commercio intra-zona, evitò alla Francia di svalutare troppo il lavoro. Nel secondo caso, viceversa, l'implosione dei paesi periferici sta per costringere la Francia a una svalutazione massiccia del lavoro (svalutazione interna, taglio dei salari), nella speranza di tenere sotto controllo la disoccupazione, rianimando l'economia con la domanda estera (esportazioni).

Questo grafico esprime quindi una verità perfettamente nota sul funzionamento dell'Eurozona, che però deve essere ritenuta molto scioccante, tant'è che i media ve la nascondono: se l'aggiustamento non può avvenire sul cambio (al ribasso), avviene sulla disoccupazione (al rialzo). Certo, dire: "La moneta unica metterà a rischio il tuo posto di lavoro!", se pure più onesto intellettualmente, non sarebbe stato altrettanto efficace politicamente. La disoccupazione ai ricchi non dispiace: gli serve a mantenere la propria supremazia, come ormai avrete capito. L'euro a questo serviva, e per questo lo volevano. Il lungo periodo è sempre un problema altrui (finché non arriva)!

Qualcuno dirà: "Ma se proprio quest'anno la disoccupazione francese è prevista a una cifra, per la prima volta dal 2013?"

Certo! Infatti tutti sono convinti che la crisi sia finita, che gli "antieuro" (?) siano sconfitti, che Macron risolverà la situazione... e questo perché tutti dimenticano un dettaglio: nel Secondo dopoguerra negli Usa si sono verificate 11 recessioni, spaziate di circa 5 anni l'una dall'altra. L'ultima dicono sia finita nel 2009. La prossima non tarderà ad arrivare. Quando l'ultima arrivò, la disoccupazione in Francia era al 7.43%. In cinque anni salì a più del 10% dove restò per quattro anni. Ora è al 9.63%. Chiaro qual è il punto?

Tanto è chiaro, che negli Usa i bravi economisti democratici già mettono le mani avanti, vaticinando una crisi "come quella del 1929", e precisando che in ogni caso, qualsiasi cosa accada, #avràstatoTrump (qui un deludente - per i suoi standard elevatissimi: ma la politica corrompe tutto e tutti - Robert Shiller). Insomma, il mercato Usa sarebbe sopravvalutato per colpa dei populismi, che consisterebbero nel promettere tagli di imposte ai ricchi (che sono il popolo?), e non perché la Fed ha cercato di rianimare l'economia mettendo in circolo quantità siderali di monetà, che son finite ad acquistare attività finanziarie anziché beni reali (prevalentemente perché in fin dei conti sono capitate in mano ai sopracitati ricchi...).

Ma a noi di quale sia la genesi della prossima crisi statunitense in fondo interessa anche poco. Quello che ci interessa è che ci sarà: e in quel momento chi ora ha tassi di disoccupazione sotto le due cifre, li vedrà rinforzarsi, e chi già li ha sopra le due cifre li vedrà esplodere, in un contesto in cui i tassi di interesse non potranno scendere ulteriormente (posto che ciò serva a qualcosa) e in cui il tasso di cambio potrà solo salire (perché se ci sarà una crisi è difficile che gli Stati Uniti rivalutino, mettendo se stessi in difficoltà: molto più probabile che svalutino, mettendo in difficoltà noi)! Quindi, come vedete, non è del tutto esatto dire che la storia si ripete, che le dinamiche in atto sono identiche a quelle già sperimentate. La situazione è molto simile, ma il contesto molto peggiore. Come i migliori economisti avevano previsto e continuano a dire, anni di moneta unica hanno portato deflazione, e questa in re ipsa ha sottratto ulteriori gradi di libertà ai politici europei. In un contesto deflattivo, la politica monetaria è impotente. Se quella fiscale ti viene impedito di farla, ecco che la strada può essere percorsa solo in discesa, che per chi, come noi, nella scala dei redditi è piuttosto in basso, somiglia tanto a una salita.

Quindi, se incontrate uno di quelli che "ne siamo fuori, arrendetevi, la vostra battaglia non ha senso", dategli una carezza, e ditegli che è la carezza di Bagnai. Quella della realtà non arriverà molto dopo. Voi cercate di resistere...

27 commenti:

  1. Prof, i tre link su tassi di interesse usa, tassi di interesse germania e pleistocene aprono la stessa pagina

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  2. Mi rammarico solo di una cosa: non riusciro' mai a scrivere cosi'.

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    1. Fra un po' nemmeno io. Sto diventando rapidamente presbite, a forza di leggere sul telefonino...

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    2. eh caro Prof. ogni giorno che passa e' un giorno in piu'...

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    3. Anch'io fatico a scrivere, in compenso la lettura l'ho quasi del tutto abbandonata. Quella di libri senza figure intendo...ho fatto i primi bifocali quasi due anni fa e credo siano ormai da cambiare.

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    4. Metodo Bates. Provare. Molto interessante.

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  3. Resistere. Per noi, per i nostri cari, per i ggiovani (a prescindere) e per il nostro Comandante (anche se non lo vorrei in guerra).

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  4. Caro Alberto,
    Sinceramente, capisco da un quarto a un terzo di quello che dici, sono solo un povero geometra (operativo, mica professionista) che a 51 anni cerca di bercamenarsi fra disoccupazione/sottoccupazione e contratti capestro.
    Magari no, contratti normali o forse megliori che ai ggiovani, megliore è meglio, non cambia, se ti vogliono lasciare a casa lo fanno. Punto.
    Epperò colgo il profumo del sabbione che si sta spargendo a piene mani sul cetriolo che coglierá me, e chi come me, si barcamena su una tempesta che già qualcun altro ha definito una volta perfetta.
    Ok i motivi; ok gli antefatti; ok pure le cause... e quindi?
    Non basta più, da quel che riesco a cogliere con i miei umili strumenti, conoscere le cause. Quello che mi serve davvero è un giubbotto di salvataggio per i miei strasofferti pochi averi.
    Al solito: casa col mutuo, pochi e in calo risparmi, qualche azione Italia, qualche fondo in obbligazioni di chissà chi lascito dei genitori (grazieaDio viventi). Un po' di oro fisico (hai vistomai?)qualche moneta di argento che vale una frazione dell'orofisico .
    Tentato di andarmene ma fallito, 2 volte e in paesi non esattamente friendly.
    E quindi?
    Che fare? Non basta fare Ilpartito, qui siamo alla vigilia di una guerra fra poveri che ridurrà molti che si credono/evano classe media alla fame. No fame di IPod, fame di soldi per le tasse che quest'anno non ho ancora potuto pagare Imu tasi ecc. Lo farei ma non mi pagano, e quindi?
    Ho letto di alti lai dei laureati che da professionisti non ce la fanno, ma leimprese che è da mò che non ce la fanno come la mettiamo? Chi ci credeva ha buttato nella fornace ben altro che la mobilia, qualcuno si è appeso... e altri continuano ad appendersi.
    Mi confronto giornalmente con idioti (laueratissimi e con punteggi da invidia) che guadagnano la metà di me ma si fanno beate seghe dei problemi che la realtà pone davanti a chi la vive e solo per il fatto che la mammella statale pare non seccare mai.
    Ma chi paga?
    Sentirmi dire che il ribasso fatto per la gara vinta è sola responsabilità di chi lo fa non coglie il sottostante che se non facevi "quel" ribasso l'alternativa era la disoccupazione di tutti i tuoi dipendenti. Hai una vaga idea della responsabilità che ti coglie quando DEVI lasciare a casa uno povero cristo, che è si bravo, ma non lo puoi pagare più? Dell'angoscia del DOVER SCEGLIERE il male minore? Fame alla soglia della pensione e chi ha figli?
    Però per glingegnneri o gli archhhitetti è diverso, loro possono piangere a reti unificate e dire che se i progetti fanno cagare, e la gente affoga a Livorno, la colpa è dei ribassi che gli tocca fare con tutta sta concorrenza di m. con i ggiovani che vanno sotto costo. Come se i PROGETTI che facevano prima facessero meno cagare e i ggiovani non li avessero mai sfruttati prima.
    TUTTI sono essenziali. I prof che formano le prossime menti e anche quello che gli ripara la fogna, che uno senza l'altro sono tutti nella cacca.
    E se pensi che una fogna sia la cosa più semplice del mondo (alla fine è solo un tubo... cosa ci vuole?) allora non hai capito che c'è voluta un'alta ingegneria e un alto sovoire faire per far sì che, solo, la cacca stesse lontano da dove si vive.
    Ma mi sono perso. E quindi? Non ho bisogno di cause, quelle da solo le intuisco, ho estrema necessità di soluzioni.
    Scusa lo sfogo, ti apprezzo molto e molto apprezzo quello che fai impiegando il TUO tempo libero.
    Solo che leggendoVi mi sa molto di sega mentale e che nessuno poi tiri le fila sul da farsi.
    E noi paghiamo...

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    1. Carissimo: hai una valida alternativa: non leggermi. Se puoi permetterti di parlarmi così, peraltro, è proprio perché credo tu abbia condiviso una parte molto breve del nostro percorso. Qui le fila le abbiamo tirate e come! Esordire dichiarando di non averlo capito non è il massimo, ma è una scelta tua. Permettimi un certo scetticismo verso l'ipotesi che persone disinformate possano fare "la cosa giusta".

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  5. Molto difficile trarre conclusioni predittive da questo scritto. Trump potrebbe riuscire nel suo progetto "make America great again". Quindi la prossima crisi USA si allontanerebbe.
    Certo la Germania mantiene la propria posizione dominante in economia in Europa per fare ricadere gli shock su altri.

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    1. Trump ha già perso e comunque la recessione USA ci sarebbe anche se avesse vinto.

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  6. “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore ed avranno la guerra.” W. Churchill dopo la conferenza di Monaco (1938)

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  7. Dovremo resistere fino alla prossima grande crisi. Poi finalmente arriverà qualche falso profeta artificiale a dirCi e convincerLi che non abbiamo venduto abbastanza monumenti.

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  8. Prof, grazie di tutto. La Marine è anche una "donna". Non è che poteva salvarci, comunque. Da qualche parte salterà fuori un "uomo" che sia in grado di fronteggiare l'avversario e poi faccia qualcosa di popolare.

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  9. C'è chi dice che alla prossima crisi si comincerà a spingere sempre di più per avere tassi di interesse reali negativi. La storia sembra essere la stessa: i tassi di interesse delle Fed bassi funzionano, ma non abbiamo compiuto questa manovra con la dovuta perseveranza; ci vogliono più tassi bassi, magari negativi.
    https://static1.squarespace.com/static/56eddde762cd9413e151ac92/t/58e261e0725e250f97324ece/1491231222152/Kevin+Dowd+paper.pdf Gli effetti sono spiegati in questo paper di Kevin Dowd. La cosa preoccupante è che oltre ad i magici effetti nelle forme ad esempio della svalutazione del lavoro le élite avranno la possibilità di abolire il denaro contante proprio per realizzare i tassi di interesse reali negativi. Si capisce che se devo pagare per mantenere il mio denaro in banca allora lo ritiro, ma se non potessi più farlo?

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    1. Grazie per questo commento che apre molte prospettive.

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  10. La recessione la sta annunciando lo spread tra i rendimento dei titoli a 5 e 20/30 anni in America entro tre trimestri sarà palese e i tassi negativi sono un'opzione che si sta seriamente studiando nelle varie banche centrali. Esiste un antidoto infallibile per evitare che i nostri risparmi siano sequestrati da tassi negativi bailin in o nuove normative che impediscano il trasferimento del contante da una banca in difficoltà ovvero titoli di Stato di alcuni paesi fuori dall'area euro! Buona fortuna a tutti...

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  11. Spero tanto che il professore abbia torto: rimanere disoccupato alla mia età e nelle mie condizioni mi lascia poche alternative al suicidio...

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  12. la odio professò....prima ero una persona felice avevo le mie certezze..
    lei ê come quel direttore d'orchestra che ha detto ai bimbi che babbo natale non esiste

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  13. Buonasera Prof,
    Una domanda sul dollaro: in caso di nuova recessione lei dice che si svaluterà rispetto all'euro. Non esiste in alcun modo che si rafforzi in quanto moneta considerata ancora come "bene rifugio" rispetto ad un euro che potrebbe scontare nuove turbolenze politiche? Grazie e buon lavoro!!!

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    1. Questo commento è pertinente, ed evidenzia un altro modo in cui l'euro, moneta disfunzionale, ostacola (potenzialmente) un riallineamento dei mercati. Tuttavia, per quanto le considerazioni geopolitiche possano avere il loro peso, Stati Uniti in crisi con un dollaro rafforzato (per tutelare l'euro/tutelarsi dall'euro) non sarebbero esattamente un porto sicuro per i risparmi. Direi che è inutile fasciarsi la testa. Se ha ragione Andrea qua sopra, non dovremo aspettare molto per vedere come andrà a finire...

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    2. Se posso permettermi post Lehman e Grande Recessione dichiarata sei mesi dopo nel giugno del 2008 il dollaro passò da 1.60 a 1.20 in meno di tre mesi e la Fed dovette mettere a disposizione swap in dollari a mezzo mondo. Non dimentichiamoci che la maggior parte del debito è in dollari e in caso di shock il rientro generalizzato è obbligato. Ciao Andrea

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