(...il post precedente era un esperimento sociale: volevo vedere che commenti raccoglievo qui, a casa nostra, per compararli con quelli raccolti nelle due fabbriche del disagio. Devo dire che Facciabuco rispetto alla cloaca mi dà la sensazione di essere più verace: il livello è più basso che nella cloaca, ma ci sono meno infiltrazioni. Probabilmente i nostri amici ci spendono di meno perché pensano che sia una piattaforma ormai in fase terminale, ma è proprio la loro disattenzione a rendere Facciabuco interessante. A voi che siete abbonati, e quindi avete un posto in prima fila, mostro una bonus track: quello che si ottiene applicando il metodo di Reinhart e Sbrancia con i dati risalenti fino all'inizio del XIX secolo. Va fatta una precisazione: non tutti i Paesi sono presenti per tutto il campione. Nell'anno 1800 abbiamo solo i dati di Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, cui si aggiunge l'Olanda nel 1814, poi il Portogallo nel 1851, l'Italia nel 1861, eccetera. Questo significa che prima del 1880, quando entrano Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania e altri Stati, la variabilità della serie potrebbe risentire di circostanze fortuite. Esempio: ci si aspetterebbe che con la fine delle guerre napoleoniche il debito cominciasse subito a diminuire, invece aumenta perché... entra nel calcolo l'Olanda con valori sopra la media - 142% del Pil, rispetto a una media degli altri Paesi disponibili attorno all'82%! Ciononostante, la storia descritta da questa serie ha una sua plausibilità e un suo interesse....)
(...devastato dai vostri commenti al grafico precedente, questa volta commento io, che è meglio. La prima lezione è che quando vale veramente la pena di combattere un nemico, per farlo si è anche disposti a indebitarsi! I tre picchi corrispondono alle tre guerre contro Napoleone, contro Hitler, e contro il lavoro. Incidentalmente, notiamo che in due occasioni la stabilità finanziaria è stata messa a rischio per combattere due unificatori dell'Europa. Da questo dovremmo trarre - credo - una lezione accessoria ma forse non meno importante: i progetti imperialistici costano, direttamente o indirettamente, soprattutto quando sono assurdi. Un'altra lezione è che le depressioni non hanno un effetto particolarmente positivo sulla finanza pubblica. Il periodo dal 1873 al 1899 vede in effetti un generalizzato incremento del rapporto debito-Pil, corrispondente alla lunga depressione, che per quanto mi consta è il parallelo storico più calzante col periodo che stiamo vivendo - e questo è uno dei motivi per cui mi avete spesso sentito dire che questa epoca mi ricorda la Belle Époque! Non sorprende quindi che il rapporto debito/Pil cresca anche dal 1929 al 1934, e naturalmente non sorprende, per altri motivi, che cresca durante le guerre mondiali. Ci sono stati periodi in cui il rapporto è stato più alto di oggi, ma livelli simili si sono sempre dimostrati insostenibili e in qualche modo si è rientrati verso livello più contenuti. Le strade percorribili a questo fine le abbiamo elencate più volte, e sono sostanzialmente tre: default esplicito, default implicito - cioè iperinflazione, e regolamentazione del mercato dei capitali, cioè, fra l'altro, abbandono del dogma dell'indipendenza della Banca centrale. Ne parlano diffusamente Reinhart e Sbrancia in un paper che abbiamo citato più e più volte. La povertà culturale dei commenti nelle due cloache è veramente desolante. Dobbiamo evitare di perdere tempo con gli imbecilli, ma dobbiamo anche evitare di cadere nell'autoreferenzialità. Ci sono troppe persone, ancora, che queste cose semplicemente non le sanno, e non le sanno perché non "semo mijoni". Ci vuole discernimento: bisogna silenziare i provocatori e i paraculi, ma al contempo bisogna con delicatezza aprire gli occhi a chi merita di avere una opportunità. Il periodo è complesso e ognuno di noi ha una grande responsabilità. Dobbiamo escludere che la strada sbagliata venga imboccata perché non si sa quale sia quella giusta, o peggio ancora perché si pensa che chi deve decidere non possa non sapere quale sia quella giusta. Questi dati, questi fatti storici, e queste analisi - mi riferisco al grafico e ai link, che voi purtroppo non leggete - molti miei colleghi le ignorano e non gliene se ne può fare una colpa! Un apostolato che non sia petulante e respingente non dico che possa essere risolutivo, ma male non farà. Anche per questo sto ragionando su come ripubblicare l'originale...)
<> E il terzo ? La guerra ?
RispondiEliminaQui siamo davanti ad una "correlazione" tra "debito" ( che ovviamente è TUTTO e non solo quello PUBBLICO) e "guerra".
RispondiEliminaE la mia opinione in merito l' ho già espressa ed è che sia il debito PRIVATO ormai impagabile a chiamare "la guerra", poi sostenuta anche da un altrettanto impagabile debito PUBBLICO perché tanto " alla fine " saranno tutti e due seppelliti sotto le stesse "macerie di guerra".
Una "guerra" il cui scopo è sempre sostanzialmente salvare l' architettura finanziaria che ha generato le cause di questa " distruzione creativa ", come poi la chiameranno i "soliti gnomi" usciti ancora indenni dalle loro "sacrestie" per ricominciare il "solito gioco" di sempre.
Il problema però è che sotto quelle "macerie" ci resteremo anche parecchi di noi e non soltanto i nostri soldi che COMUNQUE non rivedremo più.
La consapevolezza che moltissime persone sono ancora all'oscuro di queste tematiche e che esse potrebbero diventare presto prepotentemente attuali è forse la ragione per cui vari personaggi stanno imboccando la strada verso Canossa, dando ovviamente ad intendere di essere lì già da anni.
RispondiEliminaNon so se lo facciano unicamente per tornaconto personale o nel tentativo di rosicchiare consenso alla parte politica che se ne preoccupa da anni. O, perché no, per entrambi i motivi.
In ogni caso credo che nella ristampa o nella nuova edizione de "Il tramonto dell'euro", potrebbe essere una buona idea inserire contenuti per rivendicare con forza il fatto che si tratta del testo che per primo ha portato all'attenzione della politica le criticità del sistema euro.
Buongiorno Prof. suggerisco umilmente per la ristampa il titolo:
RispondiElimina"Il tramonto dell'Euro(pa)" - dopo l'euro a chi toccherà?
Inserendo a supporto i bei QED ovvero le conferme dei dati alle previsioni della prima edizione; senza nessun intento del tipo "io l'avevo detto". Casomai solo un "si è purtroppo avverato".