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venerdì 3 aprile 2015

Scene da un seminario (1): perché gli economisti moderni non capiscono la crisi...

Come vi ho detto, qualche giorno fa sono stato a un seminario nel quale il prof. Rodano ha presentato un suo articolo col quale ci divertiremo in altra sede. Vi ho già riferito una delle mie osservazioni di carattere generale: inutile ostentare perbenistico sdegno nei riguardi di chi "urla nei talk show" se prima, per tanti motivi, che possono andare da problemi personali, a prebende nel sistema bancario, a necessità di tutelare il proprio percorso personale, a intima convinzione, non ci si è presi le proprie responsabilità di intellettuali, non si è cercato di rispondere alle domande pressanti dei propri concittadini. Chi soffre ha tendenza a chiedersi perché (anche se non so quanto questa caratteristica dell'animo umano sia matematizzabile, e quindi tale da suscitare l'attenzione del moderno economista), ed è proprio in quelle circostanze che chi sa, o, come nel caso del prof. Rodano, sa di sapere una risposta non semplicistica, dovrebbe sentire il dovere civile di rivolgersi alla polis, per non lasciar spazio ai cialtroni in agguato.

Questa osservazione era di carattere generale, non particolarmente rivolta a lui.

Al prof. Rodano, invece, ho rivolto in particolare questa obiezione: "A me pare che tu ponga una separazione netta fra domanda e offerta. Ci dici che per risolvere i nostri problemi dobbiamo aumentare la produttività (nel suo modello la chiama x, e questa è una delle cose più originali, NdC), e ci dici che tanto dovremmo farlo sia dentro che fuori dall'euro, per cui ecc., ma nel dirlo sembra che tu consideri la produttività del tutto scissa dalle condizioni della domanda. Io tendo ad avere una visione più organica".

E lui: "Lo so".

Il suo #chew era abbastanza leggibile, fra i due monosillabi.

Tuttavia, animato dal costruttivo spirito del confronto scientifico, rischiando un #giamaica, mi sono permesso di aggiungere: "Eppure la mia visione ha una storia abbastanza lunga nel pensiero economico. Pensa a Smith e ai suoi chiodi".

Interviene con la lepidezza di un aspide Saltari: "Erano spilli!"

Non è molto migliorato da quando mi mise 28 a Economia II. Ha anzi tenuto a precisare che alla prova dei fatti mi meritavo di meno (semo amici, se scherza...).

Comunque, caso mai non fosse chiaro, a me di tornare alla Sapienza interessa poco, quindi, come dire, chi mi corregge lo fa a suo rischio e pericolo! Altro piccolo dettaglio: tendenzialmente non perdono, e raramente dimentico. Così, lo scrivo, come si scrivono sulle medicine gli effetti collaterali. Voi leggete e regolatevi.

Segue, per chi non se lo ricordasse, il passo di Smith, corredato da due supplementi di informazione e da una mia breve e costruttiva considerazione finale.

Segue l'aiutino da dietro il vetro:


il controesempio:


e la mia costruttiva considerazione finale:





Cerchiamo di capirci.

A me che mister Simpatia mi abbia interrotto mentre cercavo di far capire che in un mondo di rendimenti crescenti l'offerta e la domanda sono interconnesse in modi piuttosto ovvi, questo, lo confesso, mi lascia assolutamente indifferente. In quella stanza c'erano al più tre o quattro persone in grado di capirmi, le quali per questo preciso motivo non avevano alcun bisogno che io mi esprimessi: non le nomino per non metterle in difficoltà.

Il punto è un altro.

Voi spesso pensate a complotti, a gente venduta (quindi comprata), che tace perché coinvolta in un disegno criminale, quello che in effetti certi politici hanno apertamente confessato: "Un giorno ci sarà una crisi...". Sì, la confessione c'è stata, la radici della europeanisation ci sono chiare, è assolutamente ovvio che parlare di costi e benefici di una unione monetaria prescindendo da Featherstone (per dirne uno) è futile, ma il punto che volevo portare alla vostra attenzione non è questo, ma un altro.

Molti colleghi, qui da noi, non sanno le cose che nel resto del mondo tutti sanno e sapevano, non perché siano stati pagati per non saperle, ma semplicemente perché non hanno fatto quella cosa inutile (?) che è leggere i classici.

Capiamoci: qui il problema non è di inglese, che Saltari sa meglio di me, ne sono certo. Lui lo avrà studiato, io no, è persona brillante, quindi, come dire... Il fatto è che un nail non è un pin, ma soprattutto che se tu il passo di Smith lo hai letto, non ti verrà mai in mente uno spillo, per il semplice motivo che in quella pagina si parla di carpentieri e di fabbri, non di sarti! Avete mai visto costruire una casa o ferrare un cavallo con degli spilli?

Ma lasciamo perdere.

Io, in questo periodo, sto ancora lottando coi lavori in casa, ed è quindi naturale che mi vengano comunque in mente i chiodi. Certi modelli, invece, sono tenuti su con gli spilli, ed a questi andrà naturalmente il pensiero dei loro autori.

Unicuique suum, ma sarebbe meglio che Smith lo rileggessimo, e sarebbe meglissimo che lo capissimo.







(...e caso mai vi venisse in mente la solita stronzata ("ma oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiiiiina!"), facendo quello che vi ho chiesto di fare (cioè leggendo Smith) vedrete che due pagine dopo parla del commercio fra Londra e Calcutta. Vale la pena di leggerlo, Smith...)

 (...mi ha fatto pensare a questo episodio, che volevo tenere per me, una lettera di Pettis, al quale mi accingo a mandare per un "chennepenZa" il mio ultimo paper sugli spilli... anzi, no, scusate: sui chiodi! Stateve bbuone, che io torno a montare chilometri e chilometri di Billy... Sì, quello dell'IKEA. Fine pena mai...)

34 commenti:

  1. C'entra relativamente ma, in un tempo in cui tutti invocano l'aumento della produttività attraverso la mitica "innovazzzione", che si diffonderebbe in tutta l'economia grazie ai "knowledge spillovers", forse questo passo del buon Marshall (1920) - che dei k.s. sarebbe stato il primo teorico - può essere utile:

    "Many of those economies in the use of specialized skill and machinery which are commonly regarded within the reach of very large establishments do not depend on the size of individual factories. Some depend on the aggregate volume of production of the kind in the neighborhood; while others again, especially those connected with the growth of knowledge and the progress of industrial arts, depend chiefly on the aggregate volume of production in the whole civilized world."

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  2. Si sarà confuso con needle...quanto rancore per un 28 :)

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    1. Sono tremendo. Pensa cosa posso provare quando penso a tanti morti! Per inciso, quello del 28 è un ottimo economista ed è stato con Travaglini uno dei primi a spiegare perché le riforme del mercato del lavoro all'europea non avrebbero funzionato (prima di Daveri, prima di Gordon). Non mi pare però che afferri perché le abbiamo fatte. Su questo ci sarebbe da confrontarsi, ma l'atteggiamento, come avrete capito, non è quello del confronto.

      E allora, siccome le cose andranno come dico io, e Federico i chiodi li ha già comprati...

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    2. Tremendo? Sono passati non ricordo bene quanti anni ma quel 26 è li come se fosse ieri :).
      Ad ogni modo, poco più un secolo fa, riuscivamo a descrivere bene come i campi elettromagnetici (chiamiamoli lavoratori) si propagassero nello spazio ma non eravamo in grado di capire come potessero farlo nel vuoto.
      Teorizzammo allora l'esistenza dell'etere (chiamiamolo euro), un immaginario mezzo materiale che permea l'universo e che permette il trasporto delle onde EM.
      Nonostante numerose evidenze ed esperimenti ci suggerissero l'assurdità di tale teoria continuavamo imperterriti ad insistere su quella strada.
      Poi un giorno nel 1905 arrivò quel famoso tedesco che lavorava all'ufficio brevetti.
      L'etere per fortuna non poteva essere creato e nessuno avrebbe dovuto difenderlo.

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  3. Con questi baroni dagli occhi stanchi, succederà che riceveranno pan per focaccia; arriverà certamente quel giorno in cui Bagnai ...

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  4. Si, poveretto, lo spillo di San Camillo...

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  5. Caro prof. Bagnai questi personaggi sono in servizio di malafede permanente. . Peccato, avrebbe detto il grande MIKE, signori; siete caduti sullo “spillo”. Suppongo che non ci fosse un portacenere di cristallo. In tal caso avrebbe potuto, sempre sottovoce, azzeccarlo sulla zucca dei “colleghi”. Si sa la cenere è eterea e, per la proprietà transitiva, anche il portacenere. ……………………………………
    “””Vi siete giudicato. Il cuore di Faraone era indurito quanto il vostro; e Dio ha saputo spezzarlo. EUROPA è sicura da voi: ve lo dico io povero frate; e in quanto a voi, sentite bene quel ch'io vi prometto.
    Verrà un giorno...
    EURO era fin allora rimasto tra la rabbia e la maraviglia, attonito, non trovando parole; ma, quando sentì intonare una predizione, s'aggiunse alla rabbia un lontano e misterioso spavento.”””

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    1. No, non è così. Saltari non è in malafede. Non riesco a capire, ma non definirei così il fenomeno psicologico che si osserva in quelle aule. Il fatto è che pur di non ammettere l'evidente stanno andando contro a tutto quello che da loro, lì, ho imparato. Un esempio: lui, quando si è verificato il problema, lo sa. E come lo racconta? Così. Insieme a Daniela Federici, un'altra mia amica, che però mi dava del grillino (da allieva di Gandolfo) quando, sei o sette anni fa, dicevo che questo unione monetaria non funzionava, stimano una bella funzione neoclassica di produzione (tutti noi là dentro abbiamo imparato da Garegnani che questo concetto ha poco senso), e dicono: "Be', a metà anni '90 c'è stato un cambiamento di struttura...". #GAC E perché?

      Perché non c'è stato più progresso tecnico.

      Ah, bene.

      E perché?

      "Left for future research".

      Eh no, cazzo! Left from past research, cari Enrico e Daniela. Lo dice Smith perché gli imprenditori italiani hanno rinunciato a innovare (perché il cambio sopravvalutato ha ristretto i loro mercati, e quindi il loro stimolo a favorire la "division of labour" - come Smith chiamava il progresso tecnologico), e lo dite pure voi!

      Sì, perché è Saltari a insegnarci in modo convincente che le riforme del mercato del lavoro hanno compresso i salari e quindi alterato un ipotetico rapporto ottimale capitale/lavoro (ovvero, come dico io nel mio libro "urlato da talk show", che però vende migliaia di copie con comprensibile invidiuzza altrui, ci hanno fatto muovere verso il Bangladesh anziché verso la Germania).

      Insomma, non so come dirvelo, ma entrare a via del Castro Laurenziano è un'esperienza tipo "Invasione degli ultracorpi". Io queste cose le ho imparate da loro, da loro, capite!? Come hanno fatto a dimenticarsele?

      Non è malafede. È una psicosi collettiva.

      Ma tu, quando dieci anni fa ti guardavi indietro e osservavi con occhio distante la Seconda guerra mondiale, i campi di sterminio, i lutti, la crudeltà, li capivi? Io no.

      E ora, di fronte a simili psicosi collettive, li capisci? Non so, l'esperienza di molti di voi, che mi scrivono per condividerla, è che adesso certe svolte funeste nella storia recente sono molto più chiare. Solo ad alcuni, ovviamente.

      Ribadisco: non è malafede. Se fosse tale, retrocederebbe di fronte allo spettacolo delle sue inevitabili conseguenze. È qualcosa di più profondo, ed è qualcosa che è già successo, ma non saprei nemmeno che nome dargli. Ci vorrebbe un buono storico, o un buon sociologo.

      Ma non è malafede.

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    2. Ah, penso anche io che qua ci vogliano degli psicologi, anzi, forse ci servirebbero degli esorcisti.

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    3. Con Fassina ci son riuscito, con Saltari no (nonostante gli abbia fatto capire, in modo lievemente mafioso, che con Fassina c'ero riuscito: perché loro sono piddini, e quindi siccome le cose andranno come dico io, poi dovranno cambiare casacca, e noi rideremo...).

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    4. Dai testi della Via Crucis al Colosseo di quest'anno:

      Beato l’uomo
      che non entra nel consiglio dei malvagi, che non resta nella via dei peccatori
      e non siede in compagnia degli arroganti,
      ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte.
      È come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo:
      le sue foglie non appassiscono
      e tutto quello che fa, riesce bene (Sal 1, 1-3)

      Sintesi: sti(gran)cazzi la Sapienza e i sapientini (come pure la Bocconi e i...)

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    5. Non è malafede, è convinzione..... quello che io mi chiedo da tempo è il motivo per cui molte persone si convincono con grande facilità di essere essi stessi i responsabili della situazione economica difficile che l'Italia vive e più in generale dei loro problemi. Molti miei conoscenti ammettono senza remore di avere in qualche modo contribuito alla crisi economica con i loro atteggiamenti quotidiani che, a loro avviso, è segno di mancanza di onestà. Uno mi ha detto una volta che anche lui aveva tendenza a farsi prescrivere troppe medicine dal medico curante e poichè lo fanno tutti il sistema sanitario è ormai in crisi. L'opinione diffusa, a mio avviso, è che se siamo in crisi è colpa nostra ma soprattutto ci meritiamo di essere in crisi, perchè ognuno di noi ha due televisori, 3 telefoni, ed altre cazzate via discorrendo. Vorrei che qualcuno spiegasse il processo con cui queste idee sono diventate l'opinione pubbliva del nostro paese. Senza alcuna pretesa di chiudere la questione, provo a condividere due punti dai quali si dovrebbe partire:
      1- la propaganda di regime;
      2- lo spirito protestante che, di fatto, ha permeato la nostra cultura per cui si tende a colpevolizzare chi ha difficoltà ed a premiare chi sta bene.

      La propaganda organizzata è il mezzo con cui le idee vengono impiantate nelle menti delle persone le quali sono già preventivamente programmate ad accettarle perchè la religione, cattolica e protestatne, hanno preparato il terreno con le loro categorie di colpa e peccato, che evidentemente dominano il nostro modo di vedere il mondo.

      Il preconcetto è quindi che chi ha difficoltà abbia delle colpe che deve espiare con la sofferenza. Secondo me questo è uno dei motivi per cui molte delle analisi della crisi mettono al centro del dibattito le presunte caratteristiche dell'italianità: la scarsa produttività, la corruzione, l'evasione. Si sa che la gente, evidentemente condizionata fin dalla nascita dalle idee della religione cattolica, non opporrà nessuna resistenza ad accettare una spiegazione del mondo basata sulla presunta natura peccaminosa dell'uomo. E' una spiegazione facile, non richiede una critica delle proprie idee preconcette e soprattutto soddisfa il fondamentale bisogno dell'accettazione da parte degli altri che si traduce, tra le altre cose, nel conformismo.

      Per inciso, nella Bibbia non c'è alcuna traccia del concetto di peccato come lo intendiamo noi, come non esiste il peccato originale. Per gli autori biblici si considerano peccati la disobbedienza ed il tradimento dell'alleanza con Jahvè.

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    6. [...] His record and his fate illuminate the most shattering truth that has emerged from this trial: If he and all of the other defendants had been degraded perverts, if all of the leaders of the Third Reich had been sadistic monsters and maniacs, then these events would have no more moral significance than an earthquake, or any other natural catastrophe. But this trial has shown that under a national crisis, ordinary -- even able and extraordinary -- men can delude themselves into the commission of crimes so vast and heinous that they beggar the imagination. No one who has sat at through trial can ever forget them: men sterilized because of political belief; a mockery made of friendship and faith; the murder of children. How easily it can happen. [Spencer Tracy in "Judgment at Nuremberg" (1961)]

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    7. Disturbo delirante megalomanico

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    8. @Lonely

      Senza nulla togliere alla Arendt, naturalmente. Ma quando una cosa è evidente, come fai a non vederla?

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    9. "Non è malafede. Se fosse tale, retrocederebbe di fronte allo spettacolo delle sue inevitabili conseguenze. È qualcosa di più profondo, ed è qualcosa che è già successo, ma non saprei nemmeno che nome dargli. Ci vorrebbe un buono storico, o un buon sociologo."

      E' purtroppo IMHO solo la natura umana, come mostrato da questo celebre esperimento (io lo capii la prima volta sotto la naja, quando rischiai molto facendo fallire alcuni episodi di odioso nonnismo):

      http://en.wikipedia.org/wiki/Milgram_experiment

      Milgram summarized the experiment in his 1974 article, "The Perils of Obedience", writing: The legal and philosophic aspects of obedience are of enormous importance, but they say very little about how most people behave in concrete situations. I set up a simple experiment at Yale University to test how much pain an ordinary citizen would inflict on another person simply because he was ordered to by an experimental scientist. Stark authority was pitted against the subjects' [participants'] strongest moral imperatives against hurting others, and, with the subjects' [participants'] ears ringing with the screams of the victims, authority won more often than not. The extreme willingness of adults to go to almost any lengths on the command of an authority constitutes the chief finding of the study and the fact most urgently demanding explanation.Ordinary people, simply doing their jobs, and without any particular hostility on their part, can become agents in a terrible destructive process. Moreover, even when the destructive effects of their work become patently clear, and they are asked to carry out actions incompatible with fundamental standards of morality, relatively few people have the resources needed to resist authority.

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    10. @toti tot
      Ma soprattutto la religione cattolica.
      Insegna a credere ai dogmi, ad accettare l'obbedienza passiva, a riconoscere l'infallibilità di una figura umana autorevole, ad attribuire al dolore e alla fatica una valenza salvifica (ma anche alle indulgenze post e addirittura pre-pagate), ecc. ecc.
      Il pensiero libero e critico è superbia dell'intelletto, la sofferenza purifica, tutto ciò la può evitare è male. Poi aggiungono che bisogna scindere le cose umane da quelle divine (come fanno in vaticano, ahhahahhha), ma intanto ti plasmano.
      Secondo me nella mentalità italiana è più radicata la matrice cattolica, poi su questa si sono "innestate" certe idee protestanti, ma anche idee laiche e addirittura anti-clericali, il tutto in un pot-pourri che naturalmente è congeniale e funzionale all'ideologia dominante e alla sottomissione acritica e volontaria.
      Buona Pasqua.

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  6. Robe da chiodi...

    Un post sui chiodi il Venerdì Santo, lei non finisce di stupirmi.

    "Non è malafede", certo che no. È hybris (e invidia). Due cose notoriamente omicide. Sono d'accordo con bargazzino, ma senza ginocchia è inutile anche l'esorcista.

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    1. Ma solo tu, Marco Iscariota, potevi capirmi. Dunque, a proposito, il tuo commento sul fatto che dovrei inserire nella SUA la lezione al liceo di mia nipote ha promosso in S.A.R. Rodelinda l'idea che io vada al liceo di Matelda Basilisco a fare altrettanta lezzzzioncina.

      Ma non potevi stare zitto?

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    2. Azz, troppo onore. Non pensavo che la Regina apprezzasse i miei poveri commenti.

      La cassa posso continuare a tenerla io?

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  7. Prof,
    Saltari si riferiva all'esempio della "manifattura di spilli":ed è intervenuto credendo che Lei si riferisse a tale esempio.


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    1. Grazie, Pietrino, sarà sicuramente così, ma quando penso alle relazioni fra ampiezza del mercato e produttività a me viene in mente il passo che ho citato. Bastava ascoltarmi con meno supponenza. Io sono tanto buono e caro...

      A proposito, in che antologia lo hai letto? Dev'essere la stessa di Enrico.

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  8. Mi dicono che esiste l'espressione americana: "you nailed him", che traduce letteralmente l'italiano "lo ha inchiodato".
    Poi è vero che perfino io - che non sono PROPRIO economista - avevo sentito associare Smith agli spilli, ma la risposta è sempre quella, scientifica, di un grandissimo maitre à penser: vediamo se è vero.

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    1. C'è un motivo, ovviamente. L'esempio degli spilli è a pag. 11 della mia edizione (ne trovi quante ne vuoi su Internet), e descrive il fenomeno della divisione del lavoro. Se ti fermi a pag. 11, hai uno Smith "offertista", uso Oscar Giannino: le uniche riforme sono quelle dal lato dell'offerta, bisogna migliorare i processi e i prodotti e tutti staranno meglio. Se invece arrivi non dico tanto più lontano: dieci pagine più in là, a pag. 21 (nella mia edizione), hai l'esempio dei chiodi, che passa dalla descrizione alla spiegazione della divisione del lavoro (aka progresso tecnico, dato il contesto), o, se preferisci, dai suoi effetti alle sue cause.

      Se arrivi lì, ma solo se ci arrivi, trovi lo Smith che integra il lato della domanda e quello dell'offerta in una sintesi che è puro buon senso, e che oggi solo l'economia post-keynesiana riprende, mentre tutti gli altri sono accecati dall'ideologia offertista, che è piuttosto trasversale (se gratti la superficie la trovi in Krugman come in Zingales).

      Sono solo dieci pagine, e la volontà di andare oltre l'ideologia.

      E quindi è chiedere troppo.

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  9. Se non è Malafede è Collaborazionismo, Conformismo, Disinteresse verso gli altri ed Interesse per la propria posizione personale, dello stesso genere di quello riportato nei libri della Haredt, quando le comunità ebreaiche europee diedero ai nazisti le liste di ebrei residenti in Europa credendo di sarvalsi la pelle, siamo sempre lì, la storia si ripete anche se non è sempre la stessa!

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    1. Credo che in effetti manchi la percezione di quanto la situazione sia grave. Siamo sull'orlo di un conflitto, e siamo tutti sulla stessa barca. Da persone istruite mi aspetterei che intuiscano il trade-off: pagare il latte il 5% in più per un anno, o ricevere il 30% in meno di pensione per sempre? Se non lo intuiscono, probabilmente è come dici tu: pensano che a loro non toccherà. Il che significa sottovalutare pesantemente la situazione. Eppure i dati ci sono.

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    2. "Siamo sull'orlo di un conflitto"

      Prof, spero che, almeno questa volta, ti sbagli

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  10. Buongiorno e auguri di Buona Pasqua a tutti.
    Prof leggo in questi giorni che McDonald's ha deciso di aumentare lo stipendio dei suoi dipendenti del 10%, seguendo la strada già intrapresa da altri colossi della grande distribuzione USA come Wal-Mart (basta cercare su Google).
    Non che gli AmmeriGani mi stiano particolarmente simpatici, ma non è che si son resi conto che il dipendente è il primo consumatore e che se lo affami vendi meno? E magari che un po' di InflazioneBruttaCattiva aiuta in una fase altamente debitoria (Privata e di conseguenza Pubblica) aiuta a rientrare nei ranghi?
    Speriamo.

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  11. Caro professore

    Per favore, avrei una domanda per lei. Nel post scrive «in un mondo di rendimenti crescenti l'offerta e la domanda sono interconnesse in modi piuttosto ovvi ».

    Credo di essermi imbattuto in qualcosa di rilevante, che vorrei capire e chiedo il suo aiuto.

    Non le sto chiedendo una spiegazione, basta anche una dritta su cosa andare a leggere.

    Nella mia comprensione limitata dell'economia, domanda e offerta sono legate tout court, nel senso che, banalizzando, il salario del mio operario è quello con cui lui compra i prodotti della mia azienda.

    In questa visione estremamente semplificata del messaggio Keynesiano, non entra ancora in gioco la distinzione tra settori a rendimenti descrescenti con la scala e settori a rendimenti crescenti.

    Quello che so (meglio: che credo di sapere) è che settori a rendimenti crescenti (per esempio le economie di rete) creano fenomeni di lock-in e dipendenza dal percorso. Esempio: windows. Siccome tutti lo usano, un sistema migliore fa fatica ad imporsi. Quindi il grande impedisce al piccolo di svilupparsi (o persino d nascere) , certe situazioni diventano punti stabili e non è detto che il sistema naturalmente tenda all’ottimo. Non vale l’assunto che a prescindere dalle condizioni iniziali si tende a un punto di equilbrio e di ottimo. La storia passata del sistema è invece un aspetto imprescindibile per spiegare il suo stato presente (con buona pace del teorema di Coase?)

    La domanda è: in che modo il legame domanda/offerta differisce nel caso ‘rendimenti di scala decrescenti’ rispetto a quello ‘rendimenti di scala crescenti’ ?

    Grazie e Buona Pasqua
    Nemo

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  12. Tutta sta roba pasquale mi ha un po' turbata; pensavo alla Fassina, ma soprattutto al papa dall'umiltà esibita e dalle denunce "eteree" (a me Bergoglio sembra Evita).
    Pensavo al valore di cristianità (insieme a quello di europeità) da contrapporre all'Islam.
    Non so neanch'io bene a cosa pensavo, più che altro è la sensazione che la santa romana chiesa cerchi di riguadagnare la sua posizione nel nuovo medio evo, perché miseria e ignoranza sono molto congeniale al suo proliferare.

    E trovo questo articolo anche un po' datato:
    Contro Keynes e la pazzia del denaro
    Robert Skidelsky, biografo di Keynes:
    «Keynes pensava che il capitalismo, lasciato a se stesso, avrebbe garantito un livello di sicurezza economica per tutti...».
    Non sono economista quindi chiedo conferma: a me che Keynes volesse lasciare il capitalismo a se stesso sembra una lieve imprecisione. Non era Smith? O Friedman?
    Quindi secondo l'autore, che non sembra un accattone qualunque, tra marxismo e liberismo c'è soltanto la chiesa.

    E poi prosegue con amenità del tipo:
    «... il denaro è importante soltanto se ci aiuta a vivere meglio. Questa visione morale in passato era garantita dalla religione».
    Ogni riga una balla e non ho bisogno di chiedere conferme: sarà una barzelletta.
    Comunque non voglio togliervi il piacere di leggerlo.

    In estrema sintesi, pare che proponga una sorta di decrescita cattomoralista (in opposizione al moralismo protestantindividualistico) dove la parte del leone la farebbe quell' "istituzione che è intermedia tra Stato e cittadino".
    Vaticano, Opus Dei e cattoPD? Al posto della Troika?

    Buona Pasqua!

    RispondiElimina
  13. Quà è in atto uno scontro generazionale in piena regola: da un lato gli scienziati Moderni, dall'altro i Postmoderni (non so' il professore ma io mi sento appartenente alla seconda categoria).

    Da un lato la difesa di un monoculturalismo (o perlomeno l'assunto di tale monoculturalismo) e dall'altro lato la destrutturazione dei monoculturalismi alla ricerca delle cose "fiche", della praticità e dell'umiltà, la bellezza.

    Nel mio campo, almeno, ci sono state tante monoculture che storicamente hanno prodotto dei risultati di rilievo, penso ai meccanici quantistici, i teorici dei campi, i meccanici statistici, i teorici della relatività generale. La ricerca si rivolgeva su un'idea centrale (una Lagrangiana risolvibile, o una teoria incompleta ma che "fitta i dati"), con la conseguenza che i ricercatori (a tempo indeterminato, loro) avrebbero poi prodotto una quantità incatalogabile di papers che sarebbero entrati nei dettagli più minuziosi della teoria studiando tutto lo studiabile. Applicando poi nei limiti del possibile la teoria prediletta alle situazioni reali e chiarendo dei misteri, o permettendo nel loro studio l'ideazione di tecnologie innovative e dal vasto utilizzo.

    Faccio un'esempio: una teoria di estremo successo come la meccanica quantistica ha risolto il mistero della radiazione del corpo nero e dei livelli energetici dell'atomo di idrogeno nei primi decenni dalla sua scoperta, poi è stata da ispirazione per la creazione di tecnologie di utilizzo comune come i laser od il transistor, e, (forse) in un prossimo venturo la creazione di computer quantistici.

    A volte, queste monoculture, essendo fissate in modo quasi "autistico" sulla loro idea centrale, hanno prodotto ribellioni e disfunzionalità. Così che, all'apice della loro gloria, nel '68, tutto sarebbe stato messo in dubbio e distrutto. Il modernismo è un martello che picchia duro su tutti i problemi, tenta di risolverli: scorge le incongruenze, le ipocrisie, e le distrugge. Si vuole distruggere in quelle circostanze lo stato, la chiesa, le tradizioni e la famiglia.

    Il postmodernismo non la pensa così: lui invece di concentrarsi sui chiodi (quelli di Adam Smith, no) si concentra sui carpentieri! Loro possono scegliere, pillola rossa o pillola blù, hanno il libero arbitrio di usare o non usare il loro martello!

    Se da un lato i moderni difendono un ideale, dall'altro, i postmoderni, fanno scelte individuali. I postmoderni non pretendono che tutti siano d'accordo, non siamo obbligati ad essere d'accordo. Stiamo perdendo i nostri ideali, la nostra monocultura, ma ora siamo obbligati a discutere. E forse siamo perlomeno obbligati ad essere d'accordo sul non essere d'accordo.

    E curioso come le cose postmoderne possano contenere cose "goofy" mischiate a cose che effettivamente contano: immaginate un tv-show Giapponese dove vengono cucinate delle ricette dalla raffinatissima complessità ed allo stesso tempo una buffa gara a "chi le cucina per primo". E cos'è, forse ci scandalizziamo del nostro caro amico Fusaro che difende la sovranità nazionale nello stesso luogo in cui intrattiene un arrapante dialogo con una pornostar?

    E se fosse che l'Euro in realtà è figlio di una monocultura Moderna? Caro professore nel grande teorema dell'Euro ci sono delle "figate" e delle corbellerie di primissima categoria. E l'Euro martella sui chiodi come un martello pneumatico, austero e risoluto freddo come solo un'utensile può essere.

    E che è di noi? Siamo forse chiodi od esseri umani?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A margine.

      In primis.
      Il Fusaro fa la figata/drittata di parlare con una pornostar, fatti suoi, e tale caso mi fa solo pensare a quanto quel libro "L'eleganza del riccio", che per un po' fu di moda, che sosteneva essere uno dei dati del tempo attuale la coesistenza, nelle medesime persone, di cultura alta e cultura bassa, etichettando il mix come cultura pop.

      In secundis.
      Il Fusaro sembra cavalcare il luogo comune che i gay e altre minoranze siano una invenzione tattica delle moderne globalcrazie o globalborghesie (termini miei) per distruggere le società, con ciò completando il quadro di macho ideologo con le idee chiare e macho comunque anche se dalla fisionomia fisicamente gentile - quadro di cui parlare con la Nappi (fatti suoi) è uno dei due componenti.

      Con ciò piace a uomini e donne.
      Pensare che potrebbe piacere comunque anche senza i vezzi indicati (il primo, fatti suoi) specie il secondo, per le sue analisi intelligenti e profonde e certo chiarendo che i "diritti cosmetici", come li ha definiti il Prof. e magari qualcun altro che non so (e aggiungiamoci i diritti degli animali, allora) sono arma di distrazione di massa e contropartita settoriale ai soppressi diritti e libertà di tutti.

      Domanda a prescindere dal personaggio: allora anche il divorzio e la separazione sono frutto della reazione bieca, perché comunque distruggono la famiglia e atomizzano l'individuo? E la distruggono, in effetti.
      Anche la morte atomizza l'individuo, quello che va e quello che resta.

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    2. Su Fusaro mi piace la tua analisi.

      Forse non mi sono spiegato bene ma personalmente non credo che i postmoderni rigettino la modernità: non sono d'accordo che il divorzio e la separazione siano frutto di una reazione bieca e sono molto contento che le cose stiano come sono ora e non come 100 anni fa.

      Ritengo che i "diritti cosmetici" di oggi avrebbero potuto essere i "diritti dei separati" di ieri; ma che le modalità in cui questi diritti possono essere ottenuti sono cambiate. Per comprenderci: una marcia di femministe lesbiche sarebbe molto meno efficace della rottura della clavicola di una "Pussy Riot", che comunque non basterebbe, perché la ribellione è passata di moda.

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  14. Quello che sono Saltari e tutti gli altri che lei prof. combatte tutti i santi giorni ce lo spiega con parole semplici il compianto Ioppolo (prof. il mio primo amore, lei è venuto dopo anche grazie a lui) dal minuto 59.00 (resistete per almeno 6 minuti che ne vale la pena), ... sono non scienziati ma DOTTI.

    Buona visione.

    PS, chi ha tempo se lo veda tutto, sono le 2 ore ed 11 minuti meglio spesi nella vita (vabbe' almeno per me).
    Ripeto per diversamente linkanti: https://www.youtube.com/watch?v=cUKNnj6tTcw

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