Una cortese utente della cloaca si è posta una questione non peregrina, che credo tutti noi ci siamo posti:
Mi sono permesso di risponderle così:
citando un grafico tratto da questo post.
Sono poi intervenuti sciapetti vari, ma, com'è vero che dal letame può nascere un fiore, anche dagli sciapi può nascere un pensiero: ovviamente non loro, nostro!
Cosa determini l'arresto delle retribuzioni reali lo sappiamo noi oggi come lo sapevano i comunisti ieri: l'integrazione monetaria, che, per i Paesi deboli, si traduce nella famigerata politica del "cambio forte" come strumento di disciplina salariale. Non è complottismo, è politica economica, è scritto sui manuali di quella materia:
(qui il solito Acocella), e non ci vuole molto a capire come funziona. Con mobilità internazionale dei capitali e cambio fisso il discorso è molto semplice: se l'operaio non accetta salari più bassi per compensare la mancanza di flessibilità del cambio, l'imprenditore delocalizza ed è finita la commedia. Non ve ne eravate accorti?
Quindi l'integrazione monetaria è un ovvio strumento di compressione salariale, e l'euro, che ne è il compimento, è solo la cristallizzazione di rapporti di forze che si sono venuti configurando all'inizio degli anni '80 (nella piena consapevolezza e altrettanto piena inerzia della sinistra).
Colgo l'occasione per rispondere alla solita obiezione: ma l'euro ce lo hanno anche gli altri! Perché solo noi ci avremmo rimesso?
Ma santi numi! Quanto ci vuole a capire che quella che per un Paese debole è una politica del cambio forte, per un Paese forte è una politica del cambio debole? Ci siamo talmente fatti condizionare dal discorso (dilettantesco) secondo cui l'euro sarebbe stato fatto per impedirci di svalutare, che non ci siamo accorti che in realtà era stato fatto per consentire alla Germania di svalutare!
E infatti, se prendiamo i quattro principali Paesi dell'Eurozona, e replichiamo il grafico dell'andamento del salario reale (sempre dal solito database AMECO Online), ponendo i salari uguali a 100 nel 1980 vediamo questo:
L'inizio della terza globalizzazione, cioè la fine della "repressione finanziaria", frena un po' tutte le economie, e questo non stupisce, visto che la vittoria della rendita sul lavoro si realizzò grazie a (e si concretizzò in) un drastico aumento dei tassi di interesse reale:
(come ci ricordano Reinhart e Sbrancia), ma qui da noi i Paesi periferici (Italia, Spagna), cioè quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio forte, vedono i loro salari reali più penalizzati dei paesi centrali (Francia e Germania), quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio debole (specifico: per la Francia questo vale fino a un certo punto, e infatti la Francia ha compensato e sta compensando con debito pubblico). Quindi i salari reali nostri (e spagnoli) si sono praticamente fermati perché occorreva comprimere i salari nominali per tenere il passo con gli altri Paesi cui eravamo legati, mentre quelli tedeschi e francesi hanno avuto più spazio per crescere.
Ma è così difficile da capire?
"Anche gli altri hanno l'euro gnegnegnè!" Quante volte abbiamo sentito questa obiezione? E bisogna essere molto ma di molto cretini per non capire che se la forza di un cambio (quello dell'euro) riflette la media ponderata della forze delle economie che lo adottano, per le economie sopra la media sarà debole e per quelle sotto la media sarà forte. Il problema dell'euro, e delle "unioni" così come le intende l'Europa in generale, è appunto questo: che essendo unioni fra disuguali non creano condizioni di parità, ma consolidano squilibri!
Ma il pensiero magico europeista è e resta quello degli sprovveduti secondo cui si può (e quindi si deve) essere tutti "sopra la media". C'è tanta povertà etica ma soprattutto intellettuale in questo modo di porsi!
Comunque: l'integrazione monetaria fa male a tutti, perché anche se appartieni ai "forti", il massimo che poi ottenere con la svalutazione competitiva praticata adottando una moneta per te debole è lo svuotare di potere d'acquisto i mercati dei vicini, quindi a priori direi che è decisamente meglio starne fuori, e i dati lo confermano. Guardate ad esempio come si è comportata la Norvegia, un Paese che ha saggiamente deciso di farsi i fatti suoi:
Diciamo che è passata abbastanza indenne dallo shock dei primi anni '80, anche se ha patito molto l'ultimo shock inflazionistico. E qui quelli bravi diranno: "Per forza! Dall'inizio degli anni '70 ha il petrolio, e poi non è mai entrata nell'Unione Europea!". Come la Svezia?
Di petrolio svedese non ho mai sentito parlare, mentre ricordo quando la Svezia entrò nel sistema monetario europeo, e si vede bene nel grafico come questo frenò la sua dinamica salariale. Poi però decise di non entrare nell'euro, e i risultati mi sembrano abbastanza eloquenti.
Ma naturalmente c'è sempre il cretino per cui questi risultati dipendono dal colore dei capelli: si sa, i biondi sono disciplinati e virtuosi (qui un noto esempio)! E allora come me la spiegate questa?
La Finlandia non entrò negli accordi di cambio dello SME (e si vede: guardate come vanno dritti i suoi salari negli anni '80!), poi entrò nell'UE a metà anni '90 (e si vede già una frenata) e fu socia fondatrice dell'euro. Infatti, dal 2011 (crisi del debito) i suoi salari reali sono andati decrescendo, come quelli dell'Italia, con una possibile inversione di tendenza dopo il COVID (di questa roba avevamo già parlato qui).
Insomma: l'economia sicuramente non è una scienza (così facciamo contenti gli ingenui...), ma stranamente quello che sta scritto nei suoi manuali tende a succedere nel mondo reale, indipendentemente dal colore della chioma di chi lo popola (problema che comunque, come sapete, non mi riguarda). Ed ecco spiegato il segreto della nonna (e del nonno): loro vivevano in un mondo in crescita, in cui la distribuzione del reddito non era pesantemente alterata a svantaggio del lavoro da una delle più potenti alleate del capitale finanziario: la Banca centrale indipendente! Non è un gran segreto, a dire il vero, e a me non sembra nemmeno così tanto difficile da capire. Tuttavia, lo spostarsi dell'agenda su altri temi ha il vantaggio di rendermi indulgente: ogni volta che devo farmi rispiegare da Sergio il meccanismo di formazione del prezzo marginale nei mercati energetici scuso tutti quelli che, quarantasette anni dopo, non hanno ancora capito il meccanismo di adeguamento dei salari in un mercato valutario drogato dal cambio fisso!
Solo che... dopo un annetto io sto cominciando a capire!
E gli altri?
A proposito di "Anche gli altri hanno l'euro gnegnegnè!" c'è poi da considerare la differenza fra stati percettori e contribuenti.
RispondiEliminaIn questo caso la situazione di Italia, Spagna e Finlandia è cambiata nel tempo. Tuttavia non sono alcuni decimali a alterare la distribuzione del reddito. Lo si potrebbe forse considerare in microstati tipo le repubbliche baltiche, ma qui mi sembra più difficile.
EliminaIl terrificante grafico dell'andamento salario/produttività mostra il vero "Se so' magnati tutto" (nel senso che i profitti si sono divorati tutto).
RispondiEliminaA parte le battute, anche la produttività è ferma — come veniva spiegato nel post di un paio di anni fa che è stato linkato. Mi chiedo come mai "Essi" non sembrino preoccuparsene e, anzi, proseguano teutonicamente nella stessa direzione. Infatti la narrazione è la solita solfa: "riforme", "evitare spirali salari-prezzi", "moderazione", "green" (aka altra deflazione), ecc. Mi sembra evidente che se ne fottano e vogliano continuare con il solito circolo vizioso taglia-salari/export.
Va bene tutto (cioè no, ma vabbè), ma non si rendono conto che, andando avanti così con produttività ridicole rispetto al resto del mondo, alla fine spariranno anche i profitti? Sempre dietro ai crucchi, ai quali hanno pure distrutto il tubo del gas con le bombe (!!!). Di quale altro segnale hanno bisogno per capire che hanno esagerato con le esportazioni? Forse il ramo è già segato ma non è ancora caduto, e non si sono ancora fatti abbastanza male? Ci vuole davvero un'altra bandiera straniera issata sul Bundestag semi-distrutto per farli svegliare? (Sono domande retoriche, la risposta ce l'ha già data infinite volte, per cui prenda questo commento come uno sfogo).
Ovviamente ci vuole una bandiera straniera sul Bundestag ed è terribile che sia così. Preghiamo per loro. Tuttavia la dinamica per cui nel tentativo di allargare la fetta si ottiene solo di restringere la torta non è esclusivamente generata da loro. Ne abbiamo parlato varie volte:
Eliminahttps://goofynomics.blogspot.com/2018/06/i-nemici-del-paese.html
Alla fine, è quella che Monti chiamava la “cultura della stabilità”.
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RispondiEliminaL'esempio della casa posto da Annalisa però non è calzante, perchè stando al grafico dei salari reali ora dovremmo poterci permettere all'incirca quante casa potevamo comprare nel 1990; e comunque molte più dei nonni.
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EliminaNon mi pare che questa spiegazione possa adattarsi alla casa. La maggior parte delle case comprate e vendute sono state costruite prima del 1990 e mantengono la stessa utilità, nè più, nè meno.
EliminaAnche le case nuove possono essere antisisimiche o avere una migliore coibentazione, ma sono migliorie con peso marginale sul mercato secondario.
Ne azzardo una anch'io, i nostri nonni hanno comprato casa prima degli anni '80.
EliminaBisogna vedere tu che generazione intendi per nonni e quale intende Annalisa
EliminaCon inflazione più alta, le rate del mutuo (tipicamente a tasso fisso all'epoca) ogni anno che passava incidevano sempre meno sul crescente reddito famigliare. Allo stesso modo, al salire dei tassi di interesse, sono cresciuti anche i prezzi delle case. C'è stata una divergenza tra salari (in calo) e prezzi delle case (in crescita).
Elimina@Omar, 2026 meno 1980 fa 46...ora, tecnicamente ci staremmo anche nei tempi, stretti ma ci staremmo. Io sessantenne diciamo che rimarrei sugli anni dai '30 ai '50. Anche perché fino alla fine dei '70 ancora si campava con un solo stipendio, peraltro in lirette. Mi pare inoltre che la mia aritmetica basica sollevi anche @Tommaso dai suoi dubbi. Poi certo anch'io potrei anzi dovrei essere nonno, ma negli anni '80 avevo 15 anni e non mi facevano il mutuo a tasso fisso per la bifamiliare.
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EliminaCapisco, ma non mi sembra un'analisi verosimile: i nonni facevano 1 mese di vacanza al mare/montagna tutte le estati.
EliminaMi sembra che le abitudini di oggi siano molto meno "goderecce", non di più.
La verità è che il paniere ISTAT non comprende la casa nel calcolo dell'inflazione. Sono tornato su questo punto anche in altri commenti negli anni passati.
Il motivo per cui la casa non è compresa è che non svalutandosi nell'uso, non è considerata un consumo: quando la rivendi ti riprendi paro paro i tuoi soldi, quindi potremmo dire che costa zero.
In realtà se i soldi non li hai, non puoi permetterti un bene fondamentale per la tua esistenza.
Ecco perchè, secondo me, per confrontare due stipendi di epoche diverse, dovrebbe essere inserito un fattore di correzione che includa la casa.
https://www.researchgate.net/publication/305043494_I_prezzi_delle_abitazioni_in_Italia_1927-2012
EliminaQuesto documento penso aiuti ad approfondire i "segreti del nonno". Specie a pag.11: una casa che in termini REALI costava 50 nel 1970, costava 140 nel 2012.
Secondo me in qualche misura (rapportandoli al numero di compravendite ad esempio) questi dati vanno considerati quando si fa il grafico dei salari.
Siamo sempre al solito punto: o rifondiamo la contabilità nazionale (e in culo a Kuznets), o la capiamo e usiamo il buon senso. Più tardi vi faccio sapere qual è il mio personale programma, ma qui siamo nel blog delle libertà quindi ognuno può scegliere la strada che desidera (ed è anche libero di NON farci vedere dove porta, considerando che nella stragrande maggioranza dei casi non porta da nessuna parte)...
EliminaNon voglio essere frainteso, non sto mettendo in dubbio i suoi calcoli.
EliminaSto solo dicendo che per quella parte della società che deve comprare casa non avendone un'altra vendere lo stipendio medio di oggi, non è uguale a quello del 1990.
Specifico che non ho conflitti d'interesse in tal senso, visto che la casa la ho.
La mia è solo un'analisi che può essere sbagliata, ma non capisco perchè.
A supporto delle mie tesi potrei dire che nel 1990 il mutuo tipico era di 10 anni, oggi 30.
PS. Qui a pag.13 qualche spunto sulla durata dei mutui negli anni, purtroppo solo a partire dal 2004. Far riferimento a Mercato A (compravendite), RES(residenziali) https://www.google.com/url?sa=i&source=web&rct=j&url=https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/263042/Rapporto%2Bmutui%2Bipotecari%2B2025.pdf/7a5ea6a1-4dad-0ea1-ddd0-6bb318093f58?t%3D1760003342013&ved=2ahUKEwixy9vD64iUAxWQ3QIHHR1bH9IQ1fkOegYIAQgUEAg&opi=89978449&cd&psig=AOvVaw1C86bazvu15FqXpdKERNLA&ust=1777200933034000
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RispondiEliminaCome sempre grazie Prof...bellissimi grafici che utilizzerò nella mia attività di leone da tastiera ...e cosi spero facciano tutti da adesso in poi ,fino alle elezioni ,per creare una "gioiosa macchina da guerra"......no...porta sfiga.....
RispondiEliminaSe posso Prof., la differenza, seppur minima, a partire dal 2005-2006 (credo) tra Spagna e Italia da cosa è data?
RispondiEliminaAggiungerei che l'Italia è stata la più penalizzata, sia perché i maggiori interessi reali sono stati pagati su un debito pubblico più elevato, sia perché all'interno della UE è quasi sempre stata contribuente attivo.
RispondiEliminaHai perfettamente ragione, e infatti se avessi avuto tempo avrei guardato il saldo dei contributi della Finlandia, che secondo me spiega qualcosa della dinamica del Paese.
Eliminaquelli che l'euro ce l'hanno anche gli altri paesi non hanno mai sentito parlare della crisi del 2008 e dei PIGS? (Portogallo, IRLANDA , Grecia e Spagna)...IRLANDA non Italia
RispondiEliminaHai ragione, non è un piccolo dettaglio, e tra l’altro metterebbe in crisi i sostenitori della teoria tricologica dello sviluppo economico, perché gli irlandesi non sono bruni ma rossi…
EliminaIl dubbio che inizia a venirmi è che la guerra, alla fine, non la faranno scoppiare. Se poi scoppia davvero e la perdono (come è probabile che accada), sono finiti. Dunque rischiano meno a minacciarla, creando l'impressione della sua imminenza, e massacrare i propri cittadini con una dittatura emergenziale giustificata dal fatto che la guerra anche oggi scoppierà domani.
RispondiEliminaAvrei qualche difficoltà col concetto di "far scoppiare" una guerra. Le guerre scoppiano, certo...
Elimina@ mark bosshard
EliminaSicuramente questa è la teoria che viene venduta ai passeggeri di prima classe ( per gli altri c' è la propaganda) ma è un dato di fatto che quando trasformi per la guerra sia l'economia che la società prima o poi "la guerra" la fai per forza.
Quindi la domanda dovrebbe essere "CHI guida l' €uroTitanic" verso l "iceberg" russo ?
E "perché" ?
@Alberto. Darei per scontato che la Russia non abbia intenzione di attaccarci, dunque l'iniziativa bellica dovrebbe gioco forza partire dal blocco occidentale. E non so se questi sono così stupidi da far partire una guerra persa.
EliminaDici che funziona così?
EliminaOvviamente non so come funziona. Ma credo che attaccare la Russia per l'UE sarebbe un suicidio. E i politici tendono a non volersi suicidare. Il punto è quanto i tedeschi pensano di poter avere l'appoggio degli USA ad una eventuale guerra: se negli USA vincono i democratici alle prossime presidenziali, allora inizio a preoccuparmi di più.
EliminaBanca centrale indipendente, austerità espansiva, pace giusta, escalation difensiva, decrescita felice, sostenibilità pragmatica (riferita alla transizione green), democrazia protetta (ovviamente dai populismi)...
RispondiEliminaQui abbiamo un problema con gli aggettivi: un aggettivo per loro un cetriolo per noi.
"Una cortese utente della cloaca si è posta una questione non peregrina, che credo tutti noi ci siamo posti..."
RispondiElimina"Sono poi intervenuti sciapetti vari, ma, com'è vero che dal letame può nascere un fiore, anche dagli sciapi può nascere un pensiero: ovviamente non loro, nostro!"
Tutto chiaro: sia in basso tra quelli che non sanno ma ci perdono senza sapere perché, che in alto tra quelli che sanno ma non ci perdono alcunché.
La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente, la pratica è quando funziona tutto ma non si sa perché. Con la strateggiah avete raggiunto entrambi gli obiettivi: non funziona niente e non sapete perché.
Sarebbe bello capire che cazzo vuoi, ma la vedo dura. Evidentemente ti piaci criptico. Anche Ale Isro è un piccolo grumo di invidia, ma almeno è esplicito! Se ti va di perdere tempo, perché non ci parli dei tuoi risultati (oltre a essere cacciato a pedate nel sedere da Goofynomics, intendo)? 🤗
EliminaAblerto, perché non ti esponi in un dibattito pubblico con chi ti critica? Ti nascondi dietro l'insulto? Hai paura?
EliminaSì hai paura. Ti sfido, io di pirsona pirsonalmente: un bel dibbattitoh come ai bei tempi!>/strong>
Le hai le palle per accettare?
questo commento mi fa sbellicare dalle risate alle 23:30 sto ancora ridendo come una matta grazie alberto facendomi scassare dalle risate mi hai rimesso al mondo 😂🥹
Elimina@Fiorenzo
EliminaCome ogni aspirante messia anch'io amo i traditori (ne ho un paio in lista di attesa che vogliono rivedermi) e tu mi sei particolarmente simpatico, né avrei difficoltà a farti entrare nel mio cono di luce perché non mi sottrarresti nulla, atteso che giochiamo in campionati molto diversi, ma resta un problema preliminare e fondamentale tuttora irrisolto.
@alessia
Cara, sapere di averti strappato un sorriso mi riconcilia con l'esistenza di Fiorenzo, che proprio non vuole dimenticarmi.
È il caso di ricordare all'on. Bagnai che non sono mai stato un suo collaboratore né, tantomeno, un suo dipendente.
Eliminahttps://youtu.be/f91j_fG4RcA?si=cuEdIg7Msj5XfhAs&t=99
Goofynomics non è un'azienda, è una community (così dice la letteratura scientifica, io mi fido, si sa, sono ingenuo...) e quindi un luogo poco adatto ai narcisisti patologici di provincia (si ammettono limitate eccezioni per città capoluogo di Regioni civilizzate). Stammi bene! Nessuno ti ha licenziato!
EliminaMa allora perché mi chiami "traditore"? Se non sono mai stato un tuo collaboratore, e ovviamente neanche un dipendente, vuoi dire che eravamo "amici"? A me non risulta ma, nel caso, quando e come avrei tradito questa amicizia?
EliminaHo l'impressione che tu tenda a dimenticare le pillole per la memoria. Posso regalarti un portapillole e, in ogni caso, rinfrescartela pescando nei miei archivi profondi.
Stammi bene e non dimenticare le pillole.
Ah, ecco! Finalmente una buona notizia: non eravamo amici, facevi solo l’amico. Non è una grande novità, ma è rassicurante. P.s.: conservo tutto anch’io…
EliminaMolto bene, se conservi tutto allora puoi accettare un confronto. La organizziamo una live? Tanto non sei nel governo, sei un semplice parlamentare libero da vincoli. Fammi sapere, così chiariremo un po' di imprecisioni per il piacere dei tuoi follouers e per ristabilire qualche verità.
EliminaQualcuno è interessato al modernariato del dibattito (fuori da Castro de’ Volsci, intendo)?
EliminaSarebbe interessante in dibattito fra il Ciociaristan meridionale (impropriamente Castro dei Volsci) e il quartiere di Carletto Calenda (i Parioli).
EliminaBanale domanda:
RispondiEliminaSe tutti gli €urosalariati, "mori" o biondi" che siano, ci hanno "rimesso" , CHI ci ha guadagnato ?
Perché QUALCUNO certamente ci ha guadagnato e ancora ci guadagna datosi che l €uro è ancora qui tuttaltro che "tramontato"
Domanda meno banale:
Se gli €urocapitalisti , a cominciare da quello Krukko , hanno così segato economicamente "il ramo su cui stavano seduti", si tratta di "stupidità" e di "ben altro" ?
Ti devo mettere nello spam.
EliminaAnnalisa ha posto la giusta domanda sui nonni, ma non credo che le interessi la risposta. Infatti, non vedo suoi commenti, né sulla cloaca, né sul blog.
RispondiEliminaPenso che dovremmo interrogarci su questo modo di utilizzo dei social che molti hanno. Mi sembra prevalere il desiderio di indignarsi per qualsiasi motivo, senza che ne segua un desiderio di comprensione delle cause o un approfondimento consapevole. È come se il lamento e l'indignazione fossero il fine unico e ultimo.
In fondo, perché acquisire consapevolezza, se questo processo amplifica il senso di impotenza e di dolore? Meglio restare piddo-grillini, gioire per le visualizzazioni sui social e ululare alla luna, no?
Probabilmente di solito è così, ma in questo caso sei un po’ ingiusto:
Eliminahttps://x.com/annalisafri/status/2047655897975890011?s=46&t=MM7E5FgeIhdcxtuaxmxOOA
Ha ragione. Annalisa è davvero una piacevole eccezione alla regola della cloaca.
EliminaQuesto post mi fa capire la differenza tra me e Lei: io non riuscirei a reggere dopo dodici anni, o quel che l'è, questo scempio.
RispondiEliminaSarei preso da un intimo e devastante sconforto (che è quello che provo quasi quotidianamente).
Devo altresì constatare che leggendo i commenti e le risposte che ha dato, ho riso come ride un bambino nella sua profonda e integra ingenuità.
Grazie .
Il segreto resta non prendersi troppo sul serio, cosa che riesce meglio in città che in provincia (che però ha altri vantaggi).
EliminaProf.,
RispondiEliminaMi sono letto il post e poi ho cominciato il solito cammino all'indrè.
Ho quindi letto il post sulla Scandinavia, citato in questo post e quello sui nemici del paese, citato da lei nelle risposte auli commenti; tutti e due non li avevo letti, ora si.
Vado a risentirmi per la terza volta ( che è sempre un ascolto utile) il suo video su Eco della rete di qualche anno fa postato del simpatico Fiorenzo.
Ottimo modo di fare qualcosa di utile in un primo pomeriggio domenicale post prandiale.
Goofynomics: Disoccupazione, fertilità, pensioni
RispondiEliminaL'argomento di questo post va in parallelo con quello "Disoccupazione, fertilità, pensioni" che fu trattato a nov. 2023.
Ovviamente l'argomento casa di proprietà ne è componente essenziale.
E dopo il Divorzio la situazione si è degradata vie più e ancor più con l'€ che è una forma peggiorativa dello SME credibile.
Dei cinque paesi citati (Italia, Spagna, Finlandia, Svezia e Norvegia) NESSUNO ha aumentato la share of labour compensation in GDP dal 1991. Meno peggio, ovviamente, l'hanno fatto quei paesi che non sono entrati nell'euro ma si tratta, comunque, di una discesa. E la Finlandia, in assoluto è quella che ha favorito di più il capitale, il grosso del lavoro l'ha fatto prima di aderire all'euro.
RispondiEliminaOra, sapendo che solo tre hanno l'euro, cosa hanno in comune tutti questi paesi?
"l'aggancio a l' €uro" delle loro banche centrali, come noi ai tempi dello SME , ma noi ora non abbiamo più una NOSTRA banca centrale .
EliminaQuindi si , la "traiettoria" è comune , ma noi ora la catena ce l' abbiamo direttamente al collo è la differenza ( es: tra Finlandia e Svezia ) SE VEDE !
ACQUA!
Elimina(JKG) Non si può avere insieme una politica fiscale dinamica e un bilancio in equilibrio. Per riassorbire la capacità di produzione inutilizzata e la disoccupazione, i pubblici poteri devono spendere in eccesso sui loro introiti fiscali. Devono finanziare la ripresa col deficit del bilancio. Ma può accadere al contrario che i prezzi siano così alti che i privati e le imprese, per seguire il ritmo delle proprie spese, consumino tutti i loro risparmi. Allora il governo può raddrizzare la situazione inflattiva così creata frenando le proprie spese e aumentando gli introiti fiscali. E può trovarsi con un bilancio in eccedenza, con un surplus di bilancio. Una politica che persegue ad ogni costo l’equilibrio del bilancio non significa niente. Ed è tanto meglio. Negli Stati Uniti non abbiamo un bilancio in equilibrio dal 1969. E il precedente risaliva al 1960.
RispondiElimina(NS) Perché allora gli uomini politici si danno da fare per ristabilire l’equilibrio delle finanze pubbliche?
(JKG) È una delle virtù tradizionali, come la verità, la fedeltà coniugale, la giustizia fiscale, l’efficienza amministrativa e l’amore materno. Se le pratichi sei tra i buoni, contro i cattivi.
Non vedo che altra ragion d’essere possa avere. Credo che il presidente Giscard d’Estaing abbia rinunciato a promettere l’equilibrio finanziario. Il presidente Carter non ancora. Ma posso assicurarti che i suoi consiglieri economici non gli attribuiscono tanta importanza. Sono dei partigiani, forse anche troppo ardenti, della politica fiscale. Quindi, quali che siano le loro dichiarazioni pubbliche, vedono nell’equilibrio dei bilancio solo una sopravvivenza innocua delle antiche credenze.
John Kennet Galbraith – Nicole Salinger – Sapere tutto o quasi sull’economia – Oscar Mondadori © 1978 –
Pagina 112
Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) è stato per oltre vent'anni il punto di riferimento per il prezzo dell'energia elettrica in Italia.
RispondiEliminaBasato sul Marginal Price System, un meccanismo utilizzato in tutta Europa, il PUN veniva determinato dall'incontro tra offerta e domanda nel mercato elettrico all'ingrosso. Dal 1° gennaio 2025, il PUN è stato sostituito dal PUN Index GME, un nuovo sistema di prezzi zonali. In questo report analizziamo il funzionamento del Marginal Price System, la sua applicazione in Italia attraverso il PUN, il nuovo PUN Index GME, oltre ai vantaggi e svantaggi di entrambi i sistemi e l’impatto su consumatori e produttori di energia.
Come funziona il Marginal Price System?
Il Marginal Price System funziona come un'asta tra i produttori di energia, che offrono l'energia a prezzi variabili in base ai loro costi di produzione, e i consumatori, che esprimono la loro domanda di energia. Ecco come si svolge:
Offerte: I produttori di energia presentano le loro offerte, indicando quantità e prezzo. Le offerte più basse vengono accettate per prime.
Incontro Domanda-Offerta: Il sistema abbina le offerte con la domanda, partendo dai prezzi più bassi, fino a soddisfare la richiesta totale.
Prezzo Marginale: Il prezzo dell'ultima offerta accettata per coprire la domanda diventa il prezzo di riferimento per tutte le transazioni.
Profitto per Tutti: Anche i produttori che hanno offerto energia a prezzi più bassi ricevono il prezzo marginale, garantendo loro un profitto.
Questo sistema crea un equilibrio tra domanda e offerta, stabilendo un prezzo unico per l'energia in base all'offerta più costosa necessaria per soddisfare la domanda.
Il PUN e il Mercato Elettrico Italiano (fino al 2024)
In Italia, il Marginal Price System veniva utilizzato per determinare il PUN, che rappresentava il prezzo dell'energia all'ingrosso sulla borsa elettrica italiana, gestita dal GME (Gestore dei Mercati Energetici). Il PUN veniva calcolato ogni ora, in base alle offerte di vendita e alle richieste di acquisto per l'ora successiva. Sebbene fosse un prezzo zonale, le differenze tra le varie regioni erano generalmente ridotte.
Il PUN Index GME dal 2025
Dal 1° gennaio 2025, il PUN è stato sostituito dal PUN Index GME, un sistema di prezzi zonali che riflette le condizioni locali di domanda e offerta nelle diverse aree del paese. Ogni regione ha ora il proprio PUN Index GME, calcolato come media ponderata dei prezzi zonali orari. Questa riforma, sancita dal Decreto Ministeriale del MASE del 18 aprile 2024, mira a migliorare l'efficienza del sistema energetico, adattandolo alle dinamiche locali di produzione e consumo.
Differenze tra PUN e PUN Index GME
Mentre il PUN era un prezzo unico per l'intero territorio nazionale, il PUN Index GME introduce prezzi differenziati per zona geografica. Il costo dell'energia ora varia in base alla zona, riflettendo le differenze locali nei costi di produzione, trasporto e domanda energetica nelle diverse fasce orarie.
Impatto del PUN Index GME
Consumatori: I consumatori dovranno gestire prezzi più variabili, ma potranno beneficiare di tariffe più basse nelle aree con maggiore penetrazione delle energie rinnovabili. Diventerà cruciale una maggiore consapevolezza dei propri consumi e l'uso di strumenti di gestione energetica.
Produttori: I produttori di energia rinnovabile, come fotovoltaico ed eolico, potranno trarre vantaggio da un mercato che valorizza maggiormente la produzione locale.
Superamento del PUN e nuovi prezzi zonali dell’energia elettrica: un cambiamento epocale dal 1° gennaio 2025
Superamento del PUN e nuovi prezzi zonali dell’energia…
citato da qui.