giovedì 28 settembre 2017

Il processo alla sinistra

Questa la requisitoria del pubblico ministero Sergio Cesaratto, nella quale c'è tutto quello che ci avrei messo io, con una cosa in più: la voglia, che non ho più, di ripetere verità tanto amare per chi le pronuncia quanto, ahimè, inutili per quelli cui si rivolgono.

Giudice è la Storia.

La condanna è la morte (della sinistra), e il boia è la sinistra stessa.

Non ho altro da aggiungere.

65 commenti:

  1. Occhio che durano un mese gli audio di radio Radicale
    Va salvato e caricato su un server

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è il link dove si trova il testo di Cesaratto
      http://politicaeconomiablog.blogspot.it/2017/09/intellettuali-e-sinistra-un-intervento.html?spref=fb&m=1

      Elimina
    2. Scusa la mia ignoranza tecnologica, come si fa a salvarlo? Non è possibile inserirlo anche su youtube?

      Elimina
    3. @Simone, se vuoi salvare l'audio usa questo
      http://pasty.link/

      Elimina
  2. Bellissimo quel momento in cui cita Berlinguer... e tutti applaudono!!!

    RispondiElimina
  3. Alberto il video di cui hai messo il link dura 6 ore. Cesaratto è all'inizio della seconda parte. In preda a un attacco di masochismo ho guardato ben quattro ore di dibattito...
    Cesaratto è stato superlativo. Il suo intervento qualche anima pia l'ha già estratto e messo sul tubo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro: problema tuo. Il link a me parte dall'intervento di Sergio.

      Elimina
    2. Sul blog c'è il testo dell'intervento. Rapido a leggersi, silenzioso e discreto, senza figure.
      Quanto alla registrazione, Stirati e D'Antoni meritano, sul resto, Mr. "È difficile" in primis, velo, o parquet.

      Elimina
  4. La sinistra ha venduto l'anima al diavolo . Fino a quando la sinistra resterà avvinta in questo abbraccio mortale, la politica occidentale vedrà il duello, sempre più serrato e conflittuale, tra due destre: quelle emanazione del Grande Capitale e quelle anti-sistema.

    RispondiElimina
  5. È il momento del dramma per la sinistra italiana: scoprirsi nazionale, o sparire nell'indifferenza di tutti.

    RispondiElimina
  6. Tutto giusto e tutto stranoto. Tuttavia il vecchio e mai superato problema del "che fare" rimane. Che facciamo Prof. ognuno per sé e Dio per tutti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Studiare, propagandare, organizzare. Il lento indefesso lavoro dell'agitatore bolscevico. E non sto ironizzando.
      Con tutti gli adeguamenti del caso, da Vladimir Ilic in qua tocca tener conto di radio, televisione, web, social media, ecc. ecc.

      Oltre ai "politici" d'antan, esistono altre realta', come il piccolo gruppo di leninisti genovesi e savonesi al lavoro dal dopoguerra, coi quali occorrerebbe magari dibattere e chiarire un paio di cosette su monetarismo, inflazione, classe operaia europea, internazionalismo, ma coi quali un confronto, un dibattito ed eventualmente un azione non mi paiono impossibili, perlomeno non sono mai stati complici, anzi, le critiche all' "opportunismo" storico dal PCI togliattiano fino ai giorni nostri sono innumerevoli e partono da tempi non sospetti: fine anni '50 primi anni '60, e non si sono mai, dico mai, sedate.

      PS.: non sono un militante di Lotta Comunista, ma sincero simpatizzante si'. Forse perche' ancora mi commuovo davanti ai puri di cuore ed intelletto, e ammiro il loro attivismo militante.
      PPSS: la loro piattaforma per il rinnovo contrattuale benche' minoritaria in FIOM nazionale (aumenti salariali a pioggia, riduzione orario di lavoro, ripristino garanzie art. 18), ha avuto la maggioranza a Genova e provincia, segno che non si tratta solo di un pugno di fanatici "bambini di Lenin". Pure i bolscevichi storici erano solo un pugno di militanti fanatici all'inizio del primo conflitto mondiale...

      Elimina
    2. Riunire le persone oneste? Siamo in molti a non poterne più.

      Elimina
    3. È l'ora di fare un partito.
      Come sigla vedere bene FeP, ovvero Famo er Partito.

      Elimina
    4. Vorrei ricordare che Lotta Comunista, in particolare quella ligure, a denominazione di origine protetta, era per il SI al referendum costituzionale perché avrebbe introdotto norme più stringenti in tema di sicurezza del lavoro su tutto il territorio nazionale. E i cavilli sulle nomine senatoriali, il rischio di deriva autoritaria e le beghe parlamentari non sono temi che notoriamente appassionano i simpatici marxisti.

      Elimina
    5. Si', il lavoro dei militanti di base è duro, ingrato e commovente. Lotta comunista me la trovo davanti un paio di volte a settimana quando esco di casa. Il giornale contiene pure delle analisi molto dure nei confronti della UE, ma la parola euro proprio non riescono a dirla. Per quel che vale gli ho dato quella che è ormai la mia risposta standard a chiunque venga a fare la questua: possono scordarsi i miei centesimi finché non ci ripensano. Magari a Genova sarà diverso, ma temo di no.

      Il problema con loro, come con i trotzkisti (anche se questi li incontro in Francia) è che non riusciranno mai a accettare l'idea che Keynes potesse non dico avere ragione, ma garantire condizioni di lotta (che resta comunque il loro orizzonte) migliori.

      Una buona parte della cecità della sinistra non partitica davanti alla questione dell'euro viene da li' e non ce la si scolla perché per loro significa smarrire completamente la propria identità. Piuttosto accettano il quadro interpretativo del nemico "il debito pubblico!" "l'inflazione!", fino a cadere nel ridicolo. Ma Keynes, giammai: e arrivano a una tale ottusa sordità che sarebbero disposti a farci crepare tutti quanti pur di non smentirsi. Ancora più ottusamente costoro credono di trovarsi di fronte all'agonia del capitalismo anziché al suo naturale estrinsecarsi. Con buona pace della valutazione del contesto.
      Il loro nemico, in una curiosa saldatura con l'idea del loro peggiore nemico storico, restano sempre e comunque "le socialdemocrazie". Un cortocircuito patetico favorevolissimo al nemico attuale che è l'EUroliberismo. Rizzo è dal canto suo uno dei pochi che denuncia l'euro da sempre, ma anche lui oltre quello non va.
      Ovunque ti giri c'è da strapparsi i capelli, mentre ci accorciano la speranza di vita.

      Elimina
    6. @Pellegrina

      Keynes è storicamente un problema per la sinistra latamente marxista: era un liberale, sui generis, ma un liberale. Il discorso sarebbe complesso e dovrebbe essere articolato in maniera opportuna. Un compito che non sono in grado di affrontare

      Elimina
    7. Ce ne andiamo tutti a suonare col Prof.
      Famo lo spartito

      Elimina
    8. @Pellegrina

      A Genova non è diverso.

      E osanna agli immigrati.


      Ho ridotta nel tempo la quota d'acquisto giornale per alcuni motivi in successione e poi in cumulo:

      1) mi trovavo sulla linea solo per metà;

      2) poi, il silenzio sulla questione € liquidata con "L'€ è un prodotto del capitalismo" (ma va la', diranno i miei grandi lettori).
      Ciò dopo aver meditato sul blog, anche se non immediatamente.

      3) In ultimo, immigrati-panacea.

      Sono andata avanti per riduzioni successive, rimanendo comunque (piccola) sostenitrice a causa della forte presenza, nonché azione sindacale (militanti in CGIL) anche quando gli altri latitano, compreso il grosso di quel sindacato stesso.

      Molto forti nella realtà locale, ma privi di articolazione sul tema specifico, quindi meno forti rispetto a quanto sarebbero.

      La mia idea grezza è che non si occupino di € perché non ne ha parlato Marx, e non scherzo.

      La posizione sul referendum, di cui all'epoca nulla mi era stato detto, mi tenta a tagliare del tutto.
      Nel frattempo mi sono guadagnata sul campo, cioè in vivace scambio di idee sulla porta, della razzista e della nazionalista, non ricordo in quale ordine.
      Cosa che non mi è risultata di turbamento.

      Ogni tanto,qui, ho data notizia dei vari passaggi come in un diario di bordo.
      Per il futuro, resto in attesa.


      Elimina
    9. @Celso: neanche io e quindi non ci provo nemmeno. Parlavo piuttosto di come costoro approcciano l'idea di politiche keynesiane in generale. Il danno che questi fanno, oggi, pure a sé stessi, deriva dall'incapacità totale di valutazione del contesto, in primis delle proprie forze, il che è doppiamente grave. Sono lunari. Poi magari si apprestano a celebrare l'ottobre...

      Elimina
    10. Perché quelli di Lotta Comunista ce l'hanno con la socialdemocrazia?

      Perché non è il "tanto peggio, tanto meglio" di cui hanno bisogno psicologico per reputare necessaria e valorosa la loro azione.
      Come aspirare ad almeno Principe del Male (non il Male, giornale satirico, qualcuno lo ricorda?) per misurarsi, altrimenti non si è bravi abbastanza.

      Il che prescinde dalla considerazione che peggio è, moltissimi peggio soffrono e rovinano, come è già stato e come si continua a vedere.
      Deve andare così, andrà così perché "l'ha detto Marx", per esempio a proposito della rovina dei piccoli produttori e negozianti di cui parlai sulla porta con un peraltro comunicativo e simpatico giovane.
      Ciò accade perché (v. sopra) e alla luce di.

      Presenti ai lavoratori non solo con la manifestazione del Primo Maggio, da tempo scomparsa dall'"agenda" (sic) di partiti e partitini, ma una parolina impronunciata li divide dalla realtà.








      Elimina
    11. @Adriana: mi sono presa solo dell'inflazionista. D'altra parte dell'immigrazione, su cui Cesaratto ha in questa occasione scritto parole definitive, evito il più possibile di parlare. Prevale in merito un'esaltazione delle più noiose, letale per qualsiasi ragionamento serio, quindi risolutivo, tra chi si sente rassicurato con poco (fuori i negher da casa mia) e chi si sente potente con ancora meno (contro le frontiere dell'occidente consumista e imperialista facciamo spazio all'infelice). Per la "sinistra" come per la destra Ius soli e amenità del genere sono un rumoroso diversivo elettorale con poca spesa tanta resa, poiché giuridicamente rappresentano un falso problema, peraltro ben descritto da 48.

      Lotta monetarista, verrebbe da dire. Quanto alle posizioni sorprendentemente filoue ce ne sono anche in Francia sempre in gruppi di dimensioni microbiche per di più attraversati da scissioni e psicodrammi vari. L'importante sembra essere fare una gran confusione.

      Mi piacerebbe conoscere il pensiero marxista a un livello tale da poter affermare che non abbia mai affrontato situazioni del genere (deflazione indotta per annientare le rivendicazioni salariali); in ogni caso un rivoluzionario dovrebbe saper valutare la situazione in cui opera e questi preferiscono non farlo.

      In Francia ad esempio moltissimi sono dipendenti pubblici e sindacalisti: come non riescano a comprendere che il crollo del servizio pubblico peserà moltissimo sulla stessa possibilità di fare militanza rimane la più lampante manifestazione della loro assoluta idiozia.

      Purtroppo rebus sic stantibus s'impone la triste ma inevitabile conclusione che ne abbiamo già parlato abbastanza.

      Elimina
    12. Direi di sì, anche perché tutto quello che c'era da dire era stato già detto due anni fa.

      Elimina
  7. Anche la relazione di Michele Prospero mi è sembrata utile per capire la desovranizzazione dello Stato democratico sia verso l'estero ,con la moneta unica,sia verso l' interno con l' uso della sussidiarietà per ridurre i diritti in merce e i cittadini ,il popolo,in consumatori e trasformare lo stato gestore in stato regolatore (la sintesi del libro di Majone l' ho trovata qua http://tempofertile.blogspot.it/2016/07/a-la-spina-g-majone-lo-stato-regolatore.html)ma come sapete viaggio o con i "bignami" o con i libri"figurati"

    RispondiElimina
  8. Il prof. Cesaratto va fatto Santo subito,per la pazienza che ha messo sopportando le chiacchiere dei politicanti " gnomi de passaggio",

    RispondiElimina
  9. Magnifico. Anche nella sua forza vedo, però, un po' di rassegnazione. Convincere quest Asinistra è arduo.
    Ed io sono sempre più amareggiato.
    Finirà male.

    RispondiElimina
  10. Impressionante il fatto che Cesaratto abbia condensato tutto ciò che da anni ci diciamo senza un grafico, senza un numero (tranne il 3 di target).
    Un intervento tutto politico che rende chiarissimo il fatto che la politica, come esercizio del governo di uno stato, ha ceduto il passo al mercantilismo ordoliberistico specifico della Germania ed alla dittatura del vincolismo monetario. Impressionante la definizione "Il caso greco dimostra che la resilienza dei popoli è infinita" l' unica cosa su cui non concordo completamente, ovvero ad un certo punto la scienza dei materiali dimostra che esiste una energia d' urto che rompe la provetta.

    E qui direi che se è vero questo ultimo fatto, ovvero che la resistenza dei popoli ha un limite e se è vero che la sinistra ha rinunciato a svolgere l' esercizio della politica, dato che gli spazi vuoti verranno inesorabilmente riempiti da qualcos' altro, le conseguenze mi appaiono chiare. Ci troveremo davanti a ciò che molti hanno paventato, guerre civili e guerre tra nazioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Torneremo ad un clima anni '70, con la differenza che stavolta non c'è alternativa, mentre all'epoca c'era il comunismo a fare da collante.

      Elimina
    2. @Thetic2
      Come fase intermedia credo che sia inevitabile; ma con ancora maggiore confusione sulle responsabilità nazionali ed internazionali anche perchè la situazione internazionale è più confusa e i movimenti autonomisti seriamente secessionisti, arriveranno presto anche in Italia.
      Ma la politica italiana parla di rilancio europeo al guinzaglio di Francia e Germania con Macron in calo di consensi e Merkel mai così debole; la stoltezza e la cecità la fanno da padrone, le prossime elezioni politiche, saranno drammatiche!

      Elimina
  11. E' possibile avere il trascritto del discorso? Sarebbe importante salvarlo.

    RispondiElimina
  12. Che mazzolate.
    Decisamente neppure lui ha peli sulla lingua e immagino il rancore ha provocato ai personaggi citati, non certo prodighi di autocritica.
    Non vedranno certo come positivo l'intervento di un intellettuale che, con lucidità, chiede rispetto, per il nostro paese, per i suoi cittadini e per il ruolo che deve avere un progetto di sinistra.
    Ho detto di sinistra, parte che non è mai stata la mia, ma che riconosco sempre di più come indispensabile per una società civile e la cui assenza, nelle organizzazioni partito, è una tremenda responsabilità di chi dentro lì non prende posizione contro Euro e UE, irreversibilmente liberiste.
    Le conseguenze le ha predette lei anni fa.
    AfD, forza liberista, è una di queste.
    Senza sinistra succede.

    RispondiElimina
  13. Se avete poco tempo c'è un efficace e concisa sintesi dell'ottimo Fusaro qui (dal minuto 38 al minuto 42):
    http://www.la7.it/omnibus/rivedila7/omnibus-26-09-2017-222606


    RispondiElimina
  14. In preda a un attacco acuto di masochismo ho visto TUTTO il seminario e ho seguito gli interventi dei relatori.
    Beh, quasi tutto. Perché Civati, Francescato e Falcone confesso che non sono riuscito ad ascoltarli oltre l' incipit, pena il rischio di rompere lo schermo del PC.
    Ho apprezzato la relazione di Michele Prospero, incentrata sul fallimento delle politiche di questi ultimi 25 anni, caratterizzati dalla fine del governo pubblico dell' economia. La sua analisi individua correttamente la causa di questo fallimento nel vincolo esterno della cosiddetta "governance multilivello e sussidiarietà", che rappresentano il surrogato della sovranità monetaria e democratica e ne giustificano la cessione a entità sovranazionali. Lo scopo ultimo di queste politiche è stato lo smantellamento delle politiche pubbliche, iniziato nel 1992 con l' enfasi sulla crisi del debito pubblico che rappresentò l' occasione per mutare la costituzione meteriale della Repubblica. Individua questa responsabilità nella Banca d'Italia e in particolare in Ciampi, teorico degli "automatismi che la moneta unica avrebbe creato....." e delle cause della crescita del debito pubblico nelle distorsioni prodotte dallo stato sociale. La sinistra interpretò allora queste scelte di stampo aziendalistico con convinzione, attraverso le privatizzazioni, per merito di economisti come Michele Salvati e Nicola Rossi. Prodi fu il garante di questa concezione del capitalismo nostrano, che avrebbe dovuto essere alternativo a quello americano, superando le arretratezze della Francia e Germania, contraddittorie per la coesistenza di pubblico e privato. Insomma, la scommessa di Prodi fu quella delle privatizzazioni massicce, la distruzione del patrimonio delle imprese pubbliche. Prosperi riconosce il "successo di classe" di queste politiche, che hanno determinato l' impoverimento dei lavoratori, nella sinistra di Veltroni del Lingotto, con la creazione del falso dogma della fine del conflitto distributivo, nel quale padroni e lavoratori sono uniti e alleati solidali. (continua)

    RispondiElimina
  15. (continua)
    Il partito del socialismo europeo con Schroder sposò compatto queste politiche deflattive e tutti i partiti socialisti furono subalterni al dominio liberista. Anche il sindacato (qui è chiara l' allusione a Landini) è preda di rivendicazioni microcorporative, come quella terribile del welfare aziendale, che sancisce la fine del principio universalistico dello stato sociale. La conclusione di Prosperi è centrata sulla necessità della sinistra di recuperare criticità e conflittualità rispetto al capitalismo: l' attuale debole ripresa economica è socialmente insostenibile perché i margini di profitto sono creati a scapito dei salari e dell' occupazione e con danno ambientale crescente. La fine è lapidaria : "con disoccupazione dilagante e marginalità sociale il capitalismo uccide la democrazia".
    Che dire, l' analisi mi sembra corretta, ma parziale, come sottolineato più tardi dall' ottimo Sergio Cesaratto. Individuare l' inizio delle distorsioni economiche del nostro paese dagli anni '90 non mi convince.
    Come ha sottolineato correttamente Sergio nel suo intervento, il PCI dalla metà degli anni '70 in poi è stato interprete di politiche economiche ortodosse e monetariste e non keynesiane. Abbiamo già avuto modo di discutere in un post precedente l' enfasi posta dal PCI fin dagli anni 70, per esempio da Berlinguer nel 1973, sulla necessità dell' austerità, intesa come moderazione e contenimento dei salari, sulla urgenza del contenimento dei consumi, sul controllo rigido della spesa pubblica e sull' abbattimento drastico del deficit e debito pubblico . Pertanto la politica dei redditi degli anni '90 di Ciampi è solamente il frutto avvelenato e conseguente di queste scelte, maturate nelle crisi dei '70 e '80, ma che hanno radici lontane e arrivano fino ad Hayek.
    La nostra Costituzione keynesiana e lavorista è stata così neutralizzata, depotenziata, ignorata. Dalla sinistra.
    Questo è stato storicamente il percorso politico di tutta la sinistra, dal PCI a Rifondazione fino al PD e a Sinistra Italiana.
    Facciamocene una ragione, finalmente.
    Questa sinistra subalterna al capitale e al liberismo è il cancro della democrazia. La destra non potrà rappresentare il riscatto dei lavoratori e dei ceti medi oppressi e impoveriti, ma ne rappresenta soltanto la reazione rabbiosa.
    Non avere compreso questo effetto, dalle conseguenze sociali drammatiche, costituisce la responsabilità storica preponderante di questi gruppi dirigenti e ne fotografa la fine politica. Questa sinistra deve morire e occorreranno decenni perché possa rinascere un pensiero critico al capitalismo da quelle parti. Noi, orfani della sinistra, dovremo sopravvivere al caos sociale conseguente ed elaborare il lutto, contribuendo per quanto ci sarà possibile alla distruzione politica di questa classe dirigente.
    Requiescant in pace.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ho elaborato da un pezzo, perché sia per ceto che per tradizione familiare che l'a-sinistra in Italia fosse diventata questo ne sono consapevole fin da bambina, prima di apprendere cosa fosse l'euro durante l'erasmus in Francia grazie a Sapir con cui oggi sono solidale più che mai. Ma ne erano consapevoli in tanti. Solo, erano plebei e non avevano gli strumenti per individuarne le cause, né la voce per esprimerlo.

      Quelli sono arrivati quando la parte più lungimirante e onesta della media borghesia ha capito di essere a rischio essa stessa, quindi ha cominciato a parlare e a far parlare i suoi simili, solleciti poiché ormai sottoposti alla durezza del vivere, come qui.

      Dopodiché, vorrei avere le tue certezze in merito alla distruzione di quello schieramento liberista che ha assorbito destra come sinistra. Riesco a vedere individui che si oppongono, con fatica, non organizzazioni; e non penso che dalle elezioni uscirà una reale alternativa al modello, sia pure di destra. 48 (e Arturo) hanno mostrato bene come neppure il nazifascismo sia stato alternativo a questo sistema, bensi' funzionale e da esso comandato.

      Oramai l'euro ha compiuto l'essenziale del suo sporco lavoro (credo di averlo pure scritto due anni fa): distruggere i diritti del lavoro in tutto il continente senza realmente alterare a breve la pace sociale. Possibile che venga sfumato, che si ritorni a uno SME, ma per i plebei quanto cambierà?
      Gli anni '90 sono già gli anni in cui si tagliano la spesa pubblica, i servizi pubblici e si bloccano le assunzioni; prendono piede i contratti di collaborazione, semplici accordi verbali, solo in seguito normati da Treu: non sono stati anni di paradiso per tutti, proprio no.

      Elimina
    2. Mi associo al R.I.P.
      Nell'ambito dell'intervento, per larga parte condivisibile, c'è una sentenza "La fine è lapidaria : "con disoccupazione dilagante e marginalità sociale il capitalismo uccide la democrazia", in cui un vago sapore apodittico suscita qualche riflessione.
      A mio modesto parere, le relazioni tra capitalismo e democrazia sono molto diverse di quelle identificabili nel rapporto tra carnefice e vittima. Più suggestivo e più esplicativo, mi pare il rapporto tra un corpo opaco e la sua ombra: in presenza della luce non c'è l'uno senza l'altro. Fuor di metafora: il capitalismo, al di là di contingenze, che per quanto violente e selvagge possano essere, tali rimangono(vedasi Cile), può esistere senza democrazia? Se per democrazia s'intende la pratica vera e reale della lotta per il potere politico, allora la risposta è decisamente negativa. Per avere una risposta positiva dobbiamo aggrapparci ad una concezione della democrazia astratta e smentita storicamente e quotidianamente dalla realtà.
      Pertanto, dalle premesse di Prospero, più che ad una conclusione, sempre a mio modesto parere, ci si dovrebbe porsi questa domanda: "con disoccupazione dilagante e marginalità sociale il capitalismo ucciderà il capitalismo e con esso la democrazia?".

      Elimina
  16. Caro Prof e cari Goofynomici.

    Vidi l'intervento in video giorni addietro, link su di un twt.
    Staffilate, i whipped ovviamiente fan spallucce e questo aggiunge all'amarezza (è un intervento di appassionata amarezza come giustamente ricorda il Prof) anche rabbia.
    Leggerlo poi sul suo blog é ancora piú terribile.

    Un caro saluto

    Il Povero Giònni. ;)

    RispondiElimina
  17. Adesso su Rai 3, Rai Cultura di Mieli: "L'Italia della Repubblica". Uno degli storici intervistati (non ho visto il nome) sostiene con certezza che l'abolizione della scala mobile era "la cosa giusta da fare", perche' il problema principale era l'inflazione, perche' le politiche di welfare "insostenibili" stavano facendo crescere troppo il debito pubblico e le aziende, continuando a strapagare i dipendenti, avrebbero chiuso. Detto cosi', con aria seria e professionale, sembra pure credibile...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema è sempre l inflazione... Infatti adesso è troppo bassa.
      Che problemacci ha sta povera bce.

      Elimina
  18. Per la sinistra italiana rievocherei il processo penale inquisitorio, da intendersi però in stile 1481 e non 1930.

    RispondiElimina
  19. Dell'intervento di Cesaratto convido tutto, anche il passaggio su D'Alema, che richiama scenari da roulette russa. Tutto tranne questo: "i margini di manovra economica (dunque politica) sono rebus sic stantibus limitati se non inesistenti".
    Il prof. Bagnai non smette di affermare che l'euro è una questione politica e che se non si capisce questo non si capisce nulla nè delle vicende economiche nè delle vicende politiche. Sembra un'affermazione facile da comprendere, ma, in realtà, estremamente difficile da assimilare, da assumere come "second sight", come modo spontaneo di vedere le cose sociali.
    Sostenere che i margini di manovra economica (dunque politica) sono limitati se non inesistenti, significa sostenere che i margini di manovra politica (dunque economica) sono inesistenti.
    Siamo nuovamente in presenza della cara vecchia signora TINA, della Thatcher, del neoliberismo di sinistra, del PD.
    Jean-Claude Michéa, in "Mystères de la Gauche”, ricostruisce il percorso storico del concetto di sinistra e ci mette in guardia dai pericoli di rimanere all'interno di quella che, ancor prima di essere una scelta di schieramento, è una cornice intellettuale.

    RispondiElimina
  20. Gia' nel congresso di Baku del 1920 Lenin additava la 'labour aristocracy' come la peste che impediva ogni seria 'rivoluzione' (cioe' di affermazione della classe lavoratrice) in Francia e Germania.

    Per l'aristocrazia del lavoro odierna vale l'aforisma (di Jean Jaurès, martire socialista, se ricordo bene):

    "Les Révolutions se font; on ne les fait pas. Personne ne fait la Révolution."

    Infatti come ricorda il prof. Canfora non e' per caso che sin dall'antichita' classica l'atto del "res novas moliri" (rivoluzione) ha sempre una connotazione negativa.

    Probabilmente i nostri cosmopoliti 'aristocratici del lavoro' hanno tradotto lotta di classe in latino - pugna classis - e strada facendo la pugna e' diventata 'pugnetta'.

    Poi vanno ai convegni frignando:
    "Ma e' vero nonno che con le pugnette si diventa ciechi?"

    A cui il Cesaratto di turno in sala risponde:
    "Ma io so' nonna...."

    RispondiElimina
  21. Capisco che la voglia di ripetere verità tanto amare possa passare, visto quanto poco sono disposti ad ascoltare coloro cui sono rivolte: la proposta odierna del Foglio di mettere l'Europa nel simbolo del PD è stata subito entusiasticamente commentata dai capoccioni del partito. Questa è solo l'ultima prova: non hanno ancora capito, e sono inoltre fermamente convinti di aver capito tutto. Cadono le braccia, effettivamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non cadono le braccia,purtroppo quello che penso io forse non vi piacerà,ma penso che nessun partito in Italia sia contro l'euro,persino la Lega sta con indipendentismo della Catalogna e che guarda caso anche Europa è d'accordo con ciò. Vogliono il superamento degli Stati-nazione e sostituirli con realtà regionali come la Catalogna. Imho,spero che sarà un flop il referendum per l'indipendenza della Catalogna. Imho

      Elimina
    2. Io non penso che non capiscano. In realtà sono sicuro che non vogliano capire. A questo punto credo sia indispensabile ragionare sul perché non vogliano capire.

      Elimina
    3. Grazie,anche se ciò è molto triste

      Elimina
    4. Mi raccomando, adele, mi raccomando, non dimenticarti di Soros.

      Elimina
    5. Ma ora che c'entra George Soros? Bha,sempre a metterlo in mezzo,poverino

      Elimina
    6. C'è da attivare per lui un programna speciale per rigugiato. Smettetela di infierire :-)

      Elimina
  22. Caro mio prof,penso che la sinistra di sinistra abbia fatto solo i diritti civili,al lavoro ahimé non pensa più e nemmeno all'economia. Motivo,bhe non so,però mi stupisce che anche i sindacati si mettano solo in cose secondarie e tacciono di odio chi dissente,che tristezza

    RispondiElimina
  23. Dopo aver letto il post del nostro esimio professore-che recentemente mi aveva deliziato con alcuni video delle sue
    esibizioni al clavicembalo,all'organo ed al flauto,nonchè col suo splendido intervento televisivo nella rubrica "Fatti e misfatti"-,mi sono affrettato ad ascoltare l'ottimo discorso
    del bravissimo Cesaratto,che tutti i politici di "sinistra",e non solo,dovrebbero studiare,memorizzare e discutere,per capire,con poca fatica, la tragica situazione politico-economica del nostro paese e cercare di evitare che precipiti,totalmente e definitivamente,in un baratro profondo senza vie d'uscita.
    Purtroppo il post del prof.Bagnai è totalmente condivisibile
    nella sua amara e cupa essenzialità.
    E'difficilissimo del resto prospettare realistici rimedi:
    -assurda e velleitaria l'idea di costituire un partito nuovo:
    più utile appoggiare uno di quelli già esistenti;-per costituire una nuova sinistra,dopo quella che si è
    praticamente autodistrutta, ci vogliono decenni;-il centro destra,poi,ha la componente berlusconiana fortemente globalista,liberista ed eurista.Aggiungasi che giornali
    e canali televisivi sono quasi tutti a senso unico... e che
    censura ed autocensura iniziano a rafforzarsi anche sul web.
    Appare indubbio che Bagnai e Cesaratto,per nostra disgrazia,
    siano assolutamente incontestabili nei loro ragionamenti e nelle loro acutissime analisi.In conclusione,a mio modestissimo parere,la situazione è poco allegra ed i rimedi,di fronte ad avversari potenti ed agguerriti, non sono di sicuro nè facili nè semplici.

    RispondiElimina
  24. Oggi come oggi l'unico schieramento politico definibile eurocritico, almeno in due dei tre partiti che lo compongono, è il centrodestra. Voler convincere la sinistra mi sembra impossibile e credo che i sinistri lo capiranno solo quando il nostro paese sarà al livello della Grecia attuale se non peggio. Mi chiedo allora perché non provare tutti noi ad entrare in Forza Italia e portare quel partito su una posizione sovranista ? Lo so che non è facile ma non rirsco a vedere altre soluzioni nel breve periodo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ottima strategia, si potrebbe provare anche col PD.

      Elimina
    2. Ostinarsi con chi, ripetutamente, ha già espresso la sua necessità di essere aggrappato all'Europa ( Berlusconi e il suo partito), quando esistono realtà ben più limpide e immediatamente disponibili (Lega), la cui volontà di tutelare gli interessi nazionali è palesata con forza già da tempo, mi sembra l'idea di chi o ci sta pigliando p'ù .ulo e rispettosamente bisogna farglielo notare.

      Elimina
    3. Non credo che i sinistri non abbiano capito. Chi tira le fila della politica italiana attuale sa perfettamente ciò che sta facendo. Si è appropriata degli ideali di sinistra, legittimandosi, ma opera per per il fine a lei contrario, il capitale. In una parola TRADIMENTO. Sottolineato a noi tutti molte volte.

      Elimina
  25. Questa intervista ad Andreatta, più di ogni cosa io abbia mai avuto modo di capire di questo personaggio, inquadra la figura di quest'uomo guidato da ideologie di tipo ordoliberistico, forse a sua insaputa(giugno 1992).
    Professor Andreatta, lei è stato ministro del Tesoro agli inizi degli anni Ottanta, nei governi presieduti da Forlani prima e Spadolini poi. L’inflazione era altissima, sembrava che l’Italia andasse davvero verso una situazione sudamericana. Lei, da economista, come affrontò quella situazione e perché, se si è usciti dall’inflazione a due cifre, invece non si è assolutamente riusciti a risanare il debito pubblico?


    Ho dovuto tagliare molto per rispettare i 4096 caratteri, ma nel link troverete l' intervista completa.

    ...Credo che il maggior sacrificio che ho fatto per la Repubblica sia stato quello di dimenticare le mie convinzioni di economista in modo completo. ..

    ...In fondo l’economia keynesiana si era sviluppata in un mondo dove, al fondo della mente, esistevano le idee di pareggio dei bilanci...

    ...Poi, invece, negli anni Settanta, sotto la spinta di difficili situazioni politiche e sociali, quelle ricette furono applicate in maniera dissennata.

    Arrivando al ministero...
    ...Mi sentivo come Thaon de Revel, ministro delle Finanze dell’ultimo Mussolini ...
    ...Dopo El Alamein la gente non ci credeva più, quindi non sottoscriveva più i titoli pubblici. Nel corso di poche settimane, l’inflazione, che era nell’ordine del 10-12% all’anno, balzò al 100-150%. Nell’81 accadde qualcosa di simile. Su tutti i beni patrimoniali, case, terreni, azioni, l’inflazione correva al 10-12% al mese. Non si era ancora trasmessa ai prodotti, ai beni di consumo. Ma c’era la convinzione che la lira non tenesse. In un solo giorno aumentai di 3 punti il saggio di sconto, di 6 punti in pochi mesi.

    Per fissare, in maniera definitiva, quindi con un cambiamento istituzionale, questa nuova politica, introdussi ciò che è chiamato “il divorzio” della Banca d’Italia. Liberai, cioè, la Banca d’Italia dall’obbligo di sostenere le emissioni del Tesoro. Il Tesoro doveva cercare di collocare i suoi titoli a qualunque tasso di interesse fosse richiesto dal mercato, presso le famiglie, presso i risparmiatori, presso le banche. Senza reti di sicurezza. In questa maniera ci fu un balzo, i tassi arrivarono al 23-24%, e l’inflazione cominciò a flettersi. Qualcuno pensa che l’inflazione sia stata eliminata perché due-tre anni dopo Craxi riuscì a ridurre di un punto la scala mobile, in modo molto drammatico, quindi sottolineando sul piano delle pubbliche relazioni il cambiamento di politica. Certo, questo non sarebbe stato possibile se a monte non avessimo cambiato la politica monetaria e non avessimo rotto il rapporto tra l’uso delle tipografie della Banca d’Italia per stampare moneta e la domanda del Tesoro...

    .
    Costava una volta e mezza, poi due, poi tre volte di più il finanziamento del debito pubblico; non era possibile – come era stato possibile fino a quando il debito pubblico costava meno dell’inflazione, quindi in termini reali meno di zero – mantenere una spesa così espansa con entrate relativamente modeste...






    Negli anni successivi, vidi emergere, da parte dei miei colleghi accademici, i consigli di gradualismo, il timore che affrontando per le corna il problema del nostro bilancio, della nostra finanza pubblica, potesse verificarsi una crisi di stabilizzazione, e quindi di disoccupazione, fallimenti, eccetera....(ipse dixit)

    RispondiElimina
  26. Ormai la parola Sinistra, Destra, Centro sono diventati sinonimi politici: le migrazioni intra-parlamentari ne rappresentano un efficace indicatore.
    La vera differenza è tra chi ha capito cosa sta succedendo (e che non sta votando più perchè non trova più nessuno che lo rappresenti e perchè si è rotto le scatole di turarsi il naso) e chi non ha capito e/o non vuole capire (che sta andando a votare e che sta trascinando democraticamente il resto del Paese al "destino" di Macron e Merkel..."grandi statisti" non fosse altro perchè stanno guardando ciascuno agli interessi del proprio paese).
    A tutto questo si aggiunge un mainstream informativo che opera inesorabilmente un lavaggio del cervello (celochiedeleuropa...celochiedeleuropa...) sulla parte "attiva" (quella che va a votare e che rappresenta la "maggioranza").
    A questo scenario si aggiunge il "nuovo" rappresentato da Pisapia che, tra un abbraccio alla Boschi e un ammiccare a Renzi, ci fa gridare un bel "Nuova Sinistra? Ma mi faccia il piacere".
    La vedo brutta, caro prof.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Lega propone una serie di scelte che andrebbero, almeno all'inizio, nel verso giusto, quindi non ritengo corretto sostenere che non vi sia possibilità di votare e/o di fare distinzioni.

      Sull'immigrazione, sull'indipendenza dell'Europa, sull'euro, è un partito che ha espresso in maniera molto chiara le sue intenzioni, non capisco perchè lo si debba collocare nel calderone insieme a tutti gli altri che all'Europa sono attaccati come una cozza allo scoglio.
      Tra l'altro, votare Lega in questo momento sarebbe il miglior segnale possibile di cosa noi siamo stufi, che non è la corruzione, ma il mercantilismo.

      Elimina
    2. @Carmine: leggendo il tuo commento suggerirei toponimi, più che sinonimi. Credo che sia più attinente parlando di "migranti" partitici.

      Un caro saluto, Giònni.

      Elimina
    3. @Mario Amabile: la Lega sta solo usando il tema dell'anti europeismo a fini elettorali. Salvini, pur dicendo alcune cose condivisibili, non è assolutamente credibile: gridava forza Etna e oggi va a fare comizi in Sicilia; è contro l'Europa, ma intasca lo stipendio da parlamentare Europeo senza batter ciglio. Votarlo sarebbe l'ennesimo montanelliano turarsi il naso. Basta.
      @Giònni Smìtti: concordo, ma la sostanza non cambia. Un caro saluto anche da parte mia.

      Elimina
  27. Ieri sera in un circolo vicino dove abito Reggio nell'Emilia parlava Bersani per il nuovo movimento Articolo 1 ,non ho resistito ed ho fatto una domanda sulla sua posizione euro e deflazione salariale,ebbene mi ha risposto che sanno bene che l'attuale situazione costringe a diminuire i salari causa mancata svalutazione della moneta ,ma fuori dall'euro noi non saremmo competitivi e verremmo stritolati dalla globalizzazione quindi piu' europa.A sto punto alle prossime elezioni mi atserro' sperando nell'estinzione della sinistra italiana che ha prodotto piu' danni del fascismo.
    Al professor Bagnai un grazie per la conoscenza che ci ha dato e per la sua coerenza a sinistra grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con l'astensione non migliori la tua situazione. Bisogna votare l'opposto per punirli.

      Elimina
  28. @Pasquale Cocozza

    E cooperare all'estinzione votando?

    Anch'io sono per il più.
    Più estinzione.

    RispondiElimina

Tutti i commenti sono soggetti a moderazione.