Possiamo tirare un respiro di sollievo!
Alla fine Confindustria, quella che "se Renzi perde il Paese va in recessione":
(risultato: il Paese invece di andare in recessione nel 2017 è cresciuto fino a quando il COVID l'ha mandato in recessione nel 2020, e nel triennio 2017-2019 il tasso di crescita è stato inferiore dello 0,08%, non del 4%, rispetto alle previsioni, cioè in pratica la crescita media è stata identica a quella prevista dal Fmi nell'outlook di ottobre 2016); quella che "coi dazi di Trump perderemo 100.000 di posti di lavoro":
(risultato: da luglio 2025 a dicembre 2025 l'occupazione è aumentata di 14.000 unità invece di diminuire di 37.000 e nel 2026 gli ultimi dati disponibili ci indicano un aumento di 49.000 unità, quindi è un po' difficile che si termini l'anno con una diminuzione di 75.200); insomma, quella cosa lì si è finalmente espressa anche sulla crisi energetica con i consueti toni apocalittici:
Quindi, direte voi, possiamo stare tranquilli!
Sì e no.
Sicuramente c'è poco da stare allegri, ma altrettanto certamente non aiutano le rappresentazioni distorte di quanto sta succedendo. Capisco le preoccupazioni degli imprenditori e capisco la necessità delle loro associazioni di fare pressione, ma credo che si possa dare un aiuto migliore mantenendo la lucidità. Ha dato una mano in questa direzione l'ottimo Sergio Giraldo su Twitter (suggerisco di seguirlo assiduamente), aggiungo qui qualche considerazione e qualche fonte, in modo che possiate orientarvi meglio. In fondo, visto che finora (con l'eccezione di Sergio e di pochissimi altri) hanno parlato carnivori e artiodattili (cioè cani e porci), ci sta che due parole vengano aggiunte dall'unico che su questi temi ha pubblicato su riviste di fascia A, occupandosi in particolare del caso italiano (altro esempio di articolo scientifico nato da un post di questo blog: De benza italica).
Dunque, intanto i dati sono questi:
vengono dal Commodity Market Outlook della Banca mondiale che trovate qui (ho evidenziato in arancione il campione utilizzato nel mio paper del 2015 con Mongeau Ospina) e chiariscono che c'è effettivamente stato un brusco incremento a marzo per i noti motivi (attacco all'Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz). Tuttavia, questo incremento non ci ha ancora portato al massimo storico, e anzi il valore di marzo è il 57° valore più alto nella serie storica dei 795 valori mensili dal gennaio del 1960 (l'abbiamo presa larga). Non solo. Nonostante che l'incremento sia stato effettivamente brusco, non è il maggiore fra quelli storicamente sperimentati né se lo si considera in termini congiunturali (cioè rispetto al mese precedente):
(in questi termini è il sesto incremento mensile più rilevante, come si vede dal grafico), né se lo si considera in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente:
nel qual caso l'incremento quasi si confonde col normale "rumore" della serie, e questo per via del fatto che un anno fa il prezzo del petrolio era relativamente alto, per quanto in rapida discesa (mentre è più visibile lo shock dell'aprile 2021, che in questa metrica è il terzo più grande).
Naturalmente questo è solo l'inizio del discorso, ma intanto è un buon inizio, come lo sono sempre i dati. Ora purtroppo devo lasciarvi: il mio tempo non mi appartiene, e la scelta è fra rinunciare a iniziare un discorso, o rinunciare a portarlo fino in fondo. Forse la seconda opzione è meglio della prima, anche perché su questo blog la trasmissione la fate (anche) voi, e già questi dati offrono molto da commentare...
Rispetto alle eoche passate una differenza c'è: abbiamo una capacità di raffinazione notevolmente ridotta. In qualche modo questo può influire?
RispondiEliminaSecondo me potrebbe essere l'occasione giusta per riarire e dare nuovo smalto alle nostre raffinerie.
Sì, influisce, certo. Va anche detto che un pezzo del problema è proprio che noi non importiamo solo greggio, ma anche prodotti raffinati (e non esportiamo solo prodotti raffinati, ma anche greggio). Questo rende un po' complicato fare scenari attendibili, ma, come dicevo prima in diretta FB, nel dubbio il catastrofismo si porta sempre! Tanto, anche quando le toppi tutte, se dietro hai un giornale "autorevole" che continua a rilanciarti problemi reputazionali non ne hai...
EliminaIn realtà, visto la contrazione della raffinazione in EU, in Italia ci va di lusso.
EliminaMi pare di ricordare che chiuse sette raffinerie ce ne rimangano dieci.
EliminaSi, va detto che hanno chiuso gli impianti + piccoli quindi la capacità di raffinazione è scesa del 20% circa in 10 anni, non di più. Ed è in linea con il calo dei consumi.
EliminaIl punto critico vero è che quelle in funzione sono in gran parte passate sotto controllo non italiano, con un percorso similare al settore dell'acciaio.
Vogliono soldi. E li vogliono prendere da qualcun altro. E allora?
RispondiEliminaVogliono chi? Confindustria?
EliminaNon lo so. Il tema non erano le previsioni di Confindustria?
EliminaLagarde ha detto a Berlino ieri:
RispondiElimina"Se la crisi si protrae a lungo, l'aggiustamento si sposta dai prezzi al razionamento, con conseguenze economiche ben diverse. L'aumento dei prezzi è principalmente inflazionistico. La carenza di beni e servizi colpisce direttamente la produzione ed è più dannosa per la crescita".
"Come dimostra chiaramente il quadro economico appena descritto, più a lungo dura il conflitto, peggiori diventano le prospettive, e non in modo lineare. La durata è quindi fondamentale per valutare quale scenario ci troviamo ad affrontare".
"Le misure basate sui prezzi possono ridurre l'inflazione, ma a costo di offuscare il segnale che famiglie e imprese devono ridurre il consumo di energia".
"I trasferimenti fiscali alle famiglie a basso reddito sono socialmente necessari e stabilizzano l'economia. Ma quando il sostegno viene esteso a tutte le fasce di reddito, alimenta la domanda, che le imprese possono poi utilizzare per trasferire i costi più elevati, costringendo la politica monetaria ad adottare misure più restrittive di quanto farebbe altrimenti".
"Oggi si presenta un ulteriore vincolo. Negli anni successivi alla pandemia, si è consolidata l'aspettativa che i governi intervengano per proteggere famiglie e imprese da ogni shock di grande portata.
Ma da allora lo spazio di manovra fiscale si è ridotto. I governi che cercano di attutire ogni shock per ogni famiglia rischiano di compromettere la sostenibilità fiscale a loro rischio e pericolo".
"Restiamo fedeli al nostro mandato di stabilità dei prezzi. Garantiremo che l'inflazione ritorni al 2% nel medio termine. E agiremo in base alle necessità".
Fonte: https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2026/html/ecb.sp260420~cdf674023e.en.html
Ma dico io, come vengono queste idee balzane che i governi servano a proteggere i cittadini dagli shock di grande portata? Magari, orrore, con la collaborazione delle banche centrali! :-)
EliminaP.S. Wendell Gee, mi era incredibilmente sfuggito finora il fatto che dai nostri rispettivi nick, siamo fan dello stesso gruppo rock. :-)
Non se se sia stato lo stesso per te. Io mi avvicinai a quel gruppo perché amavo la loro musica e volevo capire i testi. Più o meno è accaduto lo stesso con goofynomics, anche se credo che l'Onorevole si spieghi meglio di Michael Stipe ;)
EliminaTraduzione del v8rgokettato della Lagarde: La ricetta che proponiamo per affrontare questa crisi è: affamare il popolo.
EliminaHo capito bene?
In pratica sì ma poi bisognerà vedere cosa farà nel caso arrivasse davvero qualcosa di brutto. Anche nel 2020 aveva fatto la dura e poi è tornata su più miti consigli.
EliminaNon sono del settore, quindi non so se sia una informazione giusta, ma leggevo che i prezzi sono oggi molto differenti nelle varie zone di produzione, per cui in alcune zone i prezzi sono arrivati in questi ultimi mesi a 150 dollari al barile. Quindi per alcuni consumatori (raffinatori) l'effetto è già devastante mentre altri (diciamo in nord america) ancora non hanno notato grosse differenze.
RispondiEliminaSe è vero un valore globale di prezzo potrebbe non essere un indicatore utile.
Nel frattempo anche quest'anno al Festival dell'economia di Trento continuano a dare spazio a Prodi.
RispondiEliminaQuelli come te il Sole 24 ore non li chiama perché hanno paura che gli facciate fare brutta figura?
Non commento. Fate da voi una riflessione (che comprenda la collocazione geografica di quel megafono di propaganda piddina…).
EliminaChissà perchè pur essendo di Trento non ci sono mai andato
EliminaSu Icebergfinanza si sostiene che il calo della domanda più che compenserà il calo dell'offerta, per cui i prezzi dei prodotti energetici e più in generale di tutti i prodotti scenderanno.
RispondiEliminaOra il punto in economia, mi pare di capire, è che non è difficile capire cosa succederà, bensì quando succederà. Mi sembra comunque un'interpretazione plausibile.
a href=https://www.radioradio.it/2026/04/hormuz-lo-scenario-di-demostenes-floros/>La durata del blocco di Hormuz è proprio ciò che trasforma uno shock temporaneo in un rischio sistemico: nello scenario più pessimistico, con una chiusura di circa un anno, si parla di “crescita nulla, se non di recessione, e di alta inflazione”, cioè di una situazione che non è solo un aumento di prezzo, ma un vero shock macroeconomico.
RispondiEliminaLa possibilità di razionamenti forzati, tagli alle forniture industriali e pressione sui domestici mostra che, se la crisi si prolunga, il rischio non si riduce: si trasforma in tensioni di sistema e potenziali sconquassi.