(...rapidamente, prima di andare a Sky, volevo condividere con voi un commento al post su Arditti che ha secondo me qualcosa a che vedere anche col post precedente, quello sull'energia... ma il nesso ve lo spiegherò dopo Sky...)
Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "In memoriam...":
Vale anche per gli adulti. Autovelox a tappeto, cinture di sicurezza anche a 30km/h, telecamere urbane, divieti di falò in spiaggia o anche solo di fermarcisi a vedere le stelle, di vendere una birretta a un diciassettenne, l'obbligo di mostrare la tessera sanitaria al distributore di sigarette, tutte innovazioni certamente meravigliose che ci assicurano di arrivare sani e salvi a una eventuale aggressione in stazione, allo scontro con un autista alcolizzato e senza patente o all'offerta di una dose nel parco. Purtroppo pagate con un continuo controllo, sempre più automatico e insindacabile, e la consapevolezza di essere di sicuro dei trasgressori. Potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra. Non è strano che poi ci si sfoghi, adulti e bambini, nei mondi virtuali dove la libertà è completamente virtuale anch'essa.
Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 21 apr 2026, 13:11
(...dichiaro aperta la discussione generale. Io me ne vado da Misiani a Sky...)
Si , potevamo scegliere di non scegliere i peggiori.
RispondiEliminaIl che però avrebbe cambiato solo il nostro rapporto con la nostra coscienza.
" Per tutto il resto c' è Mastecard" , no? 😡
ho letto il commento di enrico pesce quello che mi ha colpito questa frase "potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra." era meglio scegliere la libertà così avevamo anche la sicurezza se sì e scelto altro i motivi sono il controllo della popolazione o sono troppo complottista?? 😇
RispondiEliminaRiformulerei: potevamo scegliere gli operatori informativi che creano le verità funzionali alla creazione del sistema?
RispondiEliminaPurtroppo no, come diventa sempre più difficile, anche pagando, riuscire a dare un'istruzione ai figli che non sia malcelata propaganda.
EliminaHo come il sospetto che si torni a LVI… volete la pace o i condizionatori… essi hanno scelto la pace (perché non è che l’abbiamo scelta noi, almeno non al 100%) e non abbiamo neanche i condizionatori. Del resto, abbiamo rinunciato all’energia russa (anche qui in modo asimmetrico) per la “sicurezza” e, alla fine, la Russia ci guadagna e noi siamo da capo a 12, avendo spostato la dipendenza energetica verso altre fonti rischiose (e.g., Qatar, MO per distillati, Cina per lu grin), non avendo risolto alcunché, anzi… Intanto, Merz deve convocare il suo consiglio di sicurezza e piange l’odiato nucleare.
RispondiEliminaNon so se sarà ancora LVI ( l' "usato sicuro" ) ma per portarci in una €uroguerra DIRETTA con la Russia ci rivorrà un ' altra ammucchiata parlamentare ( aka "governo tecnico" ) perché "accà nisciuno è fesso " e nessun politico/partito vorrà prenderne la responsabilità diretta.
EliminaOrmai si viaggia a vele spiegate verso il controllo sociale elettronico totale della popolazione ed il mondo mi sembra diventare sempre più simile a quello di 1984 di Orwell.
RispondiEliminaNon mi sembra che ciò venga contrastato da nessuna forza politica (avete letto/sentito qualche politico porsi qualche domanda sul sistema Navigard che si sta implementando nella rete Autostradale che è - invito a leggere che cosa fa - controllo totale di qualsiasi cosa si stia facendo in macchina notte e giorno)?
Per cui, avanti così verso il controllo elettronico totale, con patente sociale e punizioni tramite tecnologia (blocco del bankomat, tra le tante) annesse, China style.
E invece abbiamo avuto sicurezza e libertà. Per gli aggressori.
RispondiEliminaPotevamo scegliere davvero?
RispondiEliminaO siamo stati illusi di poter scegliere?
Oggi leggevo un post del Prof, dove, alla fina dice:
"Sullo sfondo resta sempre la solita domanda: come è stata possibile una simile regressione culturale del fronte progressista?"
Direi che la possibilità di scegliere e la regressione progressista sono andate di pari passo, fino alla conclusione di Enrico.
Potevamo scegliere?
Si, se avessimo dato meno peso ad avere Repubblica o Il Manifesto sotto braccio, qualche decennio fa (si, li leggevo, e guai se saltavo un giorno all'edicola), piuttosto che ad un'informazione meno indottrinata.
Per prima cosa, recuperiamo il famoso dialogo dei Promessi Sposi sulle "grida" e sul dare il nome agli osti:
RispondiElimina“ Eh! se comandassi io, ” disse, “ lo troverei il verso di fare andar le cose bene. ”
“ Come vorreste fare? ” domandò Renzo, guardandolo con due occhietti brillanti più del dovere, e storcendo un po’ la bocca, come per star più attento.
“ Come vorrei fare? ” disse colui: “ vorrei che ci fosse pane per tutti; tanto per i poveri, come per i ricchi. ”
“ Ah! così va bene, ” disse Renzo.
“ Ecco come farei. Una meta onesta, che tutti ci potessero campare. E poi, distribuire il pane in ragione delle bocche: perchè c’è degl’ingordi indiscreti, che vorrebbero tutto per loro, e fanno a ruffa raffa, pigliano a buon conto; e poi manca il pane alla povera gente. Dunque dividere il pane. E come si fa? Ecco: dare un bel biglietto a ogni famiglia, in proporzion delle bocche, per andare a prendere il pane dal fornaio. A me, per esempio, dovrebbero rilasciare un biglietto in questa forma: Ambrogio Fusella, di professione spadaio, con moglie e quattro figliuoli, tutti in età da mangiar pane (notate bene): gli si dia pane tanto, e paghi soldi tanti. Ma far le cose giuste, sempre in ragion delle bocche. A voi, per esempio, dovrebbero fare un biglietto per.... il vostro nome? ”
“ Lorenzo Tramaglino, ” disse il giovine; il quale, invaghito del progetto, non fece attenzione ch’era tutto fondato su carta, penna e calamaio; e che, per metterlo in opera, la prima cosa doveva essere di raccogliere i nomi delle persone.
Accettato il principio iniziale, è solo questione di tempo passare dai nomi scritti a calamaio su un foglietto a quello che dice Enrico Pesce.
Tutto vero, ma questi discorsi vengono sempre fraintesi e portano acqua del mulino dei “riavviciniamoLi alla durezza del vivere”. Inclusa la vagonata di sensi di colpa “eeeeh ma se uno spiantato alcolizzato/del Burundi/drogato ti aggredisce mentre vai al lavoro è perché il tuo reddito capitalista sfrutta i deboli/poveri del mondo”, con Padoa-Schioppa e Monti paladini della democrazia e pure della giustizia sociale (a spese tue, ovvio). E se uno sfida il sistema chioccia-finanziario-repressivo, per esempio invece di usare l’auto con la cintura, prende la bici per fare il pendolare per più di 2 chilometri (senza casco, e con dei tratti lungo una statale, ovviamente) viene additato come un coglione (o per il pericolo insito nel tragitto, o per la scomodità percepita “ma prenditi l’auto!”).
RispondiEliminaVedi l’assunzione a simbolo degli sprechi europei: le piste ciclabili (che peraltro è vero, sono spesso inutili) e l’esistenza dei cicloattivisti di professione (meglio soli che malaccompagnati).
No risk, no fun, come dicono quelli studiati. E ciliegina sulla torta il sogno €peo, ce l’hanno venduto come un’occasione unica senza rischi (no exit clause), ed in effetti non ci abbiamo guadagnato niente (certo, apparte qualche impiegato nell’IT/finanza …dobbiamo riconvertirci tutti?).
Pensavamo di aver vinto la guerra fredda e invece l’abbiamo persa (e non è manco finita, ma come munifico imprenditore con una visione politica pensiamo ad analfabeti come bill gheits piuttosto che a Enrico Mattei), invece di pagare un decimo del raccolto una volta all’anno alla chiesa come nel medioevo, paghiamo l’1% agli USA per ogni transazione micragnosa che facciamo con la carta di credito. Con la pia illusione che l’uno percento sia meno di quel dieci percento (non è una novità che i soldati costino … ma le guardie Svizzere avevano un ottimo rapporto fedeltà-prezzo).
In prospettiva no risk ci siamo pure ammanettati al gas (russo o americano, fa poca differenza, non siamo né russi né americani), e comunque vogliamo comprarlo al prezzo che fa liberamente comodo a noi (come se fossimo americani… per avere quella libertà, però devi avere la sicurezza dell’essere pronto a usare la bomba atomica).
Per fortuna però siamo stati coerenti, l’Europa é diventata la nostra casa, nel senso che ogni pincopallin* che voglia comprarsi un nido deve rispettare i criteri di Maastricht per avere un prestito … e povera UniCredit che comunque ha tanti bad loan (ma del resto è la più grande banca italoamericana con sede in Italia, dovrebbero essere esperti del ramo <3 ).
E la crisi abitativa è europea, da Sofia a Barcellona passando per Dublino.
Insomma tutto quello che volete, no bambagia/sicurezza/etcetc per legge ma anche no alla durezza del vivere (degli altri).
stanno monetizzando tutto, anche un diritto di nascita come la libertà e, per giunta, ci speculano anche sopra, come nel caso dell'energia. Tutto ciò che è misurabile, e quindi quantificabile, ha un costo ed avrà un prezzo. Il nodo della questione, oltre che etico e sociale, è nel rapporto tra questi due valori: il modello cinese è "virtuoso" perchè tende a limitare il costo, mentre il modello europeo è vizioso perchè tende a massimizzare il profitto
RispondiEliminaMi vengono in mente esclusivamente commenti da "povero cristo inacidito dall'esistenza". Però adoro le categorie archetipiche del Pesce: "libertà"..."sicurezza"....categorie in fondo didattiche o colloquiali a seconda dell'età anagrafica e culturale dell'interlocutore e quindi magari della sua propensione alla relativizzazione "percettiva". Per usare un termine inglese di Milano, i "competitors" politici di questa bolla culturale (ortotteri o piddini che siano) la usano questa "percezione" ed i termini archetipici di cui sopra perdono la loro valenza assoluta (anche se romanticamente soggettiva) per assumerne un'altra...più facilmente adattabile ad ogni stagione un po' come quando si confonde il meteo con il clima. Ed in ogni caso, ripeto in ogni caso....quando magari, dopo una vita, si è riusciti a raggiungere un proprio personale distillato del concetto archetipico di "libertà" ecco che sopraggiunge una luce nella nebbia....un faro per i marinai inaciditi (appunto) dal sale e persi nei canti delle proprie sirene che ti dice stentoreo: "non s'invochi la libertà di...."....
RispondiEliminaHo notato solo ora di essere al centro dell'attenzione e non me lo sarei aspettato perché, in fondo, ho detto una vera banalità e cioè che ogni catena, anche la più folle, ti viene messa al collo con la scusa di proteggerti dai rischi della vita. Peccato che, tolti tutti i rischi, non si trova più la vita e quindi, forse, non varrebbe la pena di accettare troppe protezioni neppure di fronte a rischi reali, figuriamoci rispetto a quelli sempre nuovi e irrealistici che le menti affamate di controllo riescono a escogitare. Gli esempi di questo "suicidio di massa per paura di morire" sono innumerevoli e ovunque, dall'enfasi sulla cybersecurity (che, come il cloud è il computer di qualcun altro, è la sicurezza informatica di qualcun altro) alle isterie vaccinali. Detto questo, potevamo scegliere? Considerato che il tema del libero arbitrio è uno dei miei temi preferiti, tanto che potrei quasi definirmi un "esploratore esperto" delle posizioni scientifico-filosofiche al riguardo, e che non è affatto certo che ne abbia l'individuo, figuriamoci esprimersi su quello di una intera popolazione! Quindi, solo nell'ipotesi che una scelta, come composizione di inclinazioni individuali verso certi atteggiamenti, sia stata possibile, sì, potevamo scegliere di non accettare le perline, le caramelle o i biscottini (cookie) da chi voleva renderci schiavi. Ribellarsi ora, ormai, ha le stesse possibilità di una rivolta indigena una volta che i colonizzatori armati si sono insediati. Rimane comunque una nobile causa, battaglia degna di essere combattuta, sempre che ce ne rimanga la voglia.
RispondiEliminaIl collegamento che faccio tra il post di Enrico Pesce, leggendo il quale ritrovo un idem sentire che mi sbalordisce, è che forse non ci resta che tifare cinicamente per dei black out continui, che restituiscano un po' di libertà per mezzo di una rinnovata ricercata dell'efficienza energetica.
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