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venerdì 13 gennaio 2017

Buonanotte! La legge di Céline, addendum a (No) jobs act

In famiglia.

- Hai scritto di nuovo per Alberto?

- Ho scritto “ad Alberto”. Ogni tanto gli mando qualcosa. Se pensa che sia utile la pubblica.

- Con tutti i guai che abbiamo trovi il tempo per scrivere …

- Proprio perché abbiamo un sacco di guai dobbiamo preoccuparci del futuro. Aiutare Alberto è un modo razionale di impiegare il tempo.

- Hai ragione. “(No) jobs act” mi è piaciuto. Però sei stato impreciso. Lo stipendio dei nuovi assunti non è di 900 euro ma intorno ai 780.

- La situazione è ancora peggio di come la immaginiamo. Ci vogliono morti.

- La cosa più triste sono alcuni commenti su Goofynomics, per esempio questo di Serendippo: "Splendido esempio di post-verità, se i commessi erano al supermercato da quarant'anni non possono essere stati licenziati così. Non rientravano nel JA. Se ne saranno andati in pensione. Ciò non toglie che i nuovi siano stati assunti col JA, però 900 euro per un commesso giovanissimo mi sembra uno stipendio equo.

- Non lo avevo visto. Che squallore. Dato che uno che fa il commesso si presume che non abbia bisogno del dottorato di ricerca per cominciare a lavorare. Probabilmente ha iniziato a 18 anni o prima. Mettiamo il caso che ho un po’ esagerato e stava lì da 38 anni e non da 40. Questo riccone va in pensione a 56 anni. Ma che cazzo di pensione potrà prendere? C’è da sperare che Serendippo sia uno dei troll del PD … oppure è uno degli esempi in cui si applica la Legge di Céline.

- La Legge di Céline?

- È nel Voyage aspetta che la cerco … ecco, è a p. 35 dell’edizione italiana … "Perché nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli."
 
(...per i diversamente lettori di traduzioni, cioè diversamente non alfabetizzati: "Pour que dans le cerveau d’un couillon la pensée fasse un tour, il faut qu’il lui arrive beaucoup de choses et des bien cruelles". Céline non è peggiore dei suoi traduttori NdC...)
 
A Serendippo gli serve di rinascere nella prossima vita, o in questa, commesso licenziato a 56 anni. Vedrai che il suo livello di comprensione della legislazione del lavoro arriverà alle stelle.

- Ad Alberto non piace Céline ...

- Però è un artista e uno scienziato. Gli piacciono le leggi, gli enunciati cristallini, tipo la legge dell’offerta e dell’offerta o la legge Tutti=Tutti-1 … lasciamo decidere a lui se la Legge di Céline merita un suo posticino.

- Buonanotte.

- Notte.
 
 
(...la legge dell'offerta e dell'offerta è un geniale parto di Giuse. La legge del Tutti = Tutti - 1 è in effetti mia, come qualcuno ricorderà se c'era quando venne enunciata per la prima volta, ma tal Scanavacca se ne è appropriato: uno dei tanti casi di plagio, che io tollero nella mia infinita accondiscendenza - e poi Scanavacca mi serve perché gestisce il mercato dei derivati sui clic - aka simonia. La legge di Céline è di Céline...)

26 commenti:

  1. (...errori di gioventù? Chissà, ma lo Scanavacca ha raggiunto maturità con il paradosso che oggi porta il suo nome: Tutti = (Tutti - Tutti) )

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  2. JA o non JA, oggi si può essere licenziati anche per motivi extralavorativi: chissà se per i serendippi anche questa è una post-verità.

    Violazione dell’obbligo di fedeltà inteso in senso ampio

    Nella vita privata, il lavoratore dovrebbe sempre adottare un comportamento rispettoso delle previsioni contenute nell’articolo 2105 del codice civile in materia di obbligo di fedeltà laddove possano incidere nella conduzione del rapporto di lavoro.
    Chiaramente l’obbligo di fedeltà va ad inglobare anche altre nozioni quali: la collaborazione agli interessi dell’impresa, la lealtà e la fiducia; pertanto il lavoratore deve astenersi sia dai comportamenti espressamente vietati dall’art.2105 del codice civile ed allo stesso tempo deve astenersi dal porre in essere tutte quelle condotte che possono determinare conflittualità con le finalità e gli interessi dell’impresa stessa, con l‘organizzazione della stessa e idonei, in ogni caso, a ledere definitivamente il presupposto fiduciario del rapporto.
    Un evento extralavorativo può compromettere la fiducia, qualora allorché si rifletta sull’attitudine professionale del lavoratore, ossia sulla “più ampia sfera della predisposizione professionale, intesa non solo come potenziale capacità tecnica, ma anche come armonico e corretto inserimento nell’ambiente di lavoro.”


    Al fine di non turbare l’armonico e corretto inserimento nell’ambiente di lavoro ormai è da guardare con sospetto anche la “bagna cauda”: altro che articolo 18…

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    1. "armonico e corretto" per chi? Il paternalismo si traveste pure da niu' eigg...

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  3. Non ci rendiamo conto che ci stiamo allontanando anni luce dalla "retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa", ho paura che presto arriveremo ad accettare tranquillamente la schiavitù, certo, quella degli altri, non la nostra.
    Poi, basta un cambio d'appalto affinchè il non più giovane lavoratore si ritrovi nel jobs act.
    Già la frase "contratto a tutele crescenti" fa inorridire, le tutele non sono "crescenti", ci sono o non ci sono. I diritti non sono quantificabili, l'idea stessa che tra i lavoratori esistano tutele minori rispetto ad altri, perchè "crescenti" avrebbe dovuto scatenare una rivolta nei sindacati e in tutti gli altri lavoratori.
    Mi aspetto la nascita di nuove locuzioni come: la salute negoziabile, l'istruzione differita, la libertà di stampa a intermittenza ecc...

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    1. Con la scuola iniziano proprio oggi. Peccato che non si possa fare niente per opporsi. Non contiamo niente. Siamo terra I rapina, noi, I nostri figli, il nostro paese.

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  4. Non toccatemi Céline!
    Associandomi a Bukowsky (di acendenze ebraiche come il sottoscritto) ritengo che quel SOB ( o FDP) di Luis Ferdinand sia a tutt'oggi il piú grande narratore/romanziere delgi ultimi 2000 anni.

    PS: volendosi fare un serio giro da ottovolante consiglio, oltre all'ovvio Voyage, "Mort à Crèdit"

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  5. Gentile Professore,
    la seguo da circa 5 anni e solo ora ho trovato finalmente il coraggio di scriverle qualche riga per raccontare a lei ed agli altri commentatori la cruda realtà (al peggio non c’è mai fine) che mi spinge ad esprimere alcune osservazioni. Ero tra quelli che, in virtù di un autolesionismo italico, sperava nella salvezza della patria da parte di un tecnico non politico come Monti. Poi cercando di capire i motivi del fallimento politico delle scelte di Monti mi sono addentrato nel suo blog dove ho trovato tante spiegazioni sulle cause della crisi economica attuale. Ho letto anche il suo libro “L’Italia può farcela” e molte delle previsioni che lei ha proposto da anni, molto spesso legando dati scientifici e non solo supposizioni, si sono purtroppo avverate. Sottolineo purtroppo.
    Personalmente dopo la laurea lavoro da circa 10 anni in una grande azienda che lavora per clienti pubblici e privati: veniamo pagati bene (pagamenti puntuali e per ora mai un ritardo) e la crisi ha portato ad una riduzione delle commesse con riduzione del personale esterno (i pochi consulenti esterni sono stati assorbiti ma sottopagati con il job-act) e maggiore impegno personale (non ricompensato con pagamento di straordinari ma con ore di recupero) individuale per rispettare i tempi di consegna. E’ chiaro che la crisi, la competizione al ribasso, ha cambiato in peggio il mondo lavorativo, con stress individuale non indifferente: paura di non rispettare le scadenze e paura di essere sostituiti da chi è più giovane. Il tempo passa per tutti ed il salto generazionale è più una paura che un sollievo quando non si ha la garanzia di conservazione dell’occupazione! Tralasciando la mia temporanea “fortuna”, vorrei raccontarvi della non temporanea “fortuna” di molti miei coetanei del Sud Italia. I più fortunati, rinunciando agli studi universitari, hanno trovato un posto pubblico mentre molti che hanno deciso con coraggio di imparare un mestiere, con la decennale riduzione della domanda, ora si ritrovano a lavorare a giorni alterni senza alcuna tutela futura. Lavorare a chiamata a circa 4€ nette per un padre di famiglia che non ha altre possibilità lavorative è un continuo ricatto avvilente. Ma quando dietro c’è una fila di persone più disperata di te pronta a sostituirti, sai che non hai scelte se non scappare prima possibile da questa realtà. Per questo motivo negli ultimi anni hanno riposto le proprie speranze occupazionali nelle mani delle Stato. La ricerca di punteggio in tutti i modi possibili è diventato l’obiettivo di molti coetanei pur di scalare le graduatorie di istituto statali del Nord soprattutto come collaboratori scolastici. Soprattutto negli ultimi anni anche donne ed uomini non più giovani hanno ritrovato in questo modo l’unico ammortizzatore sociale esistente. Esperienze di bottega, mestieri e professioni in via di estinzione stanno andando in fumo: il mercato liberista sta facendo bene il suo lavoro. E’ in atto una nuova dolorosa migrazione di massa dal Sud verso il Nord per conquistare “sicurezze” lavorative che ancora fortunatamente il pubblico impiego riesce ancora a garantire. Ma chi resta è veramente fortunato oppure sta posticipando la propria sciagura per sé e per i propri discendenti? Chi non è in grado di inserirsi in contesto lavorativo, chi perde il posto di lavoro e non riesce ad inserirsi in un altro ambito lavorativo, chi non riesce a collezionare titoli e punti per potersi inserire nel ciclo di un pubblico impiego, cosa altro potrà fare? Quanto tempo sarà necessario aspettare per dare spazio a nuove leve? Speriamo prima che diventino vecchie e già arrugginite.
    Mi scusi per lo sfogo, ma leggendo più volte i commenti dolorosi ai post ed ultimamente le interviste ai licenziati di Almaviva a Roma, mi sono commosso e non potevo fare a meno di tediarvi con quello che i miei occhi vedono. Sento una profonda impotenza per un problema occupazionale noto a tutti ma che nessuno vuole realmente risolvere.

    Grazie per tutto il suo lavoro ed il suo impegno personale alla causa.

    Cordialmente.

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  6. Il vero problema è che per un serendippo che scrive ce ne sono molti molti altri che condividono quelle affermazioni, cioè lo stipendio da fame e tutti gli annessi e connessi ormai sono socialmente accettati, supinamente; basta offrire un dipendente pubblico fannullone licenziato al mese e la minestra è più digeribile.

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  7. Sono un operaio precario dalla fine del 2015, quando la fabbrica dove lavoravo a tempo indeterminato ha chiuso i battenti. Sono già al secondo contratto di lavoro, in due grandi fabbriche diverse, dove ho conosciuto parecchie persone, la maggior parte delle quali mi sembra facciano parte della categoria della legge sopra citata.
    Non so per quale motivo si sentano così al sicuro dal jobs act e dai vaucher. Parlano con leggerezza della situazione italiana, immaginando strani intrighi tra Renzi, Grillo e Bersani. Ha vinto il no al referendum :" ma tanto non cambia niente". Alcuni poi sembra che abbiano studiato alla Bocconi, sempre pronti a comprendere le ragioni dei padroni. Le mia posizioni contro il cambio fisso e contro l'ue sono ormai note, ma non posso scendere troppo sul personale perché bene o male lavoriamo insieme, però ogni tanto chiedo loro " ma tu come campi,di quale categoria pensi di fare parte."Ho paura che la consapevolezza che siamo in guerra, che questi usurai che ci comandano non avranno pietà di nessuno, che andranno avanti fino a che non li fermiamo noi, arrivi quando saremo troppo disperati e ridotti alla fame.

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  8. Spettacolare la legge di Céline: questo blog è una miniera!

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  9. Uno dei post che preferisco,mette in risalto quanto siamo livorosi ed invidiosi e ci consideriamo "er mejo" in confronto al prossimo.
    Er cavajere è pissicologico?


    Sai che io sono come te e come Trump,
    lui ha il motto MAGA (make America Great Again)
    e sò convinto che come me il tuo motto è FIGA (Fare l'Italia Grande Ancora).

    Scusa il francese (tua seconda lingua)

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  10. Non era dunque la pressione quel fastidioso fischio alle orecchie!

    Ci tengo a precisare che il furto - l'attribuzione apocrifa - fu opera del Pedante, Quindi si può parlare al massimo di sottrazzZione a quattro mani (e un sax).

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  11. Non era dunque la pressione quel fastidioso fischio alle orecchie!

    Ci tengo a precisare che il furto - l'attribuzione apocrifa - fu opera del Pedante, Quindi si può parlare al massimo di sottrazzZione a quattro mani (e un sax).

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  12. (parte 1)

    Mi ha piacevolmente sorpreso la affermazione di Claudio Borghi espressa in questo tweet : https://twitter.com/borghi_claudio/status/819570753595027456 , che per comodità si trascrive: ”Vorrei creare sistema che renda anticiclico il fattore occupazionale. Obiettivo assumere in recessione, licenziare in crescita”. Affermazione immediatamente fatta segno, come prevedibile, delle più svariate contumelie (per essere educati) da parte dei libberal-webbeti della rete (brevemente riassumibili, sempre per rimanere educati, con “Licenziare quando le cose vanno bene e assumere quando vanno male? Borghi l’è mat…”).

    A me sembra invece che l’idea di Claudio sia suscettibile di estremo interesse. Intendiamoci: non voglio qui in nessun modo interpretare il suo pensiero (e spero anzi che il nostro voglia intervenire personalmente per chiarirne i contorni) ma solo esplicitare quel che chi scrive pensa o crede di aver capito della sua idea e spiegare il perché del suo intrinseco (e notevole) interesse.

    L’idea è molto semplice: collegare il cd. firing cost alle condizioni generali del mercato occupazionale.

    Cosa è il firing cost ? E’ il costo del licenziamento, ossia ciò che il datore di lavoro dovrebbe pagare a seguito di un licenziamento immotivato (at will). Trattasi evidentemente di una “immotivazione” ufficiale dal momento che il datore potrebbe licenziare il lavoratore per ragioni sacrosante (es: se la fa con la di lui moglie) ma non per questo sostenibili davanti al giudice (e neanche davanti alla di lui moglie che potrebbe non essere d’accordo).

    Ma ammettiamo che il datore si svegli male la mattina e sia colto da improvvisa ed insanabile antipatia verso l’ignaro lavoratore. Bene: quanto gli costerebbe mandarlo via? Ovvero, in altri termini: quanto ghi costerebbe a seguito della conclusione di un quasi certo contenzioso e quasi certa condanna?

    Svariate teorie sono state proposte per rispondere alla domanda. Ad esempio quella (dell’onnipresente Ichino) del costo opportunità attualizzato, ossia la perdita del beneficio che sarebbe derivato dalla migliore delle alternative possibili alla sostituzione del lavoratore (qui ovviamente si fa riferimento al licenziamento per motivi economici).

    Ma soprassediamo. Basti ricordare (e semplificando al massimo) che la recente soluzione normativa del JA (si eccettua il caso del licenziamento che dà luogo alla sacrosanta reintegrazione, ad esempio per motivi discriminatori) punta sulla indennità basata sulla anzianità di servizio. Ossia (sempre semplificando, eh) : più tempo il lavoratore sta col datore, più elevata sarà la indennità spettantegli a seguito di licenziamento immotivato.

    … segue

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  13. (parte 2)

    Ora tutti questi criteri di computo paiono, per un verso o per l’altro, insufficienti.

    Proviamo invece a capovolgere la prospettiva. Quale è il danno provocato al lavoratore dal comportamento del datore che, improvvisamente e senza ragione, lo priva del lavoro?

    Le risposte potrebbero essere svariate ma la più soddisfacente sembra essere questa: il danno è equivalente alla fatica/pena rispettivamente spesa/sostenuta dal lavoratore per trovare un altro impiego equivalente a quello perduto, ivi incluso (nella nozione di fatica/pena) il tempo necessario a trovarlo (e quindi relativa mancanza di reddito da lavoro). Se questa può essere ipotizzata come soddisfacente ragione economica del danno subito dal lavoratore allora è evidente che il danno è tanto minore quanto più le condizioni generali del mercato occupazionale siano positive (e tanto maggiore nelle condizioni opposte).

    Le conseguenze pratiche sono di estremo interesse.
    a) Il firing cost potrebbe essere legato ad un “indice di reimpiego” basato su dati oggettivi rilevati statisticamente e relativi al tasso di disoccupazione legati, in un certo arco temporale, al territorio, al settore economico, alla classe di età del lavoratore, al tempo medio necessario per un reimpiego equivalente ec.;
    b) In tal modo il firing cost sarebbe oggettivamente determinato:

    FC = Ultima retribuzione normale percepita x indice reimpiego

    Ma i benefici non finirebbero qui. Un firing cost così determinato giustificherebbe la affermazione di Claudio per cui si licenzierebbe in periodo di massima occupazione e non si licenzierebbe in recessione. Nessuno ovviamente (a parte i libberal-webbeti) si sognerebbe di licenziare quando le cose vanno bene e assumere quando vanno male. Si vuole solo dire che in condizioni di congiuntura positiva la fatica/pena per (ri)trovare un posto di lavoro è minore e, conseguentemente, il firing cost è minore (in teoria pari a zero se c’è massima occupazione). In questo senso dovrebbe intendersi l’affermazione di Claudio (salvo sue – sempre gradite – smentite e precisazioni). Un FC così congegnato costituirebbe anche una ottima misura anticiclica perché scoraggerebbe i licenziamenti laddove molto alto (territori con alto tasso di disoccupazione, settori in crisi, disoccupazione giovanile ec.).

    Mi fermo qui. Spero il post generi un proficuo dibattito (anche da parte dei libberal-webbeti, compatibilmente con la pazienza di Alberto).

    Anto

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    1. Di contraltare ci deve essere un modo per aiutare le imprese in tempi magri, altrimenti non potendo licenziare e con i fatturati in calo chiudono.

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  14. Prof! Gliene insegno una che non sa sicuro. Tempo fa spiegavo a degli "Statobrutto" che in UK hanno fatto spesa pubblica per rilanciare l'economia e uno di loro mi ha detto che in realtà il rapporto debito/PIL UK è sceso del circa 6%. A tale risposta ho controbattuto sottolineando che "debito/PIL" è un rapporto è se il denominatore sale più del numeratore, il rapporto scende. Ho aggiunto grafico spesa pubblica UK vs IT per dimostrare la divergenza nelle tendenze. Per dimostrarmi l'errore che facevo, mi ha postato il grafico del PIL UK Settore Pubblico (che ovviamente era calante).
    A quel punto ho capito di essere davanti al Bilancio di Schrödinger: un bilancio può essere in surplus e deficit nello stesso momento.
    Mi si è aperto un mondo. Un altro utente su facebook mi ha spiegato il Bilancio di Heisenberg. L'Economia Quantistica è davvero affascinante. Avrei voluto scoprirla prima!

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  15. Fantastico

    Amartya Sen parla come Alberto Bagnai e Giannino sussulta impercettibilmente come il maestro Shifu dopo che Il Maestro Oogway ha nominato “urbi et orbi” che il guerriero dragone è il Panda…

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  16. Anche a me piace Céline. Solo, dovrei decidermi a leggerlo...

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  17. Prof, porta il messaggio di uno d’er popolo a D'Attorre: con i sellini, spinelliani e vendoliani, non si va da nessuna parte.
    Sono inutili, supponenti, arrivano tardi alle cose (Fazi , ieri, ci ha spiegato l’ovvio: du palle!); non sono manco furbi e hanno la lungimiranza politica di un assessore allo sport
    (con tutto il rispetto per la categoria). Sono solo dei segaioli della politica e della cultura. Né fumo e né arrosto. Niente. Non hanno niente da offrire.

    Se non se ne libera, a D’Attore, dedicheremo “Colpa D’Alfredo” di Vasco Rossi
    Il Tribunale d’er Popolo così ha deciso.

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  18. http://www.ilpopulista.it/news/15-Gennaio-2017/9420/bye-bye-5-stelle-parla-marco-zanni-grillo-traditore-solo-salvini-si-batte-contro-l-euro.html
    Ricorda Prof? Er pischello ce lo sentimmo a Corviale un annetto fa. Ci lasciò perplessi ma pare che col tempo se sia fatto omo. Mo pure lui crede nella SStoria inesorabbbile. Buon 2017 a tutti noi.

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  19. <a href="http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2017/01/14/news/marine_le_pen_riunisce_l_europa_di_trump_in_nome_della_rottura_dell_euro-155968522/?ref=search</a>
    A proposito di scribacchini: questo articolo di repubblica.it economia, è un tale concentrato di menzogne spudorate che meriterebbero uno sputtanamento immediato.
    Il titolo: "Marine Le Pen riunisce "l'Europa di Trump" in nome della rottura dell'euro".
    Il catenaccio: "Uscire dalla valuta unica accomuna i populismi europei. Ma la storia dice che la politica delle svalutazioni della lira ha avuto un impatto su competitività ed export, senza che si traducesse in un rilancio di economia e occupazione. I benefici sono rimasti nelle imprese".
    Alcuni "fiori": " I tedeschi non si rendono conto quanto il cambio stracciato dell'euro (rispetto a quello che avrebbe il marco) abbia messo un turbo nel motore della loro economia."
    Non si rendono conto?
    Per quanto riguarda l'Italia: " Chi pensa che, riguadagnando il controllo della politica monetaria e del cambio, l'Italia potrebbe, d'un colpo, rilanciare crescita e occupazione, ha la memoria molto corta. Il quarto di secolo fra il 1975 e il 2000 ha visto una catena interminabile di svalutazioni della lira che, ogni volta, dopo un breve sollievo, si traducevano in un riaccendersi di inflazione e in una nuova svalutazione. Fra il 1979 e il 1999 (alla vigila dell'ingresso nell'euro) la lira è stata svalutata 13 volte e ha perso il 53 per cento del proprio valore. Eppure, ricordano Maria Demertzis, Konstantinos Efstathiou e Fabio Matera sul sito di Bruegel, un think tank di Bruxelles, il tono dell'economia e la situazione dell'occupazione non migliorarono rispetto alla situazione iniziale."
    E poi: " il periodo migliore del ventennio pre-euro, dal punto di vista dello sviluppo e dell'occupazione c'è fra il 1988 e il 1992, ovvero nel momento in cui le svalutazioni si fermano. Poi c'è la clamorosa uscita dallo Sme, il serpente monetario europee, la svalutazione e la recessione. Solo nel 1996, dicono i ricercatori di Bruegel, la valuta torna stabile e l'occupazione si rafforza."
    L'articolo non è firmato.

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  20. Vado fuori tema e me ne scuso, ma è uscito il report 2017 dell'Eurasia Group di Ian Bremmer (è un'azienda leader nella consulenza geopolitica per il mondo degli affari e della politica). In un suo libro di 6 anni fa sulle possibili scelte di "Grande Strategia" USA, "Superpower: Three Choices for America's Role in the World" Bremmer ne ha elencate 3, sposando la proposta "Independence". Sostanzialmente ci ha imbroccato, anzh ese naturalmente non poteva prevedere la vittoria di Trump. Il report è scaricabile gratuitamente qui. http://www.eurasiagroup.net/files/upload/Top_Risks_2017_Report.pdf

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  21. OT, appena letto sul "Fatto": "[Trump] definisce la Ue un “mezzo per raggiungere gli obiettivi della Germania“. Accuse rispedite al mittente dal portavoce del ministero degli Esteri Martin Schaefer. “L’Unione europea – ha detto – non è mai stata per la Germania uno strumento per raggiungere degli scopi, ma il destino di una comunità, rispetto al quale ci riconosciamo oggi più che mai”."
    Il destino! E' proprio vero, come fanno pronunciare nella triste pubblicita' di un'altrettanto triste automobile, che "i tedeschi non scherzano mai".

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  22. Repubblica titola 'la rete promuove il jobs act'.

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