martedì 20 gennaio 2026

Comunicazione di servizio

Molto brevemente (ho vostri commenti in sospeso nei post precedenti, mi scuso, sto dando più corda alle fabbriche del disagio - cloaca e facciabuco - ma voi siete sempre nel mio cuore), solo per dirvi che c'è una discreta probabilità (90%) che al prossimo #goofy, che si svolgerà il 7 e 8 novembre prossimi, venga presentata la riedizione/ristampa del Tramonto. Si parva licet, non credo che se avessimo ancora con noi Omero, l'uomo che ha reso inutili i successivi tre millenni di letteratura occidentale, penserebbe a una riedizione dell'Iliade. I classici si ristampano, non si rieditano, nemmeno quando l'autore è vivo, come sono io nel mio infimo. Quello che si fa, eventualmente, è corredarli di un apparato critico, e così sarà fatto. Abbiamo anche pronto il claim per il lancio... ma non è quello che pensate voi!

E ora scusatemi, devo prepararmi per l'Aria che tira ma soprattutto per il convegno di Roccasondoli o Riviraso che dir si voglia (da venerdì a domenica con tutti quanti, io arriverò verosimilmente il giorno prima, e farò due interventi: da solo venerdì pomeriggio a Roccaraso, con il ministro Giorgetti aka Giancarlo il sabato pomeriggio a Rivisondoli). Immagino che a molti di voi piaccia ascoltarmi, altrimenti non sareste qui. Credo sia abbastanza evidente che piace anche a me. Quello che c'è prima (tanto studio, tanto controllo delle fonti, tanto dialogo con gli esperti) è meno piacevole, ma...  no pain no gain!

Passo e chiudo!

5 commenti:

  1. Cominciavo ad assaporare l'idea del manuale ma non fa niente. Sarò un felice acquirente di almeno una copia della riedizione del Tramonto.

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  2. Hai perfettamente ragione: un classico è per sempre. Come i diamanti. Magari un cofanetto con dentro oltre alla ristampa, anche un piccolo libro con qualche riflessione arricchita dall'esperienza politica. Perché di cose dal 2012 ad oggi ne sono accadute, e come se ne sono accadute!

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  3. Prof. si ricordi gli errori tipografici della prima edizione.
    Li avevo già scritti in un post che non ritrovo.
    Per sicurezza glieli incollo di nuovo (mi scusi la pedanteria, ma ci tengo ad una "ristampa" migliore della prima edizione; insomma come un buon vino invecchiato in barrique).

    Il tramonto dell’euro – Errori tipografici:
    Pagina 76 la figura 9 è a pagina 52
    (non a pagina 66 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 123 la figura 16 è a pagina 69
    (non a pagina 87 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 131 la figura 30 è a pagina 125
    (non a pagina 161 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 251 la figura 16 è a pagina 69
    (non a pagina 87 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 271 la figura 14 è a pagina 65
    (non a pagina 82 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 278 la figura 31 è a pagina 188
    (non a pagina 145 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 289 la figura 46 è a pagina 277
    (non a pagina 355 come scritto nella prima edizione);

    Pagina 306 la figura 19 è a pagina 77
    (non a pagina 97 come scritto nella prima edizione).

    P.S. Mi tengo gelosamente stretta la copia della prima edizione, metti mai che fra qualche decennio i nipoti la mettano all'asta da Sothebys...

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  4. OT: sbarazzateci degli indicatori di performance. Sono una farsa inutile e una perdita di tempo. L’ennesima scusa per tagliare i salari della maggioranza facendola marciare dietro alla carota del merito individuale già destinata a un’infima minoranza. A questo servono.
    Trimestrali, poi. La PA NON è un’azienda e per funzionare non deve avere l’organizzazione né la mentalità di un’azienda. Servono la continuità dei servizi e delle istituzioni sul lungo periodo e i mezzi diretti e indiretti per poter incrementare chi ne usufruisce, i «clienti» (orrore). Invece oggi si assiste alla perversione per cui aumentare i «clienti» è un costo, quindi, ovviamente senza dirlo, si deve dare il minimo a meno persone possibile rendendo più difficile possibile ottenerlo e più scadente quanto ottenuto.
    Ah, ovviamente cianciando di inclusione giacché va ancora un po’ di moda, anche perché è la maniera migliore di ridurre i costi, data la platea sempre più ristretta dei supposti includendi.

    Mentre quel personaggio che sta lì perché fratello di quell’altro che diceva cose taaanto giuuuusteee in pandemia, persevera nell’attribuire una quota sempre più ampia dei salari a queste sesquipedali imbecillità awanaganiche (tranne per i purciari come lui, ovviamente) e ai benefit (neanche detassati per i lavoratori della PA - i pochi a prenderli ovviamente). Esternalizzare a costoro la PA è stata una scelta quantomeno curiosa per il «partito degli amministratori».

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