L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
Come vi avevo promesso, non avendo potuto rispondere puntualmente ai vostri suggerimenti sul programma, apro qui uno spazio per i vostri commenti sul prodotto finito, ora che è disponibile. Potete scaricarlo cliccando qui.
Buona lettura. Aspetto i vostri istruttivi commenti.
Ieri sera ero sfatto e non avevo molto campo: mi trovavo in una di quelle località fatte di seconde case, le case oggetto della libidine violenta della Commissione Europea e dei suoi mandatari locali (poverini, un po’ frustrati nei loro reiterati tentativi di espropriarcele: ma vi giuro che non è colpa mia…), quelle cittadine la cui popolazione in estate quadruplica, con conseguente collasso della banda collassa.
Ma in vacanza la gente fa tardi la sera, e approfitto questa mattina del fatto di essere su un altro fuso orario per fare ora qualche considerazione che non potevo fare “mentre che l’universo o dorme o chatta” (semicit.).
Ieri, mentre percorrevo il mio collegio, disseminato di opere di abbacinante bellezza:
(e qui parlo solo delle opere umane, perché se parlassi di quelle divine dovrei dilungarmi), ripassando la lista delle cose da fare per lanciare il nostro evento annuale, riflettevo sul suo significato, e spinto dai tanti casi, quale doloroso, quale ridicolo, di coloncardia, mi interrogavo sull’evoluzione di questa community.
Mi aiutavo con queste parole captate a San Bernardino:
“Et verba quae dedisti mihi dedi eis”: queste parole di un fortunato blogger del primo secolo dopo se stesso le ho fatte mie e potrei rivolgerle a Keynes: ho dato loro le parole che mi hai dato. Alla fine, questo è quanto abbiamo fatto qui: ricondurre a scienza e ragione il torbido flusso della propaganda, dare a chi aveva l’umanità di porsi delle domande e di accettarne le risposte una parola che gli consentisse di orientarsi.
Nato da un moto spontaneo, questo progetto non teneva conto di un dato, quello icasticamente trasmessoci dai “verba”:
“ Worldly wisdom teaches that it is better for reputation to fail conventionally than to succeed unconventionally.”
Non ci sarebbe voluto molto a intuire che in un mondo così organizzato un messaggio non convenzionale, deviante, avrebbe attratto soprattutto dei devianti! Persone eccezionali, perché eccezione alla scialba norma foggiata dai media convenzionali, ma anche, visto che non ci sono free lunch, persone sconfitte, ulcerate, e nei casi più estremi palesemente disadattate: l’inetto a vivere della nostra letteratura novecentesca…
Ora, capiamoci: la Storia la mandano avanti (o indietro) le eccezioni, i devianti. È del corpo sociale quello che è del corpo biologico: le mutazioni sono alla base dell’evoluzione (o dei tumori). Ognuno di noi, almeno: di quelli che c’erano prima (perché i mentecatti che vengono qui “dar senatore da ‘a Lega” mi interessano quanto le formiche che infastidiscono l’inquilino del piano terra…), ha uno o più autori preferiti. Quando ripenso a quelli che più ho frequentato, e ne cito un paio: Dante e Bach, mi rendo conto che, nelle loro evidenti distanze e differenze, una cosa li accomunava: avevano una vita. Un lavoro. Una moglie. Dei figli. Una reputazione. Un impegno politico. Dei conti di casa da far quadrare.
Per carità: anch’io ho amato e amo i tanti geni sregolati, come i miei adorati decadenti, tutti laudano e distintivo. Ma ho sempre valutato con diffidenza il messaggio che la lettura romantica delle loro vite e delle loro opere trasmetteva agli sprovveduti: l’idea che siccome il genio è follia, la follia sia genio; l’idea che siccome l’arte è intuizione, l’intuizione, non il lavoro, sia arte.
Le sestine doppie di Dante e le fughe a specchio di Bach sono (sarebbero) il migliore antidoto contro questa perniciosa deriva. Ma insomma, tornando a noi: io che quando ho cominciato a parlare pensavo che non sarei stato ascoltato, quando ho scoperto di essere ascoltato non mi sono posto molte domande su chi fossero gli ascoltatori: mi sono aperto a loro, ho condiviso con loro la mia vita.
È nelle cose che molti non lo meritassero, ma non mi dispiace di averlo fatto: ho comunque imparato qualcosa da ognuno di voi. Dai migliori ho avuto ottime letture, ottime intuizioni, e qualche vera amicizia. Dai peggiori qualche salutare lezione sulla natura umana, lezione che sarebbe stata utile in ogni caso ed è diventata utilissima col lavoro che faccio.
Siamo all’undicesimo anno, per qualcuno (quelli che mi seguivano sullo “sbilifesto”) il dodicesimo, la vita di questo progetto presto si conterà a decenni, e può avere un senso ripercorrerla in sintesi.
Sono rimasto sorpreso da come reagiste nel 2018 all’annuncio della mia candidatura “a destra”. Mi resi conto che questo blog che si era disperatamente rivolto alla sinistra parlando di due temi di sinistra (lavoro e libertà) era seguito da tante persone di destra. Certo, c’erano persone di sinistra che avevano avuto modo di apprezzare la verità di quanto per anni ero andato dicendo e il disinteresse con cui l’avevo detto, e che quindi mi davano tanta più fiducia, non essendo dei pezzi di merda, quanto più intuivano che la mia scelta di militanza, per il suo significato e per le incognite che presentava, era per me particolarmente difficile. Ma c’erano anche tante persone di destra, il che imponeva una riflessione, che si poteva condensare in una domanda: quante persone di sinistra conoscevo che leggessero un blog di destra? Zero. E quante persone di destra che leggessero un blog di sinistra? Alcune migliaia. Quindi la destra era migliore della sinistra: la mia scelta aveva un senso che io stesso ignoravo e che apprendevo da voi dopo averla fatta senza averla discussa: perché le cose prima si fanno, poi si dicono (altra cosa che a molti non entra in testa).
Poi l’impegno politico, per tre anni, mi impedì di intrattenermi con voi quanto avrei voluto. Ero entrato in Parlamento per porre sotto tutele costituzionali la mia libertà di espressione, ma avevo trascurato il fatto che se da un lato il ruolo parlamentare ti protegge (molto relativamente) dalla censura, dall’altro la disciplina di partito e la necessità di stabilire una reputazione ti condannano all’autocensura. Solo un cretino (e ce ne sono) può vedere in questo disonestà intellettuale. Solo un imbecille (e ce ne sono) può trarre beota soddisfazione dall’essere rappresentato da nani e ballerine che in aula “glie la cantano”, per poi sterilizzare se stessi nella Corte dei miracoli del fritto gruppo misto!
E poi, l’uomo è uno. Quelli che una volta erano i miei post erano diventati interventi in aula, risoluzioni, rapporti interni per il dipartimento economia o per il mio capo, lavoro organizzativo, ecc. Tutta roba che si fa nel tempo, e il tempo che le prestavo non potevo dedicarvelo. I devianti dall’io più fragile, quelli tanto bisognosi di coccole e bacini sul collo, piano piano si sfilacciavano: ma in una guerra ci sono perdite, e non tutti i lutti sono difficili da elaborare.
Poi è arrivata la pandemia, o forse dovrei dire la pandemie, perché qui sono state due: a quella di Covid è succeduta quella di coloncardia.
La pandemia di Covid nel 2020 chiuse in casa dipendenti e autonomi. Ai dipendenti il 27 correva (nel caso dei dipendenti privati, a ogni decreto rifinanziavamo la cassa integrazione), agli autonomi no. Quell'oggetto misterioso per i più, la fattura, non poteva essere emesso (ma i contributi andavano ugualmente pagati, insieme a tante altre cose). Sarebbe stato facile che in quelle circostanze si scatenasse una invidia sociale dei "non tutelati" verso i tutelati, e personalmente temevo che nel mio partito, che vede nelle partite IVA un elettorato di riferimento, qualcuno potesse essere tentato dal percorrere questa strada. Invece, nessuno dei miei colleghi lo fece, dando prova di grande senso di responsabilità, e soprattutto, per quanto posso ricordare (ma sono qui anche perché mi rinfreschiate la memoria), nessuno dei "non tutelati", delle vittime economiche del lockdown, fece un tema politico dell'astio verso chi in fondo poteva permettersi di vivere i lockdown come una "vacanza" (le virgolette sono d'obbligo).
Il 2021 ha aperto una fase nuova.
Il totalitarismo con cui la pandemia veniva gestita determinò in qualche modo un rovesciamento di fronte: diventavano tutelati, perché in condizione, volendo, di resistere o comunque di eludere obblighi in alcuni casi palesemente insensati quelli che finora erano stati non tutelati, perché privati delle loro fonti di reddito: gli autonomi. Contestualmente, quelli che finora erano stati "tutelati", i dipendenti, capivano, grazie a una politica di obblighi su cui la magistratura prima e la storia poi si esprimeranno, visto che la Corte costituzionale non è culturalmente in grado di farlo, quello che per anni mi ero estenuato a fargli capire qui: non ce n'era più per nessuno, vi sarebbero venuti a cercare: e vi sono venuti a cercare. A giudicare da quanto ho visto nella community, la reazione degli ex "tutelati" è stata molto meno dignitosa di quella degli ex "non tutelati", e questo ha posto una serie di interessanti problemi di metodo. Ad esempio: visto che evidentemente le persone capiscono i problemi solo quando questi li toccano di persona, il tentativo di proteggere le persone che rappresenti non rischia di interferire con la crescita della loro consapevolezza? Forse lasciare che gli altri battano una musata può avere un valore pedagogico. Ma nel valutare la non totale infondatezza di questo argomento, dovevo ahimè ammettere con raccapriccio che in esso trapelava l'esecrabile paternalismo del compianto (da alcuni) Padoa Schioppa: la durezza del vivere, quella che questo blog ha riportato alla memoria collettiva. Certo, Padoa Schioppa no. Ma la saggezza popolare sì: e come sapete, questa saggezza ci insegna che se in testa non entra...
E poi, a proposito di entrare in luoghi scomodi, c'è stata la scelta di entrare in maggioranza. Inutile tornare qui sul perché e sul percome. Potete tranquillamente immaginare che cosa ne pensassi, visto che è di dominio pubblico, e se vi andate a rileggere il mio discorso nella discussione generale sulla fiducia vedrete che la sua chiave di volta è in una congiunzione: "se". Chi ha potuto capire ha capito, chi non ha potuto ce lo siamo perso per strada. Soffro di non poter spiegare tutto, ma vedo il bicchiere mezzo pieno: alla fine, resteranno qui quelli che non hanno bisogno di troppe spiegazioni, o perché hanno sufficiente intelligenza ed esperienza di vita da comprendere la differenza fra strategia e tattica (comprenderlo attribuisce un considerevole vantaggio evolutivo, così come non comprenderla rende difficoltoso propagare il proprio DNA - che è una cosa diversa rispetto al disperderlo...), o perché hanno sufficiente umanità da aver compreso la verità di chi si son trovati di fronte e da affidarsi ad esso (che poi sarei io). Qui abbiamo sempre puntato sulla qualità: non sempre con successo, ma sempre con determinazione. Se i fatti ci aiuteranno dove le intenzioni non sono riuscite, saremo comunque contenti del risultato: quello di aver chiamato a raccolta un'élite.
Quanto agli altri, adattando un noto detto, concluderei che la merda è nel cuore di chi guarda: e, insisto su questo punto, per qualche strano motivo questa epidemia di coloncardia mi pare (ma vorrei essere smentito) che colpisca in particolar modo i "tutelati" della prima fase, quelli che pensavano che a loro non sarebbe toccato mai, forse anche perché i "non tutelati", avendo avuto fin dall'inizio ben più pressanti problemi (la letalità del non mangiare è pari al 100%), avevano anche avuto modo di verificare quanto ci stessimo impegnando per risolverli.
Bene.
Coi pochi superstiti di questo viaggio avventuroso ci incontreremo, come ogni anno, a Montesilvano. Le prenotazioni sono aperte da ieri. C'è posto, ma non ancora tanto quanto negli anni normali, quindi regolatevi. Parleremo di libertà, come avrete capito: libertà di parola, libertà dal progresso, libertà di cura, libertà di propaganda, libertà dai luoghi comuni, insomma: libertà.
Scusa alessandro (sic), ma il senatore ha ragione: «le cose diciamole, perché anche dirle è rispetto, ma una volta sola, e poi passiamo avanti.» Quindi non insistere. Se Alberto nella risposta si pregia di ignorare bellamente le tue puntuali critiche politiche che fai? Insisti?! È evidentemente tempo sprecato. Questo blog era un progetto culturale dove l'onestà intellettuale veniva usata come un'arma. Ora non è più così. Pensi che Alberto non lo sappia? Pensi che sia facile per lui ingoiare i rospi che sta ingoiando? Quindi alessandro davvero, non insistere, ma guarda e passa.
Pubblicato da Stefano Longagnani suGoofynomicsil giorno 9 ago 2022, 02:15 giorno 9 ago 2022, 02:15
Un altro doloroso caso di coloncardia, che mi mette una profonda tristezza. Stefano ha fatto un pezzo di strada con noi. Ha arricchito questo blog con osservazioni non particolarmente originali, ma sensate. Poi, come tanti altri, si è disvelato, costringendomi a bloccarlo su Twitter, e come tutti quelli sputati dalla bocca di Goofynomics ha cominciato ad avvinghiarsi nelle spire di un futile e sterile rancore, che fa (o farebbe) torto alla sua intelligenza!
La faccio semplice. Non è vero in generale che uno vale uno, e quindi non è vero nemmeno qui. Qui vi dividete in due: chi è arrivato prima (del 2018) e chi è arrivato dopo. Chi è arrivato prima, a sua volta, si divide in due. Chi ha capito queste parole quando le ha lette:
e chi non le ha capite.
I “pandemici” rientrano in quest’ultima categoria.
Aiutati dal 27 che correva, finché la durezza del vivere colpiva gli altri si limitavano a un moto di compiaciuta indignazione “digestiva”, dello stesso tipo di quella che assale il piddino alla visione di una puntata di Report: la colecisti si attiva allo spettacolo romanzato dell’ennesimo misfatto dei cattivi, la bile si smuove, emulsionando nel duodeno i grassi di una cena fatta perché ce la si è potuta permettere, e poi ci si addormenta sereni, pensando che alle ingiustizie domani qualcuno ci penserà, e che tanto a noi nessuno ci verrà a cercare…
Errore!
“Non ci sono limiti” (cit.) vuol dire che la durezza del vivere verrà a cercare tutti! E allora, quando bussa alla porta, la reazione razionale, o comunque umana, mi sembrerebbe essere se non la gratitudine verso chi ha provato ad avvertire, almeno il non intralciarlo. Se ho capito prima di voi che non era un gioco non è colpa mia, come forse non è colpa vostra se lo avete capito dopo di me. Quello che era vero ieri è tanto più vero oggi, ma da chi ieri non ha capito benissimo chi fosse il nemico non accetto oggi suggerimenti su come combatterlo, né tantomeno lezzioncine di onestà intellettuale da perdente, che sono solo il definitivo suggello sul proprio non aver capito nulla di come si combatte una battaglia politica.
Siamo sempre lì, è sempre lo stesso circo con le stesse bestie nella stessa gabbia. Sta a voi decidere se guardarlo da dentro o da fuori. Come bussola suggerisco il senso del ridicolo. Chiamare “puntuali critiche politiche” un raglio simile:
di un poverino che visibilmente non sa né dove si trova né quello che dice né come dovrebbe scriverlo sinceramente muove a un compassionevole sorriso, venato di tristezza al pensiero di quella credevo fosse, sbagliando, l’intelligenza dell’amico Stefano.
Dov’è la politica in queste parole? Aspettiamo il 26 settembre, visto che alcuni di voi ne hanno bisogno (essendo diversamente perspicaci), e chi già a suo tempo non seppe valutare prima le strategie dei grillini per ciò che erano (solo qui lo facemmo e avevamo ragione) sarà costretto a capire dopo, dai risultati, il valore e gli obiettivi delle strategie dei nuovi grillini, i pandemici, quelli che hanno sostituito all’onestah la veritah.
Ma una differenza c’è: i grillini giocavano all’attacco, i pandemici in difesa. I primi potevano contare su una discreta macchina da guerra, e su un leader carismatico, i secondi solo sulla sponda che gli viene offerta in ottica strumentale dai media piddini.
Un po’ pochino, temo…
Ma questo mi interessa poco. Guardo con divertita condiscendenza quelli che preconizzano una Lega al 3% non avendola loro mai votata!
Ma qui non si parla di questo.
Qui si parla di un uomo, Stefano, che è perfettamente consapevole del fatto che, come per anni qui ho sudato sangue condividendo la vostra angoscia, così ora per il ruolo che ho deciso di rivestire ogni tanto devo ingoiare dei bei rospi. E nella piena consapevolezza di questo, quest’uomo invece di prestarmi solidarietà, decide di attaccarmi e di infangarmi, dando così sostegno a chi, nel mio partito, sostiene legittimamente visioni diverse dalle mie e da quelle di tanti altri.
Se questo è un uomo.
Sicuramente non è più un membro di questa community e non per le sue posizioni politiche, ma per il suo spessore umano. Si capisce perché certa gente parli di onestà intellettuale e di tradimento quando se ne conosce il percorso. Se ingoio rospi, in silenzio, li ingoio per voi. Quando li ingoiano gli altri, non sono comunque contento e non me ne glorio: non è un gioco!
Ma è appunto questo che gli amici come Stefano, nonostante la loro “indinniazione”, non hanno capito e verosimilmente non capiranno mai…
(…giornata impegnativa. Di flat tax ho parlato a Zapping, vi devo un post tecnico e poi qualche risposta. Certo che se confondete fatturato e reddito, deduzioni e detrazioni, aliquote marginali e medie, aliquote formali e effettive, tutto diventa più complicato. Ma chi ha creduto che la pioggia di miliardi lo avrebbe salvato, può anche credere, simmetricamente, che la flat tax lo spianti…)
(…stiamo lavorando per voi, scusate il disagio! L’edizione di quest’anno sarà dedicata a una cosa di cui ultimamente molti hanno apprezzato l’importanza: la libertà. Le date le sapete: dal 30 settembre al 2 ottobre. Un’edizione su tre giorni, con qualche novità, fra cui uno spazio serale - ovviamente prima dei tradizionali capannelli! Finalmente si torna a capienze umane - se pure ancora non al 100% - e a settembre, per i non freddolosi, ci sarà anche la possibilità di fare un tuffo. Inutile ricordare le regole di ingaggio, ma nel dubbio…)
Qualcuno di voi sta contestando con una certa acredine, acribia e acrimonia le scelte fatte da alcuni nostri amici in merito alle prossime elezioni politiche, e in particolare quella di sostenere o aderire a movimenti dannosi perché inutili (nel migliore dei casi). Comprendo le motivazioni di queste critiche, e in fondo è anche colpa mia se qui si è sviluppata una certa sensibilità per il gatekeeping. Sviluppata, ma non trasmessa a tutti, e comunque sensibilità non è, né è opportuno che diventi, paranoia.
Io sono convinto quanto e più di noi che alcuni nostri amici stiano sbagliando, sbagliando ex abundantia cordis, ma comunque sbagliando. Se fossi sicuro di aver fatto solo cose giuste, potrei non accordarmi il regalo di essere generoso verso il loro errore. Lasciamo che lo compiano, rispettiamoli, e poi accogliamoli. Torneranno. Anche questo è già successo anni e anni fa, quando molti “pandemici” dormivano sogni tranquilli nel paese delle meraviglie europee.
Cosa avremo dopo la morte non è dato sapere: non ve n’è scienza, che è dubbio, ma fede, che è consolazione. In vita, però, ci resteranno solo i rapporti umani che avremo saputo costruire. A lui resteranno i suoi:
a noi i nostri.
Cerchiamo di trovarci in una situazione migliore della sua: non è difficile e non ci vuole molta scienza politica. Basta la buona educazione, uno dei cui cardini è: “non insistere!”
Un comandamento cui tengo quasi altrettanto che al quinto, perché in fondo dopo la morte c’è il silenzio, dopo l’insistenza il chiacchiericcio. Quindi le cose diciamole, perché anche dirle è rispetto, ma una volta sola, e poi passiamo avanti.
Credetemi: sarà meglio così. Dire come la si pensa dà un segnale utile. Insistere eccessivamente alimenta pericolose illusioni. Facendolo renderete più traumatico il risveglio di quelli che comunque restano nostri amici. Mi appello quindi alla vostra humanitas e alla prima legge della termodidattica. Ogni scienza è umanistica, ogni umanità è scientifica.
Altro non occorre, per oggi. Ci vediamo a Tagliacozzo (se ci sarete)…
Per capire quanto siano stati avvelenati i pozzi vi propongo questo breve scambio tratto dal social azzurro cesso:
L’intento dell’Ambruosi è chiaro: accreditare l’idea demagogica del parlamentare che “non lavora”. Peccato che con me gli sia andata male:
Eh già! Perché quella riforma è anche opera mia, cosa che l’Ambruosi ignorava. Indegnamente, mi pregio di aver portato a quel tavolo, ottenendoli con pazienza e un minimo di capacità politica, l’abolizione dell’IRAP per i contribuenti persone fisiche e una estensione della no tax area anche per gli autonomi (a sinistra volevano intervenire solo sulle detrazioni dei loro presunti elettori: dipendenti e pensionati). Inutile, anzi: utilissimo, ribadire che a quel tavolo non avrei ottenuto niente se non avessi avuto dietro di me la formidabile squadra dell’unità fisco: Bitonci, Cavandoli, Gusmeroli e tutti gli altri. Superfluo, anzi necessario, far notare che a quel tavolo in cui si trattava la materia per cui i Parlamenti sono nati (il fisco: i Parlements nella Francia del Re Sole erano gli equivalenti delle nostre Commissioni tributarie regionali) il mio partito aveva mandato me, il parlamentare che secondo certi gegni del social azzurro cesso non conta nulla nel suo partito…
E qui vi faccio notare rapidamente due cose.
Primo: perché blaterare di Commissioni se la politica non la si segue o non la si capisce? Semplice: perché non tutti hanno avuto la fortuna di passare da qui, di capire come funziona (gli accordi vengono presi ai tavoli politici, il lavoro parlamentare avviene comunque a valle, non è tanto importante chi schiaccia il tasto quanto chi lavora su quale tasto schiacciare, ecc.). Voi questa fortuna l’avete avuta e so che l’apprezzate, perché vi permetterà di fare una scelta elettorale consapevole dei limiti e delle opportunità che l’attuale meccanismo di rappresentanza democratica offre.
Secondo: le querimonie del collega Marattin, che ci accusa di avere infranto un sogno (il suo: quello di passare alla posterità come il Vanoni o il Visentini del XXI secolo) sabotando (?) la delega fiscale sono totalmente infondate. Lo dimostra il fatto che la delega avevamo già cominciato a realizzarla, a piccoli ma significativi passi, da prima che fosse approvata! Questo non significa che se e quando la delega fosse approvata non si potrebbe procedere più speditamente. Significa però che se se la vuole prendere con qualcuno per non aver messo la sua firma sotto qualcosa, sarebbe più giusto che se la prendesse col passato Governo, che in un non inconsueto gesto di arroganza ha inserito nella legge delega una cosa che quasi nessuno voleva (la riforma del catasto) e ha tolto dalla stessa legge una cosa che volevamo noi, l’estensione della flat tax già approvata in legge di bilancio 2019 e poi abrogata dal PD e dai suoi useful idiots! Ricordo che i nostri ministri reagirono a questa provocazione uscendo dal Consiglio, e che lì inizio la lotta eroica dei colleghi della finanze Camera (Gusmeroli, Centemero, Cavandoli, Ribolla, ecc.) per raddrizzare questa stortura.
Le leggi di iniziativa governativa non decadono con la legislatura. Ora pareggiamo i conti con gli arroganti, poi passaggio in Senato, lettura definitiva alla Camera, e la delega ci sarà. Con la flat tax, che forse andrebbe conosciuta, prima di nominarla a razzo.
Il lavoro sul programma procede su due livelli: quello del tavolo di centrodestra, per individuare i principi e i punti comuni alla coalizione, e quello dei singoli partiti. Quando uscirà il programma Lega ve lo renderò disponibile. Molti di voi ci troveranno le loro proposte, o perché c’erano già, o perché ce le abbiamo inserite. Altri non troveranno le loro, per i più disparati motivi: o perché tecnicamente carenti, o perché politicamente inopportune, o semplicemente perché ci sono cose che si fanno ma non si dicono (o addirittura si fanno se non si dicono).
Non riesco a rispondere ai 300 commenti al post precedente, ma quando il nostro programma uscirà aprirò qui uno sportello per i reclami, e ne parleremo: “Perché non è stata accolta la mia proposta di portare la pace nel mondo? Perché non volete abolire tutte le tasse? Perché non avete ascoltato IO?…”
Tutti avranno risposta. Nel peggiore dei casi la darò io, nel migliore la daranno i fatti.
Ancora grazie per il vostro contributo corale, molto apprezzato!
(...dal meraviglioso mondo degli ingengngnieri che studiano economia col dottor Giannino - si scherza! - ricevo e prontamente sottopongo alla vostra riverita attenzione...)
La mia affermazione “gli investimenti esteri in Irlanda hanno creato molti posti di lavoro altamente qualificati” è supportata da questi dati. Guardando sia Persons employed in science and technology che Persons with tertiary education (ISCED) and employed in science and technology, si vede che effettivamente I posti skillati aumentano.
“Se la produttività è ridotta per colpa delle dimensioni ridotte delle imprese, perché quando queste dimensioni erano ancor più ridotte la produttività correva?”
Qua ci sarebbe da fare tutto un dibattito di storia economica abbastanza lungo. In sintesi, direi perché il mondo è cambiato, politicamente e tecnologicamente e ancora più in sintesi Cina, globalizzazione e ICT. Oggi fare produzioni labor intensive in settori a tecnologia bassa e media non si può più fare, a meno che non si vuole guadagnare come un vietnamita. Per fare investimenti in tecnologia più o meno avanzata, servono dimensioni per riuscire ad assorbire i costi fissi e le competenze manageriali. Cose che nelle piccole imprese, specialmente quelle familiari, non ci sono. Il favore politico verso le piccole imprese e il lavoro autonomo (per prendere voti, s’intende) fa sì che in Italia ci siano più piccole imprese e lavoratori autonomi rispetto agli altri paesi, nonostante queste siano nettamente meno efficienti delle grandi. Prima la produttività delle piccole imprese correva (forse), ma siamo sicuri che correva più velocemente di quelle grandi nello stesso settore? Quale tipo di azienda ha importato le tecnologie che hanno permesso il boom economico? Ecc ecc
L’Italia ha quasi il doppio di micro e piccole imprese rispetto alle principali economie europee. dati L’Italia ha un sacco di lavoratori autonomi. dati La produttività cresce con la dimensione aziendale in tutto il mondo. dati La produttività cresce con la dimensione aziendale in tutto il mondo parte 2. dati Questo succede per mancanza di concorrenza e protezione tramite sussidi e regolamentazione ad hoc per favorire i piccoli.
“Se "i sussidi e i profitti facili disincentivano l'innovazione" (boh?), perché non dovrebbe farlo l'indebitamento a buon mercato (che in fondo è anch'esso, strutturalmente, un sussidio)?” La frase è da contestualizzare nel discorso sul bonus 110. Quel tipo di sussidio, di durata limitatissima nel tempo, riduce la concorrenza (chi apre un’azienda per sfruttare un picco di domanda di due anni? Senza considerare che in Italia ci vuole quasi un anno per aprire un’azienda) e non permette di investire per ammodernare i processi produttivi. Non ho detto che l’indebitamento a buon mercato non sia un sussidio e non ho neanche detto che tutti i sussidi fanno male.
Pubblicato da Marco su Goofynomics il giorno 4 ago 2022, 16:38
Marco caro e stimato, hai lavorato molto, lo capisco e te ne sono grato, ma non abbastanza e soprattutto, perdonami se te lo faccio notare, sai poco di economia e poco dell'economia. Presumo che tu appartenga a quella categoria che sa fare cose che crede siano difficili e in virtù di questo fatto si ritiene autorizzata a dire la qualunque in cose che crede facili. Intendiamoci: il diritto di dire la qualunque è costituzionalmente tutelato e in questo blog tendiamo a rispettare la Costituzione. Sempre a norma di Costituzione però, è anche soggetto a diritto di critica, e quindi perdonami se ti faccio alcune osservazioni. Le sviluppo dal basso verso l'alto perché mi torna più comodo.
Può anche darsi che tu non abbia detto che l'indebitamento a buon mercato non sia un sussidio, ma tutto il senso del tuo discorso è negare il fatto che l'indebitamento a buon mercato (l'attrazione di IDE, in questo caso) abbia creato seri squilibri all'economia irlandese.
Io ti ho spiegato perché lo ha fatto, tu non sei d'accordo, potremmo anche chiuderla qui e lasciare che il tempo ci dia la risposta, vuoi? Secondo me non manca molto, e so che tornerai qui a svolgere le tue considerazioni. Più in generale, veniamo da un paio di decenni infestati da una pubblicistica beota, quella dei millantatori di titoli accademici, che ci hanno gonfiato le tasche con la storia della "svalutazione che è una droga" (spesso letteralmente senza capire che cosa stessero dicendo), senza capire che la vera droga è il credito a buon mercato, il consentire non (tanto) al settore pubblico di un Paese, ma (soprattutto) alle sue famiglie e alle sue imprese, di vivere al disopra dei propri mezzi. Di questo stiamo parlando, cioè del fatto che se un Paese abbatte il debito pubblico finanziando la crescita con soldi esteri non finirà bene. Tu sostieni di sì? Amen. Compra titoli irlandesi e lasciaci vivere.
Perché vedi, che non sei del mestiere e non segui il dibattito italiano (e non risiedi in Italia) lo si capisce da tanti dettagli. Non solo da quell' "i" (articolo) che la tua tastiera ti ha scritto come "I" (pronome), segno che risiedi nell'anglosfera, ma anche dai luoghi comuni sui tempi dell'apertura delle imprese italiane (credo che tu non sappia qualcosa). Voglio farti appunto notare che la versione (distorta) dei danni del Superbonus fornita inizialmente dall'Agenzia delle Entrate imputava le frodi proprio alla facilità con cui si potevano costituire imprese (ahimè in alcuni casi fittizie) in Italia: un po' il contrario di quello che dici tu. Lascia stare poi che a precisa richiesta l'Agenzia delle Entrate ha dovuto produrre questo prospetto:
(audizione al Sostegni-ter del 10 febbraio 2022). Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe lontano. Quello che ha impedito agli imprenditori di investire nei loro processi produttivi non è né la lunghezza dei tempi burocratici né la brevità del lasso temporale su cui si estendeva la misura, ma l'incertezza creata dal Governo con motivazioni nobili ma pretestuose. Il problema poi non è che non ci sia concorrenza, ma che c'è concorrenza selvaggia. La "concorrenza", concetto su cui i dilettanti hanno le idee molto più chiare dei professionisti, non è una panacea.
Quanto ai tuoi dati: me li guarderò con calma, ora ho purtroppo altro da fare. Li ho visti in altre forme e nessuno di quei dati, ma veramente nessuno, risponde alla domanda cui il mio paper risponde: perché la produttività italiana si ferma bruscamente nel 1997 dopo tre e passa decenni di crescita a un ritmo sostanzialmente uniforme?
Ecco, questo non lo spiega né la dinamica della dimensione d'impresa, né quella del numero di lavoratori autonomi (molti dei quali peraltro sono autonomi fittizi, ma non entro in questo). Semplicemente, queste serie non hanno cambiamenti di struttura, mentre la produttività ce l'ha, e questo cambiamento di struttura non è spiegato da variazioni delle variabili che ci segnali.
Punto.
Ovviamente sei libero di dimostrarci il contrario, ma il cherry-picking di articoli "gianniniani" non viene ritenuta da questa parte un'ottima dimostrazione. Facci un grafico, o se vuoi te lo faccio io quando ho tempo, fai una regressione, fai un paper: insomma: fai qualcosa!
Spero di essere stato chiaro, e mi raccomando: se credi così tanto nelle virtù della crescita che i lavoratori skillati "a buffo" portano in un Paese, compra carta irlandese.
(...non ho ancora risposto ai vostri numerosi contributi in calce al post precedente: purtroppo ero impegnato in Commissione sulla riforma del processo tributario, un tema che non appassionerà molti di voi, tranne quelli che sanno di che si tratta perché ci hanno avuto a che fare - per colpa loro o dell'amministrazione! Si stava verificando uno strano paradosso: i partiti "europeisti" stavano mantenendo un comportamento velatamente ostruzionistico rispetto a questa riforma, che come ora tutti sanno - perché gliel'ho spiegato io:
è prevista dal PNRR [il famigerato milestone M1C1-35 necessario per la rata di dicembre 2022], in un tanto sospetto quanto convulso conato di portare in approvazione la delega fiscale, un provvedimento che invece:
non era richiesto dal PNRR (sfido chiunque a dimostrarmi a quale milestone corrisponda e quale rata sarebbe bloccata dal rinvio di questa approvazione);
non aveva tempi tassativi di lavorazione, non essendo un decreto legge, ma anzi, essendo un disegno di legge di iniziativa governativa, che quindi per prassi parlamentare non sarebbe decaduto nella legislatura successiva (cose che invece accade ai disegni di legge di iniziativa parlamentare);
non registrava né aveva registrato un'ampia maggioranza, come confermato dalle parole del Signor Presidente del Consiglio dimissionario, prof. Draghi, che nella sua penultima allocuzione al Senato ebbe a dire: "Le riforme del CSM, del catasto, delle concessioni balneari hanno mostrato un progressivo sfarinamento della maggioranza" (qui). Lo "sfarinamento" della maggioranza sulla delega fiscale (=catasto) implicava che questa delega non rientrasse nel perimetro descritto dal Signor Presidente del Senato per gli atti che potevano essere lavorati a Camere sciolte: "l'attività legislativa dell'Assemblea e delle Commissioni, secondo la prassi parlamentare, sarà limitata all'esame di atti dovuti, quali i disegni di legge di conversione dei decreti-legge e gli atti urgenti connessi ad adempimenti internazionali e comunitari, come gli atti di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché eventuali disegni di legge sui quali si registra un ampio consenso [non sfarinato, NdCN]." (qui)
Certo, per i volenterosi carnefici dell'Europa approvare una delega fatta dalla sinistra e comprensiva di una riforma del catasto che, per quanto sminata, noi non volevamo, e al contempo farci fallire un obiettivo PNRR, esponendoci alle ritorsioni della Commissione, avrebbe significato fare filotto! Avrebbero dato a noi la colpa del loro fallimento nel raggiungere un "mailston" PNRR e delle imposte volute da loro!
Purtroppo qualcuno stava sorvegliando, e in che modo questa sorveglianza si sia concretizzata lo saprà solo chi accederà ai capannelli "gold" del prossimo goofy (quelli senza cellulare e per i soli follower conosciuti). In ogni caso, ha funzionato, come dimostrano certi scleri:
puerili e disinformati (i disegni di legge di iniziativa governativa non decadono ed è interesse della prossima maggioranza riformare rapidamente il fisco, ma non alla piddina), cui è stato agevole e divertente rispondere:
Sparare sulle ambulanze - e io a Misiani voglio bene! - è il bello della campagna elettorale!
Lo si vede anche in altre dinamiche, che dimostrano fra l'altro come Lastampa competente si stia rapidamente schierando con i nuovi potenti pro tempore. Guardate ad esempio questo capolavoro informativo del dott. Cimmarusti:
dove "poi sostenuto anche" va tradotto in "presentato prima", perché quell'emendamento in effetti era abbastanza trasversale, come potrete verificare qui, e in particolare era anche mio, con la significativa differenza che io, sapendo che razza di imbecilli possono essere gli economisti "puri", li avevo esclusi dal novero di quelli che possono giudicare su una materia così complessa e specialistica come quella tributaria. Fa sorridere l'inchino del Sole 24 Ore a Fratelli d'Italia, come fa sorridere che certi giornali continuino a non riconoscere il nostro lavoro. Una disonestà intellettuale che dovrebbe darvi un segnale preciso, ed è solo per questo che ve la evidenzio. A me non interessano certo le bandierine: a me interessa che le cose si facciano, e questo richiede, come ci siamo spesso detti, che chi lavora lo faccia nell'ombra, visto che il buonsenso ha nemici potenti.
Tuttavia, il fatto che non abbia potuto lavorare personalmente ai vostri suggerimenti, né abbia potuto rispondergli, non significa che essi siano andati persi. Rischiano di andare persi quelli di chi non ha fatto come dicevo io, cioè non li ha messi come commenti al post, per il semplice motivo che io non sono la vostra segretaria e se vi ho chiesto di mettere le proposte in un post c'è un motivo semplice: che così potevo girare a chi di dovere un unico link, anziché mille email o whatsapp. Non c'è amicizia che tenga: nessun mio amico vale più del mio tempo quando il mio tempo è vostro, perché mi serve per realizzare vostri obiettivi. Non ho tempo di dire le cose più di una volta.
Il post è stato girato al coordinatore del Dipartimenti sen. Siri che ha incaricato alcuni nostri tecnici, con cui sono in contatto, di selezionare le proposte migliori. E se sapeste chi sono questi tecnici (ogni tanto li vedete in televisione, senza sapere che sono nostri tecnici), e foste in grado di apprezzarne la qualità (il che presupporrebbe una certa preparazione), sareste molto fieri di quello che siamo riusciti a costruire qui: una community di persone sensate, in grado di formulare proposte di una qualità tecnica tale da poter essere considerate utili, innovative, meritevoli di sostegno dall'élite tecnica del Paese. Perché qui c'è anche l'élite tecnica del Paese.
Ora, la domanda cui volevo portarvi è questa: perché? Che cosa spiega la qualità di questa community?
E la risposta è semplice: perché da qui è sempre stata tenuta lontana la follia...)
Ieri stavo guidando verso una spiaggia, da dove domani ripartirò verso il mio collegio, quando travedo la notifica di una persona che ammiro e stimo (in buona compagnia: la vostra): "Mi spieghi?"
Una richiesta così insolitamente imperativa da parte di una persona normalmente molto rapida nella comprensione dei fenomeni suscitava un certo sgomento. "Oddio!" mi veniva da pensare: "Non sarà entrata anche lei in modalità 'Radames discolpati!' per via di qualche bufala fatta circolare in rete dalla solita gentaglia? Non potrei sopravvivere alla delusione...".
Immediatamente chiamo, e mi viene rappresentata questa situazione: pare che un tweet in cui lo scorso anno Claudio Borghi ipotizzava come data per le elezioni il 20 settembre 2022 sia il fulcro di un delirio complottista-vittimista di cui qui vi produco una diapositiva:
Quindi sì, in effetti le cose stavano un pochino come pensavo io, con una qualificazione in più, però: questa persona, molto lucida, mi descriveva la galassia anti come un verminaio di persone ambiziose e rissose, da cui le poche voci preparate e oneste si stavano rapidamente distanziando (con l'eccezione di qualche ingenuo), e inseriva questo episodio nel contesto di un suo tentativo di salvare qualche uomo di buona volontà dalle seduzioni delle fetecchie, tentativo per esperire il quale aveva bisogno di una interpretazione autentica del tweet di Borghi.
Ussignùr...
La mia risposta è stata in bagnaiano cortese, perché a quella persona voglio troppo bene, e suonava più o meno così: ma che spiegazioni vuoi che diamo alla feccia che solo nel 2020 ha capito che qualcosa non andava? Piccoli borghesi egoisti cui correva il 27 e che quindi se ne fottevano di quanto stava accadendo al prossimo loro, con una totale mancanza non solo di carità cristiana, ma anche di razionalità umana? Non è mica colpa nostra se noi siamo intelligenti e loro sono cretini! Tanto per fare un esempio, qui abbiamo spiegato nel 2012 che i 5 Stelle erano una forza di conservazione del sistema e nel 2016 che si sarebbero alleati col PD. Per averlo fatto siamo stati aggrediti dai pochi (ma pessimi) fra i sullodati cretini che già allora partecipavano al Dibattito senza evidentemente capirlo (la grande massa, percepita più che reale, all'epoca non c'era), i quali ci accusavano di "dividere il fronte", perché (pensa un po'!), bisognava unire le forze "antisistema" (cioè i gatekeeper!) e fare " er partito" o "er CLN".
Tutto già visto, rivisto, stravisto, con gli stessi protagonisti e gli stessi risultati (nulli). Un esempio ex multisqui:
Non so più come dirvelo: è tutto già successo, e questo eterno ritorno somiglia ormai drammaticamente a quello della peperonata, cibo che non concilia la digestione e quindi la lucidità di certi intellettuali.
Dietro le mie previsioni, come dietro quella di Borghi, come dietro altre previsioni di Borghi di cui non avete avuto traccia perché non era tatticamente opportuno renderle pubbliche ex ante (come ad esempio quella del 7 ottobre 2020, secondo cui Mattarella sarebbe andato al bis dopo aver proposto Draghi come premier per bruciarlo) non c'è alcuna condivisione nei tenebrosi recessi di un potere luciferino: c'è del semplice buonsenso, e peraltro, se posso, nonostante io stimi tantissimo Claudio e mi affidi spesso e volentieri alla sua visione, questa volta gli è andata di culo, perché se non fosse scoppiata la guerra la sua previsione sarebbe drammaticamente fallita, e a votare ci si sarebbe andati a giugno scorso (2022, ovviamente), come a Chigi chiunque a marzo vi avrebbe potuto confermare (e i motivi oltre a essere piuttosto ovvi non sono ignoti ai lettori di Dagospia).
Quindi il buon Claudio viene accusato di partecipare a oscuri complotti per via di una sua previsione (voto a settembre 2022) che non si sarebbe realizzata proprio in conseguenza di una sua previsione che invece si è realizzata (Draghi bruciato da Mattarella), ma che alla fine si è rivelata corretta per l'intervenire di un fatto (l'invasione dell'Ucraina) che nessuno poteva prevedere!
Non è bellissimo?
Io vorrei capire che cosa passa per la testa degli "anti", ma non sono uno psichiatra e dubito che mi ci raccapezzerei. Posso solo provare compassione e solidarietà umana per questi poveretti intossicati dal grillismo: non è colpa loro se si fanno strumenti di quel potere che pretendono di combattere. E anche questa è una vecchia storia, non trovate?
Domine, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt.
Le radici cristiane del Dibattito...
Forse è meglio se vi spiego che cosa passava per la nostra testa, segnatamente rispetto al tema "data delle elezioni". Atteso che un anno dopo quando glielo avevo detto (in compagnia di Siri e di pochissimi altri) tutti avevano capito che questa esperienza di maggioranza logorava il nostro consenso, violentandoci nei nostri principi, credo fosse sufficientemente evidente che:
sarebbe stato piuttosto difficile fare una campagna elettorale in antagonismo col PD mentre si provava a governare con lui;
il potere di interdizione del 5 Stelle verso l'ipotesi elettorale si sarebbe progressivamente sfarinato (anche lui) per poi crollare di botto al conseguimento dell'agognata pensione (che tra l'altro sono du' spicci, per loro precisa volontà!);
Ci voleva molto altro per capire che le elezioni sarebbero state anticipate?
Se era ovvio in un mondo molto diverso, quello del 2019, tant'è che ve lo avevo anticipato qui:
nello stesso post in cui vi annunciavo il prossimo sfarinamento dei 5 Stelle:
tanto più ovvio diventava in un mondo "post pandemico", dopo i tragici eventi che ci avevano costretto ad accettare un'alleanza per noi innaturale, dalla quale era sufficientemente evidente che ci saremmo sciolti appena si fosse attenuata la retorica delle emergenze!
Quindi i cretini che ci chiedevano di far cadere Draghi non avendo noi i numeri per farlo e loro un pallottoliere per verificarli avrebbero però dovuto capire che Draghi sarebbe caduto da solo, per motivi oggettivi, tutti qui anticipati e descritti (in particolare, il bisogno di difendere la sua reputation da eventi di cui oggettivamente non aveva responsabilità, perché in tutta onestà anch'io che posso dimostrare di averli visti arrivare avrei grosse difficoltà a gestirli nel contesto attuale, con questa burocrazia, con queste regole...). E se avessero capito questa ovvietà, si sarebbero dati da fare per organizzarsi, per raccogliere le fottute firme, che sono sempre le stesse, dagli anni '50, se avessero avuto le capacità non politiche, ma umane per farlo. Perché quello che manca a queste persone, quello che ha spinto, in un accesso di comprensibile umana stizza la persona che ieri ho chiamato a definirle un verminaio, non è la capacità politica: è la qualità umana. Dio ci ha dato due orecchie ma soltanto una bocca perché ascoltiamo il doppio e parliamo la metà, pare abbia detto Epitteto. Ecco: loro dovrebbero intanto partire da lì, dalle fottute basi, dai manuali, non solo quelli di macro, ma anche e soprattutto quello di Epitteto, il primo manuale.
Capisco tutto.
Capisco la disperazione. Capisco la violenza che ci è stata fatta. Capisco l'apprensione per quello che ci attende, dopo che sono stati sdoganati comportamenti che esulano dal perimetro della Costituzione. Lo capisco e l'ho denunciato.
Ma non posso capire la perdita di lucidità, né il suo duale: la maniacale ricerca di un lucido luciferino disegno in vostro danno, quando questo disegno non c'è, non è consapevolmente assunto e vissuto, e non lo è perché per distruggervi non c'è bisogno di alcuna pianificazione: basta lasciarvi fare!
Da questa follia mi sono sempre guardato e da essa ho sempre purgato il mio blog, a costo di farmi dare del "divisivo" e del nemico del popolo perché non volevo unirmi a degli scappati di casa. Quali? Sempre gli stessi, se ci fate caso! Che chi si è svegliato con la punturina non lo capisca ci sta. Ma che non lo capiate voi, voi che avete visto le mirabilia degli scappati di casa nel prequel di quanto sta succedendo, ecco, questo sinceramente non posso perdonarvelo. Soprattutto, non posso perdonarlo a quelli fra voi che un minimo di cultura storica e politica dovrebbero averla.
Il mio motto resta: divisi si vince!
Finora ha funzionato, e motto che vince non si cambia. Fate quindi attenzione a quelli cui volete "unirvi". Qui vi è stato spiegato come funziona. Un lavoro simile non era mai stato fatto da nessun progetto di divulgazione. Se lo avete capito bene, se non lo avete capito amen. Le cose andranno come devono andare, cioè, come credo abbiate capito, come dico io (e non perché io abbia il potere di influenzarle da qualche oscura stanza dei bottoni, ma semplicemente perché anche se parlo molto, vi assicuro che prima ascolto il doppio)!
Ne parliamo dopo il 26, e intanto meditate: argomenti ne avete.