mercoledì 6 settembre 2017

Bagnai psicanalistaaaaaaa...

Skanda ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Gli ingegneri vanno convinti ("contronarrativa" di...": 

Ho la convinzione che il prof. Bagnai sia, a modo suo, oltre che un esperto economista, anche un arguto psicanalista: nel metodo, più che nei contenuti. E questo aiuta, forse, a capire meglio il suo schietto e ruvido realismo che mi intriga e conquista. 

Se bastassero i pittogrammi, le “infografiche”, insomma, le figurine, ma di quale accidenti di percorso e di trasformazione staremmo qui a parlare da anni? 

Di mestiere faccio, per l’appunto, lo psicanalista. E per crescere, io insieme ai miei pazienti, ci mettiamo anni, di duro lavoro: emotivo, cognitivo e in un contesto relazionale significativo (altro che “psicoterapie brevi” ma fatemi il piacere…). 

Ed è proprio questo approccio che mi ha agganciato, fin dal 2012, a questo blog che, da allora, seguo con costanza e qualche sporadico intervento. Un blog dove il padrone di casa investe nel duro lavoro diacronico, di costruzione di narrazioni condivise su tutti i suddetti piani (emotivo, cognitivo e relazionale), con la speranza che qui si costruisca veramente una comunità, senza dover correre dietro a chicchessia per convincerlo di non si sa bene cosa. 

Per chi non capisce, ha fretta e non sa aspettare, ci sono sempre le scorciatoie magiche, gli psicofarmaci o un corso di Anthony Robbins. 

Ad maiora
Skanda

Ps: per lo stile del mio commento avrei voluto imitare l’irraggiungibile Martinet con il suo minimalismo caustico che in due righe taglia come il laser… non ce l’ho fatta, ma mi rimane come obiettivo dei prossimi cinque anni.

Postato da Skanda in  Goofynomics alle 6 settembre 2017 17:10



(...l'impressione di essere circondato persone diversamente equilibrate l'avevo da un po', e non mi riferisco solo agli stalker e agli altri poverini visibilmente affetti da patologie: mi riferisco a te. Sì: proprio a te che stai leggendo. "Chi? Io!?" Eh già...)

L'economia è la continuazione della guerra con altri mezzi (articolati)

(...sto partendo per Halle, dove dovrò presentare la rete INFER a un seminario organizzato dall'IWH in collaborazione con INFER: potremmo chiamarlo "Alla ricerca dell'inflazione perduta". Non presento nulla, sono in visita pastorale, magari parlerò anche di a/simmetrie, dovevo fare una discussion, ma all'ultimo l'autore si è ritirato. Vado più che altro per conoscere Gregor von Schweinitz, coautore, insieme con un ex membro del direttivo di INFER, di questo articolo, che ho citato spesso, sperando che ai cretini del 30% venisse in mente di leggerlo. Ma son vane speranze. Comunque, la vittoria, come sapete, ha molti padri, e, come avrete intuito, noi siamo ovunque e loro lo intuiscono, anche se non tutti siamo usciti dal guscio. Oggi riesce dal guscio il nostro amico Marco Basilisco, che ha avuto molto da fare, per diversi motivi. Deve raccontarci un interessante aneddoto. Dato che io mi fido, ho fatto controllare il suo referto complottista da un'esperta del settore. Vedrete anche il commento dell'esperta. Io non commento perché sto preparando slide per Maratea. Voi fate quello che potete, ma sempre carini e coccolosi, mi raccomando...)




Caro Alberto,

è tanto che non scrivo qualcosa per Goofynomics e la rabbia è pari al senso di colpa.

Una piccola osservazione, vedi se serve.

Andando al lavoro ascoltavo Radio24 sul GRA e mi sono trovato ad ascoltare un’utilissima trasmissione dedicata all’autotrasporto. (Il candidato è fuori tema? Aspetta …)

Ho appreso le seguenti cose.

1) Gli autotrasportatori del Friuli Venezia-Giulia sono in ginocchio (fallimenti a catena, licenziamenti di massa, …) a causa di una sorta di dumping fatto dagli autotrasportatori dei paesi dell’Est che si chiama “cabotaggio” (arrivano vuoti e non potrebbero, se ho capito bene). La polizia stradale lavora ma non ha i mezzi per i controlli [nota per i volonterosi contributors: se ho googlato io la parola cabotaggio, potevate farlo anche voi che per definizione avete da fare meno di me, altrimenti sarei io a scrivere per il vostro blog].

2) Al Brennero i controlli austriaci si sono fatti asfissianti con rallentamenti che causano seri danni agli autotrasportatori italiani.

3) Last but not least: il 12 agosto a Rastatt nella Valle del Reno cedimento dei binari “a seguito di un incidente costruttivo”. Blocco per il trasporto merci dall’Italia. I tedeschi non sono sostanzialmente in grado di prevedere quando riprenderà il funzionamento. 

Mi hanno detto che certe espressioni come “Finirà male”, “Arriverà il fascismo”, “Siamo in guerra” non andrebbero usate. Sono un po’ logore e forse puzzano anche di hate speech.

Posso però confermare che è in atto un’aggressione continuativa e coordinata contro il nostro paese. Mi sento di dire che “la guerra economica è la continuazione della guerra con altri mezzi”. Forse più efficaci.

Io non lo so cosa arriverà. Però so che il botto si vedrà da Alpha Centauri.

Anche Popper si salvò in Nuova Zelanda. Non è che io sono meno vigliacco di lui, quindi prendi una doppia sulla nave.

Marco Basilisco

P.S. La nostra umana solidarietà agli ingegneri tedeschi che vivono tutta la vita inseguendo un ideale irraggiungibile.
(...due osservazioni: il botto si vedrà sì da Alpha Centauri, ma fra 4,36 anni. Nel frattempo io sarò andato non solo in Nuova Zelanda, ma anche da qualche altra parte, e comunque rigorosamente da solo. Fatte queste due osservazioni, passo a riferirvi il commento dell'esperta del settore, la mia badante - l'avrete vista ai goofy...)

Tutto vero ed anche peggio.

1 - il cabotaggio danneggia sopratutto i trasportatori italiani che effettuano trasporti nazionali. Molti trasportatori stranieri ne abusano, la polizia controlla, ma non arrivano e spesso con un accurato cambio di documenti di trasporto si può sfuggire.

2 - i controlli si sono intensificati sia in AT che in CH. In Francia con la legge Macron dal 1 luglio 2016 non si scherza (protezionismo a favore dei trasportatori francesi in patria). Gli austriaci anche hanno emesso una legge restituiva a favore dei loro trasportatori, ma dopo le proteste di inizio anno (se non ricordo male il periodo) hanno smesso di applicarla, ma esiste ancora. In pratica richiedevano a tutti i trasportatori non AT una tale burocrazia per ogni singolo trasporto che iniziasse o finisse in AT che di fatto solo i trasportatori AT potevano lavorare in territorio AT.

Questo costa tanto, perché ti esclude da una fetta di mercato dei carichi, se non carichi e stai fermo senza merce da trasportare un camion ti costa circa €300 al gg, quando li recuperi?

Con più controlli aumenta il transit time dei viaggi. Esempio: se un camion mi fa 10 viaggi al mese, con più controlli ne faccio 5 ed i costi fissi (vedi sopra) come li ammortizzo?

Mettici pure che tutte le aziende ormai lavorano senza magazzino. Te la faccio breve: io ho clienti che per 5 MINUTI di ritardo in un viaggio da IT  per UK (2200 km) mi fanno € 500 di penale, ed io trasportatore la posso girare alla polizia austriaca? Nein.

Anche noi, per sopravvivere, i camion li abbiamo in [paese del gruppo di Visegrad]. Ci costano tra uffici, dipendenti, autisti, leasing e service, ma in Italia sarebbe impossibile. Avremmo già chiuso. 

I colossi Europe Fercam, LKW Walter, se non sbaglio loro si appoggiano molto in Bulgaria, ma dovrei verificare.

3 - non facciamo intermodale, ma non mi stupirei.

Spero di esserti stata utile.
Ecco: questi i fatti.
Con lo zelo del neofita l'amico Basilisco li condisce con un minimo di complottismo: tre coincidenze fanno un indizio, ça va sans dire, ma non una prova. In altre parole: che i paesi core facciano dumping, mentre si proteggono in ogni modo possibile, non dovete insegnarlo a me, perché sono io che l'ho insegnato a voi (seconda legge della termodidattica: non è buon maestro chi non è superato dall'allievo). Che ci sia un disegno organico e coordinato mi sembra un po' improbabile, ma non cambia di molto la sostanza. Un unico dato è oggettivo: per il punto [2] gli autotrasportatori devono ringraziare il governo italiano, che lasciando decidere alle ONG la propria politica di accoglienza, ha dato ai paesi confinanti un ottimo pretesto per rendere economicamente insostenibile l'operatività dei vettori italiani caricandoli di giustificabilissimi controlli. Le ONG i costi di questi controlli non li pagano: li paga il consumatore, "sovrano" del mercato no border di cui loro sono il poliziotto buono. Non capisco perché dobbiamo prendere i nostri fratelli europei a modello in tutto, tranne che nel loro legittimo desiderio di controllare le frontiere (desiderio che per una serie di accidenti storici, per pura fatalità, interviene quando l'Italia, nei modi che sapete, si trova in surplus di bilancia dei pagamenti). Vorrei farvi riflettere che abbandonare tutto ciò che è rete (dalle telecomunicazioni alla logistica) in mano straniera, o far comunque infiltrare, o mettere comunque questi settori in condizioni di dipendenza da aziende straniere, significa creare un enorme vulnus all'autonomia del paese. Ma nel delirio irenico dei nostri padri della patria questo, evidentemente, è destinato a restare un trascurabile dettaglio.
Il risveglio sarà duro.

martedì 5 settembre 2017

Le ronde di giorno

(...il prossimo post sarà di economia, giuro! Devo rispondere a Michele... che si è palesato. Devo dire che a quanto sembra non ci fa: c'è. Questo renderà le cose più semplici e per noi non meno istruttive. Intanto, uno de passaggio - uno dei tanti che conosco - mi manda questo sintetico guest post che vi giro as is per vostra edificazione, con adeguato corredo iconografico...)


(source: https://it.wikipedia.org/wiki/File:The_Nightwatch_by_Rembrandt.jpg)

Alberto,

Questa estate nell'alto viterbese ho notato un fenomeno molto interessante: le ronde. 
 
In molti paesini della zona ci sono una o più squadre di giovani ragazzi di provenienza nord e centroafricana che girano tutto il giorno per i paesini guardandosi intorno. Incuriosito sia dal fenomeno che dalle discussioni dal fornaio ho trovato che sono le ricollocazioni coatte che ogni sindaco è caldamente incentivato ad accettare con il parametro 2.5 per mille abitanti. 

Devo dire che il governo non poteva trovare metodo migliore per perdere voti: se mandi delle ronde di migranti a ronzare intorno alle case di vecchi e famiglie per tutto il giorno, pagati per non fare nulla, ti ritrovi la popolazione dal fornaio e in farmacia a discutere dei famosi 1050 euro al mese di costo della ronda e dei risultati riminesi che dette ronde potrebbero portare. 

Con affetto

Unodepassaggio



(...e la morale della favola è che, signora mia, non ci sono più le ronde di una volta...

Chiarisco: penso che nella maggior parte dei casi i "rondisti" siano persone innocue e spaesate, deportate dove certamente non volevano né si aspettavano di capitare. Ovviamente basta una minoranza di scalmanati a fare disastri riminesi, ma il punto secondo me - e secondo uno de passaggio - non è questo. Siamo alla solita storia delle soglie e dei parametri, dei numeri cabalistici buttati lì senza nessuna base scientifica e senza nessuna analisi delle conseguenze. In un piccolo comune della Tuscia il 2,5 per mille rischia di provocare nei cittadini - che ogni tanto sono anche elettori - quelle reazioni "xenofobe" (che non significa razziste) che il provvedimento mirava a scongiurare. I numeri contano, ma non sono tutto: poi bisogna anche capire qual è la sociologia e l'economia del territorio al quale vengono imposti. In effetti, non si capisce cosa sia preso al PD. Sembra animato da un'ansia di suicidarsi pari a quella dimostrata dalla Le Pen nel secondo dibattito televisivo. Non sarà che gli hanno chiesto di farsi da parte? In questo caso ci avrei preso alla grande. Ma non sono così presuntuoso! Il problema è un altro, ed è che loro sono presuntuosi: presumono di avere ancora il 40%, o almeno il 30%. Presuntuosi come il loro idolo, i tedeschi (durante la seconda guerra mondiale). Vi avevo copertamente suggerito di vendere dollari: ora vi dico apertamente di comprare popcorn.

E stavolta facciamo i soldi veri...)

lunedì 4 settembre 2017

Gli ingegneri vanno convinti ("contronarrativa" di Charlie Brown)



(...da Charlie Brown, che non sono io, ma è lui, e infatti anche lui dice di non essere me, quindi siamo entrambi d'accordo, ricevo questo post, che quindi è un guest post, e lo sottopongo alla vostra riverita attenzione. C'è un po' da lavorarci, e magari a qualcuno la cosa interessa...)


Ho letto con un certo sconforto i due post di Alberto sull'amico Michele, quello della moneta che si espande nel mondo e della grande azienda in crisi che abbisogna di "fatti, e non pugnette". 

Permettetemi di spezzare una lancia a favore di Michele. Sarà un troll, ma io vedo nelle sue parole un distillato del comune sentire del ceto medio-borghese professionale che ancora non ha scoperto le bugie dell'euro.

La più grande di quelle bugie è che se sei debole una moneta forte ti rende forte. O meglio, che appendendo il cappello monetario in casa del concorrente forte anche noi saremmo diventati forti. Prodi lo disse: gli italiani gli credettero.

A mio modesto parere (ma forse sbaglio) persone come Michele vivono sulla propria pelle e con rabbia il percepito "tradimento" della classe politica Italiana. Una classe che, a quanto pare, per decenni non ha saputo né tanto meno voluto usare i "pesi" marchiati euro per rafforzare i muscoli della nazione, rendendola adatta a gareggiare e vincere nell'arena competitiva europea.

I Michele spesso non hanno le elementari nozioni di contabilità nazionale e di macroeconomia che hanno permesso ad uno come me, figlio dell'Alma Meretrix Bocconi, di darsi una convincente spiegazione logica del disastro euro leggendo i post ed i libri di Alberto. Faccio una confessione personale. Io ho da sempre detestato l'euro per motivi politici vedendolo come arma usata dalla diarchia franco-tedesca per sopraffare noi e gli altri stati europei. Tuttavia, sempre io - da liberale preso in giro dai liberisti della Milano da bere ben prima del mio incontro con Alberto sulla via di Damasco - ero convinto che "in Europa" si dovesse andare come ad un match di rugby: forti, massicci, veloci, picchiando duro, nel rigoroso rispetto delle "regole" e tutelati di arbitri tanto equi quanto inflessibili. Quindi umanamente comprendo le convinzioni (oggettivamente sbagliate) di Michele. E penso di comprendere altresì che quelle convinzioni - così diffuse e radicate nel medio ceto direttivo - sono un potente ingrediente del "calcestruzzo" che tiene incastrato il nostro Paese a questo demenziale accordo monetario.

Il mio punto è semplice: persone come Michele devono diventare i nostri alleati. Anzi, devono unirsi a noi, convinti ed arrabbiati come noi e più di noi. Perciò - date le limitate risorse teoriche a loro disposizione, e data la manipolazione ultraventennale ad opera dei liberisti bancarottieri e dei loro media- occorre che il nostro contro-messaggio ai Michele d'Italia sia il più semplice possibile e sia basato su cose immediatamente comprensibili. Su fatti, ma su fatti che sono "fatti" da loro e non da noi.

Attingendo al vastissimo insegnamento di Alberto, propongo quindi alcuni selezionati "paradossi" da portare all'attenzione del Michele e della Michela della porta accanto onde metterli nella condizione di "fattualizzare" quei paradossi e - con i tempi necessari che però stringono - scoprire autonomamente l'inganno dell'euro.

Propongo di usare anche un po’ di inglesorum: non guasta ed acchiappa. E propongo di parlare di Germagna, ossia della la squadra di rugby che si trova nel nostro girone, producendo in gran parte gli stessi nostri prodotti.

1) L'idea europea di fondo - alla quale i governanti italiani e tedeschi insieme hanno aderito - non era quella di un match di rugby, ma quella di una collaborazione ed equilibrio tra stati "fratelli d'Europa". I più forti dovevano aiutare i più deboli "tirandoli" con politiche espansive mentre i più deboli si sarebbero sforzati di adottare le best practice di governance e di organizzazione onde tendere verso i più forti, eliminando progressivamente le inefficienze ed inefficacie interne. Ci si doveva incontrare a metà. Se ciò non è avvenuto è perché sia i politici del nord Europa che quelli del sud Europa – d'accordo con i loro grandi imprenditori e banchieri di riferimento - non hanno rispettato quella regola di fondo. Ognuno, a cominciare della Germania, ha solo tirato acqua al suo mulino. L'euro è un ponte costruito dolosamente sulla base di un progetto forse "giusto" ma con cemento di bassa qualità. Per questo sta cadendo a pezzi. Furono raccontate ai popoli balle speculari: agli italiani che l'euro li avrebbe resi tedeschi (con ponti di prima qualità) ed ai tedeschi che dovevano investire (sotto forma di sacrifici salariali) in un euro che avrebbe garantito lucrosi e sicuri sbocchi commerciali alle loro aziende (produttrici di ponti).

Paradosso liberale per Michele: Il match di rugby europeo che stiamo perdendo e che sempre perderemo con l'euro è illegale secondo le stesse norme europee.

2) Ambedue le parti, nord e sud, hanno lucrato su quelle forniture di cemento truffaldine.  Quelli del nord prestavano la loro abbondante liquidità (che rendeva poco) ad un sud che male utilizzava la stessa per spese ed investimenti a bassa redditività reale ma ad alta redditività nominale. Si chiama mal-investimento e lo studiavano i tedeschi (austriaci) un secolo fa. Lo "spread" tra quelle due redditività era largamente apparente, ma veniva monetizzato ed intascato dai potenti del nord e del sud che tanto amano il "progetto europeo". Certo che politici del sud erano lassisti! ma lo erano anche poiché alle banche ed alle grandi imprese- del nord come del sud: spesso il ponte era in parte o in toto costruito da aziende del nord - faceva molto comodo lucrare sulla differenza tra il prezzo del cemento tarocco (comprato à bon marché al nord) ed il prezzo artificialmente alto del ponte costruito e venduto al sud. Le frodi economiche di questo tipo si fanno in due.

Paradosso liberale per Michele: non era la moneta italiana a portare la forza italiana all'estero, ma era invece era la moneta estera (l'euro) ad infettare l'Italia di inefficienza.

3) L'assenza di una oscillazione tra diverse monete ha eliminato l'unico vero "Di Pietro" che poteva scovare la truffa: il mercato valutario. Si costruivano tanti ma tanti ponti tarocchi al sud: chiediamo a Michele la prossima volta che vola a Francoforte di gettare un occhio dal finestrino dell'aero al nostro paesaggio irrimediabilmente devastato e di confrontarlo con quello dei paesi forti confinati. Ergo, se non ci fosse stato l'euro, il cemento sarebbe diventato tanto caro da permettere ai fornitori seri di cemento italiani di far valere la loro qualità (facendo gli industriali della qualità anziché solo gli "artigiani della qualità"). I mercati avrebbero prezzato il malinvestimento al sud, rendendolo sconveniente.

Paradosso liberale per Michele: chi crede nei mercati non crede nell'euro perché l'euro falsa la vera concorrenza nascondendo le vere redditività ed i veri costi. 

4) L'euro non ha risolto l'inflazione degli anni 70-80 per il semplice motivo che quella inflazione non nasceva dalla scarsa concorrenzialità e dal lassismo dell'Italia, ma da shock globali nati in medio oriente e propagati nel globo dall' America. Era per noi inflazione importata. Essa si rifletteva in quei tanto deprecati tassi di interesse nominali i quali però in termini reali erano spesso negativi, quindi vantaggiosi per le aziende (nonostante ai dipendenti venisse detto l'opposto). Strano: il credito a tassi alti era abbondante mentre di credito ai tassi bassi dell'euro da oggi non ve n'è per chi lo chiede e non viene chiesto a coloro cui lo si offre. Quanto ai salari causa dell'inflazione pre-euro: con quella inflazione importata, se in Italia non vi fosse stata la tanto odiata "scala mobile" , i salari sarebbero stati distrutti e noi tutti saremmo andati a gambe all'aria.

Paradosso per Michele: l'euro non ha risolto i problemi finanziari dell'Italia. Ne ha creati di nuovi ed irrisolvibili.

5) Oggi anche volendo non c'è modo per l'Italia di recuperare il gap con la Germania riducendo spese e comprimendo i salari. Il fatto che il rapporto italiano debito/Pil aumenti e che i capitali continuino comunque a defluire dall'Italia via Target 2 ne sono sintomi ed indirette prove. Dal canto suo Germania continua la sua politica di deflazione salariale non solo perché è una aggressiva potenza già due volte perdente, ma perché ormai è obbligata a farlo. Se (anzi: quando) la Germania perdesse in una notte il vantaggio competitivo costruito in vent'anni di euro andrebbe immediatamente in shock da sovrapproduzione con conseguenze politiche e sociali catastrofiche.

Paradosso liberale per Michele: l'euro rende oggettivamente impossibile una rinascita italiana e mette a serio rischio la democrazia in Germania (e quindi in Europa). Prima lo si elimina minore sarà l'inevitabile danno.

6) Solo se in Italia verrà ricreato un mercato interno ad opera dello Stato le aziende come quella di Michele possono sperare sopravvivere. Questo è il fatto. L'euro è la pugnetta. L'Italia non è un paese che si regge sull'export ma un paese che si regge prevalentemente sulla domanda interna. E comunque per i motivi sopra esposti, senza l'effetto riequilibratore di un cambio flessibile, non potrà mai sviluppare il proprio mercato interno (per il vincolo della bilancia dei pagamenti) né potrà sviluppare il proprio export in modo di pareggiare almeno in parte i conti con il concorrente diretto Germania.

Paradosso liberale per Michele: più euro e meno Stato uguale più fallimenti e licenziamenti, a prescindere da quanto di abbassino salari e ore di lavoro e da quanto si automatizzi.

Mi rendo conto di aver mal scimmiottato cose dette e ridette da Alberto. Non era il mio scopo. Il mio scopo era invece di proporre una selezione di argomenti , da semplificare e rendere più dialetticamente convincenti. Insomma, di proporre una possibile bozza di contro-narrativa.

Per il bene di Michele e di tutti noi.




(...parto dalla fine: io sono molto meno fiducioso di Charlie Brown: (i) nella possibilità di una risoluzione "politica" e in particolare "democratica" del problema; e (ii) nell'utilità di rendere persone come Michele nostri alleati. Parto ancora una volta dalla fine: Michele è troppo giovane, quindi troppo sicuro delle due nozioncine stereotipate che ha appreso a margine del suo corso di studi, e troppo incapace di provare un minimo di empatia e di solidarietà umana. Lui si sente un "giusto". Capirà qualcosa solo dopo che la vita lo avrà sbriciolato, cosa che non mancherà di fare - e lo troveremo qui - o nella mia casella email, come tanto altri, a leccarsi le ferite. Il mondo, naturalmente, non è fatto solo di Micheli. Questo nessuno lo contesta. I Micheli sono utili perché ci fanno capire in che modo la propaganda ha infettato tante giovani e non giovani menti: sono però rappresentativi solo in questo specifico significato. D'altra parte, considerate che è assolutamente utopistico pensare di poter contrastare in tempi rapidi decenni di propaganda di un sistema che si affretta a toglierci voce - e ce lo dice esplicitamente! Sinceramente, di molti dei "paradossi" esposti da Charlie Brown non riesco a capire né perché siano paradossi - non vedo bene la tesi che sarebbe intrinsecamente contraddetta da se stessa - né il legame con la spiegazione che li precede. Qui, però, forse potete aiutarmi voi: non è detto che io sia il miglior giudice dell'efficacia dei miei argomenti! La metafora del cemento mi sembra poco calzante: non tutti gli ingegneri sanno cosa sia, e soprattutto non lo sa Michele! La metafora migliore resta quella del nemico: la droga. Il credito privato (non la svalutazione) è stato una droga (il pusher le banche del Nord, ecc.). Quanto ai paradossi, io ci ho scritto un paper. Che la dimensione dialettica dell'eurista sia l'autogol qui lo abbiamo messo in luce miliardi di volte, e ci abbiamo fatto un'intera serie di post, quella sulla logica eurista. Probabilmente quei post, e questo elenco di argomenti fatto da Charlie Brown, possono essere una buona palestra per aiutarci nella nostra dialettica quotidiana. Tuttavia, gli uni e l'altro non tengono conto dell'elemento che si sta dimostrando veramente dirompente: non la mobilità del capitale, ma quella del lavoro. Ne parliamo dopo. Io continuo a pensare che la cosa migliore da fare ora sia stare calmi, e magari anche fermi. So che suona cinico, so che dispiace, ma non sono io ad avervi scelto come esercito: siete voi ad avermi scelto come generale! Potete tranquillamente disobbedirmi, tanto per lo più non saprei dove andare a cercarvi per comminarvi la meritata sanzione. Ve la comminerete da soli, riconoscendo- come al solito troppo tardi - che in fondo avevo ragione io, fra l'altro anche nel sottolinearvi come chi non ha certi requisiti minimi di umanità sia assolutamente inutile ai nostri fini, e come sia quindi tempo sprecato lambiccarsi il cervello per convincere chi dimostra di non averne molto, sia per l'aggressività con la quale si pone, sia per la remissività con la quale ha ceduto alla propaganda...)

sabato 2 settembre 2017

QED 83: ingengngnieria portami via!

Preso dall'organizzazione di un seminario, mi ero perso un messaggio rivelatore da parte di un nostro nuovo amico:

Michele Corvo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "U6: i dati": 

Dal mio punto di vista, sono un ingegnere e quindi ragiono sui numeri e non sulle impressioni, l'articolo non ha sufficienti basi scientifiche, perchè fa riferimento a "scoraggiati" per una percentuale del 12-13%,i sottoccupati (gente scontenta che vorrebbe lavorare a tempo pieno?, mah) all'8% e i disoccupati classici (chiamiamoli da oggi in poi ottimisti sul futuro) al 10% o meno. Intanto sulla base di cosa e di quale analisi sono calcolati gli appartenenti alle prime due fasce? Su base statistica, di un questionario, o cos'altro? Tale indagine è stata condotta in modo corretto e omogeneo in tutta Europa? Le domande di tipo personale hanno una vera validità scientifica? Ad esempio chiedere ad un milanese se i servizi vanno bene, sapendo che sono tra i migliori d'Italia, produrrà una risposta al massimo sufficiente, chiedere lo stesso ad abitanti di una città del sud rischia di avere una risposta più alta in termini di voti di valutazione, per l'approccio stesso diverso nelle diverse aree. Quindi una tabella per me non dice nulla se non vedo l'algoritmo che ha prodotto i grafici. La situazione in Italia è molto variegata, ma occorre smetterla di lamentarsi sempre, anche se molti ne hanno diritto, e contribuire a migliorare la situazione. Come al solito tutti evidenziano i problemi, ma quando poi si tratta di mettere in pratica strategie per migliorare la situazione tutti scompaiono. Una sfida a chi ha scritto l'articolo: si proponga come amministratore di un'azienda in crisi, a rischio di chiusura e con un grande debito verso le banche, i fornitori e lo stato, e vediamo cosa adotta per salvarla ed aumentare in 2-3 anni del 30% gli impiegati, e del 50% il loro stipendio. Michele 

Postato da Michele Corvo in Goofynomics alle 31 agosto 2017 22:15


(emphasis added)

Cari amici ingengngnieri: #statece.

Detto questo, non sono ancora del tutto convinto che questo sia il QED antropologico del quale personalmente non andavo in cerca (non avendone bisogno). Forse è semplicemente una definizione di ingegneria: una scienza (o forse solo una tecnica) che non si basa sulle impressioni, ma sui "punti di vista"!

Quello del nostro nuovo amico doveva essere particolarmente sfavorevole, o dal punto di vista ottico, o da quello intellettuale. Non ha visto, infatti, che nel post in calce al quale ci ha elargito cotanta peeerla c'erano dei link che rinviavano a tutte le fonti originali dei dati, oppure ha seguito i link e non ci ha capito nulla (il che è scusabile, ma allora, invece di fare queste sparate sbruffone e inconcludenti bisogna chiedere: io cosa c'è da fare, peraltro, l'ho detto in lungo e in largo, per cui chi viene qui a negare apoditticamente che io lo abbia fatto è ovviamente un troll - e questa mi sembra la spiegazione più probabile [nel qual caso l'ingengngnieria, che pure è una categoria dello spirito di patate, c'entrebbe poco]! Difficile esporsi così al ridicolo senza avere incentivi per farlo, ma voi dovete vedere il lato positivo: siete una comunità inclusiva, come questa. Approfittatene per ripassare col nostro nuovo amico le definizioni scientifiche che vi ho fornito e che le fonti che io riporto - lui no - sistematicamente richiamano!).

venerdì 1 settembre 2017

Archeologia intellettuale (Etarcos alla riscossa)...

Al risveglio, nella coda dei commenti, trovo questo:

Michele Corvo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L'uscita dell'euro redux: la Realpolitik colpisce ...": 

Mi è stato consigliato di recente (agosto 2017)questo sito, come un luogo dove vengono espresse liberamente idee valide nel campo economico, mi sono collegato ed ho letto questo articolo sull'Euro. Chi lo ha scritto non capisce nulla, a mio parere, di economia reale, non sa cosa voglia dire avere una moneta che vada al di là dell'Italia, perché non ha mai lavorato con l'estero, forse ha cambiato le lire per qualche viaggio di piacere. Non sa cosa voglia dire interessi al 2%, perché non ha mai avuto un'azienda, a cui erano applicati interessi del 15-20%, fino al 30% annui, non sa cosa voglia dire avere una stabilità dei prezzi, perché il suo stipendio era legato all'inflazione, non sa cosa ha significato per l'Italia ricorrere continuamente alla svalutazione per sostenere un'economia non competitiva, etc.. Il fatto che l'Euro imponga una forte competizione con paesi all'interno dell'area più forti di noi, è un dato di fatto e doveva essere una sfida da accettare a viso aperto, ma l'Italia, come al solito, quando c'è da andare in guerra pensa che tutto sia uno scherzo e che gli altri ci aiutino perché siamo simpatici e da noi si mangia bene. Michele 


Postato da Michele Corvo in Goofynomics alle 31 agosto 2017 21:58
 


...e il pensiero vola qui!

Caro Michele, tu sei molto, ma molto fuori strada. La supponenza con la quale ti presenti, dall'alto del tuo sapere di sapere, per presentarci degli argomenti vetusti, archeologici, che potevano essere scusati sei anni fa, certo non oggi, fa molto ingengngniere. Sì, una di quelle personcine che, per il fatto di aver studiato cose che la loro mamma o la loro fidanzata trovavano difficili, si reputano in grado di esprimere la propria disinformata opinione in campi dei quali una certa ristrettezza di orizzonti culturali impedisce loro di scorgere le difficoltà. Te lo dico a viso aperto, con molta franchezza: tu vieni qui a dire a un economista che non capisce niente, e io ti dico che non capisci niente tu, con la differenza che io, oltre a tutte le cose che tu credi di capire (esperienza lavorativa all'estero, conoscenza profonda della storia economica di questo paese - non della caricatura propagandistica che ne fai tu, coraggio...), per avvalorare la mia tesi ho anche qualche cosa che tu certamente non capisci: pubblicazioni scientifiche in ambito economico.

Ora, non ci sarebbe nulla di male in questa tua limitata capacità di comprensione, come ritengo non ce ne sia nella mia limitatissima capacità di comprensione di questo articolo (per fare un esempio: peraltro, credo che anche tu non lo capisca molto, ma se mi sbagliassi e tu volessi spiegarcelo te ne saremmo tutti grati...).

Non ci sarebbe, lo avrai notato, è un condizionale.

In realtà qualcosa di male c'è. Intanto, a differenza di te, io non pretendo di esprimermi in campi di cui non so niente, e questa mia scelta, anche se non te ne rendi conto, e indipendentemente dalla mia volontà, mette in risalto la tua scelta uguale e contraria, e ti costringe a schierarti risolutamente dalla parte del ridicolo. Poi, mentre in ingengngnieria un errore può costare la vita ad alcune centinaia di persone (se va proprio male), le idee economiche delle quali sei impastato hanno già fatto parecchie migliaia di vittime e ben più ne faranno in futuro, se non si corre ai ripari.

Comunque, io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno. I tuoi argomenti sono ridicoli, anche perché, per quanto tu non te ne renda conto, non sono tuoi, ma della propaganda dalla quale non hai sufficiente spirito critico per distanziarti. Ma va bene così! Non sei certo il solo, non sei certo l'unico.

Ora noi, che siamo una comunità aperta e inclusiva, con grande serenità ti dimostreremo che hai detto una sequela di lievi imprecisioni. Lo faremo con garbo, con pazienza, con carineria, con coccolosità, e con intelligenza. Tutte cose delle quali tu non hai dato prova, insieme a molte altre.

Bene: chi vuole cominciare? Io devo fare slides per Maratea, e poi ho un nuovo amico di NYU a cena. Mi raccomando: il nostro amico non sta molto bene, a economia, ha bisogno di aiuto. Siate buoni Samaritani... anche se forse questa metafora, negli ultimi giorni, si è un po' usurata!

Ars longa, vita brevis

Oggi ho imparato come si dice tarassaco in inglese: dandelion. Insomma, la pissenlit, negli USA, è un Löwenzahn. Me l'ha detto un tedesco che insegna a New York. Ho imparato anche qualcosa sui dialetti tedeschi, e su quelli francesi, soprattutto sulla frontiera linguistica, ma non voglio annoiarvi. Qualcosa sapevo anch'io. Per esempio, a Fribourg non si dice "je t'attends", ma "j'attends sur toi". Chi non sa perché... è un europeista! Poi mi hanno chiesto di parlare dell'euro... e ho risposto: "Ma vi rendete conto? Con così tante lingue, una sola moneta! Come può funzionare?"

E abbiamo ricominciato a parlare di nomi: un red mullet è un rouget barbet (Mullus barbatus), e una Squilla mantis? Bè, quella non sapevano come si chiamasse a casa loro, perché a casa loro... non c'è!

Non è bello poter viaggiare per il mondo, e trovare cose delle quali ignori il nome?

E poi si muore.

Io, per stasera, mi accontento di dormire...



(...er Palla ha passato l'esame di matematica. La sua linea politica era: "Ma che me ne frega di stare attento in classe! Tanto poi vado da babbo che mi spiega le cose in un modo che si capisce!" In effetti, ho il vantaggio di non essere un matematico. Così, l'hanno stangato - per come se ne batteva la ciolla - e agosto è passato derivando. Dopo l'esame, a base di x/(x^2-16) e minchiatine similari, gli faccio: "Allora vedi che studiare serve?" E lui: "Sì". E Uga: "Strano...". E io: "Come!?" E lei: "Strano che l'abbia detto. Comunque, sono contenta che la pensi così...". E pure io. L'esperienza è la madre di ogni scienza...)