domenica 17 settembre 2017

La sinistra e l'istruzione

(...fra poche ore ho un concerto a Frascati. Poi proseguo per Pescara, dove, lunedì mattina, inizio un breve corso di quattro ore per quattro giorni sull'analisi delle serie storiche. Penso di partire dalle nozioni elementari sui processi stocastici, e di arrivare, se il Signore mi assiste, allo studio dei filtri lineari nel dominio delle frequenze. Mi sono chiesto se fosse il caso di preparare slides. Mi sono risposto di no. Nel mondo, chi sa fa e chi non sa insegna. All'università, chi sa insegna e chi non sa fa slides. Il flusso ottimale dell'erogazione didattica è quello del gessetto sulla lavagna. Il pennarello già non va bene, è troppo veloce, e troppo colorato. I poveri dottorandi si annoieranno? Fatti loro! Sono il penultimo anello della catena alimentare accademica, e anche se io non sono certo il primo, a loro toccherà subire. Sono proprio curioso di vedere come la prenderanno. Lego questa mia decisione a due fatti recenti. Ieri sera Roberta a cena ricordava l'idea bislacca di diseducare i ragazzi allo studio individuale, commentando che la mossa era politicamente azzardata, perché rendeva evidente la volontà dei nostri governi, da quello dove si distinse Luigi Berlinguer in giù, di distruggere il nostro sistema di istruzione. I nostri politici si lamentano, con lacrime di coccodrillo, del fatto che i nostri giovani migliori sono costretti ad andare all'estero, ecc. A parte che chi li costringe sono loro, i politici, con le loro scelte dissennate - questo blog nacque per denunciarle - il punto è che fra un po' giovani migliori non ce ne saranno più: un anno di istruzione superiore in meno, niente compiti a casa, presidi sceriffo e precariato diffuso, programmi infestati dalla propaganda (Giulia inizia studiando l'identità europea!) e scritti dai pedagoghi diversamente ligi al fisco dell'OCSE (vi pare normale che al linguistico - o anche a ragioneria - si studi analisi matematica? Quella è roba da scientifico, cari...). Questa è una aggressione coordinata e continuativa a un modello che funzionava, perché insegnava a pensare, e perché portava i nostri studiosi in posizioni di eccellenza non solo scientifica ma anche accademica in tutto il mondo. Perché la sinistra vuole distruggere la nostra cultura? Parte della risposta temo sia nel post precedente: per gli stessi motivi per i quali è passata da una giusta, vibrante difesa dell'indipendenza nazionale, a una squallida, gesuitica subalternità a potenze straniere. Essere indipendenti significa in primo luogo pensare con la propria testa: e per poterlo fare, occorre essere avviati all'uso di quello strumento critico che il capitalismo massimamente teme: il libro senza figure. Se solo oggi un pedagogo capisce cosa io abbia inteso, sottolineandovi per anni l'importanza di questo strumento, devo pensare che la maggior parte di voi non lo abbia ancora capito e non lo capirà mai...)




Stefano Longagnani ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La retorica dell'eccellenza":

Prendo spunto dal post su Facebook, dove a proposito di questo post Alberto scrive «oggi niente grafici», per condividere con voi una (tarda e triste) illuminazione.

Oggi su Amazon ho letto un commento di uno studente universitario, tale Rob, che recensiva un testo di storia che ha acquistato, indicatogli come testo di studio dal proprio professore.

E leggendo ho capito. Ho finalmente capito l'insistenza di Alberto sui " libri senza figure".

Lo studente nella sua recensione ha assegnato un giudizio pessimo al testo d'esame soprattutto perché «E' quasi assente un qualsiasi tipo di aiuto mnemonico(riassunti, schemi, linee del tempo, esercizi)e le cartine sono poche e in toni di grigio (!)» (il punto esclamativo tra parentesi e la mancanza di spazi sono nell'originale). E ha ribadito che tale libro «come manuale è decisamente sconsigliabile (opinione condivisa da tutti gli studenti universitari con cui mi è capitato di parlarne)», ma che «il libro non è pensato come manuale, ma per come testo per lettori interessati alla materia» (errori già presenti nella recensione originale).

Capite?!

Non si tratta di un testo idoneo allo studio, dato che è scritto per lettori "interessati"!

Questi poveri ragazzi sono talmente abituati ai libri scolastici odierni, pieni zeppi di premasticati "aiuti mnemonici", che si abituano alla presenza di tali "aiuti". E senza tali "aiuti" fanno fatica ad approcciare un libro "senza figure". Arrivano a considerare tali aggiunte un supporto INDISPENSABILE al "proprio" pensiero, non accorgendosi che di "proprio" nella loro testa rischia di non esserci più nulla.

Non si rendono conto di aver studiato per anni su riassunti, schemi, mappe, ecc. elaborati da altre teste, non dalla propria.

Infatti i riassunti, gli schemi, le mappe concettuali già a disposizione, oltre ad effettuare una selezione del materiale secondo i criteri di chi li crea, inibiscono la capacità di ragionare con la propria testa, proprio perché esternalizzano il pensiero, e quindi dispensano dallo scegliere ciò che è importante ricordare e collegare.

Senza individuare autonomamente i concetti chiave, senza evidenziare da sé le relazioni che li legano e quindi senza produrre in proprio i supporti alla memorizzazione (ed alla comprensione), il pensiero critico semplicemente non c'è.

...

Pev non pavlave delle cavtine in scala di gvigi...! Che ovvove!


Postato da Stefano Longagnani in Goofynomics alle 17 settembre 2017 10:19



(...bravo, Stefano, bravo: meglio tardi che mai...)

99 commenti:

  1. Ho letto recentemente un libricino che mi ha prestato un amico: "Elogio della lentezza" di Lamberto Maffei.

    Molto interessate.

    Ed e' un compendio perfetto dei concetti richiamati in questo post. A mio avviso.

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  2. Didascalicamente segnalo che anche il libro di carta con le figure pare sia troppo pericoloso per i presidi "de sinistra". "Meglio il tablet" ci dicono (dopo che torme di ricerche hanno asseverato il contrario).

    P.s. il titolo dell'articolo è un obbrobrio pure munito di doppio senso (astenersi sorrisetti). Avevo chiesto che non ci fosse il nome di un sig. nessuno come il sottoscritto. Sono le ricerche scientifiche a certificarlo. Non sono opinioni o idee mie (dove l'ho già sentita questa?).

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    1. Ma io ancora mi chiedo se questi geni di presidi ci fanno o ci sono!
      Boh!

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    2. Certo, avere strumenti moderni dalle potenzialità enormi non vuol dire che qualsiasi cosa si ci faccia vada bene. Anzi, probabilmente oggi non abbiamo esperienza a sufficienza aver chiaro come gli strumenti tecnologici possano essere usati bene per fini didattici. In teoria avremmo istituti del CNR che lavorano sulle tecnologie didattiche. In pratica ricevono così pochi finanziamenti che fanno fatica a sopravvivere.

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    3. @Fabrizio FDG Siculo

      "non abbiamo l'esperienza a sufficienza..."

      No, l'esperienza, anzi, le ricerche, ci sono e sono numerosissime. Gli strumenti digitali nella maggior parte dei casi semplificano a tal punto il lavoro cognitivo (o comunque lo modificano in modi inappropriati) così che il danno in generale è superiore al beneficio. Beneficio che in certi selezionatissimi casi certo esiste, ma che in generale e in media, non c'è.
      Io stesso cerco di utilizzare al meglio le tecnologie digitali per supportare la didattica (con strumenti per il blended learning), e ho presente colleghi virtuosi nell'uso di alcune tecnologie e/o software didattici che riescono a ottenere meravigliose lezioni, probabilmente migliorando attenzione e apprendimento. Ma si tratta di casi veramente isolati, che soprattutto non giustificano la rincorsa dell'ultima tecnologia (nemmeno dove i soldi ce li hanno).

      I consigli migliori e più equilibrati sull'uso delle tecnologie digitali a scuola li ho letti in alcuni paper del prof. Calvani (dell'Università di Firenze), che trovi elencati e raggiungibili con dei link in questo post (nella prima sezione relativa ai problemi di apprendimento).

      Un primo sommario elenco dei problemi che in generale, non solo nella scuola, la tecnologia digitale comporta lo puoi leggere invece in quest'altro post (dove nei commenti ogni tanto aggiungo le ultime novità).

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    4. Grazie Stefano. Soprattutto l' ultimo link è molto utile. Grande lavoro, grazie.

      Oggi ho saputo che come test d' ingresso (?) ad una prima di un istituto turistico di Castel San Pietro, la prof. di italiano ha assegnato un testo di Isaac Asimov da commentare VIA MAIL (sic). Immediatamente sono venuto qui, in questo post, a documentarmi. Se ho bisogno ti chiamo. Anche solo per un suggerimento su come muovermi nel caso questa metodologia si ripetesse: ma come? un test d' ingresso (ma che vuol dire?) su Asimov? (adoro la fantascienza ma...i bambini invece che la scuola hanno a disposizione un robot privato...nella prima lezione dell' anno? mah!), senza osservare come i ragazzi scrivono con la penna su un foglio? Ho paura di queste persone.

      Sono intervenuti tanti insegnanti in questo post. Vi chiedo cortesemente di aiutarmi ad inquadrare la situazione e comprendere le opportune reazioni. Vi ringrazio.

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  3. Per trasformare i segmenti in bastoncini - cioè cittadini liberi in consumatori consapevoli, obbiettivo della riforma scolastica da Berlinguer in poi - consiglio la lettura di Lucio Russo.

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    1. @Giorgio Bertani

      Russo in quel libro fu di un profetico direi imbarazzante. Ha unito i puntini prima e meglio degli altri sugli obiettivi delle riforme scolastiche.

      Insuperabili anche i suoi due libri "La rivoluzione dimenticata" e "L'America dimenticata".

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  4. Era da tempo che aspettavo un post come questo.
    Da insegnante (di lettere) non posso far altro che condividere in pieno quanto scritto qui.

    Aggiungo solo un'osservazione (che poi è già implicita in quanto è scritto dal Prof.).

    Nei secoli passati, la classe lavoratrice ha lottato, faticato, sudato, ..., è morta, per dare ai propri figli la possibilità di istruirsi e di scegliere il proprio percorso di vita.
    Oggi, quella stessa classe lavoratrice lotta solo per una cosa: essere promossi e avere il titolo. Faticando il meno possibile.

    Su Facebook ci sono gruppi come "Basta compiti" (fondato da un preside scolastico!!!!!).
    Molti plaudono alla riduzione di un anno scolastico alle Superiori, cioè, praticamente alla fortissima riduzione di un servizio pubblico (offerto alle classi più deboli, perché chi può pagare, la scuola buona -e non la "buona scuola"- ce l'ha).
    Se si legge di un professore punito perché ha rimporverato un alunno per un comportamento gravemente scorretto o perché ha messo voti «troppo bassi», tutti sono lì a gioire.
    L'importante è colpire l'insegnante, cioè la scuola, cioè l'istruzione. In fondo, a scuola ci si deve andare per divertirsi.
    Io ho avuto una preside che ci rimproverava continuamente -urlando e sbraitando- perché usavamo i libri di testo!!!!
    Niente più lezioni! I ragazzi devono divertirsi! Lezioni capovolte, brainstorming, ecc..
    E così via.

    Insomma, anche in questo campo la classe dominante sta vincendo.
    E questo sta avvenendo con il supporto ed il consenso dei lavoratori.
    Così, come avviene per l'eurismo, il jobs act, ecc..
    Ogni volta che si toglie un diritto, politici, media, tv, ecc., riescono a far passare la cosa come un miglioramento, un regalo.
    E i lavoratori purtroppo ci cascano.

    Anche se è vero che, ultimamente, mi sembra che ci sia quale piccolo rigurgito di ribellione, almeno sui social.
    Tanto che la ministra è dovuta itnervenire per dire che non è vero che da ora alle Medie non si boccerà più!
    Anche se invece è vero al 99,99% dei casi!

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    1. Ricordate gli esami di gruppo e il 18 politico degli anni '70?
      Principio e inizio di tutte le coerenti riforme scolastiche successive, fino ai nostri giorni.

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    2. E purtroppo è un processo che non vede la sua fine!

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  5. E' il dominio del profitto immediato, del risultato trimestrale. L'analisi e' tempo perso, vogliono solo la sintesi! Va da se' che la sintesi senza analisi e', nella migliore delle ipotesi, un copia & incolla di vecchie sintesi. Il progresso costa, non ce lo possiamo permettere.

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    1. La sintesi senza analisi, 99 volte su 100, è propaganda.

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    2. Hai ragione! Vogliono proprio solo la sintesi http://www.repubblica.it/scuola/2017/09/18/news/la_svolta_di_mister_italiano_dalle_medie_alla_maturita_meno_temi_e_piu_riassunti_-175793181/

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  6. Ginnasio e liceo classico - storia dell'arte a parte - hanno poche figure, anche poca matematica; peccato che pochi vadano a sondare le correlazioni tra voti in latino, greco e matematica o più in generale tra correlazione di risultati qualitativi in discipline umanistiche e scientifiche. Chi capisce regole e significati non ha necessità impellente del grafico, supporto manipolabile per definizione.

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    1. Purtroppo non è più così, lo era. Ho entrambi i figli al liceo classico (la dizione ginnasio non è più valida), figure, figure ovunque, e professoresse che organizzano gite/pellegrinaggi a Ventotene. Mala tempora currunt.

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  7. Sono pazzo ma almeno non sono solo:
    il post che avrei voluto scrivere. Sono un docente di matematica di liceo scientifico, diplomato al liceo classico e laureato in scienze matematiche nel lontano 1992, che sta vivendo il disastro qui magistralmente rappresentato. Stiamo insegnando ai nostri ragazzi, nonostante la resistenza di qualche singolo docente, a non pensare, a non parlare, a non scrivere, a non leggere, in pratica a "guardare le figure"; il problema non è la geometria, è il periodo ipotetico, stiamo distruggendo la possibilità di.
    Grazie di esistere.

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  8. Lo sforzo per invogliare i figli ai libri senza figure è quello di Sisifo a fronte della concorrenza di scuola, amicizie e, soprattutto, dei DEM (...anche quelli forse, sì, ma parlavo dei "dispositivi elettronici maledetti"). Pensavo che, in casa, sarebbe stata una guerra che non avrei perso. Troppo esempio, troppa offerta di testi senza figure per fallire. Eppure, anche in questo caso, è stata la flessione di domanda a avere la meglio sulla vastità dell'offerta. Senza la "moneta" dell'interesse, sottratta al circolo a colpi di obbligatoria istruzione deficitaria e di onnipresenti, imprescindibili smartphone, l'offerta è rimasta al palo. Tento ancora di combattere, in ogni occasione, ma il morale ormai è basso, i colpi perdono forza...

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  9. Secoli di esperienza in pedagogia e didattica. Ecco cosa il liBBeral-capitalismo ha in estrema fretta buttato nell'umido...

    https://www.dropbox.com/s/bihi05pmczegfgn/Il_sistema_normale_ad_uso_delle_scuole_d.pdf?dl=0


    https://youtu.be/lOZ_Bog8qpY

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  10. Vorrei raccontarvi la mia esperienza che non so è proprio pertinente. Proviamo.
    Quando insegno ai miei pensionati e disabili l'utilizzo del PC è facile. Non appena uno di loro trova la metafora che gli è più congeniale per capire come ragiona un PC, allora non c'è problema. Come archivia i documenti? “Come la dispensa di una cucina”. Come gestisce le risorse? “Come ai tempi de guera!”. Perché il PC non fa quello che gli hai chiesto? “Perché funziona come il mio corpo”.
    Una volta diventati padroni del mezzo, eccoli lanciatissimi nel web a distinguere al volo una sciocchezza da una cosa seria, a discutere provando ad argomentare. Intignarsi per giorni a cercare collegamenti e dati, verificare le fonti e così via. Esperienza di vita mi direte. OK, ma a mettere in relazione le cose e a studiare lo hanno imparato a scuola.
    Come va invece con i ragazzi?
    Ha ragione Stefano, senza la Mappa, lo Schema Riassuntivo e senza la mia passione l”Infografica” già pronti, non si va lontani.
    -“Sarebbe bene che il riassunto per punti lo elaborasse ciascuno di voi in modo personale, ragazzi.
    -”Non vedo perché, tanto in internet c'è tutto”.
    Ecco, mi arrendo.

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  11. "Perché la sinistra vuole distruggere la nostra cultura?"

    Direi che vuole distruggere non tanto la nostra cultura (in quanto la sovranita' culturale la perdemmo negli anni a cavallo del 1968, come prontamente segnalato al tempo da P. P. Pasolini) ma proprio il sistema scolastico in quanto tale, perche' finche' non si omologa il sistema scolastico a quello ordoliberista dominante c'e' sempre il rischio che ci si possa riappropriare della propria sovranita' culturale (il cui simbolo per eccellenza e' la Costituzione del 1948).

    Basta ripetere lo schema da Bignami delle cinque sovranita' che caratterizzano uno stato pienamente sovrano per capire:

    1) Sovranita' territoriale: gravemente compromessa, c'e' il rischio concreto di trasformazione dell'Italia in regione periferica dell'impero (governo della troika).

    2) Sovranita' diplomatica: inesistente.

    3) Sovranita' militare: inesistente.

    4) Sovranita' economica e monetaria: inesistente.

    5) Sovranita' culturale (simboleggiata dalla Costituzione del 1948): in via di smantellamento.

    Eppure all'alba del Gennaio 1948 possedevamo ancora le sovranita' 4 e 5 piene (per le altre, purtroppo, bisogna considerare che chi perde una guerra non puo' pensare che col trattato di pace tutto ritorni come prima).

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    1. Infatti la sinistra ha paura che qui in Veneto ci sia il 22 ottobre un plebiscito a favore del Sì al referendum sull'autonomia. La sinistra non vuole nessuna forma di indipendenza, di autonomia, lasciare che le persone provino ad autoregolarsi.

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    2. @Simone

      Guardando l'atteggiamento della LUe verso la Catalogna non ne sarei così certo. C'è spazio per fare danni sia centralizzando (senza vera sovranità) sia frammentando (senza vera autonomia).

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  12. "Il flusso ottimale dell'erogazione didattica è quello del gessetto sulla lavagna." Sottoscrivo in pieno, lotto contro la mia allergia ad ogni lezione.

    Riguardo al resto sono ugualmente daccordo, purchè non diventi (se si riduce troppo il discorso) "la durezza dello studiare". Ma è chiaro che la direzione in cui si va oggi è profondamente sbagliata.

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    1. @andrea puglisi

      "La durezza dello studiare" è l'altro estremo della scuola premasticata odierna. Ultimamente i difetti della scuola "tradizionale" (o meglio di come essa è stata rappresentata dai media) sono usati come spauracchio per sostenere campagne demenziali come "Basta compiti".

      Si evidenzia un difetto (reale) e si propone una soluzione parziale che forse attenuerà quello specifico difetto, ma i cui effetti sistemici saranno disastrosi per tutto l'organismo scolastico.
      E dire che le alternative ci sarebbero. È ormai chiaro che funzionano e le abbiamo pure inventate in Italia.

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    2. Sono molto contento della tua risposta. Senza precisazioni di questo genere (che sono davvero sacrosante) secondo me c'è il rischio di polarizzare inutilmente una discussione. L'insegnamento è un affare davvero complicato, diversissimo nelle diverse età, che può anche giovarsi di innovazioni, di esempi, figure e colori. Il punto chiave, credo, è che questi mezzi non riducano il tempo di digestione. Se si tiene presente questo "sacro" obiettivo (non abbreviare il rito dell'apprendimento) non penso che debbano restare pregiudizi su figure o tablet. Per le fisiche generali (i primi esami della laurea in fisica nei vecchi ordinamenti) esistevano libri asciutti che erano di fatto più semplici (o "abbrevianti") di alcuni libri discorsivi e ricchi di esempi e figure, che costringevano in realtà a lunghi pomeriggi di riflessione.

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    3. Comunque è chiaro che non tutti stanno capendo di cosa stiamo parlando. Forse avrebbero bisogno di un disegnino...

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  13. Aggiunta.

    Circa trent'anni fa mi ero imbattuta in un manuale di storia letteraria per le superiori che sciorinava "i collegamenti" da studiare.

    Studentessa :- Studio i collegamenti.

    Stupore mio al vedere che erano sul libro.
    E dire che al liceo ero cresciuta (anche) a collegamenti grazie a due o tre insegnanti che collegavano in quanto ragionavano, cioè dando ragione di detti collegamenti mediante controprove con la realtà "interna" alle materie di cui qualche elemento "collegavano" e spesso con la realtà storica fuori dai libri e non settoriale.

    Dato che non avevano l'aria di essersi studiati elenchi di collegamenti, anche perché rispondevano a domande estemporanee, o erano attori da Oscar, oppure.

    Oppure.

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  14. Condivido Stefano. Saggia osservazione.

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  15. Forse OT o forse no, a proposito di senso critico e di manuali che educano a ricordare gli schemi costruiti da altri, mi viene da riflettere sulla parabola del M5S e sulle moderne modalità di selezione della classe dirigente. La compagna di Luigi Di Maio e' l'insegnante di comunicazione dello staff M5S che ha formato e selezionato le punte di diamante del Movimento, le personalità politiche di eccellenza che, come Di Battista, potrebbero fare anche più di due mandati se la rete lo deciderà!?! cit. Di Battista alla festa del Fatto Quotidiano Versiliana2017. Gigi Di Maio in questo percorso di formazione é risultato il
    migliore e come Macron si è fidanzato con la sua insegnante più anziana di lui! Ma dove sta andando il Movimento e chi lo determina? Il disvelamento e la confermazione del M5S come liberista e pro euro va ricercata altrove: le alleanze e la linea politica pro €U viene dettata da chi comanda veramente, cioè l'associazione Rousseau. Associazione di cui fa parte Borrelli che guarda caso si trova al parlamento europeo a Bruxelles, dove prende consigli, forse tramite dispense con schemi e figure a colori! Quindi Borrelli con Casaleggio e Bugani fa parte dell'associazione Rousseau e lavora in €U e detta la linea, la vicenda del tentato, e poi mancato, accordo con ALDE é la cartina tornasole. Le votazioni farlocche sulla piattaforma Rousseau sono la prova del nove. Tali votazioni sono farlocche non solo per l'opacita' del sistema ma per la scelta oscura di quali domande porre in votazione! Tutto questo in attesa della discesa in campo di Mr Facebook e Dr Apple che come leader politici localizzati si avvarranno direttamente dei Bloggers e degli YouTubers che fanno tendenza, a quel punto non serviranno più i testi con schemi e figure per formarsi ma sarà tutto in diretta on line dove azioni e reazioni avverranno ad una velocità tale che al senso critico si sostituirà l'istinto del sistema limbico.

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  16. E' un problema vecchissimo. Cito il Silvi, Anichini, "Soltanto Matematica", Edizioni Sansoni per la Scuola, 1992, testo sul quale ho studiato autonomamente matematica. Di seguito l'inizio della prefazione (enfasi nell'originale in corsivo):

    "Quando abbiamo cominciato a scrivere questo Corso di Matematica avevamo in mente uno scopo preciso: quello di riportare lo studente-lettore allo *studio* della matematica stessa. Questo, per noi, significa riportare il giovane d'oggi alla concentrazione che a tale studio è assolutamente necessaria.
    Perchè *riportare*? Perchè la società attuale, frastornata da una babele di immagini e suoni [Nota: siamo nel 1992!], ha disabituato gli studenti a concentrarsi.
    I libri di testo, invece di contrastare questa tendenza (la cultura scritta non può e non deve seguire le leggi della cultura orale) l'hanno invece assecondata anche nelle Scuole superiori, dove, ancor più che nella scuola dell'obbligo, le discipline richiedono sobrietà, austerità, metodo. Ecco dunque testi di matematica incongruamente ricchi di colori, in cui le formule, o per la loro collocazione o per espedienti grafici particolari, fanno appello unicamente alla memoria visiva e impediscono il ragionamento, i collegamenti e qualsiasi tipo di operazione logica.

    Noi siamo invece fermamente convinti che sia necessario tornare un po' indietro e mirare *soltanto alla matematica*. In questo nostro testo, grazie alla disponibilità che ha offerto la Casa Editrice, abbiamo mirato "soltanto alla matematica": soltanto le formule conclusive, le definizioni e qualche teorema mostrano una evidenziazione; quanto al testo è tutto in bianco e nero perchè la matematica è "un tratto di penna sul foglio"."

    1992. Un po' di anni dopo ho incominciato a dare lezioni private di matematica, fin dal liceo, e continuo ancora oggi. Ho visto cosa è successo nel tempo al libro di matematica. L'ultima edizione del 'testo unico' che gira ormai per tutte le scuole è qualcosa che farebbe sbiadire arlecchino. A volte non riesco nemmeno io ad orientarmi tra le sue pagine. Lo stesso andazzo sta prendendo piede anche per i testi universitari, almeno nelle facoltà in cui la matematica è soltanto di supporto.

    E ogni anno c'è un qualche studente universitario che mi chiede se sono disponibili le slides degli argomenti trattati a lezione. Gli riferisco i testi consigliati. O qualcuno che mi chiede se la frequenza al corso è obbligatoria: "E' come al cinema. Anche se compri il biglietto, non sei obbligato ad entrare in sala".

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  17. Che qualcosa nei libri di scuola non vada me ne sono accorto pure io, e da un pezzo. Al mio piccolo (adesso è alle superiori) per scienze venivano fatte studiare materie astruse (l'atomo nei suoi componenti, con i legami chimici). Ma... alle elementari? Me ne sono accorto perché mi diceva "papà non ci capisco nulla", ed ero già piuttosto perplesso: ettecredo! Ma che senso ha? Ora dopo l'odore di bruciato arriva anche l'arrosto (o quello che ne resta).

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  18. Non si rischia, però, di cadere nella trappola dell' O tempora o mores?
    Mi ricordo che, ai miei tempi, alle superiori, tutti utilizzavano i sunti estratti dalle opere editoriali di Bignami: qualcuno qui nega di averle utilizzate?
    (Io non li usai! Ma più per motivi contingenti che ideologici o pedagogici).
    Personalmente, la storia l'ho studiata sull'Atlante Storico, imprescindibile pezzo della collezione di testi fondamentali (le cosiddette Garzantine), appartenuto a mio padre, edito in un'epoca ben lontana dal neo liberismo trionfante (per far capire, ti descriveva un Vietnam ancora diviso): il testo si sviluppava un argomento ogni due pagine, la seconda delle quali stilava i principali avvenimenti del periodo con date e spiegazione sintetica, mentre la prima era una cartina colorata a cui il testo rimandava.
    Sfido chiunque dei lettori, che si sia diplomato prima del nuovo secolo, ad affermare che, a scuola, abbia affrontato una lezione di storia relativa a un periodo successivo al tardo aprile 1945. Perché, nel passato, la storia è stata minuziosamente raccontata e vivisezionata minuto per minuto, ma solo fin lì; mentre oggi I corsi di storia arrivano ad avantieri nella narrazione, ma totalmente scevri di analisi.
    Se guardò i risultati, non vedo differenze.

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    1. @Valerio Santoro

      Se la sfida è diretta anche ai miei ex studenti della scuola precedente a quella in cui mi trovo da tempo e nella quale ho lavorato ben prima del nuovo secolo, la sfida riporta perdita secca.

      Il nozionistico (= ricco di nozioni) Brancati arrivava fino al Sessantotto?
      E Sessantotto fu l'ultimo argmento svolto il quinto anno.

      Come possibile?
      Vecchia scuola (mia), dove pur non si era studiato oltre la seconda guerra mondiale, e testa di tavolo (pure mia) che, oltre al senso di base, ha anche il seguente:
      l'ultimo capitolo è quello?

      Bene, si spiega e studia fino all'ultimo capitolo.


      Anche se capisco la foga dimostrativa, mai generalizzare - cosa che deploro, come avrebbe detto qualche passatista d'allora.
      Mi censuro un commento circa la sicurezza trasparente dal commento che commento - e ciò in nome della comunanza blogghesca.

      Sorry, anche questo mi dovevo.


      Se il presente commento risultasse inviato due volte, mi scuso: lo invio questa seconda a causa di un file che si è inserito disturbando, per cui non sono sicura che sia avvenuto il primo invio.

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  19. Consiglierei ai ragazzi di leggere "L'arte della memoria" di Frances A. Yates, ma ha pochissime figure (e poi parla di Giordano Bruno, non sia mai che si mettano strane idee in testa).
    Comunque, come diceva De Saussure: "tout se tient".

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  20. Caro professore,
    Sono professore di violino in un liceo musicale e constato ogni giorno la sempre più grande superficialità che i ragazzi di oggi si prefiggono di ottenere in un ambito, quello musicale, che lei sa essere ricco soprattutto con le sfumature e i dettagli. Secondo me c'entrano tante cose, dalla non educazione in famiglia al lavoro, al poter avere tutto e subito (molto anche grazie ai cellulari perché, come insegnano McLuhan e Havelock, il mezzo è il messaggio e soprattutto plasma la mente di chi lo usa).
    Molto di tutto ciò quindi secondo me è figlio di tutta la nostra società, e la politica nostrana è rea soprattutto di voler recepire senza spirito autonomo ogni peto straniero, americano o europeo che si voglia. Il tutto sulla base assolutamente bipartisan dei tagli al settore pubblico. La buona scuola è prima di tutto un nuovo assetto meno dispendioso del comparto scuola, anche se condito da una quantità notevole di assunzioni (obbligate dopo anni di blocchi targati centro-destra e di precarizzazione pluridecennale).
    Mi preoccupa soprattutto la non-idea del futuro di questa nazione, che parte in primis dalla mancanza di un progetto sociale e inerente la famiglia, e che en passant passa per la scuola.

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  21. "...il libro senza figure. Se solo oggi un pedagogo capisce cosa io abbia inteso, sottolineandovi per anni l'importanza di questo strumento, devo pensare che la maggior parte di voi non lo abbia ancora capito e non lo capirà mai..."


    Non sarei così pessimista, Prof.: solo oggi un pedagogo ne parla esplicitamente. Tanti altri senza dubbio non hanno capito la distruzione pianificata della Scuola Italiana (e dell'Università) e i suoi inconfessabili obiettivi; altri però hanno invece capito, li vedo, li sento, ci parlo: non si sono arresi e resistono.

    Resistenza non solo con ovvie donazioni e 5 per mille ad Asimmetrie, ma proprio sul piano didattico. Per esempio non appiattendosi su libri di testo "pieni di figure" e di "supporti didattici", ma che sono spesso scritti con i piedi, verbosissimi e che paiono scritti per minus habentes. E poi soprattutto fregandosene di tutta la paccottiglia d'ordinanza del marketing globalista: le inutili "lavagne interattive multimediali", la "Scuola 2.0", la "didattica per competenze", la "certificazione delle competenze", la "didattica innovativa", lo smartphone improvvidamente proposto per l'apprendimento (2.0, ça va sans dire), e in generale tutto l'inutile e nocivo abuso di tecnologia che forgia studenti sull'orlo della Demenza Digitale (quando non proprio dei dementi conclamati). I quali studenti poi a diciott'anni fanno errori di ortografia terrificanti che un tempo non si facevano dopo la quinta elementare; e purtroppo agli errori nello scrivere (a proposito: sempre più spesso, solo in stampatello) corrispondono una fatica nel pensiero logico e una assenza di spirito critico assolutamente abnormi per degli adolescenti.

    Poi ci sono questioni dove la resistenza dei pedagoghi deve scendere a patti con obblighi di legge: per esempio la folle burocratizzazione che sembra fatta apposta per impedire di pensare, e la famigerata Alternanza Scuola-Lavoro che sembra proprio un addestramento alla schiavitù per i nostri ragazzi. Però si può obbedire alle leggi senza rinunciare allo spirito critico: parlando coi ragazzi, spiegando il momento storico che abbiamo la sventura di vivere, facendo alla prima occasione ampie citazioni degli argomenti trattati in questo blog, nei suoi libri e in Anschluss di Vladimiro Giacché (che consiglio sempre come primissima lettura).

    No, mi creda: c'è chi combatte questa guerra con un gesso in mano. E non si arrenderà mai.

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    1. @Max Tuna

      Apprendo con piacere di avere gusti simili ai tuoi in fatto di libri.

      In particolare Demenza digitale, il ben documentato libro divulgativo del neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer dovrebbe essere lettura obbligatoria per docenti e genitori. C'è pure un interessante capitolo su come "ottenere" ricerche favorevoli alle proprie tesi preconcette (effetto soffitto, effetto pavimento ed altre amenità...).

      Metodi largamente applicati nella Lascienza (di cui molte branche della psicologia fanno parte a tutti gli effetti).



      Citi il grave problema dello stampatello maiuscolo, ormai prima e spesso unica grafia per la maggior parte degli studenti in molte scuole.

      Chiedendo alle maestre di mio figlio mi è stato detto che nei corsi di "aggiornamento" (si notino le virgolette) viene da un paio di decenni consigliato di iniziare il corsivo solo dalla terza elementare, con l'improbabile motivazione che dal punto di vista grafomotorio e spaziale lo stampatello maiuscolo sarebbe di più facile apprendimento (il tutto senza uno straccio di studio con gruppo di controllo).

      Mia moglie, leggendo "L'autoeducazione" di Maria Montessori, ha scoperto che la diatriba su quale grafema sia di più facile apprendimento è antica: oltre cento anni fa Montessori polemizzava con Seguin (che cita come suo maestro in diverse questioni) proprio sulla scelta dello stampatello maiuscolo, dove invece la nostra pedagogista preferisce, in base alle proprie osservazioni, il corsivo.

      Non mi risulta ci siano studi diciamo definitivi svolti con bambini italiani (la lingua può ragionevolmente influenzare i risultati). Ma in Canada, ad esempio, uno studio su oltre 700 bambini di prima e seconda elementare ha trovato un miglior apprendimento nel caso del corsivo.

      Noi qui in Italia, grazie all'azione di lobbing di chi ci guadagna (e grazie alla politica complice), abbiamo invece scritto forte e chiaro in un DM (contenente le linee guida su come gestire i discenti con diagnosi di cosiddetti DSA) che è meglio insegnare lo stampatello maiuscolo.

      All'estero pure l'Associazione Internazionale Dislessia è invece per il corsivo (che leggano le riviste scientifiche, loro?). E da qualche anno qui a Modena con un gruppo di amici dissidenti stiamo "spacciando" sottobanco articoli e ricerche pro corsivo alle maestre che vogliono continuare ad insegnarlo (dopo essersi accorte della difficoltà di stabilizzare il corsivo quando se ne rimanda troppo l'insegnamento, dopo cioè che lo stampatello maiuscolo è diventato la "prima lingua motoria" della mano dei bambini).

      Il prof. Vertecchi a Roma ha certificato che a scrivere bene si impara scrivendo spesso (cosa sempre più difficile nella scuola elementare post riforma Gelmini). Ma mancano ricerche sul corsivo e su molte questioni collegate ai cosiddetti DSA.

      Sarebbe molto utile l'aiuto di qualche coraggioso docente universitario che possa compiere ricerche su questi temi con bambini italiani. Si offre tutta la collaborazione possibile.

      C'è qualcuno in ascolto?

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    2. su questo punto invece siamo d'accordo.
      Ma ci sono notevoli rimarcature da fare.
      1)Va bene partire con lo stampatello maiuscolo, anche perchè si segue il progresso storico della lingua. L'unico problema è che dovrebbero spiegare come si tiene in mano una matita, e quale è la sequenza corretta dei tratti.
      2)si dovrebbe passare immediatamente all'italico minuscolo. Per sapere come si fa, e quale è la sequenza giusta dei tratti, onde evitare di dire che la "a" è un cerchietto con una gambetta, si dovrebbe far riferimento all'operina dell'Arrighi. Va da se che ti serve una penna idonea, alias banale stilografica da 20€ (che si può comprare su Amazon, per restare in tema con altri post). Il tipo di penne usato nelle scuole, non è per niente un argomento secondario.
      3) si dovrebbe passare al corsivo. Ma quale corsivo? il corsivo scolastico italiano inventato nel dopoguerra o il copperplate inglese? e anche qui torniamo al discorso del pessimo strumento di scrittura che abbiamo a disposizione, nonchè all'orrendo tipo di carta dei quaderni (ma si rimedia con qualche blocco che si trova facilmente).
      Per esperienza, quando i bambini vedono l'incredibile mondo di possibilità che si apre davanti a loro, imparano e si divertono. Ma se riduci la scrittura a mero strumento per scrivere parole, pura sequenza uniforme di tratti, da leggere e rielaborare, stile "il libro senza figure", ottieni quello che vediamo tutti: non sanno scrivere, sanno leggere, ma non sanno scrivere.

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    3. ah, giusto per fare un breve excursus storico e per mettere i puntini sulle i: parlare di corsivo, come parliamo noi, non ha senso. lo stampatello minuscolo, o meglio, l'italico, ha sia la forma base che quella corsiva. per corsivo si intente una forma che "corre", vale a dire leggermente modificata rispetto alla forma base per essere più veloce. Non è mai esistito, fino al dopoguerra, il "corsivo" come tipo di carattere di scrittura. Quello che tu chiami corsivo è un tipo di carattere diverso rispetto allo stampatello, che anch'esso può essere corsivo. tu chiami corsivo un carattere senza nome di derivazione copperplate.
      Non serve a niente fare studi su cosa possono imparare i bambini, perchè bisognerebbe prima farne uno su cosa possono insegnare gli insegnanti.

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    4. eccolo qua, esiste un bel libro pallosissimo e senza figure, di storia e su amazon,(3 su 3 come piace a voi), che ti delucida la questione
      https://www.amazon.it/gp/product/8862743580/ref=oh_aui_detailpage_o01_s00?ie=UTF8&psc=1

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    5. @andrea de Pippo

      Avevo deciso di non rispondere (vista la prima legge della termodidattica). E forse avevo deciso bene.

      Mi spinge il fatto (che insisti e) che magari qualcuno potrebbe pure credere a quel che scrivi (dopo che ti sei "documentato" usando Google).

      Scrivi di "stampatello, che anch'esso può essere corsivo."

      Ma ti rileggi?

      Scrivi "Va bene partire con lo stampatello maiuscolo, anche perchè si segue il progresso storico della lingua.".

      Non è vera né la prima affermazione né la seconda. (E hai pure scambiato l'accento grave con l'accento acuto.)

      Scrivi che «Non è mai esistito, fino al dopoguerra, il "corsivo" come tipo di carattere di scrittura», poi mi consigli un libro che racconta la storia dell'odierno corsivo, dal cinquecento ad oggi (vedi quarta di copertina).

      Ma ti rileggi?

      Scrivi «tu chiami corsivo un carattere senza nome di derivazione copperplate».

      No. Chiamo corsivo la scrittura corsiva a mano. Non è una questione di font.

      Le tue obiezioni avrebbero senso se stessimo parlando dei caratteri utilizzati per la stampa dei libri senza figure che tanto aborri.

      Si sta parlando invece di scrittura A MANO. E io sto usando il termine corsivo non come fossi un tipografo o un linguista, ma nello stesso senso utilizzato per esempio dalle circolari del MIUR.

      Visto che la tua fonte principale è probabilmente Wikipedia in italiano, ti segnalo questa voce che deve esserti sfuggita:

      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Scrittura_corsiva

      Scrivevano in corsivo pure gli antichi romani (non era ovviamente il corsivo odierno). Come pure in "corsivo" scrivevano gli antichi scribi egizi o cinesi. Ogni lingua scritta ha avuto anche un "corsivo", a seconda degli scopi di chi scriveva.

      Se uno volesse essere preciso dovrebbe parlare di glifi, di grafemi, di allografi, ecc. Ma sarebbe il modo giusto per non essere capito se non dai linguisti. E io non sono un linguista, QUINDI me ne astengo.

      P.s. hai invece perfettamente ragione nel sottolineare l'estrema importanza:
      1) della presa della penna (bisognerebbe evitare all'asilo di utilizzare i pennarelli per colorare; solo gessetti)
      2) del tipo di penna (la stilografica è sicuramente un buon consiglio, perché se impugnata male dà degli evidenti problemi di risultato);
      3) della programmazione motoria delle varie lettere (come pure delle varie legature tra le lettere).

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  22. è stato preso un esempio sbagliato e mi spiego meglio:
    la recensione specifica che il testo non è stato pensato come "manuale". Cosa si intende per "manuale"? Per manuale si intende un testo che non mi chiede di riflettere, mi spiega come si fa una cosa. Se non sono interessato ad una cosa, mi interessa solo sapere come funziona per sommi capi in mondo da utilizzarla, prendo un manuale. Se di storia a me frega zero, devo solo passare un esamino, non mi interessa un libro di storia, voglio un manuale e un manuale di storia è bene che fornisca dei dati mnemonici.
    Lasciamo stare se sia bene o male che lo studente si prepari in questo modo, ma l'acquirente del libro cerca una cosa diversa da quella che il libro fornisce. Ergo suggerisce ad altri come lui che il libro non sia adatto allo scopo limitato che ha in mente.
    Uno studente sbaglierebbe a studiare in questo modo, ma sono fatti suoi. Su amazon non ci sono studenti, ci sono acquirenti che descrivono merce.

    Il punto è che cosa promette il libro nel titolo, nel sottotitolo e nella descrizione e poi cosa effettivamente mantiene. Quindi se il titolo del libro è "manuale di storia", ha ragione lo studente a criticarlo. Se il titolo è "trattato di storia" allora non ha ragione a criticarlo negativamente.

    Altra cosa da spiegare: molti testi universitari sono solo una accozzaglia di citazioni messe insieme dal docente per vendere un libro a 50€ sulla propria materia, libro che al di fuori degli studenti di quel professore, nessuno comprerebbe e non perchè difficile, ma perchè è un libro di cose da sapere solo per passare l'esame. L'unica cosa che certi testi universitari insegnano è che il proprio professore è un idiosincratico figlio di puttana megalomane che invece di mettere in lista per l'esame libri fondamentali per la materia, crede di far meglio di tutti gli altri e mette in stampa un libro di merda per allungare l'elenco delle sue pubblicazioni, senza esprimere alcun pensiero nuovo o alcuna elaborazione originale per non essere criticato in ambito accademico, e per poi coprirne le spese con gli acquisti dei propri studenti.

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    1. Bravo per l'osservazione "critica"! Anch'io condivido le idee del post ma ritengo l'esempio proprio sbagliato

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    2. grazie. altra cosa che, invece, l'autore dell'articolo non ha notato: si preoccupa di fare le pulci al metodo di studio dello studente. ma qui entrambi vanno su amazon ad acquistare un libro. il commercio in italia, grazie ad amazon e al pago le tasse in lussemburgo, sta morendo: saltano le vendite di libri, oggettistica, cancelleria, prodotti informatici, elettrodomestici, hobbistica di qualsiasi genere. e noi stiamo a preoccuparci del libro senza figure? stiamo su amazon a criticare lo studente che compra un testo senza figure e non vediamo il reale problema che è amazon? cioè vediamo il ditino e non la luna?

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    3. La metafora del dito e della luna è un marker infallibile, come "stampare moneta". Io non so lei quanti mesi abbia, ma la sua osservazione non ha alcun senso per almeno due motivi: (1) perché l'idiotificazione degli studenti a base di libri "facilisti" preesiste largamente all'avvento di Amazon (come pochi commenti dimostrano); (2) perché non si vede quale nesso stabilire fra canale distributivo e qualità di un prodotto in casi come questo. #maleichenesa

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    4. andrea de pippo sei off-topic, cmq. per usare la tua metafora, non te ne sei accorto ma pure tu stai ancora a guardare il dito.
      Il problema non è Amazon, il problema è che qualsiasi ditta grande può approfittare del dumping fiscale permesso dalla grande Unione Europea che tutti ci aiuta (ma qualcuno lo aiuta di più, vedi Olanda Irlanda Lussemburgo...)

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    5. @andrea de Pippo

      Fornisco per completezza il link al libro recensito su Amazon dallo studente Rob.

      L'esempio è sbagliato? Non mi sembra. E soprattutto, anche se fosse, non mi sembra rilevi più di tanto.

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    6. @Ussignur
      "per usare la tua metafora, non te ne sei accorto ma pure tu stai ancora a guardare il dito" eh si, ma io sto a guardare il ditone e anche del piede, bello grosso. stefano stava a guardare lunghia del mignolo.
      @Stefano Longagnani
      chi ha tratto in inganno lo studente è l'insegnante.
      @Alberto Bagnai
      " perché l'idiotificazione degli studenti a base di libri "facilisti" preesiste largamente all'avvento di Amazon"
      I mitici Bignami.

      @Ussignur
      "andrea de pippo sei off-topic,"
      adesso ci rientro:
      ciò che volevo dimostrare, è che sia lo studente svogliato che il delatore, cioè stefano, fanno le stesse cose e gli acquisti dallo stesso distributore che probabilmente li lascerà senza lavoro o ha fatto chiudere tutte le librerie del loro paese. Non è che quello che ha studiato su libri senza figure, faccia, di fondo scelte diverse.
      Sempre nella stessa scatola entrambi stanno, ed entrambi vanno dove va la scatola, anche se uno dei due ha studiato su libri senza figure.
      So che la scienza economica afferma che così deve essere, in quanto amazon è più conveniente, quindi entrambi si stanno comportando come "da specifiche". Il punto è che entrambi si comportano come "da specifiche", che abbiano o meno studiato su libri senza figure.
      (però Stefano, non ti conosco, ti ho solo usato per il mio ragionamento. Niente di personale, e le mie sono solo assunzioni, quelle dell' "ass of you and me" tanto per capirci).

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    7. andrea de pippo, il tuo primo intevento mi ha dato modo di esprimere una mia premura, in merito al ruolo di educatore, maturata negli anni (ne ho 41).
      Sentivo un' ancestrale assonanza emotiva nel tuo tentativo di affermare: che volete "delatori", non avete nulla da insegnare. Per questo ho rivelato il mio eccesso di romanticismo. Da quel tuo primo intervento, andando a rovistare nel blog di Longagnani e leggendo i nostri commenti con un pizzico in più di umiltà si sarebbe potuta aprire un' interessante discussione. Peccato. Consentimi due domande: quanti anni hai? hai letto i libri di Alberto Bagnai (quelli pubblicati dopo il 2012)? di goofynomics cosa hai letto?

      "So che la scienza economica afferma che così deve essere". Puoi spiegarci meglio il concetto?

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    8. Caro Erik, se posso: da chi mi segue vorrei meno lacrime e più capacità di capire chi hanno davanti, perché non averne, o avere gli occhi occlusi da abbondante lacrimazione, in trincea può essere pericoloso. Che tipo sia quello col quale stai perdendo tempo lo si capisce ictu oculi dalla sua ortografia. Questo, appunto, se si sono letti libri senza figure. Ego te absolvo, ma ripijate. Grazie.

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    9. @ERIK BABIN: "So che la scienza economica afferma che così deve essere". Puoi spiegarci meglio il concetto?

      Si. La definizione più appropriata, a pare mio (è tutto a parer mio anche se non lo dico), è quella di enzo spaltro "l'arte di rendere scarso quello che è abbondante al fine di rendere abbondante ciò che è scarso".
      In questa definizione sono implicite 2 cose: che l'economia nn è una una scienza esatta, che l'economia è uno strumento di controllo.
      Nulla da eccepire, neanche sul piano morale, tutto dipende da cosa vuoi controllare e perchè. Non mi interessa ai fini della discussione.
      Quando bagnai afferma che noi finiamo per comprare prodotti fatti all'estero perchè più economici, sta implicitamente dicendo che da specifiche di comportamento, noi acquistiamo i prodotti in base al prezzo più basso. nulla che non si sappia già da millenni.
      tale comportamento non tiene in considerazione fattori che a lungo termine lo rendono svantaggioso. Che senso ha acquistare un prodotto che costa meno (a parità di altri fattori), i cui introiti vanno all'estero e poi mandare sms di solidarietà per gli imprenditori che si suicidano, pagare tasse per dare incentivi alle imprese italiane, restare alla fine senza lavoro?
      amazon è una impresa estera travestita da impresa italiana, in altre parole, ha un proxy in italia tanto per stare in regola e che poi sposta i guadagni all'estero. Per fermare amazon basterebbe non andarci, e così per tanti altri prodotti fatti "prevalentemente" all'estero basterebbe non acquistarli. Ma non si fa. non si fa perchè una "legge" economica afferma che non si può, e lo afferma perchè, appunto, non si può di fatto. Il prezzo ti fa acquistare dove costa meno, in italia, alla fine, non si produce più tale prodotto, ergo sei costretto ad acquistarlo dall'estero senza più scelta.
      Potresti anche decidere di n(o)n acquistare quel tipo di prodotto perchè(é) nn ne hai bisogno, ma qui bisgna aver letto altro che libri senza figure, bisogna aver letto libri senza figure e senza parole.

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    10. Ogni giorno ha la sua pena. (Matteo 6,34)...

      Ogni post il suo troll.

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    11. @Stefano Longagnani: "Ogni post il suo troll."
      vediamo la tua prossima risposta sulla questione della calligrafia.
      da li capisco se l'insegnante elementari,medie superiori (che, magari, fa le pulci sulla ortografia, ad uno che scrive al volo su un rettangolino al pc, non il tuo caso), è veramente un esperto dello strumento principe che usa e che insegna. Se l'insegnante, che insegna storia, sa un minimo di storia dello strumento principale che usa, o si fida di quello che dice il Miur e scambia un aggettivo (corsivo) con un sostantivo e crede che esista "il corsivo".
      Sono anni che vedo gli insegnati non essere esperti di quello che insegnano, ma di quello che gli viene detto di insegnare.
      Io sarò un troll, ma tu sei un burocrate. a te servono gli "studi" per sapere cosa insagnare ad un bambino, hai il sospetto che quello che ti dicono sia sbagliato, ma aspetti che ti dicano con degli "studi" che è sbagliato e poi ti cambino le circolari.
      Dite a noi di ragionare con la nostra testa, poi quando lo facciamo non vi sta bene, perchè vi veniamo contro. Se aveste fatto il vostro mestiere come si deve non succederebbe.
      Servirebbe un concorso ogni anno per vedere se uno che sta lì da decenni meriti ancora quel posto.
      Le mappe mentali ce le dobbiamo creare da soli?
      Esiste un insegnante che abbia mai insegnato un metodo di studio? Che abbia mai insegnato a costruire una mappa mentale? Una flash card?
      Decenni di insegnamento e abbiamo dovuto ringraziare youtube per imparare certe cose o per andare a vedere come fanno in altri paesi e scoprire che "semo indrio come la coa del mas_cio". Non solo perchè mancano le cose nuove, ma perchè ci han tolto quelle vecchie che funzionavano e ci hanno dato la versione del Miur di quello che ci serve. Ma il Miur non ha tutti i torti.
      Hai visto l'informatica a scuola? Come insegnare ad un bambino una cosa che se non gliela insegni, la impara da solo e anche meglio. Quale è stato il problema più grosso quando sono passati all'informatica a scuola? guarda caso la formazione degli insegnanti.
      Perchè? perchè bisognava tenere quelli che c'erano, non si potevano licenziare, e quindi bisognava insegnargli una materia di cui non sapevano niente e adattare l'insegnamento dell'informatica a loro, non agli studenti. Stessa cosa che hanno fatto con la calligrafia nel dopoguerra e chissà con quante altre materie, adattate agli insegnanti esistenti. Perchè il ministero lavora col materiale che ha.
      Poi è come con la vista: metti gli occhiali e fissi il difetto, da lì in poi puoi solo peggiorare.

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    12. E con "flash card" per "flow chart" ti saluto, ringraziandoti per le risate che ci hai fatto fare. Ora sei bandito da questo blog, che è un luogo dove i diversamente alfabetizzati sono ammessi con le dovute cautele!

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    13. Alberto, so che sai che vorrei ribatterti per precisare delle cose, ma presumo che tu sappia pure ciò che ribatterei.
      Quindi faccio tesoro della lezione.

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    14. Ma in effetti io provoco per ottenere una reazione! Allora, facciamo così: la prossima volta che ti cerco, se ti trovo (ed è un grande SE) ne parliamo. Peraltro, l'ellissoide su una cosa aveva ragione: esistono le flashcard. Si conferma che da tutti è possibile imparare qualcosa, il che, però, non comporta che sia sempre necessario dedicargli molto tempo. Lo si può fare quando è piacevole. Ma il tono arrogante e l'espressione sgrammaticata del nuovo troll mi sembrano dei segni talmente palesi di inutilità che, sinceramente, sono rimasto un po' sorpreso nel vederti prenderlo sul serio. Dobbiamo essere sì miti come colombe, ma anche astuti come serpenti. Non capire subito con chi si ha a che fare è un errore teribbbbile. Possiamo permettercelo?

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    15. Confido in Roberta, affinché neutralizzi le tue imboscate.

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  23. Caro Prof, sbaglio o si divertirà con le trasformate di fourier? Cavolo mi piacerebbe assistere, senza esame però. Buon divertimento. Bye. GILA

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  24. In effetti le "cavtine in scala di gvigi", specialmente se non si ha un'ottima vista,..."Che ovvove!" e non devo affettare la pronunzia poiché l'erre blesa - oltre alla scarsa vista - è un dono riservatomi, mio malgrado, dalla natura.
    Passando al tema della "didattica", il fatto che gli studenti "non si rendono conto di aver studiato per anni su riassunti" deriva dal semplice fatto che nemmeno vengono incoraggiati a leggersi autonomamente testi non manualistici.
    La letteratura si studia su antologie; filosofia e storia su manuali e via dicendo.
    Alla bibliografia, che in genere dovrebbe corredare ogni buona antologia o manuale, non vien data rilevanza: anzi, non si insegna neppure a compulsarla, a farne buon uso, a redigerla correttamente.
    Giusto per dare una misura del decadimento del sistema scolastico a tutti i livelli: tempo fa parlavo con una insegnante della scuola primaria e, memore della mia esperienza da scolaro, chiedevo se anche lei leggesse in aula - come faceva la mia maestra delle elementari - ai suoi alunni di quinta, testi come "Zanna Bianca", "Il diario di Anne Frank", "Centomila gavette di ghiaccio" et similia.
    La risposta è stata:
    "No, tanto non li capiscono."
    Il tenore della risposta e l'appurata mancanza di tentativi in merito, fa comprendere quanto l'autorazzismo sia in realtà pura e semplice sicumèra se non palese razzismo dissimulato da "buonismo" politically correct che non vuole oberare dei poveri bimbi con letture sì ardue.
    Per quanto riguarda "l'idea bislacca", va da sé, che bisogna sempre valutare come viene concepita e realizzata.
    Se significa abolire lo studio individuale, allora il vocabolo "bislacca" è solo un eufemismo per definirla.
    Di converso, lo studio "collettivo", può essere concepito come un'integrazione, specialmente quando abitua gli studenti a chiarire ai propri compagni argomenti che altri non hanno capito, a formulare in modo preciso domande delucidando cosa non si è compreso ed infine a scoprire che due menti non apprendono mai un concetto nella stessa maniera, ma più spesso con sfumature differenti.
    La consapevolezza del "prospettivismo cognitivo" - se così, forse impropriamente, lo posso definire -, arricchisce ed approfondisce la comprensione dell'argomento di studio e fa apprezzare il lavoro di gruppo che molto spesso si basa, appunto, sul confronto d'idee e di modi diversi d'affrontare e risolvere problemi. Tutto ciò me lo insegnarono alle elementari in un tempo che ormai fu perché, ahimè, remoto.

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    1. Non li capiscono. Il che non giustifica del tutto il rinunciare a provarci. Ma non li capiscono, mancano i fondamentali, ovvero quel minimo di disciplina e curiosita' che predispone all'ascolto prolungato.

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  25. Aiuto. Tornato da poco a lavorare nella scuola statale come insegnante, vedo tutti i segni del sabotaggio ufficiale in corso. Una legge con un titolo non solo moralista ma anche dolciastro ed infantilista (vi ricordate le chiacchiere da bambini alle elementari? 'Ma com'è la nuova maestra, buona o cattiva?'). Prove INVALSI fatte apposta per mettere in ulteriore difficoltà scuole che già lavorano in condizioni e luoghi difficili, ma vittorianamente (le prove) motivate a selezionare le speci più meritorie di sopravvivenza.
    Alternanza scuola-lavoro fatta apposta per distrarre docenti,studenti e personale ATA dal loro studio e lavoro, nonché offrire un po' di manodopera gratis a chi sa approfittarne.
    Docenti-manager che passano l'anno a gestire progetti che sí, sono extracurriculari, ma che se non ci stanno i genitori storcono il naso. Cos'è ormai più una scuola superiore senza le sue certificazioni pomeridiane, quando lo scorso anno, per motivi, impegni e impedimenti indipendenti dalla mia volontà, mi sono trovato a fare circa la metà delle 99 ore di lezione annuali previste per quasi tutte le classi?
    Una categorizzazione degli studenti con etichette prefabbricate (DSA,BES), con cui da una parte si compatisce e si indulge in assolvimenti ed autoassolvimenti ('non vorrai mica dargli un votaccio? É un XYZ, mica puoi farlo'), dall'altro si maschera il sostanziale fallimento di politiche sociali e di sostegno alle famiglie, di cui la scuola non dovrebbe direttamente farsi carico.
    A fronte di questo l'ipocrisia organizzata del chiamare 'liceo' scuole dove i testi stanno diventando quanto già delineato da Stefano, ovvero colorati bignamini dove la corsa al ribasso nell'apprendimento é una tendenza consolidata.
    Scusate lo sfogo incoerente, se dovessi spiegare perché ancora sto lì uno dei motivi lo troverei, parzialmente, nella citazione da Aldous Huxley:
    'Round pegs in square holes tend to have dangerous thoughts about the social system and tend to infect others with their discontents.'

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  26. Soni una lavoratrice, dunque, a proposito della scuola superiore ridotta a quattro anni di cui penso tutto il male possibile in termini didattici, culturali, storici, esistenziali, psicologici, ideologici (di ideologia degli inventori e anche dei plauditori) e in tutti i possibili altri sensi, aggiungo:

    Insegnanti - e ce ne sono _ favorevoli?
    I volenterosi carnefici dei colleghi.

    Senza contare la bufala che attira molti studenti: la possibilità di trovare lavoro un anno prima.
    Nella realtà fuori dai Fogni: la possibilità di rimanere disoccupati un anno di più.

    E non son sicura di voler conoscere il parere di molti insegnanti, poiché davvero non mi fido.

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  27. Sono pienamente d'accordo che l'opera di distruzione del
    nostro sistema scolastico-in passato,pur con alcuni difetti,
    valido ed apprezzabile sia sul piano strettamente cognitivo
    che su quello educativo-sia stata iniziata dall'alto e
    gradualmente,ma inesorabilmente,portata avanti con delle
    riforme,che,spesso,si sono rivelate inutili o addirittura
    dannose e del tutto peggiorative,come l'ultima della cosiddetta"Buona Scuola".
    Le recenti assurde idee,poi,di"diseducare i ragazzi dallo studio individuale",di consentire l'uso di telefonini
    e smartphone per motivi didattici(di garantire praticamente
    a tutti gli alunni,sia nella scuola primaria(ex elementare)
    che nella secondaria di primo grado(ex media),la promozione
    per legge,dimostrano chiaramente che si vuole continuare a procedere su tale perniciosa strada,indebolendo sempre di più le capacità di leggere,scrivere e pensare in modo critico dei
    giovani,oltre che la loro motivazione e la loro facoltà di maturare, d'impegnarsi e di responsabilizzarsi.
    Ma forse non sbaglia chi pensa che tutto questo sia voluto e perseguito da chi detiene il potere:se infatti si è ignoranti e privi di capacità critiche,si è più facilmente manipolabili, manovrabili e controllabili.

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  28. Preghiera per i miei studenti

    Dammi degli studenti, Signore,
    che siano abbastanza forti
    da riconoscere le proprie debolezze
    ed abbastanza coraggiosi
    da affrontare i compiti a casa
    davanti alla consolle dei videogiochi.

    Dai loro la forza
    di rimettersi a studiare
    dopo un verifica sbagliata,
    così come la forza
    di continuare a prendere appunti
    dopo un bel voto.

    Dammi degli studenti, Signore,
    in cui i desideri per un cellulare nuovo
    non rimpiazzino la sete di conoscenza e la curiosità per il mondo,
    degli studenti che vogliano conoscerTi
    e sappiano scorgerTi nella Scienza,
    nella Chimica e nella Fisica.

    Fa’ che percorrano, Ti prego,
    non il sentiero dell’agiatezza e delle comodità,
    ma quello dello sforzo nello studio
    e della sfida vittoriosa verso le difficoltà.

    Insegna loro a tenersi preparati
    per la roulette delle interrogazioni,
    come pure a rispettare chi è interrogato,
    facendo il silenzio che vorrebbero per sé.

    Dammi degli studenti
    che abbiano un cuore puro
    ed un ideale elevato,
    degli studenti che sappiano dominarsi
    prima di voler prevaricare gli altri,
    degli studenti che sappiano ridere di se stessi
    e non dei compagni.

    Dona loro, Signore,
    la spensieratezza della loro età,
    e fai loro ammirare la bellezza della Storia,
    della Letteratura e del Diritto,
    e scorgere l'anelito dell'infinito
    nell'Algebra e nella Geometria.

    E dopo tutto questo, Signore,
    dai loro, Ti prego, il senso dell’umorismo,
    così che vivano la scuola con serietà,
    ma sappiano guardare noi insegnanti
    senza prenderci troppo sul serio.

    Dagli l'umiltà per raggiungere la vetta dell’autentica sapienza,
    per sondare le profondità oscure del proprio animo,
    e per assaporare la dolce consapevolezza
    della propria, e della nostra, immensa ignoranza.

    E allora io, suo docente,
    potrò mormorare:
    Non ho insegnato invano.




    Libero adattamento che ho fatto anni fa di “Preghiera per mio figlio” di Douglas MacArthur.

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  29. Da quando ho capito che i miei studenti sono vittime e non causa del loro male, entrare in aula è diventato come entrare in una corsia dove siano stati stipati malati ignari del significato dei loro sintomi: ma tu vedi chiaramente la loro malattia, sai cosa gli succederà e quel che perderanno, sai cosa li potrebbe curare, ma sai che non verranno aiutati, che moltissimi sono già persi e altri lo saranno.

    Gestisci la rabbia e la disperazione e provi comunque a dar loro una speranza, mostri l'esistenza del pensiero e qualcuno ancora risponde.

    Ogni classe è un campo di battaglia, la stessa di cui parliamo qui, nelle classi si avverte il tanfo della decomposizione sociale, il dolore, la disperazione, l'apatia; ci sono i kapo' che perseguitano i loro stessi figli con quel che il potere gli ordina (i libri multimediali, il cooperative learning, la didattica rovesciata, l'alternanza scuola-lavoro, i tablet, la rete di classe connessa ad internet, il manifesto della comunicazione non ostile, i crediti e i debiti, le mappe concettuali, le calcolatrici, la scomparsa del corsivo, le penne cancellabili, le classi pollaio ma con la televisione, i pennarelli delle lavagne sempre secchi, eccetera).

    Ma ogni tanto qualcuno t'incontra dopo anni, tu non lo riconosci ma lui ti ricorda benissimo e ti ripaga di quel che fai, ringraziandoti.













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    1. Idem.
      Buona battaglia anche a te.

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    2. Dove diavolo è finito il tasto Mi piace?!?

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  30. Oggi ho visto questa fotografia: https://twitter.com/alle_rond/status/909648736044937216

    E ho pensato a questo

    «Se fosse tutto pieno il mio dimando»,
    rispuos’io lui, «voi non sareste ancora
    de l’umana natura posto in bando; 81

    ché ’n la mente m’è fitta, e or m’accora,
    la cara e buona imagine paterna
    di voi quando nel mondo ad ora ad ora 84

    m’insegnavate come l’uom s’etterna:
    e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo
    convien che ne la mia lingua si scerna. 87

    Ciò che narrate di mio corso scrivo,
    e serbolo a chiosar con altro testo
    a donna che saprà, s’a lei arrivo. 90

    Tanto vogl’io che vi sia manifesto,
    pur che mia coscienza non mi garra,
    che a la Fortuna, come vuol, son presto. 93

    Non è nuova a li orecchi miei tal arra:
    però giri Fortuna la sua rota
    come le piace, e ’l villan la sua marra». 96

    Lo mio maestro allora in su la gota
    destra si volse in dietro, e riguardommi;
    poi disse: «Bene ascolta chi la nota». 99

    Né per tanto di men parlando vommi
    con ser Brunetto, e dimando chi sono
    li suoi compagni più noti e più sommi. 102

    Ed elli a me: «Saper d’alcuno è buono;
    de li altri fia laudabile tacerci,
    ché ’l tempo sarìa corto a tanto suono. 105

    In somma sappi che tutti fur cherci
    e litterati grandi e di gran fama,
    d’un peccato medesmo al mondo lerci...» 108

    Ogni giorno che passa, una in più di queste fotografie sui libri di scuola. Ora capisco cosa volesse dire Dante, la cara e buona immagine paterna della scuola dove ho imparato "come l'uomo s'etterna" la trovo nei miei ricordi, nelle versioni di Erodoto - e lì di geografia da sapere ce n'era - negli appunti di italiano... ovunque ho trovato un mondo da scoprire e, in tutti i sensi possibili, comprendere. E oggi ho un mondo da ricordare, da ricostruire e salvare. Difendere, soprattutto, dal tradimento dei suoi chierici.

    Questa foto è il simbolo della nostra introiezione del dileggio cui lo straniero ci ha sottoposto per secoli. Chi non ricorda l'infamante scherno "l'Italia è solo un'espressione geografica"? Pagine come questa renderanno sempre meno vivo questo ricordo, e meno pesante l'onta della dominazione straniera - che tanto poi la colpa sarà sempre della casta, della cricca...

    L'Infero e la Terra pulluleranno sempre di "cherci e litterati grandi e di gran fama, d’un peccato medesmo al mondo lerci" (perché Dante, perché fra i sodomiti metta gli insegnanti e i "litterati" ora lo vedete tutti), e fa parte della natura delle cose che sia così, non si ci deve compiangere né consolare. Un fatto però rimane: ad essi spetta l'Inferno. La memoria è la zavorra della nostra anima, il sapere e il ricordo non possono esserci mai cancellati del tutto. Essi sono dunque la base della nostra resistenza, non una scappatoia nostalgica come vogliono farci credere.

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    1. Ma quella foto è di un libro di testo attuale?!?

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  31. Oltre ad un esplicito programma dell'elite che ci ha governato, io attribuirei un concorso di colpa pure alle vittime.

    Ogni mattina all'entrata della prima elementare tutti i bimbi e i genitori fieri dello zaino "SJ", il più caro, con versione trolley - magari a ruote triple per salire gli scalini - scalini che poi non ci sono. E, come sappiamo, il 30% dei genitori sono disoccupati/scoraggiati/etc. È tutto lì - è tutto lì il fogno.

    E così, tra un conato e l'altro, mi viene spesso da pensare che il furto di ricchezza e futuro a danno della classe media sia inevitabile, sia garantito dalla natura della classe media, che tende ad attaccarsi ad uno stile di vita che non si potrebbe permettere, anche a costo di diseducare o cannibalizzare i figli. Insomma, non si ribellerà, sarà facilmente disciplinata dalla minaccia di privarla degli ultimi gadget.

    A questo serve la falsa retorica della possibile svalutazione. Vuol dire: vorrete voi essere privati dei prossimi telefonini con Virtual Reality?

    E così ogni tanto penso che sarebbe invece proprio salutare una svalutazione robusta. Dico anche dal punto di vista culturale - tanta
    merce spazzatura, o bisogni indotti, si troverebbero immediatamente fuori mercato. Un risveglio.

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  32. Nel lontano (e vicino) 1981 Bruno Bettelheim e Karen Zelan mostravano gli effetti catastrofici dell'ossessiva semplificazione dei libri di testo sull'apprendimento della lettura dei bambini e ragazzini americani, dipingendo una situazione terrificante di analfabetismo indotto dalla scuola. Fra l'altro individuavano chiaramente l'attenzione al "politically correct" come uno dei fattori rilevanti nel processo di espulsione di significato dai libri di testo. "On learning to read. The child's fascination with meaning", In Italia si trova edito da Feltrinelli: "Imparare a leggere. Come affascinare i bambini con le parole". Interessante lo slittamento di significato nella traduzione del titolo, giacché l'importanza del "meaning" sta al cuore delle osservazioni e delle considerazioni di Bettelheim & Zelan.

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  33. Dopo aver letto l' apprezzato intervento di Stefano ho esternato ad un' amica (mamma): "hai visto che blog di economia?"; leggendo i commenti di coloro impegnati quotidianamente nel, per me, necessario ruolo di educatori,è arrivata la conferma del luogo più sensibile all' attacco (e quindi di resistenza, citando Enzo Pennetta) al buon senso di orientare la convivenza civile alla consapevolezza e all' emancipazione da ogni forma di manipolazione e violenza, la scuola, in senso lato.
    Mal tollerando "certi" paternalismi che non suonano come atti d' amore disinteressati (forse esiste un altro termine più congruo), ho apprezzato l' intervento di andrea de pippo: pecco, come al solito, di eccesso di romanticismo, ne sono consapevole ed ho imparato negli anni a proteggermene, ma come dire: i nostri ragazzi hanno capito che il sistema scolastico è una presa per i fondelli, architettata da...e come...qui sarebbe il caso di stare ad ascoltare quali idee si sono fatti in merito, e sembrano adeguarsi all' ambiente proprio secondo i modelli a loro trasmessi negli ultimi decenni. Quando regge la famiglia, o un bravo professore o maestro (che forse va oltre il proprio compito per passione ed onestà intellettuale mettendoci del suo e rischiando senza protezioni), si rischia di innescare addirittura un eccesso di ingenuità, nel peggiore dei casi, o sana resistenza se siamo fortunati. Non riesco ad esprimere un pensiero che abbia un capo e una coda. In questo blog tutto si tiene. Qui la follia si emancipa dalle sue catene narcisistiche per realizzare lo spirito che l' ha forgiata: l' intelligenza e l' humanitas. Ci vuole molto coraggio, se non un "pizzico" di sana incoscienza.

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  34. Mi sto innamorando... insegno diritto come prof. a contratto da 5 anni in un corso di laurea triennale presso la facoltà di medicina (ora ha cambiato nome ma io mi sento uomo del secolo scorso). Mi rifiuto di usare le slide e resto attaccato al gessetto sulla lavagna. Trovo che insegnare diritto con le slide lo renda banale. Ho chiesto agli studenti cosa ne pensano: ad alcuni non piace, perché li obbliga a prendere appunti, ad altri piace, perché gli rende più facile prendere appunti. Io preferisco gli studenti che prendono appunti. Per altro lavoro gratis.
    Ultima nota: dopo la laurea in giurisprudenza, rendendomi conto che ero dalla parte ricevente di una solenne fregatura, ho deciso di studiare economia e da pochi anni ho conseguito una laurea triennale in economia (per di più: "europea"). Non ostante la laurea breve in economia, sono rimasto convinto che l'euro fosse una solenne fregatura. Da poco ho scoperto questo blog e credo di cominciare a capire, per questo devo ringraziare la mia triennale che mi ha messo almeno in condizione di apprendere. So di non sapere e più studio, più realizzo la vastità della mia ignoranza. Ringrazio il Prof. Bagnai per la fatica di tenere questo blog.

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  35. Che la sinistra si sia prestata e si presti a quest'opera di distruzione di quanto resta di una scuola mirante a formare cittadini capaci di pensiero critico e non semplici consumatori passivi di pseudo-cultura non mi stupisce. Mi sembra che questa sia la naturale conseguenza della sua scelta di sostituire la difesa del cittadino-lavoratore, consapevole che la sua individualità può trovare senso pieno solo nella comunità di cui fa parte, con quella del cittadino-consumatore, incapace di elevarsi ad un'unità più ampia della propria in quanto concentrato sul mero soddisfacimento dei propri bisogni individuali. Non è un caso che in un sistema del genere l'individuo diventi sempre più incapace di pensare, perché, infatti, in che cosa consiste il pensiero se non nella capacità, che solo l'uomo possiede in senso pieno, di ricondurre il particolare all'universale, la molteplicità all'unità, la propria individualità particolare all'insieme organico della polis che la ricomprende in sé senza annullarla? In quanto incapace di pensare l'universale, l'individuo atomizzato potrà al massimo protestare per rivendicare la difesa dei propri diritti e bisogni individuali qualora essi non vengano più soddistatti da un sistema sempre più incapace di sostenere i livelli di consumo del passato, ma non per fondare una polis in quano unità organica di individui liberi. Ciò implica a mio avviso che la crisi dell'Occidente sia in primo luogo una crisi spirituale, del pensiero, la quale poi ha riflessi in tutti gli ambiti, economico incluso, e che la riappropriazione della capacità di pensare in senso non-individualistico sia la conditio sine qua non per porre le basi del tanto agognato cambiamento.

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  36. Il sistema attuale mette al rogo i libri senza figure: dove e quando è già accaduto un episodio del genere?

    Una delle cose migliori di questo blog è che riesce a formalizzare una serie di sensazioni che percepivo da tempo a livello intuitivo, ma che non ero ancora riuscito a spiegarmi con le parole. La distruzione della scuola passa sia attraverso il rogo dei libri senza figure, sia attraverso la riduzione del tempo che gli studenti devono passare con l’insegnante, tramite alternanza scuola-lavoro, riduzione degli anni scolastici alle superiori ecc.
    Non sia mai che qualche studente venga indottrinato da qualche professore comunista e keynesiano sui vantaggi della flessibilità del cambio. No, l’apprendimento deve essere imparziale e non ideologizzato, quindi lo studente deve essere istruito da una macchina affinché egli stesso diventi una macchina, flessibile e multiuso, un anonimo automa prodotto in serie uguale a tanti altri.

    Uno studente che per la prima volta si approccia ad un libro senza figure, potrebbe avere difficoltà a costruire i propri riassunti, schemi, mappe concettuali, ad individuare i concetti chiave e le relazioni che li legano. Serve quindi la frequentazione di un insegnante con il quale confrontarsi, al quale esprimere i propri dubbi non solo attinenti alla materia studiata.
    La frequentazione dell’insegnante è fondamentale per capire come ha fatto quest’ultimo a memorizzare e capire il libro senza figure, quali percorsi ha seguito la sua mente e se sia opportuno per lo studente seguire gli stessi percorsi mentali, se sia preferibile per lo studente sincronizzare la propria rete neurale con quella dell’insegnante oppure, data la diversità fra gli individui, percorrere una strada diversa.
    Frequentando un educatore inevitabilmente si entra in contatto con il suo vissuto, per capire cosa lo ha spinto a scegliere quella disciplina, quale episodio, quale scintilla ha fatto nascere in quell’individuo l’amore per quella materia.
    Siamo fatti di passioni, nonostante cerchino ogni giorno di trasformarci in automi.
    Ho avuto degli insegnanti che non dimenticherò mai, persone che ti provocavano in continuazione, persone capaci di scendere dalla cattedra e sedersi fra i banchi, persone che quando ti interrogavano non gli bastava sentire i concetti inerenti la loro disciplina ma volevano anche sapere se avevi carattere e sangue nelle vene.
    Il torto più grande fatto alla scuola è avergli tolto il tempo: il tempo per incontrarsi, per discutere e per maturare. Fosse per me le scuole le terrei aperte anche di notte.

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    1. Al terzo anno di università, (parlo di una quarantina d'anni fa) il docente di Arredamento, introducendo le lezioni dell'anno, espone il suo punto di vista sull'università di massa; tra i diversi punti che affronta, uno mi è rimasto impresso: "mancata erotizzazione del rapporto docente-discente"... oggi capisco meglio di allora, cosa intendeva dire.

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    2. @Giorgio Bertani
      Suppongo che la "mancata erotizzazione del rapporto docente-discente" sia riferita all’eros paedagogos descritto da Platone: l'amore psichico e spirituale dell'adulto verso il giovane discepolo da lui educato e formato, il piacere legato al dono che argina il piacere legato al potere che l’educatore può esercitare.

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  37. La china della discesa nell'orrido è iniziata da tempo. Cosa vi aspettate da una scuola da sempre bacino d raccolta voti di docenti pidioti? Un ministro senza neanche un diploma: credo sia degno di citazione nel Guinness dei record. Ora vi rendo edotti di un assurdo del ns sistema di pubblica (d)istruzione tanto poco noto quanto gravissimo e sintomatico della progettazione accurata di questo processo di disalfabetizzazione alla riflessione ed allo sforzo dello studio. Lo sapete quale è la punizione per un insegnante di ruolo che decida di prendere il dottorato? Magari perché in 20 anni ha sempre continuato a studiare e fatto sperimentazioni didattiche.... Cancellazione definitiva di tutto il punteggio di continuità su sede e scuola e relegazione in pole position come primo perdente posto. Ad majora

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  38. Quanto scritto sopra nell'articolo e nei relativi commenti non fa che confermare quanto avevo percepito autonomamaente. Come padre di una giovane studentessa all'ultimo anno di università, ne ho seguito tutta la carriera scolastica, sempre resa abbastanza fatcosa dalla difficoltà manifestata da mia figlia nel capire, ricordare ed esporre quanto veniva esposto nei testi scolastici. All'università il disagio è sembrato addirittura crescente, e il motivo continuava a sfuggirmi, se si eccettua il fatto che mia figlia, come i suoi compagni, al di là dei testi proposti dalla scuolauniversità, non si dedicava per nulla alla lettura di libri, romanzi o similari. Ma poi, guardando meglio i testi forniti dai professori, mi sono reso conto del vero problema. La didattica tende a esprimersi in linguaggio .ppt, o Power Point. Lo studente riceve centinaia di pagine di slides, nelle quali viene esposto, tipicamente con il linguaggio schematico .ppt, il pensiero del professore. Ecco che si materializza attraverso questo strumento, in altri contesti molto utile, la sintesi del pensiero professorale che poi va appresa e riprodotta in sede di esame (tipicamente a crocette o a svolgiment di brevi temi scritti) per poter conseguire l'agognato punteggio o credito formativo. Ma così il ragionamento, il pensiero critico, vengono letteralmente resi superflui ed inutili orpelli da non esercitare, perchè l'aspettativa del professore è che si rispetti il contenuto delle slide inserite nel network dell'Università. Non c'è da meravigliarsi troppo se il prodotto delle nostre Università sarà un sapere sempre più striminzito e adagiato su concetti standardizzati e schematici. Un pò come gli OGM insomma. Stiamo creando una generazione robotica coltivata in vitro per potersi più facilmente inserire in un processo produttivo già organizzato? In questo contesto anche l'ultima ideona di usare lo smart come strument didattico, assume paradossalmente una propria diabolica coerenza.

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  39. sotto altro lato , parlando con mio figlio più piccolo , che frequenta la seconda liceo scientifico, e a parte la simpatica questione dell'insegnate di ruolo di matematica e fisica che è di là da venire ( parliamo appunto si badi di uno scientifico ) e non si sa quando verrà ( ora manco un supplente c'è ma tante ore in più di italiano e latino ), risulta, ed è quello che anche e più preoccupa e deprime , che le menti dei suoi compagni di classe sono quasi se non tutte prone e prostrate dalla propaganda del fogno di merda

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  40. Caro Professore,

    sono un ingengngngiere che vive e lavora nella città di John Maynard Keynes. Parlando con colleghi britannici, francesi, polacchi, spagnoli e svedesi sembra che lo smantellamento dell'istruzione sia una tendenza generale che viene portata avanti con decisione un po' in tutti i Paesi europei. Gli elementi in comune sono: ridurre l'orario scolastico, ridurre il numero di giorni a scuola, eliminare i compiti a casa (!), promuovere tutti sia a scuola che all'università. In poche parole: creare un paese in cui "il giovedì non si fa scuola, e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica".

    Sono l'unico a cui torna in mente Pinocchio? L'omino di burro conduce Lucignolo e gli altri fanciulli al paese dei balocchi per tramutarli in asini: bestie da soma, lavoratori non qualificati atti soltanto a svolgere mansioni manuali, da piazzare a basso costo sul mercato del lavoro per assicurarsi una lauta quota di profitto.

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  41. When we grew up and went to school
    There were certain teachers who would
    Hurt the children any way they could
    By pouring their derision
    Upon anything we did
    And exposing every weakness
    However carefully hidden by the kids
    But in the town it was well known
    When they got home at night, their fat and
    Psycopathic wives would thrash them
    Within inches of their lives


    We don't need no education
    We don't need no thought control
    No dark sarcasm in the classroom
    Teachers leave the kids alone
    Hey teacher leave us kids alone
    All in all it's just another brick in the wall
    All in all you're just another brick in the wall (two times)


    “Wrong! Do it again!”
    “If you don't eat yer meat, you can't have any pudding!How can you have any pudding if you don't eat yer meat?!”“You! Yes! You behind the bikesheds! Stand still, laddie!”


    Mi ritrovo molto in questa storia di Roger Waters, ho avuto come tutti, in quel periodo, esperienze analoghe ma da quelle esperienze comunque ne è uscito fuori un genio.
    Dalle elementari all' università, era difficile mantenere l' equilibrio tra un po' di anarchia e l' impegno nello studio, il rigore nell' esame era un fatto accettato e ritenuto duro ma positivo, contestualmente era naturale acquisire una capacità di scegliere in modo personale e libero e di conquistare la nostra autonomia.
    Molti di noi lavoravono e studiavano, io lo facevo, anzi ero obbligato a farlo dai miei genitori che avevano una attività commerciale e produttiva e debbo dire mi è servito, è servito per avere un sano rapporto con la pratica del lavoro e con il gioco del dovere e della premialità.
    Ho preteso entro i limiti che mi erano consentiti dal clima generale, che mio figlio fosse impegnato nello studio; ho sperimentato da rappresentante dei genitori nella scuola superiore, che la stessa attenzione che io avevo nel seguirlo anche se in modo non ossessivo ma con controlli discreti a campione, era un fatto raro, nella maggior parte deicasi, i ragazzi venivano lasciati senza alcun controllo, spesso per gravi carenze culturali all' interno della famiglia e ancor più spesso per menefreghismo.
    Non seguo molto le vicende del comparto scuola da anni, in maniera diretta; ho seguito un po' il curriculum universitario di mio figlio e credo che la segmentazione delle materie sia stato un fatto negativo da molti punti di vista, soprattutto per gli studenti.
    Credo anche che l' insegnamento debba essere soprattutto un fatto di passione, passione da parte dell' insegnante che deve trasmettere questa passione agli studenti; la passione però deve essere assolutamente accompagnata da infrastrutture e servizi almeno minimali in termine di benessere logistico e di confort retributivo e contestualmente di condizioni di agibilità di lavoro in ambiente stimolante e positivo sotto il profilo della premialità.
    Credo che la situazione sia ormai a livelli di degrado spaventoso, come in tutti i comparti del settore pubblico e la causa è sempre la stessa; questo maledetto vincolo esterno.
    Anche nel pubblico, parlo del territorio, della sanità, della scuola etc. in tutti gli aspetti che riguardano singolarmente i vari comparti, ormai siamo tornati indietro di anni, come nell' economia anche se la percezione non è così evidente perchè mancano dei parametri di controllo così evidenti, come ad esempio il PIL o il tasso di dsoccupazione o la produzione industriale su cui fare delle analisi oggettive e scientifiche, ma i danni sulle generazioni attuali e soprattutto quelle future, per la scuola, gridano vendetta e questo deve sempre guidare le nostre coscienze nella consapevolezza di non fare mai sconti e scendere a patti con chi negli ultimi 40 anni ci ha condotto a questo sfacelo.

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  42. Ho tre figli. Ma ho anche insegnato. Quindi ne ho visti anch'io di testi. Che dire? Sono arci d'accordo su tutto. Sulle critiche agli eccessi di analisi matematica laddove è palesemente inopportuna; sulla marea di propaganda che inizia a "battere" dai banchi delle elementari e non si stanca di farlo neanche ai livelli accademici (in economia in particolare, i cui testi di economia politica hanno azzerato ogni accenno alla storia del pensiero economico - a partire dalla "legge di Say" fino a mascherare e stravolgere quello di Keynes al solo scopo di trasformare l'epiteto "keynesiano" in una etichetta ad uso meramente dispregiativo);sulla infarcitura di schemetti e colori che infestano, non già i libri di storia, ma persino quelli di analisi matematica che avrebbero invece più bisogno di essere scritti come si deve, anziché ricorrere al linguaggio ermetico che manco la vergine Pythía, solo per far calare dall'alto una sorta di venerazione. Tutto cosi si risolve in sforzi mnemonici e meccanicistici, senza quel po' di interiorizzazione che è lo strumento fondamentale per poter e saper: pensare.

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  43. OT: vorrei fare i complimenti al Prof. per i risultati del MIA 2017 anche se non è arrivato primo. A vedere i risultati direi che quest'anno è stata la "scienza" (e relativa sotto-categoria vaccini) a catturare l'attenzione.

    Vorrei poi sempre e comunque ringraziare infinitamente il già menzionato Prof. per l'impegno e per tutte le cose che, direttamente o indirettamente, ci sta insegnando. Un ringraziamento va anche agli utenti di questo blog che continuano a dare spunti di riflessione importanti e che fanno il possibile per portare a bordo più gente possibile.

    Onestamente però se guardo i risultati nel loro complesso e penso all'attacco alla scuola, sanità, tutele del lavoro, etc., in atto, non mi sento molto ottimista sul futuro...

    RispondiElimina
  44. Caro Prof, cari Goofynomici.

    Emmammamìa, che levata di scudi.
    Tutti contro le povere figure che infestano i testi dei nostri teneri virgulti che poi manco le guardano bene ste orribili icone.
    Ho visto, in quasi trent'anni di oscuro lavoro, centinaia di manoscritti antichi, magnificamente illustrati, Bibbie, Trattati di Giurisprudenza, manuali di Medicina, non bruscolini. Che sarebbe Encyclopédie senza i disegni? Come potrebbe essere descritto il mondo solo a parole? Immaginate una lezione di Storia dell'Arte senza poter vedere le opere.
    Eddài, su.

    RispondiElimina
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    1. Credo che tu non sappia di cosa parli. Il mondo è stato creato a parole (en arche o logos), quindi può evidentemente essere descritto a parole. Immagina studiare storia dell'arte solo sui libri senza entrare mai in un museo? Che razza di esempio è? Se tu vuoi lasciare che gli altri interpretino il mondo per te, fallo pure. Pecora si nasce.

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    2. Professor Bagnai, PROPRIO LEI NON PUÒ COMMETTERE UN ERRORE SIMILE.

      Non sa assolutamente di che cosa parla, sono esterrefatto e profondamente deluso, mi metterei a piangere :(


      Il mondo non è assolutamente stato creato a parole ma grazie al suono di un ORGANO A CANNE COSMICO DOTATO DI BEN SEI REGISTRI, come ha sapientemente illustrato Athanasius Kircher nel suo Musurgia Universalis, volume 2, pagina 366, nell'illustrazione intitolata "HARMONIA NASCENTIS MUNDI".


      Ma siccome IO sono un giovane insegnante di scuola superiore dotato di infinita pazienza, che tiene molto all'erotizzazione del rapporto docente-studente di cui sopra, EGO LA ABSOLVO e provvederò a spedirle al più presto una stampa su tela di tale preziosissima illustrazione a colori che ho rubato dagli archivi informatici dell'University of Glasgow, appositamente per lei.


      Aspettavo soltanto il suo passo falso, che finalmente è arrivato. Grazie :)

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    3. Caro Prof. e cari Goofynomici.

      Grande!
      Per un momento mi sono immaginato pecora (Merino) cieca! Libera finalmente dallo shock visivo del dopo tosatura.

      Un caro abbraccio a lei e a tutti voi.

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    4. " Il mondo è stato creato a parole (en arche o logos), quindi può evidentemente essere descritto a parole"
      si tanti auguri. Prendiamo l'esempio della "omofonia", cosa non frequentissima in italiano, ma più frequente in altre lingue. La stessa parola, stessa pronuncia, ha significati diversi in contesti diversi. Il contesto può essere dato da altre parole. Ma questa è la parte facile. Ma tutto ciò che è sottinteso nel contesto culturale di chi scrive quella parola è realmente trasmissibile a parole? si può descrivere cosa si intendeva 2000 anni fa con felicità, povertà, uomo, donna solo a parole? neanche traducendo in un'altra lingua moderna si può fare una cosa del genere. Inevitabilmente ci aggiungi o togli delle cose durante la traduzione. Figurarsi tradurre i propri pensieri in parole. Bisogna essere di cerebro completamente "uditivo" per affermare una cosa del genere. E gli uditivi li freghi chiedendogli di descriverti la musica, capendo di non avere le parole, ci pensano..., a parole....
      Che "Il mondo fu creato a parole" non ci crede nessuno nel 2017, ma è un marker ben definito.

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    5. Andrea, ti prego: stai dicendo a Mike Tyson che sua sorella è di facili costumi: perché vuoi farti del male?

      Mentre sali in cattedra, giovane pivello, permettimi di farti notare, banalmente, che quanto dici del contesto culturale si applica ugualmente a tutte le forme di comunicazione, e, su un altro piano, che chi ha fatto le scuole alte (quindi, evidentemente, non tu) sa cosa si intendeva 2000 anni fa con amore, perché usa le parole di Saffo e di Catullo (per dire). La tua radicale sfiducia nella capacità di tradurre in parole il proprio pensiero ti accredita come persona dotata di elevata capacità di introspezione. Ma, credimi: lascia perdere...

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    6. Spero che Savatorelli (così mi risulta dal tracking online) le abbia consegnato la stampa che le ho inviato al dipartimento di Economia a Pescara, così come le avevo promesso. Sa, con la coruzzzzione dilagante potrebbe essere finita in mani sbagliate... :D

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  45. Mi pare questo come quando si inizia ad usare un nuovo strumento e ci si dimentica delle qualità dei vecchi. In informatica capita spesso che le tecnologie, per quanto innovative e valide, diventino mode, così che in tanti le usino solo perché "le così ora si fanno così", dimenticandosi dell'importanza di una valutazione critica sull'applicabilità di queste tecnologie nei problemi che si vuole risolvere, e trascurando di tenere in considerazione le qualità delle precedenti tecnologie solo perché "vecchie".

    Dal mio punto di vista, magari non condiviso da molti qui, non c'è un vero conflitto tra nuovi strumenti didattici e vecchi. Il conflitto sta in chi lo crea. Non è che per sfruttare ANCHE le facoltà visive bisogna smettere di usare quelle verbali e mnemoniche. Una mappa mentale (un bel disegno colorato con tanti nomi che rappresentano concetti collegati graziosamente da linee colorate...) è un modo per organizzare le proprie idee, forse per chiarirsele (nel momento in cui la fai). Ma non esclude la necessità che i concetti ti vengano spiegati. Ne tantomeno nega le qualità della conoscenza scritta e del ragionamento.

    Se poi nel voler spiegare e ragionare sui concetti ci si concentra solo sui colori perché è di moda...

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  46. Son di quelle che a scuola entrano per tramite di progetti (nel mio caso, etologia in ambiente urbano).
    Ho ripensato a quante ne ho sentite negli ultimi 11 anni almeno, saltando dalla scuola elementare fino all'educazione degli adulti. Passando per gli altri gradi.
    Ho nove vite come i gatti e sono affetta da personalità multipla (Alessandra, Cassandra, Obli).
    Una la vuole calda l'altra fredda, quell'altra ancora lasciamo perdere, quindi bando alla malinconia.
    Ci siamo invece messe daccordo su una poesia (in stile haiku) che scaturì dopo un'uscita di osservazione in campo aperto. L'autore un bambino di 9 anni che allora avevo in classe (adesso è alle superiori).

    "Come pennacchio
    sul tetto della casa
    solo se ne sta"

    ma non finiva così, rimaneva un poco in silenzio e poi esclamava,

    "Piccione".

    (Alessandra/Cassandra da Firenze. Che Darwin mi dia la forza. A tutti noi)

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  47. il discorso delle "figure" è ovviamente simbolico!
    il punto è (ed ho visto la differenza tra la mia università, quella di Catania di 20 anni fa e quella odierna visto che ho appena conseguito un master) che non esiste più la fatidica domanda: "quindi?"
    i miei tempi (20 anni fa), la mia università insomma era caratterizzata da 2mila quindi che dovevano farti arrivare alla soluzione.

    Il problema non è usare le figure ma FARSELE!
    Ricordo un racconto di Richard Feynman che aveva una conferenza in un luogo vicino casa dei suoi.
    E il primo giorno ne uscì frustrato perché non aveva capito un'accidenti (parliamo di Feynman!!!!!!!!!!!!!!!!).
    La madre (non andò quindi in albergo) vedendolo abbattuto gli ricordò il suo metodo ovvero quello di risolvere la questione come se ci stesse lavorando lui.
    Ovviamente in una notte risolse la questione (era Richard Feynamn!!!).

    Qui, in questa nuova era, siamo ai quiz con domande e risposte pre-configurate.. ma di cosa parliamo?

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  48. Qualche giorno fa, a scuola, parlavo con una collega di "competenze". Prima, per diventare "competente",un lavoratore aveva bisogno di anni di formazione e di esperienze specifiche sul campo. Ora il lavoratore è "competente" se riesce a riciclarsi in una società dove il lavoro scarseggia e dove dovrà, si intuisce, "imparare ad imparare" a...sopravvivere.

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  49. è tutto un chi ce l'ha più sovrano. Molto triste assistere a questa cover dell'atomismo puristico, tanto caro alla sx.

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