Ancora una volta mi rendo conto di avervi trascurato, ma vi sarete resi conto che gli impegni aumentano. Oggi ero in Senato a riordinare la scrivania, e così mi sono messo a disposizione per intervenire al Tg1. Poi, visto che il tempo era clemente, e che la settimana era stata piuttosto intensa, ne ho approfittato per fare due passi con la mia Uga, che viene volentieri in centro, come sapete.
Ne ho approfittato per spiegarle che la propaganda globalista:
(qui a Roma affidata da 480 anni ai soliti noti) per quanto accattivante possa essere, inevitabilmente falsa la prospettiva:
Capita che quando vai a controllare le cose (in questo caso, il tamburo della cupola) non le trovi dove ti aspetteresti di trovarle, e dove dovrebbero ragionevolmente essere, e questo per il solito motivo: l'austerità. In fondo, una cupola finta ho idea che costi meno di una cupola vera. E mi sovveniva non l'eterno (e le morte stagioni), ma un altro luogo dove avevo incontrato, senza minimamente aspettarmelo, l'autore di tanta propaganda: giù al Nord, a Mondovì, dove il suo estro barocco per la prima volta si era manifestato:
glorificando il Patrono delle Missioni, in un prequel dei più famosi sott'in su romani (anche qui, un tempio sovrapposto al tempio, e il cielo in una stanza...).
Si stupiranno i tanti sciocchi che "ora c'è la Cina!" nell'apprendere che Francesco Saverio in Cina ci era arrivato 468 anni fa, cioè 281 anni dopo un altro italiano che gli italiani, almeno quelli di una certa età, dovrebbero conoscere. C'era arrivato, Francesco Saverio, per morirci nello stesso anno in cui nasceva un suo confratello che i lettori di questo blog conoscono, Matteo Ricci, quello vero (di quello fasullo non mette conto parlarne), che in Cina sarebbe a sua volta arrivato trent'anni dopo...
Mi ricordo ancora, 3115 giorni fa, quell'incontro inatteso a Mondovì con Andrea Pozzo, che mia madre mi aveva presentato a Roma, proprio dove oggi io l'ho presentato a mia figlia.
Voi non mi conoscevate, a parte i pochi che avevano letto il mio articolo per il manifesto, un articolo che aveva avuto una risonanza minima, se comparata a quella poi raggiunta, ma che già mi inquietava, mentre nel silenzio dell'Accademia Montis Regalis mi preparavo su questo cembalo italiano che ricordo con simpatia:
alla Vittoria trionfante, nel salone di Palazzo Rosso, quello stesso che mi avrebbe visto 2937 giorni dopo impegnato in tutt'altra performance (ma di quel concerto mi ricordo soprattutto un pezzo tedesco). Ricordo come cercavo di venire incontro alle perplessità di Francis (un artista di incredibile spessore, che vi meritate di sentire in una registrazione professionale), spiegandogli le mie preoccupazioni sulla situazione in cui s'era messo il paese, e su quella in cui m'ero messo io.
Il dado era tratto, in qualche modo lo sapevo, lo sentivo, ma altro era rendersene pienamente conto...
Oggi, in tanto sfarzo, in tanta magnificenza, notavo per la prima volta l'Annunziata di Filippo della Valle,
un minore del XVIII secolo, per quanto, ai suoi tempi, Principe dell'Accademia di S. Luca. Educato da piccolo fiorentino a snobbare la magniloquenza del barocco romano, ne riscopro ora l'espressività, alla soglia della sessantina (sì, siamo ancora a 58, ma invecchiando il tempo accelera: non rimpiangete anche voi il tempo dilatato dell'infanzia? Ma è l'attesa a dilatare il tempo, e col crescere, diminuiscono le cose da aspettarsi, e diminuiscono le sorprese...).
Per strade popolate di personaggi noti:
mi accostavo agli augusti penetrali:
dove ci accoglieva l'altezzoso padrone di casa:
Fuori, sbiadita, persisteva la modernità:
La lasciavamo senza sforzo alle nostre spalle perdendoci negli infiniti dettagli della Creazione
e negli accordi del Veronese
Le pareti, le volte raccontavano storie: il giglio dei Farnese, la colomba dei Pamphilj
Dietro un angolo ci aspettava un vecchio amico, che uno studente di quelli di oggi chiamerebbe, probabilmente, Innocenzo "ics" (mentre a noi difficilmente verrebbe in mente di menzionare Malcolm decimo):
Un ultima lama di sole accendeva per noi la Galleria degli Specchi:
dove tutto era incanto: gli incastri del cotto nel pavimento:
come la gigantomachia sulla volta:
Anche qui, propaganda (ma quanto era bella, una volta, la propaganda!), perché, si sa, i Pamphilj discendevano, via Numa Pompilio, da Ercole, e quindi da Giove (niente meno), sicché erano tutti orgogliosi di mostrare un episodio della loro storia di famiglia (ricordate le diapositive delle vacanze?), in cui il loro capostipite era stato costretto a ricorrere al figlio di Alcmena per porre termine a un dibattito troppo acceso. Di questo resoconto incaricarono un altro minore del XVIII secolo (quanto sono immensi i minori nel nostro Paese...), che diligentemente riferì altri fatti salienti dell'exemplum virtutis: l'uccisione dell'idra:
la cattura del toro di Creta:
Tramandavo alla mia piccina queste storie così come erano state tramandate a me.
Ci perdevamo nelle sale laterali, squassati dalle tempeste del Cavalier Tempesta:
Proseguivo il mio intermittente corso di iconografia: "Chi è questo?" "..." "San Girolamo!" "Ma non c'è il leone!" "Eh, no: se guardi bene, il leone c'è!":
Annibale Carracci mi offriva l'occasione di ricordare alla mia non più bambina alcune elementari regole di prudente condotta:
(un richiamo alla virtù che mi rinviava ad altri, più cari ricordi, ma questo lo capirà una sola di voi).
Per una volta, dopo giorni convulsi (e prima di giorni ancora più convulsi, come diventa sempre più chiaro mentre vi scrivo), mi prendevo il tempo di perdermi negli infiniti dettagli che lo scrupolo dell'artista aveva consegnato alla posterità:
In una gerarchia ostentatamente rovesciata, il carro di Apollo, un mero pretesto: l'upupa, la ghiandaia, il rigogolo, la cinciallegra, la gazza, il martin pescatore, il cardellino, la civetta, veri protagonisti, ritratti con lo scrupolo del naturalista, e con la naturalezza del virtuoso (e la gru, e la cicogna...).
A noi, perennemente disciplinati dai mercati, tornava di conforto sapere che c'è chi i mercati li disciplinò, e regolarmente torna a disciplinarli (e mi sa tanto che ci risiamo):
Ovunque la qualità, quella che resiste al tempo, quella che si nutre di volontà espressiva e dell'umiltà vera, l'umiltà della tecnica. Donna Olimpia, severa, consegnata al marmo dall'Algardi, ci osservava passare:
lei, che con la sua capacità politica, e coi suoi quattrini, aveva fatto papa il cognato (il sullodato Innocenzo ics...). Quanto attuali sono certe storie, e quanto ci sarebbe da imparare...
Poi, dopo una breve rampa, alcuni vecchi amici che nemmeno ricordavo abitassero lì:
Con una parete così, mi dicevo, ci fai mezza Europa "virtuosa", in effetti. Ma perché non si riesce a convivere in pace? Perché tanta avidità? Perché? E la risposta era, appunto, davanti ai miei occhi...
La serenità di Tiziano:
e di fronte Caravaggio:
Dal Nord ci provenivano le memorie della piccola glaciazione:
e quelle di fatti "risalenti", come direbbero i giuristi:
...e naturalmente non ci può essere galleria senza un San Sebastiano: questo, di genere sereno. "La freccia sembra tatuata!" In effetti, è così. Sebastiano, spesso rappresentato insieme a Rocco, perché entrambi, in tempi diversi, sopravvissero: il primo alle frecce, il secondo all'epidemia. E così speriamo sia di noi...
Nella premura di perdere tempo, ci siamo anche attardati nella chiesa attigua:
Quante volte c'ero passato davanti, senza entrarci, e quante storie raccontano le sue pietre...
Ma ora tiriamo le fila del discorso.
Da domani, o più probabilmente da dopodomani, passare una giornata simile sarà precluso a molti cittadini del Paese. I motivi sono noti, e sono seri. Dobbiamo essere responsabili e disciplinati, per il bene nostro e dei nostri cari. Certo, sarebbero rassicuranti, in un momento in cui dobbiamo unirci contro un nemico invisibile, maggiore coinvolgimento e minore cacofonia. Sta anche a noi ottenerli, se non altro, con l'esempio. Quindi, io ora altro non dico, se non che, senza sapere se, quando, e in che condizioni potrò contribuire a convertirlo, ora mi studio l'AS 1746: questo è il testo, questo è il dossier, e questa la nota di lettura (a beneficio di quelli che ancora ragliassero di "scaldare le poltrone").
Non abbiamo bisogno di ripetere a noi stessi che queste misure sono largamente insufficienti: ormai è chiaro a tutti. Ma non saranno inutili, almeno a me. Studiandole, in silenzio, nella vostra invisibile compagnia, mi sentirò di appartenere alla maggioranza degli italiani: quelli che, comunque la pensino, e comunque la pensi chi li governa, fanno il loro dovere.
Così farete voi.
Good night, and good luck!




































