Domani escono i dati del Pil nel terzo trimestre (per ora abbiamo solo il provvisorio) e capiremo un po' meglio che aria tira. Intanto, vi fornisco qualche dato utile per inquadrare la situazione. Il Pil trimestrale nelle tre principali economie europee, fatto 100 l'ultimo trimestre del 2022 (quello in cui è arrivato il fasheesmo, per capirci) finora si è mosso così:
dove l'ultimo dato italiano è provvisorio (domani avremo il definitivo; la fonte di questi dati è Eurostat).
Diciamo bene ma non benissimo, nel senso che ovviamente sarebbe stato meglio crescere quanto la Francia.
Su cosa sostenga la crescita della Francia penso di poter fare un paio di educated guess. Senz'altro gioca un ruolo la spesa pubblica corrente, ma anche questo dato di fatto:
Il minor aumento del Pil in Italia è indubbiamente legato alla maggiore esposizione del nostro Paese verso la Germania, con un rapporto fra interscambio commerciale e Pil inferiore di oltre un punto.
Quindi il Pil tedesco è diminuito, mentre quello italiano è aumentato. Macabro dettaglio, i consumi delle famiglie sono però aumentati ovunque, anche in Germania dove i redditi diminuivano:
il che, così, a lume di naso, mi farebbe pensare che in Germania sia aumentato il debito delle famiglie (ma bisognerebbe approfondire l'analisi, ad esempio considerando il reddito disponibile delle famiglie ecc.).
Ci stiamo deindustrializzando?
Questo è l'indice della produzione industriale nel settore manifatturiero, base 2020 = 100, per Italia e Germania:
e non è difficilissimo vedere che in Germania la produzione è tendenzialmente cresciuta nell'ultimo trentennio, mentre in Italia scesa (il fatto che gli indici verso la fine coincidano ovviamente non significa nulla se non che la base degli indici è convenzionalmente posta al 2020: quello che va guardato di un indice è la dinamica.
Si vede anche abbastanza bene quand'è che le cose cominciano ad andare storte, e in effetti anche in questo caso il fasheesmo c'entra poco. Se ci soffermiamo sul periodo dal 2017 a oggi le cose vanno così:
e si vede bene dov'è il problema: dopo lo shock del COVID l'Italia è rimbalzata, la Germania no. Se restringiamo lo zoom vediamo una roba simile:
La discesa dell'indice della produzione industriale italiana comincia al tempo di LVI e tutto sommato il fasheesmo (insomma: noi) riesce a frenarla più che ad accelerarla.
Vero è che in Italia il peso del manifatturiero sul valore aggiunto totale si è andato riducendo a partire dagli anni '90:
A metà anni '90 il manifatturiero pesava per il 20% dell'economia sia in Germania che in Italia, ora pesa ancora per il 20% in Germania e in Italia per il 16%, un calo di quattro punti. Al #goofy12 l'amico Münchau ci ha insegnato a leggere questo dato non solo, o non necessariamente, come una funesta deindustrializzazione dell'Italia, ma forse come una altrettanto funesta strozzatura dell'offerta di servizi all'economia tedesca: non sarebbe cioè tanto il nostro manifatturiero a essere sottodimensionato, quanto il loro settore dei servizi ad esserlo (ricorderete l'aneddoto del figlio che chiede al padre: "Babbo, perché il telefonino non funziona?"):Inutile dire che, come sempre, la verità è probabile che sia nel mezzo, ma sicuramente, qualsiasi cosa sia, non è difficile vedere quando è successa, e anche qui il fasheesmo c'entra poco (come c'entra poco con la crisi dei salari, come c'entra poco col fiscal drag, insomma: come c'entra poco con tutto, o come non c'entravano niente con la crisi da debito estero del 2011 le abitudini sessuali di Berlusconi - cosa che vi dicevo da sinistra e vi ripeto senza problemi da destra!). Basta vedere come si muove lo scarto fra le quote del manifatturiero in Italia e Germania:
Questo scarto si divarica in modo pressoché lineare fra il 1996 e il 2011, poi si ferma lì (e eventualmente dal 2022 a oggi si sta lievemente richiudendo, ma è presto per dire se si tratta di un cambiamento strutturale).
Voi direte: ma come fa il Pil italiano a crescere se la produzione industriale diminuisce? Perché nel Pil ci sono anche agricoltura e servizi, e poi perché l'indice della produzione industriale è un indicatore congiunturale basato sulla quantità fisica di prodotto, che è un concetto di misurazione relativamente facile a intervalli mensili, ma non è economicamente raffinato come il valore aggiunto, che misura il prodotto netto sottraendo al volume della produzione quello degli input intermedi (e quindi risente di elementi quali la struttura del processo produttivo e i costi degli input produttivi). Ovviamente nel lungo periodo le due misure sono correlate, e infatti se prendete le serie del valore aggiunto nel manifatturieri espresso come indice ritrovate un profilo simile a quello dell'indice della produzione industriale:
Simile, ma non identico, come si vede confrontando le due serie separatamente nei due Paesi, cioè in Italia:e in Germania:
da cui vedete un paio di cose: che lo scollamento fra le due serie è maggiore in Germania che in Italia, e che a fine corsa, cioè con l'avvento del fasheesmo, la serie del valore aggiunto penalizza più la Germania che l'Italia. I motivi tecnici di queste differenze, se interessano, li trovate qui.
La sintesi estrema è che, pur non essendoci un gran che da stare allegri con l'andamento del nostro indice della produzione industriale, se invece di questo indice congiunturale guardiamo un indice più strutturale come il valore aggiunto la situazione è leggermente migliore da noi (per il semplice fatto che è leggermente peggiore in Germania ora che non può più fare dumping energetico col gas russo), e comunque rispetto a quanto accade in Germania, che, come sapete, non è la locomotiva ma la zavorra dell'Eurozona, quello che accade qui non dico che ci debba far stare tranquilli, ma sicuramente non giustifica gli alti lai disfattisti del PD, perché se non stiamo facendo molto meglio (e dentro un'unione monetaria è concettualmente difficile riuscirci), non stiamo nemmeno facendo peggio.
Cita spesso il fascismo come argomento negativo. Già... Lo è.
RispondiEliminaMa l'Europa è la patria degli ismi.
Si dice che siamo individualisti, ma rispetto ad altre parti del mondo sono nate qui le ideologie collettive, gli ismi, i movimenti di gente...
Credo che faccia l'arte del DNA umano unirsi in correnti o società anche dal punto di vista politico.
Non dico il fascismo o comunismo, ma un "ismo" positivo serve ora anche per fare tornare la gente alle urne.
Seconda cosa pensando alla Lega dovrebbe copiare la Chiesa, che è resistita bene o male nei millenni.
Cioè evitando le forze disgregatrici e mondane e ponendosi come modello positivo. Così si resiste nei mutamenti...
Un po' come la Repubblica di Platone, con personalità autonome e preparate. E qui casca l' asino purtroppo per alleati che amano portare personalità quasi da spettacolo o senza radicazione e esperienza politica. In questo la Lega è un passo avanti.
Ciaone caro, temo che siamo separati da due o tre gradi di lettura. Comunque, spero che anche l’interpretazione letterale del testo sia divertente…
EliminaBuon giorno, sicuramente! Infatti la mia era solo una piccola riflessione, non di natura economica, ma più ampia e forse per questo anche meno precisa, come invece lo sono i numeri e dati... Penso che qui sia un luogo anche metafisico dove poter parlare liberamente di tutto, le idee circolano e dove i numeri economici delle sue teorie e letture quasi fanno da costellazione che ruota intorno al reale. Una sorta di luogo etereo in cui l economia sembra una di quelle visioni cabalistiche dove attraverso numeri anni prima si decide e vede il destino di una nazione, quasi in modo profetico.
EliminaPer parlare di economia... Forse la Francia sta facendo quello che nei sogni bagnati di un leghista anni 2014/2018 avrebbe fatto. Cioè ignorare lo spread a favore dell economia reale? O è più complesso?
Parlando di politica non si può sempre cercare la fluidità... Intendo "se facciamo i bravi andremo avanti"... Qualche salto bisogna farlo. Qualche gradino per salire (o scendere) nella vita lo si incontra.
RispondiEliminaNon sempre si può cercare la neutralità.
«Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.
Magari tu fossi freddo o caldo!
Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né caldo né freddo,
sto per vomitarti dalla mia bocca.»(Apocalisse 3,15-16 – traduzione CEI 2008)
Questa come piccola riflessione per spronare alla votazione su Mes e Oro hahah
Ma soprattutto perche sto notando il bias che porta a pensare che facendo i buoni si governa per 20 anni. E chi lo ha detto?
Non bisogna fare i kamikaze, ma nemmeno volere il comfort di una scrivania...
Buon cammino.
PS Occhio ai gradini
Aggiungo che pensare al "che cosa" è meglio che pensare al "chi"...
EliminaIn questo modo con programmi che colgono le ambizioni e i desideri, le paure e i temi cari alle persone non si passa di moda. Non ci si stufa.
Con i "che cosa" il "chi" passa in secondo piano, e si possono lasciare eredi politici
Ok, ma cosa potrebbe/dovrebbe fare il governo ora che la Germania si trova in una traiettoria di totale autodistruzione (sono scappato a gambe levate da quella nazione anche perchè la situazione sociale si stava deteriorando visibilmente), con la Volkswagen che delocalizza in cina e il totale fallimento di green deal e (prossimamente) rearm/readiness 2030?
RispondiEliminaMi chiedo se non sarebbe il caso di riportare la produzione di automobili in Italia, magari grazie a misure fiscali favorevoli...
Eh, ma non si può: mica vorrai violare le norme sulla concorrenza e gli aiuti di Stato? Spiace: temo che toccherà bere l’amaro calice fino in fondo. Siamo troppo pochi ad aver capito per essere sufficientemente influenti.
EliminaChe tristezza. Spero di riuscire a vedere un giorno un'Italia libera e grande, come merita.
EliminaSalvo provvidenziali scossoni, la galassia del livorosi frustrati (PD) ha circa 695 giorni per delegittimare il governo Meloni.
RispondiEliminaI Rigoletto rossi non vogliono assolutamente concedere a Giorgia il risultato di aver garantito “stabilità”, unica cosa che (comprensibilmente) conta agli occhi dei nostri Protettori.
Questo dare del cornuto all’asino sui temi dei salari e della crescita è solo uno dei vari tentativi che vengono fatto e che verranno fatti con crescendo rossiniamo in questi lunghissimi, scuri mesi che ci aspettano.
Auspico nervi d’acciaio, posizioni difensive forti, e poche devastanti azioni. La dottrina di Wellington contro un bonapartismo arrogante ma sofferente nella sua inadeguatezza .
"... ora che non può più fare dumping energetico col gas russo.." viva i buoni rapporti Italia-Algeria e grazie a San EnricoMattei. Mettere la politica estera medio-orientale e orientale in primo piano. Piergiorgio Rosso
RispondiElimina[...]Macabro dettaglio, i consumi delle famiglie sono però aumentati ovunque, anche in Germania dove i redditi diminuivano[...]
RispondiEliminaSono andato a cercare i livelli di credito al consumo in Germania e Italia. Loro hanno un valore statico molto peggiore del nostro, ma la nostra dinamica è molto peggiore della loro.
https://tradingeconomics.com/germany/consumer-credit
https://tradingeconomics.com/italy/consumer-credit
Non si potrebbe fare una legge per limitare il credito al consumo? Per esempio tassandolo? (O proibendolo?)
Siamo in una economia di mercato e se qualcuno vuole prendere in prestito dei soldi da qualcuno che vuole darglieli, credo che ci sia poco da fare. Poi mi guardo i dati su Eurostat.
EliminaSì, in questi dati quello tedesco è il triplo del nostro, e il loro Pil è solo il doppio del nostro, quindi chiaramente c’è qualcosa che non va (da loro). Ma come mai in un Paese dove “micuggino che lavora alla VW guadagna 6000 euro netti al mese” si fa un ricorso così massiccio al credito al consumo?
EliminaLa mia impressione (quindi assolutamente NON supportata da alcun dato!) è che in Italia la dinamica sia anche influenzata dall'operazione culturale che si sta facendo da anni, cioè la pubblicità sempre più invasiva e aggressiva dei prestiti al consumo. Fattore che rischia purtroppo di trasformare un popolo di risparmiatori in un popolo di indebitati. Non so voi cosa ne pensiate.
Elimina[...]Siamo in una economia di mercato e se qualcuno vuole prendere in prestito dei soldi da qualcuno che vuole darglieli, [...]
EliminaSempre che non destabilizzino l'assetto finanziario costringendo poi lo Stato ad intervenire quando tutto va a rotoli.
Capisco che il capitalismo si regga sul debito; ma quello al consumo ne è una forma fondamentalmente tossica. Che tra l'altro (come mi sembra di aver capito da quello che ha spiegato qui) solleva il capitale dall'incombenza di incrementare i salari per sostenere i consumi.
Tassarlo? E proprio per quello che spopola, perchè fiscalmente conviene al venditore
EliminaTra l'altro limitare il credito al consumo sarebbe un modo surrettizio per alzare la bilancia dei pagamenti. Quasi tutti i prodotti acquistati in questo modo infatti vengono dall'estero: frullatori, televisori, playstations, tablet, cellulari ...
EliminaAvete sentito? Sembra che la sinistra abbia trovato la quadra su come aumentare il valore aggiunto dell'Italia: cambiare nome al "campo largo" giudicato come troppo "agreste". Questa è Politica, mica cazzi.
RispondiEliminaSalve professore. Forse stavolta è meglio dire onorevole dato che la domanda che le vorrei porre è di natura istituzionale/economica/propedeutica. Propedeutica perchè aldilà della discettazione percentuale sul pil reale (sarebbe carino se ogni tanto ci mettessimo a guardare quanto in ogni manovra finanziaria nei calcoli sul pil complessivo sia la "presunta quota di evasione" e pure la "presunta quota di sommerso dato dalle attività criminali"), si sta bellamente parlando di spicci (un miliardo da chiedere in più all'irap delle banche come detto dal suo beneamato leader) a fronte di una riserva di soldini che teoricamente (per ora solo tale) il nostro paese avrebbe a disposizione.
RispondiEliminaMi riferisco alla quota di riserve auree che questo nostro scalcinato paese detiene. Ricordo un emendamento dei suoi colleghi di fratelli di italia che appunto volevano sapere dove come e quanto fossero. Sembra un pò quello che era successo con Musk dopo l'arrivo alla Casetta nel bosco bianco di Donald. Quando mister Tesla disse che avrebbe spulciato lingotto per lingotto dove e quante fossero le riserve reali dell'oro patrio, e non come millantava qualcuno tungsteno rivestito e placcato. Perse le tracce. Sia di Musk che dei lingotti.
Ecco, onorevole, si può sapere con certezza, e non vagamente se le nostre riserve sono nella nostra disponibilità e non a garanzia di asset europei? Ecco, onorevole, si può avere contezza di quanto siano a bilancio e se contabilizzate al valore rivalutato del prezzo del metallo giallo le nostre riserve?
Perchè se è vero come è vero che uno degli ultimi atti di UVA alla guida della BCE fu proprio che "as market mature central banks conclude that a formal gold agreement is no longer necessary", come siamo messi ora?
Perchè se è vero come è vero che vorremmo disporre noi della nostra riserva aurea, essa presupporrebbe mettersi al tavolo per fare un bel netting fra riserve auree e liabilities italiane verso Target 2 all’atto di uscita della moneta unica e, solo allora, rimpatriare e riprendere il controllo dell’oro. Sempre che ce ne sia ancora...
Grazie fin da ora, stavolta spero che i suoi gladiatori si risparmino le bordate a mezzo stampante.
Ps: toh, in veneto leader diverso da quello nazionale e risultato inaspettato visti i precedenti. Sai mai che si è imboccata la strada giusta?
Buon lavoro
Marco caro, non mi sorprende la tua consueta granitica inconsapevolezza delle cose di cui parli. La questione della proprietà dell’oro di Banca d’Italia è stata sollevata già dalla lega nella legislatura precedente, è stata attenzionata dal senatore Borghi nel suo attuale ruolo istituzionale (sai qual è?), non c’era bisogno dell’emendamento di Fratelli d’Italia, che comunque ha una sua utilità, perché giungesse alle nostre orecchie. Tutto il resto è piuttosto farneticante, a partire dall’idea che Alberto Stefani non sia salviniano. Veramente non riesco a leggerti: sei forse uno dei nostalgici del 4,06%? Per carità, tutti i gusti sono gusti…
EliminaAldilà della risposta ad perculam, sia al ruolo di borghi che sul candidato vincitore (sappiamo tutti che è il precedente detentore del titolo ad avere tirato la volata e se non vuole accettare che sarebbe d apportare al nazionale) si può avere una risposta esaustiva sulla questione aurea? Delle perculare ne faccio volentieri a meno. Nero su bianco con tutti i link che lei è sempre bravo a trovare e portare alla luce. E soprattutto, se avete sollevato la questione, ne avete avuto risposta. Attendo, magari senza perculamenti perché non sono necessari
EliminaSe l' euro è il problema ,invece di fare come il PD, perché non lo dite a Georgetti che invece afferma che è vietato fare un credito di imposta cedibile ( per i cittadini) . È vietato o ha paura di farlo ??
RispondiEliminaNon sono un fine economista come te, ma per farmi un'idea di come vanno le cose guardo ogni mese il rapporto del GSE. In ottobre 2025 il sistema paese ha registrato un aumento dei consumi di energia elettrica del 2%. Ma se si guarda più nel dettaglio sia il Nord che il Centro Nord (dove è concentrata il grosso della produzione sia agricola che industriale) hanno entrambi fatto registrare una diminuzione del 6%.
RispondiEliminaMa ora guardiamo i dati tedeschi (purtroppo non sono ancora disponibili quelli di ottobre alla faccia della tanto declamata efficienza teutonica).
Nel 2024, il consumo di energia primaria è diminuito dell'1,1%, rispetto all'anno precedente. Nel 2023 il calo era di poco inferiore all'8%. Lo afferma il rapporto annuale dell'AGEB, gruppo di ricerca sul mercato energetico fondato da diverse importanti associazioni tedesche del settore, secondo cui il consumo energetico in Germania è attualmente inferiore di quasi il 30% rispetto al picco precedente del 1990 ed è ormai simile a quello consumato nella Germania occidentale nei primi anni '70.
Quindi confermo:
Non stiamo facendo peggio, ma stiamo facendo meglio 😅